Peter Oppenheimer, una forza della natura (oltre a essere, ovviamente, uno dei tanti antisemiti che si oppongono al meraviglioso euro über alles: lo testimonia il suo cognome, come quello di Krugman, Stiglitz, Sapir e Feldstein: gli euristi e la filologia non vanno d'accordo). Antony Soi, come un vecchio amico che frequenti da anni, e invece capita che tu lo abbia incontrato su Twitter qualche mese fa. Gli altri (Granville e Kawalec), li conoscete già.
Il mio brindisi, in questi casi, è sempre il solito: "All'euro". Senza l'euro non li avrei mai conosciuti, e soprattutto non avrei mai conosciuto voi.
Durante la sessione pomeridiana ho ricevuto una lettera di Marco che mi annunciava l'uscita di questo. Ho chiesto a Christian, che stava caricando dati sul tavolo accanto, di twittarmelo, poi ve l'ho ritwittato, e avete saputo.
Ho ripensato a quando Simone e Matteo stavano partendo, e non mi ricordo chi, forse Simone, mi esprimeva i suoi dubbi, i suoi timori: "Non so bene cosa andiamo a fare, cosa troveremo". E io più o meno gli dissi una cosa di questo tipo: "Non lo sapevo nemmeno io quando ho cominciato, ma sapevo che stavo facendo la cosa giusta, e la state facendo anche voi, quindi non preoccupatevi. Dieu et mon droit. Quando sarete lì, capirete da voi cosa fare, e farete una cosa eccellente."
E l'hanno fatta.
(...non uso punti esclamativi perché il loro uso è stato deprecato da Rockapasso, la mia unica giurisdizione di penultima istanza, l'ultima essendo il Padreterno, che, come da ieri sa un verme, mi accoglierà nudo ma libero...)
Allora, mentre concludevamo il panel decidendo come dividerci il lavoro, io twittavo freneticamente (forte dell'assenza delle due figure castranti di colei che sola a me par donna e di quell'altra buona pezza di Caterinuccia dello staff: mai visto due donne così gelose di un banale oggetto tecnologico). Dovevo farvi sapere quanto era bello il documentario.
Dopo averlo visto, avevo telefonato a Matteo, e gli avevo detto: "Ma come vi è venuta l'idea del Gloria di Vivaldi?" E lui, con la sua flemma genovese (che invidia...): "Ma, non so, avevamo bisogno di una musica trionfalistica". E io: "Sì, d'accordo, è molto ben scelta, e poi è ottima l'idea di scegliere un coro tedesco". E lui: "...". E io: "Ah, non te ne sei accorto? Ma il malato che non può più comprarsi le medicine, quello, lo avete sincronizzato con la modulazione alla relativa minore. Bravi!" E lui: "...". E io: "Ah, ma non te ne eri accorto?" E lui: "No!" E io: "Vedi? Basta scegliere di fare la cosa giusta, e poi il caso ti aiuta".
Ecco, il caso ci aiuterà.
Ha aiutato anche me, perché alla fine di questa sessione di lavoro con tanti antieuropei, oh! quanto antieuropei!, il più incolto dei quali ero io, che parlavo quattro lingue europee con ognuno degli altri che ne sapeva almeno cinque (datemi un eurista che sappia come si chiama suo padre e che abbia letto due libri un una lingua diversa dalla lingua di sua madre...), alla fine di questa sessione, capendo di essere stato un pochino impolite a compulsare freneticamente il mio iPhone per sollevare la canea social, ho chiesto:
"Gentlemen, may I ask you whether my answers were more or less consistent with your questions?"
E la risposta è stata: "Yes, they were".
Vedete? Basta fare la cosa giusta, e il caso ti aiuta.
Ci vediamo a Roma.
L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...
giovedì 10 aprile 2014
mercoledì 9 aprile 2014
Dal castello
Ci siamo appartati per preparare in pace la presentazione del 12. Qui si sente solo il soffio del vento. Domani, cioè oggi, mi leggerete sul Fatto Quotidiano, e domani, cioè dopodomani, ascolterete, forse senza nemmeno saperlo, il Gloria di Vivaldi (frase sibillina, mi rendo conto, ma l'attesa non sarà lunga).
In trincea restano Annalisa, Julia, Paolo e Vanna, e io qui, invece di leggere un bel libro, mi occuperò di una cosa della quale non me ne è mai fregato niente: il prezzo della benza...
Beati voi!
In trincea restano Annalisa, Julia, Paolo e Vanna, e io qui, invece di leggere un bel libro, mi occuperò di una cosa della quale non me ne è mai fregato niente: il prezzo della benza...
Beati voi!
domenica 6 aprile 2014
Troll e produttività: Minosse vs Daveri (e Travaglini)
anto ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Hanno capito che non possono più dire la qualunque...":
Gentile sig. Bagnai, faccio riferimento al suo post dal titolo "Declino, produttività, flessibilità, euro: il mio primo maggio" in cui si riportano le conclusioni dello studio Daveri, F. e Parisi, M.L. (“Temporary workers and seasoned managers as causes of low productivity”, secondo cui la maggiore flessibilità del lavoro determinerebbe una diminuzione della produttività perché scoraggerebbe la “capacità innovativa” degli imprenditori (tesi confermate anche da Travaglini, in “Alcune riflessioni sulle cause reali della crisi finanziaria”¸ Quale Stato n. 1/2, 2009).
Però la lettura di Manfredi/Manasse suggerisce anche una ipotesi diversa.
In sostanza qui si dice che la flessibilità del lavoro NON è necessariamente cattiva; lo è però nel sistema italiano dove manca una reale contrattazione a livello aziendale ( nonostante art. 8 dl 138) e individuale (calusole opting out) per cui i salari crescono (addirittura) nei settori dove la produttività cresce di meno. Quindi :
MAGGIORE FLESSIBILITA’ MINORE PRODUTTIVITà perché la forza lavoro si sposta più facilmente nei settori più protetti ( e meno produttivi) e non, come negli studi di cui sopra, perché:
MAGGIORE FLESSIBILITA’ - MINORE CAPACITA’ INNOVATIVA perché l’imprenditore preferisce puntare su attività a basso valore aggiunto (sostenute da forza lavoro a basso salario) piuttosto che investire.
A me sembra che la prima interpretazione – a naso – sia migliore.
Ma lei che ne pensa?
Postato da anto in Goofynomics alle 05 aprile 2014 06:55
Penso che sei un simpatico troll, come evidenzia la tua linea di argomentazione. Vorrei intanto chiarirti che Manasse, che ho sempre citato con rispetto per i suoi lavori, prima del suo squallido attacco personale che gli ha valso questa bella ripassata, nei suoi 14 articoli scientifici non si è mai occupato del problema del declino dell'economia italiana, a differenza di Francesco Daveri, che invece lo ha fatto.
Come tanti "new trolls", Minosse è stato costretto a occuparsi del tema della produttività dal mio post, nello strenuo tentativo di negare quello che è di palmare evidenza: il modello di Dixon-Thirlwall spiega meglio di tanti altri quello che è successo all'economia italiana, e quindi la rigidità del cambio ha avuto un ruolo indubbio, anche se certamente non esclusivo, nel metterci in difficoltà.
La sua presunta risposta può sembrare tale solo a te, che ragioni col naso, accostandolo, fra l'altro, a materiale non sempre olezzante, e questo per diversi motivi che succintamente ti elenco.
1) il suo studio, condotto col simpatico e bravo Manfredi, evita accuratamente di spiegare questo fatto stilizzato:
e si limita, chissà perché, a considerare solo dati dal 2000 al 2013. Questo evita loro di dare una risposta alla vera domanda: cosa è successo nel 1996? Tralascio il fatto che, come qualsiasi professionista sa, 13 anni per un'analisi di cointegrazione possono essere un po' pochini, perché quello che conta è la lunghezza del campione in termini di calendario (se vuoi parlare del lungo periodo, venti dati annuali vanno meglio di quaranta dati trimestrali), ma va bene così.
