MIA15 - Vincitore   La libertà non è gratis: sostieni questo progetto contribuendo ad a/simmetrie.
Puoi anche destinarci il 5x1000 (CF 97758590588): non ti costa nulla, e qui ti spieghiamo come fare.

lunedì 29 agosto 2016

Terremoto: la morale della favola

& Pangloss disait quelque fois à Candide : « Tous les événemens sont enchainés dans le meilleurs des mondes possibles : car enfin, si vous n’aviez pas été chassé d’un beau château, à grand coups de pieds dans le derrière, pour l’amour de mademoiselle Cunégonde, si vous n’aviez pas été mis à l’inquisition, si vous n’aviez pas couru l’Amérique à pied, si vous n’aviez pas donné un bon coup d’épée au baron, si vous n’aviez pas perdu tous vos moutons du bon pays d’Eldorado, nous n’aurions pas reçu de médicaments homéopathiques. – Cela est bien dit, répondit Candide, mais il faut assurer notre maison ».



(...quoi de mieux, per commentare un terremoto, di un testo che fu scritto a seguito di un altro terremoto, così impressionante, all'epoca, da promuovere una riflessione sul concetto di divinità e sul suo rapporto col cosmo? Peraltro, anche in questo campo "Italians do it better": ma nel 1908 c'era già stato il positivismo, e quindi, come dire, l'impressione fu minore - ma non le vittime. Quindi, tutto va finanziariamente per il meglio nel migliore dei mondi possibili per la finanza. E le accorte parole del capo della nostra Protezione Civile - per ora organo pubblico, domani chissà? - credo vi facciano capire cosa voleva dire un certo saccente dall'ego ipertrofico, che fra l'altro porta anche sfiga perché tutto quello che dice succede, e siccome è sempre il contrario di quello che dicono i moderni Pangloss è evidente che il saccente è anche menagramo:




...e come denaro fresco va benissimo anche quello dei terremotandi!

Ma ora vi lascio: accompagno er Palla a rimettere il suo debito in francese. Così s'osserva in me lo contrappasso. A proposito: il saccente dall'ego ipertrofico sono io, e queste cose le ho scritte cinque anni fa e le trovate qui, dove, se lo meriterete, troverete anche molto altro. Multi sunt autem vocati, pauci vero electi: come dice Woody Allen, a qualcuno dovrò pur ispirarmi...)

43 commenti:

  1. E rimanendo nell'ispirazione diciamo a questi moderni Pangloss: Et ipse dixit ad eos: “ O stulti et tardi corde ad credendum in omnibus, quae locuti sunt Prophetae! 

    RispondiElimina
  2. Secondo me il vero problema alla fine è che se ciascuno pagherà un premio ad un'assicurazione per la propria casa, alla fine sará anche contento di farlo... Se invece venisse introdotta una tassa statale pari anche solo alla metà del corrispondente premio che si pagherebbe all'assicurazione, i cittadini farebbero una rivoluzione... (denaro dato allo Stato, quindi, per definizione, gestito male e dunque "sprecato")... In altre parole, ormai non ci si fida più della politica, di chi gestisce denaro pubblico, per cui meno soldi si mettono in mano a questi delinquenti, e meglio è. Ma come sappiamo, se allo stato non è cosa, in mano alla finanza é peggio! Come se ne esce?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. @brina82
      Se ne esce NON CASCANDO nella propaganda. Scrivi "allo stato non è cosa"... E uno dei migliori sistemi sanitari del mondo è piovuto dal cielo? E i laureati più apprezzati?

      Ho lavorato nel privato e nel pubblico. Non sono certo uguali, hanno difetti diversi, ma dare in mano ad i privati monopoli naturali o settori strategici è semplicemente una idiozia.

      P.s. e nel privato fino a pochissimi anni fa la CORRUZIONE non era reato, al massimo rischiavi il licenziamento e una causa civile.

      Elimina
    2. Nessun sistema assicurativo privato può sostituire lo stato. Considerate poi l'età media della popolazione, i bassi stipendi e pensioni, il fatto che molte case dell'interno sono abitate pochi mesi l'anno e che terremoti gravi non capitano troppo spesso. Il grande sogno antisismico vive essenzialmente nella propaganda degli assicuratori.

      Elimina
    3. Grande! soprattutto il P.S.!

