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mercoledì 7 marzo 2012

Accorati appelli e tecnologia tedesca

Oggi vi parlerò di letteratura francese e di tecnologia tedesca. Lo spunto mi viene offerto, dopo una notte passata a contemplare le miserie umane nel pronto soccorso di un ospedale romano (niente di grave), dall’ultimo commento di una nuova e spero fedele adepta:


Buonasera, ho scoperto per caso il suo blog proprio ora. Mi sembra interessante, ma vista l'ora, leggerò con calma nei prossimi giorni. Non ci capisco niente di economia, però sono molto preoccupata per una finanza che mi pare stia diventando sempre più disumana. Scusi se non è in tema con il suo post, ma posso chiederle se conosce la "Lettera degli Economisti" e se ne condivide i contenuti? http://www.letteradeglieconomisti.it/ grazie, le prometto che i prossimi interventi saranno inerenti silvia
 

Che bel nome... Ed è proprio in tema: “che speranze, che cori o Silvia mia!”. Qual più degna chiosa di questo endecasillabo ai tanti accorati appelli?

Gli accorati appelli! Credo di averne firmati un paio anch’io, per solidarietà con Sergio Cesaratto, che di solito me li propone con il suo garbo britannico, al quale non so resistere, partendo dal presupposto che ovviamente non si può mai essere d’accordo completamente con una proposta (io non lo sono nemmeno con le mie, figuratevi un po’ con quelle degli altri... ma chi vve conosce?), però è utile dimostrare solidarietà, compattezza, proposta...

Sarà...

Intanto, nel caso specifico, la diagnosi mi sembra corretta (mi viene da credere grazie alla presenza di Brancaccio fra gli estensori), ma quello che non mi piace è la terapia, viziata dall’identificazione di Europa ed euro. Questa identificazione, implicita ma non tanto, ritengo sia un falso storico, una mistificazione politica, e un errore economico.


Leggete la vibrante conclusione. Gli autori argomentano che se non si riequilibrano le politiche di crescita delle economie del nucleo, tutte sbilanciate sulle esportazioni, cioè se i paesi in avanzo non aiuteranno la crescita europea stimolando la propria domanda interna (consumi e investimenti), i paesi periferici: “potrebbero esser forzatamente sospinti al di fuori della Unione monetaria o potrebbero scegliere deliberatamente di sganciarsi da essa per cercare di realizzare autonome politiche economiche di difesa dei mercati interni, dei redditi e dell’occupazione. Se così davvero andasse, è bene chiarire che non necessariamente su di essi ricadrebbero le colpe principali del tracollo della unità europea.”

Ma, scusate, gentili colleghi e maestri... perché mai rimediare a quello che sui nostri, sui vostri libri è chiaramente individuabile come un errore, cioè il costituire una unione monetaria fra paesi che non rispettano i requisiti minimi necessari, sarebbe una colpa? Non potremmo, almeno noi, che siamo uomini di mondo, rinunciare per un momento ad usare categorie moralistiche, e soprattutto ad usarle a vanvera? Lo so che gli altri lo fanno, ma lasciamolo fare agli altri. E perché mai liberarsi dal fardello della moneta unica, adottato per motivi che voi conoscete meglio di me, e che io mi sono permesso di riassumere in questo lavoro, minerebbe l’unità europea? A cosa vi riferite esattamente? Mi state forse dicendo che se, poniamo, la Spagna uscisse dall’euro la cerniera dei Pirenei si scollerebbe, e la povera Spagna, novella Atlantide, fluttuerebbe in mezzo all’Atlantico? Ah, voi la vedete così... Certo, tout se tient, ma questo legame fra la teoria delle Aree Valutarie Ottimali e quella della tettonica a zolle non sarebbe venuto in mente nemmeno a me, che già sono pindarico di mio, e da qualche anno insegno a viale Pindaro (e a due passi dalla pineta dannunziana... sarà per quello i piddini mi trovano fascista...).

Bene, intanto vi rassicuro su un punto: sapete, i Pirenei e le Alpi esistono proprio perché la Spagna e l’Italia, poverine, stanno spingendo per entrare in Europa. Voi pensavate che fosse una storia recente!? No, no, va avanti da milioni di anni. Difficile che ci ripensino proprio adesso, e solo perché c’è stata una lieve, spiacevole increspatura nel mare della Storia. L’euro è pur sempre una costruzione umana, direi non particolarmente assistita dalla grazia divina: nisi Dominus custodiverit... E quando l’uomo, anzi, la donna, si è alzata in piedi (cosa che, non dimentichiamolo, pare non sia accaduta a Bruxelles) l’Europa era già lì (e anche le Alpi, e anche i Pirenei, e se proprio vi volete allargare, anche i Carpazi), ed era già una zona economicamente depressa.

Poi, consentitemi, io ho il pallino del correttore di bozze... a me sembra ci sia un errore nell’intestazione. Leggiamola insieme:

“Ai membri del Governo e del Parlamento
Ai rappresentanti italiani presso le Istituzioni dell’Unione europea
Ai rappresentanti delle forze politiche e delle parti sociali
Ai rappresentanti italiani presso le Istituzioni dell’Unione europea e del SEBC
E per opportuna conoscenza al Presidente della Repubblica”

Ma... scusate, fatto salvo il rispetto che da servitore (non servo) dello Stato devo ad alcune di queste figure istituzionali (non a tutte), e anche astraendo dal fatto che molte di esse hanno dato prova provata di non capire quello che sta succedendo (o di capirlo ed esserne complici, fate voi...), il problema è che l’appello evidentemente non è rivolto a loro! L’appello, per avere un senso, deve chiaramente rivolgersi a chi lo squilibrio lo ha causato, secondo la vostra lucida diagnosi che condivido, ovvero a quelli che voi definite “i Paesi in avanzo commerciale, in particolare la Germania”.

E qui subentra la letteratura francese. Perché vedete, è chiaro a voi come a tutti che la situazione è intricata, e che per venirne fuori c’è bisogno di intelligenza. Ma come si riconosce l’intelligenza? Qui tutti parlano, mi dice un altro lettore, sentiamo dire tutto e il suo diretto ed immediato contrario, di chi ci possiamo fidare? Nel difficile compito di riconoscere l’intelligenza ci assiste Rabelais.

