martedì 20 ottobre 2015

"La Spagna sta bene"

(...io sto meglio. Meglio della Spagna, e meglio di prima. Ma ci vuole veramente poco. Ho imparato che le vacanze servono, e anche lì, dopo tre anni, era facile prevedere una elevata produttività marginale. Ho imparato che non posso lavorare ogni sera fino all'una, quindi mi spiace per chi si è drogato di blog: cambiate pusher - anche perché i più "a ròta" sono, come da copione, i meno consapevoli, e hanno bisogno di questo blog soprattutto come luogo per leccarsi le ferite quando soccombono meritatamente negli scontri col piddino di turno. Ho imparato che il Signore manda avvertimenti: ha avuto la bontà di ricordarmi che ho dei parametri sballati, scegliendo, per delicatezza, quello meno letale, cosa della quale gli sono immensamente grato. Ora, quando incontro micuggino, parliamo delle nostre esperienze coi medici, e c'è da farsi delle gran risate: nella professione medica il piddinismo è almeno tanto diffuso quanto in quella insegnante - per non parlare dei miei amici di sempre, gli ingengngnieri! Ma i medici hanno sugli economisti il vantaggio del corpo a corpo... Comunque, grazie a roberto b anche i diversamente europei possono godersi il post di Agenor...)



In Spagna più nessuno si azzarda a utilizzare in modo esplicito lo slogan con cui José María Aznar pretendeva di mettere a tacere qualsivoglia voce critica sul suo governo, proclamando che "la Spagna sta bene", punto. Nonostante ciò, è questo il messaggio che esplicitamente si cerca di vendere in questi mesi che s'avvicinano alla campagna elettorale per le elezioni politiche di novembre. Il dibattito sull'economia sta diventando più animato, ma non più informato. La Spagna è il paese nel quale si parla di meno del problema fondamentale dell'economia europea: l'unione monetaria, la sua instabilità, l'inefficienza e la difficile sostenibilità.

Sette anni dopo la sua caduta in recessione, il paese non ha ancora recuperato il livello del PIL che aveva nel 2008. Nella sua storia non ha mai vissuto una recessione così lunga. Il paese che più ha sofferto gli eccessi e i difetti di questo sistema monetario è anche quello che sembra meno disposto a metterlo in discussione. Basterebbe domandarsi perché la Spagna ha sofferto, e ancora sta soffrendo, una perdita di ricchezza, di occupazione e di diritti maggiore di quella degli altri paesi

Dal momento in cui è stata decisa la moneta unica, eliminando il "rischio di cambio", i flussi di capitale all'interno dell'unione monetaria sono schizzati in alto, crescendo del 500% in 6 anni. La maggior parte di questi flussi erano diretti in Spagna, Sarebbe molto bello pensare che lo facevano perché questo è un paese meraviglioso sotto molti aspetti e offriva le migliori opportunità di investimento. Disgraziatamente però la "scienza triste" ci spiega che che tutto ciò era dovuto ai differenziali di inflazione, i quali facevano in modo che lo stesso tasso di interesse nominale fissato dalla BCE, si traducesse in minor tasso di interesse reale nei paesi ad alta inflazione, come la Spagna, e maggiore in quelli a inflazione più bassa, come la Germania. Questo ha prodotto un circolo vizioso di più capitali, più domanda, più inflazione, minor tasso di interesse reale, che a sua volta attirava più capitali, ecc.

E tutto ciò andava avanti di fronte all'indifferenza o, peggio ancora, alla compiacenza dei regolatori nazionali, ma soprattutto europei. I primi pontificavano che "la Spagna va bene", i secondi che ciò era la prova che l'integrazione economica europea funzionava. Nessuno si preoccupava del fatto che squilibri così enormi nella bilancia dei pagamenti delle economie avrebbero potuto esplodere mandandole in rovina.

