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domenica 1 novembre 2015

Parlate chiaro (e chiedete scusa): la tabellina del due

(...che rispetto all'antefatto, quella dello zero, è comunque un progresso...)

(...ormai la situazione è paradossale. Da Meloni a Cremaschi, passando per Cisnetto - e molti altri - il numero e la qualità di chi ha capito che le cose così non vanno cresce di giorno in giorno. Non si tratta di "opinioni". Il dato è oggettivo, risalta agli occhi, e non dipende dalle intenzioni mie, o vostre, o della Merkel, o di Obama. Semplicemente, questa cosa non funziona, e quindi sarebbe il caso di cominciare a parlarne e di capire come tirarsene fuori - dato che sul perché mi pare che dubbi non ne abbia più nessuno, e che comunque che la cosa possa durare per sempre nessuno lo crede sul serio. In questa situazione, chi sono i nemici? Chi sono quelli che lottano attivamente per impedire che si costituisca un movimento trasversale di resistenza a difesa dell'interesse e dei valori della costituzione nazionale? Ma è semplice! Quelli che sanno meglio e da prima di tutti quale sia la cosa giusta, ma sanno anche che chiunque - tranne loro - la farà nel modo sbagliato, ed è quindi meglio che nessuno faccia niente. Sì, ci siamo capiti: quelli dell'uscita a sinistra. Abbiamo avuto la fase "se usciamo ci saranno i fire sales" - e infatti si è visto - ora abbiamo la fase "se usciamo sospenderemo Schengen" - e infatti si è rivisto. Che poi, su, invece di inventarsi tanti giri di parole, uno potrebbe anche avere un minimo di coraggio e dirla come la pensa: "Non ascoltate Bagnai perché è leghista e xenofobo!". Faremmo prima, no? Al convegno di oggi, visibilmente seccato dall'intervento di un uscista da sinistra, un giovane in platea mi guarda e mi fa: "Praticamente quello lì sta dicendo che dobbiamo scegliere fra l'euro o Salvini!". E un meno giovane (scusa, però eri meno giovane): "Esatto. E così facendo senza capirlo fa campagna per Salvini, pensando di farla per se stesso".

Allora, vogliamo parlare di Schengen? Perché questa è l'ultima frontiera degli "uscisti da sinistra": "se uscissimo sospenderemmo Schengen....".

Posso dire sommessamente una cosa?

















































































E STI GRAN CAZZI NON CE LI METTI? 





























































Perché?




































Perché gli "uscisti da sinistra" ultimamente insistono così tanto su Schengen? Credo che sia perché è l'ultima cosa cui pensano di potersi attaccare. Hanno provato con i fire sales (e abbiamo visto com'è andata: si dovrebbero vergognare, glielo avevo detto tre anni or sono, ora non so con che faccia possano andare in giro a dire che l'euro ci protegge, visto che ogni giorno pezzi di aziende più o meno importanti passano in mano straniera); hanno provato col libberismo di Bagnai, ma anche lì, poracci, figure demmerda a raffica: tutto quello che pensavano di insegnarmi era già nel mio libro, ma proprio tutto, e anche di più, perché loro, gli uscisti da sinistra, di controlli dei movimenti di capitali ne parlano solo con tono minaccioso e apocalittico - mentre per me è normale che questi movimenti li si dovrebbe disciplinare, e l'euro è servito proprio a non farlo - e di riportare la banca centrale sotto il controllo del governo non ne parlano proprio - il che rende un po' debole la loro proposta.

E ora Schengen.

"Parliamo di Schengen, che Bagnai nel libro non ne parla, e così lo facciamo passare per leghista, e ci diamo una scialbatina di rosso...". Ma vogliamo ragionare un momento su Schengen? Cos'è Schengen? Siamo sicuri che sia una cosa tanto di sinistra? Nei suoi termini essenziali, è un accordo che facilita la circolazione del fattore lavoro all'interno del mercato unico. Nota bene: ciò che definisce un mercato unico è proprio la libera circolazione dei fattori di produzione - la libera circolazione delle sole merci definirebbe un'area di libero scambio. Ora, l'Atto Unico Europeo - che instaura il Mercato Unico - è del 1986, con entrata in vigore nel 1987, e obiettivo di compimento del mercato unico entro il 1992. Peraltro, ad oggi, come ricorda Majone, il mercato unico ancora non è realizzato, ad esempio per quanto riguarda i servizi - che sono circa il 70% del PIL. Non sto dicendo che sia un bene o un male: sto dicendo che anche qui si è andati avanti alla spicciolata e vendendo come successi e dati acquisiti cose che - come il mercato unico - erano nella migliore delle ipotesi in fieri, e nella peggiore impossibili da realizzare. In ogni caso, gli accordi di Schengen sono dell'anno precedente all'Atto Unico - il 1985 - e le loro disposizioni sono incorporate oggi nel Trattato di Lisbona, fanno parte dell'acquis communautaire, che in italiano si traduce: "o così, o Pomì!". Chi entra se le becca come stanno (e peraltro alcuni paesi sono Schengen senza essere UE, mentre altri sono UE con opt-out - ancora una volta)!

La domanda che mi pongo è: ma la libera circolazione dei fattori di produzione, e più in generale il mercato unico, è una cosa di sinistra? Questo Schengen-fetishism mi sembra sinceramente un pochino inquietante. Va bene, ne abbiamo viste di ogni, ma non pensavo che saremmo arrivati a veder elogiare "da sinistra" le virtù della libera circolazione dei fattori, e del fattore lavoro, e per di più da parte di economisti che per provenienza geografica dovrebbero sapere come si chiama, nel capitalismo, la libera circolazione del lavoro: si chiama emigrazione. Siamo sicuri che sia una cosa "di sinistra" favorire la libera circolazione del lavoro in un'area economicamente integrata ma culturalmente disintegrata, nella quale le barriere culturali rendono i flussi migratori interni necessariamente selettivi (perché a lavorare nei paesi del Nord ci andranno solo i migliori, quelli sufficientemente istruiti da poterselo permettere)? Siamo sicuri che questo tipo di movimenti siano stabilizzanti, servano ad assorbire gli shock, e non ad ampliarli? E, di converso: quando mai dover fare un visto - posto che sia questo il problema - ha impedito a chi voleva andare a lavorare altrove di farlo? Cioè, fatemi capire: chi viene da aree che hanno visto drenate le loro energie migliori verso gli Stati Uniti (dove il visto occorre ancora oggi), chi parla - secondo me a ragione - dei pericoli di mezzogiornificazione dell'Europa meridionale che l'attuale assetto delle regole europee comporta, poi elogia Schengen, cioè il meccanismo che consente al Nord di drenare senza barriere linfa dal Sud? E questa bella prova di keynesismo a intermittenza a cosa serve? A dire a me che sono leghista? Ma allora ditemi che sono leghista, cazzo, se ne avete il coraggio, e dite meno stronzate, però! Se vogliamo metterla sul personale, facciamolo, non ci sono mica problemi: voi dite "Bagnai leghista!", io mi ci faccio una risata sopra (facendo anche notare che personalmente non lo considero un insulto: chi vota Lega avrà i suoi buoni motivi per farlo e io alla democrazia ci credo: semplicemente, non mi rispecchio in quel movimento politico), e passiamo avanti senza inquinare il dibattito con argomenti che non stanno in piedi, fuorvianti, pericolosi. Perché come l'insistenza sui fire sales di fatto offuscava il vero meccanismo attraverso il quale il capitale estero sta predando il nostro paese e distruggendo valore e posti di lavoro, ovvero la compressione della redditività delle nostre aziende sotto un cambio sopravvalutato, così l'enfasi su Schengen in chiave antiliberista sinceramente è dadaismo puro! Cosa c'è di più liberista del provvedimento che ha consentito al capitalismo tedesco di trasformare i PECO nel suo esercito industriale di riserva? Me lo dite voi? E col dadaismo dove si va? Io un'idea ce l'avrei, ma la tengo per me. I miei lettori mi avranno capito...

Sed de hoc satis.

Segue il testo del mio intervento di oggi al seminario Euro e Unione Europea... I lavori sono stati filmati, qualcuno li ha ripresi in diretta Periscope, ma c'erano anche riprese con telecamere fisse, che verranno forse messe su Youtube. A differenza da quanto ho sempre fatto, questa volta il discorso me l'ero scritto, e l'ho praticamente letto, con minimi adattamenti per rimarcare alcuni punti di contatto coi relatori che mi avevano preceduto. Ve lo offro com'è sul mio hard disk. Potrete divertirvi a trovare le differenze - minime - con quanto ho effettivamente detto. Ma il succo è nel titolo del post. E per favore, ora basta con l'uscismo da sinistra: è il cancro di questo dibattito. Le terapie ci sono...)




Ringrazio gli organizzatori per questo invito, che mi ha fatto molto piacere, temperato da altrettanta amarezza. Non ho infatti capito esattamente perché sono stato invitato, e invitato oggi, ma ho accettato l’invito perché esso mi poneva due sfide importanti, una intellettuale, e l’altra emotiva.

Cominciamo dalla sfida intellettuale.

Voi siete, in varie sfumature, eredi di una tradizione comunista, di sinistra, chiamatela come volete (non interessa molto precisarla in questa sede, e credo che interessi sempre meno agli elettori). Vi collocate comunque in quella parte dello spettro visibile (si fa per dire) che va dai 590 ai 750 nanometri di lunghezza d’onda, dall’arancione al rosso.

E allora, cosa posso io dirvi che voi non sappiate già?

Fu Vladimiro Giacché, che avete ascoltato, a segnalare a me, del tutto ignaro e fondamentalmente indifferente alla storia politica di questo paese, anzi, di questa colonia, che c’era stato un tempo nel quale il PCI aveva ben chiare le dinamiche che l’integrazione finanziaria avrebbe attivato in Europa. Basta pensare alla frase lapidaria di Luciano Barca, messa a verbale di una direzione del PCI svoltasi il 12 dicembre 1978: “Europa o non Europa questa resta la mascheratura di una politica di deflazione e recessione antioperaia”.

Ora credo tutti vedano che Barca aveva ragione. Ma chi ha riportato alla luce questa frase, pronunciata in una sede riservata? Perché ce la ricordiamo, oggi?

Perché Vladimiro mi citò, la prima volta che lo incontrai, la dichiarazione di voto di Napolitano contro l’entrata dall’Italia nel Sistema Monetario Europeo (pubblicata sull’Unità, il 14 dicembre del 1978, il quotidiano fondato da Antonio Gramsci che il 14 novembre 2011 applaudì l’arrivo di Monti). Dal mio punto di vista, il punto culminante di questa dichiarazione è quello in cui Napolitano afferma che l’idea secondo cui l’Italia “potrebbe evitare sviluppi catastrofici solo con l’intervento di un vincolo esterno nella forma di un rigoroso meccanismo di cambio” fa “un grave torto a tutte le forze democratiche italiane”.

