venerdì 22 luglio 2022

Del cretinismo politico, ovvero della coloncardia

(...la discussione è iniziata qui...)


MANZUT ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Maieutica":

O Romeo, Romeo! Perché sei tu Romeo?

"ci vuole un governo nuovo con a capo lei presidente perché noi la stimiamo e lei è autorevole. L’alternativa, sarebbe sostanzialmente quella che il presidente della Repubblica sciolga le Camere, respingendo le sue dimissioni, e lei resterebbe sostanzialmente in carica con pieni poteri così da fare quelle riforme che servono al Pnrr e poi dare la parola agli italiani”.

direi che qui c'è tutto (Pnrr compreso :-), il resto è livore (suo).

Cordialmente.

Pubblicato da MANZUT su Goofynomics il giorno 22 lug 2022, 11:25


Eppure io gli strumenti ve li avevo dati con largo anticipo, e quand'anche aveste la capacità di astrazione di un'avocetta Claudio Borghi vi ha illustrato dettagliatamente ex post lo svilupparsi della crisi di governo in questo video:


chiarendo anche il significato del discorso di Romeo, la mossa con cui offrendo a Draghi un Draghi bis lo ha messo in scacco matto. Ma non c'è niente da fare!

A tanti il discorso di Romeo ha fatto pensare a un altro discorso, questo:


perché ne ricalcava magistralmente, e credo non involontariamente (anche se è giusto che gli avversari ci sottovalutino), lo schema logico, che, lo ricordo agli affetti da coloncardia, è questo.

Come dice Céline,  "pour que dans le cerveau d'un couillon, la pensée fasse un tour, il faut qu'il lui arrive beaucoup de choses et de bien cruelles". Siamo quindi lieti per il nostro amico Manzut, che evidentemente ha avuto una vita serena (da cui una certa viscosità del suo rispettabile pensiero).

Vita serena altrove, non qui, perché il suo percorso con noi finisce qui.

Qui si formano i corpi di élite.

Quelli che hanno bisogno delle choses bien cruelles (aghino incluso) li affidiamo ad un altro inquadratore: la vita.


(...col cuore pieno di merda si vive male e si è inutili a se stessi e agli altri, ma ormai ho capito che è una malformazione, e io, che non sono né uno psicanalista né uno psichiatra, non sono nemmeno un chirurgo. Anche se potrei essere tentato di farlo, non sarebbe etico da parte mia aprirvi per provare a risolvere il problema. Quindi rivolgetevi altrove...)

Mi faccio un regalo

(...lo stesso regalo che mi sono fatto dieci anni fa, per gli stessi motivi, nelle stesse circostanze. Allora erano i donaldiani, ora sono i pandemici, sempre gentaglia, sempre irrilevante. Lo dimostreranno i risultati, e questo, in fondo, lo sanno anche loro. Se fossero così sicuri di vincere, correrebbero a mettere la loro faccia di merda riverita effigie sotto questa vittoria annunciata. Invece stillano il loro fieloso e petulante gnegnegnè senza sosta, non è ben chiaro se perché non hanno una vita o se perché hanno un mestiere. Mi fanno pena in entrambi i casi, ma preferisco dedicare l'attenzione ad altro. Segue un esempio...)


Il giorno 21 lug 2022, alle ore 14:42, Mario Rossi (o Bianchi) <mraiorossi@gmail.com> ha scritto:

Buongiorno Professore,

Mi chiamo Mario Rossi (o Bianchi) e sono un seguacio [di importante città del Nord]. Ebbi modo di incontrarla durante la campagna elettorale per [importante governatore del Nord], qualche anno fa (sono il tizio che le offrì un passaggio verso l'aeroporto, ma ovviamente incontrerà innumerevoli volti, e non ho la pretesa che ricordi il mio).

La disturbo solo per ringraziarla di tutto il lavoro fatto in questi anni, anche prima di approdare in Senato. Ecco, oggi volevo solo scriverle per dirle grazie, perché c'è chi, silenziosamente (sul social azzurro wc ci sono solo come lurker), aveva capito dal 2012 la lezione che "L'Euro è un metodo di governo" (ma già l'esecuzione di Berlusconi e l'insediamento del loden mi avevano fatto tremare, e all'epoca ero di sinistra), e quindi non starnazza scompostamente.

Ci siamo, silenziosi, ci fidiamo delle persone, ci fidiamo di voi, lei, Borghi e Salvini (e i vostri capigruppo) e continuiamo a studiare, supportarvi e a combattere, disciplinati. E, avendo dovuto combattere sotto copertura, cercando di creare consenso, mettere d'accordo persone diverse per risolvere problemi, sia in famiglia che al lavoro (ho fatto uno stage presso l'agenzia di Tal dei Tali, e stavo perfino riuscendo a far leggerissimamente virare un loro progetto, ovviamente rimanendo io sotto quota periscopio, poi purtroppo lo stage è finito), apprezzo moltissimo il vostro lavoro, sia quello che si vede, sia quello che spiegate sia, soprattutto, quello che posso intuire e tutto ciò che ancora non posso nemmeno intuire.

Grazie.

Un ultimo appunto. Nella poesia che è la vita, trovo stupenda la coincidenza di alcuni eventi di questi giorni: conferenza stampa della Commissione d'inchiesta sulla morte di David Rossi, sentenza di assoluzione per gli ex vertici MPS (ma allora Bankitalia...) e il voto di ieri al Senato. E mi tornano in mente le parole del profeta: "Abbiamo una banca!".

