Ne abbiamo parlato spesso, parliamone anche oggi. Negli anni risalenti abbiamo appreso con amarezza che essere "de sinistra", qui da noi, significa essere antipatriottico. La porca rogna di vedere il paese devastato purché l'avversario politico sia in difficoltà non si riesce a estirpare da quelli che si sentono migliori degli altri per il controvertibile motivo che credono di aver vinto una guerra che il Paese ha perso. Ormai l'abbiamo capito, e ce ne siamo fatti una ragione (almeno io). Nel 2018, quindi, mentre il Governo che sostenevamo fingeva di impostare una manovra anticiclica (nei limiti in cui glielo consentivano gli infiltrati di Bruxelles, da Conte in giù), sotto il cannoneggiamento dei nostri fratelli europei e dei loro media "anglosassoni", osservavo senza stupore, e con un certo disincanto, la gioia con cui quelli "de sinistra" si esaltavano perché al Paese veniva impedito di prendere le misure che i dati indicavano come necessarie. Pensavo, e ad alcuni dicevo, che la prossima recessione, così, non la si sarebbe potuta attenuare, e che sarei stato molto contento se se la fossero dovuta gestire loro, visto che i nostri tentativi per contrastarla li infastidivano così tanto.
Questo poi è stato, ancora una volta senza mia sorpresa, e con un mio certo sollievo.
I nostri amici subalterni, in effetti, si trovano in una brutta situazione, almeno a giudicare dalle stime preliminari del Pil (-0.3% nell'ultimo trimestre 2019). Sperando che queste stime siano riviste a rialzo nel dato definitivo, che aspettiamo per il prossimo due marzo, facciamo un rapido calcolo per capire che cosa esse implichino per la crescita del 2020, dato su cui si articola la manovra varata con la legge di bilancio.
I conti sono presto fatti e li trovate in questo specchietto:
Con il -0.3 dell'ultimo trimestre (evidenziato in rosso), il dato annuale del 2019 si attesterebbe sullo 0.2%. Per ottenere nel 2020 una crescita dello 0.6%, come previsto dal programmatico della NADEF (e evidenziato in rosa nella tabella), il Pil 2020 dovrebbe arrivare a 1731 miliardi di euro (a prezzi concatenati con anno di riferimento 2015). Per arrivarci, naturalmente, potrebbe seguire infinite strade. Nella parte gialla della tabella abbiamo ipotizzato che nei quattro trimestri del 2020 il Pil cresca a un tasso congiunturale costante. In questo caso, per ottenere su base annua una crescita dello 0.6%, il Pil trimestrale dovrebbe crescere nel 2020 a un tasso trimestrale dello 0.3% (per l'esattezza, 0.32%).
Se vi andate a vedere la nota ISTAT, constaterete che negli ultimi 20 trimestri solo nove hanno registrato una crescita superiore allo 0.2%, e, attenzione: in quel periodo il mondo stava accelerando. Ora sta rallentando, e quindi sarà piuttosto improbabile che ci siano molti tassi di crescita trimestrali superiori a 0.2, ovvero che il Pil annuale nel 2020 arrivi a 1731 miliardi, con un aumento dello 0.6% su quello del 2019.
Purtroppo non siamo "de sinistra", e quindi non giubiliamo, né ci facciamo troppe illusioni sulle effettive possibilità di tornare a crescere veramente, e non col bilancino del farmacista, nel quadro delle attuali regole di bilancio e monetarie. Rispetto a sette anni fa, però, ora è chiaro a tutti (tranne che a quelli "de sinistra") che il problema non riguarda solo noi. Anzi, come qui prefigurato, riguarda soprattutto gli altri, che se ne rendano conto o meno.
Mi direte che non è molto, e può anche darsi che sia così, soprattutto per quelli di voi che non ricordano le fasi iniziali del nostro dibattito. Chi se le ricorda, invece, capirà che il fatto che Merkel e Macron stiano raccogliendo quello che hanno seminato (in casa loro) qualche spazio lo apre. Certo, non possiamo aspettarci che di spazi simili ne approfittino i nemici del Paese. Ma non dobbiamo nemmeno aspettarci che stiano lì per sempre. Ci vuole pazienza e tenacia. Noi abbiamo l'enorme vantaggio strategico di sapere come stanno le cose e come non possono non andare a finire. Gli altri hanno tutto il resto: superiorità numerica, superiorità di armamento... Tutte cose che sapevamo, o almeno che sapevo io, quando nel 2012 mi dicevate che non sarei mai andato in televisione, o che non ero adatto a fare politica. Credo che voi abbiate ragione oggi come avevate ragione allora, e naturalmente anch'io ho torto oggi come lo avevo allora: i fatti lo dimostrano, e lo dimostreranno. Quindi, fra altri otto anni non saremo dove siamo adesso. Dove saremo, dipenderà anche da noi, cioè da voi, perché io sono qui, dove ero, e continuo ad analizzare i fatti, come li analizzavo, con la teoria economica, che è rimasta quella, né si vede perché cambiarla in un periodo in cui ogni singolo giorno reca fatti che la confermano.
Tutto qui.
Ne riparliamo il 2 marzo, se avrò tempo per farlo...
L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...
sabato 15 febbraio 2020
lunedì 10 febbraio 2020
Il bisconte dimezzato
Oggi sono usciti i dati ISTAT sulla produzione industriale, che ho commentato così. Per voi, che ve lo meritate, uno sguardo un po' più approfondito ai dati, che sono qui. Per motivi che vi ho spiegato altrove conviene sviluppare l'analisi del dato italiano in relazione a quello tedesco (in sintesi: la produzione industriale tedesca è fortemente legata a quella italiana, quindi ha senso vedere quanto del crollo italiano sia causato da un crollo tedesco, o sia invece dovuto ad altre cause).
Intanto, prendiamoci i dati trimestrali dall'inizio della legislatura (primavera 2018), ricordando che fra la proclamazione degli eletti (23 marzo) e l'elezione dei Presidenti di Commissione (21 giugno) passò quasi un mese, per cui il Governo inizio in effetti a operare in estate:
Vi propongo la tabella così come la restituisce il database Eurostat, con l'unica aggiunta della riga in giallo, che fornisce lo scarto fra Italia e Germania. Fino a quando il governo Conte I non inizia ad operare, questo scarto è negativo: la produzione industriale italiana cresce meno di quella tedesca. Ad esempio, nella primavera del 2018, mentre si cercava di capire chi dovesse governare il Paese, visto che si era deciso che la maggioranza di centrodestra non dovesse farlo, perché questo avrebbe significato dare il paese in mano a Salveenee (orrore!), l'Italia decrebbe dello 0.4% mentre la Germania crebbe dello 0.6%, col risultato che lo scarto (negativo) fra le due crescite fu dell'1%.
Quando il governo Conte I divenne operativo, lo scarto si rovesciò, e da allora l'Italia è sempre cresciuta di più (come nell'inverno 2019) o decresciuta di meno (come in tutte le altre stagioni) della Germania. Possiamo dividere questo periodo in due, riferiti al Conte I e al Conte II. Nel periodo dall'estate 2018 (2018Q3) e la primavera 2019 (2019Q2), lo scarto medio fra la crescita della produzione italiana e quella tedesca è stato dell'1% (1.025% per gli scemi).
Nel periodo dall'estate/autunno 2019, con l'avvento del Conte II, la media passa a un bel (0.3+0.5)/2=0.4. Tanto per fugare subito ogni dubbio, il coronavirus arriva dopo (e quindi ne vedremo delle brutte, perché anche se è lecito porsi domande sull'effettiva dimensione della minaccia, fatto sta che la psicosi si è diffusa, e in Cina fabbriche e università hanno prolungato le vacanze...).
Quindi sì, in effetti il Bisconte ha dimezzato la distanza fra la crescita della produzione italiana, e quella della produzione tedesca. Sarebbe un bel risultato, se non fosse che quella tedesca, nel periodo che stiamo considerando, fa così:
Accorciare le distanze da uno che sta precipitando non è proprio un'ottima cosa, e infatti, se invece degli scarti guardiamo direttamente i tassi di crescita, quello dell'industria in senso stretto è stato in media trimestrale -0.3% col Conte I, e -1.1% col Bisconte, il quale, poverino, non può nemmeno dire che ci sia stata una gran moria delle vacche, come voi ben sapete. Se la performance relativa dell'Italia fosse rimasta quella del Conte I, cioè se la produzione industriale italiana avesse continuato a crescere almeno un punto percentuale sopra quella tedesca, il Bisconte avrebbe fatto -0.5% in media (sui suoi due trimestri di vita finora). Un risultato non ottimo, ma meno catastrofico. Insomma, il Bisconte ci ha messo del suo, accelerando la caduta dell'Italia. La dimensione terroristica della manovra di bilancio non ha aiutato. Un'analisi accurata, però, richiede più informazioni, e un primo pezzo importante arriverà venerdì coi dati sul commercio estero.
Resta il punto di fondo.
Io guardo con tanto affetto chi su Twitter mi spiega che aspettare che l'UE crolli sotto le sue contraddizioni interne è replicare in peggio la dimensione palingenetica del marxismo più sciatto, così come, più in generale, chi continua a darmi lezioni di politica, sopravvalutando non tanto la propria intelligenza, quanto, il che è più grave, il ruolo dell'intelligenza nell'attività politica, che è attività di sintesi e di coinvolgimento, non di analisi e di distanziamento (sempre tutti protesi a enfatizzare la propria purezza e durezza... di comprendonio). Più che intelligenza, a noi miserabili politici, per portare a casa almeno qualcosa del tanto che vi abbiamo promesso, servono tempra e tenacia. Qualcosa di molto distante dalla volatilità uterina degli intelliggenti (sic) di Twitter, che bipolarmente oscillano fra esaltazione e depressione, entrambe di intensità inversamente proporzionale all'effettiva rilevanza del fatto che le ha provocate (esempio: magari capire con la propria testa che le posizioni politiche di un gruppo parlamentare, quale esso sia, le esprime il capogruppo, e che lui decide come si vota, aiuterebbe molti a non farsi bloccare su Twitter per eccesso di demenza ad ogni stormir di peone...).
Certo, me ne rendo conto, e vi sono vicino: so bene anch'io che le cose non sono così semplici, e che occorre lottare.
E quindi?
Molti di voi sembrano credere che la lotta più efficace, una volta capito che Conte non ne voleva mezza di difendere il Paese dalla riforma del MES, sarebbe stata buttarsi in terra in mezzo all'aula urlando frasi sconnesse, o magari darsi fuoco di fronte a Palazzo Chigi (col rischio di far ulteriormente corrucciare Greta). Molti di voi, si sa, voterebbero secondo coscienza, o magari andrebbero nel gruppo misto per preservare la propria purezza ideologica. Ah, che gran cosa la purezza! Peccato che da parlamentare del gruppo misto avere le uniche due cose che un parlamentare può avere: informazioni, e tempo di parola, è molto, ma molto più complesso che appartenendo a un gruppo numeroso.
Si può lottare in tanti modi. C'è chi lo capisce, e c'è chi non lo capisce. Noi continuiamo a lottare per gli uni e per gli altri, perché abbiamo ben chiaro il punto di fondo, che è questo: le politiche mercantilistiche tedesche, basate sull'atteggiamento parassitario di chi desidera finanziare la propria crescita con le esportazioni (cioè coi soldi altrui), fragilizzano il sistema in almeno due dimensioni. La prima è che rendono l'economia che pratica questa strada molto più fragile, comparativamente, di quelle meno sbilanciate sul settore delle esportazioni. Quanto più campi di esportazioni, tanto più, se l'economia mondiale rallenta, ti fai del male. E quindi, come disse il merlo al tordo, possiamo dire anche noi alla Germania: vedrai che botto, se non sei sordo... La seconda è che per campare a spese altrui la Germania non può non truccare le carte. In altre parole, come più e più volte abbiamo ricordato, l'unico modo che la Germania ha per continuare il suo giocherello è tenere l'euro molto basso, e questo non perché serva direttamente a lei, ma perché altrimenti crollerebbero paesi come il nostro, essenziali per le sue catene del valore. Ma un euro basso, oltre a propellere le esportazioni tedesche oltre il limite accettabile dagli Stati Uniti (causando quindi le ovvie ritorsioni in termini di dazi), richiede tassi di interesse zero o negativi nell'Eurozona. Richiede cioè che le autorità di politica monetaria non attraggano, con tassi di interesse più alti, flussi di capitale alla ricerca di attività denominate in euro, perché questo (cioè: il comprare euro per comprare titoli denominati in euro) farebbe salire il tasso di cambio dell'euro, schiantando innanzitutto noi, ma poi anche i tedeschi. Solo che, e anche questo qui lo sapete, i tassi negativi sono nefasti per il sistema bancario e pensionistico tedesco.
E allora?
E allora questo, per esempio. La simpatica delfina della Merkel, AKK, non ci ha dato nemmeno il tempo di memorizzare il suo nome particolarmente cacofonico, che è andata dove la sua sigla la mandava (battuta riservata ai germanofoni, s'intende). Sono le contraddizioni del capitalismo, bellezza! C'è da stare allegri? No. Ma non credo possiate negare che lo scenario prefigurato dal Manifesto di solidarietà europea, e ripreso dal programma elettorale della Lega, sembri ogni giorno meno utopistico (con buona pace degli editorialisti di quotidiani in serie difficoltà). Poi, per carità, noi siamo anche rassegnati all'eventualità (invero non remota) che pur di non dire "abbiamo sbagliato" una classe politica particolarmente ottusa e autoritaria ci porti tutti verso una catastrofe. Se è già successo, perché non potrebbe succedere di nuovo? Ma bisogna essere particolarmente piccini per non vedere la differenza fra il dibattito sul bail in e quello sulla riforma del MES, per limitarmi a quello che chi vuole può vedere da fuori. Per chi vuole vederlo, un progresso c'è stato: ad esempio, ora in Parlamento c'è un parlamentare che, per la prima volta, chiede trasparenza all'Eurogruppo. Certo, non è risolutivo: immagino che voi, se foste al posto mio...
Ma, appunto, resta la domanda: perché al posto mio ci sono io, e non voi? Chi vuole capire, ha capito, e chi non vuole, continui pure:
quant'è bella adolescenza,
che continua tuttavia:
chi vuol esser Mori sia,
ma conservi la decenza.
Il che non si può dire di alcuni di voi.
