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sabato 13 dicembre 2014

1997 fuga da Bagnai



Ecco la prova che inchioda Bagnai!






Oh, vabbè, avrei di meglio da fare, ma finalmente mi avete rotto i coglioni e quindi vi regalo il quarto d’ora di celebrità che non nego a nessuno: se non l’ho negato agli avversari, perché dovrei negarlo agli “alleati”? Ai nemici ci penso io, e anche agli “amici”, perché Dio ha qualcosa di meglio da fare che occuparsi di quattro sconclusionati diversamente economisti. Diversamente economisti e diversamente molte altre cose, del resto: ecco, potremmo chiamarli “i diversamente”, un po’ come quando a Roma i camerieri ti dicono “vuole un’acqua liscia o una leggermente”? Difficile far capir loro la differenza fra sostantivo e avverbio, ma in questa forzatura c’è del buono: la sintesi. E allora sì, facciamo così: i nostri “alleati” li chiameremo “i diversamente”....

Bene, intanto mettiamoci al livello dei “diversamente” e battiamoli con le loro armi: al loro collage propongo di opporre questo mio collage:



Che ne dite? Si somigliano? Non tanto, vero? Certo, perché basta decontestualizzare a sufficienza un’affermazione per trasformarne completamente il significato. L’operazione è resa particolarmente semplice nel caso in cui si sia sufficientemente miserabili da essere accecati dall’invidia, rosi dal livore, bisognosi di celebrità a buon mercato, e, naturalmente, non attrezzati né culturalmente né intellettualmente per comprendere il contesto nel quale certe affermazioni sono state fatte.

Un esempio?

Eccolo:



Un povero “diversamente” ammalato di “qualcosismo” e in cerca di pubblicità, direte voi.

Sì, naturalmente.

D’altra parte, uno che con un portale di “ricerca economica” riesce oggi, in piena crisi, ad avere solo 305 follower su Twitter, nonostante abbia invitato due fuori classe come Borghi e Rinaldi a Londra (affittando uno scantinato a LSE), e twitti praticamente una minchiata al giorno, non deve essere molto capace di far fruttare le risorse che gli vengono affidate, e questo, va da sé, dovrebbe mettere in allarme molto più i suoi clienti che noi. Il fatto che vada in cerca di pubblicità a buon mercato rientra però nella logica delle cose, e noi, che siamo umani, gliela facciamo subito. Se organizzi un convegno con Borghi e non entri neanche un attimo nei top trend di Twitter diciamo che stai alla comunicazione come il Peter Sellers di Hollywood Party sta all’idraulica (o alla storia dell’orologeria), ma lasciamo stare (tra l’altro, non la capiresti e non ho tempo di spiegartela).

Tuttavia, siccome, grazie al simpatico sellino pugliese (l’uomo che sussurrava ai trulli), questa storia che Bagnai nel 1997 era libberista torna come la peperonata, archiviato lo squallido Fugazzi, e confermatogli che da oggi è dove era, nell’Inferno di Cip e Ciop (in quello di Dante ho visto molti gironi, ma non quello che fa rima con loro), ragioniamo seriamente e una volta per tutte su cosa scrivevo nel 1997. Avrei altro da fare, sto occupandomi del futuro, perché ho la preparazione tecnica, lo spessore culturale e la tempra umana per farlo, ma sono anche convinto che dal passato si possa, anzi, si debba imparare. Questa vorrei fosse la principale lezione de L’Italia può farcela, anche se purtroppo se bene che la prima (e ultima) lezione che la storia ci insegna è che non si apprendono mai le lezioni della storia.

Nel 1997 ero euroscettico perché la professione a livello internazionale lo era, e questo ve l’ho sufficientemente dimostrato, e perché lo era il mio maestro. È abbastanza normale che un uomo di scienza (come del resto un artista) venga influenzato dal proprio maestro: poi, se c’è, la personalità emerge. Se non c’è, sei Fugazzi, ma di questo abbiamo parlato fin troppo.

Sempre nel 1997, era appena stato varato, con il sostanziale plauso della sinistra tutta (esclusi pochi lungimiranti economisti come Leonello Tronti, e pochi politici che conoscerete voi, e che comunque non riuscirono a farsi sentire o capire), il pacchetto Treu.

Sempre nel 1997, tanto per dire, io ero reduce (da un paio d’anni, a dire il vero) da una lunga esperienza transalpina, dove avevo avuto modo di osservare un mercato del lavoro (e un sistema previdenziale, ecc.) radicalmente diverso dal nostro. Tanto per farvi capire, uno dei miei amici era un funzionario del Ministero della Giustizia svizzero, che aveva chiesto e ottenuto un part-time perché si voleva diplomare da baritono. Un attimo che lo goooooglo... Ecco, sono contento: vedo che è riuscito a fare quello che voleva (non avevo mai controllato, ma grazie ai "diversamente" sono stato spinto a farlo: vedete: dai "diversamente" può nascere un fiore. Bravo Alain!). Di fronte a me avevo un’assunzione a tempo pieno, nella quale nemmeno volendo avrei potuto chiedere un part-time per dedicarmi a quel cibo che solum è mio, certo non dei “diversamente”, nemmeno in un periodo nel quale noi già riuscivamo a vivere con il part-time di Roberta, che le fruttava 1400000 lire, equivalenti a ben più di 1400 euro attuali! No: io ero full-time per forza, così come, di converso, oggi, molti sono part-time per forza, e non per scelta. Vogliamo dirlo che una flessibilità buona esiste? Be’, tanto se non lo dico qui, l’ho scritto nel mio ultimo libro. Per me, nel 1997, un mercato del lavoro nel quale io avessi potuto adempiere con disciplina e onore il mio dovere verso lo Stato per metà del tempo, e per l’altra metà farmi i fatti miei, sarebbe stato un progresso. Nel 2014, un mercato del lavoro nel quale chi vuole lavorare full-time può farlo, purché non si faccia assumere full-time e si faccia pagare come un part-time, è evidentemente un regresso.

Ma come ci veniva venduto nel 1997 il pacchetto Treu?

