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venerdì 11 marzo 2016

Fukushima vs. Monti (offerta vs. domanda)

Non so se in Italia ve ne parlano, ma qui in Francia insistono molto sul fatto che oggi è il quinto anniversario di Fukushima (che poi sarebbe Tōhoku). In effetti, quando accadde, ero qui. Era il marzo 2011, non avevo ancora aperto questo blog, lavoravo al modello che poi è uscito qui. Fukushima è un classico esempio di shock dal lato dell'offerta: un evento naturale che distrugge capacità produttiva (capitale, cioè porti, impianti industriali, centrali nucleari, strade, per circa 300 miliardi di dollari, pari al 5% del PIL; e lavoro, cioè uomini: circa 16000, più quasi 2600 che nessuno ritroverà mai, più i feriti, ecc.).

Voi sapete come funziona, vero, la legge della domanda e dell'offerta? Se si riduce l'offerta, i prezzi crescono. Una cosa tipo questa:

L'offerta si riduce (la curva si sposta a sinistra, il che significa che a parità di prezzo viene offerta una quantità inferiore di prodotto y), per cui se, data la domanda, l'equilibrio iniziale era raggiunto al prezzo p0, dopo lo shock l'equilibrio viene raggiunto al prezzo p1. In Giappone non è successo esattamente questo, ma qualcosa di simile: la deflazione è passata da -0.7% nel 2010 a -0.3% nel 2011. Se poi questo sia stato effetto dello shock, o di qualcos'altro, sarebbe lungo (e complesso) da appurare.

Quello che è successo al prodotto lo vedete qui:


L'indice del PIL giapponese (verde scuro) era già in lieve recessione. Il punto rosso indica il primo trimestre 2011, e si vede che è stata una bella botta, con effetti anche nel trimestre successivo. Poi, dal terzo trimestre 2011, il rimbalzo. Contemporaneamente, e per altri motivi, in quel trimestre (l'estate della famosa lettera della BCE), il nostro PIL (verde chiaro) comincia a flettere. Nel quarto trimestre (punto nero) arriva Monti.

Monti è un tipico esempio di shock di domanda. Gli economisti normalmente faticano molto a identificare la natura di uno shock: se il PIL diminuisce, potrebbe essere un calo di offerta, ma anche un calo di domanda. In fondo, il PIL sono beni venduti: se poi ne siano stati venduti di meno perché ce n'erano di meno in vetrina, o perché i clienti avevano meno soldi in tasca, questo non è sempre facile da capire. Il movimento dei prezzi aiuta. Ma nel caso di Monti identificare la natura dello shock è facile: l'ha detto lui. Nei modelli dei bravi economisti, incluso lui, quella che si è spostata a sinistra è quindi la curva inclinata negativamente (cioè che scende da sinistra a destra). Insomma, dovrebbe essere successa una cosa simile:

Se a parità di offerta la domanda viene distrutta (ipse dixit), i prezzi scendono (da p0 a p1). In Italia è successo qualcosa di simile? Non proprio. L'inflazione è passata dal 2.9% nel 2011 al 3.3% nel 2012, poi è scesa all'1.3% nel 2013, e poi ve lo ricordate. Ci sarebbe molto da dire, compresa la solita cosa, quella ovvia, cioè che nel mondo non ci sono due sole variabili! Se poi siete offertisti, potreste pensare che in effetti dal 2012 in poi lo shock è stato di offerta: siamo diventati tutti lazzaroni, anzi, più lazzaroni (perché se siete offertisti, disprezzate il vostro paese). Certo, se almeno Monti non avesse confessato, questa interpretazione sarebbe più facile da sostenere...

Quello che mi impressiona, nel tracciato del nostro PIL, è la persistenza dello shock. Quattro anni dopo ancora non ci siamo riavuti. E non è stata una catastrofe naturale.

Una cosa, però, dalla crisi l'abbiamo appresa. Ed è che non sono solo gli shock di offerta (catastrofi, epidemie, guerre) a fare morti. Li fanno anche gli shock di domanda. Solo che ne fanno di più.

