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sabato 21 marzo 2015

L'euro e i liberisti (con le terga altrui): la rivincita del comunismo

Mi è capitato di parlarne qui, riportando il piacevole incontro di Padova all'Osteria volante, dove ho avuto il grande piacere di rivedere Piller&Gumpel, Leonardo, l'Istituto PUDE, Marilena, Elena, Dragan, ecc...

Se siete marxisti dell'Illinois, non cliccateci.

86 commenti:

  1. Se Giovanni, uomo del sud, riuscisse per un momento a penetrare, studiando, quei metodi che hanno condotto in UEM, alla tenuta del cambio 1:1 fra economie di diversa forza, forse farebbe un favore a sé stesso, in primis e soprattutto, forse, anche a coloro che per i più svariati motivi si troveranno a farci i conti.

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  2. Pazzi! Con la lira la Cina ci comprerebbe la Pirelli!

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    1. Tranquillo, c' è l' euro che ci protegge.

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    2. Grande! Vi quoto entrambi :)

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    3. Meglio con l'€: Ti fai prestare il soldi a gratis dalle banche tedesche, tutti alleati x depredare l'Italia

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    4. L'Euro? Per caso è quella moneta "forte" che doveva proteggere i risparmi degli italiani dalle "svalutazioni competitive"? Cattive,cattive!
      Ma come? L'Euro qualche mese fa stava a 1.39 contro il dollaro e pochi giorni fa me lo sono ritrovato a 1.04... adesso come la mettiamo con i miei sudati risparmi?!

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  3. La svalutazione del lavoro c’è, eccome.

    Vediamo come ci è arrivato il raffinato Satanic Mill del Jobs Act.

    a) Il famigerato "superamento" dell’articolo 18 per i nuovi assunti sta in gran parte nella monetizzazione e delimitazione della severance pay o firing cost (cioè il costo che sostiene il datore per liberarsi del lavoratore quando diventa, diciamo così, indesiderato). Il che lo si è fatto riducendo la reintegrazione (la famigerata “reintegrazione”, proprio quella) al lumicino e abbassando l’indennità risarcitoria (era da 12 a 24 mensilità per i licenziamenti per giusta causa/motivo, adesso scende da 4 a 24). Ad esempio dopo 2 anni prima il lavoratore prendeva 12 mensilità, adesso ne prende 4 (2 per ogni anno di lavoro). Ma la vera chicca del Mill (satanic) è una cosa sfuggita ai più (ma non ai suoi più avveduti ispiratori: per es. http://www.linkiesta.it/jobs-act-conciliazione-rapida), una cosina che sta nell’articolo 6 del decreto sulle tutele crescenti: la cd. (nuova) “conciliazione”.

    Cosa si sono inventati i nostri diavolacci? Semplice. Per ridurre ulteriormente la suddetta severance si offre al datore l’“opportunità” di arrivare volontariamente ad una inedita conciliazione con l’offerta al lavoratore crescentemente tutelato di una indennità che adesso va dalle 2 alle 18 mensilità (quindi dopo 2 anni non più 4 ma 2 mensilità) e nello stesso tempo obbligandolo ad accettarla. Come ? ma evitandogli i tempi biblici del giudizio. Infatti al rito applicabile al nuovo catuc (acronimo che sta per contratto a tutele crecenti), dice una normettina nascosta e carognetta, non si applicano le regole che la Fornero aveva introdotto proprio per accellerare i tempi. Ed inoltre, per indorare la pillola, l’indennità non è tassabile.

    Quindi, futuro soldato dell’esercito di riserva, cosa vuoi di più? Pochi, maledetti (i soldi vengono pur sempre dal satanic mill), non tassati e, soprattutto, subito. Il vantaggio per il datore è evidente: prima il lavoratore prendeva dopo 4 anni di lavoro, ad esempio, 12 mensilità ed 1 calcio nel sedere. Adesso prende 4 mensilità, lo stesso identico calcione e, in aggiunta, il pernacchione riservato ai lavoratori della massa (https://www.youtube.com/watch?v=cFAFHXyOw1U).

    b) Il secondo, raffinato strumento di espropriazione (del lavoro e, quindi, dell’uomo visto che polianyimemente non c’è differenza) sta in una parolina francese: il voucher. Cos’è mai? È un buono che compri dal tabaccaio e che serve a remunerare il lavoratore per i lavori, dicono loro, discontinui. Quindi per un costo di 10 euro a ora, 7,5 vanno al lavoratore come netto, 1,3 alla sua pensione ( ahahaha.. ) ec.. Tutto bene, allora? Li vogliamo aiutare questi poveracci che non lavorano?

    Una colossale ceppa (sono educato e non dico parolacce). Il trucchetto è semplice. Quando compri il buono devi avvisare (prima) telematicamente indicando il giorno in cui lo userai NON l’ora in cui lo userai. Quindi il giochetto è semplice: compri un paio di voucher per QUEL giorno, fai lavorare il disgraziato 12/14 ore per QUEL giorno (e in nero) e se arriva l’ispettore tiri fuori i 2 voucher che hai dichiarato telematicamente prima. Tutto in regola per l’Inps, per l’Inail, per il portafoglio ec.
    Naturalmente i signori del Mill conoscono perfettamente il trucchetto, ma quale sistema migliore per svalutare il lavoro (non a caso in fortissimo aumento: http://www.repubblica.it/economia/2014/12/20/news/boom_di_voucher_per_i_mini-jobs_comprate_72_milioni_di_ore-103357408/) ?


    … to be continued

    Ps: (Alberto è possibile levare il limite dei 4k caratteri? credo di no ...)

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    1. Molto interessante, grazie.

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    2. (2 - seguito del post)

      c) Il terzo modo utilizzato per la svalutazione del lavoro, davvero malignamente raffinato e del quale solo pochissimi tecnici sembrano essersi accorti, va sotto il nome di “Riconduzione al lavoro subordinato”, che è la rubrica del Titolo II dello schema di decreto legislativo che riforma le tipologie contrattuali (attenzione: schema significa che è attualmente in fase di approvazione). L’operazione – propagandistica – è stata varata e spacciata all’insegna del superamento delle famigerate (e abominevoli) cococo (acronimo che sta per collaborazioni coordinate e continuative) e cocopro (collaborazioni coordinate a progetto). Ad esempio vedi qui: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Jobs-act-restano-demansionamento-e-licenziamenti-collettivi-stop-a-cococpro-da-2016-4334bd3b-0b35-4de1-a077-39abef6af914.html.

      Come dicevo pochissimi hanno subodorato la fregatura, ed è giusto onorarne il merito citandoli:
      a. Alleva (“Attenti, i cococo non spariranno” in http://www.bollettinoadapt.it/attenti-cococo-non-spariranno/
      b. Perulli (“Il “falso” superamento dei cococo nel Jobs Act) in http://www.nelmerito.com/index.php?option=com_content&task=view&id=2131&Itemid=1
      c. Tiraboschi https://twitter.com/Michele_ADAPT/status/576073676589789184 ed altri ...

      Vediamo di riassumere i termini della questione, davvero diabolica, evitando per quanto possibile tecnicismi.

