Fabio Mello Grand su Twitter mi segnala che siamo stati nominati al premio Macchia Nera Italian Awards. Ora voi sapete che a me non piace partecipare: mi piace vincere. Nel caso anche voi condividiate questo mio istinto politicamente scorretto, sapete cosa fare: andate sulla pagina di Macchia Nera e votate per me, cioè per noi. Fate attenzione alle istruzioni: dovete esprimere il voto per almeno dieci categorie, ecc.
(...Sai che megarosikata...)
L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...
venerdì 23 agosto 2013
Una domanda lecita (?)
Ricevo da un lettore questa lettera, che commento brevemente e offro alla vostra discussione:
Professor Bagnai buonasera.
Prima osservazione al volo: la correlazione fra le due domande non è spuria (e gli esperti del settore capiranno)...
Mi sono già espresso sulla seconda domanda dando un giudizio articolato, mi spiace per chi non lo ha letto con sufficiente attenzione, ma non voglio tornare su questa storia. Ho stabilito un rapporto cordiale, anche se necessariamente poco intenso (siamo tutti molto occupati) con Warren Mosler, che spero possa essere produttivo, svincolandomi dalla scellerata logica delle sfide all'OK Corral promossa da chi sapete voi e alla quale chi non sapete voi aveva pienamente aderito, ma per il resto il mio giudizio politico sull'uso della MMT nel panorama italiano rimane quello che ho espresso a suo tempo, e non mi pare che i fatti mi spingano a una revisione. Sul piano scientifico... be', per quello passiamo alla prima domanda.
Il cordiale lettore esprime un atteggiamento comune, atteggiamento che vuole essere di apertura mentale, di equilibrio, di "pastrufaziana latitudine di visuali" (per chi sa cosa sia), e che invece a me sembra il non plus ultra della superficialità e della supponenza. Sì, forse sono un po' cattivello, ma seguitemi un attimo...
Intanto, non sto parlando del fatto che il simpatico laureando in materia non affine mi abbia preso per la sua segretaria. Quella è una piccola bavure che possiamo perdonare alla sua giovinezza (che di per sé non è un difetto: dipende molto dall'uso che se ne fa).
No, mi riferisco a un'altra cosa.
Mettiamola così. Come si sentirebbe il giovane laureando se io gli ponessi questa domanda: "Buon giorno, giovane e brillante laureando, lei è tanto bravo e bla, bla, bla... Vorrei porle una domanda: sento dire da alcuni che le infezioni batteriche si curano con gli antibiotici, ma vorrei sentire un parere contrario. Potrebbe produrmi una lista di testi che dimostrino che le infezioni batteriche invece si curino col cortisone? Sa, io non so niente di chimica, né di biologia, né di anatomia, né di fisiologia, ma vorrei farmi un'idea con la mia testa (della quale peraltro ignoro contenuto e funzionamento)."
Il brillante laureando si farebbe due risate e nemmeno mi risponderebbe... ma questo solo perché il contenuto della sua testa (if any) gli impedirebbe di capire che la domanda che lui mi ha posto è, trasportata nella mia disciplina, esattamente quella che io ho ipoteticamente posto a lui!
Ora, credo che chiunque abbia letto un libro senza figure e quindi sia una persona di cultura, e non il diligente detentore di un sapere meramente tecnico, abbia gli strumenti critici per capire da sé cosa c'è che non va in questo approccio. Per gli altri, faccio, come di consueto, il disegnino.
La prima cosa che non va è piuttosto banale: la scienza esiste!
Ne consegue che nessuno, che non sia un cialtrone, può sostenere che la cosa migliore da fare se ti prendi un'infezione batterica sia imbottirsi di Bentelan, e parimenti nessuno, che non sia un cialtrone, può sostenere che la cosa migliore da fare per paesi diversi e in diversi stadi di sviluppo sia aderire ad un'unione monetaria.
E infatti ricordo che:
(1) la lista dei contributi scientifici che avevano ammonito sui pericoli di questa scelta meramente politica è sterminata (e salvo prova contraria quelli di avviso opposto sono minoritari e, come nel caso di "Spennacchiotto" Rose e dei teorici dell'OCA endogena, prontamente sbriciolati dalla critica motivata dei colleghi - perché la scienza esiste);
(2) qualsiasi contraddittorio serio io abbia dovuto affrontare si è svolto secondo il noto modello "Bagnai ha ragione ma x", dove x è qualsiasi cosa non c'entri nulla né con l'economia né con i problemi che abbiamo di fronte (sogni europei, politica che vola alto, e simili). L'esempio più brillante è qui ma potrei produrne altri;
(3) sarebbe facile dimostrare (e ci dedicheremo a questo nella campagna d'inverno) che i sostenitori del cortisone nella cura delle malattie infettive, pardon, i sostenitori dell'euro, sono in perenne contraddizione (un esempio qui) e soprattutto in conflitto di interessi per la propria contiguità a interessi lobbistici di vario tipo.
Insomma: se non esistono lavori seri che sostengano l'opportunità dell'uso del cortisone in certe circostanze, né dell'euro in Europa, non posso certo scriverli io per offrirli al prudente apprezzamento del giovane laureando! Se non ci sono un motivo ci sarà, e non mi sembra sia difficile capirlo. Difficile capire come mai una persona che si sta laureando in una scienza "dura" non abbia quegli strumenti critici che gli consentano una "metalettura" del dibattito. Non ci dovrebbe voler molto per rendersi conto del pantano di contraddizioni che istwine evidenzia nel link riportato sopra, o sbaglio? Ma non entro in questo.
Nella domanda quindi vedo molta superficialità, ma si sa, io sono strano.
La seconda cosa che non va è più grave: la definirei (IMAO) una sterminata supponenza. Posto anche che un dibattito in economia ci sia (e non c'è, perché abbiamo visto che i giochi erano chiusi fin dall'inizio, e gli stessi politici hanno con continuità affermato che nella scelta dell'euro non c'era alcuna logica di ordine economico, ma solo un logica di ordine politico, che loro espongono come valore positivo - "il sogno europeo, la fine delle guerre, combattere uniti contro la Cina..." sì, lo so, è contraddittorio: vedi sopra! -, ma che in realtà è semplicemente il desiderio di lasciar mano libera al capitale finanziario), bene, posto che un dibattito in economia ci sia, come puoi tu, che di economia nulla sai, che nessuna formazione hai, che non sai di economia politica, di scienza delle finanze, di statistica economica, di econometria, di storia economica, ecc. pensare di farti un'idea "con la tua testa"? Pensare cioè di risolvere con la tua intuizione non informata un eventuale dibattito che (se ci fosse) coinvolgerebbe le migliori menti del campo da decenni? E chi sei? Einstein? Ma nemmeno lui si arrischiava troppo in campi diversi dal suo, per quanto ne so. Così non faccio io, così non fa alcuna persona intelligente, e così non dovresti fare tu. Se entrassi nella tua futura farmacia con una ricetta "decisa con la mia testa" e da me scritta sulla carta del fornaio, cosa faresti? Fammi sapere, che magari divento tuo cliente...
Non so se vedete la sterminata supponenza, fondata, ovviamente, su una parolina semplice semplice, sul più lurido dei pronomi:
IO
Nella richiesta, che a molti di voi, lo so, purtroppo sembrerà anche logica, del brillante IO di turno leggo soprattutto due cose: un profondo disprezzo per la materia che insegno, che all'IO di turno (come ai tanti ingenGNIeri) sembrerà facile, perché al livello al quale riescono a percepirla sui giornali non ci sono quelle formulette pseudo-complesse che per loro sarebbero vera garanzia di scientificità; e poi, naturalmente, ci leggo anche una fiducia eccessiva nelle proprie capacità, che saranno anche provate e valide nel campo di indagine che IO si è scelto, ma che non possono infrangere una dura legge di Natura (matrigna): non omnes possumus omnia.
Non credo che a me verrebbe mai in mente di risolvere "con la mia testa" un dibattito sulla natura dei neutrini dopo aver letto la Fisica di Aristotele e un libro di Feynman, così, per dire...
Eppure questo atteggiamento, palesemente assurdo, è diffuso, diffusissimo.
