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sabato 15 agosto 2015

QED 55: Passera, la Cina, e il "dark secret" dell'Eurozona

Un gentile lettore su Twitter mi ha fatto notare che quanto sta accadendo al cambio cinese in effetti è un QED. Purtroppo le perle di saggezza che profondo sono talmente tante che non riesco a tenerne l'inventario, ma per fortuna ci siete voi! Riguardatevi er contribbuto dalla reggìa:


Vi propongo di degustarlo a ritroso, partendo dalla spettacolare boria di Passera che al minuto 11:35 mi si rivolge dicendo: "Come sa, il mondo è costellato di economisti che pensano di avere il modello sicuro." Cosa aveva motivato questo scomposto accesso di qualunquismo da bar? La mia ovvia osservazione che la svalutazione dell'euro non sarebbe stata risolutiva perché avrebbe "suscitato reazioni nel resto del mondo", espressa a 11:20. Le reazioni erano prevedibili, per il semplice motivo che una svalutazione da parte di un paese in surplus (e l'Eurozona lo è molto più della Cina, come vi ricordavo ieri sul Fatto Quotidiano) corrisponde a una dichiarazione di guerra valutaria. Immancabilmente, le reazioni ci sono state, come sapete e come abbiamo visto nei post precedenti.

D'altra parte, era del tutto chiaro a chiunque non fosse un dilettante che la mossa della Bce, priva di qualsiasi logica economica, e dettata solo dalla logica politica di assicurare la propria (della Bce) sopravvivenza, ci avrebbe messo nei guai, sempre al nobile scopo di salvare l'euro (da noi).

La logica della decisione era politica: si trattava di tentare di alleviare le sofferenze dei paesi della periferia europea e di indurre una parvenza di ripresa economica che supportasse i governi che "avevano fatto la cosa giusta" (cioè massacrato diritti dei lavoratori e stato sociale), per evitare reazioni troppo violente in vista delle elezioni greche e spagnole. La cosa giusta però era sbagliata: noi l'avevamo detto, 362 giorni dopo lo dicono tutti, ma questo rafforzava l'esigenza di nascondere il danno fatto! L'indebolimento dell'euro doveva appunto permettere in qualche modo alle economie devastate dall'austerità di recuperare competitività sui paesi terzi (Stati Uniti ed emergenti), alleviando il costo delle scelte politiche sbagliate.

Purtroppo questa decisione, meramente politica, avrebbe messo in ulteriori guai economici l'Eurozona, perché la Cina prima si sarebbe trovata in difficoltà (e un calo della sua domanda si sarebbe trasformato in una prima frenata delle nostre esportazioni - a danno della stessa Germania) e poi avrebbe svalutato, per recuperare un valore del cambio reale più compatibile con la sua strategia di rivalutazione continua e moderata (descritta nel post precedente). Senza contare che, come previsto dal modello di a/simmetrie, la svalutazione ovviamente non sarebbe stata risolutiva nei confronti dell'Eurozona, cioè del nostro maggiore partner commerciale (cosa che altresì avevo evocato in trasmissione: lo testimonia il video).

Spettacolare boria, ripeto, cui il dilettante, ex post, rimedia con questo simpatico pezzo di arte povera: le deliranti parole in libertà di un prigioniero dell'ideologia.

Ma tant'è: come ha detto giustamente Claudio Borghi, Passera è uno che alle elezioni non supererebbe la soglia di sbarramento nemmeno se questa non ci fosse. Gli vogliamo bene, però, perché lui, come il suo consigliere economico, ci regalano momenti di ilarità.

Lasciamoci ora Passera alle spalle, per recuperare un minimo di serietà. Per non parlare sempre delle stesse cose, note, stranote e arcinote a chi ci segue dall'inizio, e a chi ha la buona volontà di documentarsi prima di intervenire, vi aggiungo un dettaglio illuminante, sul quale ho riflettuto grazie al libro di Giandomenico Majone (il quale, peraltro, sarà al #goofy4).

Passera dice: "Gestire il cambio come è stato fatto saggiamente dalla Bce"...

Ma...

Chi è responsabile della gestione del tasso di cambio dell'euro?

Ecco, bella domanda. La risposta, però, non c'è (anche se i dilettanti non lo sanno).

Come nota Majone, l'art. 109 del Trattato di Maastricht era sufficientemente ambiguo, tanto che, come notava l'eurista Wyplosz (non uno di passaggio) l'euro aveva bisogno di competenze più chiare: in particolare, chi ne gestisse il valore esterno restava un oscuro segreto. Non è male, vero, aver fatto una moneta unica senza nemmeno stabilire chi, come e perché ne gestisca il cambio?