Ricorderete tutti in che modo Grandgousier riconobbe l’intelligenza sopraffina di Gargantua, vero? Caso mai l’aveste dimenticato, è scritto nel capitolo XIII del primo libro de “La vie threshorrifique du grand Gargantua, père de Pantagruel”. Dove si racconta come Grandgousier, ritornando a casa dopo un’assenza di cinque anni, andò a trovare suo figlio, e “fut resjouy comme un tel pere povoit estre voyant un sien tel enfant”. Forse a titolo di precauzione, Grandgousier si rivolse alle “gouvernantes” chiedendo loro se avessero tenuto suo figlio “blanc et nect”. E Gargantua rispose che ci aveva pensato da sé, avendo, “par longue et curieuse experience inventé un moyen de me torcher le cul, le plus seigneurial, le plus excellent, le plus expedient que jamais fut veu” (“torcher” significa pulirsi, e le altre parole credo si traducano facilmente, soprattutto “cul”). E dalla lunga e circostanziata spiegazione che Gargantua fornisce delle sue esperienze, Rabelais ci dice (ma siamo già nel capitolo XIV, perché la descrizione è lunga) che Grandgousier “ravy en admiration... congneut l’esperit merveilleux”, cioè riconobbe la meravigliosa intelligenza, del proprio rampollo.

Perché in effetti, diciamocelo, forse il fatto di vivere in una società che crea bisogni inutili per soddisfarli (o meglio ancora per frustrarli) ci ha fatto perdere di vista il fatto che l'intelligenza, in fondo, si manifesta anche nella capacità di soddisfare nel modo migliore i nostri bisogni più essenziali. Almeno, gli umanisti pare la pensassero così. Che poi nel nostro caso vorrebbe dire che l'intelligenza si dovrebbe manifestare nel proporre soluzioni che non comprimano i diritti, che non causino disoccupazione, ma con questo non vi dico nulla di nuovo.

Invece, forse ignorate che i risultati conseguiti dalla tecnologia francese nell'arte di "se torcher le cul", dettagliatamente descritti da Rabelais, non hanno mancato di suscitare per secoli l'invidia dei vicini di casa. Fino a quando la gigantessa della politica europea, Angela Merkel, ha riunito i suoi migliori scienziati assegnando loro un difficile compito: quello di portare la tecnologia tedesca oltre la frontiera stabilita da Rabelais nel XVI secolo. Ed essi lo hanno rapidamente assolto, con fedeltà ed efficienza alemanna, progettando una stampante laser alimentata a rotoloni Regina. Sì, proprio quelli che non finiscono mai (come gli appelli). In attesa del brevetto (patent pending) il prototipo è già pronto e funziona a pieno regime lassù, a Berlino.

Ogni mattina, dopo la colazione, e prima di un’operazione tanto necessaria quanto inelegante (o almeno ritenuta tale dalle persone incapaci di comprendere, come diceva Robert Musil, che la bocca e quell’altra cosa in fondo sono le due estremità di uno stesso tubo), ogni mattina, disais-je, un appello fresco di giornata viene stampato caldo caldo. A quale scopo lo avrete capito, non fatemelo dire in italiano, altrimenti rockapasso mi sgrida. Mi dice: “sei triviale, se continui così non ti chiameranno mai in televisione, il nostro vicino di casa c’è andato...”. Sapete, le donne... Povera rockapasso, quanti dispiaceri le do. Del resto, è anche normale che lei da laureata in lettere non abbia mai letto le Satire di Ariosto. Sai, questo blog è un po’ casa mia. Certo, la televisione, la visibilità... Ma sai qual è il problema? Che a me di andare a fare la bella statuina che ripete “più Europa, più Europa” a un eletto parterre che l’Europa non sa cosa sia, me ne importa anche poco. Senti che bella l'Europa, senti che ti dice:


Mal può durar il rosignuolo in gabbia,
più vi sta il gardelino, e più il fanello;
la rondine in un dì vi mor di rabbia.

Chi brama onor di sprone o di cappello,
serva re, duca, cardinale o papa;
io no, che poco curo questo e quello.

In casa mia mi sa meglio una rapa
ch’io cuoca, e cotta s’un stecco me inforco,
e mondo, e spargo poi di acetto e sapa,

che all’altrui mensa tordo, starna o porco...


Vedi: dice “gardelino”, come la mi’ nonna. Ecco, io sono rondine (o chiurlo: ma insomma, in gabbia ci sto male).

Gli appelli falli scrivere ai fanelli (fa anche rima) “che ‘l stare a Ballarò stiman grandezza”. Tanto poi, per tornare al nostro tema, ogni mattina la segretaria li stampa, e Angela si apparta. E credo che nulla superi il suo piacere nel compiere una certa operazione su una soffice carta a triplo velo intiepidita dal passaggio attraverso il fusore della geniale stampante laser, carta che trasmette “au trou du cul une volupté mirificque, tant par la doulceur d’icelle que par la chaleur temperée, laquelle facilement est communicquée au boyau culier et aultres intestines, jusques à venir à la region du cueur et du cerveau”. La cosa più difficile è stata trovare un toner anallergico. Ma il Sud dell’Europa ha fornito le cavie.

Allietata da questa volupté mirificque, la gigantessa si appresta a sbrigare le faccende quotidiane: “che governo metto in Grecia? Che governo metto in Portogallo? Mario, mi alzi un po’ lo spread? Mario, mi abbassi un po’ i diritti? No, tu alza e tu abbassa, che fate, non vi confondete: mica mi stai abbassando lo spread? Poi quello mi deve alzare i diritti! Ma insomma, devo pensare a tutto io!”

E voi dite che: “l’europeismo per sopravvivere e rilanciarsi dovrebbe caricarsi di senso”? Mi verrebbe da rispondere come Odette: “C’est vrai?” Non ci siamo, carissimi. L’europeismo, per sopravvivere, deve scaricare il nonsenso dell’euro. E voi lo sapete meglio di me. Me lo avete insegnato voi! Mais où sont les neiges d'antan?




Ah, volete sapere qual era il metodo preferito da Gargantua? E leggetevi Rabelais: quella è l’Europa, non questa moneta unica di merda (appunto). E io dov’ero rimasto? Ah sì, al deflatore delle esportazioni della Malesia... che palle! Caro mi costa questo momento di innocente causerie in compagnia di pochi amici (molto onore)...


