(...dovrei fare slides per Vicenza, ma il treno vibra troppo - ed è arrivato in anticipo a Bologna, peraltro, cosa che non si può dire perché smentisce la narrazione terribilista di cui parlerò ad Arona. Mi intrattengo quindi con voi, in attesa di arrivare in un luogo stabile...)
Come avrete visto, ultimamente mi sto dedicando di meno alla fabbrica del disagio nera (X, altresì detta la cloaca), mentre mi esprimo spesso sulla fabbrica del disagio azzurra (FB), quel social che tutti danno per morto, ma che in provincia (e non solo) una sua trazione ce l'ha. Instagram non mi sento di contaminarlo, su TikTok ripartirò fra breve se due o tre delle persone appartenenti alla legione del "sei il nostro eroeh11!!1! Come possiamo aiutartiiiiiih11!1!" mi useranno l'insigne cortesia di fare quello che gli dico - ma anche se non lo faranno (voi vi chiederete perché quando ci incontriamo la prima cosa che faccio è mandarvi affanculo: se passaste non dico un giorno, ma un'ora con me vi chiedereste perché non faccio di peggio).
La sensazione che mi dà Facebook è di essere meno infiltrato da bot, cioè di consentire una uscita dalle sabbie mobili dell'autoreferenzialità in cui inevitabilmente finisce il blog che non c'è (perché per arrivarci bisogno sapere che c'è!), senza però un eccessivo inquinamento o depauperamento del dibattito. In effetti, normalmente nei feedback che ho, e che sono spesso a sei cifre (ma l'obiettivo sono le sette cifre), il 75% circa è di persone che non mi seguono e si trovano per qualche arcano motivo il mio contenuto nel feed. Ne consegue che cerco di utilizzare un linguaggio più essoterico (aka "a prova di idiota"), abbandonando l'esoterico lessico familiare della nostra community, e del resto la natura stessa della piattaforma comanda una certa salutare concisione, una scrittura autocontenuta (perché se inserisci link, ad esempio per citare una fonte, l'algoritmo ti penalizza), e un uso mirato e incisivo del corredo iconografico (perché se usi più di una figura l'algoritmo ti penalizza). Abbiamo quindi a che fare con un genere letterario un po' diverso, ma che offre le sue soddisfazioni, come quella di tirare scemi i grullini mettendoli di fronte alla dimostrazione di quanto siano stati babbei nel credere a Giuseppe G. Conte (dove G. sta per "ghrhadhuidhamendhe"). A titolo di esempio, per quelli che non se la tirano con "io sui social non ci vado perché non voglio essere tracciato" (ma poi usano il cellulare e pagano con la carta), fornisco questo uno due da KO tecnico. Brandelli di grullino ovunque, ma voi, che siete comunque la punta di diamante del dibattito, meritate di più, e quindi vi darò qualcosa di più qui, nella casa del Dibattito.
Premetto che qui parlo a persone che sanno come funziona il PNRR, e hanno quindi chiaro che anche il "fondo perduto" in realtà deve essere restituito con gli interessi (spiegazione e fonti qui). Il ragionamento che svolgeremo sugli oneri finanziari del PNRR riguarderà quindi in primo luogo quelli riferiti ai cosiddetti "loans" (o prestiti, o debiti), e questo perché solo in questo caso gli oneri finanziari, essendo corrisposti direttamente dal Governo italiano alla Commissione, entrano nei conti pubblici con una apposita voce come "interessi". Quelli sul "fondo perduto" si restituiscono attraverso il bilancio comunitario, e quindi nei nostri conti pubblici transitano sotto forma di contributo a quel bilancio, senza che sia particolarmente facile distinguere fra cosa va in fondi strutturali, cosa in rimborso del capitale NGEU e cosa nel rimborso degli interessi NGEU. Il costo complessivo (il flusso totale di interessi che dovremo corrispondere da qui al 2056), quindi, è comunque sottostimato, e i 60 miliardi di cui parla l'ottimo Liturri su La Verità di oggi sono per sua stessa ammissione un educated guess. Potrebbero essere di meno, ma anche di più, e il mio educated guess è che siccome le