Una cosa è chiara. Le persone che incontriamo, per lo più, non hanno ben presente quale sia la posta in gioco. Aiutatemi a farglielo capire dando massima diffusione a queste citazioni. Vengono da un vecchio post che forse ricorderete.
Grazie in anticipo. Tempus mutationis advenit...
L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...
domenica 5 ottobre 2014
sabato 4 ottobre 2014
venerdì 3 ottobre 2014
Debito e guerra
Christian mi ha segnalato questo interessante database del Fmi, che riporta le serie storiche dei rapporti fra debito pubblico e Pil dal 1692 (per l'Inghilterra) fino a oggi. Ci sono praticamente tutti i paesi registrati presso il Fondo, anche se evidentemente non per tutti ci sono i dati dal 1692 (o perché non sono disponibili o perché i paesi non esistevano).
Guardiamoci insieme (anche se molti di voi già li conoscono) i dati relativi al Regno Unito:
Credo che sappiate tutti, e in molti meglio di me, quale storia ci raccontino questi dati. In ogni caso, il dettaglio è qui e questa è una sintesi:
Ovviamente il Regno Unito di guerre ne ha fatte tante, ma nella tabella riassumo quelle che corrispondono alle "increspature" più significative del rapporto debito/Pil, mettendo in colonna A l'aumento del rapporto debito/Pil. Diciamo che in termini di aumento del debito l'ultima crisi è costata finora al Regno Unito praticamente quanto la Guerra di indipendenza americana (46 punti di Pil). Chissà se l'avessero vinta...
Son costate di più solo la guerra dei sette anni, le guerre napoleoniche, la seconda guerra mondiale e la prima guerra mondiale (che poi è anche il motivo per il quale me ne ricordavo le date, mentre delle altre sinceramente ho dovuto controllarle).
Notate anche gli episodi di "sdebitamento". Il più rapido è decisamente quello che segue alla Seconda guerra mondiale: 223 punti di Pil di debito abbattuti in 30 anni, a una media di 7.5 punti di Pil all'anno. Niente a che vedere con la performance nel XIX secolo, quando ci vollero 99 anni per ottenere un risultato analogo.
Due lezioni: in termini storici, la situazione debitoria attuale della Corona è tutt'altro che eccezionale.Il Regno Unito ha avuto un debito superiore agli attuali 90 punti di Pil in 170 su 322 anni considerati. In questi tre secoli il suo debito medio è stato di 107 punti di Pil e il suo debito mediano di 99.
Seconda lezione: posto che però vogliamo considerare indebitamenti pubblici attorno al 100% come eccezionali e da curare (che poi significa: posto che ammettiamo che lo Stato intervenga nell'economia solo per fare guerre, ma non per permetterci di vivere meglio in condizioni di pace), ci sarebbe da chiedersi cosa abbia permesso dopo il 1945 di far scendere il rapporto debito/Pil in modo tanto rapido ed efficace, e senza compromettere la crescita.
Ma di questo parleremo con calma qui e nel prossimo libro, e comunque ve l'ho già detto allo scorso compleanno.
Ci vediamo al prossimo!
È arrivato l'arrotino!
Sono lieto di aprire la sezione "È arrivato l'arrotino!" di questo post con il seguente commento:
La Via Della Seta ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Debito e guerra":
vabbè lo sanno tutti che in UK dopo la guerra il debito/Pil è diminuito con anni di inflazione, evitiamo la suspance.
Però per favore non raccontamo la storia che andava tutto bene perché comunque il paese cresceva. In quel periodo cresceva alla grande tutto il mondo.
Che inflazione alta sia un modo poco doloroso per pagare i debiti si sa, ma me sa che capirne i costi con un post in un blog è un po' complicato.
Se non sbaglio, in UK nel dopoguerra le cose sono andate meno bene in termini di crescita PIL pro-capite rispetto altri paesi. Quanto dipende dal fatto che UK fu colpito meno duramente dalla guerra e aveva meno da ricostruire? Quanto dalla perdita di status coloniale? C'è un costo dell'inflazione? Forse si, forse no, difficile da dire
Postato da La Via Della Seta in Goofynomics alle 04 ottobre 2014 05:36
Intanto, una domanda: hai mai provato a googlare suspance? E poi a googlare suspense? Noti una differenza?
Questo però rimanga fra noi, non diciamolo in giro. Interessante però questa storia dell'inflazione. Sicuro che sia andata così? Guarda, ti faccio vedere i dati:
Caso strano, prima dello shock petrolifero del 1973, mentre il debito piomba a picco, l'inflazione media è stata del 4%. Da lì in poi, quando il debito si stabilizza, l'inflazione media è stata del 6%. Salutami Oscar, quando lo vedi.
Per inciso, invece, se ci porti i dati del Pil pro capite in termini reali ci fai un favore e ti ringraziamo anticipatamente.
Guardiamoci insieme (anche se molti di voi già li conoscono) i dati relativi al Regno Unito:
Credo che sappiate tutti, e in molti meglio di me, quale storia ci raccontino questi dati. In ogni caso, il dettaglio è qui e questa è una sintesi:
Ovviamente il Regno Unito di guerre ne ha fatte tante, ma nella tabella riassumo quelle che corrispondono alle "increspature" più significative del rapporto debito/Pil, mettendo in colonna A l'aumento del rapporto debito/Pil. Diciamo che in termini di aumento del debito l'ultima crisi è costata finora al Regno Unito praticamente quanto la Guerra di indipendenza americana (46 punti di Pil). Chissà se l'avessero vinta...
Son costate di più solo la guerra dei sette anni, le guerre napoleoniche, la seconda guerra mondiale e la prima guerra mondiale (che poi è anche il motivo per il quale me ne ricordavo le date, mentre delle altre sinceramente ho dovuto controllarle).
Notate anche gli episodi di "sdebitamento". Il più rapido è decisamente quello che segue alla Seconda guerra mondiale: 223 punti di Pil di debito abbattuti in 30 anni, a una media di 7.5 punti di Pil all'anno. Niente a che vedere con la performance nel XIX secolo, quando ci vollero 99 anni per ottenere un risultato analogo.
Due lezioni: in termini storici, la situazione debitoria attuale della Corona è tutt'altro che eccezionale.Il Regno Unito ha avuto un debito superiore agli attuali 90 punti di Pil in 170 su 322 anni considerati. In questi tre secoli il suo debito medio è stato di 107 punti di Pil e il suo debito mediano di 99.
Seconda lezione: posto che però vogliamo considerare indebitamenti pubblici attorno al 100% come eccezionali e da curare (che poi significa: posto che ammettiamo che lo Stato intervenga nell'economia solo per fare guerre, ma non per permetterci di vivere meglio in condizioni di pace), ci sarebbe da chiedersi cosa abbia permesso dopo il 1945 di far scendere il rapporto debito/Pil in modo tanto rapido ed efficace, e senza compromettere la crescita.
