In tanti anni che seguo (o meglio, precedo) il dibattito mi ero perso un dettaglio: uno spirito particolarmente irriguardoso potrebbe argomentare (e temo l'abbia fatto) che l'inconsulta gragnuola di giornate nazionali, europee, mondiali, galattiche, ci regala l'emozione di festeggiare nello stesso giorno la sconfitta e la vittoria del nazismo!
A scanso di equivoci, preciso che questo non è (ancora) il mio pensiero, per vari motivi. Intanto, perché è giusto lasciare alle buone intenzioni il loro spazio e il loro ruolo (che è quello di lastricare la via dell'inferno, di cui il nazismo è stata una buona approssimazione), riconoscendone la genuinità! L'UE non è certo il Quarto Reich (o non ancora), e Schuman non era certo un nazista, per quanto fosse sodale di quello che rivendicava esplicitamente la natura antidemocratica del progetto europeo come "somma delle risposte alle crisi" (e quindi come somma di soluzioni sottratte allo scrutinio democratico dalla logica dell'urgenza), o di quell'altro che serenamente ammetteva che il progetto europeo per consolidarsi avesse bisogno di un conflitto con l'allora Unione Sovietica (e quindi invocava nemmeno troppo implicitamente il riarmo del continente).
Probabilmente il fatto di averne viste di tremende li rendeva un po' di manica larga (anche se è in effetti controintuitivo che chi è scampato alla più terribile delle guerre ne proponga con nonchalance un'altra come soluzione di un problema politico che peraltro si poneva solo lui...), come è probabile che noi, che grazie ai nostri padri abbiamo vissuto una vita comoda e sicura, siamo diventati un po' troppo schizzinosi, un po' troppo sospettosi verso la logica della ragion di Stato. Certo è, però, che la letteratura scientifica da tempo evidenzia alcune assonanze fondamentali fra la logica di due regimi che ci vengono proposti come così distanti l'uno dell'altro: pensiamo ad esempio all'esteso ricorso alle privatizzazioni. D'altra parte, è pur vero che l'ordoliberismo (cioè l'idea che lo Stato debba intervenire per creare un level playing field su cui poi lasciar competere gli agenti economici secondo il libero gioco delle forze di mercato), che è il nucleo della costruzione concettuale europea, pare fosse avversato a suo tempo dal regime nazista (ma qui l'autorità indiscussa è Luciano e quindi non mi addentro).
Insomma: nonostante la retorica bellicista e la corsa al riarmo, nonostante le progressive intrusioni nelle libertà individuali più elementari come quella di riservatezza della corrispondenza, si potrebbe argomentare che sia troppo presto per dire se la storia si stia ripetendo, o stia almeno facendo rima con se stessa.
C'è però una cosa del progetto europeo attuale che sinceramente deve preoccuparci, ed è la sua ansia più o meno consapevole verso la concentrazione dei mercati, in particolare di quelli di approvvigionamento.
Come avrete visto, Putin ha suggerito Schröder come mediatore per la soluzione del conflitto in Ucraina, argomentando che di lui si fida. Ci mancherebbe altro! Le relazioni dell'ex-cancelliere con importanti imprese russe sono ben note: qui potremmo anche limitarci a considerarle fatti suoi, ma in realtà sono un po' anche fatti nostri, per il semplice fatto che, a un occhio malizioso, potrebbero configurarsi come una ricompensa per aver messo il continente (noi compresi) in mano a un unico fornitore (la Russia). Voglio subito chiarire un punto: certo che, visto che la Spagna il gas russo lo compra (e non è una novità), non si vede perché non dovremmo comprarlo noi, ma il punto non è questo, è un po' più grave di così. Non si tratta cioè di discutere se il gas russo sia a buon mercato, se la politica suicida di concentrarsi su un unico mercato di approvvigionamento sia frutto di corruzione o di miopia, ecc.
Per chiarire il mio pensiero, vi chiedo di analizzare quale soluzione l'UE ci stia proponendo per affrancarci dalla dipendenza dalla Russia: le fonti rinnovabili, cioè... la dipendenza dalla Cina!
