sabato 7 marzo 2020

AS 1746

(...ho bisogno di scrivervi, ma appena comincio, il cellulare impazzisce. Le notizie, ora, le saprete anche voi...)


Ancora una volta mi rendo conto di avervi trascurato, ma vi sarete resi conto che gli impegni aumentano. Oggi ero in Senato a riordinare la scrivania, e così mi sono messo a disposizione per intervenire al Tg1. Poi, visto che il tempo era clemente, e che la settimana era stata piuttosto intensa, ne ho approfittato per fare due passi con la mia Uga, che viene volentieri in centro, come sapete.

Ne ho approfittato per spiegarle che la propaganda globalista:


(qui a Roma affidata da 480 anni ai soliti noti) per quanto accattivante possa essere, inevitabilmente falsa la prospettiva:


Capita che quando vai a controllare le cose (in questo caso, il tamburo della cupola) non le trovi dove ti aspetteresti di trovarle, e dove dovrebbero ragionevolmente essere, e questo per il solito motivo: l'austerità. In fondo, una cupola finta ho idea che costi meno di una cupola vera. E mi sovveniva non l'eterno (e le morte stagioni), ma un altro luogo dove avevo incontrato, senza minimamente aspettarmelo, l'autore di tanta propaganda: giù al Nord, a Mondovì, dove il suo estro barocco per la prima volta si era manifestato:


glorificando il Patrono delle Missioni, in un prequel dei più famosi sott'in su romani (anche qui, un tempio sovrapposto al tempio, e il cielo in una stanza...).

Si stupiranno i tanti sciocchi che "ora c'è la Cina!" nell'apprendere che Francesco Saverio in Cina ci era arrivato 468 anni fa, cioè 281 anni dopo un altro italiano che gli italiani, almeno quelli di una certa età, dovrebbero conoscere. C'era arrivato, Francesco Saverio, per morirci nello stesso anno in cui nasceva un suo confratello che i lettori di questo blog conoscono, Matteo Ricci, quello vero (di quello fasullo non mette conto parlarne), che in Cina sarebbe a sua volta arrivato trent'anni dopo...

Mi ricordo ancora, 3115 giorni fa, quell'incontro inatteso a Mondovì con Andrea Pozzo, che mia madre mi aveva presentato a Roma, proprio dove oggi io l'ho presentato a mia figlia.

Voi non mi conoscevate, a parte i pochi che avevano letto il mio articolo per il manifesto, un articolo che aveva avuto una risonanza minima, se comparata a quella poi raggiunta, ma che già mi inquietava, mentre nel silenzio dell'Accademia Montis Regalis mi preparavo su questo cembalo italiano che ricordo con simpatia:


alla Vittoria trionfante, nel salone di Palazzo Rosso, quello stesso che mi avrebbe visto 2937 giorni dopo impegnato in tutt'altra performance (ma di quel concerto mi ricordo soprattutto un pezzo tedesco). Ricordo come cercavo di venire incontro alle perplessità di Francis (un artista di incredibile spessore, che vi meritate di sentire in una registrazione professionale), spiegandogli le mie preoccupazioni sulla situazione in cui s'era messo il paese, e su quella in cui m'ero messo io.

Il dado era tratto, in qualche modo lo sapevo, lo sentivo, ma altro era rendersene pienamente conto...

Oggi, in tanto sfarzo, in tanta magnificenza, notavo per la prima volta l'Annunziata di Filippo della Valle,


un minore del XVIII secolo, per quanto, ai suoi tempi, Principe dell'Accademia di S. Luca. Educato da piccolo fiorentino a snobbare la magniloquenza del barocco romano, ne riscopro ora l'espressività, alla soglia della sessantina (sì, siamo ancora a 58, ma invecchiando il tempo accelera: non rimpiangete anche voi il tempo dilatato dell'infanzia? Ma è l'attesa a dilatare il tempo, e col crescere, diminuiscono le cose da aspettarsi, e diminuiscono le sorprese...).