      Elimina
    4. @Stefano, concordo! Fino a che il Prof. non mi "illuminasse" (e spero di aver imparato qualcosa), nonostante il mio passato di sinistra, ero arrivato alla conclusione che si dovesse privatizzare tutto affinchè le cose migliorassero... Ma abbiamo imparato che ciò è sbagliato, anche perché così facendo la forchetta ricco-povero si é allargata...

      Sto dicendo un'altra cosa: oggi in Italia nessuno é contento di pagare le tasse, perchè stanno cercando di smantellare lo Stato, anche (anzi, soprattutto) facendotelo odiare... Compreso il fatto che i giovani come me pagano i contributi pensionistici consapevoli del fatto che quei soldi non rientreranno MAI nelle loro tasche... E allora che senso ha pagare? Pertanto, posto che così come è l'apparato statale non funziona, qualunque altra cifra sottratta al popolo può rappresentare un qualcosa di "rubato", anzichè pensarlo come ad un fondo necessario per salvaguardare gli edifici per il bene comune...

      Elimina
    5. Da modesta artigiano del diritto posso fare alcune osservazioni. Quando lessi il D.L.n. 59/12 rimasi allibita. La norma si intitola Disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile e si compone di un preambolo (bellissima eredità delle norme europee) di due articoli e di disposizioni transitorie. Il primo articolo riguarda la modifica di parte della normativa sulla protezione civile con rettifiche qua e là sparse, senza un apparente connessione e senza una riorganizzazione normativa coerente e di semplice lettura. Il secondo articolo dispone sulla necessità di inserire nelle polizze fabbricati la clausola di copertura dai rischi derivanti da calamità naturali. La chicca riguarda le agevolazioni fiscali che avvengono, guarda un po’, senza aggravio di oneri per lo Stato. L’articolo in sé non ha nessun significato: volontariamente ognuno può attivare qualsiasi tipo di polizza e la compagnia assicurativa può assicurare qualsiasi rischio e se lo scopo della norma è escludere l’intervento statale in caso di assicurazione privata, ciò è in re ipsa, se il danneggiato è risarcito da un privato in forza di un contratto non potrà pretendere altro risarcimento neppure dallo Stato. Certamente il tentativo è quello di porre il rischio delle calamità naturali, molte delle quali evitabili o per lo meno ridimensionabili nei loro effetti nefasti con una coerente e sana prevenzione e manutenzione, sui cittadini obbligandoli ad assicurare i fabbricati per tali rischi. Certo una norma impositiva sarebbe stata alquanto indigesta per gli italiani, e allora? Penso che il Governo confidasse nelle banche inducendole a inserire la clausola assicurativa in caso di finanziamenti o mutui coperti da garanzia immobiliare. Normalmente sono previste come obbligatorie dai contratti con le banche, polizze per incendio e danni da rovina il cui indennizzo confluisce direttamente nelle casse della banca in caso di sinistro. La norma così aveva carattere volontaristico ma non per tutti, divenendo de facto obbligatoria per coloro che hanno necessità di finanziamento bancario per acquistare, ristrutturare oppure per altri motivi e mettono in garanzia la propria casa. Perché allora non fare il decreto attuativo?

      Elimina
    6. Qualche anno fa scrissi per un’opera collettanea sui danni, approfondendo l’argomento degli incidenti industriali: Le imprese in luogo di attuare politiche di prevenzione che comportano costi ingenti e, spesso, riorganizzazione complessiva dell'attività, preferiscono trasferire il rischio sulle compagnie di assicurazione contraendo polizze assicurative. Le compagnie d'assicurazioni hanno gravi difficoltà a valutare danni che si manifestano con particolare intensità - Mass Tor – cioè situazioni giuridicamente tutelate che presentano le seguenti caratteristiche: 1) una rilevanza economica molto forte dei danni (che possono essere corporali o anche immateriali, come è il caso dei sinistri D&O); 2) un grandissimo numero di polizze coinvolte nell'esposizione; 3) un sistema giudiziario recettivo per questo tipo di azioni. Perché vi sia una forte rilevanza economica dei danni, una fetta importante della popolazione deve essere esposta ad un evento lesivo suscettibile di causare danni corporali. In molti casi è sufficiente che anche una piccola parte sia esposta, poiché se l'effetto patologico è latente, ovvero richiede un lungo periodo per diventare apparente, l'effetto potrà diffondersi successivamente su milioni di persone. Questo aspetto è riscontrabile ad esempio nel caso dei sinistri da esposizione all'amianto, uno dei Mass torts più noti degli ultimi anni, i cui effetti dannosi per l'organismo non si manifestano prima di 15 anni (asbestosi, che provoca enfisema polmonare e mesotelioma) (Badano 2002, 609). Il rischio, in tal modo, benché quantificabile in una somma di denaro pari al prezzo assicurativo, non è valutabile e porterebbe paradossalmente a collassare l'intero sistema assicurativo.
      Ecco, forse è per questo motivo che il decreto attuativo non è mai stato scritto … il sistema assicurativo sarebbe collassato!