Da una concentrazione del mercato di approvvigionamento all'altra, senza particolare soluzione di continuità, così come magari fra cinque anni vedremo senza particolare sorpresa Merz o la von der Leyen diventare consiglieri di amministrazione di Jinko Solar! Di incoraggiare la diversificazione degli approvvigionamenti non mi pare se ne parli, e nel caso delle rinnovabili, quand'anche se ne parlasse, sarebbe evidentemente troppo tardi: la filiera è per oltre il 70% in mano a chi si è mosso prima, per cui oggi dire "rinnovabili" significa dire "Cina".
Non c'è nemmeno bisogno di evidenziare la fragilità industriale e geopolitica di un approccio simile. Del resto, è parente stretta della fragilità che consiste nell'articolare il proprio modello di crescita sulla domanda estera, cioè sulle esportazioni: una politica che, come abbiamo sempre fatto notare e come ora è difficile ignorare, espone dal lato della vendita di prodotti a una criticità simile a quella che stiamo sperimentando dal lato dell'acquisto delle materia prime. Chi esporta beni importa problemi, diceva un saggio economista scolarizzato nel XX secolo: i problemi "domestici" (cioè interni, nazionali) dei Paesi di sbocco. Ed è per questo che un modello di sviluppo equilibrato dovrebbe comunque partire dal sostegno della domanda interna, come sta cercando di fare il Governo attuale da noi, affrontando vincoli di matrice europea che ben conoscete.
Ma la domanda è: com'è possibile che si passi dal mettersi in mano a un fornitore geopoliticamente "sensibile" come la Russia, con cui evidentemente eravamo in rotta di collisione (e non mi interessano qui i torti e le ragioni), al mettersi in mano a un altro fornitore geopoliticamente "sensibile" come la Cina, con cui evidentemente siamo in rotta di collisione (e non mi interessano qui i torti e le ragioni)!?
Per ritagliare al merito un piccolo spazio, preciso che io non vorrei collidere con nessuno. Il problema gigantesco però, qui come altrove (e con tanta buona pace di chi non lo capisce, soprattutto se ha vinto un bel biglietto alla lotteria della vita!), è di metodo! Ma come!? L'Unione Europea non doveva nascere per "combattere efficacemente tutte le tendenze monopolistiche", e poi che fa? Ci mette in mano a un monopolista "scomodo" dietro l'altro, anziché incoraggiarci attivamente sull'unica strada che sarebbe razionale, non essendo esportatrice ma importatrice netta di energia: diversificare le fonti di approvvigionamento!
Considerando che il declino demografico non si applica, per le note ragioni, ai cretini, permettetemi di ripetere a prova di cretino lo stesso concetto: io non sto né dichiarando né auspicando che né Russia né Cina debbano essere per sempre nostre nemiche né nostre amiche. Sto solo facendo notare che quella stessa istituzione che ci ingiunge oggi di considerare nemica la Russia (e domani la Cina), prima ci ha messo in mano alla Russia, e ora ci sta mettendo in mano alla Cina.
Si capisce che c'è qualcosa che non va?
Degli aneddoti (#castacriccacoruzzione) si occuperanno storici, o magistrati (questi ultimi non credo avranno interesse a farlo). A me interessa la logica del sistema. Come è possibile che, quando da decenni sappiamo come il principale strumento di gestione del rischio economico sia la diversificazione, l'Europa si costituisca in campo di concentrazione ogni volta che le viene permesso di dare un indirizzo di politica industriale (implicitamente o esplicitamente)? Può forse dipendere dal fatto che avendo fatto del mercato il pilastro fondante del nostro patto sociale, ma non riuscendo a immaginare altra efficienza se non quella che scaturisce delle economie di scala (i "giganti europei"), le élite europee si condannino a ragionare comunque in termini monopolistici? Questo ovviamente non solo contraddice le nobili aspirazioni alla rottura dei monopoli espresse dai noti deportati, ma contraddice anche la logica della concorrenza in nome della quale, però, si sono perpetrati tanti abusi riconosciuti dalla stessa Unione Europea nei suoi tribunali.
