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lunedì 28 marzo 2016

Unioni monetarie e integrazione economica

Facendo seguito al post precedente, che ci ha fornito, grazie alla collaborazione di Massimiliano, un ottimo argomento, vorrei tornare sul concetto di integrazione economica per darvi evidenza palpabile di una cosa che per un economista dovrebbe essere chiara, e infatti è chiara per un economista come Martin Feldstein:

There is of course nothing in economic logic or experience that implies that free trade requires a single currency.

Questa frase è di un'evidenza palmare, come andiamo subito a vedere, e quindi non si capisce come se ne potrebbe negare il fondamento. Eppure c'è chi lo fa, come ad esempio Paolo Savona, che nei suoi discorsi in (legittima, per carità...) difesa dell'euro parte sempre dall'assunto fideistico che per fare un mercato unico ci vuole una moneta unica (naturalmente quando si parte da una premessa sbagliata è difficile che a meno di una massiccia dose di serendipity si arrivi alla conclusione giusta, e infatti...).

Che abbia ragione Feldstein non ce lo dice il suo CV, ma le due cose alle quali ricorre per argomentare: la logica economica, e l'esperienza.

Logica economica: i propagandisti continuano a fornirci un'immagine del commercio internazionale come di una pratica alla quale si dedicano personaggi dotati di disturbi specifici dell'apprendimento, scarsamente a proprio agio con le tabelline, e che quindi sono intrinsecamente incapaci di fare una moltiplicazione o una divisione (per l'opportuno tasso di cambio) prima di confrontare due prezzi. Questa immagine è falsa, ovviamente, e lo dimostra il fatto che sia un'ispezione dei dati che studi econometrici mostrano come il regime di cambio non abbia sostanzialmente influito sul volume del commercio mondiale né, in quanto ci riguarda, su quello europeo (lo diceva Nitsch, e alla fine è stato costretto ad ammetterlo anche Spennacchiotto Rose, chiedendo scusa per le scemenze totalmente ideologiche che aveva detto, riconosciute peraltro per tali fin da subito da studiosi seri).

Chi opera nell'import/export sa usare le tabelline, o alle brutte una calcolatrice, e può coprirsi contro il rischio di cambio sui mercati a termine. Qualche volta gli andrà bene, qualche volta male, ma è un fatto che la volatilità del cambio non ha un impatto significativo sul commercio internazionale (qui uno studio piuttosto esaustivo), cosa che si sapeva anche al momento di entrare nell'euro (e infatti la ricordava Berry "Weathercock" Eichengreen in questo studio, riferendosi in particolare ai risultati di questo studio del nostro altro amico Frankel, secondo cui un raddoppio della volatilità del cambio reale - rapporto fra i prezzi di due paesi espressi nella stessa valuta - porta a una diminuzione del commercio del solo 0.7%).

Spero sia chiaro che fino a qui non ho citato un articolo di fede ("non avrai altra moneta se non quella unica"), ma sei articoli scientifici, quasi tutti su riviste referate.

E veniamo all'altro punto di forza dell'argomentare non fideistico di Feldstein (che non finge, come altri, di essere keynesiano, e dice spesso cose sensate): l'esperienza. A sentire i propagandisti, sembrerebbe che nel resto del mondo non vi sia commercio: la moneta unica essendo essenziale, chi non ce l'ha vive nell'autarchia e nel conflitto, in un mondo così distopico da far sembrare 1997 fuga da New York una puntata dell'Ape Maia. Ovviamente non è così. Il resto del mondo non sta peggio di noi, né in generale, né in particolare per quanto riguarda l'integrazione commerciale.

Breve parentesi economica. In economia per "integrazione" si intende sostanzialmente l'abbattimento dei costi di transazione. Esempio: integrazione finanziaria è l'abbattimento dei costi da sostenere per prestare o prendere in prestito somme da un residente in un altro paese (e quindi: per aprire un conto all'estero; per detenere titoli esteri; per collocare titoli esteri; ecc.). Integrazione commerciale è l'abbattimento dei costi da sostenere per acquistare merci dell'estero, o venderle. Di questi costi, la volatilità del cambio è quello che tutti vedono, ma è anche, come vi ho appena dimostrato con sei articoli scientifici che smentiscono un articolo di fede, il più trascurabile. Ce ne sono altri, che riguardano principalmente le barriere, tariffarie e non, che molti paesi civili per motivi che rientrano nel legittimo esercizio della loro sovranità pongono su certe transazioni commerciali. I motivi sono i più disparati, e vanno dalla protezione delle industrie nascenti, alla protezione della salute dei cittadini. Tutte cose delle quali l'Europa ci chiede di non preoccuparci, perché ci pensa lei, e i risultati poi si vedono, anche se i propagandisti ci danno dentro per nascondere le responsabilità.

L'abbattimento di queste barriere generalmente è un processo graduale, che attraversa alcune fasi ben individuate nella letteratura scientifica.

