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martedì 18 novembre 2014

La conversione lira/euro.

(di conversioni presto ce ne saranno tante, soprattutto sulla via della poltrona damascata, quindi cerchiamo di capire com'è andata l'ultima volta...)

Andando a Pescara ho ricevuto la gradita telefonata di un MEP (il mio MEP preferito, ma tanto lo dico a tutti) che mi ha chiesto un chiarimento sulla conversione lira/euro. Siccome molti di voi hanno chiesto privatamente lumi, ne approfitto per spiegarlo pubblicamente, così resta qui. Il punto è sempre il solito: che abbiamo preso una fregatura l'abbiamo capito. La fregatura però non sta tanto in quello che è successo nel 1999, cioè all'atto della fissazione dei cambi irrevocabili, e nemmeno in quello che è successo nel 2001, cioè all'atto del change over (l'adozione dell'euro come circolante). I problemi sono altri, e tutto il blog è dedicato a spiegarli. Oggi vorrei spiegarvi perché la conversione di per sé è un non problema. La sintesi è molto semplice: i rapporti delle valute nazionali con l'euro, e quindi i rapporti (impliciti) delle valute nazionali fra di loro, non sono stati alterati nel passaggio all'euro, e riflettono semplicemente la situazione che si era venuta creando nei due anni precedenti all'entrata nella moneta unica, cioè, più precisamente, riflettono la configurazione dei tassi di cambio fra le valute nazionali e quello che era il riferimento del Sistema Monetario Europeo (SME), cioè l'euro.

Per spiegarvelo, vi propongo la seguente tabbbella, che ho costruito usando i dati dell'edizione 2013/12 delle International Financial Statistics, e verificandoli con il sito Pacific Exchange Rate Servicee (molto utile).



Premessa: in questa tabella i tassi di cambio sono quotati incerto per certo, cioè come prezzo della valuta estera in valuta nazionale. È la quotazione più logica e universalmente adottata, considerando che la valuta estera, per una piccola economia aperta, normalmente è una risorsa scarsa, per cui ha senso chiedersi quanto costi in termini di valuta nazionale.

In questa quotazione un aumento del cambio indica che la valuta estera costa di più, e quindi che quella nazionale vale di meno, cioè si è svalutata.

La prima colonna riporta il cambio ITL/ECU, cioè la risposta alla domanda: quante lire costa un ECU? Nel 1980 un ECU costava 1189.12 lire.

La seconda riporta il cambio DEM/ECU, cioè la risposta alla domanda: quanti marchi costa un ECU? Nel 1980 un ECU costava 2.52 marchi.

La terza colonna riporta il cambio ITL/DEM, cioè la risposta alla domanda: quante lire costa un marco? Nel 1980 un marco costava 471.87 lire.

Poteva fare diversamente? No. Il cambio ITL/DEM lo ho calcolato come cross rate, cioè come rapporto fra il cambio ITL/ECU e il cambio DEM/ECU. Se per un ECU ti ci vogliono 1189.12 lire, oppure 2.52 marchi, allora per un marco ti ci vogliono 1189.12/2.52=471.87 lire.

Comunque, la quarta colonna riporta il tasso ITL/DEM calcolato non come cross rate, ma ripreso dalla database Pacific Exchange Rate. In questo caso i dati annuali sono media dei dati mensili, mentre nella terza colonna i cross rate sono calcolati su dati medi annuali (quelli della prima e della seconda colonna). La differenza fra le due fonti e i due metodi di calcolo è per lo più di pochi centesimi (di lira).

Osservando le serie vedete  noti episodi. Ad esempio: fra 1987 e 1992 osservate lo SME credibile. La lira non si svaluta, e il marco non si rivaluta. La lira rimane a circa 1530 sull'ECU, e il marco a circa 2.07, quindi la lira è a circa 740 sul marco (un marco costava 740 lire).

Notate poi la svalutazione fra 1992 e 1994. La lira cede, passando da 1587 a 1913 sull'Ecu. Il marco, simmetricamente, si rafforza, passando da 2.02 a 1.92. Di conseguenza il marco diventa molto più costoso in lire, passando da 785 a 996.

Nel 1996 la lira si rivaluta (l'ECU diventa meno costoso) e il marco si svaluta, dopo di che i rapporti rimangono più o meno costanti, con un rapporto fra lira e marco di circa 985 lire per marco. Attenzione! Il cambio lira/marco era arrivato a un massimo di 1139 nel 1995. Di conseguenza, un cambio a 985 corrispondeva a una rivalutazione di circa il 13% (più esattamente: il marco costava il 13% in meno per gli italiani, quindi i beni tedeschi erano più convenienti, e simmetricamente quelli italiani meno convenienti per i tedeschi).

Perché abbiamo rivalutato così tanto fra 1995 e 1996? La domanda da porsi è questa. Dopo di che, all'atto della conversione, di fatto non succede nulla di traumatico. I tassi irrevocabili sono evidenziati in giallo, e ovviamente sono vicini ai tassi adottati dal 1997 (questo proprio perché per entrare nell'euro era necessario tenere stabile il cambio per due anni). Nel 1998 un marco costava 986 lire. Entrando noi a 1936.27 e i tedeschi a 1.95583, di fatto nel 1999 un marco "implicito" costava 990 lire "implicite". Il successivo change over (cioè il fatto che l'euro sia stato poi usato come moneta per pagare il caffè al bar, e non solo come unità di conto), non cambia assolutissimamente niente.

