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venerdì 20 luglio 2012

Oltre l'austerità


Che l’Eurozona (EZ) sia in una profonda crisi di sistema è ormai chiaro. Secondo le ultime previsioni del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), dall’inizio del 2008 alla fine del 2012 l’Europa avrà perso l’1% del suo prodotto in termini reali, e l’Italia il 6,3%. Sempre secondo il Fmi, l’EZ, nel suo complesso, potrebbe tornare ai livelli di reddito pre-crisi nel 2016, mentre l’Italia non ci sarà ancora tornata nel 2017. Da qui al 2017 la Germania avanzerà di una posizione nella graduatoria mondiale del reddito pro-capite, ma l’Italia ne perderà quattro, ritrovandosi al 33° posto (quello occupato dalla Grecia nel 2000). Sintesi: con la crisi l’EZ ha perso otto anni, e il nostro paese verosimilmente più di una decina, arretrando relativamente ai suoi principali partner, sempre che le cose non cambino in meglio. Ma un cambiamento in peggio è purtroppo più probabile.

...
















E il resto? Be', il resto ve lo leggete su MicroMega, l'organo dell'intelligentsia. È uscito l'ebook Oltre l'austerità. Dice (Sergio): " Ma tu scriveresti...". Dico (io): "Certo, come no! Però dico quello che mi pare". Dice (lui): "Certo". Confermo: "Affare fatto".

Mi sono limitato a spiegare una cosa che voi sapete già, e che ricade ampiamente nella prima legge della termodidattica ("ci sono cose che se potessero essere capite non andrebbero spiegate"): "più Europa" è una colossale presa per i fondelli. L'ho argomentato con gli argomenti a voi noti, e con un aneddoto meno noto: la palinodia di uno dei tanti bardi del "più Europa monetaria". Ma, appunto, vale la prima legge della termodidattica. Pesce (o forse, mi fanno notare, si chiamava Fisher) diceva "a fructibus eorum cognoscetis eos". Lombroso ci spiega che non è nemmeno necessario attendere i frutti. Guardateli bene in faccia, quelli che vi parlano di "più Europa". O chiedete loro, con l'opportuno garbo, qual è l'ultimo libro europeo senza figure che hanno letto. Vi diranno "Il codice Da Vinci", probabilmente (confondendo il New Hampshire col Devon, ma, porelli, pa' 'a ggeografia nun ce so' proprio portati, e manco pa' 'a mademadiga: nei loro conti due più due fa sempre cinque. Del resto, ignorare la matematica e collassare la musica al gez sono le due precondizioni perché un truzzo di belle speranze possa aspirare al ruolo di intellettuale nelle cerchie piddine).

A vultibus eorum agnoscite eos (scusate, io sono un po' più pragmatico e imperativo - e un po' meno futuro - di Fisher... Sapete, sono econometrico, e per me il problema dell'identificazione - dei parametri o delle fetecchie - è un problema importante e complesso, ma dalla soluzione spesso molto semplice).

Voi, alla stessa domanda, spero possiate presto rispondere: l'ebook Oltre l'austerità, edito da Massimo Pivetti e Sergio Cesaratto (santi subito). Non è necessario, poi, che sia vero: è necessario che ci facciate pubblicità. Magari non leggetelo: ma fatelo leggere!

Ah, sì, naturalmente il titolo iniziale era: "Oltre l'austerità, ci pigliano pure per il culo". Poi però, come dire, sapete, immaginerete, bisogna mediare... Non si parla di corda a casa del boia...

18 commenti:

  1. professore.. non riesco ad avere gli aggiornamenti.. qualcuno potrebbe illuminarmi?