L'uomo può fare la differenza, ma l'intelligenza non è tutto. E, come disse in una nota trasmissione Claudio (oggi il Presidente Borghi): abbiamo bisogno di patrioti, non di vermi. Per quanto intelliggenti (sic) essi siano, e per quanto ci divertano su Twitter, aggiungo io.
Yours.
Intanto, prendiamoci i dati trimestrali dall'inizio della legislatura (primavera 2018), ricordando che fra la proclamazione degli eletti (23 marzo) e l'elezione dei Presidenti di Commissione (21 giugno) passò quasi un mese, per cui il Governo inizio in effetti a operare in estate:
Vi propongo la tabella così come la restituisce il database Eurostat, con l'unica aggiunta della riga in giallo, che fornisce lo scarto fra Italia e Germania. Fino a quando il governo Conte I non inizia ad operare, questo scarto è negativo: la produzione industriale italiana cresce meno di quella tedesca. Ad esempio, nella primavera del 2018, mentre si cercava di capire chi dovesse governare il Paese, visto che si era deciso che la maggioranza di centrodestra non dovesse farlo, perché questo avrebbe significato dare il paese in mano a Salveenee (orrore!), l'Italia decrebbe dello 0.4% mentre la Germania crebbe dello 0.6%, col risultato che lo scarto (negativo) fra le due crescite fu dell'1%.
Quando il governo Conte I divenne operativo, lo scarto si rovesciò, e da allora l'Italia è sempre cresciuta di più (come nell'inverno 2019) o decresciuta di meno (come in tutte le altre stagioni) della Germania. Possiamo dividere questo periodo in due, riferiti al Conte I e al Conte II. Nel periodo dall'estate 2018 (2018Q3) e la primavera 2019 (2019Q2), lo scarto medio fra la crescita della produzione italiana e quella tedesca è stato dell'1% (1.025% per gli scemi).
Nel periodo dall'estate/autunno 2019, con l'avvento del Conte II, la media passa a un bel (0.3+0.5)/2=0.4. Tanto per fugare subito ogni dubbio, il coronavirus arriva dopo (e quindi ne vedremo delle brutte, perché anche se è lecito porsi domande sull'effettiva dimensione della minaccia, fatto sta che la psicosi si è diffusa, e in Cina fabbriche e università hanno prolungato le vacanze...).
Quindi sì, in effetti il Bisconte ha dimezzato la distanza fra la crescita della produzione italiana, e quella della produzione tedesca. Sarebbe un bel risultato, se non fosse che quella tedesca, nel periodo che stiamo considerando, fa così:
Accorciare le distanze da uno che sta precipitando non è proprio un'ottima cosa, e infatti, se invece degli scarti guardiamo direttamente i tassi di crescita, quello dell'industria in senso stretto è stato in media trimestrale -0.3% col Conte I, e -1.1% col Bisconte, il quale, poverino, non può nemmeno dire che ci sia stata una gran moria delle vacche, come voi ben sapete. Se la performance relativa dell'Italia fosse rimasta quella del Conte I, cioè se la produzione industriale italiana avesse continuato a crescere almeno un punto percentuale sopra quella tedesca, il Bisconte avrebbe fatto -0.5% in media (sui suoi due trimestri di vita finora). Un risultato non ottimo, ma meno catastrofico. Insomma, il Bisconte ci ha messo del suo, accelerando la caduta dell'Italia. La dimensione terroristica della manovra di bilancio non ha aiutato. Un'analisi accurata, però, richiede più informazioni, e un primo pezzo importante arriverà venerdì coi dati sul commercio estero.
Resta il punto di fondo.
Io guardo con tanto affetto chi su Twitter mi spiega che aspettare che l'UE crolli sotto le sue contraddizioni interne è replicare in peggio la dimensione palingenetica del marxismo più sciatto, così come, più in generale, chi continua a darmi lezioni di politica, sopravvalutando non tanto la propria intelligenza, quanto, il che è più grave, il ruolo dell'intelligenza nell'attività politica, che è attività di sintesi e di coinvolgimento, non di analisi e di distanziamento (sempre tutti protesi a enfatizzare la propria purezza e durezza... di comprendonio). Più che intelligenza, a noi miserabili politici, per portare a casa almeno qualcosa del tanto che vi abbiamo promesso, servono tempra e tenacia. Qualcosa di molto distante dalla volatilità uterina degli intelliggenti (sic) di Twitter, che bipolarmente oscillano fra esaltazione e depressione, entrambe di intensità inversamente proporzionale all'effettiva rilevanza del fatto che le ha provocate (esempio: magari capire con la propria testa che le posizioni politiche di un gruppo parlamentare, quale esso sia, le esprime il capogruppo, e che lui decide come si vota, aiuterebbe molti a non farsi bloccare su Twitter per eccesso di demenza ad ogni stormir di peone...).
Certo, me ne rendo conto, e vi sono vicino: so bene anch'io che le cose non sono così semplici, e che occorre lottare.
E quindi?
Molti di voi sembrano credere che la lotta più efficace, una volta capito che Conte non ne voleva mezza di difendere il Paese dalla riforma del MES, sarebbe stata buttarsi in terra in mezzo all'aula urlando frasi sconnesse, o magari darsi fuoco di fronte a Palazzo Chigi (col rischio di far ulteriormente corrucciare Greta). Molti di voi, si sa, voterebbero secondo coscienza, o magari andrebbero nel gruppo misto per preservare la propria purezza ideologica. Ah, che gran cosa la purezza! Peccato che da parlamentare del gruppo misto avere le uniche due cose che un parlamentare può avere: informazioni, e tempo di parola, è molto, ma molto più complesso che appartenendo a un gruppo numeroso.
Si può lottare in tanti modi. C'è chi lo capisce, e c'è chi non lo capisce. Noi continuiamo a lottare per gli uni e per gli altri, perché abbiamo ben chiaro il punto di fondo, che è questo: le politiche mercantilistiche tedesche, basate sull'atteggiamento parassitario di chi desidera finanziare la propria crescita con le esportazioni (cioè coi soldi altrui), fragilizzano il sistema in almeno due dimensioni. La prima è che rendono l'economia che pratica questa strada molto più fragile, comparativamente, di quelle meno sbilanciate sul settore delle esportazioni. Quanto più campi di esportazioni, tanto più, se l'economia mondiale rallenta, ti fai del male. E quindi, come disse il merlo al tordo, possiamo dire anche noi alla Germania: vedrai che botto, se non sei sordo... La seconda è che per campare a spese altrui la Germania non può non truccare le carte. In altre parole, come più e più volte abbiamo ricordato, l'unico modo che la Germania ha per continuare il suo giocherello è tenere l'euro molto basso, e questo non perché serva direttamente a lei, ma perché altrimenti crollerebbero paesi come il nostro, essenziali per le sue catene del valore. Ma un euro basso, oltre a propellere le esportazioni tedesche oltre il limite accettabile dagli Stati Uniti (causando quindi le ovvie ritorsioni in termini di dazi), richiede tassi di interesse zero o negativi nell'Eurozona. Richiede cioè che le autorità di politica monetaria non attraggano, con tassi di interesse più alti, flussi di capitale alla ricerca di attività denominate in euro, perché questo (cioè: il comprare euro per comprare titoli denominati in euro) farebbe salire il tasso di cambio dell'euro, schiantando innanzitutto noi, ma poi anche i tedeschi. Solo che, e anche questo qui lo sapete, i tassi negativi sono nefasti per il sistema bancario e pensionistico tedesco.
E allora?
E allora questo, per esempio. La simpatica delfina della Merkel, AKK, non ci ha dato nemmeno il tempo di memorizzare il suo nome particolarmente cacofonico, che è andata dove la sua sigla la mandava (battuta riservata ai germanofoni, s'intende). Sono le contraddizioni del capitalismo, bellezza! C'è da stare allegri? No. Ma non credo possiate negare che lo scenario prefigurato dal Manifesto di solidarietà europea, e ripreso dal programma elettorale della Lega, sembri ogni giorno meno utopistico (con buona pace degli editorialisti di quotidiani in serie difficoltà). Poi, per carità, noi siamo anche rassegnati all'eventualità (invero non remota) che pur di non dire "abbiamo sbagliato" una classe politica particolarmente ottusa e autoritaria ci porti tutti verso una catastrofe. Se è già successo, perché non potrebbe succedere di nuovo? Ma bisogna essere particolarmente piccini per non vedere la differenza fra il dibattito sul bail in e quello sulla riforma del MES, per limitarmi a quello che chi vuole può vedere da fuori. Per chi vuole vederlo, un progresso c'è stato: ad esempio, ora in Parlamento c'è un parlamentare che, per la prima volta, chiede trasparenza all'Eurogruppo. Certo, non è risolutivo: immagino che voi, se foste al posto mio...
Ma, appunto, resta la domanda: perché al posto mio ci sono io, e non voi? Chi vuole capire, ha capito, e chi non vuole, continui pure:
quant'è bella adolescenza,
che continua tuttavia:
chi vuol esser Mori sia,
ma conservi la decenza.
Il che non si può dire di alcuni di voi.
L'uomo può fare la differenza, ma l'intelligenza non è tutto. E, come disse in una nota trasmissione Claudio (oggi il Presidente Borghi): abbiamo bisogno di patrioti, non di vermi. Per quanto intelliggenti (sic) essi siano, e per quanto ci divertano su Twitter, aggiungo io.
Yours.
giovedì 6 febbraio 2020
Il Conte del Grillo
Questo il siparietto, e questo il sottotesto a cura di Radio Radicale.
Nota bene: io leggevo da un foglio, come sempre quando i tempi devono essere strettamente contingentati. Il primo ministro (o meglio i suoi uffici) sapeva dalle 12 di ieri che cosa gli avrei chiesto, e quindi si era preparato bene, ma io non sapevo che cosa mi avrebbe risposto (per motivi che forse non devo spiegarvi): però la mia replica (scritta prima di ascoltarlo) combacia perfettamente col suo intervento.
Questo è il dettaglio che ha fatto la delizia degli intenditori, come il nostro capo ufficio legislativo, che mi ha chiamato per chiedermi: "Ma tu come facevi a sapere che cosa avrebbe detto?"
E voi, che dite? Come facevo a saperlo?
Semplice: mi ci sono voluti dieci secondi (e dieci anni di dibattito) a immaginare dove avrei potuto portarlo col mio quesito perché lui confessasse la sua verità, che è una verità dai piedi di balsa, diciamo così. Perché la mia verità è un po' diversa: ora che ci sono dentro, a questa roba, so, e ve lo sto dimostrando, che il problema principale non è nemmeno l'Unione Europea in sé (che comunque resta un progetto irrazionale e fallimentare), quanto il fatto che essa si presti (perché irrazionale e farraginosa) a essere strumentalizzata da una serie di ambiziosi despoti (mancati), la cui massima aspirazione è quella di poter conferire, con un po' di latinorum europeo, una vernice di modernità a un credo politico vecchio come il mondo.
Tant'è che già due secoli fa un grande poeta l'attribuiva ar monno vecchio.
Per ulteriori dettagli, ci aggiorniamo a domani (forse, perché vado in Veneto a parlare di legge di bilancio: informazioni sui miei canali social...).
domenica 2 febbraio 2020
QED 91: koinè e demos in Europa
Oggi, al ritorno dalla palestra, trovo questo messaggio di un amico:
Riguardo il post antologico sulla Brexit, mi è tornato in mente un tuo intervento al Parlamento europeo (22 aprile 2015), in cui (tra le altre cose) sottolineavi (lo traggo dalla traduzione di Voci dall'Estero) che non era detto che dare più poteri al PE avrebbe significato maggiore democrazia, facendo questa ipotesi (cito):
"Forse eleggeremo una volta un presidente lituano, che sarebbe veramente una buona idea, che farà una campagna elettorale nella lingua dell’unico paese che nel frattempo se ne sarà andato, che è l’Inghilterra".
Mi pare un QED niente male, ma capisco che non essendo un post su Goofy, nell'antologia (dei post di Goofy) non poteva andarci...
Mia risposta:
Questo concetto lo avevo già espresso a dicembre 2013.
In effetti, alle 13:35 del 7 dicembre 2013 mi era capitato di dire queste testuali parole:
Trovate tutto qui (la frase, in particolare, si trova nello spezzone che comincia alle 13:24).
Del rapporto fra progetto europeo e democrazia abbiamo poi parlato in modo più approfondito, affrontandolo sotto varie angolazioni: politologica, etnologica, sociologica, neurologica (sì, anche quella), ma insomma, per restare sul punto, voi vi ricordate un dibattito sulla Brexit nel 2013? Qualcuno la prevedeva? Qualcuno ne parlava? Ci sono voluti 2246 giorni, ma quella cosa che all'epoca vedevamo veramente in pochi (qualcun altro ci sarà stato, e me lo ricorderete nei commenti) alla fine è successa.
Se potessero capirlo, girerei questo post ai miei colleghi "de sinistra" che non credo sappiano bene perché io sono in Senato con loro, e perché quando parlo la gente mi sta a sentire (compresi loro). Ma non credo che ne varrebbe la pena: ci sono cose che se potessero essere capite non andrebbero spiegate, e se ho deciso di militare nella Lega è perché sapevo di poter sostenere lo scherno dei poverini.
Ora, molti di voi stanno ancora giustamente gioendo per la Brexit.
Gioiscono per un popolo che ha avuto il coraggio di affermare il proprio diritto all'autodeterminazione, in dissonanza dalla retorica "de sinistra" secondo cui dagli jukaghiri agli asháninka tutti i popoli hanno diritto di autodeterminarsi tranne il nostro.
Gioiscono anche perché in quanto è accaduto, che se non è una nostra vittoria, è almeno una cocente sconfitta del nostro nemico, vedono giustamente un barlume di speranza.
L'uomo fa la differenza, e certo Boris Johnson è stato determinante. Ma che non potesse finire altro che così a me, personalmente, è stato sempre chiaro: se lo davo per scontato nel 2013, non posso esserne sorpreso nel 2020. Questo, naturalmente, toglie alla constatazione di un indubbio progresso il piacere della sorpresa. La razionalità economica non poteva non prevalere: lo avrebbe capito anche un bambino. Dobbiamo trarne una lezione: la razionalità economica prevarrà.
Mi rendo conto che questa affermazione non basterà ai tanti avventori del bar Twitter pronti a passare dall'euforia più scomposta alla più cupa disperazione solo perché a Giorgetti o a Salvini vengono attribuite dalla stampa frasi che non hanno mai detto, o azioni che non hanno mai compiuto. Di questa gente dalla tempra morale friabile, dallo spessore intellettuale evanescente, sapremo fare a meno. Io, prima, le cose le spiego, ma poi, se non riesco a farmi capire, mi rassegno.
