(...qualche giorno fa il duro mestiere di ecclesiarca mi ha condotto in un paese dell'entroterra, dove ho reso l'ultimo saluto al padre ultracentenario di una di voi. Qui abbiamo sempre condiviso tutto, anche i momenti più dolorosi. Il fatto di non esistere conferisce a questo blog una riservatezza che oblitera in radice qualsiasi sospetto di sconveniente ostentazione - quella tipica dei "coccodrilli" giornalistici che tanto infastidiscono il nostro Daniele! Quando a spegnersi è una vita così lunga, da un lato ci si consola pensando che, in fondo, quella che termina è stata una vita pienamente vissuta, ma dall'altro ci si sbigottisce pensando che, per lo stesso motivo, la memoria che si disperde è tanto più profonda e preziosa. Comunque, fedeli al manifesto della Goofynomics, vediamo il bicchiere mezzo pieno: l'Abruzzo è discretamente pieno di centenari, anche se non ha il primato dell'incidenza sul totale della popolazione:
e questo, quando hai 63 anni, ti dà una netta indicazione. Sono rimasto sorpreso, peraltro, di vedere al quinto posto la Toscana - anche se la mia bisnonna morì a 99 anni. Forse trapiantando l'erba cattiva della Toscana in una terreno buono come quello dell'Abruzzo si può pensare di battere il primato del Molise, perché io come andrà a finire questa storia voglio vederlo... ed era proprio di questo che desideravo parlarvi!...)
A Roccaraso ho esposto i dati che qui conoscete da tempo, quelli che al #goofy12 avevano impressionato alcuni manager, motivandomi a scrivere questo post. Come vi ho detto nel post precedente, non solo voi, non solo i manager pubblici, ma anche qualche amministratore della Lega ha capito la gravità della situazione. Perché il fatto è che quando diciamo che "nel 2023 il Pil italiano è tornato ai livelli del 2007" non stiamo dicendo che siamo usciti dalla depressione! Stiamo dicendo che abbiamo perso sedici anni di crescita, e quindi che saremo usciti dalla depressione quando avremo recuperato la posizione che avremmo avuto se non avessimo perso sedici anni di crescita!
Certo, quale sia questa posizione nessuno lo sa con esattezza: si tratta per definizione di un controfattuale che può essere stimato in vari modi, ed è soggetto a incertezza. A mero titolo di divertissement possiamo usare come modello per la stima di questo controfattuale la tendenza deterministica, cioè, per capirci, la linea retta che meglio approssima i dati nel periodo antecedente alla crisi (cioè nel periodo 1950-2007), e poi estenderla nel futuro relativo (dal 2007 in poi), come vi ho fatto vedere plurime volte:
Faccio qui due o tre rapide considerazioni (su cui lavorerò con calma, e che potete naturalmente saltare).
Primo, so bene che la tendenza deterministica, per quanto interpoli bene i dati, in linea di principio non è il modello di serie storica più appropriato per rappresentare il Pil reale. Lo sappiamo almeno dal 1982, cioè dal two Charlies paper (9049 citazioni su Scholar, a mia scienza il paper di economia più citato del dopoguerra). Quale fosse il modello più appropriato ho cominciato a spiegarvelo qui, ma non è questo il momento di riaddentrarci in quei dettagli.
Secondo, anche se la tendenza deterministica non è un modello adeguato, sarebbe comunque buona norma nell'estrapolarla calcolarne la variabilità statistica. Potremmo scoprire, magari, che la forchetta di possibili valori del Pil previsti per il 2026 con le informazioni disponibili fino al 2007 è così ampia da contenere anche il valore cui siamo effettivamente giunti.
Prometto che mi riapproprierò della mia licenza EViews per farvi vedere anche qualche stima fatta col modello giusto, e in ogni caso con gli appropriati indicatori di dispersione (intervalli di confidenza della proiezione), ma per ora tralascerei queste (opportune) raffinatezze, limitandomi a osservare che fino a qui quello che sappiamo è che con 603 miliardi potremmo riagganciarci al treno della crescita da cui ci siamo sganciati con lo shock del 2008. Va da sé che questa è un'ipotesi impossibile (soprattutto con un ministro austeritario come Giorgiettiiiihh!11!1!), quindi possiamo mettere la cosa in un altro modo: quale dovrebbe essere il tasso di crescita dell'economia da qui in avanti perché io possa festeggiare (a Pizzoferrato) il giorno del mio centesimo compleanno, nel vicino 2062, vedendo il Pil riagganciare il treno della sua crescita tendenziale storica?
La risposta è in questo grafico:
ed è...(...al primo che indovina facciamo uno sconto del 50% al prossimo #goofy, dove sarà presente uno che se ne intende...)
Ad un certo punto mi sono spaventato ( ho controllato , è da mesi che non commento 😅)
RispondiEliminaFino a qui tutto bene!
