domenica 27 agosto 2023

Eolico: cui prodest? (Addendum a "I Golgota").

(...il post precedente, in cui mettevo a confronto due Golgota, l'originale, simbolo della redenzione dell'umanità dal male, e la sua parodia, simbolo della redenzione dell'umanità dal fossile, ha prodotto alcuni commenti interessanti, che ci avvicinano, ovviamente, al cui prodest. Perché un cui prodest, se sei stato scolarizzato nel XX secolo, sai che ci deve essere, e per trovarlo devi seguire i soldi...)

Enrico Pesce ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "I Golgota":

La questione delle pale eoliche mi inquieta da quando comparvero le prime a Collarmele, alla fine degli anni '90. Quando ancora la follia green non era comparsa nell'orizzonte dei media, quei giganti sui crinali, visibilissimi dall'autostrada, deturparono da un giorno all'altro il paesaggio cui da sempre ero abituato. E vedendole quasi sempre immobili, solo qualcuna in lentissimo movimento, mi chiedevo già allora perché si fossero disturbati così i monti, per un risultato che sembrava risibile. Fu il primo impianto eolico dell'ENEL in Italia. Da allora si sono moltiplicate. Ci furono anche proteste, ma i soliti Don Chisciotte persero su tutta la linea.

Dalle analisi, un po' datate, della Regione sembra che i miei dubbi fossero fondati. Quei primi impianti pesano molto paesaggisticamente e producono poco. Definiti obsoleti già dopo 10 anni, continuano però a essere bruttissimi come il primo giorno, testimoni di una transizione prematura e irragionevole.

Pubblicato da Enrico Pesce su Goofynomics il giorno 26 ago 2023, 21:56


Il documento, sì, è datato, ma tuttora interessante. Attirerei la vostra attenzione sulla Tabella 4.2:


A mero titolo di estemporaneo aggiornamento: nell'impianto di Tocco le pale nel frattempo sono passate da 2 ad almeno 5 (se non ricordo male: ci passo ogni volta ma preferisco guardare la strada, è anche più prudente...).

Viceversa, le cinque pale nel sito Palena-Sangro sono quelle, inattive e definite "archeologia industriale" da un mio amico sindaco della zona, ben visibili dalla cresta della Porrara, e sono le uniche a deturpare il Sangro-Aventino, grazie all'opposizione di un altro sindaco coraggioso che ho conosciuto e che non voglio nominare (perché non posso associarlo alla mia blasfemia, ovviamente). Va detto che come archeologia il Sangro-Aventino (l'altopiano fra Aventino a Nord e Sangro a Sud) offrirebbe di molto meglio:

e va anche detto che, purtroppo, se il Sangro-Aventino non è stato deturpato oltremodo, sono però stati devastati i suoi orizzonti meridionali, quelli del Trigno-Sinello.

(...incidentalmente: i Romani costruivano sopra i mille metri di altezza perché nonostante non avessero spazzaneve né abbigliamento tecnico non temevano il freddo per motivi che di quando in quando i media involontariamente spifferano, come in questo e in questo caso, conseguendo un fine che non è parte delle loro intenzioni terroristiche...)

Ma al netto di questi lievi anacronismi, la tabella è molto utile perché ci chiarisce che su 282 pale all'epoca installate, il 72% erano tedesche (Enercon e Gamesa) e il 9% danesi (Vestas). Avvertendovi che ho fatto i conti in fretta (magari verificateli), credo che si capisca sufficientemente bene perché mai dall'UE a trazione tedesca giungano così sollecite pressioni per sostituire la fede in Cristo con quella in Eolo.

San Bonifacio ha fatto, e l'UE disfa.

La storia non è rettilinea, ma quando si ripassa dal via si paga pegno...

(...p.s.: leggetevi questo...)

61 commenti:

  1. L'insistenza UE su solare ed eolico, a mio parere, ha due scopi: il primo, immediato e di breve periodo pilotato da Germania e compagni, è fare l'interesse dei soliti noti che ci venderanno le loro tecnologie (e qui, temo, è tardi e abbiamo poco spazio di manovra). Il secondo, meno evidente e pensato per il lungo periodo (e credo voluto dagli USA), è di forzare una elettrificazione totale in Europa (con abbandono di gas e fossili) per poi passare al nuclerare, decisamente più efficiente di girelle a vento e specchietti per il sole. E in questa seconda prospettiva, invece, potremmo giocarcela bene, dato che ENI ha tecnologie all'avanguardia nell'atomo. Però ovviamente occorre scommetterci sopra, sia in termini economici (investimenti pubblici in R&D) che normativi (leggi che favoriscano e consentano l'investimento in energia atomica).

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  2. Scusate, so che sono ingegnegnere e, in quanto tale, rompiballe insensato. Però quelle che nell'intervento di Enrico (e su molti media pressappochisti) vengono chiamate "pale", sono in realtà turbine, ciascuna dotata di 3 o più pale. Preferirei usassimo il termine corretto.
    Quello che mi colpisce nella tabella è che sia riportato il solo dato in MW, ossia la potenza installata. Dato fuorviante per un attrezzo che funziona (a detta di Enrico, confermata dalla mia esperienza personale) molto raramente.
    Il dato più interessante (e sconfortante) è quello dell'energia prodotta (MWh) in un dato tempo (tipicamente annuale).
    È qui che il confronto tra le rinnovabili e le fossili rasenta il ridicolo.

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    1. Nel documento viene esplicitamente notato che la potenza installata non corrisponde all'energia prodotta e ne è un'ampia sovrastima perché rappresenta il valore massimo dell'impianto in condizioni di vento ideali, in genere rare.

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  3. Ottimo, come sempre. Unica nota che mi fa tanto rosicare, l'ottimo (apparentemente) articolo su Atlantico che non cita un singolo straccio di fonte che sarebbe stata preziosa.
    Per il resto, eccellente Salvini che ha il coraggio, a differenza dei suoi alleati, di parlare di Nucleare che per noi sarebbe un win-win sia per permetterci di scemare il dibattito sul net-zero, sia dal punto di visto dei cittadini-imprese che avrebbero una fonte di energia economica ed efficiente rendendoci più competitivi e soprattutto autonomi.

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    1. Credo si debba lavorare per farlo, il nucleare, perché comunque servono anni, mi pare di ricordare di aver letto che ci vogliono 7/10 anni per mettere in produzione una centrale. Parlarne serve il giusto, ma non produce energia.

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  4. Premessa: da questo post a me è arrivato il seguente messaggio: ideologia green = soldi ai tedeschi (eolico) e ai cinesi (batterie).

    Se non sto andando offtopic, vorrei aggiungere che in un economia pressoché globalizzata è un po' difficile che tutta la produzione sia made in italy (o forse dovremmo comprare la pasta con sospetto perché il grano utilizzato è prodotto sopratutto al di fuori del bel paese?) e che comunque anche noi italiani ci stiamo attrezzando, si veda la gigafactory di 3sun a Catania.

    Inoltre il green è un bel business un po' per tutti: per chi produce pale, pannelli e batterie, per chi quegli impianti li deve costruire (minore disoccupazione), per chi quegli impianti li esercita, producendo energia (andate a vedere LCOE rinnovabile e confrontatelo con quello dei non rinnovabili) per chi l'energia la consuma (LCOE inferiore significa, a tendere un PUN inferiore).

    Una eccellenza italiana è stata ENEL GREEN POWER di cui il governo è azionista ed ha fatto un lavoro pionieristico un decennio fa nelle rinnovabili. Per una volta abbiamo avuto 10 anni di vantaggio sul resto del mondo. Perché stiamo facendo marcia indietro?