Zone di scambio preferenziale (preferential trading areas, PTAs)
Accordi bi- o multilaterali di riduzione dei dazi e di abolizione dei contingenti, con l'obiettivo generalmente di transitare a una

Zona di libero scambio (free trade area, FTA)
il cui obiettivo, in teoria, è quello di abbattere del tutto le barriere tariffarie e non tariffarie interne alla zona, conservandole verso l'esterno. Le zone di libero scambio però non sono

Unioni doganali (custom unions, CU)
perché queste ultime hanno anche una politica tariffaria (cioè dazi) comuni verso tutti i paesi terzi. I membri di una FTA invece no. Ad esempio, considerando il NAFTA, il Messico può avere dazi diversi dagli Stati Uniti nei riguardi della Cina, il che crea il problema dell'evasione del dazio, che si risolve con le regole di origine. Questo problema scompare con l'unione doganale. Fino a qui non abbiamo parlato di mobilità dei fattori, ma solo di merci e eventualmente servizi. In un

Mercato unico (common market o single market)
viene garantita la libertà di movimento dei capitali (integrazione finanziaria) e del lavoro (una roba tipo Schengen, per capirci), anche se possono rimanere barriere non tariffarie al movimento delle merci (esempio: la standardizzazione di cose tipo le prese elettriche, o certi requisiti sanitari, può non essere completa...). Quando si rimuovono anche queste barriere, almeno in teoria, almeno come aspirazione, o meglio come Fogno, si ottiene una

Unione economica.

Bene: questi sono i primi cinque stadi dell'integrazione economica. L'ultimo, lo immaginate, è l'Unione Economica e Monetaria, che si ottiene quando alle precedenti buone intenzioni (raramente seguite da buoni risultati) si aggiunge anche l'adozione di una moneta unica.

Ora, se la moneta unica fosse necessaria per l'integrazione economica, ci aspetteremmo che almeno a livello di mercato unico tutti dovrebbero adottarla. Invece le cose non stanno così, come nota ad esempio Majone nel suo libro. Il WTO nel suo database degli accordi commerciali regionali fa una lista di ben 424 accordi di vario tipo fra i circa 200 paesi esistenti al mondo. Molti di questi, va detto, sono accordi bilaterali, di non elevatissima importanza sistemica, mentre altri sono rinnovi o estensioni di accordi già esistenti (ad esempio, l'unione doganale costituita dalla Comunità europea viene contata sette volte: alla sua costituzione, e in ognuno dei sei successivi allargamenti). In particolare, di questi 424 accordi, 17 sono PTA, 238 sono FTA, 28 sono CU (con l'avvertenza di cui sopra!), e 139 sono accordi di integrazione economica (e anche qui ci sono duplicazioni, perché a partire dall'Atto Unico Europeo l'Unione Europea viene contata anche sotto questa categoria).

Volendo andare sul semplice, trascurando le forme di vita inferiori (PTA e FTA, i primi stadi di integrazione), e tenendo conto del fatto che i confini fra le varie forme sono spesso sfumati (in particolare perché intenzioni e Fogni non coincidono praticamente mai coi risultati), una rapida consultazione a Wiki inglese (ricordatevi che quello italiano in ambito economico è ahimè lammerda, totalmente sotto il controllo dei troll UE) ci rivela che al livello più alto, quello dei mercati comuni e delle unioni economiche, troviamo i seguenti esemplari:

1) Unione Economica e Monetaria Europea
2) MERCOSUR
3) ASEAN
4) Unione Economica Eurasiatica
5) CACM
6) CARICOM
7) Gulf Cooperation Council (GCC)

Di questi, notate bene, solo uno è anche un'unione monetaria, e sapete qual è. Apparentemente due vorrebbero diventarlo, almeno così dice Wiki: la CARICOM, e il GCC, che, però, ci informa Wikimm, non è andato avanti col progetto a causa della crisi. Strano, perché a noi hanno sempre ripetuto che la moneta unica protegge dalla crisi...

Per la precisione, siccome sono un professionista, vi segnalo altresì l'esistenza di forme di unione monetaria a stadi più bassi (in alcuni casi nominalmente più alti) di integrazione economica. La lista è qui ed è quella della quale parlavamo nel post precedente. Sono unioni per lo più di fatto, costituite fra ex-colonie francesi (le uniche con una totale integrazione formale), o del Commonwealth, o americane (stati dollarizzati), e spicci vari, fra cui alcuni ex-satelliti dell'impero russo. Nella mia attività professionale, occupandomi di Africa Sub-Sahariana, ho incontrato CEMAC e UEMOA, e anche la SACU, la più antica unione doganale, che è anche una unione monetaria de facto avendo adottato la moneta del più forte, il rand sudafricano (con la S di BRICS, come sapete). Notate anche che i paper come quello di Nitsch ("Have a break"), che parlano di 245 unioni monetarie delle quali 128 si sono dissolte fra il 1948 e il 1997, si riferiscono alle relazioni bilaterali fra paesi che adottano una stessa moneta! Va detto che questo è ovviamente il modo più logico di procedere (per certi versi, è anche l'approccio del paper di Ghosh sulla rilevanza dei cambi flessibili: studiare le relazioni bilaterali fra paesi). Quindi, ad esempio, l'attuale zona euro (non considerata nello studio di Nirsch) conterebbe per 171 (perché?).

Sintesi: una moneta unica non è necessaria per l'integrazione economica. Dei sette casi esistenti di integrazione economica solo uno è anche una unione monetaria formale (l'Unione Europea, alla quale possiamo tranquillamente incorporare i satelliti francesi: CEMAC e UEMOA), mentre, di converso, le unioni monetarie non sono quasi mai unioni economiche ma "dependance" di ex imperi coloniali, coi quali, ovviamente, intrattengono anche qualche forma di accordo di libero scambio, che supponiamo mutualmente vantaggioso (per il più forte).

