Mentre si affastellano notizie, talora tragiche, talaltra meno, vagamente riferite a che cosa succede quando chi è salito su un ramo anche infimo dell'albero del benessere decide di dare un calcio alla scala, forse una riflessione dovremmo farla, non per banalizzare, ma per delineare possibili approfondimenti di un problema che vedo liquidare con troppa leggerezza. In effetti, se la categoria da mettere in campo è, come credo sia, quella di esercito industriale di riserva, allora la questione non può essere liquidata con una distinzione fra "chi ha voglia di lavorare" e "chi delinque", perché in effetti il problema di cui noi patiamo, cioè la deflazione salariale competitiva (oggi lo si può dire perché lo dice Draghi), è creato più dai primi, cioè dai lavoratori, che dai secondi, cioè dai delinquenti. Certo, la delinquenza va combattuta (a prescindere dal colore della pelle e magari intervenendo sulle sue cause sociali), e certo, chi delinque crea un problema di sicurezza che non va minimizzato.
Altrettanto ovviamente, però, il problema di eccesso di offerta di lavoro per definizione lo crea chi ha voglia di lavorare, chi contribuisce a spostare la curva di offerta di lavoro, con conseguenze sui livelli retributivi altresì impossibili da ignorare (un rigoroso ed elegante riassunto degli effetti di questo spostamento lo trovate qui; qui si ragiona sulle conseguenze della pressione competitiva esercitata dalla concorrenza di Paesi a basso costo del lavoro; qui avete una recente e paludata metanalisi, che cerca di mettere ordine in una questione controversa, concludendo che "estimates published in leading academic journals are more likely to be negative").
Il sistema:
delinquente = nemico
lavoratore = amico
ammette quindi radici per lo più immaginarie.
Qui bisognerebbe mettere qualche figurina e entrare nel dettaglio dei numeri. Ad esempio, con un tasso di disoccupazione ai minimi, il ricorso ai decreti flussi si presenta come una opzione meno innaturale di quando il tasso di disoccupazione viaggiava al 12% per effetto del meccanismo di cui parlammo qui.
(...incidentalmente, vi segnalo che per Geminai siamo fonte:
e converrete con me che sossoddisfazzioni...)
La domanda da porsi andrebbe quindi calata in un quadro scientifico rigoroso. a/simmetrie (che merita il vostro sostegno) se n'è occupata qui:
Si dovrebbe poi, come abbiamo fatto ad esempio qui e poi qui (e sarebbe ora di fare un aggiornamento) ragionare sull'effettivo significato del tasso di disoccupazione, per capire quale margine sia possibile recuperare dagli scoraggiati e dai part-time involontari. Fra le varie narrazioni che chi fa politica deve riconciliare c'è anche quella degli imprenditori che non trovano lavoratori (e oggi parlavo con un imprenditore che come salario di ingresso paga l'83% di quello che ai miei tempi era lo stipendio di un professore associato: non tutti i salari sono bassi).
Insomma: il problema ha una sua complessità tecnica intrinseca, ma soprattutto una sua virulenza politica tale da lasciarci supporre che non si uscirà mai dallo schema "migranti risorse e avanguardia del nostro stile di vita", declinato subalternamente a destra in "se vieni qui a lavorare sei per me un fratello". Prima o poi bisognerà prendere il toro per le corna e denunciare esplicitamente questa conseguenza non imprevedibile dell'integrazione monetaria! Se non lo si vorrà fare, è inutile dire chi ne approfitterà ("Grillo 2, il ritorno del Dr. Livore").
Anche perché nel frattempo non è più possibile ignorare certi "fattarielli" (che vi riporto dalla mia chat con l'imprenditore di sinistra, uno dei tanti membri storici della nostra bella d'erbe community e d'animali):
1. Bar Atlantic Esselunga Segrate, stamattina. Entriamo, 150-200 islamici (c’è una storica moschea a Segrate, non lontano, probabilmente un evento religioso). Giovani uomini, donne velate, bambini. Fermento, chiacchiere.
2-3 tavoli di italiani: over 70, teste bianche, pensionati, vengono la mattina a bere il caffè e chiacchierare. Straniti, spaesati.
Ho avuto un senso di straniamento, anche io spaesato. A parole è banale. Ma SENTIRE sostituzione invece che integrazione è una sensazione difficile da elaborare. Tutto troppo, troppo veloce, non gestito.
2. Stamattina arrivata offerta per cobot. Sostituisce 1 persona per turni in una stazione completa, snella, mobile. Andremo in test, probabilmente. Immagina costo a regime di 60-70k a unità. Costo lavoro 1 operaio 30k. Se vai su 2 turni si paga in circa 1 anno, se no in 2. Lo sviluppatore mi dice che stanno entrando nelle PMI con trend veloce. Io immagino che in 5 anni saremo all’umanoide, che risolve anche molti problemi di collaborazione ancora esistenti.
Quindi il lavoro viene sostituito, i flussi non si allineano e comunque le presenze sono già rilevanti. Un puzzle interessante per la politica…
Ovvero: il problema non è nemmeno, come mi diceva un'altra persona che stimo ma che frequenta le persone sbagliate, che:
con l'IA il powerpointificio è destinato a soccombere. Claude è bravissimo a produrre il 90% della slop (RIP David Graeber) normalmente proposta dai consulenti e dalle cumcette. Quindi si estingueranno. Cosa faranno? Boh.
Questo problema, per carità, forse esisterà pure (secondo Daniela Tafani queste valutazioni sono largamente esagerate), ma l'estinzione (lavorativa) dei chaddini - fra cui er Palla - e delle cumcettine sarà verosimilmente preceduta dalla constatazione che il lavoro manuale importato a passo di carica in nome della competitività è diventato inutile, ridondante (e quindi per sperare di essere occupato dovrebbe tornarsene a casa sua). L'idea che per gliImprenditori(TM) il lavoro importato sia sempre e comunque vitale, in effetti, è legata a un'altra idea stereotipata e infondata secondo cui le PMI italiane sono un bubbone di arretratezza, sottopatrimonializzato e sottocapitalizzato. Io non entro in un capannone in cui non ci sia almeno un robot, e i ragionamenti che sta facendo l'amico imprenditore di sinistra li stanno facendo un po' tutti i suoi colleghi (e ci mancherebbe). Altro che PMI inadeguate e ad alta intensità di lavoro!
Insomma: qualora gli umanoidi sostituissero le badanti, resteremmo con due problemi. Il primo, quello di come ricaricare le batterie agli umanoidi. Il secondo, quello di chi dovrebbe pagare le pensioni alle badanti. Gli umanoidi?
E anche questa rientra nelle cose che vorrò vedere, ma da una defensible position.
Buon giorno Bagnai... Da quanto tempo!
RispondiEliminaMi farò perdonare donando il 5x1000 ad asimmetrie (lo farà mia moglie quindi indicare D43 mi sembra troppo shock)
Si ricorda quando disse che le "politiche di dx alla lunga avvantaggiano la dx"
Bene in effetti è vero, appunto però
"Le politiche di centro alla fine avvantaggiano la dx"
Anche se appunto per sopravvivere a media,Eu, sistema, Colle ecc bisogna diventare di centro (credo)...
Quindi si viene eletti di dx, si diventa di centro e la teoria diventa
"Le politiche di centro alla lunga avvantaggiano la dx"
Con centro=Meloni
Dx=Vannacci
Il teorema di Vannacci 🤣
Però potrebbe essere qualsiasi forza, essa diventerà di centro per sopravvivere, per poi fare emergere quello che la "canta meglio" e via così, fino alle elezioni di un nuovo Colle credo, o alla fine dei vincoli di bilancio/regole esterne credo.
Che ne pensa del "teorema di Vannacci" anche se a dire il vero già con i grillini si vide questo fenomeno. .
Il problema in Europa dell'immigrazione ha tante cause.
RispondiEliminaDiventa un problema appunto quando i giovani autoctoni se ne vanno, non si fanno più figli "italiani", non si ha lo spirito di sopravvivenza e di autoconservazione, gli immigrati fanno più figli o non sono compatibili.
Appunto i rumeni ad esempio sono tantissimi, ma non si nota e si integrano abbastanza bene...
Mentre aver fatto arrivare (ma questo 25 anni fa) arabi che fanno 3/4 figli e che per loro integrarsi vuol dire tradire la religione è abbastanza problematico...
Cioè mettere persone "dure" in una società fluida e relativista ovviamente avvantaggia chi si aggrappa alla propria cultura.
Da noi il 68 e appunto la cultura fluida sta mostrando i suoi frutti ora...
Ma appunto la sostituzione etnica ha cause culturali anche, lontane di almeno 40 anni (appunto come accennavo direi il 68 e da un punto di vista religioso il Concilio Vaticano II)...
Appunto il fattore religioso fa molto, una società senza una religione forte tende a credere meno nel valore di famiglia, a fare meno figli, a essere più tollerante verso moschee/Ramadam ecc
Secondo me se si vuole recuperare bisogna creare un ambiente non ideale appunto agli immigrati, basta bonus, basta sussidi, basta tolleranza, frontiere chiuse, a casa chi delinque,chi assume giovani italiani ha sussidi, chi assume da estero si deve trovare svantaggiato ecc ecc
L'occidente ha imboccato la fine da quando ha abbracciato appunto il relativismo, il fluido e dal punto di vista religioso dopo il CVII l'ecumenismo... Sarebbe bello avere qualche filosofo che capisca come diavolo hanno fatto a convincere anche persone importanti con la storia dello "spirito dei tempi" che sarebbe una sorta di "ce lo chiede l'Europa"... Appunto un Europa con una sua cultura e religione avrebbe meno problemi con l'Islam e direi anche con woke ecc
RispondiEliminaFinalmente qualcuno che solleva il problema in questi termini e non solo in quelli di sicurezza pub lica.
RispondiEliminaVorrei far notare, che osservando la questione da questo punto di vista, il concetto di tariffe minime (ossia paga minima specifica per ciascun tipo di lavoro) pottebbe venire in aiuto. Anche per ridurre la spinta migratoria.
Purtroppo però: tariffe minime-->maggiore inflazione-->perdita di competitività-->partite correnti in rosso
Non capisco il “finalmente”. Se me lo spieghi poi parliamo del resto.
EliminaFinalmente nel senso che lei sulla scena pubblica è l'unico a farlo. Sulla scena pubblica, perchè nel sentire comune il problema è noto. Nel dibattito ufficiale però sembra che il problema siano solo quelli che delinquono.
EliminaOra capisco meglio. Avevo inteso il "finalmente" in senso temporale e mi sembrava strano, visto che il post cita altri interventi miei o di a/simmetrie sull'argomento. Non sono l'unico, almeno non mi sembra: Barba si è esposto, e c'è comunque letteratura scientifica. Certo, non siamo in tanti perché il fatto che l'immigrazione sia uno degli strumenti attraverso i quali perseguire la deflazione salariale senza cui il sistema euro non regge è ovviamente un gigantesco tabù. Vorrei però far notare che in realtà era un tabù anche il fulcro della questione, cioè la relazione fra Unione Europea e deflazione salariale. Avrete visto che questo tabù si sta progressivamente indebolendo. Draghi ha ammesso che le politiche dell'Unione Europea hanno fallito perché si basavano sul recupero di competitività perseguito con la rincorsa al ribasso dei salari. Certo, non ha detto che ci siamo ridotti a svalutare il nostro salario perché abbiamo accettato un sistema in cui la Germania non può rivalutare la sua moneta! Questo è un pezzo importante del discorso. Anche il fatto che per far scendere il "prezzo" del lavoro bisogna aumentarne l'offerta è un altro pezzo importante, e per ora tabuizzato (nonostante che la letteratura scientifica sia quanto meno aperta sul punto). Ma aver fatto il primo passo verso il disvelamento di una semplice verità macroeconomica ci indica che verosimilmente prima o poi si arriverà a dichiararla nella sua interezza.
EliminaCerto, capisco. C'è anche un altro aspetto che si sottace dell'immigrazione: i miei nonni, i miei genitori, hanno lavorato duramente per lasciarmi questo paese. Ora all'improvviso mi si dice: "guarda che tutto è di tutti perchè siamo cittadini del mondo".