La situazione non è cambiata poi molto con il successivo Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea. Il suo articolo 127, nel definire le competenze della Bce, rinvia all'articolo 219 che contiene lo stesso pastrocchio giudicato ambiguo da Wyplosz (eurista) e da Majone (europeo). Quindi la riforma dei trattati effettuata nel 2007 si è ben guardata dal far luce sull'oscuro segreto.

Perché?

Come mette in evidenza Majone, questa ambiguità, e omissioni consimili (ad esempio, l'assenza di qualsiasi meccanismo decente di gestione delle crisi, che si è manifestata puntuale con la prima crisi), non sono il risultato di una cattiva stesura dei Trattati, quanto di un fondamentale disaccordo politico fra le parti contraenti. L'impossibilità di risolvere questo disaccordo ha portato a soluzioni di compromesso nelle quali una serie di questioni cruciali vengono semplicemente omesse. Si ottiene così l'obiettivo politico a breve termine di non scontentare nessuno, ma si pongono le basi per successive catastrofi.

La natura del disaccordo è nota, ma vale la pena di rammentarla. Il punto di fondo, qui, è sempre il contrasto franco-tedesco, e in particolare l'insofferenza francese verso la "German dominance", verso la tirannia del marco, ovvero verso la necessità, per il paesi dello SME, di adeguarsi alla politica monetaria della potenza egemone, salvo subire movimenti di capitale destabilizzanti. La crisi del 1992 era stata esemplare: essa dipendeva anche dal fatto che nel periodo precedente molti paesi europei, a partire dal nostro, erano stati costretti ad adottare tassi di interesse troppo alti per le condizioni della loro economia e della loro finanza pubblica, semplicemente perché se non lo avessero fatto i capitali sarebbero fuggiti in Germania, dove i tassi si erano alzati per sovvenire al bisogno di finanziare la riunificazione tedesca.

Durante tutto il percorso verso l'euro i francesi (e i loro satelliti) hanno adottato la visione che Majone chiama "monetarista": "Facciamo subito la moneta unica (che potremo controllare collegialmente, diluendo l'influenza tedesca). Le economie si coordineranno da sole e la politica seguirà". Lo scopo di questa visione delirante era l'urgenza di sottrarre la gestione del Sistema Monetario Europeo alla Germania (l'abbaglio del quale abbiamo parlato qui). Secondo i francesi (ma anche secondo Modigliani) la moneta unica avrebbe operato sotto il controllo politico di tutti i paesi europei (in particolare francese), cosa che, evidentemente, in Europa non poteva accadere finché comandava la Bundesbank! Un'aspirazione di per sé nobile a una maggiore simmetria, che però veniva perseguita nel modo sbagliato (e anche qui sappiamo perché, e sappiamo che l'errore era prevedibile: il modo sbagliato era funzionale a giustificare le politiche di repressione salariale nei paesi periferici - "ce lo chiede l'Europa!" - mentre il fallimento era prevedibile perché era chiaro che il consiglio della Bce sarebbe stato dominato dal blocco coeso dei paesi dell'ex area del marco).

La Germania invece era fautrice della visione che Majone chiama "economicista": "Prima facciamo convergere le economie, e poi uniamo la moneta, perché a noi di pagare il vostro conto non va" (e anche qui ci sarebbe da discutere su chi e come in Germania sostenesse questa visione, che comunque è agli atti delle varie discussioni).

Il punto è che la fuga in avanti verso l'unione monetaria, alla fine accettata dalla Germania (cui faceva comodo per togliersi di mezzo un concorrente scomodo: noi) lasciava un vuoto politico. I francesi, nel propugnarla, volevano però evitare di rendere troppo evidente un dato ovvio, ovvero che la Bce non è semplicemente "indipendente", come lo sono molte banche centrali (fra crescenti contestazioni) dal proprio interlocutore politico. La Bce questo interlocutore politico (ipoteticamente, il Ministero del Tesoro) semplicemente non lo ha, il che significa che comanda da sola.

La vicenda della creazione dell'Eurogruppo è eloquente in questo senso.

