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giovedì 12 gennaio 2012

Il mondo prima di Keynes

Smith è morto, Keynes è morto, e anch’io non mi sento troppo bene.

Questo atteggiamento serpeggia in una parte della professione e dei commentatori. Uno schieramento trasversale, che parte dalla “destra” e arriva, purtroppissimo, alla “sinistra” (di destra, di centro e di sinistra). Unanimi e concordi nel dire che sì, va bene, però il mondo è cambiato, e nel neomondo nel quale stiamo vivendo, nel quale spadroneggia il neoliberismo, le politiche keynesiane non sono più adeguate, quando addirittura non sono loro la causa degli orrendi mali che ci affliggono.

Quest’ultima conclusione viene tratta soprattutto da quelli che, come Tabellini, vedono la causa della crisi nel debito pubblico (anziché, come De Grauwe, e come tanti altri, e come è nei dati, in quello privato), e liquidano Keynes come quello della spesa pubblica e della svalutazione. Una visione un po’ caricaturale. Ma se glielo fai notare, l’argomento è che qui bisogna agire, e non si può stare a far storia del pensiero (illuminante il dibattito fra Cesaratto e Perotti).

Be’, certo... Ho letto anch’io (anzi, forse, fra gli economisti, solo io) la seconda delle Unzeitgemäße Betrachtungen di Nietzsche: “Vom Nutzen und Nachteil der Historie für das Leben” (Sull’utilità e il danno della storia per la vita). Un motivo c’è: ero iscritto a filosofia... E dopo aver letto e meditato, sono passato a una facoltà meno infestata dalla Storia, il cui danno mi sembrava allora superare l’utilità. Ma ormai ero corrotto: Giannantoni mi aveva pervertito, leggendomi Diogene Laerzio in greco (o fortunatos nimium...). E così sono diventato uno studioso delle serie storiche di dati economici.

Le più famose nella letteratura scientifica sono senz’altro quelle usate nel “two Charlies paper”, l’articolo dei due Carli: Charles Nelson e Charles Plosser. Il primo insegna alla University of Washington – non DC – e l’altro è presidente della Fed di Filadelfia. Molti anni fa, nel 1982, scrissero un articolo famosissimo ("Trends and Random Walks in Macroeconomic Time Series: Some Evidence and Implications," Journal of Monetary Economics, 10(2), pp. 139–162), nel quale usavano serie “secolari” di dati americani per dimostrare una cosa che a voi non interessa (il database, comunque, è qui). Penso però che possa interessarvi dare un’occhiata a una delle loro serie.


La figura qui sopra riporta il tasso di crescita degli Stati Uniti dal 1910 al 2010 (naturalmente dal 1980 al 2010 la ho aggiornata io, i due Carli non vedevano il futuro: erano economisti). Ricordo che Buiter usa una figura simile in un suo articolo... ma non ricordo quale. Formato al suo insegnamento anch’io l’ho utilizzata nel mio ultimo articolo su crisi finanziaria e governo dell’economia. Secondo me si commenta da sola, ma se volete una mano ve la do.

Prima degli anni ’50, cioè prima che i governi, scossi dalla seconda guerra mondiale, prendessero un serio e in alcuni casi formale impegno a praticare politiche di tipo keynesiano, il ciclo economico degli Stati Uniti oscillava in un corridoio ampio quasi 30 punti percentuali (da recessioni del -15% a espansioni del +15%). I costi sociali di queste oscillazioni (la più famosa è la crisi del ’29) erano enormi e ce li ricordiamo. Ma le “vetuste” ricette keynesiane funzionarono: da quando vennero adottate, il “corridoio” entro il quale la crescita oscillava si dimezzò, e, soprattutto, divenne asimmetrico, nel senso che non si presentarono più recessioni devastanti, e gli anni di crescita furono ben più numerosi di quelli di recessione (mi dispiace per Savonarola). La recessione più grande del dopoguerra è stata quella del 2009, quando il Pil usa è diminuito: -3.4%. Ma nella prima metà del XX secolo tassi di crescita inferiori, e talora di molto, si sono registrati ben nove volte, praticamente una volta ogni quattro anni: dal -4.4% del 1919 al -14.8% del 1932.

Quindi?

Quindi gli studiosi profondi e visionari (soprattutto visionari: dei veri Rimbaud della politica, o più semplicemente dei veri Rimba), quelli che adesso cercano nuovi paradigmi, paradigmi che oltrepassino quel pensiero keynesiano che loro per lo più non conoscono, non essendo attrezzati culturalmente per andare oltre la caricatura di Keynes, in realtà, anche se non lo sanno, anche se non vorrebbero, anche se comunque non lo ammetteranno mai, sotto sotto hanno nostalgia di quel mondo lì, del mondo prima di Keynes, rimpiangono, chi in salsa ricardiana e chi in salsa bolscevica, la prima metà del XIX secolo. Krugman invece no. E voi?



Dedicato a Giorgio Basilisco, l’amico della cembalista dagli occhi glauchi. Lui mi rimproverava di non voler leggere Marx, e io gli opponevo Dostojevskij. E allora lui torvo, a dirmi che anche se il buonismo è stucchevole, pure il mio cattivismo stanca. Perché Dostojevskij una volta credeva nell’uomo e in Saint Simon (non il duca, il socialista... ma questa è un’altra storia, la racconta Hugo). Il buon Fiodor quindi pensava che in fondo sarebbe bastato trovare il sistema giusto, e tutti sarebbero vissuti felici e contenti, perché questo comanda ragione, e questo comanda natura. Poi però cambiò anche lui paradigma. Trovarsi davanti a un plotone di esecuzione, in effetti, è un bel cambio di paradigma. Intendiamoci, Giorgio, non è che io ti auguri questo. E se riesci a portare i cosacchi a piazza S. Pietro ti prego di ricambiarmi la cortesia (senza imbracciare l’artiglieria, appunto). Io ti ho sempre voluto bbene...

