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domenica 1 luglio 2012

L'approccio CDA agli IDE

Cosa sono gli Ide dovreste saperlo: sono gli Investimenti diretti esteri. Il Manuale della bilancia dei pagamenti li definisce come quella categoria di investimenti transfrontalieri che è associata "all'acquisizione da parte di un residente in un'economia del controllo o di un significativo grado di influenza nell'amministrazione di un'impresa residente in un'altra economia". In pratica, si qualifica come investimento diretto l'acquisto di un pacchetto azionario superiore al 10% (o comunque di titoli che attribuiscano più del 10% dei diritti di voto nell'organo che amministra l'impresa). Ovviamente il quadro è complesso, dato che le imprese possono essere strutturate secondo catene di controllo complesse, che magari coinvolgono più entità ("scatole cinesi"). Va da sé che rientra nella categoria degli investimenti diretti esteri anche il caso di un imprenditore che costituisce un'azienda in un paese diverso da quello di residenza. Si parla in questo caso di investimento greenfield (dove prima c'era un praticello verde, poi c'è una fabbrichètta - con la è).

La pubblicazione di riferimento per l'analisi degli Ide è il World Investment Report dell'UNCTAD (questo è il link all'ultima edizione).

Il fenomeno degli Ide ha promosso ovviamente molto interesse nella letteratura scientifica, che lo ha affrontato con diversi approcci. In Italia prevale l'approccio CDA. Per farvi capire esattamente di cosa si tratta, forse la cosa migliore è farvi un esempio:



Buongiorno Professor Bagnai, ho già provato ad inserire alcuni commenti ma non li ho mai visti pubblicati. Non so se sia stato a causa di un qualche errore da me commesso nell'inserimento o se Lei li ha ritenuti non pertinenti. In ogni caso ci riprovo, visto che tratta un argomento, gli investimenti esteri, che mi interessa, lavorando in un'azienda di proprietà americana, e che quindi mi porta a scrivere un commento specifico su di esso. Da quel che capisco, ma forse sbaglio non cogliendo a pieno il senso, Lei non è un sostenitore degli IDE, anzi li considera, tutto sommato un problema. Allora le sottopongo un possibile scenario per cercare di comprendere meglio. Supponiamo che io sia un imprenditore del settore agricolo. A un certo punto mi accorgo che sull'Isola Che Non C'è ci sono molti terreni potenzialmente fertili ma incolti e molta manodopera inutilizzata perché, non avendo strumenti agricoli (trattori, aratri, mietitrebbie e via discorrendo), nessuno lavora la terra. Decido  quindi di acquistare un terreno e di portare sul posto tutti questi strumenti, assumendo personale per lavorare. Pertanto una terra ora improduttiva inizierà a produrre grano. Una parte di questo grano servirà, direttamente o indirettamente tramite la moneta, a pagare i lavoratori, una parte costituirà il mio profitto, la remunerazione del capitale che io ho investito. Ovviamente tale mio profitto me lo porterò a casa mia. Siamo quindi in presenza di un IDE dei più classici. Mi può spiegare come questo possa essre negativo per l'Isola Che Non C'è? 1) Ho pagato il terreno, quidni gli Isolani potranno, con quanto ricevuto, acquistare trattori, aratri per coltivare altri campi 2) Ho iniziato una produzione che prima semplicemente non esisteva 3) Una parte di questa produzione rimane sull'Isola e prima non ci stava 4) Quanto porto a casa mia ugualmente prima non esisteva 5) Non posso riportarmi a casa il campo, al massimo mi posso riportare il trattore 6) Gli Isolani, con il reddito che rimane a loro, potranno un giorno ricomprarsi il terreno, se avrò voglia di cederlo, con tutte le attrezzature. A me sembra piuttosto che il mio IDE abbia generato prosperità per l'Isola. Mi corregga dove ho sbagliato.


Al gentile lettore, il cui commento era finito nella cartella spam, e del quale, però, non ho trovato altri commenti (forse sono stati scritti negli ultimi 14 giorni?), occorre dare una gentile risposta.



Gentile lettore,

il suo esempio ha un'unica pecca, della quale, del resto, lei è perfettamente consapevole. Questa pecca consiste nel fatto che l'isola che non c'è, appunto, non c'è.

Vede, lei può non essersene accorto, ma personalmente rifuggo, e con me rifuggono molti miei lettori, dall'approccio favolistico all'economia, l'approccio Collodi-De Amicis (CDA, appunto). Belle favolette, con bella e facile morale, che esentano chi le propone dal duro lavoro di confrontarsi con i dati.

Io non ho detto da nessuna parte (la sfido a indicarmi dove io lo abbia mai fatto) che gli Ide sono in assoluto "cattivi". Non l'ho fatto non solo perché faccio di un approccio scientifico, e quindi non favolistico e moraleggiante, la mia bandiera (sotto la quale, le ricordo, si stanno schierando in molti, contrariamente a quanto molti si aspettavano). Non l'ho fatto non solo perché mi occupo da vent'anni di economie in via di sviluppo pubblicando ricerche sui movimenti internazionali di capitale. Non l'ho fatto non solo perché conosco bene la storia dell'economia cinese, sulla quale ho scritto un libro, e diversi articoli scientifici, e nella quale gli Ide hanno svolto un ruolo importante (come in tante altre economie). No: non è solo per questo. Non sono sfavorevole aprioristicamente agli Ide perché io, a differenza di molti liberisti alle vongole, e però in piena sintonia con gli economisti veramente ortodossi, capisco, ammetto e riconosco che il capitalismo è un sistema economico basato sul debito, debito del quale gli Ide sono una delle tante possibili articolazioni. Il debito, di per sé, non è né aprioristicamente buono, né aprioristicamente cattivo. Bisogna vedere quanto è, perché viene contratto, e quando lo si contrae (oltre a tante altre cosette), per poter formulare un giudizio.

Lei avrà forse potuto intuire che io sono però allergico alla vuota retorica. Per questo motivo trovo repellente lo slogan che identifica nell'afflusso di capitali esteri la soluzione dei nostri problemi. Glielo dico con parole semplici: non sono io a dire che gli Ide in entrata sono sempre cattivi (ripeto: se lo ho fatto mi indichi dove e mi correggerò), sono gli altri a dire che gli Ide in entrata sono sempre buoni. E se vuole un esempio, basta che si legga questo post.

Vede, lei avrà altre preoccupazioni, giustamente. A me però preoccupa molto il fatto che in un periodo come questo i giornali sistematicamente diffondano informazioni tendenziose. Ai lettori deve essere chiaro che un afflusso di capitali è un debito. Partendo da questa corretta informazione si può ragionare correttamente e laicamente sulla necessità di contrarlo. Ma se si parla solo di "afflusso di capitali" aprioristicamente presentato come positivo, qualsiasi valutazione di opportunità sfugge al civile controllo democratico degli elettori. Una cosa che ad alcuni può far piacere. Spero (per lei) non a lei.

Poste queste premesse di metodo (ma la democrazia è un metodo), le fornisco qualche semplice spunto di riflessione. Il suo esempio è totalmente inappropriato per due motivi. Uno, molto semplice, è che lei fa riferimento a un investimento greenfield (portare il capitale ai poveri isolani che non ce l'hanno), mentre nel caso dell'Italia si parla di acquisire a prezzo stracciato imprese che ci sono e sono (sarebbero) relativamente competitive, con in più la condizione di avere le mani relativamente libere per licenziarne parte del personale. Credo che lei intuisca che non stiamo parlando esattamente della stessa cosa.

Questo tipo di investimento diretto rischia quindi di creare disoccupazione e distruggere domanda interna, cosa della quale, lei ne converrà, in questo momento non si sente il bisogno.

Il secondo motivo, che ai lettori attenti (e ai figli di colleghi - vedi sotto) non dovrebbe sfuggire, è che in questo momento l'Italia, come ho più volte ricordato, soffre di un problema di debito estero piuttosto consistente. Contrarre ulteriori debiti in questo periodo, e per di più debiti particolarmente onerosi come sono gli Ide, non è un'ottima idea.

Chiarisco.