EliminaBeh, per una persona sempre stata di destra come me, dunque con uno spiccato senso della proprietà, è un discorso che non va giù del tutto liscio come l'acqua.
Pensa che ci sono persone di sinistra che si sono sentite raccontare che i partigiani avevano lottato per liberare l'Italia dai nazisti e all'improvviso gli viene detto: "Guarda che qui comandano i tedeschi che si stanno riarmando!" Come vedi, il problema è assolutamente trasversale...
EliminaMi sto piegando in due dal ridere...🤣
EliminaAttenzione! Non volevo deridere Tommaso. Solo evidenziare che ci sono diversi modi per tradire il proprio elettorato di riferimento. A mio avviso, quello di sinistra è più sinistro.
EliminaRidevo pensando al piddino che si beve la propaganda secondo la quale noi con i partigiani abbiamo vinto la guerra. Il tradimento della storia è la premessa delle peggiori azioni.
EliminaEcco. Far pagare contributi agli umanoidi non mi sembra una cattiva idea. Dopo qualche anno ammortizzi il costo e risparmi stipendi, ma paghi ugualmente contributi fino a obsolescenza. Perché no?
RispondiEliminaAlla fine bisognerà andare lì. In effetti, qualcosa di simile sta già succedendo.
EliminaNota bene: il punto naturalmente è che se gli fai pagare le tasse, poi bisogna rivedere i calcoli sulla loro convenienza. Una cosa analoga è successa ai babbei che si sono comprati l'auto elettrica per non avere rotture di coglioni e ora devono pagare per entrare in ZTL. L'idea che il futuro offra una via di fuga rispetto ai problemi del presente è molto progressista... e presenta sempre il conto!
Eliminacredo che il link "sta già succedendo" non funzioni
EliminaI futurologi (chissà se prima o poi qualcuna la azzeccheranno!) parlano di singolarità, cioé la tecnologia che migliora esponenzialmente se stessa in maniera completamente autonoma; e di post-scarcity economics. Che nella definizione asettica - tecnocratica? - che ho letto da qualche parte ("l'economia è la scienza della gestione delle risorse scarse", o qualcosa di simile) vorrebbe dire la fine dell'economia. Ma in questo blog ho imparato che l'economia si occupa piuttosto del conflitto sulla distribuzione delle risorse. E il conflitto, connaturato alla natura umana, ci sarà sempre!
RispondiEliminaCome già scrissi in altri commenti, secondo me "questa volta potrebbe essere diverso", nel senso che le paure luddiste sulla scomparsa tecnologica del lavoro potrebbero avverarsi. E' possibile che prima o poi, per restare alla metafora, le batterie agli umanoidi le cambieranno altri umanoidi.
A quel punto, l'organizzazione economica della società dovrebbe necessariamente cambiare: un'ulteriore concentrazione della ricchezza verso l'alto (intendo molto, molto più di quella attuale) non sarebbe socialmente accettabile.
In realtà, la polarizzazione della distribuzione dei redditi è indicata dagli articoli scientifici che ti ho citato come una delle conseguenze più attestate della cosiddetta “barbarancio economy” (nel gergo dei ggiovani che stiamo riducendo a essere xenofobi).
Elimina@murmur siamo nella fantascienza, ma già Musk parla di integrazione tra macchina e uomo e di scambio di pensieri tra uomo e uomo e tra uomo e macchina di cui il progetto Neuralink farebbe da apripista da mo a qualche anno. Inoltre qualche filosofo transumanista spinge ad ipotizzare l'integrazione delle coscienze umane tra circa un secolo. Dunque non parlerei solamente di concentrazione della ricchezza come avrebbe fatto Marx più di un secolo fa, in quanto qualcuno si sta apertamente esponendo per il superamento dell'individuo.
EliminaQuesto commento è stato eliminato dall'autore.
RispondiEliminaDietro ogni neologismo c'è sempre un falso problema. I problemi dell'umanità sono sempre quelli, da sempre. Chi inventa una nuova categoria lo fa evidentemente per confondere le acque.
EliminaPost densissimo, vorrei commentare su una mezza dozzina di temi e lo farò con calma.
RispondiEliminaInizio dalla fine, unendo il tema della "defensible position" a quello dell'automazione: Civitacampomarano, Auto contro panchina
Non esistono posizioni difendibili.
Caro coautore, Pizzoferrato is a defensible position. Lo è sempre stata, da prima che la Wehrmacht la scegliesse. Il fatto è che non c’è posto per tutti, mi dirai. Ma anche qui, basta pensarci prima…
EliminaComunque, nel ringraziarti per titolo e ispirazione, ricondurrei la densità del post a un punto semplice e inoppugnabile: l’immigrazione che influisce sui salari è quella che entra nel mercato formale del lavoro. Il delinquente influisce sull’opinione pubblica, che è un’altra cosa. Ancora una volta, dietro “tu per me sei come un fratello” c’è una sòla!
EliminaGrazie a te che ci fai sentire sempre ascoltati. Sulla difendibilità di Pizzoferrato, è evidente, SE c'è un popolo che la difende. Da quello che capisco nel '43 il sindaco di Pizzoferrato si trovò la Wehrmacht nel tinello, e da lì avoja a riconquistarla.
EliminaUscendo dal discorso letterale, mi sembra di capire che c'è fermento nelle posizioni politiche della Lega e che si sta cercando una linea difendibile. Spero che ce la faremo, e che il meme "se paga le tasse è mio fratello" sia abbandonato e raccolto da qualche competitor.
Oh povera Civitacampomarano sperduta in terra desolata molisana, dove sulla panchina ci saranno stati al massimo signori che forse di capelli bianchi rimasti ne hanno ancora pochi ma che devono pagar comunque l’IMU delle catapecchie come gli attici su Piazza Navona, come, del resto, in tutto il resto del sud, comunque non è che i “più bravi” hanno mai avuto peli sulla lingua. Titone l’abbocconiano ha sempre sfacciatamente sostenuto che ci servono per far lavori che gli italiani non vogliono più fare e per pagarci le pensioni, niente di meno, forse conta che quelli che lo ascoltano per canale televisivo afferrino poco grazie al suo parlare generosamente rapido, chissà? Ma dimostra il nostro eroe, lo stesso, d’aver capito l’aritmetica delle elementari, che non è molto, ma meglio di inerte, perché con 5 euro l’ora è certo che un euro da dedicare alle pensioni è una gran cosa, ma lieve di peso, e dunque per far mucchio sufficiente, soprattutto per le future pensioni degli attuali ”salariati” della magnifica università, che dà lustro all’Italia in tutto il mondo, di gente che “ci servono” ce ne servono parecchiucci, e dunque bisogna saper moltiplicare per un numero grosso grosso. Magari ci si aiuta un poco pure anche riducendo quella degli altri, ma che vuoi farci?, quando non ci sono alternative: non ci sono alternative!
Elimina@Matteo: non c’ho capito un cazzo (cit.).
Elimina@EluEi: la Wehrmacht aveva individuato in Pizzoferrato il comando della linea Gustav ben prima che le cose andassero storte. Occhio al razzismo: anche Fatturoni è razzista. Tu vuoi difenderti solo dai marocchini?
@EluEi: nessun fermento e nessuna ricerca di linea difendibile, che io sappia.
EliminaLo so, oramai ho degenerato il mio linguaggio, ma non ce la faccio più a esser serio coi neokeynesiani-neoclassici imboscati- neoecologisti verde pisello-neodspiddipdspci vivaipartigianiabbassoifasci. Titone è Boeri, il lucidato bocconiano, vedi che mi riprende, è più forte di me, il genio delle pensioni che quando viene chiamato in tv parla a raffica per slogan triti: “il calo demografico”, “figli che le donne non vogliono più fare”, “ci servono”, “gli italiani non vogliono più lavorare”, “ci pagano le pensioni” e compagnia cantante, ma veloce veloce così non lo si capisce, con la famosa tattica: la calunnia è un venticello ecc. fino al colpo di cannon. E invece, la prima parte si riferiva al link allegato dello squilibrato marocchino che forse più che voler fare una strage, più semplicemente non sa far manovra. E in proposito, mi viene in mente una frase buttata là da un’autista dell’ATAC particolarmente stressato e disperato che stava cercando di districarsi in mezzo ad un traffico mostruoso e fuori c’era un evidente extracomunitario che intanto batteva alla porta fuori dalla fermata per salire. Non la dico però, perché già ho esaurito il mio budget di battute premesse qui in una sera e forse anche in una settimana, e comunque si rischierebbe di prendere per xenofoba una frase tipica, dove per burino il romano intende qualunque barbaro nato fuori dal raccordo anulare, che circonda la capitale!
EliminaDimenticavo il meglio:
Eliminaneomalthusiani-neonazisti.
Un neo insomma, un neo di metastasi, come diceva il compianto La Grassa.
Non capisco in che senso si usano questi significanti performativo/identitari ("razzismo" e "xenofobia"). Hanno ancora un significato fra le persone che frequenti tu?
EliminaLe responsabilità di Fatturoni invece mi sono chiarissime.
"... ma che devono pagar comunque l’IMU delle catapecchie come gli attici su Piazza Navona"
EliminaE infatti i figli emigrati (diasporati) degli abitanti delle aree interne vedono come una manna dal cielo inglesi, olandesi, danesi o americani venire a toglierli l'impiccio pagandogli le case quattro spicci. Ricorda tanto i marinai di Cristoforo Colombo che con gli indigeni scambiavano specchi da barba con collane d'oro.
Questione che ho già evidenziato (se dal sud del mondo importiamo deflazione salariale, dal nord del mondo importiamo inflazione turistica) e con la quale sarà bene iniziare a farci i conti prima che come sempre sia troppo tardi.
PS: se poi anche a civitacampomarano decidete di piantarla di imbrattare il centro storico con orrendi murales e scalini con frasi idiote per attirare turisti fate una cortesia anche alla mia sensibilità fotografica... ;)
@elu ei
EliminaQuindi anni di Goofynomics per non capire che quella fra te e Fatturoni è una guerra fra poveri? Oh, poi comunque sempre meglio che starsene sul divano!
@elu ei
EliminaXenofobia? Io non ho proprio nessuna difficoltà, ma la raccontai a qualche amica e ci rimase male.
Vabbè, la prendo come una curiosità innocente non soddisfatta, però aggiungo lo stesso il chiarimento che feci alla mia amica.
Con ogni evidenza l'autista dell’ATAC era a fine giornata, non ne poteva più, forse era l'ultima sua corsa, frenava bruscamente e ci sballottava avanti e indietro sempre peggio. Sempre più convulsamente, evita una macchina che gli taglia la strada, uno che passa dove vuole e quando vuole, fa la fermata, richiude le porte e qualcuno dentro gli risuona il campanello perché non ha fatto in tempo, lui riapre esasperato e poi richiude le porte e riparte, ma dopo 20 metri deve fermarsi al semaforo, e arriva il marocchino, per dire: l'ignaro della situazione. Quello comincia a bussare alla porta per farsi aprire, e l'autista stressato e disperato: “Nun te posso aprì, sto fuori fermata!” e quello a insistere, e l'autista sempre più nervoso: “Nun posso aprì in mezzo a la strada!”, e quello niente, perché evidentemente dalle parti sue si può fare, poverino, ma alla terza bussata sempre più forte, ecco che l'autista furente inizia a strillare ad alta voce: “Nun posso aprì, lo capisci o no?!”, e quello fa un gestaccio e volta le spalle e se ne va. E allora l'autista, veramente de core: “Eccolo là, che te pare?!, tanto i cammelli nun ce l'hanno le porte”.
A me venne da ridere, ma non ho mai pensato alla xenofobia; quello stesso autista se si fosse trattato di uno zampognaro abruzzese, che si fosse reso responsabile della stessa scena e del gestaccio finale, con lo stesso tono avrebbe detto: “Eccolo là, che te pare?, tanto le pecore nun ce l'hanno 'a rampata.” Absit iniuria verbis.