Quando il panico ha pervaso i mercati finanziari, dopo il fallimento della Lehman, il giocattolo europeo s'è rotto e paesi come la Spagna si sono trovati di colpo con deficit di conti correnti senza precedenti. Tutti i capitali che erano entrati in forma così massiccia per sostenere quel deficit hanno smesso di farlo. Questo è il momento tipico in cui avvengono le crisi della bilancia dei pagamenti: il paese che ha accumulato un deficit commerciale perde la fonte esterna che lo sosteneva e ha urgente bisogno di recuperare competitività e assorbire il deficit. Invece il paese che ha accumulato un surplus di conto corrente non ha alcuna urgenza di assorbirlo in modo altrettanto rapido. In questi casi la ricetta standard, quasi sempre applicata dal FMI, prevede tagli fiscali per moderare la domanda interna e svalutazione monetaria per recuperare la competitività con l'estero. Il problema della Spagna è che, senza uscire dall'unione monetaria, non ha potuto disporre della seconda misura.

Come si può dunque recuparare rapidamente competitività relativa, persa in un decennio di differenziali di inflazione, senza poter disporre dello strumento standard del tasso di cambio? Ovviamente con la deflazione salariale. Quantunque si travesta da inevitabilità tecnica, questa è una decisione politica. In un primo momento, milioni di lavoratori vengono espulsi dai settori prima sostenuti da quei capitali che adesso sono spariti. Il che di per sé aumenta la pressione su coloro che lavorano accettando un salario più basso. E se ciò non basta, si introducono dure riforme della legislazione sul lavoro al fine di abbassare ulteriormente il costo del lavoro e ridurre la protezione giuridica dei lavoratori. I milioni di disoccupati che desiderano il tuo posto ti convinceranno ad accettare di venir pagato di meno per lavorare di più e con meno diritti.

In teoria la spesa pubblica per la sicurezza sociale potrebbe giocare un ruolo di compensazione, ma così non è stato. Si parla molto di "austerità", ma non è proprio corretto dire che in questi anni i governi spagnoli abbiano praticato l'"austerità", intesa nel senso del taglio alla spesa pubblica e della riduzione del deficit. Piuttosto, è avvenuto l'opposto. All'inizio della crisi, la Spagna partiva da un livello di debito pubblico tra i più bassi di tutto il mondo: 35% del PIL nel 2007. Da allora ha avuto un deficit medio annuale dell'8% del PIL, livello praticamente unico in tutta Europa, ben superiore al limite del 3% e a qualsivoglia criterio che possa definire una politica di consolidamento budgetario.
La Spagna ha triplicato il suo livello di debito pubblico, però questo non ha aiutato a diminuire la disoccupazione, semmai è avvenuto il contrario: nello stesso periodo in cui il debito pubblico triplicava, anche il tasso di disoccupazione triplicava. A fronte d'uno stimolo fiscale medio dell'8% nel corso degli ultimi 8 anni, una crescita media negativa (vale a dire la recessione) è veramente rabbrividente. Il fatto che quest'anno l'economia torni a crescere, a fronte di uno stimolo fiscale di quelle proporzioni, non è sufficiente per considerarsi fuori della crisi. Se si guarda la situazione con un minimo di freddezza, si vede la storia d'un fallimento macroeconomico.

Dal punto di vista dell'aggiustamento macroeconomico, in Spagna sono successe fondamentalmente due cose. Primo, il debito pubblivo ha sostituito l'enorme debito privato degli anni precedenti la crisi. Questa enorme quantità di spesa pubblica non è stata diretta verso l'economia reale, bensì a tappare i buchi delle banche private.



Figura 1: Indebitamento pubblico e privato, annuale in % del PIL.




Ma attenzione. non delle banche spagnole che agivano da semplici intemediari, semmai delle banche di altri paesi della zona euro, la cui esposizione verso la Spagna e verso la sua bolla  immobiliare ha raggiunto livelli senza precedenti nella storia europea. All'inizio del 2008, l'esposizione delle banche di altri paesi della zona euro verso le banche spagnole, ossia i capitali privati che entravano nel paese, era uguale alla metà del PIL della Spagna, La metà di questi capitali, corrispondenti alla quarta parte dell'intero PIL spagnolo, proveniva da banche tedesche. Il che significa che la bolla immobiliare spagnola è stato il piatto ricco in cui tutte le banche della zona euro, e in particolare di altri paesi, mangiavano.