I processi sociali sono complessi, e, come quelli biologici, caratterizzati da rilevanti margini di incertezza. Come ci siamo detti in altra sede, non è perché non sa predirti la data della tua morte che un medico non è un buon medico. Di converso, il predire esattamente la data della tua morte non fa di un chiromante uno scienziato. Se mi avessero chiesto il 7 dicembre 2013 quanti giorni ci sarebbero voluti, non avrei saputo rispondere: 2246. Ma non per questo ho smesso di confidare nelle lezioni della Storia e dell'Economia. Oggi vi chiedo di guardare indietro, di rendervi conto di quanta strada abbiamo fatto, e di interrogarvi sul perché ci siamo riusciti.
Credo che questo post possa aiutarvi a capirlo.
Poi, naturalmente, c'è chi non vuole capire.
E ora, torno a studiare...
Riguardo il post antologico sulla Brexit, mi è tornato in mente un tuo intervento al Parlamento europeo (22 aprile 2015), in cui (tra le altre cose) sottolineavi (lo traggo dalla traduzione di Voci dall'Estero) che non era detto che dare più poteri al PE avrebbe significato maggiore democrazia, facendo questa ipotesi (cito):
"Forse eleggeremo una volta un presidente lituano, che sarebbe veramente una buona idea, che farà una campagna elettorale nella lingua dell’unico paese che nel frattempo se ne sarà andato, che è l’Inghilterra".
Mi pare un QED niente male, ma capisco che non essendo un post su Goofy, nell'antologia (dei post di Goofy) non poteva andarci...
Mia risposta:
Questo concetto lo avevo già espresso a dicembre 2013.
In effetti, alle 13:35 del 7 dicembre 2013 mi era capitato di dire queste testuali parole:
Non c'è una democrazia sovranazionale, non è possibile, non esiste un demos europeo. Quando eleggeremo in modo diretto il Presidente dell'Unione Europea, lo faremo con una campagna elettorale che sarà condotta in inglese, cioè nella lingua dell'unico paese che nel frattempo sarà uscito dall'Unione Europea (applausi).
Trovate tutto qui (la frase, in particolare, si trova nello spezzone che comincia alle 13:24).
Del rapporto fra progetto europeo e democrazia abbiamo poi parlato in modo più approfondito, affrontandolo sotto varie angolazioni: politologica, etnologica, sociologica, neurologica (sì, anche quella), ma insomma, per restare sul punto, voi vi ricordate un dibattito sulla Brexit nel 2013? Qualcuno la prevedeva? Qualcuno ne parlava? Ci sono voluti 2246 giorni, ma quella cosa che all'epoca vedevamo veramente in pochi (qualcun altro ci sarà stato, e me lo ricorderete nei commenti) alla fine è successa.
Se potessero capirlo, girerei questo post ai miei colleghi "de sinistra" che non credo sappiano bene perché io sono in Senato con loro, e perché quando parlo la gente mi sta a sentire (compresi loro). Ma non credo che ne varrebbe la pena: ci sono cose che se potessero essere capite non andrebbero spiegate, e se ho deciso di militare nella Lega è perché sapevo di poter sostenere lo scherno dei poverini.
Ora, molti di voi stanno ancora giustamente gioendo per la Brexit.
Gioiscono per un popolo che ha avuto il coraggio di affermare il proprio diritto all'autodeterminazione, in dissonanza dalla retorica "de sinistra" secondo cui dagli jukaghiri agli asháninka tutti i popoli hanno diritto di autodeterminarsi tranne il nostro.
Gioiscono anche perché in quanto è accaduto, che se non è una nostra vittoria, è almeno una cocente sconfitta del nostro nemico, vedono giustamente un barlume di speranza.
L'uomo fa la differenza, e certo Boris Johnson è stato determinante. Ma che non potesse finire altro che così a me, personalmente, è stato sempre chiaro: se lo davo per scontato nel 2013, non posso esserne sorpreso nel 2020. Questo, naturalmente, toglie alla constatazione di un indubbio progresso il piacere della sorpresa. La razionalità economica non poteva non prevalere: lo avrebbe capito anche un bambino. Dobbiamo trarne una lezione: la razionalità economica prevarrà.
Mi rendo conto che questa affermazione non basterà ai tanti avventori del bar Twitter pronti a passare dall'euforia più scomposta alla più cupa disperazione solo perché a Giorgetti o a Salvini vengono attribuite dalla stampa frasi che non hanno mai detto, o azioni che non hanno mai compiuto. Di questa gente dalla tempra morale friabile, dallo spessore intellettuale evanescente, sapremo fare a meno. Io, prima, le cose le spiego, ma poi, se non riesco a farmi capire, mi rassegno.
I processi sociali sono complessi, e, come quelli biologici, caratterizzati da rilevanti margini di incertezza. Come ci siamo detti in altra sede, non è perché non sa predirti la data della tua morte che un medico non è un buon medico. Di converso, il predire esattamente la data della tua morte non fa di un chiromante uno scienziato. Se mi avessero chiesto il 7 dicembre 2013 quanti giorni ci sarebbero voluti, non avrei saputo rispondere: 2246. Ma non per questo ho smesso di confidare nelle lezioni della Storia e dell'Economia. Oggi vi chiedo di guardare indietro, di rendervi conto di quanta strada abbiamo fatto, e di interrogarvi sul perché ci siamo riusciti.
Credo che questo post possa aiutarvi a capirlo.
Poi, naturalmente, c'è chi non vuole capire.
E ora, torno a studiare...
Brexit: l'antologia
...e così l'inevitabile è successo.
Noi non siamo sorpresi, e guardiamo con un sorriso di condiscendenza quelli che ancora oggi ci dicono che no, in effetti non è ancora successo perché [supercazzola a piacere]. Colgo l'occasione per farvi una breve antologia di quanto qui abbiamo detto su questo argomento, che è finalmente esaurito (salvo fare, fra un paio d'anni, una ulteriore verifica delle scemenze catastrofiste che gli irriducibili spacciatori professionali di fake news continuano imperterriti a reiterare: sarà divertente, la rete nasconde, ma non ruba...).
Avevamo cominciato nel maggio 2016, evidenziando come il comportamento delle autorità europee (minacciare un Paese che aveva deciso di esercitare un diritto sancito dai Trattati), se da un lato appariva contraddittorio (le autorità europee i Trattati dovrebbero rispettarli!), dall'altro risolveva una profonda contraddizione dell'architettura europea, messa in evidenza da Giandomenico Majone. Perché mai, si chiedeva Majone, se si dice di dovere e volere evolvere verso un'Europa federale, poi si inserisce una clausola di recesso che è tipica di un sistema confederale? La risposta, ovvia, la dettero i fatti: la clausola (l'art. 50) la si inserisce perché si sa che non la si farà applicare!
Ma a noi questa ennesima promessa disattesa appariva come la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso (assistei poi in una riunione riservata al dispetto di chi aveva inserito la clausola ritenendola inapplicabile... e si vedeva crollare il mondo addosso).
Pochi giorni dopo, uno di voi prevedette che in ogni caso la Brexit avrebbe sbriciolato Corbyn. Era, lo ripeto, il 23 maggio 2016. Per questo, quando questa facile previsione si avverò il 12 dicembre scorso (sembra tanto tempo fa...) nessuno di noi, credo, fu particolarmente stupito, nonostante media di cui qui avevamo avuto più volte modo di verificare l'affidabilità fino all'ultimo cercassero di illuderci (e di illudersi).
Il 12 giugno del 2016 vi detti qualche cifra sulla Brexit, cercando di riportare un po' di razionalità nel dibattito. Il mio argomento era molto semplice: minacciare di ritorsioni il Regno Unito non aveva alcun senso, perché il Regno Unito era uno dei migliori clienti della Germania. Non fummo quindi stupiti, nel corso del negoziato, nel constatare l'atteggiamento schizofrenico di quest'ultima, perennemente scissa fra la sua pulsione suicida verso una Strafexpedition (nostalgia canaglia!), e il desiderio di tirare a campare.
Il 17 giugno celebrammo le esequie di uno dei tanti esperti di cui questo blog ha fatto strame. L'amico era venuto qui a spiegarci che siccome l'economia britannica dipendeva totalmente dai servizi finanziari, il Regno Unito non si sarebbe mai potuto permettere di rinunciare ai benefici offertigli dall'appartenere al mercato europeo dei capitali. L'argomento, ovviamente, era infondato: era un'opinione scissa dai fatti.
Il 24 giugno commentammo laconicamente i risultati.
Il 25 giugno tornai sulla semplice macroeconomia della Brexit. L'uscita era la cosa più razionale. Quale interesse poteva avere un paese relativamente florido a legarsi a un'area (l'Unione Europea) in cui all'arrivo di una crisi si è costretti a strozzare la domanda interna (per cui le esportazioni verso quell'area calano), con il costo aggiuntivo determinato dall'avere una valuta che viene considerata un rifugio, e quindi durante le crisi si apprezza (mettendo in crisi anche le esportazioni verso il resto del mondo)? Insomma, in termini macroeconomici l'UE era una palla al piede dell'UK (e presto lo potremo constatare).
Sempre nello stesso giorno cominciai la breve, ma intensa, serie delle smentite allecazzate lievi imprecisioni che i cani da guardia del capitalismo profferivano nei loro reportage. Si cominciò, come ricorderete, con la "caduta libera della sterlina ai minimi storici"...
Eggnente: non c'era niente da fare. Le loro porche opinioni mai separate dai fatti, e sempre presentate come fatti. Ma ormai lo sappiamo, tant'è che il rischio che corriamo è l'opposto: quello di prendere gli eventuali fatti che dovessimo mai incontrare (ma in giro ce ne sono pochi) per loro opinioni...
Pochi giorni dopo (era il 27) vi presentai Mark Blyth, che molti di voi già conoscevano (e che non diceva cose molto originali, almeno per i frequentatori di queste pagine, ma nemmeno molto sbagliate)! Poche ore dopo, nello stesso giorno, Marco Franceschi ci regalò un momento di franca ilarità con una delle tante vostre intelligenti parodie, che ci hanno allietato e arricchito lungo questi nove travagliati anni.
Cominciavano ad arrivarci delle testimonianze allarmanti dell'isteria collettiva in cui i "buoni" erano precipitati dopo che il popolo si era espresso.
Il 5 luglio vi intrattenni sulle dinamiche valutarie sottostanti. Il post era un po' enigmatico, forse, ma la spiegazione ve la diedi qui.
A novembre già cominciavano a fioccare i QED: il ministro dell'economia della Baviera (cioè dello Stato in cui si fabbricano le automobili) cominciava a preoccuparsi per i toni aggressivi della Merkel verso il Regno Unito. La semplice macroeconomia della Brexit si svelava in tutta la sua potenza.
A dicembre venimmo ricompensati: l'articolo "Brexit: qualche cifra" si piazzava quarto, e goofynomics primo ai Macchia Nera Award. Ricorderete la poraccitudine con cui la categoria "miglior sito di economia" venne eliminata, sostanzialmente per impedirvi di vincere: sò regazzi, vanno capiti, e poi noi potevamo avere altre soddisfazioni: loro no!
Poi, per circa un anno, tralasciammo l'argomento. A settembre 2017 un giornalista fra i meno deludenti (non a caso lettore di questo blog) ci dava una mano a smontare qualche bufala terroristica: stranamente, i cittadini europei continuavano a cercare lavoro dove potevano trovarlo, cioè nel Regno Unito. I fondamentali erano solidi.
Il 23 ottobre dello stesso anno mi occupai di analizzare un tweet che se fosse stato satirico sarebbe stato passabile: ma satirico non era, era solo, tristemente, propagandistico.
Il 21 novembre di quell'anno (bei tempi: ero ancora un laico...) replicai cortesemente a un collega che sosteneva che il Regno Unito si fosse amaramente pentito (lo abbiamo visto...). Ci tengo a dire che siamo rimasti in buoni rapporti. Meglio perdere un amico che una buona risposta, ma se l'amico si può mantenere è ancor meglio (o ancor più meglio, come dice una mia nuova amica).
Poi mi travolse il vortice...
L'anno scorso, in uno dei rari momenti in cui riuscii ad affiorare per prendere una disperata boccata d'aria, tornai sull'argomento Brexit per affrontare un punto che sempre più mi appare quello decisivo: si può ottenere tutto, ma bisogna volerlo. May, come Renzi, negoziava nell'interesse dell'Europa, non in quello del suo paese. Non era quindi strano che i suoi risultati non fossero brillanti.
Poi le cose cambiarono, e ora sappiamo che, se si ha la giusta determinazione, e la maggioranza del Paese con sé, si può fare la differenza.
Bene.
Per vostra comodità (comodità soprattutto di quelli incapaci di utilizzare i tag del blog), a chiusura di questo post antologico vi riporto in fila tutti i post citati:
1) Brexit: una semplice considerazione
2) Brexit: uno scenario
3) Brexit: qualche cifra
4) Brexit: fatti e opinioni
5) La semplice macroeconomia del Brexit
6) Brexit e sterlina: il "minimo storico"
7) Brexit: l'analisi di Blyth
8) Marco Antonio sul Brexit
9) Brexit: in qua mensura mensi fueritis remetietur vobis
10) La parabola della Brexit
11) QED 68: la macroeconomia (della Brexit) è una scienza
12) Brexit e ripresa in una figura
13) One year later (Brexit)...
14) Cartoline dall'Europa
15) Brexit (again)
ma, nel farlo, mi accorgo che ne manca uno, quello determinante, quello che veramente spiega che cosa è successo, che cosa sta succedendo, e che cosa succederà: questo. Sì, l'avevo scritto prima ancora che di Brexit si parlasse. Tuttavia, rileggendolo, vi renderete conto che le radici profonde di quanto è accaduto sono lì, non altrove. Sono, cioè, dove nessun economista sarebbe riuscito a individuarle.
E ora, guardiamo avanti...
Noi non siamo sorpresi, e guardiamo con un sorriso di condiscendenza quelli che ancora oggi ci dicono che no, in effetti non è ancora successo perché [supercazzola a piacere]. Colgo l'occasione per farvi una breve antologia di quanto qui abbiamo detto su questo argomento, che è finalmente esaurito (salvo fare, fra un paio d'anni, una ulteriore verifica delle scemenze catastrofiste che gli irriducibili spacciatori professionali di fake news continuano imperterriti a reiterare: sarà divertente, la rete nasconde, ma non ruba...).