E le sue radici non sono difficili da rintracciare. Semplicemente, come ho più volte detto (ma lo ripeto volentieri) questo è il risultato di 20 anni (e più) di monopolio dell'informazione a senso unico. Un monopolio per lo più berlusconiano (certo, chi lo nega), ma funzionale comunque agli stessi interessi che gli pseudoavversari, e oggi pseudoalleati di Berlusconi (i PDni), fieramente difendevano e difendono. Per rendere accettabile agli elettori "di ampie vedute" (come il nostro brillante IO) la situazione, era necessario nasconderla sotto le vesti di una esornativa e sterile par condicio. La drammaturgia del contraddittorio (finto) diventava lo strumento attraverso il quale convincere i "brillanti" e "colti" piddini che l'opinione che gli veniva inculcata in realtà erano loro che se la stavano facendo, assistendo a un "dibattito", e decidendo "con la propria testa".
Porelli...
La par condicio, il contraddittorio, se volete, è la definitiva vittoria della cultura dell'emozione e dell'immagine su quella del ragionamento e della logica, è la definitiva vittoria dei libri "con figure" sui libri "senza figure". Perché? Ma è semplice! Perché è la negazione di un dato fondamentale: l'apprendimento è un atto individuale ed interiore, è la morte del proprio io ignorante, sostituito da un io meno ignorante, e morire è un atto faticoso e solitario. Non è mettersi alla finestra a guardare due che litigano per motivi che ignori, e decidere che parteggi per quello che urla di più o di meno: questo io lo definirei piuttosto un atto facile ed esteriore. Per questo motivo mi sono spesso sottratto a futili ordalie, come in questo caso. Semplicemente, chi ha bisogno di assistere al dibattito fra una persona intelligente e un cialtrone per convincersi che il cialtrone è un cialtrone, non mi sembra sia molto intelligente, mi sembra invece molto condizionato dalle logiche del mondo dell'informazione (in particolare televisiva).
Ma il 99% dei piddini è convinto - perché è stato convinto - che le cose vadano così, che chiunque acceda ai libri con figure possa e anzi debba farsi un'opinione con la propria testa, assistendo a un dibattito spettacolarizzato e orientato.
Inutile sottolineare a chi faccia comodo questa convinzione: ovviamente, al potere (che logora chi non ce l'ha)!
E voi mi direte: però la richiesta è anche lecita: in fondo esprimeva solo un desiderio di informarsi, lecito, legittimo in democrazia. Sono pienamente d'accordo: penso anch'io che la domanda di informarsi possa essere lecita, e, anche se forse non lo avete notato, sono due anni che lavoro come un mulo in splendida solitudine per soddisfarla. Il mio punto non è assolutamente quello di dire che certi temi devono restare di competenza degli addetti ai lavori: tutto il mio lavoro di questi ultimi anni lo dimostra (mentre i miei critici di destra e di sinistra concordemente insistono sul sostenere che "il popolo non è pronto" e che questi temi "sono troppo difficili" e quindi devono occuparsene loro e non ha senso fare divulgazione - che peraltro non avrebbero gli strumenti culturali per fare, come alcuni goffi tentativi hanno dimostrato).
Il mio punto è un altro, un po' sottile (quindi non mi offenderò se non verrà capito, prometto): da un lato c'è la questione metodologica (il teatrino del contraddittorio non è metodologicamente ammissibile come strumento di creazione di una verità scientifica, e diventa poi impraticabile se dall'altra parte c'è - come purtroppo in questo caso - il nulla scientifico), e dall'altro c'è una questione politica. A un certo punto la scelta dell'euro, come quella del nucleare, come quella del maggioritario, come ogni scelta che una democrazia moderna deve affrontare (e dovrebbe far affrontare ai propri elettori) diventa una scelta politica. Certo, informarsi è essenziale. Ma se ci mettiamo nella strada di ritenere che ogni scelta debba essere presa dopo essersi appropriati del contenuto tecnico sottostante temo che il tasso di astensionismo raggiungerebbe il 100%.
All'amico in questione io riassumerei il mio ragionamento politico in questo modo: caro, tu sei maggiorenne, e voti. Pensi che l'euro ti faccia bene? Vedi prosperità intorno a te in questo momento? Bene, appoggia pure le forze che lo sostengono. Pensi il contrario? Bene, appoggia le forze che si oppongono. Non ce ne sono? Poffarbacco! Non me ne ero accorto... Non pensi che questo segnali un grosso problema? Ma comunque, amico caro, vedi, rimane il fatto che:
(1) siamo in democrazia,
(2) tu devi fare delle scelte politiche (che in questo caso specifico non puoi fare perché lo spazio politico è occupato interamente da un unico schieramento),
(3) io non devo e non voglio convincere nessuno, nemmeno te.
Non che tu non sia abbastanza importante, no, tutt'altro: anzi, sono convinto che per te sarai importantissimo.
Ma semplicemente perché non mi interessa. Ti piace l'euro? Tienitelo. Non ti convincono i "miei" ragionamenti perché sono troppo convincenti? Che brillante paradosso, complimenti! E allora convinciti del contrario.
Di base, sono fatti tuoi.
Io non devo convincerti, e tu non chiedermi di metter su un teatrino per convincerti. Ti convincerà la violenza dei fatti. A me interessa lasciare una testimonianza, non catturare consenso. Questo ho fatto, e ora scusatemi, ho da fare: da capire (in solitudine) resta ancora molto...
Professor Bagnai buonasera.
Le faccio innanzitutto i complimenti per
il lavoro di divulgazione che sta svolgendo e che già ha svolto nel
corso di questi mesi con indefessa passione ed efficacia comunicativa
insolita tra gli economisti. Come me ha avvicinato molta gente alla
materia economica e ha reso palese, con dovizia di argomentazioni,
quanto il modello economico adottato da un Paese (o gruppo di Paesi)
possa influire sulle scelte politiche e sugli ordinamenti dei singoli
Stati (o esattamente il contrario). Sono un laureando in Farmacia e
grazie agli strumenti da lei forniti ho potuto avere un approccio "soft"
ed entrare umilmente in meccanismi che, diversamente, mi sarebbero
rimasti per sempre oscuri,
Dopo averla annoiata le porto i miei due quesiti:
-
Potrebbe citarmi, per completezza d'informazione, una bibliografia o
documentazione su economisti che sposano posizioni antitetiche alla sua?
Le chiedo questo per avere una cultura in merito eclettica e potermi
costruire un pensiero critico autonomo (le sue argomentazioni sono
risultate fin troppo convincenti! Si scherza).
- Se è a conoscenza della MMT, di cui Paolo Barnard si propone come portavoce in Italia, e se
ritiene che la dottrina proposta abbia fondamento o possa esser relegata
a rango di "fantascienza" come molti sostengono. Curiosa è la
definizione anticonvenzionale delle "Tasse" in un sistema a valuta
sovrana e concetti correlati.
Spero di esser stato chiaro nella formulazione.
La ringrazio Anticipatamente
Prima osservazione al volo: la correlazione fra le due domande non è spuria (e gli esperti del settore capiranno)...
Mi sono già espresso sulla seconda domanda dando un giudizio articolato, mi spiace per chi non lo ha letto con sufficiente attenzione, ma non voglio tornare su questa storia. Ho stabilito un rapporto cordiale, anche se necessariamente poco intenso (siamo tutti molto occupati) con Warren Mosler, che spero possa essere produttivo, svincolandomi dalla scellerata logica delle sfide all'OK Corral promossa da chi sapete voi e alla quale chi non sapete voi aveva pienamente aderito, ma per il resto il mio giudizio politico sull'uso della MMT nel panorama italiano rimane quello che ho espresso a suo tempo, e non mi pare che i fatti mi spingano a una revisione. Sul piano scientifico... be', per quello passiamo alla prima domanda.
Il cordiale lettore esprime un atteggiamento comune, atteggiamento che vuole essere di apertura mentale, di equilibrio, di "pastrufaziana latitudine di visuali" (per chi sa cosa sia), e che invece a me sembra il non plus ultra della superficialità e della supponenza. Sì, forse sono un po' cattivello, ma seguitemi un attimo...
Intanto, non sto parlando del fatto che il simpatico laureando in materia non affine mi abbia preso per la sua segretaria. Quella è una piccola bavure che possiamo perdonare alla sua giovinezza (che di per sé non è un difetto: dipende molto dall'uso che se ne fa).
No, mi riferisco a un'altra cosa.
Mettiamola così. Come si sentirebbe il giovane laureando se io gli ponessi questa domanda: "Buon giorno, giovane e brillante laureando, lei è tanto bravo e bla, bla, bla... Vorrei porle una domanda: sento dire da alcuni che le infezioni batteriche si curano con gli antibiotici, ma vorrei sentire un parere contrario. Potrebbe produrmi una lista di testi che dimostrino che le infezioni batteriche invece si curino col cortisone? Sa, io non so niente di chimica, né di biologia, né di anatomia, né di fisiologia, ma vorrei farmi un'idea con la mia testa (della quale peraltro ignoro contenuto e funzionamento)."
