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martedì 8 luglio 2014

La trahison des clercs: ROARS vs lavoce.info


(qualche giorno fa su Twitter si è scatenata una simpatica gazzarra, alimentata da Riccardo Puglisi, il quale trovava che parlare di metodo Boffo in relazione alla lettera de lavoce.info riferita alla nomina di Alleva all'ISTAT fosse un po' esagerato. Le perplessità sul modus operandi bocconiano certo sono tante, tantissime. Si possono riassumere, come sempre, in una semplice domanda: perché ora?

Una domanda che ha due risvolti: perché parlare ora della qualità scientifica del direttore di una istituzione pubblica - che comunque non è un'istituzione di ricerca - quando le perplessità sollevate si applicherebbero forse anche a direttori precedenti, che però a me pare abbiano fatto un ottimo lavoro - e che nessuno si è sognato di censurare? Enrico Giovannini, che conosco dal 1986, su Google Scholar ha un h-index pari al mio - quindi, devo supporre, basso, secondo i nostri censori! Eppure mi risulta che abbia fatto un ottimo lavoro all'ISTAT, ad esempio contribuendo a rendere sempre più accessibili agli italiani le statistiche sull'Italia, attraverso l'uso di interfacce di livello internazionale (cosa che in Banca d'Italia ben si guardano dal fare, per dirne una).

Non ha scoperto la pietra filosofale? Pazienza, non era quello che doveva fare, e ce ne faremo una ragione, anche alla luce della seconda domanda: perché parlano ora persone come Zingales, che, proprio per il fatto di avere un'ottima qualità scientifica secondo i criteri enunciati dalla lettera dei "censori", sono, per chi segue il dibattito, la prova provata della vacuità di questi criteri?

Dobbiamo ricordarlo: fra i novelli censori almeno uno appartiene alla schiera delle persone che per motivi che non riusciamo a capire hanno fino a poco fa detto che l'euro andava comunque difeso (esprimendosi con una certa superficialità), e che solo ora, dopo che tante altre aziende hanno chiuso i battenti, ma che le elezioni europee non impediscono più di affermare quella che è sempre stata un verità scientifica acclarata, cercano di posizionarsi come pragmatici e anti-élitari (daje a ride) sul mercato di quelli che l'avevano detto.

Ecco, mettiamola così: per chi deve gestire la cosa pubblica, l'impact etico forse è importante almeno quanto quello scientifico, ci siamo? E che impact etico diamo a chi sa che una cosa non funziona, e dimostra di saperlo nelle sedi scientifiche, ma aspetta a dirlo apertamente per motivi di tattica politica, mentre intorno aziende e persone muoiono? Oppure: che impact etico diamo a chi seleziona i bersagli e soprattutto i non bersagli con criteri dei quali la logica non è del tutto coerente - o forse sì?

Non lo sapremo mai: la Thomson-Reuters non si occupa di questo problemino, quindi ahimè dovremo occuparcene noi.

Eppure, mentre assistevo al "dibbattito", non so perché, a un certo punto sono stato colto da un sentimento di profondo disagio, e mi son trovato a tifare Bocconi...

Perdonatemi, fratelli. Sono qui a confessarmi davanti a voi. Sicuramente ho peccato. Ma poi mi è arrivata una lettera che mi ha chiarito che non sono solo ad aver peccato. Leggiamola, intanto, e poi vi fornirò alcune considerazioni...)





Caro Alberto,

vedo che, non pago degli amici che ti sei fatto negli ultimi anni, hai cominciato a lanciare i tuoi strali contro la Redazione di Roars. Non so se queste mie riflessioni potranno esserti utili o moleste fai tu. Qual è l'oggetto del contendere secondo me? A titolo di esempio ti invio la Review di Roars di questa settimana. Ci sono molti articoli, tutti interessanti come al solito. Ma la cosa importante non è cosa c'è ma cosa NON c'è. Nella settimana in cui il governo Renzi spiega cosa intende fare della scuola (cioè un bivacco di manipoli ...) i redattori di  Roars si preoccupano di "Quanta importanza attribuiamo alla formazione storica dei futuri maestri e maestre?"

Estiqqatsi pensa ...

Non è che la formazione storica dei futuri maestri non ci preoccupi ma è questa l'emergenza? O non è forse il fatto che il governo Renzi, coerentemente con i suoi propositi e programmi, voglia distruggere quel poco o tanto che resta dello stato sociale? Il fatto è che, in genere, su Roars, ogni lamentazione circa lo stato del sistema universitario italiano si conclude incolpando, principalmente (a rotazione) Tremonti, la Gelmini e l'Anvur e così via. Quando si tenta di suggerire, nei commenti, che gli ultimi tre governi (Monti, Letta, Renzi) hanno avuto il convinto sostegno del PD ci si scontra contro un muro di gomma piddino per cui alla fine ogni male è riconducibile al decennio, al ventennio, al trentennio (crepi l'avarizia!) berlusconiano. In ultimo la colpa sarà dell'idealismo gentiliano.