Non so se prima di espormi la sua tanto cortese quanto lievemente inappropriata critica lei si sia preso la briga di guardare le mie considerazioni sull'Irlanda, leggendo anche la discussione che ne è seguita su lavoce.info. Se lo avesse fatto, capirebbe che il mio argomento, supportato dai dati (a differenza di molti argomenti altrui) non era che gli Ide fossero cattivi, ma che l'Irlanda ne aveva accolti troppi facendo una politica di dumping fiscale (credo che la storia le sia nota).

Bene.

Io vorrei che chiamassimo le cose con il loro nome, per non doverci accorgere domani che l'Italia ha accolto troppi Ide (cioè ha contratto troppi debiti con l'estero) per effetto di una politica di dumping sociale (cioè invogliando gli imprenditori esteri a stabilirsi qui tramite lo smantellamento delle garanzie sociali e la conseguente repressione salariale).

Tutto qui.

E, come vede, io le sto parlando della penisola che c'è. L'isola che non c'è, in questo caso, mi sembra una metafora inadeguata. Lei può, ovviamente, continuare a pensare che sia una mia opinione. Non le farò pesare il fatto che io le mie opinioni non le pubblico solo sul mio blog.




Albè ma gli IDE non è che sono per forza di cose sbagliati, dipende come sono gestiti politicamente (sud corea docet) Che poi i nostri simpatici aguzzini non lo vogliono assolutamente fare, è un altro paio di maniche. o no? Francesco Zezza.

E due! Senti, caro, io a papà tuo gli voglio troppo bene. E questo però mi crea un dissidio... Tu, prima del gentile lettore di cui sopra, dovresti spiegarmi dove mai io ho detto che gli IDE siano per forza di cose sbagliati. Me lo indichi il punto? Ripeto: questi ci stanno dicendo in faccia che ci fanno il piacere di comprarci le nostre aziende se noi però gli permettiamo di licenziare un numero sufficiente di lavoratori. Chiaro, no? Il mio post non si intitolava "Teoria pura degli Ide", si intitolava "Confessioni sull'art. 18". Chiaro, no? Il problema non è che io dico che tutti gli Ide sono cattivi, il problema è che gli altri dicono che tutti gli Ide (in entrata) sono buoni. Chiaro, no? L'Italia di debito estero ne ha già parecchio, sto solo chiedendo che si rifletta sull'opportunità di farne altro (il che presuppone che le cose vengano chiamate col loro nome). Chiaro, no?

Evidentemente no. Però qualcuno lo ha capito. A questo punto devo decidere se il problema è mio... o di quelli che non hanno capito. Dai, su, per questa volta (e solo per te) farò finta che il problema sia mio. Ma poi, quando nessuno ci ascolta, ti dirò la verità...

70 commenti:

  1. A proposito di IDE: anche il FMI si accorge, seppur con un lieve ritardo, delle quisquilie che lei va sbraitando da un po' di tempo:

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/01/crisi-uno-studio-del-fmi-avverte-troppa-finanza-danneggia-leconomia/280610/

    Anche la Lagarde avrà gli incubi con il debitoprivato?

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    1. Ma carissimo, è solo che Panizza e coautori hanno pubblicato negli IMF Working Papers il lavoro del quale vi ho parlato in anteprima qui. Il FQ arriva in ritardo di 6 mesi, ma la maggior parte dei suoi lettori, a giudicare dai commenti, è ancora più in ritardo. Peccato. Va detto però che loro non considerano gli Ide, ma il credito privato interno. Per gli Ide, basta guardarsi un qualsiasi World Investment Report, e si troveranno valutazioni positive (dove devono esserlo) e negative (dove devono esserlo). Per l'economia parlano i fatti e i numeri.

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  2. Se gli IDE servissero a rendere produttivi fattori della produzione altrimenti male utilizzati o inutilizzati (ammesso che ciò non avvenga attraverso la traslazione sulla collettività dei costi che incidono su beni pubblici generali, es; il paesaggio, la salubrità dell'acqua o dell'aria), potrebbero pure rivelarsi un elemento positivo.
    Ma nel caso di un paese a capitalismo maturo (cioè che ha la teorica capacità\disponibilità di tecnologie competitive), con un territorio congestionato, e che sia strutturalmente GIA' IN DEFICIT DELLA BILANCIA DEI PAGAMENTI, e quindi inevitabilmente con problemi (quantomento) di liquidità, mi pare molto difficile.
    In questo caso avremo un aggravamento del deficit strutturale bdp, nella migliore delle ipotesi, e un prevedibile incremento della congestione territoriale (con i relativi costi pubblici, siano o meno supportati da erogazioni di spesa pubblica, spesso non avvertite o presentate come effetto degli IDE).
    Insomma, bisogna anzitutto vedere PERCHE' si ricorre agli IDE e, poi, in che misura (rispetto al livello degli investimenti di un paese omogeneo che non abbia però uno squilibrio commerciale di partenza)...
    Insomma, in Italia, gli IDE provocherebbero il trasferimento a privati esteri dei profitti realizzabili attraverso il riallineamento deflattivo verso i paesi che hanno preventivamente operato la svalutazione interna e che comunque hanno accumulato capitali, in modo che, dopo lo smantellamento industriale e occupazionale dovuto ai vincoli valutari, segua l'appropriazione dei benefici conseguenti alle uniche manovre di riequilibrio che i vincoli valutari consentono. La fase 2 dell'euro in termini di colonizzazione...

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  3. Salve, secondo me anche rimanendo nell'ambiente fiabesco dell'isola che non c'è si finisce comunque in tragedia. Supponiamo infatti che questa isola abbia una economia con bilancia commerciale in pareggio e dove in totale circolano 900 monete d'oro. Arriva l'investitore estero e compra il terreno con (mettiamo) 100 monete d'oro portate dal suo paese, quindi adesso ci sono 1000 monete d'oro nelle mani degli isolani (sono più ricchi!). Ora però l'imprenditore ogni anno fattura 20 monete d'oro (e le riporta a casa) quindi dopo 5 anni l'isola torna ad avere 900 monete in totale. Negli anni successivi la quantità di moneta totale dell'isola andrà progressivamente diminuendo con una drammatica spirale di deflazione e recessione fino a che, dopo 50 anni l'isola risulta essere priva di monete d'oro e l'economia è tornata al baratto.

    Volendo c'è anche la versione in cui l'isola è più moderna per cui non si avvale del gold standard ma ricorre alla "moneta fiat": in tal caso l'imprenditore ogni anno userà le banconote isolane frutto dei suoi profitti per convertirle in banconote del suo paese d'origine, e così facendo svaluterà sempre di più la moneta dell'isola che non c'è e rendendo drammaticamente sempre più cara la benzina ai poveri abitanti.

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    1. Nell'esempio che ho fatto non ho assolutamente considerato la questione monetaria ma solo ed esclusivamente la produzione reale, proprio al fine di evitare considerazioni di questo tipo. Peraltro potrebbe anche essere che la produzione di quell'azienda venga indirizzata all'export e quindi l'import-export di capitali si bilanci o addirittura diventi positiva

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    2. Certo, può darsi. Era così anche in Irlanda all'inizio. Ma i flussi commerciali si sono dimostrati volatili, e il debito contratto si è dimostrato un macigno. Con le favole e i può darsi non si va da nessuna parte, o meglio, da una parte si va: in bancarotta. Ripeto, non ho detto "Ide no" (sono grato a chiunque abbia la bontà di non prendermi per scemo, e a chi non ce l'ha ricambierò il favore). Ho detto:

      1) DEMOCRAZIA ESIGE che si spieghi che gli Ide in entrata sono un debito;

      2) LOGICA ECONOMICA VUOLE che questo debito, come ogni debito, vada contratto e gestito oculatamente.

      Esempio: "maglideincinasonostatipositivi". Certo: la Cina era arretrata tecnologicamente, e però aveva una leadership forte che ha saputo regolamentare gli Ide in modo che determinassero spillover tecnologici positivi per i territori (inizialmente circoscritti) nei quali erano stati ammessi. Mi sembra un po' diversa la situazione dell'Italia, che si vede costretta a cedere le sue aziende tecnologicamente più avanzate, salvo poi vederle spolpare. Non è la regola, beninteso, ma è ovvio e PALESEMENTE E PACIFICAMENTE AMMESSO dalla letteratura scientifica ORTODOSSA che un paese maturo, come noi siamo, dovrebbe ESPORTARE, non IMPORTARE capitali. Se non succede c'è qualcosa che non va. L'euro?

