lunedì 22 ottobre 2012

Catalano alla riscossa!

Non c'è niente da fare! Lo pagano per venir qui a farmi perdere tempo, ormai l'ho capito, ma che ci vuoi fare: uno ai troll si affeziona. Certe volte non capisci bene se ci sono o ci fanno, però spesso sono stimolanti.

Sentite ad esempio cosa risponde il nostro Catalano a Alessio:

@Alessio
1) Mai sostenuto che l'esplosione del debito pubblico sia avvenuto perchè esistevano le banche pubbliche o per via degli sprechi e corruzione;
2) L'esplosione del debito pubblico è avvenuto, come tutti sappiamo, a partire dagli anni 80 per effetto degli elevati deficit di bilancio;
3) Gli elevati deficit di bilancio si sono determinati, ovviamente, anche per effetto della crescita degli interessi pagati sul debito pubblico (ma questa è una normale conseguenza dato che ad un maggior debito corrispondono, di norma, maggiori interessi da pagare;
4)La spesa per interessi, in rapporto al totale della spesa pubblica era già alta nel 1977 (14,4%) ed ha toccato il suo picco nel 1993 (24,5%);


Una collana di perle. Le affronto in dettaglio nel mio prossimo lavoro, ma qui vorrei concentrarmi soprattutto sulla terza, cioè sull'idea espressa da Catalano che se negli anni '80 la spesa per interessi è cresciuta, questo non dipende dal fatto che sono cresciuti gli interessi, ma che è cresciuto il debito.

Cioè: Catalano dice che siccome lo Statocastacriccacoruzzzzzionedebbitobrutto ha fatto tanta spesapubblicaimproduttiva, allora il debbitobruttoorendocattivo è cresciuto, e quindi poi per forza, a parità di tasso di interesse, se c'è più debito, paghi di più.

Insomma: Catalano dice che la spesa per interessi è aumentata perché il debito è passato da 60 a 120 per colpa della spesa primaria (non per interessi), e quindi, applicando un tasso invariato, si ha la normale conseguenza che "a un maggior debito corrispondono maggiori interessi da pagare".

Prima pagavi 0.05x60=3, poi 0.05x120=6. Tasso? Sempre 0.05=5%. Secondo lui.

Questo è il grafico del tasso di interesse reale sul debito pubblico dal 1960 al 2010 e la retta verticale tratteggiata indica il divorzio fra Tesoro e Banca d'Italia:



Cioè: non so se avete capito: questa è la variabile che secondo Catalano non ha determinato l'esplosione del debito negli anni '80, perché il problema non è, secondo lui, che i tassi di interesse reali sono aumentati di dieci punti in un paio d'anni, ma che i fabbisogni pubblici erano elevati (genericamente). Lo dico in un altro modo: si vede bene che se la spesa per interessi è aumentata, è perché è aumentato il tasso d'interesse, molto bruscamente, subito dopo il divorzio. A valle è aumentato il debito. Sono le cose che abbiamo visto mille volte. L'esatto contrario di quanto sostiene il nostro (cioè che il debito sarebbe aumentato, e poi, a valle, la spesa per interessi).

Capisco che possiate non aver bisogno di un'altra campana, dopo averne sentita una tanto qualificata e rispettosa della dinamica dei dati. Io, però per completezza vi riporto anche come la racconta uno che sicuramente se ne intende meno di Catalano:

"Naturalmente la riduzione del signoraggio monetario e i tassi di interesse positivi in termini reali si tradussero rapidamente in un nuovo grave problema per la politica economica, aumentando il fabbisogno del Tesoro e l' escalation della crescita del debito rispetto al prodotto nazionale."

Un complottista? Be', diciamo così...

Poi chi sa l'inglese può sempre leggersi Reinhart e Sbrancia per vedere quanti danni ha fatto, nel secondo dopoguerra. l'esecranda prassi di finanziare con moneta e quindi a tassi di interesse reali nulli o negativi il debito pubblico. La cosa più commovente sono i punti 5 e 6 dei commenti di Alan Taylor (Morgan Stanley), in fondo al paper. Non ho tempo di tradurveli, ma ne varrebbe la pena. Magari qualcuno lo fa per me?


