giovedì 22 gennaio 2026

Trumponomics

Qui:


ma per diversamente europei, europeisti, e in generale per tutte le altre forme di disagio culturale e/o psichiatrico, qui:

con due commenti.

Il primo è di un nostro amico:


e il secondo è di un mio conoscente:

Oggi tutti parlano del discorso di Trump riferendosi a quanto ha detto a proposito di Groenlandia o di Macron, ma a me pare che la cosa più significativa sia stata questo passaggio:

"But I remember not long ago, 20, 25 years ago, when good news came out about, let's say, the United States: "The United States had a great quarter, the United States had a great month!" all the stocks went up, and that's the way it's supposed to be. Now, when they say the United States had a record quarter, it's unbelievable how well it's doing. All the stocks crash because they say, "Oh no, inflation. Inflation. They're going to raise interest rates." And they do. These some of these stupid people like Powell, they raise interest rates. And what they do is they stop you from being successful. It used to be when we had a great quarter, a great month, great earnings, great anything, any good news, the stock market went up. That's the way it's going to be. We got to do that again because that's the way it should be. Now when we have a great month, they want to kill it. Like we did over 5%, where people were surprised. We should do 20%, we could do 25%.

When we announce good numbers, and the reason is they're so petrified of inflation. And growth doesn't mean inflation. We've had tremendous growth with very low inflation. In fact, growth can fight inflation, proper growth. So, we want to get back to the days when we announce great numbers because we're going to be announcing phenomenal..."

Io credo che possiate cominciare a rendervi conto di quale privilegio sia stato per voi poter accedere a una visione dei fatti economici equilibrata perché fondata sulla migliore dottrina, anziché sugli editoriali di risulta propinatici dai nostri operatori informativi. Immaginate lo shock culturale dei tanti imbecilli che per anni il complesso mediatico-giudiziario ci ha propinato come "economisti", e di quelli che gli sono andati appresso! Sta arrivando, in questi giorni, la risposta ad alcune delle domande che ci siamo posti lungo gli anni, ad esempio qui (quale strada si sceglierà per rientrare da un ammontare di debito fuori scala?) e qui con versione per svantaggiati qui (che cosa sceglieranno gli Usa fra Europa e Unione Europea?).

Compatite i poveri mentecatti che, non avendo il minimo lume di scienza economica, devono rifugiarsi  a tentoni nella narrazione consolatoria di un Trump matto, solo perché non si compiegherebbe all'insigne sapienza di un Oscar Giannino o di un Massimo Giannini (entrambi ferratissimi in economia). Gli "ino", gli "ini", gli "in" sono smarriti, disperati, perché intuiscono che il loro tempo, il tempo dell'eticizzazione favolistica, il tempo dell'economia spiegata ai (e dai) bambini, è terminato.

Il discorso è diventato adulto, fatto di domande chiare e di risposte chiare.

Quale strada si sceglierà per gestire il debito? La crescita, quindi la repressione finanziaria (exit "indipendenza delle banche centrali", sipario). Vedi i commenti di amico e conoscente.

Che cosa sceglieranno gli Stati Uniti fra Europa e Unione Europea? L'Europa (exit "Unione Europea", sipario). Vedi le linee strategiche pubblicate a dicembre (su cui andrà fatto un approfondimento: non sentitevi trascurati ma è periodo piuttosto intenso).

Le cose vanno quindi nella direzione che da tempo qui vi è stata indicata e voi non sarete sorpresi. Proprio per questo bisognerà ricordare alcuni dati di fatto, che sommessamente elencherò affinché moderiate i nostri entusiasmi.

Primo, una risposta può essere chiara senza per questo essere meno ipocrita. Nelle linee strategiche si parla di Stati nazionali e di superamento della globalizzazione, ma... sulla libertà dei movimenti dei suoi capitali ovviamente Trump è molto conservativo! Mi pregio di ribadire qui una cosa che ho detto inascoltato tempo fa: Ciamp non necessariamente è uno di noi! Non basta dire il fatto suo a una politica di provincia come la Kallas per indicare una volontà concreta e determinata di porre termine alla spirale depressionaria e debitogena della terza globalizzazione!

