venerdì 5 agosto 2022

Ancora sulla morale della favola irlandese (e basta, dai!...)

(...dal meraviglioso mondo degli ingengngnieri che studiano economia col dottor Giannino - si scherza! - ricevo e prontamente sottopongo alla vostra riverita attenzione...)

Marco ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "La morale della favola irlandese dodici anni dopo":

La mia affermazione “gli investimenti esteri in Irlanda hanno creato molti posti di lavoro altamente qualificati” è supportata da questi datiGuardando sia Persons employed in science and technology che Persons with tertiary education (ISCED) and employed in science and technology, si vede che effettivamente I posti skillati aumentano.

“Se la produttività è ridotta per colpa delle dimensioni ridotte delle imprese, perché quando queste dimensioni erano ancor più ridotte la produttività correva?”

Qua ci sarebbe da fare tutto un dibattito di storia economica abbastanza lungo. In sintesi, direi perché il mondo è cambiato, politicamente e tecnologicamente e ancora più in sintesi Cina, globalizzazione e ICT. Oggi fare produzioni labor intensive in settori a tecnologia bassa e media non si può più fare, a meno che non si vuole guadagnare come un vietnamita. Per fare investimenti in tecnologia più o meno avanzata, servono dimensioni per riuscire ad assorbire i costi fissi e le competenze manageriali. Cose che nelle piccole imprese, specialmente quelle familiari, non ci sono. Il favore politico verso le piccole imprese e il lavoro autonomo (per prendere voti, s’intende) fa sì che in Italia ci siano più piccole imprese e lavoratori autonomi rispetto agli altri paesi, nonostante queste siano nettamente meno efficienti delle grandi. Prima la produttività delle piccole imprese correva (forse), ma siamo sicuri che correva più velocemente di quelle grandi nello stesso settore? Quale tipo di azienda ha importato le tecnologie che hanno permesso il boom economico? Ecc ecc

L’Italia ha quasi il doppio di micro e piccole imprese rispetto alle principali economie europee. dati
L’Italia ha un sacco di lavoratori autonomi. dati
La produttività cresce con la dimensione aziendale in tutto il mondo. dati
La produttività cresce con la dimensione aziendale in tutto il mondo parte 2. dati
Questo succede per mancanza di concorrenza e protezione tramite sussidi e regolamentazione ad hoc per favorire i piccoli.

“Se "i sussidi e i profitti facili disincentivano l'innovazione" (boh?), perché non dovrebbe farlo l'indebitamento a buon mercato (che in fondo è anch'esso, strutturalmente, un sussidio)?”
La frase è da contestualizzare nel discorso sul bonus 110. Quel tipo di sussidio, di durata limitatissima nel tempo, riduce la concorrenza (chi apre un’azienda per sfruttare un picco di domanda di due anni? Senza considerare che in Italia ci vuole quasi un anno per aprire un’azienda) e non permette di investire per ammodernare i processi produttivi.
Non ho detto che l’indebitamento a buon mercato non sia un sussidio e non ho neanche detto che tutti i sussidi fanno male.

Pubblicato da Marco su Goofynomics il giorno 4 ago 2022, 16:38


Marco caro e stimato, hai lavorato molto, lo capisco e te ne sono grato, ma non abbastanza e soprattutto, perdonami se te lo faccio notare, sai poco di economia e poco dell'economia. Presumo che tu appartenga a quella categoria che sa fare cose che crede siano difficili e in virtù di questo fatto si ritiene autorizzata a dire la qualunque in cose che crede facili. Intendiamoci: il diritto di dire la qualunque è costituzionalmente tutelato e in questo blog tendiamo a rispettare la Costituzione. Sempre a norma di Costituzione però, è anche soggetto a diritto di critica, e quindi perdonami se ti faccio alcune osservazioni. Le sviluppo dal basso verso l'alto perché mi torna più comodo.

Può anche darsi che tu non abbia detto che l'indebitamento a buon mercato non sia un sussidio, ma tutto il senso del tuo discorso è negare il fatto che l'indebitamento a buon mercato (l'attrazione di IDE, in questo caso) abbia creato seri squilibri all'economia irlandese.