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    1. Diciamo che se le politiche energetiche sono imposte dal produttore delle tecnologie, fairness ben poca, no? Chi ti assicura di star investendo bene i tuoi soldi? Sei solo certo che gliene stai dando la fetta più grossa. Fossimo indipendenti, potremmo scegliere la via più vantaggiosa, invece del cappotto termico a Palermo, così per dire.

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    2. Ciao Enrico, capisco il tuo punto di vista, ma ti posso assicurare che le grandi aziende quando investono in un impianto rinnovabile, i calcoli sul ritorno degli investimenti se li fanno molto bene. E questo risponde al "chi ti assicura di star investendo bene?". Che tu stia dando "una fetta molto grossa" ad altri, è un concetto molto vago. Quando vai in banca a stipulare un mutuo, ti fai lo scrupolo di sapere quei soldi a chi vanno? E nel caso specifico, quei soldi a chi vanno? Se io possiedo azioni Siemens, un pò di quei soldi vanno anche a me, anche se ho fatto lavorare più tedeschi che italiani. Le politiche energetiche sono realmente imposte dal produttore (di pale) o sono imposte dal mercato? LCOE non è un indicatore geopolitico, ma un indicatore quasi fisico (€/MWh). La narrativa green serve solo a spacciare per buona una politica che risponde ad una logica esclusivamente economica: produrre rinnovabile fa guadagnare di più. Stop. Del cappotto termico a Palermo, che apparentemente sembrerebbe una fesseria, vorrei ricordare che anche se è un "cappotto" , non è che come i cappotti degli umani serva a "scaldare" qualcosa. l'efficienza energetica di una casa è utile sia con il caldo che con il freddo. Concludo, cercando di delineare al meglio quello che penso. Io penso che la politica green sia prima di tutto una questione meramente economica, dove un po' tutti lungo la catena del valore (inclusi i consumatori) hanno da guadagnarci. Chiaramente conosciamo bene le reazioni dei cittadini a tutto ciò che ha un impatto sul territorio e sul paesaggio: nimby. E così la lobby si è inventata una retorica e una narrativa (talvolta stucchevole ma allaggente piacciono ) di quanto sia bello e buono il green. La narrativa è sbagliata, sono d'accordo. Ma pensare di deviare il corso degli eventi (perché la transizione ecologica è ineluttabile) perché vengono raccontati con una narrativa inadeguata, è da idioti. In questo Alberto è stato di insegnamento per tutti. Puoi stravolgere la realtà e pontificare quanto vuoi, ma in alcune cose l'economia è una scienza quasi esatta, dove se una cosa deve accadere, accadrà indipendentemente da quello che tu hai postulato (vedi il ramo segato della Germania). Infatti, da questo punto di vista non capisco la scarsa lungimiranza della destra e il vuoto pneumatico della sinistra. Hanno entrambe lasciato questa bandiera ai grillini che l'hanna fatta diventare una barzellette, come tutte le cose che toccano.

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    3. Non ci siamo, Il punto è un altro. Ovvio che le aziende lavorino su piani di investimento congegnati nella maniera migliore possibile per un congruo ritorno! Me è proprio qui che il gioco si fa sporco in assenza di indipendenza decisionale. Se le nazioni cui appartengono le principali aziende di un settore, ad esempio l'eolico, riescono a forzare le tue politiche energetiche in modo che tu, Italia, investa proprio con loro e in quel settore, a prescindere dalla tua convenienza, dai tuoi vincoli ambientali e in alternativa a altri potenzialmente più efficienti, e lo incentivi con soldi pubblici (con modalità che garantiscono a priori il ritorno dell'investimento - leggi, al proposito, l'interessante Elogio del petrolio), capisci da solo che non si è in un gioco in cui vincono tutti. Vince chi impone, paga chi subisce. Il "green" va ragionato, non subito. Se leggi il libro di Nicolazzi, ti diverrà chiaro che qualsiasi transizione green, per come stanno le cose, verrà pagata dai, e non arricchirà come credi, i cittadini. Quindi, un governo nazionale ha il compito di capire se serva effettivamente, quanta e di quale natura in assenza di imposizioni esterne (leggi EU).

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    4. "Se le nazioni cui appartengono le principali aziende di un settore, ad esempio l'eolico, riescono a forzare le tue politiche energetiche in modo che tu, Italia, investa proprio con loro e in quel settore, a prescindere dalla tua convenienza,"


      È qui il problema. Posso assicurarti che non funziona così. Certe aziende investono in qualcosa a prescindere da quello che ne pensa lo stato. Vedi enel green power, 10 anni fa, che investiva nel rinnovabile anche se ancora era considerata roba per mentecatti (e in un certo senso lo era). Smettiamola di decifrare ogni cambiamento con il "nemico che ci condiziona". È il mercato. Punto.

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    5. Il Mercato? Se fosse il Mercato a condizionare, non lasceremmo i fossili. Eolico, solare... senza incentivi di Stato non sarebbero neppure partiti. Da soli non hanno assolutamente alcuna convenienza di Mercato. Senza ecoansia nessuna pala o pannello, tranne forse casi molto, molto particolari.

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    6. Posso assicurarti che eolico e solare stanno in piedi anche senza incentivi. In italia e altrove nel mondo.

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    7. Davo un' occhiata all' abstract del testo di Massimo Nicolazzi, un testo che mi incuriosisce, un testo che inquadra la questione della transizione energetica tra il problema dell' inquinamento del fossile, bilanciato dalla sua efficienza ed economicità, e il tema della democrazia in un sistema produttivo alimentato da energia rinnovabile, per i limiti alla crescita economica che essa imporrà.
      Stando all' autore, è necessario adottare strategie di conversione, ma ponderandone i costi sociali, e che quindi sia un mito che dal rinnovabile abbiano tutti da guadagnare anzi, si accresceranno le disuguaglianze.
      Mi sovviene un' analogia con la restrizione del perimetro della democrazia in un sistema valutario a cambio fisso, ma non vorrei divagare.
      Il tema è molto complesso, sia dal punto di vista tecnico, che di politica interna ed estera (e qui Enrico coglie la fragilità di appartenere ad una costruzione giuridica a trazione franco-tedesca) e non saprei esprimere una mia valutazione, ma dalle poche righe di un affermato manager di una grande multinazionale del fossile, la transizione avrà dei costi sociali (non conoscendo Nicolazzi, non saprei dire se le sue valutazioni derivino da interessi particolari oppure siano obiettive e derivino dalla sua esperienza del mercato).

      Nell' abstract non vi è cenno alcuno all' esauribilità del fossile, ma solo ai suoi effetti inquinanti. La mia riserva nasce dalla lettura di vent' anni fa di Rifkin, Economia all' idrogeno, nel quale si paventava come prossimo il fatidico "picco del petrolio", ossia che la metà delle risorse conosciute sia già stata consumata, con le conseguenti tensioni sul prezzo della materia prima. Mi piacerebbe avere del Rifkin delle valutazioni di persone più esperte di me sul tema: ricordo che la descrizione di un sistema decentralizzato di produzione di idrogeno (come accumulatore e vettore di energia elettrica) con pannelli fotovoltaici affascinò la mia mente di giovane democratico orfano di ideologie (il fossile impersonificava il male e la mia personalità ne usciva "rafforzata", avevo una visione del mondo e qualcosa per cui combattere).
      L' approccio del libro di Nicolazzi, a parte la riserva espressa, pare un approccio di ampio respiro ed equilibrato.
      Ringrazio Enrico per l' interessante segnalazione, e se volesse condividere qualche sua ulteriore valutazione ne sarei lieto.

