martedì 6 settembre 2016

Fantapolitica

(...non metto link, tanto è un raccontino, non c'è nulla di vero, è un'opera di fantasia, e poi chi è di queste parti sa di cosa sto parlando, e chi non è di queste parti è arrivato senz'altro troppo tardi per impedire che la fantasia diventi realtà, e forse anche per riconoscere questa realtà quando gli si parerà davanti, cioè entro un anno...)




L'Unione Europea è un progetto statunitense. Serviva, come sappiamo, a rendere coeso il fronte orientale, quello verso il nemico sovietico.

Poi il nemico si sfaldò, e con esso c'era il timore che si sfaldasse anche il fronte. Sai com'è, quella storia della tesi: senza antitesi, non c'è sintesi...

Aggiungi che serviva anche un bell'impulso, l'impulso definitivo, a quella globalizzazione finanziaria che tante soddisfazioni stava dando al capitalismo, schiacciando ovunque i salari. In Europa questi resistevano: per opporsi al comunismo in modo efficace si era infatti dovuto creare un credibile welfare, e assicurare una bassa disoccupazione. Tutte cose che rendevano i salari piuttosto coriacei, ma non tanto da non poter essere scardinati dalla moneta unica.

Certo, l'euro aveva anche dei costi, proprio per quel sistema finanziario, e per quel blocco geopolitico, che legittimamente si aspettavano di trarne vantaggi.

Ubi commoda... Il fottuto latino!

I costi in termini economici erano noti e ovvi: squilibrando la distribuzione del reddito, la moneta unica provocava una ipertrofia del credito che rendeva il sistema finanziario più fragile, anziché più stabile come promesso. Decine di crisi finanziarie provocate da agganci a valute "stabili" lo provavano negli ultimi decenni. Ma fin qui nulla di male: oltre un millennio di storia economica dimostra che nulla è più facile, se si controllano le istituzioni, del socializzare le perdite (accollandole a pensionati e contribuenti) dopo aver privatizzato i profitti.

Poi c'erano i costi geopolitici, ricordate? "L'aspirazione francese all'uguaglianza è incompatibile col desiderio tedesco di egemonia"... Ecco: quelli, di costi, sarebbero stati un po' più difficili da gestire. Più in generale, l'euro avrebbe provocato, nel medio termine, il frazionamento politico dell'Europa. Lo aveva pronosticato Kaldor nel 1971 e confermato Feldstein nel 1997. Non ci potevano essere dubbi. La domanda quindi era: ci conviene un'Europa balcanizzata, o un'Europa coesa? Domanda che ovviamente si ponevano, e tuttora si pongono, gli Stati Uniti.

La risposta è dipesa dalle circostanze.

Per un po' prevalse una certa preferenza verso l'Europa balcanizzata, cioè verso l'euro. Poi, però, si comprese che il vantaggio di frantumare la leadership europea tramite il conflitto economico allo scopo di controllarla meglio si pagava col costo di rinunciare a un motore di crescita della domanda mondiale (e quindi di profitti delle multinazionali Usa), e con l'altro non trascurabile svantaggio di perdere pezzi a beneficio dell'antagonista russo, che tornava ad affermarsi.

Così, verso la metà del secondo decennio del terzo millennio, gli Stati Uniti tornarono a quella che era stata la loro posizione negli anni '70, una posizione di sostanziale opposizione alla moneta unica europea. Una moneta unica che stava nuovamente alimentando la questione tedesca, e invece di tenere la Germania abbracciata alla Francia, la stava proiettando a Est, e stava frantumando l'intera Europa, con esiti radicalmente imprevedibili. Una moneta unica che stava soffocando la crescita mondiale. Una moneta unica che stava alimentando gli squilibri globali, proiettando il surplus tedesco verso livelli mai sperimentati in passato, costringendo così gli Stati Uniti a un ruolo di acquirente di ultima istanza, sempre più difficile da sostenere in un quadro nel quale il resto del mondo cominciava timidamente ma decisamente a dedollarizzarsi (e quindi agli Stati Uniti non bastava più semplicemente emettere dollari per finanziare il proprio deficit estero).

I costi della moneta unica stavano superando i suoi vantaggi, com'era prevedibile e previsto (non da molti): era quindi giunto il momento di farne a meno.

Ma... la transizione fra un sistema nel quale i costi superano i benefici, e il sistema successivo, comporta essa stessa un costo!

Smantellare l'euro, in particolare, avrebbe avuto due ordini di costi: un costo finanziario, perché le banche del Nord Europa avrebbero dovuto accollarsi almeno una parte delle perdite determinate dalla svalutazione dei loro crediti, i quali, essendo stati accesi in euro, sarebbero stati saldati nella nuova valuta meridionale, più debole (o, il che è lo stesso, in una minore quantità della nuova valuta settentrionale, più forte); e un costo politico, perché le classi politiche che avevano fino a quel momento indicato nell'Europa, cioè nell'Unione Europea, cioè nell'euro (che son tre cose diverse, ma per loro dialetticamente identiche) l'unica via, si sarebbero dovute rimangiare tutto, soffrendo una pesantissima perdita di credibilità.

Un problema non da poco per lo zio Tom, perché le banche tedesche sono fortemente interconnesse con quelle americane, e i leader europei sono fra i principali garanti della pax americana (che poi tanto pax non è, ma si sa: l'unico keynesismo buono è quello bellico...).

Difficile da risolvere, il problema, vero?

Difficile se fosse stato imprevisto. Ma imprevisto non era, e il piano B era pronto. Sentite come funzionava. Si cominciava col mandare segnali di insofferenza verso il Nord Europa, al duplice scopo di fiaccarne il morale, e di consentire alle classi politiche del Sud di desacralizzare il feticcio europeo: "Anche i tedeschi truccano  motori, anche le loro banche sono marce, l'euro li ha avvantaggiati...". Al termine di questo processo, si mandava un cubista di elevatissimo lignaggio accademico a scoprire che il cielo è azzurro e il prato è verde (verde semaforo, per l'esattezza), scrivendo qualche puttanata sul doppio euro, e sdoganando così di fatto nei circoli che contano l'idea che l'euro non fosse irreversibile (il che dimostra che i circoli che contano sanno di contare, ma non sanno contare...).