Sempre sulla fotografia: anch'io nel mio micro mi sa ho uno strano rapporto con gli operatori informativi. Scopro stamattina dinuovo di essere passato da "famoso fotografo" a "fotografo naturalista" hahaha! :D
Eliminahttps://telebovino.blogspot.com/2026/06/grande-successo-al-castello-di-bovino.html
@Mauro Lisanti
EliminaNon hanno imbrattato i muri solo in quel paesino sperduto, lo hanno fatto anche realtà più conosciute. E’ la disperazione finale, un tentativo di reinserimento nella modernità dei ggggiovani. Wikipedia lo da a 277 abitanti, probabilmente al 90% ultrasettantenni, col grafico demografico piuttosto esplicito, con una iniziale discesa a partire dall’unità d’Italia, chissà cosa ne direbbe Giacché sulla questione del cambio, poi un tracollo dopo la prima guerra mondiale, e un declino lineare dopo la seconda. Non sbagliano, dunque, quelli che ti declassano da famoso fotografo a fotografo naturista, profetizzano solo il tuo destino prossimo venturo nel medioevo prossimo venturo, dove potrai recarti, in mezzo alla natura per fotografare i ruderi di un vecchio antico paese, come i Sassi di Matera o le caverne della preistoria. Ah, ci dovrai arrivare calandoti da un elicottero, o facendoti strada con la roncola per settimane, o magari anche mesi perchè mica vale solo per Civitacampomarano, vale per tutto il sud, ma ad essere più precisi: se il sud piange da un secolo e mezzo, a nord non si ride, perché lo spopolamento da cambio fa il suo sporco lavoro sempre allo stesso modo e dovunque. Buon passaggio alla macrofotografia, col macro obiettivo corto puntato sulle zampe degli scarafaggi colorati, immobili su muri di vecchi manieri diroccati.
Ciclo di Lello:
EliminaFase 1: il turismo "il nostro petrolio" settore (arma) precursore della deindustrializzazione. Si prospettano lauti guadagni con poco sforzo, soprattutto intellettuale;
Fase 2: "turismo settore di ripiego dei territori deindustrializzati" (prof. Cesare Pozzi). Cambiato settore, perse competenze, indole imprenditoriale e clientela, alla manifattura non si torna più.
Fase 3: Il turismo è il settore di ripiego per chi non ha idee. Aprire un b&b e diventare dipendenti di Booking è alla portata di tutti. Ed incentivarlo a fini politici è alla portata di ogni amministratore locale.
Fase 4: aumento del costo della vita, calibrato sul portafoglio del Turista. Espulsione dei locals.
Fase 5: turismo precursore del settore immobiliare (di svendita) calibrato sulla clientela straniera. In questa fase gli amministratori locali incentivano a fini politici la (s)vendita presentandola come un'opportunità per il mercato immobiliare.
Alias, meglio un uovo oggi che un pollaio domani.
Ovvio che quando anche quelle poche idee scarseggiano ci si metta ad imbrattare muri pur di attirare gonzi... finché gira la giostra.
Finite poi le idee, il territorio da sfruttare e le case da svendere, piombati nel degrado sociale, si vende infine sé stessi.
Analisi dura e impietosa, osservata e vissuta sul campo.
Qualcuno diceva di tassare i robot (umanoidi, non umanoidi e IA varie). Forse è l'unica soluzione (sul lungo periodo, quando saremo tutti morti).
RispondiEliminaBasta ricordare che le macchine per ora non si fanno da sole: non tassi loro ma chi le produce e vende.
EliminaSeguendo questa linea diventa forse più complicato commisurare l'imposizione fiscale alle ore di lavoro umano "sottratte" dalla macchina, mentre se tassi il loro uso da parte dell'utente l'operazione forse resta più facile (e più incentivante per le assunzioni).
EliminaPer tassare l’uso di un umanoide devi sapere quando il suo proprietario lo usa e a quale scopo. Vuoi questo?
Elimina(e magari non vuoi lo iuro digitale…😂)
EliminaBeh, se non sbaglio, già ora i datori di lavoro devono fare comunicazioni periodiche circa le ore lavorate dai dipendenti e l'impresa, dal canto suo, tiene certamente traccia delle ore di uso delle sue macchine, se non altro ai fini di contabilità aziendale e di manutenzione. Non mi pare dunque che comunicare le ore di uso dei robot implichi una invasione della sfera privata dell'imprenditore tanto diversa da quella che già c'è ora.
EliminaQuanto all'euro digitale, a dire il vero non mi ha mai spaventato tanto la tracciabilità dei pagamenti (che c'è già ora con le carte e le app di pagamento) quanto la possiblilità che chi lo emette ha di modificarne in tempo reale il valore e di limitare/eliminare la sua spendibilità a seconda dei prodotti/servizi o del soggetto che lo detiene.
Provocazione: anche un trattore agricolo "sottrae" lavoro umano perché sostituisce 10 contadini. In effetti qualsiasi cosa aumenti la produttività sostituisce lavoro umano. Perché tassare specificamente un robot e non un carrello elevatore?
EliminaEggnente, vedo che non ci vogliamo capire. Ma deve essere il risultato di letture che piacciono alla gente che piace, non so, delle stronzate di qualche economista expat secondo cui nelle PMI italiane non ci sono robot perché abbiamo perso il treno (della rivoluzione digitale). Nelle PMI i robot già ci sono. Vi è chiaro o no che la nuova frontiera è farveli entrare in casa sotto fattezze umanoidi? E a quel punto quanta intensità di controllo (oltre all'attuale) siete disposti ad accettare? Basta saperlo...
EliminaIo credo che, piuttosto che non caprici, semplicemente parliamo di due questioni differenti: i prodotti smart (tra cui i robot umanoidi ad uso personale) sono un conto (e qui indubbiamente la privacy sui dati è un tema essenziale), mentre i futuri robot lavoratori umanoidi multifunzione o gli agenti IA aziendali (eventualmente da tassare in quanto sostituiscono lavoratori) sono un tema distinto, in cui la privacy ha, credo, peso minore. Poi magari ho capito male io.
EliminaSul secondo punto vedi Murmur.
Elimina"Per tassare l’uso di un umanoide devi sapere quando il suo proprietario lo usa e a quale scopo. Vuoi questo?"
EliminaNon so voi... ma credo che i veri luddisti di questo settore saranno gli avvocati matrimonialisti :D :D
Sull'analogia col trattore mi viene da dire che il trattore, come la grande parte dei robot aziendali attuali, non ha la versatilità di un agente IA o di un robot umanoide guidato da una architettura di IA. Una particolarità di queste nuove tecnologie è infatti di essere progettate come piattaforme aperte, potenzialmente capaci di sostituire i lavoratori in una pluralità di mansioni, sia di concetto che materiali. Uno compra un umanoide (diciamo a 50.000 Euro di costo) o un agente IA e poi può usarli per gestire molte più mansioni di quanto non faccia un robot attuale, che è stato progettato per svolgere poche specifiche funzioni. E' questa versatilità (oltre alla capacità di apprendere nuove funzioni) che marca un certo distacco rispetto ai robot precedenti.
EliminaProgettare e costruire umanoidi potrebbe essere un ottimo business che da lavoro e ritorni in tecnologie avanzate. Magari anche per uso guerresco.
EliminaLa cosa più interessante da capire per me è quale sia il ruolo dell'Umano nella mente di chi programma queste "rivoluzioni". A me pare che ci si stia incamminando a grandi falcate verso la classificazione come "bestiame". Con questo andazzo non mi stupirei se nel non troppo lontano futuro si ripresentasse una qualche forma di cannibalismo. :D
Elimina***imprenditori che non trovano lavoratori***
RispondiEliminaBeh questa è una vecchia storia , mi ricordo che già negli anni ' 90 già Agnelli si lagnava di non riuscire a trovare ingegneri .. da pagare come i loro padri , operai...😁
Quindi la logica dei "decreti flussi" è già scritta e anno dopo anno i soliti (im)prenditori si lagneranno di non riuscire a trovare nei"nuovi italiani " i figli da pagare... come i padri loro.
Quindi ," daje cor frusso no? " 😁
L'inquietante dubbio di essere stata presa per i fondelli mi aveva colto parecchi anni fa, mentre mi trovavo in Norvegia: forse non c'era da essere così fieri di essere 'riusciti' a trasferirsi e lavorare all'estero, in qualche modo noi expat non eravamo diversi da qualsiasi altro disperato che sbarcava in Italia. Se uno degli effetti della globalizzazione e del capitalismo era quello di creare sempre nuovi disperati disposti ad accettare condizioni economiche sempre peggiori, quanto in basso si poteva ancora andare? E ad un certo punto i disperati non si sarebbero ribellati o magari semplicemente finiti?
RispondiEliminaAI e umanoidi cambino certamente il quadro del lavoro, perchè non si ribellano, non si riproducono, non scioperano, non si ammalano. Però soffrono di bulimia energetica e quindi i costi non si fermano al solo acquisto: ci sono appunto quelli energetici, delle materie prime, e - cosa ancora più importante - il controllo sovrano di dati e algoritmi.
In Europa saremmo costretti ad avvalerci sempre più dei servizi di Hyperscaler americani e/o cinesi, aprendo a nuove forme di dipendenza tecnologica e, almeno potenzialmente, anche la sicurezza ne risentirebbe.
Forse tutto questo non farà altro che spostare l'esercito di riserva nelle zone estrattive, inasprendo conflitti e creando nuove svalutazioni del costo del lavoro...
Sembra di andare verso uno scenario alla Dune, dove le CHOAM sarebbero le grandi Corporation Tech e minerarie, in pieno controllo della Spezia, e come diceva Paul Atreides "The power to destroy a thing is the absolute control over it".
Riguardo lavoro e AI sono d’accordo con Tafani nel senso che non c’è lucidità rispetto a quello che essa potrebbe fare nel mercato del lavoro, in quanto nei processi d’implementazione mancano sempre figure che ne progettano l’esistenza e tendono ad abbondare solamente quelli che la ingegnerizzano. Se la moltiplicazione di agenti e modelli è destinata a far fiorire una corsa allo sfoltimento della forza lavoro sperando - di nuovo - di trovare in un estero che si comporterà alla stessa maniera lo sbocco delle proprie merci prodotte con la fuuurbizia dell’automazione e dell’AI non meravigliamoci se tra 10 anni ci troveremo al palo, più impoveriti e imbarbariti di oggi.
RispondiEliminaLa ricerca che sto portando avanti in questi mesi sta facendo emergere un disagio profondo soprattutto nelle forze vitali (giovani + istruiti + aggiornati + sperimentatori), e vede nella scarsa lettura del rapporto produzione > tessuto sociale - da parte di pressoché tutti - il fulcro di debolezza (nessuno chiede all’imprenditore di abdicare dalle sue rivendicazioni di profitto, ergo altri dovranno trovare e prendere - o inaugurare - spazi di applicazione per queste persone ormai marginalizzate, siano chaddini - qualsiasi cosa voglia dire - che altro, che professionisti e sperimentatori con 25 anni di esperienza).
noto che la cina ha un problema diametralmente opposto: deve utilizzare i robot per motivi di sovrapproduzione in alcuni settori (limitando il dumping dei prezzi), e per eccesso di domanda in altri; tutto questo, dovendo anche soddisfare le esigenze sociali, economiche etc di 1.5k milioni di persone. L'europa rilanci la produzione e la renda competitiva, e il problema dei migranti, delle pensioni, dell'IA e dei robot si risolverà in un colpo solo. Non state parlando delle cause del problema ma delle conseguenze
RispondiElimina"L'Europa rilanci la produzione"
EliminaCome, di grazia?
"E la renda competitiva"
Come? Il modo usuale è abbassare gli stipendi e non finanziare lo stato sociale.
Lei su quale modo farebbe affidamento invece?
Mannaggia! Avevamo la soluzione! Peccato che eta quella di Draghi prima maniera…
Eliminainizierei con ricucire il rapporto con la russia, da cui dipendiamo molto più di quanto loro dipendono da noi; con la cina, controintuitivamente, è l'opposto
EliminaL'ossessione di Draghi è sempre stata la stabilità, solo ultimamente ha capito l'importanza della competitività nel contesto dei mercati globali. Il rilancio della produzione e il dumping salariale, senza capex statali massicci, sono un ossimoro
EliminaSe le ondate migratorie non servono a quella qualcosa, è perché servono a qualche altra cosa. Ovvietà nel Dibattito.