      I cococo rappresentavano quella categoria lavorativa che occupava quella nebulosa area di confine posta tra il lavoro subordinato (quello supertutelato) ed il lavoro autonomo (libere professioni ec.). Quando il lavoratore non era DEL TUTTO subordinato ma anche non DEL TUTTO autonomo lavorava a cococo. In tali termini si trattava di un rapporto giustificabile dal punto di vista economico (ne parla già la legge Vigorelli del luglio 1959) ma col tempo, man mano che la legislazione del lavoro si è fatta più vincolistica, è diventata la SCAPPATOIA per evitare i rigori del lavoro subordinato. Così c’è stato uno spaventoso proliferare di questi contratti, senza alcuna regola o tutela (quindi senza maternità, ferie, tredicesima, tfr, retribuzione minima ec.ec.). Finché nel 2003 la riforma ispirata da Marco Biagi ha tentato non solo una loro legittimazione giuridica con l’invenzione del “progetto”, ma anche l’introduzione di tutta una serie di tutele (malattia, maternità, retribuzione minima ec.), poi rafforzate dalla legge Fornero del 2012. La riforma Biagi aveva fatto sparire quasi tutte le vecchie cococo (assolutamente non tutelate) facendole diventare cocopro (tutelate).

      Ebbene la riforma del lavoro Poletti (Jobs Act) cosa fa? Mentre dice di eliminare le attuali cocopro (dal 1 gennaio 2016) e TUTTE le connesse tutele per esse approntate da Biagi e Fornero, dice pure di volere mantenere FERMO il famigerato articolo 409 codice procedura civile sulla BASE DEL QUALE ERANO STATE COSTRUITE LE VECCHIE COCOCO (quelle senza alcuna tutela). Questa significa che mentre elimina le attuali cocopro RESUSCITA le vecchie e assai peggiori (per i lavoratori) cococo ritornando, in pratica, alla situazione pre-Biagi.

      Il risultato prevedibile sarà un ritorno di fiamma delle vecchie cococo: vedremo ancora segretarie e commesse in cococo?

      … to be continued

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    3. Caro anto,
      molto interessante e inquietante. Ti posso chiedere da sostanzialmente profano della materia, alla fine degli interventi, di farci uno schemino semplice di cosa cambia rispetto a prima e di quali tutele peggiorano e di quanto? Ancora una cosa; ma i voucher c'erano già, mi risulta, cosa è cambiato?

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    4. x Alberto49
      Ma non ho ancora finito.. (di rompervi) !

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    5. Infatti parlavo del dopo; cosa fai di lavoro, la serpe nel seno di Sacconi (ahahahah)?

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    6. @Alberto49: Per quanto rguarda i voucher il problema è che prima era molto più difficile usarli (erano riservati a categorie specifiche, es. i lavoratori agricoli), adesso sono applicabili a cani, porci e lucertole.

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    7. Grazie, sono il segno dei tempi sempre più difficili per chi lavora.

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    8. Non è il segno dei tempi.
      E' IL problema più inquietante e tragico (direttamente) connesso (e conseguente) all'euro.
      Il lavoro è l'uomo stesso, non ce lo dimentichiamo.

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  4. Che bello l'irriducibile Yanez, mi mette sempre di buon umore con le sue giovannate sull'oceano della globalizzazione :D

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    1. Secondo me frequenta "cattive compagnie" e magari porta anche un pò sphiga...

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  5. Dovunque il Prof scriva, lui c'è. Peter è un seguace ma non vuole ammetterlo :-)

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    1. La corrispondenza di amorosi sensi tra me e Alberto Bagnai

      http://felicita-sostenibile.blogautore.repubblica.it/2015/03/22/la-corrispondenza-di-amorosi-sensi-tra-me-e-alberto-bagnai/

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  6. Poveri piccoli che navigano ancora sulle bagnarole; saranno travolti dalle onde dell' Oceano. Meglio restare sul TITANIC!
    Peter Yanez, ovvero la tragedia inconsapevole di un uomo ridicolo.

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  7. Accidenti Prof., ha scritto un pezzo formidabile.
    Asciutto, sintetico e toccante.
    Se per assurdo un giorno potessimo solo pensare di vederla occupare un importante ruolo politico, questo articolo lo vedrei bene anche come discorso di insediamento.

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  8. Già, mi sono accorto che, in questi giorni di eclissi (della ragione), c'è stata una garnde recrudescenza di meritocratici con l'altrui terga, su quella simpatica cornucopia di geni(i) che è Twitter. si son dati un gran daffare.
    Politicanti nazionali che spregiano la nazione, consulenti aziendali che non si sa cosa possano consigliare, perchè non hanno mai intraperso nulla e nulla hanno mai creato (come quegli economisti che spregiano i brevetti, perchè non sono mai stati in grado - ne mai saranno- di inventare nulla), e mentecatti di vario genere, la cui cieca vita è tanto bassa, che 'nvidiosi son di ogni altra sorte.
    Certo che è buffo, il meccanismo della "proiezione"...

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    1. E pensare che fino a qualche tempo fa, questo atteggiamento era addebitato solamente ai critici d'arte... Viene in mente il (grande) Totò de "I due marescialli" allorché timbra rumorosamente, e da forsennato, posta e documenti comunali, affermando trionfante: "E io censuro! Ho il potere di farlo! Questo potere me lo ha dato la 'Wermàsc'...!"

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  9. Leggendo velocemente e confusamente il Paper, mi sembra che confermi il fatto che i paesi periferici e noi in particolare, ci siamo accontentati di un panino con il mortadella. E gli effetti si vedono bene, sulle imprese, sui patrimoni e sui redditi.

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  10. Merita commiserazione anche chi accetta l'asticella alta e contemporaneamente esige leggi e regolamenti stringenti in materia ambientale. Bisognerebbe rendersi conto che la tutela della natura non è un tema affrontabile nell'attuale sistema.
    So che potrebbe sembrare un argomento secondario ma il peso dei danni che stiamo facendo, se non irrecuperabile, ce lo porteremo sulle spalle molto a lungo.
    Oggi però non possiamo realisticamente chiedere ad un imprenditore di affrontare costi onerosi senza alcuna forma di protezione da chi non si espone a tali costi.
    Ho scritto una parolaccia, chiedo venia.

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  11. Prof al di là delle "ragioni dell'euro" la cosa veramente preoccupante è la totale assenza di buon senso, stiamo tutti alla finestra nella speranza di veder schiattare il nostro prossimo?

    IL problema non è l'euro, ma la natura cattiva di noi esseri umani!

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    1. Vale sempre la tragica testimonianza di Primo Levi: "I «salvati» del Lager non erano i migliori, i predestinati al bene, i latori di un messaggio: quanto io avevo visto e vissuto dimostrava l'esatto contrario. Sopravvivevano di preferenza i peggiori, gli egoisti, i violenti, gli insensibili, i collaboratori della «zona grigia», le spie.". La fiaba per cui competizione e meritocrazia facciano emergere sempre e comunque i migliori ricorda più il mondo in cui deve sopravvivere Snake Plissken ("Benvenuti nel regno della razza umana...") o il Rollerball, che quello degno d'un essere veramente umano.

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    2. @Citodacal

      E' buffo constatare come siamo sintonizzati io e te. Io postai la stessa frase il 9 maggio 2014, a commento del post: "Meritocrazia" di Roberto Buffagni guarda caso), e tu mi rispondesti con una frase di John Bradley

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    3. @Citodacal

      Addendum: in realtà Jena Plissken e Jonathan Hi erano destinati, secondo il Sistema, a non sopravvivere, visto che si erano messo contro di esso. Il Sistema fa sopravvivere gli "uomini in grigio", i medicri, visto che sono obbedienti e funzionali (questo è sia ad rem che ad personam), non coloro che sono "straordinari" e, come tali, non controllabili dagli agenti del Sistema che, come esseri ordinari, non riescono a comprendere il modo di essere di quelli che esulano dalla norma

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  12. Prof,
    nel rispondere a quel ragazzo ha toccato un tasto sul quale anche io ho riflettuto molte volte.
    Spesso anche a me è capitato di avere sulla punta della lingua la frase: "Ma lei è sicuro di riuscire a sopravviverci?"

