La prima volta credo di averlo incontrato qui:
ma è qui che la sua lucidità mi aveva colpito:
forzando il mio pregiudizio contro la professione cui sorprendentemente apparteneva, quella professione che ritengo, come sapete, motore primo del nostro degrado culturale e civile. Il concetto di "operatore informativo amico" per me è un ossimoro: non è un fatto soggettivo (sono amico di molti "operatori informativi", di cui alcuni sarebbero classificati come "nemici" dai nostri "comunicatori"!), è un fatto oggettivo, deriva dall'amara circostanza che siamo, purtroppo, tutti immersi in una grande menzogna, un inganno cui chi gestisce la narrazione deve compiegarsi. Il degrado cui assistiamo ha in questo la sua origine, e temo che da fare ci sia veramente poco: swords will be drawn to prove that leaves are green in summer, disse uno che nella schiera degli strenui difensori dell'ovvio, cui io appartengo, era molto più eloquente di me, ma il problema è che ormai siamo tutti stanchi, e la forza di sguainare la spada vedo che comincia a far difetto. Ad esempio: quanti di voi saranno in piazza a Milano il 18? Sarebbe un buon modo di sguainare la spada per provare che un'unione monetaria fra Paesi che non costituiscono un'area valutaria ottimale è destinata al fallimento.
Ma ho la sensazione che questa ovvietà non interessi più a nessuno (ed è in questo momento che le ovvietà bussano alla porta per esigere il loro pedaggio).
Comunque, in questo contesto infelice lui indubbiamente spiccava.
Non credo di aver mai sentito un'altra persona (a parte me) argomentare sulla base dei grandi assenti dal nostro dibattito e dal nostro armamentario dialettico: gli ordini di grandezza. Questa cosa mi colpì molto, e decisi di coinvolgerlo in una nostra iniziativa, che fu anche un'occasione per conoscerlo e farvelo conoscere meglio:
Mi aveva dato questo suo libro da leggere, un libro a suo modo coraggioso, con cui mi sentivo in sintonia perché era in consonanza con la testata d'angolo di questa nostra costruzione: la Storia non finisce (né tanto meno finisce la SStoria). Lo avevo letto con interesse, ma non ero stato in grado di dargli un minimo di feedback, perché qui non c'è mai tempo di fare nulla, annaspiamo continuamente, e gli unici momenti in cui si può dimenticare il cellulare sono i concerti, o i funerali.
Il suo è stato ieri, e mi sono sentito in dovere di esserci, nonostante che fossi probabilmente quello che lo conosceva di meno. Ho però incontrato, per fortuna, un vecchio amico, il BWV 659:
a testimonianza del buon gusto se non di chi ci aveva lasciato, di chi aveva lasciato. Reduce da un lago Vivo fatto in un'ora e venti, contro le due ore e dieci del segnavia, non potevo sfuggire all'inesorabile logica del calendario: mi capita sempre più spesso di accompagnare persone più giovani di me, e si avvicina quindi il momento in cui dovrò essere accompagnato io (e la musica vorrei scegliermela, onde evitare disastri). Il cuore non è (più) una mia debolezza, sono molto curioso di vedere da dove arriverà l'attacco, ma sono sempre più disposto a vedere il bicchiere mezzo pieno: certo, le cose da fare sono e saranno molte, ma è pur vero che nessuno è indispensabile, e che qualsiasi gioco, per quanto possa essere (stato) divertente, alla fine stanca.
(...qui il vecchio amico in una forma migliore...)
Lo ricordo col suo applomb estremamente distinto, calmo, attento e distaccato, accompagnato da sua moglie e soprattutto dal suo cane. 😂 È però giusto essere così troppo più realisti del re e dare per scontato che gli americani, soprattutto in questa fase storica in cui non accontentandosi di vincere ma volendo per forza stravincere, siano troppo semplicisticamente il contraltare buono dei tedeschi? Il salvatore senza se e senza ma dell'occidente?
RispondiEliminaDel brutto mestiere, quello di cui preferivo l'aspetto (signorile), i modi (sempre corretti) e l'argomentare (documentato, asciutto e non affettato).
RispondiEliminaForse dopotutto conviene votare PD-5S: in 5 anni dovrebbero riuscire a raderci al suolo completamente, il che è preferibile a una lunga agonia; inoltre ci sarebbe il vantaggio che fra 5 anni i fondatori del dibattito dovrebbero essere ancora vivi e potrebbero forse risollevare quel che resta del Bel Paese, raccattando i superstiti della 1^classe dalle scialuppe (per dirlo io che sto in 3^ classe).
RispondiEliminaScusate l'intromissione
@EmmaM
EliminaSoluzione, in teoria, su cui discutere.
Il problema è sempre il solito, però e cioè:
Chi glielo va a dire a quelli di terza classe?
Io no, perché credo farei la fine che farebbe er poro Drin Drin Boldrin se andasse a declamare le sue ricette per risolvere la crisi (sempre una sola: affamare il popolo), davanti ad un gruppo di operai in cassa integrazione...meglio evitare...
Un sabato in piazza Duomo ha costi insostenibili (e questo è uno dei motivi per il quale le rivoluzioni le attuano la classe media), non si poteva fare a Quarto Oggiaro? (...Signore pietà, Cristo pietà...🫣)
RispondiEliminaTu sai come la penso. Perché vuoi costringermi a ripetertelo qui?
EliminaEra una battuta semiseria, l'unico errore commesso è stato quello di non aver aggiunto; "...Cavajiere Nero pietà." 🙏😇
EliminaNo, decisamente non hai capito che cosa intendo. Sono anni che spiego che lo sbocco inevitabile di un sistema in cui le élite per difendere la propria quota distributiva demonizzano la spesa pubblica è il keynesismo bellico, cioè la creazione di uno stato di eccezione che renda accettabile ciò che è indispensabile (l'intervento pubblico nell'economia). La conseguenza è ovviamente un conflitto (e lo avremo). A fronte di questo, le battutine su Quarto Oggiaro (che non è meno ma più caro di Milano per chi viene da fuori) ce le appendiamo serenamente al cambio, non trovi? L'esito è saldamente iscritto nella logica macroeconomica, la differenza, per chi sarà in condizioni di esaminare retrospettivamente questo periodo, sarà solo fra chi contemplando le macerie potrà dirsi di averci provato, e chi potrà dirsi di aver detto cose più o meno spiritose. Non escludo che i secondi potranno sentirsi meglio dei primi.
EliminaIo, in compagnia del prof. Giacchè, tifo Cina. Gli occidentali (dunque non solo gli italiani) non sono antropologicamente (più) in grado di governarsi da soli. Abbiamo bisogno di un saggio e misurato padrone esterno. Suppongo che anche Alessandro Greco sia d'accordo con me. Daje Xi!!!
