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sabato 27 dicembre 2014

Quick post su keynesiani, competitività e lungo periodo (KPD7)

So che non ve ne eravate accorti, ma devo confidarvi un mio piccolo segreto: sono molto tignoso e competitivo. Quando mi sfidano o mi provocano non riesco a tirarmi indietro. Cerco di nasconderlo, e so di riuscirci molto bene (vero?), ma purtroppo rimango spesso vittima di questo mio lieve difetto.

Ora, dopo che una interminata schiera di cialtroni mi ha attaccato con argomenti ad hominem del tipo: "quello non vale niente perché insegna in un'università di provincia", ho deciso di dedicare più tempo a quel simpatico (ma relativamente sterile) gioco intellettuale che si chiama "ricerca scientifica", e come vi ho fatto vedere già in un annetto son salito su per i ranking internazionali. Ora sono al 9% (quindi ho già sorpassato molti dei sullodati cialtroni), posso smettere quando voglio, ma ovviamente non prima di essere nel world top 5%. Mica per niente, eh! Lo faccio perché voi possiate essere fieri di me, s'intende...

Detto questo, la vita è un un inferno già al 9%. È un continuo di richieste di "referare" papers, e naturalmente di richieste di rispondere ai "referaggi" dei miei, di papers. Oggi mi sto dedicando a questa simpatica attività, e sono incappato nel solito keynesiano, quello che: "i neoclassici credono che l'aggiustamento avvenga tramite prezzi relativi, io non sono neoclassico, i prezzi relativi non contano" (come abbiamo visto in KPD2). Per i keynesiani per caso, in particolare, i prezzi relativi (cioè il rapporto fra i prezzi di due beni, insomma, quello che i comuni mortali chiamerebbero: "la convenienza") non hanno importanza nel lungo periodo, perché in media saranno sicuramente costanti.

Non so se sia un sillogismo (ai bei tempi avevamo con noi un filosofo), ma certamente è una lieve imprecisione, insomma: una sesquipedale cazzata. Qui c'è un problema di fondo, che è quello di capire cosa sia il lungo periodo. Una questione epistemologicamente complessa che non possiamo affrontare qui, dato che il post è rapido (cioè di breve periodo). Comunque, more on this later. Rimane il fatto che questo discorsetto in pratica non si applica ad almeno due categorie di paesi sottosviluppati: quelli esportatori di materie prime, vittime della secolare tendenza negativa delle ragioni di scambio dei loro prodotti, documentata da esempio qui, e quelli della periferia dell'Eurozona, vittime dell'ordoliberismo tedesco, illustrato da Cesaratto qui.

In sintesi, la pluridecennale tendenza tedesca alla deflazione, evocata da Meade nel suo articolo del 1957, e realizzata comprimendo la crescita salariale al di sotto di quella della produttività, ha una ovvia e spiacevole conseguenza: la Germania pratica una svalutazione reale competitiva di lungo periodo contro i suoi partner europei.

Lo dicono i dati, non lo dico io. Vi fornisco tre misure di questa mia asserzione, due ricavate (imperfettamente) dalle statistiche del Fmi, e una dal database del modello (per la sua costruzione potete leggervi la pagina 10 dell'articolo).

Prima però vi ricordo brevemente cosa è il tasso di cambio reale: è il rapporto fra il livello dei prezzi di due paesi, espressi in una comune valuta. Certo che non mi serve a nulla sapere che un cacciavite costa 29590 won coreani se non so quanto vale un won! (Eh, il wonnetto! Avercelo!...) Lo stesso valeva per i prezzi tedeschi: per esprimerli in una valuta comune fino al 1999 era necessario usare il cambio lira/marco. Dal 1999 questo cambio non c'è più (abbiamo visto com'è successo), ma questo ovviamente non altera la logica del ragionamento: semplicemente, facilita il confronto fra i nostri prezzi e i loro.

Un paio di formulette per capirsi. I tassi di cambio effettivi reali di Italia e Germania (dove "effettivi" significa: considerando come partner il resto del mondo) possono essere espressi in questo modo:

Al numeratore abbiamo i prezzi del paese in valuta nazionale, convertiti in valuta "mondiali" (es.: dollari) con un tasso valuta nazionale/dollaro; al numeratore abbiamo i prezzi medi "mondiali". La struttura è la stessa. Se vogliamo passare da un cambio effettivo a un cambio "bilaterale" (cioè: non Germania contro mondo, ma Germania contro Italia), una misura approssimata ce la dà il rapporto fra i rispettivi cambi effettivi, perché:

ovvero, il rapporto fra i rispettivi cambi effettivi è pari al rapporto fra i prezzi nazionali (nell'esempio, quelli di Germania e Italia) espressi in una comune valuta "mondiale". Se questo rapporto scende, la Germania sta svalutando.