Il brillante laureando si farebbe due risate e nemmeno mi risponderebbe... ma questo solo perché il contenuto della sua testa (if any) gli impedirebbe di capire che la domanda che lui mi ha posto è, trasportata nella mia disciplina, esattamente quella che io ho ipoteticamente posto a lui!
Ora, credo che chiunque abbia letto un libro senza figure e quindi sia una persona di cultura, e non il diligente detentore di un sapere meramente tecnico, abbia gli strumenti critici per capire da sé cosa c'è che non va in questo approccio. Per gli altri, faccio, come di consueto, il disegnino.
La prima cosa che non va è piuttosto banale: la scienza esiste!
Ne consegue che nessuno, che non sia un cialtrone, può sostenere che la cosa migliore da fare se ti prendi un'infezione batterica sia imbottirsi di Bentelan, e parimenti nessuno, che non sia un cialtrone, può sostenere che la cosa migliore da fare per paesi diversi e in diversi stadi di sviluppo sia aderire ad un'unione monetaria.
E infatti ricordo che:
(1) la lista dei contributi scientifici che avevano ammonito sui pericoli di questa scelta meramente politica è sterminata (e salvo prova contraria quelli di avviso opposto sono minoritari e, come nel caso di "Spennacchiotto" Rose e dei teorici dell'OCA endogena, prontamente sbriciolati dalla critica motivata dei colleghi - perché la scienza esiste);
(2) qualsiasi contraddittorio serio io abbia dovuto affrontare si è svolto secondo il noto modello "Bagnai ha ragione ma x", dove x è qualsiasi cosa non c'entri nulla né con l'economia né con i problemi che abbiamo di fronte (sogni europei, politica che vola alto, e simili). L'esempio più brillante è qui ma potrei produrne altri;
(3) sarebbe facile dimostrare (e ci dedicheremo a questo nella campagna d'inverno) che i sostenitori del cortisone nella cura delle malattie infettive, pardon, i sostenitori dell'euro, sono in perenne contraddizione (un esempio qui) e soprattutto in conflitto di interessi per la propria contiguità a interessi lobbistici di vario tipo.
Insomma: se non esistono lavori seri che sostengano l'opportunità dell'uso del cortisone in certe circostanze, né dell'euro in Europa, non posso certo scriverli io per offrirli al prudente apprezzamento del giovane laureando! Se non ci sono un motivo ci sarà, e non mi sembra sia difficile capirlo. Difficile capire come mai una persona che si sta laureando in una scienza "dura" non abbia quegli strumenti critici che gli consentano una "metalettura" del dibattito. Non ci dovrebbe voler molto per rendersi conto del pantano di contraddizioni che istwine evidenzia nel link riportato sopra, o sbaglio? Ma non entro in questo.
Nella domanda quindi vedo molta superficialità, ma si sa, io sono strano.
La seconda cosa che non va è più grave: la definirei (IMAO) una sterminata supponenza. Posto anche che un dibattito in economia ci sia (e non c'è, perché abbiamo visto che i giochi erano chiusi fin dall'inizio, e gli stessi politici hanno con continuità affermato che nella scelta dell'euro non c'era alcuna logica di ordine economico, ma solo un logica di ordine politico, che loro espongono come valore positivo - "il sogno europeo, la fine delle guerre, combattere uniti contro la Cina..." sì, lo so, è contraddittorio: vedi sopra! -, ma che in realtà è semplicemente il desiderio di lasciar mano libera al capitale finanziario), bene, posto che un dibattito in economia ci sia, come puoi tu, che di economia nulla sai, che nessuna formazione hai, che non sai di economia politica, di scienza delle finanze, di statistica economica, di econometria, di storia economica, ecc. pensare di farti un'idea "con la tua testa"? Pensare cioè di risolvere con la tua intuizione non informata un eventuale dibattito che (se ci fosse) coinvolgerebbe le migliori menti del campo da decenni? E chi sei? Einstein? Ma nemmeno lui si arrischiava troppo in campi diversi dal suo, per quanto ne so. Così non faccio io, così non fa alcuna persona intelligente, e così non dovresti fare tu. Se entrassi nella tua futura farmacia con una ricetta "decisa con la mia testa" e da me scritta sulla carta del fornaio, cosa faresti? Fammi sapere, che magari divento tuo cliente...
Non so se vedete la sterminata supponenza, fondata, ovviamente, su una parolina semplice semplice, sul più lurido dei pronomi:
IO
Nella richiesta, che a molti di voi, lo so, purtroppo sembrerà anche logica, del brillante IO di turno leggo soprattutto due cose: un profondo disprezzo per la materia che insegno, che all'IO di turno (come ai tanti ingenGNIeri) sembrerà facile, perché al livello al quale riescono a percepirla sui giornali non ci sono quelle formulette pseudo-complesse che per loro sarebbero vera garanzia di scientificità; e poi, naturalmente, ci leggo anche una fiducia eccessiva nelle proprie capacità, che saranno anche provate e valide nel campo di indagine che IO si è scelto, ma che non possono infrangere una dura legge di Natura (matrigna): non omnes possumus omnia.
Non credo che a me verrebbe mai in mente di risolvere "con la mia testa" un dibattito sulla natura dei neutrini dopo aver letto la Fisica di Aristotele e un libro di Feynman, così, per dire...
Eppure questo atteggiamento, palesemente assurdo, è diffuso, diffusissimo.
E le sue radici non sono difficili da rintracciare. Semplicemente, come ho più volte detto (ma lo ripeto volentieri) questo è il risultato di 20 anni (e più) di monopolio dell'informazione a senso unico. Un monopolio per lo più berlusconiano (certo, chi lo nega), ma funzionale comunque agli stessi interessi che gli pseudoavversari, e oggi pseudoalleati di Berlusconi (i PDni), fieramente difendevano e difendono. Per rendere accettabile agli elettori "di ampie vedute" (come il nostro brillante IO) la situazione, era necessario nasconderla sotto le vesti di una esornativa e sterile par condicio. La drammaturgia del contraddittorio (finto) diventava lo strumento attraverso il quale convincere i "brillanti" e "colti" piddini che l'opinione che gli veniva inculcata in realtà erano loro che se la stavano facendo, assistendo a un "dibattito", e decidendo "con la propria testa".
Porelli...
La par condicio, il contraddittorio, se volete, è la definitiva vittoria della cultura dell'emozione e dell'immagine su quella del ragionamento e della logica, è la definitiva vittoria dei libri "con figure" sui libri "senza figure". Perché? Ma è semplice! Perché è la negazione di un dato fondamentale: l'apprendimento è un atto individuale ed interiore, è la morte del proprio io ignorante, sostituito da un io meno ignorante, e morire è un atto faticoso e solitario. Non è mettersi alla finestra a guardare due che litigano per motivi che ignori, e decidere che parteggi per quello che urla di più o di meno: questo io lo definirei piuttosto un atto facile ed esteriore. Per questo motivo mi sono spesso sottratto a futili ordalie, come in questo caso. Semplicemente, chi ha bisogno di assistere al dibattito fra una persona intelligente e un cialtrone per convincersi che il cialtrone è un cialtrone, non mi sembra sia molto intelligente, mi sembra invece molto condizionato dalle logiche del mondo dell'informazione (in particolare televisiva).
Ma il 99% dei piddini è convinto - perché è stato convinto - che le cose vadano così, che chiunque acceda ai libri con figure possa e anzi debba farsi un'opinione con la propria testa, assistendo a un dibattito spettacolarizzato e orientato.
Inutile sottolineare a chi faccia comodo questa convinzione: ovviamente, al potere (che logora chi non ce l'ha)!
E voi mi direte: però la richiesta è anche lecita: in fondo esprimeva solo un desiderio di informarsi, lecito, legittimo in democrazia. Sono pienamente d'accordo: penso anch'io che la domanda di informarsi possa essere lecita, e, anche se forse non lo avete notato, sono due anni che lavoro come un mulo in splendida solitudine per soddisfarla. Il mio punto non è assolutamente quello di dire che certi temi devono restare di competenza degli addetti ai lavori: tutto il mio lavoro di questi ultimi anni lo dimostra (mentre i miei critici di destra e di sinistra concordemente insistono sul sostenere che "il popolo non è pronto" e che questi temi "sono troppo difficili" e quindi devono occuparsene loro e non ha senso fare divulgazione - che peraltro non avrebbero gli strumenti culturali per fare, come alcuni goffi tentativi hanno dimostrato).
