mercoledì 23 agosto 2023

63 anni di quote del Pil mondiale

Riprendo l'argomento del post precedente e mantengo la promessa che vi avevo fatto di estendere l'orizzonte temporale all'indietro:


Per farlo, sono andato sul sito della Banca Mondiale. Per la precisione, vi avverto che la serie dei BRICS ha una discontinuità nel 1988, perché prima di quell'anno non sono disponibili i dati del Pil russo in dollari. Il motivo è che nei Paesi comunisti fino all'inizio degli anni '90 si utilizzava un diverso sistema di contabilità nazionale, il Material Product System, che poneva l'enfasi sulla produzione fisica, trascurando il valore aggiunto dai servizi. Era, insomma, un Pil un po' come lo immaginano i "decrescisti" di cui qui ci occupammo a suo tempo in un post sulla cui preveggenza ci dovremo presto intrattenere. Non in tutti i Paesi erano disponibili gli elementi fattuali necessari o la volontà politica di ricostruire le serie storiche con il nuovo criterio (lo SNA), e quindi prima del 1988 nel Pil dei BRICS la Russia è a zero. Vi segnalo però che nel 1988 il Pil russo era solo 2,9% del Pil mondiale e la discontinuità in questione nel grafico la vede solo un occhio esperto e istruito. Diciamo quindi che il quadro che vi offro delle dinamiche "semisecolari" delle quote di Pil mondiale è sufficientemente accurato.

Per aiutarne la lettura, vi propongo di spezzare il periodo in tre sottoperiodi, che ho scelto facendo riferimento alla storia del nostro martoriato Paese: dall'inizio al divorzio Tesoro-Banca d'Italia (1981), dal divorzio Tesoro-Banca d'Italia a Maastricht (1992), da Maastricht a oggi. Precisazione: questi cut-off points sono tutt'altro che estemporanei e hanno un significato non solo locale. Nel 1981 o giù di lì, secondo noi, ma anche secondo loro, inizia la terza globalizzazione (poi ci sono quelli bravi "de sinistra" che la categorizzano in modo diverso, ma sappiamo che lo fanno anche per nascondere l'evidenza della loro complicità col "neolibberismo bbrutto"...). Si tratta quindi di una soglia temporale che ha un significato sistemico. Sempre il 1981 è anche l'anno del Volcker shock, l'innalzamento del tasso di interesse con cui gli Usa cercarono di domare l'inflazione e assicurare la supremazia del dollaro. Il combinato disposto di due di questi tre eventi (l'aver costretto il Governo a finanziarsi sul mercato e l'innalzamento repentino dei tassi di mercato) causò l'esplosione disastrosa del nostro debito pubblico, che ancora oggi ci condiziona, come ci ha spiegato Vladimiro al #goofy10. Quindi il 1981 è una data molto significativa per noi, ma in diretta connessione con eventi di significato e portata globale.

Il 1992 è l'inizio del meraviglioso sogno europeo, e questo basti ad avvalorarne l'importanza sistemica.

Il risultato è in questo agile specchietto che lascio ai vostri commenti:


Mi limito a osservare che se estendiamo lo zoom fino al 1960 il Paese che è rimasto più o meno dov'era non sono gli Stati Uniti ma il Giappone (e ancor più la miscellanea degli "altri Paesi"), con un aumento della sua quota sul Pil mondiale pari all'1,0%. Viceversa, se allarghiamo il campione, constatiamo che  dal 1960 gli Stati Uniti hanno perso più terreno dell'Eurozona, e questo perché l'Eurozona, prima dell'euro, cioè fino al 1992, aveva guadagnato terreno (nonostante le "valute nazzionali", er debbitopubblico, er terorismo, er familismo amorale, la tabaccaia non scalabile, e tutto il repertorio di scemenze di chi considera fatti le proprie riverite opinioni).

Queste considerazioni ovviamente sono ancillari rispetto al tema della validità e degli effetti di una "moneta unica dei BRICS", su cui torneremo con più calma.