      Elimina
  3. Buongiorno Prof, grazie per ricordarcelo sempre, perchè è questo l'obiettivo a cui ci hanno destinato.

    RispondiElimina
  4. Architetto Piano, davanti ai morti, alla disperazione dei sopravvissuti, allo smarrimento degli sfollati, allo straordinario lavoro dei soccorritori, lei dice: più che parole servono risposte. La prima?
    «Non si deve allontanare la gente da dove ha vissuto. Amatrice, Pescara del Tronto, Arcuata, Accumoli, Grisciano: bisogna ricostruire tutto com’era e dov’era. Sradicare le persone dai loro luoghi è un atto crudele. Vuol dire aggiungere sofferenza alla sofferenza».

    La pensa così anche il governo. E finalmente non ci sono polemiche.
    «Mi fa piacere. Se cerchi un uomo c’è sempre una casa. Bisogna ricostruire tra le pietre, le soglie e la gente che la abita».

    I paesi di cui parliamo sono distrutti.
    «L’anima dei luoghi non si può cancellare.》

    Questo si legge sul corriere online di oggi. Ma allora perché ci attaccano continuamente se osiamo possedere una casa o ci ostiniamo a non voler abbandonare i luoghi in cui siam nati e cresciuti?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pietro Marzani: ci vogliono senza un'anima, una cultura, una identità, per controllarci meglio. Molti discorsi di Monti erano verso questo obiettivo.
      Guai ad avere il lavoro sottocasa, è meglio che uno da Trieste vada a lavorare a Trapani, e uno da Benevento finisca a Bolzano, per fare lo stesso lavoro. Mio cugino lavora per una piccola ditta di trasporti di alimentari, parte ogni mattina da Bassano del Grappa per andare a Verona e zona lago. Un suo concorrente, che ha conosciuto, si alza da Brescia e va ogni giorno zona Cittadella-Padova (cioè a 10' di auto da dove abita a Bassano mio cugino). E' logica questa?

      Elimina
    2. Anche per questo: Peter Sutherland told peers the future prosperity of many EU states depended on them becoming multicultural. Oppure perché il sen. Monti dice che quando c’è la casa di proprietà, c’è meno mobilità nel paese, il mercato del lavoro è meno mobile...

      Elimina
    3. La testimonianza di Roberto Pirzio-Biroli sulla ricostruzione 'com'era e dov'era' in Friuli, dopo il terremoto dell'Aquila - «In Abruzzo si può e si deve fare lo stesso, ricostruendo i paesi dov’erano e com’erano, rispettando l’identità di appartenenza della gente. Per carità, scongiuriamo la sciagura delle New Town e dei mega piani urbanistici». Parla, si infervora e si sgola, l’architetto Roberto Pirzio-Biroli, che di quel modello fu un protagonista - all’epoca era tecnico comunale e aveva 29 anni - progettando e portando a termine il gioiello indiscusso del miracolo friulano.
      Un gioiello chiamato Venzone, borgo cintato da alte mura e con un duomo a Sant’Andrea Apostolo. Tutto giù, «macinato» dal sisma. Macerie che però furono numerate una a una, pietra per pietra, con uno smontaggio «razionale e ordinato, con deposito a lato, senza costi di discarica. Il che poi consentì, utilizzando gli elementi recuperati, anche il mantenimento del valore immobiliare». Poi ci fu il puntellamento degli spicchi murali sopravvissuti e il consolidamento delle case accanto a quelle crollate. Infine, via alla ricostruzione vera e propria. «Venzone era distrutta al 90%, ma l’abbiamo rimessa in piedi in otto anni, così com’era, duomo compreso, con criteri antisismici, a un costo al metro quadro, per le case, che risultò la metà rispetto a quelle dello Iacp - spiega l’architetto -. Un’intera frazione, Portis, una settantina di case, fu addirittura spostata in un punto diverso, più sicuro, d’accordo con la gente».
      Pirzio-Biroli è uno di quegli italiani più profeti all’estero che in patria, come dimostra il suo curriculum di docenze, da Berkley a Potsdam, da Zurigo a Lubecca, fino alla cattedra odierna presso la Donau Universitat di Krems, in Austria. All’epoca applicò a Venzone e ad altri comuni un tipo di intervento già adottato in un altro centro, Santa Margherita del Groagno, creando i «cantieri simultanei di ricostruzione ambientale», definizione «quasi futurista, da Marinetti»: minuscole task force incaricate di realizzare non una singola casa, ma un intero isolato, con un unico progetto. La gestione fu affidata a 13 cooperative di proprietari presiedute (tutte meno una) da donne. «Nulla a che vedere con le coop rosse, con la sovrastruttura verticistica che le comanda, ma gruppi di individui liberi di agire».
      E in tutto il Friuli la ricostruzione proseguì così, con testa, cuore e mani. Tre uomini ne furono gli artefici principali: il presidente della Regione, Antonio Comelli; il segretario alla Ricostruzione, l’ingegner Emanuele Chiavola; il commissario straordinario Giuseppe Zamberletti: il Politico, il Tecnico e il Facilitatore. Dietro di loro, un popolo ricco di una cultura edilizia diffusa, che ricacciò in gola le lacrime gettandosi nel lavoro. E una classe politica locale che dimenticò le divisioni di bandiera. Qui, poi, ebbe luogo una rivoluzione amministrativa che mise al vertice i Comuni dando ai sindaci dignità di funzionari regionali, potere di firma compreso." L'articolo è a firma di Guido Mattioni sul Giornale.it del 10/4/2009, il link non si trova, ma ho il pdf, nel caso.