E cara mi costa la mia verve letteraria: amore, perdonami, non ho resistito alla tentazione di romanzare il tuo personaggio, e ti ho fatto dire delle cose che non hai mai detto, dipingendoti come una specie di Santippe. In effetti tu che il nostro vicino era andato in televisione neanche lo sapevi, a me lo ha detto Marco Basilisco, e non l'ho nemmeno potuto vedere perché ero in Francia. Però è vero che ogni tanto mi esorti alla moderazione, e so benissimo che lo fai pro bono, come tanti altri maestri, amici e lettori. Lo fai perché pensi che se stessi più calmo forse potrei essere più utile al mio paese. Hai ragione. E ogni tanto io non resisto alla tentazione di prendermela con chi ha ragione, soprattutto se mi chiede lo sforzo più grande, quello di temperarmi. Che già con il clavicembalo è una rottura di scatole, e lo sai. Facciamo pace? Alex, mettici una buona parola tu, che a te ti ascolta...

53 commenti:

  1. ...hai proprio ragione: non sei (solo) un economista.

    antonino

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    1. Credo sia chiaro che il mio obiettivo non è Ballarò ma Zelig...

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    2. ...il remake del film di Allen con un piddino come protagonista? Non male come idea, sei una continua sorpresa...


      antonino

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    3. Potrebbe essere un'idea, ma veramente il piddino doc è granitico, non deflette, non ha quella patologica souplesse che caratterizzava il personaggio di quel film. Io veramente mi riferivo alla mia vena cabarettistica (puntualmente e giustamente riprovata dai miei colleghi).

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    4. Beh, sì, in effetti: PCI-PDS-DS-PD e senza mai deflettere! Ma come fanno?

      Antonino

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    5. Guarda che però stanno deflettendo... E ricorda: "gaudium est angelis Dei super uno peccatore penitentiam agente".

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  2. tutto molto bello Alberto, ma lasciatelo dire, tu hai una visione troppo tecnicistica, eppure tu che sembri un uomo di cultura ti arrocchi nel tuo sapere economico, ma qui ci vogliono vedute ampie, ampie così:

    http://www.investireoggi.it/estero/la-bundesbank-non-ha-alcun-diritto-di-sorprendersi/

    qui ci sono dei passi tradotti da un articolo di Wolfgang Munchau sul Financial Times. purtroppo senza registrazione non te lo fanno leggere, e quindi tocca leggerlo da siti che riportano sprazzi. un bel pezzo è:

    "Ma non c’è voglia di tutto questo in Germania. Invece, la Bundesbank preferisce risolvere il problema affrontandolo dal lato della raccolta. Mr Weidmann ha proposto la scorsa settimana che gli attivi della Germania in Target 2 vengano assicurati. Egli chiede accesso alle proprietà e altri assets Greci e Spagnoli per un valore di € 500 miliardi, nel caso la zona euro dovesse crollare. Potrebbe anche suggerire di inviare la Luftwaffe, per risolvere la crisi dell’euro. La proposta è incredibilmente estrema."

    La proposta non è solo estrema ma è molto molto scorretta, tecnicamente e "eticamente" (anche se va detto che ormai l'etica ce l'attacchiamo al cazzo). Weidmann, presidente della Bundesbank dev'essere stato convinto da quel buffone (scusate il termine, io non sono collega di nessuno e quindi posso permettermelo) di Sinn (che qui nel blog ben conosciamo) a portare avanti la lotta contro gli squilibri TARGET2. Giustamente chi conosce come funziona il sistema TARGET2 si è sempre chiesto se Sinn fosse ignorante o in malafede, e tempo fa la stessa Bundesbank non gli dava granché seguito a dirla tutta quando spiegava lei stessa il perché degli squilibri qui a pag.34:

    http://www.bundesbank.de/download/volkswirtschaft/monatsberichte/2011/201103mb_en.pdf

    anzi, faceva ben capire che il problema è teoricamente lo stesso chiunque sia il creditore TARGET. Anche se come ricordava lo stesso Cesaratto a quel famoso convegno dov'era presente il padrone di casa, è una questione molto amplificata rispetto al reale pericolo.

    ma Weidmann evidentemente comincia a capire che i paesi periferici forse forse si stanno un pochetto scocciando e che il problema della rottura dell'unione monetaria è più probabile di un anno fa e dunque si appresta a fare un po' i conti e a racimolare, ovviamente dimostrando un'evidente malafede perché diamo, gentilmente, per scontato che il presidente della Bundesbank sappia come funziona il sistema TARGET2.

    qui alcuni membri della Bundesbank non troppo vicini alle posizioni del loro superiore:

    http://www.cesifo-group.de/portal/pls/portal/docs/1/1213644.PDF

    e infine Karl Whelan che fu uno dei primi su voxeu.org a confutare Sinn giustamente conclude nel suo sito The Irish Economy:

    "One has to wonder whether Weidmann really doesn’t understand the nature of the Bundesbank’s Target2 credit or whether he is simply playing to a German audience that is used to regular missives on this issue from Hans Werner Sinn. Neither are attractive possibilities."

    ---

    tutto questo discorso ovviamente conferma sempre più ciò che si scrive in questo blog e ciò che gentilmente ci traduce vocidallagermania a noi noncosmopoliti.

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    1. Tu puoi dirmi tutto, anche che sono tecnico...

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    2. E 'nvece tu... come dicono a Livorno!

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    3. prevenire l'è meglio che curare, dagli due settimane e l'ultimo degli stronzi arriverà a dirci:

      "ma l'hai visto quanto li dobbiamo ai crucchi col target2? e bé io se mi dovessero tutti quei soldi e bé, io che fai lì? non li chiedi? ma che scherziamo? questa del target2 è l'ennesima mangiatoia all'italiana, ma che scherziamo? vergogna Italia, vergogna!"

      come per lo spread, i depositi overnight ieri a ballarò mentre mangiavo (ma così, mentre mangi?), pareggio bilancio ecc ecc

      preveniamo che è meglio. anche se non serve a una cippa!

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  3. Profe, mi pare che anche l'incipt potrebbe "addicere" all'allegoria economica di Goofy:
    "Poi che, Annibale, intendere vuoi come
    la fo col duca Alfonso, e s'io mi sento
    più grave o men de le mutate some;
    perché, s'anco di questo mi lamento,
    tu mi dirai c'ho il guidalesco rotto,
    o ch'io son di natura un rozzon lento:
    senza molto pensar, dirò di botto
    che un peso e l'altro ugualmente mi spiace,
    e fòra meglio a nessuno esser sotto.
    Dimmi or c'ho rotto il dosso e, se 'l ti piace,
    dimmi ch'io sia una rózza, e dimmi peggio:
    insomma esser non so se non verace".
    roberto

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    1. Ma il problema è proprio la veracità, come i più accorti di voi ben vedono. So che a qualcuno magari sembrerà un "nolo acerbam sumere", ma vi rendete conto uno che va lì, e con due dati comprensibili spiega quello che sta succedendo? Meglio di no... Il giorno dopo (o la settimana dopo) ti trovano all'idroscalo di Ostia...

