martedì 12 luglio 2022

Quando vedete...

...uno che guida la sua macchina da solo, coi finestrini chiusi e la mascherina, potreste essere portati a schernirlo, potreste pensare che sia del PD, che sia così intellettualmente sguarnito da restare succube di quell'impalcatura di racconti terroristici che in questi giorni vediamo crollare sotto il proprio peso.

Ma potrebbe anche essere una persona che ha perso un parente, che lo ha visto morire, o non lo ha visto perché glielo hanno impedito, o che ha una patologia grave, o semplicemente uno distratto (a me è capitato tante volte di tenermela addosso uscendo dal Senato, anche quando all'aperto non era più obbligatoria).

Voi non sapete chi avete davanti, non lo sapete mai, non lo sapete più di quanto sappiate chi siete voi stessi.

Sospendere il giudizio non è mai un errore.

(...votare PD lo è sempre, anche senza mascherina...)

Seguiti delle puntate precedenti...

Meglio perdere un nemico che una buona risposta (parte seconda)

(...in attesa del catartico momento Wagner, o del non meno risolutivo voto sull'emendamento salva ecc., visto che la politica è mediazione, sono tornato accompagnato da uno di voi, perché voi avrete tanti difetti - più di quanti io ne potessi inizialmente ipotizzare - ma un pregio ce l'avete, ed è determinante: siete dappertutto, ma proprio dappertutto: in ospedale, nel feudo, e all'osteria...)

[Al termine di un esame che non descrivo perché potrebbe urtare la sensibilità di alcuni di voi (hint: non si fa in sedazione profonda, quindi non è quello che stanno pensando i più maliziosi di voi...), durante il quale ero stato inerte come un gatto di marmo...]

Il professore: "È stato bravissimo!"

Io: "Me lo dicono tutti." Pausa. "Peccato che poi non mi stiano a sentire."

Il professore: "E la cosa più fastidiosa è quando ti dicono: avevi ragione tu!"

Io: "Intuivo che avessimo parecchi punti di contatto".

Tagliacozzo (ecc.): una storia europea (parte seconda: lo spoil system)

(...vi capita mai di apprendere accidentalmente un nome che non avevate mai sentito, sia il nome di una strada, di una persona, di una località, e da quel momento tutti i vostri itinerari, che prima l'avevano ignorata, come per incanto si trovano a passare per quella strada, tutti i vostri amici, che prima non ve ne avevano mai parlato, conoscono quella persona, e tutte le persone che incontrate hanno le loro origini, o passano le loro vacanze, o hanno i loro parenti, in quella località? Ecco: a me è successa una cosa simile con la storia di Carlo d'Angiò, il figlio di Luigi VIII, cioè il fratello di San Luigi, quello dei Francesi, appunto...)

Due giorni dopo aver rievocato i noti eventi del 23 agosto 1268, preceduti nel 1266 dalla distruzione dell'Aquila ad opera di Manfredi (che essendo di Svevia ce l'aveva su col papa, che invece era sostenuto da quelli di Francia), con successiva ricostruzione ad opera di Carlo d'Angiò dopo la sconfitta di Manfredi nella battaglia di Benevento (una specie di battaglia di Azincourt alla rovescia, con gli svevi a cavallo e i francesi armati di archi a frecce), mosso da sincera amicizia mi sono spinto a sud, oltre Benevento, in una città rasa al suolo da Manfredi per la sua fedeltà al papato (tanto per cambiare) e ritirata su da Carlo d'Angiò, appunto dopo la battaglia di Benevento.

È lo spoil system, bellezza!

Ma naturalmente, visto che ormai la storia di Carlo e di Manfredi m'era entrata in testa, la incontravo ad ogni cantone.

Lasciato l'importante (ma soprattutto fresco) centro del mondo (vengono da lì due importanti pezzi di deep state, il mio assistente legislativo, e il consigliere della mia commissione - cui non ho mai chiesto se sia angioino o svevo...), mi sono addentrato a sud verso un altro feudo. Il castello, importante, è chiuso per varie dispute fra provincia, comune, eredi, ecc.


Mi avvicino a un gruppo di persone vagamente ciangottanti in inglese, e chiedo: "Ma si può visitare?" Risponde un autoctono: "Ma lei è...". Io: "Sì, sono Alberto Bagnai". Lui: "E che ci fa qui?" Io: "Sai, sono un musicista, volevo visitare un collega." Lui mi spiega che non c'è niente da fare, ci beviamo un'acqua brillante (esiste ancora!) e poi con tre ore di autostrada torno nel forno...

E Carlo?

Questa parte dell'aneddoto è in quota: siete dappertutto. Siete nelle primarie strutture ospedaliere della capitale, ma siete anche nei feudi del Principato Ultra, e siete anche all'osteria (ma di questo parliamo dopo). Ora viene la parte Carlo d'Angiò. 

Questa mattina, dopo aver passato la serata di ieri a difendere la social media manager di se stessa, cioè Alessia, dai turpi attacchi di persone dalla vita troppo arida per poter capire che qui si è raccolta una nuova umanità, ho risposto alla social media manager di Sophie che mi chiedeva di che casa fosse questo stemma:


e la G non è di nessuna casa: è del comune di Gesualdo. Lo scudo della casa è questo:


ed è d'argento al leone di nero accompagnato da cinque gigli di rosso: le armi dei principi di Venosa

Il leone, come ognuno di voi sa, viene dal Guiscardo, duca di Puglia e padre di Ruggero Borsa, cioè nonno di Guglielmo d'Altavilla, ma non questo, bensì questo, cioè il primo signore di Gesualdo, e in quanto tale capostipite di un musicista noto per una sua applicazione piuttosto snella del diritto di famiglia dell'epoca ("uccidete questo vile e questa puttana!"). Si pone il tema di dove venissero i gigli, che la social media manager di Sophie pensava fossero di Firenze, ma non potevano esserlo, perché il giglio di Firenze è bottonato:


mentre in tutta evidenza i gigli che accompagnano il leone dei Gesualdo sono gigli di Francia:


che hanno un'origine meno bucolica e più marziale (pare). Il primo a esibirlo fu Luigi VII, e quindi lo portava anche il suo bisnipote Carlo (d'Angiò):


e c'è da pensare che i Gesualdo il giglio se lo siano meritato quando, dopo che Corrado IV lo svevo aveva restituito a Elia II Gesualdo il feudo, che era finito a dei tedeschi di passaggio, Elia aveva pensato bene di tradire lo imperatore per il papa, causando una certa irritazione nell'imperatore, ma guadagnandosi le simpatie di Carlo d'Angiò (sempre lui), che quindi, dopo la battaglia di Benevento (sempre quella), lo consolidò nelle sue terre e vi aggiunse qualche pezzetto. Ho come l'idea, ma qui mi servite voi, che oltre a essere dappertutto sapete anche tutto, che nello scudo dei Gesualdo i gigli siano rossi per lo stesso motivo per cui sono rosse le palle (dello scudo dei) Medici.

Ecco: diciamo che fra 756 anni dei nostri governi "tecnici" vi sarà meno memoria che di Carlo e Manfredi, nonostante che i primi da soli abbiano fatto quasi più danni dei secondi in due...

All'osteria

...e come Leporello del Don Giovanni la chiudiamo all'osteria.

Centro di Roma: caldo, umidità, e C4H4O2 fuori scala...

Ci alziamo per andare a pagare il conto e "Lei è Bagnai!" Io: "E tu come lo sai?" Il cuoco: "Io seguo le sue dirette, e votavo per voi, prima che sosteneste questo Governo". E io: "Amico caro, se mi segui sai come la penso, visto che lo sanno tutti!"