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  4. Buongiorno Professore,
    La ringrazio della risposta sperando che questo commento non finisca nuovamente nella cartella spam (perché diavolo poi ci è finito è uno dei misteri di internet).
    In effetti mi ha chiarito un punto che mi aveva lasciato perplesso essendo stato io ad interpretare male la sua posizione.
    Se quindi ora ho capito bene, una cosa è un investimento greenfield, tutto sommato positivo, un'altro un investimento brownfield fatto a prezzi stracciati all scopo di estrarre più risorse possibile dell'azienda acquisita e poi mollarla là e non tanto per rilanciarla dopo, magari, un periodo di cattiva gestione.
    A questo riguardo, comunque, credo che alla fin fine la nazionalità dell'investitore faccia ben poca differenza. Ce ne sono già tanti italiani che acquisiscono aziende italiane solo per spolparle che uno straniero in più non farà certo la differenza.
    Il commento sull'Irlanda l'avevo letto, seppure rapidamente. Direi che in quel caso hanno pagato per l'appplicazione di una pratica che in effetti è anti-conncorrenziale quale il dumping.
    A questo punto mi sorge ul ulteriore dubbio: ma tutti i piccoli e medi imprenditori italiani che adesso stanno delocalizzando in Romania e posti simili, stanno facendo quindi più gli interessi italiani che quelli romeni, o sbaglio di nuovo? In fondo pure là fanno dumping per attirare gli IDE

    P.S. sì, avevo postato negli ultimi 14 giorni

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    1. Se ha postato negli ultimi 14 giorni deve avere pazienza perché ho avuto un problema tecnico. Recupererò il commento con calma. L'argomento che però tanto anche gli imprenditori italiani licenziano non mi convince poi tanto, considerando appunto il fatto che alla fine loro dicono che l'art. 18 li interessa poco. La nazionalità dell'investitore fa differenza comunque dal punto di vista finanziario, perché se è estero si determina (può determinarsi, più esattamente) un flusso negativo in bilancia dei pagamenti. Poi lei mi dirà: sì, ma mi ha detto mi cuggino che anche gli imprenditori italiani occultano i profitti all'estero. E io le dirò: certo, ha ragione, succede, se avessi soldi da portare all'estero in questo periodo forse ce li porterei anch'io. Però se passiamo dalla favola all'aneddoto non è che facciamo molta strada. Bisogna guardare la contabilità nazionale. Nel caso dell'Irlanda indica chiaramente quello che è successo. Il suo giudizio moralistico (sono stati puniti perché hanno fatto dumping) mi sembra fuori luogo. Le regole europee, evidentemente, glielo concedevano, ed erano osannati da tutti i giornali finanziari e non, se lo ricorda?

      Basterebbe, e sarebbe bastato, ricordarsi che un Ide in entrata è un debito. I debiti vanno contratti consapevolmente, non inconsapevolmente. Il mio argomento si esaurisce qui. Non so nemmeno esattamente quale sia oggi la situazione dell'Italia, ho appena dato una tesi sull'argomento e son curioso di leggerla. Quello che mi interessa, nel far divulgazione, è riportare certi termini nel loro corretto ambito. Tutto qua.

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    2. @ Vincenzo Sangiorgio

      Avrei una curiosità: lei ha mai sentito parlare della United Fruit Company?
      http://en.wikipedia.org/wiki/United_Fruit_Company

      O, magari, delle "repubbliche delle banane"?
      http://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_delle_banane

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  5. A proposito di capitali esteri: lavoro in un ramo di industria in cui l'acquisizione da parte di esteri di aziende italiane ha avuto troppo spesso carettere puramente predatorio, quindi bisognerebbe andare a vedere caso per caso SEMPRE. Per fare un esempio concreto, il Fatto si è scagliato contro l'acquisizione da parte della regione Lombardia di Nerviano MS - operazione criticabile, perche' il diavolo sta nei dettagli, ma il guasto viene da lontano, quando Carlo Erba vendette a Pharmacia (anglo svedesi) che poi vendette a Pfizer (il cui soprannome e' da anni "compra e licenzia"). Siccome nella nostra penisola c'e' un bel po' di polpa, al di la' di un mercato interno in progressivo raggrinzimento (e parlo di marchi, proprietà intellettuale, know how), le pratiche predatorie da parte di investitori esteri dovrebbero essere considerate a priori non l'eccezione, ma la regola. Ma mancando da decenni politica industriale, da queste parti, il senso di "asset industriale strategico" si è perso, o meglio è diventato sinonimo del trinomio ENI-ENEL-Finmeccanica, come se il mondo finisse li'. E tra l'altro non si sta pensando di vendere sostanziose fette di questa sacra trimurti? Da tempo del resto il fondo americano Knight Winkle, azionista di minoranza di ENI, predica l' "aumento di valore" via "spezzatino".

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  6. Grazie, professore! Come altri lettori non ho basi di economia, ma con il concetto di CDA lei mi offre un solido aggancio con ciò che conosco.
    Eco (Umberto) ha analizzato ripetutamente le strategie di confusione del lettore, mostrando come siano basate su passaggi di piano ben mascherati: piani temporali, piani del discorso. Mescolare bene argomenti tecnici e argomenti morali e' un segno sicuro di strategia di confusione nei confronti del lettore. E qui non si tratta di godere di un'opera letteraria ma di prendersi entusiasticamente una fregatura di portata storica.

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    1. Carissimo, come dico spesso, fra l'altro anche nelle puntate successive dell'intervista a Ecodellarete, il modello comunicativo nel quale siamo immersi è quello della favola di Capuccetto rosso, che Umberto Eco analizza così bene nella Morfologia della bugia (Dalla periferia dell'impero). Le rappresentazioni favolistiche sono intrinsecamente reazionarie non tanto perché distorte (potrebbero esserlo in qualsiasi direzione), quanto perché, essendo banalmente consolatorie, distolgono dall'analisi della complessità dei problemi. Del resto, questo è il motivo per il quale il complottismo à la Barnard è fascista: chi riduce la complessità dei problemi all'esistenza di uno o più lupi cattivi, riduce la complessità delle soluzioni all'eliminazione dei cattivi. Ma naturalmente il problema è più complesso e così non si risolve nulla (che è forse quello che si vuole).

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    2. Per chi fosse interessato, qui può leggere qualche stralcio:

      http://books.google.it/books?id=iVI2MU4_wrgC&pg=PT114&lpg=PT114&dq=Umberto+Eco++Morfologia+della+bugia+(Dalla+periferia+dell'impero)&source=bl&ots=fX78Te71uT&sig=Ex_5LHR4CaRtjLDbOozuhUJGeZg&hl=it&sa=X&ei=l5fxT9_DM8GV-waGrJivAw&sqi=2&ved=0CEcQ6AEwAQ#v=onepage&q&f=false

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    3. D'accordo, ovviamente. D'altra parte se già ai tempi del Watergate il modello per una dichiarazione (cruciale!) di un presidente americano era lo schema di una fiaba, figuriamoci adesso. E ci starebbe la fiaba americana secondo cui non esiste problema che non possa essere risolto eliminando la persona giusta (tutto Tom Clancy e anche Heinlein, "La via della gloria"). Ma vorrei sottolineare la narrazione costruita per confondere il lettore, come illustrato in Ritratto di Plinio da giovane (Sugli specchi e altri saggi).

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    4. Del resto già Platone ci faceva sapere che 'il mito è allusivo di una realtà nascosta', se pensiamo che la gente crede alle storie della Bibbia e se le beve supinamente ( la Bibbia è redatta con chiaro intento depistativo ), si può anche capire come mai Walt Disney in molti suoi cartoon fiaba ha messo dentro elementi massonici a go go e la gente li ha assorbiti senza fiatare, fossero stati propinati in un trattato storico li avrebbe rigettati...

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    5. Io penserei peggio: non è tanto un problema il complottismo alla Barnard quanto il fatto che in quei pochi dibattiti sui media che tirano in ballo il nocciolo del problema l'unica posizione critica che appare è proprio quella del complottismo. In questo modo si discredita tutto un pensiero che niente ha a che fare con complotti pluto giudaico massonici e via delirando.