58 commenti:

  1. e si! ma "This time is different" dissero R&R con somma stima di se stessi!

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  2. Io non ho nostalgia di alcun periodo storico. Magari di alcuni uomini vissuti in quel periodo (prima e durante Keynes), uomini che hanno vissuto per combattere nel nome degli ideali di quel uomo che lei non ha preferito leggere per Dostojevskij. E’ vero che il pensiero economico vive una svolta da Keynes in poi. L’influenza che egli ha avuto sul pensiero cosiddetto postkeynesiano è importantissima, compresa l’influenza sugli economisti socialisti. E’ vero anche che grazie all’applicazione delle teorie keynesiane i paesi occidentali, soprattutto quelli europei, hanno vissuto mezzo secolo di sviluppo e crescita mai visti nella storia. Ma siamo sicuri che egli fosse un economista, usando il termine che Bellofiore ha usato per lei, “di classe”? A me pare di no. In fondo egli è stato sempre un liberale (Sono un liberale? E altri scritti- Adelphi 2010), anche se affascinato dalla cultura bolscevica (Laissez faire e comunismo-Derive Approdi 2010). Un po’ come il pluricitato Krugman che sappiamo definirsi liberale e simpatizzante del PD, in pratica un piddino. In fondo il “liberalismo” è figlio della borghesia ottocentesca come la “democrazia” della borghesia novecentesca. Ed oggi, dopo più di mezzo secolo dalla sua morte, ci ritroviamo a difendere la legge 300/70, frutto di lotte non certo dipendenti dal pensiero liberale. E lei quando ha lasciato il PDismo dove ha trovato momentaneo conforto?

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  3. Marco, chiariamo subito una cosa: "ero piddino anch'io" era una battuta. Non ho lasciato niente perché non sono entrato in niente. Troppo comodo, dirai tu. E magari avrai anche ragione. Ma altrimenti non saresti qui, perché direi le stesse cose degli altri. Quanto a Marx, il dibattito con Basilisco non era sull'opportunità di leggerlo o meno. Conosco tre tipi di lettori della mia età: quelli che son finiti in Confindustria, quelli che parlano di grano e tela nel XXI secolo (magari senza sapere esattamente cosa sia la bilancia dei pagamenti), e un gruppo che si conta sulle dita di una mano. Il punto che volevo sollevare è molto semplice: non trovo convincenti le spiegazioni di chi dice che quell'esperienza è finita. Tieni presente che nemmeno il preparatissimo Sergio ha risposto a una domanda diretta su questo punto.

    Certo che Keynes era un economista di classe: della sua classe. Di classe credo non ce ne sia una sola, altrimenti con chi lotterebbe? Però ha funzionato. L'alternativa qual è? Unire i proletari di tutto il mondo, che non ne vogliono sapere mezza (perché sono sottoproletari, mi ha spiegato un venditore di sogni), o più prosaicamente prenderli per il culo (vendendo, appunto...)?

    Io non lo so e molto umilmente lo chiedo a voi. Partendo dalla figura. Visto l'ultima recessione come somiglia a quella del 1914?

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    2. Ora farei una fatica incredibile a trovarla, ma sostanzialmente sei intervenuto in un post precedente dicendo una cosa del tipo "il comunismo è morto, la socialdemocrazia è morta, e anch'io non mi sento troppo bene". Mi sembrava di averti chiesto perché fosse morta la socialdemocrazia, e di non aver avuto risposta.

      Il vero problema è che parliamo troppo!

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  4. Aspetta: chiarisco "quell'esperienza": volevo dire quella dei governi del dopoguerra, a "oscillazioni cicliche limitate".

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  5. Perdonami se replico per primo (stasera c'è voglia di polemica) essere Liberal e per il ^pd^ a nycity è cosa ben diversa che essere per il pd in italia ...(e non credo che un americano possa capire l'italia da ny ...neanche se superperspicace come krugman)

    L'idiozia di base del pd (i cui pardi sono i vari zucconi e gli alti pezzi grossi del gruppo espresso oltre a debenedetti family) è che si possa mutuare la politica liberal (usa)impacchettarla portarla in italia e servirla agli italiani...(e che questo porti qualche risultato...oltre un miserabile fallimento)
    hanno fatto un errore in buona fede direte ...
    non ci credo neanche un po' ci sono dei precisi interessi dietro
    e sostanzialmente sapendo che non avrebbero pututo vincere (E neppure funziare) si sono accontentati di controllare il sottogoverno agevolare operazioni nella sanita' privata 'romana' controllare il cinema un pezzo della rai lavoricchiano per le future vittorie che sarebbero venute dopo berlusconi
    il mio non è moralismo l'avesso fatto bene almeno...e invece
    ora che per un incidente di percorso (l'accelerazione del decadicamento dell'eurozona) si sarebbero trovati nella possibilita' di vincere e inventare una politica diversa non possono ma anche (!) non vogliono perchè chi detta la linea (da debenedetti in giu') ha altri interessi , senza contare l'importanza che banche come l'unicredit e intesa hanno avuto
    alla nasciata del pd (e qualcuno qui ricordava quando sia tedesca in realta' unicredit...)


    ...e con questo non mi entusiasmo per il pd made in usa
    a cui è riuscita una politica espansiva per meri motivi endogeni
    congiunturali e bolle e palloncini gonfiati da greenspan internet boom aumento della popolazione ...

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  6. Bè, un problema secondo me ci sarebbe, ed è negli squilibri dovuti proprio alla bilancia dei pagamenti. In questo caso se uno proprio vuole fare il preciso può in effetti dire che le tipiche ricette Keynesiane (che poi, le tipiche come le si propongono, il Keynes originale era diverso dai vari Keynes nelle varie bocche) non bastano e ci vorrebbe un qualche coordinamento per evitare squilibri a lungo, presumo, insostenibili sul fronte della BdP. Cioè, occorrerebbe (utopicamente visto che non riescono neanche all'interno di una Unione) una seria presa di coscienza sull'inefficienza delle forze di mercato sempre e comunque

    lei che ne pensa professor Bagnai?

