venerdì 6 settembre 2013

AfD: la parola all'espertone

(scusate, ho cambiato titolo perché il precedente era politicamente scorretto. Faceva riferimento alla figura materna, e mi hanno spiegato che invece bisogna dire genitore 1, o forse genitore 2. Io, come sapete, sono abbastanza amico dell'aritmetica, ma anche abbastanza nemico del metterla dove non c'entra una sega, e quindi ho preferito cambiare, tanto il senso è quello: la rima è sempre in espertone... Che anno difficile...)



Sulla prestigiosa testata Giornalettismo Andrea Mollica, noto commentatore di fatti economici, scrive un articolo di circa 11000 battute per contestare il contenuto dell'articolo di 5200 battute che il Fatto Quotidiano mi aveva chiesto di scrivere circa il ruolo di Alternativa per la Germania.

Il Mollica, nel suo articolo, mi imputa di essere un lettore superficiale e disattento, e anche di essere un mediocre analista, talmente mediocre da non essere nemmeno in grado di fare un errore: avrei fatto, secondo il Mollica, solo un "mezzo errore"! Mannaggia, nemmeno un errore intero son riuscito a fare, che sfiga!

Una critica costruttiva (?), alla quale è giusto rispondere, regalando a lui e alla testata che lo ospita il meritato quarto di minuto di celebrità.

I punti sui quali verte la critica del Mollica son essenzialmente due.


La prima critica del Mollica

Il primo è che, sostenendo che AfD desidera l'espulsione dei paesi del Sud, io avrei male interpretato la posizione di AfD, ovvero, più precisamente, avrei attribuito ad AfD la posizione personale di Lucke, dal momento che AfD non avrebbe al momento una posizione ufficiale in merito.

Questa affermazione del Mollica è ridicola per due motivi, uno di ordine generale e uno di ordine particolare.

Quello generale è abbastanza ovvio: quando un partito fortemente identificato con un leader carismatico a tre mesi dalle elezioni ancora non ha una posizione condivisa, va da sé che per gli elettori (che poi sarebbero quelli che contano) la posizione del partito si identifica con quella del leader carismatico! Lo abbiamo visto anche in Italia, dove come al solito la tragedia si è trasformata in farsa, a mano a mano che si capiva che il leader carismatico di turno (Grillo) a sua volta non aveva una posizione.

Il motivo di ordine particolare è più semplice. Se io ho letto male l'articolo, il Mollica temo non lo abbia letto per nulla. Son cose che capitano nell'ansia da prestazione (sindrome tipicamente giovanile).

Guardate la precisa domanda della Nzz e la precisa risposta di Lucke, riportate dalla traduzione italiana:



Herr Lucke, "Alternative für Deutschland" propone la fine dell'unione monetaria. Questo significa che è la Germania a dover uscire quanto prima dall'Euro, oppure dovrebbero essere i paesi in crisi del sud Europa a farlo?


La nostra proposta prevede che siano i paesi del sud Europa ad uscire dall'Euro e che l'Euro venga mantenuto solo nei paesi del centro. Tale separazione dovrebbe avvenire gradualmente nel corso dei prossimi anni.

Ora, visto che l'intervistatore menziona Alternative, è chiaro che il "noi" di Lucke non è né un plurale majestatis, né un plurale di modestia (talvolta si usa il noi per evitare l'io, il più lurido dei pronomi). Semplicemente, Lucke sta dicendo quello che riporto nel mio articolo e che tutti sanno. Tanto più che subito sotto:


Quindi secondo lei la Germania non dovrebbe decidere in maniera unilaterale di tornare al D-Mark?


No, esattamente il contrario. Noi diciamo chiaramente che non vogliamo un'immediata uscita unilaterale della Germania dalla zona Euro, e soprattutto in assenza di un fondamento giuridico.




Notate che qui l'intervistatore chiede un parere personale, ma la risposta è ancora un noi, ed esprime due concetti: che AfD non vuole un'uscita unilaterale della Germania, e che (in modo a mio avviso molto sensato) vorrebbe comunque che prima venisse definito un quadro giuridico. Questa richiesta, razionale, temo sia politicamente improponibile a livello europeo, ma la condivido: l'idea che uno smantellamento concordato sarebbe meno dannoso di un evento traumatico è ovvia e in quanto tale recepita anche dal Manifesto di Solidarietà Europea. Ma il punto è che AfD non insiste sull'uscita della Germania, ma dei paesi in crisi.

Dove nasce quindi l'equivoco del Mollica (equivoco scusabile con la giovane età e con il desiderio di rettificare "l'economista anti-euro")? Dall'interpretazione superficiale di un'altra risposta, questa:




Anche la posizione ufficiale del partito è quella di non volere un'uscita immediata dall'Euro?

Come partito non abbiamo ancora una posizione ufficiale sul modo concreto in cui gli stati dovranno uscire dall'Euro.


Non so se notate la sfumatura. Qui la domanda non è sul "chi", ma sul "come". Faccio un disegnino per il Mollica: chi? I paesi del Sud. Come? Non si sa, perché non lo sa nessuno, e giustamente (non è affatto uno stupido) Lucke dice che non è certo compito del suo partito decidere le modalità. Quello che una forza politica (ma anche un movimento di opinione, come il nostro) può fare è attivare un dibattito.