Il pacchetto Treu ci veniva venduto, all’epoca, come un intervento di emergenza per creare lavoro, e la letteratura scientifica (Bertola e Ichino, citati nel mio lavoro) indicava nella rigidità del mercato del lavoro la causa della nostra disoccupazione strutturale. Notate che, sempre nel 1997, noi avevamo rivalutato da circa un anno e mezzo, e che avevamo avuto una jobless recovery dopo la svalutazione del 1992, per motivi che adesso mi sono molto più chiari di allora (ne parlo nel prossimo policy brief di a/simmetrie), come mi sono evidentemente più chiari nel 2014 di quanto non lo fossero nel 1997 gli effetti che la flessibilità “alla Treu” avrebbe avuto nel 2000 (per dire). Del resto, anche Gordon e Dew-Becker ci hanno messo un po’ a capirli, no? (e fra l’altro solando Travaglini, ma lasciamo stare). Va da sé che avrei potuto essere più bravo, e prevedere nove anni prima quello che l’economista sul cui testo avevo studiato macroeconomia nel 1985 non avrebbe capito se non nove anni dopo! 

Non è buon allievo chi non supera il maestro, e io evidentemente non sono un buon allievo.

Ma sono un buon maestro.

Fatte queste premesse, vi chiarisco contesto e messaggio del lavoro.

Il contesto era semplice: Roberta lavorava part-time (come vi ho detto) per un’associazione di migranti. L’associazione organizzava un convegno a Riva del Garda, in collaborazione con l’EZA, sul tema che sapete. Lei mi propose come relatore, l’altro relatore essendo Filippo Maria Pandolfi, che all’epoca si era ritirato dalla vita politica, dopo esser stato parlamentare italiano, ministro delle Finanze, del Tesoro, dell’Industria, dell’Agricoltura e Commissario Europeo. Uno de passaggio, insomma, che fra l’altro era anche stato, come gli appassionati sanno, il relatore della Democrazia Cristiana chiamato ad esprimere la dichiarazione di voto favorevole all’entrata nello Sme, al bel tempo in cui Napolitano era contrario. Apprendo oggi da Wikipedia che conosceva Tremaglia, il che probabilmente spiega perché fosse lì, stante il fatto che l’associazione che organizzava era di stretta osservanza democristiana, ma Tremaglia era, nella destra, il politico che più si era adoperato per i diritti degli emigrati italiani (per ovvi motivi).
Era prevista una pubblicazione di atti, e già che ci siamo ecco la relazione di Pandolfi. Io comunque ero già ricercatore (anche se non avevo ancora preso servizio), e quindi non avevo bisogno urgente di pubblicazioni. Dare un’occhiata agli atti però vi aiuterà a capire il contesto.

Voi penserete: certo che dire che l’euro non avrebbe risolto nulla, per di più dicendo che Modigliani non aveva capito nulla, di fronte a un notabile democristiano ultraeuropeista, ed essendo in attesa di presa di servizio in un dipartimento infestato da allievi ultraeuropeisti di Modigliani (alcuni dei quali politicamente attivi, come Baldassarri, maestro di Piga), era un bel gesto di coraggio!


Ma vorrei rassicurarvi. Io non sono mai stato particolarmente coraggioso. Sono sempre stato abbastanza distratto e molto incosciente. Quello che vorrei rassicurasse voi, deve però preoccupare i nostri nemici: il coraggioso si arresta di fronte a qualcosa, l’incosciente non si arresta di fronte a nulla. Nulla, capito? Nulla. Poi non dite che non ve l’avevo detto, cari “diversamente”.

E così abbiamo chiarito il contesto.

Veniamo ora al messaggio: il messaggio è che l’euro sarebbe stata una sòla. Come avevo scelto di trasmetterlo, questo messaggio? In modo efficace, perché quello inefficace sinceramente non mi appartiene. Qual è il modo efficace? Semplice: smontare il discorso dell’avversario usando la forza dell’avversario, come abbiamo fatto col TTIP, cioè usandone il linguaggio e lo schema concettuale.

Voi dite che l’euro porterà vantaggi? Bene, allora vediamoli. Ops, sorpresa, sono uno zero virgola. Ma voi fate come vi pare, eh!

Certo, avrei benissimo potuto fare, in trenta minuti, una lezzioncina di economia monetaria internazionale ai rappresentanti dei “Trentini nel mondo” o dei “Catanesi in Brasile”. Sarebbe stato un successone! Non stentate a crederlo, vero? Poi i “diversamente” si stupiscono se nessuno li ascolta! Io non mi stupisco: se non sapete parlare tanti linguaggi, incluso quello dell’avversario, e incluso quello che il vostro pubblico può capire, allora, amici cari, è del tutto ovvio che aggiungerete al vostro pregresso fallimento umano (dietro il quale ci possono essere tante cose: sfortuna, sciagure familiari, o anche semplicemente la genetica) un fallimento divulgativo.

Mi ci vedete voi a spiegare a persone che a 14 anni erano partite per l’Argentina e si erano fatte il mazzo per una vita, arrivando anche a posizioni di prestigio, cos’è il tasso di cambio reale e cos’è un’area valutaria ottimale? Io, cosa fossero, ovviamente lo sapevo: vedi il passo citato dal "diversamente" (riquadro in basso a sinistra del suo capolavoro di arte povera), dove evidenzio l’importanza di un’armonizzazione dei mercati reali. Ma non potevo dedicare a quello che era e tutt’ora è un libro dei sogni (“più Europa”), né a quello che era e tutt’ora è un argomento che sfugge ai più (l’euro è stato fatto per impedire alla Germania di rivalutare) i trenta minuti a mia disposizione. Li impiegai in modo più proficuo, con disappunto lieve ma civile di Pandolfi, e, ovviamente, buon feedback degli astanti (comunicatori si nasce).

Spiegai quindi che l’euro non avrebbe portato vantaggi né in termini di riduzione dei costi di transazione (perché la letteratura seria li aveva già quantificati, e perfino studiosi in conflitto di interessi li denunciavano come irrisori), né in termini di riduzione dei tassi di interesse. In particolari, erano fasulli due argomenti di Modigliani. Il primo, quello che ho riportato nel mio collage (in alto a destra), era il mio contributo "politico": la Bce sarebbe stata una Bundesbank 2.0, quindi l’idea che unendoci si sarebbe ridotta la German governance era ovviamente una fesseria (e di questo abbiamo parlato). Il secondo, dove risiedeva il mio contributo “tecnico”, era l’idea fasulla ora come allora che il problema della mancata crescita si potesse risolvere riducendo lo “spiazzamento finanziario”, cioè facendo abbassare i tassi di interesse e, per quella strada, alimentando investimenti, crescita e occupazione.