Avevamo cominciato nel maggio 2016, evidenziando come il comportamento delle autorità europee (minacciare un Paese che aveva deciso di esercitare un diritto sancito dai Trattati), se da un lato appariva contraddittorio (le autorità europee i Trattati dovrebbero rispettarli!), dall'altro risolveva una profonda contraddizione dell'architettura europea, messa in evidenza da Giandomenico Majone. Perché mai, si chiedeva Majone, se si dice di dovere e volere evolvere verso un'Europa federale, poi si inserisce una clausola di recesso che è tipica di un sistema confederale? La risposta, ovvia, la dettero i fatti: la clausola (l'art. 50) la si inserisce perché si sa che non la si farà applicare!
Ma a noi questa ennesima promessa disattesa appariva come la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso (assistei poi in una riunione riservata al dispetto di chi aveva inserito la clausola ritenendola inapplicabile... e si vedeva crollare il mondo addosso).
Pochi giorni dopo, uno di voi prevedette che in ogni caso la Brexit avrebbe sbriciolato Corbyn. Era, lo ripeto, il 23 maggio 2016. Per questo, quando questa facile previsione si avverò il 12 dicembre scorso (sembra tanto tempo fa...) nessuno di noi, credo, fu particolarmente stupito, nonostante media di cui qui avevamo avuto più volte modo di verificare l'affidabilità fino all'ultimo cercassero di illuderci (e di illudersi).
Il 12 giugno del 2016 vi detti qualche cifra sulla Brexit, cercando di riportare un po' di razionalità nel dibattito. Il mio argomento era molto semplice: minacciare di ritorsioni il Regno Unito non aveva alcun senso, perché il Regno Unito era uno dei migliori clienti della Germania. Non fummo quindi stupiti, nel corso del negoziato, nel constatare l'atteggiamento schizofrenico di quest'ultima, perennemente scissa fra la sua pulsione suicida verso una Strafexpedition (nostalgia canaglia!), e il desiderio di tirare a campare.
Il 17 giugno celebrammo le esequie di uno dei tanti esperti di cui questo blog ha fatto strame. L'amico era venuto qui a spiegarci che siccome l'economia britannica dipendeva totalmente dai servizi finanziari, il Regno Unito non si sarebbe mai potuto permettere di rinunciare ai benefici offertigli dall'appartenere al mercato europeo dei capitali. L'argomento, ovviamente, era infondato: era un'opinione scissa dai fatti.
Il 24 giugno commentammo laconicamente i risultati.
Il 25 giugno tornai sulla semplice macroeconomia della Brexit. L'uscita era la cosa più razionale. Quale interesse poteva avere un paese relativamente florido a legarsi a un'area (l'Unione Europea) in cui all'arrivo di una crisi si è costretti a strozzare la domanda interna (per cui le esportazioni verso quell'area calano), con il costo aggiuntivo determinato dall'avere una valuta che viene considerata un rifugio, e quindi durante le crisi si apprezza (mettendo in crisi anche le esportazioni verso il resto del mondo)? Insomma, in termini macroeconomici l'UE era una palla al piede dell'UK (e presto lo potremo constatare).
Sempre nello stesso giorno cominciai la breve, ma intensa, serie delle smentite alle
Eggnente: non c'era niente da fare. Le loro porche opinioni mai separate dai fatti, e sempre presentate come fatti. Ma ormai lo sappiamo, tant'è che il rischio che corriamo è l'opposto: quello di prendere gli eventuali fatti che dovessimo mai incontrare (ma in giro ce ne sono pochi) per loro opinioni...
Pochi giorni dopo (era il 27) vi presentai Mark Blyth, che molti di voi già conoscevano (e che non diceva cose molto originali, almeno per i frequentatori di queste pagine, ma nemmeno molto sbagliate)! Poche ore dopo, nello stesso giorno, Marco Franceschi ci regalò un momento di franca ilarità con una delle tante vostre intelligenti parodie, che ci hanno allietato e arricchito lungo questi nove travagliati anni.
Cominciavano ad arrivarci delle testimonianze allarmanti dell'isteria collettiva in cui i "buoni" erano precipitati dopo che il popolo si era espresso.
Il 5 luglio vi intrattenni sulle dinamiche valutarie sottostanti. Il post era un po' enigmatico, forse, ma la spiegazione ve la diedi qui.
A novembre già cominciavano a fioccare i QED: il ministro dell'economia della Baviera (cioè dello Stato in cui si fabbricano le automobili) cominciava a preoccuparsi per i toni aggressivi della Merkel verso il Regno Unito. La semplice macroeconomia della Brexit si svelava in tutta la sua potenza.
A dicembre venimmo ricompensati: l'articolo "Brexit: qualche cifra" si piazzava quarto, e goofynomics primo ai Macchia Nera Award. Ricorderete la poraccitudine con cui la categoria "miglior sito di economia" venne eliminata, sostanzialmente per impedirvi di vincere: sò regazzi, vanno capiti, e poi noi potevamo avere altre soddisfazioni: loro no!
Poi, per circa un anno, tralasciammo l'argomento. A settembre 2017 un giornalista fra i meno deludenti (non a caso lettore di questo blog) ci dava una mano a smontare qualche bufala terroristica: stranamente, i cittadini europei continuavano a cercare lavoro dove potevano trovarlo, cioè nel Regno Unito. I fondamentali erano solidi.
Il 23 ottobre dello stesso anno mi occupai di analizzare un tweet che se fosse stato satirico sarebbe stato passabile: ma satirico non era, era solo, tristemente, propagandistico.
Il 21 novembre di quell'anno (bei tempi: ero ancora un laico...) replicai cortesemente a un collega che sosteneva che il Regno Unito si fosse amaramente pentito (lo abbiamo visto...). Ci tengo a dire che siamo rimasti in buoni rapporti. Meglio perdere un amico che una buona risposta, ma se l'amico si può mantenere è ancor meglio (o ancor più meglio, come dice una mia nuova amica).
Poi mi travolse il vortice...
L'anno scorso, in uno dei rari momenti in cui riuscii ad affiorare per prendere una disperata boccata d'aria, tornai sull'argomento Brexit per affrontare un punto che sempre più mi appare quello decisivo: si può ottenere tutto, ma bisogna volerlo. May, come Renzi, negoziava nell'interesse dell'Europa, non in quello del suo paese. Non era quindi strano che i suoi risultati non fossero brillanti.
Poi le cose cambiarono, e ora sappiamo che, se si ha la giusta determinazione, e la maggioranza del Paese con sé, si può fare la differenza.
Bene.
Per vostra comodità (comodità soprattutto di quelli incapaci di utilizzare i tag del blog), a chiusura di questo post antologico vi riporto in fila tutti i post citati:
1) Brexit: una semplice considerazione
2) Brexit: uno scenario
3) Brexit: qualche cifra
4) Brexit: fatti e opinioni
5) La semplice macroeconomia del Brexit
6) Brexit e sterlina: il "minimo storico"
7) Brexit: l'analisi di Blyth
8) Marco Antonio sul Brexit
9) Brexit: in qua mensura mensi fueritis remetietur vobis
10) La parabola della Brexit
11) QED 68: la macroeconomia (della Brexit) è una scienza
12) Brexit e ripresa in una figura
13) One year later (Brexit)...
14) Cartoline dall'Europa
15) Brexit (again)
ma, nel farlo, mi accorgo che ne manca uno, quello determinante, quello che veramente spiega che cosa è successo, che cosa sta succedendo, e che cosa succederà: questo. Sì, l'avevo scritto prima ancora che di Brexit si parlasse. Tuttavia, rileggendolo, vi renderete conto che le radici profonde di quanto è accaduto sono lì, non altrove. Sono, cioè, dove nessun economista sarebbe riuscito a individuarle.
E ora, guardiamo avanti...
mercoledì 29 gennaio 2020
Anche gli innocenti vanno in galera!
(...della débâcle, della Caporetto leghista, che, come ognuno sa e tutti possono vedere:
ci ha spazzato via definitivamente dalla civile e benestante terra dell'Emilia-Romagna (fonte Youtrend), cosa che si apprezza soprattutto in prospettiva storica:
(fonte SkyTg24), della soluzione finale del problema Salveenee, unico problema della politica italiana, come già lo fu, ricorderete, Berlusconi - strano che in un paese in cui c'è sempre solo un problema le cose continuino ad andare male, e in modo così complicato - di questo evento lieto per la maggioranza degli Emiliani e soprattutto dei Romagnoli, lievemente meno lieto per la maggioranza degli Italiani, parleremo con calma un'altra volta. Qui abbiamo dovuto elaborare già ben altri lutti, e ce l'abbiamo sempre fatta. Oggi sono stato a un dibattito, e mi interessa che ascoltiate non quello che ho detto io, perché, come al solito, non so se sono stato sufficientemente chiaro, ma quello che hanno detto gli altri, perché quello, ve lo confesso, non sto riuscendo a elaborarlo. Ecco: quello che hanno detto gli altri ascoltatelo, perché esattamente come intelligenza è non dover ripetere la propria esperienza - ricordate la mosca e il vetro? - così umanità è non dover aspettare che capiti a te. E allora, ascoltate...)
(...poi mi dite che cosa vi ha colpito di più. Io quello che mi ha colpito me lo sono segnato...)
sabato 25 gennaio 2020
ICYMI
Dagli atti della Giunta per le elezioni e le immunità parlamentari, l'istruttiva storia del senatore Corti. Quindi:
(...BSTS: better safe than sorry, mentre ICYMI vuol dire?...)
(...BSTS: better safe than sorry, mentre ICYMI vuol dire?...)
venerdì 24 gennaio 2020
Mafia regionale, ovvero: les illusions perdues
Quando ho deciso di militare in una forza conservatrice l'ho fatto per una motivazione molto esplicita, che vi ho chiarito qui. Sapevo che questa mossa mi avrebbe esposto al ludibrio dei "buoni", degli ottimati, degli aristoi di sinistra, e presagivo le difficoltà che questo avrebbe comportato.
Oh, quanto è facile la vita dei buoni "de sinistra", la vita dei piddini! La più lussuosa comodità che essa offre è quella di trasformare l'appartenenza in criterio morale. Ai "buoni", agli aristoi, ai piddini, ai bellaciao, insomma, a quella roba lì, l'albero del bene e del male cresce in giardino: i cattivi fanno presto a schedarli: sono gli altri, cioè noi.
Certo, ubi incommoda, ibi et commoda. L'abbandono dello schieramento "de sinistra", uno schieramento full optional, con il moralismo di serie, privava la mia fragile personalità di una certezza: quella di essere "buono". Ma per fortuna a puntellare la mia animula vagula blandula intervenivano altri elementi: i miei dischi, le mie pubblicazioni internazionali, il vostro affetto, tutta roba che il "buono" medio si sogna (soprattutto l'affetto altrui, anche perché, stranamente, l'uomo, come ogni altro animale, non si affeziona a chi lo prende a calci).
Ora, però, sono di fronte a un passo particolarmente doloroso, per il quale chiedo a tutti voi, compagni di percorso, solidarietà e affetto. Io nove anni fa vi ho inflitto un Folagra moment:
e ora voi, senza volerlo, per il fatto di avermi chiesto un impegno che ho deciso di prendere, me lo state rendendo con gli interessi.
Credo vi sia noto l'episodio delle minacce di Bonaccini a un sindaco del suo territorio. Immagino che ne siate indignati, ma io, quell'uomo, continuo a difenderlo. Voi non lo sapete capire. Voi non sapete vedere la sensibilità di quell'anima fragile che si nasconde dietro i suoi caratteristici occhiali a 52 pollici e dietro l'assenza del simbolo che tutti odiano, diffondendo di sé foto che a confronto il duce durante la battaglia del grano era un languido Tazio dell'emporio Armani. Di questa ostentazione di virilità fa parte, ad adjuvandum, anche l'assumere atteggiamenti da bullo come quelli che si rinvengono nella registrazione che il sindaco, scommettendo sul voto di domenica, ha fatto.
Ma c'è di più. Voi, immagino, moralisti (perché se siete qui un po' piddini lo siete stati anche voi), articolerete con tono sentenzioso che il pesce puzza dalla testa, che un governatore (sarebbe un Presidente, ma lasciamo stare) che si comporta così dà un pessimo esempio, ecc. Ma che c'entra lui, povero Stefano? Lui, gregario come tutti gli insicuri, come tutti i fragili, si è semplicemente conformato a un andazzo diffuso nel territorio che governerà ancora per poche ore. In questo caso la testa puzza perché il corpo è marcio.
Mi ci è voluto un po' a capirlo, e molto di più ad ammetterlo, ma...
Prima è arrivato un Whatsapp di una collega che si stava occupando di selezionare i rappresentanti di lista:
"Paura? E perché mai?", pensavo io, illuso... Siamo nella terra dei "buoni", del bellaciao, di quelli che puoi pensarla in modo diverso da te ma preferiscospararti alla nuca in un angolo buio per non farti dare la mia vita perché tu possa esprimere il tuo pensiero! E di cosa dovrebbero avere paura?
Poi è arrivato un DM di un amico che stava organizzando un piccolo evento elettorale, di profilo locale:
Minacciato? Come? I "buoni" minacciano? I bellaciao, oltre a voler a giorni alterni privare di diritti politici chi non la pensa come loro per il semplice fatto che non la pensa come loro, vogliono anche impedirgli di andare in trattoria? E che mezzi hanno per imporlo?
Poi, a un incontro in sezione a Parma (perché questa volta ho scelto di stare tra la gente e trai militanti), qualcuno racconta qualcosa:
...e allora diciamo che il quadro si è definito. Dalla Regione, dal nostro amico sensibile (lo immagino ogni sera coricarsi leggendo versi di Verlaine, con cui, ne sono certo, ha più in comune di quanto si desuma dalla sua iconografia maschia e bellicosa...), dipendono tanti enti che devono legittimamente, ça va sans dire, effettuare una serie di controlli per la salute pubblica dei cittadini. Tu mi capisci, niente di personale. D'altra parte, il personale è poco, i controlli da fare sono tanti, perché nel mondo del terrore fiscale e della burocrazia assassina e vigliacca a trazione "europea" di carte si muore (oggi, in una azienda, mi dicevano che di quindici dipendenti cinque sono amministrativi: lo chiede Leuropa), e allora se devi decidere chi controllare, magari viene spontaneo farlo con chirompe i coglioni ha assunto visibilità a causa di alcune sue legittime prese di posizione, soprattutto se insufflato da dei porci mafiosi vicini premurosi.