Io ho veramente difficoltà a capire il perché di questo ennesimo suicidio annunciato. Una cosa però temo di saperla: nemmeno queste evidenti cantonate prese a danno nostro e di tutta la famiglia europea riusciranno a convincere gli eurolirici che nel progetto da loro con tanta passione vagheggiato c'è qualcosa che non torna. E finché questo riguarda gli eurolirici di sinistra, sarei anche rassegnato (lo sono, com'è noto, da oltre otto anni)! Ma quando vedo conservatori, persone educate all'idea che non ci sono pasti gratis, continuare a considerare un pasto gratis questo gigantesco cumulo di una cosa che non è, perché non può esserlo, cioccolata (altrimenti non sarebbe gratis), ecco, lì sinceramente mi cadono le braccia. C'è insomma un ghradhuidhamendhe "de destra", quello di chi considera l'euro e l'Europa comunque un free lunch, come c'è e c'è stato un ghradhuidhamendhe "de sinistra", che quelli "de destra" scorbacchiano, senza rendersi conto di commettere essi stessi il medesimo errore concettuale.
Non sarà un Blitzkrieg, ma questo so che lo avevate capito...
Non ci si capisce più niente. Per colpa nostra? Per colpa di chi ha da sempre fatto in modo di non farci capire niente?
RispondiEliminaIo la vedo così. Il progetto di qualcuno era quello di controllare il mondo e ai fini di capire non credo interessi troppo sapere chi fossero, per quel che mi riguarda potrebbero essere stati anche semidei oppure alieni!!! Fattostà che la globalizzazione è stata una realtà tangibile della quale si era arrivati a delinearne piuttosto chiaramente i tratti.
Il controllo del mondo doveva passare per forza dal controllo dell’Europa e dalla distruzione delle rispettive capacità di reazione a progetti di compressione del benessere, delle libertà, dei diritti dei popoli quale la globalizzazione era. Quale miglior modo di distruggere l’Europa se non unirla?
Il controllo/distruzione dell’Europa doveva passare per il controllo e la limitazione dello sviluppo economico e delle fonti di approvvigionamento energetico e materie prime che la stessa non ha.
La Unione Europea e l’Euro non sono bastate, la pandemia non è bastata, l’invasione incontrollata, almeno per ora, non è bastata.
Dipendevamo dalle fonti Russe ma poi la Russia è sfuggita al controllo dei globalisti ed è stata necessaria una guerra e la distruzione del Nord Stream. Non era possibile portarci ad essere dipendenti dagli Stati Uniti perché hanno meno risorse della Russia, non esportavano praticamente più niente, anzi con l’Euro le esportazioni verso US complessivamente hanno resistito e sono divisi da noi da un oceano, l’unica chance rimaneva la Cina, ma anche la stessa è sfuggita al controllo.
Alla fine anche gli Stati Uniti stanno sfuggendo al controllo dei signori della City...oops globalisti…
Secondo me stiamo vivendo gli ultimi (speriamo) strascichi di quella logica che però in Europa siamo ancora lontani dal soverchiare.
Questo credo che stia avvenendo perché è il continente che ha subito i condizionamenti psicologici ed emotivi più pesanti della storia dell’umanità.
Non siamo liberi perché non siamo più capaci di immaginarci la libertà, quindi non la chiediamo, non la cerchiamo e siamo in questo senso diventati schiavi perfetti.
Abbiamo perso anche la cognizione di una società normalmente equilibrata, giusta e libera.
Abbiamo perso la conoscenza degli strumenti che ci permetterebbero di controllare la Nazione dal punto di vista macroeconomico.
In questi anni mi sono reso contro che praticamente nessun cittadino comune in Italia ha idea di cosa sia la moneta, di come debba essere usata e quali sono i processi che essa ci permetterebbe di controllare.
Ho scoperto ultimamente che anche buonissima parte della classe intellettuale di questo paese soffre di questa grave deficienza.
Quindi di strada da fare ne abbiamo ancora molta. Coraggio!!!
Trovo in G.F. List vari spunti per analizzare questa trasversale follia.
RispondiEliminaDici? Ma List era protezionista. Questo modo di fare non mi pare protegga molto. Hai in mente qualche passaggio specifico?
EliminaLa c.d. teoria della potenza produttiva come fine ultimo dello Stato o di una unione omogenea.
EliminaOggi ho peraltro scoperto la politica filo cinese del Reich: Materia prima (tungsteno se non erro) contro aiuti militati e addestramento in chiave anti giapponese per Ciang K S. Alleanza abbandonata dopo l’asse anti comunista con il Giappone. Un antecedente storico interessante se le fonti sono corrette.