    Non l'ho mai detta per paura di risultare offensivo, ma ha notato che i principali sponsor dell'ultra competizione sono quelli che per primi ne rimarrebbero fagocitati ?

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  13. Le notizie che giungono oggi dalla convention della sinistra PD (ossimoro) descrivono un clima da funerale (per la sinistra), con stracci che volano. Poveri, che pena ! Tra poco saranno alla spaccatura della spaccatura della spaccatura della minoranza. Con D' Alema leader ! E l' euro nel simbolo. DAR! Lei invece trova sempre il modo di farci sorridere. La storiella della spigola è bellissima, molto goofy.

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    1. Si tra un po' arriveremo alla scissione dell' atomo

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    2. Per colpa della loro incommensurabile arroganza e stupidità, hanno messo il partito nelle mani di LAQUALUNQUE, ma poteva essere LACHIUNQUE; oggi baffino, che non se regge più e non riesce più a trattenere la bile che stravasa dalle orecchie, farebbe più bella figura se finalmente tacesse.
      Baffino dovrebbe rivedersi qui; eravamo alla vigilia dell' euro.

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    3. Per il momento, sono riuscita a digerire Baffino fino al primo minuto e mezzo, quando dice che la mobilità e la flessibilità sono un dato della realtà - cacofonia compresa.

      Ah ah.

      Chissà perché lui è(ra) sempre qua.

      Ah già, "la donna" è mobile...
      Baffo, no.

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  14. Si! Il meccanismo della proiezione! lo cito sempre anche io.
    E anche io, come te, quando sento farfugliare di meritocrazia, metto mano alla fondina. Se non altro ricordando da dove nasce e con quale significato questo termine:

    (da Uichipedia Itaglia)
    "Il termine "meritocrazia" fu usato la prima volta da Michael Young nel suo libro "Rise of the Meritocracy" (1958). Il termine era destinato a un uso dispregiativo, e il suo libro era lo scenario di un futuro distopico in cui la posizione sociale di un individuo è determinata dal suo quoziente intellettivo e dallo sforzo. Nel libro, l'esistenza di un simile sistema sociale finisce per portare a una rivoluzione in cui le masse rovesciano l'élite, che è divenuta arrogante e scollegata dai sentimenti del popolo."

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    1. Il merito non esiste. Caso e necessità forgiano i nostri destini, e - dopo gli esperimenti di Libet - molto di ciò che è stato scritto sul "libero arbitrio" va gettato alle ortiche.

      Persino il Prof., che è intelligente (la differenza tra un intelligente e un saggio è che il primo riesce ad uscire indenne da situazioni nelle quali il secondo non si infilerebbe mai e poi mai...), fosse nato in Groenlandia, probabilmente non scriverebbe questo blog.

      Continuo a stupirmi di come tante persone utlizzino parole prive di ogni significato. E, soprattutto, di come le teste di tanti servano solamente a tenere separate e orecchie.

      Buona vita
      Guglielmo

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    2. eih astuto ulisse tu che fatto fosti non a viver come un bruto prova a dirigere la tua nave non solo verso occidente ma anche nell'altro verso e cioè nel senso che gli orsi bianchi and others unwanted thoughts siamo comunque noi a crearli con l'universo intero e che coscienza e consapevolezza si inseguono come da un 'unica cellula se ne creano due ...l'uno per conoscersi per acquistare coscienza di se deve dividersi in due essennò non sa di esistere aò

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    3. quoto Guglielmo al 1000 %. Libet ci ha insegnato che il merito e la colpa sono due stronzate che servono solo a inquinarci la vita e a dare la stura alla sopraffazione.Esiste solo la dignità delle persone e i mezzi per garantirla.

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    4. Premesso l'accordo generale sul fatto che la meritocrazia sia fumo negli occhi gettato da chi non concorre su nulla, per giustificare un ambiente asimmetricamente competitivo con le terga altrui, citare i datati esperimenti di Benjamin Libet a suffragio dell'argomento mi pare un autogoal. Non tanto, o non solo per il fatto che sono stati smentiti sul piano sperimentale ed espistemologico, quanto perché, più semplicemente, avallare il neuralismo di fondo per cui tutti saremmo giocati dai circuiti neurofisiologici in modo deterministico non elimina la meritocrazia, quanto piuttosto incoraggia il darwinismo sociale di cui l'euro è uno dei bracci armati.
      Per tacere poi del fatto che le ricerche di Libet nascono dai suoi esperimenti iniziali sui tempi di soglia percettivi, finanziati dal centro studi Rockfeller (noto ente filantropico ...) per calcolare i potenziali di efficacia dei messaggi subliminali. Insomma, tutto meno che un campione di democrazia e dignità personali.

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    5. @Odysseos
      Caro astuto Odisseo (e a tutti quelli astuti come te) beato tu che riesci a capire sempre la rotta giusta anche senza bussola ma solo annusando gli odori che la brezza marina porta sotto il tuo naso, perché ai navigatori come me, privi della tua esperienza nonché fine odorato, mi viene da supporre che, probabilmente, i pescatori della Groenlandia non hanno molte motivazioni per aprire un blog tematico sull'euro (qui posso essere d'accordo con te) ma certamente il pescatore che fa il buco sul ghiaccio (per poter pescare) nella zona migliore, nella giornata migliore, e sopratutto aspettando per tutto il giorno, fino al tramonto, che i pesci abbocchino, probabilmente e statisticamente porterà a casa più pesci rispetto ad un suo collega che si posizìona in una zona senza correnti e che dopo due ore si rompe di sopportare ulteriore freddo e se ne torna a casa.
      Attenzione non sto giudicando i comportamenti ... la mia è solo una constatazione dei fatti che mi porta a pensare e dire che il primo pescatore, se ha pescato di più del secondo, se lo è semplicemente MERITATO!
      Detto questo, poi io sono (non so tu...) per avere una rete di protezione (Welfare state? O altro) per quei pescatori che ragioni fisiologiche inerenti al proprio organismo non possono reggere più di 2 ore di freddo intenso, o per ragioni contingenti e temporanee non hanno più la fiocina (o canna da pesca) perché qualcuno l'ha rubata.
      Buona navigazione.

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    6. @Gianpaolo
      mi sfugge perchè il riconoscimento dell'assenza del libero arbitrio favorirebbe il darwinismo sociale, puoi cortesemente chiarire?
      Cmq mi pare ovvio che il concetto stesso di merito, come quello di colpa, altro non sono circostanze esterne idone a influenzare il nostro comportamento. Ben venga quindi quello di responsabilità se puo' servire a tutelare i destinatari delle nostre azioni, ma la responsabiltà? Che colpa ne ho io se sono nato neghittoso o senza acume? Se da bambino non ho avuto stimoli culturali o non ho frequentato le persone giuste o non mi sono piaciute? Che colpa ne ho se mi piace il risotto e non la pastasciutta?Smettiamo con queste stupidaggini della volontà senza causa, con o senza il suffragio delle sperimentazioni di Benjamin Libet.

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    7. Vedi tu, Prof. se inserire questa risposta. Io ne avrei fatto volentieri a meno ma, dato che hai pubblicato le critiche alla mia posizione, probabilmente (forse) ti interessa capire come me la cavo. Dato che mi reputo abbastanza intelligente (quantunque affatto saggio), mi infilo nel ginepraio.

      Vediamo di provare a rispondere. Siamo d'accordo che una buona parte delle nostre capacità dipende dal nostro patrimonio genetico? Valutate voi quanto. Gli studi danno un'ereditarietà dell'intelligenza misurata con QI test di circa il 50%, Siamo d'accordo nello scartare questa parte? In fondo, dato che viene dai vostri genitori, non ne avete alcun merito, no? Vi è accaduto, tutto lì.

