sabato 21 marzo 2026

La bilancia dei pagamenti fluisciue (BPM6)

In questo mondo a misura di cretino (il dibattito sul referendum ci lascia poche speranze in merito) capita anche che si sia deciso di reimpostare in termini economico-patrimoniali un documento che, registrando pagamenti, era tradizionalmente stilato in termini di cassa. L'argomento sarebbe piuttosto tecnico e quindi in teoria non appassionante (un comunicatore prontamente interverrebbe a reprimermi al grido di "la signora Maria non lo capisce!", e in effetti va detto che la mia spiegazione della riforma era oscura e contraddittoria - per non parlare di quanto fosse "divisiva", altro motivo di censura da parte dei comunicatori - motivo per cui c'è da rallegrarsi che io non sia stato mandato a diffonderla), ma siccome la bilancia dei pagamenti (di questo stiamo parlando) è nei fatti lo strumento analitico cardine del nostro discorso, avviato il 16 novembre del 2011 proprio per affermare il principio, allora eretico e ora mainstream, che sono gli squilibri esteri a determinare le crisi finanziarie, temo che dovremo occuparcene, anche in vista dei prossimi incontri (a titolo di esempio, il 28 marzo sarò a Genova e il 12 aprile a Roma in varie scuole della Lega per parlare di international finance).

Questo post quindi rettifica il precedente post in cui ci occupammo di bilancia del pagamenti, e la necessità di questa rettifica scaturisce dal fatto che a partire dalla sesta edizione, pubblicata nel 2009, sono cambiati i criteri di registrazione delle transazioni finanziarie (cioè della compilazione del financial account, del conto finanziario della bilancia dei pagamenti), il che comporta che questo grafico:


e quindi l'analoga Figura 7 del Tramonto dell'euro:


non siano più corretti, perché il segno del saldo finanziario è cambiato. Intendiamoci: i fatti economici restano, e quindi vale sempre l'ovvio principio che chi è esportatore netto di beni (merci e servizi) è anche esportatore netto di capitali, cioè che il risparmio "fluisciue" dai Paesi esportatori netti di beni verso i Paesi importatori netti di beni (ricordo che "fluisciue" non è un errore di ortografia, ma di contabilità nazionale...). Quello che cambia è la loro rappresentazione.

Vi spiego rapidamente come e perché è cambiata, non prima di segnalarvi come questa innovazione comporterà, probabilmente, la necessità di riscrivere alcune pagine del Tramonto, e quindi di fare una vera e propria riedizione, dato che, lo ripeto, la bilancia dei pagamenti e la sua corretta comprensione sono centrali nel nostro ragionamento, e lasciare il testo così com'è obbligherebbe il lettore a uno sforzo di storicizzazione che secondo me frustrerebbe l'intento didattico del testo (ad esempio,  la Figura 7 e la sua spiegazione andranno riscritte). Già la contabilità non è materia ovvia: se in più ci si aggiungesse anche la necessità di confrontare con le fonti attuali (aggiornate al nuovo sistema) dei grafici redatti secondo il vecchio sistema si manderebbe in confusione il lettore, e si darebbe a un infinito stuolo di esperti à la Zamponi l'opportunità di dire che "Bagnai ha sbagliato segno!".

Come è cambiata la rappresentazione degli scambi finanziari?

Fino al quinto manuale della Bilancia dei pagamenti, la registrazione delle transazioni fra unità residenti e non residenti seguiva un criterio di cassa piuttosto ovvio: le transazioni che davano luogo ad un afflusso di cassa (l'esportazione di un bene, la vendita di un titolo - e quindi l'accensione di un debito) venivano registrate con segno positivo, mentre le transazioni che davano luogo a un deflusso di cassa (l'importazioni di un bene, l'acquisto di un titolo - e quindi l'accensione di un credito) venivano registrate con segno negativo. Lo trovate scritto a pagina 7:


Di conseguenza:


che è appunto quanto vedete nei due grafici sopra riportati: a un surplus delle partite correnti corrisponde un deflusso di capitali, cioè un aumento di crediti (claims) verso i non residenti (capitale degli operatori residenti che "fluisciue" all'estero per acquistare carta non residente).