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  4. Esatto Prof. Bagnai,
    l'equazione Euro=Europa i Media l'hanno martellata nella testa della gente tanto che perfino i Professorini della lettera ci cascano ma sono appunti professorini....

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    1. Alcuni sono anche "oni", ma che vuoi, mettere insieme tante voci diverse è difficile, capisco la difficoltà. Solo che, nel mio delirio di onnipotenza, penso che piuttosto che cercare di comporre tante forze in un unico vettore, che poi ha per forza modulo nullo e finisce per essere un mero esercizio di stile, sarebbe meglio che ognuno, per conto suo, come sa e come può, spiegasse quello che sta succedendo, come sto facendo io. Ho cominciato da poco, ma già vedo che in giro, nei dibattiti, qualcuno comincia a poter argomentare. Già il semplice fatto di sapere che la catastrofe era annunciata (e non da quattro sconosciuti) fornisce argomenti per scuotere le coscienze più intorpidite. Ma questo nessuno ve lo aveva detto! E per farlo non c'è bisogno di firmare appelli (cosa che si fa in un decimo di secondo): purtroppo bisogna scendere in mezzo alla gente e farsi un discreto mazzo. Capisco anche chi possa pensare che il gioco non vale la candela, e non lo giudico, come pure, ovviamente, capisco chi continua a pensare che l'euro sia una buona cosa...

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    2. Aggiungo: non sono il solo ad aver scelto questa strada, anzi, sono probabilmente l'ultimo. Prima di me hanno iniziato Brancaccio, Cesaratto, Nuti, Piga,... e certo anche tanti altri che mi scuso di non nominare. Non è necessario essere tutti d'accordo: io non lo sono spesso con loro, e loro hanno il diritto di battersene il belino (e viceversa), ma è necessario contrastare il muro di gomma della disinformazione. Non credo che tutti siano interessati a farlo, ma la democrazia in teoria dovrebbe essere questo.

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  5. http://www.economiaepolitica.it/index.php/europa-e-mondo/perche-il-ministro-sbaglia-su-salari-e-costo-del-lavoro/

    anche qui occorre la dinamica? lo chiedo senza ironia, perché è un articolo magari buono ma che non dice nulla da un punto di vista temporale.

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    1. La dinamica c'entra sempre. L'articolo è interessante, poi me lo studio, ma intanto ci ricorda una cosa fondamentale: un conto è il costo del lavoro (quello che spende l'imprenditore) e un conto sono le retribuzioni (quello che entra in tasca all'operaio).

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  6. BATTERSENE IL BELINO è prerogativa genovese:ma il problema
    dell'EURO ormai ha fatto breccia;piuttosto sconvolge lo scenario del DOPO-EURO.

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    1. Ma io ho tanti amici a Genova... i quali, caso strano, mi devono anche dei soldi (ora che mi ci fai pensare)!

      Sei sconvolto dal dopo-euro? E il prima-euro ti sconvolgeva altrettanto?

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  7. Il rigore tedesco ingabbia l'Europa di Martin Wolf

    http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-03-06/rigore-tedesco-ingabbia-europa-231851.shtml?uuid=AbcpdY3E

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    Professore io però non ho capito un punto ( probabilmente molti di più), ma l'uscita dall'euro per lei è un fatto proprio di incompatibilità nel senso che non è possibile una valuta unica per vari fattori economici e storici o è un fatto di incompiutezza del processo di costruzione dei cosiddetti "Stati Uniti d'Europa". Io personalmente sono nato con la Lira e quando c'era la svalutazione per svuotare i magazzini e viceversa nemmeno me ne accorgevo quindi non ho una pregiudiziale in merito, io nell'Euro ho sempre visto un obbiettivo politico di unità al fine di competere con le super potenze come USA e Cina in fondo tutti insieme Facciamo il 30% del PIl mondiale. Mi rendo conto che è un impresa Titanica e che la Merkel comincia anche a scassare le Pall... e di conseguenza senza una soluzione non si può morire economicamente in nome dell'Euro.

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    1. Caro Berti,

      ma lei sa dirmi con parole sue o di un altro in cosa essere "uniti", quando anche lo fossimo realmente, ci renderebbe più competitivi? Perché sa, io questo legame fra dimensione di uno Stato e sua competitività non lo trovo né nella logica né nella storia. I due grandi successi del XVI e XVII secolo sono stati il regno di Portogallo e la repubblica olandese: non dei big. In testa alle graduatorie dello sviluppo umano oggi troviamo stati di dimensioni piccole o medio piccole (Norvegia, Olanda, Islanda, Svizzera) accanto a pochissimi stati di grandi dimensioni (solo gli Stati Uniti, di fatto: Cina, India, Brasile sono tutti più giù).

      Quale sarebbe quindi questo obiettivo?

      Secondo lei l'Italia era più grande al tempo di Michelangelo o al tempo di Scilipoti? E quando era più "unita"? Ecco, io sinceramente non capisco. O meglio, capisco. Capisco che per fare i politici bisogna avere abbastanza pelo sullo stomaco per raccontare alla gente cose che non hanno senso, ma che sembra ne abbiano.

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    2. E ovviamente la risposta è: la moneta unica è insostenibile a prescindere dalla cosiddetta "unità politica". La moneta unica è stata imposta perché questa "unità politica" avvenisse come sta avvenendo, come coronamento di un disegno imperialistico. Questa unità a me non interessa. Se interessa a lei, per me va bene: basta che ci facciano votare!

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    3. Avevo letto su questo tema (uniti si vince, la retorica delle dimensioni...) una cosa molto convincente di uno dei nostri commentatori, credo Claudio, può essere? Potresti eventualmente riproporcela? Me la sono persa, credo fosse sul sito di Alternativa in Liguria, ma qui le cose si affastellano...

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    4. Siamo qui per questo.

