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sabato 5 luglio 2014

Facciamo un referendum sul cancro?



Su Twitter intravedo tracce di un referendum non capisco bene se sull'austerità o sul Fiscal compact, che porrebbe non so bene quale quesito, con non si sa bene quale scopo. La democrazia diretta, per carità, è una bellissima cosa. L'uso che se ne fa ultimamente suscita qualche perplessità, ma non vorrei entrare in un campo che non è il mio. Quanto a questo referendum, i promotori, va da sé, sono illustri o meno illustri ma comunque ottimi colleghi, tutte brave persone, ovviamente, tutte bene intenzionate, si capisce, e, non occorre dirlo, tutte animate dal desiderio di fare qualcosa. Mi spingo oltre (senza chiedere il permesso): sono animati, gli illustri e meno illustri ma sempre ottimi colleghi, da qualcosa di più di un desiderio. Quello che li anima è la smania ideologica di fare qualcosa, il qualcosismo, l'ideologia velleitaria e perdente dalla quale questo blog si è distanziato fin dall'inizio, per due ben precisi motivi che occorre ricordare a chi è appena arrivato: il primo è che la cosa più importante da fare, ora come sempre, è capire, e per capire non occorre scrivere il proprio nome su una qualche lista, occorre viceversa leggere i tanti bravi autori che da decenni ci hanno avvertito del vicolo cieco nel quale ci stavamo mettendo. La seconda è che, per chissà quale motivo, capita che i fanatici del qualcosismo, ancorché tendano a vedersi e presentarsi come persone pure, animate dal nobile e disinteressato movente di fare qualcosa (“qualsiasi cosa!”) pur di “risolvere” la situazione, poi, quando vai a grattare, sotto sotto hanno sempre un interessante network di affiliazioni politicanti cui far riferimento, o hanno ambizioni politiche, sempre tutte legittime in quanto tali, ma non sempre molto condivisibili per il modo nel quale vengono portate avanti.

Un esempio fra tutti: mi pare di capire che fra i più illustri promotori di questo nobile referendum sul non si sa bene cosa vi sia uno che dopo aver per anni tuonato contro l’austerità, negando ultra vires il nesso fra questa e l’euro, alle ultime politiche non ha trovato di meglio da fare che candidarsi col partito di Monti (benedetto da Boldrin). Ora dico: ma se vuoi salvare l’euro e le apparenza, almeno candidati con Tsipras, così fai lo stesso il gioco del capitale, ma almeno non vai incontro a sicura perdita, no? No. Perché la politica ha le sue regole. Se uno è nel tenure track, anche una sconfitta fa curriculum. Con il che capisci che quello non solo non difende un ideale (incoerente con i compagni di strada che si è scelto), ma non vuole nemmeno vincere: vuole solo esserci, essere nella compagnia di giro. E ci sarà.

Avendo appena postato sul blog di a/simmetrie la versione inglese dell’articolo di Alberto Montero Soler sull’uscita dall’incubo dell’euro, mi sento di condividere rapidamente con voi alcune considerazioni sul perché questo referendum sia, oltre che, come tutti vedono, una colossale presa in giro, anche un drammatico errore politico, e una tessera non trascurabile nel mosaico di scemenze “de sinistra” che stanno contribuendo all’accumulazione di violenza più massiccia nell’intera storia del nostro pur sufficientemente martoriato continente.

Perché alla fine ci stancheremo, questo è poco, ma sicuro.

Per farlo, però, non chiedetemi di perder tempo a leggere quale sia la proposta. Non ne vale la pena, perché le mie critiche sono a un livello preliminare, riguardano il significato di un’operazione simile, più che i suoi contenuti e le sue modalità di attuazione. Permettetemi invece di farvi leggere come presenta questo significato un amico che stimo, che vi prego di rispettare, e che, se vorrà, potrà intervenire nel dibattito (il quale, però, oggi non può più essere, almeno da parte dei “critici”, confinato nelle segrete stanze. Deve, cioè deve, essere reso pubblico e sottoposto al vaglio dei cittadini).

Uno dei più onesti fautori di questa farsa mi scrive:

“Nei riguardi del referendum tu sottovaluti quanto sarebbe comunque dirompente, se mai si andasse a un voto popolare, che una nazione si esprimesse contro il fiscal compact. Per la CGIL è già un enorme passo in avanti appoggiare una iniziativa del genere. Ma 600 mila firme sono una enormità. Capisco naturalmente le tue perplessità, ma una cosa è essere tiepidi ma dire comunque andate avanti, male non fa, un’altra è andare contro. Ma tu non sei per le mezze misure, io ahimè sì”.


Bene. Inutile dire chi sia, non solo per non violarne la privacy, ma anche perché temo che questo atteggiamento sia condiviso da tutti i fautori, in modalità sostanzialmente analoghe.

Dico “temo”, perché questo atteggiamento è, ahimè, sbagliato, sbagliatissimo.

Cerco di sintetizzare il perché in una frase, poi, se il tempo e la voglia ce lo consente, ci addentreremo nei dettagli: la proposta di referendum sull’euro è sbagliata perché da un lato propone una soluzione illusoria, e dall’altro alimenta una pericolosa illusione.

La soluzione illusoria
È del tutto illusorio pensare che un allentamento delle regole fiscali possa risolvere in qualche modo i problemi della periferia dell’Eurozona.

Intanto, va sempre ricordato che non ci sarebbe bisogno di alcuna modifica dell’attuale assetto istituzionale per godere di un minimo di libertà fiscale, e questo non solo perché, come ha spesso ricordato in Italia Giuseppe Guarino, esistono forti dubbi sulla legittimità del Fiscal compact in quanto fonte normativa, ma anche perché, come ha ricordato Luciano Barra Caracciolo sul blog di a/simmetrie, i Trattati attuali prevedono comunque norme di salvaguardia che, purché si rispettasse la lettera e lo spirito dei Trattati stessi, consentirebbero a paesi in difficoltà di praticare politiche espansive. Quale sia il vantaggio in termini politici di piatire una cosa che ci spetta di diritto ai sensi dei Trattati europei (cioè la possibilità di fare politiche più espansive in caso di crisi) sinceramente continuo a non capirlo. Chi si fa pecora, il lupo se lo mangia. Ma questa saggezza i dispensatori di lezzioncine di saggezza politica pare non l’abbiano interiorizzata.

Al di là del pur rilevante quadro normativo e politico-strategico, che denuncia questa operazione come inutile e quindi perdente, la stretta, magari anche gretta, ma comunque irrinunciabile logica economica ci rivela un altro semplicissimo dato di fatto. La reattività dei flussi commerciali (esportazioni e importazioni) alla domanda interna è tale che qualsiasi manovra espansiva attuata in modo non coordinato dai paesi periferici si tradurrebbe in un aumento abnorme delle importazioni nette, determinando una nuova crisi di bilancia dei pagamenti. Questa, cari amici, è una nozione vecchia quanto il mondo, e che quindi i miei illustri o meno illustri colleghi non possono ignorare. Sentite come la mette uno “de passaggio” (e che dove passa fa danni non indifferenti), niente meno che Stanley Fischer:


ovvero:

“Ogni paese che pratica una politica espansiva da solo andrà in deficit con l’estero; se tutti i paesi fanno politica espansiva insieme questo problema verrà evitato”.

Ve lo dico in un altro modo. I colleghi che chiedono il referendum sul fiscal compact, alla luce della pura logica economica, che lo capiscano o meno (non poniamo limiti alla Divina Provvidenza), che lo ammettano o meno (non lo ammetteranno mai), vi stanno chiedendo di aiutare la Germania. Eh sì! Perché la struttura delle elasticità al reddito delle importazioni italiane, come è noto in letteratura e come un recente e dettagliato studio condotto da a/simmetrie conferma, è tale per cui il soldino che il governo si trovasse a spendere col permesso di mamma Merkel finirebbe per essere speso in parte non trascurabile nell’acquisto di beni prodotti in Germania (o nei suoi satelliti).

Una politica fiscale espansiva in Europa funzionerebbe se e solo se venisse praticata dalla potenza egemone, la Germania, che potrebbe tranquillamente praticarla, visto che nessuno glielo impedisce e che quando ha voluto essa ha sempre infranto le regole europee, come perfino quel simpatico caratterista ci ha ricordato qualche giorno fa. Quello che gli illustri non capiscono è quanto spiegano alcuni Alberti (Montero Soler e Bagnai, certo non Alesina): se questa politica espansiva la Germania non la pratica, un motivo ci sarà, no? E il motivo è che essa politica sarebbe consustanziale a una redistribuzione top-down del reddito che (ma guarda un po’ quant’è strana la vita) i capitalisti tedeschi, essendo ricchi e potenti, e comandando a casa propria (e anche altrui), non vogliono fare!

Ha più senso chiedere a chi è più forte di noi di fare una cosa che non vuole fare, o togliergli un’arma che gli consente di tenerci sotto scacco? E quest’arma è l’euro, non l’austerità, perché solo il ritorno a rapporti di cambio flessibili permetterebbe ai paesi del Sud di beneficiare di quella sostituzione delle importazioni dal Nord necessaria in caso di politiche espansive interne per evitare squilibri esteri pericolosi (come facciamo vedere nel nostro studio, studio che è stato portato all’attenzione degli illustri colleghi, senza che nessuno degnasse prenderne atto).

Quindi la soluzione è illusoria in una duplice dimensione: politica e tecnica.

La dimensione politica è che l’austerità andrebbe allentata dove non esiste una volontà politica per farlo, dato che allentarla significherebbe per le classi dominanti e per l’intero paese perdere la propria posizione di privilegio, cioè al Nord. La dimensione tecnica è che, se il Nord non asseconda con sue politiche espansive quelle del Sud, la violazione di parametri fiscali al Sud servirebbe solo a dare ossigeno alle industrie del Nord (che ne hanno bisogno) e a rimettere il Sud in mano ai creditori esteri (che questa volta starebbero ben attenti a far governare i propri crediti dal diritto britannico, in modo da evitare alla successiva crisi l’applicazione della Lex Monetae).

Quindi i simpatici qualcosisti propugnatori del referendum cooperano attivamente, che lo sappiano o meno, non al riscatto, ma alla svendita del nostro paese. Basta saperlo. Ci sarà tempo e modo per ringraziarli dell’aiuto.

La pericolosa illusione
Ma il problema non si esaurisce qui. Perché invocando clemenza (cosa politicamente perdente e inaccettabile) sul piano delle regole fiscali, i simpatici colleghi critici e meno critici, montiani e meno montiani, di fatto alimentano il frame all’interno del quale il grande capitale europeo ha gestito finora la crisi (per dirla con Lakoff). In questo frame, in questa cornice di luoghi comuni, il responsabile ultimo della crisi è il settore pubblico. Come sapete, sono stato uno dei primi a chiarire in Italia che il debito pubblico con la crisi c’entrava ben poco. Ci ho aperto questo blog, ma mi ero sommessamente permesso di dirlo anche qualche mese prima. L’attacco al debito pubblico ha ragioni chiaramente ideologiche che ho esposto qui (senza scoprire nulla di nuovo).

Ma vedete, così come Lakoff provocatoriamente chiede di “non pensare all’elefante” (dopo di che, ovviamente, ognuno di noi ha stampate in mente proboscide e orecchione flosce, e le porta con sé per un paio d’ore, tatuate nella propria dura madre), allo stesso modo i colleghi de cujus ci stanno chiedendo di “non pensare al debito pubblico”, di abolire l’austerità, perché Keynes ecc. Così facendo, però, non contestano, ma anzi avvalorano, sostanziano, corroborano, se pure subliminalmente, la tesi del grande capitale finanziario, la tesi delle istituzioni private sregolate e criminali che ci hanno messo nei guai, cioè la tesi che il problema sia il debito pubblico, e che però, date le circostanze, in effetti sarebbe opportuno essere un po’ clementi verso quei lazzaroni che l’hanno accumulato.

Il debito pubblico è un non-problema e quindi se ne dovrebbe non-parlare. Chi invece ne parla, per dirne male, o per dirne bene, sta facendo ovviamente il gioco di chi vuole spostare l’attenzione dalla luna al dito.

Se Goldman Sachs fosse quella specie di Spectre in grisaglia che i simpatici complottisti ci descrivono, se io fossi l’Ernst Stavro Blofeld della finanza mondiale, per proteggere la mia posizione di potere investirei un bel po’ di dindi in due cose: in un referendum sull’euro (per i motivi già esposti) e in un referendum sull’austerità: due belle armi di distrazione di massa, e quindi di distruzione di massa della democrazia, per di più compatibili con il politically correct e con la narrazione che della crisi il capitale ci ha imposto.

Ma la brutta notizia, amici cari, è che i complotti non esistono, e quindi nessuno ha speso nulla. Questi due schermi di protezione il grande capitale ha aspettato che si ergessero endogenamente, senza spendere una lira, ed attingendo alla materia prima più preziosa per il potere, ma assolutamente gratuita e disponibile con elasticità infinita: l’imbecillità umana.