Esso nasce dal desiderio francese di fornire una controparte "politica"alla Bce: il gruppo dei ministri del Tesoro dell'Eurozona (una caricatura del naturale interlocutore politico di una banca centrale). Strauss-Kahn (quello che se sò bbevuto nel modo che sapete) all'epoca (1997) sosteneva che "in assenza di un organo politico visibile e legittimo, la Bce rischierebbe di essere presto vista dal pubblico come l'unica istituzione responsabile della politica economica europea" (Majone, p. 34). La dialettica fra francesi e tedeschi all'epoca fu rivelatrice, perché i tedeschi, di un simile interlocutore politico, non volevano saperne nulla. Lo spazio che l'Eurogruppo si è conquistato nella gestione dell'ultima eterna crisi è la conseguenza di un cambio di atteggiamento tedesco, motivato dalla certezza di aver ormai assunto uno status di egemonia tale che un organo "politico" dello spessore dell'Eurogruppo (carta velina) non può contrapporsi dialetticamente alla Bce (con la quale infatti va d'amore e d'accordo, cosa che i francesi non volevano quando lo hanno proposto).

Di fatto, anche l'Eurogruppo non è un organo previsto dai Trattati e non ha poteri definiti (motivo per il quale Trippas avrebbe tranquillamente potuto non andarci a parlare, peraltro).

Lascia quindi stupefatti l'entusiasmo col quale Alberto Quadrio Curzio lo definisce il nuovo regista del risveglio europeo. Veramente non si capisce in quale modo possa essere visto come un passo avanti il fatto che un ruolo così importante sia stato giocato da un organo la cui natura informale viene chiaramente esplicitata dai siti ufficiali, e le cui competenze, a differenza di quello che sembra pensare Quadrio Curzio, non sono chiaramente definite (e non lo sono per i motivi che specifica Majone: omissioni determinate dalla mancanza di accordo politico fra i due attori principali dell'Eurozona).

Il fatto che l'Eurogruppo sia diventato così rilevante certifica il fallimento, non il risveglio dell'Europa, perché indica chiaramente come le istituzioni e le regole che essa si è data siano insufficienti a garantirne una ordinata gestione in caso di crisi. Questo, ovviamente, dipende anche e soprattutto dalle regole che non si è data (come quelle su chi gestisca effettivamente il tasso di cambio dell'euro), e dai motivi per i quali non se le è date: il fondamentale e irrisolto conflitto franco-tedesco.

Suppongo che il dr. Passera si sia perso parecchie righe fa. A voi, che mi avete seguito fin qui, spero di aver dato qualche utile spunto di riflessione.


(...oltre ad avervi dato ulteriore riprova della differenza fra un professionista e un dilettante...)

35 commenti:

  1. Ma quale boria, quella era solo rabbia.

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  2. "Il fatto che l'Eurogruppo sia diventato così rilevante certifica il fallimento, non il risveglio dell'Europa, perché indica chiaramente come le istituzioni e le regole che essa si è data siano insufficienti a garantirne una ordinata gestione in caso di crisi."

    Soprattutto questo risultato certifica la FALSITÀ dell'ideologia europeista della massima efficienza del mercato purché regolato da istituzioni rigorosamente terze agli stati sovrani. Di fatto l'Eurogruppo, poiché in esso si prendono decisioni vincolanti votate a maggioranza, diventa un soggetto terzo. Essa, l'ideologia, non solo fallisce se seguita coerentemente (come abbiamo constatato nel capitolo su economicismo e federalismo in IPF), ma fallisce anche perché arriva il momento in cui non può più essere seguita! Tanto che ora le decisioni sono state prese nell'ambito di una non-istituzione come l'Eurogruppo.

    Eppure nonostante sia FALSA questa ideologia ci viene costantemente riproposta, a mezzo di slogan o postulati accortamente inseriti in discorsi ufficiali (le dichiarazioni dei vertici di Alitalia dopo il rogo di Fiumicino, secondo cui Alitalia se ne dovrebbe andare 'perché lo chiede il mercato'). Vale la pena ricordare che nel momento in cui diventa null'altro che scioglilingua o mantra, una frase perde il suo senso, o il suo senso si trasferisce dal pensiero logico a quello magico, e quindi regressivo, come ricordava il prof poco tempo fa.

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  3. Mi sono commosso: il passaggio sull'indipendenza come relazione è tecnicamente perfetto.

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  4. (...oltre ad avervi dato ulteriore riprova della differenza fra un professionista e un dilettante...)
    su questo posso dissentire pesantemente ? Per una volta Prof ha toppato , non si può dare del dilettante , gli si possono 'dare' molte altre cose ma non del dilettante o altrimenti sconfessiamo tutta la fisiognomica .....
    Troppa la differenza tra 2 occhi vivaci e onesti ,magari nascosti da delle lenti, e l'odio sferzante a stento trattenuto di uno sguardo che se incontrato nella penombra dello scalone di un antico palazzo ti porta a lasciare ai suo piedi il portafoglio sperando in una impossibile clemenza : ora lo chiama ancora dilettante ?

