CorrettoreDiBozzi ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "L'euro e i liberisti (con le terga altrui): la riv...":
Ho ascoltato anch'io le oltre 5 ore di registrazione dell'incontro A sinistra nel PD per la democrazia e il lavoro: l'Italia può farcela, registrato da Radio Radicale.
Commentavo ieri in questo modo, in una mail: «ci sono interventi molto lucidi [considerato il contesto], interventi in puro politichese di gente preoccupata di perdere la cadrega e altri di gente che non ha capito niente di quello che sta succedendo».
Si segnalano, in ordine di apparizione, oltre al "nostro" Vladimiro Giacché, gli interventi di:
*
D'Attorre accenna al vincolo esterno e discute brevemente euro come
metodo di governo e recupero di spazi decisionali in ciascuna nazione
(lascia dettagli ad intervento di Giacché);
* Laura Lauri pone la
domanda retorica se architettura UE/eurozona è compatibile con la
democrazia e con il benessere delle classi subalterne;
* Boccia
sulla libera circolazione dei capitali e le implicazioni per la
redistribuzione (critico su Jobs Act, su UE, ma purtroppo ancora
sostanzialmente sbattipugnista su tavolo europeo che non esiste);
* Ileana Argentin, «noi parliamo tanto di sinistra ma votiamo come la destra» (su destra-sinistra vedi precisazione di seguito, per l'intervento di Fassina);
* Civati, con l'affermazione «la piattaforma politica del PD è di centro-destra» che, quando l'ho letta su Twitter, pareva un po' un intervento alla @GraziaArcazzo,
ma ascoltata in quel contesto di sonnambuli (e di alcuni figli di madre
dissoluta) suonava come indispensabile sveglia (inoltre «Renzi è compatibile con una forza di sinistra?»)
* Matteo Giordano richiama The Crisis of Democracy, che ho citato in questo commento;
* Fassina sottolinea, fra le altre cose, che:
a) l'architettura dell'eurozona non può che provocare la deflazione salariale;
b)
Renzi non è un'incursione in un territorio incontaminato, ma è frutto
degli errori(?) del PD (Cuperlo sarà ancora più esplicito), soprattutto
della subalternità politica e culturale alla destra (da intendersi come subalternità al Washington consensus; la cosiddetta destra sociale è pregata di leggersi la precisazione in questo commento);
c) non esistono le condizioni politiche per procedere col più Europa e quasi implora di smettere di proporla come soluzione.
*
impagabile Cuperlo che rinfaccia ad uno sbigottito D'Alema di avere la
responsabilità politica, insieme a tutta la sinistra europea, di aver
contribuito —nel periodo in cui PDS/DS/PD è stato al governo— a
cacciarci nel recinto del vincolismo UE senza aver opposto alcuna
resistenza.
In ogni caso in molti (ma non in tutti) c'è la consapevolezza di non rappresentare più gli interessi dei piccoli (come sono stati definiti qui sul blog).
Postato da CorrettoreDiBozzi in Goofynomics alle 23 marzo 2015 13:02
(...il mio recensore preferito...)
L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...
lunedì 23 marzo 2015
sabato 21 marzo 2015
L'euro e i liberisti (con le terga altrui): la rivincita del comunismo
Mi è capitato di parlarne qui, riportando il piacevole incontro di Padova all'Osteria volante, dove ho avuto il grande piacere di rivedere Piller&Gumpel, Leonardo, l'Istituto PUDE, Marilena, Elena, Dragan, ecc...
Se siete marxisti dell'Illinois, non cliccateci.
Se siete marxisti dell'Illinois, non cliccateci.
venerdì 20 marzo 2015
Ma oggi c'è la Cina (2)
(...i cinesi cattivi copiano, ma anche i napoletani non scherzano...)
Ricorderete lo Stabat di Draghi:
Sentite Ciccio Feo. Deve musicare "Stabant autem juxta crucem Jesu mater eius et soror matris ejus..." ...e come comincia? Eh già, con una citazione, perché anche in musica ci sono le citazioni, sapete. Comunque, a Ciccio Feo Draghi era piaciuto proprio molto. Qui non è citazione: è plagio (come quello dei cinesi cattiiiiiiiivi):
(...mi rifugio nella musicologia per dimenticare la neghittosità der Palla, che ha raggiunto livelli impressionanti. Ma è arrivato il Tommy moment: lui è il male, e io sono il suo vincolo esterno, e lo sto riavvicinando alla durezza del vivere. Per colpa sua, oltre al moltiplicatore della Grecia e agli IDE della Romania, in questo weekend ri-entreranno nel circolo doloroso - ma sempre meno della mater - della mia appercezione la mole e il mitocondrio. Sono sceso ad annunciarglielo. Lo trovo sbracato sul letto, col PC sulle ginocchia, intento a osservare futili filmati.
Io: "Palla, la tua insegnante ti ha dato un'altra possibilità, io ne approfitterei!"
Lui (stiracchiandosi): "Che palle babbo! Tanto domani vado a studiare da [nome a caso]!"
Io: "Morgen, morgen, nur nicht heute, sagen alle faule Leute".
Lui: "Non parlare tedesco, mi dà fastidio".
Io: "Posso darti molto più fastidio. Chiudi sto cazzo di computer e porta su i libri, così intanto mi fai vedere con cosa dovrò divertirmi nel week-end".
Esegue, con i soliti comportamenti elusivi, poi torna giù a studiare biologia e io lo accomiato con le seguenti parole:
Io: "È interessante la biologia, spiega quello che c'è dentro al tuo corpo".
Lui: "Sti cazzi: basta che funziona..."