Questo per la parte politica.

E per la parte economica?

Ma anche questo è semplice. Ricordate qual era il problema? Non far saltare le banche tedesche, perché fortemente interconnesse col sistema finanziario statunitense. E allora? E allora, prima di smantellare l'euro, bisognava ricapitalizzare le banche del Nord. E i soldi chi ce li avrebbe messi? Ma, semplicemente i cittadini dello stato più ricco fra i membri dell'allegra brigata: l'Italia. E l'avrebbero fatto spontaneamente? Ma che domande! No, certo che no! Lo avrebbero fatto con la troika. Come? Perché la troika? Ma perché, come si era già visto nel caso della Grecia, questa istituzione era uno strumento estremamente efficiente (anche se lievemente corrotto) per canalizzare verso le banche del Nord le risorse spremute ai cittadini del Sud, via imposte e contributi ai fondi salvastati. E perché gli italiani avrebbero dovuto accettare una cosa simile? Ma, anche questo è piuttosto ovvio: semplicemente, si sarebbero prese delle misure tali da mettere in crisi terminale il loro sistema bancario fiaccato da cinque anni di crisi economica ininterrotta. Poi, al momento di ricapitalizzare il sistema bancario, confidando nella conclamata incapacità culturale ed etica del governo italiano di ritornare a una valuta nazionale, sarebbe stato fin troppo semplice proporre il ricorso al MES (cioè alla troika) come unica soluzione praticabile.

TINA.

Ma i cittadini italiani, visto il fallimento della troika in Grecia, non si sarebbero rivoltati?

Non credo.

Intanto, non è assolutamente detto che i cittadini italiani potessero aver capito cosa era accaduto in Grecia. Fior di intellettuali, da Gallino in giù, si erano attivati per elaborare, perfino tramite un'apposita lista civetta, una mitopoiesi positiva del massacro greco, letto in chiave di viatico per una fantomatica "altra" Europa...

E poi, oltre a questa simpatica opera di disinformazione, da alcuni anni si scaldava a bordo campo il partito antisistema di regime, quello tutto castacriccacoruzzzzione. Chi meglio di lui poteva invocare credibilmente l'intervento in Italia di un podestà straniero? "Casta, cricca, coruzzzzione, se sò magnati tutti, mejo li tedeschi, che armeno a casa loro e cartacce pe ttera nun ce stanno".

Alto sentire, lungimirante visione: quella di un popolo di schiavi, appunto.

Ci pensate?

La sintesi perfetta!

Lo stesso partito che era in grado di proporre come soluzione politicamente accettabile il commissariamento del paese, sotto l'usbergo dell'onestà cha-cha-cha, era anche quello che per anni aveva fatto finta di voler uscire dall'euro, e quindi, a causa di questa pantomima, poteva proporre in modo credibile (ma per conto terzi) l'uscita dall'Eurozona del guscio vuoto dell'Italia.

Chiaro, no?

A elezioni fatte (negli Usa) si lascia fallire il cazzaro (che avendo usurato il proprio consenso in anni di crisi non potrebbe gestire l'esproprio del paese senza causare sommosse nel paese), arrivano loro, gli onesti, si caricano la troika in Italia (perché i nostri sò corotti), quella prende i nostri soldi e li porta in Germania (come già visto e documentato nel caso greco), in modo che le inevitabili turbolenze da rottura dell'euro ne risultino attenuate e non coinvolgano troppo lo zio Tom, dopo di che qualcuno, nella stanza dei bottoni, preme il pulsante rosso con scritto #ciaone, e al grido di onestà cha-cha-cha viene smantellato l'euro, ma solo rigorosamente dopo aver lasciato raschiare al capitale estero anche il fondo del barile.

Se sò raschiati tutto...

Fantapolitica, naturalmente.

La trama di un romanzo.

Se dovessi colorarla un po', cosa aggiungerei? Ma, non so, fate voi: io mi sono proposto di non lavorare dopo le undici, anche perché questa è un'opera di fantasia, ma se Dio ne guardi si dovesse realizzare avrei bisogno di essere in salute, per vari motivi, non ultimo dei quali il fatto che la sanità pubblica non ci sarebbe più. Tuttavia, credo che molti di voi saprebbero far quadrare in questa semplice trama (l'esproprio della ricchezza degli italiani come garanzia per gli Usa che lo smantellamento del loro giocattolo non gli costi troppo mandando in vacca il marcio e corrotto sistema bancario tedesco, con il pericolo di tirarsi dietro quello statunitense) molti, se non tutti, gli epifenomeni cui abbiamo assistito negli ultimi mesi, a partire da quando Lars Feld (e poi Zingales) hanno cominciato a dire che i tedeschi avevano nazionalizzato le loro banche perché la crisi allora era sistemica, ma ora no, e quindi a noi toccava la troika, che in fondo non era una cattiva cosa, se fosse servita a stabilizzarci, per arrivare all'uscita dell'illustre luminare democrat che scopre l'acqua calda (perché lui? Perché ora?)...

Fantapolitica.
Voi stampatela, e tenetela da parte. Ma ricordate: se si verifica la congiunzione "partito degli onesti più troika" (non si verifica, per carità... ma se si verifica...) prendete i (vostri) soldi e scappate. Poi, quando gli onesti avranno fatto quello che finora si sono callidamente adoperati per impedire, cioè ci avranno portato fuori da questa colossale trappola, ovviamente spolpandoci a beneficio dei loro onesti mandanti esteri, tornate (ma i soldi lasciateli fuori ancora per un po').

Nun capita, ma ssi capita...



(...this is a work of fiction ecc. D'altra parte, presto dovrò trovarmi un nuovo lavoro: proviamo con i romanzi...)

(...sì, Celso: è proprio così...)

Perierat et inventus est: la nuova #lineaeditoriale

Presidente: "Chiede di intervenire sull'ordine dei lavori er Cavajerenero. Ne ha facoltà."