Ma di questo parleremo con calma qui e nel prossimo libro, e comunque ve l'ho già detto allo scorso compleanno.
Ci vediamo al prossimo!
È arrivato l'arrotino!
Sono lieto di aprire la sezione "È arrivato l'arrotino!" di questo post con il seguente commento:
La Via Della Seta ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Debito e guerra":
vabbè lo sanno tutti che in UK dopo la guerra il debito/Pil è diminuito con anni di inflazione, evitiamo la suspance.
Però per favore non raccontamo la storia che andava tutto bene perché comunque il paese cresceva. In quel periodo cresceva alla grande tutto il mondo.
Che inflazione alta sia un modo poco doloroso per pagare i debiti si sa, ma me sa che capirne i costi con un post in un blog è un po' complicato.
Se non sbaglio, in UK nel dopoguerra le cose sono andate meno bene in termini di crescita PIL pro-capite rispetto altri paesi. Quanto dipende dal fatto che UK fu colpito meno duramente dalla guerra e aveva meno da ricostruire? Quanto dalla perdita di status coloniale? C'è un costo dell'inflazione? Forse si, forse no, difficile da dire
Postato da La Via Della Seta in Goofynomics alle 04 ottobre 2014 05:36
Intanto, una domanda: hai mai provato a googlare suspance? E poi a googlare suspense? Noti una differenza?
Questo però rimanga fra noi, non diciamolo in giro. Interessante però questa storia dell'inflazione. Sicuro che sia andata così? Guarda, ti faccio vedere i dati:
Caso strano, prima dello shock petrolifero del 1973, mentre il debito piomba a picco, l'inflazione media è stata del 4%. Da lì in poi, quando il debito si stabilizza, l'inflazione media è stata del 6%. Salutami Oscar, quando lo vedi.
Per inciso, invece, se ci porti i dati del Pil pro capite in termini reali ci fai un favore e ti ringraziamo anticipatamente.
Comunicazione di servizio: Faccialibro
Alla fine mi sono messo su Faccialibro. Come per Twitter (dove mi aveva messo Claudio Borghi), in realtà su Faccialibro non mi ci sono messo io, mi ci ha messo un amico, Frederick Black, ma tant'è. Lo userò per postare i video dei miei interventi (quindi alla fine dovrebbe avere una mediateca più completa di quella un po' selettiva del blog), e qualche grafico significativo, ma magari meritevole di qualcosa di più dei 140 caratteri di commento consentiti da Twitter, e anche per rilanciare qualche post di questo blog, permettendovi di condividerlo più "viralmente", qualora lo riteniate utile.
Non sarà un doppione del blog, come non lo è Twitter, ma avrà una diversa linea editoriale. In particolare non ci sarà discussione.
Punto.
Non ho tempo di gestire la discussione su quel social, quindi non avrò "amici", come non ne ho per principio, atteso che quei pochi che credevo di avere mi hanno regolarmente tradito. E a dimostrare che tout se tient, proprio uno di questi cialtroni traditori ieri ragliava che non avevo messo la possibilità di commentare su Facebook perché "sento che sto perdendo colpi"! Eh già... Sta per uscire un mio libro col Saggiatore, mi cerca il mondo, in televisione spacco, i lettori del blog aumentano, ma sto perdendo colpi...
Perché chi vuole fare politica infallantemente risulta essere incapace di collocarsi (e di contare fino a tremila)? Sarà mica che come diceva il compianto Guerani (chi?) l'euro ve lo meritate?
Ma io no!
Quindi tiro dritto.
Se volete, ci vediamo anche su Faccialibro.
Non sarà un doppione del blog, come non lo è Twitter, ma avrà una diversa linea editoriale. In particolare non ci sarà discussione.
Punto.
Non ho tempo di gestire la discussione su quel social, quindi non avrò "amici", come non ne ho per principio, atteso che quei pochi che credevo di avere mi hanno regolarmente tradito. E a dimostrare che tout se tient, proprio uno di questi cialtroni traditori ieri ragliava che non avevo messo la possibilità di commentare su Facebook perché "sento che sto perdendo colpi"! Eh già... Sta per uscire un mio libro col Saggiatore, mi cerca il mondo, in televisione spacco, i lettori del blog aumentano, ma sto perdendo colpi...
Perché chi vuole fare politica infallantemente risulta essere incapace di collocarsi (e di contare fino a tremila)? Sarà mica che come diceva il compianto Guerani (chi?) l'euro ve lo meritate?
Ma io no!
Quindi tiro dritto.
Se volete, ci vediamo anche su Faccialibro.
giovedì 2 ottobre 2014
"Che gli dico alla vecchietta?"
Passando da quelli che la politica vorrebbero farla (vedi post precedente) a quelli che la fanno, non è che il quadro migliori tantissimo. Gli incumbent però forse è meglio aiutarli, visto che se sono arrivati lì un motivo ci sarà (verosimilmente, son stati votati) e visto che da un momento all'altro potrebbero trovarsi a gestire una situazione complessa, per cui è interesse di tutti che acquisiscano consapevolezza.
Ora, come sapete, io vengo contattato da politici d'ogni grado, d'ogni forma e d'ogni età. Ma come le donne del catalogo di Leporello avevano in comune fondamentalmente un'unica cosa, la motrice immobile, così anche i politici che mi contattano hanno una sola cosa in comune: la preoccupazione (avendo ormai capito quale sia la verità delle cose) di "come dirlo alla vecchietta".
Questa preoccupazione per le grannies è commendevole (laddove non sia perversa), ma suscita in me una serie di domande.
Giusto per dirne una: ma quando la vecchietta l'avete costretta a contare in euro, dalle lire alle quali era abituata, vi siete posti qualche domanda?
Questo se lo chiedeva ieri Federico Nero a cena, e trovo che sia una domanda ben posta, ma ce ne sono molte altre.
Qual è il peso elettorale della vecchietta? Rilevante? E allora perché le avete sterminato la pensione? Intersechiamo questa domanda con un'altra: come siete riusciti a far accettare alle classi subalterne delle politiche che andavano visibilmente e pesantemente contro i loro interessi? Perché ci siete riusciti: la gente non è, come dovrebbe essere, in strada, anche se con le vostre (di tutti voi) politiche di gente sulla strada ne avete messa molta.