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  7. lascio uno accenno un frammento...secondo me il punto è nell'istabilita' (stabilizzata) del processo di globalizzazione
    perchè se citi politica keynesiana ti sputano perchè viene inteso come un processo economico chiuso (all'interno dello stato , vagamente autarchico) in qualche modo
    in opposizione con il liberismo globalista che ci ha fatto tutti ricchi ...

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  8. @Robert

    Ti vedo molto attivo! Ma stai rispondendo a me o a Marco? Perché se rispondi a me, guarda che io sono d'accordo. In effetti lo scopo dell'articolo sulla crisi finanziaria era proprio quello di evidenziare come certi atteggiamenti di politica (economica) si spieghino col tentativo di importare in Europa il modello statunitense (più correttamente, anglosassone) di circuito del risparmio, fondato sull'economia delle bolle (priorità al mercato azionario nella struttura del sistema pensionistico).

    Altri eventi (ad es.: l'adozione del maggioritario, cioè l'eliminazione di voci critiche in nome della "stabilità" politica) si inquadrano bene in questo disegno complessivo. Vale anche la pena di ricordarci come e perché lo abbiamo adottato (cioè ci hanno fatto adottare) questo sistema: per sconfiggere un nostro nemico, lo ricordi? E invece...

    @istwine

    I tuoi commenti sono molto pertinenti, però sempre nel famoso articolo di cui sopra spiego proprio la storia nota di come Keynes aveva anticipato e cercato di evitare il più grande di questi squilibri, quello determinato dall'asimmetria del sistema monetario internazionale, che costringe gli USA a indebitarsi col resto del mondo. Una cosa della quale, per inciso, non credo la MMT si preoccupi molto. Quindi il problema è appunto capire se vogliamo parlare dell'economia "keynesiana" o dell'economia di Keynes (per citare un libro molto famoso).

    Gli sbilanci in Europa sono esplosi con l'euro, che non mi sembra un progetto particolarmente "keynesiano", per il semplice motivo che, come accenno sempre nell'articolo, sappiamo che per Keynes misure di contenimento dei surplus erano parte essenziale di ogni accordo che prevedesse la rigidità del cambio. Il dibattito cambi fissi/cambi flessibili è trasversale (sono "flessibilisti" sia keynesiani che monetaristi che neoclassici), ma la posizione di Keynes è abbastanza nota dagli atti.

    Il concetto di coordinamento è un concetto di grande buon senso, e quindi, direi, keynesiano. Il tuo richiamo al coordinamento sembra rinviare all'idea che l'origine degli squilibri sia sempre nella politica fiscale. In effetti questa è una perplessità che ho ed ho espresso rispetto alla proposta di Piga: se facessimo espansione solo noi, aggraveremmo (adesso) gli squilibri. Questo è il motivo per il quale occorrerebbe coordinamento, ma, come dico sempre nell'articolo, il coordinamento è impossibile perché non è possibile proporlo all'elettore tedesco.

    Sempre nell'articolo faccio chiaro riferimento al ruolo dei fallimenti del mercato. Chi riduce Keynes a "spesa pubblica e svalutazione" lo fa perché non vuole che si prenda in considerazione la critica che Keynes fa dei mercati finanziari (e questo lo ho detto anche qui), critica che non mi sembra sia stata particolarmente superata o contestata. Non è un caso se i default più grandi sono quelli privati!

    Ma la risposta keynesiana è una risposta di contenimento del mercato, fra l'altro, cosa generalmente ignorata, anche attribuendo allo Stato un ruolo importante nel circuito del risparmio (come spiego sempre nell'articolo).

    Come sempre, non sono idee mie (vedi Shiller, vedi Froud, ecc.). Direi che per l'economia basterebbe il buon senso.

    Ma è chiaro che le crisi servono ad arricchire in fretta, e quindi l'abolizione del buon senso un motivo ce l'ha (d'accordo con Robert: come si potrebbe non esserlo?).

    Scusate se mi cito, ma approfitto dell'occasione per chiarire i contenuti di un lavoro che comunque voleva essere scientifico, e quindi non è necessariamente di immediata assimilazione... cioè è un mattone!

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    1. un attimo vediamo se ho capito la legge elettorale della prima repubblica proporzionale portava verso il consociativismo --- poi c'è stato l'uninominale maggioritario
      non mi ricordo ora quando primi '90 ? inizio seconda repubblica? porta una diminuzione dell'influenza dei partiti
      privatizzazioni...sicuramente l'uninominale maggioritario
      è piu' di ispirazione anglosassone...

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  9. E sul fatto che i proletari di tutto il mondo non vogliono unirsi, che poi era il motivo del contendere con Basilisco (Dostojevskij lo citavo solo per farlo un po' incazzare, avrete capito che sono fatto così...), vi suggerisco, se non lo conoscete, il contributo di Marino Badiale e Fabrizio Tringali.

    Credo che la famosa costruzione di spazi politici debba tener conto delle loro osservazioni (par. 4.1 del loro intervento).

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  11. @Sergio

    Approfitto della libertà di insulto verso i coautori per dirti: grazie di esistere.

    Ah, e naturalmente, se i prezzi sono crollati (per effetto della liberalizzazione), il consumatore sta meglio! Il problema è: quale consumatore? Quello al quale è rimasto (per ora) qualcosa da consumare... Grazie per averlo ricordato.

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    1. (inutile dire che Skorpy boicotta la Nestlè, come suppongo faccia altresì quella che un coatto chiamerebbe "la tua signora"... o peggio: "la tua lei")

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    2. (skorpy non è stato accettato dall'accademia della cusca...mi spiace alberto , try again...)
      e il caffè è nulla rispetto a quello che sta' dietro alla produzione dello zucchero ...c'è ancora lo schivismo li' è tremendo...(ne parlava gia' voltaire nel candid e non è cambiato nulla ...)
      comunque invito tutti se potete a usare prodotti certificati fair trade se potete (è un gesto dal significato molto piu' incisivo di altri...)

