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mercoledì 1 ottobre 2014

Dio c'è! (6)

(la quinta puntata era qui...)

Ricordate questo mirabolante capolavoro di arte povera? Mio fratello mi chiedeva: "Perché non lo quereli?" La risposta è qui. Oltre al disprezzo dei colleghi, che in molti mi esprimono solidarietà quando accadono incidenti di questo tipo (certo, in forma strettissimamente privata: l'impossibilità di poter esprimere una critica pubblica è quello che distingue una casta da una professione), certi comportamenti hanno una inevitabile conseguenza: gli utili idioti sono utili fino alle elezioni. Passate le elezioni, non sono più utili, e rimangono, ahimè, solo...

9 commenti:

  1. A quando il corriere? C'e' Rizzo che su rainews 24 sta dicendo che l'euro qualche problema lo ha, che noi siamo diventati il mercato per il surplus tedesco... La sua soluzione?
    Mettere in comune il debito dei paesi dell'EU. Ah, ecco.

    Ma che dice? Ci crede davvero?

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  2. Pensa di fare un salto al fiume, prossimamente?

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  3. Passate le elezioni, non sono più utili, e rimangono, ahimè, solo… minei!

    Hovintoquacchecosa?

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  4. Per chi volesse farsi del male: in questo momento su Radio1 "disoccupazione giovanile ai livelli più alti dal '77", e a seguire Tobias Piller.
    E per questi dubito che ci sarà un Dio.

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    1. poveretto quello è uno che nell'espresso cè caduto dentro da piccolo, come obelix

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  5. "Economista della domenica" è un titolo accademico?

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  6. Le facciamo sempre tanti complimenti. Questa volta li voglio fare a noi lettori.
    Lei ha avuto il coraggio dell'indipendenza. Il coraggio di mettersi contro un percorso facile, una vita normale ed ha messo del suo per indirizzare un dibattito verso quello che suggerisce la letteratura scientifica. Andando contro tutto e tutti, contro l'informazione. Seguendo la verita' economica. Contro offese e sberleffi. Mettendo il proprio tempo a disposizione.
    Sarebbe stato piu' comodo non fare nulla.
    E ci siamo noi, gente come me, un normale operaio che di economia non ci capisce nulla, che ha "puntato sul cavallo" giusto ad intuito. Che non ha bevuto le solite scuse, ma ha cercato di capire cose stesse succedendo, persone che intuivano che non era una crisi passeggera, ciclica, ma che dietro ci fosse una questione macroeconomica endemica.
    Sono passati quasi due anni da quano la seguo, rimango ignorante, ma meno di prima, lei sempre una voce fuori dal coro, ma meno solo e sempre piu' credibile.
    Questo spazio virtuale ci sta facendo bene.
    Lunga vita al blog!

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  7. Tutelare se stessi è un esigenza comune. E le tutele servono per impedire condizioni di sottomissione. Molti giornalisti/opinionisti non vedono nell'abolizione dell art.18 il pericolo della ricattabilità del dipendente o almeno fanno finta di non vedere.

    Ed è questo tipo di rapporto di sottomissione che il giornalista non dovrebbe avere. Purtroppo spesso accade il contrario. Soddisfare il proprio datore di lavoro fa credere al giornalista che avrà una carriera favolosa. E spesso è cosi, almeno fino a quando le conseguenze di quel che si scrive non si riperquotono su tutta la società.

    Chi è causa del suo male pianga se stesso. Il problema è che molti dei giornalisti picchiati dalla crisi non hanno imparato la lezione, all'Unità si stanno ancora chiedendo dove hanno sbagliato e implorano elemosina al potere.

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  8. perdonatemi l'errore, correggo :"ripercuotono"

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