sabato 27 ottobre 2012

Come invitare qualcuno da qualche parte

Non bastavano le lettere del tipo "Ciao prof., quand'è l'esame?"...

Dove il problema non è il "Ciao prof.". Quello sinceramente mi rimbalza, sapete che sono molto informale. Il problema è sempre il solito, l'unico problema: IO.

Perché l'esame... di quale materia? (Politica economica? Economia Politica II? Economia Politica? Economia e Politica della Globalizzazione? Econometria?) In quale università (Gabriele d'Annunzio? La Sapienza? Leonardo da Vinci?)

IO sa chi è, e quindi pensa che lo sappiano tutti!

Aiuuuuuuuuuuuuuuuuuuuto...

Allora: a me fa piacere venire a trovarvi, però vi scongiuro, siate un minimo sensati, cercate di capire. Li vedete quei numeretti qui a destra? Ecco... Se a quei numeretti sottraete uno (che sareste voi) rimangono sempre piuttosto grandi, no? Ed è un bene, che lo siano, siamo d'accordo, vuol dire che il messaggio passa e si diffonde, ed è importante, per questo, anche andare "sur teritorio" (come dicono qui), e a me fa piacere farlo.

Però dovete capire che se mi avete scritto a marzo, o peggio ancora ad agosto (quando ero schiacciato dal libro), da parte mia sicuramente mi sarò dimenticato tutto. Quindi inutile che mi scriviate "allora prof viene", perché non ho più idea di dove io debba venire. Abbiate pietà.

Siate cortesi: fatemi una proposta dettagliata, spiegandomi:

1) chi siete (magari citando la corrispondenza precedente che avrò sicuramente dimenticato)
2) l'istituzione che invita (sito web?)
3) il tipo di evento (presentazione del testo, conferenza - isolata o in un ciclo)
4) il pubblico atteso (abbiate pietà, non fatemi spostare per tre persone)
5) le date, nel modo meno fumoso possibile: due o tre fra le quali poter scegliere


E a questo punto io (sì, io) potrò dirvi se ce la faccio (molto volentieri) o no (molto dispiaciuto).

Chiaro, no?

Stop alle telefonate

Dunque: ho tirato le somme. Siamo circa 120, il che significa che poi, a conti fatti, fra buche e altro, saremo un'ottantina, i più motivati. Questo era l'obiettivo: organizzare un evento scientifico che fosse anche un evento "nostro", che mi desse la possibilità di conoscervi, di scambiare due parole. Con numeri più grandi sarebbe stato impossibile. Quando sarà il momento delle adunate oceaniche (se ne avete esigenza o addirittura nostalgia) ci attrezzeremo.

Vorrei quindi pregare chi avesse già cambiato idea o avesse problemi di comunicarmelo.

Vorrei anche pregare chi dovesse eventualmente restare chiuso fuori (magari perché ha saputo solo da poco dell'evento, da quando mi ha visto in televisione o su Twitter) di non offendersi: questa famiglia ha un anno di vita e voleva riunirsi "in privato". È bello che la famiglia cresca, ma è anche bello conoscere chi ha condiviso il primo anno di percorso, non esattamente agevole. In ogni caso, gli interessati possono scrivermi anche il 29 novembre, con le solite modalità (email con oggetto "compleanno"). A seconda di come si sviluppa la situazione sarò lieto di accoglierli, o magari gli indicherò un'altra occasione nella quale sarà possibile vedersi di persona.

Per quel che riguarda la tassa di iscrizione, vi chiederò solo un contributo spese per la pausa caffè e per il pranzo (in piedi). Lo potrete regolare in contanti al momento della registrazione, quando vi verrà dato un badge dove potrete scrivere il vostro nome (lascio a voi la scelta di inserire o no il vostro nick), e un tagliando per partecipare al pranzo.