Io ti ho spiegato perché lo ha fatto, tu non sei d'accordo, potremmo anche chiuderla qui e lasciare che il tempo ci dia la risposta, vuoi? Secondo me non manca molto, e so che tornerai qui a svolgere le tue considerazioni. Più in generale, veniamo da un paio di decenni infestati da una pubblicistica beota, quella dei millantatori di titoli accademici, che ci hanno gonfiato le tasche con la storia della "svalutazione che è una droga" (spesso letteralmente senza capire che cosa stessero dicendo), senza capire che la vera droga è il credito a buon mercato, il consentire non (tanto) al settore pubblico di un Paese, ma (soprattutto) alle sue famiglie e alle sue imprese, di vivere al disopra dei propri mezzi. Di questo stiamo parlando, cioè del fatto che se un Paese abbatte il debito pubblico finanziando la crescita con soldi esteri non finirà bene. Tu sostieni di sì? Amen. Compra titoli irlandesi e lasciaci vivere.

Perché vedi, che non sei del mestiere e non segui il dibattito italiano (e non risiedi in Italia) lo si capisce da tanti dettagli. Non solo da quell' "i" (articolo) che la tua tastiera ti ha scritto come "I" (pronome), segno che risiedi nell'anglosfera, ma anche dai luoghi comuni sui tempi dell'apertura delle imprese italiane (credo che tu non sappia qualcosa). Voglio farti appunto notare che la versione (distorta) dei danni del Superbonus fornita inizialmente dall'Agenzia delle Entrate imputava le frodi proprio alla facilità con cui si potevano costituire imprese (ahimè in alcuni casi fittizie) in Italia: un po' il contrario di quello che dici tu. Lascia stare poi che a precisa richiesta l'Agenzia delle Entrate ha dovuto produrre questo prospetto:


(audizione al Sostegni-ter del 10 febbraio 2022). Ma questo è un altro discorso, che ci porterebbe lontano. Quello che ha impedito agli imprenditori di investire nei loro processi produttivi non è né la lunghezza dei tempi burocratici né la brevità del lasso temporale su cui si estendeva la misura, ma l'incertezza creata dal Governo con motivazioni nobili ma pretestuose. Il problema poi non è che non ci sia concorrenza, ma che c'è concorrenza selvaggia. La "concorrenza", concetto su cui i dilettanti hanno le idee molto più chiare dei professionisti, non è una panacea.

Quanto ai tuoi dati: me li guarderò con calma, ora ho purtroppo altro da fare. Li ho visti in altre forme e nessuno di quei dati, ma veramente nessuno, risponde alla domanda cui il mio paper risponde: perché la produttività italiana si ferma bruscamente nel 1997 dopo tre e passa decenni di crescita a un ritmo sostanzialmente uniforme?

Ecco, questo non lo spiega né la dinamica della dimensione d'impresa, né quella del numero di lavoratori autonomi (molti dei quali peraltro sono autonomi fittizi, ma non entro in questo). Semplicemente, queste serie non hanno cambiamenti di struttura, mentre la produttività ce l'ha, e questo cambiamento di struttura non è spiegato da variazioni delle variabili che ci segnali.

Punto.

Ovviamente sei libero di dimostrarci il contrario, ma il cherry-picking di articoli "gianniniani" non viene ritenuta da questa parte un'ottima dimostrazione. Facci un grafico, o se vuoi te lo faccio io quando ho tempo, fai una regressione, fai un paper: insomma: fai qualcosa!

Spero di essere stato chiaro, e mi raccomando: se credi così tanto nelle virtù della crescita che i lavoratori skillati "a buffo" portano in un Paese, compra carta irlandese.

Un uso saprai trovarglielo.

Pace e bene.

13 commenti:

  1. L'odio nei confronti delle PMI andrebbe discusso in commissione Ammmmmore.

    "Specific efforts should also be made to restore credit flow to SMEs, which are the main driver of investment and employment in Europe and have been overly hit by financial fragmentation. On-going joint work in that area by the Commission and the EIB, in liaison with the ECB, should be pursued".
    Padoan e Buti su Voxeu (12 Settembre 2013) https://voxeu.org/article/reduce-policy-uncertainty-solidify-ez-recovery

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  2. Questa frase mi fa incazzare: "Per fare investimenti in tecnologia più o meno avanzata, servono dimensioni per riuscire ad assorbire i costi fissi e le competenze manageriali. Cose che nelle piccole imprese, specialmente quelle familiari, non ci sono." La tecnologia è un non problema si fa (brevetto) o si compra. Il management il vero imprenditore lo forma a sua immagine e somiglianza . Entrambe le cose nelle piccole imprese italiane ci sono di più che nelle grandi . Ma se nessuno si mette a fare nulla è perchè all'imprenditore NON CONVIENE e le ragioni addette non c'entrano nulla con la convenienza relativa ad agire o stare fermi . Per me l'analisi proposta è malata di inesperienza operativa .