Per il keynesiano doc questo rapporto deve essere fisso a uno, perché siccome i neoclassici neolibberisti neobbrutti e neocattivi neocredono che i prezzi contino, allora i prezzi non devono contare, e quindi (?) devono essere fissi. Ribadisco che in questo modo i "keynesiani per caso" si intrappolano da soli nella visione caricaturale che del keynesismo hanno confezionato i neoclassici: quella di un caso particolare del modello "vero" (che per i neoclassici è ovviamente il loro: ogni scarrafone è bello a mamma sua), dove però i prezzi sono fissi.

Non so perché i keynesiani siano così smaniosi di spiaggiarsi: come spiego in L'Italia può farcela, lo spiaggiamento è una prassi comune presso i mammiferi che hanno o credono di avere un cervello più pesante di quello altrui.

Dedicato quindi ai keynesiani per caso, oltre che al babbo di Luciano, il post precedente, procedo a mostrarvi i dati:


Le misure che vi mostro sono tre: CPI è il rapporto fra gli indici di tasso di cambio reale Fmi basati sugli indici dei prezzi al consumo, ULC è il rapporto fra gli indici di tasso di cambio reale Fmi basati sul costo del lavoro per unità di prodotto, e model è la misura del cambio bilaterale fra Italia e "core Eurozone" utilizzata nel modello. Notate che le prime due sono specificamente riferite al rapporto Germania/Italia. La nostra (model) è riferita al rapporto Italia/nucleo dell'Eurozona. Credo sia per questo che negli anni '80 mostra una minore tendenza alla svalutazione (discesa) di quella basata sul CPI: quest'ultima è riferita alla sola Germania, mentre la nostra considera anche paesi come la Francia, con inflazione relativamente più elevata. Si vede molto bene come prima dell'episodio del 1992-1993 vi fosse una tendenza alla svalutazione della Germania (o del nucleo dell'Eurozona) rispetto all'Italia, interrotta dalla crisi del 1992 che ripristinò la convenienza delle merci italiane rendendo meno cara la valuta italiana (nel grafico vedete la nostra svalutazione come una rivalutazione tedesca, ovviamente), e poi ripresa dal 1995. Il senso quindi è che tutte le misure concordano su un punto: dal 1995 la Germania sta svalutando competitivamente rispetto a noi (e sono ormai vent'anni), e prima del 1992 i dati mostrano sostanzialmente una tendenza analoga (va in controtendenza l'indicatore basato sul costo del lavoro). Sarebbe interessante andare più indietro: ora non ho tempo di farlo, ma se Meade non era un fesso immagino cosa troveremmo...

Naturalmente, va da sé, venti anni non sono il lungo periodo, per un keynesiano doc e per lui. Tuttavia, se il tuo campione di dati è di vent'anni e te ttu poni pari a zero per tigna ideologica il tasso di variazione del tasso di cambio reale (che invece nel caso della relazione Germania/Italia è evidentemente negativo, visto che questa variabile diminuisce regolarmente dal 1995), la tua equazione soffrirà di omitted variable bias, cioè, in parole povere, sarà pronta per la stampante della Merkel.

Mi avete capito?

E ora speriamo che mi capisca il referee...

46 commenti:

  1. di Roberto Napoletano - Il Sole 24 Ore - http://24o.it/RZ2fVA: "Quanto peseranno i mille populismi che fanno credere agli italiani (ahimè con successo) che i loro risparmi e i loro posti di lavoro sarebbero più al sicuro fuori dall'euro omettendo la banale considerazione che il debito pubblico italiano attaccato a quello europeo fa paura e incute rispetto, fuori sarebbe solo nostro e quindi nessuno si preoccuperebbe di risparmiarci la stessa sorte di povertà che è toccata agli argentini con il loro default? O ancora, molto banalmente, che aziende come Enel, Telecom, impegnate nella realizzazione di un importante piano industriale, e molte altre altrettanto indebitate, uscendo dall'euro, salterebbero dalla sera alla mattina perché non sarebbero più in grado di rimborsare i debiti, che resterebbero in euro, ai detentori delle loro obbligazioni sottoposte al diritto inglese?".
    Non commento: non serve. Sospiro.