Importante: io per sabato sera non ho previsto nulla, ma se qualcuno già sa che si trattiene magari me lo faccia sapere e vediamo se vale la pena di organizzarsi per cena (autogestendoci).

venerdì 26 ottobre 2012

Altre (rapide) comunicazzzzioni

Sono esausto. Sono già a letto, penso che collasserò prima dell'Ultima Parola, che stasera si annuncia bella friccicariella. Godetevela voi, io vedrò la differita. Oggi non ho acceso PC, vari problemi, grande stanchezza. Sto scrivendo coll'aifon. Domani avrete un fantastico articolo di istwine.

Meanwhile...



IL TRAMONTO DELL'EURO

Sono esausto anche perché non mi era chiaro che quando si scrive un saggio divulgativo il lavoro comincia DOPO la consegna. Devo dirvi alcune cosette:

1) il libro uscirà il 7 novembre. Faremo una presentazione a Roma verosimilmente il 22 pomeriggio (o prima), oltre a quella del 1/12 a Pescara (15:30, Museo delle Genti d'Abruzzo).

2) chi mi aveva contattato per eventi ecc.: questo è il momento, perché ho capito come devo gestire la mia agenda. Ricontattatemi e vediamo cosa fare. Vorrei conoscervi tutti e lo farò, ma non tutti prima del 20 gennaio!

3) non ho capito quante copie saranno stampate, ma ho la sensazione che non saranno tantissime. Non ho idea dei tempi di ristampa. Morale della favola: se lo volete vi conviene ordinarlo.

4) come ordinarlo? Sono spiacente, ma ci vuole un minimo di attenzione perché per motivi che mi sfuggono pare che correggere il titolo provvisorio sia un'operazione estremamente complessa. Eh già! Allora vi toccherà ordinarlo col titolo (orendo) provvisorio: "Fuori dall'euro". Tuttavia siccome con Aliberti-Imprimatur Bagnai ha un solo titolo, propongo il seguente approccio:

Voi: "Buonasera, vorrei ordinare un testo in uscita a novembre. L'autore è Alberto Bagnai, la casa editrice Imprimatur-Aliberti"
Il libraio (consultando il suo fottuto PC): "Dunque... È 'Fuori dall'euro'?"
Voi (trattenendo un conato di vomito): "Sì, grazie, me ne occorrono x copie" (con x compreso fra 1 e il numero di piddini che volete redimere).

Così dovrebbe funzionare. Non escludo che il 6 sera alle 23:59 il testo vada in anagrafica col titolo giusto. Sono un inguaribile ottimista. In ogni caso, better safe than sorry.



PESCARA

Vi scongiuro in ginocchio sulla tomba dei vostri avi (altresì detta l'anima de li mejo...): NUN ME DATE L'ANZIA (capito, Vanna?). ;)

1) Ho risposto con un cenno di conferma a tutti quelli che mi hanno scritto. NON riscrivetemi se avete avuto risposta.

2) Entro un paio di giorni vi comunico quanti posti sono rimasti. Non vi preoccupate.

3) DOPO questa comunicazione eventuali latecomers potranno iscriversi con la solita procedura: email a me con oggetto "Compleanno". Se l'oggetto è diverso, la vostra email finirà con le pubblicità del Viagra e altro spam vario (Beloved in God ecc.). In tal caso sarà difficile che la legga, a meno che non provi l'impellente bisogno... di prendere una fregatura!

4) Se avete problemi e NON potete venire fatemelo sapere. La cosa migliore è un'email con oggetto "Disdetta".

5) Quelli di Pescara che mi hanno offerto una disponibilità possono scrivermi? Mi farebbe piacere incontrarli di persona (mercoledì mattina?).

Ecco, è tutto. Ora mi vedo Barnyard, e poi stramazzo (non: starnazzo)... Anzi: prima un po' di Spongebob, grande metafora del capitalismo:

mercoledì 24 ottobre 2012

Detto? Fatto!

Dal Messaggero di questa mattina:

Mario Monti cita Giovanni Paolo II alla presentazione della mostra di Tommaso Moro: "La politica ha bisogno di modelli credibili che mostrino la via della verità in un momento storico in cui si moltiplicano le sfide".

Detto? Fatto!

