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mercoledì 22 ottobre 2014

La staffetta del debito (2) (a stix77)

(post ad personam, gli altri per favore non lo leggano, altrimenti il libro non lo vendo, è tutto nel grafico che segue. Oppure leggetelo, è più di un anno che vi dico 'sta roba, ma evidentemente sto cercando di farla entrare dalla parte sbagliata. Ci pensa Angela a passare da quella giusta...)


stix77 ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "La staffetta del debito":

prof, ci starebbe bene anche la somma dei debiti, così per vedere dove il debito totale cala.
è un caso che il debito totale cala quando la quota salario era alta negli anni 70?

poi vedo come per magia che il debito totale cala in quella finestra di tempo dove ci fu la rottura dello sme..
Postato da stix77 in Goofynomics alle 21 ottobre 2014 12:17


...altra risposta non ti rendo
se non lo far, che la dimanda onesta
si dee seguir con l'opera tacendo.


In color melanzana la quota salari (come da prassi), misurata sulla scala di destra.

Le fonti dei dati sul debito sono nel post precedente, la quota salari viene dalla sezione 7.6 di AMECO.

(Addendum del 28 ottobre: A proposito: come mai una variabile concettualmente e contabilmente così banale vi dà tanti mali di pancia? Capisco che qualche collega non capisca che essa corrisponde algebricamente al rapporto fra salari unitari e produttività media del lavoro (bisogna fare una divisione per capirlo), ma voi, che del reddito generato da un'impresa, una parte va ai lavoratori e una agli imprenditori, veramente non lo capite? Quota significa percentuale, parte, fetta di torta. Ma che minchia vi è preso nella discussione qua sotto?)

Si apra la discussione...


(commento solo un dettaglio: sapete quei cazzari quegli intellettuali biologici organici che pensano che nel 1992 la quota salari sia scesa per via della svalutazione? Solo un controesempio: se ci fate caso, è vero che fra 1992 e 1997 la quota perde 5 punti, ma è pure vero che fra 1997 e 1999 - con liretta rivalutata e percorso verso l'euro - ne perde altri 3. Lo sentite anche voi uno spiacevole stridore di unghie sugli specchi? Se vogliamo fare un discorso serio, facciamolo. Ma per favore, basta dire che la quota salari dipende solo dal cambio, soprattutto in un sistema nel quale il cambio è utilizzato per creare crisi che, in perfetta logica da shock economy, permettono alle élite di invocare le famose riforme col consenso dei subalterni. La scala mobile fu abrogata nel luglio del 1992 perché il cambio praticamente fisso aveva messo in ginocchio l'Italia e i quotidiani titolavano "Fate presto!". Ricorda niente? Ecco. Chi antepone il proprio narcisismo alla salvezza del paese in questo momento suscita in me serie perplessità. Può capitare di sapere quale sia il problema ma di non poterlo ammettere. Non giudico. Ma non venitemi a rompere i coglioni travisando quello che dico, perché non vi conviene).



Ri-comunicazione di servizzzzio: mi dicono dalla regia che i librai il libro lo prenotano sei mesi prima (e allora ditemelo!), però se voi andate a pittimarli possono aumentare il numero delle copie eventualmente ordinate. Agli eventuali librai in sala ricordo l'ISBN. Mi dicono anche che sarà dappertutto, che non ci saranno problemi, ecc., però questa storia l'abbiamo già sentita tutti e quindi non ci fa più ridere. Better safe than sorry. Poi, fate voi.

Quando al #goofy3, oggi Stefano Feltri (da voi persistentemente e ingiustamente calunniato) gli ha dedicato uno spazio sul FQ (trovate anche un mio articolo sul miracolo tedesco), e rimangono 43 posti che smaltiremo abbastanza rapidamente. Io, sinceramente, se siete d'accordo, lo sbattimento di aprire una coda di prenotazione lo eviterei, tanto mi sembra che voi ci abbiate già pensato, il #goofy è innanzitutto la nostra festa, gli altri sono graditi (ovviamente), ma, come dire: in 500 siamo già abbastanza, e se ci siete voi a me basta così! Poi quando famoerpartitoantieuro ci preoccuperemo di affittare l'adiacente palazzetto dello sport (ma potremmo anche fare un torneo di pallavolo, per dire...).