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    1. Puoi anche dissentire, ma non per dare un ritratto a tinte così fosche del mio interlocutore!

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    2. questo non è da pubblicare... è solo una piccola precisazione
      Lei ha mai rivisto il filmanto interessato ? io l'avevo visto in diretta e mi creda che sono stato ancora molto delicato :-))

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  5. "Questo, ovviamente, dipende anche e soprattutto dalle regole che non si è data (come quelle su chi gestisca effettivamente il tasso di cambio dell'euro), e dai motivi per i quali non se le è date: il fondamentale e irrisolto conflitto franco-tedesco."

    IMHO il vero conflitto in Europa, che risulta ancora irrisolto dopo oltre un secolo (cioe' a partire dalla guerra Franco-Prussiana del 1870, dopo due guerre mondiali, la guerra fredda ed il tentativo recente di imposizione dell'unipolarismo USA, che e' poi la EU), e' quello tra Germania e Russia (la lotta di Teutoni vs. Slavi, secondo le parole del Gen. von Moeltke il giovane).

    La Francia in questo momento mi ricorda tanto l'Austria-Ungheria del 1914.

    Si illude di poter 'combattere solo la sua Serbia' e si ritrova invece a dover combattere la 'guerra contro la Russia' decisa dalla Germania...


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    1. Guerra contro la Russia? Questo non mi è chiaro... Leggevo - ora non ricordo dove, se lo trovo lo posto qui - che il più grande timore degli USA è la possibile alleanza di Germania e Russia, e per questo sostengono in tutti i modi l'EU...

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    2. Per questo Giorgio gli Usa cercano tramite l'Ucraina di scatenare una guerra tra la Russia e la Germania con il solito metodo divide ed impera. Un alleanza tra Germania e Russia sarebbe profiettevole per entrambi i paesi in quanto creerebbe un connubbio tra la potenza industriale tedesca e le risorse russe e porterebbe all'esromissione Usa dall' Europa. Inoltre eviterebbe alla Russia di farsi inglobare dalla Cina, altra nazione affamata di risorse. La Cina rispetto alla Germania, ha una popolazione molto più numerosa. Le dimensioni economiche e demografiche della Cina la porterebbero a mangiarsi la Russia. Già oggi c'è una colonizzazione della Siberia da parte dei cinesi. Putin ha intuito questa trappola e sta cercando di non recidere i legami con l'Europa. Gli USA invece spingono a questo, a una Russia inglobata dalla Cina e ad un Europa inglobata dagli USA ricreando lo schema della guerra fredda e creando le condizioni per una guerra totale.

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    3. È una prospettiva interessante ma c'entra ben poco, credo, col fatto che il cambio dell'euro non si sa a chi sia in mano. Salvo pensare (e potrebbe anche essere possibile, ma difficilmente dimostrabile) che il board della Bce sia interamente microchippato da Washington, per cui questo vuoto legislativo sia in realtà la conseguenza di una ben precisa intenzione statunitense di crearsi spazi di manovra. Ma mi sembra un'ipotesi piuttosto barocca.

      Capisco che ognuno di voi voglia parlare di quello che sa: succede anche a me e ho la fortuna di essere trovato interessante da poche migliaia di nostri connazionali.

      Tuttavia faccio una proposta: se restassimo sull'argomento?

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    4. Restando sull'argomento.
      Darsi regole incomplete, ambigue e/o lacunose significa codificare apertamente la legge del piu' forte (ed il piu' forte oggi e' la novella 'Junker class' della Bundesbank).
      Quale sia il 'modello di sviluppo' di questi soggetti ce lo ha spiegato bene Vladimiro Giacche' nel suo libro ed il Prof. in IPF.
      Per i Paesi ancora sovrani, che rifiutano il modello della 'Junker class' (come la Russia), non rimane altro che 'riarmare e mobilitare' (e la mobilitazione oggi si fa con la politica economica, diversificando le attivita' e promuovendo aree di vero libero scambio per - vedi IPF - non dover competere al ribasso).
      Per i Paesi vassalli come l'Italia si puo' solo tentare di riguadagnare quel minimo di sovranita' (in primis cambio flessibile) necessario - ma non sufficiente - per ottenere il minimo sindacale di crescita necessario (2-3%).

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    5. E gnente, non ce la fate... Ma in questo caso capisco il successo di Donald. Vi manca, vero, il suo complottismo?