A partire dal sesto manuale della bilancia dei pagamenti (che trovate qui) le cose cambiano, perché la rappresentazione degli scambi finanziari non avviene più secondo la logica credits/debits (afflussi o deflussi di valuta), ma secondo la logica dell'acquisizione o cessione netta di attività finanziarie. Lo trovate scritto a pag. 9:


dove, come vedete, non si parla di segno cambiato, com'era prima. La conseguenza pratica è spiegata nel box 2.1 dello stesso manuale:


ovvero: per rendere la presentazione dei dati a prova di idiota, la rappresentazione aggregata segue un criterio economico-patrimoniale, cioè evidenzia il fatto che quando da un Paese fuoriescono capitali quel Paese è più "ricco" (perché ha acquisito attività finanziarie estere: ad esempio, titoli del Tesoro statunitense), anziché il criterio di cassa, quello che evidenzia che per acquistare attività finanziarie estere occorre che dal Paese escano soldi. La logica attuale è esemplificata (data la necessità di venire incontro agli idioti che non capirebbero per quale motivo un incremento delle attività finanziarie veniva registrato con segno negativo) in un semplice esempio numerico, la Table 2.1 che vi mostro:


dove noterete che anche nelle partite correnti si abbandona il criterio di cassa, per cui le importazioni non sono registrate con segno meno (pur rappresentando una fuoriuscita di valuta) ma col segno più (come in contabilità nazionale), dal che consegue che il saldo delle partite correnti non è più una somma algebrica ma la differenza fra voci "a credito" e "a debito" (cioè, appunto, X-M), e conseguentemente il conto finanziario cambia in modo ancor più radicale, perché i flussi di nuove attività e passività finanziarie sono riportati in termini netti e anch'essi entrambi con segno positivo, per cui il loro saldo non si ottiene per somma algebrica come prima, ma sottraendo alle attività le passività (57 - 47 = 10) ed è uguale alla somma algebrica dei saldi delle partite correnti e del conto capitale non cambiata di segno (ovviamente, stiamo immaginando che non ci siano errori ed omissioni, che nello schema sono poste a zero, altrimenti dovremmo tenerne conto: ricordo che questi errori ed omissioni derivano sostanzialmente dal fatto che le statistiche doganali e quelle finanziarie seguono logiche diverse e non immediatamente riconciliabili).

Questo è spiegato anche nelle fuck, pardon: FAQ, sulle differenze fra i due sistemi, segnatamente nella domanda 3 dell'allegato I sulle convenzioni circa i segni adottati dal BPM6:


ma anche, prima, da questo simpatico schemetto:

e direi che con questo le spiegazioni su come è cambiata la rappresentazione possiamo dichiararle concluse (salvo vostre domande).

Perché è cambiato il criterio di rappresentazione?

Beh, è spiegato nel manuale: per riconciliare la contabilità degli scambi con l'estero con la contabilità nazionale (spiegazione "alta"), ma anche per venire incontro a due categorie di idioti: quelli che non capiscono che sottrarre M a X è del tutto equivalente a sommare -M a X (cioè gli ignari di algebra, che dobbiamo supporre essere piuttosto numerosi nell'anglosfera, soprattutto fra gli scolarizzati nel XXI secolo), e quelli che non capiscono che per acquistare un titolo estero devi far uscire capitali dal Paese.

Qui si apre un interessante spaccato ermeneutico. Posto che la sostanza dei fatti non cambia, nel senso che alla base delle registrazioni c'è sempre il criterio della partita doppia, la scelta di abbandonare un criterio in cui la correttezza delle registrazioni veniva verificata controllando che la somma algebrica dei vari saldi sommasse a zero ovviamente influisce (anzi: influisciue) sulla rappresentazione e quindi sulla narrazione della realtà (che resta identica).

Banalmente, nella rappresentazione precedente, dato che a un saldo delle partite correnti attivo corrispondeva un saldo finanziario negativo, era immediatamente percepibile, anche dal più sprovveduto dei lettori, che quando le partite correnti sono in attivo il risparmio nazionale "fluisciue" verso l'estero: il segno meno era la più chiara indicazione del fatto che quei soldi venivano sottratti al finanziamento di attività nazionali. Nella rappresentazione attuale, dove a parità di condizioni (cioè di saldo delle partite correnti attivo) il saldo finanziario è positivo, si evidenzia invece che quando il risparmio nazionale "fluisciue" all'estero il Paese è più ricco perché accumula attività finanziarie emesse da non residenti, e questo di per sé sembra (e in una certa misura è) un dato positivo, ma è anche una fuga di capitali, cioè esattamente quella cosa di cui l'establishment europeo, a partire da LVI, si lamenta, pur continuando a gonfiarci le zampogne col mantra della competitività, che significa maggior surplus delle partite correnti, che significa maggior deflusso di capitali (perché significa maggiore disponibilità di risorse finanziarie, raccolte anche esportando, rispetto a quelle impiegate per sostenere gli investimenti nazionali).