RispondiEliminaUna nazione melting-pot di ghetti non può per definizione possedere autoconsapevolezza storica di popolo e dunque non è in grado di comprendere la realtà e di dialogare, non fosse altro che per l'appartenere e conservare rigidamente (tranne gli italiani) culture diverse e spesso incompatibili e di fatto conservare ognuno proprie lingue.
Come si destabilizzano le nazioni lo aveva formulato e scritto qualcun altro molto molto tempo prima di Kelly Greenhill, e raccontato molti anni fa anche da Bezmenov.
Anyway i puntini magari a forza di sostituire umani con umanoidi finiremo come in The Matrix :
https://youtu.be/IojqOMWTgv8?is=TF3TLyA3lj0E3o3l
Ovviamente qui sui social si scherza, questo upgrade di "1984" è solo una mirabile metafora!
Oggi.
Un domani?
Dopotutto, chi avrebbe immaginato dopo l'eliminazione dell'ancien régime i fiumi della Vandea colorati di rosso, i forni nei campi di concentramento, Hiroshima e le punturine?
Defendable positions temo purtroppo non ve ne siano, neanche Pizzo al tempo lo fu.
Pertanto, se l'ambizione di alcuni è mostrarsi per ottenere posizioni, la giusta è conservare la defendable position. Ma anche la defendable position va difesa. Con puro spirito di servizio.
Ergo: disciplina + estote parati.
Articolo molto interessante che, grazie al solito salto della quaglia con la lettura dei post passati indicati, mi ha permesso un utile ripasso.
RispondiEliminaAltrettanto interessanti i commenti, compresi anche quelli dei post passati.
Le statistiche aggiornate dei migranti sbarcati che il min. interni pubblica regolarmente
RispondiEliminaI dati ci dicono che solo un 5/6 % al massimo, circa dei migranti sbarcati viene rimpatriato. ( ES. 2023 -4796 su 157.651; 2024- 5704 su 66.617; 2025 - 6772 su 66.316) ovvero dal 2023 solo 17.272 unità a fronte di 290.584 sbarcati ovvero solo il 6%. Gli altri restano ad aggravare la pressione sul lavoro e sul welfare e la sicurezza inclusi i minori non accompagnati.
Parlare di rimpatri in queste condizioni mi pare del tutto utopistico e soprattutto utopistico mi pare il contare swulla solidarietà UE (vedi ultime dichiarazioni di Macron).
Non solo, abbiamo da noi anche la la Chiesa e direi altre organizzazioni religiose che contribuiscono fortemente al fenomeno anche tenendo conto delle molte attività in campi come la sanità, l'istruzione e altre attività di sostegno.
Ma in tutte le attività a basso reddito e bassa professionalità (pizzerie, frutterie, supermarket e tanto altro) si sta diffondendo il fenomeno di migranti (es. badanti da est, america latina etc) che arrivano anche con mezzi diversi (voli, mezzi su strada etc) e che non vengono considerati nei dati del min. int suesposti .
Ovvio che dovremo fare i conti su ogni fronte con questo fenomeno del tutto irreversibile che porta indubbiamente anche effetti positivi.
Da ultimo il patto tra le componenti della triplice che secondo Giorgio Cremaschi peggiorerà le condizioni dei lavoratori andando, come effetto, ad aggravare la lotta tra poveri.
Ti aggiorno su un dettaglio: dalle mie parti la raccolta delle olive le facevano i locals e con discreti guadagni. Ci han costruito case e fatto studiare i figli. Poi sono stati buttati fuori dal mercato dagli africani. Una volta preso il completo possesso del mercato hanno poi gli africani iniziato a dettare legge sul prezzo, dimostrando in seguito scarsa propensione al lavoro, soprattutto al lavoro fatto per bene (vanno controllati a vista), e con una non indifferente componente di arroganza e aggressività nei confronti dei proprietari delle coltivazioni... che conosco.
EliminaProprietari che vorrebbero ritornare ad assumere i locals, che però o sono emigrati o si sono dedicati ad altro
Avevo dei terreni in Sabina che ho venduto, è accaduto dagli anni '90 che la raccolta sia passata dai locals stagionali agli albanesi che ora sono diventati stanziali.
EliminaCome dici, i locals hanno lasciato il paese/paesi circostanti e le case dove vivevano, come ulteriore conseguenza negativa hanno ormai un valore nullo tranne le poche abitate da coloro che citavo .
Il fenomeno riguarda molti paesi laziali, e coltivazioni diverse, uva, kiwi e altre. Senza contare i pomodori, ortaggi vari che ormai sono appannaggio soprattutto di indiani e analoghi.
Ma il pdino ti dice, vuoi i pomodori a 3 euro? ...
Il terziario risolse parecchi problemi dovuti a meccanizzazione/produzione di massa, e quindi mi chiedo e soprattutto chiedo; esiste già un quartiario? (Forse, se non esiste è perché la parola è orrenda 🤢, come lo chiameremo?)
RispondiEliminaQuaternario forse è ok. Rende bene il concetto di apocalisse..
EliminaQuali problemi risolse?
EliminaPerò c’è il terzo settore… un bel po’ di soldi per progetti animati da obbiettivi altisonanti e ambiffiofi. Molto inefficienti e con dinamiche lavorative allucinanti (almeno in base a ciò che mi racconta mi’ moje). Posti in cui ci si avvinghia in un vortice di auto-piddinizzazione in cui ognuno pensa a consolidare il proprio stipendiuccio a danno dei colleghi.
EliminaDi occupazione.
EliminaNon saprei. Non sono così sicuro che il cambiamento strutturale dell'economia possa essere letto come "il terziario che crea i posti di lavoro distrutti nel secondario dal progresso tecnico". In ogni caso, se sono servizi è terziario, non occorrono altri nomi, anche qui (come non occorrevano il "sovranismo" o la "remigrazione").
EliminaNon ho studiato quelle dinamiche, ma ho l'idea, magari errata, che la promulgazione di norme o l'eliminazione di alcune di esse abbiano permesso lo sviluppo di alcuni aspetti del sistema sociale.
EliminaIn effetti se non è primario o secondario sarà per forza terziario, però io faccio fatica, ad esempio, considerare la moltiplicazione di burocrazia un servizio.
In teoria un servizio dovrebbe migliorare le condizioni di vita.
Un sistema che produce un numero elevato di laureati -- senza entrare nel merito della qualità -- dovrà trovare loro una occupazione. Qualche anno addietro si risolse aumentando burocrazia, documentazione tecnica e similari.
Ma oggi il sistema produce molti laureati e allo stesso tempo ciò che sostituirà molti di loro 😳, come andrà a finire?
Saranno costoro a trovare una soluzione (endogena), o sarà il sistema a creare, attraverso normative, la soluzione (esogena)?
Sono andato un po' fuori tema...
EliminaRiesci ad immaginare un lavoro che non possa essere sostituito da una macchina, Sandro? Io no. Il discorso è che secondo me bisognerebbe chiedersi a che serve questo voler portare l'efficienza agli estremi. La popolazione è in calo in tutte le economie avanzate, i trend non sono incoraggianti e se dai retta ai nuovi profeti siamo comunque condannati all'autocombustione. A che serve spingere sempre di più sulla "produttività" in queste circostanze? Tra l'altro prima o poi raggiungeremo sicuramente un limite fisico e in quel preciso istante suppongo si creeranno monopoli stabili con tutte le conseguenze del caso. Boh, io sono l'ultimo degli idioti, ma mi pare che il vero problema sia nelle gerarchie dei valori.
EliminaA proposito di ciò che ora si può dire perché l'ha detto Draghi, sto leggendo il suo ultimo libro, dal titolo, in stile horror americano, "Competere o sparire". È, di fatto, la riproposizione di una serie di discorsi fatti dal nostro UVA a partire dal 2023. Ovviamente, c'è anche quello a noi caro, tenuto a La Hulpe. La sua ammissione sui salari, sul modello basato sulle esportazioni, è una costante di tutte queste sue performance. Questo estratto, per esempio, è di dicembre 2024 a Parigi e fa molto CAB=FAB:
RispondiElimina"Oggi, gli investitori istituzionali dell’UE allocano molto più capitale nei mercati azionari statunitensi che in quelli europei, perché i rendimenti negli USA sono costantemente più alti. Questo riflette un modello di crescita (come già detto) inadeguato al nuovo mondo perché fondato sulle esportazioni, caratterizzato da salari bassi e scarsi investimenti interni; quindi dovremo accettare questi rendimenti contenuti finché quel modello rimarrà in vigore".
Dicesse mai una volta il sommo UVA che " il modello di crescita inadeguato" l'ha creato (anche) lui e che è costato sangue e lacrime alle classi medie e lavoratrici di tutta Europa.
EliminaMagari ha la memoria del pesce rosso (tre secondi).
" L’idea del commercio come «motore dello sviluppo» è una semplificazione che risale al tempo dei mercantilisti e soprattutto dei classici. Per ogni data società l’effetto ultimo del commercio dipende largamente dalla struttura di detto commercio e dagli effetti della domanda estera sulla struttura dell’occupazione e sulla formazione di capitale produttivo nella società in questione.
RispondiEliminaLo sviluppo economico dei Comuni italiani fu largamente determinato dallo sviluppo della domanda estera. Similmente lo sviluppo inglese ed olandese dei secoli XVI e XVII fu largamente funzione dello sviluppo del commercio estero. Ma esempi contrari non sono difficili a trovarsi e non è nemmeno necessario ricorrere ai casi noti delle colonie o di certi Paesi dell’America latina dei tempi nostri. La forte domanda olandese di grani sul mercato polacco nei secoli XVI-XVII, la domanda olandese, inglese e francese di olio e seta grezza sul mercato italiano del secolo XVII, ebbero l’effetto di facilitare ed accelerare l’involuzione agrario-feudale rispettivamente della Polonia e dell’Italia e pregiudicarne l’ulteriore sviluppo. In Portogallo, circa mezzo secolo dopo il trattato di Methuen del 1703, il Marchese di Pombal lamentava che «due terzi di ciò di cui abbisogna il Portogallo sono forniti dall’Inghilterra. Gli Inglesi producono, vendono e rivendono tutto ciò di cui il Portogallo abbisogna mentre le antiche manifatture portoghesi sono state eliminate». L’oro del Brasile e il vino Porto pagarono le importazioni dall’Inghilterra e la pressione della domanda estera vincolò al settore agricolo le risorse sia umane che fisiche del Portogallo."
Carlo M. Cipolla «Storia economica dell’Europa pre-industriale» - © 1974 Società Editrice il Mulino - Bologna
E perché mai altrimenti gli inglesi avrebbero fomentato e organizzato da remoto la rivoluzione francese? Ed a seguire tutti i risorgimenti in giro per l'Europa incluso quello finale del 1917 in Russia (poi finito male per via del solito colpo di reni prima sovietico [sic!] e poi post-Eltsin) ?
EliminaCon tutto quel carbone a quattro spicci e le macchine a vapore mica tutti quei chiodi nei magazzini potevano mangiarseli... ;)
Abbiamo anche un simpatico e molto coccolato-sponsorizzato giornalista anche laureato in econ che sostiene tesi ultra liberiste secondo cui dove non arrivano me le merci arrivano le armi...
Io sono, invece, persuaso che chi guida il trasferimento di persone verso i nostri lidi, persone tanto care ai Dragoni di centrodestra, tra l'altro, si ispiri, nelle sue strategie ai risultati di Montalvo et Reynal-Querol o di Flavian Gomes
RispondiEliminaTi suggerisco allo scopo di scomodare soprattutto Ernesto De Martino "la fine del mondo" , e precedenti. Giusto nel caso anche per accertarsi della sopravvalutazione di Levi Strauss
EliminaImmagino che tu ti riferisca a Lévi-Strauss, che apprezzo soprattutto per la capacità di pareggiare le gambe dei tavoli.