Elimina😅
EliminaIl tasso di crescita dovrebbe essere 1,8% annuo per 36 anni consecutivi (ammesso e non concesso che i miei calcoli siano corretti!)
EliminaPer curiosità mia , se é possibile , si potrebbe realizzare un grafico anche per la Germania? Giusto per sapere come la sua crescita é cambiata dopo l'introduzione del cambio fisso.
EliminaCirca 1,6-1,7% annuo
RispondiEliminacirca l'1,7% annuo(?) considerando il regime di interesse composto, capitale di 2000 miliardi e montante approssimato a 3700 miliardi.
RispondiElimina1,82% annuo...circa
RispondiEliminaDetto che sono ingegnegnere, a me viene un tasso di 1,8% circa , che trattandosi di una crescita reale sarebbe piuttosto alto.
RispondiEliminaPer noi ora sì, andrebbe naturalmente valutato con confronti internazionali e intertemporali.
EliminaCrescita reale dell'1.8% per 36 anni? Fuori da queste regole, e se si tornasse a un tasso di fecondità decente (grosso se!) non sembrerebbe neanche così irrealistica, o sbaglio?
RispondiEliminaNon sapevo di vivere nella regione con più centenari, credevo fosse la mitologica Sardegna.
Magari valutiamo con calma, comunque noi abbiamo avuto decenni a crescita media non molto distante (negli anni '90) o superiore, e al giorno d'oggi tassi di crescita simili si sono avuti ad esempio in Francia. Ma ci torniamo con più dettaglio, perché quello della plausibilità di un simile tasso di crescita ovviamente è un punto centrale (al di là delle valutazioni che possiamo fare sul metodo molto rozzo e descrittivo utilizzato per stimarlo).
EliminaNon so bene come regolarmi... Nei miei calcoli è 1,765%, quindi se arrotondiamo è 1.8% e avrebbe vinto Paolo Brunelli, solo che anche 1,82% se arrotondiamo è 1.8%, quindi forse ha vinto anche aquilano. Che ne pensate?
RispondiEliminaBuonasera, direi quello che si discosta meno dal Suo valore calcolato.
EliminaEnnio Mandrone
...solo un ingegn(i)ere nella maggioranza un po' meno silenziosa
Voto per Aquilano, ha risposto prima di me e i suoi calcoli sono decisamente entro i valori concessi per le approssimazioni!
Elimina25% di sconto ciascuno 🤣
Eliminasconto pieno a tutti e due (keynesianamente più corretto, dato che libera più risorse per il consumo per due persone invece che per una sola)
EliminaBè per una volta che non ho detto leggere imprecisioni e considerato che sono a letto con l'influenza...mi permetto di perorare la mia causa. :))
RispondiEliminaPs il PIL finale, che io ho considerato 3750, può aver condotto ai differenti risultati.
Penso che nel lungo periodo...saremo tutti centenari
RispondiEliminaBasterebbe appunto NON Morire nel frattempo.😁
EliminaPer questo io direi che i 600 MLD li abbiamo persi ed AMEN e mi contenterei di riprendere la crescita media di prima .
SOGNI , ovviamente, quantomeno perché i "nuovi " italiani non varranno quelli "vecchi"; altrimenti , invece di venire qui ad okkupare " casa nostra", avrebbero fatto prima a far crescere "casa loro" 😁
Posso copiare? Non sono neanche ingegnegnere, ma semplice agronomo.
RispondiEliminaCopiando, prendendo quindi il vostro risultato, con la soluzione rivelata, cio' che e' consolante e' che il numero sembra plausibile anche nella realta'. L'unica condizione e' che le catene si spezzino in fretta, altrimenti ogni anno in piu' ci obbliga ad allungarci la vita per vedere il ricongiungimento.
Mi auguro di vederti festeggiare il compleanno del 2072, e di vedere il pil italiano recuperare entro il 2042. Molto più probabile la prima "ipotesi" credo.
RispondiEliminaProcedendo iterativamente con il [compound interest calculator](https://www.thecalculatorsite.com/finance/calculators/compoundinterestcalculator.php) e partendo da 2000€, si arriva a 3734€ in 36 anni con 1,75%.
RispondiEliminaDiciamo che se nell'arco di questo tempo l'Euro dovesse finire, l'1.75% diventa una bazzecola. Fino a prima battevamo tale valore quasi sempre.
RispondiEliminaPremetto che questo è il mio primo post, quindi non sono proprio un esperto, anche se vi seguo silenziosamente da tempo.
RispondiEliminaE' utile calcolare un tasso di crescita uniforme su un arco di 36 anni? Con una crescita lineare del PIL, più si va avanti e meno sforzo percentuale serve per mantenere lo stesso incremento assoluto.
Credo che il valore calcolato di 1.8% sia ingannevolmente basso, ma magari sbaglio.