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    6. "La natura del disaccordo è nota, ma vale la pena di rammentarla. Il punto di fondo, qui, è sempre il contrasto franco-tedesco, e in particolare l'insofferenza francese verso la "German dominance", verso la tirannia del marco, ovvero verso la necessità, per il paesi dello SME, di adeguarsi alla politica monetaria della potenza egemone, salvo subire movimenti di capitale destabilizzanti."

      Il 'disaccordo' dura da almeno 30 anni e nel frattempo la 'potenza egemone' e' sempre piu' egemone (fait accompli).

      Di fronte ad un 'fait accompli' di questa portata, cambierebbe qualcosa se oggi venisse sanato il vuoto apparente (visto che anche la recente svalutazione sul $ e' stata governata, eccome se lo e' stata) sulla gestione del tasso di cambio dell'Euro?

      Sempre quello che la Bundesbank ritiene compatibile col suo modello di sviluppo alla fine si fara'.... con o senza regole.

      Quanto e' probabile che il modello della potenza egemone cambi in meno di una generazione?

      Forse sta gia' cambiando, in molti lo speriamo, ma fino a che non sara' chiaro se ci sara' il cambio bisogna prendere atto della situazione e conviverci al meglio.

      Per quello che ci riguarda siamo diventati vassalli (solo un pochino di piu' della Francia) ed il meglio che possiamo sperare e' il meglio che puo' succedere ad un vassallo (cioe' affrancarsi in tutto od in parte dal vassallaggio).

      Chi vassallo non e' 'riarma e mobilita', come e' giusto che sia.

      La guerra contro la Russia a cui mi riferivo nel post originale e' proprio questo: il rifiuto della logica economica da parte della potenza egemone (da oltre un secolo), cioe' di rinunciare al perseguimento continuativo di un surplus commerciale in danno di tutti i vicini (e del resto del mondo).

      Nel caso della Russia questo costituisce pure un ostacolo alla crescita della potenza egemone, in quanto la Russia sarebbe il suo partner naturale, come notato dagli altri commentatori, ma se la novella 'Junker class' non vuole c'e' poco da fare.....

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    7. Scusa: però non slittiamo sempre di piano, altrimenti si va sulla dialettica da bar e io mi scoccio. Intanto, se oltre ai cazzo di siti complottisti che leggi tu, che l'inglese lo sai, ti leggessi anche Majone, faremmo prima. E questo è un fatto.

      Poi, è ovvio che rebus sic stantibus il "riempimento" di un vuoto normativo in una situazione nella quale la Germania è egemone non potrebbe, oggi, che avvenire a unico beneficio della Germania. C'è qualcosa in quello che ho scritto negli ultimi 53 anni che ti lascia supporre che io, a differenza dei miei colleghi, ignori la realtà dei rapporti di forza?

      Tuttavia, e lo ribadisco, la storia non è il determinismo complottista che voi tracciate, a base di "la Germagna", "la Russa", "la erlamerica", visti come personaggi di un ameno teatrino dei pupi, con un unico cervello, un'unica volontà ecc. Questa cosa ha francamente scocciato. La storia non si fa nemmeno coi se, però non riconoscere che Mitterrand è stato un imbecille, ad esempio, non aiuta. I rapporti di forza esistono, ma si consolidano e si cristallizzano anche in virtù di scelte sbagliate.

      Peraltro, il caso dell'Eurogruppo, che ti porto ad esempio, chiarisce come vanno le cose. Un vuoto si riempie, e un organo cambia funzione, in virtù dei rapporti di forza che si creano dopo. La tua interpretazione (senza questo post) sarebbe: "la Germagna cattiva ha creato l'Eurogruppo perché la Spectre ecc.". La storia è invece che la Germania, prima di consolidare la propria egemonia, non voleva un interlocutore politico per la banca centrale (che voleva a propria immagine e somiglianza). Quando è diventata e si è sentita forte, ha fatto di questo "non-organo" informale l'arbitro dei destini dell'Europa. Ma il piano non c'era.

      La potenza egemone è diventata sempre più egemone in assenza di un piano, in assenza della Spectre, e in presenza di tante piccole scelte sbagliate degli ipotetici avversari (e anche, senz'altro, di scelte sapientemente pilotate, e di tutto quello che sappiamo e ci siamo detto). Però, per favore, non arriviamo a questi livelli: http://www.asimmetrie.org/media/la-guerra-delle-monete-lha-iniziata-la-bce-la-cina-risponde/ (commento di serafini: una chicca).