Le teorie sul complotto riferite alla conversione quindi sono teorie del complotto. Le possiamo stampare con la stampante della Merkel, e andare avanti.

Spendo appena una parola di commiserazione sull'idea bislacca che entrare con un cambio a 1000 lire per euro ci avrebbe avvantaggiato. Se noi fossimo entrati a 1000, con la Germania a 1.95583, il rapporto implicito fra lira e marco sarebbe caduto da 986 a 511 (più o meno il valore del 1981), con una rivalutazione di quasi il 50%. I beni tedeschi ci sarebbero costati la metà (e quindi li avremmo preferiti, distruggendo le nostre imprese), e di converso ai tedeschi i nostri beni sarebbero costati il doppio (e quindi avrebbero preferito i loro, distruggendo le nostre imprese).

Si apra la discussione, ma se si apre vuol dire che l'euro ve lo meritate.

Non c'è problema: uscirò da solo...

62 commenti:

  1. "Non c'è problema: uscirò da solo..."

    Questo si chiama parlar chiaro (anche se per molti, troppi, è indice di comportamento "antidemocratico"...).

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  2. Prof,
    ha toccato un argomento che mi sta a cuore.
    Sono tra coloro che (pur essendo eurocontrario) sostiene che se avessimo trattato un po' meglio avremmo preteso sì 1000 lire per euro ma anche 1 marco per euro. E di conseguenza tutte le altre monete.
    In altre parole non avremmo ridefinito il tasso di cambio tra le valute ma semplicemente a quanto valore corrisponde una moneta da 1 euro.

    In questo modo il tasso di cambio lira/marco avrebbe continuato ad essere 990 lire per marco.

    Il vantaggio sarebbe stato quello di non avere quella parte di inflazione dovuta all'impatto psicologio del cambio e quindi in questi anni avremmo cumulato una differenza tra l'inflazione tedesca e quella italiana minore.

    Quindi lo squilibrio della bilancia dei pagamenti sarebbe stato minore e la nostra crescita in questi anni maggiore.

    Sbaglio qualcosa in questo ragionamento ?

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    1. boh....ma l'hai letto l'articolo?
      il "laphroaig" che è in me se rigira nella tomba.
      E non è un bel sentire.

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    2. Il numero 989.999131 ti dice qualcosa? Ma vai a zappare va'...

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    3. Spaventoso quanto non capiate un cazzo di nulla. Siamo usciti a 1936.27 proprio per mantenere la parità col marco intorno a 990. Devo farvi il disegnino, e poi, però, cazzo, dovrete chiedere scusa a me e agli altri italiani per averli rovinati con la vostra pigrizia mentale.

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    4. Matematica semplice semplice, Tipo se DM=990£ e €=1,95583DM quanto vale € in £? è facile... basta sostituire. 1,95583X990=1936,27 che guarda caso è il tasso di cambio con il quale abbiamo scambiato Lire in Euro...

      A meno che tu non voglia mettere in discussione prima l'Ecu e poi l'Euro che basavano il loro valore sul paniere di monete che lo componevano. E cioè, a meno che tu non voglia dire che era inutile stabilire una diversa unità di conto e conveniva usare direttamente il Marco Tedesco come unità di conto per tutti (tu dici 1 marco = 1 euro) e noi avremmo dovuto iniziare adottando in pratica la moneta tedesca con un cambio di 1000 lire= un euro (quindi con una ulteriore svalutazione dell'1% della nostra moneta rispetto al cambio di 990£ per un DM, per la "felicità" dei tedeschi...) e naturalmente stesso discorso avresti dovuto farlo per tutte le altre valute calcolando il tasso di cambio rispetto al DM...

      In ogni caso il problema di bilancia di pagamenti e di squilibri interni all'unione monetaria l'avresti avuta lo stesso. Perchè il problema non è come chiami la moneta o come fissi i cambi iniziali (certo un cambio maggiormente svalutato ci avrebbe inizialmente favorito), il problema è proprio che fissi i cambi e quindi perdi uno strumento (la politica monetaria) per gestire gli squilibri (e poi hai perso anche l'altro strumento a dire la verità, ma questo è un altro discorso)...

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  3. Chiusa discussione!

    P.S.
    L'euro proprio no,porco mondo!

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  4. Per chi ha letto Anschluss e sa della conversione 1: 1 del marco ex-orientale col marco occidentale, l'ultimo paragrafo (cioè che 1 euro = mille lire sarebbe stata la catastrofe immediata) è una banalità. Banalità che ci ho messo 49 anni e un libro a capire, ma sa professore, io non sono un economista...

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  5. quando si pensa alla "fregatura" presa con il passaggio lira/euro, la quasi totalita' delle persone la attribuisce ai commercianti che hanno "tolto tre zeri e messo la virgola", raddoppiando i listini.
    motivo per cui al bar dello sport il ritorno alla lira non viene visto di buon occhio per la paura che i commercianti rifanno lo stesso giochetto.
    hai voglia a spiegare che esiste la lex monetae.

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  6. Prof., spero che non mi cacci se riporto un link de "linkiesta". Spiega come è avvenuto l'accordo sulle 990 lire per marco. Rimane il mistero sulla rivalutazione del '96.

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    1. Non ha ancora chiuso quel cesso propagandistico? Quanto pathos inutile, quanta agiografia ciampesca, per spiegare una cosa che non necessita di alcuna spiegazione, come i freddi e oggettivi numeri di questo post (che evidentemente non è stato capito perché è troppo semplice) dimostrano...