(...prova:

== Lega apre a Draghi con condizioni, in segreteria 'Proviamoci' =  AGI0977 3 POL 0 R01 /

 == Lega apre a Draghi con condizioni, in segreteria 'Proviamoci' =

 (AGI) - Roma, 4 feb. - Come sempre, l'ultima parola spettera' a Matteo SALVINI ma il 'conclave' della Lega da' una chance all'esecutivo di Mario Draghi. Nella riunione della segreteria politica del partito, durata circa un'ora e mezza, gli interventi piu' scettici sono solo un paio, viene riferito, quello di Alberto Bagnai e quello di Armando Siri. Mentre tutti gli altri dirigenti condividono l'idea di non chiudere alla possibilita' di un sostegno al nuovo governo, seppur con condizioni nette su contenuti, persone e durata. Il primo a intervenire e' Matteo SALVINI che esprime il suo pensiero - sostanzialmente non molto diverso da quello esplicitato in pubblico. E' una scelta "difficile", riconosce il segretario leghista. I suoi dubbi maggiori riguardano la possibilita' che un esecutivo guidato dall'ex governatore della Bce "cancelli quota 100" o sia composto da ministri del precedente governo, "come Luciana Lamorgese", cita, per esempio. Non diciamo ne' si' ne' no, andiamo a sentire cosa ci dice, aggiunge il capo della Lega, che, sabato alle consultazioni intende portare i cinque punti tematici posti gia' nei giorni scorsi: nessun aumento delle tasse, riforma della giustizia, avvio dei cantieri, rottamazione delle cartelle di Equitalia e piano vaccinale "serio". SALVINI ribadisce anche che la Lega vuole le elezioni e che si aspetta garanzie sulla durata dell'esecutivo che dovrebbe formarsi. Poi da' la parola al suo vice, Giancarlo Giorgetti, il quale ribadisce quanto sostenuto da mesi, ovvero che quello di Draghi, nella situazione economica e sociale drammatica in cui versa il Paese, e' un treno che non si puo' certo perdere. Anche Luca Zaia e' tra i piu' favorevoli. "Valutiamo seriamente il sostegno a Draghi in maniera responsabile e discutendo di impegni programmatici", dice il governatore veneto. Seguono diversi interventi, quasi tutti i governatori sono collegati. E non c'e' un 'no', qualche riserva maggiore di Bagnai e Siri. "Sostanzialmente abbiamo detto un 'Proviamoci' con riserva", spiega un 'big', "la ragione che piu' ci convince e' una: sarebbe piu' difficile spiegare un 'si'' che un 'no' ai nostri elettori". (AGI)Fed 041840 FEB 21 NNNN

...de hoc satis).

"Quindi che cosa vuoi che ti dica? Se mi fido io, puoi fidarti anche te: se non ti fidi, va bene lo stesso..."

Segue ampio dibattito sull'effetto controproducente delle sanzioni ecc. (insomma, quei meravigliosi momenti in cui mi spiegate le cose che so meglio di voi).

E così, in epanadiplosi, si chiude il post, partendo da dove eravamo partiti: "La cosa più fastidiosa è quando ti dicono: avevi ragione tu!"

E siccome è più fastidioso per loro (quelli "bravi", quelli "credibili") che per te, in fondo è quasi meglio che non te lo dicano.

La storia va dove deve andare: le scelte sbagliate si pagano, ma non tutti i cambi di casacca sono premiati dagli eventi.

Stretta è la foglia, larga la via, dite la vostra che ho scritto la mia...

domenica 10 luglio 2022

L'astrologia non è una scienza

Lo dimostra il fatto che io e Burioni siamo nati nello stesso giorno, ma a me non verrebbe mai in mente di deridere una ragazza disabile su Twitter, in assenza peraltro di qualsiasi provocazione o attacco (che comunque difficilmente scriminerebbero una condotta simile).

D'altra parte, quello che non conosceva la geografia delle aree interne lo aveva detto:


Lo cielo i vostri movimenti inizia;

non dico tutti, ma, posto ch’i’ ’l dica,

lume v'è dato a bene e a malizia,

e libero voler; che, se fatica

ne le prime battaglie col ciel dura,

poi vince tutto, se ben si notrica.


Quando perde un motivo c'è, e qui da noi credo sia sempre quello:


Ben puoi veder che la mala condotta

è la cagion che ’l mondo ha fatto reo,

e non natura che ’n voi sia corrotta.


Se posso spezzare una lancia (senza dirvi, ovviamente, dove la spezzerei), vi esorto a considerare un dato antropologico: tante sono le forze che hanno congiurato nell'instillare in questa persona dagli orizzonti culturali estremamente concentrati l'osceno delirio di onnipotenza che si è palesato nella ributtante esternazione odierna.

Possiamo citare il corteggiamento da parte del Partito Democratico (non a caso, il partito che aveva esortato a "votare la scienza", costringendomi a scrivere un post per spiegare, ex multis, che cosa la scienza fosse). Possiamo citare il servo encomio di quegli intellettuali "organici" (nel senso di compostabili, come ognuno di noi) che lo paragonavano a un moderno Galileo:


Ma soprattutto dobbiamo citare il codardo silenzio della Commissione cosiddetta antidiscriminazione, che nonostante i miei ripetuti interventi pubblici e privati in tal senso ha sempre rifiutato di porre attenzione alle reiterate incitazioni all'odio nei confronti di un "gruppo target" creato ad arte per portare la croce dei fallimenti annunciati nella gestione governativa della pandemia: i cosiddetti novax.

I fallimenti erano stati annunciati da me in aula qui:

per chi se lo fosse dimenticato.

Di simili atti di odio il nostro è stato plurime volte autore (li ha repertoriati con cura questo account Twitter), ed esattamente in quei termini che la "Commissione amore" in teoria stigmatizza (ad esempio, la deumanizzazione del gruppo target: ricordate i cosiddetti novax paragonati a sorci?). In pratica, però, la Commissione ha consentito simili prassi senza fare un fiato, giungendo anzi fino al punto di inserire nella bozza di relazione finale un passaggio che a sua volta burioneggiava, stigmatizzando la "sfiducia epistemica" della plebe, che poi sarebbe il non fidarsi delle fake news di Stato che tutti ormai riconoscono come tali (anche se nessuno sa come venir fuori da questo imbarazzo), come il famoso "non ti vaccini, ti ammali, muori" (è ormai noto a tutti ed era noto all'epoca che il vaccino non immunizza, quindi se ti vaccini ci sta benissimo che ti ammali, è da sempre stato chiaro, e quindi era chiaro all'epoca, che la letalità della malattia non è pari al 100%, quindi se ti ammali ci sta benissimo che non muori).

Questo ovviamente non significa che la strada intrapresa non avesse, nelle condizioni date all'epoca, un senso, che ho spiegato in aula citando correttamente i numeri:

ma significa che il modo in cui la si è intrapresa, comprimendo libertà fondamentali, ingiuriando e discriminando persone che meritavano come - quasi - tutte rispetto umano, giungendo a violare regolamenti europei pur di sabotare una farmacovigilanza degna di questo nome, come ho altresì spiegato in aula:

e soprattutto rifiutandosi di approfondire il tema delle terapie e della corretta gestione domiciliare dei pazienti COVID (sul quale stavamo spingendo da aprile 2021) era un modo inaccettabile e fallimentare.

E infatti ha fallito, e gli strascichi di questo fallimento ce li porteremo dietro a lungo, come una consultazione anche affrettata della stampa locale può chiarire a ognuno di noi.