E fosse solo che porre quesiti in termini di politica fiscale in un contesto giuridico che li rende superflui, in un contesto politico che li rende perdenti, in un contesto economico che li rende assurdi, fosse solo che porre simili quesiti in simili condizioni facesse il gioco del capitale... Ce la potremmo cavare con una battuta: potremmo dire che i qualcosisti non hanno interiorizzato un altro caposaldo della saggezza popolare, quello secondo il quale ci sono situazioni nelle quali se ti muovi fai il gioco del nemico.

Ma il problema non si esaurisce mica qui. Perché questo atteggiamento, e la contestuale proposta referendaria, sono politicamente dannose sotto tre ulteriori, gravissimi, sciagurati aspetti, che vale la pena di mettere in evidenza, anche per richiamarli all’attenzione di chi pensa che tanto “male non fa”...

Il primo, ovvio, è che nella misura in cui portando il dibattito sul piano fiscale ci si spalma sul frame del capitale finanziario (la colpa è dello Stato) e non si evidenzia il problema (l’assurdità di un sistema monetario centro-periferia che non ha precedenti nella storia umana), si contribuisce attivamente a soffocare il sorgere di quella coscienza di classe che Alberto Montero Soler tanto opportunamente invoca. Ed è proprio lui, se leggete quello che ha scritto, a denunciare il carattere contraddittorio di una sinistra che si appella ancora alle classi popolari, in termini puramente di facciata, ma che deroga dal dibattito, impedendo che queste classi maturino una vera coscienza dei veri problemi. Ricordate Eurodelitto ed eurocastigo? “I nostri non sono ancora pronti”. Ecco: l’atteggiamento sottostante è questo. Anzi, no, non “è questo”: “è ancora questo”, dopo che un’esperienza divulgativa come quella di questo blog ha fatto capire ai fini politici e colleghi “de sinistra” (attirandosi il loro sterile e grottesco odio), che “er popolo”, si je parli, te capisce, anche quando parli in linguaggio aulico ed accademico.

Perché, come spiega Edgar Allan Poe, la paura è una grande didatta.

Additando dei falsi scopi (l’austerità invece dell’euro, il colpo di tosse invece del batterio), la sinistra partitica soffoca il maturare di una coscienza di classe e così continua ad alimentare il bacino elettorale della destra partitica (per favore: ho aggiunto l’aggettivo partitica perché non mi rompiate i coglioni col fatto che oggi non c’è più destra e sinistra e non ci sono le mezze stagioni, chiaro? Chiaro? Sicuri che è chiaro? Bene...), alimentare, dicevo, il bacino elettorale della destra partitica, il che sarebbe anche fisiologico (per quando da me non desiderato, se pure esattamente previsto), ma soprattutto a porre le basi per una colossale, travolgente, devastante esplosione di violenza.

Il sangue dei prossimi morti è in capo a chi propugna false soluzioni ritardando la presa di coscienza dei veri problemi.

Il secondo aspetto è che questo atteggiamento attivamente fomenta la violenza intraeuropea, perché avvalora la tesi secondo la quale l’euro sarebbe una bella cosa, fallita per colpa dell’austerità voluta dei tedeschi. Si realizza, attraverso questo referendum, il paradosso che ho più volte denunciato in questo blog, quello secondo il quale chi si atteggia a europeista di fatto per difendere la moneta unica deve chiamare alle armi contro la Germania, sotto forma di “sbattimento di pugni”, di risentimenti vari assortiti per i vari misfatti veri o presunti della Germania (dall’infrazione del patto di stabilità al non aver onorato i debiti di guerra dopo la seconda guerra mondiale), ecc. Poi i populisti e gli antitedeschi saremmo noi, che, se abbandonati in una qualsiasi cittadina di quel nobile e altresì martoriato paese, potremmo amabilmente conversare con chiunque incontrassimo, laddove loro, gli europeisti, morirebbero di fame nella vana ricerca di un ristorante che gli servisse degli spaghetti al dente... 

Ma c’è un ulteriore, gravissimo, ma anche beffardo, motivo per il quale i colleghi “de sinistra” sbagliano, e sbagliano di grosso, a proporre soluzioni illusorie. Posso anche capire che se sono molto “de sinistra” il piccolo imprenditore sia vissuto da loro come un nemico, e le sue oscillazioni isocrone, nel freddo di un capannone abbandonato, come il giusto guiderdone della Storia nei riguardi del nemico di classe (capire non è condividere). Posso anche capire che, se invece sono poco “de sinistra”, essi sperino che nei loro tinelli o salotti buoni il vento della crisi non soffierà mai, e che basterà dire “mangino brioche” o “violino i parametri” perché i sanculotti non vengano a cercarli. Insomma: posso capire che da “sinistra” o da “meno sinistra” sia lecito battersene il belino di tanti morti, pur esibendo quella simpatica smania di fare, di essere costruttivi e propositivi che ho chiamato il qualcosismo.

Ma di una cosa temo, cari illustri e meno illustri, che vi sarà difficile fottervene, e non mi riferisco al vostro prossimo. Mi riferisco al fatto che, vedete, voi che avete fatto il percorso, quattro anni fa siete stati sorpassati a sinistra da un keynesianello di provincia (et in Pescara ego); l’anno scorso siete stati sorpassati a sinistra dal vicegovernatore della Bce, che a differenza di voi parla dei veri problemi; e quest’anno, da pochi giorni, siete stati sorpassati a sinistra perfino da quel dipartimento di economia che ha diffuso nel mondo l’ideologia austeriana, prendendosi sonori ceffoni da Krugman sulle colonne del New York Times. Ecco: oggi, mentre voi vi arrampicate sugli specchi per difendere l’euro, Tabby e Zingy prendono saggiamente le distanze. Cosa, anche questa, da me ampiamente prevista nel mio libro. I cambi di regime vengono gestiti dal regime. E così uno come Zingy vi fotterà, cari amici “de sinistra” (fotterà voi, non me, perché io il potere non lo voglio), proponendosi come quello che aveva capito (mentre voi, alla fine di questo breve saggio, credo sia evidente che non avete capito una fava), e come quello contro le élite, alle quali lui appartiene, e voi vorreste tanto appartenere, motivo per il quale continuate a lambire le terga dell’euro.


Si può essere più perdenti di così?

Direi di no.

Ma guardiamo il lato positivo. Con questo referendum avete oggettivamente toccato il fondo. Ora potete solo risalire. La paura, che ha insegnato ai miei lettori la macroeconomia, presto insegnerà a voi la politica.

No es que me gusta, pero siento un fresco.

122 commenti:

  1. Un referendum sulla patata bollente.
    Fino a qualche settimana fa trolleggiavano a tamburo battente i mini-spot euristi, in forma di domande retoriche: "Se non ci fosse l'Europa....ci sarebbe la PACE?"
    "Se non ci fosse l'Europa... si sarebbe la sicurezza alimentare?"
    Poi passa Obama, e cambia qualcosa, e qualcosa di pesante a livello commerciale poichè riguarda l'etichettatura e l'informazione, e la sicurezza alimentare
    http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=1899495&codiciTestate=1

    Non so voi, io so solo che stavo in PACE senza l'Euro..

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    1. Hanno avuto il lurido pelo sullo stomaco di strumentalizzare l'anniversario dello sbarco in Normandia, lasciando intendere che senza Europa si tornerebbe lì (potevano fare un passo indietro e mettere pure le mani su Verdun...). Per quanto mi riguarda, l'anniversario della Normandia (ci andai da solo 6 anni fa) celebra il dolore di migliaia di ragazzi ed è per questo che deve essere ricordato - chissà perché l'entusiasmo dei risultati ottenuti dimentica sempre l'essenza di questo particolare in qualsivoglia ambito (anche le immagini festose della fine della guerra trascurano le testimonianze di molti reduci che, sollevati da quella terribile fatica, non se la sentirono tuttavia di festeggiare tanto - che cosa poi, l'aver perduto molti amici e visto e vissuto le sofferenze più atroci che resteranno dentro per il resto della vita?). La retorica ha meno dignità delle puttane. Se penso a Omaha Beach o al Ponte Pegasus, mi viene da dire che, oggi, sarebbe l'uscire dalla moneta unica lo sbarco in Normandia.

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    2. Dialoghetto morale fra il gen. de Gaulle e Alain Peyrefitte. E' il ventennale dello sbarco in Normandia, e il generale non vuole partecipare alle celebrazioni. Scandalo, imbarazzo. Peyrefitte cerca di persuaderlo.


      De Gaulle: "«Lo sbarco del 6 giugno è stato affare degli anglo-sassoni, da cui la Francia è stata esclusa.
      Erano totalmente decisi a installarsi in Francia come in territorio nemico!
      Come stavano facendo in Italia, e come si preparavano a fare in Germania!
      E voi volete che vada a commemorare il loro sbarco, il quale non era che il preludio ad una seconda occupazione del paese?
      No, non contate su di me!. No, la mia decisione è presa! La Francia è stata trattata come uno scendiletto!
      Churchill mi ha convocato ad Algeri, il 4 giugno; mi ha fatto venire sul treno dove aveva stabilito il suo quartier generale, come un castellano chiama il suo maggiordomo col campanello. E mi ha annunciato lo sbarco, senza che fosse prevista la partecipazione di alcuna unità francese. Abbiamo litigato di brutto: io gli ho rimproverato di essere agli ordini di Roosevelt, invece di imporre una volontà europea! [calca la parola «europea», riporta Peyrefitte].

      Alain Peyrefitte: " Eisenhower et Montgomery ci vanno, Generale..."

      de Gaulle : "Sono degli attori... Si fanno pagare, caro, per andare in televisione.
      Credete che gli Americani e gli Inglesi sono sbarcati in Normandia per farci piacere?
      Gli Americani si preoccupavano di liberare la Francia tanto quanto i Russi di liberare la Polonia... Ciò che volevano era avanzare a Nord lungo il mare per distruggere le basi di V 1 e V 2, prendere Anversa e assaltare la Germania...».


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    3. @Roberto Buffagni
      Quando andai all'anniversario dello sbarco mi trattenni per pochi minuti con una coppia che arrivava fin dall'Alaska, poiché il padre della donna faceva parte dell'equipaggio di un Mitchell abbattuto il 6 giugno: era rimasto ucciso e i suoi resti riposavano nel mausoleo centrale del grande cimitero di Saint-Laurent-sur-Mer. Ella mi disse che, benché fossero così lontani, sentiva egualmente il padre vicino tutti i giorni. Ci sono anziani reduci che vanno all'anniversario e piangono come bambini. Anch'io ho pianto. L'atmosfera non ufficiale che si respira è il ricordo per un evento terribile e l'amicizia per i compagni caduti, ma anche la pietà e il reciproco riconoscimento e rispetto tra ex-soldati un tempo nemici. A parte qualche squilibrato e la retorica della politica, la maggior parte della gente percepisce il pathos umano. Lo storico americano Stephen Ambrose ricorda l'episodio di una bellissima ragazza francese che rimase isolata sulla spiaggia Sword per una superficialità e, viste di persona le brutture della guerra in cui era stata coinvolta, si diede da fare a bendare le ferite dei soldati inglesi appena sbarcati. Sposò poi un militare inglese. Molti dei reduci ai quali aveva bendato le ferite quel giorno, quando ritornavano ogni anno alla ricorrenza dello sbarco non tralasciavano mai di passare a ringraziarla per essersi presa cura di loro. Nella mia ingenua insignificanza avevo in mente un'Europa così.

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    4. a citodacal.

      Caro amico, chi nega i prodigi di valore compiuti nel corso dello sbarco in Normandia, e le belle storie d'amore e d'amicizia che nacquero tra i soldati angloamericani e la popolazione civile francese? Certo non io, e certo neanche il generale de Gaulle. Però, i prodigi di valore e le belle storie d'amicizia e d'amore nascono dappertutto, in guerra (anche tra gli eserciti che combattono per cause che detestiamo); come dappertutto nascono i prodigi di viltà e di crudeltà, e le brutte storie di tradimento e di odio (anche tra gli eserciti che combattono per cause che condividiamo).
      Commuoviamoci pure, ma ricordiamo anche che la realtà politica è quella che descrive de Gaulle: che gli angloamericani non sono sbarcati in Normandia o in Italia per farci un piacere, tant'è vero che sono ancora qui, in Italia e in Europa, con basi militari fornite di missili nucleari: e se non ce ne sono in Francia, è solo grazie al generale de Gaulle, che iinvece di commuoversi per lo sbarco in Normandia lottava per non farsi occupare.
      Se vogliamo, noi italiani e noi europei, decidere del nostro destino, euro compreso, la prima cosa che dobbiamo fare è renderci conto che NON siamo e NON saremo liberi finchè un solo soldato americano resterà sui nostri territori.
      Domanda: ma lo vogliamo sul serio, essere liberi? Perchè la libertà costa cara. Costa caro anche solo PENSARLA, la libertà, specie per chi libero non è: non è una scoperta lieta, scoprire di essere servi, eppure è il primo e necessario passo per essere liberi.
      E il secondo passo, è smettere di identificarsi col padrone, e di commuoversi per le sue gesta eroiche, la sua bontà, la sua generosità: come se il nostro popolo fosse composto da soli vigliacchi e pasticcioni.
      Segnalo, ad esempio, che i prodigi di valore li hanno compiuti anche i soldati italiani, nella IIGM: lei si legge le motivazioni delle medaglie d'oro di El Alamein, la storia di Teseo Tesei, quella di Carlo Fecia di Cossato, e vede che gente di valore nasce anche qui. La differenza con gli angloamericani qual è? Che loro hanno vinto, e noi perso. Tutto lì.