2) come accade spesso quando entra in campi che non conosce, Manasse ignora la letteratura di riferimento. Daveri, che considera un campione più esteso, chiarisce esplicitamente che il problema dell'arresto della produttività nel 1997 non è dovuto a effetti riallocativi (between) fra settori, ma a un crollo della produttività del manufacturing, cioè, guarda caso, nel settore tradable nel quale eravamo in diretta concorrenza con le economie del Nord (soprattutto i durable goods, i macchinari, nei quali le nostre PMI, che non producono solo ciabatte, hanno discreti vantaggi comparati). Quindi, per me, Manasse se la deve vedere con Daveri, se crede. Io vedo nei dati quello che vede Daveri, che ha l'onestà di usare un campione che comprende i due fenomeni che ci interessano: la rottura del trend della produttività (e del reddito), e l'introduzione delle riforme del mercato del lavoro. Manasse usa di fatto dati posteriori a entrambi questi cambiamenti di struttura, quindi il suo studio non ci dice nulla, per definizione e per sua scelta, su quello che il mio blog ha portato all'attenzione del grande pubblico come il fatto stilizzato principe della storia economica italiana degli ultimi trenta anni (e infatti lo studio che tu citi è stato pubblikato da Linkiesta, mika dal Giornale degli ekonomisti, kome kuello di Francesko).
3) al di là di queste due ovvie considerazioni, che stranamente ti sono sfuggite (il diavolo si annida nei dettagli), vale anche il fatto che se pure dopo fossero emersi effetti between (cioè il passaggio di lavoratori verso settori a bassa produttività), come è praticamente certo che sia successo dopo, questo è però accaduto in diretta conseguenza dell'adozione di una moneta unica, perché, come ci ha spiegato molto bene Joao Ferreira do Amaral a Pescara, la rigidità del cambio ha effetti distorsivi che favoriscono lo spostamento delle risorse verso settori non tradable. Che poi possano esistere anche le dinamiche evidenziate dall'onesto Manfredi e dallo spiacevole Manasse io non lo escludo. Ma che queste dinamiche, misurate dopo il 2000, siano l'unica causa di quanto è successo nel 1997, questo lo escludo e credo anche di poterlo provare coi dati (mi hai dato una buona idea: dal letame può nascere un fiore e dal troll può nascere un paper).
Più in generale, ti esorto a considerare una cosa: io non nego che le dinamiche del mercato del lavoro abbiano avuto un ruolo nell'accentuare il declino e nel renderlo persistente. Sono gli altri che negano che il tasso di cambio abbia comunque svolto un ruolo. I negazionisti sono loro, questo vorrei fosse chiaro. La visione riduttiva, strumentale, supportata dai dati solo dopo adeguata selezione ad hoc del campione di riferimento, ideologica, è la loro, non la mia.
Nella mia visione c'è posto per tutti gli elementi, e tutti rientrano in un quadro coerente, a partire dal fatto che a differenza dei miei colleghi io vedo che la riforma del mercato del lavoro nel senso della flessibilità è stata anch'essa introdotta in conseguenza della rigidità determinata dall'adozione dell'euro. Agli imprenditori è stato offerto un allentamento del vincolo interno (costo del lavoro) in cambio di un irrigidimento del vincolo esterno (valuta forte). Loro hanno accettato questo cambiamento del patto sociale italiano, perché hanno una visione intrinsecamente di breve periodo e non sistemica (e a noi piace ricordarli così), e il risultato è stato il crollo del mercato interno, del quale loro adesso si lamentano.
Peraltro, Travaglini, che comunque è stato fra i primi al mondo a capire dove avrebbe portato la flessibilità (un altro potrebbe essere Leonello Tronti del quale devo leggere alcuni paper degli anni '90), ha qualche difficoltà a chiarirci come mai un break che si verifica dopo la rivalutazione del '95 sarebbe determinato solo da una riforma del mercato del lavoro posteriore, e come mai la produttività rallenta anche nello SME credibile (si vede dal grafico nel mio post che tu citi), quando il cambio era rigido, ma lo era anche il mercato del lavoro (seppur meno che nel dopo-Treu). Se invece la sua visione è, come spero, più aperta, allora dovrebbe far notare a certa gente che derubricare a populismo la critica all'euro è un'operazione disonesta e pericolosa. Va anche detto che ha ragione Daveri quando mi ammonisce circa il fatto che i test statistici per l'individuazione dei break strutturali hanno scarsa potenza, e quindi sarà sempre difficile portare a casa l'evidenza conclusiva sulla datazione di questo fatto stilizzato (ma ci proverò). Chi lavora e produce, però, cosa è successo lo ha vissuto sulla propria pelle e se lo ricorda, nonostante i tentativi della stampa di regime di negare la realtà storica.
Quindi no, mi dispiace, non ci siamo, non ci siamo su tutta la linea, e non ci siamo a destra (Manasse) come (purtroppo) a sinistra (Travaglini). Se vogliamo far ripartire il paese bisogna che il dibattito al quale questo blog ha dato visibilità (costringendo anche specialisti di altri settori ad occuparsene) sia affrontato in modo serio. Negare il ruolo del cambio rigido non serve a nulla, o meglio, a una cosa serve: ad arrivare impreparati all'inevitabile epilogo. Cosa che noi cerchiamo di scongiurare col convegno del 12 aprile.
Sintesi: il tuo naso ragiona peggio della mia testa, che pure ragiona non benissimo, ma prima di ragionare fa una cosa molto semplice: si documenta, e guarda i dati. Non col naso, con gli occhi.
Provaci. Potresti avere delle sorprese: magari potresti scoprire che anche la tua testa ragiona meglio del tuo naso.
Nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu.
Se non sei un troll, dimostralo, usando aristotelicamente i sensi giusti. L'olfatto è utilissimo in cucina e a letto, può essere determinante se c'è una fuga di gas, in strada può aiutarti a non mettere il piede nel posto sbagliato.
In economia serve a poco.
Stammi bene e torna a trovarci.
Gentile sig. Bagnai, faccio riferimento al suo post dal titolo "Declino, produttività, flessibilità, euro: il mio primo maggio" in cui si riportano le conclusioni dello studio Daveri, F. e Parisi, M.L. (“Temporary workers and seasoned managers as causes of low productivity”, secondo cui la maggiore flessibilità del lavoro determinerebbe una diminuzione della produttività perché scoraggerebbe la “capacità innovativa” degli imprenditori (tesi confermate anche da Travaglini, in “Alcune riflessioni sulle cause reali della crisi finanziaria”¸ Quale Stato n. 1/2, 2009).
Però la lettura di Manfredi/Manasse suggerisce anche una ipotesi diversa.
In sostanza qui si dice che la flessibilità del lavoro NON è necessariamente cattiva; lo è però nel sistema italiano dove manca una reale contrattazione a livello aziendale ( nonostante art. 8 dl 138) e individuale (calusole opting out) per cui i salari crescono (addirittura) nei settori dove la produttività cresce di meno. Quindi :
MAGGIORE FLESSIBILITA’ MINORE PRODUTTIVITà perché la forza lavoro si sposta più facilmente nei settori più protetti ( e meno produttivi) e non, come negli studi di cui sopra, perché:
MAGGIORE FLESSIBILITA’ - MINORE CAPACITA’ INNOVATIVA perché l’imprenditore preferisce puntare su attività a basso valore aggiunto (sostenute da forza lavoro a basso salario) piuttosto che investire.
A me sembra che la prima interpretazione – a naso – sia migliore.
Ma lei che ne pensa?
Postato da anto in Goofynomics alle 05 aprile 2014 06:55
Penso che sei un simpatico troll, come evidenzia la tua linea di argomentazione. Vorrei intanto chiarirti che Manasse, che ho sempre citato con rispetto per i suoi lavori, prima del suo squallido attacco personale che gli ha valso questa bella ripassata, nei suoi 14 articoli scientifici non si è mai occupato del problema del declino dell'economia italiana, a differenza di Francesco Daveri, che invece lo ha fatto.
