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sabato 14 marzo 2015

Chi più spende (prima) meno spende (dopo): dinamica del debito pubblico nei PECO

(dai, aiutatemi col mio discorzetto...)

Allora: sto preparando le slides per FIBA, e il tema che mi sono dato è: le lezioni del Sud per l'Est Europa. Non è molto originale, ci aveva già pensato Claudia Buch nientemeno che nel 1998: Lessons for Central and Eastern Europe! Quando me ne sono accorto ho pensato: "Sfiga!". Poi ho letto il paper della collega, e ho pensato: #DAR!

Siccome io sono stato tanto disponibile con voi, ora voi sarete tanto disponibili con me, e il mio discorso a FIBA sarà il primo esempio al mondo di crowd-keynote speech: lo farò coi vostri commenti. Mi raccomando: fatemi fare bella figura mettendo solo commenti intelligenti! (quindi astenersi sarfierre, rosimiro, yanez, m.g., e simile genia capace di applicare solo la logica dell'appartenenza, che coi numeri tanto d'accordo non va, anche se il concetto in matematica ha un suo significato. Del resto, per chiudere la parentesi, non so se l'avete capito, ma siete bannati, quindi inutile che scriviate: un vostro eventuale complimento sarebbe il più sanguinoso e immedicabile degli insulti).

La mia linea di attacco sarà molto semplice.

Nel 2010, a crisi dei debiti sovrani appena iniziata, ero andato a verificare la sostenibilità dei debiti pubblici e esteri nei due gruppi di paesi. Ci avevo fatto un working paper per la LUISS, che trovate qui, e poi un articolo per Economics Bulletin. L'approccio che utilizzavo era molto ortodosso: i classici test di sostenibilità basati sull'analisi della tendenza del fabbisogno (per il debito pubblico) o del saldo delle partite correnti (per il debito estero), con in più la relativa novità metodologica di utilizzare un approccio panel (vale a dire, invece di considerare i paesi singolarmente, li consideravo congiuntamente, il che, nel caso dei PECO, mi serviva per aumentare il numero di osservazioni disponibili. Trattandosi di dati annuali, avrei avuto a disposizione una quindicina di numeri, ma se li mettevo insieme per una decina di PECO diventavano 150, rendendo l'analisi statistica più affidabile).

La mia conclusione era che gli squilibri di bilancia dei pagamenti non dipendevano in modo sostanziale dal bilancio pubblico in nessuno di questi paesi (niente "deficit gemelli"): l'indebitamento estero era quindi intrinsecamente privato. Questa era l'analogia, ma c'era una differenza: nei PECO, a differenza di quanto si riscontrava nei PIGS, non si riscontravano problemi di sostenibilità del debito, né pubblico né estero.

In effetti, cinque anni dopo grossi casini non ci sono stati, almeno in paragone a quanto è successo in Grecia, Portogallo e Spagna, anche se qui abbiamo commentato più volta la situazione di paesi come la Slovenia o la Lettonia. Comunque, ad oggi solo 6 PECO sono considerati fra i paesi sotto osservazione nella MIP, e di questi solo due, Bulgaria e Croazia (che non sono quelli dei quali ci eravamo occupati qui) sono nella fase 5 ("sbilanci eccessivi che richiedono monitoraggio specifico e azioni di politica economica decisive"), in ottima compagnia (con Francia, Italia e Portogallo). Diciamo quindi che cinque anni dopo è successo più o meno quello che i dati dicevano cinque anni prima.


Nel frattempo, però, molte altre cosette sono diventate chiare.

Intanto, ho rifatto per i PECO i conti che Vitor Constancio faceva qui e che io avevo fatto qui e poi più in dettaglio qui.

Cominciamo dal debito pubblico, la fonte di tutti i mali (per i fessi). A parte la Serbia (che veniva da una guerra), nel 1999 la maggior parte dei PECO ne aveva una modica quantità: dodici erano sotto al fatidico 60%. Preciso che la scelta del 1999 come data di riferimento qui è abbastanza arbitraria. Noi siamo entrati nell'Eurozona, loro no, e molti (i più importanti) ancora non ci sono. Dell'euro ne parliamo dopo, ma comunque, il fatto è che nel 2008 la crisi è arrivata per tutti, e fino a quell'anno tutti i PECO tranne quattro (Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovenia) erano riusciti a diminuire il loro rapporto debito pubblico/PIL. Guarda caso, gli indisciplinati (quelli che l'avevano aumentato) erano fra i paesi più grandi e/o relativamente meno arretrati (in particolare, Polonia e Repubblica Ceca).