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    Risposte
    1. ...e questo tuttologo pennivendolo è direttore del primo quotidiano economico italiano....de profundis...

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    2. Tranquillizziamo il direttore Napoletano con i suoi... "problemucci"

      Adesso hanno "er progggggettooooo..."

      "L'idea base di questo progetto è italiana, in quanto i primi a lanciarla, nell'agosto 2011, sono stati Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio. L'idea è poi piaciuta anche agli economisti del Consiglio tedesco degli esperti economici, che affiancano il governo di Berlino, i quali hanno anche suggerito alcune clausole sugli aspetti patrimoniali, pur manifestando scetticismo su altri aspetti (gli eurobond).

      Dalle prime bozze, il Fondo Erf, da istituire con un nuovo trattato europeo, avrebbe le seguenti caratteristiche:
      1) il Fondo potrà emettere sui mercati degli eurobond, dando in garanzia i beni dello Stato interessato, oltre alle riserve valutarie e a quelle auree;
      2) in caso di mancato pagamento dei bond da parte degli Stati interessasti, il Fondo potrà incassarne direttamente le tasse:
      3) gli Stati aderenti non avranno più giurisdizione sul loro debito pubblico e non potranno più tornare alla moneta nazionale."


      Amen

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    3. @ Maurizio Merlini - Tempo fa ho incrociato vicino alla Camera Il Prof. Prodi che si spostava a piedi per andare chissa' dove.
      Facendo finta di nulla l'ho affiancato (a qualche passo di distanza) per un tratto per osservarlo meglio.

      Visto da vicino mi ha fatto una pessima impressione, i suoi 75/76 anni se li porta molto male, non credo che sia piu' in grado di progettare alcunche', anzi sospetto che la sua aspettativa di vita 'in buona salute' sia quasi esaurita.

      Comunque 'er progetto' in questione non fa che confermare ai miei occhi il probabile degrado cognitivo associato ad una qualche patologia senile.

      Ai seguaci segnalo infine questa peeerla da “Tu sei rete”, il libro di Davide Casaleggio, figlio e braccio destro di Gianroberto:

      “Una formica non deve sapere come funziona il formicaio, altrimenti tutte le formiche ambirebbero a ricoprire i ruoli migliori e meno faticosi, creando un problema di coordinamento”.

      Agli occhi di questi sociopatici, che ambiscono in fondo in fondo solo ad occupare posizioni apicali a prescindere dal 'per fare cosa', non ci sono quindi persone, ma formiche!

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    4. Luca, non ho dubbi che esso (come la maggioranza di questi barlafüs) agisca per interposta persona. Non per niente " L'idea è poi piaciuta anche agli economisti del Consiglio tedesco...". Ovviamente dopo aver messo in pratica "alcune clausole"...

      Bada ben, "agosto 2011", in piena tempesta SPREAD! Vedi come funziona bene il "famoso metodo"?

      Casaleggio junior, booooh, preferisco non commentare.

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    5. dagli ortotteri agli imenotteri.....attiveremo presto ai platelminti....

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    6. "il Fondo Erf, da istituire con un nuovo trattato europeo, avrebbe le seguenti caratteristiche: 1) il Fondo potrà emettere sui mercati degli eurobond, dando in garanzia i beni dello Stato interessato, oltre alle riserve valutarie e a quelle auree; 2) in caso di mancato pagamento dei bond da parte degli Stati interessasti, il Fondo potrà incassarne direttamente le tasse: 3) gli Stati aderenti non avranno più giurisdizione sul loro debito pubblico e non potranno più tornare alla moneta nazionale."

      Père Ubu era un dilettante....

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    7. @Maurizio Merlini;
      il tuo link ed il tuo sommario, ci fanno fare un bagno di realsmo; la realtà è molto peggiore di come la immaginiamo e gli strumenti che saranno messi in campo per mantenere in vita il mostro, sono potenti, non dobbiamo illuderci.
      Nella vita, però, lo disse Falcone e lo ripetè Bagnai, nulla è definitivo tranne la morte ed anche su quella, abbiamo delle eccezioni anche se miracolose.
      Attuare un piano che preveda il non ritorno alla moneta nazionale, credo dovrebbe avere un sugello di tipo referendario altrimenti sarebbe nullo e qui stiamo tutti con gli occhi ben aperti.