      Elimina
    4. Vorrei segnalare, sempre sul tema, anche le considerazioni del prof. Duilio Benedetti, (su "Ingegneria sismica" anno XXVII n. 1 - Gennaio-Marzo 2010): "Ma il ricordo aiuterebbe ad evitare errori. Le documentazioni circa le strategie del dopo-terremoto adottate nel recente passato in Italia dopo gli eventi distruttivi (Belice, Friuli, Irpinia, Umbria-Marche) costituiscono un ricco patrimonio informativo a cui attingere. Tra le diverse esperienze spicca quella del Friuli, colpito da un evento ben più severo dell’attuale. Tale esperienza è stata caratterizzata dai seguenti aspetti, ben chiariti nei due testi che seguono: 1) la scelta di evitare l’abbandono dei centri abitati, anche se gravemente danneggiati, e di procedere alla loro ricostruzione in altri siti (come era avvenuto in alcuni casi dopo il terremoto del Belice, 1968); 2) come conseguenza, l’avvio quasi immediato di una estesa campagna di riparazioni degli edifici danneggiati, che comprendeva il loro adeguamento antisismico e quello funzionale (miglioramento delle condizioni abitative ed impiantistiche), salvaguardando il tessuto sociale delle comunità e i sistemi infrastrutturali; 3) la pronta emanazione di una serie di leggi e provvedimenti regionali (la prima ad un mese dal terremoto, finalizzata alle piccole riparazioni per consentire il rapido ritorno delle popolazioni nei luoghi di residenza) per regolare il processo di riabilitazione del territorio; 4) il controllo dei progetti, della loro esecuzione e dei costi, pervenendo a consuntivo ad un loro sostanziale contenimento; 5) l’ampia delega ai Comuni nella gestione degli interventi, stimolando l’attività e lo sviluppo di molte piccole imprese edilizie locali, con positive ricadute sullo sviluppo economico (non assistenziale) della regione; 6) la priorità data alla riparazione ed al rafforzamento del sistema produttivo; 7) il completamento, entro poco più di 15 mesi dall’evento delle strutture abitative, chiamate ‘semi-permanenti’.
      Il risultato di questa impostazione è stato da più parti giudicato esemplare. La gestione e l’organizzazione della fase emergenziale e di quella successiva sono legate anche all’onestà, alla capacità ed al coraggio di due persone: nell’emergenza, fino a poco più di un anno dal terremoto, il Commissario straordinario di Governo (on. Zamberletti) a cui si è affiancato l’ing. Emanuele Chiavola (scomparso nel 1992), Segretario generale per la ricostruzione del Friuli che ha curato la fase successiva."

      Elimina
    5. Sempre a proposito del ricostruire 'com'era e dov'era', qui la testimonianza di Miriam Calderari, assessore alla Ricostruzione a Venzone dal 1980 al 1990.

      Elimina
    6. @ Simone
      Cittadella... Penso di sapere dove sia...