È molto interessante vedere cosa succede dopo, quando la crisi arriva. Dopo la crisi il debito pubblico comincia ad aumentare ovunque. Si tratta di una risposta fisiologica, e del resto, giustamente, uno può dire: risparmio nel periodo di vacche grasse per spendere nel periodo di vacche magre. Non fa una piega. La cosa interessante però è che nei paesi che l'avevano aumentato prima l'aumento del debito pubblico dopo è stato al massimo di 16 punti di PIL (in Repubblica Ceca). In tutti i paesi dove il rapporto era diminuito, tranne Albania, Bulgaria, Estonia e Lituania, l'aumento dopo è stato maggiore di 16 punti.

Ora voi direte: brava la Bulgaria, che prima lo diminuisce prima, e dopo lo aumenta poco!

Sì, però allora perché la Bulgaria viene ritenuta dalla stessa Commissione Europea un sorvegliato speciale al pari, poniamo, del Portogallo (e dell'Italia)?

Qualche indizio ce lo dà la dinamica del debito privato:


La Bulgaria in effetti è il paese dove questo ha subito il maggiore incremento: 95 punti di Pil prima della crisi, e altri 10 durante la crisi. Allo scoppio della crisi (prendete come riferimento il 2007) il debito privato era ovunque maggiore di quello pubblico. Questo non ci stupisce, come pure non ci stupisce che nessuno se ne interessasse: come vedremo, questi debiti privati erano in buona parte crediti (quindi ricchezza) delle banche del Nord, cioè, in ultima analisi, dei controllori di Bruxelles (più esattamente, dei loro mandanti), i quali, quindi, non controllavano, e questo è fisiologico!

Notate che dopo la crisi solo quattro paesi sono riusciti a ridurre l'incidenza del debito privato sul Pil: Estonia, Lettonia, Lituania e Romania. In tre casi (esclusa l'Estonia) sono anche paesi nei quali il debito pubblico è aumentato (in genere, più di quanto sia diminuito quello privato, tranno che in Romania). Il deleveraging privato è più facile se il settore pubblico può sostenere l'economia.

Va detto che se anche i controllori avessero controllato, in effetti non avrebbero riscontrato un debito privato "anomalo", e questo perché, come si può leggere qui, la soglia sul debito privato era stata inizialmente posta al 160% del Pil (p. 19), sulla base del fatto che quello era il quartile superiore della distribuzione nel periodo 1995-2007. Sì, avete capito bene: la logica in base alla quale la soglia è stata scelta è che nel periodo e nei paesi considerati solo nel 25% dei casi (il quartile superiore) si era riscontrato un debito privato maggiore del 160% del Pil. Questo senza considerare che:

1) il periodo considerato era quello in cui si erano poste le premesse per la crisi economica più devastante subita dal nostro continente da parecchi decenni, e

2) alcuni paesi considerati possono benissimo permettersi di sostenere livelli di indebitamento anche più elevati (ad esempio, il Lussemburgo, che è di fatto una grossa banca), ma questo poco ci dice sulla sostenibilità del debito privato in economie emergenti o in transizione.

Capite bene che una procedura di sorveglianza così, tarata su paesi disparati e su un periodo non esattamente esemplare della nostra storia economica, non può esserci di molto aiuto.

La soglia, attualmente, è stata ridotta al 133%. Ma anche con questa soglia tutti i PECO tranne l'Estonia sarebbero stati considerati "sani" (mentre oggi sono considerati malati, con questo criterio, Bulgaria e Ungheria).

Il disegnino ve lo immaginate, è molto simile a quello che abbiamo fatto per i PIGS nel primo articolo di questo blog:


Il paese oggi più sfortunato è la Bulgaria, che è quello che era stato così bravo nel ridurre il proprio debito pubblico (il rettangolo blu). Succede insomma nei PECO esattamente quello che avevamo visto succedere nei PIGS. Il debito privato (rosso) appare piuttosto correlato con il debito estero netto (il rettangolo verde): una indicazione (approssimativa) del fatto che i privati si stavano in effetti indebitando con l'estero.