43 commenti:

  1. Le riforme strutturali di Monti hanno distrutto la domanda interna, come lui stesso ha rivelato; ma quello che non ho capito, con le riforme di Monti la domanda interna di beni esteri diminuisce o aumenta? Cioè noi continuiamo a comprare da fuori e a creare debito privato oppure abbiamo minor potere d'acquisto sia di prodotti provenienti dall' interno che da quello esterno generando domanda e quindi costo del denaro più alto e costo della merce più alto. Nel primo caso risulteremmo solo più indebitati ma non più poveri di prima, ma nel secondo caso più poveri perchè aumenta la domanda di risorse e quindi aumenta il prezzo... ma il debito prvato diminuisce. Ok credo sia "la seconda che hai detto"...

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    1. Scusate: abbiamo un amico che non ha capito perché Monti ha fatto quello che ha fatto. C'è almeno uno che lo ha capito e glielo spiega, o la chiudiamo qui?

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    2. @Mario, cerca e leggi i post relativi all'elasticità delle importazioni rispetto al reddito.

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    3. Monti ha distrutto la domanda interna ed il reddito, avendo meno capacità di spesa sono calate le importazioni e grazie alla deflazione salariale sono aumentate le esportazioni. Tutto questo per migliorare il saldo estero.

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    4. Ecco. Il punto nodale, che continua a sfuggire a TUTTI gli illustri colleghi, è che Monti ha fatto una manovra keynesiana di aggiustamento dello squilibrio esterno, descritta da TUTTI i manuali di economia internazionale. Non torno sulle motivazioni politiche profonde di questo approccio ma sconsiglierei lezzzzioncine di politica prima di aver letto bene i due libri, più che altro perché il fiato è importante ed è meglio risparmiarlo: la strada è ancora lunga.

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    5. Manovra "keynesiana" tecnicamente significa attraverso aggiustamenti di reddito anziché di prezzi relativi. Per maggior chiarezza, e per evitare il riflesso pavloviano di quelli che "io sono più keynesiano di te", o anche "Keynes bello, Monti brutto" e via dementeggiando. Abbiamo parlato anche di tutto questo. Certo che Monti non è keynesiano... lo so, e non sono disposto a ringraziare chi me lo spiega senza aver prima fatto uno sforzo di approfondimento.

      Scusate se faccio tiro di interdizione, ma comincio ad averne veramente le palle piene.

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    6. oK adesso è più chiaro, grazie!

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    7. @Mario, trovi la risposta nel quarto capitolo di "L'Italia può farcela". In particolare, citando dal paragrafo "la logica degli appellisti":

      "Se tagli di un euro il deficit, è vero che accumuli un euro in meno di debito, ma non è vero che il Pil aumenta: il Pil diminuisce in modo più che proporzionale. Se tagli di un euro la spesa, il Pil diminuisce all’incirca di un euro e mezzo, com’era scritto nei vecchi libri di testo e come si legge nei nuovi studi del Fmi (quanta pazienza ci vuole…). Quindi se parti da 100 euro di debito e 100 di Pil (rapporto: 100%), ti ritrovi con 99 euro di debito e 98,5 euro di Pil (rapporto: 100,5%).
      «Ma quindi il rapporto fra debito e Pil aumenta!»
      Certo, bravo, e allora qual è la prossima domanda?
      «Ma… ma perché l’ha fatto, se diceva che il problema era il debito pubblico? Perché fare politiche che ne avrebbero aumentato l’incidenza sul Pil?»
      Ma lo ha detto lui, anima candida! Certo non alla televisione italiana: alla Cnn. È stato lui ad affermare: «Abbiamo guadagnato competitività distruggendo domanda con le riforme strutturali». Che cosa vuol dire? Vuol dire che se tagli i redditi disponibili (tagliando le retribuzioni o aumentando le tasse) è sì vero che il gettito fiscale diminuisce, quindi il debito pubblico aumenta, soprattutto in rapporto al Pil; ma è anche vero che siccome circolano meno soldi, si consuma di meno e si importa di meno. L’austerità di Monti non ha portato in pareggio i conti pubblici e non ha migliorato la situazione del debito pubblico perché non serviva a quello: ha riportato in pareggio i conti esteri, rassicurando i creditori esteri, perché a questo serviva."