Quando nell’agosto 2011 denunciai sul Manifesto l’antidemocraticità dell’euro, che non credo qui oggi qualcuno voglia contestare, dopo gli esempi di Grecia e Portogallo, non sapevo come questa antidemocraticità fosse già perfettamente chiara (sub specie SME) a Napolitano 33 anni prima. Con me lo ignoravano molti italiani che a differenza di Vladimiro lo avevano dimenticato o, come me, non l’avevano mai saputo. Lo hanno poi appreso nel 2012 grazie al mio libro, in cui riportavo questo discorso. Giornalisti come Marco Palombi, letto il Tramonto dell’euro, sono andati a rivedersi archivi e atti parlamentari, e così ora sappiamo cosa diceva Barca, o Spaventa, che, sempre alla Camera, chiariva ilproblema nodale, quello dei rapporti di forza. Diceva, Spaventa, che l’area monetaria europea rischiava di “configurarsi come un'area di bassa pressione e di deflazione, nella quale la stabilità del cambio viene perseguita a spese dello sviluppo dell'occupazione e del reddito”, e questo perché “non sembra mutato l'obiettivo di fondo della politica economica tedesca: evitare il danno che potrebbe derivare alle esportazioni tedesche da ripetute rivalutazioni del solo marco, ma non accettare di promuovere uno sviluppo più rapido della domanda interna.”

Il paragrafo del mio libro nel quale cito Napolitano ha un titolo molto sintetico: “Sapevano”. E se sapevano loro allora, sarebbe strano che oggi voi non sapeste più, quando quelle che Barca, Napolitano, Spaventa prospettavano come rischiose eventualità sono diventate cronaca quotidiana.

Questo anche perché Barca, Napolitano, Spaventa, con tutto il rispetto per chi non c’è più, davano in quella circostanza prova di onestà intellettuale, ma certo non di particolare genialità, né in ambito politico né in ambito economico. Il loro discorso era una minestra riscaldata. Gli argomenti di Spaventa (il compagno Spaventa del 1978, non il compagno di articoli di Giavazzi) provengono pari pari da un lavoro dell’economista laburista James Meade scritto nel 1957, mentre quelli di Napolitano da un lavoro dell’economista laburista NicholasKaldor, scritto nel 1971. E attenzione! Non sto dicendo che fosse plagio: sto dicendo che, come dimostro nel mio ultimo lavoro, in corso di pubblicazione, queste riflessioni erano (e sono) materiale assolutamente standard nel pensiero progressista europeo: erano cose che nessuno si sarebbe mai sognato di contestare. Era stato Meade a dire, quando ancora il sistema monetario internazionale si basava sui cambi fissi, che “se un paese in surplus come la Germania avesse voluto fare politiche deflazionistiche”, allora in Europa “si sarebbe dovuto usare l’arma difensiva del riallineamento di cambio”, soprattutto “nelle fasi iniziali del processo di integrazione economica”.

Ora, i rapporti di forza che queste analisi delineano non sono mutati, anzi, si sono rafforzati (in peggio). Peraltro, a me sembra stano che studiosi di estrazione marxista non capiscano che istituzioni e regole riflettono i rapporti di forza prevalenti. In questo senso, pensare a un’Europa a trazione tedesca le cui regole “imbriglino” la Germania è una solenne imbecillità, come lo è l’idea che il nazionalismo si combatta con una supernazione europea.

Come abbiamo fatto a ridurci così?

Va detto che oltre a quello che Barca, Napolitano, Spaventa vedevano, c’era anche quello che non potevano vedere, ma che per noi dovrebbe ormai essere evidente: l’integrazione monetaria finanziaria non solo richiede che agli squilibri si risponda con deflazione e recessione a danno delle classi subalterne (questo loro lo vedevano), ma:

[1] esaltando la mobilità del capitale, aumenta il potere di ricatto di quest’ultimo nei riguardi del lavoro (“non accetti un taglio dei salari? E io me ne vado all’estero…”); e:

[2] promuovendo la finanziarizzazione dell’economia, è al tempo stesso causa ed effetto dello smantellamento dello Stato sociale.

Il capitale vuole meno Stato non perché aborra moralisticamente gli sprechi, ma perché vuole prosaicamente appropriarsi del risparmio che nelle socialdemocrazie europee è (era?) intermediato dallo Stato, cioè perché vuole lucrare su sanità, previdenza, istruzione. Fa male constatare che anche la sinistra sia caduta nell’equivoco diattribuire la crisi alla finanza pubblica, quando sappiamo che la radice della crisi era ed è nella finanza privata. Un equivoco che è servito a legittimare posizioni di austerità “punitiva” nei riguardi dello Stato a vantaggio del capitale, e a corroborare i negazionisti dell’euro.

Perché a sinistra abbiamo un serio, e del tutto aberrante, problema di negazionismo.

Nel suo ultimo articolo “Perché l’euro divide l’Europa?”, Wolfgang Streeck chiarisce in modo mirabile che i sistemi monetari sono istituzioni. L’idea che la moneta sia un dispositivo tecnico neutrale appartiene alla tradizione liberale, smithiana. Quindi, in buona sostanza, chi a sinistra dice “l’euro è solo una moneta” ragiona come Oscar Giannino. E chi non capisce che una cosa come la moneta unica, fatta per far circolare meglio i capitali, fa comodo al capitale, e quindi meno decisamente comodo al lavoro, chi non capisce questo non ragiona nemmeno come Giannino: non ragiona e basta.

Ma voi queste cose le sapete, le avete sempre sapute: se siete “di sinistra” fanno parte del vostro DNA, come vi ho appena ricordato. E allora, dichiaro persa la mia sfida intellettuale. Cosa potrei dire di nuovo a chi, per il suo percorso politico, sa già tutto, perché lo ha appreso in tempi non sospetti dai propri padri nobili?

Niente.

Resta allora la sfida emotiva.

Quanto seguirà potrà non piacervi, potrà sembrarvi eccessivamente personalistico. Ma io sono cresciuto sentendo dire che “il personale è politico”, e ci credo. Se sono qui è perché il successo della mia divulgazione è legato all’aver adottato un metodo di comunicazione estremamente personale. Molto spassionatamente, vedete, la mia sensazione è questa: che voi non mi abbiate invitato perché volevate farlo, ma perché in qualche modo avete dovuto farlo.

Il dato è che tutti gli snodi ai quali abbiamo assistito negli ultimi anni, dalla sostituzione di Berlusconi con un governo tecnico, al fallimento di questo governo, all’avanzata delle destre (compreso il PD), all’implosione della Germania, erano stati da me anticipati il 23 agosto 2011 sul Manifesto. Non era difficile arrivarci. La lettera della BCE era sufficientemente inquietante: “avete un problema di finanza pubblica, riformate il mercato del lavoro!”. Un messaggio apparentemente incoerente: che c’entrano le regole di contrattazione collettiva nel comparto privato con un eventuale eccesso di spesa pubblica? Ma era chiaro, per chi avesse un minimo di cognizioni di economia, che in questa follia c’era del metodo, e ne abbiamo parlato.

Da allora, i miei libri, i miei interventi, il mio blog, sono serviti ad aprire gli occhi anche a persone molto più addentro di me alla storia politica ed economica di questo paese come Vladimiro (che, bontà sua, lo riconosce). Ma quando il 13 dicembre 2012, dopo un anno e mezzo di tentativi di apertura a sinistra, organizzai un incontro con esponenti di Rifondazione e SEL a Roma, gli argomenti (tuttora visibili nel mio blog, nel post “La tabellina dello zero”) erano ancora di una povertà culturale sconcertante, e, soprattutto, erano quelli della destra neoliberale più becera! “Non si può rimettere il dentifricio dentro al tubetto” (Ferrero e Boldrin), “la svalutazione colpirebbe i lavoratori” (Gianni, e Giannino, e Giannini). Non mancai di farlo notare, e quindi, ovviamente, quando poi, a maggio 2013, Rifondazione organizzò un suo seminario su “La crisi economica e il ruolo dell’Europa”, io non c’ero, con un certo sconcerto in Bellofiore e Porcaro (per citare due intellettuali “di area”), i quali non capivano perché la sinistra non coinvolgesse chi da parte sua aveva cercato così strenuamente di coinvolgerla.

Ma la sinistra era impegnata in altro: era impegnata a liquidare come nazionalista, fascista, leghista, monarchico, liberista, e chi più ne ha più ne metta, chi stava facendo maturare negli italiani la percezione di quali rapporti di classe si estrinsecassero nella costruzione europea. Quante volte mi sono sentito dire “tu sei solo un economista, ma la politica è sogno, si nutre di simboli” e via delirando! Questo negazionismo del ruolo dei rapporti sociali di produzione (alias: economia) nel determinare i percorsi storici e politici non fa molto onore a chi lo propugna da sinistra. Siamo sicuri che sminuire il ruolo dell’economia sia marxismo?

Ma il punto è un altro: cosa dicevo io effettivamente nel mio libro? Forse è il caso di ricordarlo, oggi:

“Se anche fuori dall’euro ci fosse un baratro economico, sarebbe comunque dovere morale e civile di ogni italiano opporsi al simbolo di un regime che ha fatto della crisi economica un metodo di governo, che ha eletto a propria bandiera la deliberata ed esplicita e rivendicata soppressione del dibattito democratico [nota: quello che pensava Napo nel 1978]. Se accettiamo questo metodo, non ci sono limiti a quello che ci potrà essere imposto. E l’unico modo per opporci è rifiutare l’euro, il segno più tangibile di questa politica e dei suoi fallimenti.”


Non c'è male, vero, per uno che ragiona in termini riduttivamente economicistici?


Non ci sono limiti significa che non ci sono limiti, e lo abbiamo visto. Oggi qualcuno ha detto "non potevamo immaginare"! Scusate, sono in conflitto di interessi, ma devo dirlo: non vi veniva chiesto di immaginare.

Sarebbe bastato leggere.

Credo che ora si veda come poiché la sinistra non si è opposta al simbolo del capitalismo trionfante, cioè all’euro, questo capitalismo abbia perso qualsiasi freno inibitore. Non basta l’esempio della Grecia? Non basta l’esempio del Portogallo? Vogliamo aspettare che anche qui, a casa nostra, l’eversione veicolata dai Trattati europei, che Vladimiro denuncia con tanta chiarezza, si manifesti in tutta la sua violenza? Lo capite che allora sarà troppo tardi?