44 commenti:

  1. ma er salario sempre in melanzana?

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    1. No er salario: er quotasalari. Perché se fai vedere salario reale e produttività non va bene, ricorda!

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  2. Nel frattempo il FMI ci consiglia di tagliare le pensioni, perché non abbiamo un futuro sereno di fronte a noi. Per la sanità attendere ancora un po', prego.

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    1. La sanità e già pesantemente sotto attacco praticamente in tutte le regioni

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    2. È solo l'inizio, Ippolito. Per dirti la gravità della situazione e ciò che ci aspetta in futuro, oggi la civetta de La Nazione titolava a caratteri cubitali "Contratto oneroso per Cuadrado" ( o qualcosa del genere), poi sotto, in caratteri tipografici decisamente meno vistosi, "Chi pagherà i ticket della sanità" (o qualcosa del genere). Come al solito, l'informazione cerca di "metterci una pezza"

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  3. Il problema è che quando sentono taglio delle pensioni mandrie di rincoglioniti condizionati (compresa, ahimè, mia madre) pensano immediatamente a pensioni d'oro.

    Ma basta attingere ai dati dell'INPS per capire dove devono (anche) incidere i tagli se si volesse davvero ottenere un risparmio cospicuo; da distribuzione delle pensioni per classi di reddito e spesa complessiva:

    «* … le pensioni fino a 5.291 euro lordi mensili – il numero di pensionati ascende al 99% del totale con 258 miliardi circa di spesa sui 270 annui complessivi»;

    «* dai 5.291 euro lordi mensili in sù – si noti che era questo il limite minimo di intervento previsto dalla proposta di legge Meloni (atto camera n 1253 del 21 giugno 2013) per operare la manovra di prelievo sulle “pensioni d’oro” – la spesa pensionistica complessiva è di 12,3 miliardi di euro.»

    «* … le pensioni in pagamento superiori ai 10.101 euro lordi al mese sono n. 9.008 (pari allo 0,052% di tutte le pensioni) e impegnano una spesa di 1,5 miliardi di euro sui 270 di spesa complessiva per pensioni dell’INPS.»

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    1. Certo, hai ragione, Correttore. Le pensioni d'oro sono state il cavallo di Troia: hanno mandato un paio di volte un audace giornalista da Giuliano Amato, a cui, con sprezzo del pericolo, ha chiesto burbanzosamente se ne provasse imbarazzo per i suoi 31.000 euro di rendite mensili; immagino che tutto il pubblico televisivo, con gli occhi iniettati dimsangue, abbia gridato "Crocifiggilo, crocifiggilo", sfogando così le proprie frustazioni economiche. Dopo di che arriva il protagonista di Casablanca e ti dice che bisogna incidere anche sulle pensioni di bronzo (in realtà voleva dire su quelle di latta, visto che il dott. Cottarelli consigliava di intervenire sulle pensioni dai 1500€ netti in su e pure sulle reversibilità). L'odio sociale aizzato dalle televisioni (barbieri della camera, valletti del senato, politici locali, nazionali ecc) servono soltanto a preparare il terreno per interventi distruttivi. Ma la gente ancora non lo ha capito. Del barbiere della camera ne riparleremo poi, a bocce ferme, come si suol dire, non ora. Dimenticavo: alla fine poi Giuliano Amato, anche se gli tagliano 2000/3000€ vivrà sempre con 28000/29000€. Si può arrivare lo stesso alla fine del mese

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    2. Per quanto riguarda Amato propongo un vitalizio ai suoi figli e nipoti se mette tutta la famiglia al servizio dell' Italia e della coesione sociale e se entra nel direttivo di A/simmetrie.

