MIA15 - Vincitore   La libertà non è gratis: sostieni questo progetto contribuendo ad a/simmetrie.
Puoi anche destinarci il 5x1000 (CF 97758590588): non ti costa nulla, e qui ti spieghiamo come fare.

mercoledì 9 luglio 2014

Un anno vissuto alacremente: a/simmetrie e #goofy3


Un anno prima
Esattamente un anno fa un Frecciarossa a quest'ora mi stava portando a Milano, dove insieme a Claudio Borghi e a un manipolo di affidabili volenterosi costituivamo l'associazione a/simmetrie. L'obiettivo iniziale era in effetti relativamente poco ambizioso: quello di dotarsi di un veicolo giuridico che consentisse di organizzare l'attività associativa riferita a questo blog (in sintesi: i nostri "compleanni"). Una cosa che era stata suggerita da qualcuno di voi l'anno precedente, in riferimento all'organizzazione del primo compleanno. Tuttavia, grazie soprattutto alle riflessioni di Paolo Cianciabella, realizzavo subito che anche in ambito associativo le cose semplici non sono per questo banali. Per metter su questa "scatoletta" un certo sforzo era richiesto, e valeva quindi la pena di strutturarla in modo che potesse, fondi e interessa altrui permettendo, diventare qualcosa di più di una semplice bocciofila (con tutto il rispetto e anzi l'invidia per queste associazioni benemerite).

La situazione, un anno fa, era più o meno questa: ogni paio di settimane partiva una nuova associazione, vagamente intitolata all’euro: “Comitato civico contro l’euro”, “Associazione per l’uscita dall’euro”, “Fronte per la liberazione dalla moneta unica”, ecc. Io, a mia volta, ero reduce da un anno di strumentalizzazione gretta e miope, soprattutto da parte di quelli “de sinistra”, i quali, per sfuggire alla vergogna di non aver detto quello che avrebbero dovuto dire parecchi morti prima, se la cavavano banalizzando il mio libro come “quello dice che basta uscire e tutto si risolve” (ne abbiamo parlato). Va da sé che questi simpatici esercizi di retorica venivano conditi col richiamo alla necessità di mantenere unita la sinistra, possibilmente, pareva di capire, attorno all’euro, ma comunque intorno a se stessa. La cosa migliore per farlo, evidentemente, era prendere le distanze da chi aveva sollevato il dibattito, e aprire tanti simpatici baretti di Guerre Stellari. Così, mentre la Spagna ha Podemos e la Grecia ha Plan B, noi abbiamo er Nutella...

Ma non parliamo di queste piccole miserie, oggi vorrei evitare di parlare di queste e di altre piccole miserie, di queste e di altre tempeste in un bicchiere di Pignoletto...

Il punto è che la qualità della risposta trovata a sinistra mi aveva già convinto, fin dal mio primo articolo sul Manifesto, che la strada sarebbe stata lunga, che sarebbero arrivati prima i francesi, ecc. Lasciavo ad altri il movimentismo sterile. La domanda che sorgeva spontanea, di fronte all’ennesima associazione “no-euro” era: e quando l’euro crollerà, cosa farete? Che significava sostanzialmente due cose: avete un progetto per il dopo? Io ce l’avevo e l’avevo anche scritto (lo riscriverò con caratteri più grandi nel prossimo libro che vi presenterò a novembre). Gli altri non si capiva bene. Sapete, il bar di Guerre Stellari è comunque una realtà variegata: chi viene da una parte, chi da un’altra, chi ha l’astronave parcheggiata in doppia fila, e quindi mentre ci parli sparisce perché sono arrivati i vigili... Bisogna esserci stati, nel bar di Guerre Stellari! Presentarsi con un messaggio puramente negativo, non propositivo, per di più strumentalizzabile da chi non vuol fare niente se non aspettare una poltrona di passaggio (e quindi ha facile gioco nel dirti “tu vuoi fare solo questo!”), e senza un quadro condiviso da una constituency sia pur minima... Si poteva capire da subito a cosa sarebbe servito: praticamente a nulla.

Volendo percorrere la strada lunga bisognava, anche per una cosa che non si sapeva se e a cosa sarebbe esattamente servita, scegliere un approccio diverso.

Sotto la doccia (luogo catalizzatore del pensiero) mi tornò in mente un invito a presentare articoli a un giornale di recente costituzione, il Journal of Economic Asymmetries. Tutto quello che stavo facendo da ormai tre anni verteva appunto attorno alle asimmetrie dell’Eurozona. Ma il tema delle asimmetrie economiche è molto più ampio, virtualmente inesauribile: finché ci sarà qualcosa da spartirsi, ci saranno rapporti di forza che determineranno asimmetrie. La gestione di queste asimmetrie, del conflitto distributivo, come di quello fra paesi per la spartizione delle risorse, è la storia dell’umanità. Dovendo perdere una giornata dal notaio, pensavo, meglio farlo per qualcosa che resta. Le asimmetrie, quelle, purtroppo resteranno.

Così, comunico ai fondatori questa idea, Paolo si attiva per stendere uno Statuto, ci vediamo a Milano, poi cominciamo a lavorare al lancio del Goofy2, coinvolgo qualche amico nel comitato scientifico, e all’inizio di agosto annunciamo associazione e compleanno.

La vostra risposta è stata immediata e convinta, e ve ne sono molto grato. Credo che abbiate capito tutti che non si trattava di costituire un partito, di appoggiare una candidatura, di abbandonarsi al “qualcosismo”. Si trattava di costituire un polo culturale, un interlocutore che fosse in grado, per qualificazione scientifica e penetrazione nei media, non dico di rovesciare, ma almeno di scalfire, o anche semplicemente di far intuire i contorni dell’egemonia culturale che soffocava e tuttora soffoca dibattito e democrazia in Italia. Si trattava, personalizzando un tantino, di far capire che Bagnai non è Donald (come prima tanti nemici e poi tanti amici hanno ragliato sul web), che il tema dell’euro, e quello più ampio dell’ingiustizia, della disuguaglianza, del conflitto, non sono appannaggio di simpatici guru più o meno opportunisti, ma sono oggetto di riflessione scientifica. Si trattava, riportando la questione su un piano più generale, di far capire che non è populista chi si rifà a decenni di letteratura scientifica di livello eccelso, ma chi controbatte con argomenti di pancia, come lo spettro del nazzionalismo, dell’inflazzzione, dei dazzzzi, in un crescendo di “z”: il ronzio di tanti mosconi, così vaghi di posarsi su quella bella torta (di vacca) dell’euro e di pascersene a sazietà. Ma si trattava anche, ri-personalizzando, di permettermi di fare una vita un minimo più normale, dopo due anni di autentico inferno, raccogliendo fondi per costruire un minimo di struttura organizzativa a supporto della mia attività di divulgazione, dove per struttura divulgativa si intende qualcuno che gestisca email, agenda e contatti, qualcuno che si occupi della stampa e del web, roba così, molto elementare, ma che richiede impegno, quindi soldi.