Cosa risulta dall'intersezione di queste due domande? Una terza domanda, fondamentale: voi siete i politici, voi dovete creare mediazione e consenso. Perché venite da me a chiedermi come fare, a me che sono un tecnico e che in quanto tale, fuori dalla mia attività di ricerca, ho al più il mero compito di divulgare certe banali verità tecniche? Quando avete dovuto rifilare il cetriolo siete riusciti a lubrificarlo bene, mi pare. Abilità politica quindi ne avete: capacità di aggregazione, mediazione, costruzione del consenso.
E qui credo che si arrivi alla risposta. Il fatto è che la mia attività di divulgazione mi ha dimostrato che gli umili, e fra questi, in particolare, gli anziani, sono quelli che prima e meglio afferrano i contorni essenziali di quanto è successo. Quindi quello che credo spaventi i politici non è tanto il rischio di non essere capiti dalla vecchietta, quanto il rischio che la vecchietta abbia capito. In altre parole, la domanda dovrebbe essere: "Come salvo il culo?" Perché tornando alla lubrificazione del cetriolo de cujus, il lubrificante prescelto è stato ed è il "ce lo chiede l'Europa", in nome di quella filosofia politica fascista che Kevin Featherstone tanto acutamente descrive. Il problema è che a questo lubrificante stanno diventando allergici un po' tutti.
Non vorrei banalizzare e non vorrei sembrare troppo aggressivo. Intanto, la domanda sul come salvare le proprie terga la considero lecita. Chi pensa che dopo bisognerà fare tabula rasa e mandare gli "onesti" e i "non compromessi col regime" al governo è semplicemente uno che non sa la storia. Ogni cambio di regime è gestito dal regime, e allora perché, del regime, respingere i migliori, quelli che cominciano a capire il problema? Evidentemente non avrebbe senso. D'altra parte, il regime ha costruito una falange di sottopancia microchippati che continuano a ripetere la loro lezioncina priva di senso, in modo autoreferenziale, forti del fatto che (credono loro) Renzi li porterà a fine legislatura. L'affascinante Ale Moretti è un buon esempio di questa schiera di personaggi che non si arrendono nemmeno all'evidenza (come il colonnello Buttiglione) e che in quanto tali rendono difficile il compito dei politici che vorrebbero veramente fare i politici. Di questi personaggi ogni partito ha i suoi (ce ne sono ancora anche nei partiti che hanno assunto posizioni critiche, anche se in quei partiti stanno zitti e rosicano).
Quindi forse la vera domanda non è nemmeno "come salvo il culo?", ma "come si rovescia un'egemonia culturale che per trent'anni abbiamo tutti indistintamente contribuito a consolidare?"
Eh, certo, la cosa non è facile, e la domanda è ben posta.
Io credo che una condizione necessaria sarebbe che certi colleghi che tante energie mentali hanno speso per banalizzare e distorcere l'opera di divulgazione fatta qui, si rifiutassero, in un sussulto di orgoglio, di continuare a firmare il giuramento al regime eurista e dicessero chiaramente che il problema è l'euro. Che lo faccia io, da solo, non basta, e questo non perché io sia solo (posso farcela anche da solo, e forse lo preferisco, anche se ovviamente ci vuole più tempo), ma perché non sono un intellettuale d'area, e quindi politicamente non sono, perché non voglio e non ho mai voluto essere, spendibile. Insomma: in Fratelli d'Italia se dici "l'ha detto Bagnai" ti rispondono "ma quello è comunista!"; nel PD se dici "hai letto Bagnai?" ti dicono "ma quello va da Alemanno!" A me questo dà poco fastidio, perché chi ragiona così è destinato a essere vittima della violenza che la sua stupidità chiama: la vendetta fia testimon della teoria delle aree valutarie ottimali che la dispensa (l'endecasillabo sgovilla, ma il concetto è quello).
Però, certo, pro bono pacis, sarebbe meglio che le cose si risolvessero prima.
Allora, forse, più che venire da me a chiedermi della vecchietta, per chiedermi di voi e per farmi la lezioncina sul mio pessimo carattere, sarebbe molto più utile che voi, cari politici, andaste dai vari intellettuali delle varie aree, dai vari "Bagnailafafacile", e gli diceste: "Carissimi, come stanno le cose lo abbiamo capito, e lo abbiamo capito grazie a Bagnai, perché se aspettavamo voi, che prima di parlare cercavate di capire cosa avremmo voluto sentirci dire, saremmo ancora nella nebbia, come c'è Renzi. Sarebbe quindi cosa gradita che smetteste di rompergli il cazzo e che usciste anche voi, come lui ha fatto, dal vostro fottuto guscio, perché questo rafforzerebbe la nostra opera di mediazione politica all'interno dei nostri rispettivi partiti".
A sinistra giusti son due, e non vi sono intesi: uno sono io, e uno è Vladimiro. Gli altri o sono ancora al di là della teoria economica (ignorano il Gandolfo e l'Acocella, insomma), o si fanno le seghe col referendum proeuro. Basterebbe fossimo quattro a dare un messaggio chiaro: "il problema non è se uscire dall'euro, il problema è come, e c'è gente che lo studia da tre anni".
Ma prima, la parolina magica: "Scusa, Alberto, forse non avevo capito bene: come si esce da sinistra era scritto anche nel tuo libro, scusa, Alberto, in effetti tu non hai mai detto "bastauscirecheccevò", sai, avevo letto male...".
In queste condizioni, e ovviamente in tempi rapidi, la mia indulgenza e disponibilità sono totali.
Altrimenti, quello che vale per chi vorrebbe fare il politico, vale anche per chi lo fa già: io non voglio niente, quindi ho già tutto. Se pensate di far portare a me, per fare un esempio, la croce dell'aver intaccato la sacra unità della sinistra, avete sbagliato citofono. E i tempi che abbiamo a disposizione sono comunque stretti, per cui, indipendentemente dall'intelligenza politica dei colleghi, a me basta stare alla finestra, cinicamente, per capitalizzare quello che è agli atti: il fatto di averci provato, per primo e in modo più convincente. So che è sterile, come atteggiamento, ma se intorno a me c'è il deserto, cosa altro potrei fare?
Suvvia: il giuramento al fascismo si rifiutarono di prestarlo in una ventina. Convincete un paio di ordinari a rifiutarsi di giurare per l'eurismo, fate capire a loro, non a me, che avete capito (perché io lo sapevo già), e vedrete che le cose si mettono a posto. Vi sarà più facile dire la verità, renderla una moneta politicamente spendibile. È un compito assolutamente alla vostra portata.
E non dimenticate di ricordargli la parolina magica...
Ora, come sapete, io vengo contattato da politici d'ogni grado, d'ogni forma e d'ogni età. Ma come le donne del catalogo di Leporello avevano in comune fondamentalmente un'unica cosa, la motrice immobile, così anche i politici che mi contattano hanno una sola cosa in comune: la preoccupazione (avendo ormai capito quale sia la verità delle cose) di "come dirlo alla vecchietta".