L'auspicabile transito dal mantra della competitività al mantra della crescita richiederebbe che si deprecasse il modello di sviluppo basato sul surplus estero, e si riflettesse sulla necessità, per un'ordinata convivenza fra i popoli, di immaginare un insieme di regole che conduca a scambi internazionali equilibrati, nello spirito della proposta di Keynes a Bretton Woods, che sostanzialmente prevedeva un demurrage sui saldi attivi. Capite bene che una riflessione di questo genere è difficile da proporre se la rappresentazione dei fatti economici suggerisce ai decisori politici che fomentando gli squilibri diventeranno più ricchy!

Aggiungo, con l'occasione, una precisazione tecnica a beneficio dei tanti amici secondo cui "tu attacchi la Germania per il suo gigantesco surplus ma ci hai spiegato che il modello di crescita post-Keynesiano è trainato dalle esportazioni e quindi sei incoerente!". Poveri cocchi, non vogliategli male! Non sono cattivi: semplicemente, non sanno leggere. Il modello di crescita export-led post-Keynesiano si fonda infatti sulla relazione X = M, cioè sull'ipotesi che nel lungo periodo i conti con l'estero siano in equilibrio (come vi spiegai a suo tempo qui). In altri termini, non c'è nulla nel modello post-Keynesiano che suggerisca l'opportunità di fomentare squilibri macroeconomici globali (altrimenti non sarebbe un modello post-Keynesiano, ma un modello post-Colbertiano, per dire).

E quindi?

E quindi nella rappresentazione attuale, quella introdotta dalla sesta e mantenuta dalla settima versione del manuale sulla bilancia dei pagamenti, nei due grafici sopra riportati il saldo delle partite correnti e quello finanziario anziché muoversi a specchio coinciderebbero. Questo ovviamente comporterebbe che se fosse nullo (cioè in equilibrio) il primo sarebbe nullo (cioè in equilibrio) anche il secondo, cioè non si registrerebbero deflussi (o afflussi) netti di capitale, con l'osservazione che i deflussi di capitale ora avrebbero segno positivo, e gli afflussi segno negativo.

Tutto chiaro?

Bene.

Se siamo tutti a bordo, vediamo allora da quanto i capitali hanno iniziato a defluire (anzi, a defluisciuere) dall'Eurozona. Ci aiuta il Fondo monetario internazionale, e la risposta la sapete già...

I dati si presentano così:


Estraendoli possiamo riordinarli in questa tabella:


dove noterete che in virtù dell'innovazione metodologica apportata per calcolare il totale a pareggio il FAB (financial account balance) va sottratto e non sommato, e rappresentandoli graficamente si ottiene questo:


Come vedete, ora partite correnti e conto finanziario non si muovono più a specchio ma in parallelo. In un certo senso, questo facilita l'intuizione: sia le esportazioni nette di beni (merci e servizi) che quelle di capitali ora hanno segno positivo. Basta ricordarsi, però, che le prime sono soldi che entrano, e le seconde soldi che escono (e di cui non bisogna lamentare ipocritamente la dipartita, se ci si felicita dell'ingresso dei proventi delle esportazioni).

Naturalmente i dati raccontano quello che sapete, e in particolare che abbiamo sviscerato il 5 marzo scorso, cioè che l'esportazione verso l'estero degli squilibri dell'Eurozona coincide con l'adozione delle politiche di austerità. La distruzione del mercato interno ha costretto la potenza egemone a cercare mercati di sbocco altrove, e la depressione delle economia europee ha spinto a cercare altrove opportunità di investimento (le due cose viaggiano di pari passo per ovvi motivi).

Qui siamo ancora nel mondo dei flussi, cioè dei nuovi debiti (importazione di capitali) o crediti (esportazione di capitali) accesi nel corso dell'anno.

Le linee di approfondimento sono almeno due: la prima consiste nel distinguere, all'interno dei movimenti di capitali, quale sia la componente di investimenti di portafoglio (cioè con finalità di gestione della liquidità) e quale quella di investimenti diretti (cioè con finalità di gestione di un'azienda). La seconda consiste nel vedere in che modo questi flussi determinano l'evoluzione degli stock, cioè la IIP (International Investment Position) del Paese.