scellerate politiche energetiche europee ci condannano a un futuro di tensioni inflazionistiche, è molto probabile che alla fine il conto sarà più salato. Qui, però, voglio parlarvi di un'altra cosa, relativamente più documentabile (e infatti la documenta Giuseppe oggi su La Verità): qual è, almeno indicativamente, il tasso di interesse sui titoli emessi dall'UE per finanziare il "recovery"? Quali sono, cioè, i tassi di interesse sugli EU-bonds, e sono veramente così convenienti rispetto a quelli dei BTP? Vi fornisco prima la risposta sintetica, tratta dall'articolo di Giuseppe, e poi i dettagli:
La sintesi, come vedete, è che in effetti a un certo punto, intorno al 2023, i prestiti PNRR hanno avuto una convenienza significativa, dell'ordine di 60 bips (BTP al 4%, EU-bonds al 3,4%), ma questo vantaggio ha riguardato solo due tranches (le cosiddette "rate"), per un totale di 22,9 miliardi (una lacrima nell'oceano del debito pubblico), mentre per tutte le altre tranches il vantaggio è stato inferiore (all'inizio 15 bips, alla fine 7 bips), e notate bene: quando il piano è stato varato non si poteva sapere che sarebbe stato vantaggioso per un certo periodo, e questo perché sostanzialmente nessuno tranne noi aveva considerato che il COVID era stato un gigantesco shock dal lato dell'offerta cui sarebbe conseguita un'inflazione da offerta, con innalzamento dei tassi e quindi allargamento dello spread fra Paesi del centro e della periferia. Il beneficio, ex ante (eggzandi, come dicono le e gli imbecilli), non era né previsto né tenuto in conto, e infatti il progetto non veniva propagandato dicendo che sarebbe stato conveniente, ma che sarebbe stato ghradhuido.
Ma... come si fa a ricostruire questi dati?
Capire quale fosse il costo del "recovery" è stato un nostro cruccio fin dall'inizio. Lo testimonia questa interrogazione parlamentare di un nostro amico, che ottenne, all'epoca, questa risposta (sostanzialmente in linea con i dati ricostruiti ex post da Giuseppe):
Ma da dove vengono questi numeri?
Naturalmente, dovendo vendere i suoi EU-bonds sul mercato, la Commissione fornisce agli investitori tutte le informazioni necessarie perché questi possano decidere se acquistarli o meno, e naturalmente queste informazioni sono in una pagina che vi ho già citato, quella sulle "investor relations". Come potete facilmente immaginare, anche se il rimborso delle "rate" dovrà avvenire in trent'anni (con preammortamento ecc.), la raccolta dei fondi non è articolata tutta su titoli trentennali: sono stati collocati sul mercato titoli di varia durata, e quindi il tasso corrispondente alla singola rata può essere calcolato solo in via congetturale riferendosi alla media delle emissioni collocate nel periodo di erogazione della rata. Così, ad esempio, quando ci si avvicina ai collocamenti fatti nel 2023 il quadro si presenta in cotal guisa:
con dei bei tassi d'interesse oltre il 3%, che gli estensori originali del piano mai si sognavano di raggiungere, e che, come la sintesi di Giuseppe ci mostra, erano sì mediamente di 60 bips al di sotto del BTP in quell'anno, ma non erano zero e non erano la metà del BTP, come qualche coglione amico ingenuo va ragliando da giorni nella fabbrica azzurra del disagio, argomentando che siccome il prestito è stato di 200 miliardi e una rata di interesse di 2,8 miliardi, allora il tasso di interesse è stato dell'1,4% (come dire che se pago una rata di 200 euro per acquistare un'auto da 12.000 euro il TAEG è dell'1,6%. Facile così, no?).
E qui ci sarebbe da fare un discorso.
"Sulla matematica finanziaria", direte voi miei 20 (mila) lettori?
No.
Sulla democrazia.
Ma è un discorso delicato e doloroso, e lo faremo un'altra volta.
Non so se questo discorso è mai stato affrontato sul blog, ma a parere mio (che ignora la materia) un BTP venduto alle famiglie italiano è meno costoso di un titolo rimborsato all'estero con pari tasso d'interesse.