Questa preoccupazione per le grannies è commendevole (laddove non sia perversa), ma suscita in me una serie di domande.
Giusto per dirne una: ma quando la vecchietta l'avete costretta a contare in euro, dalle lire alle quali era abituata, vi siete posti qualche domanda?
Questo se lo chiedeva ieri Federico Nero a cena, e trovo che sia una domanda ben posta, ma ce ne sono molte altre.
Qual è il peso elettorale della vecchietta? Rilevante? E allora perché le avete sterminato la pensione? Intersechiamo questa domanda con un'altra: come siete riusciti a far accettare alle classi subalterne delle politiche che andavano visibilmente e pesantemente contro i loro interessi? Perché ci siete riusciti: la gente non è, come dovrebbe essere, in strada, anche se con le vostre (di tutti voi) politiche di gente sulla strada ne avete messa molta.
Cosa risulta dall'intersezione di queste due domande? Una terza domanda, fondamentale: voi siete i politici, voi dovete creare mediazione e consenso. Perché venite da me a chiedermi come fare, a me che sono un tecnico e che in quanto tale, fuori dalla mia attività di ricerca, ho al più il mero compito di divulgare certe banali verità tecniche? Quando avete dovuto rifilare il cetriolo siete riusciti a lubrificarlo bene, mi pare. Abilità politica quindi ne avete: capacità di aggregazione, mediazione, costruzione del consenso.
E qui credo che si arrivi alla risposta. Il fatto è che la mia attività di divulgazione mi ha dimostrato che gli umili, e fra questi, in particolare, gli anziani, sono quelli che prima e meglio afferrano i contorni essenziali di quanto è successo. Quindi quello che credo spaventi i politici non è tanto il rischio di non essere capiti dalla vecchietta, quanto il rischio che la vecchietta abbia capito. In altre parole, la domanda dovrebbe essere: "Come salvo il culo?" Perché tornando alla lubrificazione del cetriolo de cujus, il lubrificante prescelto è stato ed è il "ce lo chiede l'Europa", in nome di quella filosofia politica fascista che Kevin Featherstone tanto acutamente descrive. Il problema è che a questo lubrificante stanno diventando allergici un po' tutti.
Non vorrei banalizzare e non vorrei sembrare troppo aggressivo. Intanto, la domanda sul come salvare le proprie terga la considero lecita. Chi pensa che dopo bisognerà fare tabula rasa e mandare gli "onesti" e i "non compromessi col regime" al governo è semplicemente uno che non sa la storia. Ogni cambio di regime è gestito dal regime, e allora perché, del regime, respingere i migliori, quelli che cominciano a capire il problema? Evidentemente non avrebbe senso. D'altra parte, il regime ha costruito una falange di sottopancia microchippati che continuano a ripetere la loro lezioncina priva di senso, in modo autoreferenziale, forti del fatto che (credono loro) Renzi li porterà a fine legislatura. L'affascinante Ale Moretti è un buon esempio di questa schiera di personaggi che non si arrendono nemmeno all'evidenza (come il colonnello Buttiglione) e che in quanto tali rendono difficile il compito dei politici che vorrebbero veramente fare i politici. Di questi personaggi ogni partito ha i suoi (ce ne sono ancora anche nei partiti che hanno assunto posizioni critiche, anche se in quei partiti stanno zitti e rosicano).
Quindi forse la vera domanda non è nemmeno "come salvo il culo?", ma "come si rovescia un'egemonia culturale che per trent'anni abbiamo tutti indistintamente contribuito a consolidare?"
Eh, certo, la cosa non è facile, e la domanda è ben posta.
Io credo che una condizione necessaria sarebbe che certi colleghi che tante energie mentali hanno speso per banalizzare e distorcere l'opera di divulgazione fatta qui, si rifiutassero, in un sussulto di orgoglio, di continuare a firmare il giuramento al regime eurista e dicessero chiaramente che il problema è l'euro. Che lo faccia io, da solo, non basta, e questo non perché io sia solo (posso farcela anche da solo, e forse lo preferisco, anche se ovviamente ci vuole più tempo), ma perché non sono un intellettuale d'area, e quindi politicamente non sono, perché non voglio e non ho mai voluto essere, spendibile. Insomma: in Fratelli d'Italia se dici "l'ha detto Bagnai" ti rispondono "ma quello è comunista!"; nel PD se dici "hai letto Bagnai?" ti dicono "ma quello va da Alemanno!" A me questo dà poco fastidio, perché chi ragiona così è destinato a essere vittima della violenza che la sua stupidità chiama: la vendetta fia testimon della teoria delle aree valutarie ottimali che la dispensa (l'endecasillabo sgovilla, ma il concetto è quello).
Però, certo, pro bono pacis, sarebbe meglio che le cose si risolvessero prima.
Allora, forse, più che venire da me a chiedermi della vecchietta, per chiedermi di voi e per farmi la lezioncina sul mio pessimo carattere, sarebbe molto più utile che voi, cari politici, andaste dai vari intellettuali delle varie aree, dai vari "Bagnailafafacile", e gli diceste: "Carissimi, come stanno le cose lo abbiamo capito, e lo abbiamo capito grazie a Bagnai, perché se aspettavamo voi, che prima di parlare cercavate di capire cosa avremmo voluto sentirci dire, saremmo ancora nella nebbia, come c'è Renzi. Sarebbe quindi cosa gradita che smetteste di rompergli il cazzo e che usciste anche voi, come lui ha fatto, dal vostro fottuto guscio, perché questo rafforzerebbe la nostra opera di mediazione politica all'interno dei nostri rispettivi partiti".
A sinistra giusti son due, e non vi sono intesi: uno sono io, e uno è Vladimiro. Gli altri o sono ancora al di là della teoria economica (ignorano il Gandolfo e l'Acocella, insomma), o si fanno le seghe col referendum proeuro. Basterebbe fossimo quattro a dare un messaggio chiaro: "il problema non è se uscire dall'euro, il problema è come, e c'è gente che lo studia da tre anni".
Ma prima, la parolina magica: "Scusa, Alberto, forse non avevo capito bene: come si esce da sinistra era scritto anche nel tuo libro, scusa, Alberto, in effetti tu non hai mai detto "bastauscirecheccevò", sai, avevo letto male...".
In queste condizioni, e ovviamente in tempi rapidi, la mia indulgenza e disponibilità sono totali.