Polonia, Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca sono i paesi nei quali il debito privato è cresciuto di meno. Due di questi (Polonia e Repubblica Ceca) si sono tenuti fuori dall'euro e hanno approfittato della flessibilità del cambio.

Ah, naturalmente i saldi settoriali della Romania Bulgaria (grazie, Alessandro!) hanno la tipica configurazione "a ciclo di Frenkel" che abbiamo visto parlando della Slovenia:


Un caso da manuale. Notate che la Bulgaria è entrata nell'Unione Europea solo nel 2007, ma è de facto ancorata all'euro dal 1997, quando ha adottato un currency board che la legava prima al marco, e poi all'euro. I movimenti di capitale vennero in gran parte liberalizzati da quel momento, ma l'afflusso di capitali esteri, come mostra la spezzata verde, tardò a decollare. Il paese veniva percepito come poco sicuro, evidentemente. Il resto, per voi, dovrebbe essere facile da interpretare...


Addendum: 

Alessandro mi ha fatto notare che ho messo il grafico della Bulgaria parlando della Romania. Cose che capitano quando si fanno troppe cose insieme. Per fortuna è successo a Roma. Mi è capitato di confondere il Congo con la Repubblica Democratica del Congo, ed ero in Africa: è stato un po' peggio. Nel libro sulla Cina parlo di un keynote americano che a Shanghai continuava a confondere Cina con Giappone: è stato peggissimo...

Comunque, ringraziandovi per l'attenzione e per il fatto di aiutarmi a correggere le mie sviste, con l''occasione vi faccio vedere cosa sarebbe cambiato se invece avessi messo il grafico della Romania:


Sorpresa! Quasi niente... Eh, sì, son tanti palloncini che la Germania gonfia (la linea verde sale, i capitali esteri entrano) e poi scoppiano...


(non sono proprio tutti così, ma insomma il modello è questo: Polonia e Repubblica Ceca si presentano in un modo del tutto diverso... Chissà perché...)

30 commenti:

  1. Apparte i commenti tennici (chiaramente fuori della mia portata) non le serve un apparato iconografico? [:-)))))))))))))))]

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  2. Una domanda: nel grafico Changes in Debt/GDP Ratios la barra del debito pubblico è blu in tutti i paesi, meno l'Ungheria (rosso fuoco).
    C'è un motivo particolare?

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    1. No, è solo uno scherzo del PC, perché ho usato un template che per qualche motivo ha quel punto dati in rosso.

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  3. Frenkel, comunque, non si è inventato niente.
    Il suo teorema era ben noto (e utilizzato) dal mio poro nonno (contadino semi-analfabeta nato nell' appennino tosco-emiliano all' inizio del seolo XX):
    Si chiamava "prima ti ingrasso e poi ti ammazzo".
    Lo praticava coi suoi maiali (da cui l' odierno "PIIGS")

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  4. Dove parla dei saldi settoriali della Romania ha messo un grafico con scritto Bulgaria? O io non ho capito qualche passaggio.

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    1. Ho corretto. Fatto sta che sono uguali, e qualcuno (Milesi Ferretti e Lane) se ne era accorto nel 2004 che le cose sarebbero andate così.

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  5. OT

    http://www.tzetze.it/redazione/2015/03/lislanda_ritira_la_sua_candidatura_per_entrare_nella_ue/index.html

    Questa la possiamo spiattellare in faccia ai pro euro?

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  6. Non posso postare commenti, tampoco intelligenti, anche se conosco molto bene la Romania e il loro milieu culturale: what a pity.
    Mult noroc, domnule profesor!

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  7. Geniale il paragrafo del quasi omonimo paper del 1998, che, agli albori di Internet come lo conosciamo, già titolava "What is Special About Enlargement?" :)
    In parte a sorpresa, visto il titolo, si spiega che la liberalizzazione dei capitali difende da shock esterni e la democrazia è un ostacolo per il benessere dell'umanità. E dà qualche esempio della logica applicata: l'Irlanda è fuori perché è entrata in una situzione internazionale molto diversa, Grecia e Spagna pure, ma quelle sono dentro e alla fine si recupera l'Irlanda, perché fa comodo e non si butta niente.

