Un ratto di cloaca ha osservato che nel grafico dei salari reali aggiornato qui:
mancherebbe l'unità di misura. Per voi che avete seguito passo passo la sua costruzione la risposta è ovvia e l'informazione è superflua, ma siccome oggi siamo tutti pervasi di spirito natalizio ripropongo il grafico in una versione a prova di ratto:
e così, posto che in questo grafico quanto interessa (o dovrebbe interessare) ai fini del dibattito politicante da cui non si riesce a distogliere alcuni di voi è la dinamica, piuttosto eloquente, abbiamo anche fatto chiarezza sulle unità di misura, a beneficio dei diversamente attrezzati (o diversamente volenterosi di apprendere).
Partendo dall'ultimo dato, che è pari a 6902,16 euro nell'estate di quest'anno (terzo trimestre 2025), questo corrisponde aritmeticamente a un reddito mensile di 2300,72 euro e annuale di 27608,60 euro prima delle imposte e ai prezzi del 2020. Vale senz'altro la pena di sviluppare con calma il tema dell'impatto della tassazione (anche per mettere a tacere le fiscal drag queen), atteso che da quel poco che vedo non so voi, ma certamente molti miei colleghi e antagonisti televisivi non ne capiscono assolutamente nulla! Tornando da casa dei miei (ora ne è rimasto uno) mi è però venuto in mente di affrontare rapidamente, prima dell'ennesimo appuntamento gastronomico, un tema su cui ci siamo esercitati spesso, quello del conflitto distributivo così come evidenziato dalla quota salari, cioè dalla percentuale di prodotto interno lordo che va al reddito da lavoro dipendente.
Lo affrontammo nel lontano 2012 rispondendo al Boldrin "de sinistra", tal Emiliano Brancaccio (meno divertente dell'equivalente di destra), che con toni matterelliani ci aveva ammonito:
Qualcuno forse ritiene che in fondo conti solo il salario reale, e che la quota salari non sia importante? Spero che nessuno si azzardi a pensarla in questi termini: la dinamica delle quote distributive è forse l’indicatore chiave del cambiamento nella struttura socio-politica di un paese.
Insomma: una roba tipo "non si invochi il salario reale per non parlare della quota salari" (eggnente, a sinistra ci hanno il monito nel sangue...).
Ora, noi facemmo notare prima prima con tono conciliante e costruttivo qui, poi con tono lievemente scanzonato e canzonatorio qui (perché alla fine uno si rompe i coglioni e decide di prenderla a ridere quando l'interlocutore è in palese malafede) che bastava un minimo di algebra per capire che parlare come noi facevamo di rapporto fra salario reale e produttività o parlare di quota salari era esattamente la stessa cosa, atteso che fra le variabili citate sussistono queste relazioni:
e non è che ci vogliano grandi competenze in economia matematica: basta un po' di economia aritmetica per capire che il mio discorso sulla dinamica di salario reale e produttività, più volte sviluppato (l'ultima qui) è equivalente a un discorso sulla dinamica della quota salari.
Sviluppiamo questo punto.
Se, come vi ho fatto vedere, il salario reale dal tempo del fasheesmo (cioè dall'ottobre del 2022) è cresciuto di circa lo 0,5% al trimestre, cioè il 2% all'anno, questo significa che è cresciuto più del prodotto interno lordo, che nello stesso periodo è cresciuto di meno dello 0,2% a trimestre, cioè dello 0,8% all'anno, e quindi che la quota salari è aumentata. Questo ci dicono in effetti i dati di AMECO, che riportano la quota salari in percentuale del prodotto interno lordo, così calcolata:
ALCD0 = [(UWCD:NWTD):(UVGD:NETD)]x100
ovvero come rapporto fra i redditi da lavoro dipendente divisi per gli occupati dipendenti e il Pil diviso per gli occupati totali. Per darvi un'idea, i dati si presentano così:
e per la parte che ci riguarda ci ritroviamo quello che era ovvio ci fosse, cioè una vivace ripresa della quota salari dal 2023 in poi. Per darvi un'idea, in Italia al tempo del fasheesmo la quota salari, cioè, nelle vibranti parole del Boldrin "de sinistra", "l'indicatore chiave del cambiamento nella struttura socio-politica del Paese", è aumentata di circa due punti:
più o meno come in Germania, più che nella media europea o dell'eurozona, e molto di più che in Francia (dove però la quota salari è superiore a quella italiana, e quindi in effetti di un aumento non ci sarebbe particolare bisogno) o in Grecia (dove invece la quota salari è inferiore a quella italiana e di un aumento probabilmente qualcuno sentirebbe il bisogno).
Torna sempre utile dare un'occhiata a come si sono andate sviluppando le cose nel tempo.
Dal 2011 al 2017, nel meraviglioso periodo dei governi tecno-piddini, mentre noi subivamo dai colleghi della sinistra "de sinistra" lezioncine sull'importanza della quota salari, questa slittava inesorabilmente verso il basso, perdendo complessivamente 1,3 punti percentuali. Insomma: ha fatto più il fasheesmo per i lavoratori in tre anni che il "comunismo" in sette (soprattutto perché l'ha fatto nella direzione giusta), il che spiega perché alle intemerate di Landini venite presi da accessi di ilarità. Va anche detto che dopo la macelleria sociale portata avanti da quelli là, a fare meglio ci voleva poco. D'altra parte, questo possiamo permetterci di dirlo noi qui, perché lo avevamo detto ex ante e perché capiamo quanto diciamo. Ai vili traditori dei lavoratori non credo convenga dire: "Beh, che ci vuole a recuperare due punti di quota salari dopo il massacro che abbiamo perpetrato!", anche se, detto fra noi, il quoziente intellettivo di chi ancora gli dà ascolto è tale per cui verosimilmente una simile ammissione di colpevolezza non avrebbe un enorme costo elettorale!
Più in generale, il grafico sull'andamento della quota salari conferma una cosa che qui ho cercato di spiegarvi tante volte: l'austerità, prima di essere uno strumento di taglio, è uno strumento di redistribuzione del reddito (l'esempio della Grecia e dell'Italia è eloquente). Vale poi un'altra con cui dovremo convivere a lungo: sta andando meglio, ma certo non va bene.