Io: "Parole sante, figlio mio, parole sante! La vita è fatta così: c'è a chi funziona, e chi lo sa usare. Comanda chi lo sa usare...")
Ricorderete lo Stabat di Draghi:
Sentite Ciccio Feo. Deve musicare "Stabant autem juxta crucem Jesu mater eius et soror matris ejus..." ...e come comincia? Eh già, con una citazione, perché anche in musica ci sono le citazioni, sapete. Comunque, a Ciccio Feo Draghi era piaciuto proprio molto. Qui non è citazione: è plagio (come quello dei cinesi cattiiiiiiiivi):
(...mi rifugio nella musicologia per dimenticare la neghittosità der Palla, che ha raggiunto livelli impressionanti. Ma è arrivato il Tommy moment: lui è il male, e io sono il suo vincolo esterno, e lo sto riavvicinando alla durezza del vivere. Per colpa sua, oltre al moltiplicatore della Grecia e agli IDE della Romania, in questo weekend ri-entreranno nel circolo doloroso - ma sempre meno della mater - della mia appercezione la mole e il mitocondrio. Sono sceso ad annunciarglielo. Lo trovo sbracato sul letto, col PC sulle ginocchia, intento a osservare futili filmati.
Io: "Palla, la tua insegnante ti ha dato un'altra possibilità, io ne approfitterei!"
Lui (stiracchiandosi): "Che palle babbo! Tanto domani vado a studiare da [nome a caso]!"
Io: "Morgen, morgen, nur nicht heute, sagen alle faule Leute".
Lui: "Non parlare tedesco, mi dà fastidio".
Io: "Posso darti molto più fastidio. Chiudi sto cazzo di computer e porta su i libri, così intanto mi fai vedere con cosa dovrò divertirmi nel week-end".
Esegue, con i soliti comportamenti elusivi, poi torna giù a studiare biologia e io lo accomiato con le seguenti parole:
Io: "È interessante la biologia, spiega quello che c'è dentro al tuo corpo".
Lui: "Sti cazzi: basta che funziona..."
Io: "Parole sante, figlio mio, parole sante! La vita è fatta così: c'è a chi funziona, e chi lo sa usare. Comanda chi lo sa usare...")
Ma oggi c'è la Cina!
The completeness of the Ricardian victory is something of a curiosity and a mystery. It must have been due to a complex of suitabilities in the doctrine to the environment into which it was projected. That it reached conclusions quite different from what the ordinary uninstructed person would expect, added, I suppose, to its intellectual prestige. That its teaching, translated into practice, was austere and often unpalatable, lent it virtue. That it was adapted to carry a vast and consistent logical superstructure, gave it beauty. That it could explain much social injustice and apparent cruelty as an inevitable incident in the scheme of progress, and the attempt to change such things as likely on the whole to do more harm than good, commanded it to authority. That it afforded a measure of justification to the free activities of the individual capitalist, attracted to it the support of the dominant social force behind authority.
(to the happy few...)
(to the happy few...)
giovedì 19 marzo 2015
I prodigi dell'indignazione di regime
Ricevo da un lettore questa missiva:
Gentile professor Bagnai,
ci tenevo a segnalarle questo recente documentario sulla Troika e su come ha agito in Grecia, in Portogallo e a Cipro:
Se anche lei lo considera degno di diffusione, il suo blog è senz'altro una cassa di risonanza migliore della mia rubrica indirizzi. Unico problema, è in francese. So che per Lei questo non è un ostacolo, speriamo non lo sia anche per molti altri italiani.
Il documentario ovviamente non era sfuggito, e infatti in un altro post qualcuno commenta:
gianni ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Comunicazzzioni di servizzzio":
La televisione di stato tedesca ARD ha trasmesso un documentario che ha sconvolto molti conservatori, neoliberisti e intransigenti tedeschi. Il documentario dal titolo "Il sentiero della Troika - Potenza senza controllo", un documentario prodotto da RBB per ARTE ha mostrato ai tedeschi un approccio diverso al problema del debito greco.
Il blog KTG riporta il passaggio più "scioccante",
"Gli Stati membri dell'euro non volevano che la Grecia andasse in bancarotta nel 2010, al fine di proteggere le banche tedesche e le banche francesi, che erano esposte di quasi 40 miliardi e avevano paura di perdere il denaro.
secondo me non sconvolge nessuno questo documento.
Postato da gianni in Goofynomics alle 18 marzo 2015 13:39
Ora, io il documentario non l'ho visto, non ho tempo.
Faccio una scommessa.
Scommettiamo che nel fosco quadro di questa troika brutta e cattiva, della quale finalmente si evidenziano i mandanti, le banche del Nord (anch'esse brutte e cattive, ça va sans dire), non si farà minimamente menzione dello strumento di governo che distorcendo pesantemente il funzionamento dei mercati finanziari (in particolare, inibendo il rischio di cambio, e la funzione di signalling dei tassi di cambio delle valute nazionali), ha permesso alle banche (BCE compresa) di condurci a una crisi senza precedenti e di gestirla a loro immagine e somiglianza? Volete scommettere, cioè, che non si parlerà dell'euro?
Su cosa baso questo mio educated guess?
Ma è semplice! Follow the money! Un documentario franco-tedesco può menzionare il vero problema? No! Al massimo potrà appellisteggiare, becchetteggiare: "austerità brutta! poveri greci! troika cattiva! banche infide!", e così via, in un profluvio di punti esclamativi buonisti e politicamente corretti, senza uscire dal perimetro. Perché noi, qui, in Eurozona, siamo dentro a un confine dal quale i media non escono, un confine che separa un regime antidemocratico (il nostro) da tanti altri regimi imperfettamente democratici.