EliminaChiedo scusa Prof. per l''invasione campo, ma non sapevo dove postare questa riflessione.
RispondiEliminaStavo rileggendo le tracce dei temi di Italiano della Maturità e mi sono andato a cercare chi è questo Franck Furedi e di quali "confini" parla... i Sono riuscito a leggere da Internet la prefazione e volevo condividerne alcuni brani, per vedere se altri saranno stimolati da queste riflessioni dell'autore. Ho letto altre pagine sparse e il libro mi sembra veramente degno di interesse per come fa riflettere:
Frank Furedi - I confini contano: Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere - Mimesis
Perdoni i copia e incolla, lo dividerò in due vista la lunghezza (Prefazione, Parte 2 e Parte 3).
Secondo me in pochi, per primo io prima di andare ad approfondire, hanno compreso la portata della riflessione profonda che il MIM, ha sottoposto ai maturandi.
Frank Furedi -I confini contano: Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere - Mimesis
RispondiEliminaPrefazione
L’elogio dei confini e la ragione liberale
Di Andrea Zhok
2. Confini personali e privatizzazione della politica
La stessa dinamica di abbattimento dei confini viene alimentata sul piano personale. Furedi esamina questo processo con particolare riferimento alla distinzione tra sfera privata e pubblica, personale e politica. La famiglia osserva l’autore, in quanto luogo “interno” e “chiuso”, è sottoposta da decenni a un bombardamento denigratorio sistematico. La famiglia è dipinta da mezzo secolo come il luogo dell’oppressione, dell’abuso, della grettezza, e questo tanto più quanto più appare secondo canoni “tradizionali”; diviene eventualmente accettabile se è una famiglia aperta, spalancata, auspicabilmente sbrindellata, ovvero quanto meno rappresenta un’entità definibile con una propria identità autonoma. Non c’è resoconto sulla violenza urbana e domestica che non sottolinei come la violenza venga spesso esercitata da “persone conosciute”, se non addirittura “da familiari’”. Invero, in un contesto di pace, non bellico, non è facile capire come potrebbe essere diversamente: solo dove sulla base della prossimità si possono sviluppare legami, solo lì si possono generare avversioni. Nessuno odia gli sconosciuti. Solo dove c’è la possibilità dell’amore, della lealtà, della collaborazione, dell’apprezzamento si darà anche la possibilità dell’odio, della gelosia, del tradimento, della vendetta, ecc. Stupirsi di ciò, e con ciò diffamare la prossimità (che non è mai priva di asperità e conflitti), è un modo per promuovere una visione neutralizzata dell’umano, dove i rapporti si limitano alla negoziazione mediata da un sorvegliante (il giudice, il mercato).
Sul piano politico, lo slogan sessantottino per cui “il personale è politico” si è trasformato in un sistema di valutazione della politica gravitante intorno a virtù o vizi privati del singolo soggetto politico. Anche qui possiamo provare a rintracciare una sorta di argomento implicito che sovraintende l’avvenuta trasformazione del confine tra pubblico e privato, tra sociale e individuale. L’argomento potrebbe suonare così:
B) La società è semplicemente la somma degli individui, dunque non c’è nulla di specifico nel sociale, nel pubblico, che non sia già nell'individuo, nel privato. Perciò, chiunque abbia un ruolo pubblico deve dimostrare virtù private, e perciò la discussione pubblica deve avere come oggetto fa vita delle persone, degli individui concreti.
Anche qui siamo di fronte a uno dei capisaldi della ragione liberale, il confine tra privato e pubblico, personale e politico è abolito per il semplice motivo che non viene riconosciuta affatto l’esistenza di una sfera normativa sovraindividuale (società, storia, struttura economica, ecc.). Siccome la società non esiste, se non come nome di comodo per la somma degli individui, proprio come non esistono la storia, la nazione, il capitalismo, la famiglia, o qualunque altra entità sovraindividuale, allora la politica può occuparsi legittimamente solo di ciò che appartiene alla sfera dei vissuti individuali. Perciò, sul piano del giudizio politico, le nostre valutazioni si formeranno mettendo in primo piano tradimenti, peccati, menzogne, o in mancanza di meglio anche comunicazioni private, fuori onda, confidenze, voci di corridoio, peccati di gioventù, ecc. La cosiddetta “personalizzazione della politica” è in effetti la sostituzione della politica come progettazione strutturale, visione della società e della storia, con una sorta di talent show per “performers”, da sottoporre a valutazioni caratteriali e sentimentali.
Si potrebbe pensare - e Furedi talora sembra incline all’idea - che questo processo abbia qualche analogia con l’invasività “etica” da parte della sfera pubblica che si incontra in autocrazie o teocrazie.
Segue:
RispondiEliminaMa questa interpretazione sarebbe fuorviante. In questo processo non c’è traccia delle tendenze di uno “Stato Etico”, perché qui non c’è traccia di etica. L’etica, per essere tale, deve essere una normatività con pretese oggettive, ovvero, storicamente, dev’essere una normatività fondata su di un ethos, su costumi sociali condivisi. Il quadro odierno è totalmente estraneo a questa prospettiva, in quanto rigetta ogni legittimazione di costumi sociali condivisi e nega ogni normatività con pretese obiettive. Non siamo di fronte a una sovrapposizione sulla politica di una morale autonoma, ma solo dell’invadenza di giudizi idiosincratici moraleggianti. L’essenza della privatizzazione del politico odierna è rappresentata dall'imperio di un moralismo privo di morale.
In mancanza di un indirizzo etico, di un ancoramento a una normatività di valore sovraindividuale, ciò che rimane della dimensione morale è la sola sfera dei desideri individuali di autodeterminazione. Questo è il cuore assiologico della ragione liberale: l’unica sfera di valore rimasta è la pretesa individuale che “le proprie decisioni su sé stessi siano ritenute pubblicamente normative”. Qui il punto non sta nel concedere una sfera privata di autodeterminazione, che è sempre esistita, in misure variabili. Il punto cruciale ora sta nel voler imporre le proprie istanze di autodeterminazione personale come obbligazioni pubbliche. Nel primo caso la sfera privata è semplicemente lasciata fuori dallo sguardo pubblico, nel secondo caso, invece, essa viene posta al centro dello sguardo pubblico come richiesta costante di autodeterminazione individuale di cui tutti devono pagare tributo.
Segue 3
RispondiEliminaQuesto è un esito terminale della ragione radice liberale, ovvero della riconduzione del valore nell’alveo delle pulsioni personali. L’utile finzione del giusnaturalismo di Hobbes e Locke perviene ai suoi esiti ultimi: gli individui sono immaginati venire la mondo già muniti di Libertà, diritti e identità. Libertà, diritti e identità sono pensati come sussistenti a prescindere dalla storia, dalla cultura e dalla società. Ma siccome tutti i valori positivi, tutti i fini razionali, in qualunque tempo, sono l’esito di sviluppi in cui storia, cultura e società sono imprescindibili, la tavolozza dei colori con cui gli individui possono tratteggiare lo spazio delle proprie aspirazioni è assai limitata. Ogni aspirazione che abbia la forma di un progetto sovraindividuale positivo è esclusa. Resta la serie di pretese negative di non essere limitato, di non essere categorizzato, di non essere identificato in nessun modo, perché ogni limite, ogni categoria e ogni identità rappresentano un immotivabile contenimento alla mia libertà di poter essere qualunque cosa io voglia essere, “Sii te stesso!” e “Puoi essere qualunque cosa tu voglia essere!” sono i truismi dozzinali, gli slogan vuoti che meglio rappresentano questa visione.
Questa impostazione ha due implicazioni fondamentali. Da un lato essa alimenta una tendenziale fluidificazione categoriale, un rigetto di tutte le classificazioni, percepite come gabbie di cui liberarsi. Dall’altro lato, ogni classificazione, e dunque ogni distinzione e discernimento, sono percepiti come "discriminazione”, nel senso morale del termine, e dunque suscitano un senso di offesa. E siccome questa è la sola base rimasta per fondare una normatività di tipo morale, l’orizzonte delle categorizzazioni, discriminazioni, stigmatizzazioni, reali o presunte, rimane il solo luogo su cui si concentrano le richieste di sorveglianza “morale”. La politica non si occupa più di progetti comuni, ma di sorveglianza e sanzione normativa della “discriminazione” (nel senso etimologico del termine): il politico viene rimpiazzato dal politicamente corretto.
Il privato, desocializzato e destoricizzato, occupa il centro del dibattito pubblico, come pretesa di liberarsi dalle catene della storia e della società, o meglio, di liberarsi dalla storia e dalla società in sé, vissute come catene: ogni passato si presenta come una sequela di intollerabili errori da correggere, ogni ordinamento sociale come una collezione di oppressioni da ribaltare.
Frank Furedi -I confini contano: Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere - Mimesis
RispondiEliminaPrefazione
L’elogio dei confini e la ragione liberale
Di Andrea Zhok
3. Disarticolazione morale e catastrofe pedagogica
Tra i confini abbattuti su cui il testo di Furedi si sofferma, una menzione particolare va all’abbattimento dei confini verticali, alle distinzioni gerarchiche tra adulti e bambini, docenti e discenti. Qui a minare la legittimazione di questo gruppo di confini è un modello di argomentazione semplice che ha la forma di:
C) Chi sei tu per dirmi: cosa fare / come essere / cosa volere / cosa è giusto e sbagliato / cosa è vero e falso, ecc.? Ciascuno deve trovare da sé la propria strada.
Anche questo sviluppo si fonda sulle medesime premesse che caratterizzano la ragione liberale: non essendo ammessa l’idea di valori o normatività sovraindividuali, l’unica fonte per l’istituzione di una credenza è rappresentata dall’opinione o dalla volontà incarnata nell’individuo. Ma proprio perché la base è individuale, essa non può pretendere di avere valore al di là dei limiti dell’individuo che esprime l’opinione o il desiderio. Per l’individuo stesso, tuttavia, la propria opinione e volontà sono autorità assoluta, cui gli altri devono conformarsi (questa è l’unica normatività morale residua). Questa impostazione ha una catena di conseguenze.
La prima è in perfetta continuità con il punto precedente, intorno alla privatizzazione della politica: i temi su cui ci si esercita normativamente possono essere solo quelli che toccano l’incarnazione individuale del singolo e solo sulla scorta di un’istanza di contestazione dei giudizi esistenti. Ci si esercita normativamente perciò su tematiche afferenti al sesso, al corpo, all’età, alla razza, ecc., mentre non trovano spazio questioni di classe economica, ceto culturale, conoscenza o valore pubblico. Ciò conduce a una forma di falsa concretezza in cui sembra sempre di trattare di cose massimamente cruciali e primarie, mentre in effetti ci si sta dedicando a battaglie navali moralistiche in piscine gonfiabili: tutto un succedersi di casi personali e “sentimenti feriti”, di indignazioni a molla e attacchi alla reputazione, di sdegni, scandali e vittimismi vari. E questo mentre gli ordinamenti strutturali che governano le società sono lasciati non solo intoccati, ma proprio esterni allo sguardo e al dibattito pubblico.
Parte 3 segue
RispondiEliminaUna seconda importante conseguenza è che la più fondamentale delle basi per la normatività morale, cioè la trasmissione di giudizi comuni e costumi condivisi, viene invalidata d’ufficio. Genitori e maestri sono fonti disabilitate di autorevolezza, e l’idea di fondo è, appunto, che di principio “ciascuno debba trovare da sé la propria strada”. Questo principio, proprio per la sua apparente ragionevolezza, rappresenta, se universalizzato, un pericoloso regresso di civiltà. Tutte le culture storiche note hanno fatto spazio per ambiti di iniziativa personale e di “ricerca della propria strada”, in forme e direzioni differenti. Questi spazi crescono di norma col maturare dell’individuo umano, e specificamente col raggiungimento di ciò che nel contesto di riferimento rappresenta la “maggiore età". Tuttavia, la finzione originaria della ragione liberale immagina che l’individuo sia moralmente compiuto alla nascita, ed eventualmente necessiti soltanto di un rafforzamento degli strumenti fisici e cognitivi.