Il mio punto è un altro, un po' sottile (quindi non mi offenderò se non verrà capito, prometto): da un lato c'è la questione metodologica (il teatrino del contraddittorio non è metodologicamente ammissibile come strumento di creazione di una verità scientifica, e diventa poi impraticabile se dall'altra parte c'è - come purtroppo in questo caso - il nulla scientifico), e dall'altro c'è una questione politica. A un certo punto la scelta dell'euro, come quella del nucleare, come quella del maggioritario, come ogni scelta che una democrazia moderna deve affrontare (e dovrebbe far affrontare ai propri elettori) diventa una scelta politica. Certo, informarsi è essenziale. Ma se ci mettiamo nella strada di ritenere che ogni scelta debba essere presa dopo essersi appropriati del contenuto tecnico sottostante temo che il tasso di astensionismo raggiungerebbe il 100%.
All'amico in questione io riassumerei il mio ragionamento politico in questo modo: caro, tu sei maggiorenne, e voti. Pensi che l'euro ti faccia bene? Vedi prosperità intorno a te in questo momento? Bene, appoggia pure le forze che lo sostengono. Pensi il contrario? Bene, appoggia le forze che si oppongono. Non ce ne sono? Poffarbacco! Non me ne ero accorto... Non pensi che questo segnali un grosso problema? Ma comunque, amico caro, vedi, rimane il fatto che:
(1) siamo in democrazia,
(2) tu devi fare delle scelte politiche (che in questo caso specifico non puoi fare perché lo spazio politico è occupato interamente da un unico schieramento),
(3) io non devo e non voglio convincere nessuno, nemmeno te.
Non che tu non sia abbastanza importante, no, tutt'altro: anzi, sono convinto che per te sarai importantissimo.
Ma semplicemente perché non mi interessa. Ti piace l'euro? Tienitelo. Non ti convincono i "miei" ragionamenti perché sono troppo convincenti? Che brillante paradosso, complimenti! E allora convinciti del contrario.
Di base, sono fatti tuoi.
Io non devo convincerti, e tu non chiedermi di metter su un teatrino per convincerti. Ti convincerà la violenza dei fatti. A me interessa lasciare una testimonianza, non catturare consenso. Questo ho fatto, e ora scusatemi, ho da fare: da capire (in solitudine) resta ancora molto...
giovedì 22 agosto 2013
Dal Lodner al Seelenkogel
(perché a me piacciono i posti dove va chi può, non chi vuole. Come questo blog. Nfa e le spiagge li lascio ai dottor Livore anti-Stato)...
(p.s.: ma anche dall'Ötschspitz all'Alplerspitz...)
Addendum del 23/8: a max zeiss: grazie per il commento, ma ovviamente non lo pubblicherò, altrimenti vanificherei il tuo cortese gesto di suggerirmi un posto relativamente privo di rompiscatole. Ne conosco molti anch'io, in riva al mare, e indovina un po' perché non ne parlo?... Bravo, hai indovinato!
Una delle cose che meglio dipingono la civiltà nella quale viviamo sono quei concorsi di certe rivista che invitano i lettori a segnalare "i luoghi del loro cuore". E quelli lo fanno! Prova che non hanno un cuore. Se vi segnalo i luoghi qua sotto è solo perché per arrivarci il cuore forse non serve, ma i polmoni sì. Sarà per questo che a differenza delle spiagge le montagne non sono ancora diventate degli enormi posacenere...
(p.s.: ma anche dall'Ötschspitz all'Alplerspitz...)
Addendum del 23/8: a max zeiss: grazie per il commento, ma ovviamente non lo pubblicherò, altrimenti vanificherei il tuo cortese gesto di suggerirmi un posto relativamente privo di rompiscatole. Ne conosco molti anch'io, in riva al mare, e indovina un po' perché non ne parlo?... Bravo, hai indovinato!
Una delle cose che meglio dipingono la civiltà nella quale viviamo sono quei concorsi di certe rivista che invitano i lettori a segnalare "i luoghi del loro cuore". E quelli lo fanno! Prova che non hanno un cuore. Se vi segnalo i luoghi qua sotto è solo perché per arrivarci il cuore forse non serve, ma i polmoni sì. Sarà per questo che a differenza delle spiagge le montagne non sono ancora diventate degli enormi posacenere...
mercoledì 21 agosto 2013
La resistenza all'euro
(visto che dalle fogne del web stanno risbucando fuori quelli che "'a rata der mutuo", i terroristi da quattro soldi al mazzo incapaci non dico di produrre, ma evidentemente nemmeno di accostarsi a leggere un'analisi seria e documentata come quelle di Bootle o di Nordvig - per citare due al cui campo certa gente dice di appartenere, e per non entrare nella sterminata lista degli economisti che avevano ampiamente previsto la catastrofe - sarà il caso di ricordare che la resistenza all'euro non è un problema di braccino corto...)
da Bagnai, A. (2012) "Il tramonto dell'euro", Reggio Emilia: Imprimatur, p. 260
da Bagnai, A. (2012) "Il tramonto dell'euro", Reggio Emilia: Imprimatur, p. 260
La resistenza all’euro
Permettetemi una considerazione personale.
Sono stanco di discutere i vantaggi o gli svantaggi
economici della moneta unica. Ho mostrato come altri, da decenni, l’abbiano
fatto con maggiore autorevolezza di me, giungendo a conclusioni univoche. Il
punto però non è questo. Io vorrei chiedervi: i nostri padri, i nostri nonni,
che a un certo punto hanno deciso di andare sulle montagne per fare la
Resistenza, e anche quelli che invece sono rimasti a casa, secondo voi, prima
di partire o di restare, si sono chiesti se l’anno dopo la benzina sarebbe costata
due euro al litro? Si sono chiesti se l’inflazione sarebbe aumentata di uno,
due, o dieci punti? Si sono chiesti cosa sarebbe successo alla rata del mutuo?
Non credo. Avranno avuto altre motivazioni, e sono certo che
non tutte saranno state nobili, perché l’uomo è fatto così. Ma il conto della
serva non penso che lo abbiano fatto in molti: né quelli che sono partiti, né
quelli che sono restati.
Preciso il concetto, qualora non fosse chiaro.
Se anche fuori dall’euro ci fosse un baratro economico (ma
le cose, come vedremo, stanno in modo diametralmente opposto), se anche
l’uscita ci consegnasse, come pretendono certi strampalati disinformatori, alle
sette piaghe d’Egitto, sarebbe comunque dovere morale e civile di ogni italiano
opporsi al simbolo di un regime che ha fatto della crisi economica un metodo di
governo, che ha eletto a propria bandiera la deliberata ed esplicita e
rivendicata soppressione del dibattito democratico.
Opporsi all’euro è l’unico segnale che oggi rimanga a un
cittadino europeo per dichiarare il proprio dissenso verso il metodo
paternalistico con il quale l’élite mette il popolo di fronte al fatto
compiuto, affinché il popolo vada dove l’élite vuole condurlo. Così come
l’autore del divorzio ammette di essere stato perfettamente consapevole del fatto che questo avrebbe condotto a un’esplosione del debito, gli autori
dell’euro ammettono di essere stati perfettamente consapevoli che iniziare
l’integrazione europea dalla moneta avrebbe condotto a una crisi. Sfido io!
C’erano trent’anni di letteratura accademica a dimostrarlo. Ma, teorizzano
questi politici, la crisi era necessaria: bisognava che il debito pubblico
esplodesse perché lo Stato imparasse a spendere di meno; bisognava che l’Europa
arrivasse all’orlo del conflitto perché gli Stati si decidessero a muovere
verso la non meglio specificata “unione politica”.
Solo che in questi argomenti c’è sempre qualcosa che non
torna. Dopo il divorzio lo Stato non ha speso di meno, ma di più, e per di più
orientando la propria spesa verso i più ricchi. L’unione politica proposta si
configura sempre di più come progetto imperialistico: si parla apertamente di
creare Zone economiche speciali in Grecia, di mettere sotto tutela tutti i
governi periferici…
Se accettiamo questo metodo, non ci sono limiti a quello che
ci potrà essere imposto. E l’unico modo per opporci è rifiutare l’euro, il
segno più tangibile di questa politica e dei suoi fallimenti.
(ricordiamolo: la democrazia non è un posto per "trader" - de sarsicce - col braccino corto...)
domenica 18 agosto 2013
Questo lo sapevate?
(...ci sono i fire sales, e c'è il friendly fire. Sapevatelo. Il vallone dell'Agnellizza. Camminare sui morti, sui tuoi morti. Di questo parlano tutte le testimonianze. Spiace dirlo, ma oggi c'è chi riesce a farlo con molta disinvoltura...)
giovedì 15 agosto 2013
Colleghi...