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    3. Ma Robert caro, Skorpy non è una parola italiana. La Crusca ha altra giurisdizione. Sai, Skorpy era la mia insegnante di inglese... Invece candid è una camera, mentre Candide è quello che se ne va in America Latina, e gli succedono tutte quelle belle cosette che racconto nell'articolo sulla crisi finanziaria. Dai, scherzo... Non ti danizzare, per carità!

      Grazie per la precisazione sullo zucchero...

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    4. era un po' il nonsense il riferimento alla crusca...non mi è venuto cosi bene ....carinissimo il candid :)
      non capisco il danizzare comunque mi condid-izzo^--^ nel frattempo

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  12. @Marco Palermo

    Sempre per la precisione, la mia provocazione a Giorgio Basilisco (intellettuale della tua terra) passava per Dostojevskij solo incidentalmente (forse avrei fatto meglio a non parlarne, ma mi andava di provocarlo un po'). Voglio dire, cioè, che il mio post proponeva solo un classico argomento da autobus: "si stava meglio quando si stava peggio". Una prospettiva che dovrebbe piacere a Robert, che così non mi troverà più elitario...

    Lungi da me proporre un antagonismo Marx/Dosto, visto che alla fine Dosto è molto ma molto più corrosivo con l'economia "omodossa". Basta ricordare come fa a pezzi la funzione di utilità all'inizio delle "Memorie del sottosuolo". Ero molto tentato di leggerle in classe quest'anno, poi ho preferito non farmi arrestare e parlare col linguaggio dei segni dell'ottimo paretiano (ottimo e abbondante per la truppa).

    Anche perché fino a pochi mesi le prostitute erano un argomento politico (l'unico argomento, per i piddini doc)...

    Penitenziagite!

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  13. @alberto , si infatti era intesa come una risposta a marco ...
    mi è venuta in mente un riflessione su boldrin e noisefromamerika
    (non che mi interessi boldrin intediamoci) quando sento nominare il pd mentre tu di dispiaci io divento (re)attivo (ma allora vedi che fa bene anche prendere un po' di pd...:)
    te la posso scrivere qui anche se non centra nulla con il post?(ma con il pd un poco si...)

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  14. @alberto , per rispondere alla tua provocazione sulle discussioni da autobus ( ed è anche vero che non ci sono piu' i giovani di una volta che avevano valori e interessi culturali come ai tui tempi
    ora al massimo ladygaga e l'iphone e , dove andremo a finire ...o'signor! ) te ne lancio una sulla variazione della percezione della ricchezza e della poverta' e sul paniere dell'istat
    (e dirai che c'entra ? tipica discussione che ormai si senti sugli autobus via iphone...)

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  15. Certo, ai miei tempi i giovani erano un po' più interessati alla musica barocca, devo ammetterlo.

    Percezione della ricchezza: sono allievo di Francesco Carlucci, quando studiavo all'università ho assistito a seminari/esercitazioni di Ignazio Visco e di Enrico Giovannini, che in qualche modo collaboravano con la cattedra di econometria. Ho una quantità di amici e conoscenti all'ISTAT. Perché vuoi mettere zizzania, perfido?

    Riflessioni off-topic: fate come a casa vostra.

    Iphone: mai più senza! In particolare ti consiglio l'accordatore coi temperamenti storici...

    Typos: a un ghibellino come me piace molto il "tui" per "tuoi": "chi fuor li maggior tui?".

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  16. Avevo scritto un commento lungo ma s'è perso. comunque, un dubbio, quando scrive:

    "Ma perché le banche hanno prestato con tanta larghezza a debitori potenzialmente insolventi (l‟eufemismo subprime indica questo)? Semplice: perché avevano tanta liquidità e, come accade, preferivano impiegarla in modo rischioso piuttosto che tenerla inoperosa."

    che liquidità intende? riserve bancarie (reserve balances o settlement balances in inglese)?

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  17. La liquidità è liquidità, cioè sono soldi. Le riserve sono un modo di usarli. Prestarli sono un altro modo. La domanda che poni è interessante e meriterebbe un'analisi dei conti finanziari degli operatori USA che oggi non posso fare (incompatibile con le valigie) e che sicuramente qualcuno ha fatto.

    Tieni presente, riagganciandomi al tuo commento che il web ha perso, ma che a me è arrivato, che anche nel caso in cui tutto il debito estero americano fosse pubblico (cioè, goofynomicamente, tutti i soldi arrivati negli Usa se li fosse presi il Tesoro), le banche sarebbero comunque state più "liquide", perché questo afflusso avrebbe contribuito a tener giù i tassi guida della politica monetaria. La moneta non è esogena: quanta ce n'è... dipende anche da quanto costa! (e viceversa, naturalmente). Ma qui siamo alla "advanced Goofynomics"...

    Grazie per gli interessantissimi spunti.