Apprezzerete la differenza: la perfezione non esiste, e quindi la democrazia "compiuta", posto che si sappia cosa sia, verosimilmente non esisterà, in giro per il mondo. Ma solo qui e ora ci siamo posti come obiettivo quello di affidare decisioni vitali per la distribuzione del reddito, e quindi per la politica in senso strettissimo, a istituzioni lontane dal processo democratico. E notate bene: prima che se ne accorgesse Leijonhufvud (che i nostri "cheinesiani" non conoscono), questa cosa ci era stata detta in faccia da Monti.
Quindi il nostro è un regime antidemocratico, e voi lo sapete bene, perché che il problema dell'euro sia soprattutto politico era destino che fosse un economista a portarlo all'attenzione degli italiani quattro anni or sono.
E allora, per favore, non siate ingenui. L'euro è il confine, ed è un confine visibilissimo (nonostante i tentativi di alcuni colleghi relativamente scaltri di sparar fumogeni per offuscarlo). Chi è di là è un fascista, nel senso più volte ricordato di: paternalista, antidemocratico e sostanzialmente autoritario.
Ma il punto non è questo, è un altro. Nella società dell'informazione, il regime gestisce il dissenso in modo molto efficiente: ricorrendo alla potente e infallibile arma dell'indignazione di regime. Quella che in Italia viene brandita da Report, per capirci. Si fa un bel servizio con musichette patetiche (nel senso di: "capaci di suscitare pathos"), si racconta una favola, ovviamente partendo dagli ingredienti giusti (un buono e un cattivo), e naturalmente si depreca il cattivo, senza spiegare troppo bene perché sia tale.
Se ci fate caso, anche nella favola di Cappuccetto Rosso, il lupo (che come saprete è il cattivo) parla e agisce come una persona, dialogando da pari a pari con i cosiddetti umani, il che rende, come dire, un po' stravagante il fatto che voglia mangiare quello che, per come le cose vengono raccontate, è un suo simile! Altro sarebbe impostare la narrazione della nota scampagnata in termini zoologici, come qui impostiamo la narrazione della crisi in termini economici: scopriremmo in tal caso i reali motivi del "cattivo", e soprattutto cosa fare per difenderci! Ma chi racconta una favola non lo fa per farvi capire: lo fa per farvi addormentare.
Questo è, nel meraviglioso, complesso, involontariamente efficientissimo meccanismo del regime il ruolo dell'indignazione di regime. E così la Gabanelli in Italia (ricorderete la sua scandalosa disinformazione sull'euro), o Arté in Francia e Germania, raccontano a sera una favola ai bambini, e li fanno addormentare un po' indignati, nella certezza (più o meno cosciente) che questo sia il modo migliore per far sì che all'indomani non succeda un beneamato cazzo.
E infatti... l'indomani non succede un beneamato cazzo!
Ma scusate? Quanti servizi di Report (o, in Francia, di Envoyé spécial, format analogo gestito da redattrici col medesimo fenotipo) abbiamo visto, tali per cui il giorno dopo ci sarebbe dovuta essere come minimo una presa della Bastiglia? Direi più o meno un paio a settimana, no? E son state prese Bastiglie? Non mi risulta. Eppure ci sono.
E quindi?
E quindi Lorenzo (il lettore della prima missiva) è un po' ingenuo, come lo è, a mio parere, certe volte, anche l'Antidiplomatico (al quale, ci tengo a precisarlo, voglio molto bene, col quale sono in relazione, che fa un ottimo lavoro e che cerco nel mio possibile di aiutare: ma se ravviso una lieve ingenuità glielo dico, così come lui può dire a me che sbaglio... se sbaglio!).
Guardate che ormai abbiamo già superato la soglia oltre la quale certe notizie possono suscitare una vera indignazione. Sarebbero state rivoluzionarie nel 2010 (ma allora ne parlava forse solo Zerohedge: nemmeno io facevo un'analisi simile). Oggi sono paccottiglia, sono l'equivalente del messaggio "castacriccacoruzzzzione": "troikausteritàdeflazzzionebrutto" è la nuova pillola rossa del simpatico regime.
L'indignazione di regime usa il sacrosanto principio dello "sparagn' e cumparisce". Dire la verità quando la gente ormai visibilmente non può più capirla costa poco, e si fa bella figura!
Per farvi capire a che punto siamo arrivati, guardate questo capolavoro di Becchetti:
Notate: per Becchetti l'euro è cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di benessere (e lo abbiamo visto in dettaglio qui)!
Quindi, se l'euro è buono, uscirne è un male, e dovrebbe essere un danno per la Grecia.
Ma il suo punto qual è? Frega cazzi se son morte tante persone, se un paese è stato umiliato, perfino se gli viene tolto quello che nel sistema di valori di Becchetti è il bene assoluto, cioè l'euro (quello al quale, appunto, sacrificare tante vite umane, a valle del sacrificio di una parvenza di democrazia): di tutto questo ce ne battiamo apertamente il cazzo, perché la cosa importante è che massacrando la Grecia noi (cioè io Becchetti!) riusciremo a negoziare condizioni più favorevoli per restare noi dentro il regno del bene assoluto.
E i greci?
E chi se ne frega!
Capito?
Capito bene?
Me ne frego è il loro motto!
Occorre altro per dimostrarvi che il documentario di Arté non serve a molto, ora?
Bene. Chi ha tempo lo guardi. Se poi al suo interno trova, e mi documenta, una spiegazione sia pure fuggevole, ma argomentata (o per lo meno non meramente impressionistica, alla Povia - che però fa l'artista e non il documentarista!) delle responsabilità dell'euro nella distorsione del mercato finanziario (responsabilità oggi ammesse perfino dalla Bce come stra-sapete), bene: se questa cosa nel video c'è, è già pronto il titolo del prossimo post: Mi sono sbagliato!