EliminaMolto nteressante. Posso chiedere quali sono queste fonti?
EliminaTemo che analisi spietatamente lucide come queste rimarranno circoscritte a questo blog che non esiste. La storia sembra possedere una propria forza inerziale alla quale è impossibile sottrarsi. E in talune epoche vi sono soggetti che guidano gli eventi approfittando della colpevole indifferenza dei tanti, tantissimi che sembrano vivere in un altra realtà. Fra 10 anni su questo blog che non esiste si parlerà di un QED dagli effetti ancora più devastanti dei precedenti. Spero di sbagliarmi.
RispondiEliminaPoi ci sono quegli altri de destra che considerano il dollaro e l'America un free lunch.
RispondiEliminaUno degli aspetti potrebbe essere che, la banalità del male abbia un peso specifico enormemente maggiore della logicità delle cose. No, la nostra non sarà una guerra lampo.
RispondiEliminaQualche settimana fa ho partecipato ad una cena con un gruppo di persone di varie nazionalità, persone di esperienza e di successo in diversi settori commerciali, persone di elevato spessore internazionale che so dotate di un certo acume.
RispondiEliminaSapevo che avrei trovato un ambiente "progressista", quindi non mi aspettavo grande apertura in ambito "politico".
Si è arrivati a parlare anche di ue, io ho espresso il mio parere fortemente negativo. La cosa che mi ha stupito non poco, riflettendo a posteriori sulla conversazione, è stata che tutte queste persone sono comunque afflitte da un fortissimo grillismo, una grande ignoranza di fondo.
Si è passati dal ciamp è il male assoluto al se so magnati tutto, per finire con l'immancabile teoria del grande pennello.
Male male.
Quando mi capita di finire in contesti simili, tento di mimetizzarmi con la tovaglia, rendermi invisibile oppure fingermi ingenuo ("ma va?", "non ne avevo idea...") o con la faccia che sembri interessata ad ascoltare (in realtà prego che ci sia abbastanza vino). Sono anni che il Prof. ce lo ripete: non vale la pena rovinarsi le serate.
EliminaIo speravo ci fosse un confronto, di avere delle risposte argomentate, invece sono rimasto molto deluso.
EliminaMa forse il problema è proprio questo, che non arrivano argomentazioni semplicemente perché non ne esistono, e a troppe persone questo basta e avanza per avere le loro certezze granitiche.
Sì, è un paradosso ma che è stato spiegato da gente ben informata.
EliminaNotoriamente, la signora Maria che sbarca il lunario pulendo le scale dei condomini intuisce che l'euro e tutta la baracca comunitaria è una colossale inculata.
Poi però spaventata da giornali e TG, continua a votare timorosamente PD.
Mentre, il commendatore Guidobaldo Maria Riccardelli, con due lauree, un PhD e che siede in 3 CdA è più incline a credere nelle magnifiche sorti e progressive del fogno Spinelliano.
E continua a votare convintamente PD. 🙄
Giusto Luca. Anche perché a cena la materia organica sta entrando dall'orifizio "sbagliato".
EliminaDovrà - a tempo debito- entrare da quello posizionato all'antipodo; solo allora avrà per i Progressivos un effetto maieutico di apprendimento attivo (rif: citazione francese fatta da Alberto in diverse occasioni).
vediamola dal punto di vista della UE, cioè delle varie lobbies, delle banche e dei fondi... loro agiscono secondo principi e strategie colonialiste: 1-penetrazione, 2-sfruttamento, 3-controllo e, in casi estremi, 4-conquista; questo è quello che stanno perseguendo indefessamente da quasi mezzo secolo. Il nostro "suicidio annunciato" è colpa della più che trentennale miopia politica, che ci ha relegato in un neofeudalesimo pieno di vassalli, valvassori e valvassini. Le riflessioni di Craxi sull'Unione Europea ("nella migliore delle ipotesi sarà un limbo e nella peggiore delle ipotesi sarà un inferno") non sono mai state così attuali
RispondiEliminaPutin comunque ci dimostra di capire esattamente come funziona l'UE a livello di metodo. Ci chiede che medi un ex eletto che ha fatto delle porte girevoli una scuola di vita. E i nostri giornali invece che indignarsi e pretendere che la discussione avvenga tra eletti sono già partiti sbavando con il toto nomi (dalla Merkel all'onnipresente UVA). Non avevamo di certo bisogno di ulteriori conferme ma è sempre orripilante vedere certi spettacoli.