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    1. no no infatti, sposso appieno le teorie eterodosse sulla moneta endogena (sti eterodossi e!). però vorrei premere su un punto, giusto per non avere dubbi, le ho chiesto della liquidità perché molto spesso (anzi, pressoché sempre), si ragiona come se le banche "prestassero riserve" cioè, prestassero la base monetaria in eccesso. Invece non è così perché le riserve bancarie o base monetaria (non includendo la moneta fisica insomma) sono utilizzate dalle banche solo per due motivi fondamentali: 1) soddisfare le richieste di riserva obbligatoria imposte dalla propria BC (e diversi paesi quali canada, australia, UK, svezia, norvegia ed altri non ne hanno); 2) finalizzare i pagamenti interbancari, quello che la letteratura sui sistemi di pagamento chiama Settlement spesso contrapposto al semplice Clearing, difatti le riserve bancarie (che Bankitalia chiama "moneta di banca centrale") sono lo strumento più utilizzato perché il più sicuro e in alcuni casi anche l'unico previsto (un esempio per capire che intendo: i pagamenti delle tasse sono obbligatoriamente fatti con spostamento di riserve bancarie dai depositi bancari in BC al conto del Tesoro, che è sempre in BC ovviamente, esattamente nella parte Liability del bilancio della BC, difatti ogni pagamento di tasse crea momentanea destabilizzazione del sistema di pagamenti se non si utilizzano alcuni tecnicismi propri di ogni BC. cioè, per intenderci è un riarrangiamento della parte Liability della Banca Centrale, ma che ha pesanti conseguenze sul sistema di pagamenti se non compensato a dovere con interventi della BC o magari strumenti quali i conti Tax&Loan statunitensi)

      Ma le banche non "prestano riserve bancarie", né un aumento di esse aumenta la loro abilità di estendere il credito. Cioè, che ne abbiano un trilione o che ne abbiano 0 (come succede in Canada solitamente) in ogni caso le banche estendono il credito, secondo la logica "i prestiti creano i depositi" e non viceversa come previsto dal modello del moltiplicatore monetario.

      Scusi se son prolisso, né voglio apparire saccente, ma questo è solitamente un punto in cui gli economisti mainstream (se vogliamo etichettare, ma poi in realtà dipende quali, per esempio Borio e Disyatat della BIS, sanno bene come funziona il tutto, idem Constancio, vice pres della BCE che un mese fa ha sottolineato questo punto) cadono (anche il buon Krugman) e quindi volevo essere sicuro sul significato di "liquidità".

      Saluti e grazie.

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    2. In effetti temo mi sfugga come faccia una banca a prestare... se prima qualcuno non deposita! Ma penso sia colpa mia. Ormai le discussioni sulla moneta (assolutamente NON le tue, che apprezzo molto, ci tengo a precisarlo) hanno preso una tale deriva misticheggiante che quando cominciano mi stacco la spina da solo! Lo so: non è professionale...

      Comunque, l'endogenità della moneta è un'acquisizione abbastanza ortodossa. Ricordo che gli "approcci eterodossi" hanno il JEL code B500, che ricomprende marxisti, socialisti, femministi, sraffiani, austriaci, evoluzionisti e istituzionalisti. Ora, gente come Tobin o Benjamin Friedman non mi sembra rientrare in queste categorie. Percepisco un grande sgomitamento da parte dei post-keynesiani statunitensi.

      Non è solo un problema di etichette. Vorrei ad esempio conoscere la loro posizione sul sistema monetario internazionale. Tu ne sai qualcosa?

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    3. E questo il bello delle banche, creano promesse di pagamento all'atto del prestito. Cioè, i prestiti creano i depositi, e non viceversa. In effetti questa faccenda è risaputa da tempo, anche Wicksell e Fisher lo sapevano, come anche Keynes, ma alcuni aspetti sono stati evidenziati in particolare da Basil Moore e Marc Lavoie tra i primi, ma più che altro Basil Moore ebbe la giusta intuizione di far notare che la Banca Centrale era SEMPRE accomodatrice di riserve bancarie, cioè, non può decidere se emetterne o no, ne emette perché se no i sistemi di pagamento vanno a quel paese dopo uno due giorni. Comunque è un discorso lungo, se avrà voglia di iniziarlo sarò lieto, anche perché son tra i pochi discorsi dove io attacco la spina se si parla di economia (lo so è strano).

      A proposito di Tobin, le linko questo bel documento, che ovviamente è datato su certi aspetti ma il cui discorso generale è valido:

      http://cowles.econ.yale.edu/P/cp/p02a/p0205.pdf

      e anche questo di Disyatat della BIS:

      http://www.bis.org/publ/work297.pdf

      Diciamo che le banche prestano semplicemente scrivendo + 100 (il prestito) e - 100 (il deposito), ed alle riserve bancarie badano dopo.

      Sul sistema monetario internazionale non saprei, ho letto diverse cose di Randall Wray (poi un'altra volta se vuole approfondiamo il discorso MMT che ho visto che in internet c'è una confusione tra fanatismo e presentazione della stessa in maniera molto povera) ma non son sicuro che lei accetterebbe il discorso, leggendo i suoi testi. Ma devo dire che non conosco, probabilmente e sicuramente trattano l'argomento, ma non saprei cosa indicarle in effetti.

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  18. @Sergio

    ...concordo e vorrei sottolineare una cosa già chiara nella citazione: per Keynes la disoccupazione è una malattia, andrebbe quindi curata in ogni caso, a maggior ragione (ma non esclusivamente!) se il pericolo è il tracollo del sistema politico liberale.

    E la disoccupazione è una malattia, dice sempre Keynes, che non si contrae perché "hai preso freddo" ma è connaturata ad un certo modo di essere del capitalismo.

    Insomma, se Keynes "è della sua classe", come dice il prof., è chiaro in che condizioni versano i piddini nostrani...per i quali, evidentemente, Keynes è ormai troppo di sinistra!

    Antonino

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    1. Vorrei chiarire dei concetti, ma devo ammettere che dopo aver letto tutti i commenti e il pezzo su Megachip mi sento molto confuso. Tra l’altro non sono neanche uno che riesce ad esprimersi molto bene. Cerco di andare con ordine.

      Prof. lei ha scritto: “Conosco tre tipi di lettori della mia età: quelli che son finiti in Confindustria, quelli che parlano di grano e tela nel XXI secolo (magari senza sapere esattamente cosa sia la bilancia dei pagamenti), e un gruppo che si conta sulle dita di una mano”. Sono curioso di sapere chi sono “un gruppo che si conta sulle dita di una mano”. Anche io ne conosco meno di 5 nella mia città, e meno di 10 in Italia. Mi piacerebbe che ci scambiassimo i nomi, se hanno prodotto della letteratura al riguardo, potrebbero offrirmi altri spunti di riflessione.

