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domenica 8 marzo 2015

Ne vogliamo parlare?

(ad esempio con un esperto di teoria dei giochi? La storia, si sa, non ha niente da insegnarci...)


47 commenti:

  1. Per capire che la situazione oggi è ancora peggio che allora basta osservare l'intervallo temporale: allora la turpe attività dei collaborazionisti è durata 5 anni.

    Oggi i collaborazionisti "de noantri" iniettano il loro veleno nelle nostre vite da almeno sette anni

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  2. La storia ci insegnerebbe, se solo si volesse ascoltarla. Ma l'uomo è sempre stato un allievo indisciplinato, in barba a Vico, ma anche a Nietzsche

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  3. Mannaggia, prof, lei è una miniera di stimoli (per certi versi, una vera spina nel fianco...).
    È noto che alcune fonti e deduzioni storiche riportino come Petain fosse pienamente conscio della situazione ed abbia collaborato per minimizzare i danni, consapevole della allora supremazia tedesca non solo in casa francese; come a dire, una forma di patriottismo (affatto discutibile) che voglia evitare l'esacerbarsi del tallone sul collo, in attesa di tempi migliori (ed anche qui troviamo l’ambiguo motivo dell'attendere). Altri invece scelsero d'operare sin da subito in modo differente, sia sul territorio francese, che altrove. Al di là delle ipotesi (probabilmente destinate ormai a rimanere tali) resta la percezione che, laddove a Petain potesse ancora importare qualcosa della Francia, ai collaborazionisti nostrani - a molti di loro per lo meno - sembri importare ormai ben poco dell'Italia, il che li pone nella ancor più imbarazzante categoria dei complici (consapevoli, o utili idioti).

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    1. Sai, io credo agli omina (plurale di omen). Uno passeggia per Parigi trasognato, pensando al referendum di Varoufakis, alza gli occhi e si trova davanti Pétain... Accipio omen.

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    2. @Alberto Bagnai

      Al di là della situazione contingente (e tragica), mi rende davvero felice saperla trasognato a Parigi (perché, anche cogli occhi aperti, vivo ancora la stessa esperienza che feci, quando fui poche volte nella stessa città). Parigi, come molte città francesi, può esser visitata, vissuta, osservata, percorsa, amata e apprezzata: ma senza venir pervasi dal "trasogno" si è stati comunque dei semplici turisti di passaggio.

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    3. Non sono un esperto dell'argomento ma ci terrei a ricordare a tutti che Petain non era esattamente un quaquaraquà, lo stesso De Gaulle riconobbe che il processo che subì dopo la fine della guerra era stato messo in piedi più con una volontà di "chiudere i conti" che per assegnare correttamente colpe e responsabilità.
      E forse, dico forse dovremmo aspettare ancora qualche mese per capire se anche a Varoufakis possiamo fare qualche sconto nei nostri giudizi.

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    4. Re (dei giochi) Varouf , a pelle, mi ha fatto l'impressione di un "tipo da spiaggia". Poi, leggendo le provocazioni del prof e le susseguenti considerazioni e valutazioni dei "postanti", seguendo le informazioni diffuse da stampa e tv, mi è tornata prepotentemente alla mente l'espressione lapidaria usata da un collega anziano per esprimere la sua valutazione di un altro collega: "Gianfrà, io chillo chiù 'u peso, chiù 'u trovo mancante" (Gianfranco, io quello più lo peso - lo valuto- più lo trovo mancante -carente.Espressione in cui alla immaterialità del valore professionale e della persona, viene sostituita la materialità e fisicità del peso. Re Varouf mi sembra adeguato a questa espressione. Spero che alla fine riesca a tirar fuori un coniglio dal cappello invece di fare la fine del coniglione!

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    5. I presagi sono i segni della connexio nell'ordo. Raccoglierli è cosa buona e giusta

      «Il fato non è tanto volontà degli dei, quanto la loro stessa natura, impassibile e inesorabile, portatrice di ogni bene e di ogni male, inaccessibile alla preghiera [...] e parchissima di misericordia»
      Giorgio de Santillana, Fato antico e fato moderno

      «Providentiam quidem causam esse bonorum hiis quibus providetur, fatum autem causam quidem esse et ipsum, sed connexionis cuiusdam et consequentiae hiis quae generantur»
      Proclo, Tria opuscola

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  4. C'era un vecchio adagio "Gli stupidi imparano dall'esperienza, gli intelligenti dalla storia"

