Vado in palestra. Voi continuate pure a sparare minchiate. Sia maledetto in eterno chi vi ha fuorviato, senza nemmeno averne un tornaconto. Nemmeno Dante era riuscito a immaginare un girone adatto ai nostri politici. Un simile tradimento non ha precedenti nella storia.
L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...
sabato 23 gennaio 2016
Ci rinuncio
La discussione sotto al post precedente dimostra che non ne vale la pena. Non solo non capite, ma non siete nemmeno in grado di far finta! Non so, forse renderò il blog a pagamento per chi è in grado di capire a cosa serve. Io mi cercherò un lavoro fuori. Perdere la salute per un popolo di dita sconnesse dal SNC è gesto irrazionale.
venerdì 22 gennaio 2016
La conversione lira/euro (e tre!)
Nel post precedente vi ho illustrato con un esempio specifico, tratto dall'esperienza di uno di noi, cosa significhi l'arrivo della troika, e perché non c'è da star tranquilli, soprattutto per gli imprenditori.
Oggi vi spiegherò perché fatalmente arriverà la troika, perché non possiamo scongiurare questo ulteriore passo verso il degrado della nostra società.
La risposta è molto semplice: perché siamo circondati da imbecilli.
Ci sarebbe anche da chiedersi perché mai dovremmo sbatterci tanto per salvare, noi happy few, i tanti imbecilli. In fondo sarebbe meglio andarsene. Non può finire bene. L'aumento della disuguaglianza, l'involuzione verso una società neofeudale, alla fine riavvicineranno tutti alla durezza del vivere. Anche i simpatici milionari ai quali chiedo di darmi una mano nella mia opera di diffusione del buonsenso, quando al manipolo di filippini che gestiscono il loro portierato saranno costretti ad aggiungere due o tre nerboruti armati di fucile a pompa, forse, anche loro, a quel momento, dicevo, cominceranno a chiedersi se non ci sia qualcosa che non va.
Ma sarà troppo tardi.
Ora, attenzione. Certo che chi come me non ha esperienza di ricerca nel campo dei paesi in via di sviluppo può legittimamente non capire che siamo protagonisti di un film già visto! Non sto dando degli imbecilli ai miei simpatici contemporanei, gli italiani medi, solo perché non riconoscono un ciclo minskyano quando lo incontrano. Dirò di più. Qui abbiamo sollevato da tempo il problema che Giorgio Meletti ha molto opportunamente riportato all'attenzione del dibattito sul Fatto Quotidiano, parlando del "patentino" proposto da un certo inqualificabile voltagabbana, ovvero quello del diritto del popolo (sovrano) a non essere necessariamente esperto di ogni e qualsiasi ambito dello scibile. Non è un problema banale: è il problema della democrazia. La democrazia funziona se esistono un ceto intellettuale e un ceto politico in grado di fare una efficace opera di mediazione culturale fra gli interessi delle varie classi sociali, il che, peraltro, presuppone che questi interessi, diversificati, siano tutti rappresentati politicamente (cosa che il maggioritario di per sé mi sembra renda meno plausibile, ma non entro in questo). Mille volte qui, dopo aver faticato per seguirmi in ragionamenti non banali, vi siete chiesti: "Ma è giusto che per difendere la pelle si debba fare una fatica simile? Ma non sono i nostri politici a dover capire queste cose? Non ci affidiamo a loro proprio perché non possiamo essere tutti laureati in economia? E poi, mica c'è solo l'economia! Quando si parla di nucleare, dobbiamo pensare che ci mentono come quando si parla di euro? E allora dovremmo essere tutti laureati anche in fisica!"
Eccetera.
Considerazioni del tutto appropriate. Un paese che voglia funzionare, e che voglia avere un futuro, non può basarsi sul darwinismo culturale, quel simpatico atteggiamento secondo il quale siccome la classe dirigente è espressione del popolo che la esprime, allora se un paese va a rotoli per colpa della classe dirigente, la colpa è del popolo, che non era sufficientemente preparato (in economia, diritto, fisica, geologia,...) per esprimerne una migliore (e quindi merita di morire). Un ragionamento degno di chi lo fa: influencer minori che passano la vita a sparlare dello Stato e degli italiani, lavorando in università pubbliche finanziate con le imposte degli italiani. Va da sé che persone come queste, che se si affidassero al mercato verrebbero tritate in un batter di ciglia, non colgono (ad esempio) che la classe dirigente è espressione anche e soprattutto delle lobby che la influenzano, e che sono in grado, con i mezzi che hanno, di sostenere un apparato propagandistico di efficacia spesso schiacciante, tale da favorire l'accettazione da parte delle masse di qualsiasi provvedimento sia inteso ad opprimerle, ecc.
Bisogna però trovare un equilibrio.
Il delirio sulla conversione lira/euro non si spiega tutto e solo con l'effetto della propaganda: come vedrete, mettere le cose in chiaro richiede solo l'uso delle quattro operazioni. Quindi qui non si tratta di essere esperti: si tratta di non essere imbecilli. Questi imbecilli sono parenti dei poverini dei quali parlava Martinet in un post che ha suscitato molto dibattito, ma il cui senso profondo a me pare sia stato frainteso, e credo possa essere riassunto da una domanda: che senso ha una democrazia priva di responsabilità? In altri termini: come dobbiamo reagire di fronte all'evidenza che le nostre vite e quelle dei nostri cari sono state sbriciolate dalle decisioni, dal voto, di persone che non hanno avuto (e tuttora non hanno) l'intelligenza di prendere carta e penna e fare i due conti che vi propongo qua sotto? Come possiamo accettare che agendo in modo totalmente sconsiderato e irresponsabile una maggioranza di imbecilli distrugga la nostra esistenza? Qui i termini della questione sono due: la violenza che ci viene fatta da una maggioranza incapace di sedersi un minuto a riflettere, e la totale assenza di accountability, di responsabilità politica, dei responsabili di questo genocidio culturale e fattuale, appena mitigata dal fatto che i poverini, gli imbecilli, oltre ad essere artefici del genocidio ne sono anche vittime.
Ma il punto è che nessuno, nemmeno loro, merita quanto ci sta accadendo e quanto ci sta per accadere per colpa loro. Poi, ovviamente, possiamo sempre decidere di andarcene dalla nave che affonda, e goderci lo spettacolo degli imbecilli che annegano. Questo approccio risolverebbe il problema di riconciliare la democrazia con la responsabilità politica delle scelte sbagliate. Creperebbe solo chi (duole dirlo) se lo merita (almeno stando alla visione darwinista che tanto piace ai leoni della savana di Libberopoly). Ma sarebbe un approccio sterile, di breve periodo, e questo per due ordini di due problemi: primo, perché la nave Europa, se affonda, si tira giù tutta la flotta (e in effetti sta già succedendo); secondo, perché il modello sociale europeo, per smantellare il quale si sta facendo affondare la nave Europa, esiste solo qui, e se vogliamo evitare di campare con i vigilantes in portineria (come in America Latina, o nel Sud-Est asiatico), o con il fucile a pompa nell'armadio (come negli USA), questo modello dobbiamo difenderlo dove è, cioè qui: non possiamo difenderlo per corrispondenza.