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  2. "Stiamo lavorando per dare una spiegazione a questo fenomeno".
    Si stanno applicando...diamogli tempo che fretta c'è?
    Forse che c'entri la crisi economica e i tagli al Welfare...chissà...

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  3. Ecco i morti ci sono perche gli ospedali si rifiutano di ricoverare le persone malate.......

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  4. Il pil cala e crollano i prezzi. Solo che a livello aggregato non si vede perché ..... aumentano le tasse (per pagare politici venduti che fanno politiche populiste per confondere le menti alle masse e perseguire, da bravi "moderati", l'assurda, strumentale, e deleteria, a livello aggregato, idea che il denaro sia una merce e che debba essere "prodotto" da un monopolista).
    Tradotto: il QE di Draghi non serve che ad alimentare la bolla finanziaria speculativa che non ha niente a che vedere con l'economia reale; o forse, visti gli scarsi effetti sugli indici, a attuare una grande manovra sui debito in vista della denuncia della convenzione di cambio a tasso fisso detta "euro")
    Altro che QE alla BCE doveva essere ordinato di "aprire in 4 anni una filiale permanente sulla luna" è al nostro governo di adottare una politica di vera deducibilità fiscale di certi acquisti (per esempio stabilire che l'acquisto di una casa da una impresa in un dato anno poteva essere dedotta dal reddito al 100% da 1 a 10 anni a scelta dell'acquirente e che per i 10 anni dall'acquisto era esente da imposte sulla casa. Ovviamente se uno la affittata pagava le tasse sul l'affitto). Ma allora poi ...

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  5. Manovra Monti (Distruzione di domanda interna) servita per ridurre deficit bilancia commerciale ITA. Meno soldi in tasca consumatori meno import beni esteri più convenienti in assenza aggiustamenti cambio.

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    1. Magari mettere la risposta sotto la domanda... Perché accontentarsi di qualcosa di meno della perfezione? Comunque sì, la risposta è giusta, e algebricamente la domanda interna (assorbimento) è:

      A = C + G + I

      e in ognuna di queste componenti c'è una parte importata (sia nei consumi C e G che negli investimenti I). Quindi se riduci la domanda interna riduci le importazioni, cosa detta e ridetta fino alla nausea.

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    2. Accidenti, hai ragione!! Eppoi "sometimes form IS substance". A parziale scusante, posso solo dire che digitavo dal telefonino sul treno per l'università di Losanna.

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  6. Caro prof. le segnalo due articoli sul Franco "CFA" ovvero "l'Euro africano"

    The CFA Franc aka The African Euro
    "The CFA franc is used by approximately 14.2 percent of Africa’s population but accounts for little more than 5 percent of Africa’s total economic output. This disparity between population and output should give an idea of the degree to which the CFA franc zone is a consistent economic underperformer. Currency stability is a huge attraction, but this is counteracted by anemic growth and political insecurity. In one or two countries, the bet may pay off."

    Euro, una catastrofe annunciata: il Franco CFA
    "si riscontrano i “soliti noti” problemi noti delle aree valutarie comuni (leggasi ancora una volta: europea), ovvero debiti pubblici non comuni, tassi inflattivi differenti e livelli di sviluppo differenti non compensati che causano squilibri nelle bilance dei pagamenti a causa dell’alto valore per alcuni (o basso per altri) della valuta unica (su questo vi è un’ampia letteratura scientifica a riguardo…), lotta maniacale all’inflazione (anche a scapito degli investimenti e della crescita ... L’unica cosa che ha tenuto a galla questa unione monetaria per quasi 70 anni è il fatto che il Tesoro francese abbia garantito per il franco CFA, quindi i paesi utilizzatori acquisiscono una credibilità che difficilmente avrebbero se fossero lasciati indipendenti (alle condizioni attuali, dopo decenni di impoverimento e di depredazione) ... In conclusione, non avendo garantito la pace, la ricchezza e la stabilità promesse da De Gaulle e colleghi a metà del secolo scorso si può notare come in realtà si è avverato il contrario: guerre, impoverimento e disagi sociali. Guarda caso quello che oggi continuano a ripetere per la zona euro."