Massimo rispetto per il volontariato, ma a me piace pagare chi lavora per me (e diffido da chi non vuole farsi pagare: inutile dire che le esperienze dell’ultimo anno mi hanno confermato in questa diffidenza)!

Credo che l’importanza, l’utilità di questo progetto sia stata colta da molti. Non da tutti, certo. Qualcuno avrà continuato a cantare la canzoncina del “tu fai solo chiacchiere, qui ci vogliono fatti”. Va da sé. I “qualcosisti” hanno un animo rivoluzionario. Li senti spesso parlare di prendere i fucili. Se gli fai notare che sparare a un uomo non è come sparare a un tordo, li vedi che ci pensano sopra e si ammosciano subito un tantino. Chissà se si ricordano come si mette un colpo in canna? Però quanto è bello dire a uno che tre anni fa era ignoto, in un paese nel quale il dibattito era inesistente, e che da solo ha riportato il dibattito in vita e lo ha condotto sui media mainstream, quanto è bello dire: “Non hai fatto niente, devi fare di più, sono solo chiacchiere...”. Suona come una critica altamente costruttiva, si intende. Ora, se ci fate caso, quelli che vogliono “di più” invariabilmente ti chiedono di fondare “er partito”. E qui si aprono due problemi.

Il primo è che per fondare “er partito” ci vogliono molti soldi e almeno un’idea condivisa, che non può essere un’idea negativa. Ma di questo abbiamo già parlato.

Il secondo è che chi ti chiede di fondare “er partito” in realtà lo fa non perché voglia impegnarsi, ma perché vuole votarti, cioè vuole delegare a te l’impegno: vuole, insomma, mettersi la coscienza a posto, pensando di aver fatto la cosa giusta (“ho dato er voto ar partito anti-euro”), per tornare con animo sereno a guardarsi il mondiale, se c’è, e se non c’è il campionato, o, se non c’è nemmeno quello, il belino. Insomma: la creazione “der partito” viene chiesta da quelli che di lottare day by day contro l’egemonia culturale non hanno voglia, di capire veramente non hanno voglia. Sanno solo, perché lo sentono, che il padulo è arrivato, e vogliono ribellarsi, ma facendo, beninteso, il minor sforzo possibile. Intendiamoci: è un comportamento razionale. Ma io, che sono notoriamente folle, questo comportamento non voglio né capirlo, né condividerlo, né assecondarlo.

Rimango quindi della mia opinione. In un mondo nel quale il principale limite del fronte “critico” è la mancanza di idee (perché quelle che vedete in giro per lo più vengono da queste pagine, solo che son state spesso copiate male), proporre idee, discuterle, portarle a un livello di dibattito e di scrutinio critico più alto rimane la principale cosa da fare. E questo ha più o meno cercato di fare a/simmetrie.


Un anno dopo
Ci siamo riusciti?

Certo, si può sempre fare di più, ma guardiamo cosa abbiamo a un anno dalla partenza.

In un anno, l’associazione che doveva nascere sostanzialmente per organizzare il solo Goofy2 ha organizzato sette eventi di carattere scientifico o divulgativo, che hanno permesso di allargare la rete di contatti col mondo scientifico e dei media, attirando l’attenzione dei media cosiddetti “mainstream”. Al Goofy2 era presente Stefano Feltri, che non la pensa come me, ma per fortuna non è abbastanza “de sinistra” da impedirmi di esprimermi (e qui trovate i miei commenti per il Fatto e altri quotidiani); era presente Giulia Innocenzi, che non la pensa come me, ma che mi ha portato a esprimermi due volte (qui e qui) in uno dei talk show più importanti; prima ancora, proprio mentre tornavo da Milano, mi aveva contattato Giorgio Dell’Arti, che ad agosto, come ricorderete, pubblicò a puntate sul Foglio del lunedì un capitolo de “Il tramonto dell’euro”; dopo, in inverno, mi avrebbe contattato Mario Giordano, che stava scrivendo il suo libro (qui la presentazione), e che mi avrebbe offerto il suo appoggio per dare visibilità al convegno “Un’Europa senza euro”. Vi sareste mai aspettati un servizio simile su una rete nazionale quando il blog partì, nel novembre 2011?

Dice: “Ma quello è berluschino!” Dico: “Amici, questo passa casa! Lo avete visto voi l’appoggio dell’Unità e del Manifesto alla nostra battaglia? Hanno detto chiaramente che loro il dibattito intendevano soffocarlo, hanno profferito solo menzogne degne del peggior ciarpame libbbberista!Ma Dio non paga ogni sabato, e a noi piace ricordarli così, un tantinello attapirati...

Santoro lo fa per l’audience? Può darsi. Giordano è opportunista? Non mi interessa.

Dopo ognuno di questi eventi il numero di persone che mi scrivevano per ringraziarmi e che si aggiungeva alla schiera sempre esigua di chi è disposto ad approfondire e a mettere in discussione i propri pregiudizi aumentava. E allora perché avrei dovuto rinunciare a un simile aiuto sulla base di un processo alle intenzioni? Fatemi capire meglio: la sinistra deve essere unita, quindi io dovrei accettare di essere insultato da personaggi come quello che prima mi attacca sulla base del fatto che ho firmato il Manifesto di Solidarietà Europea con Bolkestein (dimenticando che lo aveva firmato anche Jacques Sapir, per dire) e poi aderisce a una associazione costituita da un altro firmatario del Manifesto (ignorando che Lapavitsas e Ferreira do Amaral, economisti progressisti, sono stati coinvolti nel Manifesto da me, certo non da Antonio, con tutta la sua buona volontà)! Ma come? Io vado attaccato perché Bolkestein ha firmato dopo di me un Manifesto che era stato firmato prima di me da Sapir, e Antonio non va attaccato perché ha firmato dopo Bolkestein un Manifesto che nel frattempo io avevo fatto firmare a Lapavitsas? Ah, già, ma Lapavitsas è un marxista idiota! Eppure non mi sembra che dica esattamente delle scemenze...

E poi se la sinistra non è unita la colpa è mia!? Sicuri sicuri!? Ma stradaje a ride, manica di perdenti...