Altrimenti, quello che vale per chi vorrebbe fare il politico, vale anche per chi lo fa già: io non voglio niente, quindi ho già tutto. Se pensate di far portare a me, per fare un esempio, la croce dell'aver intaccato la sacra unità della sinistra, avete sbagliato citofono. E i tempi che abbiamo a disposizione sono comunque stretti, per cui, indipendentemente dall'intelligenza politica dei colleghi, a me basta stare alla finestra, cinicamente, per capitalizzare quello che è agli atti: il fatto di averci provato, per primo e in modo più convincente. So che è sterile, come atteggiamento, ma se intorno a me c'è il deserto, cosa altro potrei fare?
Suvvia: il giuramento al fascismo si rifiutarono di prestarlo in una ventina. Convincete un paio di ordinari a rifiutarsi di giurare per l'eurismo, fate capire a loro, non a me, che avete capito (perché io lo sapevo già), e vedrete che le cose si mettono a posto. Vi sarà più facile dire la verità, renderla una moneta politicamente spendibile. È un compito assolutamente alla vostra portata.
E non dimenticate di ricordargli la parolina magica...
Il più grande successo della neuro
Sono tre anni che ci conosciamo. Conosciamo si fa per dire,
va da sé. Voi siete troppi perché io vi conosca, e per quanto io possa essere
egolatrico e narcisista, quindi impudicamente esibizionista, credo che ci siano
alcuni dettagli di come mamma mi ha fatto che tuttora vi sfuggono.
Uno di questi è talmente macroscopico che temo sia destinato
a sfuggire a tutti (e a perderli quindi irrimediabilmente): io non voglio
niente, quindi ho vinto, per definizione e ora. Chiunque voglia qualcosa, con
me, ha già perso.
Niente... precisiamo: non voglio niente per me se non quello
che molti di voi vogliono per sé: una vita normale. Punto. Ma cadrèghe,
prebende, pennacchi vari assortiti non mi interessano. Mi piaccio già
abbastanza così, e omnia mea mecum porto.
Corollario: non ho mai voluto, perché ritenevo fosse
tatticamente e strategicamente sbagliato, fare “er partito”, e mi son sempre
scrollato di dosso quelli che volevano fare “er partito” o “er movimento”, soprattutto
quando intuivo che questo loro “movimentodalbassismo” era da essi concepito
come un comodo ascensore sociale. Io sono già nell’attico di chi legge l’Arte
della fuga in quattro chiavi. Oltre questo livello di ricchezza interiore non
penso di poter né voler andare. La ricchezza esteriore forse interesserebbe ar
Palla, ma purtroppo c’è una pessima notizia (per lui): se la vorrà, se la dovrà
sudare.
Proprio oggi ho lanciato il
terzo compleanno del blog.
Ricordo quando organizzai il primo, in completa solitudine,
solo due anni fa. Non ero nessuno (cioè ero io, ma agli altri non sembravo
nessuno), il blog aveva poche centinaia di lettori fissi, e al compleanno
parteciparono meno di duecento persone. Eppure, fra le poltrone dell’aula
Caffè, giravano solerti, taccuino alla mano, persone che, come dire, si
interessavano alla comunità. “Chi sei, come ti chiami, quanto sei bravo, cosa
fai?” Era quello che qualcuno aveva suggerito di fare a me: creare una rete
territoriale, fare un 5 stelle a tre stelle, senza televisore in camera. Io non
volevo, per rispetto verso di me e verso di voi, perché pensavo, e penso, che l’atto
più rivoluzionario oggi continui ad essere il 2+2=4, non il “Partito del 4”. E
siccome io mi ero rifiutato, di schedarvi, qualcuno aveva provveduto sua sponte
(non so con quali esiti, la cosa non mi interessava). Questo tipo di
atteggiamento, pur motivato da ottime intenzioni (quella di fare “er gesto
eclatante”, il qualcosismo, insomma), mi rivoltò profondamente. Mi indispettiva
che la nostra comunità venisse infiltrata dai cialtroni del “famoerpartito”, mi
infastidiva far da traino all’ennesimo movimento velleitario e incapace di
approfondimento e di proposta.
Non si trattava di gelosia. Io sento di avere con voi un
rapporto forte ed esclusivo, che mi impone delle responsabilità e che mi
sostiene nella mia azione paziente e tenace di contrasto della menzogna. Un’azione
che sta dando frutti insperabili, al punto che non posso parlarne qui e ora. Ma
se avessi pensato che un’azione “politica” strictu
sensu fosse la strada maestra per venirne fuori, non sarebbe stato,
credetemi, il mio non volerla intraprendere ad impedirmi di lasciar liberi gli
altri di farlo. Sono moderatamente possessivo, ma posso smettere quando voglio
(tranne che con Rockapasso, ma questi sono fatti nostri).
Sia come sia, a fine 2012, con l’approssimarsi delle
elezioni, il demone del “famo er partito”, “famo er gesto eclatante”, “nun
perdemo ‘st’occasione”, si era impossessato di persone che fino a quel momento
avevo stimato, portandole letteralmente a sragionare. Era già evidente fin da
allora che c’era un unico progetto, nella variopinta galassia del web, che
fosse al tempo stesso scientificamente credibile e comunicativamente efficace.
Perché disperdere le energie? Che senso aveva? Ma c’erano quelli che pensavano
che mille ciuchi corressero più di un cavallo, e c’erano quelli che pensavano
di correre veloci, ma erano ciuchi (due anni dopo si capisce bene, sono quella
nuvoletta di polvere che vedete, col binocolo, se vi voltate indietro...).
Cauterizzarli mi costò un po’, perché io sono, come sapete,
un sentimentale, ma avevo preso con voi l’impegno di essere efficace, e non
potevo ritirarmi.
Alcuni di voi (pochi) già sanno che il famoso post dei
Dalmata rientrava in quel processo di depurazione del blog dalle scorie. Il mio
ragionamento era estremamente semplice: “Vogliono fare “er partito”? E va bene:
facciamoglielo fare. Similia similibus, e affanculo...”. Così scrissi il post che
ricordate. Era soprattutto uno sberleffo agli amici del taccuino: loro
volevano tanto i contatti di quelle poche decine di persone che erano venute a
Pescara, volevano fare la rete di influencer,
e via delirando. Bene: e allora eccovi il post dove potete trovare i contatti.
Ai miei convegni veniteci per ascoltare chi parla, e per bervi un bicchiere in amicizia.
Le reti, le trame e gli orditi sono inutili. Questo era, per me, il senso dell’operazione.
Direi che ha funzionato. Il livello di “facciamerpartitismo”
del blog scese immediatamente, nella West Coast Viareggio si propose come la
Pescara dei movimentisti, e vissero tutti felici e contenti, soprattutto io,
che non volevo nulla se non continuare il mio percorso di studio e di
approfondimento con voi, lasciando che i politici, se e quando lo avessero
desiderato, bussassero loro a questa porta, ma non pretendendo né di sostituirmi
a loro, né di impartir loro lezioncine.