Del resto, basta leggersi il paper dove Baldwin massacra Rose per constatare che la maggior parte delle unioni monetarie esistenti è del tipo "hub and spoke", e, sì, noi non saremmo l'hub: saremmo uno spoke (della Germania).

La domanda quindi è: volete essere colonizzati? E la risposta credo sia: non prima che il global warming abbia portato almeno le noci di cocco sulle nostre spiagge.

Chiaro?

43 commenti:

  1. 1+2+3+4+5+6+7+8+9+...18=171, relazioni bilaterali fra paesi che condividono la stessa moneta?

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    1. Così, a spanna, secondo me le relazioni bilaterali dovrebbero essere n x (n-1)/2. Me lo confermi?

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    2. (pensa al blocco subdiagonale di una matrice quadrata di relazioni commerciali)

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    3. Leggenda narra che il risultato sia dovuto a Gauss. [Sezione infanzia].

      Ma secondo me si sapeva anche prima. Se metti due di quei blocchi triangolari vicino, di cui uno ribaltato, si vede subito che viene fuori un rettangolo.

      La dimostrazione formale è tramite il principio di induzione.

      PS: un altro modo di dimostrare la cosa è tramite i coefficienti binomiali.

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    4. "(pensa al blocco subdiagonale di una matrice quadrata di relazioni commerciali)"

      Prof, é più comprensibile Martinet quando scrive in aramaico.

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    5. Un altro modo di dimostrare la somma dei primi N numeri naturali.
      Moooolto più "at a glance"... :-)

      Il prof. Apotema spiega la matematica come Bagnai la macroeconomia

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    6. Mi risulta: le combinazioni semplici di 19 paesi presi 2 a 2 (rapporti bilaterali) sono 171 (la forma simbolica che esprime questo concetto è il coefficiente binomiale menzionato da Dargen). È più complesso da calcolare, ma per quanto mi riguarda l'associazione è immediata.


      Brevemente, su Savona: l'insistenza sull'abbattimento del debito pubblico non mi risulta nuova; è quel «Sarebbe troppo costoso uscire oggi dall’euro», senza neanche un accenno alle motivazioni di questa posizione, ad essere un segnale nuovo (e preoccupante).

      Per quanto cautamente e a fasi alterne, sembrava sempre esprimere l'idea che l'opzione di uscire dall'eurozona doveva essere presa in seria considerazione, non poteva essere un tabù. Anzi, in questo articolo del 3/5/2014, Ora basta con le bugie sull'euro, fra le altre cose scriveva:

      «Le loro posizioni però si differenziano: ai due estremi vi sono coloro che chiedono una profonda revisione dei Trattati europei e coloro che chiedono di uscire dagli accordi attuali perché non riformabili; la forza logica di chi chiede l'uscita dall'euro è che una moneta senza Stato non può sopravvivere se non in un ambito non democratico che ne sappia imporre l'accettazione a ogni costo.

      In mezzo si colloca chi sostiene che l'Europa sta compiendo piccoli passi per migliorare il funzionamento delle istituzioni monetarie e fiscali e ciò sarebbe sufficiente per mantenere in vita l'eurosistema e, più in generale, l'intera Unione (mercato comune compreso); la crisi verrebbe quindi superata con le attuali strutture e politiche.

      Purtroppo, questa tesi errata ha conquistato anche il presidente della Repubblica…
      »

      Sembrava rendersi perfettamente conto di:
      a) impossibilità politica di riformare i trattati in senso "solidale" (più Europa, Stati Uniti d'Europa (USE); soprassediamo sul fatto che anche se ciò fosse possibile l'esito sarebbe comunque pessimo per noi);
      b) del pericolo per la democrazia e
      c) della insostenibilità dell'attuale condizione.

      Mi domando quindi: perché esprime oggi una posizione diversa rispetto al Maggio 2014? «Sarebbe troppo costoso uscire oggi dall’euro» per chi? Me lo chiedo perché non è l'intervista di Topo Gigio al Corriere dei Piccoli, presumo sia l'espressione di una posizione condivisa in certi ambienti che contano. Che cosa l'ha convinto a farla propria, preferendo di fatto il declino certo del nostro Paese?

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    7. caro Correttore,
      è esattamente la stessa cosa che ho pensato e ho scritto qui sotto.
      Savona non è un paladino del pubblico ma in compenso è un eurocritico della primissima ora. Perché questo cambio di rotta adesso e senza motivazione esplicita?
      Comunque in generale c'è un punto in cui può essere troppo tardi? Applichiamo lo stesso ragionamento, ad esempio, ad Hitler: per molti è stato troppo tardi, ma sempre meglio che mai... quale sarebbe stato il punto oltre il quale sarebbe stato troppo tardi per intervenire? Per me non ha senso.

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    8. Dire uscire dal euro ha costi troppo elevati è nello stesso tempo dire l'unica alternativa è di vendere l'intero patrimonio pubblico che praticamente vuol dire vendere l'Italia intera.
      1°, non si conoscono i costi di un uscita del euro, 2°, è un nonsens totale, non esistono costi più alti che di vendere l'intero patrimonio italiano, incluso l'esercito, che non vuol dire altro che resa totale. 3° il patrimonio italiano appartiene ai contribuenti italiani cioè agli italiani, il governo non può prendere decisioni così drastice sopra le teste della popolazione, sè lo fà vuole dire che si è in un regime dittatoriale. Ho la sensazione che i spaghetti liberisti stiano perdendo completamente il controllo è incominciano a iperventilare.