Io non la penso come Bolkestein, e gliel’ho tranquillamente detto in pubblico, laddove ce ne fosse stato bisogno. Ma se non ci fosse stato Bolkestein, avremmo portato il convegno del 12 aprile sul Tg4? E se il fronte deve essere trasversale, chi decide qual è la trasversalità buona e quella cattiva? A me pare evidente: le persone che fanno due pesi e due misure per meschine gelosie, per ambizioni personali frustrate, è meglio tenerle fuori, no? Soprattutto se la loro visibilità è nulla, come è in fondo giusto che sia. Vorrei far notare, per amor di verità, che io, la visibilità che ho, me la sono conquistata da solo, avendo dietro di me solo uno scaffale di libri, e davanti a me solo una tastiera di computer, con la sincerità del mio pensiero e la forza della mia parola, che pronunciava frasi tuttora non gradite al potere (il quale mostra la propria insoddisfazione). Questo vi ha mantenuto qui e ci ha fatto crescere. Quindi se chi da anni si arrabatta per venire alla ribalta, avendo dietro una sia pur minima organizzazione, non ce la fa, e per lo più non ce la fa dando segnali che infastidiscono molto meno il potere (esempio: referendum sull’austerità, dichiarazione di voto per Grillo, dichiarazione di voto per Tsipras...), sarebbe il caso che si ponesse qualche domanda su se stesso, invece di occuparsi tanto della mia umile persona.

Le bordate del potere, fra l’altro, sono per lo più self-defeating, e questo in buona parte grazie alla reputazione e al network costruito tramite a/simmetrie (quindi: grazie!), e in particolare grazie all’opera del nuovo vice-presidente, Marcello Foa, che tanto accuratamente ci ha illustrato le tecniche manipolatorie del potere, e come cercare di aggirarle. Ci stiamo provando.

Le cose fatte sono state tante, e sono state fatte da poche persone, tanto che non c’è nemmeno stato il tempo di documentarvele tutte. Il sito sta crescendo, come vedete, ma fino a ieri me ne sono occupato da solo. Il dibattito durante la campagna elettorale ha assorbito molte energie. L’evento forse più importante per accreditare l’immagine internazionale di a/simmetrie, cioè il 16° convegno annuale dell’INFER, è stato anche quello coi contenuti più difficili da condividere con tutti voi, a partire dal fatto che si trattava di un convegno in lingua inglese, e di un convegno generalista, dove poche sessioni (ma buone) sono state dedicate ai temi che ci interessano. Qui trovate lo scarno resoconto di una di esse, nella quale Luca Fantacci, che ieri si è unito al nostro comitato scientifico, ci parla del ritorno a Bretton Woods. Per farvi capire l’importanza dell’evento, vi segnalo solo che grazie ad esso abbiamo potuto inserire nella collana di working papers, che sta procedendo con cadenza mensile, i lavori di economisti come Josef Brada e Carsten Holz. Voi direte: “Mastica!”. E invece no, perché subito dopo, vista la qualità dei lavori presenti nella collana, sono arrivati altri contributi spontanei, che il comitato scientifico sta valutando, e anche perché ora chi naviga su IDEAS rischia di finire qui. Il curriculum si allunga anche così. Pensate che Brigitte Granville, che ha raggiunto anche lei, con Jacques Sapir, il nostro comitato scientifico, mi diceva che il suo ranking era migliorato perché l’avevo citata nel mio blog! Nel Regno Unito hanno metodi ben strani di valutare l’impatto di un docente: vanno a vedere se è citato nel dibattito, non solo nel simpatico mondo autoreferenziale di Google Scholar e della Thomson Reuters...

A Pescara sono stati presentati lavori molto interessanti, ma soprattutto si sono poste le basi per relazioni interessanti in termini scientifici. Ripeto: i “qualcosisti” diranno “ma questa è solo teoria, non avete fatto niente...”. Non sono d’accordo: consolidare la reputazione scientifica di un messaggio critico, attestarsi come interlocutore nel dibattito, è una cosa molto importante, è l’unica strategia efficace che abbiamo per evitare che domani siano solo Tabby e Zingy a passare per i coraggiosi economisti credibili anti-élite che l’avevano detto (daje a ride...), o quanto meno per limitare i danni di questo epilogo, in larga parte inevitabile.

Il prossimo evento scientifico sarà a aprile 2015, e coinvolgerà l’Istituto di Studi Avanzati di Vienna. Una collaborazione che sarebbe stata impensabile semplicemente un anno fa e che è stata resa possibile grazie alla rete creata attraverso INFER e il suo convegno.

Nel frattempo è andata avanti anche l’attività di ricerca.

I fondi raccolti ci hanno permesso di assumere un ricercatore a contratto, e abbiamo iniziato a lavorare su un modello dell’economia italiana. Alcuni risultati preliminari, come questo, hanno suscitato critiche costruttiva da parte di affidabili amici: “Ma come, solo questo? Potevate fare di più! Il prezzo della benzina è un non-problema, quindi questo risultato è un non-risultato...”. Certo, cari affidabili amici, apprezzo lo spirito costruttivo della critica, che condivido. Il prezzo della benzina è un non problema. Ma far ammettere in pubblico a un collega impegnato in politica nel fronte proeuro che l’argomento principe usato dai terroristi proeuro è infondato mi pare sia un risultato, un risultato politico, ne converrete, no? Portare sui media mainstream una voce critica, i nostri grafici, il nostro lavoro di ricerca è un risultato, no?

No!? Be’, mi spiace, problema vostro. In ogni caso, in campo scientifico i risultati si contano in termini di pubblicazioni, quindi vedremo: se qualcuno pubblicherà lo studio, avrete avuto torto. Basta avere pazienza... Intanto, lo studio sulla benzina è stato così inutile, si occupava di una cosa così trascurabile, che è servito a convincere una fondazione privata a cofinanziare la nostra attività di ricerca (vi darò i dettagli in seguito).

Di un altro studio, che sgretola completamente il fondamento economico degli argomenti “battipugnisti” e referendari, si è preferito non parlare. Ah, la gauche! Appena non può dire che banalizzi, ti dice che quello che scrivi è troppo complicato. Quant’è difficile da corteggiare, questa femmina incostante! Difficile non pensare a Elio e le storie tese: "Rimango a casa - Mi opprimi! - Esco! - Questa casa non è un albergo...". Eppure, quello che lo studio dice è noto in letteratura (e i molti colleghi che certe cifre non le sanno trovano nello studio tutti i riferimenti per convincersene). Le elasticità dei flussi commerciali ai prezzi e soprattutto al reddito sono tali per cui:

1)      un euro in più di stimolo fiscale rischierebbe di andare a beneficio dell’economia tedesca quanto e più che di quella italiana;
2)      una svalutazione dell’euro avrebbe un effetto netto nullo o negativo sul saldo commerciale italiano.

Non è così strano. Del resto, anche il modello che pubblicai con Carlucci nel lontano 2003 mostrava che per l’Unione Europea nel complesso le condizioni di Marshall-Lerner non valgono. Il motivo credo sia che un riallineamento del cambio della moneta unica si traduce in un gioco a somma nulla per molti paesi membri, e le elasticità reddito spiegano perché: se l’euro svaluta, l’Italia spende in Germania quello che guadagna negli Stati Uniti e in Cina (oltre a prendere una moderata batosta verso l’OPEC). È l’asimmetria delle elasticità al reddito che spiega questo risultato: le nostre importazioni reagiscono al nostro reddito più di quanto le nostre esportazioni reagiscano al reddito degli altri paesi dell’Eurozona (centro e periferia)...