Come tanti "new trolls", Minosse è stato costretto a occuparsi del tema della produttività dal mio post, nello strenuo tentativo di negare quello che è di palmare evidenza: il modello di Dixon-Thirlwall spiega meglio di tanti altri quello che è successo all'economia italiana, e quindi la rigidità del cambio ha avuto un ruolo indubbio, anche se certamente non esclusivo, nel metterci in difficoltà.
La sua presunta risposta può sembrare tale solo a te, che ragioni col naso, accostandolo, fra l'altro, a materiale non sempre olezzante, e questo per diversi motivi che succintamente ti elenco.
1) il suo studio, condotto col simpatico e bravo Manfredi, evita accuratamente di spiegare questo fatto stilizzato:
e si limita, chissà perché, a considerare solo dati dal 2000 al 2013. Questo evita loro di dare una risposta alla vera domanda: cosa è successo nel 1996? Tralascio il fatto che, come qualsiasi professionista sa, 13 anni per un'analisi di cointegrazione possono essere un po' pochini, perché quello che conta è la lunghezza del campione in termini di calendario (se vuoi parlare del lungo periodo, venti dati annuali vanno meglio di quaranta dati trimestrali), ma va bene così.
2) come accade spesso quando entra in campi che non conosce, Manasse ignora la letteratura di riferimento. Daveri, che considera un campione più esteso, chiarisce esplicitamente che il problema dell'arresto della produttività nel 1997 non è dovuto a effetti riallocativi (between) fra settori, ma a un crollo della produttività del manufacturing, cioè, guarda caso, nel settore tradable nel quale eravamo in diretta concorrenza con le economie del Nord (soprattutto i durable goods, i macchinari, nei quali le nostre PMI, che non producono solo ciabatte, hanno discreti vantaggi comparati). Quindi, per me, Manasse se la deve vedere con Daveri, se crede. Io vedo nei dati quello che vede Daveri, che ha l'onestà di usare un campione che comprende i due fenomeni che ci interessano: la rottura del trend della produttività (e del reddito), e l'introduzione delle riforme del mercato del lavoro. Manasse usa di fatto dati posteriori a entrambi questi cambiamenti di struttura, quindi il suo studio non ci dice nulla, per definizione e per sua scelta, su quello che il mio blog ha portato all'attenzione del grande pubblico come il fatto stilizzato principe della storia economica italiana degli ultimi trenta anni (e infatti lo studio che tu citi è stato pubblikato da Linkiesta, mika dal Giornale degli ekonomisti, kome kuello di Francesko).
3) al di là di queste due ovvie considerazioni, che stranamente ti sono sfuggite (il diavolo si annida nei dettagli), vale anche il fatto che se pure dopo fossero emersi effetti between (cioè il passaggio di lavoratori verso settori a bassa produttività), come è praticamente certo che sia successo dopo, questo è però accaduto in diretta conseguenza dell'adozione di una moneta unica, perché, come ci ha spiegato molto bene Joao Ferreira do Amaral a Pescara, la rigidità del cambio ha effetti distorsivi che favoriscono lo spostamento delle risorse verso settori non tradable. Che poi possano esistere anche le dinamiche evidenziate dall'onesto Manfredi e dallo spiacevole Manasse io non lo escludo. Ma che queste dinamiche, misurate dopo il 2000, siano l'unica causa di quanto è successo nel 1997, questo lo escludo e credo anche di poterlo provare coi dati (mi hai dato una buona idea: dal letame può nascere un fiore e dal troll può nascere un paper).
Più in generale, ti esorto a considerare una cosa: io non nego che le dinamiche del mercato del lavoro abbiano avuto un ruolo nell'accentuare il declino e nel renderlo persistente. Sono gli altri che negano che il tasso di cambio abbia comunque svolto un ruolo. I negazionisti sono loro, questo vorrei fosse chiaro. La visione riduttiva, strumentale, supportata dai dati solo dopo adeguata selezione ad hoc del campione di riferimento, ideologica, è la loro, non la mia.
Nella mia visione c'è posto per tutti gli elementi, e tutti rientrano in un quadro coerente, a partire dal fatto che a differenza dei miei colleghi io vedo che la riforma del mercato del lavoro nel senso della flessibilità è stata anch'essa introdotta in conseguenza della rigidità determinata dall'adozione dell'euro. Agli imprenditori è stato offerto un allentamento del vincolo interno (costo del lavoro) in cambio di un irrigidimento del vincolo esterno (valuta forte). Loro hanno accettato questo cambiamento del patto sociale italiano, perché hanno una visione intrinsecamente di breve periodo e non sistemica (e a noi piace ricordarli così), e il risultato è stato il crollo del mercato interno, del quale loro adesso si lamentano.
Peraltro, Travaglini, che comunque è stato fra i primi al mondo a capire dove avrebbe portato la flessibilità (un altro potrebbe essere Leonello Tronti del quale devo leggere alcuni paper degli anni '90), ha qualche difficoltà a chiarirci come mai un break che si verifica dopo la rivalutazione del '95 sarebbe determinato solo da una riforma del mercato del lavoro posteriore, e come mai la produttività rallenta anche nello SME credibile (si vede dal grafico nel mio post che tu citi), quando il cambio era rigido, ma lo era anche il mercato del lavoro (seppur meno che nel dopo-Treu). Se invece la sua visione è, come spero, più aperta, allora dovrebbe far notare a certa gente che derubricare a populismo la critica all'euro è un'operazione disonesta e pericolosa. Va anche detto che ha ragione Daveri quando mi ammonisce circa il fatto che i test statistici per l'individuazione dei break strutturali hanno scarsa potenza, e quindi sarà sempre difficile portare a casa l'evidenza conclusiva sulla datazione di questo fatto stilizzato (ma ci proverò). Chi lavora e produce, però, cosa è successo lo ha vissuto sulla propria pelle e se lo ricorda, nonostante i tentativi della stampa di regime di negare la realtà storica.
Quindi no, mi dispiace, non ci siamo, non ci siamo su tutta la linea, e non ci siamo a destra (Manasse) come (purtroppo) a sinistra (Travaglini). Se vogliamo far ripartire il paese bisogna che il dibattito al quale questo blog ha dato visibilità (costringendo anche specialisti di altri settori ad occuparsene) sia affrontato in modo serio. Negare il ruolo del cambio rigido non serve a nulla, o meglio, a una cosa serve: ad arrivare impreparati all'inevitabile epilogo. Cosa che noi cerchiamo di scongiurare col convegno del 12 aprile.
Sintesi: il tuo naso ragiona peggio della mia testa, che pure ragiona non benissimo, ma prima di ragionare fa una cosa molto semplice: si documenta, e guarda i dati. Non col naso, con gli occhi.
Provaci. Potresti avere delle sorprese: magari potresti scoprire che anche la tua testa ragiona meglio del tuo naso.
Nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu.
Se non sei un troll, dimostralo, usando aristotelicamente i sensi giusti. L'olfatto è utilissimo in cucina e a letto, può essere determinante se c'è una fuga di gas, in strada può aiutarti a non mettere il piede nel posto sbagliato.
In economia serve a poco.
Stammi bene e torna a trovarci.
sabato 5 aprile 2014
La voce dell'innocenza
Ristorante con pressione sonora fuori norma, invaso da bambini che ti fanno riconsiderare il ruolo di Erode.
Dico a Uga: "Voi non avete mai rotto il cazzo a questi livelli. È un giudizio oggettivo. Intendiamoci, noi vi amiamo e vi ameremmo comunque, perché vi abbiamo fatto - più esattamente, vi ha fatto la mamma, io non so. Quindi se tu volessi rompere il cazzo, sentiti libera di farlo, perché noi ti ameremmo comunque. Ma è un dato oggettivo che voi non avete mai rotto il cazzo a questi livelli."