A quel tempo non avevo una visione organica come l’ho maturata adesso della intrinseca instabilità della finanza privata, del fatto che essa era la radice e non la soluzione di tanti problemi, e via dicendo. Avevo però il primo modello econometrico aggregato dell’Eurozona pubblicato su rivista scientifica (sarebbe stato pubblicato anni dopo, le cose, come forse non saprete, spesso vanno per le lunghe, e il progetto era stato ideato da Carlucci), e lo utilizzai per vedere se era vero che c’era un margine per la discesa dei tassi di interesse, tale da garantire che ci sarebbe stato un sufficiente rilancio dell’occupazione. La risposta era un sonoro e fragoroso no. Siccome sapevo di essere distorto contro l’euro, perché influenzato dal mio maestro, confrontai i risultati con quelli della letteratura empirica rilevante. La risposta rimaneva uno stentoreo, assordante no. Non ci sarebbe stato alcun “dividendo” dell’euro in termini di aumento dell’occupazione via calo dei tassi e rilancio della domanda. Questo diceva il modello, e questo ripetei lì, dal che ovviamente conseguiva che sia i migranti nostri che quelli altrui sarebbero stati in forte difficoltà, appunto perché “solo condizioni ordinate del mercato del lavoro possono favorire l’integrazione sociale del migranti”, e d’altra parte non si vedeva nemmeno l’ombra di “politiche di riforma e armonizzazione delle legislazioni comunitarie in materia di istruzione, lavoro e previdenza sociale, volte a favorire effettivamente la mobilità del fattore lavoro”, mobilità che ritenevo dovesse essere volontaria, e non coattiva, come era stata per i “Trentini nel mondo” e come è oggi per tutti gli italiani, dato che la migrazione ha “elevatissimi costi umani” (dei quali nessun fanatico del "più Europa" come il trullo whisperer parla oggi, e figuratevi se ne avrebbe parlato nel 1997)!

Del resto, chiunque legga il lavoro vede bene che quando dico (nell'introduzione) che "altrettanto e forse più importante è la riduzione della disoccupazione nei paesi di accoglienza" non sto sostenendo che l'euro l'avrebbe portata: sto sostenendo un dato di fatto, che oggi tutti vedono. Perché gli italiani stanno diventando razzisti? Perché c'è sempre meno lavoro per loro. Se ce ne fosse, ci sarebbe anche più integrazione (e più mobilità sociale), e la mia conclusione era che l'euro certamente non avrebbe portato più lavoro.

Chiaro?

Questo è quello che c’è scritto nel lavoro del 1997: è scritto come volevo dirlo, con i limiti che la mia esperienza di vita e scientifica dell’epoca evidentemente ponevano alla mia visione complessiva. Sì, avrei voluto diplomarmi in conservatorio, pur lavorando, pensa un po’: dell'economia me ne fregava quanto me ne frega adesso, meno di un sedicesimo della metà di un cazzo (il che non mi impedisce di pubblicare), e avrei voluto avere un'esistenza più equilibrata fra i miei diversi interessi: in Europa era possibile! E come sarebbero state implementate le riforme all’epoca non lo capivano nemmeno gli ordinari di economia del lavoro: sarebbe stato molto bello che da ricercatore in econometria (in attesa di presa di servizio in un Dipartimento che era ed è ultraeurista) io potessi capirlo completamente! Mi limitavo quindi a riportare quello che la letteratura scientifica diceva. Cosa deve fare un ricercatore, se non dar (criticamente) conto della letteratura scientifica? Certo che oggi sarei molto più critico, ma allora cosa avrei dovuto fare? Forse avrei dovuto spogliarmi di fonte alla platea e urlare a Pandolfi “fascista di merda!”? Sarebbe stato un bel gesto eclatante, non c’è che dire. Ma, a parte il fatto che non credo che “l’uomo di polsino” meritasse tanto, l’efficacia comunicativa sarebbe stata nulla (come è stata nulla l’efficacia di Donald nella sua breve e sconclusionata parabola).

Come nel Tramonto dell’euro, anche allora preferii usare il frame dell’avversario per far passare il messaggio con la mia fermezza e la mia capacità di comunicazione, quella capacità e quella fermezza che i “diversamente”, porelli, invidiano. Fanno male: minus habens si nasce, e se loro lo nacquero non è colpa loro, o comunque non siamo certo noi a fargliene una colpa (avendo ben altro da fare), e sarebbe bene che smettessero di farsene una colpa anche loro, e che vivessero più sereni, nel recinto che la loro diversità impone loro, senza ammantarsi di competenze che non hanno (“economista”... de che?) e senza venire a seccare chi sta lavorando anche per loro (se pure molto a malincuore, lo confesso).

Vorrei chiudere facendovi notare una cosa.

Da tutti c’è da imparare.

Sono stato felicissimo di aver invitato Riccardo Puglisi il 12 aprile (il paper che lui ha discusso in quella sede è in corso di pubblicazione su una rivista di fascia A), e di aver invitato Francesco Lippi l’8 novembre (il paper che lui ha discusso in quella sede è molto migliorato, per merito suo, e spero di poterlo presto proporre a una rivista). Sono stato ancora più felice quando, andando a Omnibus, Andrea Pancani mi ha detto: “Sai, ho invitato Lippi, non lo conoscevo, l’ho conosciuto a Pescara e l’ho trovato efficace. Stai facendo un ottimo lavoro, non si vedono spesso convegni dove persone di idee opposte ma di qualità dibattono civilmente. In Italia mancano think tank come il tuo.” Certo: perché il compito di un think tank è sì quello di fare una proposta, ma anche quello di elevare la qualità del dibattito, cosa che fa bene a tutti, visto che la verità in tasca è matematicamente certo che non ce l’abbia nessuno. Vi faccio un esempio: posto che ogni trasmissione italiana di “informazione” deve avere un Ciornalisten e un libberista, voi preferite che il libberista sia Boldrin o Scacciavillani, che, per quanto bene gli voglia, comunque buttano tutto in caciara, o Lippi, che per lo meno ti fa articolare un ragionamento? Magari due anni fa le circostanze erano diverse, ma oggi, nel 2014, vi assicuro che è meglio così. Alzare il livello del dialogo significa, ovviamente, aprirsi a tutte le opinioni, e poi ragionarci su, cosa che, ad esempio, non fa il Festival dell’economia, il quale (si aprono le scommesse) non inviterà nemmeno quest’anno l’autore degli unici due bestseller di economia italiani degli ultimi tre anni! Ma fanno bene: non potrei esimermi dal rinnovargli la mia gratitudine per la loro censura, e gli sono vieppiù grato per una scelta che li squalifica, per motivi uguali e contrari a quelli per i quali la mia scelta di apertura qualifica me e tutti noi.