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  2. "Detto questo, la vita è un un inferno già al 9%. È un continuo di richieste di "referare" papers, e naturalmente di richieste di rispondere ai "referaggi" dei miei, di papers. Oggi mi sto dedicando a questa simpatica attività ... "

    Chevvòrdi' ????
    Che dopo aver pubblicato un articolo, su una rivista accreditata, se qualche collega anche sconosciuto ci contatta (contatta l'autore dell'articolo ovviamente), dobbiamo rispondergli pubblicamente per non perdere autorevolezza a livello accademico ?
    Lo chiedo in quanto non conosco tale attività, diciamo collaterale, alla pubblicazione su riviste.
    Chiedo scusa per la mia ignoranza ma, si sa, non si può (tutti) essere tuttologi.

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    1. Più diventi accademicamente significativo, più riviste ti chiedono un parere sugli articoli che ricevono per la pubblicazione. E, giocando nello stesso campionato, non è prassi sottrarsi all'invito.

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    2. A questa prassi ho fatto eccezione una volta, e ve la devo raccontare perché è divertente. Ora però vorrei veramente liberarmi dal paper...

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    3. Enrico
      scusa se insisto, ma la cosa mi interessa. Per capire meglio alcuni aspetti di un mondo, quello accademico, che per i profani può sembrare un mondo inesplorato e poco comprensibile.
      Le riviste ti chiedono un parere sui TUOI articoli, oppure sugli articoli ALTRUI ? Perché in tale ultimo caso, in sostanza, diventi parte tu stesso della rivista. No ?

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    4. su quelli altrui. E' il principio della peer review

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    5. Le riviste, quando ricevono un paper, chiedono un parere a un certo numero di autorevoli accademici. Le loro risposte determinano la scelta dell'editore e i commenti vengono girati all'autore, in forma anonima o meno a seconda dei casi. Possono essere una bocciatura, una serie di correzioni (o meglio, inviti a approfondire parti), ecc. L'autore, a sua volta, procede alla revisione del paper finché non venga ritenuto pubblicabile tenendo conto dei pareri dei referee oppure, in caso di stroncatura che ritiene inopportuna, lo sottopone a un'altra rivista. Questo, più o meno, il processo. Ovviamente, i nomi e il prestigio dei referee abituali fanno quelli della rivista. Essere un referee ingaggiato da riviste di prestigio è, a sua volta, un onore. Il mondo accademico gira in questo modo. Il simpatico gioco di cui parla il professore, la giostra dei nobili cavalieri del pensiero, il publish or perish. Capita anche, però, che ci siano referee noti o anonimi che è un piacere sincero per l'autore inserire negli acknoledgments.

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    6. Anderson, per correttezza: io ho giocato solo in Promozione e gli schiaffi dei referee li ho sempre e solo presi. Della giostra so quello che può sapere un palafreniere, nulla più.
      Acknoledgements con la e, anche per me diversamente europeo.

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    7. Grazie Enrico
      non conoscevo tutto questo meccanismo di consultazione-redazione e coinvolgimento di soggetti autorevoli.
      In ogni caso, è abbastanza chiaro che i pareri richiedono impegno e tempo, a chi li deve dare. Quindi capisco che farlo gratuitamente può essere controproducente. Dico questo poiché non mi pare di aver sentito parlare di remunerazione erogata per ogni parere fornito.
      Alla fine, però, intravedo una serie di relazioni che assomigliano molto alla politica. Più che alla tecnica.

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  3. Prof,
    se "dal 1995 la Germania sta svalutando competitivamente rispetto a noi (e sono ormai vent'anni), e prima del 1992 i dati mostrano sostanzialmente una tendenza analoga", secondo Lei che farebbe la Germania se uscissimo dall'€ ?

    Secondo me continuerebbe a svalutare competitivamente come ha sempre fatto e quindi l'uscita dall'€ servirebbe a ben poco.

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    1. Che cos'è il gegno? Vi giuro, lui a questa domanda ci crede, e pensa che sia prova di intelligenza politica. Rispondete voi? Senza parolacce!

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    2. Prima di risponderti, verificherei se nei periodi considerati fosse in essere un cambio fisso o similrigido. Se la risposta fosse NO, allora avresti ragione tu e andrei ad iscrivermi al PD. Se invece fosse SI, dovresti stracciare la tua tessera. Ma yanez non si arrenderebbe mai, fino alla morte (degli altri, ovviamente...)