Ecco.
Io devo fare una cosa che non ho mai fatto, e che non è facile per nessuno, neanche per me.
Io devo chiedervi scusa.
Cosa fosse la "sinistra" credevo di saperlo: chi opera in ambito accademico dà per scontato questo atteggiamento mafioso (e l'ambito accademico è l'humus, direi anzi proprio il letame, su cui i "buoni" prosperano e si rinsaldano nelle loro convinzioni). Sapevo anche che a Bibbiano e dintorni, per una serie di motivi storici, si era insediato chi poteva dare il cattivo esempio. E, infine, constatavo ogni giorno sui media che i "buoni", i bellaciao, per poter continuare a ripetere a se stessi di essere buoni, si davano a pratiche sul cui fondamento e sui cui risultati ci sarebbe da aprire un appassionante dibattito, quali il traghettamento degli ultimi, rigorosamente a casa dei penultimi (mai a casa dei sullodati buoni, degli ottimati).
Ma mai mi sarei potuto immaginare che i "buoni" riuscissero a sentirsi tali nel momento in cui si facevano, come si stanno facendo qui, agenti di un controllo del territorio di puro stampo mafioso, nel momento in cui si dedicano alla delazione spicciola e vigliacca (finora, l'avevo vista praticare solo da illustri accademici dolicocefali). Roba da far impallidire quello che sappiamo della Francia di Vichy, dove però, si sa, i delatori, i vicini di casa che mandavano i controlli, erano quegli altri, cioè i "cattivi" (e i controlli più efficienti, perché li facevano i tedeschi)!
Ma si sa: per i buoni, per i bellaciao, per i piddini, la bontà non risiede nelle opere. La bontà è un optional che ti compri acquistando l'appartenenza, e acquistarla, l'appartenenza, è facile: la si salda con comode rate quotidiane di conformismo.
Ecco: io devo chiedervi scusa. Sapevo, lo avevo intuito dopo la reazione al mio primo articolo, che la sinistra faceva schifo, ma non potevo immaginare che dove essa era così radicata arrivasse a fare così schifo...
E allora, perdonatemi, ma devo intervenire in dichiarazione di voto.
A tutti quelli che come me hanno creduto a un ideale di solidarietà e di progresso condiviso, che non può prescindere dalla libertà di espressione del pensiero, non può concepire la privazione dei diritti politici, i reati di opinione, gli psicoreati; a tutti quelli che sono stati, magari sentimentalmente, ma onestamente, di sinistra, perché si sono riconosciuti in ideologie che avevano un senso, che rispondevano a istanze di giustizia sociale cui era indispensabile dare forma e voce; a tutti quelli cui è venuto a mancare, per i motivi che tante volte qui abbiamo descritto, un riferimento politico che facesse sinceramente proprie queste istanze, che non si facesse, invece, collaborazionista del grande capitale estero, e conseguentemente delatore spicciolo dei piccoli; a tutti quelli che come me hanno vissuto nell'illusione di essere nati nel giusto, e si sono risvegliati in pessima, squallida compagnia; ecco: a tutti voi chiedo una cosa.
So bene che molti di voi conoscono la Lega che i giornaloni raccontano, e non voglio entrare ora in un'apologia del partito con cui mi sono schierato. Non vi chiedo il voto. Vi chiedo di non votare quella roba là turandovi il naso. A tutti noi, a me, come a voi, serve che risorga una sinistra che abbia un senso. Ma perché essa rinasca, prima deve morire.
Accompagnatela all'estremo passo restandovene a casa: i piccoli delatori, i piccoli mafiosi, non meritano che vi disturbiate. Meritano una lezione, e l'avranno. Poi starà a loro riuscire ad apprenderla e a trarne le conseguenze, come starà ovviamente a noi riuscire a governare col mandato che gli elettori ci daranno.
Oh, quanto è facile la vita dei buoni "de sinistra", la vita dei piddini! La più lussuosa comodità che essa offre è quella di trasformare l'appartenenza in criterio morale. Ai "buoni", agli aristoi, ai piddini, ai bellaciao, insomma, a quella roba lì, l'albero del bene e del male cresce in giardino: i cattivi fanno presto a schedarli: sono gli altri, cioè noi.
Certo, ubi incommoda, ibi et commoda. L'abbandono dello schieramento "de sinistra", uno schieramento full optional, con il moralismo di serie, privava la mia fragile personalità di una certezza: quella di essere "buono". Ma per fortuna a puntellare la mia animula vagula blandula intervenivano altri elementi: i miei dischi, le mie pubblicazioni internazionali, il vostro affetto, tutta roba che il "buono" medio si sogna (soprattutto l'affetto altrui, anche perché, stranamente, l'uomo, come ogni altro animale, non si affeziona a chi lo prende a calci).
Ora, però, sono di fronte a un passo particolarmente doloroso, per il quale chiedo a tutti voi, compagni di percorso, solidarietà e affetto. Io nove anni fa vi ho inflitto un Folagra moment:
e ora voi, senza volerlo, per il fatto di avermi chiesto un impegno che ho deciso di prendere, me lo state rendendo con gli interessi.
Credo vi sia noto l'episodio delle minacce di Bonaccini a un sindaco del suo territorio. Immagino che ne siate indignati, ma io, quell'uomo, continuo a difenderlo. Voi non lo sapete capire. Voi non sapete vedere la sensibilità di quell'anima fragile che si nasconde dietro i suoi caratteristici occhiali a 52 pollici e dietro l'assenza del simbolo che tutti odiano, diffondendo di sé foto che a confronto il duce durante la battaglia del grano era un languido Tazio dell'emporio Armani. Di questa ostentazione di virilità fa parte, ad adjuvandum, anche l'assumere atteggiamenti da bullo come quelli che si rinvengono nella registrazione che il sindaco, scommettendo sul voto di domenica, ha fatto.
Ma c'è di più. Voi, immagino, moralisti (perché se siete qui un po' piddini lo siete stati anche voi), articolerete con tono sentenzioso che il pesce puzza dalla testa, che un governatore (sarebbe un Presidente, ma lasciamo stare) che si comporta così dà un pessimo esempio, ecc. Ma che c'entra lui, povero Stefano? Lui, gregario come tutti gli insicuri, come tutti i fragili, si è semplicemente conformato a un andazzo diffuso nel territorio che governerà ancora per poche ore. In questo caso la testa puzza perché il corpo è marcio.
Mi ci è voluto un po' a capirlo, e molto di più ad ammetterlo, ma...
Prima è arrivato un Whatsapp di una collega che si stava occupando di selezionare i rappresentanti di lista:
"Paura? E perché mai?", pensavo io, illuso... Siamo nella terra dei "buoni", del bellaciao, di quelli che puoi pensarla in modo diverso da te ma preferisco
Poi è arrivato un DM di un amico che stava organizzando un piccolo evento elettorale, di profilo locale:
Minacciato? Come? I "buoni" minacciano? I bellaciao, oltre a voler a giorni alterni privare di diritti politici chi non la pensa come loro per il semplice fatto che non la pensa come loro, vogliono anche impedirgli di andare in trattoria? E che mezzi hanno per imporlo?
Poi, a un incontro in sezione a Parma (perché questa volta ho scelto di stare tra la gente e trai militanti), qualcuno racconta qualcosa:
...e allora diciamo che il quadro si è definito. Dalla Regione, dal nostro amico sensibile (lo immagino ogni sera coricarsi leggendo versi di Verlaine, con cui, ne sono certo, ha più in comune di quanto si desuma dalla sua iconografia maschia e bellicosa...), dipendono tanti enti che devono legittimamente, ça va sans dire, effettuare una serie di controlli per la salute pubblica dei cittadini. Tu mi capisci, niente di personale. D'altra parte, il personale è poco, i controlli da fare sono tanti, perché nel mondo del terrore fiscale e della burocrazia assassina e vigliacca a trazione "europea" di carte si muore (oggi, in una azienda, mi dicevano che di quindici dipendenti cinque sono amministrativi: lo chiede Leuropa), e allora se devi decidere chi controllare, magari viene spontaneo farlo con chi
Ecco.
Io devo fare una cosa che non ho mai fatto, e che non è facile per nessuno, neanche per me.
Io devo chiedervi scusa.
Cosa fosse la "sinistra" credevo di saperlo: chi opera in ambito accademico dà per scontato questo atteggiamento mafioso (e l'ambito accademico è l'humus, direi anzi proprio il letame, su cui i "buoni" prosperano e si rinsaldano nelle loro convinzioni). Sapevo anche che a Bibbiano e dintorni, per una serie di motivi storici, si era insediato chi poteva dare il cattivo esempio. E, infine, constatavo ogni giorno sui media che i "buoni", i bellaciao, per poter continuare a ripetere a se stessi di essere buoni, si davano a pratiche sul cui fondamento e sui cui risultati ci sarebbe da aprire un appassionante dibattito, quali il traghettamento degli ultimi, rigorosamente a casa dei penultimi (mai a casa dei sullodati buoni, degli ottimati).
Ma mai mi sarei potuto immaginare che i "buoni" riuscissero a sentirsi tali nel momento in cui si facevano, come si stanno facendo qui, agenti di un controllo del territorio di puro stampo mafioso, nel momento in cui si dedicano alla delazione spicciola e vigliacca (finora, l'avevo vista praticare solo da illustri accademici dolicocefali). Roba da far impallidire quello che sappiamo della Francia di Vichy, dove però, si sa, i delatori, i vicini di casa che mandavano i controlli, erano quegli altri, cioè i "cattivi" (e i controlli più efficienti, perché li facevano i tedeschi)!
Ma si sa: per i buoni, per i bellaciao, per i piddini, la bontà non risiede nelle opere. La bontà è un optional che ti compri acquistando l'appartenenza, e acquistarla, l'appartenenza, è facile: la si salda con comode rate quotidiane di conformismo.
Ecco: io devo chiedervi scusa. Sapevo, lo avevo intuito dopo la reazione al mio primo articolo, che la sinistra faceva schifo, ma non potevo immaginare che dove essa era così radicata arrivasse a fare così schifo...
E allora, perdonatemi, ma devo intervenire in dichiarazione di voto.
A tutti quelli che come me hanno creduto a un ideale di solidarietà e di progresso condiviso, che non può prescindere dalla libertà di espressione del pensiero, non può concepire la privazione dei diritti politici, i reati di opinione, gli psicoreati; a tutti quelli che sono stati, magari sentimentalmente, ma onestamente, di sinistra, perché si sono riconosciuti in ideologie che avevano un senso, che rispondevano a istanze di giustizia sociale cui era indispensabile dare forma e voce; a tutti quelli cui è venuto a mancare, per i motivi che tante volte qui abbiamo descritto, un riferimento politico che facesse sinceramente proprie queste istanze, che non si facesse, invece, collaborazionista del grande capitale estero, e conseguentemente delatore spicciolo dei piccoli; a tutti quelli che come me hanno vissuto nell'illusione di essere nati nel giusto, e si sono risvegliati in pessima, squallida compagnia; ecco: a tutti voi chiedo una cosa.
So bene che molti di voi conoscono la Lega che i giornaloni raccontano, e non voglio entrare ora in un'apologia del partito con cui mi sono schierato. Non vi chiedo il voto. Vi chiedo di non votare quella roba là turandovi il naso. A tutti noi, a me, come a voi, serve che risorga una sinistra che abbia un senso. Ma perché essa rinasca, prima deve morire.
Accompagnatela all'estremo passo restandovene a casa: i piccoli delatori, i piccoli mafiosi, non meritano che vi disturbiate. Meritano una lezione, e l'avranno. Poi starà a loro riuscire ad apprenderla e a trarne le conseguenze, come starà ovviamente a noi riuscire a governare col mandato che gli elettori ci daranno.
giovedì 23 gennaio 2020
Verso Bibbiano
(..."ancora una scena, una soltanto, per curiosità, anche questa molto caratteristica, l'ho appena letta in una raccolta di antichità russe, nell'"Archivio" o ne "Il passato", ho dimenticato il nome, devo controllarlo. Era il periodo più cupo della servitù della gleba, ancora all'inizio del secolo; e qui un evviva al Liberatore del Popolo! All'inizio del secolo, dicevo, c'era un generale, un generale con conoscenze importanti, un ricchissimo proprietario terriero, ma uno di quelli (e pare che anche allora non ce ne fossero molti), che ritirandosi a vita privata, quasi quasi erano convinti di essersi conquistati il diritto di vita e di morte sui loro sudditi. Ce n'erano di tipi così a quei tempi. Allora il generale risiedeva nella sua proprietà di duemila anime, viveva nel lusso e spadroneggiava con i poveri vicini come se fossero i suoi parassiti e buffoni. Aveva un canile con un centinaio di cani da caccia e quasi cento custodi, tutti in uniforme e tutti a cavallo. Un giorno un servo, un ragazzino di soli otto anni, mentre giocava, lanciò una pietra e ferì una zampa del levriero preferito dal generale. "Come mai il mio cane è azzoppato?" Gli riferirono che era stato quel ragazzino a lanciargli una pietra e ferirlo a una zampa. "Ah, sei stato tu?", disse il generale squadrando il ragazzino: "Prendetelo!" Lo presero, togliendolo alla madre, e lo rinchiusero in gattabuia per tutta la notte; il mattino dopo, all'alba, il generale uscì in pompa magna per andare a caccia, in groppa al suo cavallo, attorniato dai suoi parassiti, dai cani, dai custodi e dai capocaccia, tutti a cavallo. Tutti i servi erano stati riuniti perché assistessero alla punizione, e davanti a tutti c'era la madre del bambino colpevole. Portano fuori il bambino dalla gattabuia. Era una giornata d'autunno cupa, fredda, nebbiosa, ideale per la caccia. Il generale ordina di spogliare il bambino e quello rimane tutto nudo, annichilito dal terrore, non osa mandare un grido..."Fatelo correre!", ordina il generale, "Corri, corri!", gli gridano i custodi dei cani e il bambino si mette a correre..."Prendetelo!", urla il generale e gli lanciano dietro l'intera muta di levrieri. I cani lo raggiunsero e lo dilaniarono davanti agli occhi della madre!... Credo che in seguito il generale sia stato interdetto. Allora...che cosa si meritava? La fucilazione? Che lo fucilassero per soddisfare il nostro senso morale? Parla, Alëška!"...)