Una volta scoppiata la crisi, queste banche, soprattutto quelle tedesche, sono state di fatto salvate con denaro pubblico spagnolo, che è servito a tappare i loor buchi passando attraverso le abnche spagnole, che sono state unicamente degli intermediari. Se non si capisce questo processo, si continuerà a fomentare una sterile guerra interna alla Spagna, in cui i cittadini accusano i politici dei tagli, i quali accusano le banche dei tagli e chiedono ai cittadini maggiori sacrifici per essere più competitivi, senza rendersi conto che il bottino è finito all'estero.

Il risultato è l'enorme zavorra di un debito pubblico triplicato in 7 anni, che a partire da adesso i cittadini spagnoli dovranno sopportare e cominciare a pagare (non fa differenza se tutti assieme o divisi, se parti del territorio proclamano o meno la loro indipendenza...). Qualunque sia il governo che uscirà dalle elezioni, non avrà altro rimedio che iniziare ad aggiustare i conti e, a fronte di tassi di crescita che non potranno mai compensare l'indebitamento medio degòli 8 anni precedenti, dovranno tagliare in modo significativo ogni tipo di investimento pubblico e aumentare le imposte. In Spagna la vera austerità deve ancora arrivare.

Il secondo processo è stato un brusco aggiustamento della bilancia dei conti correnti del paese. Questo aggiustamento è stato realizzato comprimendo la domanda interna, deprimendo l'economia e distruggendo il potenziale di crescita. La pressoché perfetta simmetria tra l'output gap e la bilancia dei conti correnti ci dice che questo aggiustamento è stato soltanto ciclico e non strutturale.





Figura 2: Bilancia dei conti correnti e output gap, annuale in % del PIL. 





Questo cosa significa? Semplicemente che non è cambiata la capacità strutturale di migliorare a livello internazionale la  produttività relativa della Spagna, che la sua bilancia commerciale continua a dipendere unicamente dal livello di reddito della popolazione, che il suo deficit di competitività estera continua a essere lo stesso, legato soltanto alla capacità e alla volontà politiche di impoverire i cittadini affinché abbiano minor potere d'acquisto, quindi si importi meno. Come conseguenza, la posizione di investimento internazionale netto della Spagna peggiora anno dopo anno ed è già la seconda peggiore dell'intera zona euro.

Nulla è cambiato in Spagna né nell'unione monteraria in modo tale che possa rendere più sostenibile la permanenza del paese nella zona euro. Rifiutandosi di mettere in discussione la permanenza del paese in questa unione monetaria, l'attuale classe politica spagnola nella sua totalità sta oggi assumendo una tremenda responsabilità. Nessuno è disposto a guardare al cuore del problema, ad aprire un dibattito sui costi e benefici xella permanenza nell'unione monetaria, e il livello della discussione economica è veramente lamentabile. Tutto questo non è di buon auspicio per le prossime elezioni politiche né per il futuro del paese.

Non volendo ammettere che questo sistema di cambi fissi sta strangolando il paese e i suoi cittadini, nei prossimi decenni la Spagna sarà costretta ad affrontare periodiche crisi di perdita di competitività, che potranno essere risolte unicamente con maggiore svalutazione interna, maggiore disoccupazione, maggiori riduzioni di salari e diritti, maggior impoverimento e maggiore immigrazione forzata dei suoi giovani migliori. Non vedere questa chiarissima prospettiva in forza d'una qualunque arma di distrazione di massa (che sia la corruzione, o la questione territoriale, o il racconto che la "Spagna va bene") è la ricetta perfetta per condannarsi a essere un paese in via di sottosviluppo.

Agenor




(...con un caro saluto al nostro amico Furbini, che è anche lui una creatura di Dio...)

lunedì 19 ottobre 2015

“España va bien”

(...qualcuno mi chiedeva: "cosa significa 'contribuire a rendere internazionale la nostra divulgazione'?". Bè, ad esempio questo:)

da Agenor ricevo e grato pubblico:

Ya nadie se atreve en España a utilizar explícitamente el eslogan con el que José María Aznar pretendía callar cualquier voz crítica con su gobierno, proclamando que “España va bien” y punto. Sin embargo, este es el mensaje que implícitamente se intenta vender en estos meses de acercamiento a la campaña electoral para las elecciones generales de diciembre. El debate sobre la economía se vuelve más animado, pero no más informado. España es el país en que menos se habla del problema fundamental de la economía europea: la unión monetaria, su instabilidad, ineficiencia y difícil sostenibilidad.