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    1. I dati dicono che le grandi imprese fanno maggiori investimenti (di ogni tipo) per impiegato. I brevetti li fanno le grosse imprese che si posso permettere di fare R&S. Stessa cosa vale per l'acquisto di tecnologia, per la quale servono soldi e competenze che spesso non ci sono nelle piccole imprese.
      Basta una veloce ricerca su Google per verificare quanto dico.
      Il management delle imprese familiari è per definizione peggiore. Qual è la probabilità che il figlio sia il miglior amministratore delegato sul mercato? Perché il figlio dovrebbe investire in capitale umano se sa già che sarà ad? Non ci sono incentivi, non c'è concorrenza.

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  3. Posso testimoniare (per esperienza) che, dal 90 in poi, alcune piccole imprese (autofinanziate, funzionanti e in piena salute) sono state soffocate da adempimenti bizantini che hanno favorito realtà "skillate awanagana" tutte chiacchiere e distintivo (ma poco arrosto). Vedi, ad esempio, i vari poli artigianali storici di Roma

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    1. Infatti , è anche la mia esperienza. Garazie da parte dello stato (una cosa chiamata Smart and Start) date attraverso funzionari "awanagana" ad imprenditori "awanagana" . Gente che non sa come si organizza un magazzino , come si mette in piedi una linea di produzione , come si fa una certificazione ISO utile alla azienda, come si meccanizza un controllo di produzione , come si addestra il personale alle mansioni , ecc ecc . E che usano consulenti awanagana proposti dagli intermediari awanagana per fare tutto quanto sopra . Il risultato awanagana è garantito. Ma è ciò che lo stato si merita: le fatture vengono rimborsate sul progetto mentre il lavoro interno della famiglia o degli amici dell'imprenditore no .

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  4. Egregio Senatore,
    mi permetto di riportare qualche dato sulle PMI (non solo italiane) e di trarne delle conclusioni, alla luce anche di quanto presente nel post. I dati si possono trovare al seguente link:
    https://single-market-economy.ec.europa.eu/smes/sme-strategy/sme-performance-review_en#paragraph_885

    Nel 2021, la percentuale di persone impiegate nelle PMI sul totale degli addetti nel NFBS (non-financial business sector) è stata: 64.4% (EU), 75.9% (ITA) e 68.0% (IRE). In termini di valore aggiunto, le percentuali sono invece: 51.8% (EU), 63.4% (ITA) e 30.2% (IRE).
    Da questi dati (e dalle serie storiche relative) se ne deduce che:
    1) In Irlanda, così come nell'Unione Europea, circa 2/3 dei lavoratori (appartenenti al NFBS) lavora nelle PMI;
    2) In Italia e nell'Unione Europea più del 50% del valore aggiunto (sempre del NFBS) è da imputarsi alle PMI;
    3) In Italia, il trend di riduzione della percentuale degli addetti e del valore aggiunto delle PMI sul totale è simile alla media EU;
    4) In termini di crescita del valore aggiunto per addetto (confrontando i report del 2022 con quelli del 2011), si vede che le PMI hanno sottoperformato di poco le grandi aziende, sia in Italia che nell'Unione Europea (l'Irlanda sembra essere un'anomalia).