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    1. bravo ma è proprio l'esperienz ache ancora è immatura. in altre parole non posso parlare di cura con un popolo che ignora o viene convinto di avere l'acne giovanile anzichè un melanoma alla pelle. devo puntare le mie energie sulla comprensione del fenomeno.. il resto se vorrà verrà da sè

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  5. non abbiate fretta. se l'america decide che il gioco dei buy back a debito deve finire e alza i tassi il castello di carta cade e l'area euro implode: dopo i bail in bancari e il caos sociale il popolo premerà per riavere un possibile ordine e una possibile nuova sovranità. a quel punto le parole e i comportamenti del passato peseranno come pietre.

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    1. D'accordo su tutto, ma a differenza di molti espertoni che davano questo esito per scontato già a inizio 2014 (ricorderete le infinite seghe mentali di Cip&Ciop sul tapering), credo che il (moderato) rialzo dei tassi USA non sia esattamente dietro l'angolo. A un certo unto dovranno scegliere fra dollaro forte o Le Pen forte e nessuno può sapere chi sceglierà cosa, quando, e con che risultati. Però la tua osservazione è molto centrata.

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    2. Ma della Le Pen non potrebbe occuparsene l'ISIS o Boko Haram o un "pazzo solitario" (un classico della politica interna USA)?

      PenZieri di una domenica pomeriggio lavorativa...

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    3. Naturalmente, però prima devono decidere se Marine gli fa comodo o no, e secondo me non ne hanno idea.

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    4. Senta, ma parlando degli USA, tempo ma mi aveva cazziato perché ero incorso nella lievissima imprecisione di parlarle di Germagna. Al che lei mi aveva spiegato che "non esiste una biondona di nome Germania ma ecc. ecc.".

      Ora, analogamente, non pare anche a lei che non esista LO zio Sam? O meglio, non le sembra che in quel benedetto paese sono in conflitto fra loro pezzi diversi dell'establishment? Non mi sembrano un monolite...

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    5. Secondo me arriva prima lo scoppio della solita bolla di Wall Street...

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    6. Il mercato dei cambi te lo dice chiaro...se accetti che sconti aspettative di lungo periodo ( e il mercato quota prezzi liquidi a termine fino a 1 anno...e con liquidazione del differenziale bidirezionale ogni 3 mesi..). Puoi chiudere a termine sotto 1.10. Quindi dollaro debole per salvare lo status quo. peccato che sono prigionieri della loro stupida gabbia...il dollaro debole pesa solo lo 0,83% del PIL in Italia e solo la Germania benefica del cambio debole...ovviamente. Il Quarto Reich dei cambi fissi...si fotte da solo.

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    7. Il tutto sopra va letto come Euro debole, ovviamente...ma stamattina ero di corsa e Internet in NZ funzionava a capocchia...my apologies...

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  6. Certo che ne dobbiamo parlare! Il cartello evocativo che ci rimanda ad un tempo passato trova oggi più che mai similitudini con il tempo presente. Cosa cambia da ieri ad oggi? Ieri il nemico era ben visibile con tanto di divise, elmi,armamenti vari affiancato e supportato da forze lealiste locali. Oggi il nemico, vestito da amico, non si scomoda più di spostare uomini e mezzi, tanto non c'è ne bisogno, salvo contare sulle avanguardie che sanno che fare e cosa dire. Per capire meglio dove voglio andare a parare basta prendersi un po di tempo ed ascoltare questo "interessantissimo" dibattito che si è svolto alcuni giorni fa a Genova in occasione del Festival di Limes dal titolo "L'Italia nella partita dell'euro". Nell'ascoltarlo vi andranno alla mente tanti dei post scritti in questi anni da Alberto a conferma che tutto si vedeva . .

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    1. Si vede che Landini ha studiato, ma come al solito per lui la soluzione è il Più Europa, mentre Letta ......non pervenuto

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  7. il pallino è in mano al dollaro e alla fed: il probabile regolamento finale di conti in concomitanza con la fine del secondo mandato del cubista abbronzato che la storia ricorderà come uno dei peggiori presidenti usa. alberto suggerisco di picchiare duro sulla malattia, se parli di cura anche in chiave tecnica con il mainstream siamo in buca. mi piacerebbe l'idea di una tua rubrica tipo "andiamoasbattere.org" parafrasando fassina

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    1. Per esempio, in ambito "Fassina" (per capirci) queste dinamiche sono ben chiare e se ne parla. Credo però che si sia ancora lontani dal (ma sulla strada di) definire strategie proattive. Intanto, è chiaro che avendo indicato la causa del problema (se pure dopo Zingy!) la sinistra PD è parsec avanti rispetto al povero Trippas.

