martedì 8 settembre 2015

Allein.

Sintesi: ho camminato dieci ore (6:30-18:30 con pause). Troppo. Il fatto è che sono curioso: che c'è là dietro? E là sopra? E chi ha fatto questo rumore?

E così il tempo passa...

Ho incontrato uno che camminava come me sulla pianta dei piedi (sai quella cosa di camminare con il Buddha?), ma aveva più peli, e meno voglia di stare in compagnia (era anche più grassoccio, ma per delicatezza non gliel'ho fatto notare). Ci siamo lasciati da buoni amici, anche se mi ha fatto capire che non voterà per me ai Macchia Nera Awards, perché ci tiene molto a essere lui il più cattivo, anzi, il più orso.

Poi ho incontrato una trentina di tipi come voi, che facevano molto rumore e portavano grandi palchi di corna sulla testa (ma con molta dignità). Bramivano. Però, va detto, nonostante fossero cornuti, ognuno aveva un bel seguito di femmine.

Poi sono successe tante altre cosette su cui non mi soffermo (mi sono perso, mi sono ritrovato, è scesa la nebbia, ho cacciato la bussola - santa subito, ho rifatto un po' di ometti - con le pietre, non come pensate voi, ecc.).

Beata solitudo, sola beatitudo...





(chi sa taccia... tanto i commenti ve li stango...)


(questo lo so...)


(questo invece non lo so: cos'è? Hint: su un tronco di faggio in decomposizione...)



(geotropismo negativo...)


(Krummbach...)


(quando pensi: forse era meglio scendere prima...)

E ora buona notte...



(...la mia Uga non sarebbe stata esattamente a suo agio nel bosco buio, folto di alberi cavi - come l'albero del terrore di Winnie Pooh - e risonante del bramito dei cervi... Ora spero solo che i menischi tacciano...)

lunedì 7 settembre 2015

Comunicazzione di servizzio

È ufficiale: non ce la faccio più. Stacco la spina per qualche giorno. Per dirla tutta, preferirei staccare la vostra. Ad esempio quella dei tanti coglioni che non si son letti le istruzioni per l'uso e "ma perché non pubblichi il commento di IO" (non è un pronome, è un raglio). Oppure quelli che mi insegnano quello che avrebbero imparato da me, se avessero fatto di me quello che normalmente si fa di uno scrittore: leggerlo. Oppure quelli che continuano ad ammorbarmi coi miasmi delle tante scorie azotate di Twitter (oggi è risorto Giavazzi: Lazzaro in confronto era Chanel n. 5)...

Ma farlo sarebbe prova di umanità! Vi lascio attaccati al vostro "cervello artificiale", i media, e mi stacco io. Nei prossimi giorni inutile commentare. La coda non verrà moderata. Quando riemergerò dal silenzio radio la cancellerò. Ho diritto anch'io a una ristrutturazione del debito. 

Intanto, però, vi segnalo le mie tre prossime epifanie, in modo che se siete nei paraggi possiate approfittarne.

Il 20 settembre sarò a Todi:


Il 26 a S. Gimignano, per presentare il mio libro (con tre correlatori d'eccezione):


e poi il 27, sempre a S. Gimignano, con il mio neoborbonico preferito:


E ora basta. Basta auto, basta PC, basta telefono. 


Cala la notte, e vado a dormire. In vacanza ci si sveglia presto. Saprò stare senza di voi? Chissà? Sicuramente voi dovrete stare senza di me. 

Modicum, et non videbitis me...


(P.s.: sarebbe gradito a me e doveroso da parte vostra farmi trovare al mio rientro alcuni trofei del macchianera. Avete votato? Perché i coglioni romperli li rompete. Vediamo se siete anche in grado di dare una mano...)

Il dio Termine

Skanda ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "#pirreviù7: Colombo vs. Majone (ovvero: Ungheria v...": 

Gentile Professore, nei suggestivi capoversi in cui sottolinea i concetti di confine e frontiera, mi ha fatto balzare subito in mente un bellissimo pamphlet di Regis Debray, Elogio delle Frontiere, Add editore. In cui trovasi mirabile amplificazione di quanto da lei sottolineato.

Questo il folgorante incipit:
“Il dio Termine si trova all’entrata del mondo in funzione di sentinella. La condizione per entrarvi è l’auto-limitazione. Quello che diviene realtà, lo diviene sempre esclusivamente in quanto è qualcosa di determinato. Un’incarnazione senza residui del genere in un individuo sarebbe assolutamente un miracolo, una violenta eliminazione di tutte le leggi e di tutti i principi della realtà: sarebbe, di fatto, la fine del mondo”. 
Ludwig Feuerbach
Critica della filosofia hegeliana

Di fatto non si tratta propriamente di un libro ma di una conferenza tenuta in Giappone nel 2010. Tant’è.

Ho scoperto in questo agile volumetto un vademecum di riflessione da portare un po’ ovunque e da interrogare costantemente. Non dice nulla di nuovo (forse) a chi, come me, fa il mestiere di psicanalista, . Ma lo dice bene, in modo arguto, con continui e preziosi rimandi. 

Di cosa stiamo parlando? Del Limite, ma anche della Fontiera in tutte le sue accezioni. Dal cancello, al muretto, al bastione, alla membrana…tutto quanto parla di confine e, inevitabilmente, di sconfinamento, di oltrepassamento. Ma anche di violazione, di hybris.

Seguiamo l’autore: “Un’idea sciocca incanta l’Occidente: l’umanità, che sta andando male, andrà meglio senza frontiere”. Zac! Queste le prime due righe del libro, subito dopo la citazione di Feuerbach.

E qui ho capito che avrei amato senza riserve tutto il resto.

Perché maliziosamente controcorrente, politicamente scorretto, provocatorio e mai banale anche quando dice cose in apparenza scontate.

Ma andiamo avanti… a pag. 17 “I materialisti di casa mia … con un evviva la città mondo! si credono all’avanguardia. Temo non siano troppo in ritardo per un ritorno del rimosso. Si drogano in modo light, cantano l’erranza e la nuova mobilità planetaria, stravedono per i prefissi trans e inter, idealizzano il nomade e il pirata, esaltano la levigatezza e la fluidità nello stesso momento in cui, nel cuore dell’Europa, ricompaiono linee di divisione ereditate dall’Antica Roma o dal Medio Evo… Tutti a esaltare l’apertura, mentre l’industria della sicurezza decuplica il suo giro di affari”.

Orgasmo.

“Raramente si è visto, nella lunga storia della credulità occidentale, uno iato così forte fra lo stato del nostro spirito e lo stato delle cose, fra ciò che ci auguriamo e ciò che è…”

E poi via, dopo questo inizio, con capitoli del tipo “In principio era la pelle”, il senso della parola sacro, la promiscuità, la cultura dell’accesso, la membrana, nidi, nicchie, chiostri e portali, e chi più ne ha più ne metta…

Grazie professore per la qualità della sua opera che con fatica cerco di divulgare in ambito psicanalitico tra colleghi, amici e conoscenti.