Ma parliamo specificatamente del tasto dolente, dell'ANVUR e dell'Abilitazione Scientifica Nazionale. Parto dalla mia esperienza perché, essendo un rottame degli anni settanta, "il personale è politico". Ho seguito fin dagli esordi l'attività di Roars e ribadisco anche adesso che hanno fatto un gran lavoro di critica e di proposta. C'è però un piccolo dettaglio. Racconto la mia esperienza. La commissione del mio settore mi ha dato l'abilitazione da professore associato ma non quella da ordinario. Ritenevo (e ritengo) di meritare ampiamente anche quest'ultima e, un po' irritato, mi sono messo a spulciare la lista degli abilitati per professore ordinario. La sorpresa è stata grande. Da un lato ho visto, come sospettavo, che c'era un buon 20% con CV assolutamente comparabili con il mio (o peggiore) e quindi ho avuto conferma di non essere proprio un pazzo megalomane. Dall'altro ho verificato l'altissimo livello del restante 80%, una bella lista. Tutta gente che in un paese con una sensata politica scientifica sarebbe full professor da un bel pezzo! Come dire, la piccola "ingiustizia" che ritengo di aver patito è nulla a paragone dello spreco umano, scientifico, accademico che si realizza non premiando le qualità degli scienziati italiani. 

Sintetizzo: ogni sistema di selezione-cooptazione all'interno del mondo accademico ha difetti e pregi. Il baraccone messo su dall'ANVUR va smantellato e sostituito con qualcosa di più ragionevole. Ma non è che prima fossero rose e fiori. Il vero problema però è la feroce determinazione dei governi degli ultimi vent'anni a NON assumere più giovani ricercatori e a NON premiare più la qualità del lavoro di chi è già all'università distruggendo, come esito ultimo, l'università pubblica come l'abbiamo conosciuta. Mancano i soldi il resto sono dettagli. Dettagli. È inutile scrivere venti articoli per stabilire quanti angeli danzano sulla capocchia di una mediana se poi non si riesce a scrivere queste semplici, piane parole: "Il Partito Democratico vuole smantellare la Costituzione Repubblicana e lo stato sociale che è stato costruito nel dopoguerra; se per fare questo deve distruggere il Senato, l'Avvocatura dello Stato e le Università statali beh ... pazienza!".

Finisco con un audace parallelo. La Redazione di Roars è (forse) come l'elettorato grillino: incapace di legare cause ad effetti ma, sostanzialmente, bisognosa di falsi obiettivi verso cui indirizzare un giusto risentimento. Cosa ben evidente nei dibattiti che hanno riguardato un po' più da vicino i fatti economici. In questi casi si è assistito a una vera "fiera delle vanità" dei luoghi comuni Montian-Bocconiani in salsa Tsipriota ("so' de' sinistra ma per i fatti macroeconomici so' più a destra del Fondo Monetario Internazionale: e menefrego!"). 

In ultima analisi si tratta di una delle tante articolazioni del Partito Unico Dell'Euro. 

Con affetto

Xyz




(ricambio l'affetto, e anche il terrore che ti spinge a chiedere con tanta premura, da me rispettata, il totale anonimato. Lo faccio anche perché niente meglio di questo terrore chiarisce i motivi del mio disagio a me stesso, e, spero, anche ai miei lettori. Siamo evidentemente in presenza di una guerra fra cordate accademiche, delle quali nulla, e ripeto nulla, ci garantisce che una sia migliore dell'altra, per il semplice motivo che entrambe, e ribadisco entrambe, danno prova di passare con una certa disinvoltura sopra a dettagli che non quadrano con il rispettivo approccio ideologico al mondo. Dal che consegue, per quanto riguarda lo specifico, che temo niente ci assicuri del fatto che l'avvento dei moralizzatori di ROARS, amici dell'eurogiaguaro, porterebbe veramente una ventata di novità in un settore scientifico come quello economico, dove la qualità scientifica si interseca ahimè indissolubilmente, e anche legittimamente, con valutazioni di ordine politico, un settore dove i giudizi di fatto sono necessariamente e indistricabilmente legati ai giudizi di valore, o meglio, dove la qualità scientifica si traduce nell'abilità nel contrabbandare come giudizi di fatto - convenientemente matematizzati - i propri giudizi di valore.

Voglio entrare nello specifico.

Nessuno quanto i simpatici colleghi di ROARS sa quanto sia stato intellettualmente affrettato - si potebbe dire di più, ma lo lascio dire a loro - in certe sue valutazioni l'amico Bisin. Hanno fondato un'intera letteratura sulla sua persona! Ma il dato di fatto è che, quando si passa dal livello della ricerca accademica a quello di scelte un pochino più urgenti, ROARS e Bisin sono dalla stessa parte, sono entrambi sostenitori, chi in quota libberale, chi in quota piddina, del blocco di potere sostanzialmente fascista che ci sta privando di spazi di democrazia, prima ancora che di benessere economico [pensate alla riforma del Senato], e del quale l'euro è il cardine, per tanti ovvi motivi che non torno a spiegare. Allora, supponiamo che sorga il sole dell'avvenire, e che ROARS si impossessi manu militari dell'Università Italiana, come di fatto è accaduto di fare alla Bocconi, che negli ultimi tempi ha espresso i più autorevoli consiglieri del principe in materia di riforma universitaria.

Bene: voi sapete che io sono in conflitto di interessi, l'ho sempre detto. Combatto il regime fascio-eurista perché è il colpo di coda della terza globalizzazione, è il braccio armato di un attacco ideologico al ruolo dello Stato nell'economia che non solo mi ripugna dal punto di vista etico e politico, che non solo ormai sappiamo benissimo essere infondato anche dal punto di vista scientifico, ma, soprattutto, che colpisce chi mi paga lo stipendio! Che ci posso fare? Sono gretto.

[A riprova della mia integrità intellettuale vi ricordo che anche per la Mazzuccato come per Zingales uscire dall'euro sarebbe un disastro... perché sì! In economia monetaria internazionale sono allo stesso non eccelso livello. Però, se dice una cosa giusta nel suo campo, perché non citarla?]