      Ora, vi resta il 50%, giusto? Che è vostra e, nella vostra prospettiva, è "merito vostro". Col cavolo. Qual'è la prospettiva di vita per un bambino in Sierra Leone? O in Nepal, o in qualsiasi luogo che non sia il centro direzionale di Londra? Il luogo di nascita, la classe sociale di appartenenza, la rete di contatti e di possibilità, la "casta", non sono fattori che potete scegliere, non vi pare? Quanto contano? Eh, signori, parecchio... Se la vostra speranza di vita alla nascita è 12 anni, anche con un QI di 210 combinerete ben poco... Se siete figli di un piccolo picciotto a Catania, o nascete nel mezzo della giungla del Borneo, la vedo dura a sviluppare equazioni differenziali e ragionare sul merito...
      Quanto vale questa parte? Non ne ho idea. Ma la superficie terrestre non è roba da poco, quindi la probabilità che voi nasciate "in occidente" mi pare piuttosto scarsa. Siccome questi fattori non dipendono da voi, siamo d'accordo nello scartarli?

      Poi crescete, andate a scuola, vi sbattete per essere i migliori. E questo dipende davvero da voi? O, se avete potuto frequentare il liceo X non dipende dal fatto che (per caso) siete nati in una città dove il liceo esiste, con una famiglia che considera andare al liceo una cosa importante, con uno Stato che ai licei ci tiene.... Avete imparato. Bravi... I vostri docenti, il materiale didattico, il fatto di non andare a scuola affamati davvero non contano nulla? Davvero è tutto merito vostro?

      Le cose accadono. Non ne avete, né colpa né pena. Ascoltate il prof e imparate da lui. L'Euro cadrà perché deve cadere, non perché voi, il prof. e altri lo faranno cadere. Quante volte l'ha scritto? E voi siete ancora lì a pensare (no, mi correggo, pensereste davvero non l'avreste scritto...) che voi, singoli, piccoli, insignificanti esseri umani farete la Storia?

      Il merito è funzionale al capitale. Ma io, pur non credente, sono forse troppo cattolico per voi. Ma la mia tradizione non è quella del capitale. Preferisco la parabola degli operai nella vigna, pagati tutti allo stesso modo. Perché, secondo la Costituzione Italiana, Art. 36.
      "Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.".

      Libera.
      E dignitosa,
      In ogni caso. (anche se non se lo "merita", perché è un essere umano, cazzo!)

      Buona vita

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    8. Carlo Guadagni:
      Il pescatore in questione potrebbe anche semplicemente avere avuto culo.
      Oppure, potrebbe aver messo in giro voci false e tendenziose tipo che da quelle parti dove lui andava a pescare c' era un orso famelico.
      Qualche anno fa, qua sopra, dalle parti di Dicomano (se non ricordo male) usci' la storia che c' era una pantera in circolazione nei boschi (ed era stagio di funghi, e pure ottima...)

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    9. @Odysseos
      Ineccepibile!
      Pensi che saremmo potuti nascere spigole ed avremmo avuto un motivo in più ( anche di zero) per odiare il libero mercato

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    10. Sperando di non abusare troppo della pazienza del nostro gentile ospite, giacché l'argomento è un po' eccentrico rispetto al tema proposto, non è la pretesa assenza del Free Will (da sola) a favorire il darwinismo sociale (o il malthusianesimo, le variazioni sono diverse, ma l'epilogo è sempre quello: surviving the "fitting"), quanto il neuralismo soggiacente alla posizione di Libet e compagnia bella. L'idea di fondo è appunto che noi siamo nothing but ... e ognuno ci mette quello che vuole, tendenzialmente il cervello. Nessun merito nè colpa chiaramente se il buon dio Caos ci ha equipaggiato con questo setup genetico, nessuna responsabilità morale quindi se la società in una qualsiasi delle sue forme di autocontrollo ci "spende" per quello che si ritiene valga il nostro dna. Più in generale, c'è sempre una parentela molto stretta tra la tesi che l'essere umano si esaurisca nel proprio profilo biologico (evoluzionismo in diverse forme) e chi, traendone le conseguenze, ipotizza una struttura sociale che rifletta i meccanismi della supposta selezione naturale. Libet costituisce un tassello importante in questo processo di "naturalizzazione" dell'umano. Non posso argomentare di più nello spazio di una replica ad un post, spero sia sufficiente a chiarire quanto espresso in precedenza.

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    11. Il dibattito si mostra estremamente interessante e dice bene Odysseos nel parlar di ginepraio, ma non perché si debba incappare nella critica altrui, quanto perché il soggetto stesso del dibattere è polimorfo e articolato; da parte mia non so se considerarmi sufficientemente intelligente, ma certo sufficientemente pigro per non infilarmici di proposito, almeno non stavolta. Osservo solamente che quanto sia ritenuto in genere "migliore" o "peggiore" deriva comunque da elementi di giudizio spesso mutevoli e impermanenti, variabili in base al tempo, alla cultura, alla finalità, all'utile immediato, ma anche alla furbizia e alla spregiudicatezza degli uomini, nonché da elementi talora imponderabili o difficilmente evitabili (la pioggia di Waterloo penalizzò la superiore artiglieria francese, che probabilmente avrebbe rovesciato le sorti dello scontro e reso vano l’avvento di qualsivoglia Blucher – “Either night or the Prussian will come” fu, a un certo punto, la speranza di Lord Wellington). La storia insegna che l'ingegno di taluni, troppo sottile per il tempo in cui vissero, fu interpretato come poco utile e dunque rigettato, volutamente o per inerzia. Qualcuno potrebbe addirittura sostenere che quegli ingegni fossero in realtà stupidi per non accorgersi d’essere troppo “avanti”, e dunque difficili ad essere compresi, per ottusità del tempo o interessi contrastanti. Sicché, al di là del fatto che con qualcosa e di qualcosa si debba pur campare, e questo qualcosa sia suscettibile di perfezionamento, vale la pena riflettere comunque su quanto diceva Epitteto (Diatribe, III, 3,18), a proposito dell'insuccesso (e conseguentemente del successo): "E' un giudizio.".

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    12. @Odysseos
      Al di là delle giuste e condivisibili "parità delle condizioni di partenza", tra l'altro tanto retoricamente sbandierate in Piddinia (ahime vivendo in PDinia ne so qualcosa, almeno a livello locale...) ed assai poco praticate dagli stessi PDini, tale tema rimane il grande tema irrisolto del progressismo.
      Tuttavia occorre pur sempre riconoscere che se di due studenti che frequentano la stessa classe, nello stesso liceo, nella stessa città, provenienti da famiglie con redditi similari, etc. etc., uno dei due si appassiona e studia la fisica mentre l'altro al solo sentire quella parola gli viene il voltastomaco, succede che il loro Prof. di fisica al primo darà probabilmente 10 ed al secondo 3 o 4 o forse 5 (proprio se gli sta simpatico...) . Questo si chiama semplicemente MERITO, a fa parte non solo della scuola, ma direi della (dura) vita dell'uomo, a meno che non si voglia abolire l'istituzione scuola, l'insegnamento ed il conseguente giudizio dei professori (quando andavo al Liceo io, qualcuno ci pensava seriamente, lo giuro! E forse anch'io un pensierino... ce l'ho fatto?!).... e vagare per l'universo sterminato, aspettando che una qualsiasi forza gravitazionale ci spinga dentro un buco nero o verso una quasar....
      Quello che in sintesi voglio dire è che non siamo tutti uguali. E per quanto mi riguarda dico: per fortuna! (tralascio le solite citazioni di esperimenti storici tragicamente finiti male...).
      Solo un ultima domandina: dal momento che Lei cita l'art. 36 della Costituzione italiana, allora avrà certamente notato che esso parla, tra gli altri, di "...retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro..." . Ecco chissà perché i costituenti hanno voluto inserire proprio il concetto di retribuzione proporzionata alla qualità e quantità e non quello, per esempio, di retribuzione rigidamente uguale per tutti i cittadini, indipendentemente dal tipo di lavoro svolto? (Non ho mai letto la Costituzione dell'ex URSS, chiedo venia, ma sarebbe interessante sapere se e come in tale costituzione veniva normato il concetto di retribuzione...)