Riusciremo a far parlare anche di questo studio, e intanto stiamo cercando di capire quanto soldi ci sfilerà Renzie a settembre. Vi terremo informati, e voi mettete i soldi da parte...

Il prossimo anno
Sintesi: nel primo anno ritengo di aver fatto, grazie ai nemici e agli amici, quello che vi avevo promesso, che poi era anche tutto quello che si poteva fare: dare autorevolezza e visibilità alla vostra voce. 

Le cose da fare sono ancora molte, ma ora diventa possibile fare un salto di qualità importante. Se finora siamo andati avanti soprattutto grazie a tanti piccoli contributi, tutti preziosi e dei quali vi ringrazio, ora, dopo un anno di attività che ad alcuni sembra scarsa, ma a chi l’ha posta in essere sembra non trascurabile, possiamo chiedere di accedere ai vari benefici fiscali: 5 per mille, deducibilità delle donazioni. Quando avremo questo riconoscimento, potremo strutturare la nostra raccolta fondi in modo da uscire dalla logica dell’emergenza, coinvolgere sponsor più importanti, e consolidare tutte le nostre strutture, per rendere il messaggio ancora più efficace. Va potenziato il sito, ci manca ancora un “ufficio stampa” strutturato, abbiamo spazi di penetrazione nei social media ancora da sfruttare,  occorre prestare più attenzione all’attività di relazione con i vari donatori, ecc. E naturalmente tutto questo va fatto continuando a scrivere, a divulgare, a fare ricerca, a creare contenuti. Da solo non riesco più a farcela. Occorrono almeno un paio di persone di supporto, e bisogna trovare i soldi per pagarle.

Il vostro contributo rimane ancora essenziale: siamo ancora in una fase “ponte”, con una struttura da consolidare, ma senza altre fonti di finanziamento che non siate voi. Oggi siete 2723. Se deste ad a/simmetrie cinque euro al mese, avremmo di che coprire il nostro budget. Ma so bene che non funziona così. So bene che c’è chi non ce li ha (sono 60 euro l’anno), che c’è chi non vuole darli (“fai solo chiacchiere, mi diverti ma non ti finanzio”), che c’è chi si dimentica (a pagare e a morire c’è sempre tempo, sono io il primo a dirlo), che c’è chi non si fida (“Bagnai è liberista e finanziato da Nomura, e poi vuole pure i soldi miei?”), ecc. Per fortuna, accanto a chi non può e non vuole, c’è qualcuno che può e vuole dare di più, il che ci ha permesso di restare liquidi nonostante gli impegni affrontati.

Sapete, come stanno le cose credo di capirlo. Il mondo è pieno di persone che in teoria sono pronte a correre alle armi, ma poi in pratica non arrivano nemmeno a una cabina elettorale, e se ci arrivano non sono capaci di scrivere un nome e un cognome. Dai qualcosisti so che non posso aspettarmi molto! Che il mondo sia così lo si capisce se si son letti dei buoni romanzi, e lo si capisce se si guarda il nostro estratto conto. Come sapete, il mio obiettivo è di far contribuire a questo movimento di opinione chi più ha, perché più ha da perdere. Ci stiamo attrezzando in questo senso, con la consulenza di Marcello Foa e di tanti imprenditori, per sensibilizzare imprese e associazioni di categoria. Ma per arrivare questo obiettivo, che è la vera sfida del prossimo anno, occorre ancora uno sforzo da parte vostra e nostra. Ricordate da dove siamo partiti, guardate dove siamo arrivati, e valutate secondo coscienza se può valerne la pena, ascoltando la risposta che è dentro di voi, invece dei ragli che sono intorno a noi. Il mercato non è infallibile, ma un valore segnaletico ce l’ha: se non “comprerete” la mia proposta, come non ne avete comprate tante altre, invece di ragliare maldicenze contro altri mi ritirerò dal mercato e tornerò alla mia vita privata, non molto noiosa.

Ma qualcosa mi dice che non mi farete questo favore!

Intanto, segnatevi la data del nostro prossimo appuntamento:

il prossimo compleanno si svolgerà a Montesilvano (come l’anno scorso) nel weekend dell’8 e 9 novembre. 

Hanno già dato la loro adesione Jacques Sapir e Sergio Cesaratto (che nel frattempo, come vi ricordavo, sono entrati nel comitato scientifico). I 101 dalmata hanno accettato di presentare in quella sede la versione definitiva del loro documentario, che molti di voi hanno già visto a Viareggio. Io invece vi presenterò il mio prossimo libro. E ci saranno, naturalmente, molte altre sorprese, delle quali vi darò conto prima di aprire le prenotazioni (cosa che faremo a inizio settembre).

Si apra la discussione...

36 commenti:

  1. Ho già messo il pigiama più pesante in valigia. Con calma metto il resto

    RispondiElimina
  2. Più che la discussione si aprano le borse!

    0558479006468406O30000000000IT

    RispondiElimina
  3. In questo ultimo anno, e in maniera particolare in questi ultimi mesi ho riscontrato una cosuccia... La chiamerei la sindrome Dunning-Kruger delle citazioni. Presente soprattutto negli ex lettori, quelli con la smania del qualcosismo. Le frasi ad effetto, quelle sgretola piddini, quelle sulle incompatibilità del sistema euro, vanno citate e rilanciate. Ma bada bene mai citarne l' autore. Per il resto ricorrere sempre alla dotta citazione neoclassiconarcisobrutto associate a elucubrazioni sfrantuma maroni sull' epistemologia delle condizioni necessarie e sufficienti.
    In questo anno io ho avuto modo di conoscere meglio tanti amici, che saluto e ringrazio della compagnia, e di avvicinare qualcuno al progetto. Anche tante discussioni inutili, ma non si può avere tutto.
    PS l' ingressodi Sapir e di Cesaratto ( la cui adesione mi fa molto piacere, più volte ho visto volare insulti nei suoi confronti su fb, perché l' unico degli economisti seri a difendere la "scuola pescarese"), sposta ancora di più a destra il comitato scientifico, o no?
    Saluti e buon lavoro ci si vede a Pescara.

    RispondiElimina
  4. Congratulazioni. Continuate, continuiamo così.

    RispondiElimina
  5. Sono un assiduo lettore e sostenitore di questo blog e di asimmetrie dagli inizi e per quel che posso dire il lavoro svolto è più che sufficiente. Si è partiti da zero, le pretese del futuro erano appese alla qualità delle presentazioni. Il mio giudizio privato è più che positivo,; impossibile fare di più, altrimenti avrei messo Bagnai tra gli Illuminati o i Rettiliani. Invece tra momenti altri e bassi il lavoro di divulgazione è andato avanti ed oggi gli euristi sono, loro malgrado, costretti a confrontarsi con un'opposizione seria che presenta lavori di qualità su cui discutere.
    Spero di poter essere presente al prossimo compleanno di goofy, con tutto il cuore.
    Let's go on!.