EliminaProfessore che ansia!!
EliminaLe cinque fasi le ho passate tutte e per le mie capacità, ma anche per quelle dei molti, la soluzione di questa prossima tragedia è fuori portata.
EliminaConfido/iamo nelle Vostre (A/simmetrie) cui ho dato tutto l'appoggio (misero) ch'è nelle mie possibilità.
Dato che credo vi sia una sola possibile uscita da questa autostrada verso l'abisso e credo sia quella di togliere il monopolio della Moneta (qualsiasi cosa si voglia intendere per Moneta) alla cricca, che per comodità chiamerò; bancaria, allora mi chiedo; perché questo concetto, o paradigma che dir si voglia, non viene espresso finalmente in modo chiaro e netto, senza alcuna deviazione, veste o forma differente da ciò che è?
O perlomeno io non l'ho mai sentito espresso in questi termini.
Un Giornalista dai modi sobri e dai giudizi equilibrati e capace di guardare e ragionare oltre i tabù imposti dal pensiero unico. Una rarità.
RispondiEliminaRiallacciandomi alla dissacrante frase di Chesterton, pubblico uno dei brani a mio avviso più significativi e straordinari dei miei idoli rock (Led Zeppelin) degli anni '70 "THE BATTLE OF EVERMORE" (LED ZEPPELIN IV). Al mandolino Jimmy Page.Voce Robert Plant e contrappunto di Sandy Denny.
RispondiEliminaFammi accendere! E lui che non lo conosceva ed era pure balbuziente si sperticava a rispondere: co' calma e pe' favore. Si vive e si muore e direi anche si muore per fortuna; con tutta la fatica fatta finora non ricomincerei neppure mi pagassero, però che diamine, con calma e per favore. Tra ernie cervicali, tendini morti e ginocchia fuori uso a volte anche i miei pensieri vanno al come, raramente al quando, l'importante è essere sempre pronti e infatti io sono un procrastinatore seriale...
RispondiEliminaTe ne auguro pochi, facciamo 25 dai, e in pensione non prima di 15.
Onorevole,
RispondiEliminaNon so in quanti scenderanno in piazza il 18 a Milano, ma a prescindere dal numero la invito (e invito chi legge questo Blog) alla seguente riflessione: che senso ha convocare manifestazioni di piazza...quando si è in maggioranza ed al governo?!? Beninteso, vale per la Lega oggi come valeva per la sinistra ai tempi del secondo tragico governo Prodi. Se si è in maggioranza e/o al governo le cose si fanno, non si convocano manifestazioni per dire che si dovrebbero fare. Nello specifico: ritenete si debba sforare il patto di stabilità? Bene. Peraltro avete ovviamente ragione. Fatelo. Siete in maggioranza, siete al governo, avete persino il Ministro dell'Economia (almeno in teoria dovrebbe essere della Lega). Esiste il rischio che le persone facciano il seguente ragionamento: "perchè mai dovrei andare in piazza per chiedere di fare qualcosa...quando chi convoca la piazza è al governo?!?". Non avrebbero torto, anzi.
In conclusione, le auguro un successo di popolo straordinario, ma se così non dovesse essere più che prendermela col popolo stesso, farei una riflessione su quanto sopra.
Con immutata stima,
AK.
Mi sembra una riflessione un po’ al di sotto del tuo standard. Il governo è sostenuto da una coalizione, non da un partito unico (che al giorno d’oggi mi sembra che nessuno rimpianga). Ne consegue che i partiti che animano la coalizione hanno diversa visione su alcuni temi di fondo, una diversità ben nota anche perché si riflette tra l’altro nell’appartenenza a diversi gruppi parlamentari nel parlamento europeo, un dato assolutamente fisiologico e con il quale conviviamo pacificamente. Se si decide di organizzare una manifestazione di livello europeo con gli altri componenti del gruppo parlamentare cui apparteniamo in Europa, non ci vedo nulla di particolarmente traumatico. Quanto al “siete al governo, quindi fatelo!”, ricordo che anche il governo è un organo collegiale e che è composto in modo proporzionale alla rappresentanza parlamentare. Voglio ricordare che il ministro Giorgetti è stato sostanzialmente il primo a dire una parola di verità sulle scadenze del PNRR e anche sulla necessità di sospendere il patto di stabilità, ma non può farlo da solo lui, come tantomeno posso farlo da solo io. Mi sembra quindi ovvio che manifestare consenso popolare per il partito che ha espresso anche a livello di governo delle posizioni assolutamente razionali possa aiutare. Non riesco proprio a capire il senso della tua valutazione, ma verosimilmente sarà un limite mio. Il discorso è molto semplice: chi non vuole il patto di stabilità viene a Milano, chi lo vuole non ci viene. Non mi aspetto di incontrarti.
EliminaNon bisogna mai dimenticare di aver schivato la ratifica del MES riformato e ciò mi sembra cosa sufficiente per apprezzare il lavoro di Alberto e Claudio in particolare.
Eliminasospendere il patto di stabilità senza prendere le dovute precauzioni (economico-finanziarie), è come avere un coitus sapendo però che la prostata tornerà a bruciare più di prima. Sappiamo che la grande meretrice non fa sconti, e anche il malcapitato Giorgetti lo ha capito
EliminaProvo a recuperare elevando lo standard.
EliminaSe persino in una situazione come quella attuale – in cui è evidente che ci sia una recessione alle porte – i vostri partner di maggioranza non colgono l’ovvia necessità di sospendere il patto di stabilità…beh, sarebbe il caso di fare una riflessione sui vostri partner di maggioranza!
A volte si ha l’impressione che – parafrasando Samuel Johnson – la collegialità sia “l’ultimo rifugio delle canaglie”.
Detta altrimenti, si ha l’impressione (e mi creda ce l’hanno molti elettori di centrodestra) che si buttino lì delle prese di posizioni anche condivisibili (sospensione del patto di stabilità, acquisto del gas russo) senza tuttavia essere pronti ad andare fino in fondo sulle stesse.
In sostanza, si ha l’impressione che quello in cui vi cimentate quotidianamente sia un mero esercizio di “virtue signalling”, privo di qualunque presa politica concreta.
La manifestazione di sabato prossimo, poi, sfocia quasi nel paradosso.
Chiedete ai cittadini di andare per invocare degli obiettivi che il governo che sostenete potrebbe praticare in autonomia.
La politica è fatta di conflitto e rapporti di forza: volete sospendere il patto di stabilità? Bene. L’UE ci dice di no? Bene. Il governo può decidere in autonomia di sforare. Stessa cosa col gas russo: sia dia ad ENI (che è pure d’accordo) l’ordine di comprarlo!