      @ Giorgio
      Ha detto mì ccuggino , che parte da Rieti tutte le mattine per andare a Matrice e riparte la sera tardi per tornare a casa, che sarà pressoché impossibile la ricostruzione come era prima, le strade per arrivarvi sono per la maggior parte interrotte, sono franati alcuni ponti di collegamento e le strade sono strettissime.
      Non è un caso che i funerali domani saranno celebrati a Rieti, vista l'impossibilità di garantire la sicurezza alle autorità .
      Anche perché se capita qualsiasi intoppo mì ccuggino perde il posto...
      Speriamo si sbagli.

      Elimina
    7. Cari amici, prometto di essere breve, vi chiedo di essere pazienti.
      1) ricostruire com'era e dov'era è una cazzata. Di più, è la madre di tutte le cazzate in un post terremoto. Psicologicamente tutti, i terremotati intendo, vogliono ricostruire com'era dov'era, per motivi facilmente intuibili. Mi ridanno la casa com'era e dov'era e riprendo la mia vita di prima come se nulla fosse successo. Cazzata immane. Esiste un prima e un dopo. Dopo è un'altra vita, migliore o peggiore ma diversa. Apro una parentesi; il terremoto è una tragedia a prescindere da quello che ti succede, forse lutti, forse nulla, a due piani, quello privato e quello collettivo. Entrambi importanti, così come è importante la correlazione tra questi piani che è qualcosa di diverso dalla loro somma. È evidente che anche se casa tua sta in piedi intonsa ed incolume, ma tutto intorno è crollato, tu così bene non ci stai. Tornando al discorso è evidente che minimo minimo ti cambiano il colore delle maioliche in bagno, che sarà di 5 cm più corto mentre è diverso il colore del legno dei serramenti... Insomma, la casa non sarà mai com'era. Per un semplice motivo. Perché è caduta. Perché semplicemente NON C'È PIÙ! Faccio peraltro notare che molte città e cittadine mitteleuropee, per lo più in seguito ai bombardamenti della IIWW ma non solo, presentano un ambiente architettonico piuttosto variegato. Senza scendere in un terreno minato diciamo che l'acciaio accanto o comunque vicino al marmo si può. Si può. A chi piace a chi no. Ma si può. Il moderno accanto all'antico si può. Penso che per il com'era ci siamo.
      2) ricostruire dov'era? Certo, dove li vogliamo mandare? Il proprietario del sedime ha il diritto, sacrosanto, di ricostruire (o meglio, che gli sia ricostruito) sul suo sedime. A meno che non ci sia un buco vista inferno, sono totalmente d'accordo.
      3) e arriviamo alle stramaledette New town, nelle quali ho vissuto per alcuni anni con la mia famiglia.anche qui una digressione spero breve. Carissimi, le cose, gli accadimenti, i terremoti, vanno anche contestualizzati. Sul piano della tragedia personale e pur nella singolarità di ciascuna situazione, è chiaro che sono tutti uguali, come è altrettanto ovvio che sul piano della comunità, della collettività colpita, le differenze e le peculiarità emergono in modo irrinunciabile. Sia in senso negativo come già indicato in precedenti commenti (terremoti di serie A e di serie B) sia in altri sensi. È evidente che se un terremoto colpisce un capoluogo di regione, L'Aquila, circa 100.000 sfollati, è una cosa diversa rispetto al terremoto che colpisce il centro Italia con poche migliaia di sfollati. Prima che qualcuno parta lancia in resta invito a rileggere. Ho solo detto che è una cosa diversa, non ho detto meglio o peggio, più o meno, ho detto è UNA COSA DIVERSA. Ma diversa come? Allora un conto è organizzare 3600 posti letto ad Amatrice ed ospitare 1000 persone. Altro conto è pensare a 100.000 sfollati. Di qui l'esigenza di allontanarne quanti più possibile. Giusto? Sbagliato? Qualcuno ha spinto per far lavorare gli albergatori delle provincie limitrofe? Ognuno giudichi. Ma la situazione era differente.
      SEGUE

