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mercoledì 7 agosto 2013

Alberto Bisin

The completeness of the Ricardian victory is something of a curiosity and a mystery. It must have been due to a complex of suitabilities in the doctrine to the environment into which it was projected. That it reached conclusions quite different from what the ordinary uninstructed person would expect, added, I suppose, to its intellectual prestige. That its teaching, translated into practice, was austere and often unpalatable, lent it virtue. That it was adapted to carry a vast and consistent logical superstructure, gave it beauty. That it could explain much social injustice and apparent cruelty as an inevitable incident in the scheme of progress, and the attempt to change such things as likely on the whole to do more harm than good, commanded it to authority. That it afforded a measure of justification to the free activities of the individual capitalist, attracted to it the support of the dominant social force behind authority.

The unnamable.


(so true. And so beautifully written...)

18 commenti:

  1. Risposte
    1. Perché fallirebbe. Ma è tanto una brava persona, e voi non lo avete saputo capire, a cominciare da quel disonesto (intellettualmente) di Claudio Borghi!

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    2. Buonasera Professor Bagnai.
      Che dire...
      Alberto Bisin è un economista italiano, professore di economia presso la New York University (poveri alunni) ed editorialista del quotidiano la Repubblica(ahahah),si è laureato presso l'Università Bocconi nel 1987,sotto la supervisione del professor Mario Monti(Si era capito).
      Totò Riina invidia il suo curriculum.

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  2. Innominabile, tendenziosa, mal posta, e scorretta. Ecco come appare agli occhi della scienza, quella vera, la do..la du..ossignore, non riesco a dirla, neanche a ruzzle mi viene mai...una prece.

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  3. Qualcuno dall'alto si è accorto che Bisin su Twitter faceva più male che bene al PUDE e l'hanno fatto chiudere.
    EPIC FAIL!
    Bye bye

    Who is the next?

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  4. Asfalto d'annata. Ne sono cultore...

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  5. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  6. Il link al "rate this professor" La dice mooooooolto lunga. Divertente comunque :D

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  7. I giudizi degli studenti su Bisin sono una tragedia. "Can barely speak english"...

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  8. Il quale Claudio Borghi, nel caso a qualcuno fosse sorto il dubbio, se non va a rispondere alle scemenze del soggetto in titolo su NfA è semplicemente perché

    1)é educato e non é uso andare in casa d'altri, specialmente dove non é invitato e più ancora dove sa di non essere gradito.
    Esito a scrivere qui per paura di disturbare, figurarsi se vado là.

    2)abbiamo di fronte ostacoli ben più grandi del piccolo individuo, meglio concentrarci sulle cose serie. Quando l'OMIN (spalleggiato non a caso da quello in OMAN) proverà a dire qualcosa nel merito (finora solo bile e strafalcioni) gli verrà risposto.

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    1. Ma da parte mia, per quanto gliene possa fregare sig. Borghi, un ringraziamento per aver sottolineato una cosa molto importante: la differenza tra practitioners e teorici è alle volte una sciocchezza, soprattutto se i primi son considerati inferiori. Io credo che spesso invece sappiano di che parlano a differenza dei teorici, soprattutto se i teorici hanno un impianto totalmente fallace. E non è la prima volta che lo noto, e di esempi se ne possono fare infiniti. Quello di tal Riccardo Trezzi è uno dei migliori, oltre che il più imbarazzante. Ma potrei anche citare nuovamente quel paragrafo di Bindseil (che lavora in BCE, "settore" Operazioni di Mercato Aperto) in cui espone le sue perplessità sulle costruzioni teoriche di alcuni economisti che nulla hanno a che fare con la pratica quotidiana. E non solo lui, Charles Goodhart (BoE) è un altro, Claudio Borio (BIS) un altro ancora.

      Non mi fraintendete, alcuni contributi interessanti possono arrivare anche da Bisin (non da Boldrin, che è proprio rozzo), come da tanti altri. Per ora è arrivato ben poco, rispetto al materiale messo in campo dagli altri (e da altri che nulla c'entrano ma che non sono certo senza CV).

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  9. Cammelli, cammelli dappertutto....non ce l'ha fatta.

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  10. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  11. The completeness of the Goofynomic victory is something of a curiosity and a mystery. It must have been due to a complex of suitabilities in the doctrine to the environment into which it was projected. That it reached conclusions quite close to what the ordinary uninstructed person would expect, added, I suppose, to its intellectual prestige and morality. That its teaching, translated into practice, was austere but often palatable, lent it virtue. That it was easily sustained by a vast and consistent logical superstructure, gave it beauty. That it could explain much social injustice and manifest cruelty as an inevitable goal in the scheme of PUDE, and the attempt to change such things as likely on the whole to do good more than harm, commanded it to authority. That it afforded a measure of justification to the activities of free people, attracted to it the support of the most heterogeneous social forces behind authority.

    punteggio aggiornato: 27.000 a 0 per noi.


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  12. Riposto perché avevo dimenticato il commento: gattopardi e micin

    Gattopardo economics
    : The crisis and the mainstream response of change that keeps things the same
    Gattopardo constitutes change that keeps things the same. Gattopardo is relevant for understanding the economics profession’s response to the financial crash of 2008. This paper explores gattopardo economics as it applies to the issues of the macroeconomics of income distribution; the global financial imbalances; and inflation policy. Gattopardo economics adopts ideas developed by critics of mainstream economics, but it does so in a way that ignores the thrust of the original critique and leaves mainstream analysis unchanged. Gattopardo economics makes change more difficult because it deceives people into thinking change has taken place. By masquerading as change, it crowds-out space for real change. That makes exposing gattopardo economics a matter of vital importance.