Per strade popolate di personaggi noti:


mi accostavo agli augusti penetrali:


dove ci accoglieva l'altezzoso padrone di casa:


Fuori, sbiadita, persisteva la modernità:


La lasciavamo senza sforzo alle nostre spalle perdendoci negli infiniti dettagli della Creazione


e negli accordi del Veronese


Le pareti, le volte raccontavano storie: il giglio dei Farnese, la colomba dei Pamphilj


Dietro un angolo ci aspettava un vecchio amico, che uno studente di quelli di oggi chiamerebbe, probabilmente, Innocenzo "ics" (mentre a noi difficilmente verrebbe in mente di menzionare Malcolm decimo):


Un ultima lama di sole accendeva per noi la Galleria degli Specchi:


dove tutto era incanto: gli incastri del cotto nel pavimento:


come la gigantomachia sulla volta:


Anche qui, propaganda (ma quanto era bella, una volta, la propaganda!), perché, si sa, i Pamphilj discendevano, via Numa Pompilio, da Ercole, e quindi da Giove (niente meno), sicché erano tutti orgogliosi di mostrare un episodio della loro storia di famiglia (ricordate le diapositive delle vacanze?), in cui il loro capostipite era stato costretto a ricorrere al figlio di Alcmena per porre termine a un dibattito troppo acceso. Di questo resoconto incaricarono un altro minore del XVIII secolo (quanto sono immensi i minori nel nostro Paese...), che diligentemente riferì altri fatti salienti dell'exemplum virtutis: l'uccisione dell'idra:


la cattura del toro di Creta:


Tramandavo alla mia piccina queste storie così come erano state tramandate a me.

Ci perdevamo nelle sale laterali, squassati dalle tempeste del Cavalier Tempesta:


Proseguivo il mio intermittente corso di iconografia: "Chi è questo?" "..." "San Girolamo!" "Ma non c'è il leone!" "Eh, no: se guardi bene, il leone c'è!":


Annibale Carracci mi offriva l'occasione di ricordare alla mia non più bambina alcune elementari regole di prudente condotta:


(un richiamo alla virtù che mi rinviava ad altri, più cari ricordi, ma questo lo capirà una sola di voi).

Per una volta, dopo giorni convulsi (e prima di giorni ancora più convulsi, come diventa sempre più chiaro mentre vi scrivo), mi prendevo il tempo di perdermi negli infiniti dettagli che lo scrupolo dell'artista aveva consegnato alla posterità:


In una gerarchia ostentatamente rovesciata, il carro di Apollo, un mero pretesto: l'upupa, la ghiandaia, il rigogolo, la cinciallegra, la gazza, il martin pescatore, il cardellino, la civetta, veri protagonisti, ritratti con lo scrupolo del naturalista, e con la naturalezza del virtuoso (e la gru, e la cicogna...).

A noi, perennemente disciplinati dai mercati, tornava di conforto sapere che c'è chi i mercati li disciplinò, e regolarmente torna a disciplinarli (e mi sa tanto che ci risiamo):


Ovunque la qualità, quella che resiste al tempo, quella che si nutre di volontà espressiva e dell'umiltà vera, l'umiltà della tecnica. Donna Olimpia, severa, consegnata al marmo dall'Algardi, ci osservava passare:


lei, che con la sua capacità politica, e coi suoi quattrini, aveva fatto papa il cognato (il sullodato Innocenzo ics...). Quanto attuali sono certe storie, e quanto ci sarebbe da imparare...

Poi, dopo una breve rampa, alcuni vecchi amici che nemmeno ricordavo abitassero lì:


Con una parete così, mi dicevo, ci fai mezza Europa "virtuosa", in effetti. Ma perché non si riesce a convivere in pace? Perché tanta avidità? Perché? E la risposta era, appunto, davanti ai miei occhi...

La serenità di Tiziano:


e di fronte Caravaggio:


Dal Nord ci provenivano le memorie della piccola glaciazione:


e quelle di fatti "risalenti", come direbbero i giuristi:


...e naturalmente non ci può essere galleria senza un San Sebastiano: questo, di genere sereno. "La freccia sembra tatuata!" In effetti, è così. Sebastiano, spesso rappresentato insieme a Rocco, perché entrambi, in tempi diversi, sopravvissero: il primo alle frecce, il secondo all'epidemia. E così speriamo sia di noi...


Nella premura di perdere tempo, ci siamo anche attardati nella chiesa attigua:



Quante volte c'ero passato davanti, senza entrarci, e quante storie raccontano le sue pietre...

Ma ora tiriamo le fila del discorso.