Possiamo anche allargare lo zoom (anche se per la Germania i dati sono presenti solo dal 1991, cioè da due anni dopo l'unificazione):
giusto per constatare (a proposito di fascismo, quello vero...) che quanto in Grecia hanno fatto i colonnelli a partire dal 1967, qui da noi l'ha fatto l'integrazione monetaria, con la connessa necessità di "trying to lower wage costs relative to each other", a partire dallo SME nel 1979. C'è voluto un po' di più, ma i numeri sono quelli.Scusate, non volevo guastarvi le feste, e infatti smetto subito. Ci sono tante altre cose che andrebbero dette, ma avremo tanto tempo per dircele...
Ovviamente intendevi
RispondiEliminaNo, parlavo proprio di fiscal drag queen: la nostra è Corrado.
Eliminahttps://youtu.be/q7EiBTbMIm0?si=HFOyiPEweUvBwMMb
RispondiEliminaCosì è più semplice: se serve dare la colpa a qualcuno, lui si è già offerto volontario 🤣🤣🤣🤣🤣
A social media manager stanno meglio dell’UE:
Eliminahttps://x.com/europarl_en/status/2003405219808612844?s=46&t=MM7E5FgeIhdcxtuaxmxOOA
🤣
Elimina@Daniele: video visto ieri.
EliminaIronico quasi a livello di genio.
Diciamo che se l’interlocutore è un belga, ci vuole poco a sembrare un genio…
EliminaInteressante la Grecia a inizio anni 60...
RispondiEliminaMa che davero?
Come era giustificato un salario così alto?
Seconda cosa...
Bhe le vacanze in Grecia non sono diventate più care, siamo noi diventati più poveri haha
Aridateme i comunisti! Ai bei tempi nessuno avrebbe fatto un commento simile. A Ciaò, t’ho messo pure la formula! Quelli non sono i salari! È la quota dei salari sul Pil, e quello greco in termini pro capite era inferiore al nostro già all’epoca! Pressoché ovunque in Europa il lavoro dipendente si prendeva oltre il 60% del valore creato nell’anno. Sarà perché Valletta guadagnava 12 volte lo stipendio di un operaio e Marchionne 437 volte? Ma questa storia non dipende dal fasheesmo. Perfino l’amico intelligente ti dirà che è iniziata negli anni ‘80, e anche se non glielo chiederai ti dirà abbastanza fedelmente perché.
EliminaPerò la tua domanda mi ha messo una curiosità addosso. Ora mi appresto all’ultima magnata, poi in serata la soddisfo. Qualcuno immagina quale potrebbe essere?
EliminaForse perché in Grecia salgono quando altrove scendono? Se vedo bene, pure qui con le mangiate le letture sono più lente e docili non certo rapide di pensiero come lei
EliminaA me è venuta la curiosità di vedere l'andamento della mitologica Spagna.
EliminaOnorevole ti ringrazio per la tua nomina a fiscal drag queen. Tornando però al punto mi verrebbe da esaltare anche il periodo 2021, se non fosse che prima c'era stato un tracollo per le chiusure Covid. Mi verrebbe quindi di esaltare il periodo Meloni, se non fosse che prima c'era stato un tracollo dei salari per l'impennata inflazionistica del 2022 e quindi inevitabile anche per un Governo di Destra avere quantomeno un recupero parziale di quello che si era perso. Poi, a proposito di fiscal drag farei anche notare che i redditi più bassi e in particolare quelli da pensione sono stati effettivamente penalizzati, perché non coinvolti nella riforma fiscale. Sarà per questo che aumentano le file alla Caritas e enti simili per avere un pasto gratis o anche quella disinformazione comunista? Lungi da me esaltare i periodi montiani ma certo dire che per dire che la Meloni abbia aiutato i più deboli occorre un cherry picking così colossale che anche un miope come me non può far meno di notarlo su quei grafici che hai postato.
RispondiEliminaCosì mi piaci: giù la maschera e via i guantoni! 😉 Più tardi entro nel merito, intanto auguri! Abbiamo bisogno di interlocutori furbi, ci aiutano ad affilare i nostri argomenti.
EliminaGuarda che l'impennata è del 2020, non 2021. E in quel caso è una distorsione dovuta al lockdown. Gualtieri era peggio di Draghi, stessi obiettivi ma con la differenza che non ci capiva un ca**o
EliminaInfatti ho parlato di interlocutori furbi. In questo blog da parte mia non c'è nemmeno un segno di interpunzione che non sia scelto a ragion veduta! Corrado ha due problemi: il primo è che tutti i caveat che lui esprime li ho già espressi io nel testo (sono il primo ad ammettere che Draghi è stato colto di sorpresa dall'inflazione - per forza: non era Bagnai! - e che la Meloni ha gioco facile dopo il massacro fatto dal PD). Tuttavia, è chiaro che la quota salari aumenta se uccidi il Pil ma mantieni i dipendenti a casa sussidiati con cassa integrazione e/o redditi di divananza vari. Non contesto le misure, non si poteva lasciar morire di fame la gente (nemmeno gli autonomi, però!), ma quello del 2020 è chiaramente un artefatto statistico, mentre quello del 2022-2025 è anche il risultato di politiche ben precise, come il taglio strutturale del cuneo e le varie misure di defiscalizzazione mirata che hanno portato a un aumento dell'occupazione.
