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giovedì 31 luglio 2014

...und andere Kollegen (astenersi piddini, soprattutto se colti)!

(the Devil is in the detail...)

Se avesse voluto restare neutro avrebbe potuto dire we are managing. Se avesse voluto usare un eufemismo avrebbe potuto dire we are controlling. Per essere un pochino più esplicito avrebbe potuto dire we are curbing. Ancora un po' più esplicito? Be', avrebbe potuto dire we are repressing. Con una sfumatura più tecnica? E che ci vuole!? Sarebbe bastato dire we are restraining. Ancora più tecnico? Facile! We are restricting. Sempre tecnico, ma meno neutro? Che cce vo'! We are limiting. Ancora un filo più esplicito? Ma dai, Mario, stai a parla' 'na lingua che è un bisturi! Senti che precisione: we are curtailing. La buttiamo sull'aulico? We are subjugating. La buttiamo sul perifrastico? We are keeping in check. Ma se la buttiamo sul perifrastico, non la finiamo più! Perché, ad esempio, we are bringing under control come lo vedi? O we are holding back? E poi ci stanno i grandi classici dell'economia: we are tightening, ad esempio, o we are contracting. O magari un sempre valido we are reducing, perché no? Asciutto, esplicito, ma sufficientemente neutro. Ma la vera chicca, Mario mio, che te lo devo spiegare io? La vera chicca sarebbe stata, per uno posato e credibile come te, we are moderating!

E invece che mi vai a dire?


We are actually destroying!

E lo hai detto perché lo pensavi, perché per te il tuo paese (o meglio: il mio) era appunto da distruggere, cosa che peraltro sei riuscito a fare, quindi, per quel che mi riguarda, da tecnico a tecnico, chapeau! Se mai mi chiederanno di distruggere un paese, andrò a leggere in questo simpatico blog il resoconto delle tue imprese e mi atterrò scrupolosamente ad esso.

Però, scusa, da collega a collega: c'è un motivo, un solo motivo, non essendo io particolarmente interessato alla distruzione del futuro dei miei figli, per il quale dovrei condolermi con chi ha acclamato la tua venuta come una liberazione?

I am looking forward to, cioè I am awaiting to, una tua cortese risposta. Anzi: da economista a economista, risparmiamo sforzi inutili: me la son già data e in questo caso me la faccio bastare.

Bella pe' tte...








(avevo detto a Rockapasso: giuro che stasera non scrivo a letto...)

(sapete, li piddini so' tanto corti, e passeno le ggiornate su tuitter a disselo l'uno coll'altro: "Io so' corto ma nun me piace Dante, io so' corto ma Prust è troppo lungo, ma quanto sei corto, ma quanto sei corta, ma quanto sei legante, ma quanto sei rafinata...". Ma de tutti 'sti corti, ne avete mai trovato uno che faccia attenzione a 'sti dettaji? Me vonno fa li corti, li rafinati, e poi nun me capischeno la diferenza fra tu modereit e tu destroi. Me sa che cce tocca da mannalli a lezzzione d'ingrese. Er maestro ce l'hanno bbono!)

(però ce l'ho fatta entro le 23....)

Kollegen

Mi scrive un collega dicendomi che mi vede nervoso e che dovrei rilassarmi. Lo ringrazio e lo rassicuro. In effetti sto 'na crema. Racconto la cosa a Rockapasso. Risposta: "E tu perché non gli hai detto che forse lui è troppo rilassato?"














































































Già... Perché?

È la flessibilità, bellezza... (MMT vs. Phillips)



Vi ricordate i tempi eroici degli inizi? C’era quel tipo strano, quel giornalista, Donald, come lo chiamavamo, che aveva trovato una teoria della Provvidenza, la MMT, che avrebbe salvato il mondo, e i suoi santoni erano cinque colleghi americani, uno dei quali, Wray, non venne mai in Italia, mentre gli altri, uno dopo l’altro, sparirono, quando realizzarono (secondo me un filo troppo tardi) che andare in giro accanto a un tipo strano non era esattamente il miglior modo di render servizio alla propria credibilità scientifica (per quanto nelle tournée in provincia si possa anche essere accomodanti, se il cachet è buono).

In effetti, io stesso avevo grosse difficoltà a collocare quello strano manipolo di colleghi sia politicamente (nello spettro che va dal patologicamente ingenuo al pericolosamente losco, perché in fondo timeo Yankees et dona ferentes...), sia scientificamente, perché quello che trapelava delle loro teorie miracolose era, nel referto ecolalico ed agglutinato degli adepti, una orrenda mistura di banalità presentate come teorie miracolose (i saldi settoriali), e di sconclusionate assurdità. Ho capito dopo, soprattutto grazie a Gennaro Zezza (santo subito) che i colleghi né si fregiavano delle banalità (era il giornalista de cujus che le enfatizzava, essendo molto probabile che fossero le uniche cose che aveva capito), né propugnavano esattamente le assurdità (che per lo più diventavano tali dopo esser passate per l’opera di divulgazione molto testosteronica del simpatico Piero Angela “rivoluzionario”). Una, in particolare, colpiva la mia immaginazione. Ogni due per tre c’era un bischero che mi scriveva, o interveniva sul blog, o mi insultava in altri blog, dicendo: “Ma insomma, Bagnai, lo sanno tutti che la tassazione non serve a finanziare lo Stato: il suo unico scopo è quello di controllare l’inflazione!”. Al che io generalmente rispondevo: “Eeeeeeeeeeeeeeeeeeh!?”. E la risposta, saccente, era: “Certo, perché con la tassazione dreni liquidità, quindi ci sono meno soldi in giro, quindi i prezzi calano, e d’altra parte lo Stato non avrebbe bisogno di imporre tributi perché basta che stampi”. Al che io opponevo un cortese ma fermo: “Le faremo sapere, chiamiamo noi...” e la storia finiva lì.

Tutto quello che ricavavo da questo discorso è che c’erano quattro turisti americani in giro per l’Italia che dicevano di essere keynesiani e si facevano pagare per raccontare la teoria quantitativa della moneta, quella secondo la quale, appunto, è la moneta, esogenamente creata dallo Stato, a causare direttamente i prezzi (dal che consegue che lo Stato è il nemico dei risparmiatori, dei quali erode i sudati risparmiucci stampando moneta, ragion per cui questo potere gli va assolutamente tolto). Insomma: il sogno del fruttarolo nel mio libro, per chi lo ha letto (e chi non lo ha letto si legga un manuale di economia). “Il mondo è bello perché è vario”, pensavo. “Evidentemente ci sono persone che possono dirsi keynesiane oggi sostenendo tesi che sarebbero sembrate fasulle a un neoclassico di fine Ottocento. Finché mi staranno fuori dai coglioni, bene così.” In effetti si sono attenuti alla distanza di sicurezza, e poi Gennaro mi ha spiegato che loro non la pensano esattamente così, che hanno capito, e meglio di me, che la moneta è endogena, ecc. E io pensavo: “Meglio ancora”.

Tuttavia, continuo a percepire una certa ruggine fra questi keynesiani ex della Provvidenza (perché nel frattempo il guru tradito ha emesso una fatwa su tutti loro) e la spiegazione keynesiana standard della dinamica dei prezzi: la curva di Phillips. La curva di Phillips dice una cosa molto semplice, condivisibile, e comprovata empiricamente: la dinamica dei salari è influenzata dal tasso di disoccupazione. Se c’è molta disoccupazione i salari crescono di meno perché i lavoratori sono in una posizione contrattualmente debole (pur di avere un lavoro accettano qualsiasi condizione), se c’è poca disoccupazione i lavoratori hanno il coltello dalla parte del manico: la domanda tira, e i datori di lavoro, che hanno necessità di soddisfarla, accettano di pagare meglio gli operai.

Punto.

Non c’è molto di più, e non c’è molto di meno.