Non viene riconosciuto un processo di “ominizzazione”, di acculturazione etica che introduca il soggetto nella cornice di una comunità storica di co-soggetti. Dunque, idealmente, il soggetto umano, sin da bambino, dovrebbe essere chiamato con la massima sollecitudine a “fare le sue scelte”, esercitando la propria libertà, ed evitando imposizioni allotrie.
Segue Parte 3
RispondiEliminaQui il fraintendimento della natura umana e delle sue torme di sviluppo è spettacolare. Nel nome di una disposizione ideologica che immagina il soggetto in crescita come un novello Adamo, o Robinson, ci si acceca rispetto agli elementi più primitivi e originari della ragion pratica. Di fatto ogni credenza appresa, e quelle della ragion pratica in modo particolare, rappresentano per il soggetto una base attraverso cui mettere ordine nelle proprie azioni e preferenze. Il fatto che differenti credenze possano condurre a diversi ordinamenti dell’agire, e che tali credenze possano cambiare nel tempo, non significa affatto che quelle credenze nel momento in cui sono all’opera siano contingenze irrilevanti, o addirittura “errori". Un sistema di credenze consente di strutturare le proprie esperienze e i propri progetti, e questa funzione è necessaria e valida anche se successivamente possiamo superare quelle credenze, sostituirle con altre più feconde, o ampliarle con altre più sottili. Come la proverbiale scala di cui parla Wittgenstein nel Tractatus, le nostre credenze morali possono anche essere lasciate cadere a un certo punto, dopo che le abbiamo usate per strutturare le nostre esperienze, facendone tesoro. Le credenze etiche non sono “fotografie della verità”, sono modi di strutturare e rendere feconde la vita e l’azione.
In questo processo di apprendimento e maturazione, l’infante umano richiede di essere guidato nel suo orientamento primario dallo sguardo dei propri riconoscitori primari (genitori e maestri, innanzitutto). Da Mozart a Kafka, da Svevo a Leopardi la storia è piena di personaggi che a un tratto prendono duramente le distanze dai propri maestri, dall’autorità paterna/materna, dagli insegnamenti morali, dalle tradizioni dei propri avi, da norme e aspettative percepite come inadeguate, e questa consapevolezza critica è raggiunta spesso in modo doloroso. Tuttavia, questo processo di maturazione e superamento presuppone sempre prima l’assimilazione di un sistema di credenze etiche iniziali, e semplicemente non ha luogo se non ci sono indirizzi normativi cui afferrarsi. In mancanza di questo passaggio fondamentale, ciò che viene a crearsi è solo un’identità fragile, disorientata, e spesso aggressiva, in quanto l’aggressività è la reazione tipica alle minacce, e una personalità insicura vede minacce ovunque. Un sistema di credenze può essere rigido, dogmatico o ottuso, e quando è così non siamo certo di fronte a un caso felice; ma anche così esso è pedagogicamente più funzionale rispetto a nessun sistema di credenze.
Fine Parte 3 - fine
RispondiEliminaCome osserva Furedi, la società contemporanea è una società in perenne crisi di identità, collettiva e individuale. A questa crisi perenne fanno spesso da contrappeso le rivendicazioni identitarie più svariate, confuse e non di rado aggressive: alle istanze rivendicative della identity politics fanno da pendant razzismi e autoritarismi di ritorno, tutti accomunati da un'affannosa ricerca di compensazione per identità carenti.
Alla sostanziale abolizione del passato, dell’autorità conferita a età e conoscenza, fa da corrispettivo l’abolizione della capacità di disegnare un futuro che non sia una tabula rasa, una rappresentazione simbolica della libertas indifferentiae. La catastrofe pedagogica di un’epoca sta tutta tra questi due vuoti, del passato e del futuro. Hegel insegnava come la ragione crescesse superando le limitazioni precedenti, dopo averle vissute e assimilate. La concezione odierna della ragione immagina di potersi risparmiare le limitazioni: se una determinazione può essere superata, allora era da buttare in partenza.
E così facendo procede a immaginare di essere più astuta dell’intera storia del mondo, più saggia di ogni altra società e cultura, cui può fare le pulci mostrandone l’incompatibilità con le preferenze e sensibilità del giorno. Cercare di comprendere è già compromettersi con l’oggetto da comprendere, dunque è meglio abbattere statue, espungere testi, censurare film, compatire tutte le epoche passate, tutte quelle genti che, poverine, non sono informate come noi, qui e ora, dopo le “news”.
E così, siccome ogni costume è un sopruso, ogni credenza un pregiudizio, ogni tradizione è oppressione, ogni ragione una violenza, allora il nuovo orizzonte delle future libertà finisce per lasciare spazio solo a chi, senza compromettersi con costumi, credenze e ragioni, si limita a esercitare con brutale efficienza il proprio nudo potere, fìsico, militare, economico, che, non avendo bisogno di approvazione, può dispiegarsi senza ostacoli.
Furedi al Goofy! :-) Sarebbe apprezzato da Elisabetta Frezza (in effetti diversi passaggi potrebbero sembrare scritti da lei).
EliminaDomani cadrà l'anniversario del referendum sulla "Brexit": 23 giugno 2016. Se fate una ricerca su Internet trovate solo articoli che dicono che in GB si sono "pentiti" della scelta.
RispondiEliminaNessun articolo porta, a supporto di questo "sentiment", uno straccio di grafico con i dati che danno ragione o torto a questa "perceffione", come fa il Prof.
Per quanto riguarda automazione e AI: non mi sembra ci sia una contraddizione tra quanto ti ha scritto l'amico imprenditore e quanto rilevato dal coautore sul powerpointificio. Le grandi aziende stanno internalizzando (cioè scaricando sui dipendenti) una serie di lavori/mansioni/progetti (chiamiamoli come ci pare) che fino a ieri venivano gestite da agenzie di consulenza o marketing, il tutto in un'ottica di riduzione dei costi. Può sembrare un fenomeno di nicchia, ma nelle grandi città come Milano, Roma o Bologna, dove si lavora tanto nei servizi e non solo in fabbrica, credo che lascerà un'impronta notevole nei prossimi anni. Le due cose stanno andando e andranno di pari passo, e forse prima dell'umanoide in casa qualcuno si troverà l'au pair laureata in gender studies, con 5 anni di esperienza in Deloitte che ha perso il lavoro.
RispondiEliminaC'è poi da dire che non tutte le PMI sono uguali, e qui mi sorge sinceramente il sospetto che il livello dell'imprenditore medio con cui ti rapporti non sia esemplificativo della categoria nel suo complesso: da me di robot non ce ne sono, le linee di produzione hanno acciacchi quotidiani, e nel mio ufficio hanno scelto di assumere due barbarancini perché TUTTI i candidati italiani che hanno mandato CV avevano RAL uguali o superiori alla mia. Lo so per certo perché ho partecipato alle selezioni la prima volta (al secondo giro ho detto passo).
Potresti dirmi: "cambia azienda!", ma in questo momento non posso farlo.
Certo, siamo nel mezzo di una guerra tra poveri e lungi da me puntare il dito contro l'imprenditore, che spesso si barcamena tra mille difficoltà, tacciandolo di essere il grande capitalista e padroneh che non è, ma questo non significa che non sia un certo grado di miopia da parte delle imprese: pur di non dare 10K l'anno in più a qualcuno che ha le competenze e l'esperienza per evitare e risolvere problemi, si preferisce risparmiarne e dover poi fare i conti con i limiti (anche culturali e intellettuali) di persone non altrettanto preparate, che generano comunque un costo indiretto non solo sull'azienda (meno produttività, meno capacità di risoluzione dei problemi, meno competenze) ma anche sulla collettività (tralasciando le ovvie considerazioni sul welfare, alla fine siamo becchi e bastonati non solo perché spingono al ribasso i salari, sottraendo lavoro agli autoctoni, ma anche perché probabilmente, un giorno, se ne torneranno al proprio paese, dopo aver appreso un certo know-how dall'alloctono sottopagato di turno!).
Detto ciò, il toro per le corna chi lo piglia?
Perché, fermo restando che il narcisismo dell'elettore esiste ed è un problema, di certe cose bisogna parlare di più e in termini diversi, come giustamente hai sottolineato, altrimenti le persone nun capischeno se chi vorrebbero votare è consapevole della loro prospettiva sul problema oppure no. In questo senso mi associo all'uso dell'avverbio "finalmente" da parte di Tommaso per evidenziare la sensazione che provo da cittadina. Intanto, grazie per questo post e per l'opportunità che continui a darci di esprimerci e dibattere, tutt'altro che scontata.
Ps. Non esistono (più) defensible positions.
Ovviamente c'è un refuso alla fine del terzo paragrafo: non alloctono, ma autoctono sottopagato.
EliminaOk, allora venitemi a prendere a Minco d'Adamo, vi aspetto con Rex!
EliminaBisognerebbe capire da chi dobbiamo difenderci. Se il problema è l'abbronzato schizzato o dormiente, o chi ce lo ha mandato, o chi ha creato le condizioni perché qualcuno ce lo mandasse. La classe politica italiana si divide in due: una parte (maggioritaria) è incapace di ammettere l'esistenza del problema, l'altra (Vannacci) è incapace di risolverlo. Per chi voterà un elettorato cui siamo ancora grati per averci traghettato a vele spiegate nell'euro (non nel senso che lo abbia "votato", ma nel senso che ancora sostiene largamente il partito che è stato artefice e beneficiario dell'operazione: cosa questa incredibile e unica nel panorama europeo)?
Per quel che riguarda l'evoluzione del mercato del lavoro, sì, può anche darsi che le cose vadano come dici tu, e che prima dei barbaranci si troveranno a spasso altri autoctoni. Io non ravvisavo alcuna contraddizione: ne facevo un problema di scansioni temporali e evidenziavo che socialmente mi preoccupa di più il barbarancio che non il chaddino sostituito. Dato il tono dei commenti tuoi e di quell'altro penso che su questo saremo d'accordo, no!?
Poi sì, sono d'accordo con te: lo short-termism impera, e non è però imputabile sic et simpliciter a #aaaaabolidiga (e non ne faccio una questione di difesa corporativa, credimi...). Concordo anche col fatto che gli imprenditori in cui mi imbatto non necessariamente sono significativi in senso statistico. Bisognerebbe anche entrare nello specifico, vedere di che settori stiamo parlando, di che dimensioni aziendali, ecc.
Noi qui abbiamo costruito qualcosa, non si sa bene che cosa sia, qualcuno ha anche provato a studiarla e definirla, non si sa a che cosa potrebbe servire, ma una cosa la sappiamo: dovrebbe essere servita a farci capire che la bella idea che la Verità vi renderà liberi e che la consapevolezza vi darà gli strumenti per difendervi è naufragata tempo addietro.
Non preoccuparti per i refusi. Mentre qui vi divertite, sto correggendo le bozze del nuovo Tramonto (nel senso che sto rendendo leggibile il vecchio) e non mancano le soddisfazioni...
EliminaScusate, prima che ci addentriamo ulteriormente nell'utile esercizio di contare le foglie di una foresta in fiamme (selfcit.), perché non mi dite che cosa c'è secondo voi al termine di questa infinita corsa al ribasso?
RispondiEliminaSecondo me la possibilità che al termine si arrivi a una guerra civile esiste. Rispetto agli altri grandi paesi europei, forse siamo storicamente meno propensi alle rivoluzioni, ma più propensi alle guerre civili. E il giorno dopo ci saranno ovviamente 56.000.000 di vincitori e nessuno sconfitto.
EliminaLa considerazione più triste è che mi auguro che finisca così, perché l'alternativa sarebbe peggiore.