Uga: "Forse perché abbiamo preso dalla mamma".
Domani è un altro giorno.
Dico a Uga: "Voi non avete mai rotto il cazzo a questi livelli. È un giudizio oggettivo. Intendiamoci, noi vi amiamo e vi ameremmo comunque, perché vi abbiamo fatto - più esattamente, vi ha fatto la mamma, io non so. Quindi se tu volessi rompere il cazzo, sentiti libera di farlo, perché noi ti ameremmo comunque. Ma è un dato oggettivo che voi non avete mai rotto il cazzo a questi livelli."
Uga: "Forse perché abbiamo preso dalla mamma".
Domani è un altro giorno.
giovedì 3 aprile 2014
Hanno capito che non possono più dire la qualunque...
...e questo, mi spiace per i redattori del Corsera, solo grazie a noi. Perché il problema è: ma con tanti colleghi esperti di economia del lavoro, con tanti forum prestigiosi che aprono (nel 2014!) dibattiti sull'euro, com'è che la fiondata al Golia dell'informazione gliel'ha dovuta dare un cembalista?
E questo prova la cattiva fede...
E questo prova la cattiva fede...
Cambiamo musica: consigli per gli acquisti
Oggi interessante conversazione con un giornalista del Corriere. Merita una riflessione pacata e approfondita. Ignorava l'esistenza di questo blog e credeva che il dibattito sull'euro in Italia fosse stato portato avanti dai professori Amoroso e Guarino (con i quali, in particolare con l'ultimo, sono in relazione e che sapete quanto stimi. Ma chi ha portato avanti il dibattito è ahimè nei numeri, e i numeri sono i nostri, come impatto sui media, come successo editoriale, come sforzo divulgativo, anche se molti argomenti sono oggettivamente condivisi - e voi sapete quanto io sia scrupoloso nel riconoscere la paternità intellettuale).
Al di là di questo tentativo (tattico o sincero) di sottovalutazione del vostro ruolo, la discussione ha sollevato alcuni temi fondamentali e mi piacerebbe parlarvi soprattutto dell'unico punto sul quale ci siamo trovati in disaccordo (a parte quello, ovvio, dei toni, per i quali mi sono scusato, chiarendo però che le cose vanno poste nel contesto appropriato, e che di fronte a un sistema dell'informazione monolitico che si schiera ottusamente a favore di una tesi a-scientifica posta a sostegno di un progetto a-democratico di costruzione di uno stato europeo a-storico può anche capitare che "paghi" - ovviamente in termini dialettici - il giusto per il peccatore: questo - per quanto deprecabile - è quello che può succedere quando a fronte delle aggressioni di un Barisoni nessuno si dissocia).
Se c'è vera onestà lo vedremo. Se si continuerà a dare una rappresentazione soffocata e unilaterale del dibattito, se si continuerà a derubricare a populista Krugman e a leghista Stiglitz, basterà che chi lo fa si assuma le proprie responsabilità. Come ho detto al giornalista, da un grande potere derivano grandi responsabilità. Il che significa, ad esempio, che se è vero che io nel dibattito conto così poco, allora ho più libertà di espressione di chi scrive in un giornale che (per ora) conta così tanto! Quindi posso anche usare ogni tanto qualche parola dantesca, lasciando poi che la divisione del lavoro si attui in tutte le sue articolazioni... Nec metu nec spe.
Detto questo, senza entrare nel tema, che non ho tempo di approfondire, volevo cambiare per un momento musica.
Questa è la traccia di una delle mie prime incisioni (un live del 2005), siamo nella Spagna del '600 e suono il flauto:
mentre questo è l'ultimo disco al quale ho partecipato come clavicembalista (e siamo nell'Italia del '700, e l'autore è Pergolesi, del quale abbiamo riperticato alcune opere inedite).
Tanto per ricordare a quelli che ci accusano di essere "antieuropei" con chi stanno parlando...
(...e ora dipende da loro...)
(...p.s.: naturalmente la telefonata si è conclusa con l'offerta al giornalista del mio insignificante libercolo, del quale, 30000 copie dopo, dopo 167 giorni in classifica generale best seller Amazon, dopo il premio Canova, dopo il lavoro di promozione fatto da un insignificante politico segretario di un partito che nessuno conosce, ecc., il nostro professional non aveva contezza. E la chiusa è stata questa: "Glielo mando volentieri, spero le piaccia". Poi una pausa, che avrebbe suscitato l'ammirazione di alflig, e la chiusa: "L'indirizzo è sempre via Solferino?"...
Perché, vedete, voi vi lamentate dei miei toni dopo aver oggettivamente fatto carne di porco della realtà dei fatti storici, ma se sbagliate a lamentarvi non è perché avete ecc., ma perché quando sono cortese faccio molto più male. Io ho letto Proust, oltre a Keynes. Non costringetemi a liberare lo Charlus che è in me. Accontentatevi dell'hooligan, che vi permette di giocare la comoda parte delle vittime...)
Al di là di questo tentativo (tattico o sincero) di sottovalutazione del vostro ruolo, la discussione ha sollevato alcuni temi fondamentali e mi piacerebbe parlarvi soprattutto dell'unico punto sul quale ci siamo trovati in disaccordo (a parte quello, ovvio, dei toni, per i quali mi sono scusato, chiarendo però che le cose vanno poste nel contesto appropriato, e che di fronte a un sistema dell'informazione monolitico che si schiera ottusamente a favore di una tesi a-scientifica posta a sostegno di un progetto a-democratico di costruzione di uno stato europeo a-storico può anche capitare che "paghi" - ovviamente in termini dialettici - il giusto per il peccatore: questo - per quanto deprecabile - è quello che può succedere quando a fronte delle aggressioni di un Barisoni nessuno si dissocia).
Se c'è vera onestà lo vedremo. Se si continuerà a dare una rappresentazione soffocata e unilaterale del dibattito, se si continuerà a derubricare a populista Krugman e a leghista Stiglitz, basterà che chi lo fa si assuma le proprie responsabilità. Come ho detto al giornalista, da un grande potere derivano grandi responsabilità. Il che significa, ad esempio, che se è vero che io nel dibattito conto così poco, allora ho più libertà di espressione di chi scrive in un giornale che (per ora) conta così tanto! Quindi posso anche usare ogni tanto qualche parola dantesca, lasciando poi che la divisione del lavoro si attui in tutte le sue articolazioni... Nec metu nec spe.
Detto questo, senza entrare nel tema, che non ho tempo di approfondire, volevo cambiare per un momento musica.
Questa è la traccia di una delle mie prime incisioni (un live del 2005), siamo nella Spagna del '600 e suono il flauto:
mentre questo è l'ultimo disco al quale ho partecipato come clavicembalista (e siamo nell'Italia del '700, e l'autore è Pergolesi, del quale abbiamo riperticato alcune opere inedite).
Tanto per ricordare a quelli che ci accusano di essere "antieuropei" con chi stanno parlando...
(...e ora dipende da loro...)
(...p.s.: naturalmente la telefonata si è conclusa con l'offerta al giornalista del mio insignificante libercolo, del quale, 30000 copie dopo, dopo 167 giorni in classifica generale best seller Amazon, dopo il premio Canova, dopo il lavoro di promozione fatto da un insignificante politico segretario di un partito che nessuno conosce, ecc., il nostro professional non aveva contezza. E la chiusa è stata questa: "Glielo mando volentieri, spero le piaccia". Poi una pausa, che avrebbe suscitato l'ammirazione di alflig, e la chiusa: "L'indirizzo è sempre via Solferino?"...