      @Il Comico
      Nicolazzi afferma chiaramente che il fossile è ancora la fonte più efficiente ed economica, quindi le rinnovabili, in assenza di una qualche forma di incentivo o di un obiettivo politico perseguito di una sua affermazione, non avrebbe, ad oggi, un mercato paragonabile.
      Poi sono d'accordo che ogni contesto paesaggistico e climatico, geopolitico, vada valutato nella sua singolarità.
      Inoltre è interessante il nesso fossile-crescita-democrazia e rinnovabili-disuguaglianza sociale per limiti indotti alla crescita.
      Rimane il dubbio sull' obiettività dell' autore, che ripeto, non conosco, ma fa appello alla politica per gestire questo delicato passaggio, per evitare che sia il mercato ad occuparsene, perché sarebbe ancora più traumatico. È un approccio che mi è culturalmente famigliare.
      Sarei lieto anche di una tua valutazione rispetto alla sintesi del testo proposto, che a mio parere corregge alcune tue affermazioni, ma ne valorizza altre.

      Grazie.

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    8. Ciao Erik, devo ammettere di non aver spazio per leggere l'elogio del petrolio - certo è che se è lecito dubitare dell'imparzialità delle fonti ufficiali, figuriamoci se non lo sia dubitare di chi è dichiaratamente di parte!

      Purtroppo i commenti del blog non consentono di inserire immagini e di scrivere un post esaustivo e didascalico come quello che a volte fa Alberto, e aggiungo che solitamente non mi imbarco in queste imprese divulgative, ma apprezzando il blog e la sua community, ci provo comunque, sperando che apprezzerete lo sforzo e la buona fede.

      Premessa: io non sono pro-green. io guardo solamente i numeri e provo ad usare un pò di logica.

      1° osservazione:
      Stando a quanto dichiarato da BNEF nel "1h 2023 LCOE update", questi sono gli LCOE dei vari tipi di tecnologia (rozzamente: il costo di produzione di energia elettrica, espresso in $/MWh. LCOE include grossomodo tutti i costi, dal terreno per costruire un impianto, al costo dell'acqua per pulire i pannelli fotovoltaici. Idem per le altre tecnologie, considerando i costi che ha senso considerare per quella tecnologia. Costi e produzione sono attualizzati - vedi anche wikipedia o simili in rete, per dettagli su come LCOE viene calcolato, per quanto la cosa più corretta da fare sarebbe vedere le note metodologiche di BNEF):

      Carbone: 74.2
      Gas:91.6
      eolico su terra ferma: 41.6
      eolico offshore: 73.7 (include i costi di trasmissione)
      Solare: 43.8
      Solare tracking (tecnologia che fa ruotare i pannelli per catturare il sole per più ore): 47.5

      quindi traducendo: ad oggi, se uno dovesse scegliere se costruire ex novo un impianto per produrre 100 MWh di energia elettrica, sarebbe molto più sensato fare un un pianto eolico su terraferma o solare, piuttosto che un nuovo impianto a gas o carbone (l'energia rinnovabile costa quasi la metà!).

      2° osservazione:
      Per come è fatto il mercato all'ingrosso dell'energia italiano, meno costa la produzione di energia elettrica attraverso fonti rinnovabili (rispetto al fossile), maggiore è il guadagno dei produttori. Ciò è dovuto alla modalità della formazione del prezzo dell'energia all'ingrosso (PUN) e al fatto che il prezzo sia formato dall'ultimo impianto chiamato a produrre. Traduco, semplificando (se c'è qualche tecnico in linea: so che sto semplificando molto, ma più semplice la faccio e maggiore probabilità di trasmettere il concetto): se io ho bisogno per domani alle ore 12 di 100MWh di energia (domanda) e gli impianti di produzione rinnovabili possono fornire solo 99.9 MWh al prezzo di 50€ MWh e quell'ultimo 0.01 MWh viene prodotto da un impianto a carbone che invece si rende disponibile a produrre a 100€ MWh, il PUN per le 12 di domani sarà di 100€. Spannometricamente, il carbone avrà un margine €/MWh di 26 (100€ - LCOE) mentre il solare avrà un margine monstre di più del doppio!

      Questa è l'unica vera ragione per cui esiste una lobby del green.

      3° osservazione: LCOE è una metrica dei costi, non dei ricavi o degli incentivi. Se un impianto rinnovabile, che produce energia a un costo inferiore rispetto al carbone, ha bisogno di incentivi per essere remunerativo, ma allora come fa il carbone? sarà mica che il carbone è incentivato? secondo la iea "Nel 2022 i governi hanno erogato 1000 miliardi di dollari di sussidi alle energie fossili". Ma allora, in quale modo i sussidi spostano il dibattito? I sussidi li prende sia il fossile che il rinnovabile, ESTIQUAATSI? Anzi, in prospettiva, il rinnovabile dovrebbe aver bisogno anche di meno incentivi, no?(continua)

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    9. (continua da commento precedente)

      4° sulla disuguaglianza sociale:
      vedi le iniziative svolte -ad esempio da enel green power - che consentono di investire insieme ad enel nella costruzione del parco fotovoltaico nel tuo stesso comune di residenza (cerca "scelta rinnovabile" su google). Per non parlare di quanto una energia elettrica a 500€/MWh sia di per se una disuguaglianza sociale. Chiedi che ne pensano a bar, ristoranti e altri piccoli commercianti che proprio mentre si stavano riprendendo dalla pandemia hanno visto le bollette fare un x10 YoY.

      4° per ogni Nicolazzi c'è un Nicola Armaroli: provate a sentire cosa dice, per farvi un'idea delle due campane. Sicuramente lui è molto più bravo, preparato, devoto alla causa (e probabilmente finanziato) di me.

      Riconosco che ho dovuto trattare in modo sbrigativo ed approssimato il tema, ma purtroppo, nei commenti è un pò complicato. Sarebbe stato più semplice se avessi potuto inserire link, foto ecc. Sono comunque a disposizione a rispondere in modo più esaustivo a qualsiasi domanda dovesse emergere. Anzi, possiamo anche ipotizzarlo come metodo: fatemi una serie di domande e io cerco di rispondervi numeri alla mano.

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    10. Grazie dello sforzo Il Comico.
      I numeri che citi, se ho più o meno capito, riguardano i costi complessivi per produrre 1 Kwh, e la convenienza del rinnovabile, parametrata ai costi di produzione, dalla fonte che tu citi risulta evidente.
      Si spiegherebbe la "cesura", come Bagnai ribattezza il concetto di "transizione", cioè un' accelerazione a tappe forzate dei processi di de-carbonizzazione che potenze straniere ci vorrebbero imporre, supportate da un pervasivo apparato mediatico, in quanto esiste una lobby economica interessata alla crescita del rinnovabile. Ti ringrazio, mi hai fornito una ipotetica spiegazione alla domanda sul perché trattare questo delicato tema in un clima emergenziale.

      Mi ricordavo di un convegno sul tema organizzato da A/simmetrie alla Camera dei deputati ampiamente discusso in post precedenti qui il video e ho ascoltato, dopo l' intervento di Fontana, Bagnai e Nicolazzi (dal min. 14).
      Nicolazzi non mette in discussione il costo di produzione, ma i costi correlati alla conversione, ad esempio i convertitori domestici.
      Ci sono costi di conversione elevati che si scaricheranno inevitabilmente sui futuri consumatori. Il tema solleva molte problematiche, che da una mera stima dei costi produttivi non possono emergere.
      Ho letto alcuni articoli di Armaroli, forse non basta per farsi un'idea, ma gli interventi di Bagnai e Nicolazzi mi sono sembrati molto più articolati nel decifrare le implicazioni di un dirigismo fideistico che tenta di imporsi.
      Varrà la pena ascoltare tutto il convegno.