Nel qual caso Lorenzo e Alessandro non sarebbero ingenui, e io e gianni saremmo troppo maliziosi.
Ma, come credo ormai sappiate, io vorrei tanto sbagliarmi, ma proprio tanto...
Gentile professor Bagnai,
ci tenevo a segnalarle questo recente documentario sulla Troika e su come ha agito in Grecia, in Portogallo e a Cipro:
Se anche lei lo considera degno di diffusione, il suo blog è senz'altro una cassa di risonanza migliore della mia rubrica indirizzi. Unico problema, è in francese. So che per Lei questo non è un ostacolo, speriamo non lo sia anche per molti altri italiani.
Il documentario ovviamente non era sfuggito, e infatti in un altro post qualcuno commenta:
gianni ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Comunicazzzioni di servizzzio":
La televisione di stato tedesca ARD ha trasmesso un documentario che ha sconvolto molti conservatori, neoliberisti e intransigenti tedeschi. Il documentario dal titolo "Il sentiero della Troika - Potenza senza controllo", un documentario prodotto da RBB per ARTE ha mostrato ai tedeschi un approccio diverso al problema del debito greco.
Il blog KTG riporta il passaggio più "scioccante",
"Gli Stati membri dell'euro non volevano che la Grecia andasse in bancarotta nel 2010, al fine di proteggere le banche tedesche e le banche francesi, che erano esposte di quasi 40 miliardi e avevano paura di perdere il denaro.
secondo me non sconvolge nessuno questo documento.
Postato da gianni in Goofynomics alle 18 marzo 2015 13:39
Ora, io il documentario non l'ho visto, non ho tempo.
Faccio una scommessa.
Scommettiamo che nel fosco quadro di questa troika brutta e cattiva, della quale finalmente si evidenziano i mandanti, le banche del Nord (anch'esse brutte e cattive, ça va sans dire), non si farà minimamente menzione dello strumento di governo che distorcendo pesantemente il funzionamento dei mercati finanziari (in particolare, inibendo il rischio di cambio, e la funzione di signalling dei tassi di cambio delle valute nazionali), ha permesso alle banche (BCE compresa) di condurci a una crisi senza precedenti e di gestirla a loro immagine e somiglianza? Volete scommettere, cioè, che non si parlerà dell'euro?
Su cosa baso questo mio educated guess?
Ma è semplice! Follow the money! Un documentario franco-tedesco può menzionare il vero problema? No! Al massimo potrà appellisteggiare, becchetteggiare: "austerità brutta! poveri greci! troika cattiva! banche infide!", e così via, in un profluvio di punti esclamativi buonisti e politicamente corretti, senza uscire dal perimetro. Perché noi, qui, in Eurozona, siamo dentro a un confine dal quale i media non escono, un confine che separa un regime antidemocratico (il nostro) da tanti altri regimi imperfettamente democratici.
Apprezzerete la differenza: la perfezione non esiste, e quindi la democrazia "compiuta", posto che si sappia cosa sia, verosimilmente non esisterà, in giro per il mondo. Ma solo qui e ora ci siamo posti come obiettivo quello di affidare decisioni vitali per la distribuzione del reddito, e quindi per la politica in senso strettissimo, a istituzioni lontane dal processo democratico. E notate bene: prima che se ne accorgesse Leijonhufvud (che i nostri "cheinesiani" non conoscono), questa cosa ci era stata detta in faccia da Monti.
Quindi il nostro è un regime antidemocratico, e voi lo sapete bene, perché che il problema dell'euro sia soprattutto politico era destino che fosse un economista a portarlo all'attenzione degli italiani quattro anni or sono.
E allora, per favore, non siate ingenui. L'euro è il confine, ed è un confine visibilissimo (nonostante i tentativi di alcuni colleghi relativamente scaltri di sparar fumogeni per offuscarlo). Chi è di là è un fascista, nel senso più volte ricordato di: paternalista, antidemocratico e sostanzialmente autoritario.
Ma il punto non è questo, è un altro. Nella società dell'informazione, il regime gestisce il dissenso in modo molto efficiente: ricorrendo alla potente e infallibile arma dell'indignazione di regime. Quella che in Italia viene brandita da Report, per capirci. Si fa un bel servizio con musichette patetiche (nel senso di: "capaci di suscitare pathos"), si racconta una favola, ovviamente partendo dagli ingredienti giusti (un buono e un cattivo), e naturalmente si depreca il cattivo, senza spiegare troppo bene perché sia tale.
Se ci fate caso, anche nella favola di Cappuccetto Rosso, il lupo (che come saprete è il cattivo) parla e agisce come una persona, dialogando da pari a pari con i cosiddetti umani, il che rende, come dire, un po' stravagante il fatto che voglia mangiare quello che, per come le cose vengono raccontate, è un suo simile! Altro sarebbe impostare la narrazione della nota scampagnata in termini zoologici, come qui impostiamo la narrazione della crisi in termini economici: scopriremmo in tal caso i reali motivi del "cattivo", e soprattutto cosa fare per difenderci! Ma chi racconta una favola non lo fa per farvi capire: lo fa per farvi addormentare.
Questo è, nel meraviglioso, complesso, involontariamente efficientissimo meccanismo del regime il ruolo dell'indignazione di regime. E così la Gabanelli in Italia (ricorderete la sua scandalosa disinformazione sull'euro), o Arté in Francia e Germania, raccontano a sera una favola ai bambini, e li fanno addormentare un po' indignati, nella certezza (più o meno cosciente) che questo sia il modo migliore per far sì che all'indomani non succeda un beneamato cazzo.