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    5. E' un immenso muro di retorica, piu' alto e solido del noto muro fisico di Berlino - che appunto alla fine e' crollato. Per le persone ordinarie, l'Europa e' formata da diversi paesi, stranieri fra loro, ora come un secolo fa. Si e' solo aggiunta una ridondante sovrastruttura, che in svariati decenni non e' riuscita ad integrare realmente nulla. Ma i piu' cosmopoliti della macchinetta del caffe' sono entusiasti di non dover piu' cambiare valuta quando vanno all'estero, con tutte quelle commissioni bancarie. Peccato poi che le banche si riprendano il tutto con le commissioni agli sportelli ATM...

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    6. @ Roberto Buffagni
      Forse non c'intendiamo, oppure appena si sente parlare di amerikani (visto che così, magari, piace di più...) si avverte il compulsivo desiderio di saltare al loro collo, infilando chiunque nella mischia. Ho impiegato l'esempio della Normandia per dire che i retori euristi non si fanno scrupolo alcuno di strumentalizzare la storia, qualsivoglia storia; se gli fosse andata bene Stalingrado, avrebbero riscritto Stalingrado (il bolscevico cattivo non aveva compreso le potenzialità produttive della Germania, riscoperte dalla UE decenni dopo; magari ci infilerebbero pure l'attuale situazione dell'Ucraina...). Ho definito la retorica politica e di guerra più puttana delle puttane, dando implicitamente ragione a De Gaulle. Ho scritto che oggi la Normandia (nel senso di liberare davvero l’Europa) sarebbe uscire dalla moneta unica. Ho parlato del dolore di ragazzi, non di amerikani, includendo tedeschi, inglesi, francesi, militari e civili, e guarda un po' pure quei due coreani che furono catturati a Utah con la giacca tedesca, dopo aver combattuto per i russi - e mi sono commosso per i morti e i sofferenti, senza distinguo di nazionalità (se lei cataloga i caduti per nascita, faccia pure). Avrei potuto citare Iwo Jima ed essere solidale anche con le sofferenze giapponesi. Il valore dei soldati italiani è arcinoto, anche se spesso si fa poco o nulla per farlo sapere e ancora oggi se si chiede in giro della Acqui o di cosa accadde alla Cuneense la maggior parte della gente pensa a un trattamento termale o a un attrezzo meccanico. Mio nonno ha combattuto due guerre mondiali nella Regia Marina Militare Italiana, cacciatorpediniere Maestrale e nave da battaglia Cesare, doveva essere imbarcato sulla Roma quando fu affondata, sostituito da un collega all'ultimo, e considerava Mussolini un imbecille, non fosse altro per il fatto di non aver sostenuto lo sviluppo del radar (Capo Matapan dovrebbe suggerire qualcosa... e la Marina Italiana poteva comunque competere benissimo con quella inglese, in alcuni frangenti le era superiore). Oggi gli amerikani non si sono fatti scrupolo di combattere due guerre in Iraq, fottendosene allegramente di ammazzare civili iracheni e mandando spesso al macello i loro uomini, i loro ragazzi (che peraltro tornano in patria disadattati), così come già avevano fatto nel bosco di Hurtgen e a Cassino (se ben ricordo si cercò di comporre una commissione per incriminare il generale Clark), sbattendosene il belino di bombardare la storia, simboleggiata dall'abbazia e spianando intere città come Dresda, appaiandosi così di fatto alla "coventrizzazione" auspicata a suo tempo da Hitler per l'Inghilterra. Quindi per favore, se la parola americani (con o senza k) le crea tanta irritazione, il che può essere comprensibile e condivisibile come vede, la pregherei tuttavia di non attribuirmi quell'amore particolare o quella reverenza supina che non nutro affatto per loro (già mio nonno li considerava politicamente degli imbecilli), di non confondere chi va in guerra con chi manda alla guerra, e di non volermi suggerire lezioni di italianità e libertà. Gliene sarei sinceramente grato.
      Mi scuso con tutti per essermi dilungato.

      p.s.: aggiunga all’elenco dei prodigi anche le truppe del Duca D’Aosta all’Amba Alagi, quelle a Cheren, nonché le citazioni e le decorazioni che ricevettero molti membri degli incrociatori pesanti Pola, Zara e Fiume e dei cacciatorpedinieri Alfieri e Carducci per atti di valore compiuti perfino come naufraghi.

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    7. De Gaulle amava il suo paese. Nella storia recente del nostro paese, chi potremmo elencare per una ipotetica classifica di personaggi pubblici che tramite le loro gesta hanno dimostrato un autentico, fuor di retorica, amor patrio? Il Prof, sicuramente, altri?

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    8. La questione è semplicissima, e sorpattutto basta guardare cosa accadeva al tempo dei sumeri, dei babilonesi, degli antichi cinesi, degli egizi etc... per capirla.

      Molte guerre di conquista non sono mai state combattute.
      I Romani arrivarano ai confini di un certo regno e dicevano: volete onorarci con la vostra amicizia (=diventare nostri vassalli, e pagarci un congruo tributo ogni anno)? I vigliacchi dicevano si, i coraggiosi no. La maggior parte di quelli che hanno detto no sono morti di mala morte, ma alcuni hanno vinto, come i Parti.

      Tutto sta a valutare, perchè la pace è una gran bella cosa, ma lo è anche la libertà, e tante volte, purtroppo, per avere la pace bisogna rinunciare alla libertà.

      Se arriva nel tuo negozio un mafioso che vuole il pizzo, glielo dai a oppure no?

      1) SI. Sei un vigliacco che preferisce essere un servo, ma essere vivo e in pace

      2) NO. Sei molto coraggioso, ma ti tocca una cosa brutta, che è la guerra contro la mafia, che spesso finisce con la morte tua.

      Questo è il senso della nostra amicizia NATO.

      Poi, riposino in pace le anime dei 404.000 giovani americani, spesso MINORENNI (con meno di 21 anni) morti sui campi di guerra europei.

      Punto e saluti




      Stefano P

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    9. a citodacal.

      Scusi, in effetti avevo capito male il senso del suo intervento. Io poi non ce l'ho con gli americani, che fanno il loro interesse, ce l'ho con i patrioti della patria altrui tipo Napolitano che va alle commemorazioni dello sbarco in Normandia, Benigni che fa liberare Auschwitz dagli americani invece che dai sovietici, e i piddini in ispirito che si commuovono per il soldato Ryan e sputano sui caduti italiani nella IIGM perchè fascisti (secondo loro). Ben lieto che lei non appartenga alla categoria. Mi voglia scusare l'equivoco, e cordiali saluti.

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    10. @Roberto Buffagni

      visto che siamo prossimi all'anniversario, come dimenticare Premuda e il capitano Rizzo (solo per citarne uno):

      "A riconoscimento dell’eroismo dimostrato in azione, il capitano Luigi Rizzo venne insignito della Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia, ma in seguito al suo rifiuto per i suoi ideali repubblicani, l’onorificenza fu commutata in una medaglia d’oro al valor militare."

      @citodacal

      è un fatto storico accertato che a Matapan, così come per tutte le altre battaglie navali e per la "guerra dei convogli" nel Mediterraneo nella seconda GM il ruolo determinante fu svolto dalla decodifica dei codici della macchina crittografica tedesca "Enigma" da parte degli inglesi. L'utilizzo di "Enigma" nelle comunicazioni della Regia Marina era stato imposto dai tedeschi, che la ritenevano inviolabile. Fino a quando il segreto relativo alla decodifica dei codici non venne declassificato, si sostenne da parte tedesca la presenza di "traditori" italiani nei comandi della Regia Marina per spiegarne i rovesci e le perdite.

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    11. @ Stefano Pepino: col mafioso c'e' una terza scelta, la fuga. Chiudo e vado via, perche' dichiarare una guerra che puoi solo perdere e' irrazionale, torto e ragione sono dettagli, conta solo la forza. Con la NATO si vedra', gli imperi non sono eterni, e crollano dall'interno.

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    12. @ Roberto Buffagni
      La ringrazio per le scuse, non tanto per me, quanto per il fatto che chiariscono il suo profilo personale. Spesso mi pare che il saperle porgere venga considerato odiernamente come una debolezza o una forma d'assoggettamento: io credo che le scuse, soprattutto se sincere, siano un'espressione di dignità e rispetto nei confronti di se stessi, prima ancora che del prossimo. Concordiamo entrambi nel non digerire qualsivoglia visione che sia smaccatamente "pro domo sua" (personalmente sono stato considerato sia "di destra" che "di sinistra", a seconda della stretta appartenenza ideologica dei miei interlocutori). Una volta, richiesto d'indicare una cosa che fosse di sinistra, udii Giampaolo Pansa rispondere essere quella cosa la verità: se non concordiamo tutti nel ritenere che elementi come verità e dignità sono se stessi e basta, la vedo piuttosto complicata per ogni avvenire.

      @porter
      Verissimo, con l'aggravante che gli inglesi avevano il radar, noi no. Quindi loro potevano vedere benissimo le nostre navi di notte, noi al più scorgere le loro vampe allorché i colpi fossero già stati esplosi. Una situazione che sembra analoga all'attuale nostra posizione economica nei confronti della Germania.

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  2. Che banalmente io da tempo ho interpretato così. Se ad una pletora di morti di fame (aka classe """ media""" attuale), nel novero della quale purtroppo rientra anche la mia famiglia, dai 80, 100, 200 (quanto cazzo ti pare) euro al mese in più, questi spenderanno la metà in derrate alimentari verosimilmente acquistate al lidl, penny market, famila ed altri posti ameni di proprietà dei nostri vicini così stoicamente retti et perfetti per definizione. L'altra parte finirà a decumulo dei debiti pregressi o all'accumulo di credito per far fronte alle imposte future. O si va fuori o ci si condanna a 30 anni di deflazione e distruzione del reddito. Non ci sono mezze misure. Magari non ho capito un cazzo ma sono felice di essere giunto alle stesse conclusioni prime che lei le rendesse palesi. P.s. Se capita in quel di Siena e provincia per qualche evento lo faccia sapere che vengo volentieri.

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  3. Con permesso distinguerei il complotto dalla congiura, anzi il complottismo è spesso funzionale a coprire la congiura, a banalizzare. Per dirla con una battuta: Giulio Cesare fu ucciso dalle scie chimiche, ma lo pugnalarono per depistare.

    La congiura è invece una cosa seria: nell'attentato all'Addaura, ad esempio, una parte dello "Stato" installava un ordigno per Falcone, l'altra parte dello "Stato" disinnescava l'ordigno e salvava il magistrato.

    Questo può valere anche per "l'impeachment", a parte il fatto che nella giurisdizione italiana non esiste, non è codificato allo stesso modo, e non è un dettaglio: in un impeachment all'americana l'unica accusa che sta in piedi è l'intercettazione tra Napolitano e Mancino nella "trattativa Stato-Mafia", e la ricattabilità di un Presidente, il resto è invece fumo negli occhi, e anche questo politicamente non è un dettaglio da poco.

    Ma l'apoteosi del complottismo si ha negli ordinari TGR (Radio1) degli scorsi giorni: "il presunto assassino, apparentemente una persona tranquilla, sarebbe in realtà un appassionato di ballo latino e frequenterebbe taverne.."

    Io l'ho sempre sostenuto: il ballo latino porta alla perdizione. O alla cecità?

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  4. "Certo bisogna farne di strada
    da una ginnastica d'obbedienza,
    fino ad un gesto molto più umano
    che ti dia il senso della violenza.
    Però bisogna farne altrettanta
    per diventare così coglioni
    da non riuscire più a capire
    che non ci sono padroni buoni"

    De André, "Storia di un impiegato", 1973

    Buona vita
    Guglielmo

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    1. Se perfino Bertinotti, dopo la "sorpresa" della vittoria della Le Pen, ha dovuto spiegare ai suoi che oggi la frontiera sulla quale collocarsi non è quella "capitale/lavoro" in senso tecnico, ma quella "alto/basso".

      Ma è stata l'unica volta nella quale a sinistra hanno deciso di non adeguarsi alla logica dell'appartenenza, che li avrebbe costretti a prendere per buona una cosa detta da uno di loro... ma un po' dopo tanti altri!