The black knight: "Grazie presidente. Onorevoli colleghi, erat autem filius eius senior in agro et, cum veniret et appropinquaret domui, audivit symphoniam et choros et vocavit unum de servis et interrogavit quae haec essent. Isque dixit illi: “Frater tuus venit, et occidit pater tuus vitulum saginatum, quia salvum illum recepit”. Indignatus est autem et nolebat introire. Pater ergo illius egressus coepit rogare illum. At ille respondens dixit patri suo: “Ecce tot annis servio tibi et numquam mandatum tuum praeterii, et numquam dedisti mihi haedum, ut cum amicis meis epularer; sed postquam filius tuus hic, qui devoravit substantiam tuam cum meretricibus, venit, occidisti illi vitulum saginatum”. At ipse dixit illi: “Fili, tu semper mecum es, et omnia mea tua sunt; epulari autem et gaudere oportebat, quia soror tua hic mortua erat et revixit, perierat et inventa est”.






(...i diversamente tridentini se lo facciano tradurre. Per aiutarli, mi limito a dire che "epulari et gaudere oportebat" non significa "era necessario andare a fare commentini del cazzo del tipo 'finora dov'eri?'" Qui noi sappiamo meglio di tanti altri quanto profonda e pervasiva sia stata la propaganda, e ne siamo stati (quasi) tutti vittime. Quindi, eviterei atteggiamenti schizzinosi. Se poi il problema è che voi siete "de destra" e vi stanno sui coglioni gli intellettuali di sinistra, bè, allora vi ricordo che purtroppo lo nacqui anch'io. Ho dovuto elaborare un colossale lutto, isomorfo a quello che qui ci narra Maximilian Forte - ritornerò su questo punto - ma ora che finalmente soror mortua revixit, non lascerò che siate voi a richiudere la porta dell'avello. Ho una discreta scorta di click di frassino da piantarvi nel cranio se trascendete. La #lineaeditoriale è che questo è il momento del figliol prodigo. Se è una figlia, mejo pure, così le quote rosa sono assicurate. Del resto, si sa, le donne maturano prima...)

Più Pomerania!

(...scusate: i temi sul tavolo sono tanti, mi servo di alcuni di voi per evidenziare quelli che mi sembrano più rilevanti. L'osservazione di Pietro mette in evidenza un punto cruciale, da noi più volte discusso e che oggi torna di attualità: il modo in cui gli equilibri politici interni della potenza egemone condizionino l'assetto politico complessivo del progetto. Come dicevo oggi a un giornalista, e come ripeto fin dal tempo del Tramonto dell'euro, è chiaro che la menzogna del Nord, cioè l'aver dato la colpa della crisi alle cicale del Sud, anziché compartirla con le banche del Nord che prestavano dissennatamente, forza politici ed elettori del Nord su traiettorie divergenti dal progetto europeo: il politico che vuole farsi votare dovrà necessariamente assumere posizioni intransigenti, che non facilitano la mediazione dei processi politici e la condivisione dei costi. Questo è solo uno dei modi in cui il progetto europeo viola il principio di uguale rappresentanza elettorale. Un elettore della Pomerania vale più di un elettore della Lombardia, e d'altra parte la Lettonia ha un commissario, ma la Catalogna no. Inutile negarlo: se il progetto non sta in piedi, è perché è zoppo...)




Pietro ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "La dignità":

Volevo condividere una riflessione.


Adesso vediamo come valgano più qualche migliaio di pomerani che qualche centinaio di milioni di elettori del sud Europa. Nessuno in Italia vuole l'austerità (a parte Monti probabilmente), e lo stesso per Grecia, Spagna, Portogallo. Eppure per la "democrazia" europea questo non ha avuto nessun significato, la maggiore responsabile di quelle politiche è rimasta salda al suo posto per quasi 10 anni senza avere nessun tipo di ripercussione.

Poi basta che qualche percento di elettori del Land più piccolo della Germania, in una elezione locale, cambi intenzione di voto e puff... magicamente la seggiola traballa, si parla persino di cambiare la leadership e le politiche europee sull'emigrazione. Ma possibile (nel senso, sì, ce lo saremmo anzi aspettati) che di queste piccole sottigliezze me ne accorga io e non venga fatta una riflessione da questi cosiddetti "intellettuali"? Dove sono quelli che urlavano alla dittatura perché "lui" controllava i media e creava un problema democratico (quando comunque la gente lo votava)?

Al di là delle nostre giustissime battaglie, qualcuno di quelli in disaccordo con noi per ogni nostro pensiero, si è chiesto chi ha votato per le politiche di austerity? Questo addirittura viene prima del resto, dovrebbe essere cultura democratica condivisa. Ed é quello per cui fino a qualche anno fa si facevano le rivoluzioni.
Il popolo europeo non esiste, perché non siamo tutti uguali: il voto di un pomerano (se si chiamano cosi') vale 1000, 1 milione, 60 milioni dei nostri. Noi non potremo mai cambiare le politiche in Europa. I pomerani sì.

Postato da Pietro in  Goofynomics alle 5 settembre 2016 23:33




(...giusto, ma non vorrei che passasse il messaggio di un Berlusconi "keynesiano". L'austerità avrebbe fatto gioco anche a lui. Se è stato rimosso nelle note modalità è perché chi aveva scritto la famosa lettera programmatica pensava che il suo consenso fosse usurato, o si sarebbe usurato rapidamente una volta portati a termine i primi punti di quel progetto che invece i governi sedicenti progressisti hanno potuto portare a termine indisturbati, facendo leva sulla logica dell'appartenenza. Insomma: Berlusconi l'austerità non l'ha fatta non perché non volesse, ma perché "colà dove si puote" pensavano che non ci sarebbe riuscito. Questa mi sembra la linea interpretativa più coerente col divenire storico. Dal mio punto di vista di sinistra, quello che trovo inaccettabile sono state le modalità della sua rimozione. Io non lo avevo votato, ma a differenza di tanti altri che considero poco avveduti non ho gradito la sua deposizione a colpi di spread - e credo che, con il senno di poi, ora che a tutti è chiaro e tutti ammettono che il debito pubblico non era il problema, come ci siamo detti mille volte e come ormai è dato unanime, qualcuno dovrebbe farsi una domanda e vergognarsi un po', almeno in privato, di certi atteggiamenti. Fra l'altro, è probabile che Renzi possa fare presto una fine analoga - ma non so se questo basterà ad aprire certi spiriti. Dove ci avrebbe portato tenere elezioni democratiche non lo so. Temo da nessuna altra parte. Però, ecco: Berlusconi santo anche no...)

lunedì 5 settembre 2016

Cinque domande per i troikisti

(...mentre sto predisponendo un'analisi e una confutazione di certe affermazioni sentite ieri a Marina di Pietrasanta, ricevo da Charlie Brown cinque domande che giro ai vari troikisti, a partire da Zingy. Qualcuno risponderà?...)