E allora, avviamoci a concludere. Se, come do per scontato, qui abbiamo tutti capito come stanno le cose, se non abbiamo dimenticato quello che era chiaro a Barca e Spaventa nel 1978, due snodi sono assolutamente essenziali perché questa consapevolezza si trasformi in un’azione politica efficace:

[1] chiedere scusa;

[2] dare un messaggio chiaro.

Parto dalla seconda. È inutile, insensato, regressivo, baloccarsi oggi con l’idea che “però un’altra Europa – o un altro euro – avrebbe potuto essere possibile”. Anni di ricerche sulle basi ideologiche e sul processo storico che hanno condotto alla moneta unica ci dicono che questa è stato un assoluto e totale successo: il suo scopo era sbriciolare Stato sociale e diritti dei lavoratori (per motivi chiari ai comunisti negli anni ’70 e dati per scontati dalla letteratura scientifica), ed è stato raggiunto. Se anche questo non fosse chiaro qui, è chiaro, sempre più chiaro, fuori da qui, anche per merito (o colpa, dipende dai punti di vista) mio. Quindi se non volete parlare solo “ai vostri” (cosa che, per definizione, già fate, ma che alla prova dei numeri evidentemente non basta), se volete recuperare spazi politici, non potete ignorarlo. Il messaggio deve essere chiaro e inequivocabile: l’euro non è una “solo una moneta” (come direbbero Smith o Giannino o altri). L’euro è, ed è sempre stato, fin dall’inizio un confine: il confine fra democrazia e oligarchia finanziaria. Si può legittimamente stare da una parte o dall’altra, ma illudersi e illudere che esista un euro “democratico”, cioè che un’Europa le cui regole sono state scritte dal capitale finanziario e a misura di capitale finanziario possa condurre a assetti sociali più equilibrati, significa compiere un’operazione di ottundimento delle coscienze reazionaria e controproducente.

Perché si continua a fare questa operazione?

Lo sappiamo tutti.

Se si fosse svolto nel novembre 2011, quando ho aperto il mio blog, questo incontro si sarebbe comunque svolto troppo tardi. Questa è la fonte della mia amarezza. È stato perso tempo prezioso, per tanti motivi. Chi lo ha perso deve in qualche modo giustificarsi. E da questo tentativo, un po’ goffo, è nata in Italia, e sta nascendo in Francia, la mistica dell’uscita “da sinistra”.

Vi risparmio gli aspetti comici di questa mistica (trovo ridicolo che mi si venga a insegnare nel 2015 quello che ho scritto nel 2012, per farsi perdonare di non averlo detto nel 1999, ma lasciamo stare).

L'uscismo da sinistra non è un cancro solo italiano. Jacques Sapir, un economista marxista che con i suoi studi sul costo del federalismo europeo, ripresi da Streeck nel suo libro (e da me nel mio, peraltro), è riuscito a convincere qui da noi Fassina e D'Attorre (e all'estero molti altri) dell'impossibilità che euro e sinistra possano convivere, bene: lo stesso Jacques, a casa sua, è persona non grata per la sinistra, e questo perché? Perché in diversi dibattiti televisivi ha cercato di spronare Mélenchon a prendere posizione, ma così facendo ne ha pubblicamente certificato il ritardo sulla storia. Ora quello Mélenchon, come altri "leader" europei, "non potevano immaginare", ma che nel mio libro era scritto, si è palesato senza margini di dubbio. Ma Mélenchon non può ammettere di aver perso tempo, e quindi, per giustificarsi, sta animando anche in Francia un farsesco dibattito sull'uscita a sinistra, demonizzando chi, pur di mandare le cose avanti, ha fatto quello che deve fare qualsiasi intellettuale veda in pericolo gli interessi del proprio paese e delle sue clasi subalterne: parlare a tutti.

Niente di nuovo sotto il sole.

Vorrei però portare la vostra attenzione su un altro aspetto, cruciale: arrampicarsi sullo specchio dell’uscita da sinistra è il modo sbagliato per scaricare le proprie responsabilità. Quello giusto, come ho cercato di chiarire fin dall’inizio nel mio blog, è chiedere scusa. Voi qui rappresentate tante anime della sinistra, tanti sigle: qualcuno è un po’ più fucsia, qualcuno un po’ più scarlatto, ecc. Sono tanti percorsi che hanno le loro motivazioni, tutte rispettabili. Voi conoscete i motivi della vostra alterità rispetto al PD (col quale comunque avete condiviso e condividete significative esperienze di governo), e probabilmente riterreste ingiusto che vi venissero accollati i costi politici di scelte compiute da Prodi o da Visco, per citarne due.

Il danno l’hanno fatto loro: perché dovreste scusarvi voi?

Fondamentalmente per due motivi: perché avete perso tempo (quello lo avete perso voi, e l'ostracismo al quale sono stato soggetto, a dire il vero battendomene abbastanza, ne è comunque prova), e perché per quelli che non sono “vostri” la distinzione fra voi e Prodi o Renzi è molto sfuocata: voi siete “sinistra”, e la “sinistra” ha rivendicato l’euro come un successo (salvo intendersi su cosa sia, questo successo), e per questo è odiata, anche perché il paese ha capito quello che D'Attorre lucidamente confessa: l'amore della sinistra per l'Europa è stato la manifestazione più estrema dell'odio della sinistra verso l'Italia, verso un paese del quale si sentiva migliore, senza che questa convinzione fosse supportata da particolari motivi.

Non è possibile portare avanti una battaglia politica efficace e su scala nazionale senza dare un messaggio chiaro, e non è possibile dare un messaggio chiaro senza una precisa assunzione di responsabilità, senza un minimo di autocritica. Quando nel febbraio 2012 scrissi “Eurodelitto ed eurocastigo”, esortando la sinistra a fidarsi della capacità di comprensione della sua base, a chiederle scusa, e a girare pagina, i tempi erano senz’altro prematuri, era troppo presto perché un discorso simile venisse recepito. Ma oggi, carissimi, dovrebbe essere molto più evidente: guardate cosa ha fatto Tony Blair, in un contesto totalmente diverso, e con ovvie finalità opportunistiche. La corda è stata tirata troppo: non ci si può rivolgere in modo credibile agli elettori altrui senza spiegare perché si è difeso un progetto così delirante, anche se non lo si è difeso (perché da fuori certe distinzioni sfuggono).

Non si tratta di andare con la corda al collo e il capo cosparso di cenere sulle scale del Campidoglio.

Si tratta di dire chiaro e tondo che è stato fatto un errore di valutazione, e (per chi avesse bisogno di salvare la faccia), che un progetto che poteva avere senso negli anni ’70, quando c’era la cortina di ferro e l’inflazione a due cifre, non ha evidentemente più senso oggi, in deflazione e con assetti geopolitici del tutto diversi, tanto più che esso ha fallito rispetto ai due obiettivi che si proponeva esplicitamente: spostare a occidente l’asse dell’influenza tedesca (e l’allargamento a Est dell’UE è stato propugnato dalla Germania con effetti devastanti per noi) e accelerare il processo di integrazione europea (che grazie all’euro è ormai irrimediabilmente compromesso); mentre è fin troppo ovvio che i veri obiettivi erano altri, e sono stati raggiunti (con la complicità di chi ha taciuto). Siamo nella crisi più grave dell'ultimo secolo, e la gente ormai lo ha capito e ne ha i coglioni pieni di trovarsi davanti politici che dicono che tutto va bene e che loro non hanno nulla da rimproverarsi.

Questa responsabilità politica, ripeto, dovete avere il coraggio di assumervela. Chiedere scusa diventerà un modulo di comunicazione politica, l’unico efficace (talvolta anche nella sua ipocrisia).

Non fatevi scippare anche le forme dalla destra, dopo esservi fatti scippare i contenuti.

Tanto vi dovevo, e vi ringrazio per avermi ascoltato.



(...e la sfida emotiva? Bè, ho perso anche quella. Perché quando alla fine è arrivato uno che ha esordito con "non sono un economista ma" e ha proseguito con "m'ha detto micuggino che la svalutazione sarebbe del 30%" ho sclerato e me ne sono andato. La disonestà intellettuale non si può spingere fino a dire "non ci sono analisi". Ci sono. Chi dice il contrario certifica come minimo la sua ignoranza - e oggi chi esprime opinioni non informate oggettivamente contribuisce a un progetto criminale - e nel peggiore dei casi un grado inaccettabile di pessima fede. E io, sinceramente, ne ho i coglioni pieni. Tuttavia mi dispiace di essermi indignato. La platea era sufficientemente satura di certe idiozie, e forse avrei fatto meglio a starmene cheto e godermi il risentimento che montava verso tanta inconsistente e boriosa supponenza - "non ci sono analisi? Sai cosa ti dice non ci sono analisi?" - parte italiana e parte nopea. Ha provato a consolarmi Vlad, dicendo che anche Lenin non era esattamente un campione di bon ton. E anche in questo aveva illustri precedenti - Lenin, non Vlad...)

84 commenti:

  1. Discorso memorabile,
    di quelli del tipo: citato nei libri di testo sulla nascita del nuovo risorgimento italiano dei primi anni 2000...
    Evento al quale si doveva a tutti i costi presenziare,
    di quelli che secoli fa necessitavano della presenza di pittori e disegnatori per fissarne le scene salienti e per tramandarle ai posteri con grandi dipinti paretali ...
    In attesa di poterlo guardare per intero in video, non posso che ringraziare per l`ennesima sovrumana opera di sintesi, dove ci sta la spiegazione tecnica spiegatafacile di cio`che e`successo, il racconto della morte della sinistra. la ciambella di salvataggio lanciata al naufrago che sta per affogare..

    Il masso e`stato lanciato nello stagno, adesso devono solo unire i puntini, iniziando a chiedere scusa, mentre cominciano io torno in trincea

    ma intanto grazie!

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    1. Il masso ERA stato lanciato nello stagno. Quando capiranno di doversi muovere saranno paralizzati dalla vergogna e dall'orrore per i tanti fratelli che hanno letteralmente mandato a morte. L'uscismo da sinistra è eticamente e intellettualmente squallido, ma è una risposta dettata dall'istinto di sopravvivenza. Purtroppo, la capisco. Non capisco invece chi sottovaluta i danni che questa metastasi del dibattito sta arrecando al corpo della nazione. Finché sarò l'unico ad alzarmi e dire che queste sono stronzate non avrò soverchia speranza.