RispondiEliminaQuesto perchè quando il tipo che riscuote la sua cedola semestrale (da facciamo 400€) e decide di portare la famiglia a sciare: compra gli sci (200€ di cui il 22% d'IVA che torna allo Stato), mette benzina alla macchina (100€ di cui 70 di accise che tornano allo Stato), va in albergo (100€ di cui 10% d'IVA che torna allo Stato).
Insomma, in breve tempo lo Stato si riprende i soldi della cedola sotto forma di IVA e tasse varie.
Concordo. Penso andrebbe incentivato in ogni modo il collocamento dei Btp presso i risparmiatori Italiani. I soldi non mancano, anzi!
EliminaChe è il motivo per cui a noi " italia" neanche conviene che siano vendute le aziende nazionali a fondi esteri in cui le banche italiane "investono" i risparmi degli italiani remunerati pressoché zero.
EliminaMa il piddino è felice perché così si sente internecional" , e ci gode finché poi diventa un disoccupato quando il fondo estero chiude la fabbrica tenendosi il marchio e il "noaut" portati entrambi all' estero.
L'investimento più redditizio che abbia fatto è stato un Buono Postale Fruttifero trentennale del 1985. I tempi d'oro sono finiti ma i titoli di Stato italiani hanno sempre avuto rendimenti di tutto rispetto. Se fossero tutti venduti a piccoli risparmiatori sarebbe molto meglio, perché non ci sarebbero costi di intermediazione degli intermediari finanziari e saremmo meno ricattabili. Ora però abbiamo due problemi: da una parte sempre più sfiducia verso i vari governi fino ad arrivare a boicottare l'acquisto di titoli di Stato emessi durante un governo non gradito; dall'altra i risparmi dei piccoli risparmiatori si assottigliano sempre di più per il calo degli stipendi reali. Purtroppo la tendenza è di ulteriore peggioramento.
EliminaIl problema dei titoli di Stato è l €urotonnara.
EliminaCon titoli di stato in €uro è avendo portato la " stamperia" in Germania , gli gnomi di Francoforte , come LVI ha dimostrato in Grecia, possono far fallire tutti gli altri 26 gonzi senza rischiare di ricevere la "visita dei Carabinieri", una cosa che poteva ancora accadere ai tempi di Kossiga , ma "arma" che oggi ," piddinissima" , pure risponde solo a Bruxelles.
Insomma smantellare gli attributi della propria sovranità non è mai un buon affare e chissà quanto ci malediranno i nostri posteri ( se ci saranno)
Democrazia inquinata da informazioni fasulle, da operatori informativi che poco informano su i vincoli stringenti e idioti che sono il tasso d'interesse più pesante di quei prestiti.
RispondiEliminaNarrazione terribilista?
A stasera.
Ma se la UE ha pagato tutte le rate del PNRR come mai continua ad emettere titoli per finanziarsi anche nel 2026?
RispondiEliminaPs: il grafico l'avevo fatto anch'io. L'ho pubblicato sulla cloaca nera (spero sia corretto).
https://x.com/WendellGee1985/status/2027331723353108558?s=20
Con l’occasione ti ho sbloccato. Ma tu ti ricordi perché ti avevo bloccato?
EliminaGrazie mille. No, mi dispiace, non mi ricordo perché mi aveva bloccato. È stato tanto tempo fa e di sicuro me lo sarò meritato.
EliminaE' lecito farsi venire il sospetto che il PNRR fosse il momento perfetto per infilarci gli eurobond in gola e fare in modo che questa splendida unione si attaccasse ancora di più come il proverbiale gatto?
RispondiEliminaNon mi sembra un sospetto particolarmente acuto, nel senso che, se sei stato attento, ci avrai fin dall’inizio sentito dire che quello era precisamente il motivo per cui si era scelta questa strada: commissariare il Paese.