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    11. Non ho molto tempo e molta testa, ma mi pare di capire che gli interventi di sostegno servano e siano forzati da scelte politiche.


      "Il presente decreto, in coerenza con gli obiettivi europei 2020 e 2030, ha la finalità di sostenere la produzione di energia elettrica dagli impianti alimentati a fonti rinnovabili indicati in allegato 1, attraverso la definizione di
      incentivi e modalità di accesso che promuovano l’efficacia, l’efficienza e la sostenibilità, sia ambientale che degli
      oneri di incentivazione, in misura adeguata al perseguimento degli obiettivi nazionali e con modalità conformi
      alle Linee guida in materia di aiuti di Stato per l’energia e
      l’ambiente di cui alla comunicazione della Commissione
      europea (2014/C 200/01). "

      Prometto di leggere bene e informarmi meglio.

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    12. Scusate, ho sbagliato link, ne avevo troppi aperti.

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    13. Ciao erik!

      Dalla risposta credo che tu abbia ragionevolmente capito il 99% di quello che volevo dire. Sul fatto che la transizione abbia dei costi, è argomento di assoluta logica e buon senso. Dal punto di vista meramente inggngngngeristico un cambio simile nel paradigma di produzione non può non avere impatti sulla rete nazionale. Ed è qui che entra entra in gioco la politica. Al di là di come la vuoi chiamare o di come la fai pagare ai cittadini (in bolletta come oneri di sistema, come tasse, imposte o altro), l'adeguamento della rete significa spesa pubblica. Spesa pubblica che, come insegna Alberto, non per forza è brutta e cattiva, ad esempio significa posti di lavoro. La risposta che la politica deve dare è: ci piace spendere i soldi per adeguare la rete alla produzione rinnovabile? (che poi, allargando lo sguardo, significa rispondere a tutta una serie di altre domande: quale politica energetica per il nostro Paese? Come allocare le risorse pubbliche? Quali le priorità?). Quando si entra in questo campo, posso solo dire che non ci sono risposte giuste, ma solo alcune risposte certamente sbagliate (e l'idea di "sabotare" la transizione green non è necessariamente sbagliata). Chiedo però:quale è l'alternativa? Non sto dicendo che non ce ne sia una. Sto dicendo : tu lega (o governo Meloni) quale visione del futuro hai? Che politica energetica hai in mente?

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    14. Ho trovato interessante anche questo, sui dubbi del Mercato, la solidità degli argomenti basati su LCOE e difficoltà delle rinnovabili... una conferma di quel che mi sembrava di aver capito.

      Non è il Mercato a guidare la "green energy".

      "Le fonti fossili hanno conquistato la propria posizione sul campo grazie ad innovazioni tecnologiche dirompenti, a partire dalla macchina a vapore. Le rinnovabili, invece, più che ai miglioramenti della tecnologia devono la loro convenienza in larga parte al sostegno della politica, sia in via diretta (specie sussidi) che indiretta (priorità di dispacciamento)."
      "Ne consegue che le forze di mercato da sole non causeranno il successo delle nuove rinnovabili, e nemmeno un forte declino nel valore di mercato dello stock di capitale che supporta le fonti tradizionali."

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    15. Aggiungo che i metodi basati sul ciclo di vita siano essi a punteggio LCA siano a costo LCOE implicano forti ipotesi sulla durata di vita utile degli impianti e per questa grandezza le fonti fossili vantano durate di vita stimate molto attendibili (perché sono tanti decenni che vengono impiegate e gli impianti sono ben conosciuti) le fonti rinnovabili prima tra tutte le fonti eoliche possono vantare solo durate ipotizzate che in parte si stanno dimostrando ben più brevi dei 30 anni ipotizzati. Questo valore da solo fa sballare pini tipo di paragone tra fonti. Sul metodo LCOE ho qualche dubbio in più visto che il settore energia è pervaso di incentivi cartelle e prezzi imposti, quindi difficile accettare che i costi utilizzati siano neutri.

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  5. https://www.power-technology.com/features/featureovercapacity-and-the-challenges-of-going-100-renewable-5872868/?cf-view :

    "Intermittency and overcapacity: a problem in Germany and elsewhere

    Germany’s progressive attitude towards RES deployment makes the country a good case study for the complications that can arise from their rapid growth in energy systems. The Energiewende has certainly had some high-profile successes, but bringing the share of RES generation up to around 30% in 2015 (from 3.6% in 1990) brings its share of difficulties.

    The variability of energy output from intermittent renewables such as wind and solar, based on the extent of sun and wind resources, requires hefty back-up power sources that can ramp up or down depending on the availability of RES (which under German law are required to be used first on the grid). As Germany’s ‘Atomstop’ policy is forcing low-carbon nuclear plants to gradually shut down over the next five years, the vast majority of this back-up generation comes from coal and gas plants.

    As a result, Germany’s CO2 emissions, despite a historical downward trend, have actually increased in the last couple of years as the use of brown coal and other hydrocarbon-based energy sources has increased to compensate for the loss of nuclear generation. Intermittency is an important factor here; due to poorer sun and wind conditions in 2016 compared to the year before, wind generation increased by only 1% and solar generation fell last year, despite the country adding 10% more wind turbine capacity and 2.5% more solar capacity.

    “Germany’s CO2 emissions, despite a historical downward trend, have actually increased in the last couple of years.”
    But significant variability in RES output means that there have been many times, when the sun is shining and the wind is howling, when Germany has been pushing a massive excess of power on to its grid. This overcapacity has often been offloaded to Germany’s European neighbours, and as RES always get the first bite of the apple on the German grid, the majority of this is fossil fuel-based.

    Sudden surges of surplus electricity have wreaked havoc with the grid stability of countries including Poland and the Czech Republic, which has led to threats from the countries to block transmission from Germany. Price volatility is another potential byproduct of this overcapacity, with German prices occasionally going negative when there is a large excess, meaning that large power plants have to pay commercial customers to use electricity. The German government appears to have recognised the downsides of unchecked RES growth, recently replacing the feed-in tariff subsidy with a market-responsive auction system based on pre-set RES capacity growth caps.

    And it’s not only Germany that is dealing with overcapacity and intermittency problems. Other regions, such as California and South Australia, have felt the sting of intermittency without adequate back-up. South Australia, which relies on wind for around 40% of its electricity, has suffered several large-scale blackouts in recent months that have been caused or exacerbated by the lack of available wind or dispatchable back-up sources.

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  6. Going 100% intermittent renewable in Germany: massive overcapacity a necessity?
    Given the issues that the early stages of Germany’s renewable revolution have been causing, the question remains: how would a country like Germany provide security of supply if it was to complete the transition to a system run on 100% intermittent renewables?

    At the end of last year, Professor Freidrich Wagner of Germany’s Max Planck Institute for Plasma Physics published a study in the European Physical Journal Plus exploring exactly this question, and his conclusions are concerning.

    Wagner used data taken from the German electricity system in recent years – rather than general meteorological data – to analyse renewable generation in the country and model what Germany would need to do to cover its electricity needs through intermittent renewables. He found that the country would need to install a massively oversized power supply system to achieve this, with 330GW of wind and solar photovoltaic capacity needed to meet a 100% target, and enough back-up capacity to cover an extra 89% over and above peak load. This would cause a host of problems related to overcapacity, energy spot prices and carbon-intensive back-up power when RES output falls, not to mention the landscape impact of wind turbine installation on this scale and the resistance this might cause.