EliminaComunque questi giorni si parla solo di salari fermi da venti anni in Italia. Cinque anni fa dove erano questi giornalisti... Perché proprio ora fanno uscire queste news... Però c'è da dire che almeno quest anno.a livello globale si dice Buon natale... Trump serve... Solo da noi si mettono pietre in piazza vedi Bologna, si distruggono presepi, si censura nelle scuole il Natale... Almeno in usa si torna agli sfarzi anni Duemila e i terroristi si bombardano a casa loro, non fanno attentati ai mercatini...Trump ha il merito almeno di fare un paragone tra paesi occidentali, cosa che con un dem sarebbe più difficile notare
RispondiEliminaA me non sembra che ci sia nessuno che sappia come sappiamo noi qui da quanto sono fermi i salari (e no, non è da vent'anni!), semplicemente perché a nessuno fa comodo commentare i dati e molti pochi sono quelli in grado di cercarseli. Mi sembra invece che tutti facciano confronti scegliendo ad hoc il campione di riferimento al mero scopo di dare la colpa al fasheesmo, quando, a voler essere precisi, se identifichiamo il fascismo con politiche classiste, i dati dicono che nell'ultimo ventennio in Italia il fascismo è stato il PD.
EliminaEh sì... Per non parlare della culla della democrazia... Che nei libri di storia delle superiori vede l'apice nell'EU... Peccato che ci sono da aggiornare un attimino i libri e aggiungere mezza paginetta in più
Elimina-70 anni di pace,siamo sul piede di guerra)
-Culla delle libertà in contrapposizione ai regimi, abbiamo il DSA
- Prosperità, bhe anche i piddini ora si lamentano della bassa crescita perché non sono loro al governo.
Ma cosa più importante tutto questo schifo appunto adesso che sta raggiungendo l'apice si dà colpa al fascismo che sta dilagando, un po' come succederà in Francia se vincerà la dx, faranno vedere tutti i problemi additando il governo avverso in carica da poco e non anni di sinistre
A ripensarci dopo una mangiata post cenone/pranzi... Si sa che l'istruzione è il sogno della sinistra... Mettere le mani sulle teste in tenera età è facilissimo, sotto l'obbligatorietà della scuola si infilano certi temi, passano sotto la soglia di guardia, i giovani ascoltano e assimilano, niente di nuovo... Non so negli ultimi 3 anni se sia stato fatto.. ma ricordo bene che alla fine del 5 anno delle superiori come capitolo finale di Storia c'è una bella Esaltazione della santa EU, la fine della storia, la vittoria totale. Per loro si, è stata una bella vittoria e gli è durata tanto... Però perché far studiare a maggio in modo acritico certe cose... Si sono dati storici, la CEE, Mastricht e tante altre robe, ma almeno si faccia presente anche la crisi del debito, l austerità, il green e le varie voci... Insomma si metta mano ai programmi e si garantisca una certa obiettività e pluralismo almeno data la vicinanza storica degli eventi, che non permette una visione univoca... Sarebbe un bel colpo di mano dei sovranisti, un gesto che non fa rumore, non impatta magari domani, ma dopo qualche anno porta i frutti... È uno scardinare un pezzettino del puzzle del potere della sx e dell EU..
EliminaCon i dati AMECO provai, tempo fa, a dare un'occhiata ai paesi che più avevano perso in percentuale, in termini di quota salari dal 1960 e in fondo a questa classifica del disastro ci trovai quasi tutti i PIIGS.
RispondiEliminaNon è difficile intuirne le ragioni, vero?
EliminaNon sono capace di costruirmeli o di recuperarli, ma mi incuriosirebbero i grafici storici della quota salari per altre parti di mondo, non so, USA, Cina, Est Europa, Giappone, economie orientali... sia per i valori, che per gli andamenti... curiosità inutile o indebita?
RispondiEliminaDiciamo che per la Cina il concetto di salario è un po’ difficile da applicare! Per i Paesi OCSE qualcosa si dovrebbe trovare.
EliminaCapisco che è una curiosità troppo ampia e fuori dal discorso che si stava facendo. Quello che mi chiedevo è se esista qualche tentativo di collegare la quota salari a variabili che descrivono il tipo di economia, il tipo di produzione, il tipo di organizzazione sociale al di là delle manipolazioni contingenti e strumentali come quelle di cui discutiamo. Una sorta di andamento generale, funzione dell'evoluzione del mondo. La mia sensazione, che può anche essere totalmente sbagliata, è che la quota salari nelle economie evolute abbia già raggiunto il suo massimo, difficilmente replicabile a prescindere da buone intenzioni politiche, in un mondo globale sempre più dominato da produzioni e servizi che richiedono capitali ingentissimi, da tecnologie sofisticate e sempre più oligopolistiche. Una economia meno labor intensive e concentrata nelle mani di pochi non può premiare la quota salari per principio, solo negli interessati deliri di Musk i robot o l'AI saranno ascensori sociali (o forse sì, per scendere nel sottosuolo), mentre non vedo alternative pacifiche a questo tipo di sviluppo. Da qui l'interesse per dati storici diversificati e globali. Sbaglio?
EliminaPer non rischiare il luddismo, e il luddismo non conviene poiché le innovazioni tecniche, tecnologiche, organizzative e scientifiche insieme hanno permesso di fare uscire dalla povertà assoluta e aumentare la aspettativa di vita a qualche smiliardata di persone, è necessario allineare gli interessi e non fomentare lo scontro uomo (lavoratore)- macchina(capitalista).
EliminaPerché abolire la proprietà privata dei mezzi di produzione quando si potrebbe, attraverso politiche industriali di creazione di nuovo capitale fisico, distribuirla mantenendo libertà di organizzazione, il movente profitto e soprattutto il meccanismo dei prezzi?
Insomma, una sorta di assicurazione, un sostanziale semi-comunismo ma mantenendo i benefici del capitalismo. Assegnazione tramite una sorta di concorso del 10-30% delle quote ad un individuo(motivo di profitto) e il resto attribuito in parti uguali attraverso partecipazione economica (del medesimo importo) annuale dei cittadini mediante CDP e Poste. Sicuramente utile anche per ridurre l’elasticità delle importazioni al reddito e di conseguenza la possibilità di aumentare i salari senza incappare in importanti crisi di bilancia dei pagamenti.
Dunque: anche di questo torneremo ad occuparci, e c'è del vero sia nelle osservazioni di Enrico che in quelle di Marco (nella parte in cui esorta a non scadere nel luddismo, cosa che però non mi sembra Enrico faccia). Non credo che gli interessi siano allineabili con la proposta di Marco, però. Non ci sono i presupposti legali per farlo, e secondo me nemmeno quelli economici.