Secondo, Trump non è per sempre (purtroppo), e Roma non fu né fatta, né disfatta in un giorno. Se anche il percorso intrapreso fosse quello giusto, la possibilità di intravvedere dei cambiamenti è strettamente connessa alla capacità di Trump di crearsi una successione credibile che sappia tenere la barra. Storicamente, i leader che ci sono riusciti sono pochi, e se usciamo dal periodo storico in cui questo compito era confidato alla lotteria della genetica (la monarchia funzionava così...), forse nessuno. Speriamo bene!

Terzo, Trump non è gli Stati Uniti, e gli Stati Uniti non sono Trump (altrimenti nella sua seconda campagna presidenziale non avrebbe subito almeno due attentati). Quindi bisogna fare attenzione, essendo un vaso di coccio, a sbilanciarsi verso chi maneggia in questo momento il vaso di acciaio.

Sono cose ovvie per voi più che per me, me ne rendo conto. Molto meno ovvio, e di questo dobbiamo effettivamente rallegrarci, che in un contesto come quello di Davos arrivino, in modo assolutamente indipendente, le stesse idee che abbiamo tante volte discusso qui. I tempi maturano, che lo si voglia o no. Chi ha avuto saldezza d'animo e di mente si toglierà tante soddisfazioni.

Per tutti gli altri, c'è Mark O'Ryzzo...

27 commenti:

  1. mi sbaglierò ma non credo che Trump voglia fare a meno di una moneta fiat come l'euro, de facto peggata al dollaro dalla sua nascita, che consenta alla valuta americana, perennemente forte dopo la fine di Bretton Woods ed il suo ruolo di riserva globale, di oscillare e deprezzarsi all'occorrenza; non prima almeno di aver trovato una sua valida alternativa (stablecoin, Bankor or whatever, convertibili in oro). A mio avviso è più utile un'euro forte al dollaro che non il contrario, ma questo comporta disgregare l'UE nel suo apparato centralizzato per rilanciare e/o rafforzare l'autonomia dei singoli stati membri (e delle rispettive banche centrali)

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    1. A “de facto peggata al dollaro” ho capito di aver a che fare con un dilettante e sono sbottato a ridere. Qualcuno vuole avere la cortesia di indicare al turista del dibattito uno dei tanti post dove ho fatto vedere il tasso euro dollaro? Fate un’opera buona ogni tanto, non fate fare tutto a me!

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    2. Agganciata con un'oscillazione di +/- .25/.30 in un regime di cambio semi fisso, se non interpreto male lo storico. La banda di oscillazione non è stata definita ma mi pare evidente l' utilizzo strumentale delle fluttuazioni

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    3. Anvedi er peg! EURUSD=X va da 1.57 del 2008 a a 0.98 del 2022.

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    4. Io credo che Trump voglia le €uroimprese trapiantate direttamente negli USA e non solo , come nel passato gli €uroutili generati dalle imprese €uropee portati a l' interno del sistema finanziario americano.
      Ma credo anche che Trump non riuscirà a re-industrializzare gli USA e tantomeno a mantenere in piedi il "sistema dollaro" senza ANCHE portare il caos nel resto del mondo.

      E' infatti facile a Trump imporre le proprie condizioni alla €uroservitù, ma per imporle anche a Russia e ( soprattutto) Cina dovrà fare anche qualcosa di mooolto più "cinetico"

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  2. From LA, California...bord*IN*...ah no, aspe'...The Doors

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  3. "No matter how much political capital is invested in it, the euro will fall, as top US economists predicted."
    Sin da quando mi capitò di ascoltarla le prime volte - credo fosse il 2012 - ritengo che l'errore fondamentale sia questo. Ed è un errore - se mi si consente - di matrice marxista, che la accomuna ad economisti "de sinistra" come Brancaccio: l'idea che la storia sia solo oggettività e che vi siano contraddizioni sovradeterminate ad indirizzarla. Purtroppo non è così. L' euro non è caduto perché intrinsecamente disfunzionale e non cadrà per un intervento degli USA (le tre ragioni da lei opportunamente evocate per "moderare gli entusiasmi" spiegano abbondantemente il perché): cadrà solo quando emergerà in un paese dell'eurozona una soggettività politica che abbia la forza di andare allo scontro su questo tema. Sarà dura da ammettere, ma è così.
    Saluti,

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    1. @anonimo keynesiano...che l'euro sia intrinsecamente disfunzionale è il segreto di pulcinella per tutti.....si mantiene la pantomima perchè i carrozzoni di Bruxelles e Strasburgo sono funzionali a quelle burocrazie parassitarie ,non solo in termini di prebende...