(continua)

(...ah, se poi qualcuno vuole fare il lavoro inverso e mandarcelo, per noi va anche bene...)

Goofypullman

Gentile utente del blog,

nell'appressarsi della fausta ricorrenza del compleanno di codesto blog, mi pregio di sottoporre alla Sua attenzione questa interessante iniziativa:



Con i migliori saluti.

Guru


P.s.: ovviamente la locandina non l'ho concepita io. Munitevi di lente d'ingrandimento, e quando mi chiederete aiuto ricordatevi del sano detto: "aiutati, che il guru ti aiuta"...

domenica 18 ottobre 2015

"I nazisti sono la City"

Ser Pezz ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Menzogna e verità (prove tecniche di interclassism...": 

Le spero tanto anch'io che un domani si stabiliranno le responsabilità e che servirà davvero farlo perché c'è ancora qualcuno che ha vissuto questa lunga agonia dell'Europa. Lo spero ma non ci credo. Vivo in Inghilterra e mi fa impazzire assistere alla tragedia italiana. E' straziante leggere una lettera come questa, vedere quello che sta succedendo alla piccola impresa, agli artigiani e ai giovani ai vecchi e poi ancora a quelli col "posto fisso" ecc. (tanto nessuno è escluso)..come pure l'ignavia criminale della stampa e della sinistra quando parla di evasione fiscale o inefficienze e spese del settore pubblico ...oddddddio. A parte la sofferenze del vedere questo scempio senza poterlo almeno condividere (tanto qui dove sono è uguale), la beffa (e il danno) è che -appunto- qui stiamo in condizioni molto simili e da un punto di vista mediatico forse pure peggio!!!! Qui l'austerity "passa" SENZA bisogno del vincolo esterno... Basta questo no? Almeno in Italia tutti sanno che il migliore dei giornalisti è probabilmente un cialtrone che non sa (e spesso non può sapere veramente) di cosa parla... Qui la prima domanda al politico è come e quando si pareggia il deficit? E lo fanno con quelle facce di bronzo a cui ho creduto per anni come un idiota (prima di scoprire il CN). Insomma la BBC è una merda. I Tories sono apertamente Hayekkiani e gli eredi di Blair forse peggio dei nostri piddini (e certamente più pericolosi dei nostri a livello planetario). Corbyn non pervenuto completamente. Il suo Ministro ombra del Tesoro va meglio però non la dicono tutta, spero per scelta strategica. Il referendum sulla permanenza in EU lo vinceranno i SI a meno di un grosso colpo di coda...Un Bagnai non ce l'hanno. E questo è un altro vanto per noi, almeno per quello che gli Italiani ancora sono e valgono, caxxo (come pure la statura chiarissima di molti che leggo in questo blog ma non trovo altrove), Certo un vanto ma soprattutto una grande disgrazia. Io sono abbastanza disperato, o meglio in stato di controllata disperazione. Non so che caxxo fare e non ho tempo di farlo (come è vero che la strategia del potere è proprio quella di toglierti il tempo per pensare...). Infatti non so nemmeno piu la domanda, se c'era. Comunque, per chiunque possa e voglia spiegarmi, mi piacerebbe sapere cosa pensa succeda e succederà in UK. Perché a me pare che questi stiano coi nazisti...Anzi sono loro i nazisti, sono la city. Insomma la WWII è finita e non si ripete uguale. Ma allora cosa? Dobbiamo sperare nei francesi? Ma a loro è riservato un trattamento diluito nel tempo, troppo lungo per gli altri. Non possiamo aspettare che i pensionati francesi arrivino al livello dei Greci. Perché non sperare negli inglesi invece e concentrare tutto sul referendum? Intendo le forze di impatto di asimmetrie e co. Lo so che sono in conflitto di interessi ma se ho capito bene la situazione qui non conta dove vivi tanto prima o poi la mannaia arriva ovunque. Secondo me sarebbe una bella botta all'Europa che gli inglesi dovrebbero spiegare al mondo ... 