EliminaA rigor di logica se il debito è comune lo deve essere per tutte le spese, non solo per alcune considerate prioritarie. Altrimenti si potrebbe aggravare l'asimmetria dei tassi sui titoli di Stato. Si limita ancor di più l'autonomia di bilancio, dovendo considerare le priorità che ci vengono imposte. Per una sinistra radical chic tendenzialmente razzista verso gli italiani questo potrebbe essere un vantaggio, perché non siamo in grado di prendere decisioni efficaci e sperperiamo soldi. Ora però tra le priorità che ci impongono c'è una corsa agli armamenti, non proprio un investimento di sinistra. Però potrebbe giovare alla Volkswagen, che sta cominciano a riconvertire la produzione. La solita storia di una EU a fatta a misura di paesi del Nord, con l'Italia che subisce più di tutti per una scarsa lungimiranza dei nostri politici. In tutto questo continuo a vedere una destra incapace di spendere bene, razionalizzando piuttosto che riducendo le spese. Che "abbaia ma non morde" nei confronti delle istituzioni europee. Insomma ci sono dei margini di miglioramento.
RispondiElimina***Che "abbaia ma non morde" ***
EliminaMa cosa vuoi "mordere"...
Mi pare che tu non abbia ancora capito bene in che trappola siamo finiti.
Per quel poco che capisco, razionalizzare magari anche, ma ridurre le spese direi che non è la soluzione corretta.
EliminaBreve "colloquio" con la intellighenzia artificiale di Google (Gemini 3.1 in modalità Pro) sul PNRR, se qualcuno vuole divertirsi ---> https://g.co/gemini/share/15dcc9b821b6
RispondiEliminaio parlerei di matematica finanziaria invece: le obbligazioni, che la commissione (e non la bce) emette per finanziare i prestiti, noi cittadini europei, oltre a garantirli, li paghiamo pure? Esiste un fondo/voce di bilancio che copre il valore nominale delle emissioni, fino ad una certa soglia? e se così fosse, dobbiamo anche rimborsare i finanziamenti (con gli interessi) reperiti sul mercato grazie ai "bond" pre-pagati da noi? Come sempre, la logica dell'ingegneria finanziaria mi sfugge.
RispondiEliminaNon mi sembra un tema strettamente di matematica finanziaria, piuttosto di diritto commerciale internazionale. Che vuol dire “i bond oltre a garantirli li paghiamo”? Un titolo lo paga chi lo compra (i mercati) e lo garantisce chi lo emette (la Commissione). La Commissione ha una capacità impositiva propria (può mettere tasse - “risorse proprie” - per rimborsare i prestiti, e lo farà) e una capacità che deriva dai contributi degli Stati membri. Non capisco la domanda.
EliminaLe prime obbligazioni della CE scadranno nel 2031. Alla scadenza l'emittente rimborsa all'investitore il valore nominale e paga l'ultima cedola..la mia domanda è: la copertura (o quota parte) del valore nominale dei bond emessi viene richiesta ai paesi membri con un'extra contributo RNL e finisce in un fondo specifico? Mi è sorto questo dubbio che è quasi una certezza
EliminaNon ho letto i documenti ufficiali, ma ho fatto a ChatGPT le seguenti domande da uomo della strada: “Cosa succederebbe se un Paese dopo aver preso tutte le rate del Next Generation EU ripristinasse il sistema giuridico alla riforma del quale il pagamento delle rate stesse era condizionato?”
RispondiElimina“E se lo Stato decidesse di rimborsare prima della scadenza le rate (almeno dei prestiti) mediante emissioni di debito sovrano?”
Le risposte sono state interessanti…
Saluti
E allora condividile!
EliminaSintetizzo:
Elimina• Se torni indietro prima dell’ultima rata: molto probabilmente la rata successiva salta/sospesa perché la valutazione “presuppone” assenza di reversal.
• Se torni indietro dopo aver incassato tutto: non c’è più la “ghigliottina” delle rate, ma possono scattare contenziosi/azioni UE (infringement, rule-of-law conditionality su altri fondi) e, in certi casi, recuperi/riduzioni se si configura una violazione rilevante degli obblighi/irregolarità. Nel RRF, infatti, i recuperi sono più tipicamente legati a irregolarità/frode/corruzione/conflitti d’interesse o a violazioni degli obblighi negli accordi di finanziamento. La semplice scelta politica di “tornare indietro” dopo l’ultima rata può essere contestata e diventare oggetto di contenzioso, ma non è una regola semplice tipo “restituisci tutto”: dipende da come la retromarcia incide sugli obblighi assunti e sui controlli finanziari.