Del resto, come dico sempre nell’ultimo libro, farebbe comodo anche alla “destra” (intesa come pensiero liberale, e come difesa degli interessi del capitale) che esistesse una “sinistra” (intesa come pensiero socialista, e come difesa degli interessi del lavoro). Il fatto che questa sinistra non esista significa che gli interessi del lavoro alla fine andranno difesi con la violenza, perché la democrazia in Italia è sospesa. Questo è il mio terrore, e questa è una delle mie tante previsioni che purtroppo si avvereranno. Ma io, e non il trullo whisperer, sto lavorando perché questa previsione non si avveri, e il mio successo su questa strada lo fa schiumare di impotente livore.

In ogni caso, io avrò la coscienza a posto, perché avrò parlato.

E comunque, dopo, ci sarà bisogno anche dei Boldrin (e soprattutto dei Lippi) per ricostruire questo paese, e con loro si dovrà e, almeno per quanto mi riguarda, si potrà parlare, perché con qualcuno o qualcosa si può parlare.

Ma attenzione: se si deve parlare con tutti, non si può parlare col niente.

Ecco, per il niente, dopo, non ci sarà nessuno spazio. E gli ominicchi che mi mettono in bocca parole distorte per farsi pubblicità, o peggio ancora, come nel caso dello squallido trullo whisperer, per cercare di scalfire la mia credibilità, allora, con loro cosa faremo? Li cercheremo casa per casa, non per sopprimerli, perché non esistono (e sopprimere ciò che non esiste non si può, per la contraddizion che nol consente), ma per avere il piacere di ascoltare letto dalla loro viva voce tutto il mio articolo del 1997. Sarà piacevole sentirli balbettare parole che non capiscono. Poi chiuderemo definitivamente il capitolo.

I "diversamente" non sono il male: sono la banalità del male.





(ecco, bravo, Fugazzo, ora sfoga anche tu il tuo meschino livore. Sai, basta scrivere “Bagnai” in una pagina web e qualche click arriva. Ma da quando esiste questo blog le donne e gli uomini di valore navigano altrove alla ricerca di notizie tenendosi sempre ben vicine delle mollette da applicare alle narici. Poi tornano qui a prendersi una boccata d’aria fresca. Le tue scuse sono respinte a priori, tu sei il niente, et in nihil reverteris... A te, e soprattutto ai tuoi clienti, che ne hanno tanto, ma tanto, ma tanto bisogno, auguro buona fortuna...).

48 commenti:

  1. “Quasi tutti avevano un carattere dolce e tollerante, due qualità che dimostravano la loro superiorità. L'invidia, questo orribile tesoro delle nostre speranze deluse, del nostro talento abortito, dei nostri successi mancati, del nostro orgoglio ferito, era loro sconosciuta.”

    Illusioni perdute, Balzac

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    1. "La costituzione attuale delle società, infinitamente più complicata nei suoi meccanismi che non quella delle società antiche, ha avuto per effetto di suddividere le facoltà dell'uomo. In altri tempi le persone eminenti, costrette ad essere dei talenti poliedrici, erano poche e apparivano come fiaccole in mezzo alle nazioni antiche. Più tardi, mentre le facoltà cominciavano a specializzarsi, la qualità riguardava ancora l'insieme delle cose. Perciò un uomo ricco di prudenza, come è stato detto di Luigi XI, poteva applicare ad ogni cosa la sua astuzia; ma oggi anche la qualità si è suddivisa. Per esempio, tante professioni, tante astuzie diverse. Un diplomatico astuto potrà benissimo essere imbrogliato in un affare, nel fondo di una provincia, da un avvocato mediocre o da un contadino. Il più astuto giornalista può trovarsi a mal partito in fatto di interessi commerciali, e Luciano era destinato ad essere e fu lo zimbello di Petit-Claude."

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  2. Le lascio un commento che ho postato a margine di un articolo economico. In un noto sito "cattolico" a cui sono abbonato ( EFFEDIEFFE.COM se a qualcuno interessa. E' noto?!).
    Professò, "non tu curar di lor, ma guarda e passa"...che de? na citazione! :)

    "Keynes aveva previsto anche l'imposizione di un tasso di interesse sui crediti esteri netti. Il paese in surplu commerciale( leggi Germania grazie all'euro), avrebbe pagato un interesse sui crediti esteri concessi ai PIIGS. Colpendo anche le posizioni creditizie estere strutturali, con perdite in conto capitale, si sarebbe scoraggiato un surplu commerciale duraturo. In pratica, colpendo SIMMETRICAMENTE debitori e creditori esteri, si sarebbe garantito equilibrio nel commercio internazionale, contro ogni tentativo di politica mercantilista ( vedasi sempre alla voce Germania!).
    P.S. Su un'analisi accurata delle conseguenza di un ritorno alla lira (non tragiche come ci raccontano!), si veda anche " L'Italia puo farcela" di Alberto Bagnai; Il Saggiatore edizioni, 2014.

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  3. Anche io, Professore lo ammetto, nel 1997 pensavo che l' Europa e perciò l'euro fossero cosa buona e giusta. Può essere utile?

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    1. Non vedo cosa c'entri. Ho appena detto e dimostrato che io pensavo il contrario, ma ovviamente ognuno era ed è libero di pensarla come crede. Poi la Storia tira una linea.

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  4. Basta guardare come usa twitter...