Chiara la differenza, Mollica? Guardi, io la scuso, lei è giovane, chissà che scuole, anzi, sQuole, ha fatto, allora le spiego: "chi" è un pronome (e sta per "Piigs"), "come" un avverbio (e sta per "non ne ho la più pallida idea"). Parta da qui, e vedrà che possiamo venirci incontro.

La seconda critica del Mollica

Più sotto, il Mollica contesta la mia idea che il programma di AfD sarebbe espressione di una visione asimmetrica e opportunistica della ripartizione del costo dell'aggiustamento, e questo sulla base del fatto che (vale la pena di citarlo):

Il programma di Alternativa per la Germania però sostiene la necessità di tagliare il debito agli stati che non riescono più a ripagarlo. «Noi sosteniamo che gli Stati schiacciati dal debito in modo ormai senza speranza beneficino di un taglio del debito. »

Troppa grazia S. Antonio! Ai paesi in crisi AfD avrebbe la magnanimità di concedere il default. Appare evidente che ci sono alcuni dettagli che sfuggono al nostro giornalettista. Ve ne dico solo tre, anche se voi li conoscete già, non essendo lettori di giornaletti.

Il primo è che mentre la ridenominazione degli asset nazionali non sarebbe necessariamente considerata un credit event, un default verosimilmente sì, con le rogne che ne conseguono (meno tragiche di quanto si raglia in giro, ma pur sempre tali da richiedere un po' di attenzione).

Il secondo è che mentre un taglio (del debito, dei salari, di qualsiasi cosa) è forzatamente asimmetrico, una ridenominazione con riallineamento è simmetrica. Se io ti "taglio" il debito, è vero che come creditore ricevo meno soldi. Questo sembrerebbe generare una certa simmetria, che però non c'è, perché nel "concedere" l'haircut al contempo sancisco che la colpa è tua, e infatti per "accordarti" il taglio generalmente ti impongo "condizionalità" (cioè, in sintesi, come nota Krugman, in pessima compagnia, distruzione dello Stato sociale), eventualmente fottendomene del fatto che questa condizionalità distruggerà la tua economia e ti impedirà di risarcirmi. Perché non so se lo avete capito (il Mollica temo di no): qui siamo arrivati al punto in cui non interessa nemmeno riprendersi i soldi: interessa prendersi gli Stati. Se invece riallineo la moneta, tanto svaluto io e tanto rivaluti tu. Quindi se esce il paese "forte", tanto più il nuovo marco si rafforza, tanti meno nuovi marchi riceve, a fronte di debiti Piigs che restassero definiti in euro. Questo è l'aspetto "solidale" della proposta del Manifesto. Ma non è quello che ha in mente Lucke.

Infatti (e questo è il terzo dettaglio) Lucke sta ben attento a specificare (nell'intervista a Nzz) che lui comunque vorrebbe mantenere nel Sud l'euro in parallelo accanto alle nuove valute nazionali del Sud (del Sud, capito Mollica? Dove sta la Germania? A Nord! Bravo...), proprio perché così in questi paesi:

i debiti Target dei paesi del sud sarebbero preservati, in quanto il paese resterebbe all'interno dell'Eurosistema.

Chiaro? Ora, cosa sono i debiti Target voi lo sapete, il Mollica forse no, ma il punto è che questi debiti sono il nocciolo del problema (per chi volesse spiegazioni c'è quest'ottimo e sintetico contributo) e che Lucke dice chiaramente che la piattaforma che il suo partito sta elaborando prevede che i debiti Target rimangano in oro-euro, in euro del Nord, insomma, non in euro del Sud svalutati a fronte di una corrispettiva rivalutazione del nuovo marco. Lucke vuole il bimetallismo, inevitabile complemento del non compianto gold standard.

E questa, per il Mollica, sarebbe solidarietà, e sulla base di questa sua comprensione del fenomeno il giovane si sente in dovere di farci la lezioncina.

Qui c'è anche un problema di stile, di senso dell'opportunità, delle proporzioni, dell'estetica, chiamatelo come volete (forse semplicemente buona educazione? Stile?). Mollica, scusa se te lo dico sai, ma un "a noi pare...", un "forse bisognerebbe considerare che...". Cazzo, ti hanno dato 11000 caratteri, a me meno della metà: avevi spazio per concederti qualche sfumatura! Ma invece no, tu ci vai giù bello spavaldo. Eppure ci sono più dettagli fra te e quella notizia che anni fra la mia e la tua data di nascita: qua sopra ne trovi solo alcuni.

E a noi piace ricordarti così.

Concludendo


Di questo modo di fare giornalismo, anzi, come correttamente in questo caso si segnala, giornalettismo, ne abbiamo piene le tasche. Se volete continuare a disinformare fatelo, ma lasciateci in pace. Il mondo è abbastanza grande per me e per te, Mollica. Ignorarmi, me ne rendo conto, è sempre più difficile, ma sempre meno pericoloso che darmi lezioncine fondate, ahimè, sul nulla. Per le critiche costruttive qui c'è sempre stato spazio. Sono cresciuto grazie ai miei lettori. Pensa che con quello che mi ha permesso di capire quanto poco valgano i tuoi commenti ho iniziato litigando. Poi ho capito che aveva ragione lui. Può anche darsi che un giorno capisca che hai ragione tu (il mondo può cambiare), ma la vedo onestamente un po' difficile...