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  8. “Si scatenerà una lotta e, dopo settantasette disfatte, i pezzenti annienteranno gli azionisti, porteranno loro via le azioni e si siederanno al loro posto, come azionisti a loro volta, si capisce. Forse diranno anche qualcosa di nuovo, ma forse no. La cosa più probabile è che anche loro faranno bancarotta. Più oltre, amico mio, non sono in grado di prevedere null'altro delle sorti che cambieranno il volto di questo mondo. Del resto, guarda nell'Apocalisse...».
    «Ma possibile che tutto ciò debba essere così materiale; possibile che il mondo attuale abbia fine esclusivamente a causa delle finanze?».
    «Oh, si intende che io ho preso soltanto un cantuccio del quadro, ma anche questo cantuccio è collegato al tutto, per così dire, con legami indissolubili».
    «Che fare, dunque?».
    «Ah, mio Dio, non avere fretta: tutto ciò non avverrà così presto. In generale la cosa migliore è proprio non far niente; per lo meno avrai la coscienza tranquilla di non aver avuto parte alcuna in nulla». ”

    Dostoevskij, L'adolescente

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  9. Sbaglio o Petain godette fino al 21 giugno 1941 dell'appoggio fedele (se non entusiasta) del PCF? Anche qui, nel collaborazionismo intendo, destra e sinistra partitica vanno spesso a braccetto.

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  10. Certo, parliamone, anche se spesso viene in mente Petrarca: "Italia mia, benché 'l parlar sia indarno". Petrarca, appunto, è da questa prospettiva che io preferisco osservare il collaborazionismo, diciamo per deformazione professionale. Nella Facoltà di Lettere di Firenze è sparita Filologia Dantesca, si stanno assottigliando gli insegnamenti di Letteratura Italiana (è vero: prima probabilmente erano troppi, ma tra troppo e troppo poco forse si potrebbe trovare una via di mezzo). Da parte di alcuni (più che alcuni) è stata ingaggiata una non nobile battaglia contro la filologia in genere quale espressione di un mondo che fu; è una bestemmia oggi, in genere, parlare di storia nazionale, escrescenza di un mondo condannato da evitare e da rimpiazzare con una nuova storia, la World History, che, se ho capito bene, hanno intenzione di introdurre a scuola. Possiamo continuare all'infinito nel sottolineare le ferite inflitte al nostro patrimonio culturale, alla nostra identità culturale. Ecco ho usato un'espressione, per cui pare giusto darmi del fascistoide o qualcosa del genere. Alla distruzione di questa identità culturale, senza la quale si è soltanto un popolo disperso e deriso, si sono applicati molti intellettuali nostrani, si sono applicate le istituzioni; non solo ci hanno detto che siamo degli individui francamente un po' schifosi e pagliacceschi, ci hanno anche detto che dovevamo trovare noi stessi in "altro" al di fuori di tutto quello che ci avevano insegnato e che avevamo studiato. Sia chiaro: non era tutto bello ciò che avevamo studiato e ciò che ci avevano insegnato, ma ora? Ma come mai dobbiamo sopprimere la gran parte degli insegnamenti letterari e umanistici? Ricordate quante volte Giavazzi ha ironizzato sugli Istituti di antichistica disseminati nel nord Italia o sugli insegnamenti di Psicologia (naturalmente c'era del vero sul numero eccessivo, figuriamoci, ma pareva che facesse piacere buttare il bambino con l'acqua sporca)? Insomma, vogliamo una buona volta formare essenzialmente ingegneri, chimici, informatici ecc.? Che bisogno abbiamo della Canzone all'Italia, della filologia dantesca o della storia in generale? (Però, badate, abbiamo bisogno di tante discipline esotiche). Già, che bisogno ne abbiamo: queste discipline costituivano la coscienza di un paese, di una nazione, di una comunità. Ma se non c'è più la nazione e la comunità deve essere un'entità colonizzata di individui sottopagati in industrie ormai largamente altrui? Mia moglie, belga, mi raccontava che in Congo Belga ai bambini locali insegnavano: "Nos ancêtres les Gaulois....". Ecco ci siamo vicini. Odio ormai varie cose: odio lo slogan "questo è patrimonio dell'umanità", cioè non è tuo, che ci vivi, lo ami e vorresti non vederlo sconciato (ma lo dicono mai ai Cinesi che la roba loro è patrimonio dell'umanità?); odio la cucina, che pure vagamente esercito con amore, perché é stato il cavallo di troia, per farci diventare un paese di camerieri e pizzaroli; odio l'ecologia (lo so sto dicendo una cosa grave, ma spero che capirete), perché è stato il grimaldello spesso per fare fuori imprese fondamentali per questo paese e per farci diventare albergatori, così il centro dell'impero può passare vacanze piacevoli. Odio, infine, la morale, in virtù della quale abbiamo svenduto questo paese a gente che metteva sul libro paga della VW le puttane da distribuire ai sindacalisti. Naturalmente, come capirà qualsiasi persona intelligente, amo la cucina, l'ecologia e persino la morale (quest'ultima, se piace tanto, sarebbe bene non proclamarla, ma praticarla), ma penso sempre che, se vuoi la cultura, devi avere l'acciaio e i cannoni...E anche una moneta. Altrimenti sei un paese del terzo mondo. (Chiedo scusa per lo sfogo, probabilmente fuori tempo massimo).