      I problemi hanno una gerarchia. Molte decisioni importanti sono state prese a livello Bruxelles, che è diverso dal livello Roma-Parigi-Berlino, ed è diverso dal livello continentale America-Europa-Asia (nella quale, per semplicità, metto la Russia, che comunque ha in Asia la maggior parte del suo territorio). A livello Bruxelles ha contato enormemente la dialettica Germania-Francia. Punto.

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  6. La seguo da febbraio 2012, non sono mai intervenuto perché il livello della discussione è sempre stato al di sopra dei miei possibili contributi. Faccio parte di quei pigroni poco abbienti che pensavano che visto che "ce vole poco" basterà il poco di qualcun'altro, ma mi sono ravveduto. Ho sempre pensato che l'assenza di regole facesse il gioco del più forte, non sono pertanto d'accordo quando si dice che "L'impossibilità di risolvere questo disaccordo ha portato a soluzioni di compromesso nelle quali una serie di questioni cruciali vengono semplicemente omesse. Si ottiene così l'obiettivo politico a breve termine di non scontentare nessuno, ma si pongono le basi per successive catastrofi".

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    1. Intendevo che più che non scontentare nessuno si è voluto accontentare il piu forte

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    2. Ex post è ovviamente così. Ex ante le cose erano meno evidenti. Voi ragionate come se la "Germagna" fosse sempre stata nella posizione di supremazia nella quale si trova attualmente. Non è sempre stato così, soprattutto sotto il profilo psicologico. Molti processi storici, pur essendo determinati dai rapporti di forza (e determinandoli a loro volta), sono soggetti a influenze molto più complesse e sottili.

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  7. Ingenui (?)"monetaristi". Vale (forse) la pena porsi la questione di istituzionalizzare una cooperazione nel momento in cui la cooperazione tra governi e banche centrali sia coronata da successo nella gestione di gravi turbolenze finanziarie. Ciò che avvenne nel 1890 ( crisi Baring ), nel 1906 e nel 1907 (aggiungo per completezza che le misure restrittive della Bank of England erano giustificate dal fatto che nel 1906 gli USA non riuscirono a rimborsare i crediti contratti col Regno Unito ed iniziarono le turbolenze sulla sterlina) quando Banca di Francia e Reichbank venirono in soccorso alla Bank of England per difendere la convertibilità della sterlina. Se tale cooperazione non sussiste (o è insufficiente), l' unico modo è imporla puntando una pistola alla tempia all' interlocutore, ma ciò implicherebbe un ribaltamento dei rapporti di forza. Nonostante tutto, a distanza di 7 anni dall' ultima grave crisi, si giunse alla guerra. Si pone in evidenza come misure deflattive generalizzate per sostenere il cambio presuppongano la volontà politica di conquistarsi un posto al sole. Allora come oggi. Il concetto di "Più europa" ricorda tanto il nazionalismo novecentesco. Siamo al delirio.

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  8. beh dai una cosa buona il pelato ce l'ha: il nome... :)

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  9. Dopo anni di lavoro e riflessione mi sono fatto questa idea: la differenza tra il professionista e il dilettante è nel fatto che il professionista è costante-mente impegnato nella ricerca della precisione.

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  10. Caro Alberto,
    mi fa piacere che Quadrio Curzio abbia stupefatto anche te; ma il mio intervento su quell' articolo, del 13 agosto è sparito. Ogni tanto capita. Era forse troppo pesante verso Q.C.?

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    1. Tu sii lieve, e vedrai che non scompare niente.

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    2. Message received; denkiu!

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  11. Passera è incantevole: abbiamo svalutato, possiamo farlo e continueremo a farlo.
    Le armi segrete tedesche vinceranno la guerra (commerciale)?