      Elimina
    8. 3) non ricordo Venzona. Ricordo però bene Gemona. E ricordo che, prima che chiudessi in modo totale con l'informazione fascista di tivù e giornali, dopo il terremoto dell'Aquila ci fu un servizio tra i tanti per far vedere come era stato ricostruito il Friuli. Dalla piazza di Gemona, Gemona, che permettete è un pochino dell'Aquila. Erano passati più di trent'anni. In secondo piano c'era ancora una gru. Io non so se e quando la ricostruzione è finita in Friuli. La vulgata che vuole quella ricostruzione buona santa giusta e veloce al contrario della nostra la trovo non solo poco credibile. Ma anche offensiva.
      4) e arrivo alle New town, sciagura da scongiurare. Ma di che parliamo? Ma scherziamo o cosa? Io non sono berlusconiano. O meglio sono molto più berlusconiano ora dopo anni di goofynomics di quanto non lo fossi prima, ma ci rendiamo conto che le New town hanno permesso di rientrare in città a più di 15.000 persone? Ma di che parliamo? Ma avete capito che se i miei figli hanno potuto frequentare l'anno scolastico 2009/2010 nella loro città, L'Aquila, è stato grazie alle New town? Dopo aver finito l'anno precedente in una provincia limitrofa? Sono costate tanto? Sì è vero, un costo altissimo. E quindi?
      5) ho cliccato sul link della ricostruzione di Venzone. Si parla di ombre sulla ricostruzione come è normale è ovvio che sia, per ogni ricostruzione. C'è però una sola cosa importante. Una. Lo stato deve tirare fuori i soldi. Chiunque di voi ben sa che la corruzzzzione e gli sprechi non sono IL problema. Allora le polemiche inutili lasciano solo il tempo che trovano. Bisogna solo tirare fuori i soldi. Tutti quelli che servono. E nel caso anche di più. Questo è dov'era.

      Elimina
    9. Abito a 5 chilometri da Finale Emilia, zona degli epicentri dei due terremoti del 2012. Il castello, per metà crollato, è ancora messo più o meno come 4 anni fa.
      La chiesa del mio paese (Renazzo) è ancora inagibile come lo sono buona parte delle chiese danneggiate di questa zona. Tanto per dire.

      Elimina
    10. Dio ha castigato i piddini, e loro si vendicano, perché come al solito non hanno capito con chi hanno a che fare.

      Elimina
    11. @aquilano
      Non fare promesse... :-)

      D'accordo con te su tutto, anche e soprattutto sul razzismo strisciante contro il Sud "pigro" (anche se la voglia di specificare che prima di fare discorsi del genere bisogna pensare ai morti mi viene, lo ammetto... L'universo mi punirà...).

      Elimina
  5. Talvolta Piano viene chiamato a fare la ciliegina sulla torta e lo sa perfettamente. Se la torta non è buona, come altre volte in passato, si smarcherà senza polemiche. Potrebbe essere un buon indicatore aldilà delle dovute dichiarazioni di intenti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Indubbiamente ha un'ottima reputazione, meritata. Durerà più lui nelle sue opere che questo goveno nelle proprie.

      Elimina
    2. Dall'intervista di oggi rilasciata a PUDEpagina:

      "È evidente che il Patto di Stabilità europeo consente flessibilità straordinarie per calamità atroci come questa, quando sono in ballo le vite umane, la sicurezza nazionale".


      ...

      Elimina
  6. Acquistato casa in comune di Pumenengo (BG) in piena val Padana. Fatta assicurazione "forzata" visto accensione mutuo. Anno 2000. Espletato pagamento concordiamo di mantenere assicurazione. venerdì 26 agosto mi reco in agenzia per delucidazioni: sorpresa se voglio avere assicurazione su terremoti debbo aumentare il premio. Chiedo il perché, semplice regione Lombardia ha elevato la mia zona a Livello 2 (ovvero a rischio terremoto Friuli) Naturalmente dopo previo adattamento della casa a livello norme europee. Quello che mi fa leggermente alterare, oltre al premio superiore ê che se mi fosse accaduto una simile cosa: non avrei visto un euro. Perché legge non ammette ignoranza

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono propenso a ritenere che l'assicurazione accessoria alla operazione di mutuo nulla ha a che vedere con il rischio sismico, riguardando il perimetro della cosa (la casa) in seguito a scoppio, incendio, fulmine, caduta di aeromobile e altre amenità. Tutto insomma tranne che il terremoto. Quindi non si tratterà di aumento di premio, bensì di un premio nuovo per un'altra nuova e differente.

      Elimina
    2. Chiedo scusa per il refuso, ...il perimento della cosa...

      Elimina
  7. In sostanza hanno detto che la tua casa non é più a norma perché c'è stato un intervento normativo retroattivo in ambito edile??

    RispondiElimina
    Risposte
    1. No non era più assicurabile in quanto non confacente a nuove norme.