      “Il punto che volevo sollevare è molto semplice: non trovo convincenti le spiegazioni di chi dice che quell'esperienza è finita. Tieni presente che nemmeno il preparatissimo Sergio ha risposto a una domanda diretta su questo punto”. Non mi è chiaro a quale esperienza si riferisse, forse al socialismo reale o quello democratico? O alla crescita post bellica keynesiana?

      “ Certo che Keynes era un economista di classe: della sua classe. Di classe credo non ce ne sia una sola, altrimenti con chi lotterebbe? Però ha funzionato. L'alternativa qual è? Unire i proletari di tutto il mondo, che non ne vogliono sapere mezza (perché sono sottoproletari, mi ha spiegato un venditore di sogni), o più prosaicamente prenderli per il culo (vendendo, appunto...)?” Anche questo periodo non mi è molto chiaro. Chiarisco che la teoria generale e il lavoro dei suoi seguaci di Cambridge (e non solo), rappresenta, per quello che ho capito di economia, l’analisi che meglio descrive, e più realisticamente, i fenomeni economici del dopo crisi 1929 fino ai giorni nostri. Per quanto mi riguarda Keynes sta alla teoria economica come Marx sta alla sociologia e alla filosofia politica. Però mi permetta di evidenziare che nella lotta di classe le posizioni tra dominanti e dominati non sono certo cambiate con lo Stato sociale di (non) piena occupazione, di efficienza e di libertà (per dirla alla Sergio Polini). Ma poi, di libertà di che? Di scrivere su un blog quello che ci pare? Di avere tutti un lavoro per stare più di 8 ore al giorno con i glutei su una sedia? A me non pare che nelle nazioni dove c’è un sistema di welfare quasi perfetto, con i conti pubblici di bilancio interno ed estero equilibrati (esempio paesi scandinavi), ci sia più libertà e si viva più felici (non parliamo della piena occupazione perché verifichiamo che in Svezia hanno un tasso di disoccupazione molto vicino al nostro).

      Per dirla alla Riccardo Bellofiore, nell’articolo che lei ci ha gentilmente segnalato, non le pare che abbiamo vissuto decenni di “keynesismo privatizzato” anziché di “keynesismo socializzato”? Forse nella famosa seconda parte del grafico che lei ha esposto non c’è stato un aumento di ricchezza delle nazioni, usando un termine classico, che è andato totalmente nelle tasche di pochi proprietari d’azienda, manager, banchieri e professionisti? Le pare che le classi sociali oggi siano più vicine e che le differenze sociali colmate?

      Infine, sull’articolo di Badiale e Tringali. Due osservazioni. Loro propongono la lotta contro le attuali élites solidarizzando con i popoli del sud Europa. Ma se non riusciamo neanche ad essere uniti nel nostro paese, in cui vediamo il nascere di migliaia di movimenti civici che non fanno che coltivare il loro orticello, come facciamo ad essere uniti con popoli di cultura e lingua diversa dalla nostra?

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    2. Seconda osservazione. Ho sempre apprezzato il lavoro di Badiale. Ma il tentativo di proporre la decrescita come soluzione dopo l’uscita dall’UE nell’articolo (non negli altri dove è più preciso), è molto scarno di approfondimenti o, almeno, di riferimenti.

      Concludo dicendo che fino agli anni 70 la lotta di classe in Italia ha visto alti e bassi, ma comunque c’era un certo attivismo che ha portato anche a dei risultati. Ciò si è avuto grazie alla presenza del blocco sovietico, per quanto schifo ci faccia lo stalinismo, compreso il sottoscritto, ha portato dei benefici nella produzione del pensiero marxista e della lotta sindacale ed extra parlamentare dei decenni 30-70. Oggi la guerra fredda è finita ed esiste un unico blocco, quello del pensiero unico. La coscienza di classe gramsciana è un vecchio ricordo, oggi ancora più obnubilata dai consumi e dalla pubblicità. Keynesiano o marxista, siamo messi comunque molto male.

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  19. @All

    Stiamo messi effettivamente molto male, un po' perché Keynes (ma anche Shiller) sono leghe e leghe (occhio) a sinistra della politica italiana (tutta).

    Io però sto messo peggio perché devo anche fare le valigie.

    Ne parliamo con calma, non voglio abbandonare il tema.

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    1. a proposito di economisti a sinistra, perchè si parla molto di Keynes e poco di Kalecki? Credo che quest'ultimo sia molto sottovalutato dalla dottrina del novecento, forse perchè era dichiaratamente socialista? O forse, lo chiedo a lei che li ha sicuramente studiati entrambi, perchè Keynes aveva più appeal su ricercatori e governanti?

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  20. Prof. ricordo che nelle prime pagine delle "Memorie del sottosuolo" il protagonista esprime pensieri del tipo "sono malato ma non mi curo, perché sono un uomo cattivo".

    Si riferisce a questa dimensione quando parla di "critica della funzione di utilità" da parte di Dosto o a qualcosa di più specifico?

    Ovviamente lei ha la versione di Landolfi, no?

    Antonino

    p.s. secondo me la struttura piatta del Blog era più chiara, adesso non so mai dove andare a pescare i nuovi messaggi.

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  21. La nuova struttura fa schifo. La nostra conversazione è abbastanza lineare da non aver bisogno di "pseudo-threads". E poi ora non posso più referenziare i vostri commenti, che sono la parte più interessante. E il link ai post porta alla fine, anziché all'inizio.

    No, ho la traduzione di Polledro, non sapevo che Landolfi ci si fosse messo, e pensavo ovviamente alla prima parte, un po' più avanti, dove inizia a dire:

    "Il vantaggio! Che cos'è il vantaggio? E se capitasse che il vantaggio umano, a volte, non solo potesse, ma perfino deovesse consistere nell'augurarsi in qualche caso ciò che è nocivo, e non ciò che è vantaggioso?"