    “By 2022, an extremely oversized power supply system has to be created, which can be expected to continue running down spot-market electricity prices,” Wagner concludes. “The continuation of the economic response – to replace expensive gas fuel by cheap lignite – causes an overall increase in CO2 emission. The German GHG emission targets for 2020 and beyond are therefore in jeopardy.

    ... “We have argued that overproduction by iRES [intermittent RES] may not be the right way to go. The impact on land use and the transformation of landscape, e.g. by wind convertors and transmission lines at an unprecedented density, will intensify social resistance. Therefore, it is mandatory to consider also other forms of CO2-free energy production to supplement iRES.”

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  7. Risposte
    1. Essendo un .pdf qualcosa non ha funzionato: ecco il link completo https://tesi.supsi.ch/4064/1/Zaccaria_Diego_Tesi_Bachelor.pdf

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  8. Riprendendo il commento da me fatto precedentemente l'investimento pubblico potrebbe indirizzarsi a verificare cose come questa : https://youtu.be/GyqxSIUgZWQ
    (celle ossidroelettriche basate sulla fisica quantistica , italianissime , università di Napoli ) . Se il sistema funziona si può fare un impianto di prova che funzioni salvo la miniaturizzazione degli elementi di cella . Ad occhio costerebbe come mezza pala ma se provato che funziona .....
    Ecco questo manca alla politica: l'intuizione e la competenza per valutare una via innovativa.
    Non è cosa nuova :
    Marconi andò fino a Londra per ottenere il brevetto dopo che in Italia era stato liquidato come "pazzo" e gli era stato rifiutato un finanziamento. L’errore di Pietro Lacava, a quel tempo Ministro delle Poste e Telegrafi nel Governo Crispi, fu imperdonabile.
    Ministro Giorgetti stiamo seguendo stessa via ?

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  9. Vedo che fa messo il link dell'articolo di Vincent Vega .
    Avevo messo nel post precedente un altro suo post di twitter su eolico.
    Secondo lui dopo idroelettrico e quello che offre il ritorno più veloce.
    Quindi il mitico pannello solare è una sola colossale.
    Il vantaggio ci sarebbe, se lo paga la collettività..
    Rimetto il post per chi è interessato 👇


    https://twitter.com/VinnieVegaPF/status/1682703698202357761?t=6_n_qT0Kx5qao7ElILvZog&s=19

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  10. Se può essere utile a qualcuno condivido uno studio condotto da Intesa due anni fa sulla filiera delle rinnovabili in Italia e all’estero.

    https://group.intesasanpaolo.com/content/dam/portalgroup/repository-documenti/research/it/collana-ricerche/Rapporto_Transizione_energetica_giugno_2021.pdf

    Nessuna novità in sostanza ma solo la conferma che il nostro Paese é competitivo solamente nella produzione di pompe di calore, moltiplicatori di velocità, parti di macchine e turbine idrauliche; già nel periodo pre-covid, in quanto a tecnologie rinnovabili, eravamo surclassati anche in Europa da Germania e Danimarca (specie nell’eolico come suggerisce anche il post).
    Ora credo che la situazione sia anche peggiorata (e continuerà a farlo) dopo la pioggia di miliardi sotto forma di aiuti di Stato da parte dei Paesi del nord (Germania su tutti) per la transizione “ecologica”.
    Credo che nel prossimo ventennio il nostro Paese, spinto da questa innaturale accelerazione verso il green, rischi una nuova fase di de-industrializzazione simile a quella subita negli anni novanta e duemila.
    I nostri fratelli europei del nord, ora che hanno sospeso le regole sugli aiuti di Stato, stanno apparecchiano a botte di miliardi il menù del mercato di domani a sua volta imposto dalle norme europee.
    Questo blog ha avuto il merito (ma non é una novità) di capire e denunciare le gravi implicazioni di queste dinamiche già diversi anni fa.
    Sinceramente, per quanto possa condividere lo sforzo politico per quantomeno rallentare la transizione (specie nel settore dell’automotive che per noi sarebbe molto grave) credo che sia anche necessario iniziare a costruire una politica industriale che risponda all’aggressione di quella concorrente europea attraverso decine di miliardi di euro di aiuti di Stato.
    Capisco bene che una tale mossa verrebbe attaccata da spread e letterine (che si autoalimentano vicendevolmente nella macchina del ricatto europeo) e so anche bene che i molti nemici di questo Governo (in patria e all’estero) non aspettano altro che friggerci sul deficit in autunno ma sono convinto che la tutela della nostra capacità produttiva sia una linea rossa di fronte alla quale ogni considerazione di convenienza o opportunità politica debba cadere.
    Questo combinato disposto di aiuti di Stato e contrazione della politica monetaria e fiscale per effetto delle decisioni della Bce e della Commissione rappresentano un colpo mortale alle nostre capacità di assorbimento degli shock provocati dalla transizione green.
    Se gli equilibri in Europa non dovessero cambiare (ed é più che possibile che ciò accada) credo che saremmo costretti a rischiare nel tentativo di salvaguardare la nostra industria.

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  11. Sempre da oltre le colline che dall'ultimo orizzonte il guardo escludono. Anche nelle terre in cui Annibale si diede a fare il Che Guevara ante litteram, le girandole apparvero un brutto giorno sulle creste, e nella terra natia fu tale e quale una violenza carnale. Mio zio, l'ingegnere, mi portò sotto uno dei tanti Polifemo col suo sol rotore al centro della fronte per farmene ammirare l'ingegno umano. Ma proseguendo su quella strada, rigorosamente sterrata, e ancora adesso, di questi giganti, quasi sempre addormentati, ve n'eran parecchi e tutti rigorosamente visibili dal paese natio naturalmente, come tante coltellate nel cuore, che neanche la statua della madonnina infilzata che oscillava dietro quella del patrono nella festa annuale ne poteva vantare di più. Mi dicevano, però, che quelle girandolone davano quasi tutta l'elettricità al paese, cioè ne coprivano “quasi tutto” il fabbisogno domestico. “E quante persone restano in paese d'inverno?”, chiedevo io incuriosito e fiducioso, e quelli volentieri mi rispondevano: “Mah, saranno un 400 persone, ma molti in inverno vanno a Termoli, dunque restano in tutto un 20-25 famiglie”. E io ammirato commentavo: “Accidenti!!!”
    Beh, i girandoli sono ancora lì, tristi e immobili come sempre; anche perché di vento, nelle terre dove Annibale si diede alla macchia, non ce n'è mai stato tanto a mia memoria; chissà … forse nei tempi antichi … magari per Annibale era diverso … chissà ...