Tutti i politici e organi di informazione in prima fila, devono cambiare il modo con cui parlano dell'Europa. Dobbiamo riflettere ad una nuova narrativa che metta ben in luce i benefici dell'appartenenza all'Unione europea e i costi della 'non Europa'.

Chi sia l'autore lo sapete.

Devono... Dobbiamo...

Uno sconsolato Massimo Rocca mi trasmette questa chicca, da lui commentata su Radio Capital:


Il giornale deve essere organo di propaganda dell’italianità. Si raccomanda soprattutto un’ardente passione d’italianità, che deve illuminare il giornale in ogni suo numero. Improntare il giornale a ottimismo, fiducia e
sicurezza nell’avvenire.

Deve...

È una velina del Minculpop, lo avrete capito. Ma se a "italianità" sostituiamo "europeità", il tono è lo stesso, i contenuti sono gli stessi: l'invito da parte del capo di una nazione a fornire una visione edulcorata e ottimistica della realtà, che infonda una (ingiustificata) fiducia nell'avvenire. Avvenire che a quei tempi era il 1945, e oggi chissà...

E allora, una volta fatta la sostituzione, al netto del fatto che forse questa volta scorrerà meno sangue, cosa trovate che contraddica le conclusioni dalle quali sono partito: "dopo vent’anni di Realpolitik, ad annaspare dove non si tocca si ritrovano i politici di sinistra, stretti fra la necessità di ossequiare la finanza, e quella di giustificare al loro elettorato una scelta fascista non tanto per le sue conseguenze di classe, quanto per il paternalismo con il quale è stata imposta."

Ah, non si può dire fascista? Certo, Paolo, certo, Sergio, capisco. Non diciamolo prima. Dopo ci sarà tempo, e sarà anche più divertente, visto che probabilmente ci dovremo riunire di nascosto per farlo!

Comunicazione di servizio: Pescara

Premessa

Scusatemi, vi ho trascurato, e me lo ha anche fatto notare Sandra Moro, passando immediatamente nel gruppo sterminato delle persone che, dicendomi cose che so benissimo, aggiungono al fardello della mia ansia e dei miei sensi di colpa un peso sostanzialmente inutile.

Ma Sandra ci ha regalato così tante soddisfazioni, che non possiamo che perdonarla e ringraziarla per questo.

Per inciso, dovrò fare un'aggiunta a questo post: ultimamente sta diventando un'abitudine corrente (che tenderei a scoraggiare) quella di dirmi che non faccio abbastanza, o di chiedermi perché non faccio di più, o di aggredirmi (magari su Twitter) perché non ho risposto all'email di IO, di uno dei tanti "IO" di turno. Addirittura la gente mi rimprovera il modo in cui sono costruiti i palinsesti delle trasmissioni televisive che mi invitano (capito, Gianluigi? Suoni troppo la chitarra - e Andrea fa troppi sorrisetti...)!

Cazzo: ma mica li scrivo io 'sti palinsesti! E allora datemi direttamente la colpa di questo euro di merda, e facciamo prima!

Claudio Borghi, sempre impeccabile, ha risposto a uno che ci accusava di non fare abbastanza: "Cosa devo fare, mettermi addosso un cartello?" Ecco: ci manca solo di fare gli uomini sandwich, e poi siamo a posto... Occhio, che se questa cosa diventa ansiogena, passo a fare altro. Quindi: pazienza! Ne ho avuta tanta io per quindici anni...

(Sandra, io ti voglio veramente bene: Ego, quos amo, arguo et castigo... Del resto, quella di mettermi anZia è la specialità della persona alla quale voglio più bene: deve essere un problema mio, ma qui parliamo prevalentemente dei problemi dell'Italia).

Problema

Breve spiegazione: io speravo che fra la consegna del file (all'inizio del mese) e l'arrivo delle bozze sarebbe passato un po' di tempo, che mi avrebbe permesso di organizzare l'evento di Pescara. Problema: il file era redatto troppo bene. La redazione non aveva capito che non aveva a che fare col solito docente decotto che formatta le tabelle con gli spazi o distanzia i paragrafi con Enter, ecc.