De hoc satis.

Il punto che qui mi preme sottolineare è che mai e poi mai una persona minimamente attrezzata dal punto di vista culturale avrebbe trasceso fino al punto di aggredire una donna disabile se il clima culturale creato dai media, fomentato da "giovani ricercatori" come quello sopra citato, e ampiamente tollerato dalla Commissione "antidiscriminazione", non avesse sdoganato l'idea che "uccidere un novax non è un reato". Ne abbiamo parlato qui. Anche escludendo, come ormai dobbiamo escludere, che un minimo di cultura porti con sé un minimo di carità, anche ammettendo che di norma e in media, purtroppo, vale il contrario, solo un completo cretino (e il mio coetaneo certo non lo è!) potrebbe aggredire in pubblico una donna disabile, a meno che non fosse successo qualcosa che lo legittimasse a ritenere socialmente accettabile questo comportamento.

Questo "qualcosa" è chiaramente individuabile nell'approccio per "gruppi target" che la Commissione  antidiscriminazione ha propugnato e affermato nel suo documento conclusivo. Affermare questo approccio, figlio di una barbarie culturale e giuridica che ha radici in altri Paesi, meno avvezzi di noi a riflettere sui fondamenti del diritto, significa dialetticamente affermare la libertà di odio, di ingiuria, verso chi appartiene a un gruppo "non protetto", come quello dei novax in cui il nostro ha evidentemente catalogato la nostra amica. E i risultati si sono visti: nonostante degli infiniti "gruppi" in cui la persona oggetto di questo attacco poteva essere classificata due fossero "protetti" (donna e disabile), uno, nel silenzio totale della Commissione antidiscriminazione, si era affermato nel pubblico dibattito come lecito oggetto di aggressione, il che ha legittimato il mio coetaneo ad aggredire.

Ma questa volta non tutti hanno accettato di piegare il capo, e la storia non deve finire qui.

Mi riservo di spiegarvi con calma in altra sede come ci siamo arrivati, a simili risultati, e in particolare come e perché il mio tentativo, su vostra segnalazione, di rimuovere l'approccio per "gruppi target" sia fallito.

Qui concludo osservando che dietro a quanto può sembrare il comportamento estemporaneo di uno screanzato c'è in realtà una lunga strada, che da tempo stavo presidiando (diciamo, da almeno quattro anni prima che i "pandemici" si svegliassero), perché la vedevo pericolosamente lastricata di buone intenzioni.

E infatti...

sabato 9 luglio 2022

Il cambio euro dollaro


...di cui vi offro una diapositiva, perché la storia va raccontata tutta, altrimenti non si capisce. Fa un po' sorridere chi si straccia le vesti perché stiamo per raggiungere la parità: dimentica che siamo anche stati sotto la parità, e il motivo, forse, lo indovinate da soli (ora non ho tempo di parlarvene, ma un'idea potreste farvela rileggendo questo).

venerdì 8 luglio 2022

VRBS FIDELISSIMA

Dopo il caldo patito a Scurcola:


(sempre meno di quello stoicamente sofferto dai finti angioini drappeggiati nel broccato) e l'umido patito a Mosciano:

la mia idea era questa:

così, per mettere da parte un po' di freddo da portare a Roma, ma il cielo non esattamente promettente:

mi aveva indotto a più miti consigli, inducendomi a fermarmi un po' più giù, in uno de:

tutti a me cari, ma forse questo un po' di più, per il suo pregio architettonico:

e per l'eleganza dei suoi paesaggi:

Ho dormito in un edificio vecchio e quindi saggio:

le cui finestre dall'esterno insegnavano qualcosa sul tempo, e dall'interno qualcosa sullo spazio:

Tralascio i dettagli sulla serata, che qui non interessano. Al mattino un volo di uccelli salutava il Monte Corno (di là lo chiamavano così):

e dalla finestra del pianerottolo inquadravo le "montagne gemelle", quella di Campli, a sinistra, e quella dei fiori, a destra, dove ancora non sono stato (ma prima o poi andrò):

A malincuore mi lasciavo alle spalle la "urbs fidelissima":

per recarmi in un altro posto:

dove tutti erano contenti perché i loro soldi gli venivano restituiti a condizione che accettassero di farsi dire da qualcuno come spenderli, ma c'era anche chi si lamentava che nel restituire questi soldi quel qualcuno - che non nominiamo, perché siamo in un Paese democratico, mica in un regime! - imponesse per la loro spesa regole così assurde da renderla quasi impossibile (e la domanda sgorgava spontanea, come l'acqua di quelle sorgenti di montagna che qualcun altro vuole sottrarre all'autonoma gestione dei comuni: ma non sarebbe allora tanto meglio tenerceli e spenderli come ci pare? Siamo sicuri che sbaglieremmo di più che affidandoci ai geni che ci hanno imposto l'austerità prima e il green poi?...).

Domande cui un modesto senatore del territorio non sa dare risposta, ma voi forse sì...

giovedì 7 luglio 2022

Tagliacozzo, cioè Scurcola Marsicana (ma anche Antrosano, Magliano dei Marsi e Cappelle): una storia europea

Vi ricordate di Filippo il Buono?

E perché dovremmo ricordarcene, direte voi?

Perché era il fratello di Agnese di Borgogna, non questa, ma questa: la madre di Giovanna di Borbone, non questa, ma quella che in 16 anni di matrimonio non era stata in grado di dare figli a Giovanni IV di Chalon-Arlay, il padre (in seconde nozze) di Filiberto di Chalon, le cui gesta abbiamo ricordato raccontando un'altra storia europea. Entrambi (Filippo, l'unico maschietto) e Agnese, la petite dernière, erano figli di Giovanni Senza Paura, a sua volta figlio di Filippo detto l'Ardito per come si era comportato a Poitiers (non questa Poitiers, ovviamente, ma questa, cioè il prequel di un'altra storia europea di cui vi ho parlato, quella di Azincourt), senza grande esito, visto che suo padre, Giovanni il Buono, quella battaglia la perse e per liberarsi dalla prigionia dovette pagare tre milioni di scudi (cioè quasi undici tonnellate) d'oro (poi dice le materie prime...). Decisamente sfortunato, a differenza di suo padre, Filippo VI il Fortunato, figlio di Carlo di Valois, e quindi nipote di un altro ardito, Filippo III, che in realtà pare fosse timido, perché schiacciato dalla personalità paterna. D'altra parte, deve essere difficile convivere con un padre santo, come Luigi IX...

Dice: va avanti molto, o ci fermiamo prima di Adamo ed Eva?

Calma: siamo arrivati, perché Luigi IX, figlio (unsurprisingly enough) di Luigi VIII il Leone e di Bianca di Castiglia, era fratello di Carlo d'Angiò, re di Sicilia, conte di Provenza e Forcalquier, ma anche d'Angiò e del Maine, principe di Taranto, principe d'Acaia, re di Gerusalemme, re d'Albania e conte di Matera (il cumulo delle cariche jure uxoris non è quindi un'assoluta novità), e io di Carlo d'Angiò volevo parlarvi, perché domani andrò ad omaggiarlo nel luogo dove vinse una battaglia, una delle tante battaglie che Germania e Francia hanno combattuto sul nostro suolo, e dove, per avventura, vinse la Francia...

Ma prima di dirvi come vinse, mi occorre dirvi dove vinse: "a Tagliacozzo!" diranno i meno incolti, fuorviati da un altro fiorentino meno ferrato in geografia:

...là da Tagliacozzo,

dove sanz’arme vinse il vecchio Alardo

(poi ne parliamo).