      Assolutamente senza sterili polemiche, ma solo per amor della dialettica.
      Cordialità e buona navigazione.

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    13. @bargazzino
      Ed infatti, se ha letto bene, ho utilizzato volutamente l'avverbio "probabilmente", oltre che "statisticamente"!, perché già (mi) prevedevo l'osservazione.
      Vede, il fatto che vi possano essere infinite variabili, come anche quella (da Lei citata) dello sviamento della concorrenza dimostra solo che esiste il "mercato (bellezza!)" (d'altronde si sa ...la vita è maledettamente complicata...), ma non può dimostrare che non esiste un merito di pesca per colui che dall'alba al tramonto lavora pescando, rispetto a colui che durante quel tempo preferisce ricevere al calduccio di casa propria un bel massaggio da un'esperta e bella massaggiatrice cinese. Almeno se parliamo di pesca!
      Se invece parliamo del merito da parte del secondo, rispetto al primo, d'incrementare e diffondere l'utile lavoro delle massaggiatrici... niente da dire. Personalmente adoro i massaggi, così come adoro le diverse aspirazioni delle persone.
      Ad ognuno i suoi meriti, però!

      Con cordialità e buona serata.

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    14. Un punto a favore di Odysseos. L'uomo di successo è un fervente sostenitore del libero arbitrio e del merito, il disperato crede nel fato. Entrambi sono l'unica cosa che potevano essere.
      Non ce ne accorgiamo solo perché il punto di vista è sempre soggettivo, il maledetto IO, che pretende di essere metafisico. In realtà è semplicemente naturale, come il resto dell'universo, e merito, giustizia, uguaglianza non ne sono costituenti necessari più di quanto lo siano in un vegetale o in una pietra. Sono invece concetti derivati dai meccanismi fisici di funzionamento di IO. Ciò non toglie che siano utili a organizzare meglio, se ben applicati, la vita dei necessari contenitori di IO. Lo so che è triste ammettere che IO non ha davvero nulla di speciale a guardarlo da sufficientemente lontano ma, una volta elaborato il lutto, come direbbe il Prof., dovremmo derivarne un po' di pietà per gli io altrui pur non potendo/dovendo abbandonare la lotta per difendere IO affermandone la superiorità a colpi di merito ogni volta che ci riusciamo.

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    15. Per dirimere la questione propongo di chiedere ad Alberto: quando hai deciso di metterti contro l'€, lo hai fatto di tua spontanea volontà o perché spinto da "altro"?

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    16. Interessanti le vostre osservazioni; però dalla teoria alla realtà un po ce ne passa, e qui ritorna Bagnai; perché se è vero che è meritevole colui che lavora, studia e si impegna di più, se costui si trova all'interno di una economia che avvantaggia un'esigua elite e concede a lui solo le briciole. Tornando alla Groenlandia: io mi spacco magari il culo a raccogliere pesci dalla mattina alla sera e poi alla fine della giornata tutto il mio pescato viene raccolto da una multinazionale del pesce che mi paga 2 euro per 2 quintali di pesce pescato; quindi molto spesso la realtà che ci troviamo di fronte è quella che "la tua retribuzione non è legata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto", con buona pace della costituzione; quindi, quella che era per te una persona meritevole per me è uno schiavo; ed uno schiavo non dovrebbe essere orgoglioso della propria schiavitù, farsi bello col padrone perché pesca di più degli altri "sfaticati", ma semmai ribellarsi al proprio aguzzino e strozzino e aiutare gli altri sottomessi; in questa economia, che è quella reale, cioè non è la fiaba della Costituzione, io preferisco NULLAFACERE E MORIRE DI FAME, OPPURE SUICIDARMI, perché non voglio essere schiavo di nessuno che non mi concede nemmeno una retribuzione che mi permetta di sopravvivere o vivere una vita minimamente dignitosa. Poi la meritevolezza, che è un concetto molto vago, per me non è quella che mi permette solo di pescare per me stesso e fregarmene degli altri, ma sono anche quelle qualità che mi spingono ad aiutare gli altri, perché siamo degli esseri sociali, per cui sono tanto più meritevole quanto più io aiuto gli altri a crescere armoniosamente in una società giusta e umana, partendo ad esempio dalla possibilità di accedere ad un'istruzione di qualità e gratuita, alla portata di tutti; perché se l'istruzione diventa diritto di pochi, ai voglia di fare i tuoi discorsi su quello che prende 10 perché si impegna e quello che prende 4 perché non studia, perchè queste due persone saranno già preselezionate dalla loro classe di origine, una classe che può permettere di fare studiare i propri figli, e saranno i pochi a governare sui molti; perché se non faccio ciò questa comunità andrà a puttane e che fine ci rimetterò anche io "che mi sono impegnato" ma solo per me stesso, fregandomene altamente degli altri e del loro destino

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    17. Caro Celso,

      da bravo studente, fai solo le domande delle quali conosci la risposta! È la storia della rana e dello scorpione. La rana è l'euro, io sono lo scorpione, ma ho imparato a nuotare...

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    18. Mi inserisco nel discorso sul merito con l' appoggio del buon senso e dell' esperienza. Io non parlerei di merito ma di scelte giuste, o almeno secondo coscienza ed ogni volta che si sceglie tra due opzioni che si presentano si indiriza la propria vita nella maniera ritenuta migliore, senza fare del possibile successo, lo scopo principale della scelta, ma privilegiando l' equilibrio della propria esistenza con gli altri e in particolare con chi ha bisogno di te. Il merito, se preso come elemento discriminante di una vita, spesso, porta fuori strada in ogni senso e questo posso testimoniare come elemento personale di esperiena e può spesso diventare cosa insopportabile da sostenere.

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    19. @Federico T
      "...io preferisco NULLAFACERE E MORIRE DI FAME, OPPURE SUICIDARMI, perché non voglio essere schiavo di nessuno..."

      “Ch’eng Ying e Ch’u Chiu morirono insieme per rettitudine. Po I e Shu Ch’i erano uomini che meditavano profondamente sul principio di rettitudine. Esecrarono a tal punto il fatto che un suddito avesse potuto uccidere il re, che, alla fine, preferirono lasciarsi morire d’inedia sul Monte Shouyang, piuttosto che vivere sotto la Dinastia di un usurpatore.”. (Takuan Sōhō, Reirōshū)
      Una sorta di nobile seppuku, quindi, apprezzato nel Giappone feudale e non solo (oggi ridicolizzato, o trattato come patologia psichica; quando lo compì Mishima, in diretta televisiva, molti intellettuali giapponesi infatti lo considerarono come conseguenza d’una possibile e spiacevole “depressione”…).
      Per la cronaca e per depauperarsi da quel “moralismo” sciocco e artefatto, che affligge molto di più di quanto si ritenga:la precedente è una scelta individuale, non sociale (anche se in alcune civiltà o pensieri filosofici è stata tenuta in grande considerazione, perfino nelle fasce più popolari).