(ma non fateli leggere a Catalano: c'è scritto, fra l'altro, che il suo idolo, Greenspan, dopo la crisi ha ammesso di non averci capito una mazza... Gli crollerebbe un mito, e lui, Catalano, di miti ne ha bisogno, perché con la realtà non è che ci vada tanto d'accordo...)





Costi della politica (QED)

Vi ricordate di quel tipo strano che a giugno diceva che il vero costo della politica non è la corruzione, non sono gli stipendi dei parlamentari, ma sono le decisioni sbagliate? E insisteva (porello) dicendo che era interesse di certi gruppi di potere delegittimare lo Stato, per screditare in anticipo chi indicasse in un ridimensionamento e una regolamentazione del settore privato l'unica ovvia strada per tirarci fuori dai guai nei quali ci ha messo la finanza privata? E che da questo derivava la campagna a base di criccacastacoruzzionedebbito dalla quale siamo rintronati ad opera dei giornali pagati dalle banche?

Perché a voi, per esempio, che non siete complottisti, non saranno pizzicati i "sensi di ragno" quando a marzo Padoan fece la sua audizione. Ma a me invece pizzicavano, e qualcosa avevo cercato di dire. La letteratura scientifica sulla corruzione è così complessa. Come si fa a trarne conclusioni così semplici?

Vedete come la prendono sempre bella larga, partendo accuratamente sub limine? Solo dopo si capisce dove vogliono andare a parare. Ed è per questo che le parole sulla democrazia di Chicco Testa all'Ultima Parola sono particolarmente inquietanti (qui nella sintesi di byoblu).

Prima la buttano là, per vedere se la gente se ne accorge (e don Gallo se n'è accorto). Poi la ripetono, per vedere se la gente si abitua. Se si comincia così, cosa si dirà fra sei mesi? Perché quando vi avranno convinto dei costi della politica malata (che ci sono, vedi sotto), poi, non dubitate, passeranno a convincervi dei costi di quella sana: la democrazia costa troppo.

Non è mica una novità: è un dibattito che esiste da sempre. Guardatevi qui le preoccupazioni della Trilateral, condivise dall'OCSE (tanto per cambiare): la democrazia porta inflazione. Non è una grande sorpresa per noi: sappiamo bene che con la scusa di toglierci inflazione, ci hanno tolto democrazia. E d'altra parte, chi era a Pescara il 21 settembre ha sentito un relatore dire che in fondo non possiamo aspettarci che la democrazia oggi sia come quella degli anni '70.

Eh già: non ci son più le mezze stagioni, e anche la democrazia non è più quella di una volta...

Comunque, buone notizie: non siamo più soli!

Byoblu fa una cosa tanto semplice quanto efficace: andatevela a vedere. Così si capisce subito cosa voleva dire quel porello che a giugno parlava dei costi delle decisioni sbagliate (e a marzo diceva che la corruzione è sì un problema, ma...). Certo che la politica costa: nel grafico si vede... ma con la lente d'ingrandimento!





(mi state tutti chiedendo sangue, e sangue avrete. Però se non volete vedere il mio, aspettate un attimo. Il mio coautore francese mi ammazza se non gli rispondo. Devo anche darvi precisazioni su Pescara. Prometto che lo faccio in settimana. Non è stata una passeggiata...)

venerdì 19 ottobre 2012

Moneta e prezzi: Borghi, Dr Stock e Mr Flow

istwine ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "All'ombra dei cinesi...":

Quarantotto,

a te che piace un certo tipo di umorismo, avrai notato (mo' che il boss s'è fatto twitter) che una delle cose che le persone proprio non sopportano della tesi qui esposta è che la BC torni dipendente (da spiegare poi anche sta cosa), il loro credo monetarista non si può sradicare facilmente. Io ci ho provato a volte con qualcuno, dicendogli che dire che la BC controlla l'offerta di moneta nell'economia è come dire che la Marlboro controlla l'offerta di moneta nei campi di prigionia, ma non funziona (non capiscono neanche la battuta, figurati il concetto). Fortuna che ci viene talvolta in aiuto qualcuno più competente, presentato da Mario Riva: nientepopodimeno che... James Tobin.