EliminaLa questione è "vecchia"
EliminaIl " capitalista" cerca sempre di trattenere per se quanto più plusvalore possibile comprimendo al massimo "il costo del lavoro" e il "salariato" in questo ovviamente non è d'accordo.
E questa " dialettica" un tempo veniva chiamata "lotta di classe"
Ed in questa "lotta" è evidente che l' ideale per il capitalista sarebbe automatizzarsi al massimo onde trattenere l' intero plusvalore generato dal proprio investimento .
E' appunto la spinta ad incrementare i propri guadagni che spinge sempre il capitalista ad un progresso tecnologico.
Ma spingendo al massimo in questa direzione il problema starebbe a valle: da dove verrebbe alla fine il guadagno se, eliminando tutti i "salari", poi non ci' fosse nessuno in grado di comprare ?
Ma di questo problema di redditività residuale il capitalista se ne frega , per lui l' importante è fare soldi adesso e , se è libero di poterlo fare , preferisce risolvere " il problema della propria " redditività "usando un mix di furbate.
Come ad esempio la furbata italiana di "importare crumiri" o quella "tedesca " di "esportare merci"" o quella americana, che è anche più raffinata, di"importare merci" per indebitare la morente classe dei salariati succhiandogli fino a l' ultimo spicciolo la ricchezza residua accumulata dalle generazioni precedenti.
Ovviamente queste sono tutte strade verso il disastro sociale , specie se poi simili "società" dovessero pure affrontare crisi sistemiche ( es : a guera ! )
Dal che si deduce che non se ne esce vivi, senza il ripristino di un Stato forte che regoli questo "capitalismo" salvandolo da se stesso, perché la natura di ogni "capitalismo" è intrinsecamente PREDATORIA di ogni possibile plusvalore.
Confermo, nessun incoraggiamento al luddismo da parte mia, sarebbe un tentativo di resistenza assolutamente inutile, prima che controproducente.
Elimina@passavodiqui "da dove verrebbe alla fine il guadagno se, eliminando tutti i "salari", poi non ci' fosse nessuno in grado di comprare?" Vero, una condizione asintotica che azzererebbe le vendite. Però, asintotica, un problema da porsi a tempo debito e poi è da sempre che la ricchezza è solo la forma tangibile del potere, l'uomo che la rincorre cerca il denaro o il dominio? Un dominio assoluto non necessita di un accrescimento del denaro, una situazione asintotica anche questa, da scenario di un racconto distopico nel quale non sarebbe poi così difficile immaginare assetti sociali che risolvano il problema di inutili diseredati e utili schiavi in modi anche più elegantemente efficienti di norme sull'interruzione di gravidanza o sul fine vita. Non difetterà certo la fantasia a chi avrà sostituito la necessità del lavoro umano con la tecnologia riaprendo i cancelli dell'Eden. L'alternativa? Ricordare sempre che l'Eden è un posto per pochissimi, sospettare delle promesse di entrarci (i raccontini alla Musk&Co.), avviare un controllo democratico pervasivo delle innovazioni per redistribuirne i benefici. E qui torniamo al punto del post precedente, globalizzandone la portata: si potrà salvare il popolo, inteso ora come spiccia umanità, da se stesso visto che sembra così poco interessato e naturalmente portato alla democrazia? O dovremmo limitarci a consigliare alla nostra progenie di rendersi in qualche modo indispensabile al potere?
@ Enrico Pesce
EliminaSono sostanzialmente d'accordo sulla analisi ma dubito sulle possibili conclusioni.
Si , le "forme pensanti" delle attuali elites lo hanno sempre affermato nei loro riti esoterici che la scopo del " novo ordo ab chao" è una "nuova (dis)umanità" basata su principi rovesciati rispetto a quello del ' "vetus ordo" oggi ormai quasi completamente rovesciato.
Ma io contesto che anche i pur ben "selezionati " residui (dis) umanizzati della LORO società globale possano sentirsene partecipi come propria, stante il completo rovesciamento della natura umana su cui questa nuova " società viene ora basata.
Quindi capisco l' urgenza demoniaca di questa "oscura forza" a modellare a propria immagine l' intero genere umano perché , come il PCUS a non si sentiva al sicuro senza aver " comunistizzato" l' intero globo, LORO sanno che il proprio dominio non sarà mai al sicuro se ci fosse mai un luogo nel mondo dove un "altra" umanità non a LORO soggetta potesse (ri)organizzarsi secondo la propria natura di "uomini danteschi".
Quindi sulla globalizzazione noi siamo su posizioni diverse: Questa sfrenata globalizzazione è il male e non esisterà mai "la marea globale che alza tutte le barche in tutto il mondo", come non esisterà mai un popolo che possa essere " salvato da se stesso" controvoglia.
Scusate, come vedete vi lascio discutere molto volentieri e mi fa piacere che questo Blog diventi un luogo di confronto, ma senza che sembri una critica (perché come sto per dire ne manca il presupposto fondamentale) se dovessi dire che capisco che cosa vi state dicendo mentirei.
EliminaChe gli interessi non siano perfettamente allineabili certo, è così. La lotta di classe è fattore imprescindile di analisi.
EliminaCome ci siamo sempre detti: bisogna fare il pane con la farina che si ha. E noi siamo nella sfera di influenza statunitense in un regime economico che a spanne dagli "80 premia, senza più cercare un equilibrio sostenibile, il capitale [mobilità capitale, finanziarizzazione, banca centrale indipendente (dal popolo)].
Partendo da questi presupposti bisogna giocare con le regole del capitalismo, dove moltissimo non è assolutamente da buttare, come più volte ha sostenuto nelle innumerevoli volte che si è andato a parare sulla Ciiinaaaaaaa.
Il conflitto distributivo esiste e sempre esisterà, credo però che il divario possa essere ridotto tornando a livelli più alti della quota salari utilizzando come leva proprio un'incremento dell'industria.