Grazie di tutto, buon lavoro

Mario Rossi (o Bianchi)

(...e ora me l'immagino la gentaglia affetta da coloncardìa, quella strana malformazione per cui il colon ti sfocia nel ventricolo sinistro, nel buio delle loro camerette, fra un rotolone di Scottex e un posacenere traboccante, alla luce livida del monitor: "Che cosa ha Bagnai che io non ho? Ma poi, questa lettera se l'è scritta lui...". Se anche avessi abbastanza fantasia, non avrei abbastanza tempo, e se avessi abbastanza tempo lo dedicherei ad altro. La verità, amici il cui sangue ha un colore diverso dal rosso, è che nessuno vi caga perché non ve lo meritate, e non ve lo meritate perché non date nulla se non livore e stridore di denti, nelle tenebre delle vostre camerette. Qui qualcosa abbiamo dato, e in cambio qualcosa riceviamo. Dei regali, come questo. Se vi impegnaste, se foste umani, se vi depuraste dal grillismo, che poi è la paura che vi venga fatto quello che voi volete fare al prossimo vostro - fotterlo! - ricevereste in cambio umanità. Così, invece, solo disprezzo...)

(...Dixit itaque Dominus: “Clamor contra Sodomam et Gomorram multiplicatus est, et peccatum eorum aggravatum est nimis. Descendam et videbo utrum clamorem, qui venit ad me, opere compleverint an non; sciam”. Converteruntque se inde viri et abierunt Sodomam; Abraham vero adhuc stabat coram Domino. Et appropinquans ait: “Numquid vere perdes iustum cum impio? Si forte fuerint quinquaginta iusti in civitate, vere perdes et non parces loco illi propter quinquaginta iustos, si fuerint in eo? Absit a te, ut rem hanc facias et occidas iustum cum impio, fiatque iustus sicut impius; absit a te. Nonne iudex universae terrae faciet iudicium?”. Dixitque Dominus: “Si invenero Sodomae quinquaginta iustos in medio civitatis, dimittam omni loco propter eos”. Respondensque Abraham ait: “Ecce coepi loqui ad Dominum meum, cum sim pulvis et cinis. Quid, si forte minus quinquaginta iustis quinque fuerint? Delebis propter quinque universam urbem?”. Et ait: “Non delebo, si invenero ibi quadraginta quinque”. Rursumque locutus est ad eum: “Si forte inventi fuerint ibi quadraginta?”. Ait: “Non percutiam propter quadraginta”. “Ne, quaeso, inquit, indignetur Dominus meus, si loquar. Si forte ibi inventi fuerint triginta?”. Respondit: “Non faciam, si invenero ibi triginta”. “Ecce, ait, coepi loqui ad Dominum meum. Si forte inventi fuerint ibi viginti? ”. Dixit: “Non interficiam propter viginti”. “Obsecro, inquit, ne irascatur Dominus meus, si loquar adhuc semel. Si forte inventi fuerint ibi decem?”. Dixit: “Non delebo propter decem”. Abiit Dominus, postquam cessavit loqui ad Abraham; et ille reversus est in locum suum...)

(...io sono di poche pretese: me ne basta uno e ce l'ho. Godo a vedervi schiumare nelle bollicine dei vostri zero virgola: continuate pure, vi prego!...)

mercoledì 20 luglio 2022

#combattere

(...sanifichiamo...)

Le régiment du prince André était dans les réserves restées inactives jusqu’à deux heures, derrière Séménovsky, sous un feu violent d’artillerie. À ce moment, le régiment, qui avait déjà perdu plus de deux cents hommes, fut porté en avant sur le terrain situé entre le village de Séménovsky et la batterie du mamelon, où des milliers d’hommes avaient déjà été tués ce jour-là, et vers lequel venait d’être dirigé le feu convergent de plusieurs centaines de pièces ennemies.

Sans quitter sa place, sans avoir tiré un coup de fusil, le régiment perdit encore en cet endroit le tiers de son contingent. Devant lui, à sa droite surtout, les canons tonnaient au milieu d’une épaisse fumée et vomissaient une grêle de boulets et de grenades, qui s’abattaient sur lui sans trêve ni cesse. De temps à autre les grenades et les boulets, en passant, avec leur sifflement prolongé, au-dessus de leurs têtes, leur donnaient un moment de répit, mais parfois, en une seconde, plusieurs hommes étaient atteints : on mettait alors les morts de côté, et l’on emportait les blessés. À chaque nouvelle détonation, les chances de vie diminuaient pour les survivants. Le régiment était formé en colonnes de bataillons sur une longueur de trois cents pas, mais, malgré l’étendue de ces lignes, tous ces hommes subissaient la même impression. Tous étaient sombres et taciturnes ; à peine échangeaient-ils quelques mots entrecoupés à voix basse, et ces mots mêmes expiraient sur leurs lèvres à la chute de chaque projectile, et aux cris qui appelaient les brancardiers. Par ordre des chefs, les soldats restaient assis par terre. L’un s’occupait avec soin de serrer et de desserrer la coulisse du fond de son casque ; un autre, roulant de la terre glaise entre ses mains, s’en servait pour nettoyer sa baïonnette ; celui-ci défaisait les courroies de son sac et les rebouclait ; celui-là rabattait avec soin les revers de ses bottes, qu’il ôtait et remettait tour à tour ; quelques-uns construisaient sous terre de petits abris, ou tressaient la paille du champ. Tous semblaient absorbés par leurs occupations, et lorsque leurs camarades tombaient à leurs côtés, tués ou blessés, lorsque les brancards les frôlaient, lorsque à travers la fumée on apercevait les masses compactes de l’ennemi, aucun d’eux n’y prenait garde ; mais, dès qu’ils voyaient avancer notre artillerie ou notre cavalerie, ou qu’ils devinaient les mouvements de l’infanterie, une exclamation de joie s’échappait de toutes ces bouches, et immédiatement après ils reportaient toute leur attention sur les incidents étrangers à l’action qui se déroulait autour d’eux. On aurait dit qu’épuisés au moral ils se retrempaient dans ces détails de la vie habituelle. Une batterie d’artillerie passa devant eux ; un des chevaux de l’attelage d’un caisson eut la jambe prise dans un des traits.