Questa teoria è stata attaccata all’inizio degli anni ’70 (più esattamente, nel 1968) da Milton Friedman e poi dai suoi seguaci per il semplice e ottimo motivo (dal loro punto di vista) che indicava come l’inflazione non fosse un fenomeno puramente monetario, ma l’esito di un conflitto “di classe” (per usare una parola grossa). Questo i neoclassici non potevano ammetterlo, perché sarebbe stato ammettere che l'inflazione non è una variabile "tecnica" ma "politica" (il risultato di un conflitto e di una mediazione), il che avrebbe evidentemente impedito a governi tecnici di atteggiarsi a salvatori della patria prima a Santiago del Cile e Buenos Aires, e poi da noi. Naturalmente, se l’inflazione non è causata dallo “stampare moneta” (espressione dilettantesca che accomuna i nostrani adepti della scuola di Chicago, da Giannino a Zingales), allora per controllarla non occorre “affamare la bestia” (cioè comprimere la sovranità monetaria dello Stato, e, a monte, quella fiscale, perché se lo Stato non spende poi non deve nemmeno “stampare”). Basta semplicemente affamare i lavoratori, cioè reprimere la domanda in modo che la disoccupazione cresca. Se invece si vuole il contrario, cioè si vuole che la disoccupazione sia più bassa, occorrerà accettare un’inflazione moderatamente superiore: verranno erosi i risparmiucci, forse, e i piccoli Gollum piddini, sconsolati, vedranno “il loro tessssssoro” perdere di potere d’acquisto. Però lavoreranno, e così i loro figli, e l’economia crescerà, e le retribuzioni verranno adeguate al nuovo livello dei prezzi, eccetera. Meglio avere più potere d’acquisto nonostante i prezzi siano più alti, o averne di meno nonostante i prezzi siano stabili? La risposta dei piddini la conosciamo tutti, la vostra spero, per voi, sia diversa.

Non vi sto a rifare tutta la storia dell’attacco alla curva di Phillips “da destra”. I dati e i fatti dimostrano che era pretestuoso (per chi fosse interessato c’è ad esempio “The fall and rise of Keynesian economics” di uno de passaggio – come al solito), ma quello che mi affascina è l’ipotesi che oggi la curva di Phillips sia veramente sotto attacco “da sinistra”.

Come dicevo oggi a Radio Padania, ci sono cose che uno come me, che ha fatto il liceo nei favolosi anni Settanta, non si sarebbe mai aspettato di poter vedere. La sinistra extraparlamentare che sostiene un progetto ultracapitalista perché “l’euro è contro il dollaro”, ad esempio. Ma certo che eventuali “Keynesiani contro Phillips” mi sembrerebbero meno credibili dei “Marxisti per Tabacci” (e mi farebbero considerare seriamente “Feudalesimo e libertà” come un’alternativa credibile).

Ho rapidamente svolto queste riflessioni (molto più rapidamente di quanto sia possibile scriverle o leggerle) capitando su questo tweet di Stephanie Kelton, un tweet del quale sinceramente stento a capire il significato (if any). Forse non so abbastanza bene l’americano. Insomma, par di capire che per la Kelton la curva di Phillips sia morta: le banche centrali, con le loro sagge politiche (cioè “stampando” meno moneta) avrebbero domato questa bestia feroce, e inoltre, all’abbassarsi del livello, sarebbe anche calata la reattività dell’inflazione alla disoccupazione, che quindi non spiegherebbe più nulla. Nessuna relazione fra disoccupazione e inflazione, l’inflazione fenomeno monetario... Sarà mica che la storia, com’è quel detto, si ripete la prima volta come Friedman e la seconda come Kelton? Comunque, nel suo grafico, che riporto per vostra comodità:


l’evidenza è inequivocabile. Il grafico è uno scatter, e come si legga ve l’ho spiegato illustrandovi la legge di Travaglio qui. Le nuvole di punti rappresentate sono tre, per tre diversi periodi storici: 1975-1984 (blu); 1985-1994 (rosso); 1994-2013 (giallo). La nuvola di punti blu, riferita agli anni ’70-‘80 ha un orientamento negativo: al crescere della disoccupazione l’inflazione cala in uno spettro dal 14% al 6% (la disoccupazione è misurata come scostamento dal tasso di disoccupazione “naturale”, ma non entro in questi dettagli); quella gialla, riferita all’ultimo decennio, è piatta: al variare della disoccupazione l’inflazione resta ancorata attorno al 2%.

Brave banche centrali! Il mercato del lavoro non conta più nulla, e forse hanno ragione i compagni del PD, ma anche di SEL, ma anche di Rifondazione: con delle banche centrali così brave a proteggere il potere d’acquisto dei lavoratori, a cosa servono i sindacati?

Bene, abbiamo un pensiero di meno, andiamo a dormire tranquilli, che sono le 23.

Ma... a proposito: in Italia com’è andata? Perché quella roba lì, quella che piace alla Kelton, è riferita alla media delle economia avanzate. Magari a noi interessa un po’ il dettaglio, no?

Ecco, mi sono divertito a vedere com’è andata in Italia utilizzando il database del modello di a/simmetrie, che va dal 1970 al 2013.

La nuvola di punti dal 1970 al 2013 per l’economia italiana è questa:



una pendenza negativa c’è, a dire il vero, ma la relazione è molto, molto dispersa. La varianza della disoccupazione spiega solo il 29.5% di quella del tasso di crescita dei salari, il che lascia supporre che ci sia stato, nel corso del tempo, un cambiamento.

Allora, facciamo una cosa: vediamo cos’è successo dal 1998 a oggi. È successo questo:


 ...ooooops! E qui, se ci fossero dei memmetari (ma credo siano tutti scomparsi col compianto Donald, e la SStoria avrà tirato la catena) apriti cielo!

“Ecco, lo vedi, Bagnai, ci stai mentendo, ha ragione la Kelton, che è brava, buona e bella [Ndr: a me piace di più Joan Robinson, comunque], la disoccupazione spiega solo il 3% della variazione dei salari, un aumento di un punto del tasso di disoccupazione lascia praticamente inalterato il tasso di variazione del salari (lo abbassa di 0.09) quindi la curva di Phillips è morta, quindi la moneta crea inflazione, quindi le tasse servono solo per controllare l’inflazione...”

e via quindeggiando, così, in modo piacevolmente rapsodico, inanellando una stronzata dietro l’altra con quella sicumera che oggi, due anni dopo, ci fa anche un po’ tenerezza...

Sic transit gloria mundi...

Ecco, ora che si sono sfogati, vediamo intanto per completezza cosa è successo dal 1970 al 1997. È successo questo:



Ri-ooooops! (ma stavolta lo dico io). Dal 1970 al 1997 la disoccupazione ha spiegato più del 70% della variazione della crescita dei salari, è in media ogni aumento di un punto del tasso di disoccupazione faceva diminuire di 2.4 punti la variazione percentuale dei salari...

Mmmmh... Qui i conti non tornano. Non è che Stefaniuccia sta facendo lo stesso giochino che nel 1976 fece Robertino (Lucas)? Quale gioco? Quello di esaminare su un grafico a due dimensioni una relazione ad almeno tre dimensioni.

Aspettate, vi faccio vedere una cosa. Queste sono le serie storiche di inflazione salariale, disoccupazione, e flessibilità del mercato del lavoro in Italia (indice OCSE):



Notate niente? Vi aiuto. Normalmente la variazione dei salari si muove in controtendenza rispetto a quella della disoccupazione, ma c’è un periodo piuttosto lungo nel quale crescita dei salari e disoccupazione scendono insieme, e quando è? All’incirca per un decennio a partire dal 1998, cioè a partire dalle riforme del mercato del lavoro, che fanno precipitare verso il basso l’indice di rigidità del mercato del lavoro.

Ah, ecco...

Quindi le cose non stanno proprio come Stefaniuccia nostra ci racconta: non è successo solo che le banche centrali belle buone e brave ci hanno protetto. Direi piuttosto che, come spiego nel mio libro, esse hanno creato le condizioni per sbriciolare i diritti dei lavoratori, dopo di che è stato possibile dargli dei simpatici lavori precari, senza che facessero troppo gli schizzinosi sulla paga, riducendo al tempo stesso la disoccupazione e il tasso di crescita dei salari.