      "Da quando sono bambino sento affermare, dai banchi del parlamento fino al bancone del bar, che per “affrontare” le sempre crescenti popolazioni dell'ex- Terzo Mondo bisogna che i popoli della vecchia Europa si uniscano. L'unione riuscirebbe anche utile per “contare” davvero nello scenario di un “mondo nuovo”. A quanto pare, il mondo è cambiato perché più esseri umani lo abitano.
      E dato che ora ci troviamo con molta più gente tra i piedi, per esistere un entità statale deve essere più grossa. Sarebbe carino se qualcuno suggerisse delle soglie minime: quanti milioni di individui ci vogliono per contare in questo mondo nuovo? Ora, sarebbe semplice smontare questo argomento mostrando come paesi diversissimi tra loro, come la Turchia, il Sudafrica, l'Iran, l'Argentina, il Venezuela, la Malaysia, la Corea del Sud, la Thailandia, l'Australia, nessuno dei quali ha una popolazione superiore a quella tedesca, in questi anni si siano mostrati capaci di condizionare significativamente la politica internazionale, conservando -e spesso ampliando- autonomia e benessere.
      Associare etnie e popoli diversi tra loro sperando che questa serva ad aumentarne l'influenza non sembra essere una strategia efficace: ne è un esempio la Nigeria, il più popoloso paese africano, ricchissimo di petrolio e altre risorse, che però risente di un'impressionante frammentazione religiosa, etnica e linguistica, e che non riesce a sfuggire dalla morsa della miseria e della dipendenza dagli USA. Pensare che unire tra loro differenti paesi possa servire a renderne più efficace l'azione è come sperare che legando lo stesso palo alle caviglie di un gruppo di corridori questi possano correre più veloce. La compattezza, la coesione interna è un valore molto più grande delle mere dimensioni, almeno nell'ambito della politica internazionale; popoli dalle aspirazioni e dagli interessi diversi possono raggiungere i propri obiettivi solo agendo con flessibilità e in accordo con la propria vocazione, non dando vita ad unioni affollate, elefantiache e contraddittorie."

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    5. Ma eri tu? Sai che sei bravo! Come sono fortunato ad avere dei lettori così! Siete tutto il mio orgoglio. Mi rimandi il link all'originale, perché sarà utile citarlo spesso. A qualcuno sfugge forse che la Merkel vuole trasformare l'Europa del Sud in una specie di provincia cinese del Nord, dalla quale pescare manodopera specializzata a basso costo. Ecco l'unione, ecco la dimensione...

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    6. Il mio incubo, una visione apocalittica che pare preasagio vero, nell'Europa futura il Ternano non ci sara' piu' (iosodederni) il Perugino o il Bolognese neppure, solo vaste favelas di gente estirpata dai loro luoghi, famiglie, lingue, costumi, senza presente e senza futuro, attorno ai pochissimi residui della classe media racchiusi in squallide case caserma... Mi viene in mente il sudamerica (aaaacina noa conosco ma ora ci guardo), dove Inca e gli Atzechi e chissa quanti altri (I Ternani appunto) !!!! sono stati azzerati nelle loro stesse coscenze, assieme ai conquistatori, confusi ed estranei a loro stessi. E la Cermania come gli Usa. Faremo fatica a saltare i muri per andare a lavorare in Cermania. Perche come dice Debray dove non ci sono frontiere si finisce per costruire muri.

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  8. Dopo i keynesiani del cap. XII....i rabelaisiani del cap. XIII, ai quali con l'occasione aderisco.

    Certo che la soluzione della Merkel denota una certa mancanza di fantasia.

    antonino

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    1. Grazie del prezioso link. Che vuoi, la tecnologia uccide l'anima. Per quello rimango attaccato al clavicembalo... anche se me ne dà di rogne!

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  9. Proffe.solitadomanda peregrina,
    ma il pareggio di bilancio ormaimesso in costituzione non è una abberrazione economica.
    un esempio, ipotizziamo che uno stato sia con bilancia commerciale a zero e che sia l'unico datore di lavoro,dato che con una mano da(stipendi etc...) e con l'altra spende,ai cittadini che rimane?
    mi scuso con tutti per la domanda forse non ho capito

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    1. Il pareggio di bilancio in costituzione è un'aberrazione economica, ma la domanda confesso di non averla capita io. La bilancia commerciale non è dello Stato in quanto settore pubblico, è dell'intera collettività nazionale (pubblica e privata). Il commercio con l'estero non è mica gestito dal solo settore pubblico: per la maggior parte è gestito da privati. Ho paura che ci sia un po' di confusione fra paese e Stato (come settore pubblico). L'Italia non è mica solo il ministero del Tesoro!

      Ma... sei stato a Rimini? ;)

      Prova a dare un'occhiata a questo post.

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    2. no non sono stato a rimini ho letto però anche donald e in effetti sulle prime mi aveva colpito poi...... ho trovato questo blog e qualche cosa comincio a capire(forse)si il post l'ho letto ma dato che io e l'aritmetica non andiamo molto d'acccordo....
      quello che mi chiedevo era se uno stato è in paregggio di bilancio i "sordi" dove stanno?
      quello che dicevo era .l'intera collettività(pubblica e privata) e a zero con la bilancia commerciale.lo stato unico datore di lavoro paga gli stipendi la la collettività spende comprando merci poi in teoria dovrebbe pagare le tasse per mantenere in pareggio il bilancio dello stato, ma a questo punto mancano dei soldi a qualcuno.
      non sono stato forse chiaro ne prima ne adesso ma visto che il proffe è bravo ....

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  10. No Professore io per la verità non volevo riproporre niente sto cercando di capire e sto cercando di vedere le cose dal punto di vista dell'uomo comune che a un certo punto (oggi) guardando la realtà dei fatti si domanda cos'è successo?

    Lei ha ricordato che negli anni 90 erano diversi gli economisti che non erano dubbiosi sull'euro e questo anche io lo ricordo ( non ricordo i nomi ma ricordo diversi articoli sui quotidiani che manifestavano perplessità). All'ora si parlava però di fare l'Europa dei popoli per avere una maggiore mobilità e una certa sinergia fra le regioni europee e questo anche se non era detto esplicitamente voleva dire anche una certa ricollocazione della produzione al sfruttare al meglio i fattori competitivi delle singole regioni ( magari compensati anche con trasferimenti di risorse fra una regione e l'altra).l'integrazione Europea doveva anche scongiurare che le nazioni Europee ricadessero nell'errore di farsi guerra fra di loro,la dimensione doveva metterle in condizione di avere una moneta forte che sognava di sostituire o almeno contendere il ruolo del $.Anche lei ricorderà le critiche al nostro Capitalismo che viveva perché sorretto dalla liretta svalutata che a detta dei politici dell'epoca non era più sostenibile. Questo in estrema sintesi doveva essere il progetto dell'Euro ed è in questo che i cittadini comuni hanno creduto. Oggi leggendo i suoi articoli e anche il video di P.Savona emerge che così non è e non poteva essere.I miei dubbi sono probabilmente dubbi elementari per l'economista ma ieri all'inizio del discorso di P.Savona mi è venta in mente l'idea di Keynes del Bancor che tendeva a risolveva alcuni problemi fra i paesi scambisti evitando che singoli paesi accumulassero surplus in eccesso. Gli Stati Uniti sono un paese Federalista ma vengono rappresentati da un Unico presidente e il $ per loro non è una moneta straniera. E' tutto qui non ci sono secondi fini da parte mia. La mia opinione è che l'attuale classe politica tolte alcune piccole eccezioni è la peggiore della storia Repubblicana.Per il voto per quanto mi riguarda in Democrazia vige la regola di Voltaire.