Ovviamente, il mio spirito rimaneva costruttivo, non
ostruttivo.
Io volevo essere lasciato in pace, volevo che il mio
discorso, e soprattutto il mio rapporto con voi, non venisse inquinato da
ambizioni personali sterili e velleitarie, del tutto controproducenti in quanto
strumentalizzabili e prive di prospettiva. Più o meno sono riuscito ad
ottenerlo, e quando mi è stato possibile ho comunque aiutato tutti, anche chi
nutriva (a casa sua) ambizioni personali sterili e velleitarie, ma soprattutto chi
non le nutriva.
Un esempio è stato il sostegno convinto che ho dato all’iniziativa
del gruppo poi costituitosi come 101 dalmata (senza pagare royalties!) nel suo
progetto di fare un documentario sulla Grecia. Quando mi espressero questa loro
opinione, io ci pensai un po’ su, poi gli scrissi e gli offrii il supporto
finanziario di a/simmetrie (che poi non si rese necessario), pubblicizzai la
loro operazione di crowd funding, regalandole
la mia visibilità, poi li misi in contatto con Panagiotis, con Vladimiro,
offrii loro la possibilità di proiettare l’anteprima a Roma (sostenendo costi
con a/simmetrie, quindi con i soldi vostri), e fu per tutti un momento di
grande commozione; prima li avevo messi in contatto col Fatto Quotidiano, che
aveva pubblicato il trailer; durante
ci fu uno speciale del Tg4, dopo li misi in contatto con Tommaso Ricci di
Mizar, per mandarli in trasmissione, e affinché il critico cinematografico di
Rai2 li consigliasse su un eventuale festival al quale inviare il loro filmato,
che ritenevo e ritengo potesse avere delle potenzialità, anche se, a dirvi il
vero, la versione integrale non l’ho mai vista.
E nemmeno voi, credo...
E qui penso che ci sia un problemino ino ino.
Il primo è di ordine generale. Quando Messora ricorse al
crowdfunding per finanziare il suo viaggio a Roma, rese poi disponibile in rete
l’intervista, sulla base del principio che era opportuno che, avendo
chiesto il sostegno di una platea così ampia di finanziatori, il filmato fosse
destinato alla fruizione più ampia possibile, per un banale fatto di onestà (avere la certezza che chiunque aveva contribuito potesse fruirne) e di efficacia (la diffusione in rete ha una sua penetrazione da non disprezzare). Non mi sembra che con “Il più
gran successo dell’euro” sia stata seguita la stessa filosofia. Anzi: venne
chiesto a me di rimuovere dal sito di a/simmetrie (che pure per il progetto
qualcosa aveva fatto) il trailer del filmato. Io lo feci, anche se lo ritenevo
un documento interessante, semplicemente per fiducia verso la persona che me l’aveva
chiesto (e quindi per rispetto delle sue strategie) e anche perché non volevo
si pensasse che in qualche modo mi ero “impadronito” del lavoro altrui (al
quale pure avevo partecipato).
Ecco, ragioniamo su questo.
Mi dicono che nel filmato finale c’è poco più del trailer
visto a Roma, e il resto è un’intervista a me, e un’intervista a Vladimiro (che
ho procurato io). La mia immagine, quindi, va in giro, ma io non ne so nulla,
perché non mi è stato nemmeno mandato un DVD del filmato. Il filmato viene
proiettato nella città nella quale insegno, il mio staff mi avverte, ma io non
ne sapevo nulla. Il filmato viene proiettato nella città dove abito, e nessuno
degli autori si premura di segnalarmelo. La mia immagine gira per l’Italia, e
io non so né quale sia, né dove venga portata, né da chi ci viene portata, né a
quale scopo.
Qual è il problema?
Credo, in buona sostanza, siano le ambizioni politiche.
Sicuramente, dato il modo in cui il gruppo è nato, ci
saranno al suo interno quelli che “Bagnai ha parlato con Alemanno”, o “Bagnai
nel 1997 difendeva l’euro” (ah sì?), o altre bestie simili, per cui “con Bagnai
non si parla”. Non capisco altrimenti il motivo di una simile mancanza di buona
educazione. Questa, però, di per sé non è un problema. Il vero problema è che
questi qui vogliono far politica. Non so se vi rendete conto! Far politica su
un tema come l’euro, sfruttando aggratise l’immagine dell’unico economista che
si sia espresso in modo comprensibile e credibile, perché eticamente integro,
sul tema, senza nemmeno invitarlo a una proiezione e diffidandolo dal
pubblicare sul suo sito il trailer di un filmato al quale ha tutto sommato dato
un contributo non irrilevante!
Ecco: questa è la sensibilità politica dell’ala movimentista
e facciamoerpartitista dei cosiddetti “antieuro”! Capite perché continuo a
preferire di non fare il partito?
I politici sono brutti, sporchi, cattivi, corrotti,
cialtroni e disonesti. Ma una cazzata simile non la farebbero mai! Se il
problema è diffondere il messaggio, perché non approfittare della visibilità
che potrei dare, e che ho dato senza chiedere nulla in cambio (ne è prova il
fatto che alla domanda di rimuovere il filmato dal sito di a/simmetrie ho
immediatamente dato corso scusandomi, anche se tutto sommato avrei potuto
eccepire qualcosa)? Capite qual è il problema del “facciamoerpartitismo”, del “risvegliamolecoscienzeperfareilmovimentodalbasso”?
Insomma, non posso dirlo in sintesi e con una parola sola,
perché sarebbe un insulto, ma diciamo, con una perifrasi, che il problema è una
rara e fatale predisposizione all’inefficacia, una radicale e irredimibile
incapacità di gestire le relazioni umane, una patetica ostinazione a voler far
politica senza aver proprio idea di come ci si muova in una polis.
A essere cortesi basta poco, io sono persona informale, ma
siete proprio sicuri che farmi incazzare sia la strada migliore per risolvere i
problemi? Io no.
Ora dovrei dire che sono deluso. Invece no, è proprio il
contrario: l’idea di lasciare che i movimentisti si aggregassero,
neutralizzandosi a vicenda ed abbassando il tasso di discussioni inutili sul
blog, è stata geniale. Ora so che al goofy3 verranno persone interessate a
capire, non a fare “ermovimentosovranista”, o “ermovimentodarbasso”. Questi ce
li siamo tolti di torno. E noi andremo avanti preservando la nostra
credibilità e la nostra efficacia.