Ed è un altro conflitto di interesse che mi porta diffidare di un certo atteggiamento di ROARS, quello secondo il quale è la Bce che traccia il solco e il PD che lo difende, tanto poi basta incolpare abberluscone e ci si mette la coscienza a posto. Questo atteggiamento lascia trapelare un dato piuttosto inquietante per chi, come me, fa il proprio lavoro attenendosi agli standard internazionali, secondo i quali l'euro ecc. Non abbiamo alcuna certezza che commissioni ROARS-compliant sarebbero in condizioni di apprezzare posizioni critiche nei riguardi del regime del quale i "riformatori della riforma" non intravedono tutto l'orrore e l'irrazionalità, e direi colpevolmente non intravedono tutto l'orrore e l'irrazionalità, proprio perché sono in grado meglio di tanti altri di valutare la qualità degli argomenti degli altri sostenitori del regime: i Bisin, i Boldrin, ecc. Che posizione scomoda deve essere quella della redazione di ROARS! Chissà come ci si sente ad appoggiare nelle proprie scelte politiche quotidiane dei personaggi dei quali sai che stanno proponendo modelli sbagliati, che stanno fornendo valutazioni lievemente distorte della realtà. Ma di fronte al Moloch dell'euro, si torna tutti amici.

Voi direte che io sono un tipo un po' sospettoso, che sono anche monomaniaco: suvvia, non c'è solo l'euro...

Certo.

Però, visto che il personale è politico, vi ricordo un aneddoto.

Quando un membro del GEV13 si espresse su di me, cioè su un soggetto potenzialmente ammesso a valutazione, in modo piuttosto acceso - nella pubblica arena di Twitter, ecco, diciamo che quell'intervento, che alcuni di voi ricorderanno, indubbiamente era piuttosto grave. Ma del mobbing di altri esponenti del GEV si poteva "fare un caso", dell'"uomo di merda" detto a me no, ricordi, Xyz? Guarda, io sono intimamente leibniziano: sono proprio contento che non abbiano fatto un caso delle parole che Alberto disse in un accesso di ira, e che sicuramente non pensa. Alla fine mi sono convinto che sarebbe stato ingiusto, tant'è che nemmeno allego lo screenshot - i miei lettori già ce l'hanno - proprio perché non voglio riattizzare una polemica contro Alberto, nel cui carattere acceso e battagliero mi riconosco. Mi interesserebbe invece sapere il motivo per il quale ROARS non l'ha fatto, vista tanta giusta acrimonia nei riguardi del de cujus. Non sarà che il problema è che non si può difendere Bagnai, perché attacca babbo PD e mamma moneta unica? Chissà. Certo che leggendo le peeerle che tu citi, lo spazio dato al Keynes delle Murge, ecc., il dubbio viene (difendere la qualità della ricerca scientifica dando tanto spazio al simpatico keynesiano per caso è compito arduo, ma, come a ROARS sanno, nil difficile volenti...). Certo, se fosse così (e pensieri, parole, ed opere sono abbastanza coerenti con questa omissione), il motivo sarebbe ideologico, e meriterebbe il disprezzo che meritano tutte le ideologie. Alla fine dei due contendenti il più umano, se non addirittura il meno ideologico, è proprio il "cattivo" Bisin, il nemico/amico ideologico (a seconda del tema) degli amici del giaguaro. Ho sempre detto che quanto tutto sarà finito all'osteria ci andremo con lui...

Ma sono sfumature.

Tirando le somme: a mio sommesso avviso, chi non si pone il problema dell'enorme crisi di democrazia nella quale siamo immersi, avendo fra l'altro un osservatorio privilegiato per farlo - quello aperto sulle cupole universitarie, le cui dinamiche sono influenzate da persone che nella loro totalità difendono il regime eurista, sconfessato dai migliori maestri internazionali della loro stessa disciplina! - non dà enormissime garanzie di poter assicurare un domani una maggiore democrazia accademica. Ripeto: qui non si tratta di essere ingegneri o botanici. Se sei uno scienziato, per di più esperto negli strumenti di valutazione, non puoi non renderti conto del fatto che certe persone si esprimono, in ambito politico, in modo del tutto ortogonale rispetto alla migliore letteratura scientifica mondiale, inclusa quella da loro prodotta! Alesina difende l'euro sul Corriere dopo averlo attaccato sui Brooking Papers! Possibile mai che questo agli amici del giaguaro sfugga?

Due altri aneddoti per chiudere, visto che il personale è politico, e per far vedere che cosa mi preoccupa. All'ultimo convegno cui ho assistito a Pescara, Marcello De Cecco mi ha presentato a Piero Cipollone, direttore esecutivo della Banca Mondiale, con queste testuali parole: "Ti presento Bagnai, che è uno che dice le cose che in America dicono tutti, anche i più conservatori, e qui passa per il capo dei rivoltosi". Lui ci rideva sopra, e secondo me faceva bene: lo faccio anch'io. Altro aneddoto: un collega che non cito mi ha detto "ah, non hai presentato domanda? Peccato, sarei stato curioso di vedere come ti valutava lo Sbilifesto...". Anch'io, indubbiamente. Nota bene che non ho proprio idea di chi ci fosse in commissione - essendo che me ne battevo il belino - tant'è che nemmeno capisco bene il senso di quella battuta (conosco solo Brada, che è un amico, è stato membro OCSE, e non è certo assimilabile alla sinistra per bene e decotta cui alludeva il collega). Quindi mi scuso con gli eventuali colleghi che si sentissero chiamati in causa e che in questo momento, poveracci, saranno sepolti dalla consueta valanga di ricorsi che il reclutamento fatto in modo sporadico fatalmente porta con sé. Tuttavia, ti confesso che sto seriamente aspettando una commissione di "bocconiani" per far domanda, certo del fatto che incontrerei meno resistenza, meno acredine ideologica che in una commissione "de sinistra". Se questa è la mia esperienza nei media, nel dibattito, dal fornaio e in televisione, perché mai dovrei illudermi che l'accademia sia diversa?