Insomma più competizione in vari mercati, quello del lavoro in primis: molti partecipanti al "concorso" potrebbero incrementare il loro potere contrattuale ed eventualmente essere convinti a non partecipare a seguito di aumenti salariali rilevanti (immagino a livelli manageriali), oltre che alla concorrenza per maestranze, operai ed impiegati.
Una politica di questo genere avrebbe anche lo scopo di staccare lentamente ma convintamente la manifattura e l industria italiana da quella tedesca, "chi esporta merci importa problemi". L'ultimo anello della catena produttiva è in media quello che più si appropria del valore aggiunto.
Non è una politica assistenzialista che aumenta la domanda aggregata, che si aumentano produttività e PIL se l'elasticità all importazione è relativamente bassa attraverso l'incremento della estensione del mercato, ma non aumentano concorrenza e produttività in modo sostenibile e duraturo.
Anche come riprogrammazione geografica dell'economia italiana potrebbe essere uno strumento utilissimo. Un vero sviluppo industriale anche per il Sud, e per le aree che si affacciano sul Mediterraneo, e non le cattedrali nel deserto dei peggiori anni della Cassa del Mezzogiorno, gli investimenti in infrastrutture poi dovrebbero essere fatti contestualmente o seguono per esigenze del mutato contesto industriale e sociale.
Insomma a parità di prezzo, pur essendo giovane e non avendo Kapitali ingenti investiti, tendo a preferire e consumare beni prodotti da società in cui posseggo una partecipazione. Si creasse un circolo virtuoso di questo genere sarebbe per il paese cosa utilissima date le sempre valide identità contabili della C.A.
Certo, attualmente non ci sono i presupposti legali in quanto potrebbero configurarsi come aiuti di Stato ma mantenere lo status quo è ovviamente anch'essa una scelta distributiva.
Concludendo, la distribuzione del nuovo reddito prodotto e l'incremento della quota salari effettiva (quota parte del reddito distribuito ai lavoratori, indipendentemente dalla fonte, in questo caso dividendi ma è solo un tema contabile) avverebbe mediante profitti (distribuzione degli utili dopo un periodo di re-investimento in capitale fisico) e attraverso l'aumento dei salari tout-court.
Se non si produce reddito non lo si può ne distribuire ne redistrubuire, tornare a crescere si può e si deve. Le norme si disattendono se necessario a non perire lentamente.
Scusa Marco, sai dire in quattro righe quello che vuoi? Perché poche cose non possono essere descritte in quattro righe. Nel frattempo mi limito a una osservazione: forse non te ne sei accorto, ma siamo in un sistema che mette in concorrenza il lavoratore italiano con quello cinese (lo strumento per farlo è la mobilità dei capitali). A fronte di questo le tue parole sul fatto che aumentando la platea dei “concorrenti“ aumenterebbero le retribuzioni suonano un po’ beffarde.
EliminaSempre valide le differenze tra condizioni necessarie e condizioni sufficienti, e le loro applicazioni errate da un punto di vista logico.
EliminaÈ chiaro che l'elemento principe è la mobilità del capitale, ed infatti l'ho messa come primo elemento nella discussione sul capitalismo dei fine 70/ inizio 80.
Per quanto riguarda la prolissità, si, tutto può essere espresso in qualche riga ma questo è luogo di approfondimento e confronto.
In pillole:
- Avversare la concorrenza estera aumentando l'interesse in gioco dei lavoratori nazionali
- Creare uno scheletro industriale su cui basare crescita e sistema Paese nei prossimi 50-60 anni
- Rompere il meccanismo di gioco non cooperativo introducendo cooperazione interna (capitale-lavoro, impresa-impresa): coopetizione
-Aumentare la domanda effettiva grazie a una distribuzione più equa del prodotto e grazie alle maggiori propensioni marginali al consumo dei lavoratori.
Comunque, sì, mi sono perso pure io. La mia preoccupazione iniziale era diversa e più generale: che la quota salari fosse destinata al declino da una inevitabile concentrazione di capitale e tecnologia (da qui l'interesse per i dati globali). L'obiezione più ovvia è che una (o più) rivoluzione industriale c'è già stata e ciò non è avvenuto. La conto obiezione, forse ingenua: non è che questa volta è davvero diverso? Un conto è sostituire l'agricoltore con l'operaio, un conto le abilità umane in generale fino a un livello di élite tramite tecnologie di essenziale monopolio. Il limite della nostra utilità è fissato solo dalla non riproducibilità del nostro sistema nervoso, periferico e centrale. Il limite alla distribuzione del benessere dalla nostra capacità di indirizzarla democraticamente con la consapevolezza e con il numero. Possiamo stare tranquilli?
Elimina@ Enrico Pesce
EliminaIl declino della quota salari significa solo o la riduzione dei salari o la riduzione dei lavoratori .
In ogni caso a ME questo non sembra "un progresso" . ma capisco che a tanti capitalisti "poco intelligenti questo appaia "progressista " talmente tanto da farlo sostenere "a pagamento" da "esperti professatori " ed " acuti giornalai".
Cacchio, eravamo quasi al 70% di quota salari qua in Italia.
RispondiEliminaImmagino non ci siano i dati che risalgono all'inizio del 900, tanto per vedere anche come era stata la dinamica nel periodo fascista. Comunque posso pensare che una quota salari così alta era anche il risultato della mancanza di lavoratori di cui il boom economico aveva bisogno. Mancanza probabilmente acuita dal fatto che mezzo milioni di giovani italiani erano stati mandati al macello quindici anni prima...