      Secondo mè i costi più alti nel caso di uscita del euro li avranno i speculanti.
      Mi sembra chiaro che non si può uscire dal euro senza avere un piano B è senza che lo stato abbia il totale controllo della Banca d'Italia.

      Le sparate dei spaghetti liberisti deventano sempre più assurde.


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    9. @Alessandro Ale Un esempio superclassico e` il torneo di serie A (capito` alla mia maturita`, il ministero voleva fare il simpatico amico dei gggiovani), se fai un tabellone con tutte le squadre sia nelle righe che nelle colonne, ottieni una matrice di tutte le partite (salvo ovviamente nella diagonale principale!). Per sapere quante sono le partite fai quindi caselle del tabellone - caselle sulla diagonale, cioe` n^2 - n = n*(n-1).
      Se vuoi solo le partite di andata (o consideriamo un torneo nel quale non esistono andata e ritorno ma botta secca) fai n*(n-1)/2, cioe` prendi la parte subdiagonale (o superdiagonale) della matrice (le caselle sopra o sotto la diagonale).
      Come giustamente riportato sopra, questo esempio e` il caso piu` facile (k=2) di combinazione semplice n binomiale k (nel nostro caso n = 19 paesi).
      L'espressione formale e` stata introdotta all'inizio del secoolo XIX, ma le proprieta` del binomiale sono state trattate abbastanza nel dettaglio gia` da Tartaglia.
      A Gaus si attribuisce l'intuizione di aver riconosciuto che una somma da 1 a n puo` essere rappresentata come una combinazione semplice, ma non l'aver inventato le combinazioni o il binomiale.

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    10. Scusate la pedanteria, ma non riesco a capire che c'azzecca la somma dei primi n numeri positivi, la cui formula è (la moltiplicazione è indicata col simbolo *):

      [1] S(n) = n*(n+1) / 2

      In questo caso n=19, quindi S(19) = 190 (calcolare per credere). La formula che ci interessa invece (cfr. Alberto e Barrank) è:

      [2] B(n) = n*(n-1) / 2

      Come ci si arriva alla formula [2]? Dobbiamo formare delle coppie fra paesi in rapporto bilaterale (riformulo spiegazione di Alberto e Barrank):

      Italia-Francia
      Italia-Germania
      ...
      Germania-Francia
      Germania-Olanda
      ...
      ...

      Per visualizzare la formazione delle coppie, disponiamo i 19 Paesi sul lato di un quadrato: sul lato superiore (o inferiore) e, gli stessi Paesi nello stesso ordine, su lato sinistro (o destro, è lo stesso). All'intersezione poniamo un 1 se la coppia ci interessa, uno 0 altrimenti. La somma degli 1 ci dà il numero delle coppie che ci interessano.

      Le coppie che ci interessano sono:

      1) fra un paese e ogni altro dei 19, quindi escluso se stesso (Francia-Francia, Germania-Germania, Italia-Italia, ... sulla diagonale del nostro quadrato avremo degli 0), ciò giustifica quel n-1 nella formula [2];

      2) le coppie che non sono state ancora considerate: dire che l'Italia è in rapporto bilaterale con la Francia è la stessa cosa che dire la Francia è in rapporto bilaterale con l'italia — la relazione R rapporto bilaterale è simmetrica (per ogni coppia di paesi a-b abbiamo che aRb = bRa) — dobbiamo quindi escluedere metà del quadrato formato da coppie già considerate, ciò giustifica quel / 2 nella formula [2].

      Siamo nel territorio del calcolo combinatorio e per questo motivo mi risulta immediato utilizzare la più complessa formula per calcolare le combinazioni semplici (il concetto rapporto bilaterale fra N Paesi è la combinazione semplice di N elementi presi 2 a 2) che arrivare alla formula [2].


      Silvia: sì, ho letto il tuo commento dopo aver scritto il mio. Non si capisce infatti per quale motivo una persona nella sua posizione si sia esposto prima criticando trattato di Maastricht ed euro, quando i critici erano considerati persone poco equilibrate, e faccia un deciso passo indietro adesso quando non mancano sulla stampa internazionale voci autorevoli che criticano l'euro (se proprio si vuole ignorare il corposo lavoro di un professore di provincia, ai margini della comunità scientifica).

      La mia sensazione è che non creda neanche lui alla giustificazione addotta (sarebbe troppo costoso oggi uscire dall'euro) e che questo sia il motivo per cui non la giustifica in alcun modo.

      Nonostante nell'intervista che ho segnalato nel mio precedente commento, Ora basta con le bugie sull'euro, scriva:

      «… non potendo dimostrare che l'euro così com'è porta benessere, sparge terrore sulle conseguenze dell'abbandono degli accordi monetari europei.

      Considero questo comportamento una vergogna culturale e un imbroglio sociale. La storia insegna che gli italiani capiscono, ubbidiscono e, se ben guidati, sanno anche correggersi…
      »

      … pare lui stesso pensare che a noi gente grossa non si possa mai raccontare tutta la verità per intero.

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    11. Correttò, meno male che ci sei tu...

      Dunque: sul punto matematico nulla quaestio, evidentemente tu non hai bisogno del mio aiuto, e gli altri sono non aiutabili (first law of thermodidactics, aka First law of Bagnai).