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  2. Prof. ho una domanda.
    Pag. 129 del libro "Oltre l'austerità"
    non le nego che sono stato subito attratto dal capitolo quale spesa pubblica di Antonella Palumbo. Bene a pag. 129 la Palumbo dopo aver bene argomentato sui benfici che la spesa pubblica genera sulla domanda interna e quindi sulla crescita, tira fuori un grafico relativo al periodo gen. apr. 2012 sul saldo negativo che l'Italia accumula soprattutto in termini di importazioni di materie energetiche. In funzione di questo valuta come del tutto marginale o risibile il ritorno alla lira poichè deteriorerebbe solo la capacità di spesa dei salari nei riguardi delle merci internazionali (penso si riferisca soprattutto a gas e petrolio). La mia riflessione però è questa... Il periodo preso in esame è sicuramente uno dei più negativi dal punto di vista commerciale. Fermo restando che una quota fissa di energia la dobbiamo comunque importare anche se produciamo di meno, in periodi di espansione questa spesa aumenterebbe ma secondo me in maniera più alta anche l'export dei beni da noi prodotti soprattutto in virtù del fatto che per riottenere valori decisamente più positivi sia a livello di domanda interna che di export una svalutazione della nostra valuta rispetto a quella della Germania favorirebbe l'aumento di entrambe. Forse questo non è un ragionamento europeista ma forse la Germania stessa ha ragionato in questi termini prima? Sul fatto poi che esista la necessità di stimolare la domanda interna attraverso la spesa pubblica non ci piove anche perchè è l'unica fonte sicura di stimolo ma sarebbe inutile se prima non tornassimo a valute nazionali in tutti i paesi UE.

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    1. Non sono d'accordo con molte delle asserzioni dei miei coautori, va da sé. Ho riflettuto a lungo, come sempre faccio, sull'opportunità di partecipare a un progetto che naturalmente si sarebbe presentato come un "volemosebbenepiùEuropacisalverà". Lo ho fatto perché ho avuto corrette assicurazioni che avrei potuto dire quello che volevo, e l'ho fatto. Come l'ho fatto io, così ovviamente può e deve farlo chiunque altro. Il giudizio non può essere mio, deve essere necessariamente della Storia. Va anche detto che a me pare (ma non ho avuto modo di leggere tutto il testo) che le posizioni "signoramialabilanciaenergetica" o "signoramial'inflazzzione" siano minoritarie, e che dal testo (mi dice Sergio) emerga un messaggio chiaro. Vale sempre l'accorgimento di andare vedere chi ha pubblicato cosa e dove, traendo da ciò le debite conseguenze. Ma se non avete voglia di farlo, forse può anche bastare un minimo di ragionamento. Con l'occasione, mi pregio di citarti il messaggio che ho inviato alla lista dei coautori ieri:

      "vorrei sapere se pensate di reagire in qualche modo al fatto che (come mi dice Paolo Becchi) fra oggi e domani si approverà il fiscal compact, in anticipo rispetto a tutti gli altri paesi europei e senza un minimo di straccio di discussione pubblica, né di risalto sulla stampa. Si tratterebbe, insomma, della riedizione dell'approvazione del trattato di Lisbona. Vi risulta sia corretta questa informazione? Io l'ho verificata qui:

      http://www.camera.it/187.

      Se è corretta, cosa possiamo fare per parlarne, per diffondere almeno noi questa notizia? Si capisce un po' meglio adesso quello che scrivevo l'agosto scorso sul Manifesto, cioè che l'euro è uno strumento fascista di lotta di classe? Vogliamo continuare a sdilinquirci sul rischio inflazione in caso di uscita, come fa Brancaccio (with all due respect), o vogliamo fare qualcosa per riprenderci il nostro paese ed evitare che la gente si ammazzi (o almeno fare in modo che si ammazzi per la cosa giusta)?

      Sono molto preoccupato. Spero condividiate questa preoccupazione. In caso contrario, scusate il disturbo.

      Alberto"

      Nessuno ha risposto tranne Sergio. Questo spiega (a istwine che le ha lette) le mie parole nell'ultima lettera che ho scritto al mio amico Tony Thirlwall (il quale, lui, è ovviamente favorevolissimo allo smantellamento dell'euro).

      Il periodo è complicato, ma anche semplice. Se qualcuno non si pronuncia contro l'euro, sapete da che parte sta. Se ci pensate, anche il 7 settembre (del 1943) il periodo era complicato, ma classificare la gente era semplice. Vedrete che il 9 settembre tutto diventerà più difficile: tutti l'avranno detto!