E infatti... l'indomani non succede un beneamato cazzo!
Ma scusate? Quanti servizi di Report (o, in Francia, di Envoyé spécial, format analogo gestito da redattrici col medesimo fenotipo) abbiamo visto, tali per cui il giorno dopo ci sarebbe dovuta essere come minimo una presa della Bastiglia? Direi più o meno un paio a settimana, no? E son state prese Bastiglie? Non mi risulta. Eppure ci sono.
E quindi?
E quindi Lorenzo (il lettore della prima missiva) è un po' ingenuo, come lo è, a mio parere, certe volte, anche l'Antidiplomatico (al quale, ci tengo a precisarlo, voglio molto bene, col quale sono in relazione, che fa un ottimo lavoro e che cerco nel mio possibile di aiutare: ma se ravviso una lieve ingenuità glielo dico, così come lui può dire a me che sbaglio... se sbaglio!).
Guardate che ormai abbiamo già superato la soglia oltre la quale certe notizie possono suscitare una vera indignazione. Sarebbero state rivoluzionarie nel 2010 (ma allora ne parlava forse solo Zerohedge: nemmeno io facevo un'analisi simile). Oggi sono paccottiglia, sono l'equivalente del messaggio "castacriccacoruzzzzione": "troikausteritàdeflazzzionebrutto" è la nuova pillola rossa del simpatico regime.
L'indignazione di regime usa il sacrosanto principio dello "sparagn' e cumparisce". Dire la verità quando la gente ormai visibilmente non può più capirla costa poco, e si fa bella figura!
Per farvi capire a che punto siamo arrivati, guardate questo capolavoro di Becchetti:
Notate: per Becchetti l'euro è cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di benessere (e lo abbiamo visto in dettaglio qui)!
Quindi, se l'euro è buono, uscirne è un male, e dovrebbe essere un danno per la Grecia.
Ma il suo punto qual è? Frega cazzi se son morte tante persone, se un paese è stato umiliato, perfino se gli viene tolto quello che nel sistema di valori di Becchetti è il bene assoluto, cioè l'euro (quello al quale, appunto, sacrificare tante vite umane, a valle del sacrificio di una parvenza di democrazia): di tutto questo ce ne battiamo apertamente il cazzo, perché la cosa importante è che massacrando la Grecia noi (cioè io Becchetti!) riusciremo a negoziare condizioni più favorevoli per restare noi dentro il regno del bene assoluto.
E i greci?
E chi se ne frega!
Capito?
Capito bene?
Me ne frego è il loro motto!
Occorre altro per dimostrarvi che il documentario di Arté non serve a molto, ora?
Bene. Chi ha tempo lo guardi. Se poi al suo interno trova, e mi documenta, una spiegazione sia pure fuggevole, ma argomentata (o per lo meno non meramente impressionistica, alla Povia - che però fa l'artista e non il documentarista!) delle responsabilità dell'euro nella distorsione del mercato finanziario (responsabilità oggi ammesse perfino dalla Bce come stra-sapete), bene: se questa cosa nel video c'è, è già pronto il titolo del prossimo post: Mi sono sbagliato!
Nel qual caso Lorenzo e Alessandro non sarebbero ingenui, e io e gianni saremmo troppo maliziosi.
Ma, come credo ormai sappiate, io vorrei tanto sbagliarmi, ma proprio tanto...
Paths - Percorsi
We plot on the horizontal axis per capita GDP (US dollars at PPP), on the vertical asset the net foreign assets-to-GDP ratio (%). When a countries moves to the right, its inhabitants earn more on average. When it moves down, its domestic sectors (households, firms, government) becomes more indebted with foreign creditors.
We measure these variables in four different years for eleven Eurozone countries: 1999 (the beginning), 2004 (start of the Hartz III reform in Germany), 2008 (the Lehman crisis) and 2013 (latest data available for the NFA to GDP ratio), and we join the data points in order to make the patterns easier to read.
Some countries moved down over time (i.e., they became more indebted with other countries): Greece, Portugal, Spain, Italy, Ireland, France. At the end of the period, in at least four of these countries the income was falling (the line bends leftwards): Greece, Spain, Italy and Ireland (in Portugal income is not rising...).
Some other countries have moved up (became less indebted or accumulated net foreign claims): Austria, Belgium, Netherlands, Finland and of course Germany. In one of them (Finland) income was decreasing at the end of the period considered. In some others (the Netherlands) income growth during the crisis stopped. Only Germany and (partly) Austria experienced a satisfactory growth in the crisis years.
Summing up, Eurozone countries are diverging both in financial terms (some gets more indebted and - or because - some other become more rich), and in real terms (the convergence between the level of incomes slowed down because a number of countries falled behind, including at least a country that was able to become a net foreign creditor: Finland).
Needless to say, this is only the economic side of the question...
(un volontario traduca per i diversamente europei, grazie. Ora dormo...)
mercoledì 18 marzo 2015
La ronda
Un'ordinazzzione sacerdotale mi impedisce di accordare, e allora faccio una ronda.
C'è, il Libro in quo totum continetur. C'è. Quaerendo invenietis.
C'è, il Libro in quo totum continetur. C'è. Quaerendo invenietis.