Ecco, mi ero sempre chiesto: ma de preciso che c'erano andati a fare a Tagliacozzo? Perché proprio in mezzo alle montagne? La cavalleria pesante? Ma ti sembra possibile?

E infatti no, non era possibile.

Perché la battaglia venne combattuta in pianura, più o meno dove ora passa l'autostrada:


e naturalmente lungo un fiume, il Salto, o forse un fiumiciattolo che verso il Salto confluiva, e che ora non c'è più. Ma insomma, qualcuno vi ha spiegato meglio di me perché capita che si dia battaglia presso i fiumi, e quindi almeno questo non vi sorprenderà.

Tagliacozzo, cittadina amabile, con quel carnaio non c'entrava molto: era quasi nove chilometri a ovest, e non solo non ci si erano combattuti, i due eserciti, ma nessuno di loro ci era nemmeno passato, perché gli Svevi, che nell'estate del 1268 erano scesi a Roma per ricongiungersi agli spagnoli di Enrico di Castiglia il Senatore e  ai genovesi di Galvano Lancia, lasciata Roma e arrivati a Carsoli avevano fatto un largo giro andando a guadare il Salto molto a Nord lungo la linea rossa, anziché prendere la via Valeria e passare dai Colli di Montebove per scendere a Tagliacozzo lungo la linea gialla (che sarebbe stata la via più naturale):


La loro intenzione era di arrivare in Puglia, per ricongiungersi con i loro alleati che si erano ribellati agli angioini. D'altra parte, Carlo d'Angiò era corso rapidamente verso Nord, per impedire questo ricongiungimento (ricorda qualcosa?). Fatto sta che i droni non c'erano, i satelliti nemmeno, e saputo che gli svevi avevano deviato verso Nord, gli angioini s'erano immaginati che volessero scendere passando dall'Aquila (che era stata fondata 14 anni prima per volere del figlio di Federico II, Corrado IV di Svevia, rasa al suolo nove anni prima da Manfredi di Sicilia, quello gentile di aspetto ma evidentemente non di modi, per essere stata fedele al papa, e fatta ricostruire due anni prima, nel 1266, appunto da Carlo d'Angiò). Per non saper né leggere né scrivere quindi gli angioini erano saliti a Ovindoli, in modo da poter divallare a est su L'Aquila le cas échéant, ma poi in qualche modo avevano saputo che, esattamente come capita di fare al vostro affezionatissimo, gli svevi stavano arrivando dallo svincolo (che non c'era) di Torano (che c'era), e quindi erano riscesi dall'altopiano, passando sotto alla Magnola, e via Santa Iona-Forme si erano andati a piazzare ad Albe, in collina (provenendo da nordest), mentre gli svevi se ne erano scesi lungo l'autostrada che non c'era accampandosi sotto al monte Carce (che c'è ancora), provenendo da nordovest:


Ora, insomma, non voglio farvela tanto lunga: s'era fatto il 23 agosto, e i due eserciti si fronteggiavano, divisi dall'autogrill di Magliano (che non c'era) e da un fiumiciattolo (che non c'è più).

Gli svevi erano di più, fra i 5000 e i 6000, anche perché, in un afflato precoce, avevano unito l'Europa: Germania (Svevia), Spagna (Castiglia) e Italia (Genova). Le economie di scala della politica. Gli angioini erano di meno, fra i 3000 e i 5000. Non credo di avervi mai raccontato una battaglia dove abbiano vinto quelli che erano di più: spesso, quando si è di meno, capita di avere con sé un alleato invisibile, la Storia. Ma, soprattutto, agli angioini, che erano più omogenei degli avversari, il buon "Alardo" (Érard de Vallery, connestabile di Champagne, che non aveva fatto il militare a Cuneo, ma in Medio Oriente) aveva detto una cosa che forse avrete sentito ripetere a qualcuno in tempi recenti: divisi si vince!

E così gli angioini, che già erano di meno, si divisero in tre (e qui già vedo europeisti e Bocconi boys assortiti stracciarsi le vesti!): il re si prese i mille migliori e si acquattò dietro Albe (per capirci, chi c'è stato: nell'avvallamento sotto - cioè a est - l'anfiteatro romano, che verosimilmente c'era ma non si vedeva, e quindi sotto la collina che culmina con la chiesa di S. Pietro, che invece c'era e si vedeva):


Gli altri due pezzi erano più o meno delle stesse dimensioni: mercenari francesi guidati dal siniscalco di Provenza, Guillaume L'Estendart, e mercenari provenzali condotti da Henri de Cusances, maresciallo di Francia.

To make a long story short (la versione lunga è qui), dopo qualche esitazione angioini (i due corpi schierati) e svevi si diedero dentro. Enrico di Castiglia ebbe la soddisfazione di abbattere Enrico di Cusances, che, per qualche motivo, portava l'uniforme coi gigli di Francia. Convinti di aver fatto fuori il re (lo scopo del gioco era sempre quello: far cadere il Governo), gli svevi si diedero alla più disordinata delle razzie: tanto, ormai, era fatta...

Ovviamente (per noi) invece no: da Antrosano sbucò il re, quello vero, coi suoi mille cavalieri scelti, e fece arrosticini degli svevi.

La morale della favola ve la condenso, ma credo sappiate leggerla da voi (e ognuno sarà in grado di trovarne altre). Non ce n'è una sola, naturalmente. Siamo sempre stati un campo di battaglia, ma siamo ancora qua. La guerra non finisce mai, e spesso nemmeno la battaglia termina quando sembra sia terminata. Lo scopo del gioco può rivelarsi un falso scopo. E, soprattutto: divisi si vince, soprattutto se c'è un Claudio Borghi Henri de Cusances che attira gli strali dei crucchi coglioni. Ah, naturalmente se siete ad Antrosano per turismo, passate da Fonte Rio, ma se ci siete per sconfiggere un nemico cercate di non farvi vedere. Ai 4000 svevi che ammazzerete, che li avete ammazzati potrete sempre dirglielo dopo. Molto meglio che dirglielo prima, col risultato di ottenere l'effetto opposto.

Oh, poi voi fate come vi pare: ognuno di noi combatte una sua guerra e ognuno ha diritto di perderla come gli pare.

Io ho altri progetti...

martedì 5 luglio 2022

I conti in rosso

Avevamo appena terminato di parlare di squilibri globali e di come il comportamento della Germania avesse provocato una serie di comprensibili ritorsioni da parte degli Usa, che un nostro vecchio amico, il vecchietto che guida contromano in autostrada, lo strampalato complottista che "povera Germania, tutti cospirano svalutando contro di lei", ci annuncia una simpatica conseguenza di queste ritorsioni:

Ora, siccome io dei dati di un giornalista mi fido quanto dei meme che girano su Twitter (qualsiasi cosa non sia assistita da un link alla fonte originale viene cestinata e il suo diffusore bloccato, e me ne fotto se alla fine resterò da solo...), sono andato a controllare le fonti ufficiali, che ad oggi su Eurostat si fermano ad aprile.

Il quadro che emerge è questo:


non leggibilissimo a causa della stagionalità. Filtrandolo in modo un po' rozzo con un filtro alle medie mobili (un filtro passa-basso - ingengngnieri, scanzateve!), si precisano le tendenze di fondo:

dove quello che mi interessa e preoccupa non è tanto quello di cui tutti si preoccupano oggi (il caso tedesco, di cui magari poi parliamo), quanto quello che succede a noi, cioè alla spezzata gialla, che è, lei sì, in una preoccupante caduta libera senza alcun precedente negli ultimi anni (mentre di correzioni come quella cui assistiamo in questi mesi la Germania ne aveva già sperimentate).