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    1. Guardi, la regola di Voltaire non so quale sia, però posso dirle una cosa: credo lei abbia sufficienti elementi per rendersi conto di essere stato disinformato illo tempore. Si ricordi di chi la ha disinformata, e non si fidi più di lui. As simple as that. Chiamiamola regola di Goofy...

      Dopo di che, io sono il primo a dire che l'asimmetria di un sistema monetario internazionale basato sul dollaro è la prima causa dei problemi che stiamo vivendo. Ne ho anche parlato qui, e trovo molto giusta la sua intuizione (e quindi la proposta di riconsiderare il Bancor ecc.). Se le può interessare, alcune proposte di uscita dall'euro, come quella di Sapir, prevedono di conservare l'euro come moneta "comune" (una specie di Bancor europeo) ma non "unica".

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    2. (per inciso, visto che ormai il danno è fatto, ribadisco che non ho evidenza che i profeti della MMT contestino la natura dollarocentrica del sistema monetario internazionale. Keynesiani che non hanno letto Keynes? Sarebbe molto grave. Spero di essere io ad essermi perso qualcosa: farei subito onorevole ammenda).

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    3. In un suo articolo Bellofiore dice che Suzanne de Brunhoff aveva suggerito qualcosa di simile negli anni Novanta, sempre che non abbia capito male io:
      "L’introduzione dell’euro non era poi l’unica via verso una unificazione monetaria. Una alternativa venne suggerita nella seconda metà degli anni Novanta da Suzanne de Brunhoff, sulla scorta del piano Keynes a Bretton Woods. Si trattava di introdurre non una ‘moneta unica’, circolante tra il pubblico, ma una ‘moneta comune’, ovvero una moneta di riserva per la regolazione dei saldi tra le banche centrali europee aderenti, dentro un accordo di cambi fissi. Fissi, ma aggiustabili: il che avrebbe lasciato spazio a modifiche delle parità nell’eventualità di disavanzi commerciali strutturali e significativi di alcuni paesi, con un impegno simmetrico da parte dei paesi in surplus alla riduzione dei loro avanzi."
      Giuseppe

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    4. @Alberto Bagnai sul dollarocentrismo
      I monetaristi modernisti teoristi dicono che ogni nazione dovrebbe far fluttuare liberamente la propria moneta senza legarla ad altre (e poi, sul versante interno, senza porre limiti artificiali alle risorse finanziarie richieste per una crescita basata sulla domanda derivante da una piena occupazione garantita). In sostanza ciascuno stato dovrebbe occuparsi innanzitutto della crescita e degli equilibri a partire dalla gestione interna, ravvisando però al contempo come fattore fondamentale (di fatto unico se non ho capito male) che richiede teoricamente una bilancia estera la questione delle risorse. Nella scarsità di risorse ravvisano l'unico problema reale che una economia dovrebbe sentire di poter avere. Problemi decisivi e gravi - non risolvibili nemmeno avendo un export potenzialmente pari - potrebbero sorgere da fattori politici (embarghi, guerre) o da scarsità oggettiva di medio periodo o strutturale da esaurimento. Ovviamente.
      Spero di aver capito bene, io sono un profano (che sta studiando, ma da poco, e tale resta) ma direi che in questo senso un mercato mondiale MMT (in tempo di pace!) vedrebbe una moltitudine di monete, alcune delle quali comunque più importanti di altre in ragione dell'importanza dei flussi commerciali legati alle materie prime esportate. Questo sarebbe inevitabile, penso.
      Neanch'io comunque ho letto una esplicita critica al dollarocentrismo, ma criticano comunque scelte monetarie a sovranità limitata e teorizzano che ogni paese dovrebbe cercare di denominare tutti i debiti possibili nella propria valuta.
      Il mio centesimo.

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    5. Voi continuate però a non cogliere una cosa. Mentre per essere favorevoli a un regime di libera fluttuazione delle valute o a una politica monetaria accomodante non c'è bisogno di essere particolarmente moderni, d'altra parte questi pseudomoderni sono totalmente a favore di quel sistema monetario internazionale asimmetrico che fa sì che il loro paese assorba da solo i due terzi del risparmio netto generato da tutti gli altri paesi messi insieme, mentre l'Africa subsahariana, tutta intera, continua a contare per il 2% del Pil mondiale.

      Ora, a me non disturba che un americano sia americano (e quindi che sia intrinsecamente favorevole a un sistema monetario profondamente ingiusto, ma che permette al suo paese di lucrare un notevole signoraggio - il "privilegio esorbitante" del quale parlava Giscard d'Estaing).

      A me disturba vivere in un paese la cui "sinistra" prende certi personaggi per bandiera. Ma del resto, i piddini si sono schierati dietro Modigliani, Fazio, Marchionne, praticamente dietro a qualsiasi cosa. Wray è senz'altro meglio di così. Ma, mi ripeto, da quello che ne dite voi la sua proposta non è originale in quello che dice (lo sembra a voi forse perché siete disinformati, e di questo siete scusatissimi), ed è molto conservatrice in quello che non dice.

      Andate a fargli predicare la MMT in Ghana. Poi, se tornano, se ne parla...