Cordialità

Postato da Skanda in  Goofynomics alle 7 settembre 2015 14:22




(...sui miei colleghi ho messo una bella pietra sopra - con le note eccezioni. Chi è parte della soluzione non può essere parte del problema. Ma da settori disciplinari distanti e - quindi - culturalmente meno depressi possono arrivare stimoli decisivi. Quella che viviamo, mi ripeto, è una psicosi collettiva. Chi parla di "tecnocrazia" semplicemente non sa cosa sia la tecnica, è un analfabeta economico, come nota Majone. Tutti i tecnici erano contro, tranne quelli pagati per essere a favore: Gros, Pisani-Ferry, Emerson, ecc. Di che tecnocrazia parliamo? Devo studiare bene la storia della caccia alle streghe...)









#pirreviù7: Colombo vs. Majone (ovvero: Ungheria vs. UE)




Dibattito "Siamo in Europa  o in Grecia", al minuto 31:10, Furio Colombo:

"Ma quando è venuto fuori Orban, personaggio che non si può non definire nazista [applauso dei beoti – chiedendo scusa alla Beozia, che in questo momento soffre], personaggio che non si può non definire nazista, quando compare una persona come Orban, che prende le decisioni che prende! Ha cambiato radicalmente la loro Costituzione, rendendola praticamente completamente (e questo dovrebbe farci fischiare le orecchie) nelle mani dell’esecutivo, dove il Parlamento non ha alcuna funzione, quando si tratta di Orban, quando Orban fa le cose che ha fatto, con la crudeltà spaventosa di tenere uomini donne e bambini senz’acqua..."

 (...il resto ce lo risparmiamo, non senza aver notato che, essendo estate, se qualcuno fosse stato lasciato senz’acqua verosimilmente sarebbe morto: e altrettanto verosimilmente qualche reporter “indipendente”, seduto su una pila di cadaveri fatti dagli amici di chi lo manda in giro, ne avrebbe tratto spunto per fare un bel cappottino d’abete a Orban. Il Guardian racconta una cosa un po’ diversa: che i rifugiati siriani hanno fatto – o minacciato – lo sciopero della fame e della sete perché non volevano essere collocati in un campo profughi in Ungheria, ma volevano procedere verso la Germania, e credo che la dottoressa Arcazzo ci confermi che questo è in effetti l’intendimento dei profughi, e anche della Germania. Con questo non sto dicendo che il dottor Colombo abbia intenzionalmente mentito: non mi permetterei mai! Sto solo dicendo che dalla mia affrettata ricerca di fonti per l’esecrando episodio che lui giustamente esecra – del resto, se è esecrando, come non esecrarlo? – è saltata fuori solo una cosa che a un beota potrebbe sembrare uguale a quella che dice lui, ma che invece è esattamente opposta. Ma io, si sa, sono un ragazzo sfortunato...).


Giandomenico Majone, Rethinking the union of Europe, p. 132:

One of the most striking features of the EU institutional arrangements is the monopoly of agenda setting enjoyed by the non-elected Commission: in all matters related to market integration, only the Commission can make legislative and policy proposals. It is important to understand clearly what is implied by such an extensive delegation of powers. First, other European institutions, including the Parliament, cannot legislate in the absence of a prior proposal from the Commission. It is up to the latter institution to decide whether the EU should act and, if so, in what legal form, and what content and implementing procedures should be followed. Second, the Commission can amend its proposal at any time while it is under discussion in the Committee of Permanent Representatives of the member states, or in the Council of Ministers, while the Council can amend a Commission proposal only by unanimity. Moreover, if the Council unanimously wishes to adopt a measure which differs from the proposal, the Commission can deprive the Council of its power of decision by withdrawing its own proposal. Finally, neither the Council nor the EP nor a member state can compel the Commission to submit a proposal, except in those few cases where the Treaty imposes an obligation to legislate.

As I had occasion to point out some time ago, this monopoly of legislative and policy initiative granted to a non-elected body represents a violation of fundamental democratic principles that is unique in modern constitutional history, and fairly rare even in ancient history.

(...la differenza fra un dilettante e un professionista è come quella fra un bufalo e una locomotiva: salta all’occhio. Peraltro, questa citazione non vale tanto a darvi testimonianza della mia sfacciata wide-rangedness, quanto a ricordarci cosa occorre fare, in una qualsiasi parte del mondo, per creare degli “Stati Uniti”. La prima cosa da fare è sterminare chiunque abiti il territorio da “unire”, e, come vi ho detto più volte, se in America gli Stati Uniti sono nati dallo sterminio degli indiani – e dei bisonti, che sarebbero i “buffalo”, nella costruzione degli Stati Uniti d’Europa gli indiani siete voi – mentre Furio pensa di essere un colonizzatore...).


Sintesi
Sintesi: dal letame può nascere un fiore (o anche un fungo), e Furio Colombo (si parva licet) può dire una cosa giusta. Non so se la costituzione ungherese sia come lui la descrive. Il fervore livoroso con il quale era intento a subornare la platea mediante una squallida reductio ad Hitlerum lascia sospettare che potrebbe anche aver fornito, per rafforzare il proprio argomento, o anche semplicemente perché trascinato dal proprio empito retorico, una visione distorta, e in effetti Wikipedia racconta una storia diversa. Ma diamogliela per buona, la sua versione: supponiamo che lo scopo del gioco, nel riformare la costituzione ungherese, fosse esclusivamente quello di rendere il Parlamento succube dell’esecutivo. E allora sì, avrebbe ragione Colombo, ci dovrebbero in effetti fischiare le orecchie: perché, come ci ricorda Majone (e come io ho ricordato alla Versiliana), questo è esattamente quanto accade nella “costituzione” europea, cioè nel combinato disposto del TUE e del TFUE, che a Colombo tanto piacciono. 

Business as usual...

Se una cosa la fa (forse) uno che consideri un nemico politico, è esecranda. Se la fanno (sul serio) i rappresentanti degli interessi che difendi, è laudabile (o ci passi sopra con eleganza). Se anche le cose stessero come dice Colombo (e abbiamo capito che le sue affermazioni accorate e categoriche occorre siano verificate con attenzione), l’UE che rimprovera l’Ungheria, sarebbe il classico caso di bue che dice cornuto all’asino.

Piccolo cabotaggio, ed è perché ne avete piene le tasche che siete qui...

E sapeste quanto ne ho piene le tasche io!

A Stefano Feltri voglio bene, è una mia perversione, non posso farci niente. Lui, per me, è e resta un grande mistero. Vi faccio presenti due cose: che nonostante sia totalmente succube della mortifera ideologia europea, mi lascia esprimere un parere contrario sul suo giornale (niente di simile è accaduto su testate che non voglio nominare), e che è l’unico ad aver avuto l’onestà intellettuale di ammettere che “forse ha ragione il nostro Alberto Bagnai nel sostenere che per la Grecia non c’è ribellione possibile nell’euro”.

Forse, eh...

Ma abbiamo visto che l’onestà intellettuale è una merce rara, e quindi vi esorto ad apprezzarla, qualora si manifesti (son apparizioni fugaci).