Scrive difatti:

"… Now let me give you a ridiculous example to make the point. Don’t take it too seriously. Suppose that some statistician observes that over a long period of time there is a high association, a very good fit, between gross national product and the sales of, let us say, shoes. And then suppose someone comes along and says, “That’s a very good relationship. Therefore, if we want to control GNP, we ought to control production of shoes. So, henceforth, we’ll make shoes grow in production precisely at 4 percent per year, and that will make GNP do the same.” I don’t think you would have much confidence in drawing this second conclusion and policy recommendations from the observed empirical association.

Over the years, according to the monetarists, the Federal Reserve has been acting like the producers and sellers of shoes. That is, the Fed has been supplying money on demand from the economy instead of using the money supply to control the economy. The Fed has looked at the wrong targets and the wrong indicators. As a result, the Fed has allowed the supply of money to creep up when the demand for money rose as a result of expansion in business activity, and to fall when business activity has slacked off. This criticism implies that the supply of money has, in fact, not been an exogenously controlled variable over the period of observation. It has been an endogenous variable, responding to changes in economic conditions and credit market indicators via whatever response mechanism was built into the men in this room and their predecessors.

… Perhaps the monetarists will be sufficiently persuasive of the Federal Reserve and of Congressional committees to bring about, in the future, a controlled experiment in which the stock of money is actually an exogenous variable."

E lo scrive nel 1969. E noi, nel 2012, dobbiamo ancora stare appresso a Dottor Stock e Mr Flow, detti anche Garibaldi-Boeri nel dibattito col Borghi.

PS: Grazie al solito Peter Sellers.




Grande istwine, aka Burka boy. Ma qui siamo avanti, voliamo alto, altissimo... 
Mi permetto solo di glossare con un modesto contributo (estratto dal libro):




E qui si arriva alla seconda cosa che non va.

Quando andate a fare la spesa, voi, vi portate sempre dietro un sacchetto di monetine e banconote, come Bersani? Non credo. La stragrande maggioranza delle transazioni avviene con moneta bancaria, movimentando depositi bancari, utilizzando credito bancario. La moneta, intesa come mezzo di pagamento, non si identifica cioè con il circolante, con le monete e le banconote che abbiamo in tasca, che sono una percentuale relativamente ridotta del totale dei mezzi di pagamenti.

La Banca centrale, di questa massa di mezzi di pagamento dai quali dipende l’effettiva domanda di beni, non ha il controllo diretto.Gli economisti, in particolare quelli keynesiani, dicono che la moneta non è “esogena”, cioè controllata da una forza “esterna” e indipendente dal circuito economico (la Banca centrale), ma “endogena”, cioè determinata, in ultima analisi, dalle condizioni “interne” al mercato del credito. Guardate ad esempio cosa sta succedendo oggi. La Bce ha “iniettato” nel sistema svariate centinaia di miliardi di euro attraverso le operazioni di rifinanziamento a lungo termine (LTRO), ma le banche non hanno soldi da prestare. Perché? Per diversi motivi, incluso quello, banale, che preferiscono non erogare credito, in un periodo nel quale i loro bilanci sono fragili, e soprattutto lo sono le condizioni economiche generali, per cui chi presta non sa se rivedrà indietro i soldi.