Molti di voi questo ameno processo sul quale mamma Memmeta tace lo hanno vissuto sulla loro pelle e me lo raccontano, ed è per questo che qualche volta sono un po’ ruvido coi dilettanti: perché col culo degli altri si può essere qualsiasi cosa, anche keynesiani!

In termini tecnici, le riforme avrebbero fatto slittare verso il basso la curva di Phillips, per cui la nuvola di punti gialla che estasia la nostra Stefaniuccia non sarebbe la prova che la curva di Phillips è morta: sarebbe semplicemente la prova del fatto che essa è slittata, e quindi i punti gialli non sarebbero punti lungo una curva piatta, ma punti tracciati da una curva che si stava progressivamente spostando a sinistra.

C’è modo di verificarlo? Sì, ma bisogna effettuare un’analisi di regressione, inserendo nella relazione bivariata fra variazione dei salari e disoccupazione anche l’indicatore di flessibilità. Insomma, ci vuole la tecnica, le fumisterie econometriche con le quali i Bisin e i Pasquinelli non sono a proprio agio. Ci dispiace per loro. Non ho mai avuto tempo di spiegarvi bene la teoria della regressione, abbiamo appena iniziato, ma qualcuno la conosce, e cercherò di aiutarvi a interpretare i risultati. Intanto, vi faccio vedere le relazioni bivariate nei tre sottocampioni, cioè ripeto con un altro software quello che sopra ho fatto con Excel:




Vedete? I numeri sono gli stessi. Attenzione (lo dico per gli espertoni): non sto ovviamente dicendo che queste siano le curve di Phillips dell'Italia (né tantomeno quella del modello). Nella curva di Phillips c'è di più, naturalmente, e si potrebbe discutere a lungo sulla fondatezza statistica di queste equazioni. Se volete, provateci, io vi aspetto qui.

Ma vediamo cosa succede se nell'equazione riferita a tutto il campione inserisco la variabile FLEX, cioè l'indicatore OCSE:


Succede che la curva di Phillips passa dallo spiegare il 29% della variabilità dell'inflazione salariale allo spiegarne l'80% (è il valore indicato come R-squared nel tabulato): niente male per un'equazione fatta sbracato sul letto con due serie di dati scaricate da Internet! Succede anche che che per ogni punto di disoccupazione in più ci sono due punti di crescita salariale in meno, e che ogni punto di diminuzione della rigidità sposta di 0.06 (cioè di 6 punti percentuali) verso il basso la curva di Phillips. Risultato? Semplice. La progressiva "flessibilizzazione" del mercato del lavoro ha tirato "in basso e a sinistra" la nostra rudimentale curva di Phillips in questo modo:


Ma guarda un po'... Basta inserire nel quadro il convitato di pietra, le riforme, ed ecco che l'evidenza si riconcilia con la teoria. La curva di Phillips continua a esistere, ma cè stato un cambiamento strutturale, le famose riforme strutturali, che si chiamano così appunto perché dovrebbero modificare la struttura dell'economia, cioè le leggi che ne rappresentano il funzionamento, e che, se le rappresenti graficamente, sono curve. Dato che l'indicatore di rigidità OCSE, grazie a Treu, Biagi, ecc., è sceso da 3.57 a 1.89, l'intercetta della curva di Phillips (cioè il valore che l'inflazione salariale avrebbe a una teorica inflazione zero) è sceso, sul grafico, da circa il 31% a circa il 19%. Va da sé che la relazione "vera" è non lineare, che ci sono altre variabili dentro (l'inflazione, la produttività, ecc.).

Se venite a un mio corso di econometria parliamo anche di questo.

Ma intanto ricordatevi un paio di cose.

Primo: la disoccupazione resta l'unico strumento a disposizione dei rentier, dei piccoli Gollum piddini, per controllare l'inflazione. Quindi er pensionatuccio renziano che protegge il suo gruzzoletto (non si sa bene da cosa) fa proprio bene: quei soldi guadagnati col sudore della fronte (per lo più altrui) gli serviranno per mantenere suo figlio, che grazie alla deflazione resterà disoccupato fino a 65 anni, e così il figlio di suo figlio, per settantasette volte sette generazioni.

Secondo: non capisco cosa abbiano i Memmetari contro questa spiegazione del processo inflattivo, ma va bene così. Solo che, amici, io nei dati ci sono incanutito. A differenza dell'altro Alberto, Bisin, che di bivariate parlava un po' estemporaneamente, io se c'è qualcosa che non torna in uno scatter lo vedo subito, amici cari. Quindi nun ce provate, perché nun attacca.

Peraltro, devo ancora trovare qualcuno che confuti le mie supposte "bivariate" così come a me è stato facile confutare quella di Memmeta. Qualche volta bastano due variabili. Qualche volta non ne bastano tre. La vita non è semplice, nemmeno per voi che avendo letto questo blog sapete già tutto di economia (beati voi...). Ma, come diceva Totò, io modestamente lo nacqui. Signore? No, econometrico.

Eris sacerdos in aeternum.

mercoledì 30 luglio 2014

La liberazione

(tre cubetti di ghiaccio, due dita di whisky, e taja ch'è roscio, anzi, era roscio...)

...e così, cari compagni, è arrivato il conto, vero? E ora tutti a biascicare compunti parole di circostanza: "È una perdita per la democrazia, una testata storica, Gramsci...".

Una perdita per la democrazia cosa?

Aspettate, riavvolgiamo il nastro. Torniamo a metà novembre 2011, volete? Il 13 novembre voi titolaste così:



e il 16 novembre io titolai così:


Certo, avevo ragione io: i salvataggi di Monti non ci hanno salvato, come era evidente che non avrebbero fatto: Monti non era lì per salvare noi, ma per salvare i creditori esteri. Ma che voi, corifei del partito di "abbiamo una banca", aedi della sinistra serva particolarmente sciocca del capitale finanziario, poteste rendervene conto, questo nessuno ve lo chiedeva allora e nessuno ve lo rimprovera adesso.

Sarebbe ingeneroso chiedere a delle persone che non ce la fanno di andare oltre i propri limiti, non è certo per questo che perdo tempo a scrivervi, cari compagni.

No, il problema è un altro, lievemente diverso. Il problema non è che i miei lettori aumentano ogni giorno, e che il vostro giornale non viene ritenuto degno nemmeno di incartare il pesce. Il problema è un altro: vi siete accorti di quanta gente esulta su Twitter per la vostra indecorosa caduta? Vi rendete conto di quanta gente vi odia? Sì, vi odia, che è una cosa sbagliata, ma è purtroppo la parola giusta. Non vi ponete una domanda sul perché? Cosa avrete mai fatto, voi, mamme col pancione, vegliardi rispettabili, giovani dalla faccia pulita, per meritarvi l'odio di tanti lavoratori? Voi che siete "de sinistra", per di più, e che scrivete, anzi, scusatemi, fatemi dare un altro giro al coltello: scrivevate, dal giornale "de Gramsci".

Provo ad aiutarvi.

Ad agosto del 2011, quando voi ancora prorompevate in stucchevoli querimonie sulla durata eterna del governo Berlusconi, io, in un articolo che conteneva tutta la storia degli anni successivi, avevo già detto chiaro e tondo che Berlusconi sarebbe stato sostituito perché era giunto il momento della macelleria sociale, ed occorreva quindi un personaggio che sembrasse di sinistra, quello che io chiamavo il macellaio dal grembiule rosso, perché sul grembiule azzurro, si sa, le macchie di sangue si vedono meglio.

Come facevo a capirlo?

In base a dati elementari, fornitimi da voi.