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    2. Il mio post era tutt'altro che una critica a te, caro Prof...
      Volevo solo dire che è spesso proprio la logica dell'appartenenza che frega la gente "de sinistra".
      Ho votato tranquillamente Lega alle ultime politiche. Sono italiano, lavoro in Francia, parlo quattro lingue europee e l'Europa (quella del 1400) mi piace assai. L'Eure anche. L'Euro molto meno.

      Tutto qui.

      Buona vita
      Guglielmo

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    3. Ma carissimo, a parte che motivare una critica è ovviamente lecito (anch'io ho cambiato parecchie idee da quando ho aperto questo blog, e anch'io ho dovuto spogliarmi della logica dell'appartenenza), ti assicuro che ti avevo capito (o almeno speravo, e pare che ci sia andato vicino). Quello su De Andrè è un discorso lungo e da collocare storicamente, ma oggi non mi va di litigare con rockapasso. Sono a casa solo per quattro giorni!

      Il dramma è che ormai a questi non basta più che le cose gliele dica Bertinotti (che bastassi io non lo credevo né ci speravo), non basta più essere sorpassati a sinistra dalla Bocconi, non gli basta più nulla. Per avere le dimensioni di un moscerino devo dire che di inerzia ne hanno un bel po'! Chi me spiega questo paradosso della fisica? Un moscerino di neutrini?

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    4. Quando avevo qualche problema, e ne discutevo con mia nonna, lei mi diceva (quasi sempre): "Lassa pasà zó 'l Sère" (cioè, tradotto dal bergamasco: "lascia scorrere il fiume".
      E, sai, lo so bene. Mentre i fiumi scorrono, le armate nemiche seminano morte e distruzione. L'ultima volta che son tornato in Italia ho trovato tre persone che conoscevo in meno: chi si è buttato da una finestra e chi ha aperto il gas. Dopo tre anni senza lavoro capisco benissimo cosa li abbia portati fin là.

      Per dirti che il tuo lavoro è importante, anche se non porta frutti immediati. E anche se, a te come a tanti altri, ci tocca reggere il peso di quel che accade, dei danni presenti e futuri, della difficoltà di affrontare il giorno che si leva ogni mattina.

      Non so nemmeno se questi pagheranno qualcosa. Sinceramente, preferirei uscire da questa situazione, anche vedendo che i vecchi tamburini continueranno ad essere seguiti da schiere di ragazzini sotto nuove bandiere, piuttosto che rimanere in eterno in questo limbo, nel quale pare assicurata la sopravvivenza alla maggior parte delle persone, ma si dimentica che vivere è altra cosa che sopravvivere.

      Grazie e
      Buona vita
      Guglielmo

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    5. Nessun paradosso, la massa a riposo è quasi nulla, ma si stanno dirigendo verso l'iceberg a velocità prossima a quella della luce... e chi li sposta dalla traiettoria di collisione: studieranno il botto pure al CERN.

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  5. Bagnai che Dio ti benedica, sempre. Grazie per quello che fai.

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  6. Occhio, è scappato un "un'altro"...

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  7. Ricevuto
    (forte e chiaro)
    Il simpatico caratterista ha aperto le danze, e dietro a lui i ballerini sono pronti a dare il meglio di loro in ipocriti e/o disgustosi giri di valzer al ritmo d'una musica gattopardesca.
    Per concludere: un benvenuto al maestro E.A. Poe

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    1. ...letterato europeo deportato negli Stati Uniti...

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  8. E' sempre un piacere vedere er cavajere nero menare colpi di ascia bipenne e mazza ferrata sulle teste dei piddioti con la grazia di una farfalla...

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  9. Caro Prof, la sua analisi è pienamente condivisibile. Ma sta di fatto che il mainstream non lascia spazio alle voci fuori dal coro. Per cui come se ne esce?
    Le faccio presente che il terrore disseminato sulla questione dell'euro è di tale portata ed intensità che chiunque riproponga, con dovizia di particolari e, nei limiti delle proprie capacità (ed una imperfetta assimilazione dei contenuti del suo blog) un'idea divergente dall'ineluttabilità dell'euro in qualsiasi occasione di confronto pubblico (dalla sagra di paese, alla riunione di lavoro, alla tavolata della domenica con parenti e amici), soccombe malamente, essendo visto nella migliore delle ipotesi come un pericoloso sognatore.
    C'è poi l'immancabile piddino di turno, ammanicato con la dirigenza locale, che, senza capirne assolutamente nulla, tronfio del suo momentaneo successo ma anche dell'essere del tutto a digiuno di economia, ti addita ieraticamente a sovversivo.
    L'idea del referendum sull'euro è invece mediaticamente e politicamente spendibile, con tutti i limiti e le giuste riserve che Lei pone.
    I 5Stelle sanno che perderebbero almeno il 50% dei voti se solo affrontassero la questione dell'uscita dall'euro in termini perentori.
    La prospettiva del referendum, porterebbe viceversa ad affrontare collettivamente la complessità del problema, sceverandone i singoli aspetti, e a far maturare pure quella coscienza di classe che oggi, francamente, è del tutto sopita.
    D'altra parte sono convinto che il rischio peggiore è l'uscita improvvisa e incontrollata che seguirà ad una fase di lungo e debilitante purgatorio e che questa sia gestita in modo spregiudicato proprio da coloro che fino in fondo hanno generato il problema. Questa a mio avviso è la prospettiva più drammatica alla quale il "qualcosismo" buono, con tutti i suoi limiti, tenta in qualche modo di opporsi. Non fare niente a livello di massa (venendo a mancare la spinta propulsiva dell'evento elettorale) significa condannare il Paese ad un "fine pena:mai". Insomma si fa una campagna referendaria, per non arrivare al referendum ma per preparare il Paese al suo inevitabile epilogo.

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    1. Guarda, ti spiego una cosa. Non si dice "io non sono un economista, ma". Si dice: "Io non sono un economista." (punto). Non si dice: "La sua analisi è condivisibile, ma". Si dice: "La sua analisi è condivisibile." (punto). Oppure: "La sua analisi nn è condivisibile perché...". Altrimenti si fa una figuraccia, la figura di quello che non ha capito. E, perdonami, tu ci sei andato molto vicino. Perché, vedi, capisco che alcuni hanno voluto strumentalizzare la mia affermazione estremamente semplice e limpida, cioè quella che i cambi di regime vengono gestiti dai regimi, usandola come segno del mio tradimento della vedova e dell'orfano. Che i cambi di regime vengano gestiti dai regimi è un dato di fatto, non ci si può far nulla. Ho messo storici con tanto di cattedra a trovarmi un esempio del contrario, non ci sono riusciti. Se vai in Valnerina forse ti diranno che i soldi coi quali Lenin si finanziava, nelle banche tedesche erano stati depositati dai mujik, quindi, come dire, era il popolo che finanziava il cambio di regime (non un altro regime interessato al crollo di quello esistente)! Se vai a Grillopoli ti diranno che Mussolini se n'è andato perché sconfitto al referendum sul fascismo. Ma qui, mi dispiace, non è colpa mia, il livello è un altro. E se il livello è un altro, allora ti esorto a leggere le ultime righe del mio post. È esattamente l'atteggiamento intellettualmente disonesto di quelli che vogliono fare questo referendum che spiana la strada ai disonesti che, dall'interno delle élite, vogliono gestire la transizione. Una bugia non è mai un elemento rivoluzionario. La menzogna non renderà mai liberi. Questo è il punto.

      E adesso aspettiamo quelli che "Bagnai non accetta il dissenso...". Io lo accetto, e come. Sto lottando contro la pantomima della dialettica, contro chi vi dà l'illusione di star facendo qualcosa, perché voi non possiate fare nulla. Ma se a voi sta bene così, la mia vita è piena di cose, quindi...

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    2. Il mio ero il tentativo, riconosco ingenuo, di farLa sbilanciare su quale dovrebbe essere politicamente la prospettiva migliore per l'Italia, sapendo che non gode della migliore classe dirigente e che i media non aiutano.
      Insomma, a Suo parere, come riconoscere la mejo classe dirigente?
      Chi oggi tace non potrebbe essere semplicemente un opportunista?

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    3. Sì, scusa, il mio invece era un tentativo un po' squadrista di stanarti, per capire cosa tu volessi. Dunque, a me sembra che dovremmo tornare veramente back to basics. Non so se tu mi stia chiedendo una lista di nomi e indirizzi, quella non ce l'ho. Ho però un principio: se si è in democrazia e ci si crede, la migliore prospettiva per un paese è quella di scegliere da sé i propri leader e il proprio percorso, cosa che oggi all'Italia non è possibile, come l'evidenza dimostra.

      Il referendum de cujus, in questo senso, non sposta nulla, siamo d'accordo?

      So che la mia risposta può sembrare eludere la tua domanda, ma veramente, se ti rendi conto, tu stai chiedendo a me di decidere per gli altri, di agire da dictator latino. Per carità, se fanno un bando da Imperatore d'Occidente io faccio domanda, va da sé. Ma a me pare che la cosa più urgente sia recuperare il senso profondo della democrazia, almeno di quella formale!

      Pax et bonum.

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    4. @ Alberto Bagnai
      Ci si è raccontato che la realtà virtuale inizi con le simulazioni della computer grafica, ma la realtà virtuale esiste dal tempo della dialettica fine a se stessa, quindi fintanto che ci si affidi alla dialettica come arte della parola si vivrà nella realtà virtuale (la finzione dello scrittore, infatti, è di tutt'altro intento e spessore, egli non crea una fittizia realtà esteriore, bensì i tratti provvisori d'una interiore perché si possa prendere coscienza della stessa, attraverso lo stimolo della ricerca, entro se stessi). Il confronto è differente dalla dialettica: senza perdere la grazia evita la blandizie (i santi appaiono spesso rudi perché sinceri). La sua sfera si avvicina a quanto effigiato in un medaglione vitreo della cattedrale di Chartres, ove un cavaliere musulmano e uno cristiano si fronteggiano apertamente, impugnando pressoché la stessa lancia, inserita in un disegno che traccia i vertici d'un triangolo volto verso all'alto, il che la dice assai più lunga dell'immediato comprensibile. Lì la pantomima della dialettica non trova spazio alcuno.

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  10. pude, castacriccacorruzzzione, gestoeclatantismo, debbbitobrutto, qualcosista...grazie al prof, mi sa che si dovranno aggiornare i dizionari di politica e di economia.

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  11. Il pessimo titolo del post non da l'idea dell'ottimo contenuto. Cancro si poteva evitare.

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    1. E perché? Per dire "tumore"? Il senso era proprio dare la misura di una cosa che non si può evitare. Non puoi evitare di morire se hai l'euro e te lo tieni. Esattamente come se hai un cancro e te lo tieni. Non puoi lottare se ti dicono che il problema sono gli spifferi, e che quindi basta mettersi una canottiera. Ma capisco che esistano sensibilità individuali, e che ognuno, conoscendo solo i propri, non si renda conto di quali sono quelli degli altri. Chissà perché mi è venuta in mente questa parola. Potevo dire "facciamo un referendum sulla gravità". Però non conosco nessuno che si sia buttato dalla finestra (cosa strana, perché il loro numero aumenta).

      E, naturalmente, che esistano sensibilità individuali lo sanno meglio di me le multinazionali del politicamente corretto, dal PD in su...

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    2. Penso invece sia un titolo purtroppo del tutto giustificabile. Stiam parlando di una situazione che accorcia persino l' aspettativa di vita.....

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  12. Molti sellini, rifondarini e melanzanini dicevano a IO partita IVA: ma tu come mai sei di sinistra? Ma non ti vergogni dei tuoi colleghi imprenditori leghisti? E poi e' facile, avendo i soldi...Eh mo' che c'e' la crisi...finalmente un po' di strizza anche per voi! Giustizia divina (anzi Marxiana...)! Poi ancora: voti lega per le europee? ma ti danno fastidio i marocchini? Mi spiace molto aver ragionato anch'io con l'appartenenza. Ci ho creduto anch'io al Fausto. Ma che devo dire: Salvini mi e' simpatico, non sono leghista e l'appartenenza la lascio ai milanisti interisti juventini. Vede, una delle tante cose che ho imparato dal blog, oltre a Thomas Mann e al carattere dei toscani, e' che si sta tanto bene anche in solitudine: basta essere dalla parte del buonsenso!

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    1. Non se ne esce. Al mio amico de cujus ho obiettato: sappiamo entrambi che l'unica cosa che faceva paura a Bruxelles era la Le Pen, quindi l'unica manovra politicamente sensata da fare era rafforzare gli schieramenti ai quali questa apparteneva. Risposta: "Sì, ma". Ma cosa non l'ho capito. Ora, io posso anche essere d'accordo sul fatto che la Le Pen sia un taxi pericoloso da prendere. Ma è ancor più pericoloso il fatto che si continui a lavorare perché sia l'unico taxi che va dove vogliamo e dobbiamo andare.