Non credo che esistano serie storiche secolari della distribuzione del reddito, per il semplice motivo che prima di Chichijima (se sai cos'è) quello non era un problema (e quindi non gli si dedicavano rilevazioni sistematiche). Ad esempio, le serie secolari della Banca d'Italia riportano il Pil calcolato dal lato della domanda (spesa) e dell'offerta (valore aggiunto) ma non dei redditi (le tre definizioni sono spiegate qui). Comunque cercherò meglio perché il problema interessa anche me. Circa la scarsità di lavoratori, ti faccio notare che quello era il periodo in cui De Gasperi diceva "imparate una lingua e andate all'estero", e concludeva roba come il Protocollo uomo-carbone (il simpatico presupposto di Marcinelle), quindi non è che in Italia non ci fossero lavoratori: al contrario, ce n'erano troppi, data la dotazione di capitale, e bisognava esportarli perché con le loro rimesse finanziassero la reindustrializzazione del Paese (cosa di cui De Gasperi era perfettamente e cinicamente consapevole, come potrai constatare qui). Quindi non era la scarsità di lavoro, ma, ancora una volta, Chichijima (la percezione del rischio esistenziale da parte delle classi agiate), a spiegare la dinamica favorevole della quota salari.
Eliminail Boldrin di sinistra ha voluto fare il saputello, quello di destra ho qualche dubbio che sappia cosa sia la quota salari. I ratti rimarranno nella fogna.
RispondiEliminaTendenzialmente per gli economisti neoclassici, anche quelli con un passato nella FIGC (non intesa come Federazione Italiana Gioco Calcio) il problema distributivo non esiste, perché ipotizzando funzioni di produzione omogenee di grado zero si suppone che esso sia risolto in via meramente tecnica come applicazione del teorema di Eulero. Ne abbiamo parlato non molto tempo fa.
EliminaQuesto per dire che il Boldrin "de destra" non sa che cosa sia la quota salari perché nel suo apparato concettuale la distribuzione del reddito non è un problema. Per il Boldrin "de sinistra" invece era e resta un problema che qualcuno dica le cose come stanno: ma i suoi problemi non sono mai stati i nostri.
Una domanda/curiosità. La funzione di produzione per soddisfare il teorema di Eulero, per essere omogenea non deve essere di grado 1 quindi a rendimenti di scala costanti ?
EliminaSì, scusami, deve essere omogenea di primo grado, come chiarito nel link che ti ho fornito. Grazie per la precisazione. Il punto di fondo però rimane il solito: uno degli elementi caratterizzanti dell’approccio neoclassico (quello che gli scemi chiamano neoliberista) è che la distribuzione del reddito viene ricondotta a un mero fatto tecnico. Va da sé che questo riguarda solo le versioni dal libro di testo della teoria neoclassica, perché basta inserire nel quadro i rendimenti crescenti e le cose non sono più così ovvie. Resta il fatto che la distribuzione del reddito, almeno quando ero giovane io, non era un problema particolarmente sviscerato nei corsi di economia.
EliminaGrazie a te per il lavoro che hai fatto in tutti questi anni e che continui a fare. Ormai credo manchi relativamente poco al nuovo giorno della liberazione, anche se avrei preferito, egoisticamente e forse ingenuamente, avere al governo del paese tutte persone consapevoli della sciagura che UE é stata per l’Italia. In altre parole che avessero tutte insieme remato per trasportare l’Italia, sotto traccia, fuori dalla gabbia, più che sperare (noi) solo nell'aiuto esterno. L’importante comunque è raggiungere il traguardo. Grazie ancora !
EliminaProf, mi è dispiaciuto leggere la presa in giro di Brancaccio nelle prime righe di questo post.
RispondiEliminaHo apprezzato sia il vostro scambio del 2012 a colpi di post, sia il video del vostro confronto alla presentazione de Il tramonto dell'euro a Napoli del 2013.
Mi sembrava ci fosse molto rispetto reciproco ed ho apprezzato Brancaccio quando ha contestato la Fornero alla presenza della stessa e Blachard in un incontro diretto.
Mi viene in mente che qualcosa sia successo nel frattempo, se lo equipara a quel personaggio odioso, le cui ricette per la felicità contemplano sempre l'affamare il popolo.
Personaggio che non merita nemmeno di essere nominato dopo aver fatto un video di pure offese personali a lei ed a Borghi, comportamento, a mio giudizio, moralmente disgustoso.
Tutto ciò mi provoca un sentimento nei confronti del personaggio in questione, pari a quello che provo nei confronti dell'arbitro Taylor.
Mi dispiace leggere equiparati Brancaccio e quello lì.
Non so da quanto segui il blog, mi sembra da un po' di tempo. Io sono uomo pacifico e smemorato. Quando mi pestano un callo me lo dimentico. Se però non me lo dimentico, non perdono. Il sussiego con cui l'amico dispensava lezioncine non si è associata ad un'azione di critica abbastanza incisiva nei confronti di chi stava facendo macelleria, a mio avviso. Il rispetto poi c'è, figurati! Io rispetto anche quell'altro, e poi ora gioco in un campionato diverso, in ogni caso. Resta il fatto che entrambi hanno cercato di sminuire il lavoro che veniva fatto qui, e dei due il più intelligente (lo dico così, in modo che tu non ti senta leso) è quello che lo ha fatto in modo più subdolo, elargendoci accuse di interclassismo, salvo poi, a vittoria dei 5 Stelle conclamata, dare aperture di credito a quell'accozzaglia sì interclassista di sottoproletari divorati dall'invidia sociale! Io non andavo bene perché non chiamavo "padroni" le partite IVA, mentre la zattera della Medusa andava bene perché... già: perché? Te l'eri perso questo snodo?
Elimina"Tu non ti senta leso" forse è troppo, diciamo mi dispiace.
RispondiEliminaSono qui da prima che entrasse in politica, per questo mi viene da scrivere Prof.
Rispetto per quell'altro è, per me, impossibile; d'altra parte, uno che si fa scippare il partito da sotto il naso da una vecchia volpe come Tabacci e, oltre tutto, come capo del partito sceva Giannino, al massimo po' fa ride.
Si, quello snodo lo avevo perso.
Alles klar der Professor.