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    6. Anch'io guardo con divertimento i molti impieghii dell'aggettivo "moderno". L'ultimo che mi ha colpito è la corrente del "Modernisme" architettonico di Gaudì e altri. Ormai noi siamo abituati ad una visione smaliziata, distaccata, ma questo modernismo viene davvero prima di tante cose ritenute non più moderne ormai da tanto tempo. E l'evo moderno si sa quando inizia.
      Nella fattispecie degli -isti -isti -isti a quanto ne so è da riferirsi più alla moneta che alla teoria.
      Non voglio farne una disputa, capisco il fastidio già esposto, circostanziato, esteso, commentato... e mi fermo qui.
      Ma grazie davvero per la risposta.
      Le garantisco che sono uno che fa tesoro delle risposte che riceve ;)

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  11. Sono ormai convinto che l'€ non sarebbe proprio dovuto nascere come d'altronde sostenuto da tante ed autorevoli voci. Però l'€ è nato e i "quod erat demonstrandum" sono arrivati, mi sembra, a 6.
    Ci ritroviamo nel mezzo della trama di un thriller politico-economico-internazionale niente male e un pezzo alla volta i vari tasselli del puzzle prendono il posto giusto. Il complotto comincia a venire alla luce e questo è un bene, perché il finale non è stato ancora scritto e hai visto mai che, una volta nella vita, il famoso diavolo che fa le pentole ma non i coperchi se lo possa prendere in quel posto?

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  12. Secondo me gli autori di "Lettera degli Economisti" scrivono una cosa sensata e fattibile: il riequilibrio necessario x la crescita delle economie nazionali e la Germania vuoi o non vuoi deve stimolare la propria domanda interna.
    Viviamo forse in un Mondo perfetto?
    Paesi Emersi, Stati Uniti sono delle economie perfette?Mi sembra di no a quanto pare.(e noi stiamo quì a parlare dell'Euro, mi viene da ridere/con tutto il grande rispetto che ho x lei Prof.)
    Un cambio flessibile in uno Stato dove corruzione e inefficienza sono all'ordine del giorno ci sarebbe di aiuto? e perchè?in quale maniera?
    Ma sopratutto secondo me viviamo in un mondo dove la finanza delle grandi banche d'investimento la fà da padrona senza leggi e senza formule economiche.

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    1. Vede, Gianni, io credo che lei non capisca perché non vuole capire, ma voglio disperatamente credere alla sua buona fede, e quindi le spiego meglio.

      Quello che i colleghi dicono è tecnicamente sensato: è ovvio che il coordinamento delle politiche fiscali sarebbe una soluzione del problema, e la ringrazio per avermelo spiegato.

      Ma il problema è che i colleghi non vedono, o fanno finta di non vedere, che questa proposta tecnicamente sensata è politicamente impraticabile. E il motivo è semplice: vedo che lei non sa il francese, allora glielo dico in italiano: con proposte di questo tipo la Merkel ci si netta il sedere, perché, come ha detto a suo tempo Krugman, l'euro non è stato concepito per la soddisfazione di tutti, ma solo della Germania. Dopo di che, se questo non riesce a spiegarglielo Krugman, non posso certo pretendere di riuscirci io. Vada avanti a votare Bersani e stia contento.

      Il problema ovviamente non è se un paese x sia perfetto o meno. Che razza di argomento è? Ma i paesi che hanno conservato sovranità valutaria hanno oggettivamente meno difficoltà di noi: guardi la Gran Bretagna, guardi la stessa Islanda.

      Il solito argomento fascista secondo il quale siccome siamo "corrotti e inefficienti" non meritiamo di governarci da soli non attacca. Glielo rimando al mittente: in che cosa un decennio di cambio fisso con la Germania ha risolto i problemi di corruzione e inefficienza in Italia? E soprattutto: lei sa quante tangenti ha pagato la Thyssen-Krupp (sì, quella che fa i metalmeccanici arrosto) ai governo greco per "indurlo" ad acquistare i suoi sottomarini? 150 milioni di euro. Capito cos'è la corruzione?

      A lei viene da ridere, eh!? Sapesse a me...

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  13. Forse scrivo una cavolata, ma se l'esistenza di paesi con surplus costringe altri paesi ad essere in deficit, allora questa relazione esiste anche all'interno delle economie nazionali.Nel senso che se c'e una distribuzione sproporzionata della ricchezza allora di conseguenza ci sara poverta disoccupazione ed ingiustizia.E allora perche la stragrande degli economisti ed intelettuali hanno smesso di parlare di socialismo comunismo e dell'analisi di Marx?Secondo lei professore questo fatto e solo contingente al periodo storico in cui viviamo oppure le cose sono piu complicate ed in realta un altro tipo di economia basata su assiomi piu egualitari e impossibile da realizzare?La ringrazio.Giorgio

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    1. .. Ecco appunto, mi sembra che le considerazioni di "Giorgio" qui su, epurate dell'analisi marxista siano "all'incirca" le considerazioni che le avevo espresso io giorni fa'(per e-mail), in effetti, avevo anche considerato la sua mole di lavoro e per questo non mi aspettavo una risposta immediata, ma considerata l'occasione non posso esimermi dal chiderle se ha preso in considerazione di valutare le mie considerazioni, oppure le ritiene proprio sconsiderate.
      Comunque sappia Prof., che ritengo molto interessanti le sue considerazioni al punto che la sua analisi potrebbe farmi riconsiderare le mie posizioni, specialmente se non fondate.
      Un saluto, buon lavoro! :-)

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  14. Buona notte professore, sono Leonardo ( Caramanico T. ).

    Ho letto il suo articol in questo tranquillo turno di notte...
    Volevo sottoporle una mia idea in merito alla Lettera degli Economisti.
    Leggendo la lettera, ho l' impressione ( un' impressione del tutto personale e che potrebbe essere sbagliata ) che si tatti di un documento scritto in "Politichese", mi spiego meglio.
    Premesso che condivido quanto da lei scritto nell' articolo :

    "intanto, nel caso specifico, la diagnosi mi sembra corretta (mi viene da credere grazie alla presenza di Brancaccio fra gli estensori), ma quello che non mi piace è la terapia, viziata dall’identificazione di Europa ed euro. Questa identificazione, implicita ma non tanto, ritengo sia un falso storico, una mistificazione politica, e un errore economico."

    e

    "E perché mai liberarsi dal fardello della moneta unica, adottato per motivi che voi conoscete meglio di me, e che io mi sono permesso di riassumere in questo lavoro, minerebbe l’unità europea? A cosa vi riferite esattamente?"

    La mia sensazione è che quella pubblicata, sia la prima parte dell' intera lettera, cioè che sia stata redatta in modo tale da comunicare agli Eurofili il seguente messaggio :

    "quello che state facendo ci porterà al disastro, noi vi indichiamo la strada da seguire per salvaguardare
    ( MOMENTANEAMENTE ) il vostro "SACRO EURO" ed uscire dalla crisi."