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    2. Ha fatto bene, Professore. Ha fatto bene ad andare, e ha fatto bene ad andarsene. Dopo tanti anni di divulgazione, di sconcerto condiviso, di rabbia e di sudore, e di speranza, non si puo ancora, per l'ennesima volta, sostenere un "non sono economista ma", tu "non capisci le dinamiche della politica", "noi siamo la sinistra e siamo migliori comunque" e se le buone idee non vengono a noi, non verranno a nessuno.. a costo di farlo fuori. Si chiama fascismo dell'opinione ma nella gloriosa storia del PCI tiene nome aulico di Stalinismo applicato. Purtroppo l'inteligenzia, e la base che la segue, come con intuito sopraffino vedeva Bulgakov ne Il Maestro e Margherita venera una religione (nello stesso momento in cui ne lapida una piú antica ed autorevole) che si nutre di dogmi (sinistra é meglio), di schemi (centralismo democratico) di semplificazioni (dentro noi fuori voi), di divinitá personificate (Lenin, Marx, ma anche Mao e Pol Pot).
      L'unico messaggio che questa gente intende sono la similitudine e la metafora. Di modo che di tutto ció che lei ha detto, riassumendo in 4 pagine il senso di 4 anni anni di impegno civile sa cosa resterá nella mente della platea? "Chi vede nella moneta un semplice strumento di pagamento, é come Oscar Giannino". Più di questo non possono. Un altro artista, lo esponeva così

      https://www.youtube.com/watch?v=VjFJ2wYzvPw

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    3. Forse un'uscita meno plateale sarebbe stata più opportuna. O forse avreste dovuto lapidarlo (metaforicamente) voi. Questa gente non capirà mai. Ma dovrà venire, e verrà, il momento, nel quale dovrà avere paura di profferire le proprie velenose abominevoli cazzate. Io quello che potevo fare l'ho fatto, gesto eclatante compreso. Ma io sono il chirurgo. Il bisturi siete voi. Queste metastasi vanno ablate dal dibattito. Punto. La disonestà intellettuale non può avere diritto di cittadinanza a sinistra, visto che la sinistra ritiene di essere tanto migliore. Sarà forse a causa di questo singolare errore di prospettiva che ne trovo regolarmente più a sinistra che a destra? Volete proprio che io riscopra il fascista che è in me? O vogliamo cominciare a ragionare, isolare gli idioti, e lavorare TUTTI insieme?

      Perché anche il discorso di Santopadre, se ci pensi, filava bene, ma poi banalizzava secundum Melenzanam il fenomeno Lega. Non puoi rifugiarti nello stereotipo del "leghista libberista". Non è così semplice. Se in Toscana centinaia e centinaia di compagni (anche vostri) hanno votato Lega un motivo ci sarà. E il "padano" vessato che vota Lega non vota Hayek e non vota Jean Monnet, come invece fa il piddini medio. Ne L'Italia può farcela ho copiato dal Il tramonto dell'euro la piattaforma politica. Chi non parte da lì è in ritardo, perché tanto lì si dovrà arrivare, l'unica altra alternativa essendo un conflitto mondiale (con buona pace di chi crede alla deterrenza nucleare, che non deterre un gran che, mi pare...).

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    4. A conti fatti, non la vedrei in modo così negativo.
      A pare il tuo intervento, che è stato senz'altro il migliore, sono stati degni di rilievo quello di Ugo, di Vlad, di Cremaschi e della Stirati. Non malissimo quello di Santopadre (a parta le scorie appartenentiste auberginiane). Soprattutto io potevo vedere le espressioni di approvazione e sentire i commenti (parimenti di approvazione) del pubblico.
      Non ho sentito il nomenomen finale, in quanto sono uscito al termine della relazione di Ugo, e così una buona metà degli astanti. Evidentemente molti sapevano che il nomenomen era stato invitato soltanto per meriti geriatrici, e infatti i commenti erano: "Adesso parla nomenomen: cheppalle!". Io e Andrea eravamo semplicemente motivati da motivi lombrosiani che, si sa, hanno un suo perchè.
      Il commento di Ugo, al ritorno, è stato:"Rispetto a 6 mesi fa, è cambiato tutto, e non solo qui, un po' ovunque"

      Riguardo all'annoso problema della lentezza con la quale il messaggio è stato recepito in vari ambienti (nei casi in cui lo è stato) v'è da dire che, ahimè, l'unica evidenza empirica che conti davvero è quella in corpore vili

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    5. Prof lei è commovente per quanto impegno ci mette nello spiegare la faccenda e nello sviscerarla in ogni minimo dettaglio. E' onorevole che si indigni e impegni così tanto pur avendo il culo parato al contrario di noi under 35. Purtoppo queste merde che ci hanno portato in questa situazione non ammetteranno mai le loro colpe, a mio parere. Aspetteranno che Grecia, Spagna o Portogallo schiattino prima e che lo sciagurato esperimento fallisca. E proveranno a uscirne illibati, questa è la cosa che fa più rabbia!

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    6. Tanto per chiarire: io mi sono esposto perché so di non avere le chiappe al sicuro. Il compianto Rick, che è prima micro, e poi economista, e ne mena giusto vanto, può farsi delle illusioni. Io, che sono solo economista, so che anche noi siamo expendable. Peraltro, alcuni atenei hanno deciso di astenersi dalla VQR, perché i docenti universitari hanno ormai da anni gli scatti stipendiali bloccati. Io sono l'unico che non se lo merita, perché sono l'unico che ha capito e soprattutto detto perché. Ma gli altri... Vedi post successivo...

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  2. "E, di converso: quando mai dover fare un visto - posto che sia questo il problema - ha impedito a chi voleva andare a lavorare altrove di farlo?"

    Porto la mia piccola personale esperienza. Dopo un dottorato in una piccola università in Italia, vengo assunto subito per tre anni in una delle più grandi università tecniche del mondo, nei Paesi Bassi. Non è stato necessario alcun visto, ma, alla scandenza del contratto, sono scappato a gambe levate. E' stata una esperienza lavorativamente pessima e umanamente agghiacciante. Rimanere a galla professionalmente è stato complicato ed avventuroso. Nel frattempo, mi sono dedicato a vincere una borsa europea, che mi ha portato per due anni in Nuova Zelanda, dove ora vivo. Per lavorare qui ho dovuto ottenere un visto. Questo non mi impedisce di fare piani a lungo termine in questo Paese, e, se mi dovesse riuscire, diventarne alla fine cittadino.

    Qualche considerazione:
    - E' stata la qualità dell'istruzione impartitami in Italia, del lavoro di dottorato fatto in Italia (dovuta alla qualità della supervisione avuta lì) e l'etica professionale appresa lì ad aprirmi le porte. Gli expat alla Michele Boldrin sono dei poveracci. Amo il mio Paese e mi affligge vederlo così disprezzato dal suo establishment e dal suo stesso popolo (vedi alla voce "autorazzismo").
    - L'università grande è come il pennello grande.
    - Le differenze culturali contano. Si può parlare inglese tutti e non capirsi lo stesso, al lavoro e nella vita.
    - Nel mio lavoro, la moderna moda della mobilità continua dei ricercatori (messi in concorrenza per trovare le borse per finanziare il prossimo giro di giostra, e spesso sbattuti di qua e di là in giro per il mondo a improvvisarsi per necessità esperti di un nuovo argomenti) ha fatto grossi danni. Anche in questo lavoro, sono la stabilità e l'investimento sulle persone che consentono di ottenere i migliori risultati. Ma il defunding ha colpito pesantemente.
    - Si può essere culturalmente più simili e compatibili con chi vive dall'altra parte del mondo che con i nostri vicini.
    - Non saranno i visti a fermare chi se ne voglia davvero andare; ma sarà la disoccupazione a fare partire chi voglia restare.

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    1. Penso spesso alla tua esperienza.

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    2. Io, pur commentando poco, leggo sempre. Questo blog ha salvato la mia anima. Potevo restare un piddino da ROARS, se non fossi capitato qui. E poi, più in piccolo, quello che apprendo qui della "grande" politica mi insegna ad interpretare la politica universitaria e a prevedere e parare qualche colpo. Grazie!

      Guglielmo

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    3. Caro Panda, mi fa molto piacere leggere le tue parole, in cui vedo allo specchio la mia esperienza. Purtroppo o per fortuna, anch'io sono finito su un'isola, ma molto più vicina della NZ e decisamente troppo vicina a Bruxelles. Un'esperienza, questa sull'isola, ottima sotto molti punti di vista, ma come previto i tagli arrivano anche qui, ovviamente per rendere più efficiente (cosa? non so). Anche a nord c'è un sud.

      Professore, mi alzo pure io, per applaudire al post e al discorso!

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    4. Panda, io sto a Auckland...ho solo cominciato prima perche' ho visto arrivare la tempesta, leggevo gli stessi classici del Prof che il dito lo puntavano, eccome. Io, cittadino neozelandese lo sono ormai da due anni. Se vuoi ci troviamo per un caffe' e uno scettico blues. (m.piglia@gmail.com) Cheers

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    5. @Panda,
      Grazie mille per aver scritto queste parole. Vengo da una esperienza simile e sottoscrivo tutto quello che tu dici. Quello della "fugadeicervelli" e qullo delle "universita'italianevecchiepienedibaroni" sono altre due colonne portanti del fascismo striciante che andrebbero scardinate.

      Un grazie al professore, per la santa pazienza con i piddini in rouge (gia' tentare vuol dire molto), e, come sempre, per la prosa: chiara, spigliata e divertente.

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    6. @Panda Millenove

      Molti complimenti, Guglielmo, per quello che dici, che fai e hai fatto. È un piacere leggerti.

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    7. Grazie a tutti!
      Per inciso, un perfido sottoprodotto dell'attacco alla dignità del lavoro che è stato portato avanti in Italia è averci messo gli uni contro gli altri: chi è rimasto invidia la carriera e il soldo di chi è partito, chi è partito fa il Michele Boldrin di turno. Tutti hanno le loro piccole, opposte ragioni, che si compongono nel grande errore di ignoranza del non identificare il problema vero (e ci facciamo chiamare scienziati... che disfatta, che vergogna per la nostra presunta capacità intellettuale!). Fa allora molto piacere trovare comprensione così al volo su questo blog.

      Detto questo, a me è andata molto bene. La mossa neozelandese è stata una scelta precisa e preparata lungamente. Ho un bel lavoro e seguo la vita che desideravo tra gente che apprezzo e ammiro. Se è una fuga, è decisamente una fuga di lusso (altrimenti non farei piani per restare, ma invece ripartirei: ormai ...!).

      Maurizio, sono a Hamilton la prima settimana di dicembre. Da lì ad Auckland è un attimo. Scrivimi a guglielmo.stecca@gmail.com. Tieni in caldo la chitarra!

      Saluti a tutti.