Beh, diciamo che l’asinistra avendo fatto dell’euro una bandiera identitaria (che la condannava al suicidio) non poteva certo ammainarla perché arrivava coso, cioè io! 😂
EliminaD’altra parte, il ruolo di Brancaccio è stato quello di fornire, anziché di smantellare, la copertura “scientifica” alla sinistra più conservatrice e antioperaia, con una serie di paralogismi che qui tutti ricordiamo, dal tema dei “fire sales” che si sarebbero verificati in caso di svalutazione dell’ipotetica nuova lira (motivo per cui lo definii un venditore di fumo), argomento ovviamente mal posto per due motivi (perché ciò che rendeva aggredibili le aziende da parte del capitale estero era la debolezza strutturale in cui le metteva l’euro, e perché ciò che le rendeva appetibili era la svalutazione, ma quella dell’euro, che ovviamente si sarebbe manifestata e poi si manifestò per tenere tutti i cocci insieme), passando per un argomento assolutamente boldriniano (nel senso del vino bianco, non delle risorse), quello secondo cui il passaggio a una valuta nazionale, con connessa svalutazione, avrebbe intaccato i redditi dei lavoratori. Anche quest’altra lieve imprecisione è stata qui smentita in plurime occasioni nella serie sulle leggende metropolitane bipartisan, dove già constatammo, ben 10 anni fa, la singolare corrispondenza di amorosi sensi fra il bullo veneto e quello campano. Per entrambi l’euro difendeva sia i lavoratori che le aziende italiane (poi l’interclassista ero io!). Oggi perfino Draghi ha smentito almeno la prima metà di questa scemenza, chiarendo che dentro l’unione monetaria la concorrenza si fa schiacciando i salari. Quindi, sono abbastanza sorpreso della tua sorpresa, se non fosse che, per colpa mia, in questo Blog c’è tutto, cioè troppo, ed è quindi inevitabile che qualcuno si distragga. Se dovessi rileggere quello che ho scritto sarei io il primo a considerarlo una condanna! Mi limiterò quindi a ricordarvelo quando emergeranno richieste di approfondimento di questo tipo. Grazie per il commento e comunque apprezzo il fatto che ci siano ancora lettori di orientamento progressista. Meritavate degli intellettuali migliori, uno dei motivi per cui non li avete è la meschina gelosia dei peggiori.
Scusate, per qualche motivo quando li metto da cellulare i link non funzionano (non c’è nessuna ragione particolare, evidentemente non riesco a scrivere bene il codice).
EliminaIl link a venditore di fumo è questo:
https://goofynomics.blogspot.com/2013/09/smoke-sales.html
e quello alle leggende metropolitane bipartisan è questo:
https://goofynomics.blogspot.com/2015/01/svalutazione-e-salari-leggende.html.
Ribadisco che per quanto da un punto di vista patriottico, non possa considerare un grande amico che sostiene che l’euro difende i lavoratori e/o le imprese, non ci può essere una particolare acredine da parte mia verso chi mi ha aiutato a capire qual era la scelta da fare, come non ce n’è verso Monti che ha creato i presupposti perché potessi farla. Quindi: spirito natalizio per tutti, anche verso er melanzana!
Prof,
EliminaHo fatto i compiti a casa ed ho letto i due articoli del blog indicati qui sopra (ovviamente poi è cominciato il gioco dell'oca a ritroso di leggere anche gli articoli indicati nei suddetti due con anche la lettura dei commenti, praticamente c'ho messo due giorni).
Lo sforzo, notevole per le mie capacità di comprensione ha portato a due risultati positivi:
1. Ora la "questione Brancaccio" mi è più chiara.
2. Rimando dopo rimando a suoi articoli precedenti, sono capitato in quello dove cita una frase di Gadda tratto da un suo libro di memorie della I guerra mondiale, Giornale di guerra e di prigionia, interessandomi molto l'argomento, ho ordinato stamattina il libro alla mia libreria preferita.
Diciamo che la trappola dell'eticizzazione (meccanismo caro alla sinistra) consiste nel ritenere che basti essere dalla parte dei "buoni" per poter essere considerato "buono". Questo tipo di ragionamento converrà lasciarlo agli eredi (indegni) del materialismo storico, perché come i fatti dimostrano non funziona un gran che. Comunque, non esiste una "questione Brancaccio". Immagino che a mano a mano che il sistema di cui io (non lui) ho denunciato a suo tempo le contraddizioni si sgretolerà, lui (non io) vorrà cercarsi nuovi spazi. Gli auguro buona fortuna, ma qui sappiamo come sono andate le cose.
EliminaInteressante vedere il grande recupero della quota salari per tutti gli anni 70 (quelli "orribili" dell'inflazione a due cifre), quando la scala mobile faceva il suo sporco lavoro.
RispondiEliminaSicuramente interessante per chi non ha mai letto una riga di questo blog, perché per chi invece l’ha letta questo fatto è banale:
Eliminahttps://goofynomics.blogspot.com/2012/09/inflazione-svalutazione-e-quota-salari.html
ed è la banale conseguenza del fatto che quando la disoccupazione è bassa, i lavoratori sono forti e quindi ci sono sì tensioni inflazionistiche, ma c’è anche la capacità di prevalere o quantomeno resistere nel conflitto distributivo.
Benvenuto fra noi! 🤣
Il mio ovviamente era un commento sarcastico. Però il dato rimane "interessante" soprattutto se paragonato allo shock inflazionistico del 2022, quando nonostante ci fosse IL MIGLIORE al governo, i salari reali e la quota salari hanno subito l'ennesima mazzata. Ma lo sappiamo, dallo SME in poi la strada dei salari reali e della quota salari è stata tutta in discesa, (che vista dal punto di vista dei salariati è una salita). Ovviamente anche se con questo governo è ricominciata finalmente la salita, visto che abbiamo la spada di Damocle dell'euro che incombe sulle nostre vite, come ci hai già spiegato, bisognerà gestire la crescita dei salari per non rimandare nuovamente in deficit la nostra bilancia dei pagamenti.