(...i non europeisti sapranno di che si tratta: per loro è Europa, per gli europeisti no...)
1) Partendo dagli antefatti, segnalo un video che racconta dell'inchiesta "Veleno" che partendo dalle accuse mosse a molti genitori nel 1997/1998 sconvolse Finale Emilia e la bassa modenese.
I figli non sapevano nulla perché i genitori non ne parlavano, perché era un tabù nelle case, perché i genitori avevano paura che venissero a portarglieli via, e quindi non se ne parlava (Pablo Trincia, giornalista).
Continuavano a urlarci: "Finché non dite quello che dicono i vostri figli non li vedrete mai più!" Il paese di Pol Pot, perché io ho risentito questo movimento in cui ti dice: "Io sono lo Stato, io sono padrone di tuo figlio, io comando tuo figlio, io ne faccio quello che voglio, costi quello che costi" (Lorena Morselli Covezzi, condannata nel 2002 a dodici anni, assolta in Cassazione nel dicembre 2014).
2) Dichiarazioni ai media locali dell'Anghinolfi nel 2013 in cui si concentra sul tema omofobia (poi ci torneremo).
Andiamo oltre il tema dell'identità di genere nel rapporto genitoriale [...] (Federica Anghinolfi)
3) Che in Regione, non solo sapessero, ma condividessero il modello, ce lo provano le dichiarazioni del Sindaco di Bibbiano Carletti dell'11/03/2015 rilasciate alla Commissione Parità dell'Emilia Romagna.Nella stessa occasione l'Anghinolfi descriveva l'attività del suo gruppo (i "bambini hanno un altro modo di raccontare...").
Situazioni che prima erano sommerse hanno avuto il coraggio di emergere e sono emerse anche perché sapevano che all'interno di quel determinato territorio potevano contare su competenze, su dei punti di riferimento rassicuranti che potevano accompagnarli in una via di uscita rispetto a una situazione veramente drammatica. Noi, come val D'Enza, ci proponiamo anche a poter sperimentare questa buona pratica (Andrea Carletti, sindaco di Bibbiano).
I bambini hanno altri modi per raccontare quello che provano, quello che vivono nella loro esperienza, quindi ascoltare il trauma non è così immediato: ci sono delle zone d'ombra, delle zone grigie, occorre una specializzazione. Se ci si mette in ascolto i bimbi parlano (Federica Anghinolfi).
4) Video realizzato per il Convegno del 26/27 maggio 2016 col patrocinio della Regione Emilia-Romagna e della provincia di Reggio Emilia in cui Anghinolfi e colleghi magnificano la loro attività.
Penso che l'incertezza abbia sviluppato, come dire, un senso di curiosità, di ricerca, che ci ha permesso di andare oltre, di riuscire a costruire un oltre. Questo oltre appunto è quello di avere messo insieme, pensando al bene della ragazza, a quello che per lei era utile, vista la sua situazione, mettere insieme il meglio possibile (Federica Anghinolfi).
5) L'articolo de La Stampa del 2016 in cui si vantavano di avere 1.900 bambini su 12.000 della Val d'Enza affidati ai servizi sociali (farebbe il 15.8%).
C’è un posto in Italia dove la lotta alla pedofilia è una priorità assoluta. E i risultati si vedono. È un fazzoletto di terra in provincia di Reggio Emilia dove gli otto comuni della Val d’Enza - 62mila abitanti, 12mila minorenni, 1900 in carico ai servizi , 31 seguiti per abusi sessuali - hanno costituito un’Unione guidata dal sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, per tutelare i minori... «Noi la volontà politica l’abbiamo avuta. E nonostante i tagli abbiamo anche trovato i soldi». Come li hanno spesi? Facendo formazione sugli operatori per renderli in grado di leggere in anticipo i segnali di malessere, spesso aspecifici, dei bambini, rivalutando la figura dell’assistente sociale, lavorando con gli ospedali e con le scuole e appoggiando in modo esplicito le vittime della violenza. (Andrea Malaguti su La Stampa).
6) Curriculum di Claudio Foti da cui si vede che è laureato in Lettere.
7) La mail che identifica e calcola "l'incasso" generato dai bambini:
8) La confessione di un ex collaboratrice dell'Anghinolfi che certificava il falso sulle abitazioni delle famiglie cui si volevano sottrarre il figli.
Finché è rimasta agli ordini di Federica Anghinolfi ha fatto come tutti, certificando che case in ordine erano fatiscenti e piene di muffa, che i panni stesi ad asciugare erano vestiti buttati in giro... E poi c'è il capitolo del denaro che doveva finire per forza al centro studi Hansel e Gretel, e quando l'Unione di Comuni della Val d'Enza non riusciva a pagare i consulenti venivano creati falsi affidi (TG2 del 28 luglio 2019).
9) Intercettazioni che riguardano Daniela Bedogni e Fadia Bassmaji, coppia omosessuale cui era stata data una bimba in affido dalla Anghinolfi che maltrattano la bimba perché si rifiuta di mentire.
Tu non ci scrivi perché hai paura di scrivere, perché le cose che devi scrivere adesso sono talmente profonde che non ti va più di scriverci, non ci vuoi neanche andare vicino.
10) Due neuropsichiatre dell'AUSL di Montecchio Emilia, Imelda Bonaretti e Flaviana Murru, si propongono di minacciare un carabiniere che indagava nel caso diventasse insistente.
E comunque potevi anche dirgli: "Guardi che lei è sposato, ha figli, cioè, non si sa mai".
11) Dal Tg4 e immagini delle telecamere a circuito chiuso che riprendono il furto di un bambino e la testimonianza della madre e del padre.
Non ci viene detto niente, perché è stata una decisione arbitraria di questi servizi sociali, l'hanno fatto in autonomia, non ci è stata giustificata e non ne sappiamo nulla (la madre).
12) Testimonianza video di un padre cui la Anghinolfi ha tolto i figli con le accuse di omofobia.
13) Puntata documentata di "Chi l'ha visto".
14) Un po' di dati relativi ad un caso analogo in Umbria ("Piccolo Carro") che coinvolge sempre il PD.
15) L'audizione della Autorità garante in Commissione per l'infanzia, in cui si cita, dal minuto 44:30 il documento approvato dalla Commissione il 17/01/2018 e le sue terribili accuse cui non fu dato seguito.
Nella gran parte dei casi trattati in qualità di difensore delle famiglie coinvolte in tali procedimenti, tali allontanamenti vengono predisposti a seguito della richiesta di aiuto di queste famiglie, da parte di chi è preposto ad aiutarle. Una volta che una famiglia fa ingresso nel circuito dei servizi socio-assistenziali difficilmente riesce ad uscirne, per cui prima di consigliare a una famiglia di rivolgersi allo Stato per chiedere aiuto è bene valutarne le conseguenze... Il 63% di questi bambini, come motivo primario o secondario, ha un problema di indigenza economica, abitativa e lavorativa dei genitori... Capita che l'assistente sociale non sia preparato o abbia delle presunzioni del tutto personali del concetto, assolutamente non codificato, di capacità genitoriale (p. 40 segg.)
Il 20% dei giudici onorari è proprietario, direttore, o ha rapporti di cointeressenza con case famiglia (p. 88).
D'altra parte, va anche detto, per equilibrio, che chi ha vociferato accuse assurde, come quella del tutto infondata di pedofilia, a carico di amministratori locali, oltre ad aver commesso un illecito perseguibile a querela di parte, non ha aiutato non dico a comprendere, ma nemmeno a scalfire la reale profondità dell'orrore di cui Bibbiano è solo l'ennesima manifestazione.
L'orrore, che emerge nitido dai pochi fatti riportati (tanti se ne potrebbero aggiungere ad adjuvandum), risiede nella solita porca rogna "de sinistra" di ergersi a giudici del bene e del male in virtù di una tanto autopercepita quanto inesistente superiorità morale. In altri termini, non è assolutamente un caso che i signori che, ai punti (3) e (4) del nostro elenco, si proponevano di "sperimentare", beninteso "nell'interesse" del minore, appartengano alla stessa matrice culturale di chi ha esplicitamente rivendicato il fatto che riforme politiche di grande ampiezza, sconsigliate dalla letteratura scientifica, fossero "un esperimento a grandezza naturale", un esperimento in corpore vili. Non solo quello dei nostri figli: anche il nostro corpo, per gli ottimati, per gli aristoi, come il nostro caro amico Aristide, è vilis, senza importanza. Per i suoi sommi sacerdoti, tutti noi siamo sacrificabili sull'altare del Progresso, ovviamente dopo aver pagato direttamente o indirettamente (tramite fondi della regione) un obolo affinché la cerimonia si svolga. Che poi il progresso consista nella finanziarizzazione a oltranza dell'economia, o nella promozione dell'omogenitorialità senza se e senza ma (ma soprattutto senza perché), o in qualsiasi altra cosa passi per la testa agli utili idioti della finanza, a seconda delle contingenze del momento, in fondo è abbastanza irrilevante. Il cuore del problema è nella pertinace volontà di escludere dal processo democratico, dall'indirizzo politico (di una famiglia o di una comunità) gli "altri", i "non (restiamo) umani", cioè noi.
E così, in fondo, l'errore politico fondamentale del PD non è quello di non essere andato a elezioni ad agosto lasciando spazio a Renzi, non è quello di non aver voluto fare una riflessione onesta sul rapporto con l'Unione Europea, non è uno dei tanti errori che politologi più o meno improvvisati gli attribuiscono, nelle analisi che i giornaloni ci propongono al nobile scopo di farci sentire più intelligenti. L'errore fondamentale è quello di essersi palesato come una minaccia esistenziale per i suoi potenziali elettori, per il loro benessere economico, per l'integrità delle loro famiglie. Se mai non fosse bastato, per chiarire il concetto, i loro intellettuali ci hanno dichiarato di essere disposti a privarci dei diritti politici, pur di non veder scalfita l'egemonia della loro parte politica (ricorderete il simpatico dibattito sul suffragio universale con un attore "buono"). E se anche questo non fosse stato abbastanza, con episodi come quello che qui abbiamo ricordato, la loro struttura ci ha dimostrato di non arretrare di fronte a nulla (chiudersi a riccio a difesa di questi abusi non credo sia stata una mossa lungimirante...).
A compimento del capolavoro, dopo che gli elettori hanno preso atto del pericolo, la macchina della propaganda PD ha rovesciato su di essi il suo impotente livore, coprendoli di parole sprezzanti.
Per noi, tanta roba...
Credo quindi che non ci sia molto da aggiungere, se non una banale considerazione. Persone che ironizzavano sul proprio potere di vita e di morte, considerando come una eventualità divertente quella di minacciare un carabiniere, persone che, come riportano gli atti processuali (fuggevolmente apparsi sul web per estratti, poi scomparsi), pare che si ritenessero in diritto di impartire ordini alle "loro" guardie municipali, non credo che avrebbero potuto prendere atteggiamenti simili, che presuppongono, oltre all'illusione della propria superiorità, connaturata alla sinistra, anche la certezza dell'impunità, senza essere più che certe di avere una solida copertura politica. Qui risiedono le responsabilità politiche di chi ha amministrato quelle zone: nell'aver tralasciato i controlli, e conseguentemente nell'aver conferito, magari in modo del tutto involontario, ai soggetti cui era affidato un compito tanto delicato l'illusione di poter operare al di fuori delle regole dell'ordinamento, in modo del tutto arbitrario, di essere padrone della vita e della morte dei figli e dei loro genitori. Il che, sinceramente, in un momento in cui ci accingiamo a votare la messa in stato di accusa di un ministro per un preteso sequestro di persona compiuto nell'esercizio e in obbedienza al suo mandato politico, lascia quanto meno perplessi. Diciamo che se penso a un sequestro mi vengono in mente le immagini al punto (11) del catalogo qui sopra, piuttosto che quelle di una nave in rada. Ma questa è una mia valutazione soggettiva, che esprimo presumendo di poterlo fare.
"Questa è ribellione", disse Alëša sommessamente e a capo chino...)
(...ribellatevi!...)
(...i non europeisti sapranno di che si tratta: per loro è Europa, per gli europeisti no...)
Il catalogo è questo
Da uno de passaggio ricevo questo promemoria:1) Partendo dagli antefatti, segnalo un video che racconta dell'inchiesta "Veleno" che partendo dalle accuse mosse a molti genitori nel 1997/1998 sconvolse Finale Emilia e la bassa modenese.
I figli non sapevano nulla perché i genitori non ne parlavano, perché era un tabù nelle case, perché i genitori avevano paura che venissero a portarglieli via, e quindi non se ne parlava (Pablo Trincia, giornalista).
Continuavano a urlarci: "Finché non dite quello che dicono i vostri figli non li vedrete mai più!" Il paese di Pol Pot, perché io ho risentito questo movimento in cui ti dice: "Io sono lo Stato, io sono padrone di tuo figlio, io comando tuo figlio, io ne faccio quello che voglio, costi quello che costi" (Lorena Morselli Covezzi, condannata nel 2002 a dodici anni, assolta in Cassazione nel dicembre 2014).
2) Dichiarazioni ai media locali dell'Anghinolfi nel 2013 in cui si concentra sul tema omofobia (poi ci torneremo).
Andiamo oltre il tema dell'identità di genere nel rapporto genitoriale [...] (Federica Anghinolfi)
3) Che in Regione, non solo sapessero, ma condividessero il modello, ce lo provano le dichiarazioni del Sindaco di Bibbiano Carletti dell'11/03/2015 rilasciate alla Commissione Parità dell'Emilia Romagna.Nella stessa occasione l'Anghinolfi descriveva l'attività del suo gruppo (i "bambini hanno un altro modo di raccontare...").
Situazioni che prima erano sommerse hanno avuto il coraggio di emergere e sono emerse anche perché sapevano che all'interno di quel determinato territorio potevano contare su competenze, su dei punti di riferimento rassicuranti che potevano accompagnarli in una via di uscita rispetto a una situazione veramente drammatica. Noi, come val D'Enza, ci proponiamo anche a poter sperimentare questa buona pratica (Andrea Carletti, sindaco di Bibbiano).
I bambini hanno altri modi per raccontare quello che provano, quello che vivono nella loro esperienza, quindi ascoltare il trauma non è così immediato: ci sono delle zone d'ombra, delle zone grigie, occorre una specializzazione. Se ci si mette in ascolto i bimbi parlano (Federica Anghinolfi).
4) Video realizzato per il Convegno del 26/27 maggio 2016 col patrocinio della Regione Emilia-Romagna e della provincia di Reggio Emilia in cui Anghinolfi e colleghi magnificano la loro attività.