Passiamo ai calcoli.
Ve li propongo prima in forma approssimata, per evitare di distrarci con le virgole, e poi utilizzando i valori storici. Quindi, in un primo momento, dirò che siamo entrati nell'euro a 2000 lire per euro, anziché 1936,27, ma lo farò solo per economia di notazione e senza che questo alteri in nulla il senso del ragionamento. Attenzione: questo è un post che non ammette l'ignoranza. Quindi ritengo che arriviate qui dopo aver capito cosa erano lo SME e l'ECU, cose delle quali vi ho parlato qui e qui.
Il punto essenziale da comprendere è che il perno (formale) dello SME era l'ECU, che era a tutti gli effetti un euro ante litteram. Il nome gli venne cambiato perché piaceva troppo ai francesi (ECU suonava esattamente come écu, cioè come lo scudo francese, la moneta d'oro adottata nel 1263 in seguito alla riforma monetaria di Luigi IX), e perché piaceva troppo poco ai tedeschi (ein ECU infatti suona come eine Kuh, e se vi ricordate che cosa vuol dire cowboy, anche senza essere Martinet capite quale fosse il problema per i tedeschi). Quindi chiedersi a quante lire (o marchi) siamo entrati nell'euro equivale a chiedersi quante lire (o marchi) ci volessero per un ECU al momento della conversione (fra 31 dicembre 1998 e 1° gennaio 1999).
Alles klar?
Rileggete bene, e soprattutto rileggetevi i due articoli che vi ho linkato, se avete dubbi.
Bene.
Ora vi racconto le vite parallele di Giovanni e Hans e del loro comune desiderio (molto da italiano medio) di comprarsi una "lamaghina", cioè quell'oggetto che mio fratello un giorno definì il più importante carattere sessuale secondario maschile. Sì, insomma, uno dei tanti rumorosi prolungamenti del pene ai quali gli italiani medi affidano la Vollendung della loro vacillante virilità.
Questa è la tabella, riferita alle ore 23:59 del 31 dicembre 1998 (dati arrotondati come detto sopra).
Segue spiegone.
Dunque: l'amico Giovanni guadagnava due milioni di lire. Dalle ultime tre righe vediamo che siccome ci volevano 2000 lire per un ECU, e con un ECU compravi due marchi (per cui ci volevano 1000 lire per un marco), lo stipendio di Giovanni equivaleva a 2000 marchi, ma anche, se volete, a 1000 ECU (anche se di questo dettaglio non si accorgeva nessuno perché l'ECU era una unità di conto non utilizzata per le transazioni dei vari Giovanni, come vi ho spiegato).
Poi c'è er "lamaghina" italiana, la Punto, che costava all'epoca 17.700.000 lire, ovvero, in marchi 17.700 marchi. Per capirci: siccome la Punto costava quasi 18 milioni, e Giovanni ne guadagnava 2 al mese, in pratica Giovanni per comprarsi la Punto avrebbe dovuto lavorare 9 mesi (e così facciamo contenti anche i novelli teorici del valore-lavoro).
L'amico Hans, invece, guadagnava 2.600 marchi.
(...risparmio la solfa del coglione di turno: "ecco vedi in Germania i salari sono più alti gne gne gne...". Certo! Anche in Italia sono più alti che in Tunisia. Il mistero si spiega con una parola che gli "gne gne gne" pronunciamo spesso, senza capirla: produttività. I dettagli della spiegazione sono nel post di Lampredotto...)
Quindi Hans guadagnava 2.600.000 lire, o, se volete, 1300 ECU. Il suo "lamaghina" nazionale, la Golf, costava 27.686 marchi, che in lire - al cambio arrotondato - avrebbe fatto 27.686.000, e in ECU avrebbe fatto 13.843 (assicuratevi di capire perché o andatevene al diavolo perché mi sarei anche rotto un po' i coglioni di passare la vita a spiegare che la Terra non è piatta...).
Naturalmente, con uno stipendio simile, a lui la Golf costava 27.686/2600=11 mesi di lavoro (arrotondando), mentre la Punto 17.700.000/2.600.000=7 mesi di lavoro (arrotondando: sarebbero 6,8076923).
(...per i cretini: se volete, posso anche dirvi quanti secondi di lavoro costava la Golf a Hans - o a Giovanni. Sto arrotondando...)
Ci siamo fino a qui? Bene, allora vediamo cosa succede alle 00:01 del 1° gennaio 1999, quando si abbandonano le valute nazionali per entrare nell'euro ai rispettivi tassi vigenti con l'ECU (in effetti, vigenti già da due anni, come vi ho spiegato nelle puntate precedenti).
Succede questo:
Lo stipendio di Giovanni passa a 1.000 euro perché l'euro subentra in effetti all'ECU e lo stipendio di Giovanni, essendo di 2.000.000 di lire, era (già) di mille ECU.
Aspettate, questo è un punto cruciale, quindi forse conviene che ve lo spieghi meglio.
Lo stipendio di Giovanni passa a 1.000 euro perché era (già) di mille ECU. Lo stipendio di Giovanni passa a 1.000 euro perché era (già) di mille ECU. Lo stipendio di Giovanni passa a 1.000 euro perché era (già) di mille ECU. Lo stipendio di Giovanni passa a 1.000 euro perché era (già) di mille ECU. Lo stipendio di Giovanni passa a 1.000 euro perché era (già) di mille ECU. Lo stipendio di Giovanni passa a 1.000 euro perché era (già) di mille ECU. Lo stipendio di Giovanni passa a 1.000 euro perché era (già) di mille ECU. Lo stipendio di Giovanni passa a 1.000 euro perché era (già) di mille ECU. Lo stipendio di Giovanni passa a 1.000 euro perché era (già) di mille ECU. Lo stipendio di Giovanni passa a 1.000 euro perché era (già) di mille ECU. Lo stipendio di Giovanni passa a 1.000 euro perché era (già) di mille ECU. Lo stipendio di Giovanni passa a 1.000 euro perché era (già) di mille ECU. Lo stipendio di Giovanni passa a 1.000 euro perché era (già) di mille ECU. 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Mi rendo conto del fatto che questa spiegazione contiene molti passaggi tecnici, ma sono certo che fornendovi maggiori dettagli siate riusciti a capire il punto cardine, ovvero che fra il 31/12/1998 e il 1/1/1999 di fatto in termini di rapporti di cambio non è successa una beneamata fava. Si è semplicemente cristallizzato un rapporto che esisteva (giusto o sbagliato che fosse, quello c'era).
Se ripercorrete i passaggi che abbiamo fatto analizzando la situazione precedente alla conversione, vedrete che i conti tornano: a parità di valuta Hans guadagna il 30% in più (guadagnava 2.600 invece che 2.000 marchi, ovvero 2.600.000 invece di 2.000.000 lire nel mondo di prima, e ora guadagna 1.300 invece di 1.000 euro, e nota bene: lo stipendio di Hans passa a 1.300 euro perché era (già) di 1.300 ECU.