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  5. Neanche a farlo apposta, giusto oggi SE pubblica l'invito ad un convegno a nome del sé medesimo; invito al quale vengono allegati i curriculum dei relatori, e quindi anche del sé medesimo.

    "Nel 2004 ha conseguito un Master in Strategic Management presso The Michael Smurfit Graduate School of Business (University College Dublin). Dal 2005 si occupa di normativa di vigilanza bancaria e rischio. Nel 2011 ha frequentato un corso intensivo in News Journalism presso la London School of Journalism. Nel biennio 2012-13 ha collaborato con il portale Investire Oggi. Autore di due saggi (“Idee per l’Italia” del 2013 e “A.B.C. Italia” del 2014), è il fondatore del portale di analisi e informazione ABC Economics."

    Non so voi, ma io non ho mica capito che mestiere fa questo signore.
    Si "occupa" di normativa bancaria? Io mi occupo di economia e di politica, ma faccio tutt'altro lavoro. Ha un paio di diplomi? Anche io ho un diploma di ragioniere, nuovo, mai usato, ancora nel cellophane. E ho anche aperto (o fondato?) un sito (che non chiamo "portale" perché sarei ridicolo) di puro cazzeggio.
    Riepilogando: che lavoro fa, visto che il suo curriculum non lo dice?

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  6. Ora però voglio un fotomontaggio con il volto di Bagnai sul fisico di Jena Pliskin.
    Come sempre, "grave ma non seria".

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  7. Ci potremmo dedicare con successo a trovare argomenti che sputtanino questo signor nessuno, ma sarebbe tempo perso.

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  8. La prossima volta che ci incontriamo, dovrai dirmi che sapore hanno le bucce d' uomini rimasticate.

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  9. Buongiorno prof, ho sospeso la mia produzione Natalizia di tortellini per leggere questo post ed è stato molto interessante come al solito.
    Premetto che il suo paper del 1997 ho voluto leggerlo tempo fa, quando cominciavano a diffonderlo in internet.
    Ci ho provato, non ho la cultura per capirlo ed apprezzarlo fino in fondo, ma per fortuna quello che sono riuscito a capire io è più o meno quello che ha spiegato in maniera semplice, adesso, lei.
    Una critica professionale ed obiettiva all'euro. poi che dire sul lavoro, devo ammettere che anche io, da dipendente, sono sempre stato a favore di un mercato del lavoro flessibile.
    Quando il lavoro esiste, ed esistono giuste tutele, che problema c'è ?
    Questa gente è palesemente in malafede, in primo luogo perchè pubblica pezzi di paper decontestualizzandoli dal resto e facendogli assumere un significato diverso.
    In secondo luogo perchè, anche se fosse stato così, che cosa ci sarebbe di male ?
    Io mi sono stancato del culto della coerenza a tutti i costi, perché 17 anni fa una persona non poteva pensarla in un modo e poi studiando, lavorando, crescendo non può aver maturato un altro tipo di pensiero sulla stessa cosa ? Francamente non capisco... Spero di essere riuscito a spiegare cosa vorrei dire.

    L'altra discussione top a cui assistiamo e che mi fa andare trasalire è quella per la quale nei non ha rischiato nulla.
    Gente che adesso ammette di aver preso un granchio col movimento dal basso, ma che cita il suo penultimo post per far vedere che non è vero che ha rischiato, anzi, ma che ci sta guadagnando.
    Ma queste persone sanno cosa vuol dire schierarsi apertamente contro un sistema ? Io sono sicuro che in sede universitaria e non (senza considerare i potenziali matti che ci sono in giro) i suoi bei problemi li abbia avuti, lei ha avuto le palle di rischiare ed ora, tuttalpiù sta raccogliendo i meritati frutti.
    In quanti lo avrebbero fatto al suo posto ? E' molto triste l'invidia.

    Tornando al post, io spero si sbagli sull'esplosione di violenza a difesa del lavoro, ma temo che anche qui non si sbaglierà.
    Come mio Guru le manca un'unica cosa: smollarci i numeri vincenti del superenalotto, altrimenti la dovrò declassare al rango di Star e relegarmi al poco virtuoso ruolo di Groupie DAR
    Torno a fare i tortellini, buona serata

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    1. ...chissà se hanno telefonato anche dove lavorano loro.

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  10. Mah, io sono, e penso un po' tutti noi, speranze deluse, talenti abortiti, successi mancati, orgogli sovente feriti. Presone atto con umilta' e diciamo pure virilita', l'unica cosa che invidio al prossimo e' la salute.

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  11. Abbiamo bisogno di patrioti non di vermi!

    (quando ci vuole ci vuole!)

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  12. OT - QED: e' arrivato un altro declassamento per la Francia (scende ad AA).
    http://www.zerohedge.com/news/2014-12-12/fitch-downgrades-france-aa-full-text
    L'ultima volta che l'Italia vide la doppia A fu nel 2011.

    Oggi sono anche comparsi i primi titoli sui giornali sul 'rischio tredicesime'.
    Altro che rischio, per quello che vedo io nel mio ambiente e' una certezza!

    Ho quindi un quesito tecnico da sottoporre agli specialisti.

    Dal punto di vista della contabilita' nazionale, se le aziende in difficolta' rimanderanno il pagamento delle tredicesime a marzo 2015, sara' possibile conteggiare quei redditi nel PIL 2014?

    Secondo me no, perche' per il computo del PIL degli Stati dovrebbe sempre valere il principio di cassa (e non il principio di competenza).

    http://www.marchegianionline.net/appro/appro_352.htm

    IMHO il 'cigno nero' nuota gia' nelle nebbie dello stagno Italiano.

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  13. Vi prego, però, quando nella vostra relazione
    Racconterete questi avvenimenti dolorosi,
    Parlate di me come io sono, senza diminuire
    Né aggiungere nulla che alteri la verità'
    Otello

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  14. Certo....
    Fugazzi.... 1997.... Bagnai.... mumble....

    1997 Fuga da Bagnai

    Così, in scioltezza... come scartare un cioccolatino!
    Numero uno!