« Eh ! gare au cheval de volée !… attention ! il va tomber… ne le voient-ils donc pas ! » s’écria-t-on de tous côtés.

Une autre fois, à la vue d’un petit chien fauve, venu on ne sait d’où, qui s’élança, effaré, en avant des rangs et qui, au bruit d’un boulet tombé près de lui, se sauva en poussant un aboiement plaintif et en serrant la queue entre ses pattes, tout le régiment éclata de rire ; mais ces distractions ne duraient qu’un instant, et ces hommes, dont les figures hâves et soucieuses blêmissaient et se contractaient de plus en plus, se tenaient là depuis huit heures, sans nourriture, et exposés à toutes les terreurs de la mort.

Le prince André, pâle comme eux, marchait en long et en large d’un bout à l’autre de la prairie, les mains croisées derrière le dos, la tête inclinée ; il n’avait rien à faire, aucun ordre à donner : tout se faisait sans qu’il eût à s’en mêler ; on enlevait les morts, on emportait les blessés, et les rangs se reformaient de nouveau. Au début de l’action, il avait cru devoir encourager ses hommes, et passer dans leurs rangs, mais il reconnut bientôt qu’il n’avait rien à leur apprendre. Toutes les forces de son âme, comme celles de chaque soldat, ne tendaient qu’à écarter de sa pensée l’horreur de sa situation. Il traînait les pieds sur l’herbe foulée, en examinant machinalement la poussière qui recouvrait ses bottes : tantôt, faisant de grands pas, il essayait de suivre le sillon laissé par les faucheurs ; tantôt, comptant les sillons, il se demandait combien il en faudrait pour faire une verste ; tantôt il arrachait les tiges d’absinthe qui croissaient sur la lisière du champ, et en écrasait les fleurs entre ses doigts pour en aspirer l’odeur acre et sauvage. Il ne restait plus trace dans son esprit de ses idées de la veille : il ne pensait à rien, et prêtait une oreille fatiguée aux mêmes bruits, au crépitement des grenades et de la fusillade. De temps à autre il jetait un regard sur le premier bataillon et attendait : « La voilà !… Elle vient sur nous ! se dit-il en entendant un sifflement qui s’approchait à travers les nuages de fumée : En voici encore une autre ! La voilà !… non, elle a passé par-dessus ma tête… Ah ! celle-ci est tombée cette fois !… » Et il recommençait à compter ses pas, qui le menaient en seize enjambées jusqu’à la lisière de la prairie.

Soudain, un boulet siffla et s’enfonça à cinq pas de lui dans la terre. Un frisson involontaire le saisit : il regarda dans les rangs ; beaucoup d’hommes avaient été sans doute abattus, car il remarqua une grande agitation devant le second bataillon.

« Monsieur l’aide de camp, cria-t-il, empêchez les hommes de se grouper ! »

L’aide de camp exécuta l’ordre, et se rapprocha du prince André, pendant que le chef de bataillon l’abordait d’un autre côté.

« Gare ! » cria à ce moment un soldat épouvanté et, comme un oiseau au vol rapide se posant à terre, un obus tomba en sifflant aux pieds du cheval du chef de bataillon, à deux pas du prince André.

Le cheval, ne s’inquiétant pas de savoir si c’était bien ou mal de témoigner sa frayeur, se dressa sur ses pieds, en poussant un hennissement d’épouvante, et se jeta de côté en renversant presque son cavalier.

« À terre ! » s’écria l’aide de camp.

Le prince André se tenait debout, hésitant ; l’obus, semblable à une énorme toupie, tournait en fumant sur la lisière de la prairie, à côté d’une touffe d’absinthe, entre lui et l’aide de camp : « Est-ce vraiment la mort ? » pensa-t-il en regardant avec un sentiment indéfinissable de regret la touffe d’absinthe et cet objet noir qui tourbillonnait : « Je ne veux pas mourir, j’aime la vie, j’aime la terre ! » Il se le disait, et cependant il ne comprenait que trop ce qu’il avait devant les yeux.


(...il resto lo sapete...)


Koutouzow, comme tous les vieillards, dormait peu, et sommeillait souvent dans la journée. Pour la nuit, il s’étendait sur son lit sans se déshabiller, et la passait presque tout entière à réfléchir, sa grosse tête balafrée appuyée sur sa main, et son œil unique plongeant dans l’obscurité.