      Sul punto politico, parlando con Savona o La Malfa è difficilissimo sfuggire alla sensazione che per loro lo Stato sia un nemico. Io glielo dico in privato, non ho difficoltà a dirglielo in pubblico. Se oggi che tutti concordano con la mia diagnosi della crisi (che non era mia ma che questo blog ha riportato nel dibattito fin dall'inizio), se oggi uno ancora si azzarda a pronunciare la parola "debito pubblico", è chiaro che lo fa per combattere il nemico Stato a costo di perdere credibilità scientifica. Ovviamente questa perdita va ponderata con il contesto. Ad esempio, io ho grosse difficoltà perché stimo moltissimo il lavoro di La Malfa su Keynes, in generale. Lo ha letto più di me, ma forse ne ha letto un altro. La domanda che qualcuno potrebbe farsi (e anche questo gliel'ho detto) è: "ok, lo Stato è brutto, abbattiamolo. Lo vuoi abbattere per motivi ideologici, o perché qualcuno ti chiede di farlo?" Cioè: quando si va così tanto contro l'evidenza e contro le proprie premesse ideali dichiarate, ci si deve aspettare che in qualcuno subentri il dubbio di un atteggiamento determinato da chissà quale conflitto di interessi. Poi magari il conflitto non c'è (e comunque se c'è a me non interessa), ma perché dare l'impressione che ci sia?

      Va anche detto che io ho un certo orecchio musicale, e ho insegnato a che a voi ad averne. Ma certe note stonate non le sentono tutti, anche perché non tutti si attengono alla logica elementare, quella che dice che se cedi il 70% degli asset pubblici per non pagare un ipotetico peso del debito pubblico, in realtà questo ipotetico peso (che è ipotetico e futuro) lo trasformi in un peso effettivo e immediato. Sono, vi assicuro, molto perplesso e amareggiato. Comunque, non voglio insistere su questo tema, salvo ricordarvi che questa "inversione di rotta" è solo apparente. Né La Malfa né Savona, nonostante abbiano da sempre visto i problemi dell'euro e cercato di scongiurarli in tempi non sospetti, si sono mai apertamente espressi per una uscita (piano C) da quando la crisi è scoppiata. Ma va bene così, basta saperlo. Però non cadete dal pero, please.

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    12. Non è questione di cadere dal pero, sappiamo qual è il retroterra ideologico: ho sempre interpretato il loro non esprimersi in modo netto come prudenza. Esercitata fino ad un certo punto: il massimo della prudenza sarebbe stato tacere e continuare a farsi i fatti propri.

      Se uno vuole distruggere lo Stato, per motivi ideologici o per convenienza, l'euro è perfetto: perché parlare prima dei problemi dell'unione monetaria e fare marcia indietro adesso? Questo comportamento mi induce a pensare che è cambiato qualcosa. Ma anche fosse così non credo ce lo verrà a raccontare.

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    13. @CorrettoreDiBozzi @Alberto

      Correttore, Savona, se non ricordo male (eventualmente...correggimi), pose il problema dell'uscita a fine 2010 con l'esplodere della crisi greca. Pose la seguente domanda: "ma il governo ha un piano B?". Gli telefonò Tremonti: "Guardi, noi il piano B lo abbiamo". Spero di non fare confusione con le date e con le circostanze, ma direi che le élite italiane tra 2010 e 2011 si allarmarono. Savona era fra questi, e La Malfa ripubblicò il libro sull'euro di dieci anni prima, non a caso (io lo lessi allora, dieci anni dopo, ma senza capire bene il nocciolo della questione, che ho potuto capire solo grazie al lavoro certosino di informazione e formazione di Alberto). La questione era seria e gli ambienti più sensibili sembravano disposti a parlare di scelte traumatiche. Aggiungo che giornali tipo Il Foglio (oltre a Libero e a Il Giornale) davano spazio ai dubbi e agli scetticismi su euro e UE (se non ricordo male, Libero era quello più possibilista allora sull'uscita). Per esempio, allora ho letto articoli che, pur senza spiegare i fondamentali, facevano capire che l'eurozona era ben altra cosa che un giardino delle delizie. Parallelamente corre la crisi del governo Berlusconi, che comincia a concepire l'idea di uscire. È la grande crisi del 2011, di cui sappiamo praticamente tutto ormai (l'altra sera Casini ha ricordato a Travaglio, quanto egli abbia contribuito a indebolire il governo Berlusconi; e Casini non fu da meno). Lungo il 2011 si consuma la liquidazione dei governi eletti e, io credo, il richiamo all'ordine di qualche testa calda, che si era lasciata andare a qualche proposta azzardata (tra questi metterei Savona). C'è poi il richiamo all'ordine dei giornali: con il governo Monti Il Foglio, per esempio, diventa letteralmente illeggibile, senza più spazio, come prima, per il dibattito. Lo stesso Tremonti, che per telefono, aveva detto a Savona di avere il piano B, ripete sempre che dall'€ sarebbe bello uscire, ma non si può (della telefonata Savona-Tremonti dette notizia Bechis di Libero, se non sbaglio). Direi quindi che dopo il 2011 i "ribelli" altolocati sono stati "domati". Domarli è molto semplice, basta essere stati all'Università per saperlo: ti taglio l'erba sotto i piedi, ti faccio morire d'inedia, ti lascio a casa da solo con la tua gentile signora, non ti faccio più entrare da nessuna parte, non ti invito più, non ti do più consulenze und so weiter. Su Giorgio La Malfa forse il discorso sarebbe più lungo, ma io non voglio farlo, per la lealtà e la decenza che, credo, mi leghi a chi ho votato per varie volte.