Ho 5 domande per i Troikisti di ogni colore:

1° Domanda:
La Troika si è squagliata sulla Grecia: ora è la Deutschka.
Chi dunque pensate che sarà Mr Troika? Uno come Grillo?  O uno come Monti?  

2° Domanda:
(Ripeto): la Troika si è squagliata sulla Grecia: ora è la Deutschka.
Pensate davvero che venga,  ricapitalizzi seriamente le banche italiane, e poi ve le restituisca per  aiutare le aziende italiane a competere con le aziende tedesche?

  Domanda:
Perché, secondo voi,  i  maschi alfa di quel branco di banchieri e politici "che se sò magnati tutto" - e che odiate tanto - si sperticano a lodare le Troike e Troikine? 

4° Domanda :
È tre governi  che la Troika governa per interposta persona.   Vi risulta che da Monti in poi vi siano in giro meno  banchieri e politici marci? O che vi sia stato un riciclo nelle poltrone che contano davvero? O che "quelli là" magnino meno?

5° Domanda :
Se ritenente di non poter comunque trovare in Italia un leader capace di riprendere in mano le sorti del Paese, allora perché chiedete alla Troika di salvarvi?  Pensate domani di farvi governare per sempre da una dinastia di presidenti tedeschi? O di ricominciare a un certo punto "a farvi magnare tutto"?



(...secondo me non risponde nessuno...)

La dignità

(...mi faccio un regalo...)

Cosimo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "...und Frieden (il camice rosso)": 

Buongiorno Professore.

Io faccio parte di coloro che, con buona probabilità, verranno duramente colpiti dalla situazione che si sta venendo a creare (finora mi sono salvato, ma credo che ciò non durerà). Guardo al mio futuro con poca speranza e le sue parole e i suoi sentimenti, oggi più che mai, non mi lasciano certo indifferente. So che lei ha lottato anche per me: affinché persone come me non venissero massacrate dagli eventi che lei lucidamente aveva previsto e prefigura. 

Io verrò massacrato, ma lei, per quanto mi riguarda, non avrà lottato invano.

Se non avessi avuto la fortuna di incontrarla sarei stato massacrato come un topo da laboratorio o un maiale da allevamento. Avrei sofferto e pianto, ma senza consapevolezza. Sarei finito nel tritacarne della storia maledicendo il destino e la mia incapacità di aiutare i mei cari. Mi sarei fatto forse delle domande, ma così generiche da non poter avere una risposta.

Grazie al suo impegno divulgativo quando verrò travolto avrò delle domande chiare in testa e qualche risposta. Avrò la possibilità di andare incontro alla morte con la calma che deriva dal poter guardare in faccia il proprio nemico, privo del terrore dell'animale in cattività che percepisce la propria morte imminente ma non sa come e perchè. Continuerò a maledirmi per non essere stato forte abbastanza da aver difeso i miei cari, ma saprò attendere il carnefice a testa alta: possono uccidermi ma non possono più prendermi per il culo. 

Per me questo vale molto. 

È un regalo che lei mi ha fatto che per me ha un grande valore. 

È l'avermi permesso di riguadagnare un piccolo pezzo di dignità che mi avevano tolto e che mi ero lasciato togliere.

Grazie. 


Postato da Cosimo in  Goofynomics alle 5 settembre 2016 13:34



(...quando speri che una granata venga a sollevarti dal peso della lotta, arriva invece una lettera che ti dà la forza di continuare. E allora, en avant: Montjoie et Saint Denis...)


domenica 4 settembre 2016

...und Frieden (il camice rosso)

»Achtung!« ertönte der erschreckte Ruf eines Soldaten, und wie ein Vögelchen, das sich zur Erde niederläßt, schlug zwei Schritte vom Fürsten Andree neben dem Pferde des Majors eine Granate ein. Das Pferd sprang schnaubend zur Seite und warf beinahe den Major ab.

»Niederlegen!« schrie die Stimme des Adjutanten, der sich selbst auf die Erde legte. Fürst Andree stand unentschlossen dabei. Die Granate drehte sich rauchend wie ein Kreisel zwischen ihm und dem auf der Erde liegenden Adjutanten.

»Ist das etwa der Tod?« dachte Fürst Andree. »Ich will nicht sterben! Ich liebe das Leben, die Erde, die Luft!« Dabei dachte er daran, daß man ihn beobachtete.

»Schämen Sie sich, Herr Offizier!« sagte er zu dem Adjutanten. »Ein solches ...« Er konnte nicht zu Ende sprechen, in demselben Augenblick ertönte ein Schlag, Fürst Andree taumelte zur Seite, erhob den rechten Arm und fiel auf die Brust. Einige Offiziere liefen auf ihn zu. Auf der rechten Seite sammelte sich ein großer Blutfleck auf dem Rasen, die Landsturmleute mit der Tragbahre blieben hinter den Offizieren. Fürst Andree lag auf der Brust und atmete schwer röchelnd.

»Was steht ihr da? Vorwärts!«

Die Bauern ergriffen ihn an Schultern und Füßen, aber er stöhnte kläglich, worauf sie sich ansahen und ihn wieder niederlegten.

»Faßt an! Auf die Trage!« schrie eine Stimme. Wieder ergriffen sie ihn an den Schultern und legten ihn auf die Trage.

»Ach, mein Gott! Was ist das! Es ist aus mit mir!« rief eine Stimme unter den Offizieren. »Sie ist mir am Ohr vorübergeflogen!« sagte der Adjutant. Die Bauern hoben die Trage auf die Schultern und gingen hastig nach dem Verbandplatz.