    RispondiElimina
  6. "Ricordate da dove siamo partiti, guardate dove siamo arrivati, e valutate secondo coscienza se può valerne la pena, ascoltando la risposta che è dentro di voi, invece dei ragli che sono intorno a noi".
    Ricordo bene da dove io sono partito, me lo ricordo come ricordo dov'ero quando seppi del rapimento di Moro, o nella mitica notte madrilena dell'82, tanto per stare nel tema calcistico che impera in questi giorni e che io non disdegno affatto. Anzi, ieri sera, vedendo la disfatta brasiliana (ero stupefatto io che detesto il Brasile come si detestano quelli che vincono sempre, tipo la Juventus... non voglio sapere come si sentissero i brasiliani), ieri sera ho pensato a lei, e nello specifico a quel passaggio del Tramonto dove dice che chi perde ha solo una cosa da fare: ricostruire; mentre chi vince deve fare attenzione a non voler stravincere. I pronostici li sbaglia solo chi li fa, diceva il buon Brera (Gianni), e mi sa che l'atteggiamento di ieri sera costerà caro ai tedeschi. Almeno lo spero...
    Ricordo da dove sono partito, quello che ho cercato... e poi mi sono imbattuto in lei. Posso dirle con certezza che il "dove siamo arrivati" è solo merito suo, e dei suoi più stretti collaboratori. Ne è valsa la pena! fosse altro perché "i ragli" non li ascolto più, ormai da tempo. Le risposte scientifiche ai ragli non le ho, ma adesso li riconosco come la puzza del gas nell'aria. A volte mi fanno incavolare, a volte ridere a crepapelle. Tendenzialmente li evito...
    E ne varrà ancora la pena. La promessa che faccio a me stesso, e non a lei, è di fare quello che potrò, in tutto e per tutto, come fatto in passato, per quel che posso. Potrei inoltre offrirmi volontario per una serie di attività, come l'ufficio stampa, ma millanterei credito, non ho i contatti giusti per ciò che a voi serve. Economicamente, oltre la piccola donazione saltuaria, ci dobbiamo vedere al prossimo 5 per mille, così finalmente saprò a chi darlo e con buona motivazione.
    Non so cosa se ne possa fare di un attore, ma se serve fate un fischio senza problema.
    Grazie di tutto, e ora, permettete, me ne torno a fare quello che come dice Peter Brooke è l'unico vero lavoro di un attore: "trovare lavoro!".
    :-) Buena vida!

    RispondiElimina
  7. E' già ora di rimettere mano al portafoglio? :-)

    Battute a parte, un contributo lo do sempre "volentieri", convinto che dietro a/simmetrie ci siano persone di grande spessore culturale e umano.
    Il tempo dirà se ho avuto ragione, per ora mi pare (ampiamente) di sì, e questo mi conforta molto.

    RispondiElimina
  8. Caro Prof. Alberto,
    in attesa di sapere se il prossimo anno scolastico lavorerò un pocolino almeno, non posso non fare a tutti i miei speciali auguri.

    (Alessandra da Firenze...sintonizzata e in ascolto, ora)

    RispondiElimina
  9. Junker e la "flessibilità" di Renzie:

    "Ha anche rispedito al mittente le accuse della sinistra radicale ai popolari di essere stati gli ispiratori dell'austerity e delle politiche neo-liberiste che hanno ridotto i diritti dei lavoratori in Europa. "La politica neo-liberista è opera di Blair e Schroeder (ex premier laburista e socialdemocratico di Gran Bretagna e Germania, ndr) - ha detto durante l'audizione
    -. Io non avrei mai approvato la legislazione sul lavoro fatta passare in Germania. Chiamatemi conservatore e clericale, ma i governi di sinistra io li ho conosciuti, ci ho lavorato insieme per 18 anni. So chi è il padre delle politiche neoliberiste. E non sono io"."

    RispondiElimina
  10. ‘There is nothing so practical as a good theory’ (Lewin, K. (1951) Field theory in social science; selected theoretical papers. D. Cartwright (ed.). New York: Harper & Row. p.169)

    E penso che quelle che diffondi (e che costruisci) siano buone.

    Buona vita
    Guglielmo

    RispondiElimina
  11. Visto appena ora lo spezzone di cui al link di @Obli (grazie!), propongo di proiettarlo al Compleanno n.3 in quanto delizioso, anche se tratta di un Non Compleanno.
    Per i cavillosi in cerca di giustificazione: i giorni del CompleGoofy sono, con alta probabilità, non-compleanno per molti di noi, pertanto adattissimi.
    Per gli esteti apprezzanti, improduttivi per definizione: v. alla frase 1.
    Per Alessandra: auguri di cuore per ciò che attendi.

    Chissà che avrebbe detto chi con i giovani era delicato e rispettoso (Leopardi anche non in poesia, come risulta dai ricordi di De Sanctis studente a Napoli, quando il poeta andò in visita alla sua classe).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. @Adriana, grazie!

      "Twinkle, twinkle, little bat!
      How I wonder what you're at
      Up above the world you fly
      Like a tea-tray in the sky.
      Twinkle, twinkle....."

      Lewis Carroll, Alice - Chapter "A Mad Tea-Party"

      (Alessandra da Firenze)