Da domani, o più probabilmente da dopodomani, passare una giornata simile sarà precluso a molti cittadini del Paese. I motivi sono noti, e sono seri. Dobbiamo essere responsabili e disciplinati, per il bene nostro e dei nostri cari. Certo, sarebbero rassicuranti, in un momento in cui dobbiamo unirci contro un nemico invisibile, maggiore coinvolgimento e minore cacofonia. Sta anche a noi ottenerli, se non altro, con l'esempio. Quindi, io ora altro non dico, se non che, senza sapere se, quando, e in che condizioni potrò contribuire a convertirlo, ora mi studio l'AS 1746: questo è il testo, questo è il dossier, e questa la nota di lettura (a beneficio di quelli che ancora ragliassero di "scaldare le poltrone").

Non abbiamo bisogno di ripetere a noi stessi che queste misure sono largamente insufficienti: ormai è chiaro a tutti. Ma non saranno inutili, almeno a me. Studiandole, in silenzio, nella vostra invisibile compagnia, mi sentirò di appartenere alla maggioranza degli italiani: quelli che, comunque la pensino, e comunque la pensi chi li governa, fanno il loro dovere.

Così farete voi.

Good night, and good luck!

24 commenti:

  1. secondo me qualcuno sta tirando le fila e cavalca bene la situazione creatasi . Posso dire solo una cosa e non l'ho sentita da mi cuggino ma vista , da parecchio c'erano influenze che portavano alla polmonite , almeno da novembre 2019 e se ne parlava come fosse una cosa strana . Poi piano piano è finita come era incominciata . Si l'ambiente qui aiuta , poteva essere altro anche se alla luce dell'adesso quel decorso era perlomeno sospetto . Certo che tutte i pettegolezzi dicevano tutti la stessa cosa 'avranno messo qualcosa in giro , le scie chimiche o le farine adulterate ecc' ma magari semplicemente visto l'abbondanza di cinesi qui presenti che va e viene si era solo in anticipo sui tempi . Chi sopravviverà vedrà .

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  2. grazie. e buona fortuna a tutti noi.

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  3. I really don't know if luck will be enough but I still have hope in Italians..grazie Senatore

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  4. Faremo il nostro dovere Professore,W l'Italia; la ringrazio per lo splendido articolo...e i PDF.
    Bellissimo quel clavicembalo, ci vorrei davvero mettere le mani su quei tasti..
    Good night

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  5. Siamo stati sconfitti di nuovo. Ieri lo sread oggi il corona virus. E nessuno ci difende!

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  6. Grazie sempre Professore,non praevalebunt

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  7. Come piccolo imprenditore romagnolo credo che questa emergenza medica si risolverà in un disastro economico e poi finanziario.
    Abbiamo sostenuto alle regionali anche questa volta il partito europeista che sta gestendo la crisi in maniera discutibile ( nel mio piccolo ho venduto in 4 ore 1000 mascherine ffp3 e ffp2, per poi finire anche le ffp1, da 15 gg introvabili sia da produttori che da grossisti, con la conseguenza che chi le deve usare per scopi professionali, per esempio i saldatori ne è sprovvisto ) per intenderci quello dell’approvazione MES sottobanco.
    Sono piuttosto depresso, ma una nota positiva riguardo al futuro è sperare di esserci per vedere venire giù il castello chiamato UE.
    Scusate se non mi sono focalizzato come meriterebbe sull’aspetto sanitario

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  8. Ricordo che questo non è un blog di medicina e non è il momento delle polemiche. Rimedi miracolosi o insulti al Governo finiranno nello spam. Vi invito anche a cogliere l’aspetto comico, perché c’è anche qui, non tanto nella situazione, che è assolutamente tragica, ma nelle dichiarazioni di certi sciocchi che allignano in alcune nicchie del nostro dibattito. Quelli che “arrivo io e vi tiro fuori per decreto”, tanto per intenderci. Vedete coi vostri occhi che nemmeno chi ha dalla sua i capi di gabinetto e i capi dipartimento riesce a fare le cose in modo ordinato. Pensate se andassero su certi improvvisatori! Ma la democrazia ha una sua saggezza, e le sue leggi sono sanzionate dallo zero virgola. La battaglia va combattuta in altro modo. Per ora, restando in casa.

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    1. Grazie per le parole sagge. Resteremo a casa e aspetteremo gli esiti, medico ed economico, cercando di restare uniti (cit.).
      Ma c'è ancora una battaglia che possa sovvertire l'esito della guerra?