Penso che l'incertezza abbia sviluppato, come dire, un senso di curiosità, di ricerca, che ci ha permesso di andare oltre, di riuscire a costruire un oltre. Questo oltre appunto è quello di avere messo insieme, pensando al bene della ragazza, a quello che per lei era utile, vista la sua situazione, mettere insieme il meglio possibile (Federica Anghinolfi).
5) L'articolo de La Stampa del 2016 in cui si vantavano di avere 1.900 bambini su 12.000 della Val d'Enza affidati ai servizi sociali (farebbe il 15.8%).
C’è un posto in Italia dove la lotta alla pedofilia è una priorità assoluta. E i risultati si vedono. È un fazzoletto di terra in provincia di Reggio Emilia dove gli otto comuni della Val d’Enza - 62mila abitanti, 12mila minorenni, 1900 in carico ai servizi , 31 seguiti per abusi sessuali - hanno costituito un’Unione guidata dal sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, per tutelare i minori... «Noi la volontà politica l’abbiamo avuta. E nonostante i tagli abbiamo anche trovato i soldi». Come li hanno spesi? Facendo formazione sugli operatori per renderli in grado di leggere in anticipo i segnali di malessere, spesso aspecifici, dei bambini, rivalutando la figura dell’assistente sociale, lavorando con gli ospedali e con le scuole e appoggiando in modo esplicito le vittime della violenza. (Andrea Malaguti su La Stampa).
6) Curriculum di Claudio Foti da cui si vede che è laureato in Lettere.
7) La mail che identifica e calcola "l'incasso" generato dai bambini:
8) La confessione di un ex collaboratrice dell'Anghinolfi che certificava il falso sulle abitazioni delle famiglie cui si volevano sottrarre il figli.
Finché è rimasta agli ordini di Federica Anghinolfi ha fatto come tutti, certificando che case in ordine erano fatiscenti e piene di muffa, che i panni stesi ad asciugare erano vestiti buttati in giro... E poi c'è il capitolo del denaro che doveva finire per forza al centro studi Hansel e Gretel, e quando l'Unione di Comuni della Val d'Enza non riusciva a pagare i consulenti venivano creati falsi affidi (TG2 del 28 luglio 2019).
9) Intercettazioni che riguardano Daniela Bedogni e Fadia Bassmaji, coppia omosessuale cui era stata data una bimba in affido dalla Anghinolfi che maltrattano la bimba perché si rifiuta di mentire.
Tu non ci scrivi perché hai paura di scrivere, perché le cose che devi scrivere adesso sono talmente profonde che non ti va più di scriverci, non ci vuoi neanche andare vicino.
10) Due neuropsichiatre dell'AUSL di Montecchio Emilia, Imelda Bonaretti e Flaviana Murru, si propongono di minacciare un carabiniere che indagava nel caso diventasse insistente.
E comunque potevi anche dirgli: "Guardi che lei è sposato, ha figli, cioè, non si sa mai".
11) Dal Tg4 e immagini delle telecamere a circuito chiuso che riprendono il furto di un bambino e la testimonianza della madre e del padre.
Non ci viene detto niente, perché è stata una decisione arbitraria di questi servizi sociali, l'hanno fatto in autonomia, non ci è stata giustificata e non ne sappiamo nulla (la madre).
12) Testimonianza video di un padre cui la Anghinolfi ha tolto i figli con le accuse di omofobia.
13) Puntata documentata di "Chi l'ha visto".
14) Un po' di dati relativi ad un caso analogo in Umbria ("Piccolo Carro") che coinvolge sempre il PD.
15) L'audizione della Autorità garante in Commissione per l'infanzia, in cui si cita, dal minuto 44:30 il documento approvato dalla Commissione il 17/01/2018 e le sue terribili accuse cui non fu dato seguito.
Nella gran parte dei casi trattati in qualità di difensore delle famiglie coinvolte in tali procedimenti, tali allontanamenti vengono predisposti a seguito della richiesta di aiuto di queste famiglie, da parte di chi è preposto ad aiutarle. Una volta che una famiglia fa ingresso nel circuito dei servizi socio-assistenziali difficilmente riesce ad uscirne, per cui prima di consigliare a una famiglia di rivolgersi allo Stato per chiedere aiuto è bene valutarne le conseguenze... Il 63% di questi bambini, come motivo primario o secondario, ha un problema di indigenza economica, abitativa e lavorativa dei genitori... Capita che l'assistente sociale non sia preparato o abbia delle presunzioni del tutto personali del concetto, assolutamente non codificato, di capacità genitoriale (p. 40 segg.)
Il 20% dei giudici onorari è proprietario, direttore, o ha rapporti di cointeressenza con case famiglia (p. 88).
Qualche considerazione
Il tema è delicato: questi sono fatti, ma ci sarebbe anche da interrogarsi su cosa sia un fatto, e a questo proposito filosofi e propagandisti sono qui per aiutarci. Credo però che una cosa si possa senz'altro dire: se lo scopo della dottoressa Anghinolfi era quello da lei rivendicato, ovvero il promuovere un sereno dibattito sull'omogenitorialità, diciamo che i mezzi scelti, almeno a quanto risulta finora, non sono stati i migliori. La sensazione è che a seguito di quanto sta emergendo questo dibattito, lecito in democrazia come tutti i dibattiti, tranne quello che abbiamo condotto qui, e per il quale siamo stati derisi, insultati, ostacolati dai "buoni", nonostante noi partissimo sì da basi scientifiche solide (ma anche per questo ci saranno tribunali), il dibattito che l'Anghinolfi voleva promuovere rischia di arretrare, anziché di procedere, dopo che la realtà ha fatto irruzione nel terreno allucinato dell'ideologia.D'altra parte, va anche detto, per equilibrio, che chi ha vociferato accuse assurde, come quella del tutto infondata di pedofilia, a carico di amministratori locali, oltre ad aver commesso un illecito perseguibile a querela di parte, non ha aiutato non dico a comprendere, ma nemmeno a scalfire la reale profondità dell'orrore di cui Bibbiano è solo l'ennesima manifestazione.
L'orrore, che emerge nitido dai pochi fatti riportati (tanti se ne potrebbero aggiungere ad adjuvandum), risiede nella solita porca rogna "de sinistra" di ergersi a giudici del bene e del male in virtù di una tanto autopercepita quanto inesistente superiorità morale. In altri termini, non è assolutamente un caso che i signori che, ai punti (3) e (4) del nostro elenco, si proponevano di "sperimentare", beninteso "nell'interesse" del minore, appartengano alla stessa matrice culturale di chi ha esplicitamente rivendicato il fatto che riforme politiche di grande ampiezza, sconsigliate dalla letteratura scientifica, fossero "un esperimento a grandezza naturale", un esperimento in corpore vili. Non solo quello dei nostri figli: anche il nostro corpo, per gli ottimati, per gli aristoi, come il nostro caro amico Aristide, è vilis, senza importanza. Per i suoi sommi sacerdoti, tutti noi siamo sacrificabili sull'altare del Progresso, ovviamente dopo aver pagato direttamente o indirettamente (tramite fondi della regione) un obolo affinché la cerimonia si svolga. Che poi il progresso consista nella finanziarizzazione a oltranza dell'economia, o nella promozione dell'omogenitorialità senza se e senza ma (ma soprattutto senza perché), o in qualsiasi altra cosa passi per la testa agli utili idioti della finanza, a seconda delle contingenze del momento, in fondo è abbastanza irrilevante. Il cuore del problema è nella pertinace volontà di escludere dal processo democratico, dall'indirizzo politico (di una famiglia o di una comunità) gli "altri", i "non (restiamo) umani", cioè noi.
E così, in fondo, l'errore politico fondamentale del PD non è quello di non essere andato a elezioni ad agosto lasciando spazio a Renzi, non è quello di non aver voluto fare una riflessione onesta sul rapporto con l'Unione Europea, non è uno dei tanti errori che politologi più o meno improvvisati gli attribuiscono, nelle analisi che i giornaloni ci propongono al nobile scopo di farci sentire più intelligenti. L'errore fondamentale è quello di essersi palesato come una minaccia esistenziale per i suoi potenziali elettori, per il loro benessere economico, per l'integrità delle loro famiglie. Se mai non fosse bastato, per chiarire il concetto, i loro intellettuali ci hanno dichiarato di essere disposti a privarci dei diritti politici, pur di non veder scalfita l'egemonia della loro parte politica (ricorderete il simpatico dibattito sul suffragio universale con un attore "buono"). E se anche questo non fosse stato abbastanza, con episodi come quello che qui abbiamo ricordato, la loro struttura ci ha dimostrato di non arretrare di fronte a nulla (chiudersi a riccio a difesa di questi abusi non credo sia stata una mossa lungimirante...).
A compimento del capolavoro, dopo che gli elettori hanno preso atto del pericolo, la macchina della propaganda PD ha rovesciato su di essi il suo impotente livore, coprendoli di parole sprezzanti.
Per noi, tanta roba...
Credo quindi che non ci sia molto da aggiungere, se non una banale considerazione. Persone che ironizzavano sul proprio potere di vita e di morte, considerando come una eventualità divertente quella di minacciare un carabiniere, persone che, come riportano gli atti processuali (fuggevolmente apparsi sul web per estratti, poi scomparsi), pare che si ritenessero in diritto di impartire ordini alle "loro" guardie municipali, non credo che avrebbero potuto prendere atteggiamenti simili, che presuppongono, oltre all'illusione della propria superiorità, connaturata alla sinistra, anche la certezza dell'impunità, senza essere più che certe di avere una solida copertura politica. Qui risiedono le responsabilità politiche di chi ha amministrato quelle zone: nell'aver tralasciato i controlli, e conseguentemente nell'aver conferito, magari in modo del tutto involontario, ai soggetti cui era affidato un compito tanto delicato l'illusione di poter operare al di fuori delle regole dell'ordinamento, in modo del tutto arbitrario, di essere padrone della vita e della morte dei figli e dei loro genitori. Il che, sinceramente, in un momento in cui ci accingiamo a votare la messa in stato di accusa di un ministro per un preteso sequestro di persona compiuto nell'esercizio e in obbedienza al suo mandato politico, lascia quanto meno perplessi. Diciamo che se penso a un sequestro mi vengono in mente le immagini al punto (11) del catalogo qui sopra, piuttosto che quelle di una nave in rada. Ma questa è una mia valutazione soggettiva, che esprimo presumendo di poterlo fare.
Epilogo
(..."Ascoltami: ho preso il caso dei bambini perché tutto fosse più evidente. Di tutte le altre lacrime dell'umanità, delle quali è imbevuta la terra intera, dalla crosta fino al centro, non dirò nemmeno una parola, ho ristretto di proposito l' ambito della mia discussione. Io sono una cimice e riconosco in tutta umiltà che non capisco per nulla perché il mondo sia fatto così. Vuol dire che gli uomini stessi hanno colpa di questo: è stato concesso loro il paradiso, ma essi hanno voluto la libertà e hanno rubato il fuoco dal cielo, pur sapendo che sarebbero diventati infelici, quindi non c'è tanto da impietosirsi per loro. La mia povera mente, terrestre ed euclidea, arriva solo a capire che la sofferenza c'è, che non ci sono colpevoli, che ogni cosa deriva dall'altra direttamente, semplicemente, che tutto scorre e si livella - ma queste sono soltanto baggianate euclidee, io lo so, e non posso accettare di vivere in questo modo! Che conforto mi può dare il fatto che non ci sono colpevoli e che questo io lo so - io devo avere la giusta punizione, altrimenti distruggerò me stesso. E non già la giusta punizione nell'infinito di un tempo o di uno spazio remoti, ma qui sulla terra, in modo che io la possa vedere con i miei occhi. Ho creduto e voglio vedere con i miei occhi, e se per quel giorno sarò già morto, che mi resuscitino, giacché se tutto accadesse senza di me, sarebbe troppo ingiusto. Certo non ho sofferto unicamente per concimare con me stesso, con le mie malefatte e le mie sofferenze, l'armonia futura di qualcun altro. Io voglio vedere con i miei occhi il daino sdraiato accanto al leone e la vittima che si alza ad abbracciare il suo assassino. Voglio essere presente quando d'un tratto si scoprirà perché tutto è stato com'è stato. Tutte le religioni di questo mondo si basano su questa aspirazione, e io sono un credente. Ma ci sono i bambini: che cosa dovrò fare con loro? È questa la domanda alla quale non so dare risposta. Per la centesima volta lo ripeto: c'è una miriade di questioni, ma ho preso soltanto l'esempio dei bambini, perché nel loro caso quello che voglio dire risulta inoppugnabilmente chiaro. Ascolta: se tutti devono soffrire per comprare con la sofferenza l'armonia eterna, che c'entrano qui i bambini? Rispondimi, per favore. È del tutto incomprensibile il motivo per cui dovrebbero soffrire anche loro e perché tocca pure a loro comprare l'armonia con le sofferenze. Perché anch'essi dovrebbero costituire il materiale per concimare l'armonia futura di qualcun altro? La solidarietà fra gli uomini nel peccato la capisco, capisco la solidarietà nella giusta punizione, ma con i bambini non ci può essere solidarietà nel peccato, e se è vero che essi devono condividere la responsabilità di tutti i misfatti compiuti dai loro padri, allora io dico che una tale verità non è di questo mondo e io non la capisco. Qualche spiritoso potrebbe dirmi che quel bambino sarebbe comunque cresciuto e avrebbe peccato, ma, come vedete, egli non è cresciuto, è stato dilaniato dai cani all'età di otto anni. Oh, Alëša, non sto bestemmiando! Io capisco quale sconvolgimento universale avverrà quando ogni cosa in cielo e sotto terra si fonderà in un unico inno di lode e ogni creatura viva, o che ha vissuto, griderà: "Tu sei giusto, o Signore, giacché le tue vie sono state rivelate!" Quando la madre abbraccerà l'aguzzino che ha fatto dilaniare suo figlio dai cani e tutti e tre grideranno fra le lacrime: "Tu sei giusto, o Signore!": allora si sarà raggiunto il coronamento della conoscenza e tutto sarà chiaro. Ma l'intoppo è proprio qui: è proprio questo che non posso accettare. E fintanto che mi trovo sulla terra, mi affretto a prendere i miei provvedimenti. Vedi, Alëša, potrebbe accadere davvero che se vivessi fino a quel giorno o se risorgessi per vederlo, guardando la madre che abbraccia l'aguzzino di suo figlio, anch'io potrei mettermi a gridare con gli altri: "Tu sei giusto, o Signore!"; ma io non voglio gridare allora. Finché c'è tempo, voglio correre ai ripari e quindi rifiuto decisamente l'armonia superiore. Essa non vale le lacrime neanche di quella sola bambina torturata, che si batte il petto con il pugno piccino e prega in quel fetido stambugio, piangendo lacrime irriscattate al suo "buon Dio"! Non vale, perché quelle lacrime sono rimaste irriscattate. Ma esse devono essere riscattate, altrimenti non ci può essere armonia. Ma in che modo puoi riscattarle? È forse possibile? Forse con la promessa che saranno vendicate? Ma che cosa me ne importa della vendetta, a che mi serve l'inferno per i torturatori, che cosa può riparare l'inferno in questo caso, quando quei bambini sono già stati torturati? E quale armonia potrà esserci se c'è l'inferno? Io voglio perdonare e voglio abbracciare, ma non voglio che si continui a soffrire. E se la sofferenza dei bambini servisse a raggiungere la somma delle sofferenze necessaria all'acquisto della verità, allora io dichiaro in anticipo che la verità tutta non vale un prezzo così alto. Non voglio insomma che la madre abbracci l'aguzzino che ha fatto dilaniare il figlio dai cani! Non deve osare perdonarlo! Che perdoni a nome suo, se vuole, che perdoni l'aguzzino per l'incommensurabile sofferenza inflitta al suo cuore di madre; ma le sofferenze del suo piccino dilaniato ella non ha il diritto di perdonarle, ella non deve osare di perdonare quell'aguzzino per quelle sofferenze, neanche se il bambino stesso gliele avesse perdonate! E se le cose stanno così, se essi non oseranno perdonare, dove va a finire l'armonia? C'è forse un essere in tutto il mondo che potrebbe o avrebbe il diritto di perdonare? Non voglio l'armonia, è per amore dell'umanità che non la voglio. Preferisco rimanere con le sofferenze non vendicate. Preferisco rimanere con le mie sofferenze non vendicate e nella mia indignazione insoddisfatta, anche se non dovessi avere ragione. Hanno fissato un prezzo troppo alto per l'armonia; non possiamo permetterci di pagare tanto per accedervi. Pertanto mi affretto a restituire il biglietto d'entrata. E se sono un uomo onesto, sono tenuto a farlo al più presto. E lo sto facendo. Non che non accetti Dio, Alëša, gli sto solo restituendo, con la massima deferenza, il suo biglietto"."Questa è ribellione", disse Alëša sommessamente e a capo chino...)