Perché, vedete, voi vi lamentate dei miei toni dopo aver oggettivamente fatto carne di porco della realtà dei fatti storici, ma se sbagliate a lamentarvi non è perché avete ecc., ma perché quando sono cortese faccio molto più male. Io ho letto Proust, oltre a Keynes. Non costringetemi a liberare lo Charlus che è in me. Accontentatevi dell'hooligan, che vi permette di giocare la comoda parte delle vittime...)
mercoledì 2 aprile 2014
Combatteremo casa per casa
Bagnai-Corriere 1-0. I toni pacati, in effetti, giovano al dibattito... Soprattutto se puoi svolgerlo in un luogo appartato!
Ragazzi, la musica è cambiata. Questo è come mi sentivo ieri:
(suonata alla boia d'un Giuda al rientro da TgCom24), e questo è come ci sentiamo tutti oggi:
Donec ponam inimicos tuos scabellum pedum tuorum.
(...dice: "Ma così oscureranno il dibattito del 12 aprile!" Dico: "Ah, perché voi pensate che accarezzandoli, anziché dandogli il giornale arrotolato sul muso, sarebbero venuti? E soprattutto, a voi farebbe piacere incontrarli? Già ci siamo caricati Riccardo Puglisi! Mi raccomando, siate gentili con lui: nel deserto l'ospitalità è sacra, e noi siamo tuareg, non vili predoni... come il suo primo ministro preferito!...)
(...p.s.: qualcuno ha registrato la catilinaria che ho fatto a TgCom24?...)
Ragazzi, la musica è cambiata. Questo è come mi sentivo ieri:
(suonata alla boia d'un Giuda al rientro da TgCom24), e questo è come ci sentiamo tutti oggi:
Donec ponam inimicos tuos scabellum pedum tuorum.
(...dice: "Ma così oscureranno il dibattito del 12 aprile!" Dico: "Ah, perché voi pensate che accarezzandoli, anziché dandogli il giornale arrotolato sul muso, sarebbero venuti? E soprattutto, a voi farebbe piacere incontrarli? Già ci siamo caricati Riccardo Puglisi! Mi raccomando, siate gentili con lui: nel deserto l'ospitalità è sacra, e noi siamo tuareg, non vili predoni... come il suo primo ministro preferito!...)
(...p.s.: qualcuno ha registrato la catilinaria che ho fatto a TgCom24?...)
Per i coglioni...
Vivaldi diceva che i numeri son per i coglioni, ma si riferiva a quelli del basso continuo e i coglioni erano i clavicembalisti. I numeri qua sotto sono quelli della disoccupazione, e sono offerti da un clavicembalista anche, ma non solo, ai suoi colleghi:
martedì 1 aprile 2014
A Giuseppe
Caro Giuseppe,
ti chiedo profondamente scusa per il mio comportamento di poco fa. È stato indubbiamente inappropriato, e non voglio giustificarlo. D'altra parte, l'incontro di questa sera ha suggellato la mia decisione di chiudere per sempre i rapporti con una certa sinistra salottiera e perbenista, che ripete giuliva i suoi ritornelli, e con i suoi intellettuali, questi tolemaici in ritardo sulla storia, che aggiungono epicicli su epicicli caricando la molla della tensione sociale nel tentativo di difendere a qualsiasi costo una istituzione che però loro stessi (loro stessi, capisci: loro, loro, per Dio!) ti dicono essere fonte di tensioni, ti dicono aggravare la crisi, ti dicono essere di matrice e ispirazione neoliberista.
Ma (o: quindi?) bisogna difenderla.
La tristezza nel sentire Claudio Gnesutta dire che il problema è che oggi gli imprenditori sono accecati da un'ottica di breve termine e quindi non considerano più i lavoratori come stakeholders, e che la moneta non è il problema... Cazzo, Claudio, Claudio, ti rendi conto? Una persona che per me era un modello di dignità accademica, di onestà intellettuale, di correttezza verso il prossimo, a cominciare da quella forma di prossimo particolarmente fastidiosa che è lo studente... Lo scoramento, ma anche il ribrezzo... Non ce la faccio più.
Gnesutta che trent'anni prima mi spiegava che per un keynesiano la moneta non è neutrale, trent'anni dopo, quando ormai qualsiasi banchiere centrale (tranne Draghi), qualsiasi ufficio studi di grande banca, qualsiasi economista con la testa sulle spalle ammette che c'è un problema, ora, cosa fa, cosa ti dice? Lancia la teoria keynesiana della neutralità della moneta.
No, l'euro non c'entra, anche se uscissimo dall'euro gli imprenditori non considererebbero i lavoratori come stakeholders, il problema non è la moneta...
Ma siamo pazzi? Ma quando cazzo mai gli imprenditori hanno considerato i lavoratori come stakeholders? Cioè: riformiamo il capitalismo, che però è una cosa nella quale i lavoratori sono stakeholders, e lo riformiamo conservando una delle sue istituzioni più evidentemente distruttive: la mobilità indiscriminata dei capitali che l'euro favorisce?
Certo, c'è stata un'impresa per la quale il lavoratore era stakeholder, forse c'è ancora: era la PMI italiana. Quella che gli intellettuali di sinistra vogliono distruggere, che odiano, forse perché in essa il modello di sindacato che piace a loro, quello dove due dirigenti sindacali e due membri del CdA si sparano una stecca di Viagra e vanno a trans insieme, alla tedesca, non ha ragione di esistere. Quella PMI che odiano e per distruggere la quale hanno esplicitamente teorizzato che andava usata la clava dell'euro. E, del resto, oggi il sindacalista lo ha detto: se siamo poco produttivi è perché gli imprenditori non hanno approfittato del dividendo dell'euro per investire in innovazione.
Cazzo, ma vi sentite quando parlate? Per Cristo santissimo, parlate come il dottor Giannino! Avete studiato alla sua università?
Ma è possibile mai che io debba venire a una riunione "de sinistra" per sentir dire che il capitalismo si cambia preservandone le istituzioni? È possibile mai che io debba ascoltare dei colleghi keynesiani per i quali la crisi è un problema di offerta? Mario, che stasera è l'unico che si poteva ascoltare, è quello che mi chiedeva di organizzare seminari con Tony Thirlwall, no? E allora perché non considera l'ipotesi che il modello di Dixon-Thirlwall possa spiegare quello che sta succedendo, perché non considera quello che ormai tutti i neoclassici esplicitamente ammettono e variamente modellizzano, cioè che la produttività dipende anche dalla domanda, e che un cambio artificialmente sopravvalutato ha innescato un processo circolare e cumulativo di depressione della produttività?
Ma come è possibile che siate tutti "de sinistra" con tecnologia neoclassica!? Lo sono anch'io, certo, ma se voglio pubblicare su una rivista neoclassica! Se voglio spiegare il mondo, ragiono.
Voi no.
Perché negare i fatti stilizzati? Il declino inizia nel 1996. Punto. Lo si vede benissimo sia in termini di produttività (qui) che in termini di crollo relativo dei redditi (qui). Punto.
Oggi ho sentito dire che la crisi ha origine negli anni '60. Ovviamente, per non scoppiare in una risata, ho lanciato un'asta al ribasso su Twitter: chi offre di meno? Il Trattato di Versailles? Il Trattato di Vienna? L'editto di Nantes? La Magna charta? La svalutazione del sesterzio?
Dilettanti! Lo sanno tutti qual è l'origine della crisi: è stata Eva che ha ascoltato il serpente, l'euro non c'entra, è che le donne sono tutte zoccole...
Questo è il livello degli argomenti della sinistra: un livello da bar, mentre la gente muore, cazzo, muore, ma non muore ignara: ormai capisce, ormai capisce, ormai capisce.
Tu sei una brava persona (lo dico a istinto, ti conosco poco) e credo lo sia anche Claudio. Tu non hai, e credo lui non abbia mai avuto, ambizioni politiche. Tu hai due figli come me. Ma lo capisci a che cazzo di mondo li stiamo consegnando i nostri figli se non riusciamo a riportare il dibattito sui temi veri?