(ragazzo, lasciaci lavorare...)

(e, a proposito, vado a riaccordare, che lo Young col basso di violino non funziona: ci ri-Vallottizziamo...)

giovedì 5 settembre 2013

Confidenze fra uomini (di sinistra)...

(devo dirvi la verità: provavo un sottile piacere nel rivolgermi a dei miserabili servi - del pregiudizio, dell'ideologia, delle rispettive parrocchie - in una lingua tanto aristocratica. Ma visto che qualcuno di voi ha voluto fare un lavoro socialmente utile, ben venga...)




Caro A.,

nell'attesa di buone notizie, ci tengo a precisare il senso del mio messaggio precedente. Riguardo alla “guerra”, era prevedibile che avendo io denunciato il tradimento intellettuale della sinistra italiana, essa avrebbe risposto contrattaccato. Ci sono voluti due anni (ah, quanto è lenta, sclerotizzata, polverosa, autoreferenziale la sinistra!...), ma gli attacchi cominciano e sono pesanti a volte: debbo dunque rispondere a mia volta, e comincio a essere un po' stanco. Gli argomenti sono gli stessi visti in Francia, quando la sinistra francese ha dovuto inseguire Marine Le Pen: ci sarebbe un'uscita dall'euro “da sinistra” (io avevo notato piuttosto un'entrata da sinistra) e un'uscita “da destra”, e, evidentissimamente, io sarei quello che vuole uscire da destra. L'uscita da sinistra consisterebbe, da quel che ho capito, in due cose: controllo dei movimenti di capitale, e indicizzazione dei salari per proteggere gli operai dall'inflazione. Dunque mi sembra di comprendere che io, secondo i collaborazionisti di sinistra, sosterrei la libera circolazione dei capitali, e sarei contrario all'indicizzazione dei salari!

Ti rendi conto?

Questi miserabili sono davvero ridicoli. Ho scritto un libro di 400 pagine per mostrare che la libera circolazione dei capitali è una parte importante del problema, in realtà la radice del problema, per poi spiegare come l'euro sia il principale strumento di questa libera circolazione, per affermare che bisogna rimettere delle regole, per dire di quali regole abbiamo bisogno, per fare una ricognizione del dibattito internazionale su queste regole. Non solo. Ho chiaramente spiegato nel mio blog e nel mio libro che l'indicizzazione non è stata la principale responsabile dell'inflazione degli anni '80, e che certo bisognerebbe a ogni modo pensare a reintrodurre (anche con l'euro) forme di protezione del potere d'acquisto dei lavoratori (se esistono in Belgio perché da noi no?) È tutto per iscritto, perciò quelli che mi attaccano accusandomi di “destrosità” mentono, mentono per assicurarsi la sopravvivenza politica, per dimostrare agli altri e soprattutto a sé stessi di essere “più a sinistra” dell'ultimo arrivato, questo Bagnai che nessuno conosceva, che senza usare il linguaggio liturgico del marxismo in due anni ha saputo spiegare la crisi a decine, centinaia di migliaia di italiani. È più che concorrenza: è blasfemia. Quindi mentono. E, lo ripeto, è soprattutto a sé stessi che mentono, questi poracci i cui nomi ti sono sconosciuti (Ferrero, Gianni, una sorta di spaghetti-Mélenchons), perché se capissero davvero cosa hanno fatto a chi si fidava di loro, perderebbero ogni rispetto di sé.

So che sei in grado di apprezzare due piacevoli dettagli di questi attacchi.

Il primo è che questi difensori del proletario credono davvero che la moneta “forte” possa proteggere il potere d'acquisto dei lavoratori! Questa è bella! Chiunque vede che l'euro altro non è che il “Reagan europeo” (definizione dello stesso Mundell), che il suo scopo era di favorire le “riforme strutturali” (tradotto: compressione dei salari) sotto i colpi di crisi previste, favorite dall'abolizione delle regole, per condurre i popoli europei all'obiettivo che l'oligarchia e i suoi cani da guardia si erano dati. Non è per caso che il Pil italiano è regredito ai livelli di 18 anni fa. Ecco come la moneta forte protegge il proletario, idioti, imbecilli, traditori! Ma ci credono. Sono costretti a crederci, perché c'è una cosa che la sinistra aveva e non ha più: l'autocritica.

E a ragioneE il motivo c'è!

Si può fare autocritica quando non si ha il potere. Ma quando lo si ottiene, l'autocritica è pericolosa: chi osa avventurarsi su questo terreno rischia di perdere la fettina di potere guadagnata a prezzo di tanti compromessi, di tanta prostituzione intellettuale (o d'altro tipo). Quindi, l'autocritica oggi non è più di sinistra, quindi non possono ammettere che la loro idea che una moneta forte protegga i bassi redditi è una stronzata siderale, quindi si trovano a difendere l'euro nel momento in cui le vere élite, quelle che si sono servite di questi poveracci per alleviare il disagio sociale (dando una tinta di “rosso”, cioè “rosa” ai governi tecnocratici che hanno fatto il macello), nel momento stesso in cui le stesse élite, dicevo, si preparano all'uscita.
Perché le élite hanno ben spremuto il limone, si son tenute il succo, e si preparano a lasciare la scorza (politica) a questi idioti...