Il primo è che per voi, come per tutta la stampa di regime, il problema era la crisi di debito pubblico causata dalla malagestione e dalle intemperanze sessuali di Berlusconi. Ora, io non vedevo la crisi di debito pubblico (stava scendendo fino a prima della crisi), non vedevo il nesso causale fra scopate e deficit, mentre vedevo che la Bce ci chiedeva di flessibilizzare il mercato del lavoro (e anche questo me lo dicevate voi). Che c'entra il mercato del lavoro privato col debito pubblico? La discrasia fra terapia e diagnosi era troppo evidente. Il problema non era il debito pubblico, il problema era il debito estero, ed era quindi ovvio che i creditori esteri avrebbero mandato un loro Gauleiter, che avrebbe distrutto il nostro paese, lo avrebbe stritolato nel frantoio dell'austerità per estrarne il succo, fottendosene di tutto e di tutti. Per recuperare competitività bisognava distruggere domanda, creare disoccupazione: solo quella abbassa i salari al di sotto di quelli dei nostri concorrenti, pardon: fratelli nell'euro! Dopo lo hanno confessato. Prima solo pochi esperti di paesi del terzo mondo, come me, potevano vederlo, forse, perché in America Latina questo film è stato già girato tante volte, e quando veniva girato lì vi indignava, oh, come vi indignava: cattivo Pinochet, brutti i generali argentini, certo, tutto vero, sono d'accordo con voi, ma l'Italia?

Ecco, a voi, del paese, non fregava e non frega nulla, diciamocelo. Qui non ci sente nessuno, potete confessarlo, e anche se non lo confessaste, vedete, sarebbe inutile, perché tanto lo hanno capito tutti. A voi interessava solo che i vostri referenti politici, in qualsiasi modo, raggiungessero il potere. Non vi interessava nemmeno restarvene al calduccio, perché non riuscivate nemmeno a concepire che dentro al frantoio ci sareste finiti anche voi, voi così vicini ai potenti, voi megafono dei "buoni", voi fieri alfieri della battaglia contro il cattivo, contro l'unica causa di tutti i nostri mali, contro quello che andava tolto di mezzo, il prima possibile e in qualsiasi modo.

In qualsiasi modo.

A valle tutti confermano quello che a monte mi vanto di aver visto: Berlusconi è stato deposto. Lo ha detto Geithner, lo ha detto Zapatero, lo ha detto Bini Smaghi, lo ha detto Sinn. Loro lo hanno detto dopo, naturalmente, ma con cognizione di causa, io prima, e il mio era solo un educated guess, ma non parliamo di me, non ne vale la pena. I miei lettori sanno già che quello che dico poi succede, e anche la vostra fine era da noi attesa con trepidazione. Ecco: parliamo di voi...

Avete acclamato l'avvento di un governo di sociopatici, espressione diretta di quelle élite europee criminali che, come dice il mio amico Alberto Montero Soler, hanno dichiarato guerra non tanto alle classi subalterne (questa non sarebbe una novità), ma alle stesse leggi della logica economica. Avete legittimato come vittoria della sinistra, come necessario snodo "tecnico", la sconfitta politica più grave mai subita dalle classi subalterne in questo paese, avete cinto queste macchine di distruzione, i Monti, le Fornero, del peplo rosso che li legittimava come "de sinistra", voi, lo avete fatto, voi, per Dio, scrivendo dal giornale di Gramsci! Avete, per odio ideologico, trascurato di soffermarvi su un piccolo "dettaglio": che se anche quello che veniva tolto di mezzo era un vostro nemico, il modo in cui egli veniva eliminato era incompatibile con la sovranità democratica del nostro paese, era espressione non della volontà popolare, alla quale veniva accuratamente impedito di esprimersi, ma della volontà di élite che voi non potevate non vedere all'opera, a meno di essere dei completi idioti, e delle quali vi facevate ossequenti e proattivi zerbini, nella consapevolezza che vi avrebbero sempre protetto, che per voi un tozzo di pane ci sarebbe sempre stato. Avete acclamato come "liberazione", infangando il nome e la memoria della guerra partigiana, l'avvento di un regime pinochettiano, che si era fatta vanto e bandiera di restringere il perimetro dello Stato, cioè di riportare indietro le lancette della Storia, cancellando qualsiasi traccia di quel minimo di socialdemocrazia europea che si era riusciti a importare nel nostro martoriato paese. Avete, per anni, continuato a sostenere questo e i regimi successivi, senza dare un minimo spazio ad alcuna voce critica (e sì che trovarla non era difficile: ce n'era e ce n'è una sola, a sinistra), con la tracotanza di chi si sente al di sopra di qualsiasi legge morale, con la iattanza di chi pensa di potersi dispensare da qualsiasi dovere di solidarietà verso i propri prossimi morenti, quelli che scrivevano a me lettere come questa, che a voi nessuno ha mai scritto, perché nessuno ha mai pensato che foste persone, che aveste un'etica, una dignità, dopo aver visto quel titolo infame, nessuno ha mai pensato che poteste essere qualcosa di diverso da tramiti passivi, da ecolalici ripetitori di un messaggio scritto da altre mani, che a voi veniva consegnato solo perché lo legittimaste col vostro marchio. Avete tradito la vostra etica professionale, che vi avrebbe chiesto di fornire anche qualche fatto, oltre alle vostre porche e disinformate opinioni, e avete tradito la vostra appartenenza di sinistra, schierandovi senza se e senza ma con un regime del quale tutti, perfino Zingales, denunciano la matrice criminale, insita nella deliberata intenzione di usare la violenza economica come strumento di indirizzo politico, e tutti, perfino Fassina (Fassina, capite? Fassina? Siete stati sorpassati a sinistra perfino da Fassina!), perfino Fassina, disais-je, riconoscono il chiaro orientamento di classe, ovviamente a danno delle classi subalterne, alle quali voi, in tutta evidenza, ritenevate di non appartenere...

Ma quest'ultima deduzione era sbagliata!

Quindi, adesso, crepate, e se possibile fatelo in silenzio.

Non biascicate scuse risibili. La colpa ovviamente non è del web. Chi mente chiude anche sul web. Vedete, ve lo spiego con parole mie, quelle che tutti capiscono, tranne chi non vuole capirle. Per il regime ormai siete inutili. Il regime pensa di aver vinto. 40% in Italia (vedrai quanto dura!), 60% o giù di lì al Parlamento Europeo... E allora, sapete, siccome siete diventati inutili, siete sempre stati costosi, e non siete particolarmente belli da vedere (nonostante tutta l'arte di Klaus Davi) ecco che, come economia vuole, come vuole l'economia che piace a voi, quella delle riforme che tanto avete decantato, arriva la mannaia. Ve lo dico con molta semplicità e quasi nessuna acredine. Tutti i mentitori chiuderanno. Morirete tutti (professionalmente, s'intende). Qualcuno cercherà di farlo con dignità. Voi avete rinunciato anche alla dignità:




Se proprio ci tenete ad esprimervi, prima inginocchiatevi sulla tomba di ogni suicidato, chiedete scusa a ogni moglie, a ogni figlio, a ogni fratello, a ogni sorella, a ogni madre, a ogni padre, che dal regime che avete appoggiato, dal regime che avete legittimato nel nome di Gramsci, ha visto sottrarsi il sostegno e l'affetto di una vita. Invece di esibire le vostre riverite pance, implorate perdono da quei lavoratori che avete tradito. Potete dire che non avete capito, potete dire di aver sbagliato, potete dire che vi hanno pagato per farlo, potete dire che stavate eseguendo ordini (questa l'ho già sentita, e funziona sempre). Ma non venite a dirci che la scomparsa di persone che si sono esibite in capolavori come quello che apre questo post è una perdita per la democrazia. Questo, vi prego, evitatelo: dareste a chi ancora prova a crederci, nella democrazia, un'idea drammaticamente errata di cosa essa sia in realtà. E questo sarebbe l'ultimo, e il più grave, dei vostri crimini contro la verità e il buon senso.

(avanti il prossimo, povero diavolo...)

martedì 29 luglio 2014

In memoriam

Ha vinto la Fantasia in do maggiore e io sono all'osteria a commemorare la prematura fine de L'Unità. Daje a ride...

Io più che avvertire che da servi a schiavi è un attimo (ed è per sempre)...

lunedì 28 luglio 2014

Facciamo un referendum su Handel (perle ai follower)...

(dopo una serata passata a leggere paper di colleghi... du' palle... e mi tocca anche fare il guest editor, quindi cercare referee, cioè fare agli altri quello che non vorrei fosse fatto a me... e gratis...)