      Le tue considerazioni, comunque, secondo me (che ho solo vent'anni di esperienza di analisi controfattuale con modelli econometrici del commercio estero e dell'eurozona) sono corrette. Ho visto proletari bere vino di Frascati. Non li ho mai visti bere petrolio. Magari un'occhiata a una tavola input-output, o a quello che è successo nel 1992, potrebbe rassicurare tanti tremebondi.

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  3. Va bene prof. allungheremo la lista di quelli cui andar a render conto il 9 settembre. Noi che sappiamo chi l'aveva detto davvero!

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  4. http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/1-euro-crac-come-per-la-mafia-seguite-il-movimento-dei-soldi-e-capirete-41791.htm

    Sempre sveglio Dago! Ad agosto previsto prestito forzoso o megapatrimoniale.....

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    1. Sì, ma anche Quarantotto ce l'aveva detto stamane, da altra fonte. E un altro lettore ieri... Insomma: lo sapete com'è: quello che c'è nun se po' nisconne...

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  5. http://icebergfinanza.finanza.com/files/2012/07/spain.jpg

    Facile esportare facendo credito a dogs and pigs (a proposito)!

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  6. @Marco Bessi.. sono cavolate i discorsi dell'energia per il semplice motivo che è quotata in dollari.. e non penso che svaluteremmo più di quanto faremmo con il marco?
    O no?
    e poi anche grazie agli incentivi ci sarebbe una riconversione energetica del paese!
    il problema di fondo è che questi ragionano per marginalità.. la cosa è corretta quando si tratta di prendere la singola azienda o settore ma non per l'intero paese!
    faccio un esempio: io supero la concorrenza importando una "materia prima" ma cosa succederebbe se uscissimo dall'euro e svaluteremmo? mi ritroverei a pagarla il 25% in più e e per me sarebbe un dramma!
    ma per le aziende che producano quella "materia prima" (in italia)nel loro processo produttivo si tratterebbe di ritornare in auge con la differenza che a livello nazionale avremmo importazioni inferiori e quindi maggiore "circolo" di ricchezza all'interno.

    Così, come dimostra l'esempio della Francia che in inverno consuma più energia elettrica del Nord d'Italia per riscaldarsi ("tanto abbiamo il nucleare"), un calo delle importazioni da un lato (anche sul versante energetico), un'accelerazione della riconversione energetica (con le nostre società che producono pannelli solari che diventerebbero concorrenziali grazie alla riduzione dei loro prezzi del 25% RISPETTO a quelli esteri e quindi garantendo più lavoro), la riduzione delle importazioni di altri beni AGGIUNGENDO un leggero aumento delle esportazioni (o una minore riduzione)...
    ragazzi, intanto incominceremmo a risalire la china!
    E quando incominci a vendere e avere margini hai soldi che risparmi per poter poi investire dopo (toh, chi vende di più ha costi inferiori.. ma chissà perché!)

    l'inflazione più elevata costringerebbe a politiche meno da rentiers e più da produttore..

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  7. Salve Prof. Volevo chiederle un parere su questo articolo di Emiliano Brancaccio:

    http://www.emilianobrancaccio.it/2012/07/17/gli-intellettuali-di-sinistra-e-la-crisi-della-zona-euro/

    E' vero che per uscire "bene" dalla zona euro dobbiamo introdurre limiti alla circolazione dei capitali, delle merci e alle acquisizioni estere? A me il discorso di Brancaccio non piace, mi sembra una spirale pericolosa. Io sostengo l'uscita dalla moneta unica ma non mi piace l'idea di fare crollare il mercato unico. Però non mi sembra proprio che si possa accomunare Brancaccio a quelli contrari all'uscita. L'economista sannita fa un ragionamento diverso da tutti gli altri (vedo pure che non è presente tra gli autori dell'ebook di Micromega). Può dirmi se per Lei il mercato unico europeo deve restare in piedi o no? Grazie. Lorenzo

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    1. Ci sto lavorando, ma tu, però, leggiti le istruzioni per l'uso. Non ci sei solo tu al mondo, lo capisci? Se non capisci almeno questo, non farmi domande delle quali fatalmente non capiresti la risposta. Due domande in due giorni sullo stesso argomento sono una mancanza di rispetto per il lavoro che sto facendo. E io non sono quello che porge l'altra guancia, mi dispiace: ho tanti difetti, ma questo proprio no. Quindi abbi la compiacenza di attendere fiducioso, o recati altrove. Scusa, sai... colpirne uno per educarne cento, non è poi una cattiva idea...