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    3. No, lui non è che ci creda, lui ci fa perchè non ci può essere uno che ci è, a meno che non sia completamente scemo. E lui è tutt' altro che scemo!
      Cosa dovremmo rispondere che già non sia stato detto e dimostrato con l' economia scientifica e con la realtà e mettiamoci anche i 7 Nobel? A questo ex amico di Sandokan che preferisce svalutare salari, dstruggere patrimoni ed imprese, distruggere la domestic demand, mandare in bancarotta il nostro Paese, piuttosto che fare l' unica cosa che equilibra le diverse economie e che non ha ancora capito la questione basilare? ASIMMETRIE!

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    4. Bravo Yanez. Così, fuori dal cambio fisso, il marco diventa più pesante del rai di Yap!

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    5. - Cos'è il Genio?
      - È fantasia, intuizione, colpo d'occhio e velocità d'esecuzione.
      Yanez....t'è restata forse l'ultima.... nel dir fregnacce....pentolaio fiorentino docet.

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    6. Yanez, sei mai stato al casinò?

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    7. Vediamo se esce allo scoperto questo amico dell' Italia.
      Questo usurpatore di titoli, traditore di Sandokan l' eroe che si batteva contro la colonizzazione delle sue terre, non è un PDino ma una sua variante impazzita e peggiorativa (roba alla Sacconi o alla Ichino per intenderci), ama la Germania e probabilmente il suo ordoliberismo e scrive ogni tanto su L' Occidentale, ovvero il giornale online del NCD.
      Mi sono letto un po' di scagazzate che dal 2013 viene a distribuire sporcando la moquette di questo salotto facendo spesso irritare il suo ospite, Bagnai e credo sia inutile rispondergli; bisogna solo mandarlo a cagare altrove. Ma questo dipende solo dall' ospite.

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    8. Peter Yanez sembra effettivamente di centro destra. Hmmmm.. questo non depone a suo favore; potrei capire un piddino che difenda l'euro a spada tratta, ma uno di centro destra dopo quello che e' successo a Berlusconi perché voleva abbandonare l'euro nel 2011. E comunque, Peter, immagino la matematica non sia mai stata la tua professione, sbaglio?

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    9. @ ALBERTO49

      "e scrive ogni tanto su L' Occidentale" ??!!

      Lei si sbaglia di grosso : lo Yanez che scrive sull'Occidentale non sono io.

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    10. @ Tiziano Diamanti

      "Peter Yanez sembra effettivamente di centro destra" ??!!

      E da cosa lo deduce ?

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    11. Peccato! Non concordavo, ma era roba scritta bene e divertente e mi sembrava abbastanza in linea con il suo stile di scrittura. Pensi le ho dedicato circa 1 ora e passa di ricerche sul web perchè ritenevo davvero interessante uno che viene qui a provocare, (non su commissione) e ci vuole sangue freddo.
      Allora il resto va bene? Avevo premesso che lo scopo era di stanarla, quindi dichiarato da parte mia. Rinnovo la mia dichiarazione fatta nel primo post; lei è tutt' altro che scemo, perciò servirebbe alla causa.

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    12. A Yanez....
      Tanto per cominciare la risposta è contenuta anche in questo video del prof Bagnai al goofy2 link il minuto te lo cerchi e il cercarlo ti farà bene.

      Poi, vorrei citare un noto personaggio, il quale affermava che
      "Si ottiene di più con una parola gentile e una pistola che solo con una parola gentile. (Al Capone)".
      Posto che è una metafora [BANNER] ATTENZIONE METAFORA [/BANNER], vuoi scommettere che se dal tavolo dei negoziati facciamo sparire il mitra del cambio rigido, o meglio ci dotiamo del giubbotto antiproiettili e della beretta del cambio flessibile, diventiamo tutti più gentiluomini e andiamo verso soluzioni collaborative?

      Comunque, se ancora non fosse sufficiente, se in regime di cambi flessibili la GERMANIA (signora bella alta, bionda e produttiva) continuasse con politiche deflazionistiche, il costo lo sopporterebbe in casa, con probabili "accorciamenti" dei politici. Non sia mai che ci ritroviamo una Ngela Erkel o uno Olgang Hauble...
      Ciao

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    13. Non leggo le altrei risponde. La mia è semplicemente: "non ci posso credere!".