Capito cosa significa che la moneta è “endogena”? Significa che l’ammontare totale dei mezzi di pagamento a disposizione per finanziare le spese (incluso il credito bancario) dipende in modo complesso dalle condizioni del sistema, inclusa la fiducia dei vari operatori del credito. La Banca centrale può governare indirettamente questo processo, ad esempio tramite i tassi d’interesse, ma non ha un controllo meccanico e diretto della creazione di moneta, intesa in senso ampio come insieme dei mezzi di pagamento (quello che gli economisti chiamano con la sigla M2 o M3). Lo dimostra il fatto che gli obiettivi di crescita della massa monetaria dichiarati dalla Bce, fissati al 4.5% da una decisione del Consiglio direttivo annunciata il 1° dicembre 1998 (Duisenberg,1999), sono stati regolarmente disattesi nel tempo, come doveva ammettere con un certo imbarazzo il nuovo presidente Trichet qualche anno dopo, farfugliando che però l’obiettivo andava valutato in un non meglio specificato “medio periodo” (Trichet e Papademos, 2004).


E le cose poi non sono andate meglio.




La Fig. 35 trasmette bene entrambi i messaggi: si vede come da un lato la Bce abbia regolarmente disatteso, anche nel “medio periodo”, gli obiettivi che si era data (il tasso di crescita della massa monetaria è sempre stato superiore al 4.5%, quindi non c’è media che tenga...), e come dall’altro la crescita della massa monetaria sia stata sostanzialmente sconnessa dall’inflazione, che si è mossa molto di meno, rimanendo sostanzialmente aderente all’obiettivo del 2% nella media dell’Eurozona.

I due snodi del ragionamento secondo cui la Banca centrale deve essere indipendente, perché controllando la moneta controlla l’inflazione, sono entrambi fasulli: la Banca centrale non riesce a controllare l’offerta complessiva di moneta, che però non sembra influenzare troppo il livello dei prezzi. Nel 2001, quando la crescita di M3 superò il 10%, l’inflazione non raggiunse nemmeno il 3%.



Nota tecnica per gli espertoni, i quali diranno: “Sì, ma quel grafico non dimostra nulla, bisogna anche tener conto della crescita, cioè di quante transazioni la massa monetaria deve aiutare a svolgere, e della velocità di circolazione, cioè di quante volte la moneta passa di mano in un anno”. Certo! Lo dice anche Duisenberg (1999): l’obiettivo del 4.5% “si basa su una crescita reale del 2-2.5% all’anno, e su una riduzione della velocità di circolazione di M3 attorno allo 0.5-1% all’anno nel medio periodo”. I conti (per chi li sa fare) tornano. Dalla teoria quantitativa della moneta, MV=PY, usando le lettere minuscole per i tassi di variazione otteniamo m + v – y = p, che con le cifre di Duisenberg diventa: 4.5 – 0.5 – 2 = 2 (nota: Duisenberg suppone che la velocità di circolazione diminuisca, da cui il -0.5). Solo che siccome la crescita reale dell’Eurozona è stata solo di 1.5 (in media), e quella della massa monetaria di circa il 7% (anziché il 4.5%), sembrerebbe che la riduzione della velocità di circolazione sia stata dalla 4 alle 7 volte maggiore di quella prevista dagli altri espertoni, quelli della Bundesbank! Che quindi non sembrano così espertoni, se toppano in questo modo la previsione su una variabile chiave. O forse il problema è che la moneta non causa meccanicamente i prezzi, come loro continuano a raccontarci.




(p.s.: sono esausto. Entro il we comunicazioni su libro e compleanno. Intanto andate su byoblu e guardatevi Tringali. Lunedì vi interrogo!).

mercoledì 17 ottobre 2012

All'ombra dei cinesi...

All'ombra dei cinesi e dentro l'urne

confortate dal voto è forse il sonno

dell'euro men duro?

 



Dice: "Ma tu per chi voti?"

Dico: "Bo', poi vedremo".

Dice: "Ma tu non hai un sogno?"

Penso: "Sì, quello di vivere in un mondo nel quale non ti fanno perder tempo domandandoti stronzate".

Dico: "Be', certo...".

Ecco: "Be', certo..." è una risposta universale che può aiutare nel dialogo col piddino...



Credits: la sostituzione di "cipressi" con "cinesi" @48...

sabato 13 ottobre 2012

Ci hanno premiato!

Da FT Weekend:

"EU awarded Nobel Peace Prize. Just reward or logical fallacy?" The case for and against, Page 2.