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    2. Ma quale democrazia?
      Quella in cui se il popolo vuole x si fa sempre y ?
      Una volta almeno era più ben mascherata la finta democrazia , oggi senza la brutale forza dei media che confonde sarebbe così ovvia la tirannia da essere quasi comica per quanto evidente.
      Un giorno verrà una crisi che costringerà i popoli.....ecc...ecc..

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  9. Caro Prof. grazie per la splendida narrazione che mi ha catapultato istantaneamente all'interno di quello splendido universo del Palazzo, quasi fosse una meditazione guidata. Certo Uga è fortunata e sono certo non si scorderà l'indimenticabile giornata trascorsa, non mi trascuri er palla però ;-) Grazie ed auguri a tutti noi, non potremo che farcela!

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  10. Grazie per il post Alberto, è comunque rassicurante leggerti e, più in generale, ritrovarsi qui. La paura c'è, possiamo solo sperare che quando ci sarà bisogno di trovare diversi miliardi per strutture e nuovo personale (di fare alla cinese, insomma) chiunque governi faccia whatever it takes per non lasciar morire senza cure qualche migliaio di malati.

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  11. Profe, ma che bellissima maratona! farebbe invidia anche a Filippide. Ripercorrendola stazione per stazione, saprò come passare utilmente il tempo.

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  12. Professore che bella l’Italia è che bello riviverla qui .. non so, ma oggi più che mai sento di dover versare altri soldi ad asimmetrie !
    A presto
    Rosamaria

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  13. Da leggere e rileggere: lo farò volentieri, in questo periodo quaresimale. Grazie e buon lavoro, onorevole.

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  14. Buongiorno Presidente, bel post, dopo tanto bla-bla in alte e molte sedi, questo solleva il morale, ulteriormente in ribasso anche per taluni "silenziosi discorsi" nella "selezione" degli ammalati. Grazie.

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  15. Caro Prof./senatore, anche se non la vediamo più tanto frequentemente come in passato, le assicuro che le tracce del lavoro che fa si vedono benissimo; chiunque abbia occhi e (soprattutto) orecchie se ne rende conto, quindi, grazie.

    Purtroppo non si può che prendere atto del fatto che sarà l'ennesima evento tragico (ahinoi) ad imporre un reset del sistema, ovvero a fare ciò chi sarebbe dovuto fare prima: ex malo bonum, come diceva qualcuno. Nel giro di un mese stanno già cadendo vecchi tabù, il deficit non è più un problema e con uno schiocco di dita si stanno assumendo migliaia di medici/infermieri; non mi sorprenderei se tra non molto, visti i drammatici effetti di cui non abbiamo ancora piena contezza, si cominciasse a parlare di economia pianificata. La Storia si impone sempre sulla volontà degli uomini, ed è quello che in questo blog ripetiamo ormai da anni.

    Tremonti qualche giorno parlava (giustamente) di analogie con l'8 settembre, ricordando però che, nonostante tutto, dopo arrivà la Resistenza. Il momento sta arrivando, e qui ci siamo già attrezzati.

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  16. Grazie Prof., soprattutto per farci ritrovare insieme, immersi nella bellezza a risollevare l'angoscia (il senso di paura senza un oggetto verso cui indirizzarla). A proposito, ho letto il post di Salvini (https://t.co/LaFUJDHRk3?amp=1) e mi sono persuaso di avere il calendario indietro di 6 mesi: oggi non è l'8 marzo, è un 8 settembre.
    Buon lavoro, Senatore.

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  17. Questo post mi ha fatto ricordare un libro che tempo fa avevo iniziato, e non ancora finito, di leggere, Passeggiate romane di Stendhal, dal quale riporto un brano:

    “12 dicembre 1827- Via del Corso termina in Campidoglio; Roma attende un papa amico delle arti che, abbattendo alcuni edifici, faccia realizzare una salita che lungo la direttrice del Corso arrivi più o meno fino al giardino dei Cappuccini, sotto la chiesa dell’Aracceli. Quando si è in fondo al corso, tra i due palazzi Bonaparte, si svolta a destra e si arriva alla magnifica chiese del Gesù.
    È la casa madre dei gesuiti, lì risiede il loro generale.
    Per via dell’altezza del Campidoglio e dell’orientamento delle strade, c’è quasi sempre vento dalle parti della chiesa dei gesuiti. Un giorno, a detta del popolo, il diavolo se ne andava in giro per Roma in compagnia del vento; giunto dalle parti della chiesa del Gesù, il diavolo disse al vento: “Ho qualcosa da fare lì dentro, aspettami qui”. Da allora il diavolo non è mai uscito e il vento aspetta ancora sulla porta.
    Questa chiesa magnifica è stata eretta nel 1580 su disegno del Vignola; l’interno è ricchissimo; un pittore mediocre detto Baciccia l’ha riempita di grandi affreschi. C’è calore e una confusione incantevole nel gruppo dei vizi atterrati da un raggio di luce che si diparte dal nome di Gesù. Si nota soprattutto l’altare di sinistra sotto il quale riposa, in un sepolcro di bronzo dorato tempestato di gemme, il corpo di sant’Ignazio. Quell’avventuriero spagnolo, pieno di esaltazione e un po' folle, morì nel 1556 e fu canonizzato nel 1622. I generali suoi successori, tra gli altri Lainez, uomo paragonabile per talento al cardinale Richelieu e anche a san Paolo, hanno reso i gesuiti quello che sono. Vorrei proprio che un ateo scrivesse la loro storia sine ira et studio. La loro compagnia non è forse una delle più notevoli dopo quelle fondate da Licurgo e Mosè? De Lalande diceva: “Sapete perché tutti i preti del mondo mi lodano? perché sono un ateo-gesuita!”
    Sono due francesi i responsabili delle pessime sculture che si vedono accanto alla tomba di sant’Ingazio. Legros e Théodon. Uscendo dal Gesù, si arriva quasi subito a una piazzetta da cui si scorgono i tre palazzi che si trovano sul Campidoglio e la scalinata che vi conduce.
    Nulla di particolarmente bello; ma ci sono giorni in cui si è commossi dalle memorie storiche e dal gran nome del Campidoglio.”

    Quante meraviglie ancora da vedere prima di morire.

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  18. Arte e Musica, Cultura e Letteratura, restando in casa e rispettando le regole.

    Grazie di cuore, caro Alberto, per questa serie di bellissime immagini tratte dall’ immenso patrimonio che abbiamo ricevuto in eredità. Ovviamente, ne dobbiamo essere consapevoli, per poterlo de-gustare, e combattere al meglio la presente drammatica congiuntura.
    Sempre accettando responsabilmente limiti e restrizioni : “ dura lex sed lex “! A qualcosa bisogna pur rinunciare.

    Io per esempio ho scoperto questi giorni uno squisito Primitivo; mi piacerebbe giudicarlo insieme a te, ma per ora vale il classico : “ quod differtur non aufertur “ !

    Non posso però risparmiare a te, che più volte hai rallegrato l’ Aula con sottile socratica e volterriana ironia, un magnifico passo manzoniano riguardante il tema della peste.
    I Promessi Sposi, fine cap.XXXI :

    “ In principio dunque,non peste,assolutamente no, per nessun conto: proibito anche di proferire il vocabolo.

    Poi, febbri pestilenziali: l'idea s'ammette per isbieco in un aggettivo. Poi, non vera peste, vale a dire peste sì, ma in un certo senso; non peste proprio, ma una cosa alla quale non si sa trovare un altro nome.

    Finalmente,peste senza dubbio, e senza contrasto: ma già ci s'è attaccata un'altra idea, l'idea del venefizio e del malefizio, la quale altera e confonde l'idea espressa dalla parola che non si può più mandare indietro. Non è, credo, necessario d'esser molto versato nella storia dell'idee e delle parole, per vedere che molte hanno fatto un simil corso.

    Per grazia del cielo, che non sono molte quelle d'una tal sorte, e d'una tale importanza, e che conquistino la loro evidenza a un tal prezzo, e alle quali si possano attaccare accessòri d'un tal genere.

    Si potrebbe però, tanto nelle cose piccole, come nelle grandi, evitare, in gran parte, quel corso così lungo e così storto, prendendo il metodo proposto da tanto tempo, d'osservare, ascoltare, paragonare, pensare, prima di parlare.

    Ma parlare, questa cosa così sola, è talmente piú facile di tutte quell'altre insieme, che anche noi, dico noi uomini in generale, siamo un po' da compatire”.