Postato da Ser Pezz in  Goofynomics alle 18 ottobre 2015 17:48



(...Quarantotto cerca in tutti i modi di spiegarci che la seconda guerra mondiale non è stata combattuta contro "i fascismi" - sapete, dopo la stagione del "neismo" (neoliberismo, neoquesto, neoquello), oggi se sei figo e progressista devi essere "pluralista", nel senso di usare a sproposito il plurale, e quindi dire "mafie" e non "mafia", "populismi" e non "populismo", "nazionalismi" e non "nazionalismo". Come ogni manierismo, pardon: "manierismi"!, anche il "pluralismo" è una inquietante spia della pochezza intellettuale ed estetica, e quindi umana ed etica, di chi lo pratica... - Quarantotto, disais-je, argomenta in modo molto persuasivo che la Seconda Guerra Mondiale è stata combattuta è parzialmente vinta contro il liberismo, che la aveva provocata con le sue politiche deflattive catastroficamente instabili, più che contro il nazifascismo, di per sé purulento bubbone sintomo, non causa, della peste liberista. Ora siamo di nuovo impestati. La Storia inciderà il bubbone. Quindi in effetti a me sembra che la lettura del nostro amico sia corretta, ma la mia conclusione è che la WWII si sta per ripetere più o meno uguale: le tendenze profonde sono le stesse, e sono quelle che i fondamentali evidenziano, come spiegai al #goofy2 e ne L'Italia può farcela. Sono comunque d'accordo con lui: l'unica speranza concreta - ancorché esigua - di evitare il peggio è portare la nostra attività di elaborazione e proposta in sede internazionale. Almeno potremo dirci di averci provato. Si accettano contributi...)

lunedì 12 ottobre 2015

Se sò magnati tutto...



(...proprio tutto no, infatti un po' puzzava. Comunque, che egoisti i lupi. Domani vado a trovare l'orso, dall'altra parte...)

(...ho scoperto che poco è meglio di niente...)

sabato 10 ottobre 2015

In exitu Israel de Ægypto

...e come Dio volle, anche l'ultimo, il più bastardo, dei quattro concerti è andato: nella sala di Giove di palazzo Pamphilj.


Suonavamo cantate di Händel su libretti di un padrone di casa, Benedetto Pamphilj, per la Händel Society.

Era quello che mi faceva più paura, ed è stato quello che mi son goduto di più.

Ora è finito:


...due giorni in montagna, da solo, nella nebbia, e poi recupereremo il tempo perduto.

Con qualcuno ci si vede a Misano venerdì. 


(...a metà della Fantasia di Händel hanno cominciato a tremarmi le mani. Mai successa una cosa simile! Ho pensato: "non è il tuo concerto: è il nostro concerto, non puoi avere paura". E le mani hanno fatto il loro dovere. Che poi è lo stesso discorso che mi faccio qui: ormai questo non è più il mio blog. È il nostro blog. Quindi io non posso avere paura. Devo sudare sangue sulle semicrome del ciccione di Halle, così come lo stiamo sudando su Twitter alla ricerca del paper proeuro, ma in entrambi i casi non posso tirarmi indietro. Non è ammesso che un concertista si alzi a metà pezzo e dica "scusate, mi è passata la voglia, bella pe' vvoi", così come non sarebbe ammissibile che un patriota dicesse: "sapete che c'è? Ich spreche deutsch, quindi debbase sò cazzi vostri". Ringrazio tutti voi per la forza che mi state dando...)



giovedì 8 ottobre 2015

Gli imbecilli a Misano Adriatico

Una serie di "imbecilli" (vedi post precedente), fra i quali il sottoscritto, Massimo Cacciari, Diego Fusaro, Luigi Zoja, ecc., parteciperanno o hanno partecipato a questo evento:


Questa locandina decisamente non è quella pensata per i social, ma comunque, se vi interessa, mi troverete venerdì 16 ottobre, alle ore 21, presso il Cinema Teatro Astra di Misano Adriatico, che per uno strano accidente della sorte si trova in via d'Annunzio (numero 20).