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    3. Celso: in effetti era un'annotazione al tuo commento, non so perché non l'ha allineata nel modo corretto sotto di esso.

      Riguardo al barbiere della Camera: ma uno che svolge il suo lavoro in un luogo così sensibile, che quindi presumo sia scelto e controllato a dovere, lo vogliamo pagare e trattare bene o lasciamo che i suoi servigi si possano acquistare per un piatto di lenticchie? Chissà come sono chiacchieroni certi parlamentari e senatori...

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  4. che è il contrario di quanto ammesso nel

    http://ec.europa.eu/economy_finance/publications/european_economy/2012/pdf/ee-2012-8_en.pdf

    siamo al delirio....

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  5. Aspettiamo ALMENO che passi quest'inizio di epidemia di ebola. Poi si potrà tagliare la sanità (ma solo ai redditi inferiori - gli altri se ne battono il belino).

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  6. Il problema fondamentale, come ricordi spesso tu, è poter fare informazione.
    I giornalisti in italia non lo permettono facilmente.
    La gente è ancora convinta, intendo la massa, che ci sia una relazione 1 a 1 tra aumento della base monetaria e inflazione oppure deprezzamento della moneta e inflazione, per non parlare delle correlazioni inesistenti tra debito pubblico e corruzione o tra debito pubblico e burocrazia.
    Figuriamoci se passasse la verità, ossia che la quota salari viene manovrata per introdurre modificazioni al ribasso delle condizioni lavorative in senso ampio.
    Ricordo il curioso soggetto di cui non rammento il nome che nella tua ultima apparizione pubblica su mediaset attaccò la solita solfa "si, vabbè, ma negli anni 90 e oltre c'era la corruzione e il malgoverno, per cui il debito aumentava".
    La sua faccia cambiò dopo che venne informato da te che il debito pubblico era sceso di 17 punti di pil fino alla crisi lehman.
    Ecco, appunto, come facciamo a informare se i giornalisti sono i primi ad essere disinformati? e se i cittadini sposano delle idee totalmente balzane per amor di partito?

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  7. Noto anche un'altra cosa...dal 1972 al 1979 il debito totale cala...caso? DAR

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  8. In un commento al post "Inflazione, svalutazione e quota salari" Massimo Ciuffini si domandava quale fosse il ruolo della trasformazione di molti contratti di lavoro dipendente in finte partite IVA e "parasubordinati vari" nel modificare alcune delle principali grandezze economiche.
    Se osservo il grafico di questo post noto tra la fine degli anni '70 e l'inizio dei '90 un andamento crescente del debito a fronte di una costante diminuzione della quota salari. Tra il 1993 ed il 2000, invece, ad una diminuzione ancora più marcata della quota salari corrisponde una leggera diminuzione del debito totale.
    Non so se l'osservazione è pertinente - non è il mio campo e non ho avuto il tempo di trovare un grafico con l'andamento del numero delle partite IVA dal 1990 in poi - ma potrebbe essere questa una risposta alla domanda di Ciuffini?

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    1. Penso di sì e fra l'altro mi ricordo di averlo sentito dire a Zingales in una trasmissione televisiva (lui sosteneva che il calo della quota salari non era un problema perché gli italiani erano diventati tutti autonomi - cosa che vedeva come positiva). Attenzione però perché ci sono due pezzi distinti della storia: il primo è dal 1992 al 1997, dove in effetti il cambio fisso è stato usato per rimuovere le protezioni (indicizzazione) e poi l'austerità (non il cambio: l'austerità) per contrarre i redditi. Dico "non il cambio" perché ricorderete che l'inflazione diminuì. Poi c'è il pezzo dal 1997 al 2000 dove lo slittamento è dovuto alla flessibilizzazione del mercato del lavoro (pacchetto Treu) e quindi al discorso di Massimo. La quota si riduce perché una serie di dipendenti de facto non lo sono più de jure. A partire da quel momento il debito privato riparte (un incremento equiripartito fra famiglie e imprese).