Dunque: per uno dei prossimi concerti, nei quali Valentina Varriale (mica seghe) canterà delle ariette su testi di Paolo Rolli, volevo scatenare l'arcade che è in me (nascosto bene, s'intende) e aggiungere qualche cosa di rococò al mio repertorio. Avrei da qualche parte Galuppi, ma credo sia rimasto negli scatoloni, quindi volevo chiedervi: ma voi, di queste due robe di Handel che ho trovato su IMSLP, quale preferite? Vi faccio solo sentire come iniziano:



Sono la fantasia in do maggiore e il capriccio in fa maggiore, roba scritta da ventenne, più o meno coeva delle prime cose di Rolli (e il concerto lo faremo a Todi dove Rolli si spense serenamente...).

Allora, scrivetemi qua sotto se votate Fantasia o Capriccio, e poi io faccio come mi pare. I referendum a questo servono, no?

Ah no?

Mi era sembrato...



Una ulteriore nota sulle microfondazioni del dibattito liberale e Rifondarolo

(faccio una premessa: voi potete parlare con Carlo Alberto perché Carlo Alberto è venuto qui a parlare. Er Nutella, er Melanzana, i marxisti dell'Illinois ci sono venuti? Questo solo per la precisione, e anche per ricordare sempre, in ogni momento e in ogni luogo che un nemico è meglio di un traditore. Nemico, sì, nemico, non avversario, nemico, perché non siamo su un campo di cricket: siamo in guerra, in una guerra di annientamento del nostro paese condotta dai Tabby, dagli Zingy, dai Soloni e dai Licurghi dei quali tante volte abbiamo denunciato la pochezza analitica. Loro odiano l'Italia, loro ci vogliono annientare. Bisogna vedere se ce la faranno. Ma di questa combriccola Carlo Alberto è stato solo occasionalmente corifeo. Quelli che la pensano come noi invece...

Aspettate: prima che andiate avanti vi racconto un aneddoto, così capite come posso sentirmi io, dopo aver cercato di avviare il dibattito a sinistra. Mi è accaduto poche ore fa di rifiutare un invito a partecipare a un dibattito in una importante città del Centro, del Nord o del Sud, organizzato da una delle tante formazioni di sinistra che cercano di rifondare un'opposizione adottando il noto modello. Provavo per l'organizzatore (o organizzatrice) una profonda syn-pathia umana, cioè una profonda compassione, perché mi era capitato di dirgli o dirle, un paio di anni fa, su questo blog, quando era perso o persa in un suo sogno non so più se donaldiano o ortottero, che il progetto sarebbe fallito e che sarebbero tornati qui a grattare alla mia porta con le unghiette, come gattini bagnati.

Cosa che si era puntualmente verificata.

Mi è quindi costato un po' rifiutare, ma ho ritenuto inevitabile farlo, e sapete perché? Perché il tizio - o la tizia - mi ha raccontato, abbastanza naivement, che si sarebbe dovuta o dovuto recare presso i gestori del locale dove l'incontro si sarebbe dovuto svolgere per discolpare niente meno che Diego Fusaro dall'accusa di essere fascista! Sì, perché pare che Diego secondo loro sia stato a Casapound, e quindi è fascista, e quindi non lo si deve invitare. Io ho sommessamente fatto notare al mio tramite che questo modus operandi lo ritenevo inaccettabile, e che lo standard europeo del dibattito a sinistra è che ci si debba liberare delle appartenenze e costruire un fronte trasversale - qualcosa di diverso dal "costruiamo una sinistra antieuro perché c'è una destra antieuro": qualcosa che somigli più a "costruiamo una resistenza partigiana antieuro perché c'è l'euro". Lei mi ha snocciolato tutta una tiritera dalla quale si capiva che lei l'inaccettabile lo accettava perché questo era funzionale al conseguimento di alcuni suoi obiettivi politici.

A questo punto, sentito che aria tirava, ho fatto osservare che nei miei obiettivi politici non era compreso incontrare persone che mi hanno calunniato. La risposta è stata che non dovevo impicciarmi di chi venisse invitato, perché gli inviti li fa la padrona di casa. La mia controrisposta è stata che siccome Giorgia Meloni, nell'invitarmi ad Atreju (dove quest'anno andrò) mi ha fatto la cortesia di spiegarmi chi c'era e di cosa si doveva parlare, e non è esattamente una che non conta un cazzo come il tramite de cujus, ma è stata nel bene o nel male ministro della Repubblica, è in Parlamento, ecc., allora forse questa cortesia avrebbero potuto farmela anche loro, visto che nel simpatico bar di Guerre Stellari l'attrazione principale sarei stato io.

Incapacità di collocarsi, impossibilità di includere nel proprio orizzonte mentale la necessità di chiedere in primo luogo scusa per il proprio tradimento, totale mancanza del senso delle proporzioni, di quel minimo di cortesia e di senso dell'opportunità che favoriscono i percorsi politici - e infatti i loro portano regolarmente a un triste e solitario capolinea: ecco: questa è la sinistra della quale ho esperienza diretta e quotidiana.

Parlo, ovviamente, della sinistra "de sinistra", perché quella "de destra" la vedete anche voi.

Nel giudicare, o nel non giudicare, Carlo Alberto, vi prego di tener presente questo aneddoto.

E, già che ci siete, ditemi un po' anche voi: secondo me dovevo andare da persone che nel 2014 ancora non hanno capito che l'euro è un problema, ma che in compenso volevano processare in contumacia il camerata Fusaro? Per me se ne possono andare tutti al diavolo: fra l'altro, oltre a essere scemi sono anche pochi! Capirei fossero molti! Ma sono pochi, capite, pochi! E uno dovrebbe sottostare alle forche caudine per parlare con quattro straccioni di merda che non hanno capito quello che capirebbero se solo leggessero il Manifesto del partito comunista non tenendolo a rovescio (come ho spiegato qui), a quattro rivoluzionari da operetta inebetiti da pere di appartenenza, persi nel delirio della propria purezza etnica marziana? Ma stiamo scherzando? Io me ne sto a casa mia, faccio più danno al sistema da qui che parlando a poche decine di scemi.

Ecco, tenete presente chi sono i nemici e chi sono gli alleati.

Dopo di che i nemici vi sembreranno più frequentabili, anche se, non per questo, meno nemici.

Spero di essere stato chiaro, e anche di aver lanciato un monitor (sic) in fronte a chi da sinistra volesse coinvolgermi: se le condizioni sono queste, vi faremo sapere, chiamiamo noi. Se voglio creare un partito di sinistra dello 0.5% credo di averlo già in questo blog. Ma a me non interessano le cadrèghe... Ecco: sempre lì si va a battere. Quando sento una nota dissonante, sotto c'è sempre la piccola ambizione personale, il voler realizzare un proprio obiettivo politico, inteso come obiettivo che non è il mio - liberare questo paese - o come obiettivo che deve soddisfare delle meschine ambizioni personali. La musica di Carlo Alberto non mi piace e gliel'ho detto - e qua sotto glielo ripetete voi: ma non è così stonata.

Dopo tre anni ho diritto a delle scuse. Non so voi come la vediate, ma su questo non intendo negoziare. A "sinistra" possono scegliere: o rotola qualche testa di minchia, o rotoleranno tutte. La cosa non mi e non ci interessa, ripeto, non per cattiveria: vogliamo bene a tutti. Ma se lo 0,x% è ancora nell'ottica di far processi politici, be', sapete che c'è? Not in my name. Quello che ho scritto è consegnato alle carte, e anche quello che hanno scritto gli altri.

E ora divertitevi col dibbattito...)