EliminaGrazie Professore. Come spesso accade, leggendo i suoi approfondimenti, la lettura interessante incuriosisce su diversi aspetti che mi piacerebbe capire meglio, con i limiti di chi non è un "addetto ai lavori". Li riassumo brevemente: - se la quota salari è al 52% circa del PIL, significa che il restante 48% sono profitti o c'è dell'altro (le rendite finanziarie sono considerate a parte) ? Se sì, nei profitti ci sono anche gli "utili" degli autonomi/ piccole partite Iva? Mi chiedo questo perché se una parte importante della distribuzione del reddito è capire chi sta prevalendo tra capitale e lavoro potrebbe fuorviare il fatto che gli stipendi dei ceo siano lavoro dipendente e dunque salari mentre l'utile della "tabaccaia scalabile" va nella quota profitti;
RispondiElimina(Forse è per questo che per Boldrini di sinistra ce l'ha così tanto anche con i "padroni" che tali non sono?). Magari nella dinamica del fenomeno, soprattutto se in un arco temporale di pochi anni, non cambia granchè, però mi chiedevo se esistono delle scomposizione più granulari rispetto ai due macro raggruppamenti (salari/profitti) che consentano delle declinazioni più di dettaglio.
Infine ultimo dubbio: se i salari reali crescono del 2% annuo e il pil reale dello 0,8, significa che i profitti calano del 1,2%?
Scusi le tante domande, ma non sono sicuro di aver capito bene alcuni concetti e quando leggo le sue analisi gli spunti sono sempre molti ed anche la voglia di capirne di più.
Un caro saluto ed auguri per "l'anno che sta arrivando".
Giuseppe
Scusa, Giuseppe, non ti offendi vero se ti dico che alla maggior parte di queste domande potresti tranquillamente rispondere da te semplicemente leggendo i vari post che abbiamo scritto sul tema dei salari reali, in particolare nell’ultimo trimestre?
EliminaNo certo Prof, ci mancherebbe. Colpa mia che sono rimasto un pò indietro con le letture, sia nel recupero dello storico (sono arrivato nel 2020 sul Blog), sia nell'ultimo mese di articoli, perché abbiamo portato a 2 il tasso di natalità domestico, per raddrizzare gli equilibri attuariali. Recupererò in queste settimane.
EliminaGrazie Prof, un caro saluto.
il problema è anche se abbiamo letto spesso non sappiamo più dove e quindi non riusciamo a ritrovare le risposte.
EliminaAd esempio qui faccio mia l' ignoranza di Beppe88 e mi chiedo : i redditi del lavoratore autonomo usati a sostenere la sua vita sono contabilizzati come " utili da capitale "?
Brancaccio me lo ricordo. Lo leggevo nel quotidiano "Liberazione" (cioè più di 15 anni fa), quando ero un elettore di Rifondazione Comunista. Errori nella vita ne abbiamo fatti tutti. Anche il 18 giugno 1989 votai di Sì al referendum consultivo che sondava la volontà di conferire mandato costituente al Parlamento europeo. Però Conte non lo ho mai votato (a differenza di chi abbiamo visto a Venezia).
RispondiEliminaper trasformare il cittadino da risorsa produttiva a risorsa fiscale c'è voluto poco..l'obiettivo è l'indebitamento pubblico permanente, come Francia e Germania stanno imparando a loro spese. La UE delle banche e delle assicurazioni è all'atto finale
RispondiEliminaSolo a me questo commento suona vuoto?
EliminaDopo questo post ho trovato in biblioteca un librino dal titolo "Lavoro e salari in Italia" a cura di Rinaldo Evangelista e Lia Pacelli edito da Carrocci (gennaio 2025) che mi ha spinto a dare un' occhiata per vedere la loro rappresentazione sull'argomento rispetto a quanto riportato da anni in questo blog.Rappresentazione che ha visto vari contributi a seconda dell'aspetto esaminato tipo "Le dinamiche di lungo periodo e gli aspetto di struttura" con dati fino al 2023 elaborati dagli autori su fonti Eurostat e conti nazionali, con la limitazione di dimenticarsi di trattare l'impatto delle cause esterne quali la moneta unica con ciò che essa ha determinato sul mercato del lavoro e delle retribuzioni. Le conclusioni a cui si sono dedicati sempre gli autori è che il declino dei salari trova origine nelle tendenze di fondo del capitalismo contemporaneo con lo spostamento dei rapporti di forza tra capitale e lavoro a vantaggio del primo, in aggiunta alle debolezze storiche del tessuto produttivo e tecnologico del nostro Paese all'indebolimento della vocazione manifatturiera verso il terziario basato su servizi a basso valore aggiunto.Insomma il solito refrain che nulla aggiunge rispetto alle determinanti che hanno portato l'Italia dall'essere una delle principali economie mondiali con effetti importanti su crescita, lavoro e salari, a ricadere nella destrutturazione sociale, economica e non da ultimo demografica. Quindi un focus sugli effetti ma non su tutte le cause proprio per non delegittimare i processi che la sinistra post PCI e i vari riformisti a ruota hanno prodotto. Mi viene in mente un mirabile intervento di Vladimiro Giacchè alla Cgil di Reggio Emilia( casa di Landini) che pur rappresentando puntualmente i fatti non hanno avuto mutato nulla nella narrazione pro Calimero.
RispondiEliminahttps://youtu.be/S5zCc-xe7fo?si=PrPsDlsOhMMzl5LU
Un rimando ad un video di Giacché che non si conosce, merita un grazie a prescindere.
RispondiEliminaGrazie.
Vladimiro mi aveva parlato di quel suo intervento ma il video non lo avevo ancora visto.
EliminaBrancaccio le ha risposto su Facebook.
RispondiEliminaLe auguro buon anno.
Sì? Che carino! E che dice? Che ora la quota salari non è più importante, o che è cresciuta ma da destra, non da sinistra, e quindi non va bene? 😂
EliminaTanti affettuosi auguri a tutti voi!
Grazie per la serie di post dedicata ai salari reali, ottimi come sempre.
RispondiEliminaSull'operato dell'attuale governo per quanto concerne le trattative di rinnovo dei dipendenti PA, il copione non mi sembra variato in modo significativa: penso al CCNL scuola 2022-24, rinnovato a oltre un anno dalla scadenza e con adeguamenti tabellari tanto miseri da spingere persino la CGIL(!) a non firmare...