Siamo nella situazione francamente GROTTESCA in cui il PdC è in politica estera più conservativo del CEO di ENI!
Prevengo l’obiezione: “se lo facciamo, si scatenano i giornali, i mercati, lo spread, le cavallette… e ci mandano a casa!”
A parte che il meccanismo è meno automatico di quanto si creda (anzi, credo proprio che guadagnereste consenso) ma al netto di questo: è inaccettabile pensare che lo spazio della politica sia il perimetro di quanto “i mercati” ci consentono di fare, senza neanche provare un confronto, un rapporto di forza.
E se si crede questo, se tanto i mercati non ce lo fanno fare, diventa davvero assurdo chiamare le persone in piazza.
Saluti,
Ps: io alla manifestazione di Milano ci verrei anche, purché si metta in chiaro che è una manifestazione contro maggioranza e governo che non fanno ciò che potrebbero fare.
Ma scusa, chi sarebbero in maggioranza i sostenitori del Patto di stabilità? Mi citi qualche dichiarazione recente e pertinente?
EliminaOnorevole,
EliminaLe dichiarazioni contano il giusto, cioè zero.
Quel che conta sono i fatti, e i fatti sono i seguenti:
1) Che l’ultima versione del Patto di Stabilità è stata approvata da questa maggioranza.
Prevengo anche in questo caso l’obiezione: “l’abbiamo votato per poter dire No al MES, sapendo che nasceva morto e che sarebbe stato “superato” dalle stesse Francia e Germania”.
Beh, se l’UE non lo sospende neanche a fronte del casino in corso, possiamo dire che la notizia della morte del Patto di Stabilità era largamente esagerata.
2) Forza Italia fa parte della maggioranza che sostiene l’attuale Commissione, ossia l’istituzione che impedisce di sospenderlo.
A fronte di questo, le dichiarazioni di Tajani & co sono irrilevanti, nei fatti FI è contro la sospensione perché sostiene chi la impedisce.
3) Ma ammettiamo anche che la maggioranza sia compatta sul tema…e allora perché non procedere in autonomia?
La crisi c’è, è oggettiva, grave e prescinde da qualunque responsabilità italiana.
La stragrande maggioranza dei cittadini (a destra come a sinistra) sarebbe d’accordo.
La Francia è al 5% di deficit, quindi sarebbe una posizione difendibile anche nel confronto internazionale.
Ci sono tutti gli elementi per forzare la mano. Non farlo e aspettare di finire in recessione sarebbe veramente demenziale. Oltre che politicamente suicida. Non meno suicida del rischio di uno scontro con "i mercati", e questo forse è un tema da far capire - non dico a Giorgetti - ma a Salvini e Meloni.
Perdonami, ma nel tuo voler a tutti i costi occuparti di politica risulti un polemista non particolarmente intelligente, e questo a prescindere dal tono saccente e petulante che ti è connaturato.
EliminaDividiamo la risposta in due: il passato (su cui ci siamo espressi più volte quindi solo un distratto o una persona in completa malafede può non aver capito), e il presente (su cui forse si può essere un po’ più indulgenti).
Per il passato: abbiamo spiegato più volte, raccontando anche il processo decisionale interno al partito, perché è maturata la scelta di lasciar passare la riforma delle regole. All’inizio della legislatura il governo si sarebbe indebolito dicendo no a tutto sui tavoli europei. La scelta fatta, lungimirante, è stata quella di bloccare il pericolo più immediato, cioè la ratifica della riforma del Mes, sulla base della certezza che noi avevamo all’epoca e che si sta materializzando che le regole sarebbero state più insostenibili per gli altri che per noi. La tua incapacità di distinguere dichiarazioni di circostanza dalla realtà dei fatti è scusabile con la tua giovane età. Ti aspetti forse che Francia e Germania, dichiarino pubblicamente di aver bisogno di una sospensione? Tanto per essere chiari, qui finirà con la clausola di sospensione generale, che tutti desiderano. Ovviamente, il problema sono i tempi perché nessuno vuole prendersi nell’immediato il costo reputazionale di chiederla questa sospensione, anche se tutti ne hanno bisogno.
Per il presente: indipendentemente dalla collocazione dei partiti di maggioranza nei vari gruppi parlamentari europei (siamo collocati in tre gruppi diversi, e diversi anche dal tuo, che sei evidentemente un fiero sostenitore dei socialisti europei), in Italia tutti i partiti di maggioranza sostengono la necessità di una sospensione del patto. È chiaro che ci sono tre gradazioni: la più favorevole sarebbe che l’Europa decidesse subito di applicare la clausola di sospensione generale, poi, in subordine, si può chiedere una sospensione nazionale, poi, in subordine, si può decidere di andare dritti. Lo scenario che ritengo più plausibile è il seguente: l’Unione Europea tiene il punto per evitare un grosso problema reputazionale a se stessa, l’Italia a questo punto chiede una clausola di esenzione nazionale, dopodiché nelle quattro settimane necessarie alla commissione per valutarla è probabile che scatti la clausola generale, e se non scatta andremo dritti, e poi loro ci faranno la procedura di infrazione se vorranno.
Solo un cretino vorrebbe mandare il paese in recessione a un anno dalle elezioni. Strano che una persona col tuo acume non sia in grado di rendersene conto.
Onorevole,
EliminaÈ con una certa emozione che scrivo questo post: ieri ho infatti scoperto di essere stato (ampiamente) citato in un suo video. E questo a dimostrazione i) del fatto che davvero la seguo (inde)fessamente ii) che forse i miei commenti tanto inutili non sono.
Sarebbe interessante rispondere ai punti sollevati nel video, ma mi asterrò. Quantomeno ho capito la “logica” sottostante alcuni (altrimenti incomprensibili) passaggi politici.
Provo a sintetizzarla: “Cari ragazzi, bisogna mangiare dei bei cucchiaioni di merda perché la posta in gioco vera è elezione del Presidente della Repubblica nel 2029. Se teniamo un altro anno e mezzo e vinciamo le elezioni ci eleggiamo un bel PdR di centrodestra. E allora si che quando arriverà la prossima crisi (e magari in Francia ci sarà Bardella all’Eliseo) ci divertiremo.”
Ovviamente la logica non funziona: 1) perché a forza di cucchiaioni di merda non vincerete le elezioni 2) perché quel che conta non è che il PdR sia di cdx o meno ma che sia o meno organico all’establishment europeista e il prossimo PdR – anche ove fosse di cdx – lo sarà comunque. 3) Per una serie di altre variabili, prima fra le quali Marina e Piersilvio Berlusconi.
Ma detto questo, quantomeno c’è un obiettivo politico, un disegno, che secondo me andrebbe esplicitato.