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    2. Anche io ho sempre fatto questa riflessione in merito al noto grafico dell' andamento della quota salari sul pil. E i fatti da voi riportati offrono una correzione "al rialzo".
      Ma ho fatto anche un altra riflessione "al ribasso":
      I salari, nel corso degli ultimi 40 anni, sono stati estremamente diversificati.
      Per farla breve; dentro a quella quota salari mancano le finte partita iva ma ci sono anche parte degli emolumenti di Marchionne.

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    3. E infatti la quota salari andrebbe calcolata depennando l'1% (o lo 0,1%) d'importo più alto. Il confronto con il 99% (o il 99,9%) della quota salari di 30 o 40 anni fa sarebbe, secondo me, sorprendente, soprattutto negli Usa (dopo molti Ceo ormai guadagnano dai 100 ai 500 milioni di dollari all'anno).

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  9. Sono circa 10 anni che non vado al mare a giocare a beach volley. Spero vada finire così.

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  10. Dal grafico, oltre alla staffetta debito pubblico / privato salta all'occhio la correlazione negativa tra quota salari e debito pubblico. Un crinale scivoloso.

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  11. NO, erpartitoNO, per favore!
    piuttosto istituzionalizziamo la cosa con un secondo appuntamento estivo di circa una settimana tipo Cater-raduno di Caterpillar, in località marina.
    cioè, vuoi mettere la figata di fare una settimana al mare parlando di economia, letteratura, musica, teatro (quello vi obbligo io!), e ammennicoli vari?
    Ma sarebbe una botta al main-stream culturale mica da poco. Pensa come rosicano i radical chic...
    PS - vietato organizzare partita scapoli-ammogliati! chiariamo prima ancora di cominciare.

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    1. Esattamente quello che pensavo tornando a casa in bici stasera.
      Ovviamente non mi sono dimenticato di un certo Goofytrekking.
      Che bella comunità!

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    2. Sono daccordo! Basta che il torneo sia misto! :-)

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  12. Su Goofy3.

    E una conferenza stampa 'anticipatrice' l'evento, stile boxe anni '90, in cui i contendenti (Bag vs Bol) si promettono di annientarsi?

    ~The Show must go on (cit. su Koestler's)~

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  13. Un buon articolo sul FQ, come sempre.
    Volevo però far notare come pagina 14 sia da lei condivisa con un gustoso articoletto dal titolo 'Caro Grillo, più che l'euro attacca i trattati', di cui vi risparmio il contenuto.
    Del resto Feltri ci ricorda che tutte le opinioni sono le benvenute sul FQ; attendo intrepido la Rubrica di Totò u' Curtu...

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  14. Chiedo umilmente di (RI ?) spiegarmi cos'è la QUOTA SALARI, non mi è troppo chiaro come concetto.
    Mi è molto chiaro, invece, il perché non comprerò più un libro di Stefano Feltri (figlio di Vittorio Feltri ? Domanda ingenua ?): ho comprato questo libro http://www.ibs.it/code/9788874248131/feltri-stefano/candidato-tutti-conoscono-montezemolo.html
    pensando che fosse un attacco al vetriolo a Montezemolo e invece gli lecca i piedi dall'inizio alla fine. :-(

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    1. Google is your friend.

      Definizione di quota salari tratta da Produttività, salari, crisi, logaritmi, marziani, onestà:
      «… la quota salari è appunto il rapporto fra il monte salari (nominali) e il totale dei redditi (nominali), o, ciò che algebricamente è lo stesso, il rapporto fra salari (reali) unitari e produttività media del lavoro.»

      O è proprio questa definizione che non ti è chiara?