      Inutile lamentarsi della destra, se a sinistra non si fa nulla per dire qualcosa di sinistra, o se, quando lo si fa, lo si fa perché, come diceva Ugo Boghetta a Roma "ci deve essere una sinistra antieuro perché c'è una destra antieuro"... Ragionare così, ahimè, serve solo a far sembrare Gianni Alemanno uno statista (con tutto il rispetto, ovviamente: ma io so' "de sinistra" quindi devo partire dall'assunto che a destra non ci siano statisti, va da sé...).

      Questo dicevo io nel 2011 e questo ribadisce Alberto Montero Soler nel 2014 (in realtà da molto prima, credo prima di me, se interessa: vedete il suo blog). Quindi?

      Quindi facciamo un referendum per la felicità (o contro le zanzare)...

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  13. Caro Pausylipon (conterraneo, almeno di nickname?)

    Non "se ne esce"... Come in ogni questione che coinvolga la scienza, basta aspettare. Non si può invertire l'entropia (salvo esser Asimov), violare le leggi della termodinamica, o rimanere nell'euro senza pagare pegno....

    Sii intelligente (un proverbio russo dice che la differenza tra un intelligente ed un saggio è che il primo riesce a sortire indenne da situazioni nelle quali il secondo non si infilerebbe mai...), siediti sulla riva ed attendi. Io mi sono spostato di riva (dal Serio lombardo all'Eure normanno), ma attendo tranquillo, cercando di seminare il dubbio nelle menti ottenebrate di questi Galli :)

    Qul che sarà, sarà. Raramente le previsioni si sono avverate, quindi aspetto serenamente il peggio. Ogni tanto, rileggere "La rivoluzione Francese" di François Furet, tanto per il piacere di capire come i sanculotti superarono a sinistra i sinistri, potrebbe essere utile.
    Come ebbe un tempo a dire un tale Joshua (detto "il Cristo"): "Temete l'ira dei poveri..."

    Buona vita
    Guglielmo

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    1. un proverbio russo dice che la differenza tra un intelligente ed un saggio è che il primo riesce a sortire indenne da situazioni nelle quali il secondo non si infilerebbe mai…

      Ma guarda, questo mi fa venire in mente la definizione di cultura data tempo fa dal nostro guru su questo blog… quindi la cultura serve a coltivare la saggezza, prima che l'intelligenza...

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    2. "................E spesso
      il meschino in sul tetto
      dell’ostel villereccio, alla vagante
      aura giacendo tutta notte insonne
      e balzando più volte, esplora il corso
      del temuto bollor, che si riversa
      dall’inesausto grembo
      su l’arenoso dorso, a cui riluce
      di Capri la marina
      e di Napoli il porto e Mergellina.
      E se appressar lo vede, o se nel cupo
      del domestico pozzo ode mai l’acqua
      fervendo gorgogliar, desta i figliuoli,
      desta la moglie in fretta, e via, con quanto
      di lor cose rapir posson, fuggendo,
      vede lontano l’usato
      suo nido, e il picciol campo,
      che gli fu dalla fame unico schermo,
      preda al flutto rovente,
      che crepitando giunge, e inesorato
      durabilmente sovra quei si spiega.[...]"

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    3. Eh, le parole immortali fondatrici della categoria di Natura matrigna, alla luce della quale il violoncellista neoborbonico legge le infinite vicissitudini delle nostre tournée... A proposito, ricordatevi il 12 a Montegaudio.

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    4. Saggio proverbio russo. Se la saggezza include l'intelligenza, non sempre l'intelligenza possiede saggezza. E non è riflessione su cui il sottoscritto possa vantare alcun primato. Già Lao-tze diceva che, per comprendere le cose con saggezza, bisognerebbe vomitar la propria intelligenza; se la saggezza è per sua natura inclusiva, l'intelligenza dà mostra di saper essere esclusiva, dunque discriminante (la saggia discriminazione separa il grano dalla lolla, quella intelligente separa spesso gli esseri umani). Grazie a voi tutti per questi significativi spunti. La civiltà si fonda saldamente su retroterra simili a questi, poi vengono la cultura, la politica e l'economia.

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    5. @citodacal
      grazie a te, amo spesso i tuoi commenti. Ma perchè tra animali la vita è codificata, nel senso che le esperienze sedimentano e formano geneticamente le generazioni future, mentre tranoi umani ci sono sempre dei gruppetti che tenodno con le loro azioni a fare in modo che questo non accada. La distruzione dell' apprendimento dall' esperienza (la distorsione dei fatti storici) è MORTE. Un mio ex datore di lavoro (ci siamo lasciati malino ma lo stimo moltissimo) mi disse: quello che fanno gli anziani funziona, poi sei libero di migliorare. Credo che non rispettare questo precetto sia pericoloso e un po' manipolato da alcuni soliti gruppetti (intelligenti con risorse?) Se l' uomo è piu' intelligente dell' animale (così mi dicevano) abbiamo declassato definitivamente il concetto di intelligenza e mi sono dato una valida risposta ad un antica domanda. Grazie per lo stimolo a marco s. notte

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  14. Non so come andrà la storia...ma questa gran bel pezzo di "PENSIERO" da lei espresso dovrebbe essere incorniciato e tramandato per secoli...

    L'ho letto d'un fiato, me venuta la pelle d'oca...

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    1. E si vede! Ti sei perso un apostrofo e un accento! ;)

      Non sono un grande esempio di razionalità. So che dire queste cose è perfettamente inutile, quindi dovrei fare altro. Ma, come dire, anche la testimonianza un suo valore ce l'ha.

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    2. no Bagnai,non sono d'accordo.So bene che chi semina datteri non mangia datteri;ma almeno le generazioni successive godranno, forse, dei frutti che la tua, e di riflesso ,nostra testimonianza hanno dato.Sursum corda.Te saludi.

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  15. Spero proprio di non aver capito.
    Il PUDE vuole fare un referendum sulle politiche di austerity? se si, allora credo proprio che il personaggio di cui al virgolettato sia il buon Stefanino Fassina, che prepara il redde rationem di pugni battuti per la germania cattiva.
    Inutile sottolineare quanto sia infantile, inutile, dannoso e privo di senso logico questo approccio, anche perchè l'hai fatto tu molto chiaramente in questo articolo.
    Per parte mia osservo che il debito pubblico, la disoccupazione, la deindustrializzazione ormai non aumentano, semplicemente esplodono a livelli esponenziali e nel breve periodo non saranno più manovrabili.
    In autunno il governo rischia di essere seppellito dalle proteste in quanto non solo non ha realizzato nemmeno la metà di quello che si era prefisso, inutile elencare fatti noti, epperò dovrà trovare una cifra che va da 15 a 20 miliardi di euro da "manovrare" a quella cosa che loro chiamano europa vittime di evidente illusione ottica.
    In quest'ottica si spiegano i pugnetti alzati da Stefanino, si vedano le sue recenti dichiarazioni sull'insufficiente azione persuasiva di Renzi nei confronti della Germania, o le varie sparate di Renzi stesso sul fatto che "vi tenete la moneta se non ci date solidarietà sugli sbarchi" e "niente moneta comune senza destino comune".
    Ha capito che si trova su un treno che viaggia a velocità supersonica verso un muro di acciaio a venti strati.
    Presto sapremo, alea iacta est, caro Stefanino, che tu sia il confidente o meno.

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    1. Non è Fassina, il quale, giustamente, dopo questo post (ma anche prima) non mi ha più cercato. Almeno con me un minimo di orgoglio l'ha dimostrato, e a noi piace ricordarlo così.

      Io, almeno, vi ho dimostrato una cosa che sapevate già, cioè che la politica, soprattutto questa, non mi interessa. Ovviamente questo dato di fatto presenta elementi positivi e negativi. Quello positivo è che potete contare su di me. Quello negativo è che non potete contare su di me.

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    2. quand'è che basta, Fassina?

      ..all'incontro promosso da a/simmetrie Fassina sosteneva (col piglio livoroso di chi ha dimenticato a casa il foglietto con le risposte) che senza l'euro ci sarebbe una corsa alla svalutazione: "credete che gli altri staranno a guardare??"

      Ecco, allora la domanduccia è: 'gli altri' chi? La Germania?

      Perchè è lo stesso eurista che poi critica le politiche tedesche e l'euro troppo forte sul dollaro: la prima ad opporsi alla svalutazione è proprio la Germania. La Germania non correrà a svalutare. Nel frattempo stiamo svalutando la nostra economia e i nostri cervelli son costretti ad emigrare.. e dai rispettivi corpi

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    3. A proposito......
      http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2014/07/06/ue-fassina-a-padoan-italia-e-a-rischio_ff7997fe-2501-4bc2-98c8-6a432ae72e80.html

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    4. Fassina oggi intervistato su La Stampa : "L'Italia deve predisporre altre scelte rispetto al debito e la moneta" e altre bordate contro non tanto l'austerita quanto contro il meccanismo di strangolamento dell'euro. Sinceramente a me è parso molto evoluto verso la verità. Mi ha fatto piacere un po' di franchezza.

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    5. Fassina la verità la conosceva fin dall'inizio, è proprio questo il SUO problema!

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  16. Cameron che non aveva alcuna intenzione di lasciare l'Ue e forse non ce l'ha tuttora in effetti vuole fare un referendum. Solo che lo sposta sempre più in là nel tempo.

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  17. Quanto condivido questo post!
    Referendum sull'euro è come un referendum sullo stupro.
    Referendum sul fiscal compact è come un referendum sulla liceità-legittimità dell'aborto delle donne violentate e rimaste incinte.
    In entrambi i casi, ciò urta con evidenza il senso comune perchè quest'ultimo ha contezza dell'assurdità di tali posizioni di "dubbio".
    Nel caso dell'euro il senso comune non ha questa contezza. Per via di 30 anni di divulgazioni mediatiche del "tecnicismo pop".
    In cui l'idea stessa di questo referendum si inscrive, intenzionalmente o meno che sia.
    Il problema è l'eurostrabismo (cioè dividerne gli effetti dalla causa, scindendo quest'ultima da ogni attuale ruolo eziologico).

    In riferimento all'eurostrabismo dei costituzionalisti (praticamente in blocco), che ha un peso enorme, come scopriamo in sede di riforme da fare "a qualsiasi costo":
    "Ribadisco che l'eurostrabismo è tutto frutto di un "fattoide" giuridico: e cioè che il principio di (libera) concorrenza sia anzitutto corrispondente, come potenzialità realizzabile, alla realtà del capitalismo "reale" -laddove già con la crisi del '29 si evidenziò l'inadeguatezza della teoria neo-classica di fronte alla schiacciante prevalenza di oligopoli e monopoli nell'offerta. Dall'altra parte si ritiene che tale principio sia di pari dignità a quelli dell'intervento pubblico disegnati nella Costituzione economica e che la moneta sia neutrale.
    Come conseguenza di tale supposizione, svincolata da dati e adeguate conoscenze economiche, si ritiene la disattivazione della Costituzione economica (inclusa la c.d. sovranità monetaria e con essa le privatizzazioni e liberalizzazioni), uno strumento neutrale, ininfluente sui principi fondamentali della Costituzione, e come tale, "equivalente e moderno" nel perseguimento del benessere e della piena occupazione.
    Colpevolmente o meno che sia, questa concezione riesce a malapena a contrastare il riduzionismo della democrazia a "metodo" (IN CUI CAMPEGGIA IL REFERENDUM), perchè indebolisce i presupposti stessi di tale contrasto, ignorando che non la "forte concorrenza", ma la stabilità dei prezzi e il concetto di piena occupazione neo-classico siano il fulcro della costruzione europea."

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    1. Grazie per il tuo contributo al post e ovviamente a a/simmetrie.

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    2. @Quarantotto: Il referendum sul Fiscal Compact potrebbe essere utile (continuando sul versante medico) per far sospettare ad un maggior numero di persone che quello che abbiamo non è un raffreddore e neppure una bronchite e che, nonostante il medico prometta di essere in grado di fare whatever it takes, potrebbe essere il caso di fare una tac e di cambiare medico.

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    3. @Silvano

      Che bello scrivere cinque pagine e capire che non sono servite strettamente a niente...

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    4. @ Silvano
      Quindi tu al malato di cancro convinto di avere l' influenza vuoi aprire gli occhi passandogli il concetto che ha l'osteoporosi?

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    5. Ma il FiskalPakt non è un trattato? quindi non abrogabile da referendum?

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    6. Questa volta invece non mi trovo d’accordo. Il Fiscal compact comunque è inapplicabile, quindi referendum o meno verrà reinterpretato o annacquato. Qui però per la prima volta nella storia italiana abbiamo un referendum contro un Trattato europeo, contro una normativa imposta dall’Europa. Per la prima volta il popolo democraticamente si esprime su politiche economiche, finora descritte come tecniche e neutrali. Andiamo quindi nella direzione giusta. E’ un precedente importante: dopo il Fiscal compact magari si comincerà a mettere in discussione anche tutto il resto. Non risolve il problema, ovvio. Se è per questo nemmeno l’uscita dall’euro risolve IL problema (cioè la disfunzionalità del finanz-capitalismo globalizzato). Se purtroppo non si può (per ignoranza o viltà politica) affrontare un problema più grande, si affrontano i problemi più piccoli di cui quello maggiore è composto.

