(...dovrei fare slides per Vicenza, ma il treno vibra troppo - ed è arrivato in anticipo a Bologna, peraltro, cosa che non si può dire perché smentisce la narrazione terribilista di cui parlerò ad Arona. Mi intrattengo quindi con voi, in attesa di arrivare in un luogo stabile...)
Come avrete visto, ultimamente mi sto dedicando di meno alla fabbrica del disagio nera (X, altresì detta la cloaca), mentre mi esprimo spesso sulla fabbrica del disagio azzurra (FB), quel social che tutti danno per morto, ma che in provincia (e non solo) una sua trazione ce l'ha. Instagram non mi sento di contaminarlo, su TikTok ripartirò fra breve se due o tre delle persone appartenenti alla legione del "sei il nostro eroeh11!!1! Come possiamo aiutartiiiiiih11!1!" mi useranno l'insigne cortesia di fare quello che gli dico - ma anche se non lo faranno (voi vi chiederete perché quando ci incontriamo la prima cosa che faccio è mandarvi affanculo: se passaste non dico un giorno, ma un'ora con me vi chiedereste perché non faccio di peggio).
La sensazione che mi dà Facebook è di essere meno infiltrato da bot, cioè di consentire una uscita dalle sabbie mobili dell'autoreferenzialità in cui inevitabilmente finisce il blog che non c'è (perché per arrivarci bisogno sapere che c'è!), senza però un eccessivo inquinamento o depauperamento del dibattito. In effetti, normalmente nei feedback che ho, e che sono spesso a sei cifre (ma l'obiettivo sono le sette cifre), il 75% circa è di persone che non mi seguono e si trovano per qualche arcano motivo il mio contenuto nel feed. Ne consegue che cerco di utilizzare un linguaggio più essoterico (aka "a prova di idiota"), abbandonando l'esoterico lessico familiare della nostra community, e del resto la natura stessa della piattaforma comanda una certa salutare concisione, una scrittura autocontenuta (perché se inserisci link, ad esempio per citare una fonte, l'algoritmo ti penalizza), e un uso mirato e incisivo del corredo iconografico (perché se usi più di una figura l'algoritmo ti penalizza). Abbiamo quindi a che fare con un genere letterario un po' diverso, ma che offre le sue soddisfazioni, come quella di tirare scemi i grullini mettendoli di fronte alla dimostrazione di quanto siano stati babbei nel credere a Giuseppe G. Conte (dove G. sta per "ghrhadhuidhamendhe"). A titolo di esempio, per quelli che non se la tirano con "io sui social non ci vado perché non voglio essere tracciato" (ma poi usano il cellulare e pagano con la carta), fornisco questo uno due da KO tecnico. Brandelli di grullino ovunque, ma voi, che siete comunque la punta di diamante del dibattito, meritate di più, e quindi vi darò qualcosa di più qui, nella casa del Dibattito.
Premetto che qui parlo a persone che sanno come funziona il PNRR, e hanno quindi chiaro che anche il "fondo perduto" in realtà deve essere restituito con gli interessi (spiegazione e fonti qui). Il ragionamento che svolgeremo sugli oneri finanziari del PNRR riguarderà quindi in primo luogo quelli riferiti ai cosiddetti "loans" (o prestiti, o debiti), e questo perché solo in questo caso gli oneri finanziari, essendo corrisposti direttamente dal Governo italiano alla Commissione, entrano nei conti pubblici con una apposita voce come "interessi". Quelli sul "fondo perduto" si restituiscono attraverso il bilancio comunitario, e quindi nei nostri conti pubblici transitano sotto forma di contributo a quel bilancio, senza che sia particolarmente facile distinguere fra cosa va in fondi strutturali, cosa in rimborso del capitale NGEU e cosa nel rimborso degli interessi NGEU. Il costo complessivo (il flusso totale di interessi che dovremo corrispondere da qui al 2056), quindi, è comunque sottostimato, e i 60 miliardi di cui parla l'ottimo Liturri su La Verità di oggi sono per sua stessa ammissione un educated guess. Potrebbero essere di meno, ma anche di più, e il mio educated guess è che siccome le scellerate politiche energetiche europee ci condannano a un futuro di tensioni inflazionistiche, è molto probabile che alla fine il conto sarà più salato. Qui, però, voglio parlarvi di un'altra cosa, relativamente più documentabile (e infatti la documenta Giuseppe oggi su La Verità): qual è, almeno indicativamente, il tasso di interesse sui titoli emessi dall'UE per finanziare il "recovery"? Quali sono, cioè, i tassi di interesse sugli EU-bonds, e sono veramente così convenienti rispetto a quelli dei BTP? Vi fornisco prima la risposta sintetica, tratta dall'articolo di Giuseppe, e poi i dettagli:
La sintesi, come vedete, è che in effetti a un certo punto, intorno al 2023, i prestiti PNRR hanno avuto una convenienza significativa, dell'ordine di 60 bips (BTP al 4%, EU-bonds al 3,4%), ma questo vantaggio ha riguardato solo due tranches (le cosiddette "rate"), per un totale di 22,9 miliardi (una lacrima nell'oceano del debito pubblico), mentre per tutte le altre tranches il vantaggio è stato inferiore (all'inizio 15 bips, alla fine 7 bips), e notate bene: quando il piano è stato varato non si poteva sapere che sarebbe stato vantaggioso per un certo periodo, e questo perché sostanzialmente nessuno tranne noi aveva considerato che il COVID era stato un gigantesco shock dal lato dell'offerta cui sarebbe conseguita un'inflazione da offerta, con innalzamento dei tassi e quindi allargamento dello spread fra Paesi del centro e della periferia. Il beneficio, ex ante (eggzandi, come dicono le e gli imbecilli), non era né previsto né tenuto in conto, e infatti il progetto non veniva propagandato dicendo che sarebbe stato conveniente, ma che sarebbe stato ghradhuido.
Ma... come si fa a ricostruire questi dati?
Capire quale fosse il costo del "recovery" è stato un nostro cruccio fin dall'inizio. Lo testimonia questa interrogazione parlamentare di un nostro amico, che ottenne, all'epoca, questa risposta (sostanzialmente in linea con i dati ricostruiti ex post da Giuseppe):
Ma da dove vengono questi numeri?
Naturalmente, dovendo vendere i suoi EU-bonds sul mercato, la Commissione fornisce agli investitori tutte le informazioni necessarie perché questi possano decidere se acquistarli o meno, e naturalmente queste informazioni sono in una pagina che vi ho già citato, quella sulle "investor relations". Come potete facilmente immaginare, anche se il rimborso delle "rate" dovrà avvenire in trent'anni (con preammortamento ecc.), la raccolta dei fondi non è articolata tutta su titoli trentennali: sono stati collocati sul mercato titoli di varia durata, e quindi il tasso corrispondente alla singola rata può essere calcolato solo in via congetturale riferendosi alla media delle emissioni collocate nel periodo di erogazione della rata. Così, ad esempio, quando ci si avvicina ai collocamenti fatti nel 2023 il quadro si presenta in cotal guisa:
con dei bei tassi d'interesse oltre il 3%, che gli estensori originali del piano mai si sognavano di raggiungere, e che, come la sintesi di Giuseppe ci mostra, erano sì mediamente di 60 bips al di sotto del BTP in quell'anno, ma non erano zero e non erano la metà del BTP, come qualche coglione amico ingenuo va ragliando da giorni nella fabbrica azzurra del disagio, argomentando che siccome il prestito è stato di 200 miliardi e una rata di interesse di 2,8 miliardi, allora il tasso di interesse è stato dell'1,4% (come dire che se pago una rata di 200 euro per acquistare un'auto da 12.000 euro il TAEG è dell'1,6%. Facile così, no?).
E qui ci sarebbe da fare un discorso.
"Sulla matematica finanziaria", direte voi miei 20 (mila) lettori?
No.
Sulla democrazia.
Ma è un discorso delicato e doloroso, e lo faremo un'altra volta.
Non so se questo discorso è mai stato affrontato sul blog, ma a parere mio (che ignora la materia) un BTP venduto alle famiglie italiano è meno costoso di un titolo rimborsato all'estero con pari tasso d'interesse.
RispondiEliminaQuesto perchè quando il tipo che riscuote la sua cedola semestrale (da facciamo 400€) e decide di portare la famiglia a sciare: compra gli sci (200€ di cui il 22% d'IVA che torna allo Stato), mette benzina alla macchina (100€ di cui 70 di accise che tornano allo Stato), va in albergo (100€ di cui 10% d'IVA che torna allo Stato).
Insomma, in breve tempo lo Stato si riprende i soldi della cedola sotto forma di IVA e tasse varie.