Il mio apprezzamento a Stefano l’ho mostrato accogliendo il suo invito alla Versiliana, un invito al quale “non potevo sottrarmi” (me l’ha messa così), e non mi sono sottratto. Sapevo ciò cui andavo incontro. La perla che ho riportato in apertura è solo una di una lunga collana: guardatevi il video e fatevi due risate (mitico Fini che voleva “lasciare in pace l’Africa”, col telefonino che gli squillava in tasca: gli ho spiegato da dove viene il coltan, ma ho capito subito che il mio accanimento terapeutico era inutile...). Ma questo sacrificio mi è valso anche l’incontro e l’abbraccio di tanti di voi, e, a sorpresa, anche di Chiara Geloni, la mia bersaniana preferita (non c’è niente da fare, le cattocomuniste sono anch’esse, più di Stefano, una mia perversione).

Però ero, sono, stremato.

Quest’estate è stata un incubo. Non mi sono riposato un momento. Tornando in treno, mi sono letto l’ultimo libro di San Vladimiro. Il tentativo di riassumere “a prova di idiota” alcune cose che qui sappiamo benissimo, grazie soprattutto a Quarantotto (convenientemente citato). Ammiro la dedizione con la quale San Vladimiro si dedica a salvare le anime piddine. Per chi sa di sapere non c’è cura. Come ci diceva Buffagni in coda al post precedente, qualsiasi tentativo di articolare un discorso razionale sul percorso europeo, quel percorso che, secondo studiosi tanto diversi quanto Majone, Klaus, Zielonka, Frey, si è decisamente spinto troppo in là e sulla strada sbagliata, qualsiasi tentativo di dissuadere gli euristi dal loro élan vital totalitario, dal loro anelito a “gettare l’Unione oltre l’ostacolo” (che in questo caso è la SStoria), urterà contro la reductio ad Hitlerum uso Furio Colombo, ed è quindi un tentativo vano, prova di sconfinato amore per l'umanità, ma per quella parte dell'umanità che tale amore non merita, perché in fondo aveva ragione Sergio Cesaratto al goofy4: ormai chi poteva capire ha capito, e gli altri sono inutili.

Loro, gli inutili (e quindi pericolosi perché strumentalizzabili), prenderanno sempre per buoni, come hanno fatto ieri, gli argomenti di Colombo: "Pensi che l’euro non funzioni perché sono sessant’anni che la teoria e la prassi economica spiegano tutto quello che qui sappiamo? Allora sei un nazista e vuoi che i bambini muoiano sulle spiagge". Questo è il “Colombo-pensiero” in sintesi. E i beoti applaudono, senza capire che questo pensiero magico “negativo” per il quale il ragionamento critico è il male assoluto, è la Shoah, è uguale e contrario al pensiero magico “positivo” per il quale l’Europa risolverà tutti i problemi, per il quale il nazionalismo si combatte creando una supernazione. Ma il pensiero magico, e i suoi canuti sciamani, non hanno mai condotto chi lo praticava sul cammino dello sviluppo...

I conflitti non esistono “perché esistono confini”, più o meno formalizzati (e parliamone anche del fatto che esistono diversi percorsi storici e culturali, e che pensare di cancellarli con un tratto di penna ha portato nel resto del mondo solo morte e distruzione, e così farebbe a casa nostra... Avete mai guardato un mappamondo? Avete mai notato che dove i confini sono tirati col righello la gente muore a coorti, con l’unica eccezione di quelle aree che corrispondono a parti dell’ex-Impero britannico, dove la gente oggi non muore più perché il tributo di sangue è già stato pagato, mi ripeto, per lo più da gruppi etnici sprovvisti di un efficace ufficio stampa: aborigeni, “native Americans”, ecc.).

No, i conflitti non esistono perché esistono i confini: i conflitti esistono perché esistono gli imbecilli (e gli avidi, che degli imbecilli sono un sottoinsieme).


Pensare che un insieme di regole, per di più particolarmente disfunzionali, possa valere a salvare l’umanità dai conflitti è un atto addirittura blasfemo nella sua ingenua arroganza, la stessa arroganza blasfema di chi pensa di aver creato una cosa “irreversibile”. Lo scopo dell’Europa lo abbiamo ormai capito: non è quello di garantirci dai conflitti, ma quello di mettere “al riparo dal processo elettorale” (come diceva Monti) i luoghi politici dove questi possano comporsi in modo democratico. La stucchevole retorica dell’euro (o dell’Europa) che ci ha dato la pace non è solo insulsa, infondata, e intellettualmente squallida. È anche pericolosa, come è pericoloso, e fonte di violenza (e in particolare di violenza nazionalistica) qualsiasi mito “identitario” che faccia riferimento a una terra promessa. L’Europa promessa, la nazionciona che non farà la guerra perché non avrà confini...

Un attimo!

Non li avrà al proprio interno! E forse che non esistono le guerre civili? E forse che il resto del mondo non esiste? Allora stiamo dicendo che quando avremo creato un impero mondiale vivremo tutti in pace? Tutti tutti? E se uno non sarà d’accordo, magari sul colore delle tutine attillate, tutte uguali, che porteremo in questo impero distopico, cosa farà? Dove andrà? Avete mai pensato che un mondo senza confini è un mondo senza diritto di asilo? Avete mai pensato a quello che volete sacrificare per raggiungere un obiettivo che non ha senso, perché non esiste forma di organizzazione umana che possa impedire all’uomo di essere uomo, con le sue debolezze, le sue tensioni, i suoi conflitti? Avete pensato che, mentre ci dite che le bandiere nazionali erano così brutte, volete farci intenerire perché un poveraccio entra nei nostri confini con la nostra bandiera al collo (a favore di telecamera)? Siete scemi voi, o provate a prendere per scemi noi?

Ecco...

Questi erano i pensieri che mi turbinavano in capo mentre rientravo, sfranto, sfibrato, stremato, dalla Versiliana. E pensavo: “Cristo, domattina viene Renato, e dobbiamo provare per i prossimi quattro concerti, e io sono esausto, come faccio, come faccio, ma chi me l’ha fatto fare di prendere questi concerti, io faccio troppe cose, devo smettere, devo imparare a dire di no, basta, non è possibile, sono esausto...”.

Ed esausto mi sono steso a letto.

Poi, questa mattina, facendomi forza, ho accordato.

Arriva Renato, e mi fa vedere questa bella pirreviù:



E certo che ad Andrea Bedetti, per queste belle parole, va tutta la nostra gratitudine (e comunque è vero che il tecnico del suono che avevamo era fantastico – e molto simpatico). Erano del resto abbastanza favorevoli i pareri in calce al nostro altro disco, ma quelli erano pareri del pubblico, e quindi non valevano come pirreviù... Inutile dire che leggerla mi ha dato la forza di provare fino alle 20. E ora siamo pronti. Seguirà comunicazione di servizio.

Per chiudere, vi fornisco due contributi dalla regia. Il primo è la definizione di europeismo:


che si applica con tanto maggior vigore quanto più grande e fasulla è la patria che gli europeisti vogliono costruire, e il secondo è la dimostrazione plastica della differenza fra un europeista (cioè una canaglia, e una canaglia pericolosa), e un europeo:



Spero che, in questo caso, la differenza salti all'orecchio (non solo a quello di Bedetti...).