Insomma, si conferma quello che dice sempre il noto terrorista Borghi (e si smentisce ahimè quello che vi avevo invece raccontato io all'inizio del ciclo Draghi): non siamo più in una posizione di surplus estero, ci stiamo avviando anche noi, come la Francia (e la Germania) a una situazione di deficit gemelli, il che ci rende molto più fragili di quanto non lo fossimo all'inizio della legislatura.

Quanto al caso tedesco, che cosa volete che vi dica?

Non posso che ripetere quello che qui ci siamo detti tante volte: la Germania ha segato il ramo su cui era seduta, e ora cade cercando di aggrapparsi ai fuscelli sottostanti.

Imponendoci l'austerità, e quindi "forzando" un nostro surplus estero, cioè un nostro eccesso di offerta di beni sui mercati internazionali, la Germania ha forzato un eccesso di offerta complessivo (cioè un surplus) dell'Eurozona sui mercati internazionali. Lo si vede bene qui:



La stagione dell'austerità rappresenta per l'Italia e la Spagna (e altri Paesi) il passaggio da una situazione di acquirente netto di beni esteri (tedeschi) a una situazione di venditore netto di beni all'estero, assistita da una svalutazione competitiva dell'euro (ben visibile qui), in modo che anche i Paesi meno competitivi riuscissero a vendere all'estero (onde rastrellare le risorse con cui ripagare la Germania). In conseguenza di questa svolta, l'intera Eurozona diventa venditrice netta, come testimonia l'impennarsi delle barre celesti, che rappresentano il suo saldo estero. Questo dipende sostanzialmente dal fatto che la Germania ha dovuto vendere altrove quello che non riusciva più a vendere a noi (avendoci proibito di comprare). Capite bene che al compratore di ultima istanza (gli Usa) questa situazione poteva andar bene solo per un po'. Vale infatti sempre e comunque il dilemma di Triffin: certo che per comprare beni esteri agli Usa basta "stampare" (rectius: emettere) dollari, ma la contropartita di questo "privilegio esorbitante" è, qualora se ne abusi, la perdita di credibilità del dollaro e comunque la perdita di controllo della politica monetaria interna!

Ne avevamo parlato qui a proposito del TTIP, che in questo semplice quadro concettuale era chiaramente leggibile come un tentativo degli Usa di riequilibrare a proprio vantaggio la bilancia degli scambi con l'Eurozona (esportandoci più merci).

Molto più efficaci a questo scopo le barriere "non di prezzo" tirate su con lo scandalo Dieselgate: multe salatissime, crollo delle vendite e poi sostanziale bando delle vetture Diesel. Un bel problema, che ovviamente gli amici tedeschi hanno scaricato sui loro fratelli europei imponendo la svolta green.

Tuttavia, vorrei fosse chiaro che non si può essere "atlantici" e "green", perché essere green significa mettersi in mano alla Cina (per il silicio, il litio, il rame, le terre rare, ecc.), e mettersi in mano alla Cina significa  non essere atlantici ma pacifici (nel senso dell'oceano), cioè, in definitiva, volere la guerra, non la pace. L'asse non è più Roma-Berlino-Tokio, è Roma-Berlino-Pechino, ma sta finendo nello stesso modo.

Insomma: tu svaluti l'euro per vendermi i tuoi prodotti, allora io mi invento che le tue macchine inquinano per non comprartele più, allora tu ti butti sul green e ti dai in mano ai cinesi, allora io ti costringo a comprare le mie materie prime, ecc.

Tutto bellissimo.

Resta da capire come si comporteranno i tedeschi a casa loro, visto che, come vi ho appena mostrato, da come si comportano qui dipende quante rogne esportano nel resto del mondo e quindi quanti controcazzi rimbalzano a casa nostra.

Certo, siccome hanno innalzato il salario minimo, ci possiamo aspettare che le loro importazioni aumentino o almeno non diminuiscano quanto l'aumento dell'inflazione avrebbe determinato (causando così una flessione dei conti esteri già provati dall'aumento dei prezzi delle fonti di energia). La paura dell'inflazzione (vi aspetto...) poi li dovrebbe portare ad innalzare i tassi di interesse, con la conseguenza di deprimere gli investimenti a casa loro e di aumentare l'instabilità finanziaria nell'intera zona.

Una situazione indubbiamente da seguire con una certa attenzione.

Ma i piddini, com'è ampiamente noto, stanno pensando ad altro...

lunedì 4 luglio 2022

Meglio perdere un nemico che una buona risposta

Premessa: nonostante i medici, sono in ottima salute e fermamente intenzionato a sotterrarvi tutti. Sapete già, del resto, che preferisco ai matrimoni i funerali, perché sono più brevi e perché sono una soluzione, mentre i matrimoni sono più lunghi e spesso diventano un problema, ed è proprio di questo che volevo parlarvi: delle perdite di tempo.

Oggi dovevo recarmi, per avere un parere illustre, in una primaria struttura ospedaliera romana (la migliore, mi dicono...). Avevo chiesto all'aruspice cosa dovevo fare (recarmi alle 13:30 al decimo piano dell'ala X), e l'avevo fatto, con qualche difficoltà. Pensate, per dire, che arrivato all'ala X (non vi dico quale, per non violare la mia privacy!), prendo l'ascensore in compagnia di una signora. "Dove va"? "Al decimo". "Io al nono". "Prego". Ognuno spinge il suo pulsante, si arriva al nono: "Arrivederci!". Si chiudono le porte e l'ascensore sale? No, naturalmente, scende! Per fortuna si ferma all'ottavo. Scendo, faccio le scale a piedi. Voi direte: dieci meno otto fa due, quindi hai fatto due rampe. No, una, perché le scale finivano al nono piano! Allora chiamo un altro ascensore, constato anche lì la presenza del 10 sulla pulsantiera, e questa volta... arrivo al decimo piano!

Cose che capitano.

Mi presento all'accettazione, prendo il numeretto, e mi metto a lavorare: c'è il medico Tizio che ha avuto il mio numero dal consigliere regionale Caio e DEVE dirmi delle cose (che io so già, ma ovviamente me le farò ridire: però stasera!), c'è il relatore del goofy che quel giorno proprio non può, ma il giorno dopo sì, c'è la scadenza degli emendamenti del semplificazioni, ecc. Un'ora e mezza dopo (come passa il tempo quando ci si diverte!) si riaffaccia l'infermiera e serafica mi chiede: "Ah, ma lei deve andare dal professore?" (eh, no, a casa mi si era rotta l'aria condizionata e quindi ero salito dal tubo della grondaia al decimo piano di un torrione perso nella steppa per godermi un po' di fresco...) "Lo chiamo!" (e chiamalo). Poi riemerge e mi dice di seguirla. Io la seguo, disciplinatamente (il rispetto per il lavoro è iscritto nella nostra Costituzione, fin dall'Articolo 1, quello cui si ispira il partito di Speranza quando lascia senza stipendio i medici o permette ai piccoli kapò di radiarli dagli ordini...). La sora sposa, con grande spontaneità, mi fa: "Lo vede lì dove sta atterrando l'elisoccorso? Lei deve scendere e il professore l'aspetta lì. Adesso le spiego come arrivarci."

E comincia una lunga spiegazione.

A un certo punto, ricordandomi che avevo altro da fare, le dico: "La ringrazio molto per la spiegazione ma l'argomento non mi appassiona perché purtroppo devo tornare in Senato. Arrivederci!" Mi giro sui tacchi e me ne vado. "Ma quindi lei non va dal professore?"...