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    2. Lei ha una straordinaria padronanza dell’argomento, che a volte le impedisce di cogliere le difficoltà di chi, come me, può dedicare solo una piccola parte del proprio tempo all’approfondimento.
      Il rapporto di cambio a 990, così tondo, senza decimali mi ha fatto sorgere il sospetto di un accordo, per questo ho indagato.
      Ritengo che il racconto sia molto istruttivo. Per prima cosa l'accordo non si è basato sull'ECU, ma sul marco, il che la dice lunga su chi avrebbe comandato.
      Poi ci sono i nomi di coloro che ci hanno riportato dentro lo SME.
      Infine appare chiaro che siamo stati accolti dopo aver supplicato di entrare, il che rende conto dell’inferiorità dei governi italiani nella gestione della crisi da parte di Ue e Bce.
      A me i numeri piacciono molto. Dagli studi ho imparato che l’aridità ad essi imputata è solo apparente.

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    3. Ma caro Antonio: basare l'accordo sull'ECU o sul marco era la stessa cosa (vedi alla voce cross rates). Il 990 sul quale si è arrivati all'accordo differisce dello 0.4% dal valore prevalente all'adozione dei cambi irrevocabili. Non è vero che siamo stati accolti dopo aver supplicato, e te lo conferma chi ha fatto l'euro con Ciampi. Quindi di cosa stiamo parlando? Non farti infinocchiare dai dilettanti. Non ci sono molti organi di informazione economica in Italia. Si contano sulle dita di un dito. Sono a tua disposizione...

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    4. Nell'intervista di Feltri manca la domanda finale. "Vi rendete conto che siete stati dei perfetti coglioni?" La risposta spetta a Visco

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  7. Premetto che sono ignorante in materia e quindi non vorrei tirare degli sfondoni,però oltre alla rivalutazione alla quale il Prof. fa riferimento ho notato che tra il 1994 e il 1995 c'è stata una piccola svalutazione siamo passati da 996 a 1139 in un solo anno. Facendo due ricerche veloci su internet ho visto che quell' anno fu positivo per la nostra bilancia dei pagamenti e quindi da quello che so avendo letto sul blog avremmo dovuto avere una rivalutazione e non una mini svalutazione in questo caso si competitiva?
    Da tenere in considerazione che quell'anno il governo era tecnico se non sbaglio presieduto da Dini che certo non credo si possa definire antieuropeo.
    Se qualcuno riuscisse a spiegarmi questa cosa gliene sarei grato.
    Grazie

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  8. xkè consumare la tastiera quando c'è già tutto... Poi su unich.it/docenti/bagnai si trova il resto...

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  9. Riguardo al motivo della rivalutazione nel 1996, Juncker disse che si doveva"politicizzare er dibbbbbattito". cioe'

    I tedeschi volevano una lira sopravvalutata come pegno della volonta' del governo italiano di compiere nuovi e ulteriori passi sulla via del risanamento finanziario. Se volete entrare nello Sme in tempo per qualificarvi per la moneta unica, e' stato in sostanza il ragionamento di Bonn agli italiani, allora dovete pagare il prezzo delle vostre ambizioni accettando una parita' che non corrisponde ai vostri attuali fondamentali economici, ma a quelli che dovrete darvi al piu' presto se intendete seriamente qualificarvi per l' Euro.

    Grassetti miei, tanto per sottolineare l'ampio quantitativo di democrazzzzia insito ner dibbbattito.

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  10. Certo che i suoi seguaci hanno proprio paura le è bastato dire " Si apra la discussione, ma se si apre vuol dire che l'euro ve lo meritate." Per non avere commenti a questo post per quasi 2 ore e mezza. Analisi ineccepibile come al solito.
    Con immutata stima.
    andrea

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  11. L'argomento changeover è stato spesso utilizzato come arma di distrazione. Ricordo uno Sgarbi entrare col carrello della spesa nello studio del simpatico Formigli urlando che prima dell'euro un ghiacciolo costava 100 lire. Ad ogni modo non sarà solo: ci sono tante persone che sono già uscite dall'euro.

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  12. "Perché abbiamo rivalutato così tanto fra 1995 e 1996? La domanda da porsi è questa."

    Perché nel senso di per quale causa o nel senso di per quale fine? :)

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  13. Ok! allora parliamo della Nappi!

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  14. Questo è un colpo basso! Ma per chi c'ha preso???per dei MEP???
    Però se ci spiegasse quante sette7 volte 7sette aumenta la benzina ci farebbe un piacere!

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  15. Buonasera Prof,
    mi sembra non ci sia nulla da discutere (almeno per me che sono diversamente colto).
    Invece credo si debba stampare i dati che ha inserito ed appenderli alla parete in modo che TUTTI li osservino bene.
    Finalmente dovrei essere riuscito a capire cosa è realmente successo al cambio... sa, purtroppo ho bisogno dei disegnini :-) e soprattutto, forse, sarò in grado di spiegarlo agli amici.

    Ora mangio, la signora mi attende inquieta, e poi spedisco un po' di mail con questo post ad un sacco di persone che ancora lamentano il cambio a 1936,27 e non in parità 1 a 1.