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    7. io mi sono veramente rotto i c........, sono troppo stanco per argomentare, ma credo di bastare cosi':
      il referendum gia' di per se' è uno strumento particolare che taglia con l' accetta i problemi (SI o NO), IN OGNI CASO è MAI POSSIBILE CHE PER APRIRE UN DISCORSO IN ITALIA bisogna parlare di referendum, tra l' altro improponibile costituzionalmente? piuttosto i qualcosisti avrebbero fatto cosa utile (visto che muovono 3 milioni di persone in una sola piazza in un giorno solo) ad assediare il parlamento in quella famosa estate di approvazione del fiscal compact. ma lasciamo perdere...
      la questione è l' informazione e la verita'. e se anche si trovasse una formulazione referendaria passabile giuridicamente (cioè da giudici in parte nominati o influenzati dalla pres della rep), già lo strumento non si presta (si io vorrei uscire... ma un salto nel buio, e poi, se vinciamo? i capitali fuggono...lo spread...l' inflazione..), inoltre la disinformazione è ancora dominante e non è con le scadenze referendarie che si serve un onesto dibattito. ma vi rendete conto che regalo faremmo ai nostri creditori e padroni? e poi, si certo...tutta colpa dei porci tedeschi. generare violenza solo per non mettere in discussione di essere stati ingannati. la ricerca della verità genera sofferenza, ma la prima verità da cercare è dentro se' stessi e non nei libri di macroeconomia o in analisi politiche da bar dello sport.

      "Una bugia non è mai un elemento rivoluzionario. La menzogna non renderà mai liberi. Questo è il punto." ALBERTO BAGNAI

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  18. @Quarantotto05 luglio 2014 20:06

    Referendum sul fiscal compact è come un referendum sulla liceità-legittimità dell'aborto delle donne violentate e rimaste incinte.

    Mi spiace ma questo paragone è proprio "cannato", in particolare se accostato al paragone precedente che invece è perfettamente in linea con lo spirito dello scritto del professore. Comunque, non voglio cominciare una discussione con lei su questo argomento sul blog del prof. Bagnai, se la cosa la interessa potremo discuterne sul suo blog...

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    1. Ma no, cambiamo paragone, per carità! Non c'è tempo per discussioni di questo tipo cui non sono minimamente interessato.
      Diciamo che è come un referendum sulla necessità (o meno) di porre a carico della sanità pubblica, costose e prolungate cure per malattie veneree trasmesse con lo stupro. L'importante è focalizzare la distinzione tra cause ed effetti e non illudersi che discutendo i secondi si possa nascondere la permanenza della prima (con la continua RIPRODUCIBILITA' DI OGNI SUO EFFETTO).

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    2. Anche ai migliori si può contestare una battuta.
      Il paragone più stringente e consequenziale potrebbe essere questo

      Referendum sull'euro è come un referendum sullo stupro.
      Referendum sul fiscal compact è come un referendum per chiedere allo stupratore di andarci più leggero

      ag

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  19. Ho il presentimento che con questa domanda sarò uno delle tante vittime del cavajere nero.

    Ma se una nostra politica espansiva favorirà l'importazione di beni tedeschi, non converrebbe ai capitalisti tedeschi di lasciarci sforare e fare referendum e amenità simili, cosi da continuare a guadagnare esportando di più?

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    1. Industria vs. finanza, non si esportano solo le merci, ma anche (e soprattutto) i capitali.....

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    2. @ porter, si è come dici ma premesso che si tratta di un vantaggio per il tedesco, emergerebbe la stupidità di chi interviene dalla Germania chiedendoci rigidità e rispetto dei limiti. Insomma a loro converrebbe lasciarci sforare un pò e poi pressarci, lasciarci sforare un pò e poi pressarci, come quando si estrae il succo da un limone.

      La mia curiosità era legata proprio a questi personaggi che continuano a chiederci solo e sempre austerità. Sono davvero ignoranti come sembra?

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    3. La Germania non è una signora bionda, ci sono interessi e visioni contrastanti, ma i numeri dicono questo:

      Finanza: BRI, Q4 2013, esposizione complessiva banche tedesche verso l'Italia poco meno di 133 miliardi di USD [da www.bis.org, BIS consolidated banking statistics on an ultimate risk basis].
      Poi ci sono i fondi pensione tedeschi, che hanno comprato (e comprano ancora) titoli di stato italiani, per avere un minimo di rendimento (con i titoli tedeschi il rendimento reale è negativo), ma non ho cifre.

      Industra: ISTAT, 2013, esportazioni complessive dalla Germania all'Italia, poco meno di 53 miliardi di euri, [da http://www.istat.it/it/archivio/125901].

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    4. Al Capitale, e quindi a chi comanda in Germania, è sempre piaciuto vederci trastullare con discussioni sul sesso degli angeli... anche a Repubblica ;-)

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    5. @Remo Checola - La mia impressione è che anche in Germania ci sia un proliferare di politici idioti che parlano senza alcuna conoscenza dell'argomento.

      @ Porter - Beh è chiarissimo che la Germania non è un entità unica, sono stato molto sintetico e poco chiaro, fondamentalmente mi chiedevo come quei gruppi di potere tedeschi portano avanti i loro interessi, e mi è chiarissmo quando leggo di manovre aggiuntive e prelievi forzosi per pagare i debiti degli Stati... nonostante tutto mi lascia perplesso come vadano avanti per la loro strada senza preoccuparsi delle possibili conseguenze che colpiranno anche loro, almeno spero.

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    6. I gruppi di potere tedeschi stanno solo difendendo i propri interessi, a discapito delle classi subalterne. Una volta, quando c'erano "destra" e "sinistra" (che qualcuno sostiene ora non esistano più) questa si chiamava lotta di classe, ora si chiamano "riforme" (Hartz docet).

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    7. è' una questione che mi sono posto e mi sono risposto così, ma è un' opinione non suffragata: il gioco dura finchè la bilancia dei pagamenti del sud non destabilizza i mercati, i quali, quando percepiscono il punto di non ritorno (l' incapacità dei cittadini e degli stati di restituire il malloppo preso a prestito), accellereranno certe decisioni politiche, ossia la fine del gioco (lo "sforamento dell' austerity" farebbe peggiorare il saldo estero). sembra che siamo agli sgoccioli, ecco forse del perchè non sappiamo darci una risposta che ci convince. Il problema è che gli ultimi atti di questa farsa produce gigantesche tragedie umane. Ha ragione GIACCHE', è il TITANIC. quando una persona ingenua sta morendo di cancro alcuni consigliano di mentire (non condivido), ma quando dopo immani TRAGEDIE UMANE, la vita comunque continua, l' unica cosa da fare, qualunque cosa si decide di mettere in atto, è divulgare la verità.

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  20. Mi dicono in tanti: "Bagnai litiga con tutti! ". Ma che colpa ne avra' Bagnai se lui capisce e "tutti" non capiscono una fava?
    Il giorno che credero' di aver capito meglio di Bagnai, abbattetemi.

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    1. Io l'ho capito a sufficienza da farmi apprezzare il richiamo costante alla ricerca della verità. In fondo è questo che divulga Bagnai: la ricerca. Del bello, del vero, delle loro (nostre) luci e tensioni. E il "pathos": come un altro mio grande maestro, lo scomparso Giuliano Preparata. Anche (?) lui litigava con tutti, perché non veniva mai meno in lui il desiderio di prestare voce alla sua verità (certo, la sua! e di quale con autenticità si può mai essere portavoce?). Oh, se era caldo, oppure freddo, ma MAI tiepido...
      Il *prudentissimo* Darwin nei suoi personalissimi taccuini annotava (nella sua consueta "contraddittorietà"): "Citare persecuzione dei primi astronomi - poi aggiungere bene primario dei singoli uomini di scienza è spingere la loro scienza solo qualche anno avanti rispetto all'epoca. (a differenza degli uomini di lettere.-) va ricordato che se sono convinti e non dichiarano apertamente il loro convincimento, fanno ritardare quanto coloro la cui opinione a loro giudizio ha impedito di far progredire la causa della verità".

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  21. “Il giorno dopo, verso mezzogiorno, la bella Aquilina si alzò, sbadigliando, stanca, con le guance chiazzate dalle impronte lasciate dallo sgabello di velluto dipinto sul quale aveva appoggiato la testa. Euphrasie, svegliata dal movimento della compagna, d'un tratto si levò gettando un grido rauco; il suo volto grazioso, così bianco, così fresco il giorno prima, era giallastro e pallido come quello di una ragazza che viene ricoverata in ospedale. Piano piano i convitati cominciarono a
    muoversi con gemiti sinistri: avevano le braccia e le gambe irrigidite, al risveglio sentivano il peso di mille stanchezze diverse. Un domestico venne ad aprire le persiane e le finestre delle sale. Tutta quell'assemblea si ritrovò in piedi, richiamata alla vita dai caldi raggi del sole che brillò sulle teste dei dormienti. Le donne, illuminate in pieno dal bagliore del giorno, offrivano uno spettacolo ripugnante: i movimenti fatti nel sonno avevano distrutto o sciupato l'elegante edificio delle acconciature e le loro toilettes; i capelli pendevano in disordine, i volti avevano cambiato espressione, gli occhi già così brillanti erano appannati dalla stanchezza. L'incarnato olivastro, così splendente alla luce dei lampadari, faceva orrore; le facce linfatiche, così bianche e morbide quando sono riposate, erano diventate verdastre; le bocche, poc'anzi deliziosamente rosse, adesso aride e bianche, portavano le tracce vergognose dell'ubriachezza. Gli uomini rinnegavano le amanti della notte nel vederle così sbiadite, cadaveriche come fiori schiacciati in una strada dopo il passaggio di una processione. Ma quegli uomini sdegnosi erano ancor più orribili. Vi avrebbe preso un brivido nel vedere quelle facce, dagli occhi incavati e cerchiati che sembravano non vedere nulla,intorpidite dal vino, inebetite da un sonno agitato, faticoso più che ristoratore. Quei visi smunti, su cui si leggevano apertamente gli appetiti materiali senza la poesia che conferisce loro la nostra anima, avevano qualcosa di feroce e di freddamente bestiale. Quel risveglio del vizio, messo a nudo, senza orpelli, quello scheletro del male, freddo, cencioso, vuoto e privato dei sofismi dello spirito o del fascino del lusso, spaventò i nostri intrepidi atleti, benché fossero abituati a lottare col vizio. Artisti e cortigiane rimasero in silenzio osservando con occhi stravolti il disordine dell'appartamento dove tutto era stato devastato, saccheggiato dal fuoco delle passioni. D'un tratto un riso satanico si levò, quando Taillefer, udendo il rantolo sordo dei suoi ospiti, tentò di salutarli con una smorfia; la sua faccia sanguigna e tutta sudata fece aleggiare su quella scena infernale l'immagine del crimine senza rimorsi.
    Il quadro era completo.
    Era la vita abietta in mezzo al lusso, un orribile miscuglio di sfarzo e miserie umane, il risveglio del vizio dopo che con le sue forti mani ha spremuto tutti i frutti della vita, per lasciarsi attorno solo ignobili avanzi o menzogne alle quali esso stesso non crede più.”

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  22. TUTTI Quelli "de sinistra" (politici, intellettuali, economisti ed elettori) dovrebbero fare solo 2 cose:
    1 leggere IL TRAMONTO DELL'EURO, per capire che era stato chiaramente anticipato che l'euro è una moderna arma di distruzione di massa;
    2 leggere il libro di Giacché ANSCHLUS, per capire che se i tedeschi non si sono fatti nessuno scrupolo ad annettere, sottomettere e schiavizzare il propio popolo, chiedergli solidarietà e collaborazione è pura utopia!
    E con la carta su cui é scritta la proposta referendaria, posso tranquillamente pulircisi il culo in mancanza di carta igienica o di un bidet.

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  23. Se non un referendum, almeno un girotondo contro l'austerità si può fare?!?

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    1. Dipende anche da chi lo propone...

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    2. Il girotondo è un pò infantile.

      Non sarebbe meglio una macumba contro l'euro?
      O un rito purificatore con sacrificio di una moneta, il quale darà alla vita tante monete quanti sono i popoli?
      O un mantra: "rivogliamo la sovranità monetaria!" che convinca quelli del fogno?

      E poi a me il girotondo non piaceva nemmeno quando ero cucciolo, ora che sono un animale adulto preferisco la libertà.

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    3. Si, Rutelli, Fassino e la Bindi si stanno già riposizionando per promuovere la riedizione dei "girotondini", questa volta contro l'austerity. Al capo del gruppo si è messo Fassina.