D'altronde, abbiamo in Italia un eloquentissimo precedente storico: l'unione monetaria latina, nella quale entrammo del 1866 per favorire le importazioni di capitali francesi, avendo bisogno di denaro (dopo tre guerre d'indipendenza, e con un paese intero da “modernizzare”, con quale successo ti chiederai...). È sempre per favorire la circolazione dei capitali che si entra in un accordo di cambio scambio, perché il rischio di cambio sulle transazioni commerciali (a 60 giorni) è facile da gestire, mentre sul lungo periodo esso è ben più difficile da prevedere. Dovevamo costruire ferrovie, portare l'energia elettrica a intere città, ecc. Ecco perché ci servivano i vostri soldi (eravate ricchi) ed ecco perché dovevamo darvi in contropartita la certezza del tasso di cambio. Ma le conseguenza furono quelle che si sarebbero potute prevedere facilmente, sempre le stesse: perdita di competitività, politiche di austerità (con una tassa sul macinato che è rimasta nella memoria degli italiani), disagio sociale.  Piccolo dettaglio: nel meraviglioso mondo del gold standard, che l'euro vuole riprodurre, era politicamente ammissibile mitragliare gli operai che avevano la sconvenienza di lamentarsi. Fu ciò che fece il generale Bava Beccaris a Milano nel 1898, durante la “protesta dello stomaco” (come fu chiamata). Risultato: 80 morti, e per lui una medaglia e un posto da senatore. Provando così che la mitraglia era un'opzione politica praticabile. EppureCaso vuole che due anni dopo il capo dello stato, il re Umberto I di Savoia, soprannominato per evidenti motivi “re mitraglia”, ebbe a ricevere tre pistolettate, una delle quali al cuore. Anche quella era un'opzione politica praticabile.

Questa pseudosinistra che difende ancora l'euro, a volte in modo coperto, evocando monete comuni o parallele di cui non si capisce mai bene il senso, e terrorizzando la gente con lo spettro dell'inflazione, è adepta di Bava Beccaris, che lo sappia o meno. Non importa: che siano idioti o in malafede, i loro elettori li hanno giudicati e la loro vita politica giunge al termine. Ma la bestia ferita è sempre la più pericolosa. Certo, se la bestia è, come in questo caso, un insetto, si dovrebbe piuttosto dire fastidiosa...

Il secondo dettaglio è più sottile. La sinistra italiana, avendo perso, si mette nell'attitudine politica del perdente, ovvero: la minaccia. Lo sappiamo, è Leonardo Da Vinci (nientemeno) che ce lo disse nel XV secolo: la minacce sono l'arme dell'amminacciato. Dunque, queste povere marionette non cessano di puntare il dito contro la Germania (“Angela, se non fai come diciamo noi, vedrai...”), o contro i “capitalisti”. In particolare, l'indicizzazione dei salari (che, ripeto, sarebbe necessaria soprattutto dentro l'euro!) è visibilmente impiegata in una logica di minaccia: “capitalista cattivo, attento, perché se usciamo dall'euro che ci protegge, noi, i proletari, noi, gli economisti dei quartieri poveri, ti costringeremo a indicizzare i salari”. Ora, quello che distrugge politicamente questi rincorbelliti è il fatto che io mostro non solo che queste minacce sono una chiara ammissione di debolezza (esse infatti non hanno alcun valore politico, se non quello di dimostrare agli elettori che “abbiamo fatto qualcosa”), ma in più sono totalmente irrazionali, perché in principio in linea di principio (a) sarebbe nell'interesse stesso della Germania uscire da questa impasse, e (b) sarebbe nell'interesse stesso dei "cattivi" capitalisti indicizzare i salari (e di ciò vi sono esempi storici).

Che la Germania sia in crescente difficoltà è evidente a tutti oggi. Quando lo scrivevo due anni fa nessuno lo capì. Ora è chiaro: tanto meglio. La domanda ora è la seguente: si pensa davvero che la miglior cosa da fare per tentare l'impossibile, cioè per cercare una risposta cooperativa alla crisi europea, sia minacciare i tedeschi? Rinfacciargli i loro crimini e debiti di guerra, come faceva un “intellettuale” di sinistra qualche giorno fa su Repubblica? Chi può essere così stolto? Risposta: un intellettuale della sinistra italiana (specie se è un “sociologo”). Questa gente, questi poveretti che si considerano dei “raffinati politici”, davvero non hanno alcuna capacità politica.

E per quel che riguarda i salari, è un fatto conosciuto e accertato (per esempio in Italia, dopo la prima guerra mondiale) che in una situazione in cui si aumentano le aspettative di inflazione (anche a causa delle bugie dei “idioti di sinistra” che le sovrastimano per le ragioni tattiche sopra esposte), in una tale situazione l'indicizzazione dei salari è vista con favore dagli imprenditori, perché smorza le aspettative di inflazione. È molto semplice: poiché dato che dei criminali continuano a berciare ragliare che avremo inflazione al 20%, credi che sarebbe più facile per un imprenditore gestire un rinnovo contrattuale assicurando un'indicizzazione anche al 100% dell'inflazione effettiva, sapendo che sarà verosimilmente più contenuta, o cominciare una lotta senza quartiere con i sindacati? Non è teoria, è storia: dopo la seconda guerra mondiale fu il capo di Confindustria (la nostra Medef) a sostenere propugnare l'indicizzazione.