RispondiEliminaE se parlassimo di "affettiva" degli stati dalla UE?
RispondiEliminaPoi mi spiego meglio...
Perchè di criminologia si tratta. O no?
RispondiEliminaDIPENDENZA AFFETTIVA: QUANDO L’AMORE DIVENTA PRIGIONE
La chiamiamo “amore”, ma spesso è tutt’altro.
La dipendenza affettiva è una forma di schiavitù emotiva che si traveste da passione, da bisogno di vicinanza, da paura di restare soli.
Ma in realtà è una catena invisibile che stringe lentamente, fino a soffocare l’identità di chi la vive.
È quando non riesci più a distinguere tra amare e sopravvivere.
Quando ogni gesto dell’altro diventa misura del tuo valore.
Quando il silenzio di chi ami ti fa sentire in colpa, e il suo disprezzo lo interpreti come un segno d’amore distorto, ma pur sempre “amore”.
La dipendenza affettiva nasce quasi sempre da una ferita antica ossia dal bisogno disperato di essere visti, riconosciuti, scelti.
È il risultato di una mancanza che diventa fame. Una fame emotiva che ti spinge a tollerare l’intollerabile pur di non perdere l’altro.
I segnali d’allarme ci sono, ma spesso li ignoriamo:
• Ti senti costantemente in ansia all’idea che l’altro possa allontanarsi.
• Accetti comportamenti umilianti, svalutazioni o silenzi come “normali”.
• Ti scusi anche quando non hai colpa.
• Hai la sensazione di camminare sulle uova per evitare il conflitto.
• Vivi in funzione dei bisogni e degli umori dell’altro, dimenticando i tuoi.
• Ogni volta che provi a distaccarti, senti un vuoto fisico, quasi una crisi d’astinenza.
La dipendenza affettiva non è una scelta consapevole. È un meccanismo di sopravvivenza distorto che si attiva quando crediamo che senza l’altro non possiamo esistere.
Ma l’amore vero non chiede sacrifici, chiede presenza, non annullamento.
Uscirne è possibile, ma richiede coraggio.
Il coraggio di guardare in faccia la paura del vuoto, di riscrivere la propria storia, di smettere di chiedere amore a chi non sa darlo.
Perché la libertà emotiva inizia quando smetti di mendicare affetto e impari a riconoscere che tu basti a te stesso.
https://www.facebook.com/robertabruzzonecriminologa/posts/dipendenza-affettiva-quando-lamore-diventa-prigionela-chiamiamo-amore-ma-spesso-/1328325301994987/
Temo che il punto che accomuna la destra e la sinistra europeiste sia concepire l'UE come un "non mercato interno", ossia come un luogo di necessaria trasformazione di merci e materie importate in prodotti da destinare all'export. Questo porta a considerare il cittadino come lavoratore (a basso costo) e contribuente (spremuto) assai più che consumatore. La causa di questo fenomeno potrebbe essere che quando tutti quanti pensano che far andare bene le imprese sia l'unico scopo della politica economica, inevitabilmente finiscono per proporre il mercantilismo anche quelli che credono di voler aiutare i lavoratori. Quasi tutti, oggi, confondono l'aumento del PIL con l'aumento del benessere dei cittadini. Ed invece, se è vero che senza il primo difficilmente arriva il secondo, non è affatto vero che il primo si traduce necessariamente nel secondo. La malattia è dunque "l'impresismo" che ha contagiato tutti quanti, da desta a sinistra, che fa dimenticare che il mercato (anche quello "de destra") è il luogo in cui l'offerta soddisfa la domanda e non quello in cui occorre fare in modo, con incentivi ed aiuti vari, che la domanda finanzi costantemente l'offerta.
RispondiEliminaEnnesimo post di amplissimo respiro.
RispondiEliminaIo resto convinto che, sull'energia, il vero game changer sarebbe il nucleare.
Se lo hanno capito gli Emirati costruendo una delle più grandi centrali, loro che sono seduti sul petrolio, forse dovremmo capirlo anche noi.
Tanto più che a differenza delle centrali a gas o a carbone, la materia prima uranio impatta per un 3% sul costo operativo di una centrale.