Da Celso ricevo e volentieri pubblico (e fin qui non ci sono problemi, perché Celso è un collega di altro SSD in pensione):

Gentile Carlo Alberto,
Io non volevo rispondere ai suoi interventi per le motivazioni che ho espresso in un commento ad altro post e che immagino la indignino. Cercherò di spiegare le mie ragioni con educazione, ma fermezza, soprattutto perché vedo che Alberto la definisce "liberale". Penso di esserlo stato prima che lei nascesse (se non mi sbaglio sull'età), e comunque le assicuro che lo sono stato per tempo e quando non era molto conveniente nell'ambiente che frequentavo io. Vedo che lei si lamenta per i termini poco piacevoli che vengono usati nei suoi confronti; come la capisco: sa, sentirsi dare più o meno apertamente del fascista, quando mio padre è stato ospite dei nazisti per un paio di anni, non è piacevole; sa, passare quasi per antisemita, quando alcuni parenti acquisiti cari a mia madre sono morti ad Auschwitz, non è simpatico. In realtà lei deve capire ciò che le persone come lei non vedono: siamo in mezzo a una guerra, in cui siamo stati precipitati da classi dirigenti inqualificabili che di tutto hanno parlato meno dell'interesse "nazionale". Aggettivo qualificativo imbarazzante, lo so, ma lo uso con assoluta tranquillità, perché, dove ho studiato io, mi hanno fatto leggere qualche libro di storia, come credo sia capitato a lei. E lei converrà che l'unione monetaria, così come è fatta, può essere definita solo nei termini seguenti (lo facciamo per far contento Alberto): il manganello della ristrutturazione dei rapporti di dominio e di classe in Europa. Vede, io non le rispondo sui numeri che lei produce su Il Foglio per varie ragioni: prima di tutto perché sempre sull'ultima pagina de Il Foglio si possono leggere due interventi (Sapelli e Seminerio), che non mi sembrano andare propriamente nella sua direzione. Poi perché sulla Spagna ho letto, credo con utilità, questo intervento di Paul de Grauwe.
che fa capire bene che cosa è successo alla Spagna facendo parte dell'euro. Non dico nemmeno nulla sull'euro: sulla costruzione monetaria hanno detto quanto c'era da dire Kaldor, Dornbusch, Krugman, Friedman, Feldstein, Salvatore e Alesina (fino al 1997: ricorda l'articolo sul Corriere della Sera dal titolo "I quattro bluff della moneta unica"?). Ma ci aveva pensato anche Baffi con un articolo su La Stampa due mesi prima di morire a mettere in guardia contro la moneta unica, e poi possiamo nominare, come sempre, Savona e La Malfa, che hanno scritto libri sull'argomento, e il mai citato Carlo Pelanda, che ha il difetto, credo, di essere di destra (e a cui il democratico Gad Lerner tolse il microfono quando disse dell'euro: "così come la fanno, l'unione monetaria è un'impresa da dilettanti"). Vede, perché dovrei rispondere ai suoi numeri? La sua argomentazione sta all'interno di un meccanismo che gli economisti (tutti: falchi di destra, keynesiani democratici) considerano una trappola mortale, di cui avevano PREvisto, non POSTvisto, tutti gli effetti. E' un'argomentazione, la sua, non falsa, ma che accetta il punto di vista eurista senza discussione. Mi scusi, ma questo per me è inaccettabile: mi interessano le cause, non i sintomi. Aggiunga poi che lei, come accade in tutte le discipline, sceglie un punto di vista non falso, dal punto di vista dei numeri, ma dal punto di vista politico. Lei tende a presentare le ricette spagnole come quelle che ci possono aiutare a uscire dalla crisi, da cui non usciremo mai, perché siamo in un sistema a dominazione tedesca con regole capestro che ci portano alla sottomissione e alla colonizzazione. Ecco il punto allora: si scrive Spagna, ma si legge Italia. E per me è molto difficile uscire dalla sensazione che tutto questo accanirsi sui cadaveri (Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda) sia soltanto una manovra propagandistica politica (ma non dovete affaticarvi più di tanto, Renzi in autunno vi accontenterà). Perché non dite quali sono le previsioni temporali di ripresa dell'infelice Spagna? Perché non ricordate quanto è aumentata la povertà, quante sono le famiglie su una strada, quanti appartamenti mai abitati dovranno essere abbattuti. Perché non dite che la Spagna, e gli altri infelici paesi ormai morti, non esistono più politicamente e che solo classi dirigenti frivole e presuntuose, per non dire altro, hanno giocato con il destino di decine e decine di milioni di persone? Perché un liberale dovrebbe difendere un sistema economico costruito per gli interessi di un solo paese? Perché?



(a Celso faccio notare che Carlo Alberto non è esattamente un pasdaran eurista: non è al livello di un nostro altro amico, del quale si fa qui sotto una valutazione comparativa...)


Da C. ricevo e volentieri pubblico (e qui cominciano però i problemi, perché C. è un imprenditore, sostenitore di a/simmetrie, iscritto ancora per poco a Confindustria, e quindi... voi m'intendete: sono sempre di più: fra un po' in Italia ci saranno più imprenditori che marxisti avvelenati con l'euro - non un enorme risultato, in termini quantitativi, ma qualitativi sì, perché se devo continuare a far danno a questo sistema, preferisco chi mi sostiene con dei soldi che chi mi fa perder tempo con dei processi da operetta):


Caro Alberto,
quando dici “torno a far notare che non stiamo conducendo un dibattito meramente accademico, e ne siamo consapevoli, giusto?” centri proprio uno dei nodi pulsanti  del dibattito che vediamo svolgersi intorno alla questione.
La tua affermazione, per come ti conosco, è retoricamente ironica. Perché la risposta, fuor di retorica, è: SBAGLIATO (e tu lo sai benissimo).
Io sto in trincea, come spesso dici. Da qui li guardo, da qui li giudico.
A volte dubito che un Carlo Alberto Carnevale Maffè (di cui apprezzo su twitter l’equilibrio e che non conosco di persona o d’accademia) capisca fino in fondo quanta carne e sangue sia coinvolta in questo dibattito.
I Riccardo Puglisi, invece, mi paiono mancare totalmente il punto.
Niente di personale, lo “uso” per antonomasia, l’ho ascoltato a Roma apprezzandone il fluente inglese (si può essere fuori fuoco anche con un accento apprezzabile…).
Il giochino dei “Puglisi test” su twitter, di fronte a questioni immense e vitali per la vita di questo paese, appare stucchevole e puerile.
L’odore di altero cazzeggio da corridoi d’università suona stonato in questo contesto, come risate a un capezzale. Peccato non se ne rendano conto.
Peccato per loro, ancora di più per noi. Però sappiano che suonano come intelligenze sprecate.
E, se è vero che ridere ( ancor di più ridacchiare o ghignare…) presuppone sempre “un’anestesia momentanea del cuore”, allora si chiedano quando arriverà il momento di essere autenticamente seri e partecipi, in questo mare di macerie.
I Puglisi paiono non capire che, dell’acqua in cui nuotiamo, potranno anche conoscere meglio di quasi tutti la composizione e le leggi che ne governano il moto.
Ma discettarne con leggera e sprezzante ironia, mentre tutti insieme nuotiamo in quest’acqua che tutti ci avvelena, non è segnale di grandezza d’animo.
Perché pare solo riprodurre e perpetuare il contesto ecologico in cui possono nascere affermazioni alla “il più grande successo dell’euro è la Grecia”.
Inizio a sospettare che si possa nascere anche con l’anima irrimediabilmente microfondata… 


Questo, sia ben chiaro, per Riccardo è un complimento: avere un'anima ricavata un modo assiomatico-deduttivo da alcuni parametri profondi: il sogno di un liberale. Vivere in un mondo fatto di omini tutti uguali e che vogliono tutti la stessa cosa nello stesso momento... e non è la topa!

Vabbe', scusate il sessismo (del resto, si parla di un agente rappresentativo, non di un'agenta - direbbe così la Boldini?). La situazione è grave, ma non è seria, perché chi dovrebbe essere serio non ha capito bene quanto la situazione sia grave.

Rira bien qui rira le dernier...

Una nota sulla qualità del dibattito (sempre in risposta a Carlo Alberto)

Carlo Alberto Carnevale Maffe' ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "De bello ispanico: un rejoinder a Carlo Alberto":

PS - Ti chiedo solo il favore di ospitare una mia breve considerazione su chi abusa del tuo blog – e in generale dei social media – per sferrare inusitati attacchi personali, per di più nascondendosi dietro al vigliacchissimo scudo dell’anonimato.