Rinuncio a spiegarvi i passaggi tecnici di questa affermazione (se avete capito cosa succede a Giovanni, capite anche cosa succede ad Hans). Il punto è che siccome questa conversione rispecchia i rapporti di cambio esistenti, essa non altera il tasso di cambio reale fra i due paesi, ovvero, se preferite, non altera il numero di ore lavorate necessarie ad Hans e Giovanni per comprarsi l'una o l'altra "lamaghina".
Mi spiego: prima della conversione, con una Golf compravi 27.686/17.700=1,56 Punto (in altre parole: una Golf costava il 56% più della Punto). Qui il rapporto è fra i prezzi espressi in marchi: se lo fate fra i prezzi espressi in lire ottenete lo stesso risultato. Dopo la conversione invece pure: 13.843/8.850=1,56. Quindi la conversione non ha alterato il tasso di cambio reale (cioè il rapporto fra prezzo dei beni tedeschi e italiani).
Di converso, con una Punto compravi solo 17.700/27.686=0,63 Golf (cioè una Punto costava il 37% in meno della Golf... e qui aspetto la domanda della vergogna...).
Notate anche che dopo la conversione una Punto costava a Giovanni 9 e ad Hans 7 mesi di lavoro, e una Golf a Giovanni 14 e ad Hans 11 mesi di lavoro.
Quindi?
Quindi semplicemente la transizione alla nuova unità di conto, l'euro, cioè l'adozione nei conti di ognuno di noi dell'unità di conto europea, che finora era stata adottata principalmente nelle sale cambi, è stata neutrale in questo senso.
Sì, ci sono state le truffe sulle zucchine ecc. Va bene. Ma il punto non è questo. Il punto è che chi propone l'entrata nell'euro a 1000 lire per euro, vi propone questo:
Allora, vediamo cosa sarebbe successo entrando al tasso di 1.000 lire per euro. Dovremmo aver capito che ciò sarebbe equivalso in tutto e per tutto a dichiarare che un ECU valeva mille lire, e quindi, dato che per un ECU continuavano a darti due marchi, in pratica entrando a 1.000 lire per ECU (o, il che è esattimissimissimamente la stessa cosa, EUR) avremmo dichiarato che per un marco occorrevano solo 500 lire, anziché 1.000.
Chiaro questo passaggio? Se non è chiaro, rileggetelo. Se ancora non è chiaro, lasciamoci qui, da buoni amici.
Con gli altri, vediamo cosa succede a Giovanni, e più in generale in Italia. Bè, al cambio "Pomicino", come l'ho chiamato in segno di riverente affetto verso l'ex-ministro che prova per me una tenerezza che ricambio, sarebbe bastato dividere tutto per 1000. Avevi 2.000.000 di lire di stipendio? Sarebbero diventati 2.000 euro. Una Punto costava 17.700.000 lire? Sarebbe costata 17.700 euro.
Prima di fare un contronto, andiamo a vedere cosa sarebbe successo a Hans. Anche qui, è molto semplice: sarebbe successo quello che è successo passando all'euro (visto che non abbiamo ipotizzato che la Germania facesse qualcosa di diverso da quello che ha fatto), e quindi lo stipendio di Hans sarebbe passato da 2.600 marchi a 1.300 euro, ecc.
Siete sicuri di aver capito?
Sicuri sicuri?
Sicuri sicuri sicuri sicuri?
Avete obiezioni? Io non voglio scoraggiarle, per carità. Se avete domande da fare, fatele ora, perché se non avete capito quello che ho detto finora, allora potete anche non capire quello che viene dopo, ma se invece lo avete capito, quanto ho detto finora, se non capite quello che viene dopo siete da psichiatra. Sì, cari amici, da psichiatra. Perché la vostra non è discalculia. Sono sicuro che quanto fa sette per otto lo sapete tutti, no? Non fa Quarantotto, comunque.
Bene.
Dite di aver capito.
Credete di essere intelligenti.
Andate in giro tronfi per bar, dibattiti, studi televisivi (a seconda della vostra importanza) a stracciare i maroni col vostro sorrisetto beota di superiorità, al grido di "io non sono un economista ma...".
E allora perché non capite quanto segue?
Al cambio "Pomicino" una Punto sarebbe costata per Giovanni esattamente gli stessi mesi di lavoro che costava al tempo della lira o al cambio storicamente adottato: 9 mesi (i conti potete farli voi). Ma una Golf sarebbe costata la metà: solo 7, invece di 14, mesi di lavoro (ovvero: stipendi). E quindi Giovanni si sarebbe comprato la Golf.
Quanto ad Hans, il cambio "Pomicino" avrebbe condizionato anche lui. Intendiamoci: se la Germania fosse entrata al cambio storico (attorno a due marchi per ECU), come ha fatto, ovviamente il numero di stipendi necessari per acquistare una Golf da parte di Hans sarebbe rimasto invariato: sempre 11 mesi di lavoro (11 stipendi). Però il prezzo della Punto, invece di passare a 8.850 euro, al cambio "Pomicino" sarebbe passato a 17.700. Chiaro? Ma Hans sempre 1.300 euro avrebbe guadagnato. E quindi? E quindi mentre prima (e anche dopo, al cambio "di ingresso" effettivamente praticato all'epoca), per comprare una Punto gli bastava lavorare 7 mesi, col cambio "Pomicino" glie ne sarebbero occorsi il doppio: 14.
Nulla di strano: abbiamo già fatto notare che entrando a 1000 lire di fatto avremmo raddoppiato il valore della valuta nazionale (l'euro) rispetto alla quotazione di riferimento (quella dell'ECU prima della mezzanotte del 31/12/1998). Chiaro che se la valuta nazionale costa (implicitamente) il doppio per gli stranieri, i beni nazionali costano il doppio per loro.
Del resto, vediamolo anche con il rapporto fra i prezzi. Nell'ipotesi di cambio "Pomicino", il rapporto fra il prezzo di una Punto e il prezzo di una Golf (quindi, diciamo così, il tasso di cambio reale, per capirci) sarebbe passato dallo 0,63 che abbiamo calcolato sopra a 17.700/13.843=1,27. Il bene italiano si sarebbe cioè apprezzato in una sola notte rispetto alle quotazioni prevalenti di (1,27-0,63)/0,63=100%, cioè il prezzo della Punto sarebbe raddoppiato per Hans.
Qui c'è sempre l'esperto di qualcos'altro che viene a dirti: "Sì, ma lo stipendio di Giovanni sarebbe raddoppiato!" Ma minchia! Appunto! Quello di Hans no. Il raddoppio nominale dello stipendio di Giovanni avrebbe reso più convenienti per lui e per Hans i prezzi tedeschi: nessuno dei due avrebbe più avuto alcuna convenienza ad acquistare italiano, e quindi le aziende italiane sarebbero fallite nel giro di pochi mesi, e naturalmente gli stipendi italiani sarebbero scesi a causa della disoccupazione.
Insomma: avremmo avuto subito quello che abbiamo avuto dopo, per effetto di un apprezzamento che si è verificato in modo graduale e che cumulativamente si colloca fra il 20% e il 30%. Se un 30% di apprezzamento graduale (a stare larghi), spalmato in più di dieci anni, ha causato tante sciagure, vi rendete conto di cosa avrebbe potuto causare un apprezzamento istantaneo del 100%?