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  8. Lunedì sono in Bulgaria ma a parte questo , in linea di max la Bulgaria apparentemente sembra meglio dell'Italia , anche pure loro pensano che i guai sarebbero corruzione mafia ecc. visto che non sono nell'€ ... gli ho fatto notare che non è il simbolo sulla moneta ma è dura , come del resto è dura anche facendo gli esempi più semplici e banali .Oggi ad un vetero comunista industriale so tutto mi , ho cercato di dirgli questo , il denaro ( liquidità ) diluisce il l'economia reale ( il solido ) solo che se diluisci tutto ,come ha fatto Draghi che lui esalta con anche il prode Renzi , la soluzione risultante non è detto che vada bene sia per la Spagna che per la Francia ecc. la risposta è stata : La vera colpa è di quello stolto di Landini che non ha ancora capito che i sindacati hanno rovinato l' Italia ecc , insomma avevo proprio evitato di parlare dell'Italia ma i riflessi condizionati sono duri da dimenticare e penso che solo una vera dimora in legno li possa estinguere

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  9. Dalla pagina di bagnai.org relativa ai corsi ed agli esami.... «Dal 2011-2012 non ho più alcun incarico in Macroeconomia ed Economia politica II. Quindi se dovete fare l'esame di Macroeconomia o Economia Politica II non potete tecnicamente sostenerlo con me, non vi potete iscrivere, non è possibile farlo. Gli studenti degli a.a. precedenti possono sostenere i relativi esami col prof. Massimo Del Gatto. Questo vale per Economia Politica, non per Politica Economica. Quindi, non andate dal prof. Del Gatto a chiedere di fare Politica Economica con lui, perché Politica Economica la insegno sempre io.Per favore, stampate queste informazioni e leggetele lentamente. Grazie.»... In effetti scrivere che in economia politica non vale la proprietà commutativa pareva un pochetto troppo stringato... :-)

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    1. Mio caro, nell'università nella quale noi dobbiamo fare gli scienziati (tutti sopra la media), i segretari, gli psicoanalisti (in rari casi gli psichiatri), e le donne delle pulizie, è purtroppo necessario spiegare certe cose con estremo dettaglio. Tu che lavoro fai?

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    2. Nella scuola cosiddetta superiore forse è ancor peggio, poi magari ci metto pure del mio pessimismo quando preciso che voto sufficiente è dal sei in su e insufficiente dal cinque e mezzo in giù, ma non si sa mai.
      E quando spiego seguendo più o meno il libro e giro le pagine di detto libro c'è sempre qualcuno che chiede a che pagina, anziché seguire la spiegazione, guardare la pagina e girare: sarà che due cose contemporaneamente sono troppo difficili.

      Per la psico eccetera: a parte l'incoraggiamento e il sostegno e l'ironia ormai sempre preceduta dalla didascalia "scherzo" - e devo dire che i genitori capiscono ancor meno -, ho al mio attivo aver sciolta una crisi di panico di qualcuno che ne soffriva e non aveva informato.

      Fu tutta una personale intepretazione - da attrice dilettante e comunque calata nel ruolo di psico - di un'esperta compos sui, che con parole lente e ripetitive e respiro profondo e tranquillo e commenti psicodidattici riuscì nell'intento.

      In generale però non posso non chiedermi dove abbiamo sbagliato e continuiamo a sbagliare. Figurati che non sono nemmeno sicura che tutti rinuncino a qualche minuto del loro sacro verbo (lezione) per la vile carta sul pavimento - me ne basta una per parlare di "rumentaio" - e farla raccogliere.
      E anche questo senza grande costrutto, perché altrimenti troverei la carta in terra una volta in una classe nuova e invece...

      L'istruzione andrà benissimo quando la media degli insegnanti sarà come la media degli alunni, e a ciò ci stiamo rapidamente avvicinando anche noi "vecchi", per stanchezza e rimbambimento non dovuti all'età.(Questo detto per i rottamatori ad oltranza, che si guardassero loro. Alludo? Alludo).

      Poi, mettici le riforme.

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  10. Negli anni 2003 e 2004 in Repubblica Ceca il dibattito sull'adesione all'Unione Europea era piuttosto vivace e ben più "laico" di quello di altri paesi, ricordo bene - e non perchè me lo ha detto mmicuggino - che era animato da chi, ad esempio, giustamente ipotizzava grossi problemi per l'agricoltura ceca, potenzialmente preda delle stesse dinamiche che Vladimiro Giacchè ha dipanato in Anchluss a proposito della distruzione dell'economia della DDR da parte dei "benefattori" dell'Ovest..... dinamiche che non erano sfuggite ai cechi. Un popolo che qualche lezione potrebbe darcela, dato che negli anni 30' aveva edificato uno stato compiutamente democratico per quanto stretto ai fianchi, e poi stritolato, dai Totalitarismi ( quelli con la T maiuscola). Un paese nel quale l'opinione pubblica è stata informata, dove probabilmente il computo dei costi e dei benefici connessi all'ingresso nell'UE è stato fatto al netto di paradigmi ideologici prefabbricati, evidenziando che si sarebbe comunque trattato di una somma algebrica dal risultato non scontato, nemmeno nel segno.