Depuis que Bennigsen, le personnage le plus puissant de l’état-major, en correspondance directe avec l’Empereur, évitait Koutouzow, celui-ci se sentait plus à l’aise, en ce sens que, de cette façon, il ne serait plus incessamment sollicité d’attaquer l’ennemi mal à propos. Ils doivent comprendre, se disait-il en pensant à l’enseignement qui ressortait de la bataille de Taroutino, que nous avons tout à perdre en prenant l’offensive. Le temps et la patience, voilà mes deux alliés ! Il était sûr que le fruit tomberait de lui-même lorsqu’il serait mûr ; il était sûr, en chasseur expérimenté, que l’animal était grièvement blessé par le concours de toutes les forces de la Russie, mais l’était-il mortellement ? La question n’était pas encore résolue. Les rapports qu’il recevait de tous côtés le lui donnaient à penser, mais il attendait des preuves irrécusables. « Ils me proposent des manœuvres, des attaques. Pourquoi ? Pour se distinguer !… On dirait vraiment que se battre est une chose si réjouissante !… De véritables enfants ! »

Le rapport de Dorokhow à propos de la division Broussier, les nouvelles des partisans, les misères par lesquelles passait l’armée française, les bruits qu’on faisait courir sur son départ de Moscou, tout le confirmait dans l’idée qu’elle était vaincue, et qu’elle se préparait à battre en retraite. Ce n’étaient, il est vrai, que des suppositions, fort plausibles peut-être aux yeux des jeunes gens, mais pas à ceux de Koutouzow. Avec sa vieille expérience, il savait quel cas il fallait faire des on-dit, il savait également combien les hommes sont enclins à tirer des déductions conformes à leurs désirs, et à ne tenir aucun compte de tout ce qui peut les contrecarrer. Plus Koutouzow désirait une solution, moins il se permettait de la croire prochaine. C’était sa seule préoccupation, le reste n’était que l’accessoire, comme l’accomplissement des exigences habituelles de sa vie, dans lesquelles entraient ses conversations avec son état-major, sa correspondance avec Mme de Staël et ses amis de Pétersbourg, la lecture des romans et la distribution des récompenses. Mais la défaite imminente des Français, que seul il avait prévue, était son unique et son plus ardent désir.

Il était absorbé dans ces réflexions, lorsqu’il entendit du bruit dans la chambre voisine : c’étaient Toll, Konovnitzine et Bolhovitinow qui venaient d’y entrer.

« Eh ! qui est là ? Entrez, entrez ! Quoi de nouveau ? » s’écria le maréchal.

Pendant que le domestique allumait une bougie, Toll lui fit part de la nouvelle.

« Qui l’a apportée ? demanda-t-il d’un air froidement sévère, dont ce dernier fut frappé.

— Il ne peut y avoir de doute, Altesse.

— Qu’on le fasse venir ! »

Koutouzow, un pied à terre, s’était à moitié renversé sur son lit, en s’appuyant de tout son poids sur l’autre jambe. Son œil demi fermé, fixé sur Bolhovitinow, cherchait à découvrir sur sa physionomie ce qu’il désirait tant y lire.

« Dis, dis vite, mon ami, murmura-t-il à voix basse, en ramenant sur sa poitrine sa chemise entr’ouverte… Approche-toi. Quelles sont donc les bonnes petites nouvelles que tu m’apportes ? Napoléon aurait-il quitté Moscou ? Est-ce bien vrai ? »

L’officier commença par lui transmettre ce qui lui avait été confié verbalement.

« Dépêche-toi, ne me fais pas languir, » interrompit Koutouzow.

L’envoyé acheva son récit et se tut en attendant des ordres. Toll fit un mouvement pour parler, mais Koutouzow l’arrêta d’un geste, et essaya de dire quelques mots ; sa figure se contracta, et il se retourna du côté opposé, vers l’angle de l’isba où étaient les images.

« Seigneur Dieu, mon Créateur ! Tu as exaucé ma prière…, dit-il d’une voix tremblante en joignant les mains. La Russie est sauvée ! » et il fondit en larmes.

À dater de ce moment et jusqu’à la fin de la campagne, Koutouzow employa tous les moyens en son pouvoir pour empêcher, soit par autorité, soit par ruse, soit même par les prières, ses troupes de prendre l’offensive et de s’épuiser en rencontres stériles avec un ennemi dont la perte était désormais assurée. 


(...dedicato a Emanuele. Quand'anche voi foste tutti come sembrate, varrebbe sempre la pena di combattere per lui. Se poi faceste un piccolo sforzo per nascondere la vostra natura, vi si vorrebbe più bene, o ve lo si vorrebbe con minore difficoltà. La storia non è ancora finita, non finirà domani, non finirà mai. Intanto provate a capire questo, che il resto, come avete visto, è letteratura - e quindi non dovrebbe esserci bisogno di spiegarlo...)

798 mesi di inflazzione

(...vi aspetto...)

Questo è il tasso di inflazione tendenziale (variazione percentuale mese su stesso mese dell'anno precedente) dell'indice dei prezzi al consumo, cioè l'inflazione, anzi, per dirla coi giornalisti: l'inflazzione in Italia dal 1956 ad oggi:


Non mi ricordo tutta questa storia, ma un bel po' sì, dall'alto della mia sessantina, e comunque quando si racconta una storia, bisogna raccontarla tutta, cosa che i migliori amici dell'uomo che si vuole informare non fanno mai (mentre qui cerchiamo di farlo sempre).

La linea tratteggiata orizzontale è fissata al livello odierno, precisamente quello di giugno 2022, che è una frazione di decimale sotto l'8%. L'ho inserita per facilitarvi il giochino preferito dai migliori amici dell'uomo che si vuole informare, il "mai a questi livelli dal...". In Italia nel periodo considerato, un'inflazione come quella di giugno 2022 (cioè all'8%, arrotondando) l'abbiamo avuta nel febbraio del 1963 e del 1973 e nell'ottobre del 1963 (me lo ricordo benissimo: avevo 10 mesi ed è lì che ho cominciato a perdere i capelli).