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    2. (ah, naturalmente senza contare il fatto che a questa domanda questo blog ha già risposto, cosa della quale né te né Brancaccio siete consapevoli... ma fra un po' lo sarete, oh, se lo sarete...).

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    3. Caro prof. non si incazzi con l'amico sopra. E' da qualche giorno che volevo commentare l'articolo di Brancaccio. E voglio farlo evidenziando come, proprio dalle domande che si fa l'autore e dalle risposte che lo stesso si dà, emerga una posizione di Brancaccio non distante da quella di Goofy, sebbene poi non abbia il coraggio di spingersi fino in fondo e con coerenza rispetto all'analisi proposta.

      Cerco di sviluppare il mio ragionamento: dopo aver sostanzialmente confutato le tesi degli economisti di sinistra del famigerato slogan "senza l'euro sarebbe la catastrofe", semplicemente dicendo che tali autori non portano nulla di concreto a sostegno delle proprie tesi, scrive Brancaccio:

      "Nell’arcipelago degli intellettuali ed economisti di sinistra c’è però anche una posizione alternativa. Questa è sostenuta da chi ritiene che da un’uscita dalla zona euro si potrebbero trarre molti più vantaggi che svantaggi. Questa tesi viene in genere supportata con evidenze tangibili per l’Italia e per almeno alcuni degli altri paesi periferici dell’Unione."

      Quindi tra le due posizioni descritte da Brancaccio, solo la seconda porta delle evidenze "tangibili".

      Vediamo ora quali sono le perplessità dell'autore sull'uscita dall'euro e quali soluzioni propone o meglio su quale dibattito sarebbe opportuno concentrarci:

      "1) In primo luogo, il trapasso da un sistema di cambi fissi a un sistema di cambi flessibili viene solitamente anticipato e seguito da ingenti fughe di capitale all’estero. Una più agevole gestione della transizione richiederebbe allora il ripristino di efficaci meccanismi di controllo dei movimenti di capitale."

      Noi Goofy credo siamo completamente d'accordo, quindi il primo punto di Brancaccio è in realtà un invito, non credo al prof. Bagnai, ma probabilmente ad altri economisti che pur intuendo che l'unica strada è quella dell'uscita, poi non si spingono fino in fondo a dire che senza una regolamentazione dei movimenti di capitali la semplice uscita non risolverebbe molti dei problemi che abbbiamo.

      Continua....

      Elimina
    4. ...continua

      Vediamo il secondo punto:

      "2) In secondo luogo, bisognerebbe tener conto del fatto che l’uscita dall’euro potrebbe comportare una caduta della quota salari e dello stesso potere d’acquisto dei salari anche in presenza di un’inflazione moderata. Se la dinamica dei rapporti di forza tra le classi sociali genera salari nominali stagnanti o addirittura declinanti, gli effetti di un’uscita dall’euro sui prezzi e sulla distribuzione potrebbero risultare tutt’altro che trascurabili. La caduta della quota salari negli anni successivi all’uscita dallo Sme è indicativo, in questo senso. Affermare che tale andamento sia stato dovuto all’accordo sul costo del lavoro, senza alcun nesso tra questo e lo sganciamento dal sistema dei cambi fissi, mi fare francamente azzardato. Il problema che dunque si pone, almeno dal punto di vista degli interessi del lavoro subordinato, consiste nella individuazione di criteri che consentano di evitare che il peso di un deprezzamento del cambio si scarichi interamente sui salari."

      Credo sia un problema assolutamente da non trascurare, ma vediamo come risponde lo stesso Brancaccio:

      "L’ideale, naturalmente, sarebbe il ripristino di meccanismi di indicizzazione dei salari e di controllo amministrativo di alcuni prezzi “base”. Ma anche la ricerca di alleanze finalizzate alla reintroduzione di limiti alla libera circolazione delle merci, che consentano di controllare maggiormente la dinamica del cambio, è una delle opzioni possibili."

      Perfetto credo che anche su questo noi di Goofy possiamo concordare.