Per concludere, mettiamola così: io continuo a dire che se liberismo e pinochettismo deve essere, sia, ma che si presenti col volto aperto dei Chicago boys, o con quello sussiegoso dei Sarfatti boys, non con la faccia simpatica dell'intellettuale "de sinistra": nei primi due casi ci può essere una dialettica aperta, nel terzo siamo vittime di un tradimento.

La trahison des clercs, appunto...)

42 commenti:

  1. Come xyz, seguii con grande interesse gli inizi di roars. In qualità di pivello della ricerca espatriato, trovare degli accademici che difendessero una visione non puramente utilitaristica e "non pensare, pubblica" della ricerca mi diede molte speranze.

    Due elementi fecero però precipitare la situazione. La serie di articoli in cui si chiedevano a gran voce più laureati in Italia perché all'estero ce ne avevano di più fece improvvisamente crollare la qualità (media) del blog sotto il livello di guardia (si sa che gli estremi fanno presto a trascinarsi dietro la media). Sorpattutto perché a chi faceva notare che non era un'argomentazione valida, si rispondeva "si ma all'estero ce ne hanno di più" (e, sottointeso, loro sono virtuosi). Insomma si voleva risollevare la domanda aumentando l'offerta, laureare per fermare il futuro, o il declino, a seconda del vostro livello di elitarismo (per me, medio-alto). Peraltro, sorvolo sulla qualità dei paragoni che si facevano, senza nemmeno cercare di andare nel dettaglio dei diversi (per fortuna) sistemi educativi dei diversi stati.
    Le cose sono precipitate definitivamente quando è stata tirata fuori la domanda "ma chi ce li mette i soldi per la ricerca pura e libera?". Innanzitutto i soldi puzzano quindi meglio non parlarne, e poi qualche banalità sparsa sul fatto che in Italia le industrie non fanno ricerca. Cosa in qualche misura sicuramente vera, ma non provate a chiedere a roars perchè.

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    1. Ah, ecco! Allora non eravamo solo in due a pensare che il re fosse lievemente discinto... C'est le ton qui fait la musique!

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    2. C@**o, poi dicono che sei complottista...

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    3. @Marcus, attento che Uga ti multa...

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  2. Certo no, ma sono pigro e ho scarse abilità dialettiche (tutte, molto poche, sprecate a suo tempo nei commenti di roars).
    Ci tengo a precisare, peraltro, che credo sia un vero peccato per roars che non penso fosse tutto da buttare.
    A questo punto io torno a vincere alcuni nobel, altrimenti non sono eccellente, in bocca al lupo.

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    1. Concordo su tutto. E ricordati: dobbiamo essere tutti sopra la mediana!

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    2. Con una buona abbronzatura è facile prendere quello per la pace...

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  3. A proposito di "choosy"...
    un bell'articolo da chi meno (?) te lo aspetti:

    http://italian.ruvr.ru/2014_07_08/Politici-italiani-ecco-i-veri-choosy-9612/

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    1. sono stanchissimo. non ho capito chi è intimimante leibniziano-si scrive cosi'?- e ignoro cosa significhi- (ad ogni bivio fai un calcolo differenziale?) Simpatica la presentazione di de Cecco (ignoro se sia un insegnante economista in buona fede, o meno, o un altro che arriva leggermente tardi). L' unica cosa certa è che tu, Alberto, sei INTIMAMENTE DEMOCRATICO, e in te stesso condensi le mie piu' profonde aspettative in una persona. mo' ho degli arretrati da leggere...a presto

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  4. cià, fammi fare un copia incolla dell'elenco dei professoroni in calce alla lettera aperta. Verrà buono prossimamente, al redde rationem...

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  5. Lo stesso De Cecco che ha rilasciato questa mirabile intervista?

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    1. Siete sempre lì a metter zizzania...

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    2. Caina attende chi a lira ci spense

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  6. “Andò vestirsi, facendo le più tristi, le più scoraggianti riflessioni. Vedeva il mondo come un oceano di fango nel quale un uomo s'immergeva fino al collo se v'immergeva il piede.
    - Vi si commettono solo delitti meschini, - si disse. - Vautrin è più grande.
    Egli aveva visto le tre grandi manifestazioni della società: l'Obbedienza, la Lotta e la Rivolta; la Famiglia, il Mondo e Vautrin. E non osava decidersi.
    L'Obbedienza era noiosa, la Rivolta impossibile e la Lotta incerta.”

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  7. OT
    http://www.ansa.it/motori/notizie/rubriche/news/2014/07/08/germania-nel-2016-arriva-il-pedaggio-ma-solo-per-stranieri_c42d7b91-f9a0-4473-974c-dc2af46e71f6.html

    ....a quando: vietato l'ingresso ai cani e a i non ariani?

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  8. Dalla presentazione, sembra un simpaticone il De Cecco. mi è capitato un suo libro: Gli anni dell'incertezza, del quale consiglio la lettura (ai lettori naturalmente), aldilà delle interviste e dei manifestini firmati.