Viceversa, un'inflazione superiore all'8% l'abbiamo avuta in 160 dei 796 mesi considerati, con un evidente episodio dal febbraio 1973 al gennaio 1986 (perché sì, cari cialtroni, l'inflazione negli anni '80 tornò a una cifra, e quindi non era a due cifre negli anni '90...).

Quindi, se fossi un migliore amico dell'uomo che si vuole informare avrei titolato questo post: "Inflazione mai così alta dal gennaio 1986" (e sicuramente qualcuno di loro lo avrà fatto, verosimilmente sbagliando mese o non credendo a quanto scriveva, perché tutti - loro - sanno che l'inflazzione era a due cifre fino al 1999...).

Ci sarebbe tanto da raccontare su questi dati, e lo abbiamo fatto in diverse occasioni (basta cercare il tag "inflazione" qui sotto e cliccarci sopra). Qui mi limito a osservare una cosa, che non dovrebbe essere (anche se purtroppo lo è) estranea al dibattito che si sta svolgendo oggi: l'ultimo decollo dell'inflazione è molto simile a quello che ebbe luogo nel 1973, cosa che è stata notata da altri in altri Paesi.

Ci sarebbero alcune precisazioni da fare. Ad esempio, l'inflazione negli anni '70 si era impennata prima dello shock da offerta del 1973 (un racconto dettagliato è qui), mentre noi prima dell'ultimo shock da offerta eravamo in deflazione, cosa di cui solo qualche imbecille si rallegrava. Ma quello che mi preme farvi notare è che l'inflazione storicamente ha sempre manifestato una certa asimmetria, un "rocket and feather effect": sale più in fretta di quanto scenda. Un pezzo di questa storia è il comportamento dei prezzi in alcuni mercati, tipicamente quello dei carburanti, su cui chi vi scrive ha una discreta expertise (non me ne vogliano gli awanagana), dimostrata qui, qui e qui (perché anche se vi confermo che la verità non è una categoria politica, posso smentirvi che non ci siano politici che sanno di cosa parlano). Sarebbe appassionante entrare nel perché e nel percome di questo fenomeno (non del fatto che c'è un politico che sa cosa sia l'inflazione: del fatto che questa sia persistente...), e se fossi ancora un ricercatore mi dedicherei a investigarne le cause.

Da politico, invece, dovrei industriarmi a gestirne (se fossi al Governo) o comunque subirne (insieme a voi) l'effetto.

Il dato è che l'inflazione ci farà compagnia ancora per un po'.

Non so perché mi è venuto in mente di parlarvene.

E voi, lo sapete?

martedì 19 luglio 2022

Ingengngnieri alla riscossa

Luca ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Il cambio euro dollaro":

Certo che come Senatore della Repubblica e Professore Universitario hai una bocca sporca e un cattivo comportamento, comunque: no, non sono un giornalista, sono un ingegnere elettronico, lavoro da oltre 30 anni nello sviluppo di applicazioni informatiche. Al momento sto lavorando ad un progetto per il Ministero della Difesa Britannica che coinvolge tutte le nazioni. Ovviamente e' difficile trattare con Russia e Ucraina, entrambe affermano che certi territori solo loro, lo stesso vale tra Cina e Taiwan. Capisco che la Lega e' stato l'unico partito a sposare le tue idee sull'uscita dall'euro. Dopo tutti questi anni non ti senti preso in giro? La Lega non parla piu' di queste cose da anni. Non pensi che sarebbe ora di aggiornare queste teorie e di passare a qualcosa di piu' concreto, come per esempio si dovrebbe bloccare l'import da quei paesi che non condividono gli stessi ideali di democrazia nostri. Per esempio la Cina non puo' considerarsi una democrazia, ma bensi' uno stato autoritario governato da una dittatura. Lo stesso vale per la Russia. Che senso ha finanziare questi paesi se poi i soldi li usano per armarsi ed invadere il vicino di casa? Vedi appunto i casi Russia/Ucraina e Cina/Taiwan.

Pubblicato da Luca su Goofynomics il giorno 15 lug 2022, 15:54


(...a star is born! Qui ci divertiamo più che con awanagana, e del resto il tipo umano è quello...)


Caro Luca,

con gli ingengngnieri qui ci siamo lungamente intrattenuti (alcuni esempi), affascinati dal loro singolare comportamento. Alla fine abbiamo capito il loro dramma: quello di essere persone che siccome hanno studiato (a fatica) cose che sembravano difficili alla loro fidanzatina, si sentono intitolati a metter bocca in qualsiasi ambito dello scibile umano, presumendo che saper eseguire cose difficili (o meglio, saperle far eseguire a una macchina) implichi il capire cose semplici. L'esito più probabile di questo paralogismo è il ridicolo, ovviamente. Qualche volta va bene, qualche altra meno bene: dipende dal tempo a disposizione. Oggi è tutto fermo nell'attesa degli esiti della capigruppo, quindi siamo decisamente nel secondo caso: posso dedicarmi a darti una succinta spiegazione del perché le tue parole, tanto supponenti e tanto ingenue, sono una collezione di lievi imprecisioni (tutte peraltro ampiamente sviscerate in questo blog).

Intanto, grazie per averci informato del fatto che fra Russia e Ucraina ci sono delle rivendicazioni territoriali. Non ce ne eravamo accorti ed è una cosa che probabilmente potrebbe tornarci utile.