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  15. W gli incoscienti, di essi è il regno dei cieli.
    Per quanto riguarda i coraggiosi, Dio c'è n'è scampi e liberi, hanno una loro ragione intima e granitica che li muove, solitamente in condivisibile, e troppo spesso orientata ad un fine ultimo privato. Questi amerikani saranno incoscienti o coraggiosi? Ai posteri l'ardua sentenza.
    Tanto, il profumo o il puzzo, per fortuna, si riconoscono a distanza. E Lippi, bisogna riconoscerlo, più che un italiano all'estero sembra un amerikano in Italia. Onore al merito, per il momento.

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  16. E' carico il prof., non c'è che dire.
    Dopo il convegno a Montesilvano, sembrava quasi che si fosse "civilizzato".
    Ora invece lo riconosco: è tornato la iena dei vecchi tempi, evviva !!!

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  17. Non occorreva spiegare che il messaggio è mistificatorio; mi pare che sia bastevole il fatto che si pretenda di screditare qualcuno perchè oggi ha idee diverse rispetto a diciassette anni fa.

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  18. La a 442...ok...e le altre? a 440?? Ho mal di testa solo a pensarci alla vostra musica barocca.

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  19. Forse è off topic. Forse no. Probabilmente questo documento può aiutare a ricostruire il clima di quegli anni (la trasmissione credo sia andata in onda agli inizi degli anni 90). In particolare gli interventi di Guido Carli sono inquietanti per quanto espliciti. Prendendomi il lusso di sintetizzare e ricostruire il filo logico (non temporale) delle sue parole, ecco quanto detto: I sindacati, dagli anni 68/69, spingendo il costo del lavoro in alto avrebbero fatto soffrire il nostro inserimento nel percorso di integrazione economica e politica europea ed erano dunque da considerare come eversivi. Quando ho sentito queste parole in tv (rai storia..Si rai storia! Che a volte, tra uno spot terrorista e uno propagandista, fanno anche informazione senza volere) sono risuonate le parole dei miei genitori: "noi comunisti sbagliavamo quando eravamo contro la comunità europea". La mia risposta è stata: "non è che magari a quei tempi eravate comunisti e oggi no?". Oggi dopo anni e dopo la cavalcata mediatica di "mafia capitale" (sempre per sintetizzare e semplificare) li ho ritrovati grillini. Be' come si può pensare che nel 97' ci si potesse esprimere negli stessi termini in cui ci si può esprimere oggi? Come si può quando in quegli anni si era riuscito a convincere delle persone a rinnegare (inconsapevolmente) le conquiste che avevano ottenuto? Forse un cristiano a Roma poteva sentirsi più libero di esprimersi sotto Nerone che sotto Costanzo Cloro (quello prima di Costantino)? Non lo so, questo riguarda lei Prof. non me. Quello che so è che, per quanto riguarda me, oggi un socialista anche essendo sicuro che il prossimo imperatore sarà Costantino (tradotto: che l'euro vedrà la sua fine) non può che sentirsi un animale in via di estinzione.

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  20. Anche Galileo aveva studiato su testi che gli proponevano la versione geocentrica e ci credette finchè non si convinse di quella eliocentrica, corroborata dal prosieguo dei suoi studi.
    Di certo non possiamo attribuirgli malafede per quello che è il normale progredire della conoscenza verso la verità scientifica, sempre imperfetta e mutevole nel tempo.
    Grave è chi oggi continua con la teoria eurocentrica dopo tutto quello che ha potuto verificare ictu oculi e dal conforto della scienza economica.

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  21. Prof. Bagnai vedo che sotto sotto se la gode del “tuffo” di Fugazzi nel 1997.( Fugazzi si è diplomato nel 1999).
    Per la gioia del suo “palato” in rete ho trovato che la definiscono “la seconda primadonna economica” cercavo di scoprire chi è la prima ma non ho trovato nulla, perciò deduco che la cominciano, timidamente, a prendere sul serio.
    Vorrei che questa parte del suo post non passi inosservato perché agli italiani che lavorano, ai pensionati e ai giovani, si accusa di tutto:
    “Del resto, chiunque legga il lavoro vede bene che quando dico (nell'introduzione) che "altrettanto e forse più importante è la riduzione della disoccupazione nei paesi di accoglienza" non sto sostenendo che l'euro l'avrebbe portata: sto sostenendo un dato di fatto, che oggi tutti vedono. Perché gli italiani stanno diventando razzisti? Perché c'è sempre meno lavoro per loro. Se ce ne fosse, ci sarebbe anche più integrazione (e più mobilità sociale), e la mia conclusione era che l'euro certamente non avrebbe portato più lavoro.”
    Le confesso che nonostante io fossi nato sotto il segno dell'Ariete, sempre di più rimango stupito di fronte alle persone che hanno deciso di nuotare seguendo la corrente.
    Complimenti per “L'Italia può farcela”.

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  22. I dilettanti della calunnia, professionisti dell'invidia...

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  23. a memoria, penso sia il tizio del blog di "Keynes" che ha incominciato a riportare alcune sue frasi.
    può essere che sia avvenuto durante l'ultimo compleanno del blog?

    Lo stesso se non sbaglio ha ripreso un discorso di Kaldor degli anni 70 in cui lo stesso si autocriticava perché parlò a favore dei cambi flessibili o una cosa simile.

    ad ogni buon conto, ciò che accomuna questi dispersi del pensiero è la mancanza di una prospettiva, un mondo che vorrebbero.
    a sputare sui piatti siamo tutti bravi..

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  24. più di una volta mi è capitato di rispondere a delle discussioni nei vari forum dove c'era qualcuno che citava questo suo lavoro del 1997 per dimostrare che "Bagnai scriveva cose diverse e sosteneva l'euro",
    Io rispondevo che, avendo letto il lavoro in questione non vi trovavo nessuna tesi in contrasto con quanto scrive oggi, anzi, le affermazioni più importanti vengono riprese oggi con assoluta coerenza
    Poi, avendo trovato di meglio da fare, non partecipo più con frequenza a queste discussioni, anche vedendo la miseria culturale di certi personaggi che li animano