Bene.
Spero ora sia chiaro perché questa è una ipotesi talmente assurda che non se ne parla se non nei peggiori bar (e non di Caracas). Se incontrate un diversamente intelligente che ancora ve la rimena con questa storia, sentitevi liberi di condividere con lui questo esempio. I casi sono due: o vi ringrazierà, o dirà qualche stronzata. Nel secondo caso, il modus operandi è mirabilmente delineato nel grande capolavoro di un maestro recentemente scomparso. Ce n'è tanti in giro di questi tipi: visto che ci hanno rovinato la vita, usiamoli per allietarcela un po'.
E ora, se ve la sentite, fate pure domande...
(...p.s.: la morale della favola è che quelli che "si doveva entrare a 1000 lire" sono ovviamente nostri nemici politici. Da qui ad augurarsi il loro sterminio finanziario, o addirittura fisico, ovviamente ce ne passa. Il nemico politico si combatte politicamente. Attenzione, però. Non è un avversario: è un nemico. La differenza qual è? Semplice: che quella che è in gioco è la nostra pelle, non la Coppa Davis. Anche se loro non se ne rendono conto. Spero la morale sia chiara. Un corollario, peraltro, è che non è necessario portarmi qualsiasi detrito in timeline. D'ora in avanti sarò molto più rigoroso, quindi occhio. Capito, Pietro?...)
(...ah naturalmente, siccome c'è quella mamma che continuamente sforna, aggiungo anche i calcoli con tutte le virgole. Mi faceva notare ieri un amico molto intelligente che gli idioti hanno il feticismo delle virgole. Le cifre tonde colpiscono meno l'immaginazione del popolo bue. Se avete un cretino cui volete bene, per tentare di convincerlo utilizzate le tabelle che seguono:
Inutile dire che è meglio se le stampate e gliele presentate a parte. Sapete, una delle caratteristiche marcanti dei cretini è proprio che loro non si sentono tali: si sentono tanto fuuuuuuuuuuuuuurbi. Qualsiasi tentativo di riavvicinarli bruscamente alla realtà può essere pericoloso, come con i sonnambuli. Regolatevi...)
Oggi vi spiegherò perché fatalmente arriverà la troika, perché non possiamo scongiurare questo ulteriore passo verso il degrado della nostra società.
La risposta è molto semplice: perché siamo circondati da imbecilli.
Ci sarebbe anche da chiedersi perché mai dovremmo sbatterci tanto per salvare, noi happy few, i tanti imbecilli. In fondo sarebbe meglio andarsene. Non può finire bene. L'aumento della disuguaglianza, l'involuzione verso una società neofeudale, alla fine riavvicineranno tutti alla durezza del vivere. Anche i simpatici milionari ai quali chiedo di darmi una mano nella mia opera di diffusione del buonsenso, quando al manipolo di filippini che gestiscono il loro portierato saranno costretti ad aggiungere due o tre nerboruti armati di fucile a pompa, forse, anche loro, a quel momento, dicevo, cominceranno a chiedersi se non ci sia qualcosa che non va.
Ma sarà troppo tardi.
Ora, attenzione. Certo che chi come me non ha esperienza di ricerca nel campo dei paesi in via di sviluppo può legittimamente non capire che siamo protagonisti di un film già visto! Non sto dando degli imbecilli ai miei simpatici contemporanei, gli italiani medi, solo perché non riconoscono un ciclo minskyano quando lo incontrano. Dirò di più. Qui abbiamo sollevato da tempo il problema che Giorgio Meletti ha molto opportunamente riportato all'attenzione del dibattito sul Fatto Quotidiano, parlando del "patentino" proposto da un certo inqualificabile voltagabbana, ovvero quello del diritto del popolo (sovrano) a non essere necessariamente esperto di ogni e qualsiasi ambito dello scibile. Non è un problema banale: è il problema della democrazia. La democrazia funziona se esistono un ceto intellettuale e un ceto politico in grado di fare una efficace opera di mediazione culturale fra gli interessi delle varie classi sociali, il che, peraltro, presuppone che questi interessi, diversificati, siano tutti rappresentati politicamente (cosa che il maggioritario di per sé mi sembra renda meno plausibile, ma non entro in questo). Mille volte qui, dopo aver faticato per seguirmi in ragionamenti non banali, vi siete chiesti: "Ma è giusto che per difendere la pelle si debba fare una fatica simile? Ma non sono i nostri politici a dover capire queste cose? Non ci affidiamo a loro proprio perché non possiamo essere tutti laureati in economia? E poi, mica c'è solo l'economia! Quando si parla di nucleare, dobbiamo pensare che ci mentono come quando si parla di euro? E allora dovremmo essere tutti laureati anche in fisica!"
Eccetera.
Considerazioni del tutto appropriate. Un paese che voglia funzionare, e che voglia avere un futuro, non può basarsi sul darwinismo culturale, quel simpatico atteggiamento secondo il quale siccome la classe dirigente è espressione del popolo che la esprime, allora se un paese va a rotoli per colpa della classe dirigente, la colpa è del popolo, che non era sufficientemente preparato (in economia, diritto, fisica, geologia,...) per esprimerne una migliore (e quindi merita di morire). Un ragionamento degno di chi lo fa: influencer minori che passano la vita a sparlare dello Stato e degli italiani, lavorando in università pubbliche finanziate con le imposte degli italiani. Va da sé che persone come queste, che se si affidassero al mercato verrebbero tritate in un batter di ciglia, non colgono (ad esempio) che la classe dirigente è espressione anche e soprattutto delle lobby che la influenzano, e che sono in grado, con i mezzi che hanno, di sostenere un apparato propagandistico di efficacia spesso schiacciante, tale da favorire l'accettazione da parte delle masse di qualsiasi provvedimento sia inteso ad opprimerle, ecc.
Bisogna però trovare un equilibrio.
Il delirio sulla conversione lira/euro non si spiega tutto e solo con l'effetto della propaganda: come vedrete, mettere le cose in chiaro richiede solo l'uso delle quattro operazioni. Quindi qui non si tratta di essere esperti: si tratta di non essere imbecilli. Questi imbecilli sono parenti dei poverini dei quali parlava Martinet in un post che ha suscitato molto dibattito, ma il cui senso profondo a me pare sia stato frainteso, e credo possa essere riassunto da una domanda: che senso ha una democrazia priva di responsabilità? In altri termini: come dobbiamo reagire di fronte all'evidenza che le nostre vite e quelle dei nostri cari sono state sbriciolate dalle decisioni, dal voto, di persone che non hanno avuto (e tuttora non hanno) l'intelligenza di prendere carta e penna e fare i due conti che vi propongo qua sotto? Come possiamo accettare che agendo in modo totalmente sconsiderato e irresponsabile una maggioranza di imbecilli distrugga la nostra esistenza? Qui i termini della questione sono due: la violenza che ci viene fatta da una maggioranza incapace di sedersi un minuto a riflettere, e la totale assenza di accountability, di responsabilità politica, dei responsabili di questo genocidio culturale e fattuale, appena mitigata dal fatto che i poverini, gli imbecilli, oltre ad essere artefici del genocidio ne sono anche vittime.