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    6. Chiedo scusa, volevo dire à la Donald, ma nella fretta ho usato il nome sbagliato. Sì, siamo in molti ad avere l'impressione che in modo del tutto involontario quel personaggio stia facendo di tutto per intralciare una corretta informazione. Non faccio i nomi, chi vuole esporsi lo farà, ma siamo veramente in molti. E a me dispiace per chi, in buona fede, gli va dietro (gli anatroccoli), ma devono capire che prima ci si mette dalla parte giusta, e poi si parla. Prima no.

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  7. Alberto, prima o poi dovremo passare a discutere più in dettaglio anche del cosa fare, oltre di cosa non fare (no IDE, no euro...)
    Nel frattempo, qui (http://gennaro.zezza.it/?p=502) sostengo la tua tesi

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    1. Hai ragione, bisogna essere costruttivi. Come sai, con Sergio ci stiamo provando.

      Dato che quando mi toccano er Palla divento una bestia, capisco che avendoti toccato Francesco... Però, una precisazione vorrei farla: "euro no" lo ho detto, ma solo perché lo avevano detto prima di me in tanti (ti risparmio la lista, tu sei allievo di uno di quelli che lo hanno detto meglio e prima). "IDE no", invece, non l'ho detto. A me basta solo che la gente capisca una cosa molto semplice: non ci sono free lunch. Il capitale non viaggia gratis. Punto. Poi se una nazione vuole deliberatamente e consapevolmente attirare capitali col dumping sociale, a me va bene. Io voterei contro, ma se una maggioranza democraticamente costituita e informata in modo trasparente fosse d'accordo, non potrei che prenderne atto. Ed andarmene, ovviamente: perché la scommessa di rilanciare la crescita col dumping sociale (o fiscale) è una scommessa secondo me pericolosa, e credo tu sia d'accordo. Tutto qui. Dai un bacio alla creatura da parte mia!

      Per il resto, sono d'accordo con te che sommando i debiti lordi si offuscano dati essenziali. Però guarda il bicchiere mezzo pieno (come appunto fai): Vladimiro, come noi, sa che il sostantivo "debito" non è inscindibilmente fuso con l'aggettivo "pubblico", in un'unico termine: debitopubblico.

      Poi bisognerebbe anche capire come costruirsi una matrice dei flussi di fondi abbastanza compatta ed accessibile al general public. Ma io penso che tu ce l'hai, nel cassetto...

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    2. Professore, tralasciando il fatto che sono in accordo come sempre, basti guardare cosa hanno fatto le multinazionali estere in paesi che non erano i loro e come hanno trattato i lavoratori soprattutto ( nelle repubbliche delle banane avevamo bambini incatenati a lavorare 18 ore al giorno... in Cina fece scandalo Apple con le fabbriche in cui c' erano le reti di sospensione per evitare che i lavoratori si buttassero di sotto... e la Fornero lo sa di certo ), io trovo pericolosissimo l' articolo passato in sordina oggi: le banche americane ricevono dal governo il decreto di considerare l' oro come una moneta ( investimento a zero rischio pari al dollaro ). Il che ne porterebbe un' esplosione del prezzo. La cosa è terribile se passa, perché la servitù della gleba passa anzitutto da quel maledetto metallo INUTILE, uno sterco del diavolo in più, che la gente per ovvi motivi non può permettersi, e quindi si creerebbe un divario ancora più grande. La notizia è apparsa anche su yahoo finance, ci dice profe cosa si rischia se ha tempo.

      http://www.deshgold.com/oro-fisico-come-dollari-usa/

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  8. IDE e valore aggiunto

    Caro professore:
    un termine che sento spesso in unione con investimenti esteri e delocalizzazione è "valore aggiunto".
    La vulgata che ho nella mia percezione dice che le delocalizzazioni fanno perdere valore aggiunto e gli investimenti esteri possono portarci valore aggiunto.
    Ma allora quale è il ruolo del valore aggiunto in macroeconomia? Come si definisce esattamente?
    Cosa si può leggere al riguardo?

    Grazie infinite.

    Roberto Seven

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    1. Non te la prendere: il capitolo 1 di un qualsiasi manuale di macroeconomia, o anche Understanding National Accounts. Bisogna studiare, come sai. L'alternativa è la triade signoraggio-scie chimiche-MMT. Lì non c'è niente da studiare. E generalmente la soluzione prospettata è semplice, del tipo prendersela con minoranze etniche, fucilare i banchieri, o fare clic col mouse.

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    2. Se vuoi invece la risposta "microenomica" (utile nel caso si parli di concreti casi aziendali) il valore aggiunto è quello che rimane all'impresa del valore della produzione (fatturato + rimanenze) dopo aver spesato i costi esterni di produzione (acquisti di beni e servizi relativi alla sua attività principale, lavorazioni esterne ecc).

      Più corretto invece nel caso di delocalizzazione sarebbe parlare di MOL (margine operativo lordo) o di EBITDA (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization) se sei anglofono (p.s. non sono esattamente uguali, ma il concetto è molto simile).
      In questo caso infatti la voce spesso preponderante da togliere per giungere dal Valore Aggiunto al MOL sono i costi del personale, insomma ci siamo capiti ;) (spero)

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  9. http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/01/audi-no-alla-nuova-sede-per-la-ducati-il-ccc-rimane-a-bocca-asciutta/280622/


    Quod erat demostrandum?: quando gli IDE tradiscono le aspettative.

    Non sono un motociclista (non ho nemmeno il patentino), ma provo ugualmente un brivido lungo la schiena al pensiero che anche la Ducati chiuda in Italia, per riaprire magari in Polonia.

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  10. Buongiorno,
    sempre continuando sul modello comunicativo fiabesco mi viene in mente una questione: ma perchè se il problema è legato al debito privato (famiglie e aziende) lo stato si è scapicollato per dare i soldi alle banche? cioè se il problema è dei privati che non riescono a far fronte ai loro impegni di pagamento non era più logico aiutare tali soggetti piuttosto che le banche?
    Ovviamente mi sfugge qualcosa o forse ho semplificato troppo la questione? Anche in America: tutto ha funzionato fino a quando i cittadini hanno pagato le rate dei mutui, dietro i quali si nascondevano i famosi titoli tossici; quando i cittadini hanno cominciato ad avere difficoltà nel pagare le rate è "scoppiato" il casino! allora piuttosto che salvare le banche perchè le fiumate di dollari non sono andate ai cittadini in difficoltà?
    La prego di non ricoprirmi d'insulti per questa mia!
    Con rispetto
    Emiliano

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    1. Quando le cose vanno male bisogna gestire dei grossi problemi di moral hazard. Ovviamente ogni impresa se sapesse che lo Stato le ripiana il suo debito quando è insolvente avrebbe minori incentivi a utilizzare in modo oculato la somma che prende in prestito, e lo stesso varrebbe per le famiglie. Questo vale, naturalmente, anche per le banche, che però sono di meno e sulle quali si può, in cambio del salvataggio, esercitare un controllo più approfondito, e prendere misure che riducano il rischio di moral hazard (esempio: ridurne le dimensioni e separarne le funzioni in modo che chi specula sia abbastanza piccolo da sopportare il costo del proprio fallimento).

      Il problema con i salvataggi delle banche è che mi sembra che a grandi linee siano stati fatti in cambio di nulla, il che fa presagire che la situazione si riproporrà pari pari al prossimo giro di valzer.

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    2. Invece Emiliano non ha tutti i torti. Se allo scoppio della crisi dei mutui avessero rifinanziato a basso costo i debitori, invece delle banche, il salvataggio sarebbe costato meno e molta gente in più avrebbe ancora una casa. Non parlo di cancellazione del debito, ma di passare da un mutuo al 12% o più ad un tasso, che so, del 3%.

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    3. Ma io non è che gli stia dando proprio torto. Diciamo che gli faccio l'obiezione standard. Del resto, come dire: se il debitore famiglia (io pensavo più specificamente a quello impresa) paga una rata di mutuo inferiore, lo Stato chi sta finanziando? Per consentire al debitore di pagare solo 3, lo Stato in qualche modo deve dare alla banca la differenza, giusto? Io temo che alla fine della storia la vera differenza la faccia se si vuole o meno entrare nel merito di cosa la banca ci fa coi soldi che in qualche modo l'intervento dello Stato le consente di recuperare (direttamente o indirettamente). Finora ci hanno alzato i bonus dei dirigenti e ci stanno gonfiando la prossima bolla, come ci dicevi a Napoli. Ma... nazionalizzare no? O pensiamo anche noi che coruzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzione Stato brutto ecc. come gli strafatti quotidiani? Però sono sicuro che c'è un pezzo tecnico che mi sfugge, se ci aiuti ad approfondirlo sono grato.