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    8. Grazie a voi ed alla vostra intelligenza; queste vostre esperienze mi sono utilissime per capire ancora meglio ciò che mio figlio e tanti come voi valgono e ciò che valgono all'mestero e ciò mi fa incazzare ancora di più con tutto l' universo PDEURISTA; scusatemi se non riesco a definire meglio quel che provo.

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  3. Con una storia in piccola parte simile e in grande parte diversa mi sento di esprimere il mio pressoché totale accordo con le tua considerazioni. Un abbraccio

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    1. Curioso di sentire la tua storia. Abbraccio ricambiato!

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  4. Se non si muovono dopo questo discorso di una chiarezza, onestà e visione strategica cristalline...
    C'è tutto: basta solo cogliere quanto offerto e mettersi al lavoro, riappropriandosi di quegli spazi politici persi sotto le ceneri dell'ignavia.
    Grazie.

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  5. Professore, gli "uscisti" da sinistra capiranno prestissimo che la classe operaia da loro maldestramente e opportunisticamente rappresentata, si riprenderà il proprio destino senza badare a steccati ideologici. Ormai l'accozzaglia della cosiddetta sinistra radicale, di radicale ha solo il paraocchi, tipico sintomo di decadenza irreversibile. Spero solo che, da "sinistro" non ancora sinistrato, Fassina e D'Attorre sappiano emanciparsi dagli ultimi riflessi pavloviani che ancora li legano alla storia recente della sinistra.

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    1. C'è molto lavoro da fare. Ve ne parlerò.

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    2. Mi raccomando, non li asfalti al primo singulto pseudo-europeista. Li coccoli con perseveranza. Non mi andrebbe di votare il bar-sportista padano Salvini.

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    3. Scusa, un "piccolo" appunto, Ma perche' continuare a parlare SOLO di classe operaia? Ormai e' anacronistico; e' vero che stiamo diventando quasi tutti...classe operaia...ma non e' la stessa cosa! E permittimi...e' controproducente! Molti non si riconoscono nella classe operaia, incluso lo scrivente; non lo sono, ma sono con voi in questa lotta perche' e' una lotta di Liberazione autentica dal totalitarismo del XXI secolo!

      E tanto per ribadire il concetto che EU = USA = CIA e altri organismi di "sicurezza", eccovi un vecchio articolo di Pritchard del 2000 (sic!) sul tema:

      http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/1356047/Euro-federalists-financed-by-US-spy-chiefs.html

      (Sempre via Patrizia su Twitter)

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    4. ...e secondo te Patrizia da chi lo ha avuto? Che faccio, vi riblocco? Così lei impara a farmi lezioncine di comunicazione, e tu a non dirci cose che sappiamo già. Sai, io sono vivo perché sono sospettoso, e chi sgomita li allontano...

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    5. Sorry ....non sapevo....chi fosse la fonte originale ! Comunque ho l'onore di non essere (ancora) stato bloccato da lei; non male come tenuta :-)

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    6. Professore, lei e' liberissimo di bloccarmi su Twitter; io sono libero di continuare a stimarla per quello che ha fatto per me, personalmente, e per i miei cari. E sono libero di continuare a leggere i suoi posts che trovero' sempre interessanti e spesso illuminanti in questa epoca di tenebre.
      Con immutata stima
      Fabio

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    7. Sei un mito! Mi hai detto solo cose che sapevo, e che sono tutte piuttosto ovvie. Io invece ti ho detto una cosa che non sapevi, e che tu non hai creduto. È o non è un meraviglioso apologo?

      Con accresciuta simpatia.

      Alberto

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    8. Mi permetta di replicare per l'ulima volta, se di interesse per lei e per tutti, poi mi taccio.

      Per sua informazione: ho postato questo vecchio articolo per ribadire quanto sia immensamente STUPIDO essere autorazzisti quando la criminalita' impera persino in Paesi dalle tradizioni statuali solide come la Francia! Gli Italiani si autofustigano mentre i Francesi si sono tenuti mafiosi come Pasqua o Etienne Leandri per secoli! Ma i Francesi non sono gli inventori del trademark MAFIA; loro sono come le vacche Svizzere, sempre puliti.

      P.S. nessuno (io no) puo' sapere a priori cio' che lei gia' conosce; cerco nel mio microscopico di far sapere alla gente (non a lei o a Giacche') cose che puo' non conoscere, sperando di aiutare nella causa comune. Puo' essere che ogni tanto posti qualcosa che forse persino voi potreste utilizzare come "munizioni" per raggiungere il nostro scopo: liberarci dall'oppressione.

      Tutto qui; ma non mi "offendo" perche' so che lei e' dalla nostra parte.
      Non sono un mito, ci mancherebbe altro, ne' ambisco ad esserlo. Sono solo uno che sgobba, chiuso in questo momento dal mese di Giugno in un bunker di Bank of America, al 70% dello stipendio che guadagnavo prima, e guai se sgarro o se chiedo ferie per riprendere fiato.

      Grazie comunque

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    9. Guarda che la cosa che io sapevo e sulla quale non mi hai creduto è che... ti avevo bloccato! Sul resto chi se ne frega. E peraltro sono sicuro che Patrizia abbia portato all'attenzione del dibattito quell'articolo prima di me, il punto con Patrizia non è questo, è che dopo esperienze che dovreste facilmente poter leggere in filigrana sono diventato ultradiffidente con chi sgomita (ovviamente non tu).

      Mo te sblocco.

      Relax.

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  6. Chiarissimo Professore, da patologo forense ritengo che la sua epicrisi sulla malattia che affligge la sinistra e i comunisti in particolare sia inattaccabile. Qualcuno afferma che i comunisti hanno iniziato a vergognarsi della loro storia - che è una storia nobile, dove vi sono anche pagine non proprio memorabili, ma che resta una grande storia - dal giorno della caduta del Muro di Berlino. Da allora, con la storia, smarrirono il nome - perché persero le radici identitarie -, e passando di "cosa" in "cosa", trasmutarono per la gran parte nella loro eterogenesi che è l'attuale PD e i restanti in un'infinità di coriandoli a variabile gradazione dello spettro luminoso nell'intervallo da Lei citato. Temo però che il momento del disfacimento vada collocato qualche anno prima. Mi riferisco all'accettazione dell'accordo bidone sulla Cassa Integrazione a zero ore per 23000 dipendenti FIAT dell'estate del 1980 e, alcuni anni dopo, la sconfitta al Referendum sulla scala mobile (1985). Fu in quel contesto che maturò in Berlinguer la scelta di porre la "questione morale", orientando in tal modo quel partito e quella storia, da partito e storia a difesa dei salari e del lavoro, a partito e storia di "quelli che... è colpa della corruzzzzzione" e "dell'attitudine dell'italiano medio a non autoregolarsi ragion per cui occorre il vincolo esterno", da partito cardine della coscienza di classe, a partito della coscienza morale, in un'Italia in cui, come aveva scritto Gobetti tantissimi anni prima, se cera una cosa del tutto appaltata ad un vincolo esterno era proprio la coscienza morale, affidata da circa due millenni al buon cuore compassionevole ed incline al perdono della Chiesa di Roma. Un errore storico mostruoso: 130 anni e poco più di marxismo e di lotta di classe furono messi nel sottoscala, perché l'URSS aveva perso la spinta propulsiva e perché l'esperienza del comunismo in quel vasto paese, e non solo, aveva fatto milioni di morti - come se la violenza fosse un elemento connaturato al comunismo di per sé e non invece all'esercizio umano del potere, sotto qualunque bandiera o convinzione politica - o più sommessamente perché in casa propria si era persa l'ultima battaglia per la difesa dei salari, come se da quella sconfitta - che però aveva portato il partito a raccogliere oltre il 30% dei consensi in un'Italia in cui votava oltre l'80% degli aventi diritto - fosse necessariamente derivata la convinzione che lo strumento (conflitto) e il principio (difesa dei salari e del lavoro) fossero sbagliati, per cui ci si dovesse occupare d'altro (la morale). Finché non si prenderà coscienza di questo, terribile, errore, l'errore che è stato alla base dell'azzeramento della storia, al disconoscimento delle proprie radici, alla vergogna e al ripudio del proprio passato, non vi potranno mai esservi scuse reali o immaginarie, perché non vi potrà mai essere la spinta a ritornare a studiare sui propri testi di riferimento dottrinale, con i quali riprendere quel faticoso lavoro di scavo tra le contraddizioni del capitale che la 'vecchia talpa' era in grado di assicurare.

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  7. Per la foga ho commesso qualche errore di battitura che è diventato orrore ortografico (e così 'c'era' è diventato 'cera'). Perdoni gli svarioni.

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  8. antiliberista sinceramente è dadaimo puro!

    deve esserci un errore ortografico: penso sia dadaismo...

    Grazie per tutto e per sempre.

    P.S.: trattandosi di comunicazione di servizio non è da pubblicare :-)

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  9. Complimenti Prof.
    gliele ha cantate proprio bene.
    Come sempre, la Storia vince e riordina i processi socio-economici che l'uomo, con tanta fantasia ed astuzia, talvolta tenta di stravolgere a suo piacimento.
    A questo punto non stiamo nella pelle, e vogliamo vedere il video con la nuova avventura der cavaliere nero.

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  10. No, non si è mai trattato di un "errore di valutazione" lo sapevano -e sanno-, sapevano tutto, sapevano che per sottometterci era sufficiente renderci schiavi dei debiti, a questo è servito il grande imbroglio dell'euro….e -sapevano- e sanno anche che il loro intero destino, passato e futuro, è legato alla permanenza dell'eurolager e all'ubbidienza assoluta (Nato-Washington- Bruelles) pena la loro stessa sopravvivenza.
    Che siano maledetti.


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  11. Orwell sorpassato a sinistra:

    2 x 2 = 5

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    1. Sei un ingengngniere, ma sei tanto un bravo ragazzo. Credo che non ci sia migliore definizione del melanzanismo di questa equazione. Io non ho più parole, nemmeno per insultare. Mi cadono le braccia. Cosa vuol dire che c'è il rischio di uscita a destra? Non capisco. O è una colossale banalità (sempre e in ogni circostanza il capitale cerca di tirare la coperta dalla parte sua, ed è più efficace nella sua azione proprio perché il lavoro è fuorviato da simili pifferai magici), o è una colossale menzogna, perché implicitamente suggerisce che ci sia una possibilità di permanenza "a sinistra", che invece, nei fatti, non c'è. L'euro è di destra, non ci sono cazzi, se per destra intendiamo lo strapotere del capitalismo finanziario, che spazza via dal suo cammino qualsiasi forma di vita che non si adegui al suo progetto neofeudale. Il problema non dovrebbe essere far capire questo ai lavoratori dipendenti. Il problema dovrebbe essere farlo capire a artigiani, piccoli imprenditori, ecc. Ma naturalmente, siccome altrimenti sarebbe troppo facile, cominciamo a farci del male fra noi...