Non serve essere liberali per considerare il reato di “concorso esterno” come la tomba del principio di responsabilità individuale. L’accusa di collaborazionismo, poi, è barbarie giuridica da regimi totalitari. È perfino comprensibile che chi vi ricorre, sia pure nell’ambito di una discussione a sfondo politico ed economico, si senta esentato dall’onere della prova.


Spesso basta un criterio di tipo associativo (i “boys”), o peggio, la mera vicinanza fisica, che so, in una via milanese (il mio ufficio è in via Bocconi, per dire: apud hoc ergo propter hoc?) e la colpa, da eventuale conseguenza di una scelta fattuale e personale, diventa generico attributo collettivo.

Sono felice di confrontarmi con chiunque utilizzi argomenti ad rem per chiarire equivoci o falsificare miti. Sferrare attacchi ad personam, senza alcun fondamento, è invece immonda piaga da inquisitori e fanatici.
Sono grato a chi può confutare con dati verificabili ciò che affermo. Non ho tesi da sostenere, ma solo ipotesi da discutere. Ma è illegittimo attribuirmi intenzioni, affermazioni, o scelte altrui. E visto che qui su Goofynomics si finisce sempre per buttarla sul classico, fammi dire: Quod scripsi, scripsi.
 

Postato da Carlo Alberto Carnevale Maffe' in Goofynomics alle 28 luglio 2014 12:52




Sai, da vittima di questa prassi (e non solo per mano anonima) non posso che essere d'accordo con te.

Mi limito a osservare che viviamo in un paese nel quale il dibattito sul percorso di integrazione monetaria è stato aperto e poi subito chiuso (trent'anni or sono) da quelli che allora erano contrari e oggi, chissà poi perché, favorevoli. Che una molla compressa accumuli energia è dato dell'esperienza fisica e politica. Inutile negarlo: qualcuno ci andrà di mezzo, e come è sempre stato saranno quelli che se lo meritano di meno. Non è un auspicio, è una lezione della storia.

Aggiungo che, per essere precisi, la Bocconi è una realtà piuttosto complessa, e quello che si è fatto rider dietro è solo un pezzo di essa, l'IGIER, che vediamo popolato da contorsionisti come Alesina, il quale, come ho più volte ricordato, nel 1997 definiva l'euro un rischio che non possiamo correre, e ora, per farci restare dentro, ci esorta a vendere le terga (le sue essendo già "en rupture de stock" da tempo, come direbbero i miei colleghi francesi). Va da sé che il comportamento di alcuni, per quanto eminenti e rappresentativi della popolazione, di per sé non dovrebbe essere un metro per valutare il singolo agire dei singoli appartenenti a quella popolazione. Però... però... Si potrebbe anche argomentare che lavoce.info non abbia pubblicato il primo articolo di questo blog per puro caso, no? Ora, posto che personalmente me ne batto, quanto vogliamo essere ingenui? Che esista una sostanziale affinità metodologica e ideologica in certi ambienti, costruita cooptando creature affini (operazione che ritengo legittima) è un dato di fatto. Che la negazione della realtà sia stata una caratteristica distintiva dei leader di quella comunità (alla quale tu non appartieni) è un dato documentato.

Quindi, come dire: non approvo certi comportamenti, ma li capisco, nel senso che ne vedo la genesi, saldamente iscritta nella logica dei fatti storici. In altre parole, che queste circostanze e questi comportamenti possano suscitare un'indignazione anche scomposta te lo devi aspettare, e se non ti piace devi ahimè astenerti dalla lotta. Torno a far notare che non stiamo conducendo un dibattito meramente accademico, e ne siamo consapevoli, giusto? Ci sono però tanti modi per replicare: il primo è non farlo, e ti assicuro che funziona benissimo (ma tu lo sai meglio di me perché sei più abile di me). Poi, sarebbe anche utile che chi dice di essere dalla tua parte prendesse le distanze dagli attacchi che ti vengono fatti, come io sto facendo qui.

A me questa cosa è successa solo in due circostanze, e sempre a destra.

Quando Bisin scrisse l'articolo sui negazionisti, Panunzi (che sta all'IGIER, a riprova di quanto dicevo sopra: una mela sana resta tale anche in canestri mal frequentati!) intervenne per prendere le distanze. E quando Borghesi, un politicante dell'IDV, mi attaccò scompostamente per non so quale motivo, Lelli, responsabile economia di quel partito, intervenne sul sito del partito per prendere le distanze.

A sinistra non ho mai visto succedere nulla di simile: nessuno, né fra i colleghi, né fra i responsabili politici, che io ricordi ha mai preso pubblicamente le distanze dagli squallidi e sconclusionati attacchi personali che mi sono stati rivolti dalla parte sinistra. Pas d'ennemi à gauche rimane la regola (che porterà questa gauche alla meritata fine). E siccome io non sono percepito come di gauche perché non ho fatto "il percorso", su di me si può sparare a zero senza problemi. Quindi, concludo: l'IGIER, o, per semplificare, la Bocconi, non sarà il tempio dell'onestà intellettuale, ma SEL o Rifondazione comunista o i "Comunisti contro l'euro", o i "Marxisti per la lira", o quel che l'è, hanno tutti, congiuntamente e singolarmente, nei loro esponenti e nei loro esperti, dimostrato di essere peggio, anzi, di essere il peggio. E questo non lo dico per te, ma per i miei lettori. Aspetto ancora che Boghetta dica qualcosa sugli articoli che Sollevazione ha scritto su di me. Invece lui preferisce andare a braccetto con certa gente, e invitarmi ai loro processi politici. Per me questo definisce un abisso umano incolmabile fra Ugo, che pure mi sta simpatico, e Fausto, che mi sta simpatico anche lui. Ma simpatia per simpatia, è umano che preferisca chi mi ha dato una mano a mettere le cose in chiaro, da dovunque venga...

Così, giusto per ricordarti che ognuno ha i suoi problemi, e che in fondo a te è andata benone!

De bello hispanico: un rejoinder a Carlo Alberto

Caro Carlo Alberto,

c'est le ton qui fait la musique. Impossibile provare e anche esternare acredine nei tuoi riguardi (oddio, l'impossible n'est pas français, diceva un altro nano di successo), però tu sei una persona leale e quindi da te mi aspetto che non usi la tattica dialettica, molto femminile, di spostare il dialogo da un piano all'altro (anche se a quanto capisco noi non ripudiamo il nostro lato femminile, considerandolo quello meno peggiore).

Nel merito tecnico, indubbiamente, tu hai il pregio di aver fatto quello che molti nostri colleghi non fanno: ti sei attenuto al tuo campo di specializzazione. Sei microeconomista, hai fatto un'analisi concentrata sui risvolti microeconomici del problema. Unica osservazioni, piattamente keynesiana: la fallacia di composizione. Quello che per il singolo imprenditore è il costo del lavoro, gli ritorna in capo (o altrove) come domanda aggregata. Il giochino di pagare meno gli operai funziona benissimo se lo fa uno solo, funziona bene se lo fanno in pochi, funziona meno se lo fanno in molti, non funziona per niente se lo fanno tutti.

Non entro negli altri dettagli, tanto siamo d'accordo, non stiamo a misurarcelo.

Il vero problema è quello espresso dalla prima frase di questo post (quella dopo i saluti e prima di: "Impossibile provare..."). La sensazione che il tuo articolo dava era quella di essere (legittimamente, per carità), molto più politico che tecnico. Le élite che ci vogliono massacrare hanno bisogno di farci capire che chi si è fatto massacrare sta meglio. Ora, inutile girarci intorno: esattamente come quel buontempone di Malagutti (perdonami il raffronto ingiurioso) nel suo capolavoro di arte povera voleva diffamarmi, ma è stato relativamente attento a non farlo con le parole (lo ha fatto con la scelta delle immagini, coi titoli, coi sottotitoli, con il contesto, con il frame, insomma), anche tu dal punto di vista tecnico sei stato relativamente ineccepibile, e certo in 2000 caratteri non potevi dar pieno conto di quanto dice Patrick Artus e Antoni Soy ha riportato in un blog che presto rimarrà ciò che è già: l'unico organo di informazione in Italia.