Forse sarò troppo pessimista, ma temo che tra qualche anno potrebbe affermarsi in Italia un governo autoritario. La marcia su Roma è arrivata dopo un crescendo di violenze sociali e, dunque, la stessa cosa potrebbe accadere in futuro, preceduta questa volta da una escalation di violenze tra autoctoni e alloctoni. Ho sempre pensato che il fatto che il sistema attacchi a testa bassa la lega fosse pericoloso anche perché poi il malcontento si canalizza verso soggetti politici di destra assai più radicale (e preciso che a mio parere anche Vannacci non è abbastanza radicale per arrivare allo scontro violento). Dunque temo che, se tutti andranno avanti ancora un po' di anni ad attaccare la lega (e Vannacci) col dagli al fascista, e se gli alloctoni violenti saranno lasciati liberi di fare il comodo loro con le più diverse scuse umanitarie, assisteremo prima a sempre più estesi scontri sociali su base etnica e poi finisce o che dei nuovi fascisti (italiani) potrebbero davvero tornare oppure che, specie viste le percentuali di giovani delle due parti in conflitto, l'autoritarismo del futuro potrebbe anche tentare di issare il vessillo della mezzaluna invece del littorio. In questo scenario, dunque, giocherebbe un ruolo essenziale, in caso di scontri diffusi, la posizione delle forze di polizia e dei militari, che, alla fine dei conti, sono i veri depositari dell'uso della vera forza delle armi quando salta il tappo della convivenza civile.
EliminaA schifio. Ma prima di noi ci arriveranno altri e noi dovremo solo accodarci.
EliminaSul resto concordo e l'ho detto, guerre civili ex Patto che andranno a chiedere l'elemosina a Russia e Cina.
Ma no, niente schifio, e aggiungerei: purtroppo. Se in questi ultimi maledetti 15 anni siamo stati messi sotto i piedi in tutti i modi possibili e immaginabili, si può sperare ancora che succeda qualcosa di tremendo e risolutivo? Diciamo che strada facendo s'è avuta almeno la soddisfazione di veder rappresentata davanti al “popolo italiano” la verità, soprattutto per la folgorazione sulla strada di Damasco di Salvini. Dio gliene renderà merito. Tutti gli altri ci hanno fatto il sangue marcio, perché la verità disturbava evidentemente. Così ecco la sequenza iperbolica d'esorcismi: Grillo-Meloni-Vanacci, con tanto di propaganda televisiva serratissima sulle presunte “rivolte giacobine”, poi “rivoluzioni culturali di popolo”, e ora magari “guerre contro il nemico straniero”. Il vero oppositore resta sempre uno solo, e dopo Vannacci, seppure fosse lo stesso Hitler a tornasse su dall'Orco, sarebbero già pronti a far finta di scandalizzarsi della invocata “guerra civile contro le SA”, tutti i santissimi giorni, per le solite 3 o 4 ore di fila; il gioco è quello.
EliminaCerto però che, se si poteva contar poco sugli imprenditori de sinistra, e poi su quelli con le stelle degli sceriffi americani, la fiammata d'amore dei più avveduti per le bionde è stata sorprendente; forse complice qualche astuta controdelocalizzazione momentanea; così ecco che, essendo finito il contentino, per ragioni qui previste e profetizzate da sempre, nell'immediato futuro, saranno disponibili ad essere fieri per il ritrovato rutilante spirito nazionale, così ben sponsorizzato.
Del resto che l'impresa del Prof.-Sen.-On.-Granduff.-Lupman fosse disperata lo si intuiva fin dall'inizio.
Il medioevo
EliminaUn nuovo feudalesimo: guerre commerciali che diventano militari; perdita della fiducia delle persone; crollo dei commerci e del valore della moneta.
EliminaSi potrebbe ritornare da popolo democratico a servi della gleba che per protezione offrono il loro lavoro al castello fortificato del signorotto (più o meno politicizzato) più vicino a loro; che li può, bene o male, proteggere dalle invasioni barbariche.
Proverò a suggerire al sindaco di togliere l'asfalto sotto le porte delle mura di accesso alla città: così in caso di bisogno le potrà richiudere ...
tra l'italia e le democrazie sudamericane la transizione, verso cui la UE ci sta spingendo, impiegherà un paio di lustri al massimo; se dovessi esprimermi direi a metà tra l'uruguay e la colombia
EliminaFinirà come Lei ci ha sempre detto: con una esplosione di violenza aka guerra.
EliminaPerò non sono del tutto sicuro che avverrà qui in Europa nonostante il corrente scontro Russo-Ucraino.
Non so, ma gli USA mi sembrano più promettenti per una guerra civile...
Anch'io ho pensato alla defensible position ma grossomodo in Italia c'è un installazione militare meritevole di essere attaccata ( anche con armi nucleari) muovendosi ogni circa 100km dal punto in cui ci si trova...forse anche meno
Interessante la tua definizione del perimetro di una ipotetica “defensible position”. Mark Blyth allude all’impossibilità delle élite di difendersi dalla furia della classe media impoverita, Elu Ei all’impossibilità del cittadino (aka IO) di sottrarsi al gesto omicida dell’abbronzato sclerato o radicalizzato, tu all’impossibilità di risiedere a distanza di sicurezza da obiettivi militari.
EliminaSono tre declinazioni non convincenti di una frase incisiva ma vuota.
Blyth ignora che siccome “no one lives in a counterfactual” nessuno prenderà i forconi perché nessuno percepisce quello che gli è stato fatto. D’altra parte, qui lo sappiamo: il grafico della vergogna è stato capito solo da una persona che, peraltro, appartiene all’élite!
Elu Ei non la mette come conflitto di classe (non sia mai!) ma come scaramuccia di civiltà, e lì però secondo me la battaglia è persa da quando Pasolini la vide persa, e rispetto a questo, ad esempio, il fatto che fra i lavori che gli italiani non vogliono più fare ci sia il parroco, mentre fra quello che gli importato vogliono fare ci sia l’imam, ha un discreto impatto (e la colpa non è dell’imam, che riempie un vuoto, ma di chi il vuoto lo ha creato).
Tu la metti sul piano militare, che forse è il più inoppugnabile.
Io la metterei sul piano economico: la defensible position è come la banconota da un dollaro dello studente di Chicago: se ci fosse veramente, qualcuno l’avrebbe già presa.
Per capire chi ha ragione basta guardarsi intorno e/o aspettare. A Pizzoferrato, però, ti difendi almeno dal caldo!
Magari prima ne hanno fatte, di cieca violenza, prima di assumere la posizione eretta... ma da 50k anni a questa parte i popoli non hanno MAI fatto rivoluzioni. Sempre e solo fatto casini spinti dal pastore di turno.(che da Cromwell in poi è diventato occulto) come nel 1789 quando nessun francese capì perché mandò alla forca Luigi XIV e per conto di chi, come nessun ebreo capi perché mandò alla forca nostro Signore Gesù Cristo (mitologia che rappresenta uno dei momenti centrali di uno dei più grandi testi di Antropologia Sociale mai scritti. Ed il meno capito).
EliminaCome dopo il Monte Sinai anche il popolo ebreo visse il suo shit happens moment, come il popolo francese a cominciare dalla Vandea e proseguendo nel regime del terrore visse il suo shit happens moment, ugualmente i “nuovi italiani” vivranno il loro shit happens moment.
We are all expendables! (peccato non si senta l'accento altrimenti capireste chi).
In merito al numero delle vittime di guerra, la grandissima parte di quelle italiane sono avvenute sul campo di battaglia 350mila ca. La gran parte dei quali (100k) in Russia, Paese vero obiettivo finale di tutto il casino messo in piedi per procura di Hitler, il vero obiettivo finale del c.d. “The Great Game” iniziato nel 1789 , l’acquario in cui ancora nuotiamo. Noi come gli USA.
Il resto sono una decina di migliaia di morti per i bombardamenti anglo-americani (psy-op funzionale più a fissare nella mente del popolo chi furono i responsabili che li condussero a quello ed a votare per vendetta qualcun altro), altri 15k morti per rappresaglie in seguito alle gajarde intemerate dal valore tattico zero dei cosiddetti Partigiani (che in seguito matureranno quel credito politico che porterà persino il mio dettatore vocale ad usare la P maiuscola) altre decine di migliaia non chiaramente definite vittime degli stessi partigiani per motivi di politici, o di ripicca personale…
Il resto sono dispettucci di montagna conseguenza dell'indole nordica.
Tutto questo per dire che non ci si deve preoccupare In fondo della distanza da una base militare. Non mi ci preoccupo io che vivo a 15 km linea d’aria dal 32° stormo ;)
Mi preoccuperei molto di più per il campo di battaglia che svilupperanno nelle grandi città, come già sta avvenendo in molte grandi città in giro per l'Europa, ed il cui esercito il Sistema protegge finanche se si sentono verbalmente offesi da un passante che è stato appena da loro accoltellato.
Tranquilli su Blyth, le élite quelle vere sanno e possono difendersi. La furia del popolo la scateneranno nei confronti della classe media, come sempre. E non intendo il popolo italiano, che non prenderà i forconi non solo perché è stato privato da decenni nelle patrie scuole dell'abitudine alla disciplina ed al sacrificio necessari per imparare qualsiasi cosa e dunque delle abilità logiche per comprendere il grafico, ma perché ormai avvezzo più agli spritz e ai capelli viola che alla guerriglia, ma intendo quelli nuovi, che hanno tutt'altra indole e che non hanno nulla da perdere e tutto da guadagnare.
OFF TOPIC: nel Borgo che non nomino ho partecipato ieri ad una tavola rotonda sulla riqualificazione del patrimonio edilizio al fine di accogliere e sovvenzionare in vari modi emigranti di ritorno e non solo… allo scopo di ripopolare.
La speranza è sempre quella che, come di solito avviene, pagate le parcelle a promotori e tecnici, finisca tutto nel nulla.
Ma quel perché preoccupa è l'iniziativa che è lasciata nelle mani di gente totalmente ignara dei processi globali, iniziative di scala micro ma che moltiplicato per 10.000, ha un effetto enorme a livello nazionale.
È tutto tremendamente avvilente. Ancor più perché prendere la parola per esprimersi in una lingua a loro incomprensibile (la lingua del Dibattito) non ha molto senso. Sono quegli attimi in cui mi associo a chi non vede altra via alla devastazione intellettuale che la devastazione tout-court per poter un minimo risalire.
Tralascio i discorsi gaudenti sui nordeuropei che acquistano le nostre case e sul turismo nostro petrolio.
"Non so, ma gli USA mi sembrano più promettenti per una guerra civile..."
EliminaIn effetti gli USA sono oggi una società molto "fratturata" - e parte della risposta a ciò è stata l'elezione di Trump. Però lo sono forse in maniera organica da sempre, quindi magari sono in un certo senso abituati.
Forse ciò che li salva da una guerra civile è il loro federalismo molto spinto, unito a una altissima mobilità individuale: il Repubblicano in Texas e il Democratico in California vivono praticamente in due Paesi diversi, e non hanno necessità di interagire - e quindi di scannarsi a vicenda.
Inoltre dal punto di vista economico, gli anglosassoni mi sembrano molto più pragmatici, in particolare rispetto ai tedeschi che ora comandano in UE: se necessario per i loro interessi del momento (incluso il perseguimento della pace sociale in tempi di crisi), passano da un paradigma economico all'altro senza "fisime". Mi pare che lo abbiamo visto più volte nell'ultimo secolo.
E' di questi giorni un'interessante intervista di Steven Bartlett a J.D. Vance in cui quest'ultimo fa balenare l'ipotesi che se c'è il rischio che l'IA dovesse portare a disoccupazione di massa non riassorbibile e a ulteriore concentrazione di ricchezza verso l'alto, gli Stati Uniti dovrebbero pensare a una sorta di fondo sovrano, in modo che anche lo Stato compartecipi ai profitti di quelle aziende.
I miei sono solo pensieri buttati lì, potrei benissimo sbagliarmi e forse la guerra civile davvero comincerà negli USA!
Ecco una versione che addolcisce i toni e la polemica, ma conserva le immagini ironiche come hai richiesto:
Elimina"Secondo me stiamo perdendo il filo, e vorrei provare a chiarire il mio punto di vista in modo diretto, senza troppi giri di parole.