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    14. Grazie Barrak Obama!
      È che i Prof a volte godono a farla complicata.
      Quindi nell'eurozona abbiamo 19 squadre, quindi 18 scontri diretti, facendo finta che sono partite secche, quindi senza partite di andata e ritorno fa:
      (19*18)\2 = 171
      171 partite. 171 accordi bilaterali.
      È che ci voleva? Bastava spiegarsi!

      Mente semplice e pratica sono :-)

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    15. Celso: ricordo quando Savona raccontò quella telefonata con Tremonti intervenendo a L'Infedele (a 8:18) nel Giugno 2012 (la data di pubblicazione del video non è indicativa, fa fede questo articolo, per esempio, su Dagospia). Tutto lo scambio con Lerner è interessante: Savona, discutendo di eventuale uscita, parla di ricerca di un appoggio internazionale e nomina USA e Cina.

      Con Ora basta con le bugie sull'euro siamo al Maggio 2014, sono passati quasi tre anni da quando il governo Berlusconi è stato licenziato con letterina BCE. Quindi non ci siamo con la tempistica.

      Una ipotesi che si potrebbe fare (già avanzata da Alberto precedentemente alle dichiarazioni di Savona) è che essendo gli USA in periodo elettorale sia da lì arrivato il segnale di non disturbare almeno fino a quando non si saranno svolte le elezioni presidenziali (temendo che anche la più ordinata —improbabile, al momento— delle dissoluzioni dell'eurozona avrebbe delle ripercussioni negative sull'economia globale).

      Oppure i federalisti (quelli che si auto-rappresentano come i buoni) hanno dato rassicurazione sul fatto che batteranno i cattivi austeriani (e il terrore casca a fagiolo, naturalmente). Lascio a voi immaginare i possibili esiti di quest'opera tanto progressista...

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    16. @Correttore

      Con i tempi ci siamo, direi; è il processo che è più lungo. Quando andammo alla riunione organizzata da Alberto e altri nell'aula dei gruppi parlamentari (quella per intenderci, in cui Guarino fece il suo lungo intervento), era il 12 settembre 2013. In quell'occasione Savona disse che a Cernobbio lo avevano accolto come un appestato. Ecco, il lavoro di "convincimento" era durato un paio d'anni, tanto è vero che in quell'occasione ci disse che la via economica per l'uscita era bloccata e che forse si poteva tentare quella giuridica; a distanza di tempo mi sono fatto l'idea che già allora Savona si era convinto che non era possibile fare nulla (da qui la discussione sul debito pubblico). I politici furono eliminati per via giudiziaria e mediatica nel 2011 (Tremonti è stato "avvertito" con l'inchiesta Milanese e da allora si guarda bene dal dire che bisogna uscire; Berlusconi è stato semplicemente intercettato da 150 poliziotti ad Arcore, il capo del governo non sapeva che cosa facevano i servizi; e comunque anche Berlusconi da allora si guarda bene dal dire durante le cene che l'Italia uscirà dall'€); seguono poi i giornali, che, a ruota, con velocità differenti "rinsaviscono". Rimangono appunto alcune personalità, che poi sono essenzialmente La Malfa e Savona (inizialmente credoo che anche Carlo Pelanda, legato a Savona, se non sbaglio, inclinava per i rimedi estremi, ma poi cambia): Savona nel 2013, a mio parere, ha già "mollato" (tu puoi continuare a parlarne, ma bisogna vedere come lo fai e con quale impegno), perché gli avevano fatto capire che lo avrebbero messo al bando (Cernobbio docet). La Malfa è un caso a mio parere ancora differente, perché, pur mettendo in evidenza i mali originarii dell'€, credo che rimanga un europeista (per comprenderlo sono fondamentali i rapporti con suo padre e con Modigliani). Naturalmente in tutto questo non abbiamo nominato gli americani, che hanno sicuramente giocato un ruolo (non solo nell'intercettare Berlusconi). Secondo me, questo quadro spiega bene l'isolamento progressivo, in cui si sono trovati ad agire Alberto, Borghi, Giacché e Barra Caracciolo. Qualcuno ha più sentito Fratelli d'Italia parlare di €? Siamo proprio sicuri che la Lega, preso il potere, nominerà Bagnai ministro dell'economia? Qualche dubbio è lecito; per non parlare del doppiogiochismo dei 5s. E dimenticando gli "scissionisti" che ritroveremo sicuramente in compagnia di Varoufakis. Perché la storia ama di tanto in tanto finire in farsa. Quello che conta, in ciò che dici, è come lo dici.

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    17. Celso: sì, adesso mi è chiaro ciò che hai inteso dire — un processo graduale che vede Savona tentare con sufficiente sincerità, ma con sempre meno convinzione, di poter persuadere e, viste le reazioni sempre più ostili, alla fine rinunciare alla difesa dell'interesse collettivo.

      Questa ricostruzione mi sembra plausibile e però è diversa dall'affermare che Savona in realtà non abbia mai contemplato seriamente l'idea che l'eurozona si potesse e, permanendo certe condizioni, si dovesse smontare (le mie perplessità riguardavano questa tesi).

      Resta il fatto che queste sono nostre congetture e che le classi dirigenti impongono rigorosamente la consegna del silenzio: anche quando lasciano trapelare qualche elemento di verità è sempre molto parziale ed interessato. Chi si espone lo fa con coraggio o incoscienza.