Forse verrà anche il momento di fare “er partito”. Ma non è
né oggi, né domani, e per quel che mi riguarda spero non venga mai. Sto
lavorando perché da questo casino ci tolgano quelli che ci hanno messo dentro,
e con il vostro aiuto e la vostra perseveranza, che mi conforta nella mia, sono
sicuro che riusciremo a portare a casa il risultato. Le nuove leve “oneste”, “incorrotte”,
“dar basso”, che si comportano così, sinceramente me le risparmio.
Sed de hoc satis.
Addendum del 2/10/2014, ore 23:14:
No, evidentemente non era abbastanza, forse non ero stato abbastanza chiaro:
ghost_of_electricity ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Il più grande successo della neuro":
per rimanere sul 2+2=4
era cosi' complicato, prima di scrivere, sentire direttamente matteo?
ciao
Gentili lettori, mi permettete di rivolgere una breve allocuzione a questo vostro collega, pacatamente, serenamente, per riportarlo sulla retta via? Posso?
Grazie!
Bene, allora brutto pezzo di cretino anonimo: ma chi cazzo è Matteo? Matteo Renzi? Matteo Salvini? Forse c'è un dettaglio che ti sfugge, imbecille, ed è questo: che io, mettendo tutto me stesso (e anche la mia famiglia, purtroppo) al servizio della verità, con un coraggio che tu non hai, perché non sei nemmeno in grado di dirci come ti chiami (ma non dircelo: non ce ne frega un beneamato cazzo), oggi sono, senza averlo voluto, in una situazione tale che persone che fino a due anni fa vedevo solo dentro una scatola di vetro mi telefonano, e io gli rispondo se posso. E io, io, dovrei chiamare Matteo? Matteo è una persona onesta, un artista (e se lo dico io ci puoi credere), e un ingenuo.
Ma non sono io che devo chiamarlo, chiaro il concetto?
Se mi cercano politici che tutti voi conoscete per capire come salvarsi il culo (vedi post successivo), mi spiace, ma forse non sono io a dover chiamare Matteo per chiedergli: "Scusa, che per caso proietti un film che hai realizzato anche grazie a me nella città dove vivo o in quella dove lavoro?"
Vedi, io ti ringrazio di questa prova del nove, della quale come al solito non avevo bisogno, ma probabilmente i lettori sì. Non esistono problemi tecnici. Se l'uomo è andato sulla Luna, e c'è andato, i problemi tecnici non esistono: esistono solo quelli politici. Allora, apri bene le tue capienti orecchie d'asino, e facci entrare questo semplice concetto: che sia la Commissione Europea, la direzione del PD, o il vostro gruppo di cialtroni movimentisti del cazzo, io ho sempre e comunque qualcuno lì che mi dice quello che sta succedendo. Chiaro? Ti è chiaro? L'hai capito? Te lo ripeto? Quindi io so benissimo quali sono le dinamiche che si sono create nel vostro gruppo, e che hanno mandato in merda l'eccellente lavoro di Matteo.
Sono le dinamiche che ho descritto in questo post. Sì: al vostro interno c'è una componente che vuole continuare a fare la rete territoriale, che vuole promuovere il movimento dal basso, una componente che "Bagnai fa solo chiacchiere" (ma senza le chiacchiere di Bagnai quel cazzo di film non lo guarderebbe nessuno nonostante le eccellenti immagini di Matteo, e mi dispiace per il povero Pecchioli che in un accesso di hybris ritiene di dover essere lui a spiegare agli spettatori cosa stanno vedendo, quando glielo spiego io).
Bene: questa componente è patetica. Voi volete fare politica, ma la politica non sapete nemmeno dove stia di casa, e infatti non vi caga nessuno. Voi state appoggiando movimenti che avevano 200 follower quando io ho cominciato, e ne hanno 198 adesso che io ne ho 3000. Voi non sapete cosa sia la politica perché non sapete contare fino a 3000, questo è il problema. Figuriamoci quando fra un anno gli zeri saranno quattro o cinque!
Bene.
Adesso mi sono rotto i coglioni, per cui le soluzioni sono tre:
1) o tu mi scrivi con nome e cognome per scusarti, perché capisci quello che hai detto (ma se avessi potuto capirlo non lo avresti detto);
2) o alle 23:27 di domani quel cazzo di film è su Youtube (ma se aveste potuto capire ce l'avreste già messo);
3) oppure fate come vi pare, ma pregate che l'euro non cada, perché se l'euro cade, ci ricorderemo dell'aiuto che avete dato alla causa, e vi esterneremo la nostra gratitudine nelle forme consentite da una civile dialettica democratica, considerando che la causa che avete aiutato è la vostra, certo non la nostra, e certissimamente non quella della Grecia, sulla quale fino a prova contraria aveto solo voluto surfare un po', mettendo ambizioni personali davanti alla tragedia di un popolo.
Avete un unico modo di dimostrare che non è così, ed è il numero (2) della lista qua sopra.
Io non sto giocando a fare il piccolo rivoluzionario, cazzo, io sto lavorando, e sto ottenendo dei risultati. Non permetterò a nessuno di spendere la mia immagine per fare il gioco di ignobili cialtroni. Avete aggiunto ingratitudine a inopportunità politica. Complimenti.
Ora però basta.
Detto questo, adesso faccio rimettere il trailer su Youtube, e se avete qualcosa da dire fatemi causa. Il mio avvocato è migliore del vostro. Scommettiamo?
Poi chiamo il segretario, e se qualcuno di voi è dentro a/simmetrie lo pregherò di prendere in considerazione l'idea di inviare una semplice lettera di dimissioni, come hanno fatto prima di voi alcuni personaggi di rilievo nazionale.
Qualsiasi cosa sia fuori da questo blog è PUDE, e voi da stasera siete PUDE. Lo avete scelto voi, e questo lo hanno capito tutti.
Addendum del 2/10/2014, ore 23:14:
No, evidentemente non era abbastanza, forse non ero stato abbastanza chiaro:
ghost_of_electricity ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Il più grande successo della neuro":
per rimanere sul 2+2=4
era cosi' complicato, prima di scrivere, sentire direttamente matteo?
ciao
Gentili lettori, mi permettete di rivolgere una breve allocuzione a questo vostro collega, pacatamente, serenamente, per riportarlo sulla retta via? Posso?
Grazie!
Bene, allora brutto pezzo di cretino anonimo: ma chi cazzo è Matteo? Matteo Renzi? Matteo Salvini? Forse c'è un dettaglio che ti sfugge, imbecille, ed è questo: che io, mettendo tutto me stesso (e anche la mia famiglia, purtroppo) al servizio della verità, con un coraggio che tu non hai, perché non sei nemmeno in grado di dirci come ti chiami (ma non dircelo: non ce ne frega un beneamato cazzo), oggi sono, senza averlo voluto, in una situazione tale che persone che fino a due anni fa vedevo solo dentro una scatola di vetro mi telefonano, e io gli rispondo se posso. E io, io, dovrei chiamare Matteo? Matteo è una persona onesta, un artista (e se lo dico io ci puoi credere), e un ingenuo.