(Duomo di S. Rocco ad Asiago, programma: romanticismo francese. Dopodomani tocca a noi. È pieno di gente, chissà quante desinenze in "in". Verrà a fare la recensione anche qui, il nostro tuttologo preferito? Noi lo aspettiamo fiduciosi...)
Varie su a/simmetrie
(molto brevemente)
Permettetemi di ringraziarvi tutti per il sostegno che state dando ad a/simmetrie. Sapevo che avreste reagito con generosità, per un motivo molto semplice: vi ho dato tanti cattivi esempi, lo so, ma anche un buon esempio. Da due anni mi sto spendendo oltre il limite delle mie forze per portare un minimo di equilibrio nel dibattito economico. Chi è stato in grado di intuire lo sforzo compiuto si è sentito in dovere di ricompensarlo, lasciando agli inevitabili imbecilli il compito di chiedere ulteriori "gesti eclatanti". Ripeto per l'ultima volta: chi desidera incatenarsi di fronte al Quirinale, darsi fuoco al Circo Massimo, mandare in giro striscioni, ecc. è libero di farlo: siamo in democrazia. Basta che non ce lo dica e che non ci coinvolga in gesti che si prestano a facili e dannose strumentalizzazioni.
Ma guardiamo avanti, con qualche notizia sparsa.
Non è l'unico contributo che Gennaro pensa di dare alla vita dell'associazione: stiamo pensando da tempo a come impostare un programma di ricerca comune e speriamo che l'associazione possa costituire il luogo adatto nel quale realizzare questo nostro progetto.
Come ogni Statuto di ogni A.P.S. anche il nostro regola le modalità di associazione, secondo gli standard di ogni associazione culturale: si fa domanda, e la domanda viene valutata da un organo dell'associazione. Ogni associazione trae la propria ragion d'essere dal fatto di poter contare sul contributo attivo dei soci al raggiungimento dello scopo sociale. Lo stesso vale per noi. Chi riterrà di potersi "impegnare personalmente per il raggiungimento delle finalità previste dallo Statuto" potrà fare domanda e saremo lieti di accoglierla, sulla base di una filosofia ben precisa: con la quota di iscrizione si paga il diritto di "impegnarsi". Molti di voi lo stanno già facendo da tempo e io lo so, e infatti ad alcuni, senza particolare priorità, seguendo la casualità dei contatti e degli avvenimenti piuttosto convulsi di questa "vacanza", ho già preannunciato che avrei avuto piacere di accogliere una loro domanda. Un esempio per tutti: Antonio Rinaldi, che con grandissima generosità ha contribuito e sta contribuendo al successo delle iniziative dell'associazione. Voglio precisare ancora una volta (lo dirò ogni volta, abituatevici) che un'associazione culturale non è un aborto di partituncolo (non faccio nomi). Il nostro compito non è raccogliere consenso. Ne consegue che la nostra forza e il nostro successo non si misurano dall'"essere tanti". Il nostro compito è elaborare e proporre contenuti, e quindi la nostra forza è fare proposte sensate e portarle all'attenzione del maggior numero di interlocutori qualificati.
Un'altra notazione: capisco il valore che per molti tuttora ha l'"appartenenza". Se l'appartenenza non fosse un valore, del resto, non si capirebbe perché molti ex-comunisti abbiano appoggiato, dalla base, il progetto eurista del democristiano Prodi. Lo facevano perché gli era stato detto che Prodi guidava la sinistra, e loro sapevano di appartenere alla sinistra, ergo loro dovevano piegarsi all'eurismo di Prodi (e tuttora lo sostengono).
L'appartenenza era il porto sicuro nel quale lasciare attraccata la caravella del pensiero critico, amarrata solidamente, non sia mai dovesse salpare per scoprire nuovi mondi... Ecco, scusate se ve lo faccio notare: questa appartenenza, l'appartenenza come formalizzazione della pigrizia mentale, questa merce qua, è una merce secondo me piuttosto avariata. Non ho promosso la costituzione di a/simmetrie per vendervi 50 euro di appartenenza.
Qualcuno (su Twitter) vuole le magliette. Vabbe', magari le magliette le facciamo: in effetti il logo merita un certo risalto! Basta però che rimanga un'iniziativa goliardica: il compito di un'associazione come a/simmetrie non è vendere appartenenza: è proporre contenuti. Spero mi capiate e non siate urtati da queste osservazioni: se ne può discutere, ovviamente. In questa sede vi dico come la penso, mi farete sapere se siete d'accordo.
Sicuramente molti di voi potranno dare un contributo prezioso (di idee, di competenze professionali, di sforzo divulgativo...). Vi chiedo solo un minimo di pazienza. Abbiamo dovuto fare in fretta, spinti dalla necessità di organizzare l'evento di Pescara, di avviare la raccolta fondi per assicurare il successo dei primi eventi, ecc. Per questo motivo siamo indietro con alcuni snodi tecnici, fra i quali la redazione del regolamento interno, che discipinerà, fra l'altro, le modalità pratiche di associazione. Lo sforzo organizzativo che dobbiamo gestire per organizzare i prossimi eventi è notevole, ma credo che riusciremo a risolvere questi problemi in tempi relativamente rapidi, e ovviamente vi terrò al corrente.
Risolveremo anche questo.
Abbiamo tutti i nomi di chi ha contribuito, modificheremo l'interfaccia in modo da richiedere un consenso esplicito alla pubblicazione del contributo (per chi vorrà farlo), e saneremo la situazione pregressa chiedendo (noi) a chi desidera che il suo contributo sia inserito nella lista di segnalarcelo per email quando sarà il momento.
È importante che sia chiaro a tutti di quante risorse disponiamo: è un'esigenza di trasparenza, ma anche uno strumento di marketing.
Anche qui, vi chiedo un minimo di pazienza. Dobbiamo aggiornare il sito alla prossima release di WordPress, dobbiamo immaginare un modo elegante di inserire queste informazioni, e poi dobbiamo raccoglierle ed elaborarle. Abbiamo anche altre priorità: partire con la versione inglese, ad esempio. Ma con calma riusciremo a fare anche questo.
Ora, per qualche giorno dovrò pensare a altro. Ma naturalmente continuerò a pensare anche a voi. Grazie di nuovo e a presto per parlare di contenuti.
Permettetemi di ringraziarvi tutti per il sostegno che state dando ad a/simmetrie. Sapevo che avreste reagito con generosità, per un motivo molto semplice: vi ho dato tanti cattivi esempi, lo so, ma anche un buon esempio. Da due anni mi sto spendendo oltre il limite delle mie forze per portare un minimo di equilibrio nel dibattito economico. Chi è stato in grado di intuire lo sforzo compiuto si è sentito in dovere di ricompensarlo, lasciando agli inevitabili imbecilli il compito di chiedere ulteriori "gesti eclatanti". Ripeto per l'ultima volta: chi desidera incatenarsi di fronte al Quirinale, darsi fuoco al Circo Massimo, mandare in giro striscioni, ecc. è libero di farlo: siamo in democrazia. Basta che non ce lo dica e che non ci coinvolga in gesti che si prestano a facili e dannose strumentalizzazioni.
Ma guardiamo avanti, con qualche notizia sparsa.
Gennaro Zezza a Pescara
Sono lieto di annunciarvi che al convegno di Pescara (il nostro secondo "compleanno") parteciperà Gennaro Zezza, nella sessione di domenica mattina, presentandoci i risultati delle sue ricerche sugli effetti dell'austerità in Grecia. Insieme all'intervento di Joao Ferreira do Amaral, l'intervento di Gennaro completerà una sessione che farà il punto sulle prospettive dei paesi periferici.Non è l'unico contributo che Gennaro pensa di dare alla vita dell'associazione: stiamo pensando da tempo a come impostare un programma di ricerca comune e speriamo che l'associazione possa costituire il luogo adatto nel quale realizzare questo nostro progetto.