Le bozze sono arrivate nel giro di poche ore, con la richiesta di andare in stampa dopo due giorni. Panico! Allora ho bloccato tutto, anche gli eroici furori dell'editore, e un'altra settimana se ne è andata in correzioni, revisioni, ecc. Siamo così arrivati al "visto si stampi" il 18. Il libro è andato in stampa il 19, l'ufficio stampa... bo', poi riprovo a chiamarli e vi dirò qualcosa su uscita e altro.

Nel frattempo ero uno straccio (le solite quattro ore di lezione al giorno), anche perché martedì sera (16), contravvenendo alle sagge prescrizioni di Claudio Borghi, avevo bevuto dopo cena mezzo bicchiere di acqua fredda, anziché di whisky. Alle 2 (del 17, guarda un po'...) congestione, svenimento, ecc. Prima di andare giù lungo pensavo: "Non posso morire prima di aver visto la fine dell'euro! E prima di aver incontrato Fassina sulla famosa poltrona di cartone!" Vedi, Gustavo, anch'io ho dei sogni (tu che mi accusi di non averne). Oddio, questi non sono sogni: sono previsioni. Il sogno sarebbe magari quello di suonare in concerto il II brandeburghese, quello che fa così (rieducational channel).

Per sovrappiù, avevo er telefono scarico, e anche fosse stato carico, siccome per certi motivi ignoro il numero civico della casa dove abito, avrei potuto chiamare il 118 solo per dire: "Mi sento male,venitemi a prendere, non so dove sono, so solo che sono dietro a una porta blindata che non riesco ad aprirvi!" Quindi non ho chiamato. Di Jonesco, nella nostra professione, ne basta uno.


Risparmio dettagli. So solo che devo aver fatto un bel tonfo, perché una settimana dopo mi fa ancora male il naso. Non vi dico il giorno dopo che goduria correggere le bozze in dipartimento con gli operai che trapanavano senza interruzioni nella stanza accanto, alla ricerca credo del petrolio (mandati da Passera?).

Un cerchio alla testa...

Nel weekend mi sono più o meno ripreso, ed eccomi qua. Fa meno ridere di questo, ma la realtà qualche volta rimane al disotto della fantasia anche in questo paese.


Risvegli

Cosa ho trovato al mio risveglio? Il convegno da organizzare.

Anche qui, siccome la strada non può mai essere in discesa, mi son trovato con una situazione un po' incasinata in Dipartimento (stanno riorganizzando la struttura in seguito all'ennesima riforma della riforma della riforma, con l'aggravante della spending review, e sono giustamente impegnati in questo compito). Ma ce l'abbiamo fatta!

Alloggio

Se non avete provveduto per fatti vostri in effetti è il momento di farlo. La lista degli alberghi convenzionati col dipartimento la trovate qui.

Tre suggerimenti:

1) ho saputo che in quei giorni Pescara ospita il forum delle città dell'Adriatico, quindi datevi da fare (e ri-scusatemi per il ritardo);

2) ho constatato che qualche volta le tariffe che trovate sui siti di prenotazione tipo booking.com sono più convenienti rispetto a quelle in convenzione con noi. Suggerisco di passare da un sito del genere e poi, se il prezzo che trovate è più alto, citare la convenzione. Se me ne fossi accorto prima avremmo tutti risparmiato tempo, mi dispiace.

3) tutti gli alberghi tranne uno sono in centro, che è la soluzione più pratica per chi arriva con treno e aereo (un po' meno per chi arriva in macchina, ma il posto si trova).

Io ho dormito (bene) all'Ambra, all'Alba e al Plaza in varie circostanze di tempo e di luogo. Sono ancora vivo (ho avuto una congestione anche al Plaza, ma lì era stato un colpo di freddo!). 48 sponsorizza l'Esplanade (in riva al mare)

Più avanti vi spiegherò come arrivare dagli alberghi alla facoltà coi mezzi o con la macchina (considerate anche l'esistenza di Goooooooooogle), più altri eventuali dettagli pratici.