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  12. Monti dauni, appennino di Capitanata.
    Parchi eolici a perdita d'occhio verso l'orizzonte.
    Tutto questo scempio, infinito ed inarrestabile a danno di un territorio meraviglioso e delle loro genti ,nel generale e più assoluto silenzio ed indifferenza, grida letteralmente vendetta davanti a Dio.
    Faccio fatica a trovare le differenze con i le miniere a cielo aperto e il trattamento riservsto alle popolazioni delle colonie francesi d'Africa.

    https://twitter.com/MauroLisanti/status/1695896004782878897?t=xx3fIcez8bnt8v0ygxuB7w&s=19

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    1. Centrato il mirino, anche se ho un giudizio diverso dell’impatto sul territorio. In effetti l'eolico in Italia nasce attorno al '92 nel Fortore e da lì si è allargato travolgendo i monti della Daunia che vi sono attaccati. Per chi fosse interessato bisogna studiare la storia di IVPC e del suo fondatore, l'ideatore del modello di business italiano dell'eolico (modello poi copiato dagli altri). Ad oggi solo alcune delle turbine presenti in questi luoghi gli fanno capo perché nel tempo sono arrivati altri.
      Adesso non riesco a trovarli, ma in rete dovrebbero esserci vecchi video di interviste in cui parla anche dei produttori stranieri (soprattutto olandesi) e della necessità di attrezzarsi localmente. Purtroppo molte di queste informazioni "di mercato" le ha date a voce e sono spezzettate in vari interventi, distribuiti negli anni, in trasmissioni calcistiche, perché IVPC è anche Benevento Calcio. Tutta la storia dell'ascesa a (ora discesa da) palcoscenici nazionali di rilievo per la società sportiva (di una provincia economicamente depressa) è stata indirettamente, ma interamente dovuta all'eolico e all’intervento di quell’azienda a partire dal 2005.

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  13. Ai tempi del referendum sul nucleare si assistiva in televisione a vari dibattiti... Tra questi c'erano le interviste al popolino per strada che in buona sostanza si esprimeva con affermazioni di questo tenore: "io non ci capisco un cazzo, però secondo me...."

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  14. La gattina frettolosa (di fare utili) fece i gattini ciechi: https://scenarieconomici.it/siemens-gamesa-ora-si-sa-quali-difetti-hanno-portato-alle-perdite-miliardarie-nelle-turbine-eoliche/
    (della serie: la riconversione dell'industria tedesca a botta di dirigismo UE sarà l'ennesimo ramo tagliato)

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  15. Una pala eolica ferma in quel che resta di un orizzonte collinare, mi fa analogamente pensare ad una "scelta tecnica" che sostituisce un orizzonte di fini e di mezzi atti a perseguirli, che costituisce il nervo di una politica incardinata democraticamente in una pluralità di partiti ideologicamente diversi.

    Nella mentalità delle genti si è smarrito un orizzonte di senso capace di promuovere progettualità e scelte lungimiranti.
    Deturpato il paesaggio, nella metafora la politica, non rimane che finire il lavoro di un motore inattivo: produrre apatia, o canalizzare le energie verso gli scarti di questa apatia: una "scelta tecnica", così via in un circolo vizioso che renderà impossibile volgere lo sguardo a quelle colline che fornirono riparo e cibo alle sue genti.

    Mi sono imbattuto in questo che descrive come l' "anti-ideologia", fatta propria anche dalla sinistra italiana, abbia spento il motore delle visioni e delle prospettive, riducendo il dibattito ad una unica scelta possibile: l' interesse del più forte, spacciato per umanitarismo e giustizia ambientale.

    Se il mezzo idoneo a raggiungere una pluralità di fini è il sistema capitalistico di produzione, perché la sinistra non ha rivendicato quel modo riconosciuto come più stabile di funzionamento del sistema, che ha alleviato dal secondo dopoguerra le condizioni di sfruttamento della classe lavoratrice? Come si è giunti dal comunismo, dal socialismo, dal cattolicesimo all' esaltazione interclassista dell' interesse del più forte?

    Questa è la storia vissuta dalla mia generazione. Una generazione ancora fortunata, che ha potuto godere dei contratti e delle condizioni di lavoro dei nostri padri e che quindi, distratti da condizioni relativamente favorevoli, non si accorgeva dello scempio che avrebbe accolto figli o fratelli minori, e anche se ce ne fossimo accorti, chi avrebbe offerto un quadro interpretativo più adeguato? Una sponda politica non demagogica?

    Pare che in assenza di alternative al sistema capitalistico, le ideologie svolgano quella ridotta funzione alla quale Marx le relegava: una sovrastruttura dei rapporti di produzione.
    In presenza di alternative invece, reali o ritenute possibili, sorsero ideologie capaci di fornire un' interpretazione del mondo e fare da collante sociale verso un destino da costruire come intuì Gramsci, che rigettava come infantilista la versione di Marx.

    #Bagnai ha probabilmente spiegato il barbatrucco che si cela dietro questa ubriacatura della sinistra: ci sono politici che leggono i giornali tutte le mattine, e politici che invece descrivono cosa scriveranno dieci anni dopo.
    E lo ha dichiarato a valle di un' opera di divulgazione che pare non abbia precedenti.
    Come ha scritto Sergio Cesaratto, la sinistra si dovrebbe interrogare sui motivi che l' hanno spinta a perdere un uomo come #Bagnai: era più ingombrante di una pala eolica ferma?
    Rileggendo il post
    si resta inermi nel cercare di razionalizzare tanta assurdità.
    Ma le cose sono andate effettivamente così, e dopo dieci anni di frequentazione di questo blog, mi è venuta a mancare la risorsa alla quale più attingevo: la fiducia nel prossimo.

    In assenza di ideologie, scrive Coniglione, si lascia il passo al fanatismo.
    Del resto, dibattere sui diversi modi di funzionamento del sistema capitalistico è diventato eresia.

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  16. "La storia non è rettilinea, ma quando si ripassa dal via si paga pegno..." , me la conservo come citazione 🙂

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  17. Avrei solo un commento da aggiungere: l'eolico ed il fotovoltaico hanno una strano alleato nelle aziende petrolifere. Come come? Eh già perché quando il vento non tira o il sole non splende bisogna compensare con le turbine a metano, a meno che non si voglia lasciare al buio migliaia di case in quei momenti (a me andrebbe anche bene, cosi ci si sveglia). Quindi le aziende petrolifere sotto sotto, ma neanche tanto, appoggiano questa transizione, più rinnovabile metti e più loro vendono metano. IMHO il miglior metodo per produrre energia elettrica per abitazioni e industria rimane il nucleare, ovvio che in quel caso le aziende petrolifere veramente non avrebbero niente da vendere (quindi nucleare brutto e cattivo). Per il trasporto su gomma invece io non vedo problemi ad utilizzare motori a combustione interna, perlomeno finché non si troverà una tecnologia migliore di quella attuale per le batterie, se guardiamo bene ai numeri (ad esempio pochi considerano che fino al 50% del particolato in città è dovuto al consumo degli pneumatici, e che le auto elettriche pensando in media di più consumano maggiormente le gomme e danneggiano maggiormente le già malmesse strade italiane, oltre a quanto già messo in evidenza da questo post riguardo la CO2).

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  18. Una nave da crocera possiede motori da circa 80.000 KW ovvero 80 MW di potenza e consumano circa 80/0,45 (rendimento globale 45% per il diesel) ovvero debbo fornire circa 177 MW per alimentarlo con il gasolio (consumo circa 16.000 litri per ora considerando un consumo di 11 lt per KWh).

    E' bene chiarire che l'efficienza di un diesel è del 45% a fronte del 30% di un motoree a benzina equivalente, questo per dire che forse abolire il diesel potrebbe non essere una buona idea.

    Ora La Repubblica ci informa che in Cina stanno costruendo una nave da crocera??? completamente elettrica??? dotata di motori elettrici di potenza di X MW Pot effettiva resa all'asse) /0,9 = X + 10% MW (potenza assorbita)(rendimento 0,9 %) e batteria che fornisce 7,5MWh (considerando arbitrariamente un rendimento unitario nella catena batteria alimentazione motori).