Prendo l'ascensore (in discesa è più facile che in salita, pensavo...). Squilla il telefono. Preso di sorpresa, non faccio in tempo a debagnaizzarmi, e quindi:

"Buongiorno professore! Guardi, ho capito che i medici si dividono in due: quelli che ti chiedono perché non ci hai pensato prima, e quelli che quando ci pensi prima non ti ricevono. Ora so dove incasellarla. Ci saranno altre occasioni." "Mi scusi, non mi hanno avvertito". "Non si preoccupi: tutti siamo utili, nessuno indispensabile".

(...tralascio il fatto che ultimamente avevo frequentato la primaria struttura ospedaliera romana a causa di un parente che invece purtroppo credo toccherà a me seppellire prima o poi, ma è nella logica delle cose e comunque non è nemmeno detto che finisca così, e avevo già avuto modo di apprezzare la competenza, l'educazione e l'umanità del personale non medico, soprattutto con i pazienti più fragili: hanno pienamente interiorizzato il mio motto, che, come sapete, è: arrogante con gli umili, servile coi potenti...)

Ovviamente adesso cercherò un altro fornitore di buoni consigli, esattamente come ho cercato un altro fornitore di servizi telefonici dopo che il precedente mi ha ingiunto di versargli 400 euro di fatture non pagate! Alla mia richiesta di avere qualche dettaglio, visto che erano tutte domiciliate sulla stessa carta, e quindi, non fosse che per il mio ruolo di parlamentare che in Commissione deve interessarsi di come funzionano i meravigliosi servizi di pagamenti diggitali, mi interessava capire, non c'è stata risposta. A questo punto ho fatto il bonifico (senza effettivamente sapere se dovessi farlo o meno), e l'ho mandato con una cortese lettera alla cafona che non mi aveva risposto e alla responsabile delle relazioni istituzionali della SpA, con queste parole: "Gentilissimi, non ho capito bene perché devo darvi questi 400 euro, ma leggendo i giornali intuisco che servono a voi più che a me quindi ve li do volentieri" (pija sti spicci)...

Il bacio di Bagnai.

(...poi quando salteranno vi dirò chi sono, e lo stesso vale per la primaria struttura ospedaliera...).

Vi prego di cogliere un dettaglio, il seguente: in entrambi i casi io non ho chiesto, né mai chiedo, perché non è mai stato il mio stile, un trattamento di favore. Non ce ne sarebbe motivo, anche perché ove mai mi venisse offerto non sarei in grado di valutare qual è il livello di servizi che viene offerto al comune cittadino o consumatore che sia. La riflessione è esattamente opposta: a meno che io non venga sistematicamente trattato peggio del comune cittadino (vedi alla modifica della Costituzione di cui parlavamo qualche post fa), se lo standard è questo c'è da stare freschi!

E adesso, flash forward...

Ora fa caldo, ma dicembre arriverà, quest'anno come negli infiniti futuri anni (fino a che fra 5 miliardi di anni, e anzi un pochino prima, il Sole, diventando una gigante rossa, porterà una crisi climatica che sarà impossibile attribuire alla CO2 e toglierà significato al concetto di dicembre...). A dicembre farà fresco, e non quest'anno (forse), non l'anno prossimo (magari), ma fra due? Tre? Insomma, fra n anni in Commissione Bifanze o Filancio (perché la Bilancio e la Finanze verranno fuse), nelle concitate e confuse fasi di elaborazione della legge di bilancio, arriverà l'emendamento "Salva primaria struttura ospedaliera romana", ma anche l'emendamento "Salva importante operatore telefonico".

Continuate voi, che mi aspettano sotto: ho una segreteria politica all'Aquila...

(...ovviamente tornerò a chiedervi come comportarvi: non bisogna cedere ai sentimenti! Immagino gli argomenti dei colleghi: "Ma se l'emendamento non passa dovranno tagliare il personaleeeeeh!" Bisognerà riflettere spassionatamente sul tema. Capite quanto è difficile costruire una squadra, capite quanto chi lavora per te o comunque a fianco a te può danneggiarti, capite quanto il giudizio che ci si fa delle circostanze e delle strutture dipende da una pluralità di eventi che è impossibile controllare, capite quanto è difficile attribuire correttamente le responsabilità, capite perché mi vedete sempre molto, molto, molto prudente? Comunque, a voi l'ho detta così: al medico del Senato l'ho detta in un altro modo: "Mi occuperò volentieri di quella struttura se dovessi diventare ministro della Difesa..."...)

(...sottotitolo del post: Come diventai un libberista...)

(...p.s.: non ho tempo di rileggere: se ci sono refusi potete indicarli nei commenti...)

domenica 3 luglio 2022

Labolla vs la sciura Maria

Scusate, prima di andare a studiare l'orario delle FDD (Ferrovie dei decreti), per capire quanti trenini stanno passando e quali vagoncini attaccare a quale trenino (nel supremo interesse del Paese, incluso quello di chi fra voi giustamente se ne strabatte la ciolla - e li capisco!), volevo elaborare brevemente un punto del post precedente, quello della pretesa superiorità della sciura Maria su Labolla quale termometro della situazione del Paese.

Labolla sarebbe, per capirci "la mia bolla sui social" (cioè voi). Si parla insomma dell'idea che "la gente comune" non stia sui social, che questi ultimi sarebbero quindi per definizione un campione poco rappresentativo, sia in termini quantitativi (perché ad essi accede una frazione esigua della popolazione) che qualitativi (perché ad essi accedono i segmenti acculturati della popolazione). Ne consegue quindi che io non capirei quanto sta succedendo né quanto stia per succedere (cosa di cui qui vi ho dato, e restano agli atti, numerose prove), mentre per capire che cosa succede bisognerebbe interpellare la sciura Maria (cosa che, suppongo, venga fatta da iSondaggi).

Premetto che, anche se non lo vedete (ma guardate meglio), io sono una persona piena di dubbi (o vuota di certezze), uno che prima di scrivere qui un numero lo controlla sei volte su dodici fonti diverse anche se lo sa, uno che prima di esprimere una valutazione ci pensa settanta volte sette volte. Ho quindi dubbi anche in questo caso, ed essi derivano dal fatto che io so quando ci ho azzeccato, so anche quando hanno toppato gli altri, ma mentre ho completa visibilità su me stesso e sui motivi delle mie valutazioni (e ce l'avete anche voi quando posso condividerli), non ho completa visibilità sugli altri. Intendo dire, per esser chiari e a titolo di esempio, che in genere non so se certe decisioni alla prova dei fatti inopportune siano state prese ascoltando la sciura Maria (ma posso supporre di sì). Prendiamo un caso per fissare le idee: tutti sanno, perché lo dissero le agenzie e lo fecero capire i giornali, che nella segreteria politica del 4 febbraio 2021 io, pur rimettendomi leninisticamente al volere della maggioranza della segreteria e pur vedendo alcuni vantaggi della scelta di sostenere il Governo (banalmente: la possibilità di sedere ai tavoli creando i presupposti per preparare un minimo di ricambio), espressi una contrarietà basata sul fatto che questa scelta avrebbe causato una notevole perdita di consenso, come poi è stato. Quindi io avevo ragione (con pochi altri fra cui Siri) e gli altri torto. Ma mentre io so di aver avuto ragione perché ascoltavo Labolla (cioè voi), non so se gli altri hanno avuto torto perché hanno ascoltato la sciura Maria. Non so cioè che cosa dicessero né se ci fossero dei sondaggi che affermassero l'opportunità di una scelta responsabbile e credibbile, ecc.