Statuto
Nel sito dell'associazione ora trovate lo Statuto. Sarà un'utile lettura per i precisazionisti amanti della burocrazia: c'è scritto né più né meno che quello che trovate nello statuto di qualsiasi A.P.S. (associazione di promozione sociale). Per questo motivo, come pure per il fatto che altre associazioni non lo pubblicano nel sito web, non avevo ritenuto prioritario inserirlo. Sul sito de lavoce.info, per dire, non l'ho trovato (e prima di oggi non l'avevo nemmeno cercato). Ma ora che ho risolto questioni più urgenti, figuratevi se ho qualcosa da nascondervi!Come ogni Statuto di ogni A.P.S. anche il nostro regola le modalità di associazione, secondo gli standard di ogni associazione culturale: si fa domanda, e la domanda viene valutata da un organo dell'associazione. Ogni associazione trae la propria ragion d'essere dal fatto di poter contare sul contributo attivo dei soci al raggiungimento dello scopo sociale. Lo stesso vale per noi. Chi riterrà di potersi "impegnare personalmente per il raggiungimento delle finalità previste dallo Statuto" potrà fare domanda e saremo lieti di accoglierla, sulla base di una filosofia ben precisa: con la quota di iscrizione si paga il diritto di "impegnarsi". Molti di voi lo stanno già facendo da tempo e io lo so, e infatti ad alcuni, senza particolare priorità, seguendo la casualità dei contatti e degli avvenimenti piuttosto convulsi di questa "vacanza", ho già preannunciato che avrei avuto piacere di accogliere una loro domanda. Un esempio per tutti: Antonio Rinaldi, che con grandissima generosità ha contribuito e sta contribuendo al successo delle iniziative dell'associazione. Voglio precisare ancora una volta (lo dirò ogni volta, abituatevici) che un'associazione culturale non è un aborto di partituncolo (non faccio nomi). Il nostro compito non è raccogliere consenso. Ne consegue che la nostra forza e il nostro successo non si misurano dall'"essere tanti". Il nostro compito è elaborare e proporre contenuti, e quindi la nostra forza è fare proposte sensate e portarle all'attenzione del maggior numero di interlocutori qualificati.
Un'altra notazione: capisco il valore che per molti tuttora ha l'"appartenenza". Se l'appartenenza non fosse un valore, del resto, non si capirebbe perché molti ex-comunisti abbiano appoggiato, dalla base, il progetto eurista del democristiano Prodi. Lo facevano perché gli era stato detto che Prodi guidava la sinistra, e loro sapevano di appartenere alla sinistra, ergo loro dovevano piegarsi all'eurismo di Prodi (e tuttora lo sostengono).
L'appartenenza era il porto sicuro nel quale lasciare attraccata la caravella del pensiero critico, amarrata solidamente, non sia mai dovesse salpare per scoprire nuovi mondi... Ecco, scusate se ve lo faccio notare: questa appartenenza, l'appartenenza come formalizzazione della pigrizia mentale, questa merce qua, è una merce secondo me piuttosto avariata. Non ho promosso la costituzione di a/simmetrie per vendervi 50 euro di appartenenza.
Qualcuno (su Twitter) vuole le magliette. Vabbe', magari le magliette le facciamo: in effetti il logo merita un certo risalto! Basta però che rimanga un'iniziativa goliardica: il compito di un'associazione come a/simmetrie non è vendere appartenenza: è proporre contenuti. Spero mi capiate e non siate urtati da queste osservazioni: se ne può discutere, ovviamente. In questa sede vi dico come la penso, mi farete sapere se siete d'accordo.
Sicuramente molti di voi potranno dare un contributo prezioso (di idee, di competenze professionali, di sforzo divulgativo...). Vi chiedo solo un minimo di pazienza. Abbiamo dovuto fare in fretta, spinti dalla necessità di organizzare l'evento di Pescara, di avviare la raccolta fondi per assicurare il successo dei primi eventi, ecc. Per questo motivo siamo indietro con alcuni snodi tecnici, fra i quali la redazione del regolamento interno, che discipinerà, fra l'altro, le modalità pratiche di associazione. Lo sforzo organizzativo che dobbiamo gestire per organizzare i prossimi eventi è notevole, ma credo che riusciremo a risolvere questi problemi in tempi relativamente rapidi, e ovviamente vi terrò al corrente.
Donazioni
Altro problema pratico (minore). A me sarebbe piaciuto pubblicare i nomi dei donatori e gli importi delle donazioni. Semplicemente, all'estero si fa così (un esempio tratto dal mio campo), e in Italia lo fa con molto scrupolo lavoce.info. Non siamo partiti fin dall'inizio con questa cosa per due motivi. Il primo, molto banale, è che avrebbe aggravato il lavoro del developer e dello staff, che prima di partire, fra l'altro, non sapevamo nemmeno come finanziare. Il secondo è che comunque la pubblicazione di nomi e importi richiede un assenso, e dovevamo stabilire le modalità tecniche per richiederlo. Un giorno molti vorranno essere ricordati per il fatto di aver contribuito a questa iniziativa, ma magari oggi qualcuno potrebbe preferire di restare anonimo, perché lavora per un piddino, o perché il suo partner non è d'accordo nello spendere i soldi così, o perché appartiene alla vecchia scuola secondo la quale la beneficenza è anonima (ma questa non è esattamente beneficenza)!Risolveremo anche questo.
Abbiamo tutti i nomi di chi ha contribuito, modificheremo l'interfaccia in modo da richiedere un consenso esplicito alla pubblicazione del contributo (per chi vorrà farlo), e saneremo la situazione pregressa chiedendo (noi) a chi desidera che il suo contributo sia inserito nella lista di segnalarcelo per email quando sarà il momento.
È importante che sia chiaro a tutti di quante risorse disponiamo: è un'esigenza di trasparenza, ma anche uno strumento di marketing.
Anche qui, vi chiedo un minimo di pazienza. Dobbiamo aggiornare il sito alla prossima release di WordPress, dobbiamo immaginare un modo elegante di inserire queste informazioni, e poi dobbiamo raccoglierle ed elaborarle. Abbiamo anche altre priorità: partire con la versione inglese, ad esempio. Ma con calma riusciremo a fare anche questo.
Ora, per qualche giorno dovrò pensare a altro. Ma naturalmente continuerò a pensare anche a voi. Grazie di nuovo e a presto per parlare di contenuti.
martedì 13 agosto 2013
domenica 11 agosto 2013
Due anniversari e una nascita
Esattamente due anni e tre giorni fa, l’8 agosto 2011,
inviavo alla redazione di sbilanciamoci, per pubblicazione sul sito di
sbilanciamoci, un articolo intitolato “L’Europa e l’euro”... Ma questa storia
la sapete già, ve l’ho raccontata qui.
Ogni tanto ho la sensazione che qualcuno se la dimentichi, ma non voglio
parlarvene oggi. Per tanti motivi, non è questo il giorno per rievocare
invereconde agonie. Oggi parliamo di inizi promettenti, non di fini ingloriose.
Voglio parlarvi dell’agosto del 1995...
Nell’agosto del 1995...
L’undici agosto del 1995 l’Italia era governata dal 22°
governo della sua vita repubblicana, e dal secondo governo della XII
legislatura, il governo Dini, insediatosi 206 giorni prima. Uno dei tanti infausti
esempi di dipendenza del Governo dalla Banca centrale... ma non voglio parlare
di storia recente! Per non sbagliare, il premier si teneva stretto l’interim
del Tesoro (uno a caso), mentre alle Finanze era preposto Augusto Fantozzi (lo
ricordate?), e al Bilancio si avvicendavano Masera e Arcelli. Dal Colle (i
giornalisti dicono così) Oscar Luigi Scalfaro sorvegliava lo svolgersi delle
operazioni. La produzione industriale cresceva del 6.5% rispetto all’agosto
precedente, quell’agosto del 1994 nel quale Monti si era lanciato in uno
sperticato elogio
di Menem, criticando per la sua scarsa determinazione a imbrogliare gli
elettori (chi l’avrebbe mai detto!) niente meno che Silvio Berlusconi, il Presidente
del Consiglio del governo precedente, che sarebbe poi stato sostituito dal suo
ministro del Tesoro.
Crescita della produzione al 6.5%! “Un sugo de pesce!”,
direbbe un mio studente di Pescara (l’aneddoto è carino, ma ve lo racconto un’altra
volta). Certo, se lo paragoniamo al -2.1% dell’ultima rilevazione Istat, sono d’accordo.
Ma in realtà quel 6.5% era solo l’effimera inversione di una tendenza
decrescente. La crescita della produzione industriale aveva raggiunto il suo
massimo (all’11.3% su base tendenziale, cioè rispetto allo stesso mese dell’anno
precedente) nel dicembre del 1994. Poi, per fortuna (si fa per dire), era
arrivato i Ddini, che applicando il rigore tanto auspicato da Monti era
riuscito a far calare rapidamente la crescita fino al 4% del luglio 1995. Nell’agosto
un rimbalzo al 6.5%, e poi di nuovo giù...