Ecco. Un europeo è una persona che non ha bisogno di avere un dischetto di metallo in tasca per sentirsi legato alle proprie radici, è una persona che conosce e diffonde il patrimonio di civiltà che questa porzione di terra emersa ha sedimentato negli anni, senza alcun desiderio di supremazia, ma con spirito di condivisione. È stato bello condividere con Bud, che veniva dagli “Stati Uniti del Canada”, la creazione di questo disco. Ci pensate? Un dottorando in musicologia, finanziato con spesa pubblica improduttiva canadese per studiare la musica italiana, quella musica che Renzi fa tagliare allo scialbo Franceschini e ai suoi burocrati. Eh, ma il Pedante ce lo spiega ogni giorno suTwitter: non sei italiano se non sei antitaliano.

E così sia.

Voi siete qui perché siete europei, non europeisti, e per essere europei non avete bisogno di altro che di essere quello che siete: italiani. Non nemici, non peggiori, non migliori: semplicemente diversi da un tedesco, o da un canadese, o da un tibetano.

Se volete difendere il vostro diritto ad essere diversi, a pensare in modo diverso, ricordatevi di votare questo blog nella categoria "economia", di votare il fact checking sulla Grecia come migliore articolo, e di votare chi ha il coraggio di smascherare la fallacia della reductio ad Hitlerum, e le lievi imprecisioni sulla cronaca, come peggior cattivo. Il buonismo, del resto, è l'ultimo rifugio degli europeisti...



Se invece volete fare dell'Europa una patria fittizia, siete delle reali canaglie. Anche se il vostro posto non è certo qui, io posso perdonarvi, per i lutti che provocherete.

Ma la storia non lo farà.

mercoledì 2 settembre 2015

Comunicazzione di servizzio

(...ricordatevi di votare ai macchianera award...)

Forse mi sono dimenticato di dirvi che sono alla Versiliana in questo bel dibbattito. Su Twitter l'ho detto, ma c'è sempre qualcuno che dorme. Google esiste. Se venite mi fate un piacere, ecc. 



sabato 29 agosto 2015

QED 56 e 57: al FMI volarono stracci (e se bevvero Dominique)

In premessa, una comunicazione di servizio. Con soli due giorni di campagna elettorale siamo andati in nomination nelle seguenti categorie:

1) Categoria 4, miglior articolo (per il fact checking sulla Grecia);
2) Categoria 24, miglior sito di economia (poi vi spiego perché)
3) Categoria 37, peggior cattivo online (suppongo per le squallide calunnie di qualche personaggio emotivamente instabile, ma fortunatamente ignaro del fatto che non esiste pubblicità negativa).

Ora potete votare qui.

Siccome dovete esprimere almeno dieci preferenze, oltre alle tre di cui sopra vi suggerisco queste:

1) Categoria 1, miglior sito: Dagospia (che ci ha accordato spazio ed è comunque avanti);
2) Categoria 3, miglior rivelazione: Le migliori frasi di Osho (è verosimilmente un euronazi, data la collocazione "progressista", ma è spiritoso);
3) Categoria 5, miglior community: Feudalesimo e libertà (il nostro futuro);
4) Categoria 13, miglior testata giornalistica: Il Fatto Quotidiano (lo so, però ci dà spazio...)
5) Categoria 14, miglior testata giornalistica online: come sopra (come sopra)
6) Categoria 15, miglior sito umoristico: Lercio
7) Categoria 28: miglior sito politico e d'opinione: Il cuore del mondo

ma ovviamente fate come vi pare (però esprimete almeno 10 preferenze).

Ci informano che i voti totalmente espressi sono stati 190000. Siamo sull'ordine dello 0.3% della popolazione italiana (così capite cos'è il digital divide), e di circa un terzo dei contatti che questo sito ha mensilmente.

A questo punto, chiarisco un concetto: avete visto, grazie al cortese dialogo con Monacelli, cosa pensano di voi i gentili colleghi ben inseriti nei circuiti accademici e mediatici che contano (insomma, quelli che si esprimono in siti rumorosi o fastidiosi): pensano che siate dei subumani, degli imbecilli privi di senso critico, perché non vi prosternate al pensiero magico dell'austerità espansiva e al dogma della vostra inferiorità razziale, e ve lo dicono in faccia. Avete un modo estremamente semplice e pulito di ricambiare la cortesia: stracciare il loro organo di riferimento, il Sòla 24 Ore. È un obiettivo ambizioso, ma non impossibile. Anche qui, come nel caso del fund raising, basta evitare la trappola del bastapococheccevoismo. Ogni singolo voto conta.

À vous de jouer.

E ora mi permetto di porre alla vostra attenzione uno dei tanti motivi per i quali questo sito è il miglior sito di informazione economica in Italia (e nel raggio di una trentina di miliardi di parsec).

Ricordate quando vi spiegai come fosse evidente che il Fmi sapeva benissimo che stava applicando alla Grecia una ricetta sbagliata? Il programma di "riforme" si basava sull'ipotesi, smentita da tutti gli studi disponibili, e peraltro anche dallo stesso programma (!), che il moltiplicatore fiscale della Grecia fosse 0.5, cioè che un taglio del deficit di uno avrebbe causato un calo del Pil di solo 0.5 (e quindi avrebbe migliorato il rapporto deficit/Pil e il rapporto debito/Pil). Invece tutti sapevano che il moltiplicatore era 1.5, per cui la strada dei tagli sarebbe stata nefasta: a un taglio di uno del deficit avrebbe corrisposto un calo del Pil di 1.5, e quindi il rapporto debito/Pil sarebbe aumentato (come poi è successo), anziché diminuito.


(...se avete difficoltà, vi rinvio a questo post...)

Il mio era solo un educated guess: la logica economica, e la lettura attenta dei documenti ufficiali, dimostravano che il Fmi aveva distrutto un paese consapevolmente. Non parlerei, come ha fatto Tsipras (porello!) di determinazione criminale: qui siamo in qualcosa di più complesso, come ci hanno spiegato Paolo Cogorno e il Pedante (e come del resto ci siamo sempre detti, enfatizzando la dimensione comunicativa e antropologica della crisi, piuttosto che quella economica, del tutto banale tranne che per la feccia umana che popola la valle dei castori). Siamo purtroppo immersi in una psicosi collettiva, in un clima da caccia alle streghe, da apartheid, fomentato dai sullodati organi di stampa che vi invito a sconfiggere. Gli esorcisti che mandavano al rogo le streghe erano sicuramente dei discreti teologi, e certo avevano le miglior intenzioni del mondo. Non è certo possibile definirli riduttivamente "criminali". Vi dirò di più: sono certo, e chi ha studiato queste cose potrà confermare la mia intuizione, che alcuni di loro fossero più o meno confusamente consapevoli di star facendo se non la cosa sbagliata, per lo meno una cosa non del tutto giusta.