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    1. Interessante, ma come sai niente di nuovo per noi. Il mio interesse per la teoria delle aree valutarie ottimali si ravvivò appunto quando sei anni fa andai dai funzionari dei loro ministeri del Tesoro e delle loro Banche centrali a dirgli di stare attenti. Va anche detto che, con buona pace dei follower, le tensioni che quella zona sta subendo ora hanno una causa diretta nel prezzo delle materie prime. Come spiegavo sei anni fa, e come è tuttora valido, la situazione dell zona CFA è molto diversa da quella dell'Eurozona perché il grado di integrazione regionale è basso. In altre parole, quello che ha frantumato noi (i forti disequilibri commerciali intrazona) lì non c'è e non ci può essere. Quindi le analogie vanno viste con un minimo di attenzione.

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  7. Mi sfogo qua perche è qua che ho capito che fine avremmo fatto e che io non mi sarei salvato ossia ero al primo posto della catena alimentare( girare nudo con cartello al collo con su scritto COMMESTIBILE)
    Cosa centra con le morti del post del prof?Mi spiego subito.
    Mia moglie lavora in una clinica privata della provincia di ascoli piceno e da oramai 5 mesi non riceve paga e da ieri ci è stato comunicato che il tribunale ha accettato che la clinica possa entrare a far parte delle aziende che fanno un concordato in bianco.
    Non ne sappiamo ancora molto ma sembra che si debba ancora lavorare gratis per altri 4-6 mesi e poi l" imprenditore con i creditori deciderà che strada è meglio per azienda.
    Ripeto che di questo concordato bianco non ne conoscevo esistenza ma pensare che centinaia di persone continuino a lavorare in pratica gratis per un ANNO mi sembra estremo anche in un contesto di deflazione salariale....forse.
    Il punto è che questa clinica è da anni che è sul baratro e ha una convenzione con lo stato per ricevere ricoveri provenienti dal pronto soccorso di malati cronici o acuti, ossia quelli che stanno peggio e l" ospedale civile non li vuole perche gli alza il tasso di mortalità.
    Ora io che non sono nel campo mi chiedevo, viste le condizioni della clinica che mi descriveva mia moglie, se un contesto in cui i medicinali mancano la fornitura degli alimenti è scarsa e di pessima qualità, dove le sale operatorie e gli strumenti vengono sterilizzati con metodi alternativi,dove mancano le garze per le ferite da decubito e medicinali annessi, dove mancano i guanti e se li vuoi e non vuoi sporcarti di merda te li devi comprare e uguale per le divise.
    Insomma un ospedale che non sembra un ospedale visto da dentro ma che è un ospedale per tutti gli altri.
    Mortalità uno al giorno circa.
    OK son casi oramai incurabili e di difficile soluzione ma dal mio umile punto di vista tutti erano a conoscenza e tutti sapevano e erano e sono coscienti che se ci scappa il morto tra i tanti nessuno lo nota.
    Premesso che qui stiamo parlando di un bancarottiero seriale, uno di quelli che dove passa lui vedi l" erba bruciata dal molise fino alla provincia di ascoli.
    Chiaramente sempre ammanicato con politici e vescovi( e già) oltre che con ottimi avvocati e commercialisti.
    Ora associare il dato del 2015 delle morti in italia con la situazione in cui vertono alcuni ospedali potrebbe essere azzardato ma dal mio punto di vista se ci annetto la scarsità di soldi per curarsi e per fare prevenzione magari una mezza spiegazione la ottengo.
    Forse......come sempre.