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  25. Fugazzi? Chi era costui? . Tuttavia oggi è domenica e poichè il Brunello è buono, ma costoso, ho abdicato per un più modesto ( si fa per dire) Nebiolo delle Langhe a sconto al supermercato. Bè, tutto sommato esperienza enologica positiva, se non fosse che l'amica cubana mi ha mandato a fan culo a suon di schiaffi. E' vero, ha ragione, sono disoccupato, vivo con la mobilità, ho 50 anni e vado in discoteche latino americane. Ed il bello è che trovo ragazze a pioggia ( mentre quando avevo vent'anni manco mi cagavano di striscio).
    Infatti, reduce dai bagordi del sabato sera, le ha fatto presente che ho avuto la sfortuna di trovarmi, non per causa mia, nell'epoca della reminiscenza del mesozoico (pardon, volevo dire Padoa Schioppoico).
    Il risultato è stato una sequela di schiaffi. Ma l'econometria non si occupa anche dei rapporti maschio-femmina?
    Viulenz, come diceva un tale, ma poichè al prof., mi pare d'aver capito, non piacciono molto i complimenti, invio un sentito fan culo.
    E' vero, a questi ritmi non ho ancora molti anni di vita davanti a me ed il bello è che ne sono perfettamente consapevole.
    Però, farò felice la vedova di Padoa Schioppa ( sperando che il padre eterno mi riservi il supplizio della sua visione per l'eternità).
    Carneade, Chi era costui?
    Che brutti scherzi fa la vita e a volte anche il vino.

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  26. Se posso aggiungere una cosa, penso che nel 1997 non sarebbe stata possibile un'operazione tipo Goofynomics.
    Internet non era così diffuso, i blog stavano nascendo: i canali per un'ampia diffusione di un'informazione anti-sistema erano pressoché inesistenti e l'interesse per l'argomento era quasi nullo, non essendosi ancora verificata la crisi.
    Chiaro che in un ambito così convenzionale la critica non potesse che assumere toni consoni e molto più moderati.

    Scusi il fuori tema.
    Sabato 13 Dicembre mi è capitato di vedere un servizio di Striscia la notizia
    Made in Italy in pericolo - Jimmy Ghione ha incontrato Elio Lannutti.
    Elio Lannutti, che non conoscevo, è un candidato indipendente dell'Italia dei Valori; ha collaborato con importanti quotidiani (Messaggero, La Repubblica-Affari & Finanza) nel 2003 ha pubblicato "Euro, la rapina del secolo" e vari libri contro le banche e le lobby, tra cui uno con prefazione di Grillo.
    Insomma qualcosa di buono e qualcosa di notevole e qualcosa di sospetto... non saprei classificarlo.
    Vale la pena di seguirlo e acquistare i libri o è un altro tipo Grillo o Tsipras?

    Fuori tema bis
    Per chi non lo avesse ancora letto, vorrei segnalare
    l'ultimo ottimo post di Marcello Foa.

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    1. Non ti so dire se è un altro Grillo, ma sicuramente dal suo blog risulta esserne molto amico!
      Diceva mio nonno, "dimmi con chi vai, ti dirò chi sei"

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  27. Mi son premurato di andare a spulciare i titoli di questo signor Fugazzi.
    Lui dice di essersi laureato in buisiness studies a Dublino, cioè qui;
    e poi di aver conseguito il master in Strategia Aziendale presso la UCD Michael Smurfit Graduate Business School di Dublino, cioè qui(dovrebbe essere all' interno di questo gruppo di corsi).

    Mi sembra un po' pochino, corsi a distanza, biennali, part-time, per venire a dare lezioni a Bagnai; da quello che ho visto e letto in giro, questo tizio spara al bersaglio grosso sperando di farsi pubblicità a buon mercato. Ma le cose che ho letto denotano approssimazione e scarsa scientificità.
    Allora meglio non dargliela questa opportunità, dato che non ha la buona creanza di presentarsi con il cappello in mano.

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  28. Prof ieri su Repubblica in prima pagina campeggiava l'intervista a Weidmann,,, chennepenza? Lasci perde sti nani da giardino...

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  29. Ecco un magistrale esempio di come selezionare i casi in cui applicare la direttiva "Karini & Koccolosi": in questo caso NON si applica!!!

    Da vero seguace faccio poi una domanda al Prof: come mai l'uso del termine "trullo" per identificare un essere secondo noi spregevole?
    Tutto sommato i trulli sono costruzioni originali che danno un aspetto molto gradevole al territorio della Val d'Itria.
    A meno che non sia la contrazione di "citrullo": in tal caso però mi sembrerebbe un termine troppo leggero per indicare chi si dedica ad operazioni squallide come quella del nostro

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  30. http://temi.repubblica.it/micromega-online/senza-moneta-nazionale-non-c%E2%80%99e-democrazia/

    Ora io so di non sapere e quindi con umiltà frequento questo blog cercandovi la Luce. È quindi con estrema umiltà che chiedo lumi, al Prof. e ai seguaci tutti: ma voi questa stampa di 200 miliardi di cui si parla nell'articolo come ve la immaginate? Io vedo stanzini bui della Banca d'Italia in cui si stampa moneta parallela di nascosto, roba che altrettanto di nascosto viene spacciata nei mercati e regalata a manicciate a ignare famiglie. Vi sembra una cosa seria?

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  31. Capisco solo che questo F. è un po' coglione… visto che dal collage da lui proposto non vedo nessuna pistola fumante che inchiodi il giovane Bagnai alla partecipazione della crociata pro-eurista… non lo fa quando auspica una maggiore flessibilità del mercato lavoro in una realtà tipicamente ingessata quale la nostra nel '97, ne lo fa quando pone la drastica diminuzione della disoccupazione dei migranti e dei lavoratori dei paesi ospitanti come elemento fondante per considerare un eventuale successo del progetto EMU. Non capisco, forse è un mio limite… leggo e non immagino! Se costruisci un falso lo devi fare bene, mica come i cineesiii con le monetine ( "troppi gialle, capo!" XD ) da 1 € , Fugazzi, prenda ispirazione dal genio che ha piazzato la banconota da 300 in Germania e poi ripassi. :D

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  32. Un po' off-topic, ma visto che si parla di modifiche al significato di uno un documento, stavo pensando a un breve campionario di termini che il buon Renzi usa alterandone il significato sfruttando l'effetto leva dell'immaginazione del piddino medio.
    Italiano corrente vs Neolingua renziana:

    perdita di tutele --> flessibilità
    perdita di diritti --> modernizzazione
    risparmi --> rendite
    essere realisti --> essere gufi
    oligarchia --> poteri forti
    atto indimidatorio --> #staisereno