Ma il punto è che nessuno, nemmeno loro, merita quanto ci sta accadendo e quanto ci sta per accadere per colpa loro. Poi, ovviamente, possiamo sempre decidere di andarcene dalla nave che affonda, e goderci lo spettacolo degli imbecilli che annegano. Questo approccio risolverebbe il problema di riconciliare la democrazia con la responsabilità politica delle scelte sbagliate. Creperebbe solo chi (duole dirlo) se lo merita (almeno stando alla visione darwinista che tanto piace ai leoni della savana di Libberopoly). Ma sarebbe un approccio sterile, di breve periodo, e questo per due ordini di due problemi: primo, perché la nave Europa, se affonda, si tira giù tutta la flotta (e in effetti sta già succedendo); secondo, perché il modello sociale europeo, per smantellare il quale si sta facendo affondare la nave Europa, esiste solo qui, e se vogliamo evitare di campare con i vigilantes in portineria (come in America Latina, o nel Sud-Est asiatico), o con il fucile a pompa nell'armadio (come negli USA), questo modello dobbiamo difenderlo dove è, cioè qui: non possiamo difenderlo per corrispondenza.
Passiamo ai calcoli.
Ve li propongo prima in forma approssimata, per evitare di distrarci con le virgole, e poi utilizzando i valori storici. Quindi, in un primo momento, dirò che siamo entrati nell'euro a 2000 lire per euro, anziché 1936,27, ma lo farò solo per economia di notazione e senza che questo alteri in nulla il senso del ragionamento. Attenzione: questo è un post che non ammette l'ignoranza. Quindi ritengo che arriviate qui dopo aver capito cosa erano lo SME e l'ECU, cose delle quali vi ho parlato qui e qui.
Il punto essenziale da comprendere è che il perno (formale) dello SME era l'ECU, che era a tutti gli effetti un euro ante litteram. Il nome gli venne cambiato perché piaceva troppo ai francesi (ECU suonava esattamente come écu, cioè come lo scudo francese, la moneta d'oro adottata nel 1263 in seguito alla riforma monetaria di Luigi IX), e perché piaceva troppo poco ai tedeschi (ein ECU infatti suona come eine Kuh, e se vi ricordate che cosa vuol dire cowboy, anche senza essere Martinet capite quale fosse il problema per i tedeschi). Quindi chiedersi a quante lire (o marchi) siamo entrati nell'euro equivale a chiedersi quante lire (o marchi) ci volessero per un ECU al momento della conversione (fra 31 dicembre 1998 e 1° gennaio 1999).
Alles klar?
Rileggete bene, e soprattutto rileggetevi i due articoli che vi ho linkato, se avete dubbi.
Bene.
Ora vi racconto le vite parallele di Giovanni e Hans e del loro comune desiderio (molto da italiano medio) di comprarsi una "lamaghina", cioè quell'oggetto che mio fratello un giorno definì il più importante carattere sessuale secondario maschile. Sì, insomma, uno dei tanti rumorosi prolungamenti del pene ai quali gli italiani medi affidano la Vollendung della loro vacillante virilità.
Questa è la tabella, riferita alle ore 23:59 del 31 dicembre 1998 (dati arrotondati come detto sopra).
Segue spiegone.
Dunque: l'amico Giovanni guadagnava due milioni di lire. Dalle ultime tre righe vediamo che siccome ci volevano 2000 lire per un ECU, e con un ECU compravi due marchi (per cui ci volevano 1000 lire per un marco), lo stipendio di Giovanni equivaleva a 2000 marchi, ma anche, se volete, a 1000 ECU (anche se di questo dettaglio non si accorgeva nessuno perché l'ECU era una unità di conto non utilizzata per le transazioni dei vari Giovanni, come vi ho spiegato).
Poi c'è er "lamaghina" italiana, la Punto, che costava all'epoca 17.700.000 lire, ovvero, in marchi 17.700 marchi. Per capirci: siccome la Punto costava quasi 18 milioni, e Giovanni ne guadagnava 2 al mese, in pratica Giovanni per comprarsi la Punto avrebbe dovuto lavorare 9 mesi (e così facciamo contenti anche i novelli teorici del valore-lavoro).
L'amico Hans, invece, guadagnava 2.600 marchi.
(...risparmio la solfa del coglione di turno: "ecco vedi in Germania i salari sono più alti gne gne gne...". Certo! Anche in Italia sono più alti che in Tunisia. Il mistero si spiega con una parola che gli "gne gne gne" pronunciamo spesso, senza capirla: produttività. I dettagli della spiegazione sono nel post di Lampredotto...)
Quindi Hans guadagnava 2.600.000 lire, o, se volete, 1300 ECU. Il suo "lamaghina" nazionale, la Golf, costava 27.686 marchi, che in lire - al cambio arrotondato - avrebbe fatto 27.686.000, e in ECU avrebbe fatto 13.843 (assicuratevi di capire perché o andatevene al diavolo perché mi sarei anche rotto un po' i coglioni di passare la vita a spiegare che la Terra non è piatta...).
Naturalmente, con uno stipendio simile, a lui la Golf costava 27.686/2600=11 mesi di lavoro (arrotondando), mentre la Punto 17.700.000/2.600.000=7 mesi di lavoro (arrotondando: sarebbero 6,8076923).
(...per i cretini: se volete, posso anche dirvi quanti secondi di lavoro costava la Golf a Hans - o a Giovanni. Sto arrotondando...)
Ci siamo fino a qui? Bene, allora vediamo cosa succede alle 00:01 del 1° gennaio 1999, quando si abbandonano le valute nazionali per entrare nell'euro ai rispettivi tassi vigenti con l'ECU (in effetti, vigenti già da due anni, come vi ho spiegato nelle puntate precedenti).
Succede questo:
Lo stipendio di Giovanni passa a 1.000 euro perché l'euro subentra in effetti all'ECU e lo stipendio di Giovanni, essendo di 2.000.000 di lire, era (già) di mille ECU.
Aspettate, questo è un punto cruciale, quindi forse conviene che ve lo spieghi meglio.
Lo stipendio di Giovanni passa a 1.000 euro perché era (già) di mille ECU. Lo stipendio di Giovanni passa a 1.000 euro perché era (già) di mille ECU. Lo stipendio di Giovanni passa a 1.000 euro perché era (già) di mille ECU. Lo stipendio di Giovanni passa a 1.000 euro perché era (già) di mille ECU. Lo stipendio di Giovanni passa a 1.000 euro perché era (già) di mille ECU. Lo stipendio di Giovanni passa a 1.000 euro perché era (già) di mille ECU. Lo stipendio di Giovanni passa a 1.000 euro perché era (già) di mille ECU. Lo stipendio di Giovanni passa a 1.000 euro perché era (già) di mille ECU. Lo stipendio di Giovanni passa a 1.000 euro perché era (già) di mille ECU. Lo stipendio di Giovanni passa a 1.000 euro perché era (già) di mille ECU. Lo stipendio di Giovanni passa a 1.000 euro perché era (già) di mille ECU. Lo stipendio di Giovanni passa a 1.000 euro perché era (già) di mille ECU. Lo stipendio di Giovanni passa a 1.000 euro perché era (già) di mille ECU. 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Mi rendo conto del fatto che questa spiegazione contiene molti passaggi tecnici, ma sono certo che fornendovi maggiori dettagli siate riusciti a capire il punto cardine, ovvero che fra il 31/12/1998 e il 1/1/1999 di fatto in termini di rapporti di cambio non è successa una beneamata fava. Si è semplicemente cristallizzato un rapporto che esisteva (giusto o sbagliato che fosse, quello c'era).