    Grazie ancora

    RispondiElimina
  16. la discussione io la porterei subito sulla conversione da euro a nuove lire che sarebbe 1/1 con il decreto legge che ex art 1281 cc autorizza i debitori al pagamento dei mutui esistenti in nuove lire, e poi la svilupperei sui debiti pubblici e privati in valuta estera

    RispondiElimina
    Risposte
    1. macché 1/1 io partirei subito con 1£= 1936,27$, approfittando della sorpresa nei primi millisecondi comprerei tutte le riserve auree e le materie prime del mondo e poi si vedrà

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  17. "Perché abbiamo rivalutato così tanto fra 1995 e 1996?"

    Perche' le Lire risultarono 'molto domandate', IMHO per effetto di:

    1) totale cessazione dal 1994 della sottoscrizione, da parte della Banca d'Italia, dei Titoli Italiani (per effetto della raggiunta 'indipendenza' nel 1992, a seguito del recepimento della direttiva Europea che condusse al superamento della legge bancaria del 1936);

    2) alti tassi di sconto decisi dalla Banca d'Italia 'indipendente' per ridurre l'inflazione (nel 1995 si raggiunse il 9%, sempre per rientrare nei famosi parametri alla svelta);

    3) crisi valutaria del 1995 (innescata dal Messico);

    4) massicce privatizzazioni nel periodo, che fecero affluire ingenti capitali esteri (sempre per poter rientrare nei parametri ed entrare in Europa).

    Il combinato disposto di molteplici fattori contingenti ci fece quindi (IMHO) rivalutare troppo e la rivalutazione risulto' invece (con Maastricht) 'per sempre'.

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  18. Ho letto che i confindustriali volessero entrare a non meno di 1000 lire, ma rispetto al marco, non rispetto all'euro. Il che significa, con l'euro a 1.97 verso il marco, un cross-rate lire-euro di 1.970 lire per euro. Una piccola svalutazione implicita di nemmeno il 2% rispetto al cambio effettivo poi adottato. Un piccolo strapuntino che avrebbe aiutato le nostre esportazioni, ma non avrebbe cambiato la dinamica generale dell'euro, specie di fronte alla massiccia svalutazione interna teutonica fatta con le riforme hartz e i differenziali di produzione e inflazione che avrebbero continuato a divaricarsi, sebbene forse con una dinamica inferiore.

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  19. Nel biennio 1995-95 il saldo delle partite correnti italiane sono state decisamente in attivo mentre quelle tedesche in deficit. La situazione si è poi invertita ad inizio millennio.

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  20. Si, mi ricordo di quel periodo, quello antecedente alla fissazione del cambio a 1936,27 nell'ultimo giorno di borsa aperta del dicembre 1998. In pratica giornali e Tv facevano il tifo affinchè avessimo un cambio che fosse....... il più svantaggioso possibile.
    Dannazione, dicevano tutti i giornalisti, solo 1936,27, se solo fossimo riusciti ad arrivare a 1500....
    Davvero, che ridere a pensare a quanto fossero ( cioè, siano) coglioni.

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  21. Premetto non sono una cima, sto cercando di imparare, osservando i dati si nota che ci fu come dice giustamente il Prof una rivalutazione nel 95/96, osservando attentamente però ho notato che dal 94 al 95 ci fu anche una svalutazione di quasi 140 lire sul Marco. Questa mini-svalutazione avvenne tra l' altro con la bilancia dei pagamenti in attivo quindi per forza la banca d'Italia dev' essere intervenuta sul cambio. Il presidente dell' allora consiglio dei ministri (governo tecnico) era Dini non proprio un anti-europeista, quello che non riesco a spiegarmi è proprio quella svalutazione seguita poi ad una rivalutazione.
    Se qualcuno sa spiegarmelo gliene sarei grato.
    Grazie anticipatamente
    Alessandro

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    1. Se non sbaglio coincide vagamente col periodo in cui salì Prodi ed eravamo presissimi dall' essere considerati credibili dall'Ue, con tanto di eurotassa e palle varie.

      Ero ancora un drogatello al liceo quindi non ricordo molto bene.

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  22. [cit] "Si apra la discussione, ma se si apre vuol dire che l'euro ve lo meritate."

    In effetti mentre leggevo mi chiedevo (e non capivo) cosa c'era da chiarire. Poi ho pensato che il Goofy3 ha sicuramente portato l'attenzione di nuovi interessati oltre al folto schieramento dei lettori di copertine. La frase finale citata ha chiarito ogni mio dubbio.

    Per chi ha ancora dubbi consiglierei, se posso, di riascoltare più e più volte le spiegazioni di Vladimiro Giacché (http://youtu.be/hSo9E4ohG7o?t=50m15s) di sabato 8 novembre.

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    1. In effetti una cosa da chiarire c'è :
      la maggior parte delle persone si sente fregata dal raddoppio dei prezzi avvenuto l'anno dopo l'entrata nell'euro.
      Tipico l'esempio della pizza che in un anno è' realmente raddoppiata, e non perché' hanno cambiato il lievito.

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  23. Se non sbaglio,nell'autunno 1992 ci fu una svalutazione della lira....che perse in pochi mesi il 20% sul DM e che continuò fino al 1995 fino a quasi il 40%.
    Bon so,dal 1995 in poi, se i motivi della rivalutazione (dal 1995 al 1998,quando si stabilizzo il cambio.circa il 10%...) siano indicati da Cellai e nel caso,quale sia stato il più determinante,o ancora se ne manchino altri.Non è che contribuirono a pilotarlo tutti gli europei , terrorizzati da una lira troppo debole e quindi troppo competitiva sui mercati ?. Tutti i grandi Hedge Fund ,ma non solo, iniziarono a vendere Dem da 1200-1220 fino alle 1.000 lire dell'epoca.