    Ci faremo compatire anche noi ?

    (Relazione Ripamonti : Josephi ( c’è sempre un Giuseppi !)Ripamontii, canonici scalensis, chronistae urbis MEDIOLANI, De PESTE quae fuit anno 1630,Libri V.Mediolani,apud Malatestas .)

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  19. Appartengo al sempre più vasto gruppo di persone cui è prescritto di restare chiuse in casa ad aspettare mentre si trastullano con termometri, fazzoletti e fialette, comunicando con il proprio medico solo via sms. Faccio parte di coloro che si augurano di non dover accertarsi mai se hanno effettivamente o no contratto il Covid-19 perché per essere sottoposti a tampone dovremmo trovarci sul punto di tirare le cuoia.

    La prenderei anche con una certa calma, quella raccomandata dal post, ricordando quando la mia mamma mi portava ai Musei Capitolini aperti la sera, perché allora potevamo ancora abitare non troppo lontano, e mi raccontava la mitologia greca orientando senza saperlo le mie scelte future. La prenderei così, forse, se non avessimo nel frattempo appreso che dobbiamo abituarci a trattare i posti di rianimazione secondo i criteri dell'allocazione della risorsa scarsa - 'spetta ma dove l'avremo già sentita questa? chissà perché mi ricorda qualcosa. Ed è un'associazione medica a dirlo, parlando di etica, mica una di economisti.

    Ci saremmo voluti sentir dire che qui non siamo sotto le bombe, viviamo in un paese ancora ricco civile e democratico, quindi una simile eventualità sarà scongiurata con ogni mezzo (il che esclude ovviamente il MES).
    Non l'abbiamo sentito.

    Tremiamo, se non ancora per noi, per i nostri affetti più cari, più deboli, più fragili, con cui comunichiamo da troppo tempo a distanza e che teniamo all'oscuro il più possibile delle nostre attuali condizioni.

    A chi inveisce contro coloro che fuggono dalle città lombarde [nota: non ne faccio parte] vorremmo ricordare come "restare a casa" oggi per tanti emigrati dal sud al nord Italia significhi restare in una coabitazione forzata dove non si condivide nemmeno più una casa, ma una stanza doppia o tripla perché nemmeno i salari più regolari permettono di pagarsi un affitto nelle grandi città, Milano la grande, l'imprenditrice, la gloriosa in testa.
    Ma dov'è la tua gloria se non sai nemmeno offrire un tetto a chi in te lavora?

    Perché politiche di diritto alla casa non se ne fanno più.
    Meglio invocare ponti e strappare Olimpiadi, invece di saper concepire e organizzare quella gigantesca grande opera su tutta Italia che sarebbe la ricostruzione di tutti i servizi pubblici e di cura del territorio smantellati in trent'anni.

    Mentre ci si accalora sul senso di responsabilità degli individui che vanno al bar, ci si dimentica di come, ad esempio, i dipendenti pubblici, che per il loro lavoro entrano in contatto con moltissime persone ogni giorno, abbiano da dieci anni decurtato lo stipendio per i primi dieci giorni di malattia (legge Brunetta), e, spinti dalla moderazione salariale e dalla scomparsa dei salari indiretti, cerchino di andare al lavoro in ogni condizione. Per non parlare della media di Melfi.

    Norme come queste sono pericolose, perché, come ogni condizione che rende difficile l'accesso alle cure, lungi da scoraggiare i furbi, contribuiscono anzitutto al diffondersi delle malattie: ci aspetteremmo che lo si ricordi e siano abrogate quanto prima.

    Ma non sapremmo dire se qualcuno, in quest'orgia di imprese e famiglie (per carità), ci abbia per caso riflettuto.

    Torno a tossire, chiedendomi se in questa radiosa giornata quella gran voglia che mi prende a tratti di spalancare le finestre ci porti più dalle parti di Alcmane o di Tucidide.

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  20. "La battaglia va combattuta in altro modo. Per ora, restando in casa."
    Ho una figlia a Sesto San Giovanni ed un figlio a Pisa che (come i genitori a Roma) fanno questo da settimane.
    Probabilmente si continuerà a fare così per altri mesi.
    Per chi fosse nella stessa situazione segnalo che con la chiamata multipla di whatsup si può simulare la sensazione di essere tutti insieme.

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