Evidenzio solo che una delle conseguenze più o meno involontarie della rivoluzione green è la nostra deindustrializzazione a beneficio del sistema produttivo cinese. Quello che nasce come estremo conato della Germania di riconvertire il proprio apparato produttivo, con annesso obbligo per i fratelli europei di acquistare le sue auto elettriche, si palesa sempre di più come un suicidio di tutta l'Europa, Germania compresa, con benefici ambientali trascurabili in termini di riduzione delle emissioni (anche volendo fare l'atto di fede secondo cui la C-molecola sia la causa di ogni male). Lo stesso cinema di quando ci fecero passare dalla rossa alla verde (1985), poi dalla verde al diesel, e ora dal diesel all'elettrico. Ma questa volta il gioco è pericoloso: l'intima pulsione per le politiche beggar-thy-neighbour rischia di ritorcersi contro la Germania, e questo non è positivo per noi. Fra una decina d'anni ci troveremo con un bel -10% (se va bene) rispetto al 1960, e i BRICS con un bel +26%. Moneta unica (dei BRICS) o meno. Il motivo, credo lo sappiate, è che i fini strateghi alemanni non si sono premurati di accertarsi di avere un minimo di controllo sulle filiere di produzione delle materie prime green.

Del resto, si sa, coraggiosi sono coraggiosi, ma la logistica non è sempre stata il loro forte.


26 commenti:

  1. E così la storia si ripete , si potrà mettere su calce che una forma di governo democratica e "libertaria" non è sinonimo di crescita economica... d'altronde la massima espansione romana fu sotto l'impero guidato al tempo da Ottaviano.

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  2. Io insisto nel dire che mi preoccupa più la Francia. Quel gaglioffo di Sarkozy potrebbe perfino ricandidarsi e magari lo rivoterebbero pure visto che hanno rivoltato Macron... del resto De Gaulle è un Mussolini che ce l'ha fatta. L'ammirazione per Napoleone non è vietata a differenza di quella per Hitler... non so se mi spiego... La Germania malgrado tutto non ha le velleità culturali con annessa grandeur che ha la prima. Inoltre non ha velleità mediterranee e panafricane e rimane piuttosto provinciale.

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    1. L'attivismo dei nostri cugini francesi è evidente. Questo non esclude però il fatto che il conto per la riconversione del proprio sistema industriale ce lo abbiano presentato sostanzialmente i tedeschi e i loro ascari arancioni.

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  3. a me fanno paura anche le ultime notizie di macroeconomia: Il pmi composito flash di agosto dell'eurozona è in netta contrazione, con la germania che sta affondando. Aspettiamo gli inizi settembre per le correzioni finali del dato, che è ora provvisorio ma non capisco perché non ci sia un'allarme generale, visto che anche i mercato danno per scontato che l'eurozona tornerà in recessione, nonostante l'andamento del secondo trimestre dell'area, non ripetibile nel terzo. I giornali ne parlano come se fosse una notizia secondaria . A mio parere, è sempre il solito problema: l'euro illude chi ci è dentro di essere protetto, a discapito dei dati e della realtà che solo nel lungo periodo emerge, quando oramai il danno è bello e compiuto. Sono molto pessimista e non capisco come mai questi dati vengano presi con leggerezza da una parte dell'opinione pubblica

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    1. Semplicemente perché non li capisce. Non credo che sia una scoperta sconvolgente per chi è qui. Quante volte avete dovuto confrontarvi, in questi dodici anni, con persone che letteralmente non capivano nulla di economia ma pretendevano di insegnarvi "come va er monno?". E tu vuoi che un simile materiale umano culturalmente e intellettualmente scadente si ponga la questione delle conseguenze sistemiche dell'affondamento della Germania? Se lo pongono i guardiani del cancello, loro sì! Infatti tutta l'aggressione mediatica al turismo italiano (i cui numeri saranno disponibili fra mesi) è oggettivamente legata al desiderio di evitare che l'Italia non vada in recessione perché sorretta, appunto, dal turismo attivo (quello di chi viene qui), magari appesantendone i conti con l'estero tramite l'incentivazione del turismo passivo (quello degli italiani che vanno all'estero). Lo vedo solo io?

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    2. A mio parere, quello che lei dice è sicuramente giusto e penso bisogna vederne la causa.
      la causa risiede nei media che danno una visione del mondo così ideologica da essere del tutto sconnessa dalla realtà circostante, come lei già disse. Nonostante non sia un marxista, ammetto che la visione marxista del mondo, che attribuisce all'economia un ruolo centrale, aiuti a comprendere parte dei fenomeni senza essere influenzati da una visione del mondo che idealizzi eccessivamente le cose. Per questo, le persone non riescono mai a focalizzarsi sul dato concreto, riducendosi a visioni ideologiche e alquanto lontane dalla realtà : finito il comunismo, esse hanno smesso di attribuire ai fattori economici un ruolo centrale, come se la fine del comunismo giustificasse una tale svalutazione dell'economia. Questa è una mia opinione e spero che lei concordi

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    3. Vivo in Svizzera e guardo spesso la TV tedesca, e paradossalmente in Germania ne parlano, eccome se ne parlano. Ma il tutto in linea con la strategia del "i panni sporchi si lavano in casa": la.l storia dei treni puntuali in Germania se la bevono solo i paesi del Mediterraneo. La DB da queste parti viene regolarmente presa in giro per l'esatto opposto.