Percorsi di globalizzazione
Come sa chi sta su Twitter e non è ancora stato bloccato (gli altri sono figliastri), oggi sono stato al liceo linguistico De Sanctis per parlare un paio d'ora nel quadro della "coggestione". Inutile dire che sulle mie classi non tramonta mai l'attenzione. Mi ricordo di una volta che una mia collega entrò durante un mio esame scritto per chiedermi non so che cosa. Mi guardò un po' interdetta... "Ma che silenzio!" E io: "Perché, durante i tuoi scritti parlano? Ma io glielo dico il primo giorno: a fine corso ci saranno un esame scritto e uno orale. A quello scritto non si deve parla, a quello orale si può parlare".
Basta capirsi.
E poi, devo dire, partivo avvantaggiato. Le ragazze (solo donne, che meraviglia!) avevano nozione di cosa fosse il materialismo storico e perfino della guerra franco-prussiana, con annessa Comune di Parigi. Ce ne fosse anche uno solo dentro al PD con questa consapevolezza!
Mentre ero lì, mi è venuto in mente di aggiornare i grafici di Milesi Ferretti e Razin. Uno che mi sembra abbastanza espressivo mette in relazione il livello di reddito pro capite con quello del rapporto debito estero/Pil. I paesi più a destra sono quelli col reddito medio pro capite più alto, quelli più in basso sono quelli col debito estero netto (posizione finanziaria netta sull'estero negativa) più grande.
È interessante osservare l'evoluzione, esaminando i paesi emergenti, i PECO e i PIGS. Date un'occhiata anche voi:
La nuvola di punti all'inizio è concentrata. in celeste ci sono i tre paesi mediterranei dell'Eurozona più stressati di noi, in rosso i PECO, in nero altri emergenti vari. Molti PECO nel 1994 erano in posizione bilanciata o positiva, fondamentalmente per il fatto di non aver potuto accedere ai mercati finanziari internazionali. Nel 1994 inizia la liberalizzazione, e già nel 2004 i risultati si vedono: la nuvola si disperde verso destra (per la crescita economica) e verso il basso (per l'apertura ai mercati finanziari internazionali, con relativi afflussi di capitali nei paesi più arretrati). Eccezione notevole: la Cina, che riesce a svilupparsi senza indebitarsi. Alla vigilia della crisi, nel 2008, alcuni PECO avevano raggiunto e superato le economie più povere dell'Eurozona, ma non erano quelli più indebitati (come Ungheria e Bulgaria), bensì quelli a medio indebitamento (almeno, per gli standard dei paesi emergenti): Repubblica Ceca e Slovenia. Poi, con la crisi, Grecia, Spagna e Portogallo si muovono verso sinistra (meno reddito) e in basso (più debito), e il catch up dei PECO diventa un fenomeno più esteso: avete sempre più puntini rossi a destra dei puntini celesti (la Spagna però non è ancora stata raggiunta dei PECO).
Qui vedete i percorsi di alcuni paesi:
Guardate lo spostamento verso destra. Solo la Cina lo mantiene più o meno costante (e attenzione a come sono calcolati i tempi: fra 1994 e 2004 c'è un decennio, fra 2004 e 2008 solo quattro anni, cioè più o meno quanto fra 2008 e 2013 - cinque anni). La crisi ha rallentato i PECO, e ha riportato un paese come la Grecia indietro di almeno dieci anni (favorendo quindi la "convergenza" fra paesi europei, nel senso i più poveri fra quelli più ricchi, cioè fra quelli dell'Eurozona, sono tornati indietro, il che ovviamente ha facilitato il loro raggiungimento da parte delle economie una volta definite "in transizione"). Notate anche che la posizione netta è peggiorata un po' ovunque: la Cina ha ridotto il suo attivo, ma il vero disastro è in Grecia, dove le passività nette sull'estero sono aumentate in modo spropositato. I percorsi di Repubblica Ceca e Romania sono, nonostante le diversità fra i paesi, piuttosto simili.
E se nel quadro mettessimo la Germania?
Be', ormai dovreste immaginarlo anche da voi cosa vedremmo, ma io son qui per servirvi, si sa, e allora ve lo faccio vedere, aggiungendo anche il percorso dell'Italia:
Capite perché mi viene da ridere quando sento dire che "oggi c'è la Cina", motivo per il quale dovremmo unirci alla Germania che ci proteggerà! Se la Germania si fosse comportata come la Cina (riducendo, durante la crisi, il proprio surplus estero da 10 a 2 punti di PIL, e quindi agendo da motore dell'economia mondiale, a costo di ridurre un po' il proprio attivo estero), staressimo tutti meglio. Ma naturalmente così non è: il mercantilismo tedesco non ammette deroghe!
Come vedete, l'Italia è come la Grecia ma un po' in meglio (esattamente come la Repubblica Ceca è come la Romania ma un po' meglio): il reddito di partenza è maggiore, l'indebitamento è minore, ma anche noi abbiamo sterzato, tornando indietro (e aumentando il nostro debito estero, mentre la Repubblica Ceca, che durante la crisi ha subito un aumento del rapporto debito estero netto/PIL di proporzioni comparabili al nostro, è comunque andata avanti - cioè a destra - in termini di reddito). Il percorso sul quale siamo è chiaro, ma questo noi lo sappiamo bene, e chi non l'ha ancora capito, fatevene una ragione, non lo capirà mai. Continuerà a ragliare di corruzione, quando, come forse avrete visto, all'estero la stampa dice tranquillamente quello che in Italia potete leggere solo su questo blog.
Come dicevo oggi alle giovani virgulte, ogni volta che in Italia si ricomincia a parlare di corruzione, significa che c'è qualcuno che vuole comprarsi qualcosa, e se leggete Foa vi potrete fare un'idea...