Ecco cosa detestano, gli idioti di sinistra. Detestano il fatto che ciò che presentano per ragioni di marketing come una minaccia, e come una cosa di sinistra, io lo presenti come una cosa razionale, accettabile da tutte le parti sociali.

È un paradosso.

Accettando l'euro, hanno rinnegato l'esistenza della lotta di classe, hanno affidato alle banche centrali “indipendenti” il lavoro dei sindacati, ovvero la protezione del potere d'acquisto dei lavoratori. Abbiamo visto i risultati. Ma nel momento in cui c'è un paese da ricostruire, in cui avremmo bisogno di riunire tutte le forze del paese, loro, che hanno solo bisogno di “apparire” di sinistra, dopo aver sostenuto per 30 anni un progetto politico fascista, si oppongono a ogni soluzione che non si presenti come una dichiarazione di guerra! Sveglia, miserabili idioti! C'è già stata una guerra, e l'avete fatta perdere ai poveri elettori che si sono fidati di voi. Nel momento stesso in cui sproloquiate di uscire da sinistra confessate che nel mondo da voi costruito non c'è alcuno spazio democratico, non c'è destra né sinistra, non c'è che il PUDE (Partito Unico Dell'Euro). Uscire è prioritario per motivi di democrazia ancor prima che di economia. Ma questo non potete ammetterlo, sarebbe ammettere il tradimento.

Al contrario, i “liberisti” mi temono e si tengono a distanza per il momento, nell'attesa di fottermi al prossimo concorso (se ce ne sarannose ci riusciranno). In Italia diciamo: dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io. Abbastanza chiaro...

Che tristezza, che fatica... Ma sono sostenuto dalle decine di lettere che ricevo, di persone che mi ringraziano, e che rappresentano tutte le classi sociali: imprenditori, magistrati, contadini, commercianti, operai. Non mi sono mai sentito così vicino a questa cosa che credevo detestare così profondamente: l'umanità!

E per quel che riguarda il nostro lavoro di ricerca... continuiamo in privato! Rassicurati: sto lavorando...

Confidences entre hommes (de gauche)...

(dovevo rispondere a un amico. Ne approfitto per rispondere anche a dei nemici. Si chiamano economie di produzione congiunta. Parce sepultis...).



Cher A.,

en attendant des bonnes nouvelles, je tiens à préciser le sens de mon message précédent.

Pour ce qui concerne la « guerre », il était prévisible qu’ayant dénoncé la trahison intellectuelle de la gauche italienne, celle-ci aurait riposté. Il lui a fallu deux ans (ah, ce que la gauche est lente, sclérosée, poussiéreuse, autoréférentielle !...), les attaques commencent et certains d’entre eux sont de taille : il me faut donc riposter à mon tour, et je commence à être un peu fatigué. Les arguments sont les mêmes qu’on a vu en France, lorsque la gauche française a dû rattraper Marine Le Pen : il y aurait une sortie de l’euro « à gauche » (en effet, moi j’avais plutôt vu l’entrée par la gauche) et une sortie « à droite », et, bien évidemment, moi je serai celui qui veut sortir à droite. La sortie à gauche consisterait, à ce que je peux comprendre, en deux choses : contrôles aux mouvements de capitaux, et indexation des salaires, pour protéger les ouvriers de l’inflation. Donc il me semble de comprendre que moi, d’après les collabos de gauche, je prônerais la libre circulation des capitaux, et je serai contraire à l’indexation des salaires !

Tu te rends compte ?

Ces misérables sont en effet bien ridicules. J’ai écrit un livre de 400 pages pour montrer que la libre circulation des capitaux est une partie importante du problème, est en effet la racine du problème, pour expliquer que l’euro était le principal instrument de cette libre circulation, pour affirmer qu’il faut remettre des règles, pour dire de quelles règles on a besoin, et pour faire un état des lieux du débat international sur ces règles. Non seulement. J’ai clairement expliqué dans mon blog et dans mon livre que l’indexation des salaires n’était pas la première responsable de l’inflation des années ’80, et que bien-sûr il faudrait de toute façon penser à réintroduire (même en gardant l’euro) des formes de protection du pouvoir d’achat des travailleurs (si elles existent en Belgique, pourquoi pas chez nous) ? Tout cela est écrit, donc ceux qui m’attaquent pour mon « droitisme » mentent, ils mentent pour s’assurer une survie politique, pour démontrer aux autres et surtout à eux-mêmes qu’ils sont « plus à gauche » du petit dernier, de ce Bagnai que personne ne connaissait, et que sans employer le langage liturgique du marxisme, en deux ans a su expliquer la crise à des dizaines, voire à des centaines de milliers d’Italiens. C’est plus que de la concurrence : c’est du blasphème. Donc ils mentent. Et, je le répète, c’est surtout à eux-mêmes qu’ils mentent, ces minables dont les noms te sont inconnus (Ferrero, Gianni, quelque chose comme des spaghetti-Mélenchons), car s’ils comprenaient vraiment ceux qu’ils ont fait aux gens qui ont eu confiance en eux, ils perdraient tout respect pour eux-mêmes.

Je sais que tu es à même de saisir deux détails plaisants de ces attaques.