Nel frattempo, in bocca al lupo per la manifestazione di sabato contro la Commissione Europea sostenuta da FI, vostro alleato di governo.
E nel caso la Commissione non dovesse mollare sul patto di Stabilità (come pare accada https://www.ilsole24ore.com/art/patto-stabilita-von-der-leyen-non-ci-sono-condizioni-la-sospensione-AIgyZuTC ) attendo trepidante che il Governo sfori in autonomia.
Con immutata stima,
AK
Ps:
1) Parlo solo di politica, perché in economia siamo d’accordo su tutto. Anzi, a ben pensarci mi sarei dovuto chiamare Anonimo (Post)Keynesiano.
2) Keynes l’ho letto davvero.
3) Altro che socialisti europei, ero giunto a determinate conclusioni su Euro e UE prima che lei “scendesse in campo”.
Molti di coloro che sono qui dal 2011 avevano capito la tossicità della moneta unica e delle sue istituzioni per il nostro paese.
EliminaIn particolare seguendo certe sottoperformances della spesa pubblica (in particolare la sanità)ma non solo, in rapporto a ciò che accadeva in altri paesiera facile capire che qualcosa non funzionava (qui si parlava dei volenterosi carnefici del ns paese).
Forse riesco a convincere mimoje a venire ma se sento leccate di **** agli ***** mi faccio arrestare
RispondiEliminaNel qual caso mi sono già offerto di consigliarle un ottimo avvocato. Ovviamente un matrimonialista.
EliminaIl matrimonio è un Sacramento e un vincolo indissolubile, come dovresti ormai sapere. ;)
EliminaConosco anche avvocati rotali.
EliminaAnche se credo che l’appoggio (prima) e la totale mancata presa di distanza (dopo) da T e N rappresentino un costo importante per le destre euroscettiche Europee (oggi si dice sovraniste, sigh) e un probabile giro di sinistra qui da noi, il prossimo, tutto ciò resta relativamente marginale rispetto ad una mancata risposta dell’elettorato italiano (e non solo) alla questione Euro(pea). Di cui Lei per altro scriveva qualche post addietro. Per quel poco che vale la mia opinione, credo comunque che Lei e Borghi non abbiate niente da rimproverarvi. Davvero. Le dinamiche sono oggettive come Lei ci insegna, c’è poco da fare. In dirittura d’arrivo verso il QED finale, non riesco a NON cedere il passo al cinismo ed una sola cosa mi restituisce un sadico piacere, anche leggendo (ad esempio) le avvelenate di questa sera sotto il profilo di Borghi in merito alla sconfitta di Orban: ci disprezzano e vogliono ardentemente la difesa europea, l’euro, l’ Ucraina in UE e più Europa e…l’avranno! E come se l’avranno!
RispondiEliminaVisto che si parla di chi se ne è andato, vorrei approfittare della sua lungimiranza per porre una domanda sulla questione opposta: ossia su chi verrà (se verrà).
RispondiEliminaSecondo lei, da ora a 30 anni riusciremo a fermare e ad invertire l'attuale stato di declino, non solo economico, ma anche culturale?
Pongo la domanda perchè sto cercando di capire se è opportuno che faccia un figlio oppure no. Faccio presente che dal punto di vista finanziario lo potrei tranquillamente mantenere, quello che mi preoccupa è la decadenza sociale e all'imbruttimento del mondo a cui lo esporrei.
Lei per esempio, con i suoi figli, come è riuscito a compensare il declino dell'istruzione pubblica e privata ?
La ringrazio per l'eventuale consulenza.
Con difficoltà.
EliminaTi rispondo anch'io. Con estrema difficoltà, ammesso che ci sia almeno in parte riuscito. Comunque vale sempre la pena. In una esistenza nella quale nessuna risposta alle domande fondamentali ci è disponibile, l'unico scopo certo, o meglio il meno incerto, che ci è lecito supporre è quello di perpetuarci. Probabilmente perderemo comunque, ma almeno non in partenza.
EliminaQuesto è il problema, dalla caduta del muro (portante) di Berlino l' Italia non ha prospettive strategiche ( cioè non ha "avvenire" ).
EliminaMa se il "finis Italiae" fu deciso ( allora ) "colà dove si puote" , fondamentale è stata la pecoreccia adesione del popolo italiano a questa "deriva", cui peraltro io nel " mio piccolo" mi sono opposto con tutte le mie forze ben conscio de l' inutilità in politica delle "battaglie solitarie".
Daltronde l' abbiamo visto dappertutto e finanche ieri nella "paradisiaca" Ungheria : "vulgus vult decipi...
Però vedere gli italiani sempre primi in questa "corsa dei ciuchi" mi amareggia non poco, e ancor mi sorprende, datosi che gli italiani delle generazioni passate non erano di certo istruiti come gli attuali ma almeno non erano altrettanto fessi.
Evidentemente la (d)istruzione di massa fa male.
Ciao Tommaso, di bambini la sottoscritta ne ha due, ed è importante avere consapevolezza che nel contesto in cui siamo le difficoltà sono tante (economiche, sociali, culturali, relazionali etc). Però bisogna ricordare anche che le esperienze umane sono fatte di moltissimo altro, molto meno prevedibile e che per certi versi richiede uno sforzo maggiore, perchè non ci sono dati né certezza, ed è la fede. Fede che quello che semini in loro crescerà a tempo debito, e che forse non ne vedrai i frutti. E fede nel fatto che abbiano loro stessi dentro di sè le risorse per farcela, con o senza di te, e che troveranno il modo di esprimerlo.
EliminaAlle volte chiamiamo fallimento solo la delusione delle nostre aspettative.
E quella è una delle lezioni che danno loro a te.
Quindi vai tranquillo e moltiplicati e goditi tutti i grattacapi, la rabbia le delusioni e le gioie della genitorialità.
E il non dormire più, naturalmente.
P. S.: i problemi di logistica famigliare sono stati risolti ed il 18 ci sarò.
Grazie per le risposte, i dubbi sono tanti; vorrei vedere un'inversione di tendenza su come vanno tante cose, a partire dalla scuola, o più in generale a partire dal cammino intrapreso dalla maggior parte dei ragazzi. Mi dispiacerebbe fare un'idiota. Però quest'inversione non si intravede e bisogna decidere... Tempus fugit.
EliminaTommaso, "fare un idiota" dipende meno dal contesto che dalla genetica. In quest'ottica, di qualsiasi corredo genetico siamo portatori, farsi domande avvantaggia, in media, la predominanza futura degli idioti. Dacci sotto!
EliminaSi scherza.