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  4. Rimango perplesso sul passaggio legato alle criptovalute. Trump fa capire in maniera limpida che la sua idea è di investirci risorse (energia e tecnologia) per porre un limite allo strapotere cinese. Ma è una idea mia confusa, o la DeFi di cui le cripto sono l'emanazione principale sono in contrasto con l'idea di rimettere gli Stati Uniti al centro dell'emisfero occidentale, ma direi di nuovo al centro del mondo? C'è l'idea da qualche parte a Washington di legiferare in maniera importante sulla DeFi?

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  5. Credo che nessun lettore di Goofynomics sia sorpreso di quanto sta succedendo, o che pensi che ormai è fatta. Certo il momento storico è delicato e richiede attenzione e prudenza. Ma è affascinante assistere a questa accelerazione della Storia, dopo decenni di palude e pensiero unico.

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  6. Freno i miei entusiasmi per un motivo solo: son almeno cinquant'anni che mio padre mi predisse che "tutto sarebbe finito" erano gli inizi di piccoli avvenimenti che preludevano, al suo naso, che si stava approssimando un disastro; gli organismi, pero', a volte stupiscono per la loro capacita' di resistere, un popolo e' un "organismo". Mio padre paventava lo scorere del sangue, e questo aspetto lo tralascio perche' ancora ho fiducia che, per quanto traumatico, il cambiamento spero non arrivi a tanto per realizzarsi.

    Solo, ho pensato tante volte fossimo al redde rationem che non voglio illudermi e, come scrive, non abbandonarmi a facili entusiasmi: cerco di osservare con la possibile lucidita' gli avvenimenti cercando di capire QUANDO e COME poter allora agire con le mie piccole possibilita'.

    Certo, ad ascoltare simili dichiarazioni, chi ha orecchie per intendere intenda, e qui in molti ne hanno, ad ascoltare vengono dei fremiti, qualche pelo si drizza, poi si respira a fondo aspettando.

    Ricordo sempre

    "vince sempre chi piu' crede
    chi piu' a lungo sa patir"

    Abbiamo patito anche troppo.

    (perdoni i miei post emozionali, non sono un economista, questo posso)

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  7. Grazie, il momento mi pare divertente, ma visto che ci sono un paio di cose scritte qui che spero di non introiettare empiricamente, il mio entusiasmo è limitato alle boccucce a bicchiere che si vedono in giro.
    Vado ad aprirmi i link, buon lavoro.
    Paolo

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  8. Probabilmente Trump è convinto di riuscire a riportare la BC alle "dipendenze" delle stato entro la fine del suo mandato. Impresa sicuramente ardua, ma (forse) non impossibile.

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  9. La cosa molto apprezzabile è che si sta strappando la fetida tenda che nasconde i manovratori dietro al palco, questi parassiti vivono di: speculazione, traffici vari (per es. Armi, droga, esseri umani) ed emergenze a piacere, durante le quali si divertono e si ingozzano sempre.

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  10. https://www.ivdp.it/articoli/terremoto-carney-l-ordine-internazionale-delle-regole-e-un-falso-storico-umberto-pascali-gen-marco-bertolini

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  11. Ai tre ottimi motivi che hai elencato per moderare gli entusiasmi aggiungo un quarto, ovvero che tutto ciò che farà Trump sarà restituito uguale e contrario un domani da Essi, se questi dovessero tornare in certe posizioni e se il biondo non riuscirà a disarticolare i loro meccanismi in tempo utile. La tua raccomandazione ad usare cautela è quanto mai saggia.