      E vediamo allora l'ultimo punto evidenziato da Brancaccio:

      "3) Infine, un terzo aspetto che andrebbe meglio specificato è quello relativo al valore dei capitali nazionali. La letteratura sui “fire sales” successivi a una svalutazione segnala che i prezzi antecedenti a un deprezzamento scontano solo in parte gli effetti del medesimo. Ciò implica che dopo una eventuale uscita dall’euro il valore degli assets nazionali potrebbe precipitare ulteriormente, al punto da creare condizioni favorevoli per acquisizioni estere a buon mercato. Pertanto, se si vuole che l’uscita dall’euro non venga fatta coincidere con una perniciosa svendita di capitali nazionali, bisognerebbe limitare anziché favorire le acquisizioni estere."

      Su questo punto, a parte le ovvie considerazioni emerse svariate volte dal prof. sul fatto che la svendita sta già avvenendo ora a causa della riduzione dei valori di borsa delle principali aziende italiane (comprese, anzi soprattutto le grandi banche italiane), possiamo anche qui concordare con Brancaccio quando afferama che "bisognerebbe limitare anziché favorire le acquisizioni estere".

      Alla fine della fiera credo che si possa dire che Brancaccio legga Goofy, ne rielabori in chiave mediaticamente accettabile (vedi sua partecipazione a talk e trasmissioni solitamente off limits a certe posizioni) i contenuti, che però nella sostanza rimangono gli stessi.

      Quello che direi personalmente a Brancaccio se mi capitasse l'occasione è che sarebbe corretto da parte sua citare la fonte da cui elabora certe analisi (sic!) e soprattutto che abbandonasse la sua proverbiale prudenza e si schierasse senza se e senza ma a favore dell'uscita dall'euro.

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    5. Ho pubblicato il tuo commento a puntate solo perché sei tu. Unica eccezione. Quello che penso lo ho scritto nel post successivo, e credo sia abbastanza chiaro (a differenza di quello che pensa Brancaccio).

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    6. Porcaccia miseriaccia, avevo scritto un papiro per risponderle, ma al momento di pubblicare il commento la linea adsl mi ha abbandonato facendomi perdere tutto!
      Ad ogni modo riepilogando volevo dirle: come è umano lei!!! Onorato di essere l'unica eccezione. Non volevo prendermi delle libertà non ammesse dalle regole del blog, solo che per sviluppare il mio ragionamento avevo bisogno di più caratteri di quelli ammessi dalla piattaforma. Mi scuso e cercherò di evitare in futuro. Telepatia: mentre inviavo il mio commento lei postava l'articolo su Brancaccio. Infine credo che al netto di alcune sfumature io e lei siamo assolutamente d'accordo sull'economista dell'università del Sannio, o no?

      p.s.: mi saluti tutti gli etilisti romani, mi sarebbe piaciuto molto essere in vostra compagnia.

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  8. Guarda, ho letto subito Bagnai, poi Cesaratto e Zezza. Il resto con calma. Non ho capito bene a quale sinistra ci si appella nell'introduzione: "Una dura battaglia dovrebbe dunque ora svilupparsi nella sinistra europea perché finalmente rompa con gli interessi dei ceti dominanti, che essa ha indubbiamente servito nel decennio in cui è stata maggioritaria in Europa e in cui non a caso ha preso forma l’unificazione monetaria".

    Mi sembrano considerazioni un po' di circostanza le prime (una dura battaglia dovrebbe....) ma siccome per il resto Cesaratto gliele canta come si deve diciamo che si può sorvolare.

    Per me il punto alla fine è questo, sia pure espresso con moderazione: "E’ allora ragionevole domandarsi se il ritorno ad una maggiore autonomia economica e monetaria nazionale, pur se provocato da circostanze esterne al nostro paese, non potrebbe risparmiarci una buona parte di quelle devastazioni".

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    1. Io ho scritto la parte mia e dato consigli solo se richiesti su alcune parti altrui, non avendole lette tutte. Ora leggerò. Certo che il tempo degli appelli è finito nel settembre 2008. Ma va da sé che ognuno cerca la sua strada...

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    2. Ecco questa è l'introduzione al libro che avrei voluto leggere. 2+2=4.

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