Non lo so e, aggiungo, preferisco non saperlo, anche perché, come mi accingo a dimostrarvi, le chiacchiere stanno a zero per un semplice motivo: la sciura Maria non esiste e soprattutto se esistesse non voterebbe. La povera sciura ha fatto lo sforzo di votare una volta sola, quando le abbiamo dato la speranza di un cambiamento, e quindi, com'è ovvio, ha riposto non nel cassetto ma nel cassonetto la tessera elettorale quando abbiamo sostenuto qualcosa che alla prova dei fatti non solo non è il cambiamento, ma non è nemmeno la conservazione, perché mi pare chiaro che qui stia andando tutto a ramengo, a partire dal PNRR "che il Nord produttivo lo vuole...":


Del PNRR però qui abbiamo parlato abbastanza, quindi torniamo alla nostra analisi dell'egemonia della sciura Maria (che fa rima, ma non "fa senso", come dicono gli awanagana).

Ci soccorre in questa disamina un articolo non sorprendente (per noi, o almeno per me) uscito su Libero col solito titolo scioc (l'etimologia questa grafia comanda). Scopre Tecnè, uno dei tanti aruspici che prevedono il futuro scrutando le viscere della sciura Maria, che:


L'articolo va letto per apprezzare la raffinatezza (è un'antifrasi: lo dico perché qui ci sono tanti niubbi) delle categorie analitiche utilizzate dall'aruspice Buttaroni, il quale, fra l'altro, si accorge che la sinistra ha abbandonato gli ultimi e i penultimi (ma va?), e si spinge fino a ipotizzare (non esplicitamente) che nelle amministrative conti il voto di opiggnione...

Ma chi l'avrebbe mai detto?

Fatto sta che se chi della sciura Maria ha fatto un business ci viene lellero lellero a dire che la sciura Maria non vota più, intanto ci annuncia la fine di un business (quello, appunto, di aruspice della sciura Maria: ed era ora!), e poi ci suggerisce la supremazia de Labolla. Eh già. Forse sarebbe il caso di tornare a preoccuparsi del voto di chi vota, anziché di quello di chi non vota, e in questa fase voteranno i pochi che hanno o credono di avere una qualche consapevolezza dei processi in atto.

Quindi ovviamente non io, che sono da undici anni totalmente inconsapevole dei processi in atto in questo Paese, come questo blog dimostra, e che sono anche altezzosamente distante dal popolo, come dimostra questa diapositiva:



(...chi sa chi è il vispo novantenne alla mia sinistra vince un weekend a Milano Marittima con la sciura Maria...)

sabato 2 luglio 2022

La débâcle

tafazzi ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "QED99: senatori a disagio e altre storie":

Alberto nel lungo periodo saremo tutti morti!

Uno deve pur ammettere che ha perso, non che non ci sia stato impegno,ma capita che l'altro è più forte o ha più disponibilità economiche e conoscenze.

Mi tocca guardare in faccia la realtà, poi il desiderio o sogno uno lo può sempre portare nel cuore.

Parafrasando aneddoti sportivi, capita che il Verona vinca il campionato, ma capita più spesso che lo vinca juve inter o milan.

E non è mancanza di impegno!

Pubblicato da tafazzi su Goofynomics il giorno 1 lug 2022, 22:36


Tafazzi è con noi da molto tempo, almeno dal 2014 (notate il tono burbanzoso del suo commento, e notate che era stato pubblicato: qui si modera, non si censura, quindi se sei cojone non prendertela con me ma con te stesso...), e più di una volta abbiamo avuto a che dire sul suo modo di "argomentare", ad esempio qui nel 2017. Però, per quanto io abbia potuto pensare in passato (cioè prima di febbraio 2020) che il suo contributo non fosse determinante, adesso devo ammettere come dato di fatto che almeno tafazzi non è un pandemico, uno di quelli che si sono svegliati quando è toccato a loro (cioè tardi), e quindi probabilmente una risposta gliela devo. Se dal letame può nascere un fiore, da un commento del nostro amico di lungo corso può nascere un post...

Dunque: la sconfitta, o, per dirla con naturalismo, la débâcle...

Tema appassionante, sul quale non vorrei che però nascessero equivoci. Persone più autorevoli (o meno disautorevoli) di tafazzi ci hanno già ricordato con eloquenza che "abbiamo" "perso" (dove metto due coppie di virgolette distinte: una per il "noi", perché è da dimostrare che ci sia mai stato un noi, e una per il "perso").

Forse per sbrogliare la matassa dovremmo tutti partire da una domanda: come immaginiamo il mondo dopo la "vittoria"? In tutta evidenza la risposta che molti si danno, senza nemmeno rendersene conto, è: un mondo dove non sarà più necessario lottare. Ecco, forse è meglio chiarire subito che un mondo simile non esiste, non è mai esistito, non esisterà mai. Ovviamente, siccome posso sbagliare, vi chiedo di correggermi: ove mai il mondo in cui "avevamo" "vinto" fosse esistito, sarebbe documentato e potreste attirare su di esso la mia torpida e distratta attenzione. Ve ne sarei grato: mi dareste il piacere sadico di smontarvi il giocattolo...

(hint: se avevamo vinto ma ora ci tocca di nuovo lottare e perdere vuol dire che non avevamo veramente vinto...)

Quindi, se non si potrà mai smettere di lottare, vuol dire che siccome non si potrà mai vincere, non si potrà nemmeno mai perdere, e noi non siamo stati sconfitti?

Beh, no, non è nemmeno così, ovviamente!

Quello che sto dicendo è che la guerra non finirà mai.

(dimostrazione: se esistessero sconfitte definitive la storia sarebbe finita in Genesi 4,8...)

Dopo di che, non ho nessuna difficoltà a dirvi che abbiamo perso una battaglia. Il problema è che voi non vi siete accorti di quando l'abbiamo persa, nonostante io vi avessi descritto con almeno sei anni di anticipo il perché e il percome l'avremmo persa: l'abbiamo persa nel 2018, quando le elezioni sono state vinte dai gatekeeper (e non ditemi che non vi avevo detto che erano dei gatekeeper, e non ditemi che non vi avevo detto che si sarebbero alleati col PD, ecc.).

Quindi può piacere o dispiacere (anche a me), ma purtroppo le cose hanno una fastidiosa tendenza ad andare come qui viene scritto e descritto. L'intercettazione del dissenso, l'avvelenamento dei pozzi della democrazia, erano andati a segno.

Si può ragionare all'infinito, in termini ipotetici e astratti, su come avremmo potuto difendere meglio la posizione di inferiorità tattica in cui eravamo venuti a trovarci. Uno dei rimproveri più frequenti è che abbandonare la maggioranza nel 2019 sia stato un errore: io vi ho spiegato quello che ho visto, e, ancora una volta, non ho difficoltà a dirvi che, per quanto posso capire, in effetti un errore è stato fatto, ma non ad agosto, quando voi credete che sia stato fatto, bensì, ancora una volta, prima di quando voi crediate che sia stato fatto, cioè a maggio 2019, quando a me non risulta che sia stato chiesto quello che sarebbe stato tanto naturale chiedere, attesa l'evidente ricomposizione dei pesi politici all'interno della maggioranza: un rimpasto. Si sarebbe potuto ragionare su come sostituire le tre "T" (Trenta, Tria, Toninelli), il che avrebbe forse consentito al governo di durare ancora un po' (ma Conte stava comunque mandando avanti contro il parere della sua maggioranza il negoziato sul MES, cosa che voi continuate a ignorare e sottovalutare...).