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    20. Discussione molto interessante... provo ad aggiungere qualche riflessione.
      L'uomo è l'unico animale programmabile esistente sulla terra ed è programmato per lavorare, per produrre qualcosa che possa essere consumato dagli altri. Quindi l'uomo è l'unico animale che non si realizza in sè ma in ciò che è posto fuori di sè. L'interfaccia con il mondo che consente la programmazione dell'uomo tramite la programmazione della sua mente è quella che i filosofi chiamano intelletto, cioè la capacità unica dell'uomo di comprendere istruzioni complesse provenienti da altri membri della propria specie. L'intelletto è la facoltà di comprendere i concetti astratti tramite i vari canali con i quali i concetti possono essere trasmessi. Essere dotati di intelletto quindi significa poter essere programmabili, cioè poter modificare il proprio comportamento sulla base delle esperienze cognitive che la nostra mente compie, nella sua interazione con il mondo esterno.
      E' evidente che in questo contesto non esiste spazio per il libero arbitrio: ciò che noi apparentemente scegliamo in modo libero è in realtà il frutto dell'attività di condizionamento a cui siamo sottoposti da quando nasciamo: i valori sulla base dei quali effettuiamo le nostre scelte sono quelli che assimiliamo, anche in modo inconscio, dal sistema di programmazione del nostro intelletto. Uno dei principali bisogni, anche questo impiantato, che cerchiamo di soddisfare è il bisogno di riconoscimento, cioè il bisogno di distinguerci dagli altri individui della nostra specie, cercando di risultare migliori degli altri nelle cose che facciamo perchè sappiamo che questa distinzione ha un elevato valore sociale. I vari modelli che si impongono di volta in volta nella nostra società servono a guidarci in modo efficace rispetto alle scelte che dobbiamo effettuare: la parola "meritocrazia", ad esempio, serve a instillare nella nostra mente l'idea di un mondo nel quale dobbiamo competere gli uni con gli atri, un mondo nel quale è fisiologico, direi quasi "giusto", che qualcuno debba rimanere indietro per lasciare posto ai più dotati. Sui motivi per i quali questa idea abbia ormai permeato la nostra visione del mondo ci sarebbe molto da discutere ma non è questo il luogo. Mi limito a dire che, a mio avviso, l'idea di società che sottende a questo principio, di darwinismo sociale, è quella di una società nella quale il benessere è limitato a porzioni della popolazione sempre più ridotte, una società in cui c'è una riduzione demografica costante. L'altra parolina magica, oggi tanto in voga, che fa il paio con la meritocrazia è quella di "concorrenza" su cui abbiamo costruito la cosiddetta unione europea. Quanto detto per la meritocrazia si applica tal quale alla concorrenza.
      Come ci si libera da queste forme di condizionamento ??? è molto difficile se non impossibile!!! Prenderne coscienza sarebbe già un bel passo in avanti.

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    21. Grazie citodacal per la tua cortese risposta. Naturalmente io non voglio sostenere il suicidio, ma molto spesso mi immedesimo in quelle persone che hanno scelto di porre fine alla loro esistenza, in un disperato tentativo, forse, di ritrovare una dignità che gli era stata tolta. Un grido per dire basta, non ne posso più di questa vita da schiavo senza speranza. Io non giudico queste persone perché ho passato e sto passando momenti di disperazione; da disoccupato, dopo impegno, fatica, studio, laurea, specializzazioni, corsi, certificazioni, e dopo decine di lavori assurdi e senza diritti, pagati due euro l'ora, conosco cosa vuol dire sentirsi veramente senza futuro e senza speranza. Naturalmente ci si può anche ribellare e cercare di cambiare le cose, come ho detto nel mio commento, ma anche questo dipende da molti fattori; e poi la ribellione può essere violenta o no; un'altra soluzione, forse, è quella di sopportare il dolore, e dedicare le proprie virtù, i propri talenti, all'emancipazione della razza umana, fino allo stremo, non pensando ne al successo economico e non temendo quindi la sconfitta, cercando di sopravvivere in tutti i modi; quelli che fanno ciò per me sono uomini nobili ma non biasimo né giudico chi non ce la fa e pone fine alla propria vita perché le circostanze sue particolari e i suoi vissuti lo hanno portato a pensare che non vale più la pena di vivere come uno schiavo, sopportandone il relativo dolore. Comunque se la ribellione sarà pacifica o violenta sarà solo il tempo a dirlo; per me più si procrastinano le soluzioni pacifiche, come quelle di Bagnai, più ci saranno pericoli di soluzioni violente, oltre ad un triste corollario di suicidi che potrebbero essere evitati solo se chi governa questo paese avesse a cuore gli interessi dei cittadini invece di quelli delle lobby, in primis la lobby dell'Euro

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  15. Comunque, raga'. Il commento di Francesco Salatino sul post linkato dal profe è spettacolare!
    Sociologo che vive in Cermania e lavora per una grande (io direi enorme) banca (pubblica) e trova ostico l' articolo di Bagnai. Spiega tutto. Compreso il concentrato di luogocomunismo.
    Non v'è ombra di dubbio che il tipo sarà un convinto meritocratico.

    La cosa che mi turba è che dice di essere d' accordo col profe.

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  16. Questa l'ho già sentita da qualche parte, mi aiutate a ricordare dove?

    http://www.lercio.it/la-frase-non-sono-razzista-ma-candidata-al-premio-nobel-per-la-pace/

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  17. Forse non ha capito in che cosa essere d'accordo.


    Anche nel giorno del Signore mi permetto una cattiveria.

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  18. buon giorno ( augurio ) , Sono ritornato dopo un po di giorni passati in Bulgaria , ho il vago dubbio che siano messi come noi ma forse già un pochino meglio , poi al ritorno ho fatto scalo a Vienna e alla fine Malpensa é dura vedere quanto sta perdendo i pezzi l' aereoporto ma proprio in senso stretto , pezzi di battiscopa staccati , ruggine , servizi igienici disastrati , per non parlare dell'esterno dove intere superfici di cemento si stanno sgretolando : sembra proprio di essere arrivati in Italia , Forse il PIL dovrebbe essere rimosso e calcolare il buon funzionamento e la ricchezza di uno stato basandosi su una formuletta che dia il costo del benessere procapite : più riesco a farti stare bene spendendo poco e più sono un bravo amministratore ma forse sarebbe troppo onesto e troppo poco stupido ? In prima istanza ci dovrebbe essere il benessere delle persone che se togli il benessere e poi la speranza la vita vale ancora la pena di essere vissuta ? Forse resterebbe la curiosità , Ora capisco che per alcuni il benessere sia una clavicembalata del Prof e per altri posteggiare una Mercedes biturbo12cilindri sull'ingresso di un ristorante ma il PIL (più paravento Politico) e il nostro caro e simpatico € sembra proprio diano manforte all'uomo in nero con zoccolona allegata e rendano sordi al C#

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  19. Prof, le segnalo un interssante articolo dal sito di Helsingin Sanomat, il principale quotidiano finlandese:
    http://www.hs.fi/talous/a1426913818570
    eccone una mia sintesi in italiano per i "diversamente finlandesi"

    Titolo: Secondo un professore di economia i partiti, gli economisti e varie organizzazioni si sbagliano: "la discussione sull'economia finlandese è totalmente irrazionale"

    Sottotitolo: Il professor Pertti Haaparanta dubita delle richieste di riduzione della spesa pubblica

    Testo:
    Nell'avvicinarsi delle elezioni, su un argomento c'è quasi l'unanimità nei partiti, in importanti organizzazioni e tra molti economisti: bisogna ridurre la spesa pubblica. Secondo il ministero dell'economia servono tagli per sei miliardi.