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  12. Post davvero interessante. Perchè si comprende come il pericolo che stiamo vivendo non abbia una dimensione ristretta al mero ambito macroeconomico, ma più ampia; attraverso il richiamo al diritto infatti si riesce a capire ancora meglio come la portata del problema sia di natura politica. La teoria economica ne è lo strumento; una moneta il suo cavallo di Troia.
    La BCE è l'unica istituzione europea dotata, ex art. 282, III TFUE, di personalità giuridica (ciò vuol dire che può partecipare ai vari lavori delle organizzazioni internazionali in rappresentanza di se stessa, come anche di concludere accordi internazionali limitatamente ai campi di propria competenza). Pertanto si pone il dubbio se essa debba sottostare o meno alle regole generali previste per le altre istituzioni europee e al principio di leale cooperazione ( ART. 13, II TFUE) anche in virtù del principio d'indipendenza su cui è costruita. Inoltre proprio la sua indipendenza (art. 130 TFUE e 7 dello Statuto), con potere normativo primario dunque, assume un'estensione realmente sorprendente: di fronte al suo interlocutore politico, che si è detto giustamente, non esiste, come innanzi alle altre istituzioni europee. Tra l'altro leggevo che la titolarità in via esclusiva della funzione monetaria con il fine della stabilità della moneta e dei prezzi ricalca chiaramente la norma, di rango costituzionale, della Legge istitutiva tedesca della Bundesbank (art. 88 della Grundgesetz) che con la sua organizzazione interna e la sua struttura di rapporto con le banche centrali dei Lander, peraltro, ne è indubbiamente il modello d'influenza. In pratica la BCE ha un'organizzazione di tipo federativo ( col sistema SEBC) e le decisioni di indirizzo vengono prese centralmente. Sempre per il principio d'indipendenza l'UE non ha alcun potere di influenza diretta e così pure gli Stati membri per ciò che invece concerne l'attività delle banche centrali nazionali quando agiscono come parti del SEBC. Infine il controllo democratico sul suo operato è di fatto irrisorio: la BCE ha obblighi di rendicontazione in trasparenza, l'operato delle banche centrali nazionali devono rispondere agli organi politici degli stati membri secondo le norme nazionali relative e il Parlamento UE può avviare un semplice dibattito sull'operato della BCE; qualsiasi influenza diretta sul suo mandato si dovrebbe attuare unicamente rivedendo il Trattato col necessario coinvolgimento dei Parlamenti e Governi nazionali. Per non parlare dell'estensione sconfinata cui sono caratterizzate le immunità concesse ai membri del suo esecutivo.

    ( FONTE, pp 22 e ss. )

    Qua non c'è da discutere su quale teoria macroeconomica sia valida o meno, come e perchè: questo è un dato incontrovertibile, oggettivo, chiaro. La BCE è davvero un quarto potere, non legittimato democraticamente, non sorretto e costruito su principi democratici. L'Euro il suo strumento, è evidente.

    Interessante la questione (correlata) posta da Majone sul "disaccordo politico" che si evince dalle omissioni negli interventi legislativi e che dimostra anche come le posizioni di supremazia non siano determinate ab origine, ma si formino nel tempo, attraverso decisioni ( o non decisioni!) che nel momento in cui si originavano miravano, nelle intenzioni, a produrre effetti addirittura opposti a quelli poi realizzatisi... se possiamo considerare questo post un antipasto, il Goofy4 si prospetta piuttosto ricco e sfaccettato.

    PS la differenza tra il dilettante e il professionista sta anche nel fatto che il secondo ha sempre un approccio interdisciplinare

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    1. E qui prendi uno stacco formidabile dai complottisti a quattro soldi il mazzo. Che poi sono parenti prossimi di quelli che "ma perché oggi Bagnai ha detto questo?"...

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    2. Te ringrazio. Il fatto è che ho letto il post "Due anniversari" del 15 agosto 2012 e mi sono proprio girati i coglioni, per usare un francesismo. Non che non pensassi che le cose stessero così però sa, le esperienze altrui, quando condivise, possono avere effetti catartici. Tra l'altro ci ha preso in pieno anche quel giro perchè ricordo bene che quando lessi “L’uscita dall’euro prossima ventura” pensai per l'appunto che il titolo nulla c'entrasse col contenuto dell'intervento. Tuttavia va detto che proprio quel dettaglio, ragionando retrospettivamente, fu per me una conferma della maggiore credibilità dell'autore ( " Il contenuto mi pare hot e se fanno quest'operazione di slealtà forse vuol dire che è un pelo scomodo e se è scomodo vuol dire che probabilmente è più vero di altri contenuti, ergo questo Bagnai me lo segno". E' quando sbandierano che si deve diffidare, non quando occultano).
      " [...] da un collaboratore ci aspetteremmo... collaborazione [...] " che gran pezzi di simpatia; okay siamo tutti dei gran pezzi di simpatia a volte. E forse il motivo per cui la povera Samantha alla fine abbia deciso di farlo è dovuto anche a questo, ma alcuni sono davvero davvero troppo simpatici, così simpatici che si muore, con quello spregevole paternalismo da poveretti. Le risposte che ha dato loro ( pure quella di Basilisco) però hanno riequilibrato il mio umore ( ho un animo Schubertiano, intimamente malinconico, esteriormente entusiastico): " [...] veramente sbilanciamoci mi sembrava il posto adatto per sbilanciarmi. Fate voi." è un bijou.