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    2. Grazie della risposta.
      avevo letto l'articolo "Produttività, salari, crisi, logaritmi, marziani, onestà"
      ma evidentemente ho bisogno di rileggerlo meglio, per rinfrescare alcuni concetti.
      La stessa definizione di quota salari, peraltro, non mi è comunque digeribilissima.
      Su Wikipedia, qui
      http://en.wikipedia.org/wiki/Wage_share
      vedo che gli Usa e la Germania (Federal Republic of Germany, FRG) sono i 2 Paesi con la quota salari più bassa.
      Sulla Germania abbiamo una conferma, ma dagli Usa non me lo aspettavo così perentoriamente. Nonostante la grande disuguaglianza presente in Usa.

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    3. Sempre sulla situazione salariale della Germania.
      "Nel 2010 quasi una persona su sei in Germania era povera, disoccupati e sottoccupati compresi, per un totale di 12,5 milioni di persone. Il che equivale a dire 1 milione di persone in più rispetto al 2008. […]
      Tra il 2000 e il 2011 la quota di impieghi atipici o non standard (nonché quelli a bassa retribuzione) è passata dal 20 al 25%. L’introduzione dell’Agenda 2010, con la legge sul lavoro temporaneo (2002), le norme sulle occupazioni non a tempo pieno e l’innalzamento dei tetti di guadagno da 325 a 400 euro (2003) per i minijob hanno dato uno speciale impulso all’occupazione «non tradizionale» e al lavoro part-time. Stando alle statistiche dell’Agenzia federale per l’impiego, il numero di detentori di minijob è cresciuto costantemente a partire dal 2002, arrivando a quota 2,5 milioni di lavoratori nel 2011. […]
      Ci sono milioni di lavoratori che devono fare i conti con lo stipendio mensile, quelli che nelle statistiche ufficiali risultano occupati ma che guadagnano meno di quanto hanno bisogno per vivere, per esistere. Sono parte del boom occupazionale tedesco ma non riescono a trarne vantaggio, devono fare 2 o 3 lavori poco retribuiti per riuscire a mantenere le loro famiglie. Sono i cosiddetti «working poor» (poveri che lavorano), vittime delle riforme del mercato del lavoro e del conseguente boom occupazionale.
      Difficile trovare una definizione univoca di working poor: vanno analizzati tutti gli indicatori relativi alla persona, al tipo di occupazione, al nucleo familiare mettendoli a confronto con il rischio povertà di chi è disoccupato (o inattivo). Tuttavia, quella ufficiale di Eurostat coglie nel segno: «Individui che vengono classificati come “occupati” (distinguendo tra “lavoratori dipendenti più lavoratori autonomi” e solo “lavoratori dipendenti”) e che sono a rischio povertà»."

      Patricia Szarvas
      "Ricca Germania poveri tedeschi"

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    4. Come vedi nella voce su Wikipedia in inglese la quota salari è espressa in punti percentuali di PIL nominale (se non erro GDP at current factor cost dovrebbe essere il PIL a prezzi correnti, cioè nominale). Nella definizione sopra si fa riferimento al reddito, ma anche il PIL può essere messo in relazione al reddito, vedi calcolo del PIL col metodo del reddito.

      Infatti la voce specifica: «La quota salari è anche un indicatore (grezzo) per la distribuzione del reddito fra capitale e lavoro.» Questa credo sia la definizione più intuitiva, anche se meno precisa.

      Riguardo la quota salari negli USA: non mi sorprende, la tendenza decrescente è quella comune agli altri paesi occidentali più il Giappone. Ciò che mi colpisce invece è che se la quota salari espressa nel grafico sopra è comparabile a quella del grafico nella voce di Wikipedia allora l'Italia è a livelli di quota salari inferiori a tutti gli altri.