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  8. Prof, ha scritto che Monti è stato un caso di shock di "demanda".... Il dito stava scrivendo da solo "demenza" magari...

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    1. Scusa. Qui in Francia francesizzo! Ho corretto.

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  9. Secondo Lolli a Omnibus ora il problema non è più la Cina ma diggggitalizzazzzione. Che l'aumento dei morti sia dovuto a folgorazioni?

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    1. Credo che il signor The max abbia avuto un piccolo refuso, non c'era Claudio Lolli nell' ultima puntata di omnibus ma un certo "Lodi" o qualcuno con un nome simile a parlare "del digitale"

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  10. Quando finisce l'euro e viene meno la mobilità di capitali sarà ancora possibile tradare su forex, borse estere e relativi indici?

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    1. La domanda mi lascia perplesso per due motivi. Il primo è che non esiste una relazione tale per cui il ripristino della flessibilità dei cambi implichi l'abolizione dei movimenti di capitali. In effetti, l'economia internazionale stabilisce l'incompatibilità fra tre regimi: quello di autonomia della politica monetaria, quello di cambio fisso, e quello di perfetta mobilità dei capitali. Se lasci il cambio flessibile, puoi avere politica monetaria autonoma (cioè determinare il tuo tasso di interesse) e mobilità dei capitali.

      Il secondo è che quando finisce l'euro ci sarà una ventina di valute nazionali in più, e quindi le opportunità di trading sul forex, per definizione.

      Ma forse non ho capito la domanda.

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    2. Quello che mi preoccupa è l'applicazione di limiti ai movimenti internazionali di capitale (uno dei passi auspicati anche da lei nello scenario post euro). Il trading sul forex, come anche quello su indici, derivati e titoli di borse estere non viene considerato alla stregua di movimento internazionale di capitali? Di fatto se con le mie lire acquisto marchi esporto valuta nazionale ed importo valuta estera mettendo in essere un passaggio di capitale transfrontaliero. Stessa cosa se acquisto futures sul Dax o sul Nasdaq o su una qualsiasi commodity prezzata in dollari. Sbaglio?

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    3. No, ma nessuno (tanto meno me) prospetta scenari di autarchia finanziaria, mentre ormai tutti concordano nella necessità di regolamentare questi movimenti, che non significa abolirli.

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    4. E proprio questo che sto cercando di capire: cosa significa regolamentare.
      Significa (anche) rendere più 'difficoltose' e quindi costose le transazioni internazionali?
      L'unico strumento che conosco per regolamentare i movimenti internazionali di capitale è la Tobin tax, tassa che decima il transato intraday tagliandone in maniera pesante le opportunità di guadagno. Visto che lo scopo è quello di ridurre l'elefantiasi finanziaria che affligge l'economia, immagino che anche altri strumenti di regolamentazione, perseguendo lo stesso scopo, portino agli stessi danni collaterali: la fine del trading intraday internazionale su titoli, derivati e valute; di base fine del trading speculativo e transazioni valutarie solo a servizio del commercio. È una lettura corretta?
      Grazie per la sua attenzione.

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  11. Questa mattina dal fornaio quattro pensionati:"Se uno vuole qualche lavoro da fare lo trova". Spero che al più presto quei quattro finiscano nella statistica citata dal Professore in fondo all'articolo.

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    1. Non forziamo la mano al Delegato (io sono un manager, quindi delego). Guarda piuttosto il bicchiere mezzo pieno. Hai avuto la conferma del fatto che i discorsi di tanti miei colleghi sulla flessibilità del mercato del lavoro sono i classici "discorsi da pensionati"!

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    2. A parte che la cosa mi tocca anche personalmente perché sono 5 mesi che sono disoccupato, ma il rispetto verso chi la fa finita perché non trova lavoro niente? Comincio ad inneggiare all'arrivo della troika anche in Italia così a questa gente passa la voglia di dire delle stronzate.