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    4. Il problema negli USA era proprio il reddito dei debitori per cui una diminuzione degli interessi non serviva a niente (erano già non altissimi, non penso il 12% che mi sembra più un tasso da credito al consumo). Semplicemente si indebitavano contando non sul reddito per pagare il mutuo ma sulla sua rinegoziazione a valori più alti per l'incremento di valore dell'immobile.

      Il problema della nazionalizzazione è perfettamente posto, quello si doveva fare, contando però che due big player del casino, Fannie Mae e Freddie Mac, erano già pubbliche. Insomma lí è vero che il più pulito c'aveva la rogna.

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    5. @Alessandro
      Secondo me non ha alcun senso concentrarsi sulla proprietà delle banche per definire l'origine della crisi debitoria perchè significherebbe analizzare il fenomeno dal lato dell'offerta. Ed infatti non è un caso che questa storia di Fannie Mae e Freddie Mac è citata spesso dagli ZombiesFromAmerika per cercare di camuffare il fallimento della propria ideologia. Se consideriamo la vicenda dal lato della domanda notiamo che senza un' abbondanza di investitori (PRIVATI)inclini al rischio e alla irrazionale ricerca della redditività nel breve periodo, non ci sarebbe stato nessun titolo tossico subprime. Quindi, ripeto, non ha alcun senso chiedersi che genere di proprietà avessero le banche che hanno emesso i subprime, ma bisognerebbe sviscerare le cause profonde che hanno permesso a questi titoli tossici di proliferare, e cioè soprattutto la deregolamentazione dei movimenti di capitali accompagnata alla politica espansiva accomodante delle banche centrali che hanno garantito la vendibilità sui mercati di questi titoli, fenomeni a sua volta generati da forti squilibri presenti nell'economia reale.

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  11. Anni di Berlusconesimo fanno ancora danni. Il dover avere per forza un opinione e il non averla significa averne un'altra certamente. Ai tempi del nano, se anche Provenzano si fosse dichiarato anti-Berlusconiano avrebbe di certo goduto di un lento, mieloso ammorbidimento dell'accusa pubblica sulle sue gesta eroiche pure rivisitate da fiction di ottava visione.
    Quanto ho odiato quel patetico sillogismo: se è contro Berlusconi allora è uno buono? (PDDino?).
    Bisogna di ritornare ai "Perchè" si fanno le cose e alle domande semplici del tipo: "vediamo se è necessario".
    Proprio come dice il Professore.

    Saluti
    Marco

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  12. Oggi su Repubblica Fedrico Rampini srive che per il Washington Post "Siano i malati di Eurolandia" Nell'articolo inviato (1) manca una tabella che c'è sul gionale cartaceo e che riguarda le quote di PIl mondiale per paese. L'Italia Passa dal 4,5 del 2007 al 3,3 del 2011.

    L'articolo evidenzia anche il fatto che dall'entrata nell'euro abbiamo perso produttività nei confronti della Germania. Ma non è tutto. WP mette in evidenza che l'Europa non è una AVO ottimale e questo crea seri problemi in assenza di norme federali. In effetti chi è meno competitivo rimane ancorato al cambio fisso e non può riequilibrare la sua posizione sul mercato.

    ALBERTO FATTI PAGARE IL COPYRIGHT :-)

    1)http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1H2UYW

    PS: ho inviato questo commento su FA insieme ad alcuni link dei miei post scritti nel 2010 che sono simili a quelli di WP, ma ne traggo conclusioni diverse. MI ASPETTO SECCHIATE DI MERD...LI NON SONO PAZIENTI COME ALBERTO CON GLI "ECONOMISTI" DELLA DOMENICA :-)

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    1. Grazie, Domenico, sei un amico, ti sono grato per questo giusto riconoscimento alla mia pazienza e alla mia mitezza... O lo fai per farmi sentire una merda? ;)

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    2. (era il famoso "paziente come un aspide...")

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    3. Professore,
      ma ha letto l'articolo?
      forse ho interpretato male, ma l'articolo dice che siamo "IL" malato d'Europa (è tutta colpa nostra!!!), non che siamo malati "DI" Euro (a cui si accenna in modo fumoso in un paio di righe)
      C'è una bella differenza!!! La stessa che passa tra lei e un piddino.
      (sempre che io non sia completamente rimba)

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    4. Oltre ai classici insulti che Repubblica gode a riportare si dice:

      "Gli Stati Uniti, avendo mercato unico e moneta unica da oltre due secoli, nonché un solo mercato del lavoro e un sistema politico anch'esso unificato, conoscono le dure regole dell'integrazione. Se la Louisiana non regge la crescita della produttività della California, non può svalutare un "dollaro della Louisiana". Perciò l'aggiustamento avviene in due forme: o la manodopera emigra in massa verso la California, oppure i salari crollano in Louisiana e la produttività sale, fino ad attirare investimenti che fanno risalire la competitività e il Pil locale.

      Più spesso accade un mix di queste due cose. Naturalmente c'è l'unione bancaria (una banca locale non teme un assalto agli sportelli: è assicurata da Washington) e c'è la solidarietà fiscale che trasferisce un minimo di aiuti dal centro alle periferie povere."

      EMIGRAZIONE + CROLLO DEI SALARI + MINIMI aiuti
      più chiaro di così!!!!

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    5. Ho letto l'articolo incuriosito dalla citazione di Silvia (grazie Silvia!). Secondo me non si dice niente di scandaloso quando si evidenziano i problemi di AVO dell'Europa: non c'è il mercato del lavoro unificato, non c'è politica fiscale di riequilibrio e quindi la moneta unica avvantaggia qualcuno a scapito di altri (e la guerra della competitività si svolge a scapito del salario).
      Quello che è scandaloso è che quello che manca difficilmente ci sarà in questo secolo, non pare pensabile di trasformare l'Europa in una vera federazione (modello USA) in meno di 100 anni (ad essere ottimisti).
      E quindi l'articolo sposta l'attenzione sulla diversa produttività degli stati, questo sarebbe un problema minore se l'Europa non avesse i problemi congeniti riportati (AVO). Come dire: ho male ad un piede e sono costretto, con mille disagi, a camminare sulle mani e il dottore mi da dei guanti per evitare le vesciche nei palmi.

      Quindi le vere soluzioni alla crisi attuale che ci prospettano (più Europa) avranno impatto un po' troppo avanti nel tempo (se riusciranno ad attuarle, ho motivo di dubitarne. Quando e se riusciranno ad attuarla ci saranno flussi di lavoratori che si sposteranno sul territorio europeo, yeah, ci trasformeremo tutti i popoli migratori, che figata!).

      E quindi nel breve che si fa? Si mette una pezza alle banche e si taglia la spesa pubblica. Tagliare la spesa (parlano di 9 miliardi di euro...) in tempo di crisi non è uno scenario che fa ben sperare, di solito in tempo di crisi lo stato dovrebbe investire, spendere. Per esempio, si parla sempre di inefficienza, sprechi e scarsa innovazione degli apparati dello stato. Ecco, a rigor di logica, lo stato per combattere queste cose dovrebbe investire: innovare significa acquistare hardware, software, unificare banche dati, sistemi di gestione... Quanto costerebbe? Tanto. Quindi non sarebbero tagli ma l'esatto opposto.
      Anche nelle aziende il momento migliore per fare investimenti mirati all'innovazione è la crisi, c'è più tempo per ripensare alle procedure e quello che si investe darà poi i frutti quando il mercato riprenderà. Altro che spending review... Non puoi innovare TAGLIANDO.

      Un paradosso dietro l'altro.