      Quanta stanchezza.

      E grazie per avermi regalato un sorriso. Sembra poco ma è molto.

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    2. Oggi (domenica 1/11/2015) ci sono due interviste sul Fattoquotidiano: una a Landini e una a Napolitano. Ci si fa un'idea. Dice Napolitano: "Il punto di vista di una forza di sinistra o centro-sinistra non deve essere espressione degli interessi solo dei gruppi sociali di riferimento, ma dell'interesse generale della nazione". Insomma, far coincidere gli interessi del capitale con quelli del lavoro...

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    3. L'intervista a Napolitano (con relativi commenti) era di @danielaranieri - specifico, visto che il padrone di casa "la ama"...

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    4. Adoro il vostro lato pettegolo. Fa così paesino digitale...

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    5. Oddio, ha citato un neo-qualcosa... ora siamo nei guai.
      Visto che mi sento tirato in causa, perchè ce l'ha su con gli ingegneri?

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    6. Se sei ingengngniere dovresti saperlo: perché gli ingengngnieri sanno di sapere.

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  12. mi ricordo di un mio amico che fece un corso di una settimana per programmare in C a dei ricercatore del CERN , questo tanto tempo fa , questi che erano persone intelligenti capirono che dopo una settimana anche intensa , non sapevano ancora niente e chiesero come avrebbero potuto fare , lui tra il serio ed il faceto li invito ad andare a Carrara , chiesero a fare cosa , se li esistesse qualche scuola ... no li si doveva prendere un blocco di marmo e incominciare a picchiarci sopra la testa e il dolore unito alla perseveranza avrebbe compiuto il miracolo . Quando l'insulso individuo ha tirato fuori il solito 30% senza accorgersi che in un anno l'€ si è svalutato del 25% , si sarebbe dovuto prenderlo a schiaffi 2 a due finchè non fossero diventati dispari , chissà che l'esempio suo piano piano avesse un trend positivo e soprattutto veloce , che tutti si convincono o prima o post mortem ma i tempi si stanno accorciando .

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    1. Ah, allora c'eri anche tu... Secondo me avresti dovuto farlo (ovviamente in senso metaforico). E comunque avresti dovuto salutarmi, presentandoti con nome e grado (che per noi è il nickname). Questa gente deve aver paura di dire cazzate. Perché poi, in privato, qual è il suo problema te lo dice: la capital loss sui BTP che ha messo a pizzo in anni di onorata carriera politica nel caso in cui i tassi di interesse risalgano. Punto. Uno di loro (al quale è andata molto peggio che a quello di ieri: non faccio nome) me lo ha detto apertis verbis, di fronte a una discreta quanto esterrefatta funzionaria della Camera. Sono così. Sono cari vecchietti che temono per il loro breve futuro. E intanto i giovani un futuro non ce l'hanno, in diretta conseguenza della necessità che questi cari vecchietti ebbero, quando erano giovinetti, di compiere il processo politico che Vetrugno ha scolpito tanto bene qua sopra. Noi dobbiamo morire perché loro abbiano la coscienza a posto. Chiaro il concetto? Io però non sono d'accordo. E voi?

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    2. Concordo sul piccolo, meschino tornaconto di questi cari vecchietti: è gente che ha mandato e continua a mandare nell'abisso i nostri figli, cioè i giovani italiani, solo per farsi una vecchiaia spensierata: traditori per un gruzzolo di più di trenta denari. Non si impiccheranno, non è gente da rimorso: ma la giustizia divina c'è anche per loro, statene certi. Nel frattempo, incazziamoci un po', n'est-ce pas?

      P.S. Io sono andato all'estero in tempi non sospetti, ma sempre come italiano - fièr de l'être, proude to be.

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    3. I mean: fier de l'être, proud to be (f**k!)

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    4. Be', "proude" è shakespeariano, ha una certa eleganza antica.

      Il punto è che non è questione di età: the "old fart" (cit. Friedman non-Milton) è una manifestazione nirmanakhaya di Yama; ma, altresì, il il giovane e imbelle giostraio e le sue groupies sono un'allegra compagnia di preta.
      Ogni età ha i propri interessi e ogni età ha le proprie vittime (chi è disoccupato, che deve far fronte a liste d'attesa o al riposizionamento "out of the counter" di farmaci che assume)
      Carnefici e vittime sono ben distribuiti; ignavi e consapevoli idem. E così anche naraka e paradesha


      Ps Controllatela pure 'sto cazzo di rete

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  13. Prof è dagli anni 70 che abbiamo problemi di questo tipo, c'erano bocconiani di sinistra liberisti, e quante liti allora, e marxisti a cui non interessava per niente Keynes (riformista) perchè tanto la rivoluzione, e pochi che capivano, pochi eravamo e pochi siamo perchè nella sinistra è sempre prevalso il politichese, e non andava meglio tra gli economisti che il problema è sempre stato il posto, il ruolo, la pubblcazione, la conferenza etc. . Io la risolvo così, sei per l'euro? Allora sei di destra e se non lo capisci vuol dire che sei una capra e poi non perdo tempo a parlare di bilancia commerciale, svalutazione etc, attacco direttamente sui guasti prodotti dalla legislazione europea sull'alimentare italiano, dalle quote latte fino ai contributi dati proporzionalmente alla superficie dell'azienda. Certo, per un prof di economia è un pò diverso, ma anche se si arrabbia non fa niente, capre sono, capre resteranno, le persone non cambiano a meno che non abbiano una pistola puntata e in alcuni casi neppure con quella, misteri che non possiamo risolvere.

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  14. Fantastico questo post, "fantasticissimo" il discorso di Spaventa (che altri uomini avevamo a quei tempi paragonati a questi nanetti miserabili, a questi artisti delle note spese).

    Mi permetta di aggiungere un bit quando lei parla della Francia e dei Francesi, di Melenchon, ecc.

    Le nostre Nazioni, compresa (eccome) la Francia, sono state (sono?) in mano a poteri mafiosi e massonici. So che lei non ama i "complottismi" (nemmeno io, tutta'altro!), ma come potrei mai giudicare personaggi come Sarkozy, Pasqua, Strauss-Kahn, Lagarde, e mille altri?

    Le/Vi chiedo di leggere questo articolo del 2009 per capire in quali mani siano le nostre antiche Nazioni:

    http://www.disinformazione.it/sarkozy.htm

    Questo non e' complottismo, e' la storia "politica" e "umana" delle persone che hanno guidato o ancora guidano Nazioni chiave: e puo' spiegare le guerre in Libia, in Siria, le "acquisizioni" di Telecom Italia, ecc

    Come spiegare altrimenti il voltafaccia improvviso dei Napolitano? Quali altre spiegazioni logiche/razionali se non....? Come spiegare la codardia e/o la complicita' di sinistra e DESTRA Nazionale dinanzi al Piano di Annientamento del Lavoro?

    Grazie come sempre!

    P.S. Ho ricevuto il suddetto articolo via Twitter da Patrizia Rametta; non lo conoscevo

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  15. Ah, mi sono scordato. Chi e' di sinistra dovrebbe pensare in primis ai frutti dell'eurofollia: disoccupazione e...:
    http://allnews365.eu/economia-statali-in-4-anni-persi-390-euro-a-testa

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  16. Per ragioni di formazione personale guardo con ammirazione al lavoro di "storia della storiografia economica", che Alberto ormai fa da anni. Obbliga a fare i conti con se stessi, obbliga a ricordare da dove si viene. Dovrebbe obbligare a spiegare, perché si è diventati qualcosa di completamente diverso (cosa leggitima per altro, sia chiaro, basta dirlo e spiegare perché). L' amico neoclassico, che sempre cito, un giorno in un modo solenne e minaccioso mi disse: "sia chiaro, io sono di destra ormai e lo dico apertamente". Fu molto onesto, gli va dato atto (e non abbiamo più parlato di Keynes, come nei primi dì della nostra conoscenza).

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    1. La storia...
      Nel 17° sec, il "protoeconomista" Gonzales da Cellorigo (http://www3.uah.es/congresoreps2013/Paneles/panel1/maria.lara@udima.es/TCLacrisisdelsiglo.pdf), così commentava ciò che accadeva al termine del ciclo di accumulazione genovese-spagnolo (e conseguente finanziarizzazione dell'economica: D-D'):
      «La Spagna èdiventata quella in cui si ha il massimo contrasto tra i ricchi e i poveri senza che vi sia alcun mezzo per ridurre ad armonia le loro disparità. La nostra situazione ci presenta i ricchi che se la spassano senza far niente e i poveri che vanno mendicando. Manchiamo invece di ceti intermedi, ai quali né la ricchezza né la povertà impediscono di perseguire quella legittima attività economica che è voluta dalla legge di natura»

      Secondo Giovanni Arrighi: «“In effetti, il più nitido di tutti gli antecedenti è la Firenze del Rinascimento. In nessun altro momento e in nessun altro luogo gli effetti socialmente polarizzanti della «finanziarizzazione» sono stati più evidenti. Da questo punto di vista, tutte le successive espansioni finanziarie sono state variazioni su un copione recitato per la prima volta nella città-stato toscana.»

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    2. Questa storia è stata raccontata recentemente, proprio a partire dalla firenze medicea, in questo volume http://www.amazon.com/Barren-Metal-History-Capitalism-Conflict/dp/0929891147

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  17. commentando anni fa un intervento sui metodi di allenamento in sala pesi avevo dichiarato che per la fantasia il discorso era semplice.. bastava costruire una matrice inserendo i vari parametri dell'allenamento (serie, intensità, buffer, pause, tempo totale di lavoro) e così trovare tutte le combinazioni senza poi "gridare" alla fantasia.

    Detto questo, mi pare lo stesso esercizio.. questi hanno la loro matrice di slogan che ad uno ad uno vengono lanciati.
    Dico, slogan perché di valori nemmeno a parlarne

    PS: professore.. ma può essere che da quando sono piccino identifico la sinistra come il fumo (e non quello delle canne)?
    tutti quelli che ho conosciuto hanno sempre utilizzato la morale per giustificare una presunta superiorità con ragionamenti del tipo: "bisogna fare (o che ci sia) questo, noi siamo per questo, quindi siamo migliori".
    Che poi, sono gli stessi che mi venivano a chiedermi se era giusto che il voto degli operai valesse quanto il loro.

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  18. Una sola cosa, in piedi, ad applaudire un Uomo. In piedi, ad applaudire l'unico economista e intellettuale italiano che sta cercando con ogni mezzo di salvare noi e i nostri figli. In piedi per Dio. In piedi.