Programma

Il programma è ancora provvisorio, ma già interessante. Siamo molti, la sala è da 100 persone, non credo di poter accogliere molti più di quelli che si sono già prenotati, ma se qualcuno per qualche motivo dovesse decidere di non venire mi fa un gran favore a dirmelo perché magari riesco a far posto a qualche latecomer.

Aggiornerò il sito con ulteriori dettagli circa la logistica. Qui siete tutti Internet-dotati, quindi non penso di dovervi spiegare come si fa a vedere dov'è la facoltà di Economia. Se ci sono domande, potete farle qui sotto.

Mi scuso ancora per l'organizzazione un po' affrettata: mi andava di vedervi, ma il lavoro sul libro è durato quasi due mesi più del previsto. Comunque vada, sarà un successo...


(e le istruzioni per il viaggio sono qui)

lunedì 22 ottobre 2012

Catalano alla riscossa!

Non c'è niente da fare! Lo pagano per venir qui a farmi perdere tempo, ormai l'ho capito, ma che ci vuoi fare: uno ai troll si affeziona. Certe volte non capisci bene se ci sono o ci fanno, però spesso sono stimolanti.

Sentite ad esempio cosa risponde il nostro Catalano a Alessio:

@Alessio
1) Mai sostenuto che l'esplosione del debito pubblico sia avvenuto perchè esistevano le banche pubbliche o per via degli sprechi e corruzione;
2) L'esplosione del debito pubblico è avvenuto, come tutti sappiamo, a partire dagli anni 80 per effetto degli elevati deficit di bilancio;
3) Gli elevati deficit di bilancio si sono determinati, ovviamente, anche per effetto della crescita degli interessi pagati sul debito pubblico (ma questa è una normale conseguenza dato che ad un maggior debito corrispondono, di norma, maggiori interessi da pagare;
4)La spesa per interessi, in rapporto al totale della spesa pubblica era già alta nel 1977 (14,4%) ed ha toccato il suo picco nel 1993 (24,5%);


Una collana di perle. Le affronto in dettaglio nel mio prossimo lavoro, ma qui vorrei concentrarmi soprattutto sulla terza, cioè sull'idea espressa da Catalano che se negli anni '80 la spesa per interessi è cresciuta, questo non dipende dal fatto che sono cresciuti gli interessi, ma che è cresciuto il debito.

Cioè: Catalano dice che siccome lo Statocastacriccacoruzzzzzionedebbitobrutto ha fatto tanta spesapubblicaimproduttiva, allora il debbitobruttoorendocattivo è cresciuto, e quindi poi per forza, a parità di tasso di interesse, se c'è più debito, paghi di più.

Insomma: Catalano dice che la spesa per interessi è aumentata perché il debito è passato da 60 a 120 per colpa della spesa primaria (non per interessi), e quindi, applicando un tasso invariato, si ha la normale conseguenza che "a un maggior debito corrispondono maggiori interessi da pagare".

Prima pagavi 0.05x60=3, poi 0.05x120=6. Tasso? Sempre 0.05=5%. Secondo lui.

Questo è il grafico del tasso di interesse reale sul debito pubblico dal 1960 al 2010 e la retta verticale tratteggiata indica il divorzio fra Tesoro e Banca d'Italia:



Cioè: non so se avete capito: questa è la variabile che secondo Catalano non ha determinato l'esplosione del debito negli anni '80, perché il problema non è, secondo lui, che i tassi di interesse reali sono aumentati di dieci punti in un paio d'anni, ma che i fabbisogni pubblici erano elevati (genericamente). Lo dico in un altro modo: si vede bene che se la spesa per interessi è aumentata, è perché è aumentato il tasso d'interesse, molto bruscamente, subito dopo il divorzio. A valle è aumentato il debito. Sono le cose che abbiamo visto mille volte. L'esatto contrario di quanto sostiene il nostro (cioè che il debito sarebbe aumentato, e poi, a valle, la spesa per interessi).