    Non so poi se la fissazione del cambio lira-marco sia stata così automatica,dato che nel novembre del 1996 la delegazione italiana - guidata dal Ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi con Mario Draghi (allora direttore generale del Ministero del Tesoro) ,Antonio Fazio per Banca d’Italia - vola a Bruxelles dove si tiene l’Ecofin,e dove nel corso di questa riunione ci furono diverse opzioni sul cambio.con relative contrattazioni.Si trovò l’accordo in tarda serata a quota 990.Parità base per il calcolo del cambio lira/euro a fine 1998, prima della nascita dell'euro, il 1° gennaio 1999.
    Molto meglio per noi sarebbe stato entrare a 1200-1250 ma i tedeschi non ce l'avrebbero mai permesso.(addirittura con gli olandesi avevano proposto 925)
    Forse siamo arrivati al redde rationem finale comunque troppo rivalutati... il cambio giusto avrebbe dovuto essere lira-euro 2200-2300?

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  24. L'ultima frase è il tocco dell'artista.

    Mi fa pensare a certe "uscite" (nel discorso) rapide e ambigue nel significato, perciò sorprendenti, di Giorgio Gaber.

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  25. -Supervalutare la lira a 1000lire per un euro? sarebbe stato bellissimo, bello come l'anschluss: marco tedesco dell'est era scambiato fino a 5:1 col marco dell'ovest ... poi arrivano i benefattori di norimberga e fissano il cambio 1:1
    - '95/'96 abbiamo rivalutato, oppure qualcuno ha svalutato (magari investendo pesantemente all'estero nell'ex blocco comunista? Paritá del marco bosniaco con marco tedesco in seguito agli accordi di Dayton del 1995? non so) ...
    cambi vs usd, medie mensili, gen 94 dic 97 banca d'italia

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    1. Il link all'immagine era sbagliato:
      cambi lira e marco vs usd
      Comunque sia, praticamente tutte le monete del mondo (dentro o fuori lo SME, vedasi CHF, YEN, real brasiliano, rublo ... ) seguono lo stesso andamento del marco vs dollaro => solo l'italia si é rivalutata contro il dollaro in quel biennio.

      L'unico fatto politico rilevante di quegli anni (in italia) é il successo di forza italia. Forse "qualcuno" non riteneva fosse cosa buona, dopo tangentopoli?

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  26. http://vocidallestero.it/2014/11/18/sapir-se-litalia-esce-dalleuro/

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  27. di Jacques Sapir, 18 novembre 2014
    La possibilità di un’uscita dell’Italia dall’euro, uscita che potrebbe verificarsi alla fine della primavera 2015, viene citata sempre più spesso dalla stampa internazionale, italiana naturalmente, ma anche tedesca, americana [1] e britannica [2]. Il silenzio della stampa francese ne risulta ancora più assordante … Dobbiamo quindi capire il motivo per cui il processo di distruzione della moneta unica potrebbe iniziare proprio con l’Italia, e quali sarebbero le conseguenze per la Francia.
    Una situazione divenuta insostenibile.
    E’ ormai chiaro che la situazione dell’Italia nel contesto della moneta unica è diventata insostenibile. Dalla crisi del 2008 l’Italia è sprofondata in una situazione di stagnazione del PIL che sembra anche peggiore di quella della Spagna.
    La situazione è particolarmente critica se si guarda ai guadagni di produttività dell’Italia rispetto ai suoi concorrenti dell’eurozona a partire dal 1999. Si può constatare che l’Italia è in svantaggio, e non solo rispetto alla Germania e alla Francia, ma anche nei confronti della Spagna. In questo paese, tuttavia, la chiusura di molte aziende ha portato alla scomparsa di quelle meno produttive e, qui, il guadagno di produttività può direttamente essere attribuito all’effetto della contrazione della produzione.
    In realtà dei colloqui con i consiglieri economici del governo Renzi mostrano che questi ultimi sono ormai molto pessimisti sul futuro economico del paese. Essi credono che, a meno di una svolta importante nella politica economica tedesca quest’inverno, l’Italia non avrà altra scelta che lasciare l’Euro nell’estate 2015. Si noti che un partito, il Movimente 5 Stelle di Beppe Grillo, chiede un referendum sull’euro, e che questa idea sta guadagnando terreno negli ambienti politici italiani.
    Una grande parte del commercio estero dell’Italia (il 55% degli scambi di merci, e quasi il 64% nel settore dei servizi) è con i paesi della zona euro. E’ quindi comprensibile che il declino, molto relativo, dell’Euro nei confronti del dollaro, la avvantaggi ben poco. L’economia italiana soffre di un problema di competitività all’interno della zona euro.
    Le conseguenze per la Francia
    Se l’Italia dovesse quindi prendere questa decisione, le conseguenze per l’economia francese sarebbero importanti. In ragione di una specializzazione dell’economia paragonabile a quella italiana, non è possibile per la Francia rimanere nella zona euro se l’Italia ne esce (e viceversa). Ma questa realtà economica rischia di scontrarsi con la caparbietà di un governo paralizzato dalla paura che la sua strategia politica possa a quel punto crollare. Dobbiamo ripetere qui che non ci sarebbe niente di peggio per la Francia che restare in una zona euro che dovesse ridursi a una zona del marco, nel caso che uno dei principali paesi, e l’Italia è la terza più grande economia dell’eurozona, dovesse uscirne. L’impatto negativo sulla competitività sarebbe certamente disastroso per l’industria francese.
    Quindi, occorre pensare a uno scenario di questo tipo e chiedersi se questa non sarebbe, in effetti, un’importante opportunità per l’economia francese. Se la Francia e l’Italia escono insieme dalla zona euro, questo comporterà un’uscita a breve termine di Spagna, Portogallo, Grecia e Belgio. In effetti, si capisce subito che la Spagna, indebolita da profonde tensioni politiche, non potrebbe rimanere nell’euro se Italia e Francia ne uscissero. Ora, l’uscita della Spagna implica quella del Portogallo, e dopo questi quattro paesi la permanenza della Grecia nell’euro non è più giustificata. Dati i suoi legami con l’economia francese, è molto probabile che il Belgio seguirebbe dopo un paio di settimane di esitazione. Un’uscita dell’Italia provocherebbe il crollo della zona euro, e la Germania, molto probabilmente, riprenderebbe la sua moneta. Ma questo scenario, lungi dall’essere un disastro, aprirebbe immediatamente delle nuove opportunità e, in particolare, la possibilità – una volta stabilizzati i tassi di cambio di questi paesi – di ricostruire un’unione commerciale.