    Grazie,
    Fabio

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  5. Effettivamente ho sbagliato sul tempo necessario ad aprire un’attività in Italia. Sono andato a vedere i dati e mi ero confuso sul costo dell’aprire un’attività, che è bello alto. Considerala pure una sineddoche riguardo alla PA 😊.
    Il fatto comunque non inficia il senso generale del mio discorso.
    Il bonus 110 è un progetto di spesa pubblica che dal punto di vista dell’etica fiscale è pessimo in quanto regressivo, costoso, attuato inefficientemente e con bassissimo impatto sul piano ambientale. Gli incentivi definiti da una manovra fiscale, in questo caso l’apertura di nuove aziendine improvvisate (che creano allocazione inefficiente delle risorse e abbassano ulteriormente la produttività), sono parte integrante di una manovra.
    La difficoltà di effettuare investimenti dovuta all’instabilità politica fa parte della storia italiana da una trentina d’anni almeno. Per fortuna che l’utilizzo del 110 è stato frenato dall’incertezza…almeno le mie tasse hanno finanziato meno ricconi con la facciata della casa da rifare.
    La carta irlandese in questo momento ha tassi d’interesse inferiori a quella italiana su tutta la curva dei rendimenti. Vedremo come andrà a finire. Per adesso l’Irlanda ha risposto allo stress test del Covid infinitamente meglio dell’Italia.
    Alla produttività italiana, qualsiasi misura si voglia usare, non è successo proprio nulla nel 1997. La mia opinione è simile a quella di Giannino, ma anche di ottimi economisti tipo Zingales, Boldrin, Federico, Ciocca, Toniolo….Draghi.

    PS: non attengo all’anglosfera. M’era rimasta la tastiera del cellulare impostata sull’inglese. Lavoro a Milano in una multinazionale di consulenza americana, quindi faccio parte di quelli che producono un minimo di valore aggiunto, iper-tassati, non rappresentati da nessun partito politico, dotati di senso civico, che hanno a cuore le sorti della nazione e non votano solamente per mettersi in tasca qualche euro in più in attesa che venga giù la baracca.

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    1. E allora emigra: sinceramente, non ti vogliamo.

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    2. Esatto. Meglio metterli sotto il tappeto i problemi interni.
      Il 110 è efficiente ed eticamente ineccepibile, le microimprese che campano a sussidi sono efficientissime, la PA è un orologio svizzero, le pensioni, e quindi il costo del lavoro, non sono altissime. Il cielo è verde!

      Nella tua negazione ignorante e ideologica della realtà, c'è tutto il declino italiano. Quelli come te sono ciò che sta facendo marcire l'Italia da dentro. Sono i nemici della nazione.

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  6. Ciao Marco, da ciò che scrivi e da come lo scrivi si vede che sei in buona fede e per questo ti trovo simpatico, anche per questo tuo esporti nonostante, perdonami, le tue ingenuità. Già Alberto e altri te l'hanno fatto notare in varie maniere, bisogna che tu studi un po' di più, un po' più approfonditamente, con un po' più di ampiezza di campo. Te lo dico umilmente, perché anche io ci sono passato, come tanti altri frequentatori di questo blog. Anche se ho alle spalle, nei miei studi erratici, un buon liceo scientifico e 4 esami di Economia (diciamo 3 e mezzo, Economia Politica 1 l'ho preparato ma poi ho cambiato corso di laurea...) questo non mi rende un esperto del campo ma mi ha reso capace di capire, all'arrivo di Mario Monti, che avrei dovuto approfondire di più certi studi pregressi per capire meglio la situazione. Guarda, nella sezione 'per cominciare' c'è una bella bibliografia e poi c'è questo post dove vengono citati altri autorevoli economisti:
    https://goofynomics.blogspot.com/2011/12/euro-una-catastrofe-annunciata.html
    Qui non c'è citato, ma anche rileggersi qualche testo del nostro grande Federico Caffè ti aiuterebbe a rischiarare un po' il periodo che stiamo vivendo.
    Sembra scontato (e qui è stato ripetuto mille volte) ma un bravo aziendalista può non essere esperto in macroeconomia, come anche la qualità degli articoli che girano su stampa e internet da anni è ampiamente discutibile e gli esempi non mancano.
    Ti consiglio quindi monografie, anche a carattere divulgativo, se sono recenti non è importante, a meno che tu non abbia il pregiudizio che tutto quello che è stato scritto prima di 20-30 anni fa sia datato e poco utile. Ma questo sarebbe veramente fare torto alla tua intelligenza. Buon lavoro.

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    1. Tranquillo, la bibliografia "per cominciare" l'ho già letta. Praticamente ripeto quello che direbbe un Boldrin per esempio. Anche lui deve iniziare dalle basi?

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    2. Mi permetto di aggiungere che senza l'OCA non si va lontano!
      E studiando l'Optimal Currency Area senza esempi nei paesi cosiddetti emergenti non si capisce il rischio che si corre.
      Anche un certo John Maynard ha scritto sui danni che la deflazione faceva, strato dopo strato, nel tessuto sociale, poco percepiti perché colpiva poche categorie per volta ma alla fine non si salvavano in molti.

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