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    1. Capisco lo sfogo: però, dobbiamo pure ammettere che si è dato il destro ai tagli. Un insegnamento come Antichità della Nubia cristiana - dico per dire, non ho nulla contro la disciplina - potrebbe benissimo essere afferente a un corso di Egittologia. Come mai si son create tutte queste cattedre? Poi, quando arriva la scure, si taglia tutto, anche l'utile e il necessario. In USA è un po' diverso.

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    2. io capisco e aderisco allo sfogo. Ironizzare sullo studio della cultura specifica di un popolo è un atteggiamento da sottosviluppati mentali. La diversità biologica è considerata un bene da preservare perché garantisce, attraverso il rimescolamento dei geni, una maggiore capacità degli organismi a reagire e superare condizioni ostili che dovessero crearsi. Io credo che non sia sbagliato estendere questo concetto anche alla cultura, anzi lo estendo anche alla lingua e non solo per giustificare la mia tendenza ad usare spesso il dialetto, come avranno notato quelli che hanno letto qualche mio commento. Forse questo atteggiamento deriva dalla mia profonda avversione al concetto di "morte termica" che si verificherà quando tutto l'universo raggiungerà la stessa temperatura e non sarà possibile nessuna forma di vita venendo a mancare ogni possibilità di produrre energia. Mi domando però, non che tutti gli addetti a questi studi molto specifici siano stati impegnati nella ricerca del famoso tunnel dei neutrini di gelminiana memoria?

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    3. @martinet

      Naturalmente hai ragione e, come avrai notato, anche io faccio cenno agli eccessi. Alla tua domanda (perché mai si sono create tante cattedre?) risponderò brutalmente e spero con onestà: perché ha fatto comodo a molti, anche a chi ti sta scrivendo. Ma il punto non è la "rimodulazione" che è dovuta e sacrosanta (sai quante storie del mediterraneo antico o geografie storiche varie vanno soppresse), il punto è che si prende spunto dalla "razionalizzazione" per fare tabula rasa. È lo stesso problema della spesa pubblica. Ma l'obiettivo vero è la distruzione di un paese rendendolo una colonia (non lo ha detto forse lo stesso Monti che in Germania ci considerano una colonia?); questo mi appare ormai chiaro da tempo: gli ultimi 25 anni sono stati l'azzeramento cosciente della dimensione politica culturale ed economica di questo paese. E non parliamo di mani pulite, che è stata la vera operazione di scardinamento del paese in nome della morale (del resto che cosa hanno fatto i tedeschi occidentali nella ex Germania orientale?). Se vogliamo cercare di reagire, non possiamo non liberarci di quanto ci è stato raccontato in tutti questi anni.