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  28. Il problema della conversione, è stato tutto psicologico e non economico... e alcuni commercianti ne hanno approfittato.
    Ricordo pizze a 7-8000 mila lire passate a 7-8 euro. Idem bibite, cinema, etc.
    Hanno approfittato della novità insomma, e della gente tramortita, e probabilmente inizialmente ne hanno beneficiato certe categorie.
    Forse se avessimo avuto un passaggio più graduale, e con doppio prezzo obbligatorio, avremmo avuto più tempo per capire.

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    Risposte
    1. In effetti se ci pensiamo sono "raddoppiati" soli i prezzi di merci e servizi non commerciabili, pizze e gelati in testa. Il carrello misurato dall'istat teneva ovviamente conto dei mutui e dei prodotti d'importazione che ovviamente di pari passo scesero, rendendo possibile una globale inflazione di qualche punto percentuale...

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  29. Tutto chiaro, per me. Ieri mia figlia ha assistito ad una prolusione di Prodi in una sala della sua università… Era un po' delusa perché il Proffe è stato vago, generico, un po' contraddittorio… benvenuta in sagrestia! :D
    L'unica cosa che ha capito è che va male perché ha vinto la cattivona Merkel… tutta colpa dei crucchi, inzomma. XD

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  30. Tutte le volte che sento nominare la data del changeover mi salta la carogna sulle spalle, e mi ci vuole un bel po' di tempo per convincerla a scendere. Solo che poi quando l'ho quasi convinta, sento parlare di deflazione e di prezzi che diminuiscono; ed ecco che la carogna ci ripensa, torna sulle spalle, mi pianta gli artigli nella schiena e non scende più.

    Nel 1996 in due abbiamo deciso di avviare un'attività imprenditoriale nel settore dell'Information Technology, e nei successivi cinque anni siamo cresciuti con la politica di restare piccoli ma molto competenti: nel 2001 eravamo in dodici, e vendevamo le nostre competenze a tariffe nella fascia alta del mercato.

    Con buona pace di tutte le normalizzazioni, faccio il confronto tra allora e oggi basandomi su quello che vedo nel mio portafogli e sui frontalini del supermercato

    Fatto 100 la tariffa oraria che fatturavamo nel 2001, il massimo che riusciamo a spuntare oggi dopo 15 anni è 70.

    Fatto 100 il prezzo di un bene di consumo alimentare, esempio spaghetti di nota buona marca, oggi sul frontalino del supermercato per la stessa referenza (stesso barcode) c'è scritto 200.

    Alcune considerazioni:
    - gli spaghetti sono della stessa identica qualità di quindici anni fa (...forse)

    - io ho quindici anni di esperienza in più (senza forse, e la cosa viene riconosciuta senza problemi dai miei committenti, sia in relativo - maggiore competenza rispetto a 15 anni fa - che in assoluto - elevata competenza in assoluto)

    - A proposito di guadagnare di più lavorando di meno, io devo lavorare il 43% in più per guadagnare la stessa cifra "in assoluto". Se devo poi fare il conto di quanto sarebbe oggi il 100 del 2001 tenendo conto dell'inflazione ecc. la cosa diventa ancora peggiore.

    - Per comprare lo stesso pacco di spaghetti oggi devo lavorare il 186% in più rispetto al 2001. Un affarone!

    - Dulcis in fundo: secondo voi ce l'ho il 186% in più di lavoro?

    - E riguardo alla deflazione... quali sono i prezzi che sono scesi?

    Ecco perché sono fermamente intenzionato a non lasciare il Prof ad andarsene da solo.
    Per chi ci ha messo in questa situazione non vale la pena di spendere nemmeno un secondo; li consegniamo volentieri al giudizio della SStoria.
    Coloro che invece vanno combattuti colpo su colpo sono gli attuali gatekeeper, facendo opera di informazione e di verità.
    Solo sputtanandoli quotidianamente possiamo sperare che pian piano perdano la propria credibilità e quindi il proprio seguito.
    E' veramente dura, ma spero che ci si possa riuscire.