Mi dispiace doverti ringraziare per questa premura facendoti notare che non esistono "le mie idee" sull'insostenibilità della moneta unica: l'insostenibilità di una moneta unica in un insieme di Paesi che non è e non riesce a diventare un'area valutaria ottimale è un dato ampiamente assodato nella letteratura scientifica, e chi è qui lo sa da undici anni (ed è rimasto qui undici anni, che sono quelli per i quali tu dovresti lurkare, perché lo ha imparato qui). Venendo al caso che ti interessa, quello dell'euro, chi ci ha segnalato che esso è irreversibile (come lo sono state o sembrate tante altre cose) lo ha fatto per evitare di assicurarci che esso sia sostenibile. Se lo fosse, saremmo i primi a esserne lieti. Ma siccome non lo è perché non può esserlo (l'economia purtroppo è una scienza) noi siamo piuttosto preoccupati e vorremmo che anziché rifugiarsi nel pensiero magico (come è accaduto, in tempi più recenti, per le terapie vaccinali), si attivasse un serio dibattito su come renderlo tale o su come gestire i problemi senza che il costo cada sempre sui soliti noti (noi).

Quindi, ripeti con me: "Non esistono le teorie di Bagnai: esiste la teoria delle aree valutarie ottimali".

Poi prendi un fiatone, e ripetilo per un altro centinaio di volte.

Fatto?

Sicuramente no, perché tu sei, appunto, un ingegnere (rectius: ingengngniere) e non un fisico. Il fisico e l'ingegnere hanno approcci diversi: li abbiamo descritti qui. Diciamo che non ti difetta l'ottimismo della volontà... e diciamo che abbiamo capito perché le "applicazioni informatiche" quotidianamente ci danno tante soddisfazioni: perché dietro c'è gente come te, che se la crede molto ma che letteralmente non sa che terra la regga.

Ne vuoi una prova?

Trovo molto interessante la tua idea di scatenare una guerra commerciale contro Paesi che "non hanno gli stessi ideali di democrazia nostri".

Il tuo ideale di democrazia, in effetti, è abbastanza palese: "Io so io e voi non sete un cazzo". Credo che per affermarlo dovrai fare la guerra al mondo (cominciando dalla tua famiglia) e ti faccio tutti i miei migliori auguri. Questa cosa dovrebbe preoccuparti più di quello che invece tanto ti angustia, ovvero il fatto che il mio partito, che mi ha fatto responsabile nazionale economia (poi se hai tempo ti spiego che cosa significa), non mi starebbe a sentire, perché nella sua attuale comunicazione politica insiste su altri temi. Grazie per avermi informato su come il partito di cui sono responsabile economia imposta la comunicazione sui temi di economia: è un aiuto che sinceramente apprezzo, ma per la seconda volta mi trovo costretto a ringraziarti smentendo una tua affermazione (ofelè fa el to mesté, si dice nella culla del movimento in cui mi onoro di militare): quella di scatenare una guerra commerciale contro "i Paesi che non ci hanno la democrazia" (quella che secondo te invece in Italia ci sarebbe) non è una buonissima idea, per svariati motivi logici e pratici.

In termini logici, mi limito a dire che non si può essere, come tu sei, un europeista a 24 carati, cioè sostenere un progetto che trae la propria legittimazione dall'idea che il commercio internazionale sia un fattore di pace e di progresso a prescindere, salvo poi quando le cose vanno meno bene portarsi via la palla come un bambino dispettoso sul campetto dell'oratorio. Vedi, mi hanno affascinato queste tue parole:

"Gettare benzina sul fuoco all'Unione con la scusa di rendere l'Italia piu' competitiva sta sconfiggendo lo scopo dei padri fondatori che l'hanno creata per evitare un futuro conflitto europeo che e' pure arrivato. Ora i paesi dell'Unione possono trattare con Putin con una singola voce. Singolarmente dubito che avrebbero fatto qualcosa."

(qui).

Sorvolo sul lessico ("sconfiggere lo scopo"? "gettare benzina sul fuoco all'Unione"?) e sulle incoerenze interne ("l'hanno creata per evitare un conflitto che è arrivato". Appunto! E quindi?...).

Non posso però non rimarcare la fallacia della tua idea che esistano "economie di scala" in politica, e non posso non essere sbalordito della tua totale astrazione dalla realtà che ti circonda. I paesi possono trattare con Putin con una sola voce? Ah, perché lo stanno facendo!? Non me ne ero accorto. E sta servendo a qualcosa!? Non se ne è accorto nessuno. La guerra commerciale che tu propugni si chiama, in questo caso, sanzioni, e sta funzionando ma purtroppo principalmente contro di noi. Quello che servirebbe è la pace, dalla quale, come tu stesso confessi, purtroppo alcune attuali dinamiche del progetto europeo ci stanno allontanando, anziché avvicinando.

Aggiungo un dettaglio che a tutti sfugge: i "Paesi che ci hanno le risorse" generalmente ne hanno tutte tranne una, la democrazia, per il semplice motivo che la loro particolare condizione li ha resi oggetto degli appetiti coloniali dei Paesi europei, appetiti dai quali molti non sono ancora riusciti a liberarsi, e vanno così allegramente di governo fantoccio in governo fantoccio (c'è una lunga letteratura, qui ne abbiamo parlato tanto), mantenendo al massimo qualche labile parvenza di democrazia (tipo: eleggendo lo stesso presidente della Repubblica per 42 anni - e poi vi lamentate del nostro Presidente!).