»Geht doch im Schritt! ... Heda, ihr Bauernvolk!« schrie ein Offizier und hielt die Bauern an, da durch ihre unregelmäßigen Schritte die Tragbahre erschüttert wurde.

»Erlaucht! Ach, Fürst!« sagte der herbeigeeilte Timochin mit zitternder Stimme. Fürst Andree öffnete die Augen und suchte den, der sprach, dann schloß er wieder die Augenlider.

Die Landsturmleute brachten den Fürsten in den Wald, wo der Verbandplatz lag. Dieser bestand aus drei Zelten am Rande eines Birkenwäldchens, in welchem Wagen und Pferde standen. Die Pferde fraßen Hafer, und Sperlinge flogen um sie her, um zerstreute Körner aufzupicken, Raben, welche Blut witterten, krächzten auf den Birkenbäumen. Um die Zelte herum auf einem Räume von zehn Morgen lagen, saßen und standen mehr als zweitausend blutende Leute. Um die Verwundeten mit ihren kläglichen und ängstlichen Mienen standen Gruppen von Trägern, welche von den an diesem Ort diensttuenden Offizieren weggejagt wurden. Aber die Soldaten hörten nicht auf die Offiziere und blickten gespannt nach dem, was vor ihren Augen vorging. Aus den Zelten hörte man bald lautes, böses Zanken, bald klägliche Töne. Zuweilen kam ein Feldscher nach Wasser herausgelaufen und deutete auf diejenigen, welche hineingetragen werden sollten. Die Verwundeten, welche vor den Zelten warteten, bis sie an die Reihe kamen, stöhnten, weinten, schrien, zankten, baten um Wasser, einige fieberten. Die Träger trugen ihren Regimentskommandeur an anderen, unverbundenen Verwundeten vorüber, näher an eines der Zelte, und blieben stehen, auf Befehl wartend.

Fürst Andree öffnete die Augen und konnte lange nicht begreifen, was um ihn her vorging. Er erinnerte sich nach und nach an die Wiese, das Ackerfeld, den schwarzen, kreisenden Ball, an seinen leidenschaftlichen Ausbruch von Lebenslust. Zwei Schritte vor ihm stand, auf einen Ast gestützt, mit verbundenem Kopf ein hochgewachsener, hübscher, schwarzhaariger Unteroffizier, welcher laut sprach. Er war am Kopf und am Fuß durch Kugeln verwundet. Eine Gruppe von Verwundeten und Trägern hatte sich um ihn gesammelt, welche aufmerksam zuhörten. »Dort haben wir den König selber gefangen!« erzählte er mit glänzenden Augen. »Wenn nur diesmal Reserve dagewesen wäre! ... Ich sage dir, Brüderchen ...«

Fürst Andree blickte wie alle anderen mit leuchtenden Augen nach dem Unteroffizier und empfand ein tröstliches Gefühl.

»Aber ist denn jetzt nicht alles gleichgültig?« dachte er. »Was wird dort geschehen? Und was war hier? Warum wollte ich mich nicht vom Leben trennen? Es lag etwas in diesem Leben, was ich nicht begriff und nicht begreife.«

Einer der Ärzte mit einer blutigen Schürze und blutigen, kleinen Händen kam aus dem Zelt heraus und hielt eine Zigarre vorsichtig in den Fingern, um sie nicht zu beflecken. Er blickte sich ringsum, aber über die Verwundeten weg, augenscheinlich wollte er sich ein wenig erholen.

»Gleich«, erwiderte er einem Feldscher, der auf den Fürsten Andree deutete. Darauf befahl er, ihn in das Zelt zu tragen. Unter den übrigen Verwundeten erhob sich ein Flüstern. Fürst Andree wurde auf einen flüchtig gereinigten Tisch gelegt. Er vermochte nicht zu unterscheiden, was im Zelt war und vernahm klägliches Stöhnen von allen Seiten. Dabei empfand er einen heftigen Schmerz in der Hüfte und im Rücken. Alles, was er um sich sah, floß zu einem einzigen blutigen Bild zusammen. Einige Zeit blieb er allein und sah unwillkürlich, was an den anderen Tischen vorging. Auf dem nächsten Tisch saß ein Tatar, wahrscheinlich ein Kosak, nach der Uniform zu schließen, die neben ihm lag. Vier Soldaten hielten ihn, ein Arzt mit einer Brille schnitt etwas in seinem braunen, muskulösen Rücken.

»Ach! Ach! Ach!« brüllte der Tatar. Plötzlich erhob er sein schwarzes, stumpfnasiges Gesicht, zeigte seine weißen Zähne und begann sich lange zu recken unter durchdringendem Kreischen.

Auf dem anderen Tisch, um den sich viele gesammelt hatten, lag ein großer, dicker Mensch auf dem Rücken, mit zurückgeworfenem Kopf. Die Farbe seiner verwirrten Haare und die Stellung des Kopfes erschienen Fürst Andree bekannt. Einige Feldschere drehten den Menschen auf den Rücken und hielten ihn fest, ein großes, weißes Bein zuckte unaufhörlich, während der Mensch krampfhaft schluchzte. Zwei Ärzte, von denen der eine bleich war und zitterte, arbeiteten schweigend an dem anderen roten Bein dieses Menschen. Der Arzt mit der Brille, welcher mit dem Tatar fertig geworden war, wischte sich die Hände ab und ging auf Fürst Andree zu. Er blickte in sein Gesicht und wandte sich hastig ab.

»Entkleiden! Was steht ihr da?« rief er zornig den Feldscherern zu.

Die Erinnerungen seiner frühesten Jugend erwachten in Fürst Andree, während der Feldscher mit hastigen Händen den Rock aufknöpfte und abnahm. Der Arzt bückte sich tief auf den Verwundeten herab, befühlte ihn und seufzte schwer. Dann machte er jemand ein Zeichen. Fürst Andree verlor unter dem heftigen Schmerz das Bewußtsein. Als er wieder erwachte, waren die zersplitterten Knochen der Hüfte ausgeschnitten und die Wunde verbunden. Man spritzte ihm Wasser ins Gesicht, und wie Fürst Andree die Augen öffnete, bückte sich der Doktor auf ihn herab, küßte schweigend seine Lippen und wandte sich hastig um.