Ma la facevano: perché quello era lo Zeitgeist.

Inutile dire che anche in quel caso le streghe (come oggi la coruzzione, ecc.) erano sovrastruttura: quale fosse la struttura economica ce lo diranno gli storici che fanno il loro lavoro. Già il controllo delle masse mi sembrerebbe una motivazione sufficiente. Indicare nel pensionato o nella strega il nemico da abbattere è uno strumento formidabile di controllo degli stupidi, che, purtroppo, sono comunque la maggioranza di ogni comunità umana composta da k persone con k>1 (il che significa che solo da soli ci si può illudere di non essere totalmente inebetiti, perché la maggioranza, in una coppia, è due...). Viva la democrazia, purché non ci si dimentichi di questa fondamentale costante biologica.

E i QED dove sono?

Ma in questo articolo di Ekathimerini che mi è stato segnalato da Episkopos su Twitter (grazie)!

Breve sintesi per diversamente europei: i verbali di alcune riunioni dei direttori esecutivi del Fondo, recentemente venuti alla luce e passati comme par hasard alla Reuters, svelano che i direttori esecutivi espressi da alcuni paesi emergenti (Brasile, India, ecc.) avevano ben chiaro come il carico imposto alla Grecia fosse insopportabile (c'è da scommettere che sono stati loro a far scrivere le parti del programma scritte in caratteri piccoli...). Tuttavia DSK, il capo dell'epoca, espressione del principale creditore della Grecia (per vecchia consuetudine il capo del Fondo è un francese), si oppose fermamente alle loro considerazioni di mero buonsenso: "Strauss-Kahn and his top advisers set the fund, which by tradition has always been led by a European, on a course known to be flawed, and that non-European shareholders doubted would work."

E questo è il primo QED (il 56).

Abbiamo peraltro dimostrato su Project Syndicate (riportato da Zerohedge) che l'azione del Fondo era del tutto illegittima, in diretto contrasto con i suoi Articles of Agreement. E anche questo oggi viene riconosciuto dalla stampa: "Strauss-Kahn drove the IMF down a route it had never taken before: operating as part of a “troika” with the European Commission and the ECB. It was a serious constraint for an agency used to dealing directly and alone with creditor governments."

E questo è il secondo QED (il 57).

Abbiamo così oggi la prova che al Fondo sapevano che quello che stavano facendo era sbagliato (come vi avevo anticipato), ma lo hanno fatto ugualmente, violando il loro statuto (come vi abbiamo dimostrato con Brigitte e Peter), nonostante l'opposizione di membri non trascurabili. La logica, va chiarito, non era quella di ottenere quello che tutti sapevano non si sarebbe potuto ottenere (il rimborso dei crediti, che peraltro sarebbe stato atto eticamente discutibile, perché accordarli era stato prova di leggerezza, meritevole quindi di essere sanzionato dal mercato). La logica era quella di vincere con un atto di crudeltà una prova di forza politica: serviva a verificare la lealtà delle élite locali al sistema, come racconta Venizelos: “They (the IMF and Europe) insisted on measures that were acts of cruelty to make us prove to them that we were prepared to pay the political cost”.

Naturalmente, in questo delirio di onnipotenza, c'era anche chi si preoccupava di cose concrete: i soldi! E chi poteva essere, se non il principale creditore? Quindi, dopo aver preso questa strada delirante e illegittima nel 2010, nel 2011 DSK ci ripensa e comincia a ritenere che sarebbe meglio convincere la Germania ad accordare la famosa ristrutturazione del debito (per gli amici: lo "scurdammoce o passato") senza la quale la Grecia non sarebbe mai uscita dalle peste. E, come ci siamo più volte detti qui, immediatamente se lo bevvero nel modo che sapete: "According to former Greek Finance Minister Papaconstantinou, Strauss-Kahn finally decided to get tough with Merkel and insist on debt restructuring in May 2011. Then the unexpected intervened: As Strauss-Kahn was on his way to Europe to meet the German chancellor, he was arrested in New York after a hotel maid alleged he had sexually assaulted her. Under intense media scrutiny, Strauss-Kahn quit. (In 2011 New York prosecutors dropped charges against him and he reached a settlement with the maid.)"

(...iononsonounmaniacosessualema saltare addosso a una diversamente avvenente donna delle pulizie quando puoi tranquillamente goderti di meglio in contesti più eleganti mi pareva fosse una cosa abbastanza improbabile, e del resto economisti più autorevoli di me hanno sempre pensato la stessa cosa...)

Bene.

Queste cose sul Sòla non le leggerete mai se non, il alcuni casi, dopo. L'unico blog dove potete leggerle prima è questo, e quando dico unico, intendo unico. Quindi ora regolatevi. La scheda è qui:



Grazie.

mercoledì 26 agosto 2015

Do you remember me? Vol. 2 (CLN vs. TRC)

Caro professore,

E di me si ricorda? Mi chiamo Mario Bianchi (o Rossi) ed ho sostenuto con lei l'esame di econometria alla Sapienza nel 1492. Ora lavoro [grossa istituzione multilaterale]; ho sorriso amaro quando in un recente tweet l'ha giustamente richiamata tra i veri paradisi fiscali. In realtà non le scrivo per sapere se si ricordi o meno di me (poco conta) ma per farle sapere che non siamo tutti come “er biretta”.

Seguo il suo blog dal primissimo giorno; sono stato fortunato perché decise di aprire il blog proprio qualche settimana dopo l'esame. La voce girò subito tra i suoi studenti! Ricordo anche chiaramente la sua presentazione in aula sui differenziali d'inflazione nell'area euro; eravamo davvero agli inizi della sua missione come guru e cavaliere nero. E ancora, ricordo bene il pomeriggio che fece qualche minuto di ritardo a lezione (rarità!) perché stava completando l'articolo "Cina e crisi: chi ha paura dell'agnello cattivo" in risposta ad un articolo di Zingales. Lo raccontò con passione e smontò con pazienza e decisione le osservazioni del piddino di turno.

Dopo l'università, l'ho rincontrata a [capitale delle Piddinia internazionale], alla presentazione de "il tramonto dell'euro" alla Libreria Piddina. Quel giorno era ricoperta dalla neve che manco in Siberia. Prima della presentazione mi riconobbe e mi diede un abbraccio. Ne rimasi davvero colpito.

Seguo costantemente il blog, ho letto, fatto leggere e soprattutto ho studiato tanto sui suoi post ed articoli. Grazie. Ho letto con passione ed adorato i suoi due libri e ne ho regalate copie ad amici e parenti, con discreto successo.

Studiando alla Sapienza ho avuto la fortuna di aver avuto come professori, tra gli altri, Acocella, Padoan, Gandolfo, Carlucci, Gnesutta e De Vincenti. Oggi però riconosco che la più grande fortuna è stata soprattutto avere avuto lei come professore. Le sue lezioni sono davvero tra i ricordi più piacevoli dei miei studi. Seguirla poi tramite blog e twitter in questi anni mi ha insegnato tantissimo ed aiutato a distinguermi dai piddini che mi circondano. Suonerà come una sviolinata, ma non essendoci captatio benevolentiae, non ci trovo nulla di male.