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  24. Ma allora sei contro la scienza democratica...
    Non ti hanno spiegato che unovaleuno, quindi il voto di Heisenberg al referendum sul principio di indeterminazione, vale come quello dell'ultra che, quando non fa a botte sulle gradinate, passa il proprio tempo alle slot machines.
    Quanta supponenza, voi accademici...non capiterete mai l'entanglement partecipativo, quello dal basso

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    1. e forse vale come quello del Caravaggio, un altro ultra da coltello e slot machine. Oggi la stima dei suoi quadri segue il principio di indeterminazione.
      https://it.wikipedia.org/wiki/La_finale_di_calcio_dei_filosofi

      che poi, secondo me: la "scienza democratica" può essere solo la divulgazione scientifica, perchè il linguaggio scientifico è altra cosa. Inoltre per una condizione democratica dev'esserci accessibilità: la possibilità, facendosi il mazzo, di diventar accademici anche dal basso, anche senza un euro, e anche dopo una scazzottata sulle gradinate del Bingo..

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    2. Piu' che democratica, termine ormai purtroppo usato a sproposito, la chiamerei scienza e fraternita'. La fraternita' impedisce al piu' colto di utilizzare la propria posizione per beneficio privato. La fraternita' non rinnega l'egoismo, non propugna quell'annullamento di se' predicato da tante religioni, bensi' promuove l'interesse comune, dall'abbattere il mammut allo sciopero generale. Purtroppo non penso che in autunno esplodera' alcunche', senza fraternita' ce ne andremo in silenzio, quiet desperation. Anche la disperazione pubblica e' pilotata dalle classi dirigenti.

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  25. unovaleuno...
    in russia sono morti 23 milioni di cristiani contro l'esercito più efficiente e "produttivo" d'europa. Secondo gli attuali criteri l'esercito nazista avrebbe dovuto ricevere un premio di produttività
    Ma per quelle povere persone nate per caso in russia nessuna commemorazione, nessun "fiore del partigiano morto per la libertà".. e tanta retorica a riscaldare. La storia riscritta dai vincitori, e in questo caso dall'Euro, sta prendendo una brutta piega, pedagogica prima di tutto, un danno di lungo periodo

    PS
    unovaleuno... ho scoperto settimana scorsa che il comandamento "non uccidere" nel vecchio testamento, dall'ebraico, andrebbe tradotto "non uccidere un uomo del tuo gruppo", l'omicidio di un uomo di un altro gruppo non è peccato, anzi. E quindi da parte mia non mi resta che ringraziare i cattivi traduttori

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  26. Allora tutto torna?!
    Pareva strano che le aste delle privatizzazioni dei gioielli di famiglia non avessero incontrato troppi consensi.
    Allarghiamo per un pochetto la cinghia in modo da peggiorare ulteriormente i conti, così poi potrò comprare a 5 quello che oggi compro a 7, tanto c'è mica fretta.
    D'altronde il ragionamento sottostante alla deflazione è questo; aspetto che il prezzo si abbassi ulteriormente per comprare.
    Solo che questo ragionamento vale solo per chi i soldi li ha, per tutti gli altri la deflazione non è una scelta.

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  27. Esatto, il referendum, peggiorando le cose, avrebbe l'utilità di aggravare il nostro stato di apnea, costringendoci a fare quello che ancora non abbiamo fatto nonostante la crisi. Oltre che farci credere di contare qualcosa.

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  28. oltre al (velatamente) citato Piga, si segnale tra i promotori del suddetto referendum -udite udite- Mariolone Baldassarri. Si proprio lui, l' eterno finto oppositore dei "governi di sinistra" di Prodi, e già suo compagno di sedute spiritiche ai "bei tempi" dell' università di Bologna quando i due erano gli allievi più "promettenti" del vero padre ideologico della (auto)distruzione socio-economica nazionale (via "vincolo esterno"): L' ultra-reazionario Beniamino Andreatta (che NON riposi in pace!)

    Non credo sinceramente che codesto referendum nasca dalla "sinistra" stile tsiprota, tanto per intenderci....

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    1. @bargazzino

      temo che tu abbia ragione.Per il resto, quanto sta avvenendo in questo periodo dovrebbe lasciarci sconcertati, ma non è così, perché siamo ormai vaccinati dall'informazione di questo blog. Un numero impressionante di avvoltoi sta girando sulle nostre teste, aspettando soltanto il momento buono, per cominciare a spolpare definitivamente questo paese. Le dichiarazioni di Tabellini e Zingales sono il segno del cambio di regime prossimo venturo, come dice Alberto con piena ragione, anche a livello di osservazione storica generale: in Macedonia il riassetto di potere dopo l'assassinio di Filippo, forse tra i congiurati c'erano anche Alessandro e mammina, fu fatto attraverso un accordo di potere con gli esponenti più in vista del vecchio regime e con l'eliminazione di altri; naturalmente a tempo e luogo Alessandro cominciò a pianificare l'eliminazione anche di coloro con cui aveva fatto il primo accordo. Da noi avverrà qualcosa di simile, sicuramente avremo a che fare con un ruolo di primo piano di Zingales e compagni, che ci racconteranno che l'euro, così come era stato fatto, non era sostenibile per l'Italia, ma che ci penseranno loro a ridare all'Italia un assetto economico conveniente: faranno a pezzi ciò che ancora rimane delle partecipazioni statali, faranno la gioia di paesi che si sognano una roba tipo ENI, penso alla Germania of course, taglieranno pensioni e assistenza e renderanno questa società molto simile a quei paesi, che chiamano emergenti e dove amano andare, per mettere a mollo le loro chiappe intorpidite dal lungo, pensoso e penoso lavoro di ristrutturazione. Ci ritroveremo con quartieri a prezzi stratosferici confinanti con quartieri semicenciosi, ma non è un problema: i quartieri residenziali possono essere tranquillamente difesi dalle guardie armate (come avviene nei paesi magnificati da questi portatori di un pensiero diverso). Naturalmente la lettura di un singolo libro di storia ci permette di azzardare una previsione banale e poco educata: ci sarà violenza.

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  29. Io propongo un referendum per bandire il termine “riforme” dalla lingua italiana.
    Cito da un importante studio del professor Willem Savonaroli, antropologo del linguaggio presso il Chattanooga Tennessee Institute (CTI):
    “Un utilizzo inappropriato e prolungato del termine “riforme” può provocare: nausea, vomito, vertigini, sfoghi cutanei, ansia, terrori notturni, attacchi epilettici, episodi psicotici, secchezza delle fauci”.
    Ancora:
    “Bisogna distinguere fra un utilizzo attivo e passivo del termine “riforme”: proprio come avviene ad esempio con i fumatori attivi e passivi, i riceventi passivi appaiono più soggetti a controindicazioni; in alcuni gravi casi abbiamo registrato impulsi omicidi incontrollabili da parte dei riceventi passivi del termine nei confronti di chi lo utilizzava attivamente”.
    E infine:
    “Noi consigliamo caldamente l’eliminazione del termine “riforme” da tutte le lingue, il che recherebbe enormi benefici sul piano personale, sociale, culturale alla popolazione mondiale. Per chiarire meglio è sufficiente citare un semplice esperimento (che tuttavia sconsigliamo vivamente di ripetere a casa, soprattutto ai minori, per via delle imprevedibili e incontrollabili reazioni che può provocare). Abbiamo chiesto ad un soggetto che stava magnificando l’importanza e l’inderogabile necessità di “fare le riforme”: “Adesso prova a ripetere quello che hai appena detto senza usare la parola riforme”. I risultati sono sorprendenti: qualcosa di simile è stato osservato solo durante i riti woodoo e gli esorcismi. Quasi l’87% dei soggetti sembrava come colpito da un fulmine nel momento in cui si rendeva conto di non avere la benché minima idea di quello che intendesse concretamente con il termine “riforme”. In alcuni ben documentati casi si sono verificati episodi di turpiloquio e glossolalia”.
    Orca paletta! Chi dice “riforme” danneggia anche te, digli di smettere!

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    1. @Emanuele Vera: concordo al 100%, bisognerebbe "ridare forma" (anche con l'aiuto di un robusto bastone) agli ossessionati, ed ossessi annessi, dalle r.

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  30. Non sono un'economista (e anzi, trovo che non sia poi così indispensabile esserlo, se lo è non soltanto uno come Monti ma anche molti di quelli che lo sostengono: diciamo che essere un economista non si dimostra una condizione sufficiente, forse neanche necessaria a servire la verità, in questi giorni...). Trovo questo post cristallino e totalmente condivisibile. Del resto non sono neanche un medico, ma non trovo particolarmente utile sostenere lei sigarette e indire un referendum contro il cancro ai polmoni. Se vuoi combattere il cancro, combatti il fumo. Se vuoi combattere l'austerità, combatti... (non sto neanche a scriverlo).

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  31. "Si può essere più perdenti di così?

    Direi di no."

    Quando si tocca il fondo, si può sempre iniziare a scavare

    Se poi le cose vanno come sembra possano andare (abolizione del Senato elettivo ed Italicum) potrebbe essere la volta buona che ci togliamo di torno la fastidiosa e ormai desueta abitudine di andare a votare.

    La sua analisi è pressoché perfetta, Bagnai-sensei ma come Lei stesso ci ha fatto notare " “le crisi sono positive perché costringono i popoli a cessioni di sovranità.” (Mario Monti).

    A mio parere, la cosa ha una sua logica: è indispensabile mettersi al riparo dalla possibilità che gli italiani si "sveglino". Quando si sveglieranno? Come dice Lei (e parafrasando il buon Stiglitz) "quando ciò che non è sostenibile si dimostrerà insostenibile".

    Peccato, mi ci ero affezionato alla democrazia...

    Chinacat

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    1. Per certo verso, consci di questa situazione, è un bene che il fiscal compact arrivi già l'anno prossimo. Prima arriva, prima l'insostenibile si dimostra insostenibile, meglio è. Peccato che ci saranno tanti morti e feriti, ma almeno vedremo prima come finisce questa farsa... e chi saranno gli attoricchi che gestiranno il palcoscenico del dopoguerra...

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  32. Ascoltarla e' stato come sempre un piacere e ogni volta il dibattito da' vita a nuovi e interessanti spunti di riflessione. Tornare in quel di Viterbo, passeggiare tra le stradine del quartiere medievale e trovare tanti negozi col cartello affittasi e' stata l'ulteriore conferma (se mai ce ne fosse bisogno) di quanto il suo lavoro di divulgazione sia fondamentale.
    Scoprire che c'era Vittorio Sgarbi a presentare il suo ultimo libro su Caravaggio e' stata una piacevole sorpresa.
    Riuscire a stringerle la mano e a presentarmi (mio marito era piu' intimidito di me!) e' stata la degna conclusione di una bellissima serata!
    Grazie Prof. di tutto e anche di questo.
    Francesca.

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  33. Per avere la massima e perenne incazzatura e la massima chiarezza riguardo l' obiettivo finale che deve sempre guidarci, ricordo che gli antesignani di questo referendum del cazzo, sono stati i due meno intelligenti, volgari e massimamente allineati, amplificatori teste di legno del sistema di potere italiano, Bipartisan, "quelli che il problema non è l' euro"; Floris Giovanni & Sebastiano Barisoni

    Grazie Prof. dell' articolo, dei riferimenti sempre efficaci e memorabili, come quello Alberto Montero Soler, e che fissa ancora una volta, (per i sordi) l' obiettivo, che va mantenuto saldamente presente e perennemente perseguito.

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  34. Dopo Taby e Zingy (riporto sotto l'ultima frase)...http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2014/07/06/ue-fassina-a-padoan-italia-e-a-rischio_ff7997fe-2501-4bc2-98c8-6a432ae72e80.html

    "Tuttavia, la rottura può essere caotica oppure possiamo provare a governarla per ridurre i danni e costruire le basi per una ricollocazione della nostra economia. Purtroppo, è ora di un piano B per l'Italia. Prima che sia troppo tardi."

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  35. "Perché invocando clemenza (cosa politicamente perdente e inaccettabile) sul piano delle regole fiscali, i simpatici colleghi critici e meno critici, montiani e meno montiani, di fatto alimentano il frame all’interno del quale il grande capitale europeo ha gestito finora la crisi"

    Ecco un altro esempio di invocazione della clemenza sulle regole fiscali.

    http://www.ilgiornale.it/news/interni/bloccata2-1035149.html

    Tra gli sciagurati quesiti referendari non mi meraviglierei di trovare pure quello sull'IMU! Forse fa pure piu' curriculum...

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  36. Leggo che alcuni dicono: meglio che arrivi, così la facciamo finita. Anch' io, facendo i conti e valutando le conseguenze dell' insostenibile F.C. dicevo: si meglio che ci si arrivi al più presto possibile e ci si arrivi con il massimo dell' integrismo fattuale, ma attenzione, dico anche, perchè gli strumenti in mano alla Troika sono potentissimi e non è detto che non vengano fatte passare cose inaudite, nel senso, come capita da quando fu istituito l' euro, mai accadute e fatte passare sulla testa dei popoli. Questi sono capaci di tutto! E non so se i popoli saranno capaci di reagire in modo adeguato; ho comunque forti dubbi sul nostro di popolo!
    Non so come se ne uscirà fuori realmente, ma intanto ricordiamoci di queste perle di Romano Prodi a Nattha Komolvadhin, ThaiPBS, per mantenerci incazzati!