Comunque, ci sarebbe da parlare per ore su questi grafici. Ecco, fatelo voi... A me viene in mente solo una considerazione: un grafico come questo rende plasticamente evidente la divergenza fra le economie europee indotta dalla Kurzsichtigkeit tedesca. Mi duole farlo notare, e mi spiace se ne spiacciano le anime belle. Come dico in L'Italia può farcela:
È così chiaro... Mi dispiace proprio per le anime belle che non vogliono capirlo. Una Europa a leadership tedesca non potrà mai funzionare, e il tentativo di costruirla significa imboccare un percorso che purtroppo (per tutti, anche per i tedeschi) porta al conflitto armato e allo sterminio (più o meno industriale). È un vero peccato che la leadership tedesca decida di trasformare il proprio meraviglioso paese da una opportunità a un problema per i suoi vicini. Peccato soprattutto per il popolo tedesco, che alla fine ne paga il conto.
Io ora devo andare ad accordare. Ci vediamo al concerto...
Basta capirsi.
E poi, devo dire, partivo avvantaggiato. Le ragazze (solo donne, che meraviglia!) avevano nozione di cosa fosse il materialismo storico e perfino della guerra franco-prussiana, con annessa Comune di Parigi. Ce ne fosse anche uno solo dentro al PD con questa consapevolezza!
Mentre ero lì, mi è venuto in mente di aggiornare i grafici di Milesi Ferretti e Razin. Uno che mi sembra abbastanza espressivo mette in relazione il livello di reddito pro capite con quello del rapporto debito estero/Pil. I paesi più a destra sono quelli col reddito medio pro capite più alto, quelli più in basso sono quelli col debito estero netto (posizione finanziaria netta sull'estero negativa) più grande.
È interessante osservare l'evoluzione, esaminando i paesi emergenti, i PECO e i PIGS. Date un'occhiata anche voi:
La nuvola di punti all'inizio è concentrata. in celeste ci sono i tre paesi mediterranei dell'Eurozona più stressati di noi, in rosso i PECO, in nero altri emergenti vari. Molti PECO nel 1994 erano in posizione bilanciata o positiva, fondamentalmente per il fatto di non aver potuto accedere ai mercati finanziari internazionali. Nel 1994 inizia la liberalizzazione, e già nel 2004 i risultati si vedono: la nuvola si disperde verso destra (per la crescita economica) e verso il basso (per l'apertura ai mercati finanziari internazionali, con relativi afflussi di capitali nei paesi più arretrati). Eccezione notevole: la Cina, che riesce a svilupparsi senza indebitarsi. Alla vigilia della crisi, nel 2008, alcuni PECO avevano raggiunto e superato le economie più povere dell'Eurozona, ma non erano quelli più indebitati (come Ungheria e Bulgaria), bensì quelli a medio indebitamento (almeno, per gli standard dei paesi emergenti): Repubblica Ceca e Slovenia. Poi, con la crisi, Grecia, Spagna e Portogallo si muovono verso sinistra (meno reddito) e in basso (più debito), e il catch up dei PECO diventa un fenomeno più esteso: avete sempre più puntini rossi a destra dei puntini celesti (la Spagna però non è ancora stata raggiunta dei PECO).
Qui vedete i percorsi di alcuni paesi:
Guardate lo spostamento verso destra. Solo la Cina lo mantiene più o meno costante (e attenzione a come sono calcolati i tempi: fra 1994 e 2004 c'è un decennio, fra 2004 e 2008 solo quattro anni, cioè più o meno quanto fra 2008 e 2013 - cinque anni). La crisi ha rallentato i PECO, e ha riportato un paese come la Grecia indietro di almeno dieci anni (favorendo quindi la "convergenza" fra paesi europei, nel senso i più poveri fra quelli più ricchi, cioè fra quelli dell'Eurozona, sono tornati indietro, il che ovviamente ha facilitato il loro raggiungimento da parte delle economie una volta definite "in transizione"). Notate anche che la posizione netta è peggiorata un po' ovunque: la Cina ha ridotto il suo attivo, ma il vero disastro è in Grecia, dove le passività nette sull'estero sono aumentate in modo spropositato. I percorsi di Repubblica Ceca e Romania sono, nonostante le diversità fra i paesi, piuttosto simili.
E se nel quadro mettessimo la Germania?
Be', ormai dovreste immaginarlo anche da voi cosa vedremmo, ma io son qui per servirvi, si sa, e allora ve lo faccio vedere, aggiungendo anche il percorso dell'Italia:
Capite perché mi viene da ridere quando sento dire che "oggi c'è la Cina", motivo per il quale dovremmo unirci alla Germania che ci proteggerà! Se la Germania si fosse comportata come la Cina (riducendo, durante la crisi, il proprio surplus estero da 10 a 2 punti di PIL, e quindi agendo da motore dell'economia mondiale, a costo di ridurre un po' il proprio attivo estero), staressimo tutti meglio. Ma naturalmente così non è: il mercantilismo tedesco non ammette deroghe!
Come vedete, l'Italia è come la Grecia ma un po' in meglio (esattamente come la Repubblica Ceca è come la Romania ma un po' meglio): il reddito di partenza è maggiore, l'indebitamento è minore, ma anche noi abbiamo sterzato, tornando indietro (e aumentando il nostro debito estero, mentre la Repubblica Ceca, che durante la crisi ha subito un aumento del rapporto debito estero netto/PIL di proporzioni comparabili al nostro, è comunque andata avanti - cioè a destra - in termini di reddito). Il percorso sul quale siamo è chiaro, ma questo noi lo sappiamo bene, e chi non l'ha ancora capito, fatevene una ragione, non lo capirà mai. Continuerà a ragliare di corruzione, quando, come forse avrete visto, all'estero la stampa dice tranquillamente quello che in Italia potete leggere solo su questo blog.