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    4. Come corollario, ricordo che qualche anno fa, nei salotti televisivi, andava di moda denigrare ambiti scientifico-disciplinari e di ricerca poco noti alla massa, in un clima di promozione dei tagli indiscriminati all'università. Tra questi, un cavallo di battaglia di vari apritori-di-bocche-in-pubblico di varia estrazione politica, era la citazione di un progetto di ricerca (zoologia e affini, presumo) sullo studio e protezione dell'asino dell'Amiata. E come sempre, in studio, giù tutti con i risolini e le battute.
      Avrei voluto tutte le volte telefonare e dire: 'Imbecilli, che ne sapete voi dell'importanza di quella specie per l'ecosistema, per la catena alimentare, per la cultura popolare di quei luoghi? E se quel mammifero, per caratteristiche genetiche particolari, fosse importante per trovare strade di soluzione a malattie gravissime che affliggono la s.pecie umana?'
      Ecco, la supponenza intrisa di malafede e di ignoranza mi resta insopportabile. A questo punto potremmo benissimo buttare una atomica sulle Galapagos o distruggere le testimonianze della civiltà Falisca (ma ci arriveremo).

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    5. @Lorenzo Buresta

      Penso tu abbia ragione; per curiosità dai un'occhiata ai progetti di ricerca finanziati da Bruxelles.

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    6. Ragazzi, abbiamo nelle biblioteche i libri di Croce (laggiù a Firenze c'è un certo professore che se ne intende). Buona letturra.

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    7. Celso9 marzo 2015 15:22

      Completamente d'accordo. Peraltro, la mia domanda era retorica, sapendo bene come vanno le cose in certa deteriore compagine accademica nostrana. Riguardo alla colonizzazione, anche lì ci mettiamo del nostro: siamo sempre pronti a esaltare tutto ciò che estero e a denigrarci e quindi per alcuni ben venga lo straniero nordico a metterci in riga; d'accordo, abbiamo molti difetti, ma ancora oggi diamo eccellenze al mondo - si veda la scuola: un ragazzo con una laurea italiana ha le porte aperte (e gratis!) alle università dell'Ivy League. Per il periodo di mani pulite la Storia saprà giudicare lo scempio di uomini, cose e istituzioni. Se vogliamo reagire, basta riappropriarci di noi stessi: l'Italia non è solo un paese così come il greco antico non è solo una lingua morta: è una categoria dello spirito di tutta l'umanità - e scusate l'orgoglio patriottardo un po' di destra (né mi dispiace tampoco).

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    8. @ martinet

      Parole che, potendo, scolpirei nel marmo

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  11. Dimenticavo: nel 1566 in data odierna nacque Carlo Gesualdo. Grandissimo musicista, ancorché uomo infelice.

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    1. ...e, a proposito di filologi, nel 2005 moriva Giovanni Semerano (che era pugliese, ma si manifestò sull'Arno). poi, i patrimoni dell'umanità, come Ninive o i Buddha di Bamyan, vengono lasciati in preda a barbari sponsorizzati (quante divisioni corazzate avevano costoro? ), quando bastava un po' di profumo di napalm. Ma la shock doctrine culturale include anche la cancellazione del passato, favorita da coloro che non hanno mai avuto un passato (il Lebensraum ebbe un grande successo ovest)
      E qui di passato da cancellare ce n'è tanto

      L'ecologia sta morendo (come credibilità) per colpa degli ecologi di "professione", così come la filologia (Semerano e Rendich non lo erano), e anche l'economia non si sente tanto bene.
      Ma la civiltà è quella che vive in noi, nonostante tutto, e quella che saremo capaci di conservare (sempre in noi) e tramandare.
      Questa è la differenza. E noi, modestamente, lo nacquimo
      (per lo sfogo, però, ti capisco)

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    2. OT Sempre in tema musicale (ma anche economico), questa canzone di Povia è alquanto singolare, soprattutto la seconda parte....
      https://m.youtube.com/watch?v=K-ecOmENIhM

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    3. Sì, decisamente Semerano e Rendich non erano né filologi né glottologi. Erano un po' sui generis come studiosi.

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    4. @ Il velo di Maya8 marzo 2015 21:42

      Sai che da allora non è più disponibile in (alcune che ho sottomano) biblioteche pubbliche?
      Sarebbe bello pensare che qualcuno se lo sia portato a casa propria.
      Ma non credo sia così. È sparito tutto quanto elencato.

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    5. @AP
      Che cosa non è disponibile?



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    6. @ Il velo di Maya9 marzo 2015 10:26

      Quel che c'era di Semerano

      ps grazie Alberto, abbi pazienza

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    7. M'inserisco tra i dotti con una segnalazione che non è filologia né storia antica ma purtroppo socioeconomicppolitica decisamente moderna:

      Jean Ziegler, La privatizzazione del mondo, Tecalibri, 2002 (?)