Se lo Stato ha ricevuto sovvenzioni: esse non sono rimborsabili volontariamente come un mutuo. (sic)
Se lo Stato ha ricevuto prestiti RRF, può rimborsarli in anticipo, in linea generale sì, ma:
• dipende dalle clausole dell’accordo di prestito
• possono esserci condizioni tecniche o costi di chiusura anticipata
In questo caso lo Stato potrebbe:
• emettere titoli di Stato
• usare il ricavato per estinguere anticipatamente il prestito RRF
Dal punto di vista finanziario sarebbe solo una sostituzione di debito (UE → mercato).
Resterebbe comunque soggetto:
• al diritto UE
• alle procedure d’infrazione
• al meccanismo di condizionalità sullo Stato di diritto
• alla pressione su altri fondi europei
Perché la questione non è “finanziaria”, ma di rispetto degli impegni e del diritto europeo.
Il vero nodo è questo:
Il Next Generation EU è stato costruito come strumento di solidarietà con condizionalità strutturali.
Se uno Stato facesse marcia indietro sistematica dopo aver incassato tutto, il tema non sarebbe solo contabile ma:
• affidabilità nei negoziati futuri
• accesso a nuovi strumenti comuni
• rapporti nel Consiglio
• impatto sui mercati
Ho provato a fare un esempio concreto (riforma Cartabria, poiché sicuramente lo status quo ante non violava the rule-of-law) e le risposte sono state le medesime.
"E qui ci sarebbe da fare un discorso.
RispondiElimina"Sulla matematica finanziaria", direte voi miei 20 (mila) lettori?
No.
Sulla democrazia.
Ma è un discorso delicato e doloroso, e lo faremo un'altra volta."
Altri hanno già affrontato quest'ultimo argomento in modo più dettagliato...
https://www.analisidifesa.it/2026/03/e-tempo-di-liberarci-dei-liberatori/
Veramente il problema a me sembra un altro: una quantità sterminata di imbecilli facilmente indottrinabili esercita il diritto di voto. Come sapete, io sono radicalmente contrario a qualsiasi ipotesi di restrizione del suffragio universale, sia su base censitaria, che su base “epistocratica” (voti in base al livello culturale comunque accertato), ma la discussione sotto ai due post Facebook che vi ho riportato mi ha lasciato sbigottito. Non credo ci sia soluzione. Non credo che qualsiasi sottoinsieme del corpo elettorale possiamo immaginare possa avere una percentuale inferiore di imbecilli. Abbiamo anzi più volte constatato che fra i “ricchi” e i “colti” la percentuale di imbecilli è significativamente superiore. Resto tuttavia scioccato dalla dimensione di questo insolubile problema.
EliminaNon faccio in tempo nemmeno a leggere quell'articolo per cercare di depurarmi il fegato dalla bile, che subito vengo qui e lo provo postato. 😂😂😂😂
EliminaNon ha soluzione, se non la demagogia. Termine deteriore per un'arte indispensabile, cruciale, che però, purtroppo, necessita di ingenti mezzi. Necessari, non sempre sufficienti per fortuna, altrimenti anche la più perfetta delle democrazie sarebbe sempre, effettivamente e per natura, su esclusiva e limitatissima base censitaria. Solo quel residuo di insufficienza lascia qualche remota speranza di influenza a chi non ha grandi mezzi.
EliminaSu base censitaria? Come era prima del fascismo del resto... cosa che gli antifascisti di casa nostra dimenticano SEMPRE di dire quando se ne escono con lo slogan: "il fascismo instaurò una dittatura che abolì la democrazia". Ma quale democrazia?!