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  9. "Il punto doloroso è che la classe politica italiana non è disponibile a sostenere un progetto così complesso (educazione degli adulti). Ahimè, i fatti, ma non solo i fatti di ora, i fatti del centrosinistra che mi è capitato di vivere in prima persona, purtroppo mi hanno dato ragione"
    Tullio de Mauro (Ministro istruzione governo Amato II - 2000-1) - La cultura degli italiani - Laterza 2004

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  10. Germania, locomotiva del calcio mondiale?
    (Ahimé, anche questa ho dovuto vedere)
    Prevedo un picco di vendita d'auto alemanne, compresa la "tedesca" Opel (parola di Claudia)

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    1. Capisco solo ora il perché della vostra latenza. Repubblica mi dà 7 a 1. Riesce a non falsificare questo dato?

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    2. Forse non centra una beneamata fava, ovvero più aulicamente è un OT, ma la figuraccia del Brasile in semifinale mi ha ispirato un parallelismo con la situazione dell’eurozona. Non è incredibile, infatti, come i tedeschi riescano quasi sempre a trasformare i loro successi in sostanziali sconfitte? Più goal facevano, con una facilità rivelatrice, più risultavano poco credibili e inconsistenti i loro avversari. Con la loro spasmodica voglia di umiliare la concorrenza, soprattutto applicandosi con metodo e organizzazione ostinati, riescono solo ad ingigantire i difetti e le debolezze degli avversari più che far risaltare i propri meriti.
      Forse avendo esagerato stavolta gli alemanni si sono pure "giocati" il mercato brasilero ...

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    3. In economia come nel calcio la Germania sembra trarre linfa vitale dalla disfatta altrui

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  11. Mi pare si possa leggere in svariati altri ambiti (e farne tesoro) quanto disse il premio Nobel Niels Bohr, a proposito della fisica: “E’ sbagliato pensare che lo scopo della fisica sia di trovare com'è la natura. La fisica riguarda ciò che possiamo dire riguardo la natura”. Qualcuno potrebbe addirittura leggerla in altro modo (non in altro ambito...) e concludere che, potendo solamente "dire" riguardo alla natura, con un sapiente impiego della dialettica risulti lecito e possibile "dire" quanto ritorna a comodo, ammantandolo di scienza. Il problema come sempre sta nelle intenzioni; innanzi alla fallibilità scientifica si aprono due scenari: indagare il modo con cui ridurre il margine d'errore, magari validando altri modelli o prospettive, o diguazzarci (è sempre la questione della pillola rossa o quella blu…). Ah, ce ne potrebbe essere una terza: in un romanzo di Asimov tutte le certe ed acclarate previsioni della Fondazione, frutto di studi ed algoritmi secolari, vengon gettate carte all'aria per la comparsa di un avversario ch'è un mutante... (curioso, chi ha un'attitudine religiosa potrebbe intendere la volontà di Dio come spontanea mutazione).

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    1. La trilogia della fondazione di Asimov e’ un capolavoro di visione politica e sociale che rispecchia in maniera sublime quello che sta accadendo anche in questa europa. La fase in cui la letteratura scientifica viene dimenticata, quelle in cui riappare ma ammantata di misticismo, la fase post ideologica successiva di egemonia dei mercanti, un piano basato sulla scienza che lotta per millenni contro un’accozzaglia di alleanze planetarie tenute insieme da un dittatore capace di condizionare le emozioni del popolo. Davvero stupendo, lo consiglio a tutti I lettori del blog e sicuramente anche al Prof. (ma lo so che non ha mai tempo libero) non dico il finale che non voglio spoilerare nulla, ma diciamo che anche Asimov aveva capito che le unioni insostenibili fanno una certa fine e soprattutto fanno perdere un sacco di tempo alla civilta’.

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    2. @Citodacal
      Ma quelli erano scienziati veri (intesi come uomini che cercavano la conoscenza).
      Scrisse Heisenberg : Ricordo una discussione con Bohr che andò avanti sino a tarda notte e finì con la domanda desolante: “E’ possibile che la natura sia davvero così assurda come ci è sembrata essere nei nostri esperimenti di fisica atomica?”
      (Physics and philosophy)

      I nostri idolatri del CV sono solo dei passacarte, invece: rimasticano carte altrui, manipolando dati e conclusioni per convenienza, senza nemmanco avere l'onestà di smascherare le cose quando andrebbe fatto. Ho sempre nutrito il massimo disprezzo per i servi volontari e per quelli che sono sempre dalla parte del vincitore.
      Ma saranno una scorreggia nel vento della storia...

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    3. La Trilogia l'ho divorata, e riletta piu' volte, da adolescente. Adesso gli adolescenti, vedo mia figlia, li drogano coi fantasy tipo harry potter. Segno dei tempi, e dei programmi di potere.

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    4. In attesa del nostro R.Daneel Oliwav che ci venga a salvare...( o l'abbiamo già trovato..? ) mi rileggerò per la quarta volta il Ciclo della Fondazione.
      A proposito : a quando il CROLLO DELLA GALASSIA CENTRALE ?

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    5. Sul tema ho recentemente discusso con uno scrittore del genere "fantascienza", ingegnere tesserato PD: oramai sono dei panda.

      Gli ho spiegato che la "fantascienza" sta al progresso e a Keynes come il "fantasy" sta al medioevo e a Menger, von Mises, von Hayek...

      Non mi ha capito.

      E neanch'io.

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    6. @Il velo di Maya
      Eccome. Stupisce assai meno ritrovare il simbolo del Tao sullo stemma di Bohr, accanto al motto "Contraria sunt complementa", che non altrove, esibito con estrema ignoranza dei presupposti metafisici di base, o commentato con una disarmante e quasi ludica superficialità.