Se ripercorrete i passaggi che abbiamo fatto analizzando la situazione precedente alla conversione, vedrete che i conti tornano: a parità di valuta Hans guadagna il 30% in più (guadagnava 2.600 invece che 2.000 marchi, ovvero 2.600.000 invece di 2.000.000 lire nel mondo di prima, e ora guadagna 1.300 invece di 1.000 euro, e nota bene: lo stipendio di Hans passa a 1.300 euro perché era (già) di 1.300 ECU.
Rinuncio a spiegarvi i passaggi tecnici di questa affermazione (se avete capito cosa succede a Giovanni, capite anche cosa succede ad Hans). Il punto è che siccome questa conversione rispecchia i rapporti di cambio esistenti, essa non altera il tasso di cambio reale fra i due paesi, ovvero, se preferite, non altera il numero di ore lavorate necessarie ad Hans e Giovanni per comprarsi l'una o l'altra "lamaghina".
Mi spiego: prima della conversione, con una Golf compravi 27.686/17.700=1,56 Punto (in altre parole: una Golf costava il 56% più della Punto). Qui il rapporto è fra i prezzi espressi in marchi: se lo fate fra i prezzi espressi in lire ottenete lo stesso risultato. Dopo la conversione invece pure: 13.843/8.850=1,56. Quindi la conversione non ha alterato il tasso di cambio reale (cioè il rapporto fra prezzo dei beni tedeschi e italiani).
Di converso, con una Punto compravi solo 17.700/27.686=0,63 Golf (cioè una Punto costava il 37% in meno della Golf... e qui aspetto la domanda della vergogna...).
Notate anche che dopo la conversione una Punto costava a Giovanni 9 e ad Hans 7 mesi di lavoro, e una Golf a Giovanni 14 e ad Hans 11 mesi di lavoro.
Quindi?
Quindi semplicemente la transizione alla nuova unità di conto, l'euro, cioè l'adozione nei conti di ognuno di noi dell'unità di conto europea, che finora era stata adottata principalmente nelle sale cambi, è stata neutrale in questo senso.
Sì, ci sono state le truffe sulle zucchine ecc. Va bene. Ma il punto non è questo. Il punto è che chi propone l'entrata nell'euro a 1000 lire per euro, vi propone questo:
Allora, vediamo cosa sarebbe successo entrando al tasso di 1.000 lire per euro. Dovremmo aver capito che ciò sarebbe equivalso in tutto e per tutto a dichiarare che un ECU valeva mille lire, e quindi, dato che per un ECU continuavano a darti due marchi, in pratica entrando a 1.000 lire per ECU (o, il che è esattimissimissimamente la stessa cosa, EUR) avremmo dichiarato che per un marco occorrevano solo 500 lire, anziché 1.000.
Chiaro questo passaggio? Se non è chiaro, rileggetelo. Se ancora non è chiaro, lasciamoci qui, da buoni amici.
Con gli altri, vediamo cosa succede a Giovanni, e più in generale in Italia. Bè, al cambio "Pomicino", come l'ho chiamato in segno di riverente affetto verso l'ex-ministro che prova per me una tenerezza che ricambio, sarebbe bastato dividere tutto per 1000. Avevi 2.000.000 di lire di stipendio? Sarebbero diventati 2.000 euro. Una Punto costava 17.700.000 lire? Sarebbe costata 17.700 euro.
Prima di fare un contronto, andiamo a vedere cosa sarebbe successo a Hans. Anche qui, è molto semplice: sarebbe successo quello che è successo passando all'euro (visto che non abbiamo ipotizzato che la Germania facesse qualcosa di diverso da quello che ha fatto), e quindi lo stipendio di Hans sarebbe passato da 2.600 marchi a 1.300 euro, ecc.
Siete sicuri di aver capito?
Sicuri sicuri?
Sicuri sicuri sicuri sicuri?
Avete obiezioni? Io non voglio scoraggiarle, per carità. Se avete domande da fare, fatele ora, perché se non avete capito quello che ho detto finora, allora potete anche non capire quello che viene dopo, ma se invece lo avete capito, quanto ho detto finora, se non capite quello che viene dopo siete da psichiatra. Sì, cari amici, da psichiatra. Perché la vostra non è discalculia. Sono sicuro che quanto fa sette per otto lo sapete tutti, no? Non fa Quarantotto, comunque.
Bene.
Dite di aver capito.
Credete di essere intelligenti.
Andate in giro tronfi per bar, dibattiti, studi televisivi (a seconda della vostra importanza) a stracciare i maroni col vostro sorrisetto beota di superiorità, al grido di "io non sono un economista ma...".
E allora perché non capite quanto segue?
Al cambio "Pomicino" una Punto sarebbe costata per Giovanni esattamente gli stessi mesi di lavoro che costava al tempo della lira o al cambio storicamente adottato: 9 mesi (i conti potete farli voi). Ma una Golf sarebbe costata la metà: solo 7, invece di 14, mesi di lavoro (ovvero: stipendi). E quindi Giovanni si sarebbe comprato la Golf.
Quanto ad Hans, il cambio "Pomicino" avrebbe condizionato anche lui. Intendiamoci: se la Germania fosse entrata al cambio storico (attorno a due marchi per ECU), come ha fatto, ovviamente il numero di stipendi necessari per acquistare una Golf da parte di Hans sarebbe rimasto invariato: sempre 11 mesi di lavoro (11 stipendi). Però il prezzo della Punto, invece di passare a 8.850 euro, al cambio "Pomicino" sarebbe passato a 17.700. Chiaro? Ma Hans sempre 1.300 euro avrebbe guadagnato. E quindi? E quindi mentre prima (e anche dopo, al cambio "di ingresso" effettivamente praticato all'epoca), per comprare una Punto gli bastava lavorare 7 mesi, col cambio "Pomicino" glie ne sarebbero occorsi il doppio: 14.
Nulla di strano: abbiamo già fatto notare che entrando a 1000 lire di fatto avremmo raddoppiato il valore della valuta nazionale (l'euro) rispetto alla quotazione di riferimento (quella dell'ECU prima della mezzanotte del 31/12/1998). Chiaro che se la valuta nazionale costa (implicitamente) il doppio per gli stranieri, i beni nazionali costano il doppio per loro.