Se Salvini dice una cosa giusta, la colpa è vostra, non mia. Se la Le Pen sbancherà in Francia, la colpa è vostra, non mia. Se la svolta inevitabile verrà subita anziché gestita dalla sinistra, per essere gestita in modo autoritario dalla destra, la colpa è vostra, non mia. La colpa è del negazionismo delle analiste alla Carlini che continuano a ripetere come un disco rotto una litania condannata dai massimi economisti mondiali.
Perché mi fai questo? Perché Claudio mi fa questo? Perché state facendo questo? Chi pensate che possa salvarvi? Il regime che state difendendo è stato congegnato da persone che, vivendo sotto scorta, hanno esplicitamente teorizzato l'impiego della crisi come strumento di indirizzo politico delle masse. Lo hanno fatto, cazzo, lo sai o no? Lo sai cosa diceva Delors? Perché La Malfa lo ricorda e rabbrividisce, e questa sera invece ho sentito citare Ciampi come un padre della patria, uno che "ha fatto abbassare i tassi perché, poverino, non voleva tagliare la spesa sociale"! Perché? Perché? Perché? Perché Savona si indigna delle parole di Barroso e parla dei problemi della democrazia, e voi cianciate solo degli sprechi della politica come un Alessandro De Nicola qualsiasi, come il tassista che mi ha riaccompagnato a casa, chiedendomi se stavo bene? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché?
Tu non hai ambizioni politiche, e, come me, non avrai mai una scorta. E allora quando la violenza che continuate ad aizzare, senza rendervene conto, nella vostra cecità, negando la natura del problema, esploderà, chi ci andrà di mezzo saremo io e te, e i nostri figli, non i figli dei vari padri nobili, capisci?
È chiaro?
Io sono terrorizzato, e questa sera mi hai portato ad ascoltare l'orchestrina sul ponte del Titanic. Perfino Fassina vi ha sorpassato a sinistra. E ho detto tutto.
Non so nemmeno se e come salutarti. Scusami ancora. Dopo stasera, mi sento, definitivamente, come una conchiglia levigata dalla risacca. Trovarmi accanto Claudio, senza essermene nemmeno accorto, una persona alla quale volevo bene, ma veramente, che consideravo un padre, e che ora vedo negare l'evidenza in modo ossessivo, compulsivo, macchiettistico, paranoide, mi ha distrutto. Di me rimane solo (poco) guscio. Tutto quello che c'era dentro è stato disperso e disgregato nel gran mare dell'essere.
Voi mi avete assassinato, e io vi ho mandato a fare in culo.
Non siamo ancora pari, ma a questo punto i conti li lascio fare a chi se ne intende.
(Stefano, si scherza, eh! Tranquillo, ai tuoi seminari non sclererò. Ma questa sera mi sono sentito tradito, ed è un periodo nel quale fra le mie lievi intolleranze quella al tradimento ha preso una connotazione pericolosa. Me ne sono andato imprecando, e l'ho fatto apposta. Volevo che restassero a crogiolarsi nella loro ottusa illusione che chi critica l'euro è fascista. Questo volevo. Voglio che restino così. Voglio che non capiscano. Non capiranno. Li andranno a prendere e non capiranno. Non capiranno mai quello che ci hanno fatto, quello che hanno fatto al paese, quello che si sono fatti. E daranno la colpa a quel fascismo del quale le loro politiche, come ho detto tre anni or sono in quel dibattito fasullo, sono stato il più nutriente e scellerato alimento. Dio non abbia pietà della loro anima - mi permetto di dare un consiglio solo perché so che è superfluo...)
Dopo
Sentivo la pressione del suo sguardo. Sentivo che, più che chiedermi, voleva dimostrarmi qualcosa. Il ristorante era quasi vuoto, tre tavoli soli occupati. Fisso in piedi in mezzo alla stanza. Quando si è mosso, avvicinandosi al nostro tavolo, mi sono tolto gli occhiali e mi sono alzato deciso, andandogli incontro. Lui si è irrigidito, ma io lo ho preso delicatamente per un braccio, e gli ho detto "Vieni, vieni, non avere paura", e l'ho accompagnato verso la porta. E l'ho guardato negli occhi. E gli ho sorriso. Dopo aver guardato negli occhi l'analista Carlini, ipocrita, sepolcro imbiancato, farisea, col suo sorriso di circostanza, supponente, orribile (Pagina 99! Ma qualcuno sa cosa cazzo sia Pagina 99?), dopo aver avuto di fronte a me il nulla, la banalità del male ("le facili soluzioni antieuro"), avevo di fronte a me un uomo, un uomo che, come noi ma in misura diversa da noi, subiva le circostanze. Non saprò mai da dove fosse arrivato e forse non lo sapeva nemmeno lui, ma una madre doveva averla avuta, il che non si poteva certo dire dell'eletta compagnia di ultracorpi dalla quale provenivo. A qualcuno dovevo pur sorridere. In tanta ingiustizia, dopo aver assistito all'apologia, anzi, all'apoteosi della più colossale e assurda delle ingiustizie, dovevo pure fare un minimo gesto riparatore. Io sono un economista ortodosso, che poi sarebbe uno che pensa che la corda se la tiri troppo si spezza, e che il pendolo ha una sua inspiegabile tendenza ad oscillare. Noi ortodossi siamo strani. E così gli ho chiesto come si chiamasse e gli ho dato un po' di soldi, che, a occhio e croce, dovevano essere più di quelli che si sarebbe aspettato di guadagnare in un paio di serate. E meglio così: almeno, ho pensato, qualcuno oggi ha raggiunto il suo obiettivo. Almeno qualcuno potrà smettere di pensare. Anche perché le cose vanno relativizzate, sapete. Oggi io ho scaricato il mio dolore su di voi, e va bene. Tante volte voi lo avete fatto su di me, e va meglio. Ma qui, per esempio, gli antenati intellettuali dello Sbilifesto hanno erogato molto più dolore. E quanto più coraggio c'è voluto per non confessare ai nazisti, che per mandare a fare in culo questi quattro scappati di casa che la SStoria inghiottirà nella sua pattumiera. Quindi prendiamola con calma. Loro sono il nulla, sono la morte, sono morti dentro, dicono tutto e il contrario di tutto e nemmeno se ne accorgono, sono gli allucinati ventriloqui di se stessi, sconnessi dal proprio abolito raziocinio, sono finiti. Non varrà nemmeno la pena di andarli a prendere.
"Le rose no, grazie, non mi servono, preferisco così, mi fa piacere aiutarti. Ciao."
Prima
"La tua partecipazione sia solo l'attiva volontà di non resistere, di rilassarti. Il tuo corpo resisterà, è normale, è una forma di difesa, tu respira con me". Era iniziata meglio la giornata. Con un'ora di massaggio tailandese. Deve essere veramente una sporca ed estenuante guerra quella che costringe un eurocentrico, ma che dico, un florenziacentrico fazioso e militante come me a rivolgersi ad un discepolo del medico di Buddha! Me l'avessero detto un anno fa, che avrei parlato con Salvini e fatto un massaggio tailandese (dai celti ai fottuti Charlie) ci avrei riso sopra. E, fra l'altro, non ha proprio funzionato, ma il test era ambizioso. Per affrontare lo Sbilifesto non basterebbe una tanica di Lexotan, questa è la verità. Comunque, ora ho avuto anche quella. I commenti sono più o meno chiusi per lutto, voi fateli, poi vediamo.
E comunque...
(...sapevo che Rockapasso sarebbe schiantata dalle risate...)
Finita l'ora, il massaggiatore mi fa "Tu hai una buona capacità di rilassarti".
Vero.
Del resto, avevo studiato (i 10 sen principali, poi gli altri 72000, praticamente una piastra madre ce fa 'na pippa... D'altra parte, tecnici si nasce: ve lo dice uno che è diventato cembalista perché suonava il flauto, e econometrico perché studiava storia delle dottrine economiche a villa Mirafiori...). D'altra parte, se a teatro è più saggio chi è ingannato di chi non lo è (e questa è mediterranea, come sapete), al massaggio è più saggio chi è rilassato, no?