      @Bazaar
      Nel "fantasy" viene relegato pure Tolkien, addirittura considerato come un capostipite, dimenticando che fosse professore di filologia e nutrisse vari interessi. La sua nota trilogia e l’opera omnia posseggono una coerenza linguistica ed etimologica non indifferente, essendo gli stessi nomi non inventati di sana pianta, ma riecheggiando la tradizione norrena dell'Edda e dell'Ynglinga saga, del Beowulf e della tradizione inglese. Una recente lettura "dde sinistra" pone l'enfasi sulla folcloristica società degli Hobbit, dimenticando o non sapendo scorgere che non solo Bilbo si senta un po’ ristretto nelle abitudini di quella, ma che anche i quattro amici appartenenti alla Compagnia dell'Anello andranno ciascuno incontro a una vera e propria iniziazione, tanto reale quanto drammatica, la quale li muterà interiormente in modo assai profondo, al punto di lasciar loro al ritorno, accanto all'affetto per la loro terra e i loro compaesani, anche un sottile senso di disagio, per conoscere ora ciò che tutti gli altri ignorano nella loro immediatezza inconsapevole.

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  12. [..]
    Una svolta della situazione economica europea non può che passare per due strade: la prima è che la Banca Centrale possa finanziare i deficit governativi, così da poter dare il via a operazioni di creazione di lavoro, riassorbendo la forza produttiva esclusa. Tale operazione permetterebbe ai salari più bassi di crescere in maggior misura rispetto a quelli più alti, così da redistribuire il reddito e mantenere una piena occupazione. Se ciò non dovesse accadere, l’unica soluzione per i vari Stati sarebbe quella di un ritorno alle proprie valute nazionali, così da poter riprendere un ruolo attivo nella politica economica.
    [..]

    [..]
    Conclusioni

    L’idea di un’unione di Stati europei, teorizzata dai prigionieri politici confinati dal fascismo nell’isola di Ventotene, al fine di evitare il ritorno dei totalitarismi e dei particolarismi nazionali è, e rimane tuttora, un’idea rivoluzionaria. Tuttavia, al pari delle grandi rivoluzioni come quella russa in campo politico e quella keynesiana in campo economico, anche la costruzione dell’Europa Unita è stata tradita. [..]

    http://www.rethinkecon.it/la-favola-delleuro-boulevard-of-broken-dreams/#more-467

    26 maggio 2014. duemilaquattordici: sono passati 15 lunghissimi anni, un'eternità. Come zombies che all'improvviso si dissotterrano e cantano in coro la morale della favola.

    L'economia esiste perché esiste lo scambio. E aggiungo che nella dinamica di questo scambio altrettanto essenziale a mio avviso è la variabile temporale, una decisione politica.

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  13. OT - Cialtroni fino al midollo.
    http://www.repubblica.it/economia/2014/07/09/news/trasformare_la_casa_in_denaro_contante_il_prestito_vitalizio_sta_per_diventare_realt-91071598/?ref=HRER2-1

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  14. Ma Professore, ancora non ha metabolizzato l'ipocrisia? Nel bel paese col vaticano? Col Suo livello culturale?? Se non lo sa Lei, che il potere corrompe, tramite lusinga e/o minaccia...

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  15. Prof,
    velocemente un "Dio c'è" e un QED (il milionesimo, credo):
    Linkiesta in crisi: tagli al personale, direttore dimissionario e rischio liquidazione
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/08/linkiesta-si-dimette-il-direttore-marco-alfieri-dopo-lannuncio-di-nuovi-tagli/1054093/

    Padoan torna dall'UE col 2 di picche: la flessibilità è per i lavoratori, non per i parametri. Vedete di fare la manovra già quest'anno.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/08/flessibilita-padoan-a-bruxelles-ottiene-solo-quella-che-nel-patto-ce-gia/1053995/

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  16. Beh, far finta di non vedere è un po' ipocrita, è un po', come dire... piddino.

    Il Movimento NO TAV in Valsusa nasce più di 20 anni fa. Hanno aderito fior di tecnici, e sono state prodotti migliaia di documenti, dagli studi idrogeologici su terreni e falde acquifere a quelli sull'impatto acustico, dai transiti ai valichi alpini di auto e camion all'impatto sul territorio dello stoccaggio dello smarino, ai dati economici e d'interscambio commerciale. Ripeto. Documenti a migliaia, di cui un parecchie centinaia di alta qualità. E poi c'è la storia, che riduce al rango di insulsaggini ridicole i primi progetti degli anni '90 che sovrastimavano in modo pacchiano e inverosimile i dati di traffico. Ci sono centinaia di esperti universitari che hanno concluso che l'opera è dannosa o quantomeno inutile, e comunque del tutto deficitaria in una qualunque analisi costi-benefici.

    Dall'altra parte, i SI TAV si riuniscono principalmente attorno al tavolo politico chiamato "Osservatorio" e diretto da Virano.
    Questo "Osservatorio", per altro delegittimato dal progessivo abbandono da parte dei tecnici più illustri, ha prodotto voluminosi "Quaderni" che si guardano bene dal difendere l'opera, ma anzi evidenziano e danno spazio alle molte criticità, e indicano molte condizioni al contorno essenziali per il suo successo, e sempre ignorate. Partono però da un presupposto: "l'opera s'ha da fare".
    La scelta di evitare lo scontro "diretto" tecnico vs. tecnico è deliberata. Nessuno poi ci vorrebbe mettere la faccia, per essere malarmente sbugiardato nelle parole e nei fatti...