Quindi se un Paese trasformatore come il nostro dovesse pensare di aiutare il processo democratico in altri Paesi rifiutandosi di avere rapporti con loro, sarebbe bene che assumesse parecchi poliziotti, perché la pace che non riuscirebbe a imporre all'estero si trasformerebbe immediatamente in guerra in casa propria quando le fabbriche cominciassero a chiudere.

E questi sono appunto i risvolti pratici, che però non ti toccano, perché tu sei fico, sei indernescionàl, non hai mica una fabbrica o un negozio.

Quindi gli altri si fottano (che poi è la base del tuo pensiero).

Che cosa vuoi che ti dica?

Io ai lettori mi affeziono, e sono sicuro che diventeremo grandi amici. Nonostante l'età, hai una freschezza che ti invidio: tutto è facile, e tu lo hai capito. L'unica cosa che proprio non capisci (e si vede che ti dispiace) è perché gli altri non riescano a capire una cosa così facile. Te lo dico io: perché è difficile. Ma per accorgertene dovresti aprire gli occhi. Tranquillo: non devi fare alcuno sforzo. Te li aprirà la realtà, e contestualmente ti insegnerà il rispetto (quello vero).

Poi torna a trovarci.

P.s.: tendenzialmente non affastello congiunzioni avversative: "ma bensì" è pleonastico. Gli ingegneri amano l'esattezza. Gli ingnengngnieri amano se stessi. Non è detto che i due amori siano compatibili.

#goofy11

(...come passa il tempo...)

Siccome alcuni di voi hanno fatto presente di essersi sottratti ai miasmi della latrina azzurra (scelta ampiamente condivisibile), replico qui l'informazione che è stata data ieri:


così ora lo sapete tutti.

Ovviamente i "pandemici", quelli che "er senatore della Leka", e altra consimile fauna del bestiario social, può anche venire a trovarci, se però si dispone con lo spirito a interiorizzare la filosofia che noi professiamo: l'appostismo. Chi si è svegliato oggi è ovviamente benvenuto se sta al posto suo (e possibilmente ci sta zitto), e il posto suo per definizione non può essere quello di chi si è svegliato undici anni or sono.

L'inclusione va di moda, come la resilienza, ma preferiamo non esagerare. Peraltro, a questo scopo siamo anche dotati di una efficiente security (come Davide ha appreso a sue spese)...

Est modus in rebus, e a casa nostra il modus lo decidiamo noi (lo abbiamo sempre fatto).

Seguirà sul sito dell'associazione l'indicazione del click day.

lunedì 18 luglio 2022

Ablerto end frens...

 


Ablerto hès arraivd end is nau uit frens...


(...queste parole ar cane - cit. - mi arrivano da uno di voi. Vedete? Dove mi mettono sto, e sono molto socievole. Ma ho anche delle virtù...)

(...e comunque io sarò anche strano, ma voi...)

venerdì 15 luglio 2022

Certe volte...

...penso a quando ero al posto vostro.

Mi è capitato ultimamente, incontrando un vecchio amico di questo blog, Stefano Fassina, in una di quelle occasioni che ci avvicinano nella vita parlamentare, forse la Commissione d'inchiesta banche, forse qualche audizione di Commissione congiunte (che vuol dire: Camera e Senato insieme). Mi sono avvicinato, e: "Certo che ora che vedo le cose da un'altra prospettiva mi rendo conto di essere proprio stato insopportabile. Del resto, la genialità di Salvini sta anche nell'essersi caricato uno che in fondo poteva essere uno dei tanti docenti universitari, come quelli che oggi ci stanno facendo perdere tempo...".

E lui si è fatto una risata.

Mi rendo conto della difficoltà.

L'assenza di informazioni va colmata con qualcosa, e naturalmente se hai pochi puntini a disposizione, l'horror vacui ti porta a unirli col righello. Fatto sta che il placido e univoco alveo del lungo periodo accoglie una miriade di turbinosi e assolutamente non lineari brevi periodi. Tuttavia qualsiasi fiumarolo (o ex fiumarolo come me) si rende ben conto che estrapolare la direzione del fiume da quella di un mulinello non sarebbe un'operazione sensata: una parte del mulinello va contro corrente, il che non significa che ci vada il fiume (anche se ho imparato che può succedere).

Ora: ci siamo spesso detti che la qualità dell'informazione in questo e altri Paesi è deteriore, è un serissimo vulnus alla democrazia, ecc. Tutto giusto e tutto vero, ma questo tipo di problema, che abbiamo tante volte riscontrato, non necessariamente dipende da un orribile complotto delle forze sataniste (e ci siamo giocati Barbara, cui abbiamo rotto il giocattolo di una spiegazione semplice della realtà!), e nemmeno dalle dinamiche di classe, che fanno sì che un bene prezioso ma soprattutto costoso come l'informazione sia gestito da chi ha i soldi per permetterselo. Molto spesso il problema è solo che se devi scrivere ogni giorno, e di corsa pure, fatalmente sarai portato a scrivere qualche fregnaccia, o meglio ancora a copiare le fregnacce altrui.

Ci sarà pure un motivo se il lessico banalotto della journaille è così diffusivo, no!? Basta che un titolista parli di "pulsioni", ed ecco che tutti parlano di "pulsioni" (e gli esempi si sprecherebbero).

Ora, ci sarebbe da considerare un fatto: se qualcuno è costretto a scrivere tutti i giorni, è perché qualcun altro (voi) vuole leggere, anzi: vuole origliare, tutti i santi giorni.