Parlerò di come l'acritico appiattimento sull'ideologia europeista abbia portato i sedicenti intellettuali italiani a tradire la propria missione.

Insomma, restiamo in argomento...

(...spicca l'assenza di De Girolamo. Mi chiedo perché...)

mercoledì 7 ottobre 2015

Bagnai imbecille!

Andrea ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Confiteor (gli idioti)":

Salve, sono un aspirante docente e seguo da tempo il blog.

Riporto un episodio risalente a domenica scorsa, 4 ottobre, svoltosi all'internazionale di Ferrara. Seguivo un dibattito intitolato 'Sotto esame: cosa vuol dire fare politica sull'istruzione' al quale partecipavano insegnanti della scuola secondaria di secondo grado. Al termine, dopo che il dibattito aveva toccato i punti relativi alla carenza di democrazia nel processo di costruzione e dibattito delle riforme legate alla scuola, la mancanza di fondi e il ricorso alle leggi delega, il ruolo degli insegnanti svilito da anni di propaganda e addirittura una citazione del foglio excel taroccato di Alesina riguardante l'austerità espansiva, ho chiesto di fare un intervento.

Notando che molti dei punti toccati richiamavano il tema della crisi economica, dello svilimento della democrazia e della costituzione, ho pensato (ingenuamente) di trovare, da parte degli oratori, un interesse a sviluppare il tema.

Mi sbagliavo.. quanto mi sbagliavo. Questo è il video dell'intervento, dura 2 minuti.




La sera, mentre sconsolato tornavo a casa ripensando alle parole d'astio dell'oratore e al conseguente applauso della folla, mi è tornata alla mente un passaggio di un'intervista di Tommaso Segantini fatta a Noam Chomsky, letta qualche giorno prima: "In fact, recovery from the Great Depression was actually faster in many countries than it is today, for a lot of reasons. In the case of Europe, one of the main reasons is that the
establishment of a single currency was a built-in disaster, like many people pointed out. Mechanisms to respond to the crisis are not available in the EU: Greece, for example, can't devalue its currency."

Pensavo a questo paradosso: lo stesso Internazionale che spesso ospita Noam Chomsky con una pagina a lui dedicata, ha un pubblico che non ne condivide l'opinione e probabilmente non la conosce nemmeno. La stessa, peraltro, del cattivissimo professor Bagnai.

Ora, riguardando il video provo rabbia pensando all'ignoranza e all'arroganza che certi intellettuali sfoggiano, agli applausi che si prendono e a tutte le persone che stanno pagando e pagheranno sulla propria pelle tutto questo.

Volevo solo farvi sapere che non tutti gli insegnanti sanno di sapere.

Postato da Andrea in Goofynomics alle 7 ottobre 2015 13:19



































Ma stradaje a ride!





















































Caro Andrea,

non ti buttare giù.

Intanto, prima che me ne dimentichi, il mio avvocato ci terrebbe tanto a sapere chi è la persona che mi ha dato dell'imbecille e mestatore. È una sua curiosità, l'avvocato ci tiene molto a saperlo, e per ovvi motivi ho tutto l'interesse a essere gentile con lui. Io, per me, sai, di certe critiche non mi interesso, preferisco ragionamenti più articolati, come quelli svolti da Majone e D'Attorre a S. Gimignano:


Converrai con me che vale più la pena di partecipare a eventi come questo, che come quello al quale hai partecipato tu. Una "internazionale" di provincia, del resto, rischia di essere due volte provinciale: per il suo esserlo, e per la sua ansia di non volerlo essere.

Incidenti di percorso.

Però una cosa te la chiedo dal profondo del cuore. Sorveglia il tuo lessico. Non so cosa si creda di essere il tuo simpatico interlocutore, ma ti assicuro che per motivi etimologici la lingua italiana ti vieta di chiamarlo intellettuale. Quando mi dici come si chiama (e se non me lo dici tu, me lo dirà un altro) potrai forse chiamarlo indagato (se capisco bene per quale motivo il mio avvocato vuole conoscerlo...).

Ma "intellettuale"!...

Dai, per favore!...

Non esageriamo!