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  13. A proposito di visioni reazionarie celate in rapprentazioni favolistiche, invito tutti per sentire ancora più caldo a leggere l'intervista di ieri di D'Alema a uno dei fogli della vocedelpadrone. http://www.corriere.it/politica/12_luglio_01/massimo-d-alema-c-e-nuovo-centrosinistra-europeo-dario-di-vico_f4ee5642-c346-11e1-9a40-3a8342915771.shtml
    Carissimo prof., lo dico senza ironia, ma cosa è successo in Italia negli ultimi 20 anni?! Non è mai esistita nessuna supremazia morale, per carità... la parte migliore del paese... tutte balle. Ma un minimo di logica politica, di logica e basta! Come può uno che ha cominciato nel Pci quando c'erano zuccherini come Longo e Pajetta affermare "In un nuovo centrosinistra europeo Monti può trovarsi a perfetto agio. È una personalità liberale che con la sua azione può mitigare positivamente le resistenze stataliste che ci sono ancora tra i socialisti. La sua insistenza sul completamento del mercato unico è giusta. Ha posizioni che a me paiono compatibili con il nostro orizzonte programmatico"?! Non ne usciamo più, è un incubo.

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    1. Eh, ma di spiegazioni ce ne sono a iosa. A parte il classico piatto di lenticchie, c'è il desiderio latente ed edipico di commettere parricidio (mi ci fai pensare tu), e poi c'è, in quota buonafede, lo zelo del neofita. A me fanno un po' pena questi qui che da pargoletti hanno studiato il Capitale alle Frattocchie e che costretti in tarda età a studiare il mercato a Montecitorio ignorano completamente di che lagrime grondi e di che sangue.

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    2. Tra le spiegazioni propendo per il piatto di lenticchie. Del resto buona parte del gruppo dirigente PD o s'affretta a farsi piacere le lenticchie o deve accontentarsi del pane e acqua (più un'arancia se alle dame di carità, nell'orizzonte del libberomercatoantistatalista, sarà permesso ancora di compiere la sesta delle opere di misericordia corporale).

      P.s. So bene che lei avanza da me un quartino di Ltro da Renato. Per una volta son felice d'aver contratto un debbito.

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    3. Ma in questo periodo ci sarà mora credendi, perché non passo da quelle parti con la creatura. Magari se vogliamo fare una convention/happy hour con i Goofynomisti romani, io a luglio più o meno ci sono...

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    4. @daniele l
      Ma guarda, la cosa che più è stata rinfacciata a Berlusconi dal politburo del Pds-Ds-PD è proprio la mancata "rivoluzione liberale". Glielo diceva in continuazione D'Alema, poi Veltroni quando nel 2008 gli ha fatto campagna elettorale a favore: "Amico Silvio, sta rivoluzione liberale non è che tu la prometti e poi non la fai. La devi fare perché va fatta, ce lo chiede l'Europa (ritornello per tre volte), se non la fai tu tocca farla a noi. Se vuoi ti diamo tutto quel che ti occorre ("te portamo l'acqua con le orecchie", alla Guzzanti-Rutelli d'antan) i voti son lì per te, MA FAI QUESTE CAZZO DI RIFORME STRUTTURALI CHE CI CHIEDE L'EUROPA!". Per di più han passato talmente tanto tempo a ripeterle ste formulette piddine che le hanno assimilate e ci credono fortemente, un po' come la sindrome berlusconiana che porta a credere alle proprie balle. Penso anch'io che la loro formazione dogmatica abbia facilitato il compito verso la transizione liberal-socialista fuori tempo massimo (oltre a rendere evidente di quale apertura mentale e flessibilità di pensiero siano capaci questi mediocri). E poi, parliamoci chiaro, oggi come ieri essere europeista fondamentalista ha aiutato e aiuta molto nel trovarsi una collocazione di alto livello e ben remunerata, nella politica come nei centri decisionali (altrimenti le fondazioni dei nostri non riceverebbero mica tutti quei bei contributi corporate...).

      Avessero messo la metà dell'impegno profuso nel fare la destra al posto della destra per smantellare l'ipertrofico accentramento berlusconiano dei principali strumenti di comunicazione con cui orientare l'opionione pubblica di questo paese (il conflitto di interessi, non sono mica i profeti della concorrenza?), oggi avremmo una opinione pubblica più informata, attenta e capace di difendersi da sola, anziché una massa impaurita da orientare a piacimento. Ma loro ci hanno ricavato lo spazio di rappresentanza mediatica che gli serviva e il gioco del bipolarismo straccione poteva continuare (ieri il voto utile contro Berlusconi, domani il voto utile contro i populistifascistidemagoghichevoglionofarciusciredall'europadoveandiamopoi). Ora vedono la possibilità di invertire le posizioni a loro vantaggio: non hanno principi, solo interessi.

      PS_@prof. Ieri a Livorno Bersani ha urlato davanti ai delegati del PD che se l'Italia uscisse dall'euro per comprare un caffè dovremmo portarci da casa un sacchetto pieno di monetine... che vergogna. Sono seriamente preoccupato da come sta buttando la propaganda del Pd in difesa della loro ventennale politica europea. Pur di difendere i loro fallimenti stanno usando il peggior terrorismo da spammer professionista (del tipo "finiremo come lo Zimbabwe"): ma quale considerazione ha questa gente del proprio elettorato? Possibile che solo in questo dannato paese non si possa discutere ragionevolmente sui fatti, i pro e i contro e le conseguenze sociali che comporterebbero delle scelte non ponderate?

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  14. Professore leggendo il suo blog sto dando sostanza al mio essere di sinistra, comunista. è una bella sensazione. mi sento bene grazie a lei.

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    1. Ma non sei rimasto schiacciato da quel famoso muro...

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  15. al di là delle considerazioni squisitamente economiche sul vantaggio per l'Italia di un'uscita dall'euro, penso che anche quelle politiche non siano da meno.Sembra che gli ascari della Merkel,Finlandia e "Paesi Bassi",abbiano apertamente detto il loro NO all'iperincensato accordo anti-spread; così tanto per dare un calcio sul muso al nostro sobrio leader e ai suoi compatrioti suonatori di mandolino......
    Aloisio

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  16. Prof. Bagnai,
    sono di ritorno da 3 settimane di vacanza in Albania, dove pare che tutte le grandi opere pubbliche siano finanziate da capitali stranieri, euro o dollari.
    Non riesco a capire che vantaggio ci sia, per un paese a moneta sovrana come l'Albania, a farsi prestare dai tedeschi degli euro che dovranno essere ripagati con gli interessi, quando lo stesso Stato albanese potrebbe stampare dei lek albanesi per finanziare le stesse opere.
    In fin dei conti si tratta, in entrambi i casi, di pezzi di carta con sopra dei numeri o di numeri sui PC della banche.

    Davide Gionco

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    1. Vacanze in Albania! Una scelta interessante. Carissimo, i vantaggi gli albanesi li vedranno nel lungo periodo, o forse nel breve, visto che è dal 2007 che hanno un deficit delle partite correnti a due cifre, e nel 2009 sono passati a un saldo redditi negativo. Non ho il dettaglio, ma potrebbe voler dire che i pagamenti per interessi stanno crescendo. Non è un bel segno, non trovi?

      Questo per la logica macroeconomica.

      La logica microeconomica può essere fatta di tante componenti. Esempio, la famosa coruzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzione, secondo me, in certe realtà spiega gli Ide con un R quadro di 0.9999.

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    2. ...una scelta dovuta, avendo la moglie albanese, ma nello stesso tempo molto interessante, per chi sa come muoversi.

      Il deficit delle partite correnti credo sia dovuto alla scarsa capacità produttiva: importano persino carne e verdure che sarebbero in grado di produrre da soli.
      Le rimesse dall'estero degli immigrati sono in forte diminuzione, a causa della crisi europea, addirittura molti immigrati rientrano in patria.

      Non ho idea se i parametri che citi porteranno un giorno dei vantaggi agli albanesi. Per il momento si denota solo un aumento in circolaZZione della macchine di lusso ed una costante mancanza di liquidità nelle tasche della gente.

      Non ho ancora capito perché lo Stato albanese non si metta a stampare denaro (come diceva Keynes) per dare un po' di lavoro ai moltissimi disoccupati.

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  17. http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/parmalat-avariato-lactalis-dopo-aver-svuotato-il-tesoretto-dellazienda-di-collecchio-per-mettere-a-40717.htm#Scene_1

    A proposito.