Fürst Andree empfand nach den durchgemachten Leiden ein wonniges Gefühl, wie er es lange nicht gekannt hatte. Alle die besten, glücklichsten Augenblicke seines Lebens, besonders seiner frühesten Kindheit lebten wieder auf in ihm, nicht als Vergangenheit, sondern als wirkliche Gegenwart.

Jetzt waren die Ärzte bei jenem Verwundeten beschäftigt, welcher Fürst Andree vorhin aufgefallen war. Man hob ihn auf und suchte ihn zu beruhigen.

»Zeigen Sie mir ... Oh! Oh! Oh!« rief er unter Weinen und Stöhnen.

Auch Fürst Andree war dem Weinen nahe. Man zeigte dem Verwundeten das abgenommene Bein im Stiefel mit angetrocknetem Blut.

»Oh! Oh!« weinte er wie ein Weib. Der Arzt, der bei dem Verwundeten stand, wandte sein Gesicht ab und ging hinaus.

»Mein Gott! Wer ist das? Warum ist er hier?« fragte sich Fürst Andree. Er hatte in dem unglücklichen, weinenden, hilflosen Menschen, dem man das Bein abgenommen hatte, Anatol Kuragin erkannt.

»Ja, das ist er!« dachte Fürst Andree, und plötzlich erinnerte er sich wieder an Natalie, wie er sie zum erstenmal auf dem Ball vor zwei Jahren gesehen hatte, mit dem feinen Hals und den dünnen Händen, mit lebenslustigem, glücklichem Gesicht, und in seiner Seele erwachte wieder mit neuer Gewalt die Zärtlichkeit und Liebe zu ihr. Er vermochte sich nicht mehr zu halten und vergoß Tränen der Liebe und Rührung über die Menschen, über sich selbst, über ihre und seine Verirrungen.


(...Sperlinge flogen um sie her...)

Mecklemburg-Vorpommern wählt

Fabio Sciatore ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Il piddino e l'euro: la parola al neurologo": 

Vediamo un po'...

Ovviamente oggi il frame è tutto volto a farci credere che in Meclemburgo l'Afd ha preso un botto di voti perché non condividono la politica della Merkel sui migranti, e che l'esito del voto è ovviamente una sconfitta politica per la Merkel.

Neanche a farlo apposta ho trovato queste due cose (su due fonti per altro non affidabilissime, ma tant'è; domani faccio un giretto su Eurostat): in Meclemburgo il tasso di disoccupazione doppia quello nazionale, e stanno avendo grossi problemi per via delle sanzioni imposte alla Russia, e inoltre è la regione che ospita meno immigrati di tutte le altre. Quindi, esattamente come accaduto con le amministrative francesi, in cui si è provato ad agitare la motivazione psicologica del terrorismo, probabilmente qui hanno avuto più peso i soldi in tasca. Ma la cosa più interessante si ricava dagli exit-poll confrontati con i dati delle precedenti elezioni: da questa immagine traspare come chi abbia perso di più, sempre in attesa dei dati ufficiali, sono i partiti di sinistra. Sono loro, i buoni, i veri sconfitti, non la Merkel. Ipotizzando la parità di elettorato si può dire che i voti siano passati dai partiti di sinistra all'Afd.

Reggeranno i piddini alla propaganda? Sappiamo che per definizione non è possibile, sapendo di sapere sanno anche cosa sapere. 

Postato da Fabio Sciatore inGoofynomics alle 4settembre 2016 20:44


(...non ho altro da aggiungere. Andate avanti voi. Io sono stanco, svuotato, sfinito. Qualcuno sa perché, altri lo immagineranno...)







venerdì 2 settembre 2016

Il piddino e l'euro: la parola al neurologo

(...in questo blog abbiamo definito il nostro interlocutore standard "piddino", dando al termine una valenza antropologica mutuata dalla filosofia classica e non necessariamente connessa a una appartenenza partitica. Il piddino è il personaggio antisocratico che sa di sapere, il discepolo di Etarcos, insomma. L'insopportabile saccenza di questi mentecatti, il loro fascismo intrinseco, che poi è il fascismo dell'opinione, nel quale si materializza la più insidiosa e lurida delle ingiustizie, quella che consiste nel trattare fattispecie diverse [un sapiente e un imbecille] in modo uguale, ci ha certo infastidito, ma non abbiamo potuto trattenerci dal provare un moto di umana pietà verso queste pecore condotte al macello dai loro pastori tedeschi. Quelli di voi che appartenevano a questa massa di ignavi ci hanno più volte descritto quali meccanismi psicologici offuscassero la loro percezione. La protervia del piddino, lo si intuisce, quando non è l'ottusità dello stolto, che se ne batte completamente delle sofferenze altrui, è la rimozione del debole, che difende se stesso dalla più dolorosa delle esperienze: la conoscenza, cioè l'assassinio del proprio io ignorante, a beneficio di un io certo migliore, ma forse meno attrezzato ad affrontare l'esistenza, proprio perché il salto quantico verso un'orbita di maggiore consapevolezza lo mette di fronte a una realtà più complessa, nella quale i punti di riferimento abituali - i media, l'appartenenza - sono saltati, e anzi diventano un ulteriore, colossale problema.

Tutto questo ampolloso preambolo potrebbe essere sintetizzato in una frase semplice, soggetto-verbo-predicato: i piddini sò dei poracci. Massimo, che già ci ha aiutato a capire una cosa molto importante, ci fornisce alcune possibili chiavi di lettura scientifiche di tanta poraccitudine. Enjoy...)



Caro Alberto,

ti ricorderai che quasi un anno fa ti ho parlato del fenomeno della Change Blindness. Questo fenomeno, studiato nell’ambito della percezione e dell’attenzione, mostra che l’essere umano non rileva cambiamenti anche molto grandi nella scena se questi sono introdotti gradualmente, in modo da non attirare l’attenzione. All’epoca avevo speculato sul fatto che un medesimo meccanismo di cecità cognitiva potrebbe probabilmente applicarsi anche a importanti cambiamenti di natura culturale, sociale, etica e legislativa, se introdotti lentamente.