Quindi ok, si dipenderebbe dall'estero, ma avverrebbe in modo molto ma molto inferiore rispetto ad oggi col gas.
E d'altra parte, lavorerebbero le aziende meccaniche italiane, gli ingegneri italiani, i tecnici italiani. È davvero un peccato aver buttato alle ortiche questa possibilità.
Temo che sia più difficile convincere gli italiani sul nucleare che sull'EU.
EliminaOmar, quello è poco ma sicuro. Ma visto che agli italiani hanno fatto trangugiare di tutto negli ultimi 35 anni, per una volta che si fa una cosa giusta NONOSTANTE il parere degli italiani, io ne sarei ben contento.
EliminaTanto, se si sta ad ascoltare Bonelli e Fratoianni, l'alternativa fra un po' è che torniamo a scaldarci col braciere.
Dopo vari tentennamenti, scrivo - cancello-scrivo, inserisco il commento anche se ancora poco a fuoco. Vediamo se dalla bolla arriva qualche input per farmi fare un passo avanti.
RispondiElimina:)
Sembrerebbe un Rally round the flag per l'EU (sistema, non persona!) che nonostante i tanti detrattori e le numerose critiche, alla fine, agli occhi dei "ben-pensanti" ha mostrato grande resilienza e da questa persistenza trae il suo richiamo.
"Laggente" sembra un po' persa da questi continui cambi di passo ed insospettabilmente anche chi sembrava aver assunto un ruolo da piccolo protagonista delle proprie scelte, sta ripiegando sulla scelta banale ed allineata. Ci si rifugia in qualcosa che per quanto sia criticabile è noto: come la parrocchia, l'impiego statale, la cultura di sinistra. Perché alla fine un'alternativa vera, strutturata, solida, non c'è.
Non dico che destra e sinistra sono uguali, non dico che l'attuale maggioranza non sia all'altezza. Ma provo con questo esempio : ragazzi adolescenti o poco più, quelli che avevano circa 5-6 anni (ed ora circa 20, i nuovi elettori) quando il nostro amato PDR diventò tale. La loro memoria su questi temi difficilmente può essere più remota. Questi giovani han visto più papi e presidenti degli USA che PDR d'Italia.
Provo sempre una forte perplessità quando si parla de iggiovaniche. Prima di un giovane c'è un adulto che lo genera, lo accudisce e sperabilmente lo educa. Se non è capace di trasmettere fiducia, ottenere ascolto e far crescere curiosità di capire, apprendere qualcosa del mondo al di là delle nozioni impartite a scuola e sviluppare capacità di giudizio il problema è il genitore, non il giovane.
EliminaForse hai ragione, ma il mondo dei giovani la fuori va vissuto (visto da vicino) per essere capito. Chi ha le possibilità a cui fai riferimento deve comunque vivere in questo mondo. Oppure se ne va; come tanti fanno.
Elimina'Sta roba che abbiamo (o la Germania ha) deciso di concentrarci su un unico fornitore di idrocarburi mi manda ai matti. Ma è stata la Germania ad aggredire Iraq (due volte), Siria, Libia (nel 2011, dice qualcosa quest'anno?), Venezuela nonché Russia e Iran (quest'ultimi due con avversa fortuna)? Almeno non direttamente, giacché nel paese che l'ha fatto gli immigrati tedeschi sono la maggioranza. Ce l'hanno ordinato i tedeschi di non aprire il South Stream o di prendere lo shale gas della Georgia (non quella con capitale Tbilisi) a quattro o cinque volte il prezzo del gas russo? Perché, stranamente, il GNL di quel paese è sempre fuori dall'equazione giraldiana.
RispondiEliminaP.S. Agli eurocrati qualcuno - indovina chi? - ha detto che, sconfiggendo presto la Cina, le terre rare per elettrificare anche i girelli del parco giochi gliele avrebbero vendute le solite multinazionali del solito paese. Come, qualche anno fa, gli era stato chiesto di costringere la gente a comprare solo auto elettriche, perché il più grande produttore di auto elettriche era di quel paese. E quelli ci credono. E, mi pare di capire, non sono i soli. Forse, e dico forse, è geopoliticamente sensibile anche questo paese: non sarebbe il caso di porsi politicamente il problema di gestire il rischio (geopolitico, economico, sociale, finanziario) che il solito paese provoca?