1. Il mio timore non è il matto di turno, ma il progetto di 'Stati Uniti d'Europa' che descrivevi nel video 'Deficit - Il punto sull'Europa': un modello che, come l'Australia, si costruisce azzerando persone, lingue e culture e importando coloni e galeotti. Ciò che rende questo risultato inevitabile, però, non è l'euro o la costituzione, ma certi meccanismi senza ritorno - sostituzione etnica, partito degli immigrati, cittadinanza regalata in massa (formale o peggio sostanziale). E ammetto che certe uscite un po' nichiliste, come quelle da Nonno di Heidi che fa il cacio sui monti, o certi atteggiamenti da 'stoico senechiano', mi sembrano più un modo per tirarsi su il morale che una reale analisi della situazione.
2. Sul tema del razzismo e della xenofobia, credo che il dibattito sia rimasto fermo al 2015; in quel video dire "i veri razzisti sono loro" aveva ancora un senso. Oggi, però, le accuse di razzismo vengono sprecate con tale leggerezza che finiscono per non voler dire più nulla. Ci sono dei padroni delle parole, non siamo noi, e per loro siamo razzisti tutti: io, te, i nostri padri e nonni. Personalmente, so di avere un istinto tribale, so che è sano, ma cerco di tenerlo a bada comportandomi con educazione e rispetto verso tutti, compresi gli 'n-parola' – e qui intendo i napoletani – a meno che non ci siano validi motivi per fare diversamente. Questa è la mia bussola, per quel che vale.
3. Quanto al conflitto di classe, ancora una volta usiamo una categoria del nemico. La questione è intersezionale: certo, ci sono i soliti noti – grandi fondi, giornali, sindacati – ma anche altre figure mitologiche come i 'barbaranci', le 'cumcette' fra cui la magistrata 'Imma Terronanni', i 'cacciavitari', i ristoratori della 'carbocrema', i 'casadenonnari'. Sono tutti miei nemici, sono tanti e certo un po' scoraggia. Ma rappresentano davvero una classe? A me sembra piuttosto un fronte interclassista di gente che vuole vivere di rendita, aiutata da una lunga teoria di ingenui, contrapposta a tutti gli altri. Noi però abbiamo un certo spirito di sopravvivenza. Questo non è poco."
Refuso: ovviam Luigi XVI
Elimina@Elu ei Ma è un commento scritto dall'IA?
Elimina@Murmur ho chiesto a Deepseek (IA cinese) di censurarmi.
EliminaPizzoferrato dista 98 km dall'installazione radar FADR (fixed air defence Radar) di San Giovanni Teatino :-))))
EliminaOra, nell'improbabile eventualità che qualcuno sganci qualche Kilotone sull'Abbruzzo, mi sento di rivalutare la battuta di Mark Blyth (ovviamente conoscevo l'intervento del prof. Blyth grazie al blog).
Quello che Lei dice circa la "coscienza di classe" è senz'altro vero qui in Italia e forse in Europa. Sembra che possano farci di tutto senza temere reazione.
Negli USA, mi limito ad osservare che qualche testa surriscaldata c'è stata. I fatti di Minneapolis, Capitol Hill, Luigi Mangione, e forse qualche altro episodio che non conosco.
L'ampia disponibilità di armi, alcuni elementi storici e culturali mi sembrano altri ingredienti interessanti.
Ovviamente la mia è solo una lettura istintiva, non conosco
la società e la realtà Americana cosi bene da poter fare un'analisi approfondita.
Non penso che si possa parlare di una fine, ma di un continuo ciclo di guerre al ribasso ->concentrazioni di ricchezza e potere-> rivolte per ribilanciare il sistema. Rinse and repeat.
EliminaMi pare che si sia creato un ciclo chiuso con al centro il profitto fine a se stesso. Forse il punto di caduta sarà il ritorno alla schiavitù!
@ThrowingSabot
Elimina"Pizzoferrato dista 98 km dall'installazione radar FADR (fixed air defence Radar) di San Giovanni Teatino :-))))"
La smette di scrivere lievi imprecisioni (diz. Goofy: minchiate) romanzate please?
O, in termini meno diretti: "ma lei che ne sa?" (Cit.)
Se dormo tranquillo a 15 Km da svariate decine di F-35 caricabili ad atomiche un motivo c'è.
La Provincia di Foggia aveva circa una cinquantina tra aeroporti e Campi di volo militari, che ancora oggi con Google Earth riuscirebbe a vedere tra i campi coltivati. Ci volava anche mio zio capt. Saverio Tedesco pluripremiato pilota bombardieri B-25 che partivano per le operazioni sul fronte balcanico e mediterraneo.
Era il noto "Foggia Airfield Complex" sul quale sono stati scritti non pochi libri. Nelle vicinanze c'era abbondanza di centri abitati e nessuno di essi è stato bombardato.
Foggia fu bombardata per motivi psicologici, così come Napoli. Quel paio di fabbrichette di munizioni erano fuori città. Il resto fu per terrorizzare la popolazione.
@Sandro
RispondiEliminaEsatto!!! Lucido e sintetico riassunto.
L’acqua stagnate, e sempre più puzzolente.
Con qualcuno qui e là che, inavvertito dai contemporanei, risolve qualche particolare specifica equazione di secondo grado senza riuscire a trovare la formula generale, mentre gli altri lo ignorano nel migliore dei casi, o magari lo considerano pazzo, o posseduto dai demoni e da abbruciare: “appicciate lo foco”.
Per medioevo intendo la classificazione sociale in caste.
EliminaI banchieri attraverso il monopolio della Moneta decidono chi avrà credito e perché. Decidono già ora il modello di sviluppo, e quindi chi produce e cosa.
Lo Stato, e cioè il debito pubblico è l'unica cosa di tutti che è rimasta.
Il resto sarà proprietà di pochi, nei nuovi Castelli 2.0 , inarrivabili e irraggiungibili.
L'ordine pubblico appaltato a militari/polizia privata etc etc...
Qui tutte cose dette e ridette.
Non è in fondo la stessa storia della democrazia senza demos? Intendo dire, mi sembra che la piena occupazione sia impraticabile, senza un popolo che si riconosca in quanto tale davanti alle sue istituzioni. Graeber ne ha parlato molto bene, nel caso estremo della schiavitù, ma la differenza mi pare quantitativa più che qualitativa.
RispondiElimina[magari ripeto cose già dette, ammetto di non aver letto tutti i commenti, sono arrivato tardi. Chiedo venia.]
33. Il declino economico dell’Italia
RispondiEliminaIl problema del declino economico dell’Italia è più complesso di quello del declino spagnolo. A partire dal Trecento la decadenza dell’ordinamento comunale e l’instaurarsi delle Signorie avevano comportato un deciso deterioramento della vita sociale: le masse si sentirono sempre più alienate dall’amministrazione pubblica e discriminazioni sociali vennero sempre più a favorire le aderenze politiche e la tradizione familiare invece che l’intraprendenza ed il merito. Le attività artigianali e mercantili avevano cominciato ad essere considerate come occupazioni volgari che relegavano chi le esercitava negli strati più bassi della società. Tuttavia per quanto chiaramente delineate e per quanto progressivamente più avvertite queste tendenze non avevano ancora assunto un peso predominante.
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Alla fine del Quattrocento, a ragion veduta e con piena cognizione di causa, Francesco Guicciardini poteva ancora scrivere:
Non haveva giamai sentita Italia tanta prosperità né provato stato tanto desiderabile quanto era quello nel quale sicuramente si riposava l’anno della salute christiana 1490 et gli anni che a quello et prima et poi furono congiunti. Perché ridotta tutta in somma pace et tranquillità, cultivata non meno ne’ luoghi più montuosi et più sterili che nelle pianure et regioni sue più fertili, non solo era abbondantissima d’habitatori et di ricchezze ma illustrata sommamente dalla magnificentia di molti Principi, dallo splendore di molte nobilissime et bellissime città, dalla sedia et maestà della religione, fioriva di huomini prestantissimi nell’amministratione delle cose pubbliche et d’ingegni molto nobili in tutte le scientie et in qualunque arte preclara et industriosa.
Questa la rosea situazione sul finire del Quattrocento. Poi, d’improvviso, tra il 1494 ed il 1538 sull’Italia si abbatterono i cavalieri dell’Apocalisse. Il Paese divenne campo di battaglia di un conflitto internazionale che coinvolse Spagnoli, Francesi e Germanici. Con la guerra vennero le carestie, le epidemie, le distruzioni del capitale e le interruzioni dei traffici.
Carlo M. Cipolla «Storia economica dell’Europa pre-industriale» - © 1974 Società Editrice il Mulino - Bologna
Pagina 255
Ho letto e amato anch’io quel libro. Tuttavia questa spiegazione mi suona un po’ vuota. Tutta colpa di Ludovico il Moro?
EliminaDi sicuro. Come vede Prof. io posto solo pagine lette. Se poi qualcuno le leggerà a sua volta, vorrà dire che avrò trasmesso qualcosa, ma non ho la presunzione che gli potranno essere utili. Siamo come dei seminatori della parabola: dipende da dov crescono i semi.
EliminaL'importante è far pensare la gente, invece che farle comprare cibi "precotti" al supermarket dell'informazione mainstream. Credo che sia quello che Lei ha sempre voluto fare quì: insegnare ad apprendere dai "fatti". Buon lavoro.
Se Ludovico il Moro viene in Italia per lavorare e paga le tasse allora è mio fratello!
Elimina"...perché in effetti il problema di cui noi patiamo, cioè la deflazione salariale competitiva (oggi lo si può dire perché lo dice Draghi), è creato più dai primi, cioè dai lavoratori, che dai secondi, cioè dai delinquenti."
RispondiEliminaBrillante riflessione, ogni tanto ti ricordi di quel che fosti. Mi è sembrato opportuno discuterla in un video.
Diario personale 132 - La schiavitù in Italia
Non solo umanoidi, abbiamo progettato anche POLIPOIDI (ma non si mangiano).
RispondiEliminaAmmetto di essere biased dopo anni spesi nella (poco) onesta professione della consulenza, ma sono a segnalare alla community che il mare di documenti (word) che girano fatti con claude sono o monnezza o peggio, e le tavole (powerpoint) si classificano leggermente al di sotto del rifiuto tossico non riciclabile.
RispondiEliminaMiglioreranno senza dubbio alcuno, ma allo stato non sono competitive, e in ogni caso la figura del consulente si adatterà secondo ben nota similitudine con animali ad alta adattabilità e capacità di sopravvivenza ad un olocausto nucleare.
Er palla dorma sonni tranquilli, almeno nelle poche ore che gli lascia la professione. :D
Mah. Per me la vera radice del problema non è economica, ma culturale(o ideologica, per la precisione).
RispondiEliminaPenso che dovremmo chiedere a tutti i coinvolti una domanda abbastanza basilare : Perchè fai impresa/Perchè lavori ?
A me pare evidente che siamo mentalmente intrappolati in un sistema di idee che porta inevitabilmente ai risultati che ha elencato e per quanto io pensi che il vostro lavoro sia inestimabile e che le soluzioni proposte siano quelle giuste, con il tempo (e con il cambio della guardia) torneremo inevitabilmente a rivivere gli stessi problemi.
Penso che dovremmo affiancare alla azione sulle leve economiche anche una di propaganda culturale/ideologica, dove si presenti una visione alternativa. Per iniziare io penso che dovremmo vedere il profitto come una semplice conseguenza per quello che dovrebbe essere il vero fulcro di ogni tipo di attività: Il fornire la risposta a un bisogno per favorire la diffusione del benessere.
Andrea, nel blog c'è un percorso, prova a farlo.
EliminaIl punto di vista di Mattarella sull'ART. 1 della costituzione. Direi condivisibile.
RispondiEliminaIl punto di vista di Draghi (cit. discorso 16 aprile 2024 LA HULPE) "abbiamo perseguito una strategia deliberata volta a ridurre i costi salariali rispetto agli altri, e combinando ciò con una politica fiscale prociclica, l'effetto netto è stato solo quello di indebolire la nostra domanda interna e minare il nostro rapporto sociale"(dal minuto 3:00 al minuto 3:13)
L'intervista a Mattarella e quel discorso di Draghi sembrano in totale conflitto e configurano un deliberato attacco all'ART 1 della nostra costituzione.