      Sintesi:
      Gli investitori-prestatori esteri non rifusi in soldi si rifondono da soli privatizzando i servizi, il lavoro, il suolo e il sottosuolo di Paesi debitori che diventano pertanto ancora più poveri, avendo già avuto prestiti in quanto poveri - o impoveriti, direi ora a proposito di parte dell'eurozona.
      L'autore definisce "pompieri piromani" i tizi di cui sopra, perché più prestano, più provocano miseria facendo finta di spegnere l'incendio e in realtà depredando, per risarcirsi, i Paesi che "aiutano".


      Uno dei miei chiodi che ricordo periodicamente dai tempi del PC (sic) - Primo Compleanno, nell'aula magna (lo era?) di Economia a Pescara, dove ebbi l'onore di essere la prima a entrare.

      Cercatelo, il libro, prima che sparisca da qualche rara biblioteca dov'è, dato che ciò che riferisce Ziegler di altri mondi - Africa, America meridionale - e che anni addietro sembrava "dell'altro mondo" può diventare così, qui.
      E se non lo diventa qui - speriamo - è già così altrove ed è meglio saperlo.

      Qualche passo si trova on line nel sito della casa editrice.

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  12. Bei tempi! Allora era semplice capire chi collaborava e chi no. Il nemico aveva un volto e una divisa ben più visibile di adesso. Ora fatto salvo la sparuto numero di carbonari che si ritrova in questo blog o ai goofy compleanni, ben pochi si rendono conto che alcune "entità sensibilmente sovrasensibili" per dirla alla Diego Fusaro ci stanno spingendo ogni giorno di più verso il baratro. Se e quando tutto finirà sarà allora molto più semplice per i nuovi Quisling negare, negare e ancora negare.

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  13. @closingtime
    non e' proprio come dici ...nel senso che se €urozzo esiste
    ancora ai *signori* USA..quindi non farebbero nulla che ne
    mettesse a rischio l'esistenza e fanno (e hanno fatto ) di tutto
    per impedirne la disintegrazione..ultimamamente con pressioni
    verso la signora Germania che vorrebbe sbarazzarsi dei greci
    (la cui presenza in EU nel medio termine mette a rischio la stabilita' politica
    e la stabilità' e' tutto...) tra l'altro e' paradossale come chi minacci l'uscita
    in realtà' voglia rimanere e viceversa,..
    comunque in prospettiva e' giusto il ragionamento che faceva Alberto
    sul fatto che l'euro e l'EU sia nata per fare guerre...( per conto terzi..)
    prima l'espansione via credito garantito dall'€ nella'est Europa...poi
    la difesa militare di quei crediti che non sarebbero a rischio senza riforme
    etc..(lo dice soros a modo suo...) similmente in Italia...dove non sembrano
    maturare alternative all'orizzonte...
    al massimo opportunismi (e sa difendersi meglio non a caso e' al governo)
    PS:non e' un ragionamento originale , e' solo per esprimerlo in maniera semplificata...

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  14. Ci sarebbe da trasognare solo per gli orari di apertura - stiamo parlando di una mostra che si svolgeva agli Archivi nazionali - quindi delle risorse destinate al settore dalla Francia (per ora, ahimé...) e della consapevolezza che trattasi di cosa da rendere accessibile a tutti i cittadini, potenzialmente.

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  15. Ne vogliamo parlare che Juncker ora vuole pure un suo esercito?

    http://www.theguardian.com/world/2015/mar/08/jean-claude-juncker-calls-for-eu-army-european-commission-miltary

    http://tass.ru/en/world/781700

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  16. Vorrei segnalare il problema del "regime" dell'informazione. Secondo me, se i protagonisti ( destra o sinistra, Salvini, Fassina, tutti gli "illuminati") si coalizzassero anche solo per rompere il muro dell'informazione e costringessero i media a dire la verità ( come ? per esempio ponendo condizioni stringenti alle loro partecipazioni televisive ) con l'ampiezza e la chiarezza necessaria e possibile avremmo la strada spianata ad una soluzione almeno "democratica". Invece tutti, quando intervistati, glissano, tentennano, o la parola euro viene detta a mezza voce o con uno slogan (L'euro è una moneta sbagliata per l'Italia! Andiamo a sbattere!) che in quanto tale viene riconosciuto e perciò è vanificato facilmente inquadrando la smorfietta di supponenza del piddino di turno.

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