Continuo, anche se saltuariamente, a leggere il tuo blog, e mi sono reso conto che i tuoi lettori, come te, si stupiscono del fatto che molta gente, politici, dirigenti, ma soprattutto gente comune che partecipa alla vita politica, non capisca i danni provocati dall’euro, continuando invece pervicacemente a sostenere soluzioni alla crisi che contemplino il rimanere nell’attuale moneta.

Da ricercatore che si occupa di processi cognitivi mi sono chiesto perché le cose stiano così, o almeno quali potrebbero essere le cause di tanta apparente ritrosia a considerare scenari diversi dall’euro, come tu proponi invece da tempo. Ora, se escludiamo ragioni guidate da meri interessi personali, che possono esistere, ma probabilmente riguarderanno un numero relativamente esiguo d’individui, non credo che la soluzione sia pensare che la resistenza a cambiare prospettiva dipenda dal fatto che queste persone (i piddini, giusto?) non capiscono o non vogliono capire. Come tu ben sai questa non è una spiegazione, ma casomai il problema. Il punto è proprio cercare di capire perché molti non vedano altre soluzioni se non quelle proposte dall’autorità politica e/o tecnica.

Riflettendoci un po’ mi sono venute in mente tre ragioni che vorrei proporre alla tua attenzione e che potrebbero forse essere utili per guardare al problema da una prospettiva diversa. Mi scuserai se le ragioni che ti offro fanno riferimento solo a processi mentali o cognitivi, e non a temi di natura economico-politica, argomenti giustamente spesso centrali all’appassionata discussione che avviene sul tuo blog. Tuttavia, se consideriamo che anche l’economia e la politica sono due prodotti della mente umana, allora è anche ai meccanismi psicologici che bisogna guardare per capire, almeno in parte, certe scelte o non scelte fatte dalle persone.

La prima ragione per cui molte persone forse seguono in maniera acritica il pensiero dominante pro euro chiama in causa la naturale propensione dell’essere umano ad obbedire all’autorità. Si potrebbe obiettare che questa è un’ovvietà, perché (quasi) tutti quanti noi rispettiamo le regole dettate dalle leggi promulgate dall’autorità politica, fa parte del patto sociale. La questione però è un po’ più sottile di così. Qui non si tratta di seguire le regole o le leggi, ma di abbracciare e fare proprie convinzioni e soluzioni veicolate dalla politica su larga scala. Dire che la soluzione è rimanere nell’euro, piuttosto che uscirne, è un progetto politico, un’indicazione per un sostengo politico, che il governo, l’autorità, veicola alla popolazione.

Come si comporta la maggior parte delle persone difronte all’autorità ce lo ha rivelato, in modo spettacolare e preoccupante, un famoso esperimento di Stanley Milgram condotto nel1961. Nell’esperimento due persone vengono convocate per un esperimento cui decidono di partecipare volontariamente. Nel laboratorio a una delle due viene dato il ruolo di insegnante, e all’altra di allievo, visto che lo scopo dell’esperimento è, racconta il ricercatore in camice bianco (l’autorità), vedere come le persone imparino dalle punizioni. La persona designata come insegnante deve quindi leggere delle liste di parole, che l’allievo, in un'altra stanza, deve ripetere. A ogni errore l’insegnante deve punirlo con una scossa elettrica, che aumenterà progressivamente. Ovviamente l’allievo è un confederato dello sperimentatore, e non riceve alcuna scossa. L’insegnante però non lo sa, e crede di dare delle scosse vere, e dall’altra parte a un certo punto iniziano i lamenti e poi le urla di dolore dell’allievo. Difronte ai dubbi dell’insegnante in merito al fatto che fosse lecito proseguire, il dottore in camice bianco lo rassicura e gli dice di continuare, che è tutto sotto controllo, che non si può tornar indietro, che c’è un preciso impegno preso una volta accettato di far parte dell’esperimento (ti ricorda qualcosa?). Molte persone ubbidirono, più o meno passivamente, e continuarono ad infliggere dolore ad un loro simile (così credevano) solo perché l’autorità glielo chiedeva, e tanto bastava per continuare nella loro azione illegale e poco etica, anche se la loro vittima li supplicava di smettere dicendo di sentirsi male. Questo esperimento dimostrò chiaramente che su molte persone l’autorità ha una presa incredibile, e sono pronte a seguire l'autorità in modo acritico e irresponsabile.

Se l’essere umano è capace di questo, e bada bene non in guerra, ma in condizioni di normale vita quotidiana, forse non c’è da stupirsi che molto spesso sia disposto a seguire la scelta e la narrazione dell’autorità politica di turno, in merito all’euro o a qualsiasi altro argomento, anche quando questo significa imporre condizioni di vita difficili ad altri cittadini. Ovviamente Milgram trovò che alcune persone si rifiutarono di seguire le indicazioni dell’autorità, e infatti c’è sempre chi sfida, a torto o a ragione, l’autorità costituita, il pensiero dominante.

Potrebbero esserci motivi di natura evoluzionistica che spiegano la naturale tendenza dell’essere umano a rispettare e seguire l’autorità. Infatti, non è difficile capire che per animali che vivono in gruppo, come la specie homo sapiens (ma lo stesso vale per molti altri animali), è fondamentale che siano selezionati nel pool genico quei geni che favoriscono il rispetto del capo branco, cioè dell’autorità, altrimenti ci sarebbe una situazione anarchica foriera di scontri continui tra gli individui. Spero sia chiaro che con questo non sto dando a te, e ai lettori del tuo blog, la patente di anarchici e rivoluzionari, con problemi genetici! Non voglio nemmeno giustificare nulla, sto solo fornendo una diversa chiave di lettura.

Il secondo motivo chiama in causa il fenomeno del conformismo sociale, illustrato in un altro famoso esperimento condotto dal maestro di Milgram, Solomon Asch.