Sinceramente non mi porrei troppe domande nemmeno io. Il problema del fare o meno un figlio risiede più nella madre (o nel padre, simmetricamente). Una cosa è certa: la scuola non può più essere considerata come un’istituzione affidabile, cui (appunto) affidare i propri figli. Bisogna, con equilibrio, insegnare ai figli a rispettarla, ma, dall’età in cui hanno uno spirito critico, a esercitare nei suoi riguardi appunto questo spirito critico. Nonostante la pretesa dell’istituzione di farsi carico dell’educazione, bisogna sempre ricordarsi che l’educazione spetta alla famiglia, alla scuola spetta l’istruzione, e bisogna mantenere in quel perimetro l’istituzione. Un altro serio problema è che oggi l’impreparazione degli insegnanti costringe i genitori a sobbarcarsi oltre all’educazione anche l’istruzione. Lo sanno le tante madri e i pochi padri che passano ore a spiegare in modo semplice ai figli quelle cose che ora gli devono essere spiegate in modo complicato grazie allo strapotere dei pedagogisti. Tuttavia, insegnanti buoni e cattivi ci sono sempre stati. Non esagererei quindi le problematiche. In buona sostanza, se il figlio lo vuoi fare lo fai, e poi andrà come deve andare, cioè necessariamente male (non esiste il genitore perfetto). Se non lo vuoi fare, suggerirei di trovare altre scuse perché questa è un po’ debole! Nel primo caso, esorterei a considerare che dopo infinite generazioni di figli non riusciti l’umanità è comunque andata avanti ugualmente. 😉
EliminaHomeschooling con l'IA come maestro? Un'opzione in più. (Ovviamente è una battuta, ma sono certo che al mondo c'è già qualche Alcibiade o Montemagno che, oltre a chiedere all'IA per chi votare, sta progettando di affidargli l'istruzione dei propri pargoli).
EliminaComunque, battute a parte, l'homeschooling vera e ben fatta potrebbe essere una (parziale) risposta alle preoccupazioni di Tommaso. Ma parliamo di qualcosa che per la maggior parte delle famiglie non è fattibile, presentando enormi difficoltà di ordine pratico e non solo.
Scusate, non mi è molto chiaro il senso dello home schooling. Se il problema è che ci si preoccupa perché i figli dovranno vivere in un mondo di merda, non capisco che senso abbia tenerli in un bozzolo fino a 11 o peggio ancora 18 anni, per poi farli andare in giro per questo mondo di merda. Molto meglio mandarceli subito e abituarli a sviluppare degli anticorpi. Suggerirei, come criterio metodologico, di lasciare a Ovidio (che lo maneggiava piuttosto bene) il mito dell’età dell’oro (che per noi rischia di diventare una pericolosa zavorra).
EliminaNon pensavo a un bozzolo, piuttosto il contrario. Mi pare che nell'attuale società dove ogni cosa viene patologizzata, dove le persone sono connesse "dalla culla alla tomba" (letteralmente), dove i pensieri ammissibili sono strettamente recintati da quelli inammissibili, il risultato (in particolare per le nuove generazioni) sia semmai una diminuzione della loro "resilienza" (!!!) ad affrontare la vita, un forte aumento di problemi psicologici, etc. Considerazioni scaturitemi anche dagli interventi di Elisabetta Frezza al Goofy.
EliminaUn homeschooling potrebbe, in linea di principio, rendere più facile evitare certi indottrinamenti legati alle cose summenzionate. Ma concordo che c'è il serio rischio di renderlo un bozzolo se si limita a isolare i figli dalla società e basta.
Aneddoto personale: mio padre, classe 1932, aveva la quinta elementare, ma già in età prescolare a volte facevamo lezioni a casa (soprattutto matematica, piaceva a entrambi). Aveva idee fuori dal "mainstream" su tante cose, politica, religione, economia, che quasi sempre cozzavano con l'"educazione" che ricevevo a scuola. Molti dei suoi punti di vista li ho davvero compresi (e non di rado condivisi) solo negli ultimi anni.
[quote]Scusate, non mi è molto chiaro il senso dello home schooling. Se il problema è che ci si preoccupa perché i figli dovranno vivere in un mondo di merda, non capisco che senso abbia tenerli in un bozzolo fino a 11 o peggio ancora 18 anni, per poi farli andare in giro per questo mondo di merda[/quote]
RispondiEliminaL'idea potrebbe essere che dopo aver toccato il fondo si inizi a risalire, per cui dopo 18 anni le cose siano migliori. In fin dei conti è il motivo per cui vi voto. La sconfitta in Ungheria mi getta dubbi su quanto lontano sia ancora il fondo.
Caro Tommaso, è la prima volta che devo confrontarmi sul ruolo della geopolitica nelle intenzioni di fertilità. Non voglio farmi i fatti tuoi se non nella misura in cui tu me lo chiedi, ma ti sembra un’impostazione seria della faccenda? La biologia è lievemente sovraordinata alla politica, per quanto mi riguarda, perché per litigare gli uomini innanzitutto devono esserci, e poi devono sopravvivere. Questo significa, in buona sostanza, che dal mio punto di vista, da osservatore esterno che di te non sa nulla, e che quindi è consapevole degli enormi limiti della sua diagnosi, secondo me, se ti poni certe domande, le tue perplessità in realtà hanno altre motivazioni, le cose che non ti convincono sono cose che vedi e tocchi (ad esempio la tua compagna), non eventualità future che nessuno può vedere e giudicare appieno, e rispetto alle quali comunque direi che è senz’altro meglio affrontarle in compagnia che da soli. Questa è la sensazione che mi danno le tue osservazioni. Sinceramente, che si debba decidere se portare avanti un progetto di vita in base ai risultati delle elezioni politiche di uno Stato membro non particolarmente rilevante per me attiene un pochino alla sfera della psicosi, e sento quindi il dovere di riportare il discorso su un piano di concretezza e di razionalità. Se non ti senti pronto, non farlo! Ma l’Ungheria non c’entra un cazzo, diciamocelo. Se ti viene chiesto di fare questo passo ma non vuoi farlo, di’ pure a chi ti chiede di farlo che non vuoi farlo, ma per cortesia, non farle una lezione di geopolitica o saresti inseguito col mattarello. Quanto al toccare il fondo, anche qui vedo che non riesco a spiegarmi: non ci sono vittorie definitive e quindi non ci sono sconfitte definitive e quindi non c’è nessun fondo da toccare e dal quale rimbalzare, esattamente come non ci sono le condizioni ideali per fare o non fare un figlio. Bisogna comunque impegnarsi ed essere consapevoli che si dovrà continuare a farlo, in ogni singolo cazzo di momento. Vale per tutto, vale sempre. Spero di essermi spiegato, e ovviamente ribadisco che questa mia diagnosi si basa su informazioni estremamente incomplete.