      Elimina
  12. Caro Bagnai tutto ,o quasi, condivisibile anche il fatto che tu non vuoi fare un partito; per l'amor di Dio ci mancherebbe che tu ti sentissi obbligato. Però io che ho seguito , dall'inizio le tue argomentazioni economiche e le ho "capite" subito come giuste,non riiesco tacitare la parte di me che è geneticamente bastian contrario, per chiederti: tuo Punto 1) siamo sicuri che ci vogliono tantissimi soldi per aprire un partito ? Davvero ? Tutti i partitini/movimeti che sono nati in questi ultimi anni erano pieni di danèe ? Non penso. Punto 1bis; l'idea condivisa non è solo mandare fuori dai coglioni l'euro, la feccia buro-europea.Ma in positivo, riappropriarsi della sovranità monetaria, fare una politica che badi principalmente agli interessi dell'Italia .Ripristinare in Italia la separazione bancaria tra banche d'investimento e banche commerciali, tipo Glass Steagall act. Promuovere la riunione Tesoro bankitalia dopo il divorzio del 1981 e quindi obbligo del tesoro di comprare il debito italiano.Promuovere un politica a debito per nuove opere in grado di fare da volano ecc ecc. Per il punto 2, capisco che ti stia sul kaiser il fatto che qualcuno o molti ti dicano " Bagnai sei tutti noi".Però obiettivamente a capo di un partito si mette,o si dovrebbe mettere, il migliore.Quello cha ha la capacità di esporre, discutere, dialogare, guidare al meglio il partito e promuovere UFFICIALMENTE le ideee.Il 98 % di noi che ti seguiamo e "sosteniamo" siamo buoni soldati,caporali sergenti, tenenti, maggiori, colonnelli, ma la guerra la guida il ministro della difesa ed il capo di stato Maggiore .Tu , ma anche Rinaldi, Borghi siete quelli che senz'altro hanno più cultura economica ed autorità per discutere ufficialmente e pubblicamente di queste cose.Ad ognuno la sua parte.E' vero che oggi molti scalzacani sono al potere,sia nella politica che nella Chiesa, ma il risultato ed il degrado lo vediamo....
    S Francesco di Sales ......
    "Nella creazione Dio comandò alle piante di produrre i loro frutti, ognuna “secondo la propria specie” (Gn 1, 11). Lo stesso comando rivolge ai cristiani, che sono le piante vive della sua Chiesa, perché producano frutti , ognuno secondo il suo stato e la sua condizione.
    La devozione deve essere praticata in modo diverso dal gentiluomo, dall’artigiano, dal domestico, dal principe, dalla vedova, dalla donna non sposata e da quella coniugata. Ciò non basta, bisogna anche accordare la pratica della devozione alle forze, agli impegni e ai doveri di ogni persona.
    Dimmi, Filotea, sarebbe conveniente se il vescovo volesse vivere in una solitudine simile a quella dei certosini? E se le donne sposate non volessero possedere nulla come i cappuccini? Se l’artigiano passasse tutto il giorno in chiesa come il religioso, e il religioso si esponesse a qualsiasi incontro per servire il prossimo come è dovere del vescovo? Questa devozione non sarebbe ridicola, disordinata e inammissibile? Questo errore si verifica tuttavia molto spesso.
    Quindi Bagnai lo può fare solo Bagnai, se ne ha voglia.
    Ciò ovviamante non significa sbattersene i coglioni ,non "erudirsi", ma mettere ognuno al suo posto per il bene comune.
    Noi possiamo "lottare", informare day by day nel nostro ambito ,io e molti di noi lo facciamo già; però cosa diversa è rappresentrare ufficialmente ed autorevolmente un partito con relative idee.
    te saludi.


    RispondiElimina
  13. Per quanto mi riguarda ho contribuito e contribuirò ancora all'associazione, se non altro perchè ormai mi sono affezionato alla gastrite che mi provocano i post di questo blog (in coppia con quelli di Orizzonte48). Con il cuore so che è giusto, anche se la mente capisce la metà della metà degli argomenti trattati, purtroppo sono un "quasi" ingegnere per cui parto svantaggiato.

    Se come privato ho qualche limite però, come azienda posso fare di più oltre quello che ho già fatto, basta saperlo. Io mi colloco nella categoria dei "qualcosisti", nel senso che mi piacerebbe fare qualcosa anche se non so cosa, a parte aprire il borsellino. Lei Professore in questi anni di blog mi ha aiutato moltissimo a comprendere dinamiche che mi erano estranee (nel senso che non ne avevo cognizione) ma che comunque influenzavano e influenzano il mondo che mi(ci) circonda. Ricambiare mi sembra il minimo.

    Nel caso se le serve un fabbro, ci sono. :-D

    RispondiElimina
  14. OT - Istituita dai BRICS la nuova Banca di Sviluppo Mondiale.
    http://en.itar-tass.com/economy/739622
    E' un passo obbligato per il ritorno ad un mondo multipolare e per terminare lo status del dollaro di moneta di riserva (quasi) esclusiva.
    Il grande scacchista trionfa ancora mentre il checker abbronzato continua a blaterare a vanvera di nuove sanzioni.
    Essere amico di Putin era proprio una grande idea...
    Chissa', ci fosse stato ancora il condannato al Governo forse avrebbe fatto domanda di ammissione pure l'Italia (altro che pietire alla corte della inchiavabile).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. @Luca Cellai09 luglio 2014 19:11
      "Chissa', ci fosse stato ancora il condannato al Governo forse avrebbe fatto domanda di ammissione pure l'Italia (altro che pietire alla corte della inchiavabile)"

      L'idea sarebbe buona, beninteso a patto di accettare di vivere in un paese vittima di attentati "islamici"… ma poi, in un paese colonizzato da 70 anni e con elites al soldo degli esportatori di democrazia, pensa davvero sia possibile un tale cambiamento di campo? Sarebbe già molto riuscire a conquistarsi un ruolo di paese neutrale (come la Svizzera), ma c'è la geografia che ci frega… Comunque, tempo fa è stato scritto da un giornalista italiano un libro titolato proprio "Stare con Putin".

      Elimina
    2. "a patto di accettare di vivere in un paese vittima di attentati"

      Ma dal 1947 non ci abbiamo sempre vissuto in un Paese vittima di 'attentati'?

      Io c'ero al tempo delle 'stragi di stato' e ricordo benissimo tutte le cruente ingerenze dirette USA perche' l'Italia rimanesse un servo fedele.

      Credo che un ripassino sulla normalita' delle 'false flag operations' nel mondo sia a questo punto necessario.
      Possibile che siamo cosi' ignoranti anche sulla nostra storia recente?
      E che cazzo!

      http://www.zerohedge.com/news/2014-07-08/governments-around-world-%E2%80%93-including-western-islamic-asian-and-african-nations-%E2%80%93-adm

      http://www.zerohedge.com/news/2013-09-05/these-false-flags-were-used-start-war

      Elimina
  15. Solo uno scaffale di libri dietro, solo una tastiera di computer davanti. Ho i brividi. Mi è venuta in mente una poesia della Dickinson che in un verso dice "The stars about my Head I felt/About my Feet the Sea". E il bello è che è proprio vero, quello che ha scatenato questo one man blog lo abbiamo visto scorrere davanti ai nostri occhi.
    Vabbe', mi fermo qui che poi la ggente mormora, aggiungo soIo che in quanto orgogliosa lettrice fissa di questo blog e partecipe di questa bella comunità di persone libere contribuisco volentieri con 100 euro all'anno, già versati per il 2014, così metto 40 per chi non può. Se non perdo il lavoro, dio liberi, dovrei poter continuare a farlo indefinitamente (come dice con un sorriso smagliante Julia Roberts nella battuta finale di Notting Hill, ecco, ricordatemi così, senza badare a quegli ottusi centimetri/chili che fanno la trascurabile differenza). Complimenti, prof. Ad maiora, per aspera ad astra, frangar sed non flectar... e tutto questo genere di cose.

    RispondiElimina
  16. In lingua veneta? Grassie professore vanti cusi'!!

    RispondiElimina
  17. Grazie signor Bagnai, darò il mio contributo economico per contribuire ad una lettura più equilibrata della realtà. E grazie a questo blog mi è tornata la voglia di continuare gli studi e le ricerche. Ora so come sdebitarmi.
    L'evoluzione naturale è esplosione ed espansione di varietà e biodiversità, ma in questi decenni l'uomo sta compiendo velocemente il percorso inverso: il pensiero unico monopolitico, binario e dogmatico, sta conducendo l'uomo al suicidio sterminando il pluralismo culturale, le specie naturali, le varietà biologiche e la stessa vita sulla Terra, l'economia più importante.
    Ogni colibrì deve fare la sua parte per spegnere l'incendio.