    Ovviamente un omodosso sa (o pensa di sapere) come trattare questo caso, ma il problema rimane aperto.

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  23. @Sergio

    Caro Sergio,

    leggi troppo, ma sai poca econometria, e quindi ci sono troppe cose che non vanno nella tua "analisi". L'unica irrilevante è quella che noti tu (la differenza PIL/PNL).

    L'econometria non va: dividi arbitrariamente il campione (hai fatto un test? Ma dai! Quale? Se me lo dici magari, studiando...), non fornisci alcuna statistica di significatività dei trend (anche lì, forse...), e interpoli con un trend deterministico una serie che ha un trend stocastico (l'articolo dei due Charlies serviva a questo). Prima che mi racconti tutto il dibattito da Perron (1989) a oggi passando per Zivot e Andrews, ecc., aggiungo altre due cose, per farti capire che di questo dibattito che conosco bene mi batto abbondantemente il belino, et pour cause...

    La prima è che comunque nella tua analisi l'economia non va perché tu credi ai governi. Ma se leggessi sul serio le cose che vale la pena di leggere (e questi sono consigli per gli acquisti), dovresti arrenderti all'evidenza di quello che io (modestamente), Bellofiore, e chissà quanti altri facciamo notare: non è vero che la rivoluzione neoclassica ha cambiato il paradigma. Dopo Keynes le politiche anticicliche si sono continuate a fare, praticamente sempre. L'unica eccezione di un qualche rilievo è l'attuale gestione della nostra crisi. E questo spiega perché la varianza rimane bassa dopo l'apparente abbandono di Keynes: perché, come dico nel mio articolo, nonostante per motivi ideologici si siano sbandierate le "regole" come panacea, i governi hanno continuato a fare politiche discrezionali per tenere la situazione sotto controllo (almeno finché il nemico premeva alle porte). E questo tu lo sai benissimo. Non posso credere che tu non lo sappia. E allora?

    E anche la statistica non va. Capisco bene che da italiano anche tu sei rimasto al pollo di Trilussa (del resto, altrimenti non sarei antitaliano). Ma dovresti sapere che quel pollo può avere varianza 0 o 1/2. E tu quale mi vai a preferire? Il pollo con varianza 1/2. O gesummio! Ma lo sai cosa succede quando il pollo ha varianza 1/2? Che io me lo mangio e tu no, perché non sai la statistica. Oppure, se la sai, perdi tempo... ed è un vero peccato, un peccatissimo, che uno studente brillante come te perda tempo così, solo perché è affezionato al ruolo di avvocato del diavolo.

    Perché sei un buon diavolo, ma un pessimo avvocato... anche se in questo caso la colpa non è tua, ma della causa, che è persa, e da tempo...



    P.s.: in altre parole, perché a questo punto non sono più così certo che tu mi capisca (ma chi è il tuo relatore? qualche economista, credo...), se preferisci un mondo dove la crescita reale ha uno s.q.m. di 0.078 a un mondo dove la crescita reale ha uno s.q.m. 0.024, evidentemente ti meriti di vivere nel mondo che preferisci! E non preoccuparti, ci arriveremo, se passiamo il tempo a interpolare...

    Sintesi: nun me tocca' Mainardo che m'incazzo.

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  24. @Marco

    Le tue due spiegazioni mi sembra coincidano. Però devo darti la prima di una lunga serie di delusioni: non posso dire di aver studiato Kalecki, se non per qualche fugace accenno sui testi di Acocella e Caffè. Per questo devi rivolgerti a Cesaratto, che ne sa molto. Andrò anch'io a farmi istruire.

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    1. Bene allora comincio anche io. Ordino subito "Antologia di scritti di teoria economica" e "Teoria dello sviluppo di una economia socialista", costano solo 9,00 € cadauno. Ho letto cose molto interessanti su di lui, dalla teoria della distribuzione (tema, mi pare, non affrontato da Keynes), alla teoria della domanda effettiva. Ho letto che è stato addirittura un precursore delle teorie keynesiane. Fine dei consigli per gli acquisti.

      p.s.: come si fa a rivolgersi a Cesarotto? Ha un blog?

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  25. @Sergio

    ...e giornalista sportivo lo dici a tu' sorella (anche metaforicamente, come del resto la sorella)! ;)

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  26. ...e la cosa triste è che la statistica la sai, ne sono sicuro: vedi cosa voglio dire quando dico che sei polemico? E tu rispondi: chi, io? E io: e no!?

    Però come si fa a non volerti bene. Dentro di me, in fondo, c'è un tifoso represso...

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  28. @Sergio, o meglio: a Sergioooooooooo

    Senti: abbiamo sbagliato tutto. Il metodo non va. Dobbiamo cambiare paradigma. Tu dimmi quello che vuoi dimostrare, e io ti do ragione. Così facciamo prima. Altrimenti continui a farti bocciare.

    Intanto: cosa minchia significa 1990-92 0.8%! Cos'è, una media di lungo periodo, presa su un triennio con in mezzo una recessione? In tutto il decennio '90 gli Usa sono cresciuti a quasi il 4% di media. Infatti poi c'è stata la crisi. Ma non direi che siano cresciuti poco. Eventualmente troppo (e sappiamo come, no)? Altra prova del fatto che crescere troppo non è una buona cosa (per cui è meglio il mondo a 0.024 che quello a 0.078).

    Poi: l'allenatore, come vuoi chiamarlo tu (io lascerei le metafore calcistiche a Casini), si occupa, come tu sai, di breve periodo, cioè della varianza, non della media. Della media si occupa il perticone, Solow, il quale dice, guarda un po', che avvicinandosi allo steady state la crescita si smorza.

    Poi: in privato mi dici che i dati non parlano mai da soli (bella frase) poi in pubblico mi dici che i due trend si vedono a occhio! Lo vedi che lo fai solo per polemica. Deve essere il tuo lato femminile. Sei del Cancro?