Dal punto di vista tecnico.

Ma dal punto di vista etico, secondo me hai collaborato, non a pagamento, come sosteneva qualche lettore scalmanato nel post precedente, ma per intimo gaudio, al frame piddino che vuole che "le riforme" (quali?) siano l'unica via di salvezza.

Ora, quando succederà quello che deve succedere, a me della fine che faranno i Malagutti, gli Zucconi, i Fubini, sinceramente non interessa. Intendiamoci: sarà un'ottima fine: resteranno al loro posto dicendo, con la faccia di bronzo che li caratterizza, l'esatto contrario di quanto avevano detto fino a un momento prima.

Forse.

Ma di te mi interessa un po' di più. Tu non sei come Tabby e Zingy, o almeno finora non hai dimostrato di esserlo. Tu sei un liberale che capisce che se vuole almeno far finta di essere liberale deve almeno far finta di credere a Econ101, e quindi deve almeno far finta di ritenere che pianificare un prezzo, che offuscare i segnali del mercato, che creare un sistema che sistematicamente sottoprezza il risparmio fino all'inevitabile redde rationem, non sia un'ottimissima idea. Hai capito di dover almeno far finta, e hai almeno fatto finta in tante occasioni, fra l'altro riconoscendo la fondatezza di analisi pubblicate in riviste di fascia A dell'ANVUR, puntualmente riportate in questo blog (cosa che i Sarfatti boys generalmente non fanno, nonostante conoscano benissimo gli autori delle suddette analisi e ci prendano spesso il caffè insieme).

Dare l'impressione che la strada sbagliata porti nel posto giusto (anche se poi non lo hai esattamente detto, anche se poi i 2000 caratteri, ecc.) non è una cosa che mi aspettavo da te. Noi abbiamo un'unica cosa da imparare dalla Spagna: la Spagna ha un partito di sinistra, Podemos. Noi no. Non credo sia colpa mia, credo di aver fatto l'impossibile. Per il resto, mi dispiace, ma come la mappa che ho allegato dimostrava, mediamente l'abbiamo più lungo noi.

In amicizia.

Alberto


sabato 26 luglio 2014

Quelli che la Spagna cresce... (disse Noè)

Ormai l'avrete capito: non ho la stoffa del leader. Quello che mi frega è quello che sardonicamente rimarca il mio direttore (di dipartimento) quando i consigli di dipartimento son meno noiosi del solito: "Professore Bagnai! Lei è un sentimentale...".

Ha ragione. Lo confesso: sono un sentimentale, un romantico, un sognatore, un uomo d'altri tempi, e soprattutto un uomo facilmente influenzabile. Vado a simpatie. Che ci posso fare? Un vero leader dovrebbe essere calcolatore, stratega, freddo, non attingibile da considerazioni di simpatia o antipatia personale. Dovrebbe potersi servire ai suoi scopi di una persona che considera un perfetto pezzo di merda, e dovrebbe altresì obliterare una persona che, per quanto umanamente syn-patica, problemi gliene crei.

Ma io non ce la faccio. Non sono così. Quindi, se vi occorre un leader, citofonate ai marxisti dell'Illinois.

Voi direte: ma perché ci sta raccontando questo? Ma che gli è preso? Ha bevuto troppo?

No, no, non è questo. Non sarà mezza bottiglia di Pecorino a rendermi sincero: sinceri si nasce, e poi vi ricordo che noi Bagnai siamo vinattieri per parte di fava, io son cresciuto sotto palazzo Contucci, a Montepulciano, per chi sa di cosa si tratta... È solo che voglio parlarvi di una persona che a me sta simpatica: Carlo Alberto Carnevale Maffè. Notate che il fatto che Carlo Alberto, che ancora non ho mai incontrato, mi stia simpatico, è di per sé prova di equanimità, perché per circa un anno ne ho sentito tessere le lodi dal più viscido verme che mi sia capitato di incontrare nella mia attività di divulgazione, attività che pure mi ha portato a razzolare in letamai che erano un autentico inno alla biodiversità: "Ma guarda Carlo Alberto quanto è bravo, ma guarda quanto è un signore...".

Sì, Carlo Alberto è un signore, ma se per questo lo è anche Claudio Borghi, o anche Leonardo Becchetti, o anche tutti. Qui l'unico hooligan sono io, and proud of it. La musica che porto in concerto è quella di un periodo nel quale gli artisti (quale mi vanto) risolvevano i loro problemi in un modo piuttosto peculiare (e nessuno si lamentava dei tempi della giustizia civile).

Però anch'io apprezzo lo stile di Carlo Alberto, e con maggiore cognizione di causa del sullodato elminto, e questo per un dato puramente tecnico: essendomi diplomato due volte nel conservatorio post-AFAM, ho dovuto sostenere diversi crediti di retorica musicale, e quindi apprezzo nei tweet e negli articoli di Carlo Alberto il sapiente uso di quelle figure che personaggi "de passaggio" come Cecilia Campa mi hanno insegnato ad individuare ed apprezzare: l'ellissi, in particolare, che, come sapete, non è da confondere con l'aposiopesi, e che, come Rockapasso spesso mi imputa, non è la mia conica preferita, essendo che io in effetti propendo verso l'iperbole, che comunque, se permettete, è sempre meglio della parabola...

(E qui mi fermo, perché la quarta conica, in periodo di prova costume, è meglio non nominarla nemmeno).

Insomma, ve la faccio breve. Oggi il conte Carlo Alberto Mascetti si è prodotto in una supercazzola di primo ordine, che vi segnalo, nella quale secondo me mancano un paio di cosette. Ve le dico al volo.

Dunque: er discorZetto è che la Spagna cresce, e che questa cosa sarebbe spiegata da un fattore macroeconomico, lo sviluppo del tasso di cambio reale (cioè, in sintesi, il fatto che gli spagnoli si sarebbero tagliati gli stipendi più di noi: e tte credo: con una disoccupazione al 25%!), poi da fattori demografici (son più giovani, più dinamici, ecc.), e da correlati fattori microeconomici (son più digggitali...).

Caro lettore italiano, prima di deprimerti, dai un'occhiata qui (lettrice? Tu dalla qui, anche se in effetti logica - o almeno Natura - vorrebbe, cara lettrice, che tu guardassi la mappa che ho segnalato al gentile lettore, e viceversa). Poi, se vuoi farti due risate, seguimi.

Dunque, facciamo così: per non essere accusati di economicismo, cominciamo dalla demografia. Qui il grafico del tasso di crescita della popolazione nei due paesi:


Mmmmh! 'Sta demografia tanto pimpante non la vedo, e il problema non credo sia quello evidenziato dalle mappe sopra citate (non possiamo chiedere a tutti di dedicare la propria vita al cinema): credo dipenda piuttosto da un saldo migratorio negativo (anche se il punto necessiterebbe analisi). La mia sensazione è che dalla Spagna la gente stia scappando, per ovvi motivi. Aggiungo che, così, secondo logica, quelli che se ne stanno andando saranno, come al solito, quelli che se lo possono permettere, cioè i giovani e colti. Sì, la Germagna sta facendo con la Spagna quello che Cecco Angiolieri faceva con le donne, se mi seguite... Ora, che un paese dal quale i ggiovani se ne vanno, lasciando i vecchi più o meno rincojoniti, possa essere tanto digitalmente effervescente, mi sembrerebbe strano, ma di Carlo Alberto mi fido.

La vera ellissi della sua analisi però è questa qui, che non commento: ci penserete voi:


Che poi io a vede' 'sto grafico me immaggino er dialoghetto fra me e il mio amico Romeo Maynard Ciuffa, che avrete visto in altre occasioni...

Lui: "Dice fa dice dico dice che 'a Spagna cresce..."

Io: "Grazie arca! Disse Noè...".

Bene. Io voglio bbene a tutti, ma a Carlo Alberto de ppiù. La prossima volta, da Ferrara (la quarta conica) fatti dare duecento caratteri in più per dirla 'sta cosa, e tutto andrà liscio...