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    1. Anche io ho forti dubbi sulla capacità di reazione dei popoli europei, e non credo che la partita si giochi a livello delle politiche nazionali. Come dimostra la Grecia il sistema ha messo a punto una trappola che le stesse popolazioni hanno paura ad abbandonare. La politica e le varie dirigenze nazionali sono state esautorate, la musica viene scritta da qualcun altro e loro, come fa notare qualcuno, sono lì all'ingresso a staccare il biglietto di entrata. Il dissenso non è organizzato perchè non c'è un progetto. "Si tratta di una rivoluzione senza ideologia e senza scopi definiti: in mancanza di alternative politiche, si risolve in uno scoppio di indignazione morale". Quelli che dissentono "non pensano in termini di gruppi sociali, hanno un'esperienza comune, ma mancano di un'identità collettiva". Ed è proprio la distruzione di questa identità la carta vincente del nuovo sistema di potere.
      Quindi è prima di tutto la ricostruzione di quel tessuto identitario il lavoro a cui le comunità nazionali si devono dedicare. Un lavoro che si prefigura lungo e che presuppone, comunque, la presenza di uno Stato che ne possa garantire la realizzazione ma che va anch'esso ricostruito. No, la partita, ormai, credo che si giochi a livello di strategie internazionali. Lo scontro è tra un mondo unipolare che in nome di un unico grande stato capace di garantire la pace ha sottratto sovranità ai popoli, che ha annullato i confini che definivano caratteri e identità per appiattire e cancellare storie, culture, ricchezza, e un mondo multipolare che in quanto tale quella ricchezza non potrà che rivalutare.

      Il virgolettato è preso da uno studio dell'Aspen Institute.
      http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=106237&typeb=0&-Per-fortuna-son-proteste-senza-progetto--Parola-di-Aspen

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    2. "Oggi, il sistema non interessa quasi più a nessuno. La rivoluzione attuale non è fatta di lettori; gli odierni studenti radicali si preoccupano solo di come essi stessi vivono il sistema, non della sua natura e dei meccanismi che lo governano. Non pensando in termini di gruppi sociali, questi ragazzi hanno un'esperienza comune, ma mancano di un'identità collettiva".

      Molto interessante l' articolo che hai linkato, mi ha impressionato anche quella parte che ho virgolettato sopra e che afferma qualcosa di cui sono stato personalmente testimone molte volte; ho vari amici in " Lotta Comunista " e spesso mi son trovato a discuterci. E' molto imbarazzante che loro vedano le cose che accadono in maniera tanto distante dalla realtà europea, prescindendo dalle solite tiritere su Capitalismo e USA, è insontenibile rispetto a come noi osserviamo il sistema, noi che stiamo qui! Effettivamente non hanno la minima idea di ciò che governa UEM.

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    3. The End of History and the Last Man (F. Fukuyama). La "democrazia liberale" sembra divenire piu' indiscutibile dell'origine divina dei faraoni, probabilmente perche' responsabilizza - in via teorica - l'elettore dei propri insuccessi. D'altronde sembra che l'unico progetto politico alternativo sia il gollismo.

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    4. A proposito di gollismo bisogna dire che un'assoluta autonomia da qualsiasi organismo internazionale farebbe, in questo momento, di qualsiasi nazione che si volesse rendersi autonoma dal progetto unipolare una facile preda. Non a caso la mossa vincente di Putin, in verità l'unica mossa possibile, è stata quella di rafforzare i legami politici, economici e militari con i paesi che si vogliono sottrarre dal dominio delle lobby internazionali sostenute dalla forza militare dell'esercito americano. Bisogna capire che la differenza tra i due schieramenti è tutta nella loro diversa natura, da una parte un potere transnazionale che tende a volersi globalizzare e dall'altro lo stato-nazione che cerca in tutti i modi di sopravvivere riaffermando la propria natura costituita dal legame con la forza e l'identità del popolo che lo abita.

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  37. Forse in un paio di occasioni, in 2 anni, puoi aver calcato troppo la mano con qualcuno che forse non lo meritava.
    Ma adoro il tuo pessimo carattere.
    (Gli stronzi son stronzi e bisogna che si sappia).
    Un caro saluto.

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  38. Il post non fa una grinza, come al solito.
    Si è già spiegato più volte (e se l'ho capito anch'io...) che un referendum sull'austerità (se intesa come Fiscal compact) non si può fare (tanto più adesso, che è stato inserito nella Costituzione), non ha senso farlo (perché le regole di flessibilità sono già inserite nei trattati, che consentono un margine politico di trattativa su mancato rispetto dei vincoli e relative sanzioni), ma soprattutto perché, come altrettanto limpidamente spiegato dal padrone di casa nell'audizione davanti alla Commissione Finanze, euro e austerità sono in un rapporto di causa-effetto. Non si può avere l'uno senza la seconda.
    Dopodiché, capisco lo sfogo dello stesso padrone di casa, ma lui stesso ci ha spiegato le ragioni di questo comportamento apparentemente insensato: chi ha scommesso la sua faccia politica sull'euro, presentandolo come una vittoria, non può tornare indietro. Quindi prova almeno a spostarsi di lato. Come sempre, quando si vende l'anima al diavolo, prima o poi si presenta a riscuotere...
    Piuttosto mi sorprende (ma non più di tanto, forse...) il repentino voltafaccia di Zingales, pronto a prendere le distanze dal "vincolo esterno": ma è lo stesso che in audizione davanti alla Commissione Finanze evocava il mito delle sirene di Ulisse? O ci ha mandato suo fratello? Veramente degno del miglior Silvio da Arcore (o Robero Da Crema, che quantomeno lo fa per mestiere...).

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  39. Prof, guardi e faccia vedere ai suoi figli questo video, che dimostra che la cattiveria della Ggermania era dovuta ad un fattore ... esogeno. :D

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  40. Scusate se sono OT ma volevo condividere con voi un piccolo episodio secondo me emblematico.
    Una mia amica,chimica e ricercatrice all' Enea (a tempo determinato a 35 anni ovviamente!), stava lavorando a un progetto europeo nato ufficialmente per affrancarsi dai paesi extra UE per quel quel riguarda l'approvvigionamento di alcune materie prime, tramite il riciclo e il riutilizzo dei prodotti trasformati.
    Il progetto pilota sviluppato dall' Enea prevedeva ad esempio di riciclare il Coltan da computer e telefonini dismessi.
    Tra le priorità (presunte) richieste dall' UE per ottenere il finanziamento in questione, c'era quella di rendere il progetto non solo sostenibile economicamente, ma anche diffuso territorialmente per rendere gli eventuali vantaggi sia in termini di sviluppo che in termini di riutilizzo, più proficui possibili per le microregioni, soprattutto dei paesi più svantaggiati (vedi PIIGS).
    Ed era proprio questo l'obiettivo primario del pool di ricerca dell' Enea, formare delle micro-centrali, diffuse in maniera omogenea più o meno in tutto il territorio UE.
    In contemporanea stava sviluppando un progetto analogo la Unicore, un mostro di multinazionale che si occupa fra le altre cose di riciclo, che ovviamente (pur essendo di sicuro sostenibile economicamente) proponeva un progetto di cui avrebbe beneficiato esclusivamente lei (ricordo a tutti che ha sede in Belgio e stabilimenti in Germania).
    Indovinate un po' quale progetto ha vinto il finanziamento?

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    1. Scusate il refuso, si tratta ovviamente della Umicore.

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  41. Come noi ben sappiamo er cavajere nero è francofono, però è sempre bene ricordarlo ai neofiti...

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  42. Spettacolare analisi del Prof. De Grauwe:

    http://www.voxeu.org/article/revisiting-pain-spain

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    1. Più chiaro di un raggio di sole in valle oscura; ma vedrai che diranno che UK mica è come la Sagna, loro hanno il petrolio e la finanza internazionale, e la Spagna no!

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  43. "Il debito pubblico italiano è assolutamente sostenibile, anzi in base agli indicatori elaborati della commissione è uno dei più sostenibili dell’Unione europea”.
    Forse il ministro Padoan si sta riferendo a questo studio pubblicato nel 2012, troppo presto perché i suoi risultati siano influenzati da un qualsiasi effetto del governo monti.
    Dunque implicitamente sta ammettendo che non c'è mai stato un problema di sostenibilità del debito pubblico italiano, il pagamento degli stipendi pubblici e delle pensioni non sono mai stati a rischio e quindi la giustificazione con cui venne insediato a Palazzo Chigi l'errand boy della BCE è sostanzialmente falsa, con tanto di bollino della commissione europea. Oppure: meno male che monti ha salvato l'Italia e Padoan la falsità l'ha detta ieri...
    Gli specchi si stanno facendo sempre più scivolosi per il PUD€ e i renzie boys.

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  44. In ritardo e forse un po' OT ma la frase "i qualcosisti non hanno interiorizzato un altro caposaldo della saggezza popolare, quello secondo il quale ci sono situazioni nelle quali se ti muovi fai il gioco del nemico." lo merita....
    Secondo me nemmeno il Divin Poeta avrebbe potuto esprimere lo stesso concetto con tale garbo e la chiarezza. Tralasciando l'attuale professione, e la sua passione per la musica (materia in cui, putroppo, sono poco ferrato per non dire ignorante) mi sembra che lei abbia tutti i numeri per svolgere l'attivitàdi scrittore/poeta. Complimenti davvero!!
    Per quanto riguarda il contenuto direi che è un altro di quei post veramente ben riusciti ma quella frase è storica

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  45. Ucraina, Russia, UE, Grecia, FMI, debito estero, emigrazione, sovranità monetaria, democrazia in sintesi.

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  46. Agli amici "de sinistra" sarebbe bello ricordare, oltre all'ormai celebre discorso di Napolitano sullo SME, questa dichiarazione di Tony Benn, uno che non era certo "de destra" ma che era senz'altro un vero europeo.

    I must speak about Europe because, after all, we are all Europeans. But I will not give up the right of the people whom I represent to decide the laws under which we are governed. I will not do that, and I have no right to do so. I only borrowed my powers from Chesterfield, and at the end of five years I must hand them back. It will be no good my saying, "I am handing back some of them. The rest I gave to Europe". I was going to say that I had given them to Jacques Delors, although I do not know why we always refer to him. I could say that I had given them to Leon Brittan or Bruce Millan. Why must we always concentrate on Frenchmen? I am not giving Leon Brittan, Helmut Kohl, Mr. Pöhl or anyone else those powers because they are not mine to give away.

    In saying that, I am not being a nationalist. I am an internationalist. I believe in a Europe that co-operates in harmony. But we have no right to destroy democracy in Britain to build greater power for the bankers or anybody else in Europe.

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  47. Qui mira e qui ti specchia,
    secol superbo e sciocco,
    che il calle insino allora
    dal risorto pensier segnato innanti
    abbandonasti, e volti addietro i passi,
    del ritornar ti vanti,
    e procedere il chiami.
    Al tuo pargoleggiar gl'ingegni tutti,
    di cui lor sorte rea padre ti fece,
    vanno adulando, ancora
    ch'a ludibrio talora
    t'abbian fra sé. Non io
    con tal vergogna scenderò sotterra;
    ma il disprezzo piuttosto che si serra
    di te nel petto mio,
    mostrato avrò quanto si possa aperto:
    ben ch'io sappia che obblio
    preme chi troppo all'età propria increbbe.
    Di questo mal, che teco
    mi fia comune, assai finor mi rido.
    Libertà vai sognando, e servo a un tempo
    vuoi di novo il pensiero,
    sol per cui risorgemmo
    della barbarie in parte, e per cui solo
    si cresce in civiltà, che sola in meglio
    guida i pubblici fati.
    Così ti spiacque il vero
    dell'aspra sorte e del depresso loco
    che natura ci diè. Per questo il tergo
    vigliaccamente rivolgesti al lume
    che il fe' palese: e, fuggitivo, appelli
    vil chi lui segue, e solo
    magnanimo colui
    che sé schernendo o gli altri, astuto o folle,
    fin sopra gli astri il mortal grado estolle.

    *E'solo un copia-incolla, ma pensando alla situazione attuale, tua e generale anche in relazione all'atteggiamento di tanti altri tuoi colleghi, mi sei venuto in mente e te lo dedico dal basso della mia incultura.
    Ciao.

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  48. rammento mia nonna che spargeva sull'aia saccate di grano e questi polli che razzolavano indisturbati e beccavano per ore. e ingrassavano. e più ingrassavano, più si avvicinavano al triste (per loro) epilogo della tirata di collo.

    cervelli di gallina.

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    1. Anche la mia! A Montepulciano. E poi gli tirava il collo, come Françoise...

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