EliminaCaro Bagnai le cose sono molto più complicate perché anche le "le prospettive" più corrette ( che l' Italia stia affondando oramai non lo può negare a se stesso nemmeno un piddino "col culo al caldo" ) possono essere usate come rafforzative di punti di vista personali spesso derivati da un abile condizionamento me(r)diatico.
EliminaIn altre parole , laddove i disperati palestinesi non hanno altro che la propria prole , qui da noi, che così disperati non siamo , se tutto ti condiziona a non investire nel proprio futuro biologico rompendo così la "catena " che ci ha portato QUI&OGGI, ogni dato politico ( compresa la debacle del furbacchione ungherese) sarà usato come confermativo della propria (non) scelta di (non) fare figli.
Capisco il suo punto di vista e la ringrazio per gli spunti. Il mio problema è semplicemente che sono troppo riflessivo verso le scelte irreversibili (come fare figli) e che la politica comunque ha il potenziale per rovinarti la vita.
EliminaPer esempio: la sinistra da tanto vagheggia di una megapatrimoniale. Per me, la mia fidanzata (e per il mio potenziale figlio), sarebbe assolutamente distruttiva.
Vero è che i casini è meglio affrontarli in compagnia che da soli, questo è un buon punto di vista.
Comunque grazie per le risposte, ne tengo conto.
"La colpa è della scuola" è un po' come "la colpa è della politica". Come la politica non è estranea ai cittadini che la esprimono, così la scuola non è estranea alla società in cui opera. L'istruzione domestica è, in primo luogo, praticamente impossibile da realizzare nella maggior parte dei casi e per tutti i livelli ma, soprattutto, non ha nessun potere di riformare la società e di neutralizzarne le influenze sui giovani. Piuttosto, sarebbe necessario è mettere in moto il prima possibile uno "scivolamento verso l'alto" dell'Istruzione, scivolata sempre più velocemente verso il basso negli ultimi decenni. Dico scivolamento e non rivoluzione proprio per la compenetrazione esistente tra società e scuola che permetterebbe, forse, una lenta ri-trasformazione sotto traccia, ma che condurrebbe al rigetto di interventi troppo decisi e "di principio". Ministri capaci e astuti, e una loro permanenza in ruolo adeguatamente prolungata negli anni, potrebbero aiutare. Per ora, non mi pare sia aria.
RispondiEliminaConcordo! La colpa non è della scuola, ma di una certa politica che ha "okkupato" la scuola a tutti i livelli: dall'infanzia all'università, con l'ausilio di una "pedagogia" politica. Pensa che un mio amico, che ha una copisteria, mi ha riferito che adesso, per riempire le tesi universitarie (che non raggiungono nemmeno le ottanta pagine) è costretto a mettere diverse costole di spesso cartone all'inizio e alla fine, per far vedere che sono tesi; altrimenti sembrano delle dispense da corso di giardinaggio (e sarebbe meglio...).
EliminaQuesta “okkupazione” neanche tanto strisciante, impedisce agli ultimi insegnanti, attenti e preparati, di trasmettere conoscenza, regole da rispettare ed educazione. Altrimenti li "traumatizziamo".
Per il Prof.: ha ragione, concordo con lei che si deve sempre lottare quotidianamente nel nostro piccolo e che nessuna vittoria o sconfitta è mai definitiva. Il mondo non è mai cambiato. E chi dice il contrario è un illuso...
Ho esperienza abbastanza diretta della scuola d'oggi e sono arrivato alla conclusione che lo snodo fondamentale, un po' come nella politica, è la sudditanza psicologica generalizzata rispetto a modelli mainstream e ideologie deleterie. In particolare, nella scuola è sudditanza psicologica nei confronti della Psicologia che, guai, non può essere messa in discussione e è l'impalcatura principale di tutte le storture. Per questo dico che il recupero, quando e se si riuscirà a farlo, dovrà essere lento e progressivo e non a colpi di misure bandiera. Serve molta pazienza e poco clamore. Ma soprattutto, sarebbe prima necessario l'abbandono di altre sudditanze psicologiche da parte della classe politica è, da questo punto di vista, siamo parecchio lontani. Tutto questo discorso è un po' OT, ma anche l'auspicio a un ritorno a un'istruzione di qualità è un modo di ricordare chi faceva buon uso di quella evidentemente ricevuta.
EliminaMa santo cielo, quando mai la scuola non ha espresso "sudditanza generalizzata rispetto a modelli mainstream e ideologie deleterie". E' un ambiente di un conformismo e di una pavidità sconfortanti per definizione, uniti a una soffocante mancanza di fantasia e di entusiasmo.
EliminaSe mai il punto è: "il modello mainstream e l'ideologia odierni li trovo deleteri e quindi anche la scuola oggi mi appare pessima".
Se io sono qui oggi è perché l'educazione ricevuta a casa mi ha permesso di pensare anche contro quello che a scuola veniva insegnato, propagandato, imposto e soprattutto a come veniva fatto e di guardare al di fuori se quanto mi insegnavano era insufficiente alla mia curiosità intellettuale. Non che non l'abbia pagato. Malgrado ciò ho persino raggiunto "i più alti gradi degli studi" senza particolari difficoltà tecniche, ma contro la scuola, spesso e volentieri. E infatti non ci ho mai più voluto mettere piede!
Ti concedo che la scuola pubblica abbia alcune caratteristiche "mainstream" per costruzione, ove il mainstream sia istituzionale, più o meno ovunque nel tempo e nello spazio, ma una sudditanza così totale alle ideologie, una prevaricazione così completa di queste sulla missione, io, che a scuola ci sono andato molti anni fa, non la ricordo. Non confondere educazione e istruzione, perché è proprio lì il punto. Si è sempre concessa alla scuola una parte di ingerenza nell'educazione, la costruzione del cittadino secondo i dettami del momento, in cambio di dosi sostanziali di istruzione che è impossibile somministrare altrove. Il contrasto, legittimo in famiglia, a quelle scorribande scolastiche in campo educativo è una cosa, il fatto che l'educazione mainstream imposta a scuola obliteri completamente, sistematicamente e per principio le tappe indispensabili di una istruzione adeguata è un'altra. La scuola non è stata sempre "un ambiente di un conformismo e di una pavidità sconfortanti per definizione, uniti a una soffocante mancanza di fantasia e di entusiasmo" come dici.
EliminaIl problema della scuola non è di essere mainstream, quello è quasi scontato. Il problema è di non fornire più istruzione. Il meccanismo attraverso cui ciò avviene è di evitare ogni tipo di selezione: nessuno boccia più. Quindi in ogni classe c'è un crescente numero di alunni non preparati ad affrontare i nuovi argomenti.