    Ora, ragionando sulla potenza della motorizzazione elettrica di detta nave (che l'articolo non cita) e su una autonomia di almeno 5 ore prima di dover ricaricare la batteria, saremmo in presenza di una potenza installata per i motori di circa 7,5/5 ovvero di 1,5 MW ovvero circa 80/1,5= 0,018 (1,8 %) della potenza installata in una nave con motori endotermici.

    Leggendo l'articolo di La Repubblica rilevo:
    A) La nave sarà in grado di ospitare duemila passeggeri e che all’inizio sarà destinata a viaggiare sul fiume Yangtze, nel cuore del Paese, in una tratta che parte dalla città di Yichang e si conclude a Chongqing (percorso che solitamente si fa in 8 ore di automobile); la qual cosa renderebbe chiaro che dovrà attraccare spesso per ricaricare le batterie, si spera con tempi non biblici.
    B)La velocità di crocera potrebbe essere piuttosto bassa.
    C)Una nave del genere, ammesso che non sia dotata di motori diesel come nel caso del traghetto ibrido danese Ellen con batteria di supporto da 5 MWh (citata nel detto articolo); notare la roboante ed entusiastica frase diell'articolista Federico Pesce :"Con i suoi 7,5 MWh, questo gigante elettrico polverizza oltretutto il record del traghetto Ellen, imbarcazione da 4,3 MW/h attualmente in servizio nel sud della Danimarca" che mi induce a pensare (che la nave cinese sia un ibrido anche lei) che il detto non ci abbia capito una beneamata mazza.
    D)Immagino che in mare aperto sarà difficile utilizzare la nave per evidenti difficoltà di ricarica dovendosi superare enormi problemi di intallazione di un considerevole numero di impianti di enorme potenza per la ricarica ed ovviamente di tempi di ricarica proibitivi.

    Spenderei un ultimo pensiero per le auto elettriche che hanno la peculiarità di dover essere utilizzate soprattutto per percorsi brevi (traffico cittadino soprattutto) a meno di trasformare una bella vacanza (almeno così doveva essere) di 4500 km totali in un incubo come in questo caso!

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  19. I tuoi dati e calcoli rispecchiano quanto riportato nel seguente report IEA Wind per l'Italia:
    https://usercontent.one/wp/iea-wind.org/wp-content/uploads/2022/12/IEA_Wind_TCP_AR2021_Italy.pdf

    Per info dettagliate sugli impianti eolici installati (che non riguardano però la produzione), potrebbe essere utile il seguente link:
    https://www.thewindpower.net/zones_en_7_931.php

    Saluti,
    Fabio

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  20. Peraltro, sull'altra sponda dell'Atlantico stiamo già vedendo l'ennesima bolla finanziaria esplodere?
    https://www.zerohedge.com/markets/worlds-largest-offshore-wind-farm-maker-crashes-most-record-after-catastrophic-results

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  21. Avevo il sospetto che le qauto elettriche pesassero molto di più delle pari auto endotermiche, qui il sospetto si è trasformato in certezza.

    500 kg in più sono un grosso problema in caso di impatto (energia = 1/2 mv al quadrato). Uno schianto a 150 KM ora è sicuramente quasi sempre tragico ma una utilitaria elettrica che pesa 300 kg in più come una 500 credo sia catastrofico.

    Senza contare i rischi di incendio che vanno trattati in modo specialistico e i rischi di esplosione.

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  22. ...quanto energia s consuma per fare una turbina eolica?
    Un possibile di approccio è l'analisi LCA (qualcosa che andava molto di moda 20 anni fa in ambito universitario), qui una analisi su generatori eolici offshore (in alto mare):
    https://www.google.com/url?sa=i&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=&ved=0CAIQw7AJahcKEwiIgIaalIeBAxUAAAAAHQAAAAAQAg&url=https%3A%2F%2Fwww.ingegneriadellambiente.net%2Fojs%2Findex.php%2Fida%2Farticle%2Fview%2F425%2F494&psig=AOvVaw1NEK8qz1ZNFC59KjDItB62&ust=1693580009839343&opi=89978449

    Nelle conclusioni la risposta secca sui consumi non c'è e questo è già di per se significativo, cito "In conclusione, un impianto eolico galleggiante di grande taglia richiede ingenti quantità di materiali e,
    sebbene non emetta gas serra e inquinanti atmosferici nella fase operativa, presenta degli impatti non trascurabili sull’intero ciclo di vita." Da notare che il ciclo di vita utile a base del calcolo è stimato in 30 anni, periodo assai lungo per una infrastruttura marina (si pensi ad esempio alla manutenzione del MOSE).

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  23. Grazie Fabio. Sembrerebbe che i costi di produzione per taglie importanti di un MW (70 euro a MWh non levelized cost di generazione) siano più alti dei costi di impianti eolici in USA (30/60 $) del sinottico. In generale quindi dovrebbero essere più alti visto che le taglie sono generalmente più ridotte del MW.
    Però presumibilmente sono più convenienti del fotovoltaico (certo la bruttezza e lo sfregio al paesaggio è notevole e questo ha un suo prezzo).

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  24. Buongiorno professore, mi stupisce vedere che nessuno cita una delle tecnologie più promettenti per lo sfruttamento dell'energia eolica. Si chiama KiteGen è promettente, italiana, non deturpa il paesaggio, promette bene ma... Sembra arenata da qualche anno nei cassetti di Saipem, anni fa finí in parlamento in audizione presieduta da Realacci, probabilmente sponsorizzata da 5stelle e complice la incapacità comunicativa dei suoi inventori è scomparsa dai radar (dell'aeronautica).

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    1. Grazie dell'informazione.

      Non conoscevo questa tecnologia e sono sorpreso. Metto qui il video di SuperQuark per tutti.

      Qui una pagina di wikipedia che illustra le tecnologie possibili.

      Qualche criticità onestamente la vedo (tipo affidabilità dei cavi sotto l'azione delle forze agenti sul sistema o rischi per la sicurezza) ma ovviamente tutto si può superare.

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    2. Mi fa piacere far conoscere quella che secondo me è un'eccellenza industriale, le criticità sono ben note agli sviluppatori che parlavano della necessità di progettare nuove componentistiche da zero, c'era molto materiale, interviste a Massimo Ippolito, uno degli ideatori del progetto. Probabilmente siamo ancora lontani dal vederlo realizzato ma si può sperare che una volta liberi dai vincoli di bilancio si torni a rilanciare investimenti in settori strategici.
      Uno dei parametri per valutare la bontà dell'eolico era il cosiddetto EROEI che a detta degli ideatori sarebbe a favore di KiteGen in rapporto a qualunque altra tecnologia.
      Argomento da trattare a mio avviso.

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    3. ...beh allora perché non i dirigibili? erano il futuro già nel 2015 https://www.modenatoday.it/cronaca/volo-futuro-dirigibile-pallone-sonda-esperimento-unimore-ingegneria.html
      Poi ancora nel 2019 https://www.avantionline.it/giornata-dellambiente-soluzioni-ecologiche-per-antonio-dumas/
      fatti i dovuti paragoni le ritengo soluzioni complesse e poco realizzabili che sommano le criticità delle tecnologie esistenti combinandole.

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  25. Un mio commento è stato pubblicato, poi depennato?! Boh!

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  26. OT ma non troppo
    Ho ascoltato la diretta del senatore Borghi sui blocchi per le auto euro 5 .