      Qui sta il nostro punto debole: finché ci servono eroi o martiri la democrazia rimarrà uno scatolone vuoto; l'onere di vigilare ed eventualmente intervenire dovrebbe essere condiviso da tutti, perché intervenire a situazione già marcia ha dei costi sempre elevati ed esiti incerti (a volte ci si illude che la numerosità sia garanzia e forza di per se stessa).

      Solo che senza istruzione ed informazione adeguate il cittadino formale resta suddito sostanziale, perché non ha le risorse per capire come vigilare ed intervenire. Come si spezza questo circolo vizioso in tempi utili per evitare un disastro? [Domanda retorica... o no, se pensate di avere una risposta convincente.]

      Riguardo il rimanere isolati: per la percezione che ne ho avuto, che potrebbe essere del tutto sbagliata dato il mio punto di osservazione, chi si è esposto criticando in modo più o meno netto l'euro e il processo di integrazione è stato isolato da subito. a/simmetrie mi sembra anche un tentativo di non procedere in ordine sparso (pur rifuggendo dall'idea, fine a se stessa, di far numero) e di far pesare meno l'isolamento sui singoli; non mi è chiaro fino a che punto lo sforzo sia stato apprezzato.

      Riguardo Lega e Fratelli d'Italia mi son fatto quest'idea: hanno adottato il tema "euroexit", all'inizio con più o meno convinzione (o opportunismo), ma probabilmente sono stati "persuasi" anch'essi a desistere. Di fatto sono stati usati per cementare un pregiudizio in una parte dell'elettorato (non solo a sinistra).

      Operazione solo in parte riuscita, perché altrimenti non crescerebbero i lettori del blog, dei libri, ecc. Le modalità con cui viene diffuso e la forza intrinseca del messaggio —che rende decifrabile una realtà che nel racconto del mainstream è caos privo di senso— lo rendono difficile da contenere (nonostante i tentativi d'ingabbiarlo).

      Il problema è che questa crescita è troppo lenta. Per questo sarebbe stato importante tentare di far passare il concetto che la necessità di un'uscita dall'euro non è una tesi stravagante di una parte politica, ma è nell'interesse di una maggioranza trasversale contro una minoranza altrettanto trasversale.

      Per questo credo che la sinistra scissionista del PD sia stata ancor più che la destra bersaglio di operazioni di "dissuasione", imponendole l'ulteriore necessità di differenziarsi dalla destra e costringendola al compromesso col questismo. Solo Rizzo ha saputo resistere alle necessità del marketing politico.

      Per il M5S è più semplice: è un minestrone di cose troppo diverse ma labbase lo ignora o lo ritiene irrilevante o un pregio e pensa di contare qualcosa. I vertici sappiamo come ce l'hanno raccontata e quali sono stati i risultati fino ad ora.

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    18. @Correttore

      Sostanzialmente concordo con te. In un primo momento volevo aggiungere qualcosa sul ruolo dei cosiddetti intellettuali, dei politici e sindacalisti, e di Alberto e di questo blog. Ma lo faremo un'altra volta. Per ora mi limito a dire che sono spaventato dal movimento 5s: me ne sono accorto solo io che stampa e televisione non osano proferire parola a proposito di un personaggio come Casaleggio? Gli stanno preparando un'autostrada, lastricata di odio sociale, di decrescita, deflazione e minijob.

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  2. http://www.maths.surrey.ac.uk/hosted-sites/R.Knott/runsums/triNbProof.html
    Sì, per quello che ne capisco.

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    1. Appunto. E allora cosa c'è che non va?

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    2. direttamente dall'ufficio complicazione affari semplici!

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  3. S'i fosse fuoco, arderei 'l mondo;
    s'i fosse vento, lo tempestarei;
    s'i fosse acqua, i' l'annegherei;
    s'i fosse Dio, mandereil' en profondo;
    s'i fosse papa, allor serei giocondo,
    ché tutti cristiani imbrigarei;
    s'i fosse 'mperator, ben lo farei;
    a tutti tagliarei lo capo a tondo.
    S'i fosse morte, andarei a mi' padre;
    s'i fosse vita, non starei con lui;
    similemente faria da mi' madre.
    Si fosse €uro com'i' sono e fui,
    faria le buste paga più leggiadre:
    le sole rendite lasserei altrui.

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  4. Ci sono cose che se potessero essere capite non andrebbero spiegate

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    1. Prima legge della Termodidattica .(Applicabile a quasi tutti gli articoli di Macroeconomia del Sole24)

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  5. Savona sa che per il mercato unico non serve la moneta unica, infatti
    nell'intervista ad Avvenire, alla quarta domanda a proposito della Germania, se lo lascia scappare:
    "Se non vogliono, chiediamo che siano loro a uscire dall’euro e manteniamo solo il mercato comune, l’istituzione che ha sempre funzionato bene e ancora funziona."

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    1. Quando parla con me lo dà sempre per scontato. Sono contento di sapere che non ne è convinto.

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    2. Invece io sono delusa perché pensavo fosse uno di cui potersi QUASI fidare invece vorrebbe "cedere l’intero patrimonio pubblico per ricondurre il rapporto debito pubblico/PIL intorno al 60%" e soprattutto dice che è troppo tardi per uscire dall'euro.
      L'economia la sa, quando subentra la politica (e il pubblico) diventa "nonlineare" (e anche un po' maldestro) ma perché questa svolta adesso?