Capisco che possiate non aver bisogno di un'altra campana, dopo averne sentita una tanto qualificata e rispettosa della dinamica dei dati. Io, però per completezza vi riporto anche come la racconta uno che sicuramente se ne intende meno di Catalano:

"Naturalmente la riduzione del signoraggio monetario e i tassi di interesse positivi in termini reali si tradussero rapidamente in un nuovo grave problema per la politica economica, aumentando il fabbisogno del Tesoro e l' escalation della crescita del debito rispetto al prodotto nazionale."

Un complottista? Be', diciamo così...

Poi chi sa l'inglese può sempre leggersi Reinhart e Sbrancia per vedere quanti danni ha fatto, nel secondo dopoguerra. l'esecranda prassi di finanziare con moneta e quindi a tassi di interesse reali nulli o negativi il debito pubblico. La cosa più commovente sono i punti 5 e 6 dei commenti di Alan Taylor (Morgan Stanley), in fondo al paper. Non ho tempo di tradurveli, ma ne varrebbe la pena. Magari qualcuno lo fa per me?


(ma non fateli leggere a Catalano: c'è scritto, fra l'altro, che il suo idolo, Greenspan, dopo la crisi ha ammesso di non averci capito una mazza... Gli crollerebbe un mito, e lui, Catalano, di miti ne ha bisogno, perché con la realtà non è che ci vada tanto d'accordo...)





Costi della politica (QED)

Vi ricordate di quel tipo strano che a giugno diceva che il vero costo della politica non è la corruzione, non sono gli stipendi dei parlamentari, ma sono le decisioni sbagliate? E insisteva (porello) dicendo che era interesse di certi gruppi di potere delegittimare lo Stato, per screditare in anticipo chi indicasse in un ridimensionamento e una regolamentazione del settore privato l'unica ovvia strada per tirarci fuori dai guai nei quali ci ha messo la finanza privata? E che da questo derivava la campagna a base di criccacastacoruzzionedebbito dalla quale siamo rintronati ad opera dei giornali pagati dalle banche?

Perché a voi, per esempio, che non siete complottisti, non saranno pizzicati i "sensi di ragno" quando a marzo Padoan fece la sua audizione. Ma a me invece pizzicavano, e qualcosa avevo cercato di dire. La letteratura scientifica sulla corruzione è così complessa. Come si fa a trarne conclusioni così semplici?

Vedete come la prendono sempre bella larga, partendo accuratamente sub limine? Solo dopo si capisce dove vogliono andare a parare. Ed è per questo che le parole sulla democrazia di Chicco Testa all'Ultima Parola sono particolarmente inquietanti (qui nella sintesi di byoblu).

Prima la buttano là, per vedere se la gente se ne accorge (e don Gallo se n'è accorto). Poi la ripetono, per vedere se la gente si abitua. Se si comincia così, cosa si dirà fra sei mesi? Perché quando vi avranno convinto dei costi della politica malata (che ci sono, vedi sotto), poi, non dubitate, passeranno a convincervi dei costi di quella sana: la democrazia costa troppo.

Non è mica una novità: è un dibattito che esiste da sempre. Guardatevi qui le preoccupazioni della Trilateral, condivise dall'OCSE (tanto per cambiare): la democrazia porta inflazione. Non è una grande sorpresa per noi: sappiamo bene che con la scusa di toglierci inflazione, ci hanno tolto democrazia. E d'altra parte, chi era a Pescara il 21 settembre ha sentito un relatore dire che in fondo non possiamo aspettarci che la democrazia oggi sia come quella degli anni '70.

Eh già: non ci son più le mezze stagioni, e anche la democrazia non è più quella di una volta...

Comunque, buone notizie: non siamo più soli!

Byoblu fa una cosa tanto semplice quanto efficace: andatevela a vedere. Così si capisce subito cosa voleva dire quel porello che a giugno parlava dei costi delle decisioni sbagliate (e a marzo diceva che la corruzione è sì un problema, ma...). Certo che la politica costa: nel grafico si vede... ma con la lente d'ingrandimento!