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    4. Il problema è che non credo che la consapevolezza di una certa parte della stampa tedesca cambi la situazione . È da 20 anni che la Germania è una delle cause degli squilibri interni alle bilance commerciali, per cui ho molta sfiducia che la Germania cambi atteggiamento. Se avesse voluto cambiarlo,l'avrebbe già fatto,in quanto di anni ne son passati

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  4. Egregio Onorevole,

    in attesa dell'analisi sulla moneta unica dei BRICS (nella speranza che possa replicare i risultati "positivi" dell'Euro), segnalo il seguente grafico:
    https://ourworldindata.org/grapher/gdp-world-regions-stacked-area?stackMode=relative

    Anche se la suddivisione per area geografica non coincide con quella dei suoi grafici, si potrebbe comunque concludere (se i dati fossero affidabili) che stiamo (il mondo occidentale) tornando indietro di circa 2 secoli, in termini di ripartizione del PIL mondiale. Da notare che l'Europa occidentale ha quasi dimezzamento la sua quota rispetto al 1820.
    Diciamo che il mondo occidentale, in questi due secoli, ha percorso una parabola positiva, ma con concavità orientata verso il basso. Il secondo dopoguerra è risultato essere il punto di massimo della parabola.
    Speriamo che il tratto di parabola discendente che stiamo vivendo sia anche l'inizio di una nuova, ma avente concavità verso l'alto.

    Grazie,
    Fabio

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    1. Caro Fabio, si può fare di più e lo abbiamo fatto sette anni fa.

      Allargando la prospettiva, quello che mi colpisce, ma in fondo non è così strano, è che al tempo in cui noi eravamo l'impero egemone della nostra storia (quella occidentale), in termini economici eravamo una festuca rispetto all'impero fondato da Ashoka Maurya e all'impero Han, che si stanno semplicemente riprendendo il proprio posto. Non vedo una concreta possibilità di espansione economica (in termini relativi) per il blocco occidentale. Certo è che l'essersi affidati a un sistema in cui avendo inibito il meccanismo di prezzo (la flessibilità del cambio) l'unica forma di aggiustamento rispetto a shock esterni è il taglio dei redditi ovviamente ci penalizza in termini di ripartizione mondiale dei redditi. Non è che l'analisi sia cambiata in questi ultimi sette o dodici anni...

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  5. Ho paura che mentre noi ragioniamo per Nazioni altri ragionano oltre le Nazioni.
    Basti prendere in considerazione una sola Multinazionale tipo Apple.
    Capitalizzazione quasi 3000 (TREMILA) miliardi di dollari.
    Liquidità offshore imprecisata( i soldi imboscati non si dicono)
    Produzione quasi totalmente Brics (ma non sono il nemico?)
    Già schierata contro i cambiamenti climatici prima del covid con investimenti Greeeen in...CINA
    https://www.apple.com/it/newsroom/2018/07/apple-launches-new-clean-energy-fund-in-china/
    Schierata contro il razzismo tramite il REJI ( du spicci)
    All'apparenza ci tiene a far vedere che è una così brava personcina ma nei fatti fa il cazzo gli pare e ha potere come e più di uno Stato europeo.
    Segheranno il ramo su cui sono appollaiati a gustare frutta da 100 miliardi l'anno?
    Questo io non creto!!

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    1. Sì, questa osservazione mi sembra opportuna e chiarisce un punto #aaaaaggeobolidigo che secondo me sfugge a molti. In teoria Usa e Cina sono in guerra (economica, ovviamente): è da quando ho scritto questo con l'ottimo Christian che sento parlare di spostamento del fronte sul Pacifico, ecc. Fatto sta, però, che a me manca un pezzo del discorso. In teoria, visto che il progetto europeo grazie alla torsione green è diventato il comitato d'affari del capitalismo di Stato cinese, si potrebbe pensare che gli Usa lo vedano con diffidenza, e magari potrebbero avviarlo a una dignitosa liquidazione. Perché tenere in piedi un cavallo di Troia di queste dimensioni? Ma poi c'è l'altro pezzo: l'inefficienza del progetto europeo ci relega in una posizione di subalternità, in cui i singoli Stati non sono in grado di utilizzare il proprio potenziale stabilendo interlocuzioni libere con la potenza egemone. Nello sfondo c'è il fatto che ovviamente, da sempre, si fanno affari dove c'è mercato, e poi si fa la guerra a quelli con cui si sono fatti affari. Aggiungo però che quando, come e chi seghi il ramo non lo decidono i consigli di amministrazione, ma processi molto lenti e influenzati da tante variabili. Ricordo questo.