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  19. Ha perso la sfida emotiva.
    Sarà perché è umano.
    Al contrario di personaggi che antepongono i loro interessi privati al bene di intere future (e presenti) generazioni.
    È spaventoso esistano personaggi come quelli descritti nella risposta a @tino che (privatamente) ammettono la paura per i loro (tanti o pochi ma comunque miseri) averi.
    Un dovere per tutti noi schiaffeggiarli, un atto di pietà per farli riavere e tornare umani.

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  20. naturalemente non approvera' il commento ma almeno leggera'...la verità

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    1. Patriziuccia, datti una calmata. Tu mi hai cercato. Io non so perché. Io ho i miei metodi di selezione, che sono legati ai miei obiettivi, che non sono quelli di diventare "top influencer". A proposito: complimenti! E le lezioncine, come sopra...

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    2. Uffa Uffa la verità. Perché perdere tempo con ciò che non esiste?
      Impegnare, invece, tempo per vedersi Rashomon.

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  21. Grazie Prof. E' una ventata di aria fresca nella stanza umida e maleodorante. I toponi che ci vivono la trovano cosi' confortevole, pero'.

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  22. Vorrei mettere qui la copia del dibattito parlamentare di quel famoso 13 dicembre 1978 (quello sullo SME dove parlò anche Napolitano) e anche Cicchitto (pag 38), tanto per citarne uno, dei socialisti, fu lucidissimo; ad un certo punto (pag 39) addirittura anticipa ciò che sta accadendo da qualche anno (si parlava di accordi di cambio, ovviamente e non di moneta unica):

    ...:se l’Europa debba puntare su una crescita, certo controllata e graduata, oppure se l’Europa debba andare allo sbando o basarsi su meccanismi monetari, che di per sé possono avere anche un grande impatto di carattere deflazionistico.

    E ancora più lucidamente, dopo aver parlato delle difficoltà della Francia, dopo l' accordo di cambio rigido con la Germania dice:

    Ebbene, se noi facciamo un sistema monetario europeo che a stento coinvolge la Francia, che si trova in enormi difficoltà, e che crea dei gravi problemi a noi, è pura retorica poi dire che siamo favorevoli all‘accesso della Spagna, della Grecia e del Portogallo.

    Cosa è accaduto dopo, dove addirittura si è scelto di fare la moneta unica, altro che accordi di cambio più o meno rigidi e date le considerazioni premesse, di attuali campioni euristi, può essere sufficiente a dare conto dell' idiozia di chi ci ha portato nell' euro ed il racconto stenografico di quella famosa seduta del 1978 potrebbe rappresentare il MANIFESTO del movimento verso l' abbandono della moneta unica. In conclusione la domanda che sorge spontanea è: perchè a questa gente, Napolitano, Cicchitto e tanti altri ancora vivi e che hanno sposato le posizioni euriste delle destre e dei democristiani di allora, non viene chiesto conto di questo scellerato riposizionamento? I documenti sono lì, e possono essere utilizzati per chiedere conto a loro che lucidamente anticiparono l' attuale catastrofe e che poi hanno abiurato e di conseguenza a coloro che scelleratamente ci portarono dentro una esperienza che era stata anticipatamente e lucidamente e senza ombra di dubbio reputata tragica e fallimentare per il Paese e per la sua economia come per le sorti dei suoi cittadini.
    MASCALZONI, SONO STATI COSTORO, non c' è altra possibile definizione che possa essere usata (spero che mi si consenta vista la gravità delle questioni).





    Voglio aggiungere poi che solo

    Era chiaro anche allora che






    Noi non ci siamo misurati su questo

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  23. Mah! La storia, quella abbastanza recente da mescolarsi ai ricordi nei più anziani, sembra insegnaci che la gente imparerà pure l'economia (forse, qualcuno...), ma non impara l'umiltà (almeno fino a quando non ha il tinello sventrato dalle bombe...).
    E siccome l'umiltà è necessaria per pronunciare la parola "scusa", il futuro prossimo io tanto bene non lo vedo...

    E ripeto l'invito: PREPARATEVI AL PEGGIO (poi, se il futuro sarà più roseo del previsto, non sarò certo io a lagnarmi...)

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  24. Domanda: nel caso in cui una azienda italiana sposta la sede fiscale all'estero (vedi caso FIAT, anzi FCA) equivale alla cessione di una azienda italiana ad una estera?
    Figura come IDE?

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  25. Il commento di D'Attore è bellissimo. Una certa sinistra radical chic che si fregiava il diritto di sentirsi moralmente superiore (su quali basi poi?) sugli italiani, considerati tutti evasori e criminali, che utilizza l'Europa e l'Euro come strumento per educare i poveri inetti.. E' incredibile come certi ragionamenti di sinistra sono stati simili a certi ragionamenti di destra (il popolo va bastonato serve un uomo forte). Di come hanno trattato il popolo come bestie e non come cittadini. Certo alcuni sono stati corrotti, altri erano "fratelli" infiltrati, ma non si spiega come tanti siano cascati nell'inganno. In una recente presentazione a LEX cui ho partecipato Visco ha ammesso che forse si sono sbagliati nelle visioni sui benefici dell'euro (ma ha anche ammesso che non si torna indietro, sarà la Germania a capire il fallimento delle politiche dell'austerity..). E' questa la tragedia di uomini che hanno perso il progetto e che ora vagano come fantasmi in un partito contenitore che serve agli interessi di altri guidati da un "manchurian candidate"...

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  26. Gentile prof.
    anche io mi sono fatto forza per resistere ed in questo sono stato più forte di lei (non se la prenda, nessuno è perfetto).

    L’intervento del Vetusto ex senatore è stato miserevole nei contenuti e fastidioso nella forma; vuoto di contenuti e denso di luoghi comuni. Io ho resistito sebbene la mia postura manifestasse un evidente fastidio.
    Ma il peggio doveva ancora venire.
    Sono uscito da quella sala incazzato come una biscia avvelenata.
    Alle 18,00 circa termina anche intervento dell’ultimo oratore e la Vestale della serata, prende il microfono, dice due parole di convenienza, saluta e ci congeda tutti.

    E cosa fanno tutti i presenti?
    Si alzano come ragazzini al suono della campanella che termina la lezione!

    Mi avvicino alla Vetusta Vestale. Dal suo lato della sala si avvicina la prof. Antonella. La prof. con garbo (è evidente che sia un tratto fondante della sua personalità) ed io molto direttamente chiediamo di considerare l’opportunità di interagire con gli oratori, ma la vetusta vestale ci guarda e fa: “…ma..se ne stanno andando tutti…”
    Sta vecchia stronza!
    E te credo che se ne vanno tutti, li hai liquidati dicendo: Tanti saluti e grazie.
    Sembrava de sta alla messa cor prete che dice : La messa è finita andate in pace.

    Il bello è che tutti i fedeli si sono alzati e andati via.

    Ebbene, più che le parole del Vetusto senatore, poté la odiosa protervia della Vetusta Vestale.

    Mentre scrivo questo resoconto, mi accorgo che in effetti tutto era ben in sintonia.

    Il termine che sto impiegando per la Vetusta (vestale) nasce dalla sensazione percepita e che ora viene alla mia consapevolezza (potenza della fatica di scrivere che, mentre si compie, diventa terapia)

    Tutto in quella sala era in sintonia: gli arredi, l’iconografia, le immagini alle pareti, gli officianti compreso il vecchio: eravamo in una chiesa.

    Ed è per questo che i fedeli si sono alzati all’annuncio del congedo. In chiesa non si fa mai autocritica tantomeno critica; non si parla di storia o economia eventualmente si parla di teologia.

    Il tuo/nostro invito ad iniziare con una richiesta di scuse e con una corroborante autocritica, avrebbe portato necessariamente ad ammettere che abbiamo sbagliato, tra le altre cose, a mandare in Parlamento certi imbelli, ignoranti come il partenopeo rincoglionito.

    A suo riguardo la Vetusta Vestale, quando facevo presente che certe inesattezze erano degne di replica e chiarimento, ha replicato “ ma lascia stare, è anziano ed è pur sempre una risorsa”….

    Hai capito che faccia de bronzo che se porta appresso la Vetusta Vestale?

    Purtroppo chi ne ha fatto le spese della mia frustrazione/ ira/ delusione/ pietà, è stato un onesto militante che alla porta chiedeva un contributo per le spese della serata: “Voi li sordi?..Fatteli da’ da quel senatore de rifondazzzione che se ne è fregati tanti alla faccia nostra”

    Ognuno colga, di questo aneddoto, la morale che vuole. Da parte mia mi ha fatto piacere stringerle la mano, ascoltare Vladimiro, Antonella e Lei.

    mala tempora currunt sed peiora parantur.. “ma il cielo è sempre più blu”

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    1. Sei stato più sereno di me in sala, ma i tuoi toni qui sono piuttosto accesi. Piuttosto che far rischiare una querela a me, avresti cortesemente potuto manifestare il tuo dissenso in quella sede. Tuttavia, io concordo con la tua analisi, anche se non posso associarmi ai suoi toni. Ma lo snodo politico è esattamente questo. Una persona (la "vestale", che non è un insulto, considerando che da Monti in poi va di moda la virtù - quanto al "vetusta", ti faccio notare che la sua vetustà la porta piuttosto bene...), comunque: una persona che considera "una risorsa" chi emette un messaggio disinformato e disfunzionale, per poi negare il contraddittorio, se invita me lo fa solo e soltanto perché deve, non perché vuole farlo.

      Arriverà il momento in cui vorranno farlo.

      Quanto al farsi pagare dal senatore di Rifondazione, in effetti l'analisi è corretta, ma sai anche tu che il gesto è stato ingiusto...

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    2. Vetusta in quanto appartenente a tempi lontani e mi riferivo alla sua identità culturale/ideologica: tanto poco adeguata al processo storico che ci sovrasta.
      I toni: si è vero, ne sono consapevole.
      Purtroppo non riesco a sopportare la prevaricazione ma soprattutto sono arrabbiato con me stesso perché non sono stato in grado di gestire la situazione.
      Ma cosa avrei dovuto fare? Strappare dalle mani il microfono e richiamare i presenti alla necessita del dibattito? O forse togliermi una scarpa e batterla sul tavolo?

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    3. La seconda. È ora che la bbase faccia capire che ha capito.

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  27. Ancora troppa gente con il culo troppo al caldo, ancora troppa gente con il culo troppo al caldo, ancora troppa gente con il culo troppo al caldo...