      Elimina
    2. Vi giro una battuta su Twitter che rende bene l'idea di cosa possa accadere sull'onda emotiva post terremoto:

      D:
      ...Sui siti delle compagnie assicurative le tariffe x polizze contro sismi paiono un po' troppo basse. Scusate, sono genovese, dov'è il trucco?

      R:
      ...Fare la legge perché "tanto costano poco" e poi alzarle "perché le assicurazioni perdono un sacco di soldi con gli italiani furbi"?

      Elimina
  8. Gira e rigira, per i liberisti, la soluzione ai problemi del capitalismo è sempre e solo una: dare più soldi ai capitalisti. Mooolto originali.

    RispondiElimina
  9. Post privato: qualcuno sa dirmi dove trovare materiale sul recente incontro di Ventotene? Intendo più approfondito dei giornali. Grazie

    RispondiElimina
  10. @Michele Rossetto

    L'incontro è vuoto spinto, se escludi quella sordida marchetta, quel colpetto di spin dato dai tre compari al cimitero.

    Se ne vuoi approfondire il senso, al di là del niente di quell'evento, vai qui:

    http://orizzonte48.blogspot.it/2016/08/ventotenes-vaudeville-la-penosa-agonia.html?m=1

    O vedi l'ultimo post di Quarantotto, quello di ieri - serve a capire di che pasta fosse fatto il pensiero del quarto compare (quello nel loculo) e di quei fascisti dei suoi maestri.

    RispondiElimina
  11. La repubblica incoraggia e tutela la capitalizzazione in tutte le sue forme. Indisciplina, scoordina e deregola l'esercizio del credito.

    Ostacola l'accesso del risparmio popolare alla proprietà dell'abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e favorisce l'indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi multinazionali.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi pare di averlo letto uguale sulla riforma della Costituzione che voteremo a ottobre (forse).

      Elimina
  12. Eppure in altri settori sono avvenuti progressi sostanziali: nel 2013 si sono registrati in Italia 181.227 incidenti stradali con lesioni a persone. Il numero dei morti (entro il 30° giorno) ammonta a 3.385. Nel 2001 i morti sono stati 7096, quindi si e' riusciti a dimezzare le morti (senza neppur considerare l'aumento del parco circolante).
    Stesso campione in UK, le due cifre sono rispettivamente 1.713 e 3.450. Un paio di considerazioni: 1) qualche soldino andrebbe speso per portarci velocemente ai numeri inglesi, 2) come trasferire nell'industria edile l'effettivo virtuosismo dell'industria automobilistica?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Meno morti sulle strade forse anche perché si va meno a zonzo con la macchina per risparmiare o si fanno le vacanze (chi può) in luoghi più vicini a casa, oppure perché con l'aumento dei disoccupati in media di giorno girano meno auto.
      Oppure perché i giovani hanno meno soldi da spendere in discoteche al sabato (da me in tante hanno chiuso) e andarsi a schiantare ubriachi.
      Oppure può essere l'unico effetto positivo della situazione disastrosa in cui versano le strade. Gli automobilisti sono costretti ad andare più piano per evitare le buche; quindi meno incidenti mortali.
      Chi lo sa..

      Elimina
  13. Nonostante abiti nella zona degli epicentri dei due terremoti in Emilia del 2012, tra 5 e 10 chilometri, l'assicurazione sulla casa non la faccio.
    Primo perché non ho i soldi, secondo perché la casa è nuova ed ha retto bene 4 anni fa e terzo perché col terremoto ho già dato; da queste parti non ne capitava uno così forte (addirittura due!) da almeno 500 anni.... quindi statisticamente per altri 500 anni dovrei essere a posto.
    Diversa cosa per la zona intorno al Gran Sasso, molto più sismica.

    PS. Impressionanti i terremoti! Non mi sono mai reso conto di quanto fossero tremendi fintanto che non ne ho vissuto uno in prima persona.
    Ricordo che scappando fuori da casa, per qualche secondo non riuscivo ad afferrare la maniglia della porta dal tanto che erano forti le vibrazioni a terra. È meno male che abito al piano terra! Poi era buio, la corrente venne a mancare subito.

    Povera Amatrice.... Fino a ieri non avevo parole

    RispondiElimina
  14. (OT)

    Mi limito alla favola.

    Per la Sua diletta, SAS Uga, qui Essi ruotano e poi se ne stanno tra li altri animali perchè di Lei, piace il tocco. Auguri Giulia (e non solo per ieri)!