Voi come la vedete? Io credo che mi addormenterò PRIMA di arrivare a pag. 2...



(secondo viaggio accanto a famiglia disfunzionale con mocciosi urlanti: mi tocca leggere il FT).

venerdì 12 ottobre 2012

Che tajo!

Nun ve la perdete: l'Ultima parola, fra du' orette!

(e la sintesi la trovate qui grazie a byoblu, santo subito dopo. Come vedete, se semo tajati...).

mercoledì 10 ottobre 2012

Irreversibile?

(ecco, è partito anche l'ultimo file, manca solo l'introduzione, avevo un vuoto mentale, sai, l'horror vacui, come diceva quello, della pagina bianca... Ma per fortuna è venuto in mio soccorso la Fassina, e la pagina si è riempita come per incanto)


Il 21 settembre scorso, alla presentazione del libro di Giovanni Moro, "La moneta della discordia", che vi avevo annunciato a suo tempo e dove ho rivisto con piacere alcuni di voi, il direttore generale dell'Associazione Bancaria Italiana, Giovanni Sabatini, concludeva una presentazione estremamente rigorosa del quadro attuale ribadendo il carattere irreversibile dell'euro.

Irreversibile.

Già.

E così m'è venuto da dirgli: "Sa, dottore, io ho passato tutta l'estate seduto di fronte a una barriera corallina, scrivendo un libro che revoca in dubbio questa irreversibilità...".

E siccome questo è un blog di qualità, dove ogni affermazione è corroborata da dati, vi mostro lo studiolo nel quale mi sono recluso per tutta l'estate: l'ultimo melo del Föhnheim, seduto sulla sdraio giallorossa (non per mia scelta, io non ho colori preferiti).


Ecco, Ecuccio caro, così ora sai anche cos'è il Föhnheim: è la casa del vento, e ce ne voleva, di vento, per tenere fresco il mio netbook, che, come sapete, nonostante l'avviso contrario dei tecnici del settore (saranno ingegneri?) ha la ventola rotta, e mi si spegne ogni due per tre.

Dice: ma che c'entra la barriera corallina? C'entra, c'entra. Sai, 250 milioni di anni fa, lo Sciliar era sott'acqua, e quelle pareti di dolomite che vedete lì, sullo sfondo, una volta erano barriere coralline. Sicuramente qualche pesce, sentendosi dire che un giorno, al posto degli anemoni di mare, sarebbero state tutte genzianelle e stelle alpine, avrà pensato: "Ma che dice questo? La barriera è irreversibile...".

La buona notizia è che questa volta per emergere non dovremo aspettare 250 milioni di anni!


(che anno difficile! In classe di globalizzazione ho un seguace di Giannino, un "fermatore del declino", vi rendete conto? Ma è tanto un bravo ragazzo, già mi sta simpatico - io son fatto così, vado a simpatie, ma per fortuna mi stanno simpatici tutti. Del resto, fra colleghi ci siamo detti: meglio un'idea sbagliata, che nessuna idea. E così, l'altro giorno, proiettavo in classe l'ultima relazione del governatore, per illustrar loro la posizione netta sull'estero del nostro paese. Alla fine del 2011, i titoli del debito pubblico collocati all'estero erano, pensate un po', 666 miliardi. Così, mi sono avvicinato al fermatore del declino, e gli ho detto: "E questo prova che, come pensano i tuoi economisti di riferimento, la spesa pubblica e quindi il debito pubblico sono il male assoluto: 666 infatti è il numero della Bestia." Ragazzi, all'università si fa scienza, mica Scienza - un altro caso del quale dovremo parlare...).

martedì 9 ottobre 2012

Rapidamente...

...'sto lavoro non finisce più, è la fabbrica del Duomo, dovrò lottare ancora un giorno coi grafici, poi ci saranno le bozze, poi chissà. Però almeno all'editor è piaciuto! Contenta lei...