EliminaNel breve medio termine - ma anche lungo - essere goofysta aiuta, nel lungo/lunghissimo periodo bisogna riformare completamente il sistema dell'istruzione nel quale, ahimè sto invecchiando, si stava meglio quando si stava peggio. Oggi ho ospitato il mio amico/vicino D., 3 anni e 3 mesi, già conosce i colori in inglese ma come moltissimi dei suoi compagni da grande non sarà in grado di parlarlo e non conoscerà il greco, il latino, la storia, la matematica, la geografia e neppure l'italiano. Questo comunque sarebbe un palliativo: il numero degli imbecilli non verrebbe ridotto in modo significativo con una riforma dell'istruzione, mentre aumenterebbe la consapevolezza dei non imbecilli. La vera questione è quindi il trade off o meglio la impossibile conciliazione tra questa imperfetta democrazia e quindi la sopportazione degli altri per quanto imbecilli e la resa incondizionata al teorema della piscina che tutto è tranne che democratico, insomma è intrinsecamente fascista - siccome sei imbecille e non capisci una fava, decido io per te -.
EliminaImmagino che debba esistere una virtus in media res tra questi estremi, per cui attendo con curiosità di leggere qualcosa al riguardo.
Questo problema della democrazia è evidente e molto grave, però purtroppo pensare ad una riduzione del suffragio è un rischio che non credo potremo mai permetterci.
EliminaPoi il problema si sposta solo sul chi decide l'accesso al volo e secondo quali regole.
@Nomagnamagna: veramente no.
EliminaLa legge giolittiana del 1912 allarga il corpo elettorale a tutti i cittadini trentenni maschi. Si studia a scuola. La fascia tra i 21 e i 29 invece può votare su base epistocratica o dopo l’espletamento della leva (si potrebbe dire che il titolo di studio soprattutto all’epoca sia requisito indirettamente censitario, ma concerne solo temporaneamente una parte minoritaria dell’elettorato).
Quindi se mai si può parlare di patriarcato o di maschilismo pre-fascismo, regime che peraltro non abolì le elezioni in quanto tali, ma ben altro, non di requisito censitario.
@Daniele:
EliminaGrazie dell'articolo, veramente molto interessante.
Mi sembra che Gaiani sia uno dei commentatori più lucidi; non so che titoli od esperienza abbia, ma spesso fa considerazioni non banali e molto logiche.
Molti filosofi classici e medievali, come ad esempio quelli della tradizione aristotelica, suggerivano un sistema misto che combinasse monarchia, aristocrazia e democrazia. Aristotele suggeriva la timocrazia, un sistema misto di aristocrazia e democrazia censitaria basato sull'onore. La repubblica romana con consoli, senato, assemblee popolari ed un "cursus honorum" per le candidature era un esempio (di grande successo) di un sistema equilibrato. San Tommaso d'Aquino raccomandava di combinare le 3 forme di potere nel "De regno": il re per dare unità e coerenza, il popolo per il consenso, e l'aristocrazia per la qualità e competenza degli eletti.
EliminaUn aspetto interessante di tali pensatori è che vedono l'elemento democratico come una "presa in giro" per far sentire il popolo rappresentato e ridurre le ribellioni. Non si aspettano che il popolo "capisca" e decida in maniera razionale e informata.
Forse il grande vulnus che soffriamo è l'assenza di una classe analoga all'aristocrazia? L'eliminazione dell'aristocrazia è una delle più grandi differenze storiche tra il presente ed il passato (neanche tanto remoto: i nobili esistevano fino al XIX secolo). Più della scarsa preparazione degli elettori, mi preoccupa la scarsa qualità degli eletti: come ragiona il parlamentare medio?
@pellegrina E perché!? Cosa ho detto di sbagliato!? Le sembra un criterio VERAMENTE democratico!? Al paese mio democrazia vuol dire SUFFRAGIO UNIVERSALE (da 18 o 21 anni) tra tutti i cittadini di un dato paese. Quindi in Italia, se si può cominciare a parlare di democrazia effettiva, lo si può fare solo a partire dal 1946 (le ricordo che la guerra scoppiò nel 1914 e l'Italia pressappoco come la conosciamo oggi cominciò ad operare come nazione effettivamente unita e non mossa dallo stato di emergenza dal 1870. 1870 - 1912 quanto fa?) Tradotto: per il cittadino medio non c'era differenza tra democrazia censitaria (oligarchia di classe) e dittatura!
EliminaLa soluzione c'era finché gli imbecilli si distribuivano proporzinalmente fra gli elettori di ogni partito. Da 30 anni invece il sistema mediatico ha trovato il modo di manipolarli, sostanzialmente con l'antipolitica.