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  33. Buongiorno Prof, ho qualche domanda. Assumendo sia vero che (quasi) tutti vogliono uscire, ma nessuno vuole fare il primo passo. Esiste una strategia politica per il nostro paese che possa favorire il fatto che questo "primo passo" sia compiuto da un qualche altro paese? Esiste una strada con la quale si concerti (segretamente?) una mossa di questo tipo tra due o piu' paesi? E' vero che la Francia ha uno studio su come uscire dall'euro? L'Italia ce l'ha uno studio di questo tipo? Infine: se il primo paese ad abbandonare l'euro fosse la Grecia, politicamente e storicamente fondamentale ma economicamente poco rilevante, varrebbe lo stesso la previsione "fuori uno, fuori tutti"? Grazie, mi scuso se le risposte stanno gia' nel blog (sono nuovo, e il materiale e' tanto...)

    Luigi

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  34. Per i diversamente comici Sellers in Hollywood Party cerca di sistemare uno sciacquone inceppato riempendo la tazza con un intero rotolo di carta igienica, di quelli lunghi; nella seconda scena del film invece interpreta una comparsa che rovina una scena di un film in costume ambientato nell'800 perché indossa un cronografo da polso (nulla rispetto alla scena successiva nella quale aziona inavvertitamente il detonatore che fa saltare la carica che distrugge l'intero set).

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  35. Caro Professore,
    sto procedendo velocemente nella lettura della sua ultima fatica e sono sempre più "rapito" dalla lucidità e profondità delle sue argomentazioni.
    Visto che lei segnala molti autori economisti che hanno negli anni contribuito a delineare e pre-annunciare, con la loro opera, il tragico evolversi della situazione economica dei paesi occidentali, le volevo segnalare un autore che senz'altro conosce, Silvano Andriani, già senatore della repubblica negli anni '80, scomparso il 1 dicembre scorso.
    Nell'ottobre 2006, quindi in tempi non sospetti, diede alle stampe il libro "l'ascesa della Finanza" che, grazie ad una recensione del Sole 24 ore (eccezione più unica che rara per la posizione "fuori dal coro" che sosteneva), acquistai e lessi in quell'inverno.
    Molte delle tesi sostenute da Andriani sono sulla stessa linea dell'Italia può Farcela.
    solo un passaggio:
    "la causa principale dell’aumento delle disuguaglianze nei paesi avanzati è il mutamento dei rapporti di forza tra capitale e lavoro.
    Ciò che è cambiato è il fattore istituzionale che regola la distribuzione del reddito: ieri era un accordo tra parti sociali benedetto dai governi a collegare la dinamica delle retribuzioni a quella della produttività: oggi sono i “mercati”, vale a dire le politiche monetarie delle banche centrali, che per loro natura sono indirizzate soprattutto a tutelare il risparmio, cioè il capitale. Nella stessa direzione ha operato la totale liberalizzazione dei movimenti di capitale"
    Allora, nel 2006, pochi avevano chiaro questo aspetto, men che mai (e questo, ad onor del vero, anche Andriani lo accenna soltanto) il problema dell'Euro.
    Ma, purtroppo o grazie a Dio, la resa dei conti è sempre più vicina.....
    Cordialmente

    Roberto Boschi

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  36. Prof, ho appena finito di leggere il suo libro e ho anche appena avuto la soddisfazione di sentire mio padre piddino, cui ne avevo regalato una copia, dire che l'ha letto con piacere e che forse comincia a pensare che le cose non stanno come Repubblica gliele racconta ( da decenni, ormai). Sentivo l'urgente bisogno di ringraziarla, per averci offerto una diversa prospettiva.

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    1. Chi legge Bagnai smette all'istante di leggere Repubblica. Per me e' stato cosi', dopo quasi 20 anni. Vedo che non sono l'unico.

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    2. Il prof è come la penicillina!

      Per le vittime di Repubblica, cioè.

      Per Repubblica invece è come la peniciullona.

      Un altro clamoroso caso di asimmetria, indeed.

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  37. Mi aspettavo di trovare una iena (Plinsky) invece trovo il "consueto" crotalo. Bisogna proprio esser sordi per non sentire i sonagli...

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  38. sono le simpatiche tattiche di disinformazione all'opera : iniettare nel circolo il veleno, e la manovalanza bassa per farlo si trova sempre, e così chi ha il sistema immunitario debole, perchè povero di spirito di denari di tempo, se lo puppa e così dubita vacilla torna nella rassicurante cornice di balle che fanno tanto comodo ... dovrebbe leggere , capire... ma se appunto non hai tempo etc, chittelo fa fà ? ma vuoi mettere con la droga facile dello slogan, del pernacchio, della parodia, dell'aò facce ride ?... allora come tante nuove ciccioline i teatranti vanno in parlamento ...

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  39. "Alzare il livello del dialogo significa, ovviamente, aprirsi a tutte le opinioni, e poi ragionarci su, cosa che, ad esempio, non fa il Festival dell’economia, il quale (si aprono le scommesse) non inviterà nemmeno quest’anno l’autore degli unici due bestseller di economia italiani degli ultimi tre anni"

    Intanto ieri è stata presentata la decima edizione; confermata la presenza di Joseph Stiglitz, Paul Krugman, Thomas Piketty e Heike Solga. Tema: "la mobilità sociale", intesa ovviamente come passaggio dalla classe media alla classe proletaria.

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  40. La propaganda mutila il significato delle parole. Flessibilita' non significa arbitrio unilaterale. I piu' lucidi fin dall'inizio sostenevano che un contratto "precario" dovesse esser meglio retribuito di un "continuativo", per non parlare dell'immensamente triste e squallida apertura dei negozi la domenica e simili. Non era difficile prevedere che il passaggio da straordinario a ordinario a obbligatorio sarebbe avvenuto rapidamente. Perche' nessuno dei miei interlocutori pensa mai che i propri figli lavoreranno giorno e notte esclusivamente per profitti altrui? Certo, lo vivranno rassegnati come di fronte ad un fenomeno naturale, terremoto o inondazione - ed anche qui, fra scuole fatiscenti e fiumi interrati...

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