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  31. A proposito! Leggevo un articolo del prof. Tommaso Monacelli ( è prof.?!), che metteva in dubbio gli effetti su reddito e produttività delle variazioni di domanda estera legate al cambio...abbiate bontà, ma a me è già venuto un tremendo mal di testa!

    Un esempio di confusione tra breve e lungo periodo.

    Per fare un esempio, in questo post http://goofynomics.blogspot.it/2013/05/declino-produttivita-flessibilita-euro.html, l’autore (Alberto Bagnai) mi sembra cada vittima della stessa confusione (o meglio non distinzione) tra breve e lungo periodo. Per corroborare la tesi secondo cui, con l’euro, il cambio sovrapprezzato avrebbe causato una caduta della domanda e quindi della produttività (nel settore dei beni traded), l’autore mostra l’andamento temporale di cambio reale ed esportazioni. Indicando (anche se in assenza di alcuna evidenza statistica) che nel 1996 un aprezzamento reale della lira ha causato una caduta delle esportazioni. Fin qui tutto accettabile, anche se solo supposto qualitativamente.

    Il punto è in realtà un altro. E’ quasi ovvio che nel breve periodo un apprezzamento del cambio reale si accompagni a una caduta di export (domanda estera).[18] Ma appunto, nel breve periodo! Infatti è facile osservare che, nei trimestri successivi all’apprezzamento del 1996, il saldo della bilancia commerciale riassorbe lo “shock”. Eppure, poichè la caduta nel tasso di crescita di TFP e LP in Italia inizia circa in quel periodo (1995-96)[19], questo dato è utilizzato ad esempio di shock di domanda che causa la caduta di produttività (nel settore traded). In altri termini: una contrazione ciclica della domanda estera avrebbe causato un (quasi) immediato effetto sulla produttività. La contraddizione è evidente. Infatti, se tale effetto (da domanda a produttività) è mai possibile, lo è perchè vale la suddetta legge di KV. Ma la stessa legge di KV, come detto, vale solo nel lungo periodo. Come si possa spiegare una trasmissione così rapida, quasi immediata, rimane un mistero.[20]

    http://noisefromamerika.org/articolo/euro-domanda-produttivita-viaggio-nel-mito-parte-1#_ftn20

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  32. Alcune cose che mi sono rimaste nel groppone:
    1) i dati dell'inflazione siamo sicuri che nn sono stati taroccati? Credere ad un'inflazione del 2-3% nel 2002.. ricordo che un paio di scarpe erano passate da 160k lire a 100 euro.. generi alimentari aumentati del 10%, costo delle case decollato (e gli affitti? Gente disperata), costo bollette aumentato.

    2) italia e germania hanno cambiato similmente 1 a 2 (noi in realta a 1936.27 ma è come se fosse 2k quindi 2 mentre i tedeschi 1.9x..) ma da noi i prezzi si sono impennati e da loro no (poi arriva la riforma hartz).
    Domanda: l'M3 come è variato tra noi e loro?

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  33. In quel periodo sono successe 3 cose.. apprezzamento, svendite, manovre lacrime e sangue per entrare nell'euro.. nulla è stato come prima

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  34. Cosa è successo di così tragico dal 1980 al 1994 per far crollare la competitività dell'italia rispetto alla germania? Se un marco costava 487 lire nel 1980 e 995 lire nel 1994, si tratta di un crollo sostanziale della lira. Perchè?

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    1. Niente, non ci siamo, non vuoi proprio dare prima un'occhiata in giro, eppure ne abbiamo parlato qui, qui e qui.

      Proprio non ce la fate a non essere autorazzisti, eh?

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  35. Non si tratta di autorazzismo. Ho letto e cercato di capire sia dai sui articoli che da altri. Oltre al fatto che nel 71 gli USA hanno di fatto terminato bretton woods c'è il dato che la domanda dei beni tedeschi era (è?) di molto superiore alla domanda dei beni italiani (e inglesi e spagnoli, ...) Ma il motivo nei 70 e 80 qual'era? Qualità, produttività e finanza? Oppure che la finanza tedesca ha colto di più i benefici della liberalizzazione del tempo? Troppe domanda, credo.

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    1. Sintassi a parte, la risposta è una sola, e documentandoti nel blog la potresti trovare senza essere troppo petulante: in Germania la politica dei redditi la fa da sempre la Banca centrale, come ci hanno detto quattro anni or sono Cesaratto e Stirati, e come oggi constata perfino Munchau sul FT.

      Con affetto e incoraggiamento: per intervenire su questo blog prima forse è meglio documentarsi un po'. Se posso aiutarti chiedi.

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  36. Certo che però a leggerti tramite nfa diventi un altro Bagnai. Bene il dialogo , ma quando ho letto che pure tu condividi il fatto che avremmo avuto il bonus euro (che loro stimano in 500-800 mld) ho pensato: "cazzo, mo hanno bisogno di Bagnai per giustificarsi".

    Sembra un immenso "lo dice anche Bagnai".

    Vabbè, non vorrei prendermi spigolate, la fatica di leggermi nfa l'ho fatta, ma m'è parso in buona parte fuffa.

    Se non altro è chiaro ormai che la scelta è tra macelleria sociale con euro o costruire, con tutte le difficoltà, un futuro con la lira. Se ascolto la commissione farò una vita di merda fino a circa i 40, quindi questo "salto nel buio" (che buio buio non mi sembra) lo faccio volentieri.