Gli intellettuali attaccano le idee, non le persone. Nel merito: posso anche essere convinto che non tutti gli insegnanti "sappiano di sapere", cioè, nel lessico di questo blog, che non tutti gli insegnanti siano piddini (antropologici). Tu ne sei un esempio, ne era un esempio la mia amica nel post che tu commentavi, ne sono altri esempi gli altri (pochi) insegnanti che hanno commentato qui e altrove lamentando la totale incapacità di ascolto dei propri colleghi, e preconizzando la loro migrazione in massa dal movimento di gestione del consenso (il PD) al movimento di gestione del dissenso (il 5 stelle), sempre in conto Dipartimento di Stato (de sinistra, beninteso: c'è Obama)!

Resta il fatto, e il tuo caso lo esplicita molto bene, che la stragrande maggioranza degli insegnanti è composta da persone incapaci di approfondire e in quanto tali vittime designate dei messaggi demagogici che il potere confeziona per loro, e veicola loro attraverso certi futuri indagati (questi ultimi, peraltro, del tutto inconsapevoli di farsi latori di un messaggio fortemente reazionario: vedi alla voce "non chiamiamoli intellettuali").

Lo ridico: la stolta presunzione della classe docente italiana, la sua incapacità di ragionare secondo logiche che non siano quelle della mera appartenenza politica, cioè la sua incapacità di ragionare (punto), è una delle più potenti forze di conservazione del sistema, forse quella cruciale.

Qui ci sarebbe da allargare il discorso, perché in questo atteggiamento la disinformazione mefitica di "intellettuali" dei quali ci siamo occupati di recente (e torneremo a occuparci) ha giocato un ruolo determinante. I tuoi colleghi vanno scusati. Non erano nati tutti per essere leoni. Molti erano nati per essere animali più miti e meno intraprendenti, e la qualità della loro elaborazione concettuale è, ahimè, quella dei pastori che il caso ha messo sulla loro strada. In fondo, a livello di ciclo di istruzione secondario non è richiesto, come sarebbe richiesto ai miei colleghi (i quali non sempre lo fanno), che uno sappia riconoscere un lavoro di ricerca scientifica quando lo incontra. Io ho compassione di loro (mi riferisco ai tuoi colleghi, soprattutto), perché posso immaginare che chi ha una visione così distorta dei processi in atto farà molta fatica a non restarne completamente schiacciato (e infatti, applaudendo compatti il futuro indagato, di fatto i tuoi colleghi ponevano la testa su un metaforico ceppo, quello sul quale si abbatterà la mannaia dei tagli consustanziali al progetto sociale "europeo": cosa che, come il mio lavoro di ricerca ha dimostrato, negli anni '70 era chiarissima agli intellettuali - quelli veri - e ai politici italiani - quelli veri).

Parce sepultis.

Bisogna però che voi, voi che avete fatto un minimo sforzo, voi che rappresentate la parte migliore del paese, voi che avete deciso di abitare nell'unico luogo di resistenza al fascismo dell'opinione, voi, vi facciate un pochino meno fessi (non dico più furbi).

Infatti, se da un lato a me tocca applicare il "qui autem scandalizaverit unum de pusillis istis, qui in me credunt, expedit ei, ut suspendatur mola asinaria in collo eius et demergatur in profundum maris" (a qualcuno devo pur ispirarmi), dall'altro sarebbe il caso che voi applicaste l'"estote ergo prudentes sicut serpentes". Che cosa vuoi che ti dica un futuro indagato se tu gli nomini Bagnai? Quello che ti ha detto! Ma se c'è una cosa che dovreste avere imparato qui da me, è che nominarmi, oltre a essere spesso inopportuno, è sempre  non necessario, perché io, a differenza di certi futuri indagati, ho sempre messo in chiaro di non essere un pensatore particolarmente originale. Più esattamente: i miei contributi originali si situano a un livello tecnico al quale non potete accedere e che non vi interessa, ma per quanto concerne il nucleo del mio messaggio divulgativo vi ho chiarito fin dal principio che citare me non era assolutamente necessario: c'erano decine e decine di altri autori da citare! Ed è tanto meno opportuno oggi, che altri intellettuali come Gallino hanno finalmente detto la verità.