(...ribellatevi!...)
QED 90: belli, ciao!
Terminato il post precedente, scendo dal treno a Piddinia, città in cui la mia attività di dibattito mi aveva recato innumerevoli volte (qui una delle ultime, resa immortale da una telefonata in diretta di Marco Rizzo:
Mi avvio lungo i portici, avvolto come una divinità omerica (o come un personaggio di Harry Potter) nella cappa del mio anonimato. C'è un po' di tutto: chi torna a casa immerso nei suoi pensieri, chi fa la spesa, e c'è anche chi discute. Ricorre una parola: "Salvini". Si percepisce il terrore. Io me la rido sotto i baffi, e penso: "Poveri piddini! Per fortuna capite quanto sapete, cioè nulla! Dove sono finiti i tempi in cui con iattanza mi negavate spazio? Ora lo spazio che mi negavate nel vostro Comune me lo sono preso nel nostro Senato, e se voi lo sapeste, se voi capiste che il terrore che vi pervade ha una origine ben precisa: il dibattito svolto in questo blog, che ha convinto tante persone di sinistra come me a prendere atto del fatto che il PD era il male, aveva tradito qualsiasi aspirazione di giustizia sociale, di progresso condiviso, di prosperità diffusa che avesse preteso di incarnare, ecco: se voi lo sapeste, con tutto che siete buoni, mi fareste a brandelli! Ma invece grazie a Dio non sapete nulla, e io me la rido sotto i baffi...".
Poi, evitato soigneusement un invito di Falchieri (pizza all'ananas e semifreddo al cipollotto), mi reco a cena in una casa privata dell'upper class (lavoro behind enemy lines, ma comunque fra un po' sarò schierato sul fronte di Bibbiano, passando per Parma...).
Imprenditori, professionisti, e polenta (gli esperimenti di nouvelle cuisine noi ottimati li lasciamo ai sottoproletari come Davide).
Una delle tante eleganti ed avvenenti compagne della nostra serata a un certo punto lascia cadere nel discorso un paio di Verità che vi riporto per vostra edificazione.
Verità numero uno: "Al circolo tale [concentrato dell'upper class felsinea, NdCN] votano tutti PD". Del resto, per anni il PD li ha difesi contro le rivendicazioni degli operai." Aggiunge un compagno di tavola: "Bè, forse si potrebbe anche dire che il PD ha aizzato gli operai contro gli imprenditori che non lo sostenevano...". Intervengo: "Sì, storicamente sarà anche stato così, ma credo che questo tema ormai sia passato di moda: gli operai sono stati del tutto annientati dal sindacato. Sinceramente non capisco perché chi fa impresa difenda chi in termini macroeconomici, distruggendo la domanda aggregata con l'austerità, gli ha tagliato l'erba sotto i piedi...".
Verità numero due: "Parlavo con una persona dell'amministrazione tale, dando per scontato che lì tutti votassero PD. La risposta mi ha sorpreso: i dirigenti, naturalmente, saranno grati a chi li ha messi lì, ma molti impiegati voteranno Lega - nel segreto dell'urna Salvini ti vede, Zingaretti no perché non c'è - dato che sono stanchi di essere comandati da persone selezionate con criteri diversi dalla capacità e dal merito".
Vorrei concentrarmi sulla verità numero uno (anche se il turning point è segnalato dalla verità numero due).
Ci stupisce che gli imprenditori votino contro il loro effettivo interesse (che sarebbe quello di operare in un'economia florida)? Dopo tanti anni di dibattito in questo blog direi di no. Aggiungo che non ci stupisce, e non ci preoccupa. L'imprenditore è uno, gli operai, normalmente, un po' di più. Non è vero che non esistono più le classi! La Lega è un partito interclassista, il PD difende gli interessi di una certa borghesia, quella dei rentier miopi, che poi sono quelli che alla fine si trovano a pagare il conto più salato delle scelte economiche irrazionali, per il semplice motivo che quando la Storia tira la linea, i soldi deve metterceli chi ce li ha (che normalmente è chi nel giro di valzer precedente ha preteso di toglierli agli altri...).
D'altra parte, questo approccio di politica economica è perfettamente coerente con l'ethos dell'upper class "de sinistra", cioè del PD: un ceto composto da persone che si sentono superiori alle altre, perché gli è stato raccontato (e ci hanno creduto) che la loro parte aveva vinto una guerra che il Paese aveva perso. Forti di questa legittimazione storica farlocca, hanno assunto il compito che nessuno gli ha dato di porsi come guida di quel popolo bue che intimamente disprezzavano e disprezzano. La triste verità è che il Paese siamo tutti noi: la guerra l'abbiamo persa tutti, e la guerra civile alcuni l'hanno vinta come tutte le guerre che gli italiani hanno vinto in casa contro altri italiani, dal 1494 in poi, cioè giovandosi dell'aiuto di una potenza straniera contro un'altra potenza straniera e contro il proprio nemico interno. Questo nulla toglie, e anzi esalta, il coraggio di chi ha deciso di lasciare la propria famiglia e di combattere per liberare il paese dall'invasore tedesco, nella speranza di restituire se pure in extremis non tanto indipendenza (concetto sul quale ci sarebbe da discutere, visti i risultati), ma almeno dignità al Paese. Proprio perché ormai era chiaro come sarebbe andata a finire, chi invece di aspettare l'inevitabile epilogo si è messo in gioco merita tutto il nostro rispetto. Ma appunto, siamo sicuri che onori la memoria di questi coraggiosi chi continuamente evoca lo spettro di quella che fu una guerra civile, biascicando con dubbia intonazione le loro canzoni (ma "ho trovato l'invasor" non glielo sento mai cantare...), mentre apertamente sostiene le ragioni di quelli che furono al tempo invasori espliciti, e oggi invasori nascosti, subdoli, ma non meno efficaci? Con quale faccia (oltre che con quale intonazione!) quelli che oggettivamente sono quinte colonne (o utili idioti) dell'imperialismo tedesco ci cantano contro "Bella ciao"?
La Storia sta mettendo i fatti in prospettiva, e sta ripianando i conti.
Sta a voi decidere se contrastarla o assecondarla.
Lunedì canteremo: "Belli, ciao!"
Mi avvio lungo i portici, avvolto come una divinità omerica (o come un personaggio di Harry Potter) nella cappa del mio anonimato. C'è un po' di tutto: chi torna a casa immerso nei suoi pensieri, chi fa la spesa, e c'è anche chi discute. Ricorre una parola: "Salvini". Si percepisce il terrore. Io me la rido sotto i baffi, e penso: "Poveri piddini! Per fortuna capite quanto sapete, cioè nulla! Dove sono finiti i tempi in cui con iattanza mi negavate spazio? Ora lo spazio che mi negavate nel vostro Comune me lo sono preso nel nostro Senato, e se voi lo sapeste, se voi capiste che il terrore che vi pervade ha una origine ben precisa: il dibattito svolto in questo blog, che ha convinto tante persone di sinistra come me a prendere atto del fatto che il PD era il male, aveva tradito qualsiasi aspirazione di giustizia sociale, di progresso condiviso, di prosperità diffusa che avesse preteso di incarnare, ecco: se voi lo sapeste, con tutto che siete buoni, mi fareste a brandelli! Ma invece grazie a Dio non sapete nulla, e io me la rido sotto i baffi...".
Poi, evitato soigneusement un invito di Falchieri (pizza all'ananas e semifreddo al cipollotto), mi reco a cena in una casa privata dell'upper class (lavoro behind enemy lines, ma comunque fra un po' sarò schierato sul fronte di Bibbiano, passando per Parma...).
Imprenditori, professionisti, e polenta (gli esperimenti di nouvelle cuisine noi ottimati li lasciamo ai sottoproletari come Davide).
Una delle tante eleganti ed avvenenti compagne della nostra serata a un certo punto lascia cadere nel discorso un paio di Verità che vi riporto per vostra edificazione.
Verità numero uno: "Al circolo tale [concentrato dell'upper class felsinea, NdCN] votano tutti PD". Del resto, per anni il PD li ha difesi contro le rivendicazioni degli operai." Aggiunge un compagno di tavola: "Bè, forse si potrebbe anche dire che il PD ha aizzato gli operai contro gli imprenditori che non lo sostenevano...". Intervengo: "Sì, storicamente sarà anche stato così, ma credo che questo tema ormai sia passato di moda: gli operai sono stati del tutto annientati dal sindacato. Sinceramente non capisco perché chi fa impresa difenda chi in termini macroeconomici, distruggendo la domanda aggregata con l'austerità, gli ha tagliato l'erba sotto i piedi...".
Verità numero due: "Parlavo con una persona dell'amministrazione tale, dando per scontato che lì tutti votassero PD. La risposta mi ha sorpreso: i dirigenti, naturalmente, saranno grati a chi li ha messi lì, ma molti impiegati voteranno Lega - nel segreto dell'urna Salvini ti vede, Zingaretti no perché non c'è - dato che sono stanchi di essere comandati da persone selezionate con criteri diversi dalla capacità e dal merito".
Vorrei concentrarmi sulla verità numero uno (anche se il turning point è segnalato dalla verità numero due).
Ci stupisce che gli imprenditori votino contro il loro effettivo interesse (che sarebbe quello di operare in un'economia florida)? Dopo tanti anni di dibattito in questo blog direi di no. Aggiungo che non ci stupisce, e non ci preoccupa. L'imprenditore è uno, gli operai, normalmente, un po' di più. Non è vero che non esistono più le classi! La Lega è un partito interclassista, il PD difende gli interessi di una certa borghesia, quella dei rentier miopi, che poi sono quelli che alla fine si trovano a pagare il conto più salato delle scelte economiche irrazionali, per il semplice motivo che quando la Storia tira la linea, i soldi deve metterceli chi ce li ha (che normalmente è chi nel giro di valzer precedente ha preteso di toglierli agli altri...).
D'altra parte, questo approccio di politica economica è perfettamente coerente con l'ethos dell'upper class "de sinistra", cioè del PD: un ceto composto da persone che si sentono superiori alle altre, perché gli è stato raccontato (e ci hanno creduto) che la loro parte aveva vinto una guerra che il Paese aveva perso. Forti di questa legittimazione storica farlocca, hanno assunto il compito che nessuno gli ha dato di porsi come guida di quel popolo bue che intimamente disprezzavano e disprezzano. La triste verità è che il Paese siamo tutti noi: la guerra l'abbiamo persa tutti, e la guerra civile alcuni l'hanno vinta come tutte le guerre che gli italiani hanno vinto in casa contro altri italiani, dal 1494 in poi, cioè giovandosi dell'aiuto di una potenza straniera contro un'altra potenza straniera e contro il proprio nemico interno. Questo nulla toglie, e anzi esalta, il coraggio di chi ha deciso di lasciare la propria famiglia e di combattere per liberare il paese dall'invasore tedesco, nella speranza di restituire se pure in extremis non tanto indipendenza (concetto sul quale ci sarebbe da discutere, visti i risultati), ma almeno dignità al Paese. Proprio perché ormai era chiaro come sarebbe andata a finire, chi invece di aspettare l'inevitabile epilogo si è messo in gioco merita tutto il nostro rispetto. Ma appunto, siamo sicuri che onori la memoria di questi coraggiosi chi continuamente evoca lo spettro di quella che fu una guerra civile, biascicando con dubbia intonazione le loro canzoni (ma "ho trovato l'invasor" non glielo sento mai cantare...), mentre apertamente sostiene le ragioni di quelli che furono al tempo invasori espliciti, e oggi invasori nascosti, subdoli, ma non meno efficaci? Con quale faccia (oltre che con quale intonazione!) quelli che oggettivamente sono quinte colonne (o utili idioti) dell'imperialismo tedesco ci cantano contro "Bella ciao"?
La Storia sta mettendo i fatti in prospettiva, e sta ripianando i conti.
Sta a voi decidere se contrastarla o assecondarla.
Lunedì canteremo: "Belli, ciao!"
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