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    14. @Peter Yanez, ho cambiato idea, leggendo i suoi commenti in forum vari direi che lei é piddino. Ce n'é uno in particolare in cui se la prende con Craxi e Berlusconi. Direi inequivocabile. Su Twitter invece la lei é proprio mototonico contro il prof. Bagnai. Primi ed ultimi 20 minuti che dedico su Google su questo argomento. Saluti.

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    15. Lei si sbaglia di grosso : lo Yanez che scrive sull'Occidentale non sono io.
      Sono sempre stato curioso: come vi suddividete nel call-center? a ciascuno un blog? o potete spaziare ma fate i turni?

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    16. Beh, intanto chiariamo un punto, la banca centrale è una banca a vela. Questa banchetta in mezzo al mare, può andare dove vuole, più o meno, ma non controvento (c'è un angolo morto) e solo se il vento non è troppo forte e il mare è poco ondoso e le correnti non sono tanto intense. Altrimenti va dove soffia il vento. Per cui, in definitiva, la banchetta in mezzo al mare del mercato non valuta e svaluta quando e come vuole, ha giusto qualche strumentino per navigare, c'è il timone e la deriva perchè (se ci riesce) non affondi, ma basta. E i mercati alla fine, pure loro, seguono volenti o nolenti i fondamentali dell'economia. E' come andare in montagna, uno va più forte un altro più piano, ci si incontra in cima. Vi piacerebbe prendessero una guida alpina iper-allenata, vi legassero insieme e vi costringessero così a procedere di pari passo?

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  4. Errore nella descrizione della prima formula: numeratore al posto di denominatore

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  5. Non capisco perché i tedeschi guadagnavano competitività prima del 92 ....se la linea rossa saliva vuol dire che non stavano facendo dumping salariale...

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    1. Deduco dal grafico di questo post e dal secondo grafico di questo post che l'aumento di competitività con l'Italia dovuta all'impossibilità da parte della Germania di rivalutare a prezzi di mercato nell'ambito del sistema quasi-fisso nello Sme, portando una maggiore crescita e produttività, quest'ultima sia stata redistribuita più equamente all'epoca ( osservando l'ultimo grafico di questo post . Pertanto il valore ULC aumentava. Questa è ovviamente una mia deduzione, so di non sapere.

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  6. a professo', rispondere a Yanez?
    venendo a cose serie, è preoccupante vedere come tantissime persone credono che il mondo sia fatto di pari opportunità e possibilità.
    come se queste cose fossero "esogene".
    Stessa cosa dicasi per la struttura e dinamica dei prezzi.. tutta uguale!
    e allora se tutto è uguale E' GIUSTO AVERE UNA BC unica che fissa la crescita di M3 per determinare l'inflazione buona per tutta che dia crescita uguale per tutti.
    un mondo perfetto, non c'è che dire.

    d'altro canto, se non è vero che due regioni economiche differenti hanno differenti strutture e dinamiche dei prezzi (sic), allora non è vera la curva di Phillips che deve essere ovviamente piatta nel lungo termine (quello dei morti, 20 anni cosa sono).

    era la Kelton che parlava di sconfitta di tale curva?
    ecco, intanto è stata nominata da Obama.. eh!


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  7. @yanez de Giamaica

    Pag.104/105 de L'Italia può farcela....[...]ma perchè quanto vale sul mercato dei cambi non dovrebbe valere su quello del lavoro?[...]

    Con lui è una perdita di tempo.

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  8. Prof saremmo fieri di lei anche se fosse al 18%. Preservi le energie che a breve ne avremo bisogno.

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  9. Non lo so, prof, forse dico una caz (ahem)..o una banalità, ma la svalutazione di lungo periodo della Germania vs Italia, dipende dalla differenza strutturale fra i rispettivi tassi di inflazione? Io coi post tecnici ho sempre un mucchio di difficoltà, forse per questo temo di apprezzare oltremodo gli ingegneri che almeno i numeri li capiscono, ma il messaggio di fondo credo di averlo capito. Approfitto dell'ospitalità per fare a tutti voi tanti auguri di buone feste!