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  15. Mi piacerebbe vedere la contro-propaganda a colpi di slogan, per suscitare nelle grandi masse (quelle più disattente) la stessa curiosità che crea quell'offensiva mediatica giornaliera fatta spesso di concetti elementari, esempio: "Lo Stato è come un padre di famiglia...".

    Ma gli spazi dove sarebbe altamente visibile e possibile, sono quasi inesistenti. Forse da Paragone e su Il Fatto, che se non erro fanno un milioncino di utenti unici.

    E secondo me uno dei più efficaci spot sarebbe incentrato su TUTTI I RIMEDI CHE NON HANNO FUNZIONATO. Dalla soppressione della scala mobile all'adozione del cambio fisso, passando per il divorzio Banca d'Italia - Tesoro, l'eliminazione dell'equo canone, la creazione di precariato e compagnia bella. Chissà quanti sono gli italiani che conoscono i danni fatti negli ultimi decenni, distratti come sono dalla corruzione. C'è un film del 1963, protagonista Totò, si parlava di corruzione!!! Millenovecentosessantatreeeee!!!

    Ma magari il secondo libro del Prof venderà un paio di milioni di copie e questo porterà un pò di aria purificatrice che ce n'è davvero bisogno.

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    1. Magari. L'amara realtà è che Bangai si muove dentro una nicchia (Mo se incazza).
      Ma sta di fatto che molto prima che si riesca a costruire un'alternativa (vera) e nn di nicchia saremo già un metro sotto terra. Io cercherò comunque di tenermi vicine le buone letture ma sarà complicato divulgarle.
      Ps: quanti commenti degli ortotteri vengono in media passati al ddt su questo blog?

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    2. Veramente sto passando tutto. Il vostro DDT si chiama Grillo. Per il resto, stai serena. Io lavoro sulla qualità.

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  16. @CorrettoreDiBozzi 22 ottobre 2014 14:39
    Ma questa gente che continua a parlare di 270 MLD, cioè circa il 17% circa del PIL (sembrerebbe la più alta d'Europa e forse del mondo), si rende conto che al netto delle ritenute, dei contributi pagati all' INPS, di GIAS etc. come detto a giugno da Bagnai, arriva al netto a circa 165 MLD, cioè poco più del 10% del PIL. Ora la tassazione sulle pensioni è la più alta d' Europa, ergo se come dice l' articolo la tassazione in Spagna, Germania e Francia è pari a zero, la spesa netta pensionistica in Italia, è più bassa di quella di tali paesi e di molti altri. Ovviamente a nessuna delle Istituzioni che dovrebbero fornire dati paragonabili a quelli di altri paesi, viene in mente che questa situazione è fortemente autopenalizzante, incluso il comparto sindacale; fa specie soprattutto che il NET PENSION REPLACEMENT RATES venga ovviamente a penalizzare la reale posizione netta delle pensioni italiane.
    A fronte di tutto quanto sopra, il resto della spesa sociale italiana, al netto della spesa pensionistica è tra le più basse d' Europa se non la più bassa d' Europa e se si tiene conto che per i noti e qui dibattuti problemi di crescita (-11% circa sul PIL tra 2009 e 2014) causati dall' euro, allora la situazione del welfare italiano è davvero catastrofica in termini assoluti. FMI, UEM, e chi più ancora vogliono incidere ancor di più nella già sanguinante ferita, e allora di cosa vogliamo ancora discutere se abbiamo in casa queste teste di cazzo?

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    1. Alberto49: le tue giuste e documentate osservazioni rispondono alle domande «1. La spesa per le pensioni è eccessiva rispetto ad altri paesi con economia sviluppata? 2. È sostenibile?» con un 1. no, 2. se si continua a distruggere l'economia italiana è molto probabile che diventi insostenibile.

      Il mio commento sopra invece era diretto a chi pensa «ma tanto taglieranno solo le pensioni d'oro» facendo notare che «no, cara testa di minchia, se decidono di tagliare, taglieranno anche la tua pensione, nonostante non sia d'oro, perché il grosso della spesa pensionistica è concentrato nella fascia di pensioni fino a 5.000 euro e rotti lordi».