    Questo perché ? Diciamo che in questo modo la follia da Austerità verrebbe eliminata, il malato ( Euro-Europa ) verrebbe stabilizzato e si acquisterebbe credibilità agli occhi dei miopi Eurodifensori, che inizierebbero a fidarsi dei proponenti. A questo punto potrebbe scattare la seconda parte, sicuramente più dura da digerire ed accettare,che potrebbe essere questa :

    "visto che vi abbiamo indicato la via corretta per contenere la crisi, il malato ( Euro-Europa) è stabile, ma non guarito, ora bisogna fornire la cura efficace, ogni paese dovrà tornare alla propria moneta sovrana ed indipendente."

    Una sorta di partita a scacchi.

    P.S.Per quanto riguarda la partecipazione alle trasmissioni televisive non bisogna mai dimenticarsi il finale del film
    "L' Avvocato del Diavolo "

    Ho ancora un paio d'ore di lavoro... Leggo l'altro articolo.

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    1. Vedi, tu dici "politichese", che suona un po' denigratorio... ma forse non è questa la tua e sicuramente non la mia intenzione...

      Mettiamola così.

      Noi economisti insegnamo la divisione del lavoro. Quindi se i politici vogliono fare gli economisti, sono scusabili. Se gli economisti vogliono fare i politici, un po' di meno, perché dovrebbero saperlo che la società sta meglio se ognuno fa quello che sa fare. Il massimo che un economista può fare credo sia indicare quella che ritiene essere la verità tecnica, e forse spingersi, come faccio io, a suggerire che in certe circostanze (cioè quando la Storia la sta imponendo) sia meglio per un politico dirla senza fronzoli.

      Del resto, amico caro, può anche darsi che ci fosse un fine pensiero politico dietro questo manifesto, una strategia a due tempi. Solo che nell'intervallo, in attesa del secondo tempo che forse non verrà mai, questo approccio ha prodotto il governo Monti.

      Ora: non credo che dicendo la verità le cose sarebbero andate in modo molto diverso: sono valutazioni controfattuali difficili in economia e impossibili in storia. Ma il dato rimane: almeno si sarebbe detto la verità! E alla fine, come dire, se la scelta è fra perdere con dignità o con disonore...

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  15. Ma gli scrittori fanno così, si sa, quante volte il Prof. tira dentro pure noi che non ci ha mai visto.

    Su su Rockapasso, Rockapasso, torna...

    "Sol io, per selve abbandonate e sole, l'ardor di due begli occhi e'l mio tormento, come vuol mia ventura, hor piango hor canto": è il Prof. che chiede scusa. E se lo chiede con quella vocina come non conceder perdono?

    antonino

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  16. io continuo a non capire cosa c'ha visto di irresistibilmente positivo "aristide" e la sinistra nella totale unione europea,fiscale e politica??????????????????????????
    l'internazionalismo ,come tutte le cose può essere positivo per i popoli ma ultimamente è stato chiamato "globalizzazione" e non mi sembra che sia stato un toccasana per gli stessi popoli!!!!!!!
    secondo mè dietro la "follia" della sinistra c'è una certa voluta cecità ad ammettere che il capitalismo è riuscito a batterla a quello che credeva fosse il suo scacchiere principale ,appunto il globo.
    non possono ,non vogliono accettare la sconfitta su questo piano,piuttosto si suicidano politicamente.
    tornando ad "aristide",vorrei tanto incontrarlo,a lui ed a quelli come lui, che ai lavoratori li hanno messi in quest'inferno che è la precarietà.
    spero che la storia sia galantuoma!!!!!!!!!!!
    a no era il tempo!!!!!!

    sono loro che devono guardare al loro futuro e vedere solo oscurità.
    non devono più avere un posto fisso,devono andare a chiedere la carità!
    devono perdere tutto quello che hanno accumulato fregando i lavoratori.
    devono provare sulla loro maledetta pelle cosa si prova ad non avere un futuro!
    nessuno deve più votarli,devono sparire dalla politica.

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    1. Ma sai, Aristide, che è un ottimo economista (oggettivamente) in realtà credo che non abbia visto nulla di particolarmente positivo. Non so se realizzate bene cosa è successo. Gli economisti avevano in larghissima maggioranza bocciato il progetto di unione monetaria. La decisione dei politici per loro è stata come un diretto di Myke Tyson in pieno volto. Da allora, un po' smarriti, pesti, doloranti, cercano di arrampicarsi sugli specchi dicendo (fino a ieri, alcuni fino a oggi) che in effetti sì, l'unione era la cosa giusta, loro lo avevano detto. Cercano così di salvare la propria dignità. C'è chi lo fa come Spennacchiotto, con la teoria delle aree valutarie endogene, e c'è chi lo fa come Aristide. Che gli devi dire, poracci... Loro ci hanno anche provato... Ma qui in Italia l'euro ci è stato (abilmente) presentato come "di sinistra", e se sei piddino, cioè ragioni non con la testa ma per appartenenze, non c'è specchio insaponato sul quale non tenterai di arrampicarti pur di convincerti che la "sinistra" ha fatto bene (senza rimarcare che lo ha fatto con un metodo antidemocratico, ovviamente: ma se sei veramente di sinistra hai digerito anche Stalin e Mao, che rispetto all'amico pacioso erano in effetti una tacca sopra...).

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    2. Uno spiegazione al fatto che molti sinistri perseverano nel considerare l'euro una scelta irrevocabile potrebbe essere la paura irrazionale del ritorno dei "nazionalismi", del "populismo", e via dicendo; se sono di provenienza trotskista appena si parla di uscita dall'euro sentono puzza di socialismo in un solo paese, di autarchia e via farneticando. L'idea che gli spazi sovranazionali avvantaggino il capitale, l'idea che uscire dall'euro non significhi schierare l'esercito alle frontiere e sparare a chiunque tenti di attraversarle o affondare i barconi di immigrati (perché dentro l'euro non lo facciamo comunque?), non li sfiora minimamente. Risultato: il rischio che forze politiche prive di scrupoli si impadroniscano di certe parole d'ordine con i risultati illustrati in qualsiasi manuale di storia del Novecento. Sulla globalizzazione c'è stato in Francia un dibattito un po' più serio, ma non troppo:
      http://www.monde-diplomatique.fr/2011/08/LORDON/20843
      Giuseppe

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    3. Esattamente così. Ed è un errore di prospettiva micidiale, che ha sterminato i valori che loro, poverini, credevano di difendere.

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