EliminaA questo si aggiunga una generale tolleranza verso l'indisciplina.
Onestamente, qui sono d'accordo con Tommaso, ed è principalmente questo il motivo per cui dico che la scuola è diventata un'istituzione da cui occorre in qualche modo difendersi e cui è pericoloso affidarsi.
EliminaAnche io sono più d'accordo con Tommaso, con due puntualizzazioni:
Elimina1) sulle scarse bocciature: è un argomento che si è sempre sentito, pure quando andavo a scuola io ci spaccavano le orecchie con questa eterna solfa. Dopodiché dei bocciati che ne fai? Perché bisogna bocciare un alunno? Cosa non ha funzionato? Cosa fare perché funzioni? A queste domande mai nessuno di quelli che gettavano alti lai dava risposta (non studia non è una risposta sufficiente, almeno non per tutti).
Ad oggi l'indicazione di non bocciare credo sia proprio ministeriale: ovviamente se hai meno alunni risparmi su tanti costi, a partire dagli stipendi degli insegnanti. Il che riporta al solito discorso dei tagli alla spesa pubblica.
2) non parlerei di indisciplina, piuttosto di vivere civile. Parte molto spesso dall'educazione impartita dalle famiglie: il rispetto reciproco non è cosa da delegare a una para-caserma che ha la funzione neanche troppo nascosta di apprenderti a introiettare rapporti sociali di dominio e di rassicurare l'adulto sulla sua possibilità di mantenere potere e controllo sul più giovane: dinamiche millenarie.
Anche il rispetto reciproco ha spesso latitato: ma la sua latitanza è anche spesso stata coperta dall'omertà dell'istituzione. L'obbedienza ipocrita all'insegnante o la furbizia spicciola ad esempio hanno sempre permesso il bullismo verso i più deboli, soprannominato goliardia, coprendolo e giustificandolo. Anche quando non ci si doveva preoccupare di assegnare un numero ai genitori!
Dopodiché non escludo (perché ho fuggito come la peste il soffocante, stagnante, ottuso ambiente scolastico da decenni) che ci sia una eccessiva tendenza delle famiglie a giustificare comportamenti incivili dei figli in misura maggiore che in passato, ma non la ridurrei a una questione di "indisciplina".
Mi trovo in sintonia anche con te, in effetti. Cerco di razionalizzare prendendo i punti nell'ordine, anche se il secondo mi sembra più importante del primo. Io ho cominciato a sentire puzza di bruciato quando l'OCSE (la bussola piddina che indica sempre il Sud) ha iniziato a lanciare i suoi allarmi sul basso numero di laureati in Italia. La risposta è stata abbassare l'asticella col 3+2=0, e il degrado che ne è conseguito in università e (dettaglio non banale) conservatori è stato un pezzo importante del nostro declino. Un'asticella ci deve essere, temo. La sua assenza comporta un ovvio problema di moral hazard, che influisce anche sul comportamento delle famiglie. Qui purtroppo vedo ormai innescato un circolo vizioso fra delegittimazione dei genitori da parte dell'istituzione e delegittimazione dell'istituzione da parte dei genitori (non so dirti chi lo abbia innescato, non so nemmeno se sia importante specificarlo, se serva a interromperlo), il cui risultato è una discreta anomia nella vita dei giovani, con tutto quello che ne consegue dal punto di vista non tanto educativo quanto morale. Nella mia esperienza personale ho peccato per eccessiva fiducia, ma probabilmente lo rifarei. Penso che le istituzioni e la loro immagine vadano difese. Lo rifarei, ma forse cum grano salis, perché oggi ravviso plurimi elementi di indifendibilità, che non sono solo sul piano delle ideologie di morte che queste istituzioni sono costrette a veicolare (e chi ci lavora veicola volens nolens per quieto vivere), ma proprio sul piano antropologico. Ci sarebbe tutta la questione dei pedagogisti in cui entrare (lo ha fatto Canfora qualche tempo fa, lo fa spesso la nostra Elisabetta), e c'è poi il fatto che ormai arriva a insegnare chi non sa un cazzo perché figlio del 3+2=0, col conseguente corredo di insicurezze e di atteggiamenti "passive aggressive" che non aiutano. Magari l'anno prossimo me ne torno a insegnare, e uno dei pochi stimoli che quella attività mi offre è la curiosità di constatare de visu il risultato di otto anni di degrado. Magari potrei essere sorpreso in positivo: a me sembravano analfabeti già negli anni '90, ma non (tutti) lo erano...
EliminaAnche nella scuola è sparita la classe media. Studenti di valore ci sono ancora, pochi. È la normalità che si è ridotta all'analfabetismo (nel vero senso del termine). Io continuo a pensare che vada eliminata la Psicologia dalle scuole. Il suo portato è che la percezione, soggettiva, conta più dei fatti e dopo questo primo passo la via verso il degrado dell'istruzione è tutta in discesa.
EliminaSe fossi un professore universitario di economia, sarei oggi curiosissimo di sapere che informazioni hanno i ventenni di oggi (nello specifico, il futuro "ceto intellettuale" costituito dagli iscritti a una facoltà di economia) sul funzionamento della politica e dell'economia: se pensano che l'Eurone ci protegga, che i politici se so' magnati tutto, il DebbitoPubblicoSulleSpalleDelleFutureGenerazioni, l'UE generosa che ci riempie di soldi.
EliminaLa mia impressione è che oggi sui media più compulsati dai giovani (penso ad esempio a Youtube, Reddit, etc.) abbia moltissimo successo un discorso che mischia elementi di grillismo, Euro-unionismo e liberismo drin-drino.
I problemi di indisciplina sono sempre esistiti (anche il libro Cuore mi sembra di ricordate ne citi un caso). Il punto è che una volta i casinisti venivano espulsi da scuola, oggi vanno inclusi.
EliminaLe promozioni sono facili perchè con l'autonomia i presidi hanno l'interesse a massimizzare il numero di iscritti.
In tutto ciò l'obbligo scolastico a 16 anni a contribuito a peggiorare la situazione obbligando ad andare a scuola coloro che non ne hanno voglia.
A questo punto, l'unico modo per ridurre il declino sarebbe fare come stanno facendo in Francia: le classi suddivise per livello di bravura.
@Tommaso: per piacere citi i dati dell’andamento decrescente delle espulsioni (non bocciature: espulsioni) degli ultimi decenni, in rapporto anche al totale degli alunni?
EliminaGrazie.
Condivido le osservazioni sulla necessità di un’asticella, la mediocrità di chi esce dal 3+2 di cui mi sembra si lamentino proprio tutti senza che ciò porti a un tentativo serio di porvi rimedio, e sull’inutilità di individuare chi ha iniziato il circolo vizioso. Mi è più difficile valutare gli aspetti concreti di oggi.