Infatti dire che il grafico, su scala lineare, della nostra crescita ha un andamento rettilineo è come dire che anno dopo anno si cresce percentualmente di meno. Se avessimo avuto una crescita costante avremmo avuto un andamento esponenziale, ma tenere il ritmo del dopo guerra sarebbe stato difficile.
EliminaAnch’io pensavo fosse decrescente. E trentasei anni sono lunghi.
EliminaCon i calcoli mi vengono valori strani per cui non mi azzardo a dare percentuali.
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RispondiEliminaÈ solo un divertissement. In 36 anni il mondo fa in tempo a cambiare un numero imprecisato di volte, per cui l'ipotesi di una crescita a tasso costante è arbitraria quanto potrebbe esserlo qualunque altra.
RispondiEliminaChiedo venia, la mia risposta era per Mauro80.
EliminaLa volta che sapevo rispondere a occhi chiusi mi perdo la domanda... ne faccio una io che mi incuriosiva più del calcolo di una pendenza:
RispondiEliminanon è più credibile un modello dove anziché un riallineamento al trend pre-euro si abbia si nuovamente una crescita, ma mantenendo il gap cumulato negli ultimi 5 lustri?
Insomma mi sembra più naturale e prudente pensare che l'Italia abbia un certo potenziale di crescita e sia quello approssimato dalla linea di tendenza rossa e non so se sia possibile avere una crescita stabilmente più forte cosi a lungo.
Oppure per qualche motivo a me ignoto quella linea di tendenza è da vedere in modo diverso e il paese li tende, quindi il recupero ci sarebbe eccome.
La mia è la domanda da uno che non ha la formazione da economista, neanche una briciola.
Più o meno l'1,8% è stato il tasso di crescita medio nel decennio dal 1980 al 1990.
RispondiEliminameglio creare subito un punto di flesso per navigare tranquilli (duole parecchio dirlo, ma una cosa simile al superbonus potrebbe crearne uno in un paio di anni - ovvovee! ). La Germania lo vuole fare nel settore degli armamenti, e non è una cattiva idea a mio avviso
RispondiEliminaSul quotidiano salmonato c'è stato un glitch ed è stato pubblicato un articolo "verità" sulla presunta efficenza del Crande modello tedesco, e visto che sanità, longevità ed austerità hanno dei punti in comune, lo riporto sotto questo post.
RispondiElimina"In Germania salari più alti, ma Sanità sotto stress: “La mia esperienza di medico italiano all'estero”
Lo stipendio è più alto, ma il carico di lavoro può essere il doppio o il triplo, con responsabilità cliniche e medico-legali che crescono in modo proporzionale.
Ho letto con interesse le parole del Governatore Fabio Panetta sul capitale umano e sul divario retributivo tra giovani laureati italiani e tedeschi. È vero: in Germania si guadagna di più. Ma, per quanto riguarda noi medici, questa verità va completata con un'altra, meno raccontata e molto più scomoda.
Negli ultimi anni la sanità tedesca è entrata in una fase di riforma e di contrazione strutturale: reparti accorpati, riduzione di posti letto, ospedali in difficoltà finanziaria e, in diversi casi, chiusure e licenziamenti. Il risultato non è solo un sistema più “efficiente”, ma spesso un sistema più fragile, dove il personale rimasto viene spremuto fino all'osso.
Nella pratica quotidiana, questo significa turni sempre più lunghi e pesanti, talvolta con guardie interdisciplinari di 24 ore in cui il medico di reparto diventa, contemporaneamente, ortopedico e traumatologo, ma anche neurochirurgo “di necessità”, chirurgo generale, toracico e viscerale. Non per scelta, né per formazione strutturata, ma perché l'organico non basta e la macchina deve continuare a funzionare comunque. È qui che il confronto salariale perde parte del suo senso: sì, lo stipendio è più alto, ma il carico di lavoro può essere il doppio o il triplo, con responsabilità cliniche e medico-legali che crescono in modo proporzionale — e spesso senza adeguato supporto.
A complicare il quadro c'è un dato che dovrebbe far riflettere: in Baviera, secondo statistiche ordinistiche regionali, i medici classificati come disoccupati sarebbero circa 3.000. È un numero che stona con la narrativa dominante della “carenza di medici” e suggerisce che qualcosa, nel meccanismo di reclutamento e allocazione del personale, non stia funzionando. Una carenza che convive con la disoccupazione non è un paradosso: è un segnale di attrito sistemico, di precarietà contrattuale, di transizioni forzate e di inefficienze amministrative che sottraggono capacità clinica proprio quando servirebbe di più.
FONTE: https://www.ilsole24ore.com/art/in-germania-salari-piu-alti-ma-sanita-sotto-stress-la-mia-esperienza-medico-italiano-estero-AIbVni5