Ti riferisci alla Russia ovviamente.😆
Eliminasei un po' fissato
EliminaSecondo me hai la bussola un tentennino starata, la dovresti ricalibrare un po' di più verso Nord Ovest!
EliminaTutti questi avvenimenti sono posteriori alla crisi di una scelta che ha funzionato almeno alla metà degli anni'10 (sanzioni) e di fatto anche dopo, permettendo insieme ai cambi l'accumulazione del surplus delle partite correnti in Germania. Il gas, tra l'altro, allora veniva presentato come l'alternativa pulita alla benzina.
EliminaCiò posto, anche io non capisco fino in fondo la posizione della Germania: perché sanzionare il proprio fornitore quando si è paese dominante nell'istituzione che pone le sanzioni? Se il punto era passare già allora alla Cina c'erano mezzi meno lambiccati di farlo. Devo dire che anche la ricostruzione di Giraldo mi rimane su questo punto oscura: trovo incomprensibile perché sostenere con tanta pervicacia la guerra contro un fornitore più che disponibile e in generale tutta la posizione della Germania nella guerra ucraina.
Sono stati presi più volte a schiaffi dagli USA finché non gli hanno fatto capire che non s'aveva da fare, semplice.
EliminaE ancora hanno deciso di trascinarsi dietro il resto del baraccone europeo mentre annaspano cercando di non affondare.
@CB Scusa, ero distratto: stavo vedendo quanto vale in euro l'ultimo bonifico in rubli arrivatomi.
Elimina@ Pellegrina Audi Quattro Sport S1 era nata con un motore turbo: questo creava, però, il problema di un ritardo di segnale tra l'acceleratore e la turbina di circa due secondi. Ora, un ritardo di due secondi per un auto è grave ma se ci corri i rally è come giocare a mosca cieca in autostrada. Tra parentesi, la Delta S4 aveva montato un compressore volumetrico in serie al turbocompressore per cercare di annullare l'inevitabile ritardo mentre, più tardi, l'Audi utilizzò un sistema di ricircolo dei gas di scarico per ovviare al problema.
Questo intermezzo motoristico per esemplificare cosa? Che nella realtà esiste sempre un ritardo tra "segnale" e "risposta". Ad esempio, l'ambientalismo di accatto, che Gore ha usato nella campagna elettorale delle elezioni del 2000, ha potuto divenire una politica concreta solo coi mandati di Obama, dal 2009. A quel punto, nonostante gli imponenti sforzi di influenza, tieni conto che devi "assorbire" giovani politici cui far fare carriera: vuol dire dai cinque ai dieci anni di tempo. Se, però, arriva un "contrordine, asset della CIA", non è facile che tutti o la maggioranza della classe dirigente istruita per un obiettivo sia capace di invertire la propria visione immediatamente, anche per motivi pratici. Dovrai istruire una nuova classe dirigente, cui far fare carriera che premerà per i cambiamenti e, coi dovuti tempi, si arriverà al cambio di paradigma richiesto. Quelli che oggi comandano in UE sono persone che hanno introiettato le volontà dell'oligarchia statunitense di cinque, dieci, magari quindici anni prima ma un cambio repentino di situazione reale li mostra come obsoleti ad un osservatore attento e informato, cioè che non legga Libero, il Giornale, et coetera. Spero di essere stato poco confuso e non averti creato dubbi.
Concordo con Gabriele. Nel 2022 in USA tra l'altro c'erano ancora "i buoni" al governo, i quali hanno imposto la rotta alla Germania.
EliminaMa al tempo stesso la tenuta del baraccone UE e il desiderio di espansione verso est per la Germania sono vitali, hanno precedenza su tutto, quindi anche senza pressioni forti dagli USA avrebbero comunque avuto lo sprone a intervenire a difesa dell'Ucraina e a schierarsi in opposizione alla Russia.
Difendere la narrazione della "pace" è fondamentale, mostrando che la UE interviene a difesa di membri attuali e potenziali. La reputazione della UE avrebbe perso troppo smalto presso il pubblico eurolirico se le istituzioni UE, guidate dalla Germania, avessero continuato il business con la Russia come se niente fosse, e magari anche consentito alla Russia di vincere il conflitto (nel 2022 era difficile immaginare che gli Ucraini avrebbero tenuto testa tanto a lungo).