EliminaSul fatto che ricchi e colti siano mediamente più affetti ad imbecillismo è abbastanza ovvio: gente che nel suo campo qualche merito lo ha di certo, considera i politici come dei pezzenti a lui inferiori.
Cit: "Su base censitaria? Come era prima del fascismo del resto". No, non era così.
EliminaVabbè, prima del fascismo in Italia c'era la democrazia. Tutti i lettori del blog saranno d'accordo con lei. Contenta lei...
Elimina@Nomm: il punto, peraltro non sollevato da me, non è se c'era una democrazia, ma se ci fosse un suffragio censitario. Cit.: "Su base censitaria? Come era prima del fascismo del resto... cosa che gli antifascisti di casa nostra dimenticano SEMPRE di dire...".
EliminaOra:
1) il suffragio censitario di fatto non c'era.
2) il suffragio censitario non è condizione necessaria di un regime non democratico.
3) non tenere conto dei dati è da piddini (o peggio).
Purtroppo.
Riforma del 1912: cioè nata neanche 3 anni prima dello scoppio di una guerra che causo oltre un milione di morti, ed una successiva situazione di crisi economica con rivolte sociali e clima da guerra civile. Praticamente la situazione dell'Ucraina di oggi! No, a queste condizioni, mia cara, non si può parlare di democrazia sostanziale e, se vi fu l'intenzione di accennare qualche allargamento del corpo elettorale in tal senso, fu fuori tempo massimo. Ribadisco che l'Italia Politica nacque nel 1870 dunque si ebbero ben 42 anni per estendere il suffragio a tutta per popolazione. Cosa che non venne fatta. Ricordo che qualcuno disse: "la verità è tarda e torbida sintesi".
Elimina@pellegrina scusandomi col professore affinché anche questo blog non diventi un luogo di sterili bagattelle, la questione è semplice: la riforma è del 1912, le prime elezioni con tale riforma a suffragio "universale" ci furono nell'ottobre del 1913, l'Italia entrò in guerra nel maggio del 1915 (solo 18 mesi dopo), prima di tali elezioni era in vigore la legge elettorale Depretis del 1882 (che, per chi si ritenesse non sapesse né leggere e né scrivere, era censitaria) in cui votava solo il 20/25% dei maschi adulti (cioè pari al 7% della popolazione totale). Mi vuol quindi spiegare (anziché parlare a vanvera di piddini e dati che vanno sempre contestualizzati soprattutto perché dati storici) dove fosse per il cittadino medio (che statisticamente in gran maggioranza non votava e non aveva mai votato) quest'"epoca aurea della democrazia" prima dell'avvento del fascismo"?!
EliminaProf.,
RispondiEliminaGrazie per la spiegazione 'essoterica' del PNRR che mi permetterà di corroborare la conclusione alla quale, devo dire, tutto il mio bar era arrivato, cioè che il PNRR siano buffi ( a Roma buffo=debito) e ci siamo arrivati anche da subito.
Ora posso cercare di provare l'assunto con dati e spiegazione adatti ad uno non strutturato in economia come me (a darmi dell'idiota da solo non ce la faccio :-)
Da suo follower no.23 del suo account Tiktok, non posso che rallegrarmi del suo prossimo rientro in quel social che trovo utile su molte cose.
RispondiEliminaLa convenienza dei prestiti europei si è nuovamente azzerata negli ultimi tempi grazie alla credibilità acquisita dal governo, che dal 2025 ha portato i tassi sui BTP a coincidere con quelli sugli EU-bond emessi per finanziare le rate del PNRR.
Non mancavano anche a voi la credibilità e lo spread?
Sinceramente mi divertivo di più nel 2018, quando Draghi smise di acquistare per portare su lo spread. Non è servito a nulla, se non a tenere il Paese sul banco degli imputati, ma è stato divertente.