Del resto, vediamolo anche con il rapporto fra i prezzi. Nell'ipotesi di cambio "Pomicino", il rapporto fra il prezzo di una Punto e il prezzo di una Golf (quindi, diciamo così, il tasso di cambio reale, per capirci) sarebbe passato dallo 0,63 che abbiamo calcolato sopra a 17.700/13.843=1,27. Il bene italiano si sarebbe cioè apprezzato in una sola notte rispetto alle quotazioni prevalenti di (1,27-0,63)/0,63=100%, cioè il prezzo della Punto sarebbe raddoppiato per Hans.
Qui c'è sempre l'esperto di qualcos'altro che viene a dirti: "Sì, ma lo stipendio di Giovanni sarebbe raddoppiato!" Ma minchia! Appunto! Quello di Hans no. Il raddoppio nominale dello stipendio di Giovanni avrebbe reso più convenienti per lui e per Hans i prezzi tedeschi: nessuno dei due avrebbe più avuto alcuna convenienza ad acquistare italiano, e quindi le aziende italiane sarebbero fallite nel giro di pochi mesi, e naturalmente gli stipendi italiani sarebbero scesi a causa della disoccupazione.
Insomma: avremmo avuto subito quello che abbiamo avuto dopo, per effetto di un apprezzamento che si è verificato in modo graduale e che cumulativamente si colloca fra il 20% e il 30%. Se un 30% di apprezzamento graduale (a stare larghi), spalmato in più di dieci anni, ha causato tante sciagure, vi rendete conto di cosa avrebbe potuto causare un apprezzamento istantaneo del 100%?
Bene.
Spero ora sia chiaro perché questa è una ipotesi talmente assurda che non se ne parla se non nei peggiori bar (e non di Caracas). Se incontrate un diversamente intelligente che ancora ve la rimena con questa storia, sentitevi liberi di condividere con lui questo esempio. I casi sono due: o vi ringrazierà, o dirà qualche stronzata. Nel secondo caso, il modus operandi è mirabilmente delineato nel grande capolavoro di un maestro recentemente scomparso. Ce n'è tanti in giro di questi tipi: visto che ci hanno rovinato la vita, usiamoli per allietarcela un po'.
E ora, se ve la sentite, fate pure domande...
(...p.s.: la morale della favola è che quelli che "si doveva entrare a 1000 lire" sono ovviamente nostri nemici politici. Da qui ad augurarsi il loro sterminio finanziario, o addirittura fisico, ovviamente ce ne passa. Il nemico politico si combatte politicamente. Attenzione, però. Non è un avversario: è un nemico. La differenza qual è? Semplice: che quella che è in gioco è la nostra pelle, non la Coppa Davis. Anche se loro non se ne rendono conto. Spero la morale sia chiara. Un corollario, peraltro, è che non è necessario portarmi qualsiasi detrito in timeline. D'ora in avanti sarò molto più rigoroso, quindi occhio. Capito, Pietro?...)
(...ah naturalmente, siccome c'è quella mamma che continuamente sforna, aggiungo anche i calcoli con tutte le virgole. Mi faceva notare ieri un amico molto intelligente che gli idioti hanno il feticismo delle virgole. Le cifre tonde colpiscono meno l'immaginazione del popolo bue. Se avete un cretino cui volete bene, per tentare di convincerlo utilizzate le tabelle che seguono:
Inutile dire che è meglio se le stampate e gliele presentate a parte. Sapete, una delle caratteristiche marcanti dei cretini è proprio che loro non si sentono tali: si sentono tanto fuuuuuuuuuuuuuurbi. Qualsiasi tentativo di riavvicinarli bruscamente alla realtà può essere pericoloso, come con i sonnambuli. Regolatevi...)
giovedì 21 gennaio 2016
Back to the future (se arriva la Troika...).
Dunque. Qui vi ho spiegato come sarebbe andata, ma non sono stato certo il solo a farlo (ad esempio: Giacché). Non entro in analisi di scenario, previsioni, ecc. Mi vedo un po' di televisione e dormo, dopo aver dormito per tutto il pomeriggio (a seguito di un incontro ravvicinato del terzo tipo: PCP alla FULM - vengono da un altro pianeta). A voi, mi limito a far capire cosa significherebbe l'eventuale arrivo della Troika, con un paio di testimonianze. Saranno utili per quelli che, fra i piddini, pensano che l'arrivo della Troika sia un modo, forse un po' rude, di fare la cosa giusta (cioè "più Europa"), e per quelli che, fra gli imprenditori, pensano che essa sia necessaria per mettere in riga il nemico, cioè lo Stato.
Insomma: saranno utili ai nostri nemici politici, le persone diversamente intelligenti. La loro diversa intelligenza li rende bisognosi si aiuto, e alla fine è nostro interesse prestarglielo.
Comincio da un filmato che forse conoscete, ma che in ogni caso dovreste riguardarvi con attenzione:
Per Panagiotis, l'Italia era il suo passato. Naturalmente questo significa che, per noi, la Grecia è il nostro futuro.
E com'è fatto questo futuro?
Lo spiego agli amici imprenditori con due lettere: una mi viene da uno di loro, e una da un consulente, che racconta la storia di uno di loro.
Cominciamo dalla prima:
(...l'esempio non ve lo propongo, ma il succo della questione è che, con buona pace degli imbecilli che "fuori dall'euro ci sono i dazzzzzzzzzzzzzzziiiiiiiiiiiiiiiiii!", una delle tante esternalità negative del modo in cui la crisi greca è stata gestita è che il commercio con la Grecia è stato fortemente ostacolato, perché, ovviamente, esiste una presunzione che sovraffatturazioni possano essere utilizzate per esportare capitali.
E perché mai, amico imprenditore, un tuo collega vorrebbe esportare capitali da un paese il cui Stato corrotto è stato risanato dalla Troika? Te lo spiego con un'altra lettera, quella di un consulente italiano...)
(...conosciamo le cause! Le cause ormai le ha dette perfino Giavazzi. Mi stupisce che economisti come La Malfa e Savona ancora parlino di un non tema, quello del debito pubblico. Sto cercando di spiegarmi con loro, per capire come mai continuano su una china che la confessione di Giavazzi rende particolarmente scivolosa. Mi spiego. Ora che il re è nudo, ora che si è capito che il debito pubblico è diventato un problema a causa dall'austerità, mentre non è, a sua volta, la causa della crisi, chi propone di alienare beni della comunità dei cittadini per risolvere questo "non problema" si espone a essere frainteso, e sarebbe veramente un peccato. Ma anche oggi, in FULM, l'atmosfera era totalmente alienata e alienante. Ero a una bella cerimonia, la presentazione della biblioteca di Enzo Grilli, dove figurano perle come questa:
il trattato del Ferdy, che trovate qui, e pare piacesse molto a Gigi Einaudi.
Il senso dell'intervento di Padoan, che mi ha riconosciuto, ma naturalmente non salutato, era che siccome ci siamo inchinati alle richieste irrazionali della cosiddetta "Europa", allora questa adesso ci deve venire incontro. Insomma, rivendicava la dignità del nostro paese sulla base del fatto che questo aveva obbedito. Queste parole non mi sembrano un capolavoro di intelligenza politica, come non mi sembravano tali quando le pronunciava Fassina, che nel frattempo ha riconosciuto l'errore. Che vi devo dire? Per il Tg3 va tutto bene...)