Ma non sono io che devo chiamarlo, chiaro il concetto?
Se mi cercano politici che tutti voi conoscete per capire come salvarsi il culo (vedi post successivo), mi spiace, ma forse non sono io a dover chiamare Matteo per chiedergli: "Scusa, che per caso proietti un film che hai realizzato anche grazie a me nella città dove vivo o in quella dove lavoro?"
Vedi, io ti ringrazio di questa prova del nove, della quale come al solito non avevo bisogno, ma probabilmente i lettori sì. Non esistono problemi tecnici. Se l'uomo è andato sulla Luna, e c'è andato, i problemi tecnici non esistono: esistono solo quelli politici. Allora, apri bene le tue capienti orecchie d'asino, e facci entrare questo semplice concetto: che sia la Commissione Europea, la direzione del PD, o il vostro gruppo di cialtroni movimentisti del cazzo, io ho sempre e comunque qualcuno lì che mi dice quello che sta succedendo. Chiaro? Ti è chiaro? L'hai capito? Te lo ripeto? Quindi io so benissimo quali sono le dinamiche che si sono create nel vostro gruppo, e che hanno mandato in merda l'eccellente lavoro di Matteo.
Sono le dinamiche che ho descritto in questo post. Sì: al vostro interno c'è una componente che vuole continuare a fare la rete territoriale, che vuole promuovere il movimento dal basso, una componente che "Bagnai fa solo chiacchiere" (ma senza le chiacchiere di Bagnai quel cazzo di film non lo guarderebbe nessuno nonostante le eccellenti immagini di Matteo, e mi dispiace per il povero Pecchioli che in un accesso di hybris ritiene di dover essere lui a spiegare agli spettatori cosa stanno vedendo, quando glielo spiego io).
Bene: questa componente è patetica. Voi volete fare politica, ma la politica non sapete nemmeno dove stia di casa, e infatti non vi caga nessuno. Voi state appoggiando movimenti che avevano 200 follower quando io ho cominciato, e ne hanno 198 adesso che io ne ho 3000. Voi non sapete cosa sia la politica perché non sapete contare fino a 3000, questo è il problema. Figuriamoci quando fra un anno gli zeri saranno quattro o cinque!
Bene.
Adesso mi sono rotto i coglioni, per cui le soluzioni sono tre:
1) o tu mi scrivi con nome e cognome per scusarti, perché capisci quello che hai detto (ma se avessi potuto capirlo non lo avresti detto);
2) o alle 23:27 di domani quel cazzo di film è su Youtube (ma se aveste potuto capire ce l'avreste già messo);
3) oppure fate come vi pare, ma pregate che l'euro non cada, perché se l'euro cade, ci ricorderemo dell'aiuto che avete dato alla causa, e vi esterneremo la nostra gratitudine nelle forme consentite da una civile dialettica democratica, considerando che la causa che avete aiutato è la vostra, certo non la nostra, e certissimamente non quella della Grecia, sulla quale fino a prova contraria aveto solo voluto surfare un po', mettendo ambizioni personali davanti alla tragedia di un popolo.
Avete un unico modo di dimostrare che non è così, ed è il numero (2) della lista qua sopra.
Io non sto giocando a fare il piccolo rivoluzionario, cazzo, io sto lavorando, e sto ottenendo dei risultati. Non permetterò a nessuno di spendere la mia immagine per fare il gioco di ignobili cialtroni. Avete aggiunto ingratitudine a inopportunità politica. Complimenti.
Ora però basta.
Detto questo, adesso faccio rimettere il trailer su Youtube, e se avete qualcosa da dire fatemi causa. Il mio avvocato è migliore del vostro. Scommettiamo?
Poi chiamo il segretario, e se qualcuno di voi è dentro a/simmetrie lo pregherò di prendere in considerazione l'idea di inviare una semplice lettera di dimissioni, come hanno fatto prima di voi alcuni personaggi di rilievo nazionale.
Qualsiasi cosa sia fuori da questo blog è PUDE, e voi da stasera siete PUDE. Lo avete scelto voi, e questo lo hanno capito tutti.
mercoledì 1 ottobre 2014
Dio c'è! (6)
(la quinta puntata era qui...)
Ricordate questo mirabolante capolavoro di arte povera? Mio fratello mi chiedeva: "Perché non lo quereli?" La risposta è qui. Oltre al disprezzo dei colleghi, che in molti mi esprimono solidarietà quando accadono incidenti di questo tipo (certo, in forma strettissimamente privata: l'impossibilità di poter esprimere una critica pubblica è quello che distingue una casta da una professione), certi comportamenti hanno una inevitabile conseguenza: gli utili idioti sono utili fino alle elezioni. Passate le elezioni, non sono più utili, e rimangono, ahimè, solo...
Ricordate questo mirabolante capolavoro di arte povera? Mio fratello mi chiedeva: "Perché non lo quereli?" La risposta è qui. Oltre al disprezzo dei colleghi, che in molti mi esprimono solidarietà quando accadono incidenti di questo tipo (certo, in forma strettissimamente privata: l'impossibilità di poter esprimere una critica pubblica è quello che distingue una casta da una professione), certi comportamenti hanno una inevitabile conseguenza: gli utili idioti sono utili fino alle elezioni. Passate le elezioni, non sono più utili, e rimangono, ahimè, solo...
Goofy3
Si parte!
Il programma ancora ce lo teniamo in sospeso, mi permetterete di stupirvi con effetti speciali, ma giudicando dal livello delle carte che ho calato nell'annuncio potrete farvi un'idea degli assi che mi tengo nella manica.
La formula (e i costi) sono quelli dello scorso anno. Ora devo andare in classe, oggi comincia la scuola, anche per me. Ci sentiamo stasera per i vostri riveriti commenti...
(p.s.: quello che nessuno ha scoperto in tre anni - l'identità di Aristide - Facebook l'ha scoperto in tre secondi... Ne ho timore...)
Nunc dimittis
Manoscritto consegnato.
(ora carico la macchina, me ne vado a Pescara col mastino di turno, faccio quattro ore di lezione, poi vado in sede e lanciamo il Goofycompleanno. Infine, se Dio vorrà, un bacile di arrosticini, a compimento di una giornata così carica di eventi...)
(ora carico la macchina, me ne vado a Pescara col mastino di turno, faccio quattro ore di lezione, poi vado in sede e lanciamo il Goofycompleanno. Infine, se Dio vorrà, un bacile di arrosticini, a compimento di una giornata così carica di eventi...)
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