Io tiro avanti allo stremo, poi mi riposo un giorno, e poi ci togliamo tanti sassolini dalle scarpe, che un po' ne son rimasti. Ma non quelli che pensate voi...

venerdì 5 ottobre 2012

Comunicazione di servizio

Mi sono carcerato in località segreta per consegnare entro lunedì quel certo lavoro che sapete. Avrò meno possibilità del solito di seguire il blog. Qualche commento potrò liberarlo via iPhone, uscendo dalla caverna, ma altri resteranno indietro.

Sarà un buon test per individuare i rompicoglioni, quella zavorra della quale non sentiamo il bisogno: "Perché non pubblichi IO, lo vedi che fai solo chiacchiere (loro dicono chiacchere, n.d.r.) e niente fatti, sei il solito accademico arrogante, saccente e presuntuoso, ma poi fatti non ne fai, sei disumano (pure!), prova ne sia che non pubblichi IO."

Signore, che pazienza. L'avessi detto una volta sola. Vogliono navigare, e non sanno cos'è un blog. E se non sapessero solo questo, ci si potrebbe ancora stare...


I pazienti saranno premiati. Voi fate come se io non ci fossi, se ne parla martedì alle 00:00:01 (spero).


("Beati voi che nun c'avete un cazzo da fa'", avrebbe detto il mio amico fiumarolo...)

lunedì 1 ottobre 2012

Piccoli bandwagoner crescono...

Professore,

è dovuto passare un anno prima che il Manifesto fosse maturo per accogliere alcune riflessioni qui ormai ampiamente approfondite. L'opera di evangelizzazione di Cesaratto forse non fu invano?

http://www.sinistrainrete.info/politica-economica/2310-luigi-cavallaro-la-congiura-dei-tecnici.html

Eppure le parole Sme ed euro continuano ad essere il convitato di pietra che imbarazza tante pagine del giornale non meno dei suoi lettori.
Quando uscirà il suo libro entrerà anche lei nel Canone del giornale, e allora si glorieranno di averla pubblicata già nel 2011... se ancora ci sarà il Manifesto!




Lo Sbilifesto deve ancora fare autocritica per avere, lo scorso anno, gestito un dibattito dichiaratamente orientato in senso pro euro, e per averlo fatto in sostanza per ricevere una mancetta.

Finché non sentirò dire: "Abbiamo sbagliato" starò seduto sulla riva del fiume, aspettando non solo loro, ma anche chi, collaborando con loro, li legittima democraticamente e scientificamente.

Per il resto, se si vogliono divertire a scopiazzare quello che è nei libri di testo, e che possono trovare qui, ma anche qui, ma anche da un sacco di altre parti, facciano pure.

A me diverte invece che qualcuno queste cose le scopra oggi. E mi rattrista però che queste persone non vogliano vedere, o comunque non vogliano ammettere, la continuità fra il golpe del 1981 e l'euro. Di fatto, Maastricht ha significato imporre a tutta l'Eurozona la filosofia antidemocratica dell'indipendenza fra Tesoro e Banca centrale, cioè la filosofia del divorzio. Nasce nel 1981 il metodo fascista del "cosa fatta capo ha", del provocare un cambiamento istituzionale al difuori del controllo democratico, perché poi governi e elettori siano costretti ad andare dove l'élite vuole, spinti dai costi voluti e provocati di scelte politiche gabellate per tecniche.

Ma questo il Manifesto non lo dirà mai. E comunque prima di dirlo in modo credibile dovrebbe scusarsi coi propri lettori.

E allora, se permettete, io mantengo i miei dubbi su un giornale che è apertamente schierato in senso eurista, ma poi pubblica articoli di questo tipo. Evidentemente c'è un problema logico, che poi potrebbe essere in effetti un problema di ordine etico, o di ordine intellettuale. Ma questo non mi interessa.

Poi, per carità, l'importante è che circolino informazioni corrette. Non si può pretendere che tutti abbiano la matita che unisce i puntini.

Comunque, a me di quella roba lì è meglio se non me ne parlate. Per come sono fatto io, preferisco un nemico a un traditore. Questione di gusti, ma il blog è mio...