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  12. La mia natura pigra e superficiale mi ha sempre portato a preferire la sintesi alle fatiche dell'analisi e so che è un grande limite. Con questa premessa, il grafico della terza globalizzazione, lo storico di produttività e salari, mi è sembrato subito, da quando ce lo mostrò, il padre di tutti i grafici, l'uno a cui ricondurre ogni spiegazione di dove siamo. Penso che qualsiasi mutamento di paradigma che non vada a correggere quella divergenza crescente non sia un mutamento di prospettiva per chi cavalca la curva inferiore, tutti noi. In questo senso, un Trump che ne denuncia gli effetti sul suo popolo e consiglia agli europei di farci una riflessione mi conforta. Tuttavia, la sua, anche nella migliore delle ipotesi, non è una battaglia di principio alla globalizzazione. Quando riuscisse a schermarne a sufficienza gli effetti deleteri per gli USA, così da renderli un paese più solido e soprattutto governabile, per il resto se ne terrebbe volentieri i vantaggi. Insomma, come gli chiede il suo elettorato e come, in fondo, ha sempre dichiarato, il suo è un arrocco. Chi resta fuori dal muro, cazzi suoi. Il che, ancora una volta, dovrebbe spingerci a farci i nostri. In tutto ciò, il concetto di muro, come confine, frontiera, barriera ai movimenti indiscriminati di capitali, di merci, di uomini che sono all'origine di quel grafico, della globalizzazione, diventa fondamentale. Ma la lezione trumpiana è che ognuno dovrà presidiare il suo, non verremo salvati senza far nulla.

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    1. Ti invidio. La mia natura è affascinata dall’analisi mentre la sintesi e soprattutto la concettualizzazione mi mettono troppo spesso in difficoltà. E sono pure pigra! - procastrinatrice per l’esattezza.

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  13. sui tre ottimi motivi, condivisibili, mi pare che anche Trump sia d'accordo, tanto da affrettare le sue intenzioni di cambiamento sistemico; se, come penso, alla fine convincerà la germania (anche grazie alla perspicacia persuasiva della Meloni), a perseguire il suo disegno di ritorno ad un'economia della produzione multipolare (e non vedo come Merz alla lunga possa rifiutare), il rubicone sarà varcato e la strada sarà più spianata. Di Merz non mi fido, ma dell'ossessiva ricerca del profitto dei tedeschi invece si

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  14. Lutink, il Segretario del Commercio, è stato anche più chiaro "Globalization has failed the West and the United States of America. It’s a failed policy. It is what the WEF has stood for, which is export offshore, far-shore, find the cheapest labor in the world and the world is a better place for it. The fact is, it has left America behind. It has left the American worker behind. And what we are here to say is that America First is a different model—one that we encourage other countries to consider—which is that our workers come first. We can have policies that impact our workers.".
    Peccato che tra un anno saranno impegnati a stare fuori di prigione perché perderanno malissimo il Congresso trabrogli per i quali non hanno fatto nulla e crescita economica basata solo sul CAPEX dell'IA, stavano ingranando bene.

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  15. Ho ascoltato tutto il discorso del Presidente.
    Solo degli stupidi possono definire il Presidente Trump un pazzo.
    E, guarda caso, è difficile trovare qualcuno che abbia fatto lo sforzo di ascoltare per intero il discorso (io, da zotico meridionale cresciuto a ridosso del Gran Sasso e diversamente europeo, mi sono avvalso della traduzione elementare della IA). Se si avesse la pazienza di ascoltarlo per intero si capirebbe quanto i media italiani facciano una becera propaganda (anche gli articoli di Rampini sono molto equilibrati su Trump e dovrebbero porre interrogativo ai lettori del Corriere).
    La c.d. indipendenza delle banche centrali sarà dura a morire.
    Certo è che, questa riserva di pensiero intellettuale che sono Alberto Bagnai e Claudio Borghi, ci ha insegnato a guardare il mondo con occhi diversi e, sentire molte assonanze con quanto dichiara l'uomo più potente al mondo, rinfranca. Speriamo si possa tradurre in qualcosa di concreto.

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  16. Comunque Zaia che dice di gettare il cuore oltre l'ostacolo sui diritti civili...
    La Lega esiste perché partito conservatore, e forse prende voti da chi non vuole vedere appiattirsi su mode/tendenze, ma una certa tutela della legge naturale.
    E oramai i diritti civili sono passati di moda a quanto pare, sto discorso lo poteva fare 10 anni fa..