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  28. Ho notato con piacere il link a Blade Runner, un film a me molto caro. Il protagonista Rick Deckard "ritirava" i replicanti per soldi convinto di essere dalla parte del più forte. Emblematica è la parte lui, in qualità di cacciatore, dice alla replicante di cui si sta innamorando che, se lei scappasse, potrebbe anche rinunciare a prenderla (lui) ma qualcun altro lo farebbe. E' il business, dice, spiace. E lei, definendo perfettamente i contorni della triste storia, gli risponde che non fa parte del business, LEI E' IL BUSINESS.

    Purtroppissimo (come direbbe lei Prof.) alla fine anche Deckard scopre, orrore degli orrori, di essere un "lavoro in pelle" pure lui. Brutta fine quella del pollo che si crede un aquila.

    Tutto questo è narrato nella versione montata dal regista. Quella ad uso commerciale, naturalmente, finiva nel migliore dei mondi possibili con Deckard (umano) che riusciva a scappare con la figa (replicante). Ma questa è un'altra storia nella quale troveremmo altre analogie con la nostra. Visto che il director cut è uscito a diversi anni di distanza, e prima di allora tutti avevamo visto solo la versione cinematografica.

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    1. E un origami a forma di unicorno che solo come finale del director's cut assume il vero, totalizzante significato: non importa quale funzione svolga, se difettoso ogni ingranaggio della macchina DEVE essere sostituito. Il difetto è la consapevolezza di essere ingranaggio e rifiutarsi di "funzionare" come tale. E allora continua a correre...

      (si potrebbe anche immaginare lo psicopatico Gaff come un prototipo Nexus VII, talmente perfetto da essere finalmente inconsapevole... con buona pace di Ridley Scott!)

      In effetti la soluzione degli Studios per il grande pubblico era obbligata. Invece nulla di realmente "eroico" nella natura "umana, troppo umana" di un androide consapevole.

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    2. Grande film! Sono contento che il Prof. l'abbia visto. Lui invece non sarà contento che io non abbia ancora letto Proust. Ho scaricato il Pdf de La Ricerca ma sono almeno un migliaio di pagine scritte molto in piccolo e non so se ce la faccio in questo momento.

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  29. Non si esce né a destra né a sinistra. Si esce necessariamente richiamandosi alla Costituzione. Così, almeno, ho interpretato un tweet che citava una dichiarazione di Ugo Boghetta.
    L' esigenza di differenziarsi riflette un ritardo di analisi e di elaborazione politica che parte della destra italiana ha realizzato. Credo sia utile riporre nel cassetto un certo tatticismo e cominciare a pensare quali partiti politici saranno strategicamente ben posizionati per candidarsi alla ricostruzione democratica ed economica del Paese. Intervenire con ulteriore ritardo equivale a condannarsi alla subalternità politica. Dall' attuale subalternità si può uscire con il riconoscimento politico di quelle forze che dichiarano di riconoscersi nella Costituzione attualmente violata nei suoi fondamenti ed aprirvi un dialogo. Se la base della Lega è costituita anche da molti lavoratori dipendenti e piccoli imprenditori la sinistra non può essere supponente nei confronti di questi elettori. Ha il dovere di dialogarci, capire ed elaborare una risposta politica, che non escluda la possibilità di un fronte comune culturale, politico, costituzionale. Perchè non incalzare le diverse forze politiche che "hanno capito" su alcuni cruciali contenuti, far emergere tratti comuni e differenze sui temi fondamentali: rapporti banca centrale-governo, mobilità dei capitali, necessità di avere banche e industrie statali o meno, immigrazione, ruolo della contrattazione collettiva nazionale, politiche del lavoro ecc. Senza spocchia compagni perchè il treno è già passato e siete, allo stato attuale, irrilevanti. Il tema è parlare alla classe operaia che vi ha abbandonato. Il rischio sarebbe perdere qualche affezionato? Allora amate la marginalità politica. Ci vuole coraggio in politica e recuperare il tempo perso non è mai semplice, in politica e nella vita. Ma non sarete né disarmati né soli, tenetelo a mente. E la testimonianza di Alberto lo dimostra. Di spazi politici se ne apriranno fin troppi: è giunto il tempo di scegliere se continuare a farvi rimorchiare (e/o estinguere) da una storia sulla quale non influite o guadagnarvi uno spazio di autonomia politica.

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  30. La sinistra ha sbagliato in maniera clamorosa sull'euro ma farebbe un errore altrettanto grave a rimuovere la sua pregiudiziale antifascista e antirazzista. Bene fa Melenchon in Francia a proporre l'uscita dall'euro da sinistra (stessa posizione di Lafontaine in Germania, Lapavitsas in Grecia e Bloco e Partito comunista in Portogallo). Ciò che dovrebbe caratterizzare una moderna sinistra antieuro è proprio il suo essere alternativa a tutti e tre i blocchi dei ceti dominanti: il gruppo unico PPE-PSE(ormai una cosa sola), le pseudo sinistre radicali(tsipras, podemos, linke) e le destre xenofobe fasciste e reazionarie(Le Pen, Lega e Alba dorata).
    Inserire la sinistra all'interno di una melassa rosso-bruna (in italia e francia ancora di più perché le destre sono più radicate) sarebbe un ulteriore tradimento nei confronti della classe lavoratrice(dopo quello dell'euro).

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    1. Per favore, niente cazzate. Mélenchon parla di uscita a sinistra dopo essere stato l'utile idiota di Hollande e il leccaculo del grande capitale per gli stessi motivi per i quali parla di uscita a sinistra chiunque ne parli: per offuscare il fatto di aver capito, o, peggio ancora, di essersi espresso tardi. Se tu non lo capisci, è un tuo problema, ma puoi risolverlo: ci sono decine di blog eurofascisti dove puoi esprimere queste raffinate analisi.

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    2. E la Lega che ha votato Maastricht e il trattato di Lisbona cosa sono? I superleccaculo del grande capitale? La melassa rossobruna sarebbe la fine di qualsiasi ipotesi di sinistra di classe

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    3. Gentile lettore: lei ha letto i miei testi? Li definirebbe melassa rossobruna? Qui abbiamo capito che la melassa melanzana è la fine di qualsiasi ipotesi di onestà intellettuale. La sua propensione ad esprimersi per slogan mi aduggia. Non la esorto a studiare perché so che sarebbe inutile (vedi alla voce slogan), non la esorto a fare altro perché sarebbe poco elegante.

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    4. Proprio perché ho letto i suoi libri non capisco questo trattamento differenziato. E' assolutamente giusto trattare con durezza quella pseudo-sinistra radicale che si è venduta sull'altare dell'euro(a parte poche eccezioni). Ma non capisco perché lei non abbia lo stesso atteggiamento con chi ha votato Maastricht e il trattato di Lisbona(perché Salvini ha la tessera della Lega da 30 anni e non da 2 ed è rimasto sempre silente). Perché una cosa è parlare alla base(anche operaia) leghista(cosa giustissima), altra cosa è civettare con il suo gruppo dirigente opportunista.
      Ho fatto riferimento alla melassa rosso-bruna perché è proprio il progetto politico che vorrebbe portare avanti Sapir. Fare un'alleanza subalterna con i fascisti (che hanno tre volte i voti della sinistra) solo sulla base di un comune euroscetticismo sarebbe un'operazione suicida.
      Proporre una cosa del genere in Italia come fa Fassina(dove non esiste neanche una sinistra antieuro)è addirittura ridicolo.
      E poi che Melenchon sia arrivato su posizioni giuste anche se con ritardo è una cosa positiva. Meglio tardi che mai. E se a sinistra ci sono persone che iniziano finalmente a denunciare l'euro io dico Alleluja.
      Non è il momento dei settarismi o di mettere le bandierine su chi è arrivato prima alle giuste conclusioni. Questo è il momento di unire tutti coloro che sono contro l'euro e che hanno a cuore le sorti dei lavoratori(per questo escludo leghisti e fascisti).
      Cordiali saluti



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    5. Ti ringrazio per questa inutile dimostrazione del fatto che chi si balocca con le uscite a sinistra, giungendo ad arditi paradossi come la difesa senza sé e senza ma della mobilità dei fattori (istanza tipicamente neoliberista) lo fa solo perché vuole marginalizzare me come "leghista" in un dibattito dal quale è stato opportunisticamente assente. Ma tanto qualche boccalone che gli crederà lo troverà sempre...

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    6. Fermati popolo, e ascoltaci! Ora siamo arrivati noi - popolo! - e ascoltaci... stavamo pensando al modo giusto di comunicarvelo, perché in democrazia la forma è sostanza: dopo attenta analisi conveniamo che per uscire si esce, ma se lo facciamo noi è giusto perché di sinistra (?), se lo fanno gli altri è sbagliato perché di destra (!). Fatti due conti, popolo, ma in fretta perché non c'è più tempo!

      Ma per quale stracazzo di motivo "la classe lavoratrice" dovrebbe riconoscere agli utili-idioti-del-capitale-fino-a-prova-contraria una primogenitura che a tutti gli effetti NON gli spetta? Oggi, nel 2015? Se uno parla per ultimo, se anche parla, resta ultimo. E se ne assume pure la responsabilità politica, bioparco!

      Roba da matti... Questi, ora come sempre, vogliono una cosa sola: mettere il cappello (la bandiera) sulla testa del corteo...

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    7. @riccardo
      Desidero tu sappia che questa tua analisi è pienamente condivisa da D'Attorre (e da me).

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  31. Due considerazioni veloci:
    - fa una amara tristezza con un leggero retrogusto di soddisfazione quando dice che è stato invitato li dalla sinistra perché ormai costretta.
    - alla fine in quel "avrei potuto parlare avrei che con voi" non so quanti anno colto il sottinteso "ma io c'ero e voi no".

    Non vedo l'ora che arrivi il 14!
    Buona giornata

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  32. Questo articolo mi ricordava tanto: "bisognerebbe processare i gerarchi DC" di Lettere Luterane! Ma guarda un po' ! Dopo quarant'anni giusti col sacrificio di chi a quel potere era talmente avverso da essersene immolato a vittima sacrificale torni col tuo antifascismo. Un pensiero a Pierpaolo e un grazie a te Alberto che quando ti leggo trovo la forza di andare avanti. Un abbraccio forte a tutto il goofyraduno e a tutti quelli che restano qui perché non potrebbero restare altrove!:)

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  33. Una veloce considerazione su Schengen: viaggio spesso per lavoro in Europa e da qualche tempo quando sto per uscire dagli aereoporti trovo la polizia mi controlla i documenti. L'ultima volta mi ha tenuto 5 minuti all'aereoporto di Amsterdam perchè non li convinceva il mio passaporto. Schengen già non esiste più, o meglio, è già in via di estinzione...

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