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  6. Si nota che il calo del Pil europeo inizia con l'euro ed il trattato di Mastricht, ma accelera dal 2008 con il susseguirsi a catena delle crisi (finanziaria, pandemia, guerra). Il ripristino a gennaio 2024 delle regole fiscali per il bilancio pubblico non promette niente di buono per l'economia nazionale ed europea. Tutto lo "spazio economico" lasciato dall'Occidente viene sistematicamente occupato dai BRICS (quasi solo dalla Cina). In quest'ottica concordo sul fatto che il green, se può essere una buona idea per la produzione di energia (se sviluppiamo una filiera), probabilmente lo è meno per i trasporti (forse sarebbe meglio puntare sull'idrogeno come combustibile, probabilmente salvaguardando tutto il settore produttivo nazionale connesso all'automotive - ma non sono un esperto) e ci renderebbe dipendenti dalla Cina (nostro prossimo avversario geo-politico, dovendo allinarci alle direttive USA-Nato)

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    1. Hai idea di quanto debba lavorare una pala eolica per produrre l'energia necessaria a estrarre, raffinare e lavorare le materie prime utilizzate per costruirla? E di quanta CO2 si generi durante il processo produttivo di una pala? Sto cercando questo tipo di informazioni ma non le trovo. Vedo una diffusa tendenza a ragionare in termini lordi anziché netti (esattamente come nel caso di erdebbitopubblico) che a mio avviso non è rassicurante.

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    2. Idrogeno: per avere una idea leggere questo contributo del 2021 del prof Zollino (UNIPD) : https://www.animp.it/doc/ANIMP-26-Mggio-2021-GZ.pdf
      Sintesi: "Tuttavia per produrli (la qt di idrogeno necessaria ad una indipendenza energetica n.d.r.) occorrono impianti di elettrolisi di taglia 150 GW che lavorano 1200 ore alla potenza nominale equivalente. Inoltre occorre mettere in conto gli oneri di trasmissioni ed accessori. Insomma: non conviene."
      Ricordo che l'idrogeno NON è una fonte di energia ma un metodo di conservazione e stoccaggio .
      Il PNRR entrando invece per la strada indicata come non conveniente butterà sulla collettività il costo di finanziamento della diseconomia .

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    3. Forse è utile. Io non sono in grado di giudicare 👇


      https://twitter.com/VinnieVegaPF/status/1682703698202357761?t=6_n_qT0Kx5qao7ElILvZog&s=19

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    4. Direi che l'idea di soppesare le varie alternative energetiche al netto dell'energia spesa per produrle/estrarle sia interessante. Aggiungerei anche la stima dell'impatto ambientale, la manutenzione degli impianti e il periodo utile di "ammortamento energetico" (chiedo venia ma non ho trovato espressione migliore). Con tale termine intendo dire che una pala eolica, una volta installata, produrrà - al netto di tutti i fattori occorsi (impatti negativi inclusi) per produrla - un tot d'energia media per N anni ed il quesito da porsi sarebbe, ad es.: quanta energia, inquinamento etc. sono necessari per estrarre petrolio, uranio etc. per produrre la stessa energia? Purtroppo neanch'io sto - almeno al momento - trovando dati in merito.

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  7. Buongiorno Professore, non penso che l’annunciato (https://www.rainews.it/amp/articoli/2023/08/brics-entrano-altri-6-paesi-tra-cui-arabia-saudita-e-iran--21c118dc-b004-47b9-b22a-73110eb1a47b.html) allargamento sposti molto il quadro delineato, come pure l’incentivo all’uso delle valute locali, però lo segnalo a beneficio del post. Saluti

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    1. https://bnn.network/politics/austrian-economist-proposes-division-of-brazil-into-five-states-amidst-brics-partnership-with-russia/