Le premier est que ces « défenseur du prolétaire » croient vraiment que la monnaie « forte » puisse protéger le pouvoir d’achat des travailleurs ! C’est étonnant ! Tout le monde voit très bien que l’euro est en effet le « Reagan européen » (c’est la définition de Mundell lui-même), que son but était de favoriser les « réformes structurelles » (traduit : la compression des salaires) sous les coups de massue des crises prévues, et favorisées par l’abolition des règles, à fin de conduire les populations européennes vers les buts que l’oligarchie et ses chiens de garde s’étaient donnés. Ce n’est pas par hasard que le Pib par tête en Italie a régressé de 18 ans ! Voilà comment la monnaie forte protège le prolétaire, connards, imbéciles, traitres ! Mais ils y croient. Ils sont forcés à y croire, car il y a une chose qui une fois était de gauche, et aujourd’hui est inconnue à la gauche : l’autocritique.

Et pour cause !

On peut faire de l’autocritique lorsqu’on n’a pas le pouvoir. Mais lorsqu’on a atteint le pouvoir, l’autocritique est dangereuse : qui ose se risquer sur ce terrain a une forte chance de perdre la petite tranche de pouvoir gagné au prix de tant de compromis, de tant de prostitution intellectuelle (ou autre). Donc, l’autocritique aujourd’hui n’est plus de gauche, donc il ne peuvent pas admettre que leur idée que la monnaie forte protège les revenus faibles est une connerie sidérale, donc ils se trouvent à défendre l’euro au moment même où les vraies élites, celles qui se sont servies de ces minables pour apaiser le malaise sociale (en les utilisant pour donnes une petite teinte de « rouge », voire de « rose » aux gouvernements technocratiques qui ont fait la boucherie), au moment même où ces élites, disais-je, se préparent à la sortie. Car elles ont bien pressé le citron, les élites, elles ont retenu le jus, et se préparent à en laisser l’écorce (politique) à ces idiots...

D’ailleurs, nous avons en Italie un précèdent historique très éloquent : l’Union monétaire latine, dans laquelle nous sommes entrés en 1866 pour favoriser les importations de capitaux de la France, car nous avions besoin d’argent (après trois guerres d’indépendance, et avec un pays entier à « moderniser », avec plus ou moins de succès, tu diras...). C’est toujours pour favoriser la circulation des capitaux qu’on entre dans un accord d’échange, car le risque d’échange sur les transactions commerciales (à 60 jours) est facile à gérer, alors que le risque d’échange sur les emprunts à moyen-long terme est bien plus difficile à prévoir. Et nous avions à construire des chemins de fer, à électrifier des villes entières, etc. Voilà pourquoi il nous fallait votre argent (vous étiez riches) et voilà pourquoi ils nous fallut vous donner en contrepartie la certitude du taux d’échange. Mais les conséquences furent celles qu’on aurait pu prévoir très aisément, car elles sont toujours les mêmes : perte de compétitivité, politiques d’austérité (avec un impôt sur la farine qui est resté dans la mémoire des italiens), malaise sociale. Petit détail : dans le merveilleux monde du gold standard, que l’euro vise à reproduire, il était politiquement admissible de mitrailler les ouvriers qui auraient eu la malséance de se plaindre. C’est ce qui fit le général Bava-Beccaris à Milan en 1898, lors de la « révolte de l’estomac » (comme on l’appela). Résultat : 80 morts, et pour lui une médaille et un poste de sénateur. Ce qui prouve que la mitraille était une option politique praticable. Toujours est-il que deux ans plus tard le chef de l’état, le roi Humbert I de Savoie, qu’on avait surnommé « le roi mitraille » pour des raisons bien évidentes, reçu trois coup de pistolet, dont un au cœur. Celle-ci aussi était une option politique praticable.

Ces pseudogauchistes qui défendent encore l’euro, parfois en formes couvertes, en évoquant des monnaies « communes » ou « parallèles » dont on n'arrive jamais trop bien à saisir la signification, et en terrorisant les gens avec le spectre de l’inflation, sont en effet des adeptes de Bava-Beccaris, qu’ils le sachent ou pas. Ceci n’a aucune importance : qu’ils soient idiots, ou qu’ils soient de mauvaise foi, leurs électeurs les ont jugé et leur vie politique approche à la fin. Mais c’est toujours la bête blessée qui est plus dangereuse. Bon, si la bête est, comme dans ce cas, un insecte, on devrait plutôt dire : ennuyeuse...

Le deuxième détail est plus subtil. La gauche italienne, ayant perdu, se met dans l’attitude politique du perdant, qui est celle de la menace. On le sait, c’est Léonardo da Vinci (rien moins que ça) qui nous l’a dit au XV siècle : les menaces sont l’arme du menacé. Donc, ces piètres marionnettes ne cessent de pointer leur doigt vers l’Allemagne («Angela, si tu ne fais pas ce que nous disons, tu verras... »), voire vers les « capitalistes ». En particulier, l’indexation des salaires (qui, je le répète, serait nécessaire surtout maintenant !), est visiblement employée dans une logique de menace : « capitaliste méchant, fais attention, car si on sort de l’euro qui nous protège, à nous, les prolétaires, à nous, les économistes qui venons des HLM, on te forcera à indexer les salaires ». Ores, ce qui détruit politiquement ces connards est le fait que je montre non seulement que ces menaces sont une claire admission de faiblesse (donc, elles n’ont aucune réelle valeur politique, si ce n’est celle de pouvoir démontrer à ses électeurs qu’ « on a fait quelque chose »), mais en plus elles sont totalement irrationnelles, car en principe (a) il serait dans l’intérêt même de l’Allemagne de sortir de cette impasse, et (b) il serait dans l’intérêt même des capitalistes méchants d’indexer les salaires (et on a des exemples historique de cela).