Ci tenevo solo a ringraziarla ancora una volta per il suo lavoro. Ciò che alcuni amici, parenti e colleghi cominciano a capire oggi, lei l’ha spiegato e documentato chiaramente anni fa. Seguire questo blog per me significa più di tutto stare mesi, spesso anni, davanti a chi non la segue.

Ma soprattutto le scrivo per farle sapere che tanti dei suoi studenti non sono casi persi e disperati come lo studente del post di ieri, “er biretta”. "Bucce e scarti che la vita ha sputato" come definiva lei in aula certi studenti. In tanti continuiamo a seguirla ed imparare tantissimo dal suo lavoro quotidiano. In tanti ci vantiamo in giro di essere stati suoi allievi. In tanti cerchiamo di contribuire (certo dovremmo fare molto dipiù) alla diffusione del suo materiale per squarciare il velo di Maia €peo ed Europeo.

Spero capisca il senso della mia mail. Ho già rubato troppo del suo prezioso tempo.
Un caro saluto.
Mario Rossi (o Bianchi)

















































“Ma vedi là un'anima che, posta
sola soletta, inverso noi riguarda:
quella ne 'nsegnerà la via più tosta".
Venimmo a lei: o anima lombarda,
come ti stavi altera e disdegnosa
e nel mover de li occhi onesta e tarda!
Ella non ci dicea alcuna cosa,
ma lasciavane gir, solo sguardando
a guisa di leon quando si posa.
Pur Virgilio si trasse a lei, pregando
che ne mostrasse la miglior salita;
e quella non rispuose al suo dimando,
ma di nostro paese e de la vita
ci 'nchiese; e 'l dolce duca incominciava
"Mantua...", e l'ombra, tutta in sé romita,
surse ver' lui del loco ove pria stava,
dicendo: "O Mantoano, io son Sordello
de la tua terra!"; e l'un l'altro abbracciava.
Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!
Quell'anima gentil fu così presta,
sol per lo dolce suon de la sua terra,
di fare al cittadin suo quivi festa;
e ora in te non stanno sanza guerra
li vivi tuoi, e l'un l'altro si rode
di quei ch'un muro e una fossa serra.































































Scusa, Mario Bianchi (o Rossi): e cosa avrei dovuto fare, se non abbracciarti? Sei d'accordo che eravamo in Purgatorio, no? Quel Purgatorio che stiamo attraversando tutti, ma contromano, scendendo verso l'Inferno di un conflitto mondiale. E allora a me, che ho fatto il classico, come credo te (e non credo er Biretta: ma non possiamo escludere che esistano persone totalmente impermeabili al bello), abbracciarti sembrava la soluzione più naturale...

Solo un dettaglio: io non credo di aver mai definito dei miei studenti come tu dici, per due motivi.

Primo, perché la citazione è inesatta. Rilke dice "Schalen von Menschen, die das Schicksal ausgespieen hat", che nella traduzione italiana in mio possesso suonava: bucce di uomini che la vita ha sputato (anche se in realtà, come noterai, Rilke non dice Leben, ma Schicksal: destino, e ci sarebbe da riflettere su cosa sia la vita, e cosa sia il destino: se si chiamano in modo diverso, forse saranno cose diverse...).

Secondo, perché io ho sempre voluto bene ai miei studenti. Ho sempre avuto per loro, per le vittime delle mie lezioni "frontali", lo stesso affetto e lo stesso spirito di servizio che ho per le poche migliaia di persone che passano per questo blog, anche quando farlo si è rivelato un errore (e avrebbe potuto rivelarsi un errore anche prima, ad occhi più lungimiranti dei miei). Er Biretta che mi scrive per insultarmi a freddo dandomi del disonesto, o il Derossi che si chiede perché reagisco con sdegno (forse Derossi dovrebbe dirci come reagisce lui quando lo insultano, ma non credo che capirebbe la domanda, perché non è stato in grado di vedere l'insulto!) sono una minoranza rumorosa, lo so.

Poi ci sono gli altri, la maggioranza... dell'esigua minoranza di persone che ha deciso di ragionare con la sua testa!

Tu mi fai troppo onore accostandomi a cotanti colleghi. Loro sono economisti. Io no, come sai (vedi la discussione col cortese professor Monacelli). Sono una cosa diversa, evidentemente. Cosa? Lo sapremo solo dopo (quindi lo saprà chi ci arriverà).

Caro Mario Rossi (o Bianchi), la tua lettera mi riporta a un passato lontanissimo.

Quello in cui il dipartimento nel quale ci siamo entrambi formati non era ancora stato invaso dagli ultracorpi liberisti (come dicevo questa mattina a un altro che ci era passato, facendolo sorridere).

Quello in cui potevo credere che "sinistra" fosse capacità di pensiero critico e autocritico (e quindi mi rivolgevo a certi "organi" di stampa per esprimermi).

Quello in cui il mio tempo mi apparteneva.

Tutto questo ce lo siamo lasciato dietro, ed è stata una scelta non totalmente consapevole. Quando ho lanciato il mio grido di allarme (buon ultimo, come so e sapete), ero pressoché certo che sarei stato ignorato, proprio perché lo erano stati tanti altri, a cominciare, appunto, da Carlucci (ma risalendo su su fino a Meade...).

Ma è andata in modo completamente diverso.

Ho scoperto il potere della mia parola, e sono stato preso in un gioco più grande di me.

Sono lieto di vederti ricordare che in classe ho sempre parlato secondo coscienza: ma un conto era farlo in una sede scientifica, dove non avrei potuto, per onestà intellettuale, fare quegli sciatti comizi populisti a base di "l'Europa ci ha dato la pace", "la colpa è nostra perché non abbiamo fatto le riforme", insomma: svendere tutta quella paccottiglia neoliberista della quale alcuni miei colleghi, mi si dice, fanno grande smercio (mi chiedo però quale libro di testo adottino, perché nei libri degli economisti seri questa putrida melma non c'è: guarda ad esempio il dibattito sul libro di Eichengreen svolto dai miei lettori in coda ai post precedenti...). Ma un conto era affrontare certi temi in classe, dove poteva essere fatto su basi fattuali, e contando su un patrimonio (a dire il vero sempre meno vasto) di conoscenze comuni, e un ben altro conto farlo nel dibattito pubblico, dominato da queste logiche.

Eppure ha funzionato.

E se, come vedi, qui non c'è nessun terrorismo, fuori ci sono molti terrorizzati, che stanno perdendo la Trebisonda. I gentili colleghi parolai e populisti, lividi di odio verso il paese che li sfama e di disprezzo verso gli studenti che li circondano, quelli che non riescono proprio a dire quanto sta scritto nei libri... ma così facendo si circoscrivono nella sfera del pensiero magico, e non riescono ad articolare un discorso che abbia un minimo di coerenza.

"Svalutare è peccato!" Ma allora perché la Germania, che è brava, non rivaluta?

"La svalutazione è un disastro!" Notizie dalla Svizzera?