    Il professore di economia Pertti Haaparanta dell'università Aalto (l'università principale di Helsinki) non è d'accordo. Secondo lui "la pratica di prendere decisioni razionali è stata completamente abbandonata. L'aumento del debito pubblico non comporta necessariamente il bisogno di ridurre la spesa."

    Secondo il prof. Haaparanta il governo dovrebbe praticare una politica economica espansiva: aumento degli investimenti e riduzione della pressione fiscale.

    L'economia finlandese si è contratta ogni anno dal 2009 a causa delle politiche di austerità.

    L'indebitamento non è necessariamente una cosa negativa: i tassi a lungo termine al momento sono molto bassi, dunque una politica espansiva basata su un aumento del debito sarebbe molto conveniente e porterebbe a una riduzione del rapporto debito/PIL.

    Tutti parlano di tagli, ma nessuno menziona i possibili effetti negativi sul reddito, sull'occupazione e sulla domanda interna.

    Haaparanta fa presente che è veramente strano come in Finlandia ci sia unanimità sulle politiche di austerità, mentre all'estero i principali economisti mondiali, inclusi molti nobelisti, parlano della necessità di una politica espansiva.

    Le politiche di austerità aumentano la disoccupazione, riducono la domanda interna e l'efficienza del sistema produttivo, con conseguente peggioramento a lungo termine delle possibilità di ripresa e la possibilità di collasso del sistema pensionistico.

    Si parla tanto di riforme strutturali, ma bisogna farle solo in fase di crescita, non durante le crisi, perché la crescita compensa i problemi sociali causati dalle riforme strutturali.

    Chi è?
    Pertti Haaparanta, professore di economia all'università Aalto di Helsinki. In passato è stato direttore del dipartimento di economia. Dottorato a Yale. Tra i relatori della sua tesi di dottorato figura anche il premio nobel James Tobin.

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  20. La SVALUTAZIONE brutta dove si và a fare la SPESA con le cariole piene di cartastraggia è dove le IMPRESE vengono svendute al estero è dove la POVERTÀ dilaga. è il DEBITO PUBBLICO esplode.

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    1. Dovresti guardare il debito estero, e anche che qualche mese fa han dovuto raddoppiare i tassi per bloccare la speculazione.
      Tutta quella ricchezza sono capitali esteri e prima o poi qualcuno passerà alla cassa.

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    2. @ ceccarto

      Se non mi sbaglio il debito estero turcho in relazione al PIL è rimasto +- invariato dal 2000, 50% o giù di lì.

      Ma anche se dovrebbe saltare il tappo in turchia un problemino c'è l'avrà anche il creditore, anzi probabilmente un problemone, siccome la turchia ha sovranità monetaria è risolverà il problema nel Interesse del paese è sicuramente non nel interesse di certi creditori imprundenti tipo questi.


      Se poi il creditore Nr. 1 della turchia si chiama germania, ci sarà da ridere. In germania c'è una comunità molto grande di turchi, la maggior parte di livello intelletuale medio/basso è con alto potenziale di aggressività, ci sono stati già diversi conflitti nel passato. Politici è media tedesci non potrebbero mai permettersi un atteggiamento come adesso con i greci, La Germania non si può permetter nessun tipo di conflitto con la turchia, il rischio sociale sarebbe grandissimo.

      In un paese con sovranità monetaria il problema più grande secondo mè c'è l'ha il creditore.

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  21. Il mercato è il nostro pastore: http://www.huffingtonpost.it/2015/03/22/angela-merkel-nazisti-spiegel-copertina_n_6918298.html

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  22. Ho ascoltato
    "a sinistra nel PD
    Per la democrazia e il lavoro
    L'Italia può farcela"

    A parte l'intervento di Giacché, come sempre ottimo,
    le considerazioni di Fassina e D'Attorre che già conoscevo
    e l'unica piacevole sorpresa di Laura Lauri,
    per il resto una merda.
    Solo invidiosi con le palle in giostra perché Renzi li ha messi nell'angolo.
    Niente di interessante o utile per l'Italia. NIENTE. Inconsistenza totale.

    Se quella è la sinistra del PD non c'è alcuna speranza di cambiamento né dall'interno, né con una scissione (in 3?).
    Mi spiace che abbiano usato così male il titolo del suo libro e che abbiano fatto perdere a Giacché.
    Con loro l'Italia non ce la farà mai.

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    1. Sentiti i tre nominati da Silvia, sentirò la Lauri, ma prima metto il link a Giacché nel gruppo Fbook a dominanza ideologica selina dove sono ospitata.
      Se i selini - refrattari a Bagnai, Borghi, Barra Caracciolo già segnalati e/o linkati - non vengono stesi dal grande, conciso, preciso e sistematico Giacché, dovrei pensare a mollare, perché davvero "non posso farcela".

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    2. Perché vuoi salvarli? Cosa ti fa pensare che se lo meritino?

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    3. Prof, non sono a tale grado di scemenza, nel senso che mi trovo in un grado ancora peggiore.
      Non voglio salvarli, è che sto pagando lo scotto di non aver usato la mia pagina Fbook, se non sporadicamente, per presentare i problemi e linkare - diciamo per pigrizia, innanzi tutto, e nell'ingenua speranza di diffondere conoscenza e argomenti di discussione in un gruppo composito.

      L'ingenuità è colpa.

      Spesso è d'accordo con me un italiano arrabbiato che vive a Londra, di quelli che criticano il malcostume italico, l'arretratezza anche dei politici etc etc, e che si dichiara monarchico. Più qualche moderato.

      Insomma, fiasco.
      Figurati che, per riprendere la notizia degli scolaretti greci affamati, la mia amica amministratrice e non affamatrice ha avuto "bisogno" che il problema GRECIA diventasse noto grazie a Tsip, visto che lei è uno dei quei Sel che l'hanno poi appoggiato; prima dei bambini, avevo messa la notizia della decretata chiusura dell'università di Atene, poi "solo" ridotta.

      Silenzio anche su quella.

      L'errore di comunicazione è mio.


      A questo punto il pensiero non può non andarmi a un caso di almeno doppia comunicazione interrotta, che non ripesco neppure per sommi capi per non aggiungere confusione a quello che a me continua a sembrare prioritariamente, anche se non esclusivamente, un errore comunicativo condito con tanto idealismo e tanta ingenuità oppure da essi originato.
      Un bel (ironico) mix, un risultato maldestro.
      E difficile equilibrio mio: non informata di tante cose e non a fondo, mi era sembrato che "tutti" avessero ragione, come mi capita quando vedo ciascuno ben convinto delle proprie posizioni.

      Peccato.

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    4. "Spesso è d'accordo con me un italiano arrabbiato (...) e che si dichiara monarchico".
      Infatti sono d'accordo con te: voglio RE SOLE (al secolo A.B.)

      "L'ingenuità è colpa".
      Su questo poi non potrei essere più d'accordo: a confondere XVI con XIV ci ho rimesso la testa (nella mia vita precedente, in questa ho studiato).
      M.A.

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    5. Cara M.A.,

      anch' io sono A.B. intese come iniziali, e tutto finisce qui.

      Sorvoliamo sulla (mia) vita precedente, in cui non so bene che cosa ho fatto - ma nemmeno ora ho chiare le cose, se non che il presente, mentre lo definiamo tale, non è più, il futuro e il passato non esistono, non ci sono più le mezze stagioni, tra un po' è di nuovo Natale e anch'io, come Mark Twain, non mi sento troppo bene.

      MAH.