    Se il problema sono le emissioni alte di NOX e CO2 (come pare di capire dalla direttiva europea del 2008 )
    si deve considerare che gli NOX si formano in quanto si brucia in aria che contiene azoto all'80% circa e pertanto si formano NOX che sono ossidi di azoto in presenza di temperatura e pressione .
    Se abbassiamo il contenuto di aria (e pertanto di azoto) nella combustione sostituendo una parte dell'aria con ossigeno si diminuisce in rapporto 20 / 80 la produzione di NOX .
    Esempio per capire: supponiamo di sostituire il 100% di parti di aria con il volume del 20% di parti di ossigeno contenute : gli NOX scompaiono ed il motore va uguale (salvo chiudere la presa d'aria , disabilitare il turbo se presente, per evidenti motivi di logica della combustione e variare la compressione e l'anticipo : tutti accorgimenti tecnici da officina meccanica) .
    Pertanto si potrebbe cambiare la normativa "promuovendo" ad euro 6 gli euro da 0 a 5 che effettuino la modifica opportuna al sistema di alimentazione addizionando ossigeno da tenere in bombola a bordo , ovviamente non per il totale della combustione ma per la parte necessaria a diminuire gli NOX sotto la soglia stabilita.
    Sarebbe una soluzione molto più pulita del ADBLUE o simili che puliscono lo "sporco" ma non lo evitano .
    Darebbe lavoro a ditte italiane leader mondiali del settore (es.: Landi , BRC) e troverebbe logica economica l'uso dell'ossigeno generato dagli elettrolizzatori del PNRR che sono finanziati per la produzione di idrogeno ma nulla si dice del tipo di destino (recupero di costo ?) che avviene per l'ossigeno.
    Per fare 1 kg di idrogeno si producono 9 kg di ossigeno .
    Facendo la opportuna normativa si avrebbe un vantaggio economico in quanto nascerebbe un "circuito" dell'ossigeno per autotrazione accanto al circuito dell'idrogeno.
    In alternativa si potrebbe usare una cella elettrolitica particolare: a suo tempo progettai una cella elettrolitica sbilanciata che produceva un pò di ossigeno da solo assieme all'ossidrogeno , proprio per l'obbiettivo indicato .

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    1. Bombola di ossigeno a bordo? Questa NON è una ipotesi fattibile.

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    2. Non ne conosco la ragione potrebbe illustrarmela ? L'ossigeno non è un combustibile ma un comburente . Dove sta scritto ?

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    3. Per cortesia si potrebbe chiedere al sig GD di chiarire perché una bombola di ossigeno a bordo di un mezzo non è fattibile ? In ogni ambulanza c'è una bombola di ossigeno . Mi piacerebbe approfondire la norma . Molto probabilmente non ha attivato gli avvisi .

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    4. L'ossigeno industriale deriva dalla distillazione dell'aria (vedi gruppo Airliquid) è costoso e impiega molta energia.
      L'ossigeno è pericoloso e difficile da trasportare in sicurezza (bombole in acciaio, vedi i trasporti dei gas medicali).
      Nell'impegno l'ossigeno è molto pericoloso perché proprio essendo comburente rende infiammabile qualunque materiale alla giusta percentuale ( vedi i tanti incidenti dal rogo nella camera iperbarica all'auto del CNR recentemente esplosa a Napoli)

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    5. Tutto questo è di comune conoscenza. La mia domanda era : a)normativa: cosa impedisce di dotare una autovettura di una bombola addizionale di ossigeno ?
      b)PNRR: ha stanziato 650 milioni per la produzione di idrogeno da elettrolisi PEM . Per ogni kg di H si producono 9Kg di ossigeno . Venderlo è un puro recupero di costo , con buona pace per Airliquid di cui non sono azionista.
      c)Ossiacetilene è comunemente usato in saldatura con le dovute normative .
      Ripeto la domanda: salvo rispettare norme esistenti e indipendentemente dall'economia della cosa , esistono divieti di porre una bombola di ossigeno in un mezzo dotato di motore a combustione interna ai fini di abbattimento del NOX ?

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    6. Secondo me è una domanda mal posta, le norme di solito si adattano alla tecnologia ed al mercato quindi se l'ossigeno fosse una alternativa conveniente (tecnicamente e/o economicamente) si farebbero norme in tal senso. Ad oggi questa non è una alternativa conveniente, poi si può fare tutto anche una aeroplano con reattore nucleare....(è stato fatto ma non era una buona idea).

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    7. Rispetto le sue opinioni che non sono le mie . Mi pare di comprendere che non conosce una ragione giuridica fondata su norme, che mi impedisca di omologare per unità (e non per gruppo ) un mezzo con bombola di ossigeno a bordo per superare i limiti Euro 6 . Tecnicamente e praticamente so come si fa . Giuridicamente non trovavo limiti espressi, pertanto i limiti sono solo economici o di convenienza in senso lato. Corretto ?
      Per quanto riguarda la non economicità le norme "verdi" mi hanno consentito di mangiare progettando modifiche a mezzi della raccolta dei rifiuti urbani a gasolio che non avevano e non hanno senso economico ma che bisognava fare se no i mezzi non entravano più nel centro storico . La durata attesa di un mezzo che costa da 200 a 600 mila euro va pensata in 30-40 anni . Pertanto certe modifiche possono costare meno della perdita dell'ammortamento atteso di un mezzo funzionante ma messo fuori legge .

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  27. Buongiorno professore, tutti. Provo ad aggiungere un indizio credo utile per la ricerca, se non del colpevole, per lo meno della categoria cui appartengono i colpevoli. Più che una confessione, un manifesto.

    Confermato anche il solito cliché dei norreni puliti, compunti, impeccabili nel loro abbigliamento casual e dalla favella ispirata che cercano di convincere il prossimo della ineluttabilità delle loro scelte.

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  28. C'è una cosa che mi rode da un paio di anni: lo scioglimento del Consorzio per il solare termico (termodinamico), notizia vecchia di due o tre anni. In pratica, un gruppo di imprese ha investito cifre non banali per costruire due impianti, uno in Sardegna, l'altro in Sicilia, dopo anni trascorsi a gettare soldi, in progetti, studi e burocrazia, hanno gettato la spugna. Merita due parole il concetto di solare termodinamico: degli specchi concentrano la luce solare e scaldano una soluzione salina oltre i 120 gradi; il fluido caldo viene accumulato in vasche coibentate e, alla bisogna, prelevate, inviate a scambiatori di calore per produrre vapore surriscaldato, con il quale vengono alimentate delle turbine collegate a degli alternatori. Se qualche specialista è presente, mi scuserà se ho usato termini non precisi. Il vantaggio/problema di questa tecnologia è che consente la produzione di energia anche di notte e con il brutto tempo e consente anche di modulare la produzione secondo la necessità.
    L'impossibilità di modulare la produzione, per far fronte ai picchi di domanda, e di produrre indipendentemente dal meteo sono i punti deboli del solare fotovoltaico e dell'eolico.
    Altro punto forte/debole del sistema è che non prevede l'utilizzo di materiali "esotici", basta il sano vecchio acciaio.
    La politica locale ha impedito la realizzazione degli impianti, il know how emigra.
    L'ENEA sta sviluppando, credo ormai da decenni un progetto con la stessa tecnologia (Archimede).
    Se qualcuno più informato di me fosse così gentile da commentare, mi farebbe davvero piacere.

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    1. L'identico progetto nel deserto del Nevada è fallito per motivi di costo della manutenzione del sistema di posizionamento degli specchi di concentrazione . Non riesco a darle il link perché lessi l'articolo circa 6 mesi fa (sulla perdita degli azionisti) . Googlando penso si trovi .

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  29. Sono riuscita finalmente a leggere le risposte e i link in esse.
    Per una profana come me, mi sento di dire solo una cosa:
    Grazie a tutti.

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