    RispondiElimina
  18. Senta, ma visto che ha tutto questo carattere di mmerda, perché non li manda affanculo definitivamente, come farei io, che non sono moderato come lei, questi sinistroidi sinistrati così si risparmia anche un bel po' di tempo a scrivere i post?
    Tanto lo abbiamo capito che sono ben più che inani ed anzi dannosi.
    Lo avete scritto più volte in tanti; se a questo punto della storia non hai ancora capito che l'euro è LA fregatura, o perlomeno ne hai una vaga idea, sei irrecuperabile o in malafede.

    Appena mi escono due soldi contribuirò al progetto e con pieno diritto la chiamerò a Frazione Borgo Risera sul piano alla sagra della panisa.

    p.s. Se volesse venire sabato si terrà una notte bianca nella quale il sindaco (piddino, certo) ha indetto la mezzanotte del bacio libero, nel senso che se sei diversamente etero puoi baciare senza alcuna preoccupazione il tuo omo/logo. E poi dicono che non c'è progresso.....avercene :-).

    RispondiElimina
  19. Già fatto. Vorrei aver potuto fare di più, ma si comincia sempre dal poco.
    Del resto l'avevo già preannunciato in fondo a "Il libbberista e il pensionato", e, in effetti, le cose sono sempre semplici solamente per chi pensa in modo semplice.
    Sono sempre più convinto che qui si è manifestata qualche cosa che ha vera rilevanza, contro la nullità, nel migliore dei casi, di tutti gli altri luoghi, e che merita qualche sforzo che altri non meritano.
    Nello specifico mi pare di poter dire che andare a Vienna è un passaggio obbligato per arrivare a Berlino. Perché una cosa è certa, convincere gli italiani a non farsi male da soli è un'impresa disperata, convincere, invece, i tedeschi che questa dell'euro è una strada che porta il continente, e quindi la Germania stessa, alla catastrofica sconfitta è stratosfericamente più semplice.
    I tedeschi sono gente precisa, se c'è da far rilevare che il brasile è oramai solo una squadretta di calcio e non lo squadrone fatto sognare a tutti dai giornalisti di tutto il mondo da trent'anni a questa parte, loro eseguono imperterriti il compito, e stupisce che si siano fermati solo a 7. Ma, come si vede, alla fine non hanno regola, gli manca il buon senso della misura, e tuttavia hanno la capacità di capire dove sbagliano. E' necessario spiegargli che devono arrestarsi, prima di arrivare a ridurre l'intera l'europa al cappotto, e questo accadrà con certezza assoluta quando la dimostrazione matematica sarà inoppugnabile, e spero che asimmetrie ci riesca presto.
    Con gli italiani, invece, è meglio lasciar perdere, dunque concordo anche con l'inutilità della fondazione di un altro stupido partito.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Personalmente sono quanto vi sia di più lontano dalle logiche della politica, viepiù partitica; per certi versi la politica è come la guerra, si fonda sull'inganno, perciò un tempo i saggi si preoccupavano affinché questa tendenza innata non debordasse in ambo i campi, diventando sempre più fine a se stessa al punto da trasformarsi in un incontrollabile flagello (leggere Sun-Tzu e l'etica del Bushido, per mero esempio, ma anche i principi originali fondanti la autentica Cavalleria cristiana e islamica, per avere qualche idea sul comportamento cui attenersi; per constatare invece la presenza del flagello è sufficiente osservare la realtà che ci circonda). Dunque il mio pensiero in merito è quello dell'uomo della strada. Leggo oggi d'uno studio scientifico che mostra l'evidenza della manipolazione sociale attraverso l'indirizzamento dell'opinione pubblica (http://www.pnas.org/content/111/24/8788 - spero si apra, se no, copia e cerca) e ho già seguito alcuni interventi molto interessanti e intellettualmente onesti del Dott. Marcello Foa al merito; vivaddio si inizia a prendere seriamente in considerazione questo aspetto, peraltro assai noto a chi si occupa da tempo immemore di conoscere l’essere umano più a fondo, non solamente dal punto di vista fisico e psichico (potremmo risalire in questo iter alle Upanisad vediche più antiche…); preferisco però in questi frangenti viaggiare più accanto al buonsenso e all’approfondimento diretto, personale o altrui, che non all’evidenza scientifica, poiché anch’essa può essere oggetto di manipolazione, non fosse altro nel momento in cui la si sia trasformata in totem infallibile: viceversa, colti da sé i motivi per cui si può cadere preda di fascinazioni psicologiche ben orchestrate (esplicando come antidoto il pieno senso del vecchio “nosce te ipsum”…), non soltanto si potrà scansare l’inganno, ma anche il dato scientifico potrà esser letto con maggior equilibrio e cognizione di causa. Sicché mi pongo la stessa domanda di Matteo: se sia davvero necessario fondare un altro partito, quando per convincere la maggior parte delle orecchie, lasciando spiazzata la ricerca seria, è sufficiente saper tirar loro la giacchetta senza che se ne accorgano, con argomenti che li facciano sentire protetti e lusingati (e qui non è problema solo degli italiani). Mi par del resto ormai abbondantemente ripetuto che questo blog sia nato con intento differente: quello (tanto per restare in tema caro all’anfitrione) di non suonare un altro piffero per incantare, seppur suonando il vero, orecchie così ansiose d’esser deliziate, ma insegnar loro a comprendere la musica (analogo per certi versi a quel che, molto pragmaticamente, il professore di Chimica del Suolo indicava come unico espediente per superare il suo temuto esame: “Giù il groppone sui libri”. E poi, aggiungo io, confrontare con la vita.).