(mi state tutti chiedendo sangue, e sangue avrete. Però se non volete vedere il mio, aspettate un attimo. Il mio coautore francese mi ammazza se non gli rispondo. Devo anche darvi precisazioni su Pescara. Prometto che lo faccio in settimana. Non è stata una passeggiata...)

venerdì 19 ottobre 2012

Moneta e prezzi: Borghi, Dr Stock e Mr Flow

istwine ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "All'ombra dei cinesi...":

Quarantotto,

a te che piace un certo tipo di umorismo, avrai notato (mo' che il boss s'è fatto twitter) che una delle cose che le persone proprio non sopportano della tesi qui esposta è che la BC torni dipendente (da spiegare poi anche sta cosa), il loro credo monetarista non si può sradicare facilmente. Io ci ho provato a volte con qualcuno, dicendogli che dire che la BC controlla l'offerta di moneta nell'economia è come dire che la Marlboro controlla l'offerta di moneta nei campi di prigionia, ma non funziona (non capiscono neanche la battuta, figurati il concetto). Fortuna che ci viene talvolta in aiuto qualcuno più competente, presentato da Mario Riva: nientepopodimeno che... James Tobin.

Scrive difatti:

"… Now let me give you a ridiculous example to make the point. Don’t take it too seriously. Suppose that some statistician observes that over a long period of time there is a high association, a very good fit, between gross national product and the sales of, let us say, shoes. And then suppose someone comes along and says, “That’s a very good relationship. Therefore, if we want to control GNP, we ought to control production of shoes. So, henceforth, we’ll make shoes grow in production precisely at 4 percent per year, and that will make GNP do the same.” I don’t think you would have much confidence in drawing this second conclusion and policy recommendations from the observed empirical association.

Over the years, according to the monetarists, the Federal Reserve has been acting like the producers and sellers of shoes. That is, the Fed has been supplying money on demand from the economy instead of using the money supply to control the economy. The Fed has looked at the wrong targets and the wrong indicators. As a result, the Fed has allowed the supply of money to creep up when the demand for money rose as a result of expansion in business activity, and to fall when business activity has slacked off. This criticism implies that the supply of money has, in fact, not been an exogenously controlled variable over the period of observation. It has been an endogenous variable, responding to changes in economic conditions and credit market indicators via whatever response mechanism was built into the men in this room and their predecessors.

… Perhaps the monetarists will be sufficiently persuasive of the Federal Reserve and of Congressional committees to bring about, in the future, a controlled experiment in which the stock of money is actually an exogenous variable."

E lo scrive nel 1969. E noi, nel 2012, dobbiamo ancora stare appresso a Dottor Stock e Mr Flow, detti anche Garibaldi-Boeri nel dibattito col Borghi.

PS: Grazie al solito Peter Sellers.




Grande istwine, aka Burka boy. Ma qui siamo avanti, voliamo alto, altissimo... 
Mi permetto solo di glossare con un modesto contributo (estratto dal libro):




E qui si arriva alla seconda cosa che non va.

Quando andate a fare la spesa, voi, vi portate sempre dietro un sacchetto di monetine e banconote, come Bersani? Non credo. La stragrande maggioranza delle transazioni avviene con moneta bancaria, movimentando depositi bancari, utilizzando credito bancario. La moneta, intesa come mezzo di pagamento, non si identifica cioè con il circolante, con le monete e le banconote che abbiamo in tasca, che sono una percentuale relativamente ridotta del totale dei mezzi di pagamenti.

La Banca centrale, di questa massa di mezzi di pagamento dai quali dipende l’effettiva domanda di beni, non ha il controllo diretto.Gli economisti, in particolare quelli keynesiani, dicono che la moneta non è “esogena”, cioè controllata da una forza “esterna” e indipendente dal circuito economico (la Banca centrale), ma “endogena”, cioè determinata, in ultima analisi, dalle condizioni “interne” al mercato del credito. Guardate ad esempio cosa sta succedendo oggi. La Bce ha “iniettato” nel sistema svariate centinaia di miliardi di euro attraverso le operazioni di rifinanziamento a lungo termine (LTRO), ma le banche non hanno soldi da prestare. Perché? Per diversi motivi, incluso quello, banale, che preferiscono non erogare credito, in un periodo nel quale i loro bilanci sono fragili, e soprattutto lo sono le condizioni economiche generali, per cui chi presta non sa se rivedrà indietro i soldi.