Que l’Allemagne aussi soit de plus en plus en difficulté est évident à tous aujourd’hui. Lorsque je l’écrivis il y a deux ans personne ne le comprit. Maintenant cela se voit : tant mieux. La question qui se pose est donc la suivante : croit-on vraiment que la chose la meilleure à faire pour essayer l’impossible, à savoir : pour chercher une issue coopérative à la crise européenne, soit de menacer les allemands ? Soit de leur jeter à la figure leurs crimes et leurs dettes de guerre, comme faisait un « intellectuel » de gauche il y a quelque jour sur « La Repubblica » ? Qui peut être si idiot ? La réponse est toute prête : un intellectuel de gauche italien (surtout s’il est un « sociologue »). Donc ses gens, ces minables qui se veulent des « fins politiques », n’ont vraiment aucune capacité politique.

Et pour ce qui concerne les salaires, il est un fait connu et avéré (par exemple in Italie, juste après la guerre mondiale) que dans une situation dans laquelle les attentes d’inflation flambent (et elles flamberaient aussi à cause des mensonges des « idiots de gauche », qui les surestiment pour les raisons tactiques que j’ai exposé ci-dessus), dans une situation pareille l’indexation des salaires est vue favorablement par les entrepreneurs, car elle désamorce les attentes d’inflation. C’est très simple : puisque des criminels continuent à brailler qu’on aura l’inflation à 20%, crois-tu que ce serait plus facile pour un entrepreneur gérer un renouvellement de contrat en assurant une indexation même à 100% de l’inflation effective, en sachant que celle-ci sera vraisemblablement plus contenue, ou engager une lutte sans merci avec les syndicats ? Ce n’est pas de la théorie, c’est de l’histoire : après la deuxième guerre mondiale ce fut le chef de Confindustria (notre Medef) qui prôna l’indexation des salaires.

Voilà ce qu’ils détestent, les idiots de gauche. Ils détestent le fait que ce qu’ils présentent pour des raisons de marketing comme une menace, et comme une chose de gauche, moi je la présente comme une chose rationnelle, acceptable par toutes les parties sociales. 

C’est un paradoxe.

En acceptant l’euro, ils ont renié l’existence de la lutte de classe, et ils ont confié aux Banques centrales « indépendantes » le travail des syndicats, voire, la protection du pouvoir d’achat de travailleurs. On a vu les résultats. Mais en ce moment où on a un pays à reconstruire, où on aurait besoin de réunir toutes les forces de ce pays, eux, qui ont seulement besoin de « paraitre » de gauche, après avoir soutenu pendant trente ans un projet politique fasciste, opposent chaque solution qui ne se présente pas comme une déclaration de guerre ! Réveillez-vous, pauvre cons ! Il y a déjà eu une guerre, et vous l’avait fait perdre aux pauvres électeurs qui vous ont fait confiance. Dans le moment même où vous braillez de sortir à gauche vous avouez que dans le monde que vous avez construit il n'y a aucun espace démocratique, il n'y a ni de droite ni de gauche, il n'y a rien que le PUDE (Parti Unique De l'Euro). Sortir est donc prioritaire pour de raisons de démocratie, avant que d'économie. Mais ceci vous ne pouvez pas l'admettre, car ce serait avouer la trahison.

Par contre, les « libéristes » me craignent et se tiennent à distance pour le moment, dans l’attente de me baiser à un prochain concours (s’ils y arrivent). On dit, en Italie : dagli amici mi protegga Dio, che dai nemici mi proteggo io. C’est assez clair...

Quelle tristesse, quel épuisement... Mais je suis soutenu par les dizaines de lettres que je reçois, de gens qui me remercient, et qui représentent toutes les couches sociales : entrepreneurs, magistrats, paysans, commerçants, ouvriers. Je ne me suis jamais senti si proche à cette chose que je croyais détester si profondement : l'humanité!

Et pour ce qui concerne notre travail de recherche... on continue en privé ! Sois rassuré : je travaille...

mercoledì 4 settembre 2013

La TINA italiana e l'Alternativa tedesca



(posto qui la versione ipertestuale dell'articolo uscito oggi sul Fatto economico)

Da più di un anno il dibattito sul futuro dell’Eurozona è ancorato alla data delle elezioni tedesche, il prossimo 22 settembre. Le aspettative sono enormi, forse eccessive, ma una cosa è chiara fin da ora: comunque vada, la montagna delle elezioni tedesche avrà partorito almeno un topolino, Alternative für Deutschland (AfD). Ma anche qualora le sue dimensioni restino contenute, il movimento “anti-euro” fondato da Bernd Lucke (professore di macroeconomia all’Università di Amburgo) rischia di intaccare pericolosamente le fondamenta dell’unione monetaria.