      Aggiungo che, per esempio, tagliare il 30% a chi percepisce più di 10.000 euro lordi mensili (taglio da 3.000 euro in su) ha un impatto (sulla vita di tutti i giorni) ben diverso che tagliare il 5% a quel 68% che percepisce una pensione fino a 1.400 euro lordi mensili (taglio fino a 70 euro). A queste banali considerazioni le suddette teste di minchia di solito reagiscono cambiando discorso.

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    2. Per rimanere in tema e cercare di capire cosa hanno in testa questi sociopatici: ho trovato questo articolo di Murizio Sgroi, Il suicidio sociale come conseguenza del welfare, ove ci segnala questo working paper della Banca Centrale Europea: Pensions and fertility: back to the roots - The introduction of Bismarck's pension scheme and the European fertility decline (questo il link diretto al pdf; finito il 2014, lo abstract dovreste ritrovarlo a questo link, non ancora attivo).

      Sgroi, sconsolato, riassume così il senso del working paper:
      «Dobbiamo ridurre le pensioni e in generale l’assistenza sociale, insomma, per tornare a far figli, visto che la prole è la ricchezza della nostre società, ormai vecchie e stanche.

      Dobbiamo tornare proletari.
      »

      Niente di nuovo, l'obbiettivo è sempre quello di riavvicinare l'individuo al contatto diretto con la durezza del vivere. Mi viene da ridere quanto sento qualche coglione che irride dando del "Complottista!": ciò che vogliono farci lo hanno scritto pubblicamente (almeno in parte - e continuano a scriverne, basta leggerli), nero su bianco, e lo mettono in pratica passo dopo passo.

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    3. Carissimo e documentatissimo,
      avevo capito il senso della tua nota e la mia era solo una aggiunta; ma dirò di più, quello che tu giustamente affermi, presenta ancor maggiori impatti differenziali, se si ragiona sui netti in tasca e ancor di più sugli effettivi risparmi ottenibili sulla spesa pensionistica, sui non ritorni tributari per lo stato e sui consumi delle famiglie.
      Questo discorso è stato molto più efficace di tanti altri in quanto corroborato da un semplice calcolo del netto in busta paga per un caro e sprovveduto amico PDINOREPUPPLICONESTESTADELEGNOCONVINTAMENTEEUROFEDELECHESEESCILASPECULAZIONETESEMAGNA pensionato da 1700 euri netti. Quando gli ho spiegato come sarebbe stato colpito da eventuale taglio del 5% molto di più del sottoscritto che prende abbastanza di più, eventualmente tagliato del 10%, si è un po', diciamo alterato: ma come, mi ha detto, tu perderesti in rapporto così poco? E si mio caro fesso, l' aliquota marginale è penalizzante mpiù per te che per me!

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    4. Scusa Alberto49 se sono stato così didascalico, ma trovandoci a commentare in pubblico bisogna sempre tenere presente che fra chi ci legge potrebbe capitare qualcuno di quei raffinati intellettuali che presta ascolto a er Melanzana o similari. Per questi «Bagnai è libberista perché me l'ha detto il compagno Melanzana, sta in combutta con Soros e ci porta al Britannia 2.0» (tutto vero, fantasisti emersi dalla cloaca di Twitter, al momento non trovo il link, fidatevi), non vorrei allora ritrovarmi citato come «diBozzi quello che sta col FMI e vuole tagliarci le pensioni perché dice che spendiamo troppo» (mi rendo conto che fa molto ridere, ma sragionano davvero così: le opinioni rigorosamente separate dai fatti).