Capito cosa significa che la moneta è “endogena”? Significa che l’ammontare totale dei mezzi di pagamento a disposizione per finanziare le spese (incluso il credito bancario) dipende in modo complesso dalle condizioni del sistema, inclusa la fiducia dei vari operatori del credito. La Banca centrale può governare indirettamente questo processo, ad esempio tramite i tassi d’interesse, ma non ha un controllo meccanico e diretto della creazione di moneta, intesa in senso ampio come insieme dei mezzi di pagamento (quello che gli economisti chiamano con la sigla M2 o M3). Lo dimostra il fatto che gli obiettivi di crescita della massa monetaria dichiarati dalla Bce, fissati al 4.5% da una decisione del Consiglio direttivo annunciata il 1° dicembre 1998 (Duisenberg,1999), sono stati regolarmente disattesi nel tempo, come doveva ammettere con un certo imbarazzo il nuovo presidente Trichet qualche anno dopo, farfugliando che però l’obiettivo andava valutato in un non meglio specificato “medio periodo” (Trichet e Papademos, 2004).


E le cose poi non sono andate meglio.




La Fig. 35 trasmette bene entrambi i messaggi: si vede come da un lato la Bce abbia regolarmente disatteso, anche nel “medio periodo”, gli obiettivi che si era data (il tasso di crescita della massa monetaria è sempre stato superiore al 4.5%, quindi non c’è media che tenga...), e come dall’altro la crescita della massa monetaria sia stata sostanzialmente sconnessa dall’inflazione, che si è mossa molto di meno, rimanendo sostanzialmente aderente all’obiettivo del 2% nella media dell’Eurozona.

I due snodi del ragionamento secondo cui la Banca centrale deve essere indipendente, perché controllando la moneta controlla l’inflazione, sono entrambi fasulli: la Banca centrale non riesce a controllare l’offerta complessiva di moneta, che però non sembra influenzare troppo il livello dei prezzi. Nel 2001, quando la crescita di M3 superò il 10%, l’inflazione non raggiunse nemmeno il 3%.



Nota tecnica per gli espertoni, i quali diranno: “Sì, ma quel grafico non dimostra nulla, bisogna anche tener conto della crescita, cioè di quante transazioni la massa monetaria deve aiutare a svolgere, e della velocità di circolazione, cioè di quante volte la moneta passa di mano in un anno”. Certo! Lo dice anche Duisenberg (1999): l’obiettivo del 4.5% “si basa su una crescita reale del 2-2.5% all’anno, e su una riduzione della velocità di circolazione di M3 attorno allo 0.5-1% all’anno nel medio periodo”. I conti (per chi li sa fare) tornano. Dalla teoria quantitativa della moneta, MV=PY, usando le lettere minuscole per i tassi di variazione otteniamo m + vy = p, che con le cifre di Duisenberg diventa: 4.5 – 0.5 – 2 = 2 (nota: Duisenberg suppone che la velocità di circolazione diminuisca, da cui il -0.5). Solo che siccome la crescita reale dell’Eurozona è stata solo di 1.5 (in media), e quella della massa monetaria di circa il 7% (anziché il 4.5%), sembrerebbe che la riduzione della velocità di circolazione sia stata dalla 4 alle 7 volte maggiore di quella prevista dagli altri espertoni, quelli della Bundesbank! Che quindi non sembrano così espertoni, se toppano in questo modo la previsione su una variabile chiave. O forse il problema è che la moneta non causa meccanicamente i prezzi, come loro continuano a raccontarci.




(p.s.: sono esausto. Entro il we comunicazioni su libro e compleanno. Intanto andate su byoblu e guardatevi Tringali. Lunedì vi interrogo!).