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  37. Quante possibilità ci sono che con l' uscita dall' euro vengano eliminati i contanti?

    Secondo me si passa dalla padella alla brace. Ma d'altronde, una cosa è certa, i prossimi 5 anni saranno un incubo.

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  38. Guardando la tabella non capisco perchè dal 1981 in poi la Lira non si sia rivalutata.

    Nel 1981 dopo il divorzio i tassi di interessi sui BTP erano scoppiati, e quindi si è avuto una maggior richiesta di Lire, dato che i BTP rendevano molto il mercato finanziario ne ha comprati tanti.

    ma dai dati vedo che la Lira si è svalutata e non rivalutata

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  39. Si, questo fatto che saremmo dovuti entrare a 1000 lire è un pò bislacca...ogni tanto mi azzardo a dire che sarebbe stato meglio entrare a 3000 lire all'euro e vedo quel poco di onesta sicurezza venir meno nell'interlocurote; posto poi che non sarebbe cambiato niente, a parte i ben più duri sacrifici imposti agli operai tedeschi per svalutare...

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  40. @SC
    vero che il paniere dell'Istat sia complesso ma..
    i prezzi dei generi alimentari aumentarono.
    Aumentarono e di parecchio i valori delle case (qui in Sicilia nel giro di qualche annetto sono quasi raddoppiati.. toh, diciamo del 50%).
    Molti hanno lamentato che al nord gli affitti sono decollati.

    tieni conto che pure il costo delle tariffe è aumentato ed io ho visto che i prezzi del vestiario sono aumentati di botto (e qui scusate.. non ci sono santi che tengono) del 50%.
    I prezzi di gelati e pizze sono raddoppiati (margherita da 4k £ a 4 € in poche parole).

    quindi affermare che in 2 anni (2002-2003) l'inflazione sia stata del 5-6% (toh, dovrei andare a vedere. ma non penso sia importante) mi sembra una... cavolata!
    le solite, anche perché dichiarando un 10% avrebbero costretto gli imprenditori ad aumentare gli stipendi ulteriormente.

    E d'altro canto, l'Eurispes ha calcolato per il solo 2003 un 7% di inflazione e un'inflazione del 5% (contro il 2% dell'Istat) negli anni seguenti.
    Devo dire che a parte l'impennata subitanea poi la crescita dei prezzi non si è più avvertita.

    MA QUESTO MI FA FARE DUE CONSIDERAZIONI:
    1) falsifichi l'inflazione... quindi il gap di competitività di prezzi è maggiore di quello che stimiamo o per questa cosa vanno visti solo i prezzi dei beni sottoposti a concorrenza estera?

    2) falsifichi l'inflazione..
    e il PIL reale allora cosa ha fatto?
    uhmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmm

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    1. E' la solita storia che cerco di focalizzare. Negli usa, paese strutturalmente in deficit come lo eravamo noi sino al 2011, si ha la stessa dinamicadei prezzi: beni importabili dai prezzi in picchiata e contemporaneo spostamento di investitori locali e lavoratori nei settori chiusi all'import, come sanità, scuola, servizi (legali etc.) e immobiliari. Se noti tutte le categorie di beni che citi ed hanno raddoppiato, sono tutte proprio nei settori non tradable...

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  41. Provo a rispondere alla domanda: abbiamo rivalutato così tanto in quei due anni perché la politiche monetarie ed economiche dei vari Ciampi , Fazio and company dovevano portare il cambio ad un valore accettabile dal Nord EU affinchè l'Italia potesse entrare nella primo cerchio degli eletti della moneta unica ! Questi nostri "illuminati" economisti e politici hanno lavorato bene , mi ricordo benissimo tutte le retoriche e filippiche dell'epoca ....., per arrivare gloriosamente primi con un bel cambio a 1.936,27!
    Certo se noi fossimo potuti entrare a 2.936,27 con il marco a 1,955, e questo ovviamente è un paradosso in contraddizione palese con gli scopi più o meno nascosti della Germania nell'istituzione della moneta unica, allora avremmo svalutato circa del 52% (rapporto implicito salito da 986 a 1501) e , ihih viene da ridere...., i beni tedeschi ci sarebbero costati oltre il 50% in più (e quindi li avremmo comprati meno, distruggendo le imprese tedesche), e di converso ai tedeschi i nostri beni
    sarebbero costati oltre la metà (e quindi avrebbero preferito i nostri, sviluppando le nostre imprese). Così tanto per fare quattro conti su teorie impossibili e paradossali... date le premesse che circolavano in quegli anni novanta ! E che sembra vogliano ancora circolare ostinatamente in quel del 2014 .

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  42. Ho un dubbio: ma se fossimo entrati con un cambio lira/ecu a 2.150-2.200 oggi saremmo nella stessa situazione? I nostri problemi si sarebbero solo traslati in avanti o il vantaggio di un tale cambio ci avrebbe permesso di avere un surplus iniziale della bilancia commerciale tale da permettere alle nostre imprese e alla nostra economia un vantaggio competitivo di lungo periodo?

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  43. @Lopreste
    e chi lo può dire?
    di certo non avremmo avuto quel calo di produttività a cui abbiamo assistito (o meglio, stallo).

    Detto questo, di sicuro avremmo avuto surplus della CA per molti altri anni

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