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    1. ...è pur sempre la terra della defenestrazione. A picche hanno risposto "volo".

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  11. Professore, quanto a compiti a casa non è secondo neppure alla Merkel!
    Commenti tecnici non ne so fare e forse dico una stupidaggine, ma tanto bocciata per bocciata... non dovrebbe esserci una piccola colonnina rossa della Rep. Ceca dal momento che l'aumento del debito pubblico è stato 16 punti di PIL?

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  12. Nella prima figura puo' essere utile la legenda per i tre colori. (Leggo sul telefonino e forse non l'ho vista)

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  13. Con l'incoscienza dei dilettanti... forse alla frase
    "La cosa interessante però è che nei paesi che l'avevano aumentato prima l'aumento del debito pubblico dopo è stato al massimo di 16 punti di PIL (in Repubblica Ceca)."
    bisognerebbe aggiungere:
    con l'eccezione della Slovenia (anche se alla Slovenia aveva dedicato il post linkato)

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  14. "In tutti i paesi dove il rapporto era diminuito, tranne Albania, Bulgaria, Estonia e Lituania, l'aumento dopo è stato maggiore di 16 punti"
    Tolga pure Albania e Lituania

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  15. Azz... Quando sento deficit gemelli, metto mano al debito privato.

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  16. A me non risulta che il palloncino bulgaro sia stato gonfiato dalla Germania ...

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    1. Giusto.È stato gonfiato dall'Italia, pensa un po'. Bravo, qui mi sei piaciuto. Per una volta hai fornito un fatto.

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    2. Questo e' un punto interessante. Da dove si ricava questa informazione? Perche' proprio l'Italia?

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    3. Mi sono googlato sia gli IDE italiani in Bulgaria, sia il sistema creditizio italiano in Bulgaria. Non ne viene fuori niente di coerente, ci date una mano a capire, almeno un'indicazione?

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    4. Forse che Unicredit Bulbank, parte del gruppo Unicredit dal 2000, sia la più grande banca del paese potrebbe essere un indizio.
      D'altra parte che il paese sia conveniente per le banche lo testimonia il fatto che un'amica, quando ha comprato la lavatrice usufruendo di un prestito, ha pagato con comode rate da 18% di interesse.
      Qui volendo si può fare una rapida verifica del livello degli interessi praticati per il credito al consumo in Bulgaria.

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  17. Scusate, posso fare una domanda OT?
    Visto che adesso l'euro ha svalutato nei confronti del dollaro di un bel po', qualora succeda (domani) che l'euro implode con tutti i filistei, la nuova lira svaluterà (e va bene!) con il nuovo marco (ancora meglio!), ma nei confronti del dollaro cosa potrà succedere? Rivaluterà?

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    1. Ti rispondo in maniera pedestre: succederà quello che la bilancia dei pagamenti indica. Probabilmente svaluterà un poco ma recupererà in fretta; lo sbilancio organico degli Stati Uniti è tale da determinare un'inversione di tendenza nel periodo post-eurobreakup (...suona meglio di breakdown...non ce ne vogliano i Led Zeppelin). Ma sono supposizioni, senti prima quelli bravi...ti posso dire che il tasso di cambio andrà a colmare il Gap tecno-produttivo, e riprenderanno a comprare calzature (o bagnini già calzati) italiane(i), quindi in fretta si riequilibrerà il tasso (sinceramente, già posso immaginare che ci sia la fila di americani per comprarsi un rudere nella terra del professore).

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  18. Non serve altro che il titolo...
    Capiranno!
    Visto che oggi tutti vogliono fare corso agli "investimenti", cioè (quasi) la stessa cosa della spesa pubblica improduttiva.
    E che ne dire del fatto che "svalutando l'Euro aiuterà le nostre esportazioni"?!
    Guardano al dito e non a la luna.

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