E sono anche paziente e umile. Modesto? Be', quello onestamente no. Ma mi sto attrezzando. Posso cominciare quando voglio. Dopo essere uscito rigenerato da un bagno di squallida ipocrisia come quello di questo pomeriggio, credo di poter riuscire a sembrare anche modesto! Ma a voi preferisco sembrare come sono, e voi, per favore, se potete, ricambiate. Noi non dobbiamo vergognarci di nulla, la nostra nudità abbaglia col fulgore della sua innocenza, tanto quanto turpe è la paludata ipocrisia dei nuovi farisei, quelli per i quali il popolo è populista. E cosa cazzo dovrebbe essere, il popolo? Realista? Eh, sì, lo è più di voi, brutti coglioni...
Ah, sì, scusate, dimenticavo: sono rilassato...
Rilassato...
Rilassato...
Che se no poi mi si attorcigliano i sen, poi è un casino, non bastano cento colpi di spazzola per 72000 sen...
Un'altra pasticca, e a letto!
(...e comunque io in effetti, conditional on - o "controllando per", come dicono i miei colleghi - la massa di controcazzi che mi è franata addosso, sono relativamente rilassato...)
ti chiedo profondamente scusa per il mio comportamento di poco fa. È stato indubbiamente inappropriato, e non voglio giustificarlo. D'altra parte, l'incontro di questa sera ha suggellato la mia decisione di chiudere per sempre i rapporti con una certa sinistra salottiera e perbenista, che ripete giuliva i suoi ritornelli, e con i suoi intellettuali, questi tolemaici in ritardo sulla storia, che aggiungono epicicli su epicicli caricando la molla della tensione sociale nel tentativo di difendere a qualsiasi costo una istituzione che però loro stessi (loro stessi, capisci: loro, loro, per Dio!) ti dicono essere fonte di tensioni, ti dicono aggravare la crisi, ti dicono essere di matrice e ispirazione neoliberista.
Ma (o: quindi?) bisogna difenderla.
La tristezza nel sentire Claudio Gnesutta dire che il problema è che oggi gli imprenditori sono accecati da un'ottica di breve termine e quindi non considerano più i lavoratori come stakeholders, e che la moneta non è il problema... Cazzo, Claudio, Claudio, ti rendi conto? Una persona che per me era un modello di dignità accademica, di onestà intellettuale, di correttezza verso il prossimo, a cominciare da quella forma di prossimo particolarmente fastidiosa che è lo studente... Lo scoramento, ma anche il ribrezzo... Non ce la faccio più.
Gnesutta che trent'anni prima mi spiegava che per un keynesiano la moneta non è neutrale, trent'anni dopo, quando ormai qualsiasi banchiere centrale (tranne Draghi), qualsiasi ufficio studi di grande banca, qualsiasi economista con la testa sulle spalle ammette che c'è un problema, ora, cosa fa, cosa ti dice? Lancia la teoria keynesiana della neutralità della moneta.
No, l'euro non c'entra, anche se uscissimo dall'euro gli imprenditori non considererebbero i lavoratori come stakeholders, il problema non è la moneta...
Ma siamo pazzi? Ma quando cazzo mai gli imprenditori hanno considerato i lavoratori come stakeholders? Cioè: riformiamo il capitalismo, che però è una cosa nella quale i lavoratori sono stakeholders, e lo riformiamo conservando una delle sue istituzioni più evidentemente distruttive: la mobilità indiscriminata dei capitali che l'euro favorisce?
Certo, c'è stata un'impresa per la quale il lavoratore era stakeholder, forse c'è ancora: era la PMI italiana. Quella che gli intellettuali di sinistra vogliono distruggere, che odiano, forse perché in essa il modello di sindacato che piace a loro, quello dove due dirigenti sindacali e due membri del CdA si sparano una stecca di Viagra e vanno a trans insieme, alla tedesca, non ha ragione di esistere. Quella PMI che odiano e per distruggere la quale hanno esplicitamente teorizzato che andava usata la clava dell'euro. E, del resto, oggi il sindacalista lo ha detto: se siamo poco produttivi è perché gli imprenditori non hanno approfittato del dividendo dell'euro per investire in innovazione.
Cazzo, ma vi sentite quando parlate? Per Cristo santissimo, parlate come il dottor Giannino! Avete studiato alla sua università?
Ma è possibile mai che io debba venire a una riunione "de sinistra" per sentir dire che il capitalismo si cambia preservandone le istituzioni? È possibile mai che io debba ascoltare dei colleghi keynesiani per i quali la crisi è un problema di offerta? Mario, che stasera è l'unico che si poteva ascoltare, è quello che mi chiedeva di organizzare seminari con Tony Thirlwall, no? E allora perché non considera l'ipotesi che il modello di Dixon-Thirlwall possa spiegare quello che sta succedendo, perché non considera quello che ormai tutti i neoclassici esplicitamente ammettono e variamente modellizzano, cioè che la produttività dipende anche dalla domanda, e che un cambio artificialmente sopravvalutato ha innescato un processo circolare e cumulativo di depressione della produttività?
Ma come è possibile che siate tutti "de sinistra" con tecnologia neoclassica!? Lo sono anch'io, certo, ma se voglio pubblicare su una rivista neoclassica! Se voglio spiegare il mondo, ragiono.
Voi no.
Perché negare i fatti stilizzati? Il declino inizia nel 1996. Punto. Lo si vede benissimo sia in termini di produttività (qui) che in termini di crollo relativo dei redditi (qui). Punto.
Oggi ho sentito dire che la crisi ha origine negli anni '60. Ovviamente, per non scoppiare in una risata, ho lanciato un'asta al ribasso su Twitter: chi offre di meno? Il Trattato di Versailles? Il Trattato di Vienna? L'editto di Nantes? La Magna charta? La svalutazione del sesterzio?
Dilettanti! Lo sanno tutti qual è l'origine della crisi: è stata Eva che ha ascoltato il serpente, l'euro non c'entra, è che le donne sono tutte zoccole...
Questo è il livello degli argomenti della sinistra: un livello da bar, mentre la gente muore, cazzo, muore, ma non muore ignara: ormai capisce, ormai capisce, ormai capisce.
Tu sei una brava persona (lo dico a istinto, ti conosco poco) e credo lo sia anche Claudio. Tu non hai, e credo lui non abbia mai avuto, ambizioni politiche. Tu hai due figli come me. Ma lo capisci a che cazzo di mondo li stiamo consegnando i nostri figli se non riusciamo a riportare il dibattito sui temi veri?
Se Salvini dice una cosa giusta, la colpa è vostra, non mia. Se la Le Pen sbancherà in Francia, la colpa è vostra, non mia. Se la svolta inevitabile verrà subita anziché gestita dalla sinistra, per essere gestita in modo autoritario dalla destra, la colpa è vostra, non mia. La colpa è del negazionismo delle analiste alla Carlini che continuano a ripetere come un disco rotto una litania condannata dai massimi economisti mondiali.
Perché mi fai questo? Perché Claudio mi fa questo? Perché state facendo questo? Chi pensate che possa salvarvi? Il regime che state difendendo è stato congegnato da persone che, vivendo sotto scorta, hanno esplicitamente teorizzato l'impiego della crisi come strumento di indirizzo politico delle masse. Lo hanno fatto, cazzo, lo sai o no? Lo sai cosa diceva Delors? Perché La Malfa lo ricorda e rabbrividisce, e questa sera invece ho sentito citare Ciampi come un padre della patria, uno che "ha fatto abbassare i tassi perché, poverino, non voleva tagliare la spesa sociale"! Perché? Perché? Perché? Perché Savona si indigna delle parole di Barroso e parla dei problemi della democrazia, e voi cianciate solo degli sprechi della politica come un Alessandro De Nicola qualsiasi, come il tassista che mi ha riaccompagnato a casa, chiedendomi se stavo bene? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché?