EliminaSono perplessa rispetto all’identificare l’asticella con la bocciatura, soprattutto a livello scolastico: nella stragrande maggioranza dei casi bocciare a scuola ha un senso e un peso anche esistenziale molto diversi dal bocciare a un esame universitario e coinvolge maggiormente dinamiche che l’organizzazione universitaria, tranne casi patologici, diluisce o annulla.
La questione rimane ancora sul limite tra difesa delle istituzioni in quanto tali e intoccabilità delle medesime - come delle «regole» (qUElle).
Col senno di poi - all’epoca avevo attribuito tutt’altro significato alle osservazioni sulla percentuale di laureati - l’avvertimento dell’OCSE suona inquietante. Ricordo il primo tentativo, praticamente coevo a quegli avvertimenti (1990), di riforma del corso di studi con l’introduzione del DU che non dava accesso al ciclo superiore previsto nella Ruberti. Allora gli studenti indisciplinati ruggirono contro.
Il 3+2 e riforme coeve e successive (compreso il numero chiuso) riportano a una logica economica comune alle riforme del decennio e perciò costituiscono un punto di osservazione interessante del processo di riduzione della (costosa) struttura stessa dell’istituzione universitaria; le stesse misure, attuate in amministrazioni diverse seguendo retoriche diverse, finiscono in ultimo con il cambiare la struttura delle istituzioni dell’intero stato.
Il primo a mettermi in guardia, ma per motivi diversi, da quell’organizzazione sovranazionale fu un funzionario, eccellente amministratore e persona di grande valore, scomparso troppo presto per una malattia degenerativa. Lavorò fin sul letto di morte, suppongo per tenere a bada il terrore e il dolore con la concentrazione su qualcosa che sapeva dominare. Fu lui a parlarmi del Pu.Ma., il comitato che alla fine degli anni’80 si assunse lo scopo di cambiare in senso liberista la struttura delle PA.
Per il bene dell’Italia mi auguro che l’anno prossimo resterai in politica. Tra te e Borghi sembra stiate facendo un rituale apotropaico.
Buongiorno Tommaso: hai centrato il punto! non possiamo più bocciare nessuno! il mio voto può essere cambiato dal consiglio di classe in sede di scrutinio, facendomelo ingoiare con la cucchiaiata di "M.iele" che tanto "non viene messa in dubbio la mia validità didattica e non è una sconfessione del mio insegnamento". Aver creato la "squola" azienda e i presidi manager, preoccupati solo del numero degli iscritti ha creato questo mostro. Ergo un somaro può volare. E ne vedo molti volare adesso, tanto che proporrei di aumentare il numero dei Controllori del Traffico Aereo da assumere! Scusa l'amarezza. Ma è meglio mandare a zappare tanta gente che tenerla sui banchi a "zappare" con la loro maleducazione e violenza (arrivano alle minacce verbali, le offese è un pezzo che le utilizzano... e se non basta tentano con le fisiche). Riportare l'obbligo a 14 anni sarebbe salutare. E pazienza per il tasso di disoccupazione, che aumenterebbe. In compenso diminuirebbe il tasso di analfabetismo. Vedi prove INVALSI.
EliminaEcco, mi sembrava che qualcosa non tornasse, e mi pareva strano che nessuno facesse un fiato. Il preside “sceriffo” (ma io lo chiamerei preside portinaia, dall’immortale Debora di Giacomo Poretti) appartiene a quella schiera di kapò che il nuovo corso delle cose ha voluto legittimare come centri di sottopotere passivi e ideologizzati, in pieno spregio dell’appostismo! Il COVID è stato anche qui rivelatore della pasta di cui sono fatti, che è appunto per lo più (non si vuole generalizzare) il miele. Ricordate di quando questi padreterni, che decidono sulla vita e sulla morte di insegnanti e studenti, si cacarono in mano e chiesero lo scudo penale perché le grandi responsabilità gli piacevano meno del grande potere?
Eliminahttps://www.orizzontescuola.it/scudo-penale-per-i-presidi-emendamento-m5s-al-vaglio-della-commissione-bilancio/
Me certo che ve lo ricordate! Gli #ionondimenticoh siete voi, no? La progressiva sostituzione di autorevolezza e competenza con una autoritarietà deresponsabilizzata è del resto consonante col capitalismo del controllo in cui siamo sempre più inesorabilmente invischiati.
Non trascurerei il peso delle università telematiche: rilasciano un titolo con la medesima validità delle università normali.
EliminaSolo che per il datore di lavoro privato è un titolo che non vale nulla, nel pubblico invece vale allo stesso modo.
Questo farà sì che il settore pubblico si riempia di persone senza preparazione.
È solo un altro modo per indebolire gli stati nazionali. Il 5+2=0 a confronto diventa una giacchettata.
Posto qui una frase detta oggi da UVA alla Sapienza di Roma (rif. adnkronos):
RispondiElimina"Fino a poco tempo fa la saggezza dei mercati è stata la guida dell’economia".
La saggezza dei mercati...se non fosse da piangere, sarebbe da ridere.
Aggiungo altra perla:
"Lo Stato, che per tantissimi anni aveva visto ridurre i suoi poteri, torna l’attore fondamentale”.
Domandina facile facile che, immagino, nessuno dei presenti abbia fatto, essendo troppo impegnati a prostrarsi:
Caro Migliore dei Migliori, ci può illuminare, di grazia, su chi ha alacramente lavorato perché i poteri dello Stato fossero ridimensionati?
OT. Mi scusi professore.
RispondiEliminaIo alla piazza del GreenPass a Roma avrei voluto esserci. Ma 800km con anziani e famiglia a cui badare non me li son potuti permettere.
Questa volta, complice la vicinanza, non mancherò. La vita continua, il mondo non finisce sabato. Ma è la nostra coscienza con cui poi dovremo confrontarci: potevo fare qualcosa e non lo ho fatto.
...#tuttoqua
Grazie sempre per le spiegazioni, l'impegno e la serietà.
Non è poi così OT. Grazie a te e fatti riconoscere!
EliminaIn generale, le possibilità di partecipazione politica democratica dipendono anche dall'esistenza di un buon welfare pubblico con relativi servizi (spesacorrenteimproduttiva).
EliminaGrazie per esserti fatta riconoscere. Naturalmente non avevo tantissimo tempo, dovendo dividerlo per tante persone, ma mi ha fatto piacere. Sì, Pellegrina, la democrazia costa, e questo non riguarda solo il funzionamento degli organi costituzionali ma anche, come giustamente noti, quello del corpo elettorale.
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