    E' un po' come quando c'era l'imperatore. Lui comanda e una folta schiera di servi esegue, spesso con l'atteggiamento "non vorrei, ma devo". Solo che l'imperatore, per non perdere la testa (le Rivoluzioni insegnano...), oggi è mascherato, e si nasconde nell'ombra. Operare nell'ombra ha un nome impronunciabile "complotto".

    A che scopo dunque fingere di non accorgersi di nulla, e produrre il documento n. 4317 atto a dimostrare che la TAV Torino-Lione ha più costi che benefici?

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    1. Il TAV è la migliore e più chiara chiava di lettura che permetta l'esegesi dei tempi attuali.
      Il progetto nasce in tempi, in cui il processo di integrazione europea è tutt'altro che saldo. La decisione di avviare i lavori è presa in un periodo in cui l'euro è lungi dall'arrivare e, anzi, sembrava un'idea completamente abortita. Forse proprio il rischio di fallire l'appuntamento dell'euro ha comportato un notevole impegno comune per la realizzazione dell'opera. Si potrebbe affermare che il TAV sia l'obolo offerto al Moloch europeo.
      Tutto ciò che oggi vediamo (non solo in Italia), è stato sperimentato nella gestione della linea ferroviaria: le decisioni prese dall'alto contro il parere della popolazione, la propaganda mediatica a senso unico, la criminalizzazione del dissenso, la militarizzazione del territorio (neanche in territori ad alto rischio di criminalità), la menzogna sfacciata nel presentare dati o fatti falsi, l'efficacia giudiziaria (in un paese che richiede anni per processi di reati gravissimi, stride non poco il fatto che chi si oppone viene giudicato in pochi mesi), l'arrogante disinteresse per il bene comune e la salute pubblica, la sfacciataggine nel mostrare la propria incompetenza o inadeguatezza.
      Tutti i governi della seconda Repubblica si sono pubblicamente pronunciati per l'impegno nella costruzione: il cosiddetto centrodestra con la sfacciata arroganza e l'intimidazione, il cosiddetto centrosinistra con la menzogna (TAV o TAC?); tutte le forze politiche, meno il movimento 5 stelle, si sono sempre espresse in maniera decisamente favorevole, disinteressandosi a della rappresentanza politica di un ampio strato di popolazione e di lasciare un enorme campo elettorale aperto, in cui si è infilato abilmente Grillo.
      Non ha senso discutere la fattibilità tecnico-economica dell'opera in sé, in quanto essa ha valore solo incastonata nel "corridoio 5", che, a livello concreto, è poco più che un tratto di penna sulla carta geografica.

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  17. Ho letto parecchi articoli e studi a proposito della TAV. Ma il fatto che piu' mi convince, e' che serva l'esercito per realizzare un'Opera Pubblica...

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    1. Beh, non mi interessa particolarmente far proseliti.
      Mi interessava evidenziare la strategia piddina, che è ESATTAMENTE la stessa adottata sulla questione EURO.
      La domanda verà a cui oramai bisogna rispondere è: Chi tira i fili?

      E, soprattutto, evitiamo di fingere di parlare con quacuno che ascolta gli argomenti ed è disposto a cambiare idea....

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    2. @ Stefano Pepino

      La finzione del dialogo con l'Europa o meglio con i Tedeschi è propedeutica per le masse che devono essere convinte che noi italiani grazie a Matteo abbiamo chi difende i nostri interessi.

      Il principio è lo stesso per cui noi siamo cattivi e dobbiamo diventare buoni e per farlo è necessario fare riforme basate su sacrifici.
      Pillole indorate, mentre va in scena il teatrino è quello che vede uno che sa come stanno realmente le cose, le masse invece bruciano i risparmi per campare e seppure incazzate da un lato sono rassegnate dall'altro, e la rassegnazione di tanti fa digerire tutto, perfino un Renzi che con le supercazzole ci convince che la m.rda è buona.

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    3. @ Stefano Pepino: parlare di PD e' parlare di potere, quindi nulla di nuovo sotto il sole. Si favoriscono i forti, cercando di non far arrabbiare troppo i deboli. Fra parti in conflitto non ci puo' essere dialogo. Se i rapporti di forza lo consentono, ci sara' un negoziato, altrimenti solo subordinazione.

      @ Mario Amabile: le masse sono rassegnate un po' per ignoranza/superficialita', ma soprattutto per l'intima convinzione che sara' sempre cosi', l'imperatore bastona ma almeno tiene tutto assieme. Stanno sistematicamente annullando la memoria storica delle lotte sindacali, quelle vere, cosi' che' la futura schiavitu' sia accettata senza problemi. E poi, forse, si ricomincera', dalle miniere.