Il raffreddamento dell’economia corrispondeva anche a un
certo raffrescamento del clima. L’11 agosto la massima era ancora a 32°, ma
sarebbe rapidamente precipitata a 22° dopo una settimana di temporali piuttosto
intensi. Ma naturalmente Repubblica titolava: “Ancora
tanto sole”. Avremmo dovuto capire...
Il Corriere della Sera si occupava, si come far suole, di
valori: Isabella Bossi Fedrigotti confortava una giovane (si fa per dire)
ventinovenne nella sua scelta di assaporare ancora a lungo il
gusto antico della verginità (qualcosa che a me fa pensare all’acqua
benedetta che la mia bisnonna teneva dentro la statuina della vergine di
Lourdes, ma io son barocco, non mi fate caso).
E, a proposito di valori, la lira cosa faceva? Ma
naturalmente si impennava, va da sé, proseguendo una tendenza all’apprezzamento
iniziata ad aprile. In agosto, la lira recuperava il 3% sull’Ecu (rispetto al
precedente mese di luglio). Un rafforzamento che non convinceva la buonanima
del povero
Dornbusch, che ci esortava a non farci illusioni. Invece, sarebbe
proseguito, portando rapidamente la lira nei dintorni di quella parità che a
Michele proprio non entra in testa (quant’era? 1700? 2000? No, Michele, no,
prendi la pasticca: 1936,27. Dai, per uno che si occupa di queste cose non
dovrebbe essere difficile! Fattici un tatuaggio: l’orecchino ce l’hai già, ti
tatui 1936,27 su un polso, così eviti altre grezze...).
No, non era il tempo delle illusioni. Per me era finito il
giorno prima, il 10 agosto. Con una decisione non priva di coraggio, Rockapasso
era venuta a prendermi. Ora, la storia è un po’ lunga, e anche un po’ delicata,
e sicuramente non sono io quello più intitolato a raccontarla, perché la storia
la scrivono i vincitori, si sa, e in questo caso la vincitrice è lei (che
domani, quando leggerà il post, mi sopprimerà: spero conserverete di me un caro
ricordo). Insomma, in effetti ero stato io a chiederle di venirmi a prendere.
Dove? Ma in un paese che stava svalutando rispetto alla lira. A riprova del
fatto, come ho spiegato agli studenti di Padova, che io sono un pessimo
economista: un ottimo economista non si sarebbe mai messo con una straniera a
lira debole, per poi rientrare sul mercato italiano a lira forte... Ma, ora che
ci penso: questa storia ve l’ho raccontata anche nel libro (a pag. 19)!
Ecco. L’11 agosto del 1995 iniziava la nostra vita insieme.
Una data che regolarmente dimentico, insieme a tante altre. Poi vedo il suo
muso lungo, o meglio, nemmeno lo vedo, lo avverto, sento il gelo, anche
attraverso le pareti... E cerco di farmi perdonare!
Posso immaginare la sua tensione.
Quale evento più probabile del prendersi l’ennesima
fregatura da un sòla come me? Ma c’era una cosa che lei non sapeva, la sapevo
solo io. Io avevo capito quello che lei aveva capito prima di me e che io mi
ero rifiutato di capire per alcuni anni (il conto chiedetelo a lei, se
interessa), cioè che lei era la donna della mia vita, o per lo meno del pezzo
più autentico, più importante, più vero della mia vita. Quello che è cominciato
l’11 agosto 1995, in un appartamento ancora quasi completamente privo di mobili
(le stanze sembravano così enormi), in una Roma quasi completamente deserta (la
gente ancora andava in vacanza). Perché vale per me quello che il mio maestro
Carlucci diceva di sé: “Ci metto molto a capire, ma quando ho capito non
defletto dalle conclusioni”.
Due figli dopo penso che si sia rassicurata. Anzi, non
escludo che considererebbe favorevolmente (almeno in certi casi, almeno così
dice) una mia repentina sparizione. Ma purtroppo non fumo, e quindi la frase
rituale (“Cara, scendo a prendere le sigarette”) da me non la sentirà mai.
Nell’agosto del 2013...
Non so se gli amici che ho torturato nell’ultimo mese hanno
letto abbastanza bene il libro da ricordarsi perché stavo mettendo loro tanta
fretta. Rockapasso, sarcastica, sì: “Certo, vuoi farlo nella stessa data, così
avrai qualcosa di veramente importante da ricordare...”. Sì, certe volte è un
po’ ‘nu casatiello, ma non riesco a volergliene: è genetico...
Ma ci tenevo a partire oggi, perché, come dice il mio
direttore di dipartimento (con un sorriso sornione che levati...): “Professore
Bagnai, lei è un sentimentale!”. C’est là mon moindre défaut...
Partire con cosa? Eh, ma quante cose volete sapere! Vi ho
già raccontato un bel po’ di fatti miei stasera... Ma vado avanti, perché
questi sono anche fatti vostri. Diciamo che sono il mio tentativo (che molti
non apprezzeranno – ricambiati) di rispondere all’eterna domanda.
CHE FARE?
Io ho fatto una cosa molto semplice, che, fra l’altro, mi avevate
consigliato voi. Vi ricordate di quando lo scorso anno stavo organizzando
Pescara, fra mille difficoltà? Qualcuno disse: “Ma perché non fai un’associazione?
Ci metti poco, non costa niente, e puoi gestire facilmente l’evento...”.
Be’, insomma, quel qualcuno la faceva facile. Ma il
suggerimento era giusto, e l’ho seguito. Lo scorso mese ho costituito con
Claudio Borghi e con qualche altro amico (meno di quanti avrei voluto, ma la
fretta era tanta e le intersezioni da gestire troppe) un’associazione: si chiama
a/simmetrie, il sito è on-line da pochi minuti, lo trovate qui.
Questa associazione risponde a due esigenze, entrambe
essenziali per me e spero per voi.
Organizziamoci
La prima, se vogliamo la più operativa, era quella di
costituire un veicolo che mi permettesse di gestire i miei eventi e la mia
attività di divulgazione, che vi permettesse di sostenermi, che vi consentisse
di fare qualcosa per mandare avanti la mia attività. Voglio essere estremamente
franco con voi. Gli ultimi cinque mesi della mia esistenza sono stati piuttosto
complessi. La quantità di impegni da gestire, con l’organizzazione di eventi
nazionali (le mille presentazioni del mio libro) e internazionali (li trovate
nel sito) mi hanno trasformato nella segretaria di me stesso. Ho dovuto
rinunciare a “nutrire” il blog, a scrivere sui giornali, ad andare in
televisione, a portare la vostra voce dove potesse essere ascoltata, e questo
per rispondere a decine di email, per prenotare biglietti, per richiedere
finanziamenti, per fare la coda alla posta spedendo copie del mio libro, ecc.
La domanda molto terra terra che vi faccio è questa: mi
preferite come segretaria, o come scrittore? Mi preferite come fattorino, o
come economista? Se la risposta è la seconda, allora, amici cari, ve lo dico
con molta sincerità: cacciate i soldi. Ovviamente non a me: io guadagno già
quanto mi basta. Ma questo blog, la mia attività, non può più essere gratis,
perché senza il supporto di un minimo di struttura non riesco a portarla avanti.
Senza un minimo di staff (per gestire la mia agenda, per ristrutturare e
gestire il sito, per programmare un piano di attività divulgative sui social
media, ecc.) questa esperienza non può decollare. E d’altra parte io posso
essere più utile facendo il mio vero lavoro, l’economista.
C’è bisogno di qualcuno che cominci a studiare seriamente
gli imminenti scenari del dopo uscita. A chi volete farli studiare questi
scenari? A quelli che “la contabilità nazionale è di destra perché Keynes non
era Marx?” (ma cari dilettanti, guardate il bicchiere mezzo pieno: se non era
Marx, non era nemmeno Caligola). O preferite che se ne occupi uno che dalla
tesi di dottorato in poi si è occupato di sostenibilità del debito pubblico?
C’è bisogno di qualcuno che occupi i mezzi di comunicazione per illustrare in modo professionale e incisivo quali sono le scelte che ci attendono. A chi volete farlo fare? Ai tanti esagitati arruffapopoli, creatori di partituncoli, propalatori di teorie della provvidenza, che il primo Boldrin di passaggio può asfaltare in un tour de main perché l’economia, porelli, non la sanno... Non so, fate voi. A me il quadro sembra abbastanza chiaro: nella competizione contro il sistema che ci sta stritolando, i cavalli vincenti sono due, e li conoscete: Claudio e un altro. Ora si sono associati. Sta a voi puntare sui cavalli vincenti. Se puntate su quelli sbagliati, be’, poi non lamentatevi.