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  13. Esiste un solo diritto su questa terra e consiste nel possedere la forza.
    Adolf Hitler, München, 22 Settembre 1928.
    Il resto sono solo pugnette mentali.

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  14. Spero possano essere di qualche utilità alcuni collegamenti che mi sono venuti in mente leggendo questo post.
    Il vuoto provocato dal non risolto conflitto franco-tedesco concede spazio al dispiegamento di un potere che lede e punta a cancellare i diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione, come si è già visto nel blog per esempio qui e su Orizzonte48 qui.
    Il dettaglio spiegato in questo post è un tassello importante per comprendere e completare il quadro generale della situazione, a partire dal piano politico per arrivare a quello economico.

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  15. Io non vedo nessuna egemonia tedesca.

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  16. Prof, andrò O.T., ma avevo voglia di chiederglielo da tempo: che ne pensa degli studi di Lidia Undiemi sul gioco delle "scatole cinesi" fatto dalle multinazionali? Cioè sul cambiamento negli anni dei rapporti tra Capitale e Lavoro dovuto al fatto che un'alta percentuale delle transazioni globali avviene tra società partecipate in cui la società che controlla può riversare costi e perdite delle partecipanti sulla collettività rappresentando un moltiplicatore di instabilità finanziaria, dato anche il fatto che in questo tipo di rapporti non esistono realmente due interlocutori con interessi contrapposti (cioè chi compra e chi vende)?

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  17. Al minuto 47:09 di Report del 26/04/2015 ("Fidati di Mef") c'é la famosa dichiarazione del consigliere economico di Helmut Kohl sui Conti "abbelliti" dell'Italia (e non solo dell'Italia). Qui il link: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-7090468b-a88a-4766-a1e1-80ae239e9cb9.html

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  18. salve Prof. Bagnai. La seguo da un pò di tempo e sono lieto di sentire una voce di buonsenso in questo circo di primedonne neoliberali che fanno la voce grossa ogni qualvolta trovano opinioni "dissidenti" al libero pensiero solo perché ora come come ora si sentono dalla parte "giusta", solo perché "imperante".
    a tal proposito vorrei avere un suo feedback anche telegrafico in merito all'ultima dichiarazione dell'ex premier Romano Prodi (europeista d'acciaio) sugli effetti della recente bolla finanziaria cinese. http://www.huffingtonpost.it/2015/08/26/romano-prodi-crisi-cina_n_8041188.html?utm_hp_ref=italy
    lei che ne pensa?

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  19. Eurogruppo ante-euro ed Europa? Nell'estate del 1938, dopo che gli europeisti dell'epoca avevano portato a termine e sistemato l'anschluss, parte la campagna mediatica sulla rivendicazione dell'indipendenza dei tedeschi della regione dei Sudeti (indipendenza dalla Cecoslovacchia e ricongiungimento coi fratelli tedeschi).
    L'eco si propaga e si attivano le diplomazie allo scopo di evitare possibili tensioni che sfocino in un conflitto. La diplomazia inglese per il tramite di Mussolini vuole a tutti i costi ottenere un impegno da parte degli europeisti con la svastica: indire una conferenza nella quale si stabiliscano le condizioni di un ordine europeo condiviso.
    29-30 settembre Conferenza di Monaco. Partecipano Hitler per il terzo Reich, Mussolini per l'Italia, Daladier per la Francia e Chamberlain per l'Inghilterra. A fronte del impegno assunto dal primo a non procedere con ulteriori rivendicazioni territoriali e onde evitare a tutti i costi il rischio di un acuirsi delle tensioni che potrebbero sfociare in una guerra, le parti si accordano nel senso di accettare le richieste naziste.
    Particolare inquietante: i rappresentanti della Cecoslovacchia (che in merito forse qualcosa da dire lo avevano) aspettano per due giorni "fuori dalla porta" e a conferenza conclusa saranno informati della decisione (che paternalisticamente i rappresentanti delle grandi potenze hanno preso per scongiurare la guerra e al fine di avere un equilibrio europeo più giusto e stabile - TINA).
    C'è un bellissimo filmato del Prof. Barbero sul tubo che sviscera la questione da un punto di vista storico e mi ha fatto venire in mente certe situazioni somiglianti a quella occorsa tra i rappresentanti delle potenze in Eurogruppo e la Grecia (tutta la questione in se mi ha fatto venire in mente anche le pagine che Paolo Fonzi, da lei consigliatoci Prof., ha dedicato al progetto politico e monetario europeo del terzo Reich).

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