Se il magico potere del fottesega scendesse su di voi, la legge del mercato disciplinerebbe la stampa più di quanto non stia già facendo, e ognuno di noi (voi, io) potrebbe dedicare tempo ad approfondimenti meno transeunti. Ma capisco che voi "vogliate sapere!", e che in virtù di questo "voler sapere" non possiate che rivolgervi a chi sapete che vi informa così.

Non potete farci niente, è nella vostra natura: volete sapere, anzi: sapereeeeh...

Io invece non voglio sapere. Io so. E, volendo, potreste sapere anche voi. Qui di elementi ve ne sono stati dati tanti, anche di recente. Forse dovreste usare quelli, anziché il righello di una cartesiana e astratta razionalità, per unire i pochi puntini che avete. Forse se il mondo non si allinea al vostro teorema è perché ospita alcuni miliardi di esseri teorematici, e allinearli tutti è un esercizio tanto inutile quanto impossibile. Sarà forse per questo che "la verità", come ho cercato di spiegarvi invano, non è una categoria politica? Dico forse, eh! Perché di certezze ne ho meno ora di quando rimproveravo a Stefano il non cunialeggiare. Ma certo allora da fuori non potevo rendermi completamente conto di quanto certi comportamenti servano o non servano, come oggi è difficile per voi comprenderlo, nonostante tutta la buona volontà messa nell'illustrarvelo; come pure mi rendo conto del fascino che l'astratto esercita su di noi, uniche creature capaci di astrazione su questo globo. Il fascino dell'astratto, del resto, risiede nella sua semplicità: è così perché deve essere così e quindi...

Senza dimenticare, naturalmente, che i simboli sono importanti.

Una volta erano anche utili. Quando non c'erano le uniformi, e ci si azzuffava corpo a corpo, le bandiere servivano a ognuno a capire dove fossero i suoi, dove raccogliersi, dove rifugiarsi (rally around the flag). Di converso, era fondamentale abbattere l'alfiere altrui, per seminare sgomento nelle fila dell'avversario. Ma oggi si combatte in un altro modo, e le bandiere, gli alfieri, non servono ai nostri, ma al nemico, per capire dove siamo. Questa è una guerra di posizione: non si ricordano cariche di cavalleria nel vallone dell'Agnellizza.

Se siamo passati dalle giubbe rosse alla mimetica un motivo ci sarà.

Ma questo non sono riuscito a spiegarvelo in tanti anni, e certo non ci riuscirò oggi, ma per fortuna non è necessario.

Vi voglio ugualmente bene.

giovedì 14 luglio 2022

QED100: la SRAS e gli científicos

Eppure qualcuno ve lo aveva detto: "quando la SRAS slitta verso l'alto, se sei uno científico vorrai stare ovunque, tranne che al Governo", e vi aveva anche fatto con tanto amore il disegnino:


Era il 3 gennaio, quando nei palazzi ci si gloriava di essere i conduttori della "locomotiva d'Europa".

Quando poi, il 29 gennaio, una possibilità di lasciare il Governo era stata preclusa, tutti ci aspettavamo che si sarebbe votato a giugno, e questo si diceva in tutti i palazzi, compreso quello.

Sarebbe in effetti stato così, se il 24 febbraio non fosse successo quello che sapete.

Ma ora la situazione si è assestata, e ECON101 ha ripreso il sopravvento.

Per quanto?

Difficile dirlo, ma qualsiasi sforzo di resistere alla logica dei numeri non potrà che peggiorare la situazione di chi lo tenterà, così come è stato nei lunghi anni che ci hanno portato fin qui, così come del resto qualsiasi tentativo di mantenere un governo PD in un Paese che ha rifiutato il PD e la sua subalternità alle illogiche altrui non potrà avere che corto respiro.

Time is on our side.

(...insieme a un paio di altre cosette...)

Lo spread



Visto che ora se ne parlerà (come sono prevedibili...), ve lo ripropongo, e nel caso siate interessati a monitorarlo vi ricordo che potete farlo ad esempio qui.

Un po' meno a portata di mano, ma sempre facilmente reperibili, sono i dati sugli acquisti di titoli di Stato da parte della BCE. Li trovate qui. Vi ho spiegato qui perché quando il prezzo di un titolo sale il suo tasso di interesse scende, e viceversa perché quando il prezzo di un titolo scende il suo tasso di interesse sale. Ovviamente anche il prezzo dei titoli, come quello di qualsiasi altro bene, dipende dalla domanda e dall'offerta. Dobbiamo quindi aspettarci che se la domanda di titoli italiani cala, il prezzo dei titoli italiani scenda, e quindi il tasso di interesse dei titoli italiani cresca, ovvero lo spread salga.

I dati dello spread raccontano proprio questa storia:


Si vede molto bene che l'impennata dello spread da metà 2018 è legata alla decisione (puramente tecnica, ça va sans dire) del presidente della Bce di ridurre fortemente gli acquisti netti di titoli italiani nel contesto del programma PSPP (Public Sector Purchase Programme, sarebbe il quantitative easing, per gli amici). Meno domanda, cala il prezzo, salgono i tassi di interesse, e i giornali se la prendono coi populisti (cioè con voi, sia ben chiaro: io ho tradito e quindi non vi conosco)!

Ora vediamo come si comporterà la presidenta...

(...il perfido Borghi ve lo ha detto più volte in diretta, ma anche se di lui mi fido mi sembrava giusto darvi gli strumenti per verificare...)