Il fatto è che io, nonostante le affettuose parole di un amabile collega, non sono doppio: sono uno (e trino, forse, ma non me ne sono mai accorto). Quello che non avrebbe avuto senso l’anno scorso, perché non avevo incontrato le persone giuste, lo acquista adesso che sono riuscito a creare un minimo di staff. Ora bisogna che queste persone, che con affetto, partecipazione emotiva, ma anche grande razionalità e professionalità, mi hanno offerto il loro aiuto, possano lavorare in un quadro degno e possano avere un minimo di riconoscimento per i loro sforzi. Chiedendovi di sostenere a/simmetrie vi chiedo in primo luogo di permettermi di continuare a svolgere con sempre maggiore efficacia il mio lavoro, il lavoro che voi mi avete delegato a fare, finanziando un minimo di struttura, che mi consenta di fare tutto quello che finora ho fatto da solo (organizzare eventi, gestire siti, divulgare). Ci sono più di 2000 lettori fissi su questo blog, e chissà quanti “variabili”. Se ognuno pagasse una volta l’anno il biglietto di questo bel cinema, già saremmo un pezzo avanti.
Pagare perché, direte voi? Tu non vuoi fare “er partito”, tu non vuoi proporre “’a soluzzione politica”, tu non vuoi fare “er gesto eclatante”. A che servi?
Chissà se sono molti fra voi i
coglioni che la pensano così?
Perché vedete, io non vorrei
farvelo notare, ma le cose stanno così: un anno e mezzo fa non ero nessuno in
questo bel paese. Sedendomi dietro a una scrivania, con la sola forza della
parola, senza nemmeno poter contare, come poteva Claudio (per suo merito) sull’accesso
a giornali di una certa visibilità, son riuscito ad andare in televisione per
portare avanti un discorso che era stato tabù per alcuni decenni. E ora non
possono più ignorarmi, il che significa che non possono più ignorarvi. Quelli
ai quali questo non sembra abbastanza non sono evidentemente in grado di
capirne il significato. E, soprattutto, non capiscono che la battaglia politica
oggi si combatte sul fronte dell’informazione.
Certo, certo, i politici sono
stupidi, brutti e cattivi, ah, scusate, dimenticavo! E corotti (co’ du ere,
sinnò è erore). Come so’ corotti... Ma la soluzione c’è, vero? Li mandiamo
tutti a casa.
Ecco: quanto funzioni questa soluzione si è appena visto (ogni riferimento a insetti dotati di apparato stridulante è puramente intenzionale).
Io ho una percezione un po’ diversa. Qualche politico (praticamente tutti tranne quelli che vi sareste aspettati voi) una interlocuzione l’ha cercata, e il risultato qual è? Sempre il solito. Voi non ci crederete (o forse sì), ma molti ormai capiscono perfettamente quale sia la natura del problema, e cosa ci sia da fare. Ma hanno due problemi. Il primo è quello di poter affrontare certi temi senza esser presi per matti. Il secondo, parzialmente sovrapposto, è quello di poter dire la verità senza perdere elettori. Hanno bisogno, i politici, di qualcuno che riesca a riportare nel dibattito le scelte vere, fondamentali, quelle che riguardano la nostra appartenenza a questa Europa, il nostro ruolo e la nostra autonomia decisionale. E hanno bisogno di qualcuno che fornisca loro le parole e gli argomenti per gestire le paure degli elettori, quelle paure che loro stessi in trent’anni di propaganda dissennata, ma non sempre dolosa, hanno contribuito a rafforzare, e che dopo essere state per loro strumento di potere, rischiano di diventare adesso strumento della loro caduta. Perché il fatto che se non se ne esce con le buone se ne uscirà con le pessime lo hanno chiaro tutti, vi assicuro, tranne qualche dilettante dell’ekonomia (di quelli che non sanno come si quota il kambio).
Incidiamo nel dibattito
E questo lavoro, il lavoro di riportare nel dibattito
politico i temi veri, il lavoro di aiutare i politici a capire i problemi e a
gestire le loro paure, io e Claudio lo stiamo facendo, e direi anche con dei
risultati, a giudicare dal moltiplicarsi degli attacchi cui siamo sottoposti.
Ma qui viene la seconda esigenza, quella più “alta”, se
vogliamo.
Non possiamo continuare da soli, e non possiamo circoscrivere il nostro discorso di riforma del paese alla pur necessaria lotta per il ripristino di un minimo di razionalità economica. Bisogna che il discorso si allarghi e venga nutrito dal contributo di altri colleghi, dalle ricerche e dalle proposte politiche (cioè fatte alla polis) da economisti, giuristi, politologi. Bisogna insomma almeno provare a costruire un think tank che dia veste riconoscibile e autorevole a una proposta di sviluppo del nostro paese alternativa al “morire per Maastricht” di Letta, allo “Statoladrooooo” di Giannino, ma anche al “piccolo imprenditore metastasi” non mi ricordo più di chi, e via dicendo. Occorre una struttura che sia in grado di federare studiosi indipendenti dalla politica ma capaci di proposta politica, capaci di tradurre principi in programmi. Il mio testo, come sa chi lo ha letto, fa un tentativo in questo senso, ma certo occorre fare di più: occorre studiare, occorre creare un forum di confronto fra intellettuali e politici, occorre portare la vostra voce nelle sedi istituzionali, non attraverso la forma del partituncolo allo 0,%, ma dando maggiore visibilità e maggiore dignità al dibattito che qui stiamo conducendo da quasi due anni, attraverso una struttura che sia in grado di produrre veicolare contenuti alternativi. a/simmetrie nasce anche con questa ambizione.
Dice: “ma er finktank de sinistra nun ha mai funzionato!”
Calma, amici, calma. Io non vi sto parlando di questa sinistra, di quella dove tante persone giuste si mettono insieme per dire la cosa sbagliata (altrimenti De Cecco gli fa tottò sul sederino, come ha confessato in pubblico un certo Rodomonte...). Io vi sto parlando di mettere insieme persone che a certi palati raffinati potranno anche sembrare sbagliate (qualcuno me lo ha anche detto, ed è restato fuori), e che magari sbagliate lo saranno anche, ma solo dopo, dopo che insieme avremo fatto la cosa giusta: avremo liberato il nostro paese, dando la possibilità di riattivare una normale dialettica democratica.
Questa ora ci è preclusa. Io dico sempre che quando si
tornerà a poter votare per un partito diverso dal PUDE, certamente io e Claudio
Borghi rischiamo di votare per partiti diversi. Ma questa esperienza, questo
pezzo di cammino comune, ci sarà servito almeno a capire quello che non capisce
chi ragiona per appartenenza, cioè che la lealtà e la buona fede possono esistere
anche nello schieramento avverso.
E, attenzione: le precedenti esperienze “de sinistra” non
partivano da un uguale patrimonio di visibilità, di capacità di coinvolgimento,
di capacità di dialogo (certo, esclusi i traditori, ma su quello posso anche
lavorare, se lo ritenete). No, no, no. Partivano dalla consapevolezza di essere
gli “aristoi”, come Aristide, appunto, di non dover parlare al popolo perché “il
popolo non era ancora pronto”, ecc. La condiscendenza di Bisin verso Borghi è
seconda solo a quella di certi economisti “de sinistra”. Non costringetemi a
provarvelo: è tutto scritto.
Questa incapacità di individuare il buono dov’è, scardinando
la logica dell’appartenenza, unita all’incapacità di riscattarsi dal proprio
tradimento, e a un certo perbenismo (“Albevto, non puoi dive che l’euvo è
fascista!”) ha determinato i fallimenti precedenti. Se noi falliremo, sarà certo
per un altro motivo.
Ora vi lascio, sono esausto. Domani saprò cosa ne pensate.
Naturalmente sul sito di a/simmetrie trovate le istruzioniper iscrivervi al Goofycompleanno e potete già farlo, ma trovate anche altri
eventi. Date un’occhiata in giro e fatemi sapere. E soprattutto, mettetevi una
mano sul cuore e cercate di dimostrare che capite la differenza fra la teoria e
la pratica. In teoria eravate tutti pronti a gettare il cuore al di là dell’ostacolo.
In pratica molti non saranno pronti nemmeno a dare 5 euro. Io ho degli obiettivi
minimi: se li raggiungerò andrò avanti, altrimenti chi se ne frega. Non si può
salvare chi non vuole essere salvato. Io posso solo offrirvi una possibilità:
quella di darvi voce. Ma la decisione sta a voi. Se voi mi preferirete come segretaria, io mi preferirò come musicista. Da ciascuno secondo i suoi bisogni, a ciascuno secondo le sue possibilità!
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