Elimina"Veramente il problema a me sembra un altro: una quantità sterminata di imbecilli facilmente indottrinabili esercita il diritto di voto. Come sapete, io sono radicalmente contrario a qualsiasi ipotesi di restrizione del suffragio universale, sia su base censitaria, che su base “epistocratica” (voti in base al livello culturale comunque accertato), ma la discussione sotto ai due post Facebook che vi ho riportato mi ha lasciato sbigottito. Non credo ci sia soluzione. Non credo che qualsiasi sottoinsieme del corpo elettorale possiamo immaginare possa avere una percentuale inferiore di imbecilli. Abbiamo anzi più volte constatato che fra i “ricchi” e i “colti” la percentuale di imbecilli è significativamente superiore. Resto tuttavia scioccato dalla dimensione di questo insolubile problema."
RispondiEliminaCaro Onorevole, il suo QED venturo che temo di più:
"se alla fine non ci salveremo, sarà per questo: siamo circondati da idioti".
Grazie per tutto quello che ha fatto e sta facendo.
Sicuramente il finanziamento degli investimenti con il programma NGUE non è stato conveniente soprattutto sotto il profilo degli obblighi di destinazione dei fondi e burocratici, ma quanto era all'epoca percorribile "politicamente" la via dell'incremento del deficit/debito tramite emissione di nuovi BTP senza incorrere in una reprimenda della CE con conseguente innalzamento dello spread (e quindi del costo del debito)? Non potrebbe essere stata una "strada obbligata" come lo è stata l'accettazione dei nuovi vincoli di bilancio da parte dell'attuale governo?
RispondiEliminaQuesto discorso ha senso, ma fino a un certo punto. Dimentica (come spesso si fa) l’ordine di grandezza del problema. Non sarebbero state tre i quattro aste di BTP in più a causare grossi problemi, soprattutto se fatte con tempestività (tassi bassi) e a fronte di esigenze concrete. Uno dei problemi del PNRR infatti è che ci ha costretto a indebitarci a prescindere dalla nostra capacità di spendere effettivamente i fondi raccolti.
EliminaIo sono uno degli ingenui che pensava che i prestiti EU sarebbero stati piu' convenienti. Avrei pensato a un tasso frutto della media pesata dei tassi degli stati membri e quindi piu' basso del tasso pagato dall'Italia. La differenza in eccesso a cosa e' dovuta? Rischio politico (non essendo EU uno stato)?
RispondiEliminaA voler esser pignoli, non c'e' la controprova che se l'Italia avesse emesso btp per un importo equivalente al PNRR avrebbe avuto un tasso immutato.
Tuttavia i dati sono molto forti e, in mondo normale, non sembra sensato fare prestiti comuni se legano la destinazione di spesa. Puo' avere senso in mondo legato al deficit al 3%, se questi prestiti non rientrano nel deficit, procedure d'infrazione, lettere varie e titoli di giornali.
Certo che fare cose poco sensate perche' non vogliamo cambiare regole poco sensate...
Scusa, non capisco! Non c’è nessuna differenza in eccesso, i prestiti PNRR sono più convenienti, ma non lo sono nel range “cretini” (cioè da zero a “la metà del tasso sui BTP”), bensì in un range molto più contenuto (da 7 a 40 bips), che diventa irrisorio se paragonato ai costi amministrativi e politici dell’operazione. Quanto al controfattuale, le cose stanno come le metteva Liturri ieri su La Verità (e come accenno nel post): se emetti un BTP hai certezza che il tasso sia quello fino a scadenza. I prestiti PNRR non sono tutti finanziati da titoli a scadenza 2056, ma da un complesso di titoli a varie scadenze, che vanno rinnovati a tassi imprevedibili, la cui variazione si riflette sugli oneri finanziari in capo agli Stati. Quindi non è escluso che il beneficio visto nel collocamento dei primi prestiti si azzeri in seguito.
EliminaMi riferivo all'eccesso rispetto a un immaginario tasso risultante da una media pesata dei tassi dei paesi membri (ingenuamente pensavo che questo sarebbe stato il tasso pagato dall'UE). Evidentemente il mercato vuole la remunerazione per un rischio aggiuntivo. Che "ingegneristicamente" ha senso: in un sistema di 27 parti (stati membri) e' piu' probabilie che una di queste si rompa (economicamente/politicamente) rispetto a un sistema composto da un'unica parte.
EliminaLei crede che i prestiti verranno mai rimborsati o ci sara' un perpetuo roll-over?