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    3. Amico, temo che non capirebbero lo stesso...

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  12. "Monti è un tipico esempio di shock di domanda. Gli economisti normalmente faticano molto a identificare la natura di uno shock: se il PIL diminuisce, potrebbe essere un calo di offerta, ma anche un calo di domanda. In fondo, il PIL sono beni venduti: se poi ne siano stati venduti di meno perché ce n'erano di meno in vetrina, o perché i clienti avevani meno soldi in tasca, questo non è sempre facile da capire."

    Ferma un attimo.
    Se il PIL diminuisce, NON potrebbe essere un calo di offerta, ma anche è solo un calo di domanda.
    Abbiamo sempre detto che il barista più bravo è quello che VENDE più caffè, non quello che FA più caffè. Proprio perché le imprese producono ciò che possono vendere e non producono ciò che non possono vendere.
    Insomma, siamo lontani dagli anni '80, in cui si produceva con la speranza di vendere. Oggi PRIMA si vende (e si incassa), POI si produce.
    Quindi il Pil rispecchia la domanda, non la produzione fine a sé stessa.
    Infatti, con Monti è calata la domanda perché la gente non aveva più un lavoro (quindi un reddito) per comprare (quindi domandare) beni prodotti.

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    1. Non capisco. Quindi se arriva uno tsunami e distrugge 300 miliardi di dollari di infrastrutture, il calo del PIL è un problema di domanda? E poi nel tuo ragionamento le aspettative che ruolo hanno? Qui non stiamo dicendo che la produzione sia fine a se stessa. Stiamo dicendo che se non esistono le condizioni materiali per produrre, non esistono le condizioni materiali per produrre. Peraltro, gli shock di offerta non sono solo catastrofi naturali. Se aumenta il prezzo del petrolio, è uno shock di offerta. Se osservi l'aumento del livello dei prezzi di un paese, stai osservando uno shock positivo di domanda, o uno shock avverso di offerta? Il problema dell'identificazione degli shock esiste, non credo che possiamo liquidarlo al bar, e si traduce nel fatto che in natura osservi una bella nuvola di puntini, ma non osservi le curve alla cui intersezione essi in teoria si trovano, per cui quando questi puntini si spostano non sai cosa si è spostato.

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  13. Nel 2015 la mortalità italiana è aumentata perchè finalmente l'Ira di Dio si è abbattuta su questo paese dedito allla corruzzione, all'evasione ed al debito pubblico; è un segno divino, quindi o facciamo come la Germania, oppure il 2016 sarà una vera carneficina e l'Italiano si estinguerà

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  14. Premesso che avevo studiato l’argomento su questo testo:

    http://www.carocci.it/index.php?option=com_carocci&task=schedalibro&Itemid=72&isbn=9788843010806

    e che ora, purtroppo, ho a disposizione solo il Blanchard, a pagina 205 dello stesso manuale leggo:

    “La domanda aggregata.
    Consideriamo ora un aumento del livello dei prezzi da P a P’. Dato lo stock nominale di moneta, M, l’aumento del livello dei prezzi, P, riduce i saldi monetari reali, M/P e la LM si sposta verso l’alto: per ogni dato livello di produzione, minori saldi monetari reali fanno aumentare il tasso di interesse. L’economia si sposta lungo la curva IS e l’equilibrio passa da A ad A’: il tasso di interesse aumenta da i a i’ e la produzione diminuisce da Y a Y’.
    In sintesi, un aumento del livello dei prezzi fa diminuire la produzione.
    A parole: all’aumentare del livello dei prezzi, i saldi monetari reali diminuiscono. Questa contrazione monetaria fa aumentare il tasso di interesse, che a sua volta provoca una riduzione della domanda di beni e QUINDI DELLA PRODUZIONE.”

    Insomma, secondo il Blanchard, mi par d’intendere, un aumento del livello dei prezzi provoca uno shock di domanda.