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    5. Tali sociopatici difendono grezzamente i loro interessi. Per vivere alla grande senza lavorare, serve parecchia manodopera, possibilmente non choosy. La modernita' potrebbe consentire a questi individui di vivere lo stesso alla grande senza lavorare, lasciando lavorare noi per sole 35 ore la settimana. Ma non si fa, perche'? Hanno il terrore del guinzaglio lungo. Poi altra simpatica contraddizione, se si lavora poco e si e' protetti dal welfare, come mai ci considerano "stanchi"? I fortunati pensionati 55/60enni che conosco si danno un gran daffare nel sociale, gestiscono i nipotini, ecc.
      Ipocrisia midollare, vogliono TUTTI stanchi, non sia mai che i giovani si .nc.zz.n.
      Eppure questa bieca favola della "societa' che invecchia" se la son bevuta quasi tutti.

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    6. @a perfect world
      Se la spesa sociale netta è molto più bassa di quanto i dati ufficiali mostrino e se all' interno di quella spesa vengono mascherate erogazione di flussi di spesa diversi da quelli che in realtà sono, a mio avviso ciò fa comodo a chi vuole mantenere da un lato sotto pressione psicologica chi non ha nulla da farsi perdonare avendo fatto il proprio dovere di lavoratore e di contribuente e creare situazioni di guerra generazionale tra poveri, che come sempre fa molto comodo alla bisogna a chi governa in maniera oscena; in sostanza sembra che ti abbiano regalato chissà cosa, per giustificare i regaloni che si sono fatti loro, uno scambio davvero ignobile e che non è accettabile e che giustamente faceva rilevare CorrettoreDiBozzi. Da quando c' è l' euro, inoltre questa guerra sotterranea, tra poveri, fomentata ad arte, serve anche, come giustamente tu esponi, a difendere certi interessi e tenere in pugno l' assetto antidemocratico dei paesi UEM, e non solo quelli cosidetti deboli; induzione nelle menti del falso cortocircuito debito pubblico>>prestazioni sociali>>ricatto democratico.

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  17. Eh no, lo stesso Stefano (...) Feltri che tre giorni fa a Piazza Pulita difendeva il suo salario dall'inflazione decantando le magiche virtù della deflazione "per chi ha un lavoro" non è stato ingiustamente calunniato. L'Arlecchino.

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  18. Ok io però non mi fido e sono andato a controllare i dati. Non l'avessi mai fatto! Sono partito cercando sulle serie storiche Istat la quota salari, nulla di fatto. Allora ho provato a cercare, sempre nel nel database Istat redditi da lavoro dipendente e PIL. Ho trovato dei dati incongruenti. Ad esempio, qui:
    http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCCN_AGGRPIL#
    Sono gli aggregati del PIL:
    anno 2013: PIL 1.618 e redditi da lavoro dipendente 647 = quota salari 40% che è lontano dal 55% del grafico del Prof.
    Poi, sempre su Istat, nella tavola redditi da lavoro dipendente qui:
    http://seriestoriche.istat.it/index.php?id=7&user_100ind_pi1%5Bid_pagina%5D=40&cHash=bcdcfb1450b234014d46e83babad8875
    i dati dei salari sono differenti. Esempio, anno 2009 (ultimo disponibile): 476, mentre nel quadro degli aggregati del PIL precedente risultano essere 635.
    Qualcuno mi aiuta a capire come fare a costruire anch'io il grafico della quota salari?

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    1. Ma tesoro caro, basta chiedere! Peraltro, non è che ve l'abbia nascosto, ma ora la metto anche sotto al grafico, dove per pigrizia (e anche perché tante volte ne abbiamo parlato) non l'avevo messa. Per le quote salari c'è AMECO (Sez. 7.6).

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    2. Grazie.
      Provo a sdebitarmi segnalandole questo articolo del Professor Francesco Pastore sulla caduta della quota salari in Italia e altri paesi pubblicato niente di meno che su lavoce.info nel 2010:

      http://www.lavoce.info/la-slavina-dei-redditi-da-lavoro-dipendente/

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