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    3. Riguardo l'intervista, a parte la (s)vendita dei beni pubblici per riportare il debito pubblico al 60% (nessuno qui credo sia d'accordo, giustamente),il resto delle risposte, nel complesso non mi sembra meritasse gli strali ricevuti su Twitter.
      Sull'euro poi ha comunque espresso il fatto che sia stato sbagliato entrarci e che nel 2008 sia mancato il coraggio di abbandonarlo nonostante ci fosse l'occasione di poter richiedere politiche di pieno impiego e di stabilità e, a fronte di un rifiuto, minacciare e adottare l'uscita.
      Certamente ha deluso, anche me, ma non così tanto.

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  6. Famo er business!
    Queste sono informazioni che nessuno passerà mai.

    P.S. Sto tornando da Atene e oggi a pranzo mi sono fatto una lunga chiacchierata con un dentista greco (e quindi non proprio un unto dall'austerità). Stanno tutti nella merda, lui galleggia bene ma non sa ancora per quanto, ma molto saggiamente mi ha fatto notare come una possibile via di uscita dipenda da un clamoroso errore dei gerarchi euristi che a forza di fare esperimenti prenderanno una calla clamorosa.



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  7. avete sentito il porco che ho tirato alla frase : "strano perchè a noi ci hanno sempre detto che la moneta unica protegge dalla crisi"...!

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  8. Perdonate tutti l'ardire, ma mi è venuta un'idea malsana, alla lettura del passaggio sui troll wikiani nella lingua di Dante: perché non ci coalizziamo, e correggiamo le voci di concerto col Prof?

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    1. Prof. Il quale dispone di tempo 'disposable" in quantita' incommensurabili, suppongo.........

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  9. Tutto condivisibile.
    Tuttavia, rimane da capire perchè mai sia augurabile il mercato unico, e non quelle belle barriere doganali, controllo nel flusso di merci, capitali e persone, che ci permettano davvero di condurre una politica economica che non sia dettata dai famosi mercati globali criminali.

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  10. Savona come Grillo: un po' di finto dissenso controllato...si potrebbe, si dovrebbe. Da sempre un po di lenza e poi tira indietro. Ora che la situazione è più pesante calca la mano a favore dell'euro. Sfido a trovare uno scritto in cui si dichiari a favore del superamento dell'euro senza se e senza ma.

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  11. I paesi facenti parte dell'UE sono 28, quelli appartenenti all'UEM sono 19, quindi 9 paesi pur facendo parte dell'UE non sono nell'UEM.

    19 * 9 = 171

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    1. O anche: 19 paesi nell'Unione e 9 lettere nella parola "Monetaria": 19*9=171.

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  12. Sono un operatore del cacao e lavoro per aziende italiane in UEMOA.
    Principalemente Costa d'Avorio e Togo.
    Il gran bel sistema dell'euro crea una simpatica situazione.
    Il cacao, benché quotato in CFA, è legato alla borsa di Londra, dove è quotato un GBP...GBP non fano parte dell'euro e non sono USD.
    Quindi succede questa simpatica discrasia per cui una unione monetaria che dovrebbe aiutare i commerci, pone l'azienda italiana che trasforma nella condizione di pagare quotazioni in valuta forte (GBP), facendosi pagare il prodotto finale in valuta debole (USD).
    In tutto questo gioco, il contadino ivoriano se la prende nel dere..no perché lo pagano con una moneta che non gli garantisce nessun controllo, essendo obbligato per soppravvivere ad acqusitare prodotti provenienti da zona euro-franco francese e vendendo solo a quell'area per lo stesso motivo, quando invece vendere dell'ottimo cacao ai cinesi gli permetterebbe di campare molto meglio.
    Al cioccolatiere italiano invece il margine s'accorcia per l'effetto che paga in sterline, con prezzo sovravvalutato e vende in dollari, perchè i suoi più importanti acquirenti sono fuori UE.
    Applicate tutta sta storia a zucchero di canna, caffè..etc etc. e capirete come mai gli italiani, nonostante siano grandi trasformatori di cacao (3° in Europa), comperano semilavorati dalla Svizzera....

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  13. A proposito di Unioni, accordi, eserciti unici e inchiappettate globali, segnalo l'attuazione, guarda caso dal 1 maggio 2016, del nuovo codice doganale dell'Unione (UCC), che ovviamente, oltre a rappresentare un altro passo avanti verso la nostra colonizzazione,promette grandi vantaggi ai vari mega gruppi della logistica (Dhl, Shencker, Panalpina...) e calci in culo agli operatori locali.
    Qui a Genova sembra sia già scattata la guerra fra poveri (caccia, o rottamazione, al collaboratore pensionato che "ruba" il lavoro a giovini).
    Il 16/4 sarò ad un incontro con i vertici nazionali del settore e dell'Agenzia, per conoscere quanto è profondo...l'abisso.
    Se trovo qualcosa di rilevante posso scrivere due righe.

    Cordiali saluti
    Paolo

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    1. Volentieri. Puoi anche mandarmelo per posta, così se non entra nei commenti non perdi tempo.

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  14. Ci starebbe anche un «the euro was pointless» di Matt Klein su Alphaville del Financial Times di qualche mese fa. Ottimo elenco di dati a sostegno del fatto che avere la stessa moneta non è condizione necessaria all'integrazione.

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