"Bisogna essere competitivi per esportare!" Ma se poi il resto del mondo va per aria, e tu hai tagliato i salari (la capacità di spesa) degli italiani per vendere al resto del mondo, poi cosa ti inventi?

"Dobbiamo fare le riforme!" Ma allora perché chi le ha fatte ha tassi di disoccupazione stellari, ha visto esplodere il proprio debito pubblico, ecc.

"La colpa è dello Stato!" Ma allora perché sono saltati per primi i paesi col debito pubblico più basso?

Eccetera.

Sono anni che andiamo avanti a slogan. E quindi, poi, fatalmente succede che qualcuno ti scriva roba del tipo:

"Non so se leggerà questa mail il prof Bagnai o se la potete inoltrare, in questo caso vorrei inviargli due grandissimi ringraziamenti: il primo ringraziamento perchè è riuscito a spiegarmi quella strana sensazione di disagio che provavo ormai da diverso tempo quando sentivo parlare dei problemi economici della nostra nazione sopratutto in relazione all'euro. C'erano delle cose che non tornavano, che mi lasciano incredulo, ora il professor Bagnai mi ha illuminato.
[il secondo ve lo risparmio]"

Illuminato è una parola un po' forte. Diciamo che la spiegazione dei fatti fornita dall'economia ortodossa (quindi non dal ciarpame populista a base di sogni, dare la pace, e menate simili) ha una sua coerenza interna che inevitabilmente seduce chi ha gli strumenti culturali ed etici per accedere ad essa. Occorre cioè non partire dal presupposto di essere dei superuomini (come si sente er Biretta), occorre aprirsi alle ragioni dell'altro e alla logica aristotelica più elementare. E occorre essere economisti, cioè dire quello che la scienza economica dice e tramanda per bocca dei suoi migliori esponenti.

Non dovrebbe essere molto: ma è tantissimo, in un mondo nel quale esponenti di prestigiosi centri di ricerca insultano sui social persone che chiedono spiegazioni, urlandogli in faccia che le curve di domanda hanno inclinazione positiva! O in un mondo nel quale mentre Giannino ancora ci ammorba col dividendo dell'euro, a Harvard ormai si sono rassegnati ad ammettere la realtà (come cercavo di spiegare ar Biretta).

Ci siamo capiti, no?

Bene.

Fuori sono terrorizzati: hanno paura che qualcuno prima o poi gli rinfacci il loro tradimento. Tradimento degli interessi del paese, tradimento della loro missione di intellettuali, e tradimento della più banale logica. Il nervosismo è palpabile. Gli scricchiolii li sentono (quasi) tutti.

Sento parlare, in giro per il mondo, di Comitati di Liberazione Nazionale. Ne hanno parlato su a/simmetrie Boghetta, Dal Monte e Magoni (il 15 luglio), poi ne ha parlato Fassina (il 27 luglio), poi ne ha parlato Jacques Sapir (il primo agosto). Hai detto bene: qui siamo anni avanti. Conosco tutte le persone che stanno parlando di CLN in giro per l'Europa, e sono il presidente dell'associazione dove questa proposta è stata lanciata, a seguito di un dibattito che mi ha coinvolto. La mia posizione, però, lo sapete bene, è un'altra. Il mio educated guess è che da qui si uscirà se e quando gli Stati Uniti capiranno che i costi sono per loro superiori ai benefici, il che potrà accadere o attraverso un processo di maturazione che conduca a una scelta deliberata, o in seguito a uno o più eventi traumatici (in soldoni, quando noi saremo ridotti come la Grecia).

È da un po' che lo dico, e ora lo dicono anche loro: "sembra una soluzione più costosa del problema"...

A chi mi insulta a freddo sfugge un dettaglio: certe domande hanno una sola risposta, quella giusta. Finché riesci a evitare di portele, o di porle ai tuoi lettori (vedi sopra), va tutto bene. Ma nel momento in cui decidi di farlo, significa che qualcuno la risposta già se l'è data (e del resto in IPF ho illustrato passo passo il riposizionamento di economisti meno sprovveduti e più legati ad ambienti statunitensi...). Quindi, sinceramente, a me il problema del quando e del come interessa sempre meno. Quello che mi interessa sempre di più è il problema di come gestire la ricostruzione. Perché insomma, una cosa credo sia chiara: una cosa non può essere simultaneamente bianca o nera, quindi qualcuno non ha detto la verità.

Ecco, io, ve lo dico, non riesco ad appassionarmi al problema del CLN.

Potrebbe essere un modo per venirne fuori, ma comunque fuori se ne verrà, il problema non è questo. A me interessa capire come costituire una Commissione per la Verità e la Riconciliazione. Chi ha osato esprimere un pensiero che in Italia era critico, e a Harvard banale, è stato sottoposto dagli italiani che frequentano Harvard a una vera apartheid in Italia. Nel frattempo, tanta gente ha perso la vita, e tantissima gente una ragionevole speranza di futuro per sé e per i propri figli, in conseguenza di scelte che si sapeva essere palesemente sbagliate (vi ho documentato ad esempio l'ipocrisia del Fmi sul moltiplicatore greco). Ora ci si trincera dietro la "stagnazione secolare". Ma vogliamo dircelo che se un quarto del mondo (in termini economici) si condanna alla deflazione, è piuttosto chiaro che l'esito non potrà essere una crescita sfavillante da nessuna parte?

Nessuno vuole vendetta, e io personalmente nemmeno giustizia (perché secondo me è impossibile anche solo concepire l'enormità di quanto ci è stato fatto, la dimensione della psicosi collettiva che è stata deliberatamente alimentata, e quindi io, sinceramente, avrei enormi difficoltà a stabilire cosa mettere sull'altro piatto della bilancia...). Però verità e riconciliazione sì, quelle saranno necessarie. Non possiamo permetterci, per la seconda volta in un secolo, di gestire l'esito di quella che in effetti è già una larvata guerra civile fra interessi economici che negano l'uno all'altro diritto di cittadinanza (come fu guerra civile per noi un pezzo della Seconda guerra mondiale), di gestire l'esito di un simile conflitto, nel quale influencer scaltri (come un cervo) lavorano indefessamente a mettere i figli contro i padri, i cittadini contro lo Stato, i genitori contro gli insegnanti, i passeggeri contro gli autisti, ecc., dopo tutto questo non possiamo cavarcela dicendo semplicemente "abbiamo scherzato!", o, peggio ancora, dichiarando la vittoria di una sola parte, quando per definizione una guerra civile è persa da tutti i contendenti.

Questo sarebbe un errore storico gravido di conseguenze funeste.

Certo, alla necessità di ristabilire un minimo di serenità, di verità, di equilibrio, di riconciliazione, rischiamo di arrivarci dopo eventi traumatici, appunto. Eventi tali da farci perdere di vista, da farci addirittura sembrare ingiusta, la necessità di una riconciliazione. Ma di quella c'è bisogno, per ricostruire un tessuto sociale lacerato in modo forse irreversibile dalla lama arrugginita della menzogna, quella menzogna che, impedendo agli attori sociali di riconoscere e dichiarare i propri interessi e quindi di comporli nelle sedi democratiche, uccide la politica, uccide la democrazia, e rende inevitabile la composizione violenta del conflitto sociale.