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    6. Cara Adriana,
      neanch'io mi sento troppo bene e per ora ho imparato a contare fino 16 in numeri romani, con quelli arabi arrivo a 60 (oltre mi dicono non si possa andare) e con gli ordinali mi perdo ancora tra la seconda e la terza (repubblica) per cui sono molto perplessa su tutto tranne che sulla monarchia.
      Però, ho come la vaga impressione che ci prenderemo quelli che ci rifileranno con la solita logica dell'urgenza, qualcuno all'opposizione ululerà alla luna e tutti faranno quello che vorranno i loro finanziatori.
      Chi siano e cosa vorranno non lo so, magari te lo racconterò nella mia prossima vita, se avrò il piacere di rincontrarti.
      MAH
      M.A.

      ps
      Se anche tu vuoi saperne di più sulla tua vita futura o precedente citofona Prodi. Se ti preme quella attuale evitalo.

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    7. Spero di non ripetere, causa computer non mio.

      Silvia,
      non posso non essere d'accordo su tutto, specie sull'ultimissima frase.


      @Nat, martinet, Matteo in altro post

      Grazie delle ri-risposte, che leggerò con calma in momento più tranquillo.
      Il preannunciato lutto è diventato effettivo da ieri.

      Buona giornata a tutti.

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  23. La mitica CGIA di Mestre parla di 15 miliardi di costo per la decontribuzione sul contratto a tutele-crescenti-e-comunque-inferiori. Mi piacerebbe sapere quando e come questa sommetta entrerà nella casse dell'INPS, visto che la pensione qualcuno la dovrà pagare ai beneficiati dal nuovo contratto.
    Qualcosa mi dice che finiremo tra qualche anno a parlare di pensioni insostenibili: anche qui potrebbe essere in atto il trasferimento di reddito dai proletari (pensioni future) ai capitalisti (minore costo del lavoro oggi).

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    1. Non solo su quelle future ma anche sulle esistenti e da giugno p.v.; oltre Boeri e Poletti, c' è Damiano che parla di "privilegi di chi ha goduto di contribuzioni più basse e regole più generose". Tutto bene, così anche i pensionati (categoria di cui faccio parte) cominceranno, dopo i lavoratori e le PMI a porsi qualche domanda su quale sia la genesi economica ed il brodo di c(o/u)ltura politico, dei loro problemi.

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    2. Certamente; Mastrapasqua s'è magnato tutto. L' importante è che ci facciano sapere rapidamente quanto sangue dobbiamo versare per ripianare i conti del Condominio.
      Direi per due motivi:
      - il primo perchè ci siamo rotti i coglioni di vivere con questo continuo stillicidio di ipotesi del cazzo, nate dal famoso e sballato lavoro di Boeri su La Voce;
      - il secondo perchè quel poco di domanda interna che ancora viene tenuta su dai pensionati, rischia di deprimersi ancor di più, nell' attesa snervante.

      E poi ancora, ci metterei i risvolti di eventuali patologie psicosomatiche associate all' insicurezza, su persone fragili per età e difficoltà quotidiane sempre più pesanti.

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    3. Io sapevo che lo stato disastrato dei conti INPS è dovuto all'integrazione dell'INPDAP, al quale ente lo stato non versava i contributi dei propri dipendenti, buco di 30 miliardi.
      Perchè ora si vuol far credere che la colpa è dell'INPS e dei suoi pensionati mangia pane a tradimento? (lo so, domanda retorica)

      p.s.: link > pensioni-lallarme-di-mastrapasqua-se-stato-non-paga-inps-a-rischio

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    4. Non e' vero che lo Stato non ha versato i contributi dei suoi dipendenti.
      La verita' e' molto piu' semplice (e mai detta): I dipendenti pubblici sono mezzo milione in meno rispetto a pochi anni fa, te credo che mancano i contributi degli ex inpdap.

      Ovviamente tutta sta fuffa sui buchi inpadap e' una montutura per il solito dagli al dipendente pubblico scroccone e lavativo.

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    5. Nel felicitarmi con Bargazzino per avere finalmente richiamato l'attenzione su una cosa evidente a chiunque non abbia i paraocchi della propaganda più ottusa, ricorderei che, salvo errore, l'INPS ha dovuto assumere i costi del fondo pensioni dei dirigenti in grave difficoltà, se non in fallimento, dopo una gestione fatta di speculazioni finanziarie azzardate. Inoltre vogliamo accorgerci che i contratti parasubordinati e affini, in quanto molto meno consistenti di quelli di assunzione in termini di contributi (e quindi tanto simpatici agli imprenditori che cosi' risparmiano, bravi e virtuosi loro, per definizione) non aumentano certo i fondi a disposizione degli enti previdenziali? Cioè a partire dal pacchetto Treu (1997) stanno scavando la fossa alle pensioni, vedi un po' che dopo 18 anni i nodi vengono al pettine.

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  24. A proposito di euro , mi hanno censurato un altro commento i signori democratici del fatto quotidiano :( , neanche avessi insultato qualcuno:
    Concordo con il suo commento ed ovviamente con l'autore dell'articolo , perché non ci vuole un genio per capire che se la Germania avesse il suo bel Marco , a quest'ora avrebbe già rivalutato almeno 2 volte negli ultimi 13 anni , visto l'abbondante surplus commerciale estero all'interno dei paesi UE , con il disappunto degli industriali tedeschi i quali si farebbero prendere dall'ira perché guarda caso in Italia ci sono settori dell'economia che concorrenziali con quelli tedeschi ( Meccanica di Precisione) che non a caso è nata da noi , vista la nostra vocazione alle esportazioni dovuta alla necessità di acquistare materie prime!
    Il punto è che l'euro non ha svalutato all'interno dell'UE , ma con il resto del mondo e siccome la moneta è fissa e non prevede riallineamenti , per i Tedeschi si parlerebbe di rivalutazione cosa che sono felicissimi di non fare , perché altrimenti dovrebbero concentrarsi a rilanciare la domanda interna , cessando di campare con il debito altrui e finendola di fare dumping salariale.
    Le politiche mercantilistiche si possono fare a patto che a farle sia solo un paese , perché nella disgraziata ipotesi che vengano messe in atto da 27 paesi di un'area monetaria si avrà solo un incremento delle diseguaglianze , aumento della disoccupazione , distruzione di domanda interna ( neanche a dirlo ) perché se ti pagano di meno il rischio è l'indebitamento delle famiglie e imprese (debito privato) e l'acquisto di prodotti esteri che costano di meno e per finire la deflazione , che è disastrosa per il debito pubblico:
    - perché se si verifica in un paese una situazione tale per cui ci sono milioni di disoccupati , lo Stato vede diminuire drasticamente le proprie entrate fiscali ( perché non c'è , ne chi lavora , ne chi produce , ne chi paga i contributi e quindi grossi problemi in arrivo):
    Con buona pace degli Euristi duri e puri!

    Della serie i loro blogger possono pubblicare quello che vogliono , se uno vuole commentare deve solamente W l'EURO :( democratici con le terga altrui veramente !

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  25. Buongiorno Prof.

    Faccia i miei complimenti ad Enrico Pesce, per cortesia e lo informi che mi piacerebbe molto fare quattro chiacchiere con lui, se vuole. Lo so, lei non è una segretaria, ma io non saprei come raggiungere quell'uomo. A me, mi si trova su fb come Guglielmo Rottigni.

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  26. Guglielmo, sono certe letture che ci fregano. Kandel è più fondamentale e incontrovertibile di tanta filosofia, come lo sono i fatti, e ben poco consolatorio rispetto alle velleità di IO.
    enricopesce66 su Gmail.

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