Come dicevo oggi alle giovani virgulte, ogni volta che in Italia si ricomincia a parlare di corruzione, significa che c'è qualcuno che vuole comprarsi qualcosa, e se leggete Foa vi potrete fare un'idea...
Comunque, ci sarebbe da parlare per ore su questi grafici. Ecco, fatelo voi... A me viene in mente solo una considerazione: un grafico come questo rende plasticamente evidente la divergenza fra le economie europee indotta dalla Kurzsichtigkeit tedesca. Mi duole farlo notare, e mi spiace se ne spiacciano le anime belle. Come dico in L'Italia può farcela:
È così chiaro... Mi dispiace proprio per le anime belle che non vogliono capirlo. Una Europa a leadership tedesca non potrà mai funzionare, e il tentativo di costruirla significa imboccare un percorso che purtroppo (per tutti, anche per i tedeschi) porta al conflitto armato e allo sterminio (più o meno industriale). È un vero peccato che la leadership tedesca decida di trasformare il proprio meraviglioso paese da una opportunità a un problema per i suoi vicini. Peccato soprattutto per il popolo tedesco, che alla fine ne paga il conto.
Io ora devo andare ad accordare. Ci vediamo al concerto...
martedì 17 marzo 2015
Comunicazzzioni di servizzzio
Il politico di due post fa era Luigi Preti ma Marco non vince nulla perché ha detto mezzo Parlamento degli anni '80: l'Europa non ti dà nessuna possibilità, l'America due, io più di tre non posso darne.
Per i seguaci che volessero seguaciarmi ricordo che domani, mercoledì 18 alle 20:30 sono con la Cappella Ludovicea a S. Luigi dei Francesi in Roma. Particolarmente gradita la presenza di seguaci nerboruti per aiutarmi nello spostamento del cembalo.
Essendo che si avvicina la data nella quale si ricorda la morte e resurrezione di NSGC (soprannominato INRI dai marxisti dell'Illinois dell'epoca), il programma sarà quaresimale:
Il pezzo più interessante, dati i tempi, è questo (non riesco a inserirvelo perché nessuno lo vede, eppure merita). Ci pensate? Quando l'euro cadrà, e noi andremo dai piddini a dirgli: "Ma non eri tu quello che credeva nell'euro?", e loro: "Chi? Io!? Ma no, io sono sempre stato contrario...".
Vi toccherà anche l'etiam pro nobis:
ma avremo anche un momento di esultanza:
di dubbia attribuzione, come potrete vedere, ma condotto con molto maggior slancio da Ildebrando Mura.
Giovedì invece sarò in visita pastorale a Padova, come da locandina:
A Padova non ho clavicembali da spostare, quindi si applica la solita regola: chi viene mi fa un piacere, e chi non viene me ne fa due (non si applica a Dragan e al prof. Santarelli, ovviamente, perché ogni regola ha le sue eccezioni). Sono prostrato dalla necessità di dover rispiegare che il cielo è celeste e l'arancia arancione, troverò un modo creativo per parlare di altro, di cose non dico più vere, ma almeno meno false...
E ora, scusate, ma Christian mi ha fatto notare che Lane ha aggiornato il suo database (portandolo al 2011), quindi io per ringraziarlo gli ho chiesto di portarlo al 2013 e ora mi ci diverto un po'.
Voi guardatevi la televisione, mi raccomando, e poi incazzatevi...
Non si fa prima a non guardarla?
Per i seguaci che volessero seguaciarmi ricordo che domani, mercoledì 18 alle 20:30 sono con la Cappella Ludovicea a S. Luigi dei Francesi in Roma. Particolarmente gradita la presenza di seguaci nerboruti per aiutarmi nello spostamento del cembalo.
Essendo che si avvicina la data nella quale si ricorda la morte e resurrezione di NSGC (soprannominato INRI dai marxisti dell'Illinois dell'epoca), il programma sarà quaresimale:
Il pezzo più interessante, dati i tempi, è questo (non riesco a inserirvelo perché nessuno lo vede, eppure merita). Ci pensate? Quando l'euro cadrà, e noi andremo dai piddini a dirgli: "Ma non eri tu quello che credeva nell'euro?", e loro: "Chi? Io!? Ma no, io sono sempre stato contrario...".
Vi toccherà anche l'etiam pro nobis:
ma avremo anche un momento di esultanza:
di dubbia attribuzione, come potrete vedere, ma condotto con molto maggior slancio da Ildebrando Mura.
Giovedì invece sarò in visita pastorale a Padova, come da locandina:
A Padova non ho clavicembali da spostare, quindi si applica la solita regola: chi viene mi fa un piacere, e chi non viene me ne fa due (non si applica a Dragan e al prof. Santarelli, ovviamente, perché ogni regola ha le sue eccezioni). Sono prostrato dalla necessità di dover rispiegare che il cielo è celeste e l'arancia arancione, troverò un modo creativo per parlare di altro, di cose non dico più vere, ma almeno meno false...
E ora, scusate, ma Christian mi ha fatto notare che Lane ha aggiornato il suo database (portandolo al 2011), quindi io per ringraziarlo gli ho chiesto di portarlo al 2013 e ora mi ci diverto un po'.
Voi guardatevi la televisione, mi raccomando, e poi incazzatevi...
Non si fa prima a non guardarla?
Find the differences (if any)
One of the above is the original, the other one is a fake. Had the fake not confessed, it would be almost impossible to spot any difference, but confessio regina probationum. Although I happen to know what this sentence means, I would allow myself to use it, in case I am invited to a TED talk.
With this limited exception, I promise to strictly follow the guidelines of the original (as I have been doing here for many years).
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