Asch presentò a gruppi di 8 soggetti tre linee, tra le quali una era visibilmente più corta delle altre. Chiedeva quindi alle persone di decidere quale fossa la più corta. Sette di queste persone erano dei confederati, e tutti d’accordo indicavano come più corta una linea che in realtà non lo era. Cosa fecero i veri soggetti sperimentali, ignari di essere tali? Spesso conformavano il loro giudizio a quello della maggioranza del gruppo, indicando come più corta la linea che invece era più lunga. Attenzione, perché questi soggetti non stavano mentendo! Non avevano alcuna ragione per farlo, semplicemente la pressione sociale della maggioranza era così forte da influenzarli pesantemente. A pochi piace essere in disaccordo con la maggioranza. Se la linea scelta fosse veramente percepita come più corta è molto difficile stabilirlo sperimentalmente, ma non è importante per il nostro argomento. Analogamente, non è importante sapere se quelli che sostengono l’euro lo vedono veramente come l’unica soluzione. Il fatto è che esiste un meccanismo cognitivo sensibile al conformismo che porta le persone a sostenere le tesi della maggioranza.

Il terzo motivo fa riferimento all’effetto bystander o “effetto spettatore”. Purtroppo questo meccanismo cognitivo non fu messo in luce tramite un esperimento, ma fu rivelato da un vero caso di omicidio avvenuto a NY nel 1964. Brevemente, una ragazza di nome Kitty Genovese fu aggredita e accoltellata a morte in strada, senza che nessuno dalle case circostanti intervenisse o chiamasse tempestivamente la polizia nonostante il trambusto e le urla. Perché? Perché, per semplificare, ognuno pensava che lo avrebbe fatto qualcun altro.

Non è così difficile quindi immaginare che esistano nella società molte persone che pur sapendo di assistere a un “omicidio” politico e sociale quale forse è l’euro, non agiscono, non si mobilitano, perché pensano che il problema lo risolverà qualcun altro. Stanno alla finestra, come quelle persone che lasciarono morire Kitty Genovese, non perché approvassero, non perché fossero cattive o stupide, ma perché a volte così funziona la nostra mente. Si chiama anche diluizione della responsabilità.

Non so quanto queste considerazioni siano centrate per i tuoi argomenti e possano essere utili al tuo lavoro e alla discussione nel tuo blog. Però forse capire i meccanismi cognitivi aiuta a comprendere perché le cose vanno, con nostra sorpresa e amarezza, in un certo modo. Ed è proprio perché così funziona la mente umana, con i suoi limiti, che le élite culturali e politiche hanno un’enorme responsabilità.

Se posso chiudere con una battuta, ho ragione di pensare che quando sarai ministro dell’economia, e il governo supporterà le tue politiche economiche, molta gente ti seguirà, non perché hai ragione, ma perché sarai l’autorità. Ti seguiranno, anche se dovessi proporre il ritorno all’euro!

Sentiti libero, se lo riterrai opportuno e utile, di condividere questa email con i lettori del tuo blog.

Un caro saluto,

Massimo


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Massimo Turatto PhD
Professor
Center for Mind/Brain Sciences (CIMeC)
University of Trento
Corso Bettini, 31
38068 - Rovereto, Ital

(...tutto molto interessante, ma vorrei precisare che il ministro dell'economia sarà Claudio. Io voglio fare il ministro degli interni per portare a termine la riforma dell'università...)

Renzi e la crescita: un esempio (#stacce)

Roberto A ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Il partigiano Joe: una recensione di Charlie Brown...":

http://www.istat.it/it/archivio/189943

Chissá che il pil del II trimestre non venga rivisto al rialzo.

Postato da Roberto A in Goofynomics alle 30 agosto 2016 18:51



Chissà si scrive con l'accento grave, non acuto. La "a" con l'accento acuto nelle tastiere italiane non c'è. Da dove scrivi, caro? Comunque, eccoti servito:

Contento? Avevo ragione io. Il Pil è rimasto invariato. Discuteremo dopo, con calma, il dato (ma l'ISTAT lo fa benissimo nel suo comunicato stampa, che chi mi legge sa leggere).

Il resto sono opinioni. Un esempio:


Ah, naturalmente la tua opinione (che in materia economica non conta quanto la mia, perché tu non sei preparato quanto me), ha una cosa in comune con quella di Padoan, cioè il fatto di essere sbagliata, ma differisce da essa per un dettaglio importante: conta meno della sua, cioè meno di niente.

E adesso schiuma pure di livore nella tua tana. Ogni tuo messaggio è un'autentica goduria, ma non sto a spiegarti perché. Se non l'hai capito leggendo questo post, l'unica cosa che posso fare è appellarmi alla prima legge della termodidattica: ci sono cose che se potessero essere capite non andrebbero spiegate...


(...dice: "Ma tu devi aprirti ar dialogo!" Dico: scusate, ma che davéro? Allora, diamo un'occhiata al calendario... No, no, non c'è bisogno di sfogliarlo, basta guardare la copertina. Che c'è scritto? 2016, giusto? Bene. Siamo nel 2016. E io devo dialogare con uno che pensa che la Terra sia piatta? O che, magari concedendole forma sferica, la incastoni saldamente al centro dell'Universo? Alcuni secoli fa, forse... Ma oggi no. Abbiamo già dato, sia io che voi, e quando incontrate una delle tante vittime della propaganda vi suggerisco di lasciare che sia la vita ad aprirgli gli occhi. Viceversa, ai molti di voi che - nonostante quello che pensano - hanno bisogno ancora di aprirli, suggerirei la lettura delle Sei lezioni di economia di Cesaratto. Un libro che merita la vostra attenzione...)

Renzi e l'Europa: un esempio (#stacce)

Che bello! Abbiamo un nuovo rappresentante nel gabinetto di Juncker! Finalmente saremo ascoltati in Europa!...

Sicuri?

Una persona "familiar with the matter" (come dicono i giornali fichi) ha così commentato:

"Raffinata mossa anti-Renzi di Selmayr-Juncker: un montiano, ma soprattutto un amico intimo di Letta, per gestire i rapporti politici con l'Italia... che schiaffone!"

Apposct...