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    1. Senti: io sono un macroeconomista, quello che succede nelle singole aziende non lo so, e non so leggere un bilancio aziendale se non per sommissimi capi. Ma sui conti nazionali, però, certe sfumature le so cogliere. E per tracciare i confini della foresta non è necessario contare tutte le foglie. Speriamo che chi invece ha bisogno di contarle tragga da questo tuo contributo qualche insegnamento. L'isola che non c'è non so dove sia. La Parmalat, dov'è, lo dice la parola stessa. Siamo seri e stiamo attenti.

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  18. Caro professore,una conclusione del vertice di Bruxelles che mi ha spaventato per la sua sottigliezza e pericolosità è quella di porre tutto il sistema bancario europeo sotto la vigilanza della BCE e di far ricapitalizzare le banche in difficoltà dall'ESM.
    In questo modo si pone a mio parere una base per giungere al controllo di tutto il sistema bancario dei paesi europei.
    Quando l'ESM ricapitalizza una banca immagino che un certo controllo sul management lo vorrà avere et voilà...abbiamo una banca (come diceva Fassino), poi un'altra e un'altra fino al controllo totale, e controllando i gangli bancari si controlla il sistema produttivo del paese e tutto il paese( moltiplicato per17).
    Quello che mi fa ridere è che per servire questo assist alla Cancelliera c'è chi ha sostenuto di aver dovuto battere i pugni sul tavolo....speriamo non si sia fatto troppo male...
    Franco

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  19. indirettamente o direttamente legato al discorso:

    http://nakedkeynesianism.blogspot.it/2012/07/spurious-victory-of-mmt.html

    eccellente articolo di Sergio Cesaratto, da incorniciare. (oh alla fin fine, taluni arredano la casa con le tele squarciate di Lucio Fontana, siate più moderni, appendetevi un articolo di Cesaratto).

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    1. penso che lo farò.

      Tra l'altro mi chiarisce molto bene perchè tra gli anatroccoli intervenuti a Rimini le soluzioni "Euro sì, euro no, ognuno torna alla sua moneta" fossero tutte valide! Chi diceva euro sì aggiungeva come condizione che l'UE sarebbe dovuta diventare come gli USA e la banca centrale europea come la FED, ma alla fine questo vuol dire portare acqua al mulino della Germania...

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    2. Ma qui lo abbiamo sempre detto, me ne darete atto. Come va dato atto a Sergio di aver voluto perder tempo appresso a Wray. Quello che secondo me, da persona che si occupa di global imbalances da venti anni, sfugge ancora a tutti, è che NEMMENO gli Usa possono stampare moneta ad libitum. Mai sentito parlare di dilemma di Triffin? Nel caso rinfrescatevi la memoria, e riflettete su questa frase: la crisi dei subprime è una crisi di sostenibilità del debito estero Usa. Perché?

      Sintesi: la MMT, tolto quello che potevamo fare in Italia prima del divorzio, è il vuoto pneumatico. Ma va bene così. Del resto, gli Stati Uniti sono il paese delle grandi praterie e delle grandi porzioni. Non mi risulta siano quello delle grandi sintesi. Ma non possiamo parlare di altro?

      P.s.: non va bene così, ovviamente. La sua diffusione in Italia è organica a un progetto fascista di controinformazione. Ma alla fine i nodi verranno al pettine. A noi basta sapere come regolarci.

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    3. Eccellente articolo istwine! ;) rubo!

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  20. Segnalo che nel programma "In Onda" su La7 si è verificata un'eccezione all'omodossia economica televisiva. Ernesto Screpanti ha "rivelato", tra lo sconcerto della coo-conduttrice, che il governo persegue una svalutazione "interna" dei salari perchè non è possibile una svalutazione della valuta. Prof, se ti chiedessi un'opinione su questo economista??

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  21. CONFINDUSTRIA SCENARI ECONOMICI

    Professore,
    ci sono un sacco di lunghissimi pdf qui. Ne ho letti soltanto dei pezzi e sintetizzando al massimo con parole mie direi che è la solita zuppa con le solite menzogne, ma condita con qualche tardiva e non disinteressata verità.
    Parafrasando De André:
    "si sa che la gente dà buoni (si fa per dire, ndr) consigli
    se non può dare cattivo esempio."

    http://www.confindustria.it/indcong.nsf/W5/2C303FD7B2540736C1257A2B00313904?openDocument&MenuID=6DFE0860212223D1C12578FD0033825A

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    1. Cara Silvia

      Magari lo sai già, ma De Andrè è arrivato ... due!
      Les vieillards aiment à donner de bons préceptes, pour se consoler de n'être plus en état de donner de mauvais exemples. François de La Rochefoucauld

      Sarà la serata col piddino, ma piuttosto di Fabrizio io citerei hic et nunc “Smisurata preghiera”, scritta su ispirazione di Alvaro Mutis, che ben si attaglia, io penso, al tipo Goofynomico allorquando

      (..) viaggia in direzione ostinata e contraria
      col suo marchio speciale di speciale disperazione
      e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
      per consegnare alla morte una goccia di splendore
      di umanità di verità (..)
      ricorda Signore questi servi
      disobbedienti alle leggi del branco
      non dimenticare il loro volto
      che dopo tanto sbandare
      è appena giusto che la fortuna li aiuti.

      Aioh! Dimonios
      Avanti Forza Paris

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  22. Il parossimo del paradigma.

    ISTAT: disoccupazione giovanile = 36,2%

    Il resto sono effimere manifestazioni di "menti" che mentono godendo del mentire.

    Lontane da una livella che da "gravità" a salite e discese: http://www.youtube.com/watch?v=kh-DtTmQb5E

    That's all, folks!

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  23. Anche la Francia sembra apprestarsi a "fare i compiti a casa"...

    BRUSSELS - The French government will have to find €43bn in order to bring the country's deficit in line with EU rules by 2013, a fresh report has shown.

    A report on state finances by the national Court of Auditors said Paris will need to find up to €10bn this year and €33bn next year to reduce its budget deficit to 4.5 percent of GDP and then 3 percent of GDP.

    "The situation remains extremely worrying,” court president Didier Migaud told Le Monde newspaper, referring to the state of the country’s public finances.

    When asked how the money for 2013 will be found Migaud said “with more rigour.”

    “In health, education, vocational training for example, France spends much more than other countries. But their results in these areas are significantly better than ours.”

    “It is better to make efforts now than have them imposed by others tomorrow,” Migaud added.

    The large sums are set to test Socialist President Francois Hollande's skills of persuasion." (..)

    http://euobserver.com/19/116836

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    1. Beh, lo sapevamo che arrivato Hollande il grembiulino "rosa" sarebbe servito per gli schizzi di sangue (sui "43 miliardi", siamo solo all'inizio, dato che quando si inizia a "farepiùeuropa" si sottostima l'effetto della recessione sul gettito).
      Invece, noi, grazie a tremonti-monti (e predecessori vari), ci siamo avvantaggiati sui francesi nei "compiti a casa" e nel programma "lovuolel'europa" (che culo!): la prova?
      La nostra Corte dei conti, ormai, dice il contrario di quella francese (cioè abbiamo un tantinello esagerato): http://www.asca.it/news-Spending_review__Corte_conti__ok_tagli_ma_frenano_crescita-1170873-ECO.html

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    2. Meno male che c'è qualche elitista (o etilista) che si ricorda di quello che dico. Quale più eloquente QED?

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    3. così come la disoccupazione è un disincentivo per i lavoratori salariati a chiedere salari più alti, anche la perdita di welfare agisce allo stesso modo. Se poi aggiungiamo l'obbligo, dettato dalla necessità e non certo da leggi "liberticide", di acquistare assicurazioni private per permettersi ciò che prima era un diritto (salute, istruzione, pensione) ecco che si aggiunge all'effetto moderatore sui salari, anche un nuovo gettito finanziario verso i rentiers.

      Le azioni denunciate dalla Corte dei Conti italiana e le azioni del Governo francese hanno l'effetto di "affamare la bestia" di Reaganiana memoria.