Al di là del risultato, che dovrebbe portarlo a superare la soglia del 5%, AfD ha già ottenuto una vittoria morale, infrangendo il tabù dell’indiscutibilità della moneta unica. Non sorprende che ciò accada proprio nel paese che dall’euro ha tratto i maggiori vantaggi. Questi vantaggi si stanno rivelando un’arma a doppio taglio: sepolti dai debiti contratti con la Germania per acquistare beni tedeschi, i paesi periferici dell’Eurozona cessano di essere un mercato di sbocco per l’industria tedesca. E così nell’economia tedesca, già minata da problemi strutturali (la questione demografica, la crescente disuguaglianza), cresce il desiderio di “piano B”.

Inoltre, come spiegava Bastasin sul Sole24Ore del 22 agosto scorso, l’accesso al Bundestag permetterebbe ad AfD di sollevare eccezioni di costituzionalità nei confronti delle leggi federali e dei provvedimenti governativi. Ricordiamo che nel giugno scorso la Corte ha esaminato la legittimità del piano di salvataggio disposto dalla Bce, il cosiddetto Omt, ritenendolo lesivo degli interessi del contribuente tedesco. La sentenza deve ancora arrivare, ma il dibattimento ha già creato apprensione: l’accesso di AfD al Bundestag moltiplicherebbe iniziative di questo genere.

Data l’importanza di AfD nel panorama politico del paese egemone, cioè nella vita dei cittadini dei paesi sudditi, è utile esaminare il punto cruciale del suo programma, spesso banalizzato come proposta di un “euro a due velocità”. L’opportunità, se non l’inevitabilità, di una segmentazione dell’Eurozona ormai è chiara agli economisti più disparati (da Luigi Zingales, a Joseph Stiglitz, all’ex commissario europeo Fritz Bolkenstein). Ma questa segmentazione può essere realizzata in modi molto diversi.

Lucke si è espresso molto chiaramente in un’intervista alla Neue ZürcherZeitung del 10 maggio scorso. AfD non vuole il ritorno della Germania al marco: vuole l’espulsione dall’euro dei paesi del Sud, con l’introduzione di monete locali “parallele”, e il mantenimento in valuta forte (euro) dei loro debiti esteri. Insomma: una sorta di “bimetallismo”, come al tempo del non compianto sistema aureo, dove l’euro-oro resterebbe la moneta di regolazione degli scambi internazionali. Una proposta opportunistica e scaltra: i paesi del Sud infatti rimarrebbero schiavi dei mercati, perché i loro debiti resterebbero definiti in una valuta della quale non avrebbero il controllo (l’euro). Tuttavia, la svalutazione della propria moneta consentirebbe loro di procurarsi (via rilancio dell’export) gli euro con i quali rimborsare il paese egemone. Lo ha calcolato anche Daniel Gros su voxeu.org (29 maggio): svalutando abbastanza, un paese come la Grecia potrebbe onorare i propri debiti in valuta forte, senza default e ovviamente senza ridenominazione in dracme.

Chiaro, no? La proposta di Lucke (o di Gros) in definitiva è quella di mantenere i paesi periferici schiacciati sotto la massa di debiti accumulati per acquistare beni del Nord, dando però loro quel minimo respiro che gli consentirebbe di rimborsarli fino all’ultima oncia di oro, pardon, di euro. Una proposta iniqua e asimmetrica, nella quale il peso dell’aggiustamento sarebbe definitivamente addossato all’incauto debitore, senza che l’incauto creditore (che dal gioco ha tratto i maggiori profitti) debba metterci del suo.

L’esatto opposto della proposta di Stiglitz, o, per altri diversi, del Manifesto di Solidarietà Europea: quella di lasciar uscire dall’euro i paesi più competitivi, inducendoli ad addossarsi in modo simmetrico e solidale, tramite la rivalutazione delle loro nuove valute (il “nuovo marco”) una parte degli inevitabili costi dell’aggiustamento.

Il dramma culturale e politico del nostro paese è quello di aver soffocato il dibattito sull’Europa sotto la cappa della sindrome TINA: “There Is No Alternative”. Da quando l’euro è diventata “la linea del partito”, è diventato disdicevole per un intellettuale “di sinistra” dubitare della fondatezza di un progetto che centinaia di economisti denunciavano come avventato. Il risultato è che oggi la classe dirigente italiana è del tutto impreparata ad opporre nelle sedi europee una “alternativa per l’Italia” che si opponga alla proposta opportunistica di AfD. Per riaprire il dibattito, il 23 settembre prossimo la Link Campus University e l’associazione a/simmetrie organizzano a Roma un incontro con alcuni firmatari del Manifesto di Solidarietà: sarà un’opportunità per approfondire una diversa proposta di segmentazione dell’Eurozona, meno pericolosa per il nostro paese di quella avanzata da AfD (per informazioni, asimmetrie.org).



domenica 1 settembre 2013

Random sentences (2)

I libri, a chi se lo merita, che poi è chi li ascolta, parlano.

Dopo i due post precedenti, ad apertura di pagina:

Il padre Isidoro di Pelusio disse che una vita senza parola può giovare di più che la parola senza vita: c'è chi tacendo edifica, c'è chi gridando disturba; ma se parola e vita convergono insieme, formano l'immagine unica di ogni filosofia"

Certo, non l'ha detto Marx, e nemmeno Milton Friedman. Sarà per questo che i loro seguaci, di questi tempi, disturbano così tanto... ma sempre meno: anche loro convergono.

A zero.

E non sarà un asintoto.