Tu non hai ambizioni politiche, e, come me, non avrai mai una scorta. E allora quando la violenza che continuate ad aizzare, senza rendervene conto, nella vostra cecità, negando la natura del problema, esploderà, chi ci andrà di mezzo saremo io e te, e i nostri figli, non i figli dei vari padri nobili, capisci?
È chiaro?
Io sono terrorizzato, e questa sera mi hai portato ad ascoltare l'orchestrina sul ponte del Titanic. Perfino Fassina vi ha sorpassato a sinistra. E ho detto tutto.
Non so nemmeno se e come salutarti. Scusami ancora. Dopo stasera, mi sento, definitivamente, come una conchiglia levigata dalla risacca. Trovarmi accanto Claudio, senza essermene nemmeno accorto, una persona alla quale volevo bene, ma veramente, che consideravo un padre, e che ora vedo negare l'evidenza in modo ossessivo, compulsivo, macchiettistico, paranoide, mi ha distrutto. Di me rimane solo (poco) guscio. Tutto quello che c'era dentro è stato disperso e disgregato nel gran mare dell'essere.
Voi mi avete assassinato, e io vi ho mandato a fare in culo.
Non siamo ancora pari, ma a questo punto i conti li lascio fare a chi se ne intende.
(Stefano, si scherza, eh! Tranquillo, ai tuoi seminari non sclererò. Ma questa sera mi sono sentito tradito, ed è un periodo nel quale fra le mie lievi intolleranze quella al tradimento ha preso una connotazione pericolosa. Me ne sono andato imprecando, e l'ho fatto apposta. Volevo che restassero a crogiolarsi nella loro ottusa illusione che chi critica l'euro è fascista. Questo volevo. Voglio che restino così. Voglio che non capiscano. Non capiranno. Li andranno a prendere e non capiranno. Non capiranno mai quello che ci hanno fatto, quello che hanno fatto al paese, quello che si sono fatti. E daranno la colpa a quel fascismo del quale le loro politiche, come ho detto tre anni or sono in quel dibattito fasullo, sono stato il più nutriente e scellerato alimento. Dio non abbia pietà della loro anima - mi permetto di dare un consiglio solo perché so che è superfluo...)
Dopo
Sentivo la pressione del suo sguardo. Sentivo che, più che chiedermi, voleva dimostrarmi qualcosa. Il ristorante era quasi vuoto, tre tavoli soli occupati. Fisso in piedi in mezzo alla stanza. Quando si è mosso, avvicinandosi al nostro tavolo, mi sono tolto gli occhiali e mi sono alzato deciso, andandogli incontro. Lui si è irrigidito, ma io lo ho preso delicatamente per un braccio, e gli ho detto "Vieni, vieni, non avere paura", e l'ho accompagnato verso la porta. E l'ho guardato negli occhi. E gli ho sorriso. Dopo aver guardato negli occhi l'analista Carlini, ipocrita, sepolcro imbiancato, farisea, col suo sorriso di circostanza, supponente, orribile (Pagina 99! Ma qualcuno sa cosa cazzo sia Pagina 99?), dopo aver avuto di fronte a me il nulla, la banalità del male ("le facili soluzioni antieuro"), avevo di fronte a me un uomo, un uomo che, come noi ma in misura diversa da noi, subiva le circostanze. Non saprò mai da dove fosse arrivato e forse non lo sapeva nemmeno lui, ma una madre doveva averla avuta, il che non si poteva certo dire dell'eletta compagnia di ultracorpi dalla quale provenivo. A qualcuno dovevo pur sorridere. In tanta ingiustizia, dopo aver assistito all'apologia, anzi, all'apoteosi della più colossale e assurda delle ingiustizie, dovevo pure fare un minimo gesto riparatore. Io sono un economista ortodosso, che poi sarebbe uno che pensa che la corda se la tiri troppo si spezza, e che il pendolo ha una sua inspiegabile tendenza ad oscillare. Noi ortodossi siamo strani. E così gli ho chiesto come si chiamasse e gli ho dato un po' di soldi, che, a occhio e croce, dovevano essere più di quelli che si sarebbe aspettato di guadagnare in un paio di serate. E meglio così: almeno, ho pensato, qualcuno oggi ha raggiunto il suo obiettivo. Almeno qualcuno potrà smettere di pensare. Anche perché le cose vanno relativizzate, sapete. Oggi io ho scaricato il mio dolore su di voi, e va bene. Tante volte voi lo avete fatto su di me, e va meglio. Ma qui, per esempio, gli antenati intellettuali dello Sbilifesto hanno erogato molto più dolore. E quanto più coraggio c'è voluto per non confessare ai nazisti, che per mandare a fare in culo questi quattro scappati di casa che la SStoria inghiottirà nella sua pattumiera. Quindi prendiamola con calma. Loro sono il nulla, sono la morte, sono morti dentro, dicono tutto e il contrario di tutto e nemmeno se ne accorgono, sono gli allucinati ventriloqui di se stessi, sconnessi dal proprio abolito raziocinio, sono finiti. Non varrà nemmeno la pena di andarli a prendere.
"Le rose no, grazie, non mi servono, preferisco così, mi fa piacere aiutarti. Ciao."
Prima
"La tua partecipazione sia solo l'attiva volontà di non resistere, di rilassarti. Il tuo corpo resisterà, è normale, è una forma di difesa, tu respira con me". Era iniziata meglio la giornata. Con un'ora di massaggio tailandese. Deve essere veramente una sporca ed estenuante guerra quella che costringe un eurocentrico, ma che dico, un florenziacentrico fazioso e militante come me a rivolgersi ad un discepolo del medico di Buddha! Me l'avessero detto un anno fa, che avrei parlato con Salvini e fatto un massaggio tailandese (dai celti ai fottuti Charlie) ci avrei riso sopra. E, fra l'altro, non ha proprio funzionato, ma il test era ambizioso. Per affrontare lo Sbilifesto non basterebbe una tanica di Lexotan, questa è la verità. Comunque, ora ho avuto anche quella. I commenti sono più o meno chiusi per lutto, voi fateli, poi vediamo.
E comunque...
(...sapevo che Rockapasso sarebbe schiantata dalle risate...)
Finita l'ora, il massaggiatore mi fa "Tu hai una buona capacità di rilassarti".
Vero.
Del resto, avevo studiato (i 10 sen principali, poi gli altri 72000, praticamente una piastra madre ce fa 'na pippa... D'altra parte, tecnici si nasce: ve lo dice uno che è diventato cembalista perché suonava il flauto, e econometrico perché studiava storia delle dottrine economiche a villa Mirafiori...). D'altra parte, se a teatro è più saggio chi è ingannato di chi non lo è (e questa è mediterranea, come sapete), al massaggio è più saggio chi è rilassato, no?
E sono anche paziente e umile. Modesto? Be', quello onestamente no. Ma mi sto attrezzando. Posso cominciare quando voglio. Dopo essere uscito rigenerato da un bagno di squallida ipocrisia come quello di questo pomeriggio, credo di poter riuscire a sembrare anche modesto! Ma a voi preferisco sembrare come sono, e voi, per favore, se potete, ricambiate. Noi non dobbiamo vergognarci di nulla, la nostra nudità abbaglia col fulgore della sua innocenza, tanto quanto turpe è la paludata ipocrisia dei nuovi farisei, quelli per i quali il popolo è populista. E cosa cazzo dovrebbe essere, il popolo? Realista? Eh, sì, lo è più di voi, brutti coglioni...
Ah, sì, scusate, dimenticavo: sono rilassato...
Rilassato...
Rilassato...
Che se no poi mi si attorcigliano i sen, poi è un casino, non bastano cento colpi di spazzola per 72000 sen...
Un'altra pasticca, e a letto!
(...e comunque io in effetti, conditional on - o "controllando per", come dicono i miei colleghi - la massa di controcazzi che mi è franata addosso, sono relativamente rilassato...)
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