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  8. Interessante.
    Un paio di considerazioni.
    La prima è sulla quota dei BRICS pre 1988: è vero che il gradino del 2,9% Russo del 1988 è marginale, ma immagino che si possa considerarsi un minimo e che nel periodo 1960-1988 la quota russa abbia raggiunto incidenze maggiori prima di precipitare al 2,9.
    La seconda è sulla divisione dei tre periodi: guardando il primo grafico si individuano i 2 picchi prima dei quali l'eurozona guadagna quote ('60-'80 e '85-'92 ) per poi essere "moderata" nelle due occasioni da lei descritte. In entrambi i casi si vede abbastanza bene che la quota persa dall'eurozona è riguadagnata dagli USA. Dal 1998 sembra riproporsi la stessa dinamica, con l'EZ che riguadagna per qualche anno per poi essere riazzoppata nel 2002 prima e poi definitivamente nel 2008. L'espansione dei BRICS negli anni 2000 non fa però cogliere quale sia l'andamento reciproco tra EZ e US dagli anni 2000 in poi. Sarebbe interessante una versione del grafico con EZ+US=100.

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  9. (Tutte cose risapute ma oggi abbiamo la prova per diretta ammissione di uno dei protagonisti principali)

    A proposito di PIL, quello che accadde nel novembre 2011 (Sarkozy "il tempo delle battaglie da poco uscito in Francia) (memorabile anno di nascita di questo blog) rappresentò un fatto di enorme portata che dovrebbe far vergognare per sempre (incluso qualcuno in particolare) chi l'ha ideata, provocata e appoggiata dall'interno e e dall'esterno e anche forse giustificare una inchiesta parlamentare e giudiziaria.

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  10. se mai i brics dovessero arrivare alla moneta unica, cosa di difficile realizzazione a causa delle giuste ritrosie cinesi (che probabilmente avrebbero solo da perdere dai nuovi rapporti di cambio), mi chiedo se, come conseguenza dell'unione monetaria, non siano necessari, come successo per la UE, anche un'unione bancaria e una mercantile, con i relativi trattati vincolanti e sovraordinati. Ingesserebbe tutto ciò che di buono hanno creato finora i loro accordi bilaterali

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  11. Gli USA hanno subito un duro colpo (-11.9%) nel periodo tra il 1960 e 1981, sarebbe interessante capire quanto di questo sfacelo sia successo prima dell'abbandono del gold standard, nel 1971.

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  12. Riprendo un argomento cui ho accennato sopra: l'economia mondiale è una coperta che si tesse da sola , allargandosi, solo in funzione della scienza e della tecnologia applicate ai mezzi di produzione e di sfruttamento del pianeta.
    Vi sono stati dei momenti nella storia in cui il sistema produttivo del "mondo" allora funzionante come universo economico è collassato in quanto lo schema di gestione e generazione della ricchezza non fu più compatibile con le esigenze di tutti gli attori . (es.: crisi economica dell'impero romano ai tempi di Diocleziano , che per me fu l'inizio della caduta della potenza di Roma, misurata con la percentuale d'argento del siclo ) .
    I combustibili fossili (si dice) sono in via di esaurimento , questa la ritengo una affermazione "falsa" in assoluto , "verosimile" in "miopia applicata" . Urano e Giove hanno metano nell'atmosfera a dimostrazione che la sintesi di idrocarburi non proviene solo dalla decomposizione ma anche naturalmente per "composizione" . Vi è una teoria di un russo di molti anni fa che parla di generazione tettonica del petrolio ma non ne ricordo gli estremi .
    Quello che ritengo sia da variare è il punto di vista: in presenza di opportuna tecnologia di sfruttamento del sistema solare il concetto di "green economy" è sbagliato in quanto costringe ad investimenti che sarebbe meglio indirizzare altrove .

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  13. Molto interessante Professore, grazie.
    In buona sostanza, dunque, restringendo l'analisi all'ultimo trentennio, l'avanzamento dei BRICS (e dunque della Cina) è avvenuto a scapito di Euro Area e Giappone, mentre gli USA hanno tenuto botta. Pensavo, a torto, che gli USA avessero perso una quota maggiore sul totale della torta negli ultimi 30 anni.
    Di conseguenza una possibile riflessione è che il passaggio di consegne, forse, dovrà ancora attendere ? Posto che per ora le "quote di mercato" la Cina le ha strappate ad Europa / Giappone e che gli USA da qualche anno hanno iniziato a ripensare le relazioni commerciali e geo-politiche con Pechino ?
    Di certo fermare Pechino sarà per gli americani molto meno semplice che domare i tedeschi che tendono a fare molto del lavoro da soli per complicarsi la vita, come la SStoria ci insegna e lei con il suo ottimo lavoro divulgativo e politico, ci ricorda.
    Un caro saluto,
    Giuseppe

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