A chi fa comodo la deflazione? Lo sappiamo. Ma alle vittime di questo delirio (i piccoli, i dipendenti) è stato fatto credere che la deflazione faccia comodo a loro.

Non è così.

E allora, niente "Norimberghe", che servono solo a mandare al governo un po' di nazisti ripuliti, nell'interesse del podestà straniero (è andata così, come credo sappiate), ma un bel ragionamento fra italiani, in cui ci si incontri in una sede istituzionale, e si chieda: "Fratello, tu nel 1978 eri contro l'unione monetaria. Perché nel 2010 l'hai difesa a costo della nostra vita? Fratello, tu nel 1997 hai scritto nero su bianco che l'euro era un esperimento antistorico. Perché nel 2007 ci hai poi esortato a qualsiasi sacrificio pur di difenderlo?". Io credo che sia utile in primo luogo a chi si è comportato così essere chiamato a riflettere sul perché lo ha fatto. Senz'altro, sarà utile a tutti capire come si sia potuto intraprendere un cammino tanto fuorviante. Non esiste una sola spiegazione. Le spiegazioni sono complesse. Lasciamo il semplicismo del "l'euro ci dà la pace" ai populisti cialtroni, lasciamo la violenza e la vendetta a chi propugna riforme rigorosamente sulla pelle altrui, fottendosene dei costi umani (oltre che della logica economica). La nostra verità sia complessa e aperta all'ascolto.

A noi interessa capire e andare avanti cercando di porre basi non fragili alla nostra civile convivenza.

Liberarsi senza risolvere questo problema non servirebbe a nulla.

Vi ricordo che se siamo ridotti come siamo, in quanto italiani, è principalmente perché ci odiamo, e se ci odiamo ci sono ragioni storiche lontane e prossime, e la più importante delle ragioni prossime, come questo blog e il dialogo che vi si svolge mi sta aiutando a capire, è il modo in cui abbiamo gestito l'esito della nostra ultima guerra civile.

Quindi, va anche bene il CLN (se piace...), purché si riconosca che solo una Commissione per la Verità e la Riconciliazione potrà permetterci di superare veramente questo clima di apartheid, di caccia alle streghe, senza uno strascico di rancori, e potrà costituire il laboratorio per tentare un esperimento che in quasi due millenni di storia non è riuscito a nessuno: dare un senso alla parola "italiano", far convergere questo concetto, che negli ultimi decenni ha oscillato violentemente e pericolosamente dall'esaltazione nazionalistica più bieca, alla depressione autorazzista più feroce.

Non c'è nulla di male nell'essere ciò che si è, purché non si ceda alla seduzione di sociopatici irresponsabili che continuano a proporci di essere ciò che non siamo.

Questo è il compito della tua generazione. Tanto per essere chiari: è un compito impossibile.

E ora hai capito perché ti ho abbracciato.

martedì 25 agosto 2015

Pakistan

Dilettissimi fratelli e sorelle,

dal Libro:


"Et le soir ils ne dînaient pas à l’hôtel où les sources électriques faisant sourdre à flots la lumière dans la grande salle à manger, celle-ci devenait comme un immense et merveilleux aquarium devant la paroi de verre duquel la population ouvrière de Balbec, les pêcheurs et aussi les familles de petits bourgeois, invisibles dans l’ombre, s’écrasaient au vitrage pour apercevoir, lentement balancée dans des remous d’or, la vie luxueuse de ces gens, aussi extraordinaire pour les pauvres que celle de poissons et de mollusques étranges (une grande question sociale, de savoir si la paroi de verre protégera toujours le festin des bêtes merveilleuses et si les gens obscurs qui regardent avidement dans la nuit ne viendront pas les cueillir dans leur aquarium et les manger)."



Visto che, come avrete constatato, nella collezione autunno-inverno 2015-2016 si porterà molto il frame del (cattivo) maestro (lanciato dall'esteta della bassa, Jean Paul Gand'hier), e visto che, come avrete altresì rimarcato, la mia strategia dialettica con gli euristi è quella di spalancare tutte le porte che vogliono sfondare (procurando che dall'altra parte della stanza ci sia una finestra altresì spalancata sull'abisso della loro ignoranza), non sarete stupiti se procedo, da buon maestrino, a darvi i compiti per le vacanze.

Questi sono i saldi settoriali del Pakistan:

Chi non sa cosa siano... bè, mi spiace: dovrà studiarsi la sezione didattica, o chiedere ai compagni di lotta di classe. Chi invece pensa di saperlo, avrà la compiacenza di arrischiarsi a fare un commento.

Il commento migliore verrà premiato nel modo seguente: con la soddisfazione di aver fatto il proprio dovere, unita a un posto in prima fila (se avete già il biglietto), o a un biglietto (se non ce l'avete) per il goofy4.

Sì, perché nel frattempo c'è anche un altro dettagliuzzo: abbiamo esaurito il secondo lotto, quindi siamo già 450 (550 con staff, invitati, amici, ecc.), per cui dobbiamo capire come regolarci, fermo restando che la spesa più grande sarà quella da sostenere per affiancare ai mastini due o tre nerboruti buttafuori professionisti che tengano fuori dalla sala i portoghesi (nel senso di free rider) che certo pulluleranno quando avrò fatto un paio di annunci.


Ci occorre una settimana per capire quanti posti possiamo ottenere e come prezzarli. Voi, nel frattempo, studiatevi i saldi settoriali del Pakistan...


(Beati i primi perché gli ultimi resteranno fuori...)

(...dice: "E che c'entra il Pakistan?" Gnente, ma siccome io, dall'esterno della comunità scientifica, fuori, nel buio, mentre vedo gli economisti banchettare al tavolo della scienza, come le bêtes merveilleuses delle quali parla il poeta, mi occupo di paesi emergenti, capita che da una parte remota del globo mi abbiano inviato una tesi di dottorato sul Pakistan da rivedere. E così, visto che mi ci devo fare due palle, e che qui siamo tutti amici, ho pensato: "Mal comune, mezzo gaudio!" Poi, quando sarà il momento, vi porterò al ristorante. Ma senza sfondare la vetrata: entreremo, noi, dalla porta principale, come si conviene al nostro rango, fra un frusciare di acquiescenti livree e un convulso, smarrito sibilare di "io ti sono sempre stato amico, lo sai che scherzavo...")

(... naturalmente scherzo anch'io: lo sanno tutti che sono un buontempone, un pezzo di pane, una pasta d'uomo... E ai colleghi impattati - contro cosa non l'ho ancora capito: credo fosse un pendolino! - ricordo l'esistenza delle metafore e li rassicuro sul fatto che l'autore che dicono di aver letto, nella chiusa del passo che ho riportato, non inneggia all'antropofagia. Lui era piuttosto deboluccio di stomaco, a differenza di me...)

(...dice: "E la commissione? Chi valuta la migliore risposta?" Bè, per quella, come si dice nei salotti buoni, "farò pressioni io". Siete in una botte di ferro...)