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    1. Lasciando da parte il fatto che Blanchard è il genocida che si è accorto dopo di quanto era grande il moltiplicatore della Grecia, ti segnalo che questa valutazione (standard) nel modello AS/AD non confligge con la mia. Un aumento del livello dei prezzi interni produce, in quel modello, una caduta del valore d'acquisto disponibile che si traduce in uno shock di domanda. Ora trovami però sul Blanchard il punto in cui dice che gli shock petroliferi sono uno shock di domanda, e poi andiamo avanti. Altrimenti ti esorto a riflettere che stai parlando con un professionista. Per aiutarti in questa riflessione, ti faccio osservare che se le materie prime aumentano drasticamente di prezzo, nel breve periodo la curva di offerta si sposta verso l'alto (quella di lungo non può, perché, come sai - vero? - il modello keynesiano in realtà è neoclassico e quindi ha una curva di offerta di lungo verticale). Questo spostamento verso l'alto provoca una riduzione dell'output in presenza di aumento dei prezzi (la famosa stagflazione).

      Qui il problema ha molte sfaccettature: scientifiche, didattiche, politiche. Certi modelli sono utili perché aiutano a fare ordine. Ma sono anche controproducenti perché aiutano a credere di essere riusciti a fare ordine. Ripeto: nella letteratura scientifica (che non sono i manuali del triennio) il problema dell'identificazione degli shock esiste. Se vuoi saperne di più, visto che ti piacciono gli sterminatori di popoli, ti fornisco un riferimento letterario acconcio. Questo è un modello che ha fatto epoca, che tuttora è valido (per chi ci crede), e che ti servirà a inquadrare il problema.

      Poi un altro conto è come la penso io. Ma io sono post-Keynesiano, cioè Keynesiano, quindi non mi trovi sul Blanchard-Fischer...

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    2. Grazie delle risposte, Professore.
      Comprai il manuale Blanchard, Amighini, Giavazzi nel dicembre 2011. Per provare a capire cosa stava succedendo. E soprattutto, per provare a capire cosa accidenti fosse questo maledetto SPREAD.
      Il testo da me comprato è finito di stampare nel mese di gennaio 2011, ma di spiegazione sul concetto di SPREAD non c'è nemmeno l'ombra.
      Da lì capii subito che la situazione era grave, ma non seria e, in seguito, approdai a questo blog. Che ha fatto luce dove era parecchio buio.

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    3. Guarda che lo spread c'è anche nei manuali del triennio. Per esempio nel Mankiw se ne parla, ma lo si chiama col suo nome tecnico: premio per il rischio.

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  15. una piccola nota per la serie "dilettanti allo sbaraglio".
    Nel 2011 ricordo che cambiarono "criteri" per il calcolo dell'inflazione (o ricordo totalmente in maniera errata).
    E per la serie, vedendo i prezzi in pieno stallo (e ricordando i fantomatici "2%" dei periodi precedenti) mi stupì di un'inflazione a quei livelli.
    Cmq sia, la deflazione ci fu con Monti.. pazzesco

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  16. ...immaginate 10 ciclisti atleticamente diversi che trasportano pesi adatti alla loro stazza. Immaginate poi un allenatore che prenda questi diversi pesi e li metta insieme dividendoli in 10 parti uguali ridistribuendoli ai 10 ciclisti per percorrere uno stesso percorso. Secondo voi cosa capiterà? .... Ecco spiegata l' infamia dell' euro...Sono stato troppo sintetico prof?

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  17. È possibile che qualcuno in Europa, favorevole alla contrazione dei salari, sia allo stesso tempo preoccupato della domanda interna che va a ramengo?
    E quindi, piuttosto che porre in atto misure per aumentare la domanda della popolazione esistente, preferisca magari "importare domanda" favorendo l'immigrazione di massa da paesi poveri/in guerra?
    Altro dubbio da bar...fatto 100 di ricchezza circolante (mi perdoni i termini da bianchino frizzante), consumano di più 50 normo/benestanti o 100 pezzenti?

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