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  17. Fra i tre punti, il più arduo e al contempo decisivo mi sembra il primo: limitare la libertà di movimento dei capitali finanziari. Se gli USA dovessero istituire controlli o qualche frizione (ad esempio Michael Pettis suggerisce qualche forma di tassazione) ai movimenti di capitali, allora tutto il mondo cambierebbe. Ma per fare questo ci vuole un altro Presidente. Trump è soltanto l'apripista. Uno dei suoi successori potrebbe compiere questa mossa, ma potrebbe essere necessario attendere ancora qualche annetto. E se fosse un Democratico "di sinistra", paradossalmente? Magari attirato dalla possibilità di tassare i capitali in ingresso, che sono un flusso mastodontico e proveniente per lo più da soggetti esteri? Magari il colore politico del Presidente non conta, e ad un certo punto gli USA si ritroveranno talmente alle strette che chiunque si trovi alla Casa Bianca in quel momento sarà costretto a compiere questa mossa?

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  18. Un professore associato dell' università di Padova esce sul Fatto di oggi con un contributo con questo titolo "Trump vuole minare l’indipendenza della Fed: perché la sua è la solita ricetta populista fasulla" https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/24/trump-fed-indipendenza-minaccia-news/8264182/ Nel suo profilo l' autore spiega che "dal punto di vista scientifico mi occupo prevalentemente di storia del pensiero economico del Novecento con particolare riferimento a Pareto e alla sua scuola".L' attrazione per gli elitisti spiega il punto di vista dei sostenitori dell' indipendenza delle banche centrali .

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  19. Volevo segnalare come in Italia siamo avanti nel dibattito anche su altri temi...
    Sicuramente il generale dell'ICE fa felici i celoduristi.
    Cosa c'è di più cazzuto di girare con la giacca da gerarca militare in stile Atlantide il mondo perduto.
    Però presta il fianco a critiche, anzi è proprio da prima pagina, in un mondo che guarda purtroppo le apparenze e ci costruisce poi una narrazione su misura, proprio come un abito.
    A Pontida i tizi con le corna non vanno più di moda, forse perché abbiamo capito che servono per sviare l'attenzione dal dibattito al contenitore.
    Ecco magari meno giacche militari e qualche giacca e cravatta. Forse da noi la presenza di Mattarella ci ha insegnato le buone maniere, il saper stare nelle istituzioni senza essere ridicoli o venire buttati giù in 5 minuti.
    Ecco il vantaggio che abbiamo in Italia, in un mondo Usa Hollywoodiano è meno sentito forse.
    E soprattutto evitare gesti eclatanti che poi si rivelano zappe sui piedi.
    Anche qui siamo avanti nel dibattito.
    In Usa sono più avanti però dal punto di vista del potere fare, e penso che valga più di tutto, ma senza alcuni accorgimenti quel "poter fare" può venire messo all'angolo molto facilmente, cosa che noi dopo 10 anni di cordoni sanitari forse abbiamo appreso... Lezioni importanti per una legislatura d'attacco.

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  20. Verba volant. scripta manent. E gli scripta sono chiarissimi.
    America retains the world’s most enviable position, with world-leading assets, resources, and advantages, including:
    • A still nimble political system that can course correct;
    • The world’s single largest and most innovative economy, which both generates wealth we can invest in strategic interests and provides leverage over countries that want access to our markets;
    • The world’s leading financial system and capital markets, including the dollar’s global reserve currency status;
    • The world’s most advanced, most innovative, and most profitable technology sector, which undergirds our economy, provides a qualitative edge to our military, and strengthens our global influence;
    • The world’s most powerful and capable military;
    • A broad network of alliances, with treaty allies and partners in the world’s most strategically important regions;
    • An enviable geography with abundant natural resources, no competing powers physically dominant in our Hemisphere, borders at no risk of military invasion, and other great powers separated by vast oceans;
    • Unmatched “soft power” and cultural influence; and
    • The courage, willpower, and patriotism of the American people.

    Pag. 6


    With the world’s deepest and most efficient capital markets, America can help low income countries develop their own capital markets and bind their currencies more closely to the dollar, ensuring the dollar’s future as the world’s reserve currency.
    Pag. 23

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