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  18. Ha ragione l'amico di Alberto nella lettera: Renzi è stato messo lì per terminare il lavoro, iniziato da Monti e Letta. Questo è il vero cancro italiano, che solo questo nobile e temerario blog sta cercando eroicamente di far capire ai lettori. Il cancro d'Europa sono i progressisti: l'euro è una scellerata invenzione di quei deficienti di socialisti francesi, ignari delle disastrose conseguenze economiche per sé e per gli altri. Quando noi ci sciacquavamo la bocca con le grandi scuole francesi, pieni di ammirazione, in realtà stavamo usando un topos letterario privo di qualsiasi base fattuale: raramente nella storia è stato dato di vedere una classe dirigente che si scava la fossa con le proprie mani. Poi abbiamo avuto il governo rosso-verde in Germania: Guillaume Duval, in Made in Germany, sostiene che in tutto il dopoguerra nessun governo tedesco ha fatto una politica così antipopolare come il governo rosso-verde. E naturalmente ci sono i progressisti italiani, i quali, va ricordato, sono stati al governo per TUTTI gli anni '94-2000: il satiro di Arcore ha governato poco più di sei mesi nel '94: ecco, nel '97 il pacchetto Treu l'hanno fatto loro (poi naturalmente anche gli altri non si sono tirati indietro, ma hanno cominciato loro). Nel frattempo in Gran Bretagna imperversava Tony Blair, di cui il mio ormai famoso amico neoclassico (prende il posto dell'amico etiope di morettiana memoria) diceva che era leggermente a destra della Thacher. Quando si parla di rigidità del mercato del lavoro italiano, a nessuno viene mai in mente di chiedere: ma di quale rigidità state parlando? non esiste praticamente più un contratto di lavoro "normale" (mi scuso con gli esperti alla Puglisi, se mi esprimo così rozzamente). In realtà vogliono solo dire: vi vogliamo pagare sempre meno, facendovi lavorare nelle condizioni e nei tempi a noi graditi. E naturalmente la disoccupazione aiuta, aiuta molto. E' una politica deliberata di disoccupazione. Sempre per restare in tema di progressisti: ma il pubblico progressista di RAI3 e di La7 si è mai domandato, perché da ANNI vede nella trasmissioni a loro care, degne del MINCULPOP (scusami MINCULPOP; a Firenze si dice: Juve merda, scusami merda), una teoria infinita di capannoni deserti o in via di chiusura senza che il governo faccia nulla, per impedire o attenuare un tale processo? Non gli è mai venuto in mente che tutto ciò è deliberato? A un amico ho letto l'agghiacciante intervista di Vincenzo Visco al Fatto Quotidiano del 2012, da cui si evince chiaramente che siamo stati "venduti" all'euro per interessi terzi. Nemmeno la confessione di un protagonista è servita: come ci ha spiegato efficacemente Marcello Foa una tale notizia non rientrava nel suo consolidato schema mentale. Sono stato un liberale e lo sono ancora: io credo nella libertà degli individui, ma in dialettica con la coesione della società; di questo hanno parlato e dibattuto per secoli i greci (a cominciare da Solone), molto preoccupati di trovare un difficile equilibrio tra individuo e comunità. Non rinunciare alla libertà degli individui non vuol dire esaltare l'istinto predatorio. Essere preoccupati della coesione della società significa coscienza dei pericoli che corre la democrazia, quando si getta nella povertà e nel panico una parte cospicua della popolazione. I fascisti di BXL seminano fascismo e raccoglieranno fascismo. Ai progressisti nostrani, loro alleati, possiamo solo manifestare il disprezzo che si riserva a chi ha gettato nella miseria il proprio elettorato. La "salvezza" verrà ancora dall'America; ce ne hanno già mandato uno a preparare il terreno. Ma questa volta la salvezza non passerà per il piano Marshall. Forgeranno il carattere degli individui nella "durezza del vivere".

    P.S. Su ROARS e gli universitari non dico niente; sono anche io un rottame degli anni '70. Ma li disprezzo, perché parlano del destino altrui senza provare mai il pericolo di essere licenziati.

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    1. Il nobile blog spero non sia troppo temerario, anzi che si blindi per bene perche' la Storia insegna che se si da' davvero fastidio ai noti interessi, il rischio diventa elevato.

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  19. Più di 20 anni fa alcuni degli attuali euristi erano invece autentici detrattori dell'Euro, e quando il progetto eurista tramonterà rovinosamente allora un minuto prima ridiverranno detrattori e paladini, chi è causa si propone come medicina, con il solito colpo di scena. Questo è possibile grazie allo stretto controllo del massmedia e dell'informazione. L'oscurissimo e subdolo imperatore del complotto è quell'elegante e affabile coccodrillo che quasi tutti hanno in salotto, ospite fisso, sua eminenza la Televisione. E che tanto oscuro non è: emette luce, illumina costantemente chi è al timone per il bene del regime. Ma l'italico eroe di turno (da Ambrosoli a Falcone), servo e partigiano della Res Pubblica, non aveva tanto paura del pizzo e dei bravi, della diffamazione giornalistica, quanto della congiura, del tradimento dello Stato.

    Quindi il ruolo del tecnico, dello scienziato, dell'accademico, nell'informazione è cruciale. Dopo anni di devastante supremazia bocconiana e compagnia bella, 'irreversibile' e tutti zitti, alla buonora anche i morti risorgeranno: Dichiarazione globale per il pluralismo in economia
    http://www.economiaepolitica.it/index.php/primo-piano/dichiarazione-globale-per-il-pluralismo-in-economia-una-iniziativa-internazionale-degli-studenti/

    il tempismo scientifico è quello che è … della serie io ve l'avevamo detto, ed alla fine, passata la nottata e una preghiera per i morti, è sempre un meglio tardi che mai e un tutto bene quel che finisce bene, ma nel frattempo c'è stato uno scambio e l'economia ha girato più volte e quel che si distrugge non si ricrea automaticamente. E il paradosso di svegliarsi dopo quindici anni con il motto keynesiano 'sul lungo periodo saremo tutti morti' vuol dire svegliarsi morti perché 15 anni per un disoccupato è un'eternità.
    Il fattore tempo quindi. Il tempo stringe al collo. Il controllo mediatico ancora una volta gioca un ruolo chiave nella persuasione morale in un senso e in un altro e poi nel verso opposto e poi nell'inversione a U, nel moralizzare, dell'agitare le piazze e 'società civili, come causa e come medicina, in un continuo scambio.

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