Le domande che possiamo porci quindi sono diverse. Ve ne elenco un paio, quelle cui penso ragionevolmente di poter rispondere prima di arrivare a Milano:

  1. l'esplosione nell'acquisizione netta di attività estere dipende da un incremento nell'acquisizione di attività estere/rimborso dei debiti versi l'estero da parte dei residenti (aumento dei deflussi di capitale) o da un decremento nell'acquisizione di attività nazionali/aumento dell'indebitamento con l'estero da parte dei non residenti (aumenti degli afflussi di capitali)?
  2. quale componente (di portafoglio, diretta, altri investimenti) in particolare, se ce n'è una, è stata responsabile del visibile cambiamento di struttura che si verifica nel 2012? Ad esempio: sono esplose le acquisizioni di titoli esteri (aumento degli investimenti di portafoglio), o magari sono crollate le vendite di aziende all'estero (diminuzione degli investimenti diretti), o qualsiasi altra combinazione di questi elementi?

Circa la prima domanda, la risposta è questa:


Il vistoso incremento dei deflussi di capitale dal 2012 in poi dipende decisamente da un aumento delle acquisizioni di attività estere (la linea blu), a fronte di una dinamica delle passività verso l'estero sostanzialmente stabile. Insomma: il saldo è migliorato (cioè sono usciti più soldi) perché abbiamo acquistato più titoli esteri, non perché abbiamo rimborsato più debiti esteri.

Ma quali sono le attività cui ci siamo rivolti in particolare?

La risposta è in questo grafico, che mostra l'andamento del saldo finanziario come somma algebrica delle sue componenti (diretta, di portafoglio, derivati, ecc.):


L'occhio allenato vede la risposta al volo, all'occhio meno allenato fornisco un aiutino:


La componente del saldo finanziario che cambia decisamente struttura fra prima e dopo l'austerità è quella degli investimenti di portafoglio. Prima dell'austerità questa componente era passiva, cioè l'Eurozona importava capitali, cioè in giro per il mondo c'era gente disposta a comprare carta europea per differenziare il proprio portafoglio. Dopo l'austerità questa componente diventa attiva, cioè l'Eurozona diventa esportatrice di capitali perché gli europei si rivolgono alla carta emessa da non residenti per diversificare il rischio del (proprio) Paese (l'Eurozona). Le altre componenti sono tutte mediamente in crescita nel secondo sotto periodo considerato (2012-2024), ma un vero e proprio cambiamento di struttura c'è solo nei flussi di investimenti di portafoglio.

E del resto voi, che sapete tante cose, comprereste i titoli emessi da un insieme di Paesi che dopo aver suicidato il proprio sistema bancario ha suicidato le proprie imprese e si accinge a suicidare i propri risparmiatori?

Direi di no.

Quindi non dovete stupirvi se gli altri non lo fanno!

Concludendo...

Bene: ci siamo fatti un bel ripasso su come vedere, nel nuovo sistema di conti con l'estero, se e perché il risparmio "fluisciue". Ovviamente a questa analisi di flusso sarebbe utile affiancare una analisi di stock, magari differenziando il tutto geograficamente (perché ci sarebbe anche da capire dove "fluisciue", chi ha più titoli europei in portafoglio, da quale Paese o Paesi vengono emessi i titoli nei portafoglio degli europei, quante aziende nostre sono in mano altrui e quante aziende altrui in mano nostra, ecc.). Ma abbiamo ancora tanta strada da fare insieme e non voglio togliervi oggi tutte le curiosità. Intanto, lunedì ci toglieremo una curiosità più pressante (io me ne toglierò due, ma l'altra non vi riguarda). Buona domenica!

2 commenti:

  1. Alla domanda "preferisci un impianto o un treasury bond?":

    1. il lavoratore risponde "un impianto"
    2. Il capitalista finanziario risponde "quello che rende di più"
    3. l'imprenditore italiano risponde "posso averli tutti e due"
    4. il sindacato italiano non risponde
    5. la classe politica italiana non comprende la domanda
    6. gli intellettuali italiani rispondono "l'Europa"
    7. gli alti burocrati italiani rispondono come gli intellettuali
    8. la chiesa italiana risponde "non mi occupo dello sterco del diavolo".



    P

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