Scusa: non potevi citare lui? Avresti mandato in corto circuito il futuro indagato, e avresti reso meno facile scatenare l'applauso liberatorio delle future bestie da macello.

È così difficile arrivarci?

In un mondo nel quale tutti hanno il coraggio delle altrui idee, capisco che tu possa aver visto un valore etico ed estetico nel fare atto di testimonianza. Ma io non ho bisogno di martiri: a me servono vittorie. E tu hai perso perché hai commesso un errore tattico.

Ricordatelo, e con te se lo ricordino le altre persone di buona volontà che, per motivi meramente affettivi, sono disposte a perder tempo nel tentativo frustrante e vano di salvare dalla mannaia le vittime designate.

domenica 4 ottobre 2015

E tre...

E anche il terzo concerto è andato. Auditorium splendido:




in una città splendida:


dove si mangia bene e si beve meglio:


e dove abbiamo sperimentato un uso inconsueto dell'iPhone:


(ma in concerto il minion guardava verso la tavola armonica).

Ora ci togliamo il quarto (privato), e poi c'è il prossimo disco.

Nel frattempo avremo tante altre cose da fare, incluso il mesto officio e pio di leggere chi dice tardi e male ciò che abbiamo detto presto e bene, e il più costruttivo compito di pensare alla salute.

La cronaca di questi giorni non mi pare meriti particolari commenti...

sabato 3 ottobre 2015

Analogie

A quelli che non frequentano le fogne (io devo salvare Marius), segnalo una cosa che ho trovato sepolta nel fango:




La situazione attuale è in effetti un preclaro esempio del noto principio secondo il quale la storia si ripete prima come tragedia e poi come farsa. Arriveremo a una svolta autoritaria esplicita, ormai ne sono tristemente certo, e il merito sarà stato principalmente dei Ventotene boys, che hanno difeso il capitale fingendo di difendere il lavoro, e in questo modo hanno impedito una mediazione democratica degli interessi in gioco, fornendo alle classi subalterne una visione sistematicamente distorta dei loro interessi.


(...sapete che ho ripreso a insegnare e ho molti concerti. Il prossimo domani all'auditorium di S. Francesco a Chiavari, alle 16:30, col mio maestro Stefano Bagliano. Vi sto un po' trascurando, ma dopo il 10 andrà meglio...)

(...nota: sono riaperte le iscrizioni al #goofy4. Fra i politici, verranno anche Salvini, intervistato da Ambrose Evans-Pritchard, e Di Battista, intervistato da Foa. Verranno i nostri amici Granville. Sapir deve confermarmi. Gli altri li sapete - da Canfora in poi. Ci sono ancora circa 150 posti disponibili, che spero basteranno per i ritardatari, anche se siamo a inizio ottobre...)

(...n.b.: il Serena Majestic riapre per noi. È un albergo enorme, le camere ci sono e sono a buon prezzo. Non so come definire il tizio che due giorni fa su Twitter ha dato la notizia - falsa - che le camere erano esaurite. Ha fatto perdere tempo a me, per una verifica inutile, e ha potenzialmente danneggiato un imprenditore che in fondo ci fa anche un favore - traendone un profitto, si spera. Da quando ho iniziato questa battaglia mi sono occupato alacremente degli amici, confidando nel fatto che ai nemici ci avrebbe pensato il fiume, e risparmiando a Dio il compito di sporcarsi le mani. Esattamente come un Gallino è più inquinante per il dibattito di un Giavazzi - perché di quest'ultimo si intuisce chiaramente da quale parte stia - la melma donaldiana, memmetara, sovranara, ricottara, qualcosista, ecc. era il principale nemico da combattere, quello che poteva farci il danno maggiore: farci perdere credibilità. A distanza di tre anni forse cominciate a capire cosa intendessi quando vi dicevo: "Uniti si perde!"  In Italia c'è un unico luogo di resistenza: questo. I dilettanti si sono tutti sgretolati, e per non essere coinvolti nel loro fallimento era necessario ed è stato sufficiente tenerli a distanza. E ora vi lascio per occuparmi di cose belle. A Gallino rispondo lunedì, se ne ho voglia...).