      Elimina
    2. Per la mia sensibilità qualche termine rimane però troppo fluido, ma infine credo sia solo un problema di vocaboli. Se, infatti, diciamo che: “l'evidenza scientifica può essere manipolata”, credo che ci resti poca possibilità di uscirne. L'introspezione è una gran cosa, ma da sola non può garantire se stessa, per quando accostata possa essere sentita la sua immediatezza. Questo non solamente per il fatto che l'animo umano ama inabissarsi a se stesso o è proprio costituito da profondità misteriose e oscure (a seconda dei vari gusti che si sono manifestati anche in occidente), ma più semplicemente perché l'essere umano può essere affetto da disturbi patologici che sfuggono al suo controllo.
      Lasciamo, dunque, che almeno il concetto di “evidenza scientifica” resti un fine, perché almeno esso conserva quella qualità della condivisione della evidenza che è anche un metodo di controllo reciproco sulla affidabilità dei risultati. Ovvio, non si raggiunge la certezza neanche con la condivisione scientifica, dunque in sostanza concordo, figurarsi quando poi diviene un totem o anche solo un fanatismo religioso; ci si può sbagliare anche in tanti, anche in tanti si può avere un interesse meschino, persino al CERN di Ginevra la comunità scientifica mondiale può avere interesse a forzare l' “evidenza”, ma bisognerebbe sentire in queste circostanze fino in fondo la vastità delle conseguenze negative, anche la virtù più santificata se sospettata non è più virtù, e tuttavia, prima del tracollo concettuale definitivo, teniamoci stretto almeno questo metodo del confronto scientifico razionale, finché dura.
      Io poi volevo dire che, comunque, i tedeschi sono i più sensibili a questa metodologia della razionalità, e anche se non si raggiungesse proprio una inoppugnabile e solida dimostrazione tecnica da parte degli studiosi di asimmetrie, e condivisa dal resto degli studiosi, della inefficacia delle monete uniche per la salute dei mercati, ma almeno soltanto convincente, quel popolo, ovvero i suoi tecnici e i suoi capitalisti, sarebbero in grado di prenderne atto e di scegliere altre strade.
      Almeno lo spero. Al tempo di Kant, di certo si.

      Elimina
    3. @ Matteo
      Il mio discorso intendeva mettere in guardia dal supino recepire che la possibilità d'essere manipolati esista e sia ritenuta certa solo perché se ne produca una prova scientifica; sarebbe come esser messi in guardia che in zona circolino dei ladri, ma senza sviluppare intuito e percezione a riconoscerne uno, molto probabilmente si cadrà vittime egualmente del loro mestiere (l'informazione differisce sensibilmente dalla conoscenza diretta). Idem per tirare d'arco; oggi si sanno mille nozioni tecniche misurabili che un longbowman inglese, un samurai, o un arciere persiano ignoravano: eppure colpivano egualmente il bersaglio in modo letale. Diverso il discorso per un ambito più "quantificabile" come può essere quello della moneta unica, della progettazione d'un ponte, o d'una titolazione chimica in laboratorio: lì deve essere richiesta una rigorosa razionalità metodologica, non fosse altro per poter rendere confrontabili i risultati conseguiti. Poi esistono anche coloro che riescono a infondere l'intuito nella quantificazione della materia; sembra che Stradivari avesse un talento eccezionale nel riconoscere a naso il legno d'un albero da un altro, prima ancora che venisse tagliato; Hanemann, fondatore dell'omeopatia, non solo sperimentò direttamente su se stesso ogni sostanza che studiava, ma dinamizzava a mano i farmaci, si dice percuotendo su una Bibbia rilegata in pelle, che conferiva una certa vibrazione al colpo - oggi le aziende omeopatiche impiegano attrezzature meccaniche per la dinamizzazione, però nessun tecnico rivela il numero e le modalità dei cicli.

      Elimina
  20. Un grossisimo passo avanti lo s'è fatto (e senza nemmeno farne due indietro, come diceva il vecchio maestro). Ora, orfano der partito (me ne farò una ragione) guarderò il mondiale senza sensi di colpa, e tiferò per la squadra del "compagno" Sabella.
    Su una sola cosa di quanto ha scritto eccepisco: per me il luogo catalizzatore del pensiero non è la doccia, ma l'altro elemento del bagno dove si sta seduti, contenti o crucciati (ciascuno qui ci mette del suo)

    RispondiElimina
  21. O.T. (ma non troppo) avvelenato!
    lgnazio Visco afferma che:

    "Dall'euro non si esce" e anche se "è rimasta una moneta senza stato" ha "garantito la stabilità dei prezzi " e "protetto contro variazioni impreviste e forti del potere d'acquisto"

    Questa emerita testa di vitello, svergognato come pochi nella sua funzione di responsabile di una istituzione che almeno ancora sulla carta dovrebbe restare tecnicamente seria, afferma cose che gridano vendetta! Gridano vendetta per le imprese che non valgono più un cazzo, del lavoro che ha perso il potere d' acquisto e la stabilità, del patrimonio immobiliare che è diventato spesso un peso e che si è svalutato come mai accaduto, delle tariffe che sono esplose verso l' alto. Una dichiarazione vergognosa!!!
    Ragazzi ogni euro che risparmierò lo invierò ad "ASIMMETRIE"; domani andrò a fare il mio dovere, perdio! Scusate ma sono veramente incazzato, ho perso troppi amici e parenti sulla strada dell' euro.

    RispondiElimina
  22. Proprio oggi i miei capi indicono una riunione generale: oramai i costi superano costantemente i ricavi, l'azienda rischia seriamente di chiudere... inventiamoci qualcosa per vendere in giro aria fritta, altrimenti per Natale avremo tutti un sacco di tempo libero...

    Inutile spiegare ai piddini che da troppo tempo lavorano a margini troppo bassi e che una crisi di domanda si risolve con la politica, non vendendo aria fritta (o se preferite, inutile offrire mille prodotti anziché 100 a clienti che non hanno soldi per comprarne 10).

    Il mio contributo alla MIA azienda, che si prepara a farsi stritolare dalla "deflazione buona", è dare 100€ del mio esiguo salario ad asimmetrie, inaugurando una nuova categoria di donatore: quello che non può, ma lo fa lo stesso.

    Non invito gli altri che non possono a fare come me, ma sia d'esempio a chi può e non si decide.

    Saluti

    RispondiElimina
  23. All'ufficio sinistri molti sanno benissimo che c'è qualcosa di autoritario nell'aria (altro indicatore culturale: la satira è stata completamente soppressa) ma è solo una forzatura temporanea della democrazia e per il bene del Paese, un autoritarismo buono e necessario.. E dove la solita propaganda "de sinistra" si normalizza (a forza) in autoritarismo di estrema destra e nella solita patologia di massa (complemento ideale dell’Euro come nuovo supernazionalismo e supercazzola)

    ma anche definirli fascisti sarebbe un complimento:

    [..] La responsabilità della televisione, in tutto questo, è enorme. Non certo in quanto "mezzo tecnico", ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere. Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre” [..]

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Nel 1973 il Corrierone pubblicava Pasolini, uscivano Angels' Egg, Desperado, Larks' Tongues in Aspic, No Pussyfooting, Over-Nite Sensation, Quadrophenia, Selling England by the Pound, The Dark Side of the Moon, Tubular Bells, nonche' Amarcord, American Graffiti, Jesus Christ Superstar, L'esorcista, La grande abbuffata, Serpico...
      Oggi Vasco riempie gli stadi, Sign o' the Times.

      Elimina
  24. Visco. Quello che tre mesi prima delle elezionni politiche mi ha restituito rimborsi IRPEF che aspettavo da anni ...

    RispondiElimina
  25. al Goofycompleanno, andiamo a mangiare da Remo, sulla via di Penne? :-)

    RispondiElimina

Tutti i commenti sono soggetti a moderazione.