Scusatemi, sto apparendo (a voi e non solo) come quello che lancia il sasso e nasconde la mano, ma fra successione paterna (ora), elezioni a Chieti (il 24), convegno del Dipartimento economia (il 27 a Roma) devo star dietro a parecchie cose. Torno dopo cena per rispondervi.
RispondiEliminaSuccessione? Un abbraccio.
EliminaTolti quelli a cui conviene non capire (https://www.primaonline.it/2025/10/16/454559/mfe-via-libera-dellagcom-tedesca-al-controllo-su-prosieben/,
RispondiEliminahttps://www.italiaoggi.it/marketing-e-media/media/mfe-mediaset-lutile-raddoppia-a-301-milioni-fl0hcmbf), subentrano quelli da lei illustrati al 12° capoverso (per i quali ogni sforzo è vano) e quelli cui conviene per ragioni di sopravvivenza personale: un rifugio per una elezione politica o amministrativa mancata o mancante (v. Di Maio) fa sempre comodo! E quindi perché minarlo?
Questo per chi è avvezzo alla politica.
Diverso il discorso per gli elettori che ha queste parti danno fiducia.
Ed anche qui si propone la categoria dei "convinti sostenitori" (assimilabili a quel capoverso di prima, e quindi "l'importante è desistere" [sua cit.]), profittatori per i quali le proprie ragioni non saranno mai superiori alle loro (forse vale la pena di non più di un tentativo) ed infine chi non può capire perché non è messo nelle condizioni di farlo! Ed anche qui vale la sua famosa citazione "e quando ci saremo ripresi il nostro paese, ricordiamoci che la democrazia non è stata uccisa dai politici, ma dai giornalisti" (2014).
La mia idea sugli eurolirici di destra è che anche su questo tema, come su quasi tutti (vedi recente caso Giuli-Buttafuoco), una cospicua parte della classe dirigente di Fi e di FdI vive in uno stato di soggezione (sia pure per alcuni inconsapevole) nei confronti della sinistra, e quindi è portata ad avallare quasi per inerzia le scelte di Bruxelles, temendo in caso contrario di essere accusati di posizioni nazional-sovraniste dai piddini. Che poi queste scelte siano da trent'anni assunte in pieno contrasto con i nostri interessi nazionali, diventa una questione secondaria, giacchè mantenersi nel salotto buono e affidabile della politica, per costoro, vale molto più che rispettare e realizzare la volontà dei cittadini che li hanno votati. E' una forma di realismo/opportunismo del tutto miope, visto che ormai i cedimenti della costruzione europea sono tali e tanti da far pensare l'unico atteggiamento realista sarebbe quello di metterla in discussione dalle sue fondamenta, prima che crolli.
RispondiEliminaIo indagherei la dimensione escatologica e religiosa. Gli eurolirici supportano la UE perché "ci salverà". Perché ai loro occhi salverà ideali quali pace, democrazia, stabilità, benessere. Perché offre una bandiera, un "bene" in cui credere.
RispondiEliminaSul "benessere" il supporto ha cominciato a scricchiolare: gli ultimi 15 anni hanno lasciato il segno in termini di benessere materiale, ed infatti l'euroscetticismo ha guadagnato un po' di terreno.
Ma le illusioni di "pace", "democrazia", "stabilità" resistono ancora. E resisteranno fin quando le istituzioni UE riusciranno a mascherare i danni inferti ai cittadini (es. Vestager impedisce il salvataggio di banche italiane tanto l'eurofilo medio non se ne accorge o non se ne frega) e a tenere a galla narrazioni quali "pace" e "stabilità".
Scusate l'off topic, ma perché ieri in tutte le manifestazioni sportive era un continuo mostrare dello straccio blu stellato?
RispondiEliminaMah, magari sono ingenuo, ma penso si riduca tutto a lobbying potente. Che si concentra su decisori e informazione. Questi, di cui paghiamo le conseguenze, sono amori mercenari, non mi farei troppe domande sulle loro motivazioni emotive in assenza di razionali. Quelle domande sono più appropriate per l'atteggiamento di chi subisce, ma in quel caso la risposta la conosciamo, il condizionamento informativo.
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