    RispondiElimina
  10. Wahnsinn EU

    Wenn man letzten Nachrichten glauben darf, plant man nun in Brüssel sogar, künftig alle Parteien zu bestrafen, die nicht “die Werte der EU respektieren”. Man bedenke, was das bedeutet. Der „große Bruder“ wird unangreifbar gemacht. Die Sache beginnt, Orwellsche Dimensionen anzunehmen. Und das alles im Namen der „freiheitlichen Demokratie“. Die indirekte, unausgesprochene Propaganda-Parole lautet eben: Die UNTERWERFUNG des menschlichen Handelns unter staatliche Normen ist FREIHEIT, FINANZKRIEG mit Verelendung der Menschen ist FRIEDEN, permanente AUSRAUBUNG der Bürger ist ein STABILITÄTSMECHANISMUS; LÜGE ist WAHRHEIT.

    RispondiElimina
  11. In coda ai tre post per le dame mi sovvengono tre considerazioni:

    1) Mai andare su nfA ad espertonegggiare sui modelli, salvo essere asfaltati dallo stesso Lippi, perché non si sono capiti i motivi per cui Lippi criticava il modello. Io stesso, li ho capiti dopo aver letto KPD5.

    2) all' autteità butta si può teoricamente spezzare le reni (a patto di non scegliere come cavallo, cento muli tsipiroti), in pratica devi disporre della forza che ti permette di poterlo fare. Farei osservare che coloro che non comprendono questa evidenza, i cento muli e tutto il cucuzzaro eurofilo, è pronto a distribuire, anzi moltiplicare, pane pesci e geopolitica. Manco fossero Geushofer (questa vediamo chi la capisce).

    1) I prezzi non contano... Questo, potete verificarlo empiricamente, ogni volta che fate un acquisto.

    Quello che però mi premeva di raccontarvi cari affezionatissimi, è un discorso fattomi ieri sera da un libero professionista con quattro dipendenti, che visto che tiene ai suoi interessi difende l' € come fosse sua sorella:
    Bisognerebbe poter licenziare le persone che ti chiedono le ferie, cazzo il jobs act è già antico.

    Vorrei però lasciarvi con un' ode agli epistemologi della Domenica, non mio, ma di Dostoevskij.
    Bagno penale:
    "Noterò in proposito che quella gente aveva in realtà un principio d' istruzione, e non in senso figurato ma in senso letterale. Certamente più della metà di loro sapeva leggere e scrivere. In quale altro luogo, dove il popolo russo si raccolga in grandi masse, potreste isolare un gruppo di duecentocinquanta persone, metà delle quali sappiano leggere e scrivere? Ho poi sentito dire che qualcuno da simili dati aveva voluto dedurre che l' istruzione rovina il popolo."
    Memorie da una casa di morti.

    RispondiElimina
  12. Credo che Yanez volesse solo provocare.

    A me è abbastanza chiaro. Stavo proprio studiando questo argomento (il cambio reale) in questi giorni e quindi il post è caduto a fagiolo. Grazie.

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  13. Senza necesità di analisi raffinate basta dire che gli 80 euro sono stati finanziati con nuove tasse qua e là quindi il PIL è reddito disponibile non è aumentato come il PIL ma solo il consenso delle classi medio basse che votano PD e se ne potevano allontanare.
    Però, scusate attaccare la Picierno perchè ha sbagliato un numero, dopo 20 anni di balle berlusconiane grandi come un dirigibile (oltre al resto), francamente mi sembra ingeneroso.
    Ieri ho sentito un comico che diceva che ormai la satira si è spostata dalla politica al costume cioè all'elettore che prima li vota e poi si lamenta.

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    Risposte
    1. Ma proprio perché L'UNICO argomento della "sinistra" per 20 anni è stato quello delle "balle berlusconiane" (avendo per il resto fatto la stessa politica economica).

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    2. ma che ragionamento è?
      allora ce la prendiamo con Cicerone o Caligola..
      oggi ci sono questi e critichiamo questi.
      Un piccolo appunto sugli elettori.. alla fine capisco che uno ha l'obbligo di informarsi ma sino a prova contraria la responsabilità degli eletti non cade sugli elettori (se i primi si vendono allo straniero).

      PS: in ultima analisi, Berlusconi ne sparava ma quando andava in tv a dire che il cambio con l'euro doveva essere di 1500 perché non gli hanno ricordato la storiella di Salvadore?
      Ah ecco, il capro espiatorio.
      diciamola tutta: chi ha tessuto la trama ha mosso Berlusconi come e quando ha voluto.
      diciamo che a quei livelli parliamo di geni.

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