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    4. Ecco una mia replica a Gustavo Piga che afferma la sostenibilità dell'euro sulla base di trasferimenti da bilancio federale in compensazione delle svalutazioni salariali locali come avviene nei singoli Stati USA: ciò assimilando gli IDE in UE alla mobilità di imprese-lavoro tipica degli USA:
      "La crescita salariale USA, specialmente negli ultimi 40 anni, ha riguardato solo i livelli professionali più qualificati (su questo blog è stato pure illustrato da un bel post) e, per il resto, la risposta è stata invece la deflazione massiccia, e uniforme in tutti gli Stati, del lavoro non qualificato (mc jobs, camerieri e addetti…alle pompe di benzina). Cioè si è realizzata un riduzione della mobilità sociale a circolo vizioso (non estranea ai meccanismi di credito all’origine dei sub-prime).

      Quanto agli IDE in Italia: sono debiti in conto capitale e passività per profitti-interessi erogati all’estero incidenti sul CAB (che già di suo non se la passa tanto bene). La domanda è: ne avremmo veramente bisogno?
      Se si parte dall’idea che le tecnologie competitive sono da noi disponibili e, in effetti, in gran parte producibili in Italia, e che abbiamo un “territorio” tra i più congestionati del mondo (in cui semmai non sono da “creare” ma da aggiornare le fitte reti di infrastrutture), tutto si riduce alla crisi di liquidità e alle sue cause “strutturali”.
      E allora, gli IDE sono solo una extrema ratio malamente correttiva (per le ragioni indicate) delle distorsioni recate dall’euro. Senza il quale, il livello degli investimenti nazionali -pubblici e privati- avrebbe ben potuto rimanere all’altezza della nostra competitività, vulnerata essenzialmente dai tassi di cambio reale in situazione di OCA (volutamente) imperfetta (come mostra molto bene De Grauwe).
      Allora gli IDE, presentati come vantaggio d’arrivo della deflazione salariale in corso (che con la spending review investirà di un’accelerazione anche il pubblico), in una situazione di calo della domanda indotto e di vincolo valutario senza senso economico, finiranno per essere il sistema di trasferimento all’estero (anche) dei profitti, riespandibili a seguito della obbligata deflazione interna (privati come siamo dell’aggiustamento naturale del cambio), dopo che i capitali sono già belli che emigrati…

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    5. Piga mi ha risposto accusandomi di voler vietare gli IDE (?) e che non vede la relazione con la deflazione salariale in corso (?).
      Risposta:
      E chi li vuole proibire gli IDE? Dico solo che sono una cosa fisiologica in economie aperte(e si combinano variamente con gli investimenti di cui una nazione rimane capace) e una cosa patologica, se sostitutivi della capacità di investimento autoctona, in economie indebolite esclusivamente o essenzialmente da vincoli di cambio.
      E poi, un’economia in prolungato deficit bdp non si riprende per via IDE, dato che, proprio questo intendevo precisare, portano a indebitamento KA e a componenti passive della partita commerciale (profitti, interessi, persino i megaredditi degli executives che rimangono residenti all’estero tipo Marchionne). Alla fine dei giochi, come insegnano acciaierie, Ferretti, Ducati e presto molto molto altro, corruzione-burocrazia-mafia non fermano gli IDE quando si interviene su imprese appetibili ma indebolite dai costi comparati più alti per la sostanziale rivalutazione da euro.
      E allora, se già ora la decapitalizzazione delle nostre imprese le rende terreno indifeso di conquista (si pensi alle quotazioni di borsa raggiunte dall’intero sistema bancario), figuriamoci quando saranno realizzate appieno le “riforme strutturali” di aggiustamento deflattivo dei salari, congiunto agli abbondanti tagli occupazionali che ne sono lo strumento (cioè l’unico strumento di correzione degli squilibri commerciali determinati dai tassi di cambio reale in un’area a moneta unica ma senza convergenza dei tassi di inflazione, SPECIALMENTE perseguita da chi agisce per tenersi sotto al limite del 2%)….

      PS: se non mi pubblichi ti capisco (era solo una dimostrazione del come la pensano anche degli economisti di valore, minimizzando la questione euro-squilibri strutturali commerciali-tassi di cambio reale; in fondo è un elogio a Fontana-Cesaratto, oltre che il contrappunto goofy-resto del pensiero "semi-unico")

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  24. Buonasera Quarantotto,
    anch'io avevo accennato la questione:
    "... un afflusso di capitali è un debito, e in questo momento in cui l’Italia soffre di un problema di debito estero piuttosto consistente, non ci farebbe così bene."

    Risposta:
    "..... Ben vengano invece investimenti diretti esteri che apportano capitale, idee, occupazione."

    http://www.gustavopiga.it/2012/quellabisso-di-politica-economica-che-non-ce/

    Ultimamente sto calcando un po' la mano insieme ad altri 3 o 4 che sono certa vengano da qui (uno sei tu, dunque! Mi fa sempre piacere la tua compagnia).
    Non mi piace andare a fare la rompiscatole nei blog altrui se sono apertamente schierati. Quello che mi infastidisce è il non capire da che parte sta.
    No, non devo contare palle: io sono convinta di aver capito da che parte sta, ma mi infastidisce che non lo dica apertamente. Se mi sbaglio sono pronta a scusarmi con lui e ad ammettere che quella in malafede sono io.

    Oggi ha scritto "Gli angeli che io spero di vedere nella capitale dell’Europa che sogno, la Berlino che è rinata dopo l’espropriazione della nostra libertà, che è rinata grazie alla lotta dei miei nonni e dei miei genitori..."
    Berlino capitale de ché? Ci sono andata giù pesantina (anche su Giavazzi, quindi non so se lo pubblicherà, per ora devo dire che lo ha sempre fatto e che è sempre stato super-gentilissimo (troppo?) nelle risposte.)

    ps IDEM COME SOPRA (Professore, cestini pure!)

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  25. Forse la Cina ha gestito meglio gli IDE rispetto ad altri paesi perchè i dirigenti del PCC da giovani hanno letto i testi sacri...http://www.marxists.org/italiano/lenin/1916/imperialismo/capitolo8.htm

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  26. Buongiorno professore.
    Scusi la mia lentezza cognitiva, ma avrei bisogno di alcuni chiarimenti.
    Qui si dice, se ho capito bene, che il problema del ricorso continuo all'investimento straniero sia legato alla remunerazione del capitale, che porterebbe a una costante fuoriuscita di denaro dal paese in cui l'investimento è realizzato verso quello di provenienza dell'investitore; in questo senso, immagino, debba essere considerato un debito.

    Inoltre, i flussi di denaro destinati alla remunerazione del capitale, in costante fuoriuscita, peggiorerebbero il saldo delle partite correnti, aumentando alla lunga il debito estero. Ciò acuirebbe ulteriormente la dipendenza dell'economia nazionale dall'apporto dell'estero, con impatti negativi sulla competitività.

    Partendo sempre dal presupposto che si parli di investimenti da zero (perciò non di imprese rilevate a imprenditori italiani da parte di stranieri, tradizionalmente fautori di tagli agli stipendi e alla manodopera), come è possibile che la creazione di ricchezza, che verrebbe (lo so: iniquamente) distribuita anche a soggetti del territorio nazionale, comporti effetti negativi per l'economia? La remunerazione di manodopera, energia, macchinari.. non consentirebbero un aumento di domanda aggregata che favorirebbe anche le attività nazionali?

    Inoltre sono un po' in difficoltà sulla questione del considerare l'investimento straniero un debito. Il concetto di debito, da quanto intuisco, prevede la restituzione di una somma attraverso la privazione della propria ricchezza. Qui invece si parla di un soggetto che crea ricchezza da zero in un paese straniero e che ne trattiene per sè una parte, dopo aver distribuito il resto per la remunerazione dei fattori produttivi. Dov'è che sbaglio?

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    1. Caro, a parte il fatto che il presupposto è sbagliato, perché non parlo solo di IDE greenfield, tu pensala come vuoi. Ti prendi un bel biglietto aereo per Washington, citofoni al Fondo Monetario Internazionale, e gli dici: "Buongiorno, sono steo26, vorrei scrivere io la prossima versione del Balance of Payments Manual". Loro, sono sicuro, ti ascolteranno.

      Altrimenti rileggi attentamente quello che ho scritto e ti chiavi in testa questa semplice verità: il capitale non è mai gratis, e fra tutti i capitali che un paese può prendere in prestito, quello che arriva sotto forma di IDE è quello che costa di più. Se così non fosse, le multinazionali americane non sarebbero multinazionali...

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