venerdì 17 giugno 2022

Unione bancaria: a che punto siamo?

Uno de passaggio ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Il debito di Schrödinger":

Nel pressoché completo disinteresse del dibattito pubblico, ieri una decisione importante è stata assunta – col consueto tocco felpato - dall’Eurogruppo (che, d’altro canto, non essendo un organo previsto dai Trattati europei, non decide nulla e quindi non deve rendere conto a nessuno di quello che non decide…).

In uno slancio exoterico, provo a volgarizzarne i principali contenuti:

  • il terzo pilastro dell’unione bancaria, quello ancora mancante, è rinviato sine die: non ci sarà dunque nessuna assicurazione europea sui depositi;
  • si interverrà sul secondo pilastro, quello relativo alla gestione delle crisi bancarie. Nello specifico, in ossequio alla logica del level playing field, la Commissione europea presenterà una proposta per estendere l’applicazione della normativa sulla risoluzione e sul bail-in anche alle banche di dimensione medio-piccola, finora di fatto esonerate.

Questo significa che, mentre fino ad oggi le banche medio-piccole, in caso di crisi, non vengono sottoposte alla procedura europea di risoluzione e alla conseguente applicazione del bail-in, ma alla meno penalizzante procedura italiana di liquidazione coatta amministrativa, presto non sarà più così. 

Certo, la procedura europea che si applicherà a queste banche non sarà esattamente la stessa di quella prevista per le banche più grandi, ma saranno apportati correttivi e adattamenti, che saranno oggetto del negoziato europeo che seguirà la proposta della Commissione. Chi, però, “come quei c’ha mala luce”, legge “le cose che ne son lontano”, già può intravedere nel comunicato stampa dell’Eurogruppo la direzione in cui andrà la nuova legislazione:

1. sarà allargata la platea dei creditori bancari chiamati ad assorbire le perdite in caso di dissesto della banca: fino ad oggi, in caso di liquidazione coatta amministrativa, hanno pagato solo gli azionisti e i creditori subordinati, da domani – in ossequio alla logica del bail-in – forse saranno chiamati a contribuire anche i creditori chirografari (gli obbligazionisti ordinari) e chissà, magari … pure qualche titolare di depositi di importo superiore alla soglia di assicurazione di 100 mila euro;

2. come alle grandi banche, anche a quelle medio-piccole sarà richiesto di emettere un’adeguata quantità di obbligazioni (subordinate e ordinarie) su cui poter scaricare le perdite in caso di crisi, in ossequio alla logica del MREL. Mentre però le grandi banche possono dotarsi di questo cuscinetto di obbligazioni sopportando costi di finanziamento relativamente contenuti (certo, per le grandi banche italiane meno contenuti che per le grandi banche tedesche o francesi), per quelle medie e piccole, abituate a finanziarsi con depositi e altri fondi raccolti presso la clientela al dettaglio, presentarsi sui mercati dei capitali all’ingrosso sarà presumibilmente un massacro che ne incentiverà l’aggregazione, ossia l’acquisizione da parte di qualche player più grosso, magari straniero;

3. sarà prevista la possibilità di contribuire al ripianamento dei dissesti bancari da parte dei due fondi mutualistici finanziati dagli istituti di credito, ossia il fondo di risoluzione europeo e i fondi nazionali di assicurazione dei depositi. Il primo, benché finanziato da tutte le banche europee, è gestito arcignamente dal Single Resolution Board a Bruxelles, che lo ritiene utilizzabile solo nell’eventualità di un dissesto a rilevanza sistemica (ossia, di una grande banca francese o tedesca) e quindi presumibilmente non sarà accessibile nel caso di fallimento di una banchetta italiana (non lo è stato quando fallirono le due banche venete e dovette pagare lo Stato, figuriamoci in caso di banche più piccole). I secondi sono proprio loro, i fondi nazionali che sono intervenuti finora spesso e volentieri nell’ambito delle recenti crisi domestiche (Carige, Popolare di Bari, etc.) nonostante il contrario avviso della Commissione europea (che, come poi accertato dai giudici europei, erroneamente li assimilava agli aiuti di Stato), e che avrebbero dovuto essere messi in comune nell’ambito della mai realizzata assicurazione europea sui depositi. In ossequio alla logica del minor costo, tuttavia, anche il margine di intervento di questi fondi sarà ridotto rispetto allo status quo, il che ci riporta sopra ai punti 1. e 2.;

4. sarà ulteriormente ridotta la possibilità per lo Stato di intervenire in un’ultima istanza per ripianare un dissesto bancario in ossequio alla logica del divieto di aiuti di Stato.

Insomma, soventi le oneste e ben create coscienze non vedono la frode: vigilate.

Pubblicato da Uno de passaggio su Goofynomics il giorno 17 giu 2022, 15:53


(...tranquillovigiliamo anche su questo...)

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