    E io che ci casco come un cojone... Ma è nella mia natura (non quella di scorpione, quella di fiorentino).

    Hai ragione te: Keynes non sapeva quello che voleva, e soprattutto non sapeva come ottenerlo. Praticamente, un antesignano di Bersy. Mi metto in coda davanti a Rinascita (se esiste ancora) sperando di avere una copia firmata della tua Teoria Generale del Pallone, del Contropiede e della Traversa.

    A Sergiooooooooooooo.... (ti rendi conto: il XX secolo ha avuto due profeti: Keynes e questo qui).

    Famme lavora', che sto lavoranno pe' vvoi...

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  29. ...perché da qualche parte c'è stato il "keynesismo di stato", così come abbiamo avuto fascismo, nazismo, comunismo neo(per intenderci)-liberismo (Reagan, Tactcher)?

    Io ho letto un solo libro di economia (quello di Krugman sulla crisi) è ho capito che, sostanzialmente, le ricette keynesiane sono state utilizzate soprattutto per la gestione delle crisi, insomma per contenere i danni.

    Nei dati del prof vedo questo innanzitutto, che dal dopoguerra e fino alla 2008, le crisi sono state meno acute.

    Antonino

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  30. Ma infatti nei dati c'è più o meno questo. Considera anche che per rendere meno acute le crisi è meglio spingere meno durante le espansioni. E nei dati c'è anche questo. Le politiche "keynesiane" comunque comportavano una serie di meccanismi di stabilizzazione automatica, attraverso il sistema fiscale e i sistemi di welfare, che spiegano parte del risultato, e che i fanatici delle regole non sono riusciti a scardinare fino a poco fa.

    Comunque mi sono letto Bellofiore molto di corsa, e credo valga la pena di rileggerlo meno di corsa.

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  31. ...in realtà ho letto anche un manuale (dornbush-fisher) ai tempi dell'università ma in pratica non ne ricordo nulla. Prof. Catello Cosenza, fascista e keynesiano convinto.

    Antonino

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  32. ...che è quello che molti studenti pensano di me, se la cosa può consolarti...

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  34. a me il Prof. Cosenza...dire "piaceva" è troppo, aveva il suo carattere a tratti spigoloso e gli capitava di esagerare ma ne ho un buon ricordo.

    Poi ricordo con simpatia alcuni giudizi, tipo
    "se in un sistema c'è disoccupazione, il sistema va cambiato" o alla fine di una panoramica sulle critiche a Keynes e con una faccia perplessa: "questo è il massimo che sono riusciti a fare in quaranta o cinquanta anni...un po' pochino".

    I ricordi non sono "letterali".

    Antonino

    [Mo' mi guardo un po' di Tarkovskij, oggi ho finito di leggere il brutto saggio di Zizek su di lui e voglio rinnovargli la mia fedeltà]

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  35. @Antonino

    Purtroppo la situazione è tale per cui molti "fascisti" dicono la "verità" due volte al giorno, come un orologio rotto, mentre il Bersy, il cui unico scopo è "controposizionarsi" (guardate l'ultimo giro di valzer sulla Germania), è un orologio rotto che sposta le lancette un attimo prima del fatidico momento in cui potrebbe non dire una cazzata. Sarebbe il risultato di due cose che dicono essere molto belle: la visione politica e il bipolarismo.

    @Sergio

    Mannaggia al diavoletto che c'ha fatto litiga'!

    La colpa è mia. Io ho veramente abbassato il livello con il mio argomento che si stava meglio quando si stava peggio. Però tu dicendo che si stava meglissimo quando si stava peggissimo hai anche fatto un errore di grammatica. E se mi chiami prof, io devo fare il prof. Altrimenti mi danno del parassita.

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  36. @Antonino

    Ma io Catello lo ho conosciuto: salvo errore, credo fosse in commissione ricerca di ateneo alla Sapienza, quando io ne facevo parte come ricercatore della facoltà di Economia. Ricordo poco, lì si parlava solo di come dividersi i soldi, e lui, a dire il vero, non doveva essere molto venale, perché spesso non c'era.

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  37. @Marco Palermo

    ...il blog di Cesaratto qui

    antonino

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  39. Scusa Sergio, il tuo commento che hai "suicidato" meritava una risposta approfondita. La risposta secca era "no". Per motivarla ci sarebbe stato da lavorare. In ogni caso, credo sia evidente che il discorso sulla decrescita non è "off-topic" rispetto al tema principale del blog.

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  41. Questo post è eccezionale. Niente piaggeria: quel grafichetto lì, e la spiegazione, aprono davvero un mondo nuovo (almeno per chi non è economista, come me). Finora, poiché sono appassionato del Medioevo, avevo letto solo Breve storia economica dell'Italia medioevale di Luzzatto, ma rimedierò col volume di Carlo Cipolla.
    Contemplare lo sviluppo economico sub specie saeculi è illuminante.

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    1. Vlad carissimo, presto avremo bisogno delle tue competenze professionali. Nel frattempo, volevo dirti che l'idea di quel grafico l'ho tratta da un paper di Alan Blinder (economista keynesiano americano, coautore del Nobel Solow), che penso di aver letto mille anni fa ma del quale non mi ricordo minimamente il titolo. Belli, vero, i dati?

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    2. Annotiamo anche Blinder.
      Devo ammettere che sono un patito di database, di elenchi, di archivi e gli sguardi d'insieme (addirittura secolari) possiedono una certa aura erotica.
      E' lo sguardo eminente di cui parlava Leopardi. Eminente poiché goduto da luogo eminente.
      Meglio aquile che galline da zuffa insomma.
      Da completista mi toccherà, conseguentemente, leggerlo tutto codesto blog.
      Saluti da Roma

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    3. Ma allora, se mi saluti da Roma, invece che con il tuo classico (l'impalatura), potremo cavarcela con un nostro classico: la crocefissione lungo la via Appia. Avanti, c'è posto...

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