Perché è stato fatto questo errore?

Credo sia per subalternità a un mitologema grillino, quello della "poltrona": "non possiamo far vedere agli elettori che ci interessiamo di poltrone quando i problemi sono ben altri!" (inutile dire che quando si ragiona così la SStoria ti sta già apparecchiando una nuova dimensione di "ben altro" - in questo caso la pandemia - rispetto alla quale il ben altro precedente diventa un infinitesimo del terzo ordine...). Non riesco ad immaginare altro motivo per cui non si sia fatta una cosa tanto ovvia (e che non è stata fatta lo so, anche se non posso dire perché... o almeno non a tutti voi!), non riesco ad immaginare, dicevo, altro motivo se non questa devastante subalternità al più fieloso grillismo, di cui vedo troppo spesso intrisa la nostra comunicazione.

Del resto, il mitologema della poltrona è cugino di un altro devastante mitologema, quello della "sciura Maria": "non possiamo dirlo così perché la sciura Maria questo non lo capisce/non possiamo dirlo perché alla sciura Maria questo non interessa!" Quindi dopo aver fatto l'errore di non chiedere un rimpasto a maggio 2019 perché "non possiamo parlare di poltrone" abbiamo fatto l'errore di non spiegare il non errore di agosto 2019 "perché la sciura Maria così non lo capisce" (ma la sciura Dagospia sì).

Allora, visto che qui ci siamo sempre detti tutto, lasciatemi che vi dica una cosa che la sciura Maria capisce benissimo (io ci parlo tutti i giorni), e forse anche voi. Ve lo dirò in modo un po' grossier, perché vi rimanga impresso bene: il problema non sono le poltrone, il problema sono i culi (inelegante sineddoche che indica il tutto - la persona - con una sua parte - quella posteriore).

Elaboro.

Quello che gli ortotteri non vogliono che sia chiaro (perché non vogliono che accada, perché furono concepiti per impedire strutturalmente che accadesse) è che la sovranità, che appartiene al popolo, si esercita scegliendo persone. Le idee camminano sulle gambe delle persone, lottano con le braccia delle persone. E non mi riferisco alle elezioni dei vostri rappresentanti (cioè noi), ma al fatto che questi devono poi scegliere (o ratificare la scelta di) persone che eseguano un determinato indirizzo politico, quello che si ritiene derivi da (la maggioranza di) voi.

Ve la metto in un altro modo.

Siccome siete tutti grillini (ormai mi sono rassegnato, ma vi perdono: è difficile, vivendo in Italia, non bere acqua da un acquedotto italiano, e qui tutti gli acquedotti sono stati avvelenati) suppongo di procurarvi un orgasmo immediato se vi propongo la seguente modifica dell'art. 67 Cost. "Ogni parlamentare immediatamente dopo la proclamazione viene denudato, deve indossare un saio, cingere un cilicio, calzare dei sandali e recarsi in un romitaggio dell'Appennino dove vivere in assoluta castità e povertà per cinque anni, al termine dei quali viene smaltito in una una stazione di compostaggio anaerobico". Bello, no? Costituzionalizziamo il non esercizio del potere da parte dei vostri rappresentanti: solo così voi avrete l'unica certezza che pare starvi a cuore, o per lo meno sta a cuore a quelli di voi che sono grillini (tutti): quella che il potere non venga esercitato dai politici che voi avete mandato a esercitarlo!

Ma, naturalmente, anche in questo mondo puro, ma che dico puro? Incorrotto! Ma che dico incorrotto? Assolutamente sterile! In questo mondo depoliticizzato (perché la politica è merda), in cui nessun eletto potrebbe minimamente influire sul suo indirizzo, la macchina dello Stato continuerebbe ad esistere! Conseguentemente la "poltrona" di Direttore generale del Tesoro, la "poltrona" di Direttore delle Finanze, la "poltrona" di Ragioniere generale dello Stato, la "poltrona" di Direttore dell'Agenzia delle entrate, la poltrona di Direttore dell'Agenzia del Demanio, ecc., continuerebbero a esistere, come del resto quella di Ministro dell'economia e delle finanze o quella di sottosegretario alla sanità.

Quindi?

Quindi la totale depoliticizzazione, anzi: antipoliticizzazione, il totale annientamento della capacità di indirizzo politico da parte dei vostri rappresentanti non sarebbe una "depoltronizzazione". Il problema resterebbe, ma non sarebbe, come dicevo, un problema di "poltrone" (gli ingranaggi della macchina dello Stato), bensì di "culi", cioè di chi e come sarebbe mandato a occuparli. In assenza di decisioni politiche, mediate dai vostri rappresentanti nei modi consentiti dall'ordinamento (che vanno dall'elezione, alla nomina governativa, al parere delle Commissioni parlamentari competenti, ecc.), le decisioni non sarebbero mediate dai vostri rappresentanti.

Chi demonizza le "poltrone", in buona sintesi, vuole aiutarvi a credere che sia migliore per voi un mondo in cui contate di meno.

Ora: secondo me voi questo lo capite.

Il problema è che secondo alcuni voi non siete "sciure Marie": voi siete "la mia bolla", cioè un campione non rappresentativo di sciroccati leoni da tastiera. Io, che nel corso di lunghi anni ho imparato a conoscervi, so che siete magistrati, imprenditori, funzionari pubblici, insegnanti, poliziotti, ecc. (agli appassionati del genere suggerisco questo, anche se io per dormire preferisco Eugenio Coccia o Amedeo Balbi). Quindi quello che voi pensate (e che io riferisco) non conta nulla (salvo che poi quello che io prevedo si verifica sempre, ma nessuno è in grado di spiegarmi dopo perché si è verificato quello che avevo annunciato prima: forse perché non siete una bolla ma tante sciure Marie, e forse nemmeno - troppo - grilline?).

Fatto sta che di sconfitte ve ne ho già descritte in lungo e in largo due, e quindi credo sia difficile accusarmi di trionfalismo o di disonestà intellettuale. 

Ma se io faccio la parte mia ammettendo sconfitte e errori, e soprattutto evitando di farne un dramma nonostante i rovesci di fortuna e continuando a lottare nella direzione che voi mi avete indicato perché io vi ho fornito la bussola, voi però dovreste fare la parte vostra evitando il disfattismo, che poi altro non è che l'antitesi dialettica di quanto suona più falso nel racconto dei nostri nemici: il mito irenico, l'idea che esista Lapace (che secondo loro è stata data da Leuropa, forse perché non erano in Serbia al momento sbagliato, e secondo voi sarebbe data da Lavittoria).

Lapace, Leuropa e Lavittoria non esistono.

Esiste il polemos.

Spiace.

E a questo punto, chi ha bisogno di Lapace sa a chi rivolgersi (al PD), e chi ha bisogno di libertà sa a chi rivolgersi: a se stesso.

Tanto vi dovevo, nel senso che lo dovevo a tafazzi, ma nutrivo un qualche sospetto che avrebbe potuto essere utile anche a voi...


(p.s.: la metafora calcistica è sempre il marker di una certa debolezza di pensiero...)

(pp.ss.: Coccia e Balbi mi fanno dormire per lo stesso motivo per cui i bambini si addormentano ascoltando le favole: perché il loro racconto mi avvince e mi stacca da me stesso, e a quel punto il corpo prende il sopravvento sull'anima e fa valere le sue ragioni, quelle della necessità di riposarsi. Perché se esiste solo il polemos, bisognerà pure dormirci su ogni tanto...)