    (Alessandra/Cassandra da Firenze. Anch'io nacqui sotto lo stesso segno)

    RispondiElimina
  15. Ragazzi ci siamo. Questi il missile lanciato da LA STAMPA questa mattina:


    31/08/2016
    Il costo della case da ricostruire. In Europa pagano le assicurazioni
    Il governo studia come correggere un’anomalia italiana: ritorna il progetto di Monti


    In Europa siamo rimasti ultimi a credere in uno Stato-papà che paga tutto e sempre, e ti ricostruisce la casa se viene un’alluvione o un terremoto. Il modello dominante nel continente è un altro: un’assicurazione, che sia volontaria (in Germania, Gran Bretagna o Belgio) o semi-obbligatoria (Spagna e Francia), con tariffe regolate dallo Stato o con sovvenzioni o con sgravi fiscali, ma che comunque deve coprire i rischi da calamità. Il cittadino paga, la polizza lo copre. Ad una assicurazione volontaria contro il terremoto aveva pensato già Berlusconi nel 2005 e poi nel 2007. Proposte cacciate indietro con pernacchie. Ci ha riprovato Monti con un decreto nel 2012, che prevedeva sempre l’assicurazione volontaria, ma con la postilla che lo Stato non avrebbe più pagato. Mal gliene incolse perché quattro giorni dopo venne il sisma dell’Emilia e i partiti lestamente fecero decadere il decreto in Parlamento.

    Ora il governo Renzi ci sta ripensando seriamente. Nel giro di un paio di settimane, la dem Paola De Micheli, sottosegretario all’Economia, convocherà una riunione con le parti sociali e i rappresentanti delle assicurazioni. «Capisco bene - dice la De Micheli - che la politica si sia sempre trovata in difficoltà davanti a questa scelta. Comunque la si metta, un’assicurazione appare come una tassa in più. Ed è una questione che tocca tutti. Solo in Italia ci sono 30 milioni di proprietari di casa. Per non dire di chi, penso ai M5S ma non solo, traduce ogni forma di sovvenzione o di sgravio fiscale in un aiuto indiretto ai grandi gruppi finanziari e vede rosso».

    Sarà uno dei capitoli principali di Casa Italia, la questione dell’assicurazione sulla casa. Il governo sembra orientato verso la soluzione degli sgravi fiscali per spingere le famiglie a farle, queste assicurazioni. Di contro, e fu il primo scoglio su cui si infranse il decreto di Monti, c’è la questione dei costi. L’Ania, associazione nazionale tra le imprese assicuratrici, ha valutato che il patrimonio immobiliare italiano vale 3900 miliardi di euro, pari a due volte e mezzo il Pil annuo. I suoi tecnici hanno fatto anche delle simulazioni, tenendo conto delle classi di rischio sismico e dei costi di ristrutturazione. Il risultato è una media di 73 euro di premio ogni 100mila euro di valore assicurato (e solo nel caso in cui tutti davvero provvedano). «Ragionevolmente - si legge in un recente studio del Consiglio nazionale degli Ingegneri - possiamo ipotizzare almeno 100 euro per 100mila euro di valore assicurato, considerando la remunerazione delle imprese».

    Si apre una partita di miliardi di euro, insomma. Ma anche una rivoluzione culturale perché è evidente che ci sarebbero sconti quando una casa è in buone condizioni, e quindi si comincerebbe a guardare la propria abitazione anche sotto questo aspetto. Peraltro ci sono sgravi fiscali anche per effettuare lavori di adeguamento o miglioria sismica.

    Certo, il governo Renzi si rende conto che può sembrare paradossale, qualche mese dopo avere eliminato l’Imu sulla prima casa, introdurre un esborso per le medesime case. Di qui la propensione per forme di assicurazione volontaria, con conseguente detrazione fiscale. Sarebbe comunque un passaggio complicato. E senza contare che in Italia ci sono 10 milioni di «incapienti», cittadini con un reddito talmente basso da non dovere nemmeno presentare la dichiarazione al fisco e quindi non interessati a possibili detrazioni. «La materia - riconosce ancora Paola De Micheli - è oggettivamente complessa, tant’è vero che le proposte del passato sono regolarmente naufragate».

    (…)

    RispondiElimina
  16. La soluzione finale del Governo (Europa)?
    Ogni proprietario di immobile dovrà stipulare un'assicirazione (privata) contro il rischio idrogeologico...
    Occasione molto molto ghiotta...

    RispondiElimina