Insomma: saranno utili ai nostri nemici politici, le persone diversamente intelligenti. La loro diversa intelligenza li rende bisognosi si aiuto, e alla fine è nostro interesse prestarglielo.
Comincio da un filmato che forse conoscete, ma che in ogni caso dovreste riguardarvi con attenzione:
Per Panagiotis, l'Italia era il suo passato. Naturalmente questo significa che, per noi, la Grecia è il nostro futuro.
E com'è fatto questo futuro?
Lo spiego agli amici imprenditori con due lettere: una mi viene da uno di loro, e una da un consulente, che racconta la storia di uno di loro.
Cominciamo dalla prima:
Caro Alberto,
la situazione
relativa ai controlli sui movimenti di capitali in Grecia al momento è la
seguente: qualunque pagamento per l'acquisto dall'estero di beni, di non
primaria necessità, può essere effettuato dalla banca greca dell'acquirente
solo dopo la ricezione di un modulo firmato in cui il venditore, sotto la
propria responsabilità, conferma che l'acquirente effettivamente deve ricevere
la merce che è pronta per la spedizione e fornisce i dettagli relativi agli
importi, alle fatture e all'istituto di credito presso il quale si richiede
venga effettuato il pagamento.
Ti allego un
esempio chiarificatore di come funzionino le cose, da tenere riservato nei
dettagli ma utilizzabile per sommi capi nel caso tu desiderassi, come mi
accennavi, redigere un documento sugli effetti che la situazione europea sta causando
al funzionamento dell'economia globale.
Meno male che c'è
l'euro che ci protegge, ci dà la pace e chissà cosa succederebbe se lo
abbandonassimo!:)
Un abbraccio
[Uno de
passaggio]
(...l'esempio non ve lo propongo, ma il succo della questione è che, con buona pace degli imbecilli che "fuori dall'euro ci sono i dazzzzzzzzzzzzzzziiiiiiiiiiiiiiiiii!", una delle tante esternalità negative del modo in cui la crisi greca è stata gestita è che il commercio con la Grecia è stato fortemente ostacolato, perché, ovviamente, esiste una presunzione che sovraffatturazioni possano essere utilizzate per esportare capitali.
E perché mai, amico imprenditore, un tuo collega vorrebbe esportare capitali da un paese il cui Stato corrotto è stato risanato dalla Troika? Te lo spiego con un'altra lettera, quella di un consulente italiano...)
Mi chiama un
imprenditore italiano, chiedendomi di incontrarlo con la massima urgenza. Di lì
a poco, si presenta in compagnia di un imprenditore greco con cui hanno
rapporti d'affari da anni. Il greco comincia a raccontarmi la sua storia.
"Siamo
ridotti allo stremo, non c'è più convenienza a vendere, in Italia e
dappertutto. Le somme che incassiamo sono a rischio prelievo forzoso da un
momento all'altro. Miei colleghi imprenditori che avevano depositi a Cipro,
qualche anno fa hanno subito un taglio dell'80%. Tsipras quest'anno aumenterà
ancora le tasse sulle società e nessuno reagisce. Anzi, no, la reazione più
comune è quella di scappare. Scappano tutti. Migliaia di aziende hanno creato
società fantasma in Bulgaria da cui triangolano le esportazioni dalla Grecia,
trattenendo la gran parte degli utili e della liquidità presso queste società
bulgare. Ma io non mi fido dei bulgari e poi è un gioco troppo sporco, illegale
sotto diversi aspetti. Il Governo sa e non fa nulla perché è l'ultima possibilità
di sopravvivenza per le poche aziende rimaste. Credimi, è un massacro
quotidiano ed ho paura per i miei figli, io ho ormai perso le speranze.
Vorrei fare una
società qui in Italia e con questa società vendere a tutti i miei clienti
italiani, trattenendo qui gran parte degli utili e della liquidità."
Quando gli faccio
notare che la tassazione progressiva (IRPEF ed IRAP in caso di ditta
individuale) o proporzionale (IRES ed IRAP in caso di società a responsabilità
limitata) rischia di essere superiore a quella greca, la risposta è:
"Non mi
interessa, quest'anno le aliquote aumenteranno ancora. Qualsiasi cosa pur di
sottrarre almeno una parte dei frutti del mio lavoro dalle mani di Tsipras che
sta letteralmente distruggendo il Paese. È rimasto un Paese di pensionati, che
non possono scappare, mentre gli altri, soprattutto i giovani e gli
imprenditori, si sono tutti organizzati per non farsi massacrare. Anzi ti
aggiungo pure che le somme che la società greca comunque incasserà dalla
società italiana, saranno immediatamente investite in case, terreni. Soldi sui
conti, nemmeno per un attimo."
La mia risposta è
stata quella di considerare e ponderare tutto molto attentamente poiché ci sono
aspetti di legalità da considerare e gran parte delle sofferenze viste in
Grecia rischiano a breve di manifestarsi in Italia.
Ai Soloni che pontificano comodi dietro le
scrivanie dei loro uffici studi, che discettano di correlazione e causazione,
che misurano i loro coefficienti, che bruciano qualche milione di persone
sull'altare della concorrenza che non deve essere distorta, avrei voluto far
vedere gli occhi di quest'uomo, la disperazione che traspariva.
L'Italia,
fortunatamente, non è la Grecia ed ha ancora molte risorse per risollevarsi, ma
già oggi stiamo vivendo, su scala ridotta, buona parte delle sofferenze che
laggiù hanno messo in ginocchio un'intera Nazione.
Reagiamo,
conosciamo le cause, gli effetti ed il sentiero stretto, difficile ed
accidentato che ci dà la possibilità di non fare la fine di quell'imprenditore
greco.
(...conosciamo le cause! Le cause ormai le ha dette perfino Giavazzi. Mi stupisce che economisti come La Malfa e Savona ancora parlino di un non tema, quello del debito pubblico. Sto cercando di spiegarmi con loro, per capire come mai continuano su una china che la confessione di Giavazzi rende particolarmente scivolosa. Mi spiego. Ora che il re è nudo, ora che si è capito che il debito pubblico è diventato un problema a causa dall'austerità, mentre non è, a sua volta, la causa della crisi, chi propone di alienare beni della comunità dei cittadini per risolvere questo "non problema" si espone a essere frainteso, e sarebbe veramente un peccato. Ma anche oggi, in FULM, l'atmosfera era totalmente alienata e alienante. Ero a una bella cerimonia, la presentazione della biblioteca di Enzo Grilli, dove figurano perle come questa:
il trattato del Ferdy, che trovate qui, e pare piacesse molto a Gigi Einaudi.
Il senso dell'intervento di Padoan, che mi ha riconosciuto, ma naturalmente non salutato, era che siccome ci siamo inchinati alle richieste irrazionali della cosiddetta "Europa", allora questa adesso ci deve venire incontro. Insomma, rivendicava la dignità del nostro paese sulla base del fatto che questo aveva obbedito. Queste parole non mi sembrano un capolavoro di intelligenza politica, come non mi sembravano tali quando le pronunciava Fassina, che nel frattempo ha riconosciuto l'errore. Che vi devo dire? Per il Tg3 va tutto bene...)
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