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  13. Mi rendo conto che è facile ironizzare su opinioni espresse quattro anni prima, ma non si può non essere colpiti dalla disinvoltura, con cui si paragona il secondo paese manifatturiero d'Europa con paesi che di industria ne hanno (avevano anche allora) pochina (e sia chiaro che amo la grecia). verrebbe da dire: ma l'economia è una disciplina (non vorrei usare il termine "scienza") o uno stato dell'anima? Naturalmente da NfA

    Ξεπεράσει & Preseči

    1 ottobre 2009 • lodovico pizzati
    Ovvero le traduzioni in greco e in sloveno di “sorpasso”, secondo Google Translate.



    Questa mattina leggo su Corriere.it che il Fondo Monetario Internazionale stima una crescita dell’economia italiana per il 2010 di ben 0,2%. Questo rispetto alla stima di qualche mese fa che era di -0,1% (sempre per il 2010) ed avrebbe significato il terzo anno consecutivo di recessione italiana, unico caso al mondo.



    Vado dal barbiere e sento un programma radio che esulta per la fine della crisi. Posso solo immaginare come i TG pomperanno questa notizia ignorando che stiamo parlando di stime, e che siamo sempre nel margine of error del prefisso internazionale: lo 0,0.



    Vado nel sito del Fondo Monetario, mi guardo i dati aggiornati del World Economic Outlook del 2009, e trovo conferma di un fatto ben più importante da sottolineare. Come già previsto nel 2008, quest’anno la Grecia ha sorpassato l’Italia in reddito pro-capite.



    Ecco qui i dati del Fondo Monetario.



    Cosa vuol dire? Significa che mentre i nostri cugini mediterranei fino ad una decina d’anni fa erano tra i più poveri dell’Europa occidentale (a livelli del Meridione), da quest’anno (par quanto abbiano problemi di deficit, di debito, e di governi che cascano) i greci sono mediamente più ricchi degli italiani.





    NB: Il grafico si basa su reddito pro-capite rispetto alla media europea



    Non ho sentito nessun organo di informazione che sottolinei questo patetico, per noi non per i Greci, fatto.



    Se questo smacco non bastasse, la notizia ben più clamorosa è che dalle stime del Fondo Monetario risulta che entro l’anno prossimo (il 2010) la Slovenia supererà l’Italia in reddito pro-capite. Vuol dire che nel giro di pochi mesi gli sloveni saranno mediamente più ricchi degli italiani.





    NB: Questi invece sono reddito pro-capite espressi in $ (perché dati del FMI).



    Questo è un avvenimento importante, da celebrare a livello europeo. È un giro di boa, un traguardo, la fine della transizione dei paesi dell’Est europeo. Il primo della classe dei paesi europei usciti dal comunismo sorpassa l’ultimo della classe dei paesi socialisti dell’Europa occidentale.

    Sulla base di valori annuali ho estrapolato una data per rappresentare il simbolico sorpasso. Mi è venuto fuori il 3 Luglio. Un bel giorno d’estate, nel quale l’Unione Europea può organizzare una bella festa al confine tra Gorizia e Nova Gorica, per celebrare la convergenza economica tra paesi europei. In alternativa una bella regata nel Golfo di Trieste. Andata e ritorno da Pirano a Grado, con all’inizio Giorgio Napolitano, avvolto nel tricolore, che congratula il presidente sloveno. Alla fine tutti invitati nel panfilo del primo ministro italiano per una spensierata notte di festa.

    Mi spiace fare il guastafeste quando il diktat mediatico invita a celebrare la fine della crisi. Ma se la gerontocrazia insiste che l’ottimismo è una variabile nella funzione di crescita, allora tanto vale buttarla sul ridere. Meglio allenare i nostri figli per un futuro di incursioni nelle villette dell’Albania.

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  14. Those people have illustrious (or notorious) predecessors (nothing new under the sun) used to be fennels with the ass of somebody else:
    “Nello stato più elevato di prosperità sociale, la grande massa dei cittadini probabilmente possiederà molto probabilmente ben poche risorse oltre al loro lavoro quotidiano e, di conseguenza sarà sempre sull’orlo dell’indigenza […] sarà comunque bene guardarsi dalle interferenze della legge, nell’assistenza ai poveri, perché la legge che offre assistenza alla povertà […]è una legge contro l’industria. La spinta al lavoro e all’economia è la pressione del presente e la paura per il futuro; la legge che cancella questa pressione e questa paura, incoraggia all’ inerzia e alla dissipazione “
    Jeremy Bentham, The Works of Jeremy Bentham, published under the Superintendence of John Bowring, Vol 1, William Tait, Edinburgh 1838-1843

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    1. Citazione più che a proposito. Unico aggiornamento rispetto a Bentham, la grande massa dei cittadini camperà di giorno in giorno sul plafond delle carte di credito, in condizione di perenne indebitamento, e sarà dunque sempre sull'orlo non solo dell'indigenza, ma dell'annichilimento sociale. Niente male come progresso, la schiavitù per debiti.

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